COMMISSIONE III
AFFARI ESTERI E COMUNITARI
Comitato permanente sugli italiani all'estero

Resoconto stenografico

AUDIZIONE


Seduta di mercoledý 10 ottobre 2007


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PRESIDENZA DEL PRESIDENTE FRANCO NARDUCCI

La seduta comincia alle 9,30.

Sulla pubblicità dei lavori.

PRESIDENTE. Avverto che, se non vi sono obiezioni, la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata anche attraverso l'attivazione di impianti audiovisivi a circuito chiuso.
(Così rimane stabilito).

Audizione del Viceministro degli affari esteri, Franco Danieli.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca, ai sensi dell'articolo 143, comma 2, del Regolamento, l'audizione del Viceministro degli affari esteri, Franco Danieli.
Poiché il pacchetto delle competenze del Viceministro Danieli è molto vasto e questa prima audizione coincide anche con l'insediamento, avvenuto questa mattina, del Comitato, abbiamo chiesto al Viceministro di delineare un panorama complessivo. Si tratta di argomenti molto attuali, giacché è stata avviata la discussione sulla legge finanziaria.
Ricordo che nella scaletta dei principali argomenti da trattare abbiamo inserito la riorganizzazione della rete diplomatica consolare e la lingua.
Do la parola al Viceministro Franco Danieli.

FRANCO DANIELI, Viceministro degli affari esteri. Ringrazio tutti voi per questa opportunità e rivolgo un augurio di buon lavoro a questo Comitato, che negli anni passati ha svolto un ruolo importante.
Considero questo Comitato e quello nuovamente istituito in questa legislatura al Senato due strumenti preziosi di elaborazione, di indirizzo, di confronto e di collaborazione con il Governo sulle politiche per gli italiani nel mondo.
Come rilevato dal presidente, le competenze e le questioni sul tappeto sono numerosissime. Sono pronto a fornire puntigliosamente indicazioni su tutte, ma, aderendo alla richiesta formulata dal presidente, in questa sede ritengo opportuno fornire informazioni sui temi più rilevanti. Vorrei sapere però, presidente, quanto tempo abbiamo a disposizione, per regolarmi nell'esposizione.

PRESIDENTE. Abbiamo tempo fino alle 11, compresi anche gli interventi dei colleghi.

FRANCO DANIELI, Viceministro degli affari esteri. Perfetto.
Alcuni punti sono oggi di maggiore attualità: reperimento di risorse finanziarie da destinare ai capitoli di spesa di maggiore interesse per gli italiani nel mondo, in particolare in riferimento alla legge finanziaria in discussione al Senato; razionalizzazione e potenziamento della rete consolare; riforma delle leggi sulla cittadinanza, sul voto all'estero, sulla promozione e l'insegnamento della lingua italiana all'estero.
Sul primo punto, il reperimento delle risorse, ci sono stati diversi incontri informali con parlamentari e, in particolare, con i senatori eletti nella circoscrizione Estero. Allo stato attuale, vi è da parte del Governo l'indicazione, che sarà formulata con apposito emendamento, di un aumento


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di 20 milioni di euro sul capitolo «Italiani nel mondo». Tale cifra non deve essere considerata al netto dei tagli contenuti nel cosiddetto «bozzone» del Ministero dell'economia e delle finanze. L'incremento netto si aggira intorno ai 10 milioni di euro, somma che ritengo ancora non soddisfacente. In sede parlamentare e di elaborazione della finanziaria da parte del Governo c'è un impegno a incrementare queste risorse.
Rispetto alla legge finanziaria 2006, la finanziaria per il 2007 incrementò in maniera consistente le risorse previste sui capitoli degli italiani nel mondo, di cui la parte più rilevante pari a 10 milioni di euro fu destinata al capitolo 3121 relativo all'assistenza diretta, che era passato da 23 milioni di euro nel 2001 a meno di 13 milioni di euro nel 2006.
Tale capitolo è stato incrementato di 10 milioni di euro per far fronte all'esigenza prioritaria di dare risposte in termini di assistenza diretta e assistenza sanitaria ai connazionali, in particolar modo in America meridionale, dove vige un Welfare privatizzato, per cui, in assenza di risorse economiche per pagare servizi sanitari e medici di un certo livello, si rischia di non riuscire a curarsi.
Il recupero di risorse per intervenire tempestivamente in quell'area geografica nei riguardi di connazionali indigenti sul tema fondamentale del diritto alla salute e anche alla vita (di questo si tratta) fu una delle priorità dello scorso anno.
Furono recuperate risorse che consentirono l'incremento di tutti i capitoli relativi agli italiani nel mondo in misura più o meno consistente.
Quest' anno, con le risorse citate e con quelle che saranno recuperate nel corso dei lavori al Senato in sede di discussione sulla legge finanziaria, dobbiamo intervenire su alcuni settori altrettanto prioritari.
Il Governo intende incrementare di ulteriori 10 milioni di euro il capitolo dell'assistenza diretta, passando quindi da 20 a 30 milioni di euro, e introdurre de facto l'assegno di solidarietà di cui si dibatte da decenni senza riuscire per varie ragioni a introdurlo.
Per spiegarvi cosa intendo con l'espressione de facto sono sufficienti poche argomentazioni. Le diverse proposte di legge presentate, quali ad esempio quella dell'onorevole Bafile, sono sullo stesso ordine di grandezza economica. Ci si rivolge a cittadini ultrasessantacinquenni in condizioni di indigenza previste da norme di natura legislativa, considerando ai fini della valutazione dell'indigenza un aumento di una certa aliquota per ogni figlio a carico fino 18 anni o per ogni convivente non autosufficiente, in modo da innalzare il tetto preso a parametro per la considerazione dell'indigenza.
Nel caso della proposta dell'onorevole Bafile, ma anche in altre, si prevede l'erogazione dell'assegno in rate mensili da parte dell'INPS. Ho preso ad esempio quella proposta, ma le altre sono, salvo qualche lieve differenza, tutte sulla stessa lunghezza. In quel caso, si aggiunge la previsione di un'erogazione di un assegno di 90 euro il primo anno...

MARCO ZACCHERA. Al mese o all'anno?

FRANCO DANIELI, Viceministro degli affari esteri. Di 90 euro al mese il primo anno, di circa 102 euro il secondo anno, di 123 euro il terzo anno.
L'intenzione del Governo è semplice. Con le risorse previste recuperate nella finanziaria dell'anno scorso abbiamo innalzato da 1.032 a 1.500 euro all'anno l'importo massimo per gli indigenti, ovvero il contributo che, previo accertamento delle condizioni di indigenza, i consoli possono erogare agli indigenti una tantum, erogabile in un'unica soluzione o in un paio di soluzioni.
Poiché 1.500 euro equivalgono a più di 120 euro al mese e il presupposto è la verifica dell'indigenza, dal punto di vista normativo e finanziario sussistono già tutte le condizioni per procedere all'erogazione di un assegno - non mi interessa la denominazione, ma la sostanza - di solidarietà o di contributo ai connazionali indigenti. Siamo già nelle condizioni che riguardano i presupposti normativi e la


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quantità di denaro (oltre 120 euro al mese) per poter procedere all'erogazione di un assegno di solidarietà.
L'intendimento è pertanto aumentare di 10 milioni di euro il capitolo 3121, passando da 20 a 30 milioni di euro, avendone a disposizione circa 20 milioni di euro, in quanto gli altri 10 milioni di euro li utilizzeremmo a copertura delle polizze di assicurazione medico-sanitarie che abbiamo già stipulato. Avremmo già 20 milioni di euro per poter introdurre con alcune modifiche regolamentari l'assegno di solidarietà.
Anche in sede di modifica regolamentare, si vuole passare da una valutazione più o meno discrezionale operata dal console a una basata su criteri di oggettività e su meccanismi automatici.
Alla fine dell'anno, quindi, l'intera rete consolare dovrà redigere sulla base delle disposizioni di legge una lista dei connazionali in condizioni di disagio economico e di indigenza, prevedendo successivamente l'erogazione di questo contributo, possibilmente non con una unica corresponsione, ma attraverso un pagamento mensile, al fine di evitare situazioni spiacevoli. L'erogazione mensile garantisce un reale ausilio agli indigenti.
Questo è uno degli elementi più rilevanti della partita delle risorse nella finanziaria 2008. Altre risorse sono invece previste per la realizzazione della prima Conferenza dei giovani italiani di origine italiana nel mondo, che dovrà svolgersi entro il prossimo anno.
A tal proposito, desidero ricordare che, in occasione della prima Conferenza degli italiani nel mondo nel 2000, uno dei temi centrali fu l'elaborazione di strategie e di strumenti anche nuovi per mantenere il rapporto con le giovani generazioni italiane nel mondo e con quelle di origine italiana.
Tale evento indurrà un confronto tra i rappresentanti e le rappresentanze istituzionali italiane e le giovani generazioni italiane nel mondo, in modo da individuare insieme strumentazioni e modalità di rapporto che possano consentire un duraturo dialogo con le giovani generazioni.
Considero prioritario questo tema, come ribadisco frequentemente nei miei viaggi, anche rischiando di essere accusato di voler distruggere l'esistente in termini di associazionismo, laddove questo non è evidentemente nelle mie intenzioni; evidenzio semplicemente come gli stessi giovani affermino di considerare lontano il mondo associativo dei loro genitori o dei loro nonni e di desiderare forme associative nuove e diverse, luoghi di aggregazione propri.
Prevediamo quindi questo ulteriore impegno per il 2008, così come prevediamo di realizzare con le risorse inserite in finanziaria un obiettivo da tempo posto a prescindere dai Governi che si sono succeduti, ovvero l'istituzione del Museo dell'emigrazione italiana.
Questa istituzione costituisce un tema di grande rilievo posto ormai da diversi anni per un dovere innanzitutto morale verso più di 100 anni di emigrazione italiana con 27 milioni di emigranti dal 1861 al 1975.
Per sua natura questa emigrazione ha prodotto una documentazione «povera» nel senso dell'analisi e dell'approccio storiografico di lettere, cartoline e soprattutto testimonianze orali. Verifichiamo quotidianamente il concreto rischio di dispersione e di distruzione di archivi, di documentazione, di fotografie, di materiale qualificato come "povero" dagli analisti, nonché di tradizioni orali che si tramandano di padre in figlio o di nonno in nipote.
È doveroso dare finalmente spazio a un luogo che raccolga la storia della grande diaspora italiana, che non si limiti soltanto all'esposizione, ma consenta di sviluppare analisi e studi, un luogo di incontro tra comunità italiane nel mondo, aperto alle scuole. La storia dell'emigrazione italiana, se non come materia autonoma, ma ricompresa nei corsi di storia, dovrà assumere un ruolo più rilevante anche all'interno dei corsi di studio ordinari del sistema scolastico italiano, altro obiettivo che riteniamo fondamentale.
Sempre collegato alla finanziaria è il tema della riforma della normativa sulla cittadinanza. Esiste una copertura di circa


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50 milioni di euro per il provvedimento in discussione alla Commissione affari costituzionali della Camera dei deputati. Per la parte che riguarda il Ministero degli affari esteri, si tratta ovviamente di esigenze connesse alle conseguenze della previsione normativa, che porterà al riconoscimento della cittadinanza italiana alle donne che l'hanno perduta in seguito al matrimonio contratto con stranieri nel periodo 1912-1948, alla loro possibilità di trasmettere ai figli la cittadinanza riacquistata, ancorché le madri siano frattanto decedute, e alla possibilità di riacquistare la cittadinanza italiana da parte di coloro che l'abbiano persa a causa delle legislazioni nazionali.
La legge venezuelana ad esempio impediva agli impiegati pubblici di mantenere la doppia cittadinanza. Questa è una legislazione nazionale, l'ultima a livello mondiale, superata solo pochi anni fa. Possiamo quindi consentire il riacquisto della cittadinanza ai cittadini italiani che furono costretti a rinunciarvi dalle normative nazionali. Tale normativa, una volta approvata, comporterà ovviamente un aumento delle richieste di cittadinanza, per cui è stata prevista in finanziaria una copertura di 50 milioni di euro, che consentirà di assumere... (Commenti dell'onorevole Zacchera) No. La somma di 50 milioni riguarda il primo anno, poi sono previste coperture per gli anni successivi; stiamo parlando essenzialmente di esteri e interno, giacché la legge in discussione riguarda sia la parte immigratoria che quella degli italiani nel mondo.
Questo consentirà dunque al Ministero degli esteri l'assunzione di 70 unità di ruolo e la possibilità di utilizzare alcune centinaia - difficile quantificare perché dipenderà dai singoli Paesi in cui saranno collocati - di contrattisti assunti localmente. Questo riguarda solo la copertura di questo provvedimento di legge.
Nel secondo tema, quello della razionalizzazione e del potenziamento della rete consolare, è compreso anche quello - non strettamente connesso con le mie deleghe - dell'importante rete degli istituti di cultura. Il comma 404 dell'articolo 1 della legge finanziaria 2007 impone alle amministrazioni dello Stato un risparmio di risorse finanziarie, pena il congelamento delle assunzioni di personale. Ribadisco questo punto perché altrimenti manca il presupposto analitico per svolgere le considerazioni: tale articolo imponeva un risparmio nei diversi comparti delle amministrazioni dello Stato, pena il congelamento dell'assunzione di personale a qualsiasi titolo per il biennio 2007-2008.
Dalla mappatura dell'intera rete effettuata lo scorso anno sono emersi dati che rendono improcrastinabili scelte in questa direzione. Il rapporto tra impiegati e utenti risulta essere in media di 1 impiegato ogni 1.602 utenti, con forti differenze che pesano soprattutto per le sedi consolari in America Latina e in Europa.
Per quanto riguarda il rapporto tra personale e numero di visti rilasciati, si registrano sedi con valori di 1 a 1.500, come Tirana e Bucarest, o addirittura di 1 a 6.200 per Mosca, valori che devono essere mediamente raddoppiati qualora si tenga conto soltanto del numero di impiegati in servizio presso i rispettivi uffici visti.

MARCO ZACCHERA. Non ho capito.

FRANCO DANIELI, Viceministro degli affari esteri. Questi sono numeri che attengono al dato generale. La mappatura prevede il rapporto tra impiegati e utenti, ma in alcune sedi che operano principalmente nel settore dei visti non tutti gli addetti sono impiegati in questo settore, per cui il rapporto mediamente si raddoppia, ad esempio a Mosca si passa da 6.200 a 12.400.
Nel complesso, emerge quindi come in alcuni uffici, sia consolati che cancellerie consolari, i carichi di lavoro siano al limite della sopportabilità e come sia urgente una redistribuzione del personale all'interno della rete.
È stato pertanto predisposto un ponderato progetto di ristrutturazione e di potenziamento della rete consolare che, pur non incidendo in maniera sostanziale sull'attuale funzionalità della rete, a ristrutturazione completata potrà generare un risparmio di circa 4 milioni di euro per anno.


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In alcuni casi, quali Il Cairo e Atene, le competenze dei consolati passano alle cancellerie consolari presso le ambasciate. Questo provvedimento adottato, che sarà ulteriormente esteso, fermi restando gli immobili e il personale, prevede l'accorpamento degli uffici di contabilità e la trasformazione da consolato in cancelleria consolare.
In altri casi, a Bastia e Lipsia, la chiusura è stata decisa sulla base degli effettivi carichi di lavoro delle sedi, della consistenza della collettività, tenuto conto anche di coloro che sono doppi cittadini e del mutato contesto geopolitico. Il consolato ad esempio fu aperto a Lipsia quando l'ambasciata era a Bonn e costituì l'unica sede nella ex Germania dell'est. Adesso invece la capitale è Berlino, poco distante da Lipsia.
In questi casi, sono state tuttavia previste misure specifiche per non creare disservizi all'utenza, come ad esempio la realizzazione di uno sportello polifunzionale nel comune di Bastia. È stata quindi finora evitata una ristrutturazione incisiva in Europa diversamente da quanto accaduto alla fine degli anni Novanta.
Desidero ricordare la realizzazione di tale forte ristrutturazione negli anni Novanta a quanti chiedono oggi di procedere in maniera ancora più incisiva a ristrutturazioni: negli anni Novanta venne realizzata una sostanziale chiusura di uffici consolari in Svizzera, Francia e Germania.
La cautela con la quale si è inteso questa volta procedere non ha tuttavia impedito di ottenere i risparmi previsti dalla legge finanziaria dal citato comma 404 dell'articolo 1, consentendo contestualmente di avviare la necessaria riallocazione di alcuni uffici, ad esempio la cosiddetta «apertura» - si tratta in realtà di una trasformazione - del consolato generale a Mosca, che a Mosca mancava, pur trattandosi di un Paese fuori dall'Unione europea che rilascia circa 280 mila visti l'anno.
Si collocano in queste direzioni anche le previste istituzioni di nuovi uffici in Moldova, dove non c'è ancora un consolato né una rappresentanza diplomatica e con la chiusura delle frontiere in Romania si rileva un grave problema, e l'apertura di ulteriori consolati in Cina e in India.
Procederemo anche nel 2008 a interventi di razionalizzazione e di potenziamento della rete consolare, che non stravolgono l'attuale struttura della rete, ma garantiscono risparmi operando piccole modifiche e adottando piccoli accorgimenti, al fine di procedere all'apertura di altre sedi.
Nell'occuparci di razionalizzazione della rete, accanto a questo occorre collocare altri due obiettivi fondamentali, ovvero la semplificazione delle procedure amministrative e il potenziamento della comunicazione istituzionale. È infatti possibile ottenere un consistente margine di recupero di produttività attraverso il miglioramento delle procedure di lavoro e la modernizzazione della dotazione degli uffici consolari.
Desidero sottolinearvi un passaggio che considero di grande importanza. Assume infatti un rilievo particolare lo sviluppo di servizi infrastrutturali quali il Sistema integrato delle funzioni consolari, che sostituirà a gennaio il programma di anagrafe consolare esistente da quasi quindici anni e giunto al limite della propria funzionalità. Questo nuovo Sistema integrato di funzioni consolari permetterà una progressiva dematerializzazione delle comunicazioni riducendo il volume della documentazione che attualmente circola tra il Ministero e i 360 uffici all'estero, e tra questi e le altre amministrazioni nazionali, in particolare gli oltre 8 mila comuni italiani. Questo sistema consentirà quindi il dialogo diretto e telematico tra rete consolare e comuni italiani.
Questo sistema si presenta inoltre come anagrafe unica, garantendo un notevole risparmio di tempo e di risorse per l'aggiornamento e la bonifica delle anagrafi consolari rispetto alla situazione attuale.
Tali operazioni potranno essere infatti effettuate dal centro con notevole risparmio di tempo e di personale e con modalità interattive tra i singoli uffici.
Nei mesi scorsi, inoltre, sono state avviate altre due procedure che si integrano


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con il Sistema integrato delle funzioni consolari: la firma digitale, riservata ad alcuni funzionari abilitati con smart card, e la messa a punto del CONS/01 elettronico, sistema che permetterà di provvedere in tempo reale alle iscrizioni e alle cancellazioni dalle AIRE comunali, con benefici per la completezza sia delle anagrafi consolari che degli schedari AIRE, quindi di conseguenza delle liste elettorali dei residenti all'estero.

MARCO ZACCHERA. A gennaio?

FRANCO DANIELI, Viceministro degli affari esteri. No, sono già entrati in funzione. A gennaio si integreranno con il Sistema integrato delle funzioni consolari (SIFC), il contenitore in cui verranno accolte alcune procedure già introdotte, tra cui la firma digitale e il modello CONS/01.
Queste disposizioni saranno poi armonizzate con il disposto previsto dal Decreto del presidente della Repubblica n. 396 del 2000 sulla riforma dell'ordinamento dello stato civile, che prevede l'informatizzazione di tutti i registri di stato civile. Nel medio periodo, quindi, una volta attivato il sistema SIFC, si procederà alla digitalizzazione degli archivi sul modello di quanto già realizzato nel consolato generale di Buenos Aires.
È già stata realizzata la pubblicazione sui siti web della rete consolare di tutta la modulistica in forma omogenea, che può essere scaricata e compilata dai connazionali senza doversi recare in consolato.
L'altro tema riguarda la richiesta di appuntamenti per il disbrigo di pratiche. Al fine di evitare lunghe file, visibili soprattutto in America Latina fuori dalla nostre sedi consolari, gli uffici consolari del Brasile sono stati dotati di un sistema informatico omogeneo di gestione delle richieste, elaborato internamente dai tecnici del Ministero e già sperimentato con successo per le richieste di visto in Albania.
Un apposito gruppo di lavoro sull'informatizzazione dei servizi consolari ha elaborato alcune proposte per la loro erogazione per via telematica, tenendo in considerazione quanto stanno realizzando altri Paesi europei.
Quando sarà entrato a regime il Sistema integrato delle funzioni consolari, provvederemo a fornire agli utenti un codice identificativo personale, che consentirà loro di ottenere servizi consolari on-line e appuntamenti evitando file.
Senza entrare nei dettagli, che potrò fornire a conclusione delle trattative, desidero informarvi del fatto che con l'Agenzia delle entrate stiamo negoziando la distribuzione ai 4 milioni di connazionali all'estero del codice fiscale analogamente a quanto avviene per tutti i cittadini italiani.
Tralascio per brevità il tema della comunicazione istituzionale e dell'informazione, su cui molto si è realizzato, sebbene molto resti ancora da fare, per venire alle grandi riforme. Varie questioni sono state poste ripetutamente al centro della discussione nelle varie sedi sia parlamentari che del Consiglio generale degli italiani all'estero (CGIE). Si tratta di grande riforme perché costituiscono un complesso di strutture che richiede un indifferibile aggiornamento.
Mi riferisco al tema del voto all'estero, dell'insegnamento della lingua italiana all'estero, delle istituzioni scolastiche, degli istituti di cultura e della rappresentanza (CGIE e Comites e mi auguro anche strutture associative riservate alle giovani generazioni).
Abbiamo istituito un gruppo di lavoro di Presidenza del Consiglio dei ministri, Ministero dell'interno e Ministero degli affari esteri sul tema della riforma della legge n. 459 sul voto all'estero e stiamo cercando di elaborare un corpus di misure emendative alla legge, che consenta un migliore espletamento dell'esercizio del diritto di voto all'estero.
Non siamo ancora alle conclusioni, ma stiamo lavorando per individuare tutti gli elementi utili al fine di assumere nel breve periodo alcune decisioni. Abbiamo quindi richiesto e ottenuto dalle diverse sedi una mappatura della presenza territoriale dei nostri connazionali all'estero (gli elettori in questo caso), per capire quanti di loro


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siano presenti all'interno di grandi aree urbane e quanti invece siano dispersi sul territorio.
Non vi sfuggirà, ma lo dico in maniera chiara, che questo esercizio serve a capire se è possibile immaginare l'istituzione di seggi, a valutare la possibilità o meno di votare nei seggi consolari, a capire quanto questo incida sulla partecipazione al voto. I risultati pervenuti indicano che circa l'80 per cento del corpo elettorale italiano all'estero risiede fuori dai grandi centri urbani, elemento di riflessione da considerare. Gli altri elementi attengono alle modalità e ai luoghi dello scrutinio.
Per quanto riguarda il CGIE e il tema della rappresentanza, numerose proposte di legge sono state formulate dai colleghi. Il Governo intende presentare un corpus unitario di emendamenti in sede di discussione presso le competenti Commissioni sul tema della rappresentanza. Ovviamente, si arriverà all'elaborazione di un testo unico per la discussione in Commissione e in quella sede si presenteranno emendamenti organici.
Per quanto riguarda il tema della legge n. 153, che risale al 1971 e necessita di un aggiornamento, abbiamo svolto alcune riflessioni e siamo pronti a presentare un testo organico di riforma. La legge n. 153 nasce essenzialmente come legge per l'insegnamento della lingua italiana agli emigranti o ai loro figli. Di fatto, ormai gli enti gestori insegnano l'italiano ex legge n. 153 non agli emigranti o ai loro figli - anche se questo resta ancora -, ma a cittadini stranieri che hanno desiderio di apprenderlo.
Ci chiediamo quindi - tutto il resto ruota attorno a questa grande domanda - se sia opportuno smantellare gli enti gestori o utilizzarli come strumento aggiuntivo rispetto a quelli già esistenti (istituzioni scolastiche italiane all'estero e istituti di cultura) per promuovere e diffondere la lingua italiana nel mondo. L'orientamento prevalente è quest'ultimo, per cui appare necessaria una valutazione di modifica della legge n. 153 che vada in questa direzione.
Allo stesso modo, sul tema della riforma della rappresentanza, l'obiettivo non è chiudere il CGIE, che riteniamo possa rivelarsi ancora utile, purché profondamente modificato e armonizzato con la presenza dei 18 parlamentari eletti direttamente dagli elettori e con la rete dei Comites, anch'essa da modificare. Grazie.

PRESIDENTE. La ringrazio, Viceministro. Do ora la parola ai colleghi che intendano porre quesiti o formulare osservazioni.

GIANNI FARINA. Esprimo subito l'augurio di procedere celermente alla convocazione di più audizioni su specifiche tematiche, perché gli argomenti affrontati meriterebbero almeno una giornata di discussione. È quindi molto difficile intervenire, anche se sinteticamente, su tutti gli argomenti affrontati.
Questo è un augurio e una richiesta che formulo per quanto riguarda alcuni punti essenziali, quali soprattutto la rete consolare e la questione della lingua e della cultura.
Vorrei esprimere inoltre alcune riflessioni sull'insieme delle tematiche affrontate dal Viceministro.
Non vorrei citarmi, ma devo. Alla prima Conferenza degli italiani nel mondo proposi nell'indifferenza generale l'istituzione del Museo dell'emigrazione, già prospettata in occasione della visita a Parigi di un illustre Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi.
In quell'occasione sostenni anche - e mi fa piacere che oggi il Viceministro l'abbia sottolineato - che la storia dell'emigrazione dovesse diventare materia di studio nelle scuole. Siamo in ritardo su questa questione non secondaria, che riguarda soprattutto la crescita morale, culturale e civile del nostro Paese.
Come cittadino d'Europa, constato come nella Confederazione elvetica in ogni villaggio, in ogni comune esista un Museo dell'emigrazione curato con orgoglio, che testimonia l'attenzione alle proprie radici e alla propria storia.
Questa nostra storia deve essere studiata. Sarà necessario valutare se come


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materia obbligatoria, ma deve comunque essere prevista nelle scuole del nostro Paese.
Proposi addirittura Napoli come sede del Museo dell'emigrazione, come indice di una collettività di 50 milioni di uomini e di donne che se ne andarono per mondo.
Questo mi sembra necessario in un periodo in cui il nostro Paese si trova di fronte al fenomeno dell'immigrazione. Occorre una profonda cultura in tale ambito per governare i fenomeni dell'immigrazione. Credo quindi che questa proposta, se portata avanti, servirà molto al nostro Paese per governare i fenomeni dell'immigrazione, conoscere altre culture, arricchirci della cultura dell'integrazione tra popoli differenti.
In secondo luogo, mi annovero tra coloro che hanno molto apprezzato lo sforzo del Viceministro Danieli nell'aiutare le persone che hanno maggiormente bisogno, scelta che ha suscitato qualche polemica.
Sarà difficile per noi giustificarlo in Europa, ma questo fa parte della politica. Deve infatti essere compiuto ogni sforzo per aiutare le popolazioni che hanno più bisogno, come è avvenuto per l'America Latina, con tutti i provvedimenti che il Viceministro ha illustrato e su cui concordo.
Esprimo solo un dubbio sull'intervento diretto e indiretto. Per cultura politica, ho sempre preferito quello indiretto, ovvero quello lasciato al controllo degli organismi elettivi - Comites o Consiglio generale - rispetto a quello diretto dei consoli o dei consolati. Questa però non è una critica, ma un mio modo di intendere l'intervento a favore dei nostri connazionali.
In tema di Europa, Viceministro, le pongo un problema. Siamo cittadini europei, così come lo sono gli svizzeri, perché la Svizzera di fatto fa parte della Comunità europea in seguito alla firma degli accordi bilaterali. Ritengo tuttavia che sia necessario andare al di là dell'aspetto giuridico che prevede diritti politici e civili sul piano dell'esercizio delle professioni nel contesto generale della libera circolazione, perché il riconoscimento non coincide con la reale fattibilità sul territorio.
Pertanto, ritengo opportuno che il Ministero istituisca un Osservatorio sul rispetto dei diritti civili e politici, della libera circolazione e dell'esercizio delle professioni nell'insieme dei Paesi europei. Questo riguarda soprattutto i nuovi Paesi, giacché ormai, a parte la Russia, ci avviamo al complemento dell'Unione verso l'est. È quindi necessario che i nostri cittadini che si spostano vedano riconosciuti essenziali diritti.
Tale Osservatorio dovrebbe rappresentare l'organismo che riceve quasi quotidianamente le informazioni su quanto avviene nei Paesi d'Europa e sugli ambiti in cui occorrerebbe forse intervenire per sanare situazioni di non rispetto dei deliberati della Comunità.

PRESIDENTE. Onorevole Farina, la prego di concludere.

GIANNI FARINA. Ho capito, ma gli argomenti sono così tanti! Posso anche fermarmi subito, non è un problema. Chiudo qui, anche se avrei voluto affrontare ancora altri argomenti.

PRESIDENTE. Ci saranno molte altre audizioni tematiche, come giustamente ha osservato l'onorevole Farina.

SANDRA CIOFFI. Svolgo solamente un brevissimo intervento per ringraziare il Viceministro Danieli di essere venuto in questo importante momento. Volevo raccomandare la comunicazione istituzionale che non è solamente semplificazione delle procedure, ma anche ascolto dei cittadini residenti all'estero, quindi comunicazione istituzionale integrata. Il Viceministro ha parlato della creazione di un gruppo di lavoro sulla riforma della legge. Non so se sia possibile, ma sarebbe opportuno che il nostro Comitato, ad esempio il presidente, vi partecipasse, essendo per noi estremamente importante.

FRANCO DANIELI, Viceministro degli affari esteri. Per evitare fraintendimenti, si tratta di un gruppo di lavoro solo ministeriale.


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Ci saranno però altri luoghi e altri tempi per un confronto con il Parlamento.

SANDRA CIOFFI. Desidero comunque ringraziare il Viceministro; penso che ci divideremo in gruppi di lavoro per approfondire tutte le questioni in esame.

MARCO ZACCHERA. Rinuncio anch'io come la collega a intervenire. Il Viceministro Danieli sa che, al di là degli aspetti politici, c'è una reciproca stima e che apprezzo il lavoro che sta svolgendo. Da sei mesi ribadisco la necessità di parlare con il Viceministro di questi temi, ma le domande sono talmente numerose che rischieremmo di impiegare l'intera giornata. Pertanto, suggerirei di programmare già oggi un'audizione a breve - eventualmente recandoci noi presso il Ministero e cercando di essere molto flessibili sotto questo profilo -, perché alcuni affermazioni fatte sono importanti, ma, se non realizziamo una collaborazione, il Comitato potrebbe rivelarsi inutile. Ad esempio, possiamo segnalare situazioni di difficoltà nei consolati; conoscendo l'esiguità dei fondi forse dovremmo prevedere in finanziaria fondi per i consoli onorari oggi sfruttati in senso negativo, che potrebbero esserlo in senso positivo evitando in tal modo di aprire un consolato.
Di questi aspetti sarebbe opportuno occuparsi nel dettaglio, segnalando le situazioni di maggior disagio che ci vengono trasmesse.
Poiché è abbastanza plausibile, almeno per la nostra parte politica, che si vada a votare presto, bisognerebbe realizzare un'audizione di carattere tecnico su eventuali cambiamenti della legge, perché non so se ci sarà il tempo di cambiare queste strutture, ma ritengo che la volta scorsa si siano verificate alcune irregolarità. Vorrei sentire un commento del Viceministro e anche eventuali controproposte, perché anche a legge invariata si possono introdurre sostanziali miglioramenti.
Il punto fondamentale resta la garanzia che colui che riceve la busta sia effettivamente colui che la spedisce e che essa ritorni in termini abbastanza utili, altrimenti...

FRANCO DANIELI, Viceministro degli affari esteri. Per quanto riguarda il voto per corrispondenza, ho sempre ribadito che evidentemente non possiamo mettere un carabiniere per seggio!

MARCO ZACCHERA. Con la franchezza che conosce, posso ammettere che un capofamiglia compili quattro schede, ma non che qualcuno recuperi in una cassetta di condominio tutte le schede degli abitanti italiani e le spedisca anonimamente, cosicché nessuno sappia chi le abbia prese e compilate. Soprattutto in certi Paesi, occorrerebbe un minimo di garanzia, laddove una ricevuta di raccomandata sarebbe già un passo avanti epocale da questo punto di vista.

MASSIMO ROMAGNOLI. Ammiro gli sforzi che il Viceministro sta compiendo anche con la finanziaria a favore degli italiani all'estero; devo ammettere che ce la sta mettendo tutta. Durante un nostro incontro con i parlamentari della circoscrizione Estero svoltosi un anno e mezzo fa, aveva dichiarato che avrebbe potenziato anche i Comites, che non ho sentito citare nella sua relazione odierna. Ritengo che i Comites, poiché ci sono 18 parlamentari all'estero, dovrebbero assumere un ruolo molto importante.
Non ho sentito citare neanche una questione che interessa soprattutto noi italiani residenti all'interno dell'Unione europea, ovvero quella del permesso di soggiorno. Ancora oggi, sia in Belgio che in Germania molti nostri connazionali si vedono purtroppo recapitare un'espulsione a volte immotivata.
Nella sua relazione non era inserita neppure la problematica dell'oscuramento della RAI, dei programmi televisivi a favore dei nostri connazionali.
Per quanto concerne inoltre la ristrutturazione della rete consolare, in Grecia l'unico consolato che avevamo è stato trasformato in cancelleria consolare, a favore di un consolato generale che si dovrebbe aprire a Mosca. Mi chiedo soltanto se è il console generale che deve provvedere a rilasciare i visti e se non


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sarebbe stato più opportuno lasciare le cose come stavano e aumentare il personale a Mosca per l'emissione dei visti.
Per quanto riguarda i giovani e il voto all'estero, vorrei sapere se ci siano i tempi per poter avanzare alcune proposte in merito.

RICARDO ANTONIO MERLO. Vorrei porre tre domande concrete. Concordo pienamente con l'impostazione del Governo sull'assistenza sanitaria in Sud America, giacché avete capito che purtroppo questa è l'unica strada da percorrere.
So che in Venezuela e in Colombia il processo è già iniziato da tempo, mentre in Argentina l'ambasciata sta cominciando a fare la licitazione. Dopo il 1o gennaio 2008, avremo anche la copertura sanitaria per più di 9 mila italiani emigrati in Argentina.
Vorrei sapere cosa succede in Brasile, in Uruguay e in altri Paesi.
Il Viceministro ha dichiarato di voler introdurre l'assegno di solidarietà di fatto. Vorrei sapere se questo significhi che dopo il 1o gennaio 2008 avremo l'assegno di solidarietà.
Per quanto riguarda l'assurdità per cui le donne non hanno le stesse possibilità degli uomini di trasmettere la cittadinanza, vorrei sapere se con questa legge finanziaria, in seguito all'abrogazione dell'articolo 14 in Commissione, il 1o gennaio 2008 saremo in condizioni di annunciare alle donne che non saranno più discriminate.

FRANCO DANIELI, Viceministro degli affari esteri. Questo non dipende da me, la legge viene dal Parlamento, quindi mi auguro...

RICARDO ANTONIO MERLO. Ma tutto questo è già inserito in finanziaria?

FRANCO DANIELI, Viceministro degli affari esteri. C'è una copertura di 50 milioni di euro per questo disegno di legge, quindi mi auguro che il Parlamento rapidamente possa approvare, se lo riterrà, questo provvedimento.

RICARDO ANTONIO MERLO. L'assegno di solidarietà?

FRANCO DANIELI, Viceministro degli affari esteri. Onorevole Merlo, desidero introdurlo de facto, per cui non aspetto una legge ...

RICARDO ANTONIO MERLO. I soldi ci sono?

FRANCO DANIELI, Viceministro degli affari esteri. Calma. Voi sapete che è difficile quantificare il costo dell'assegno di solidarietà perché la precondizione è l'indigenza. Attualmente, abbiamo una mappa degli indigenti. Qualcuno afferma che l'assegno di solidarietà costi 60 milioni di euro, altri ritengono che possa arrivare a 80 milioni di euro. Ci sono precedenti di illustri rappresentanti del Governo che da anni hanno lavorato su questo tema senza produrre nulla.
Intendo utilizzare già dal 1o gennaio 2008 20 milioni di euro per dare de facto più di 120 euro al mese agli indigenti, senza necessità di aspettare una legge, perché lo si può fare a legislazione vigente con alcune piccole modifiche regolamentari.
Chiaramente, si tratta di 20 milioni e non di 60, ma intanto lo introduciamo rispetto a chi per anni ne ha parlato senza realizzarlo.

GUGLIELMO PICCHI. Cercherò di essere brevissimo. Innanzitutto, sono contento che sia stato nuovamente istituito il Comitato e abbia avuto l'opportunità nella prima seduta di ascoltare questa esposizione da parte del Viceministro Danieli.
Ritengo necessario avere una serie di sedute tematiche per poter affrontare tutti gli argomenti esposti sia dal Viceministro che in precedenza nelle linee programmatiche del Comitato.
Se si realizzasse il 50 per cento di quanto annunciato dal Viceministro, anche l'opposizione potrebbe essere soddisfatta. Sono tuttavia sempre pessimista, per cui se non vedo non credo, mantengo il vizio di San Tommaso.


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Ieri sulla stampa venivano espresse perplessità relativamente alla possibile chiusura di più di trenta sedi consolari. Ho sentito citare la razionalizzazione e il potenziamento della rete consolare. Non ho problemi ad avere una cancelleria consolare piuttosto che un console, ma mi sembra effettivamente strano avere un console generale a Mosca per il numero di italiani, nonostante il numero elevato di visti. Si potrebbe anche lì mantenere la cancelleria consolare rafforzata.
Vorrei chiedere quindi se ci si avvii verso una chiusura di consolati in Europa.

FRANCO DANIELI, Viceministro degli affari esteri. Anch'io, come San Tommaso, non credo se non vedo. Questo è il mio approccio molto concreto, quindi verificheremo insieme lo sviluppo e l'attuazione di quanto annunciato.
Non c'è nessuna ipotesi di chiusura di sedi consolari in maniera indifferenziata, come riportato dalla stampa in questi giorni in maniera molto strumentale e approssimativa.
Ho già detto che stiamo effettuando un'operazione di restyling, che nel 1990 l'Europa è stata interessata da vaste operazioni di chiusura di consolati, che il comma 404 dell'articolo 1 della legge finanziaria 2007 ci impone un risparmio perché altrimenti ci sarebbe il blocco delle assunzioni di ruolo e a contratto per un biennio, che con i provvedimenti in vigore quest'anno abbiamo 4 milioni di euro a regime di risparmio ogni anno, che ci consentono in parte di realizzare diverse operazioni.
Il tema riguarda non solo la rete consolare, onorevole Picchi, ma anche la rete diplomatica. Sono già state accorpate da pochi giorni le due rappresentanze diplomatiche a Ginevra. Probabilmente il prossimo anno ne accorperemo anche un'altra e questo potrà consentire di aprire l'ambasciata in Moldova.
Stiamo facendo operazioni che non incidono sulla rete, operazioni di recupero di produttività e di risorse attraverso interventi di restyling.
Mi sono però dimenticato di dirvi, cari colleghi, e me ne scuso con voi, che nella legge finanziaria per il prossimo anno abbiamo ottenuto, al di là dei 25 milioni di euro che il Ministero dell'economia e delle finanze restituiva al Ministero degli esteri come riconoscimento delle percezioni consolari, l'incremento di altri 45 milioni. Per il prossimo anno abbiamo quindi un fondo di 70 milioni di euro per le rappresentanze diplomatico-consolari all'estero, che ci consentirà di assumere personale a contratto, di procedere a operazioni di spostamento o di ristrutturazione di consolati e di informatizzazione della rete.
Accanto a questo, dal punto di vista del personale, un provvedimento di assunzioni in deroga verrà emanato dal Ministero della funzione pubblica consentendoci di procedere all'assunzione di 230 dipendenti di ruolo del Ministero degli affari esteri. Questa è l'aggiunta che dovevo fare rispetto al tema della rete all'estero.
Vorrei dire all'onorevole Romagnoli che non ho affrontato i temi che lui ha posto, come l'oscuramento della RAI, il permesso di soggiorno, il potenziamento dei Comites, perché mi sono attenuto alle indicazioni in sede di primo incontro, ovvero fornire un'informazione di natura generale sulle priorità che mi sono state indicate, fermo restando che sono sempre totalmente disponibile ad approfondire singoli temi quando il Comitato riterrà.

RICARDO ANTONIO MERLO. Vorrei avere una risposta brevissima sull'assistenza sanitaria in Brasile, in Uruguay e negli altri Paesi.

FRANCO DANIELI, Viceministro degli affari esteri. Mi scusi, non l'ho fatto ma rispondo subito. Abbiamo proceduto alla realizzazione di polizze assicurative in Colombia, in Venezuela e in Messico. Lo stiamo facendo in Argentina.
Il bando per l'Argentina, fatto secondo il nuovo codice europeo degli appalti, avrà una validità biennale, come ci è stato confermato recentemente anche dalla Ragioneria generale dello Stato.


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Per quanto riguarda l'Uruguay, siamo in condizioni di poter partire con la copertura assicurativa, e lo stesso faremo in Brasile.
È evidente, tuttavia, che non andiamo a stipulare polizze assicurative laddove gli ospedali funzionano bene. Questo è il principio generale, l'elemento di cui bisogna tenere conto. Non aderirò mai alle richieste di un italiano residente in uno Stato con un buon livello di assistenza sanitaria, quando avanzi tale pretesa sulla base del fatto che, per esempio, in Argentina la richiesta è stata soddisfatta.
Il ritardo in Brasile è dovuto al fatto che gli stessi brasiliani alcuni mesi fa descrissero una realtà a macchia di leopardo, per cui in alcune parti del Paese l'assistenza sanitaria, medica e ospedaliera è eccellente o comunque buona, mentre in altre no. Questo ci dissero i cittadini italiani in Brasile. Adesso, di fronte ad alcune nuove valutazioni che ci sono state presentate, lavoreremo per introdurre anche lì delle polizze assicurative.
L'ulteriore elemento di discussione riguarda il fatto che non saremo mai in grado di fornire una copertura assicurativa negli Stati Uniti d'America, perché non possiamo pagare 3 mila-4 mila dollari al mese a testa. È necessario considerare quindi le compatibilità economiche e determinate precondizioni, per cui, se in una realtà la sanità funziona bene, la copertura assicurativa non viene fatta.

PRESIDENTE. Prima di ringraziare il Viceministro Danieli per questo tour d'horizon molto vasto, vorrei anzitutto riconoscere l'opportunità della scelta di svolgere la prima audizione con il Viceministro senza individuare aree tematiche specifiche, ma indicando un pacchetto di competenze e di questioni da discutere, che poi confluiscono quasi tutte nella finanziaria che ha preso avvio al Senato.
Ringrazio quindi il Viceministro Danieli per questa ampia panoramica. Con gli uffici abbiamo già focalizzato l'attenzione su altre audizioni che a breve intendiamo svolgere, affrontando anche il problema dei frontalieri.
Vorrei esprimere brevemente alcune considerazioni sulla rete consolare.
Abbiamo già vissuto due fasi di ristrutturazione - questa è la terza - e, come parlamentari eletti all'estero, abbiamo insistito sul concetto di riorganizzazione più che di razionalizzazione e ristrutturazione, perché il Viceministro sa bene che la rete è in sofferenza e in stato di fibrillazione. Questi sono dati oggettivi. Alcuni test hanno dimostrato come in alcuni casi provando a telefonare al centralino del consolato per 24 ore di seguito non si riesce ad avere risposta, non soltanto in Paesi lontani, ma nella stessa Europa.
Oltre agli aspetti che riguardano i cittadini italiani, vi è oggi un intreccio di interessi tra gli uffici consolari e il sistema Italia che è di estrema importanza. La Svizzera, in cui la stampa ha preannunciato diverse chiusure, è il primo partner commerciale dell'Italia in ambito europeo. In un Paese la cui farmacologia è una delle grandi potenze al mondo, esportiamo tutta la chimica di base, esportiamo macchine utensili. Ci chiediamo quanti siano i momenti di incontro delle camere di commercio con la comunità d'affari svizzera coordinati, organizzati e stimolati dai consolati.
Se oggi si intende concentrare tutto sui consolati generali, occorre considerare che questi ultimi assolvono a una serie di aspetti i quali sfuggono alla quantificazione fatta nella mappatura, riguardante i documenti rilasciati.
La piccola agenzia, ad esempio, che risponde con due persone a 15 mila connazionali, fa fronte ad un numero rilevante di operazioni (anagrafi, passaporti). Rispetto alla Russia, abbiamo una mole di lavoro e di atti civili che in quel Paese non ci sono.
Approvo incondizionatamente la scelta del Governo di agire sul sistema della razionalizzazione delle procedure. Sappiamo che la differenza tra Ministero dell'interno e Ministero degli esteri - i famosi dati non coincidenti - era fondamentalmente dovuta ai CONS/0 che non erano stati trasmessi. Oggi siamo in grado di informatizzare queste procedure, e quindi di non ripetere più questi errori,


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fatto salvo il caso del fannullone di turno che neppure provvede a compiere le operazioni informatiche richieste.
Credo quindi - mi rivolgo al viceministro Danieli che ha a cuore tali questioni - sia necessario considerare sul discorso della rete consolare i tantissimi aspetti positivi, legati a quella che fu chiamata la fase "degli sportelli e delle agenzie", come sistema di prossimità con la comunità italiana.
La circoscrizione di Zurigo ha 130 mila italiani; deve garantire risposta a una comunità che è il doppio di quella di Siena e contemporaneamente promuovere il sistema Italia.
Nella finanziaria sono già inserite alcune direttive tra cui quella di dare maggiori strumenti ai consoli per poter dirigere e organizzare, perché dobbiamo uscire dai vecchi schemi per camere non comunicanti. Credo che questo sia un punto sicuramente a favore del Governo, che mette a disposizione dei consoli e di chi dirige le strutture maggiori strumenti per poter far funzionare le sedi e gli uffici. Mi auguro tuttavia che i dati pubblicati dalla stampa siano smentiti.

FRANCO DANIELI, Viceministro degli affari esteri. Questo l'ho già detto, presidente.

PRESIDENTE. Questo è tutto da dimostrare, ma credo chiaramente al Governo, che non affermerebbe in una sede ufficiale cose che non possano poi essere mantenute.
L'ultima mia considerazione riguarda la promozione della lingua e della cultura italiana. Il Viceministro sa bene che il 75 per cento di quanto viene fatto nel mondo viene realizzato dagli enti gestori. Questi ultimi sono il prodotto di decisioni adottate nel 1993, soprattutto quelli che gestiscono la scolarizzazione, più che la promozione della lingua e della cultura italiana.
Anche quest'anno si sono ripetute situazioni che ledono la dignità professionale delle persone, perché in questi giorni insegnanti che erano stati incaricati in attesa che arrivassero quelli di ruolo vedono praticamente annullare ore, incarichi e quindi anche la possibilità di sostenere la propria esistenza.
Queste situazioni non sono più tollerabili. Quindici giorni fa, a Lione, c'è stata una levata di scudi di giovani laureati provenienti dall'Italia, che lavorano per 800 euro al mese e da cinque mesi non ricevono i rimborsi delle spese che gli competono per i viaggi.
Credo che qui nessuno debba alimentare polemiche. Sia la maggioranza che l'opposizione sono interessate ad avere, di fronte a quanto stanno facendo gli altri Paesi nel mercato delle lingue, una strategia vincente per il nostro Paese, perché dietro la lingua e la cultura italiana c'è un patrimonio economico di vastissima portata.
Sicuramente nelle prossime settimane avremo modo di incontrare su temi specifici il Viceministro Danieli, che intanto ringrazio per lo sforzo compiuto nel fornirci una panoramica di tutti gli aspetti che competono alla finanziaria.
Dichiaro conclusa l'audizione.

La seduta termina alle 10,55.