COMMISSIONE VIII
AMBIENTE, TERRITORIO E LAVORI PUBBLICI

Resoconto stenografico

AUDIZIONE


Seduta di mercoledý 17 gennaio 2007


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PRESIDENZA DEL PRESIDENTE ERMETE REALACCI

La seduta comincia alle 14,20.

Sulla pubblicità dei lavori.

PRESIDENTE. Avverto che, se non vi sono obiezioni, la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata anche attraverso l'attivazione di impianti audiovisivi a circuito chiuso.
(Così rimane stabilito).

Audizione del ministro delle infrastrutture, Antonio Di Pietro, sulle problematiche riguardanti il codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, di cui al decreto legislativo n. 163 del 2006.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca, ai sensi dell'articolo 143, comma 2, del regolamento, l'audizione del ministro delle infrastrutture, Antonio Di Pietro, sulle problematiche riguardanti il codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, di cui al decreto legislativo n. 163 del 2006.
Avverto che il ministro ha comunicato di poter restare in Commissione fino alle 15,30. Egli avrà, dunque, un quarto d'ora per svolgere la sua relazione, quindi passeremo agli interventi dei colleghi. Come di consueto, per ragioni di cortesia e di utilità, permettiamo al dottor Caputi di assistere ai nostri lavori, pur non essendo formalmente previsto.
La questione che dobbiamo affrontare, al di là del merito, è abbastanza sostanziale. Spiegherò al ministro qual è il punto di vista della Commissione, che è «figlio» dell'attività legislativa della scorsa legislatura. Esistono, infatti, due enormi deleghe, introdotte nella scorsa legislatura, sia in materia ambientale, sia sul codice degli appalti, che inibiscono l'attività legislativa piena della Commissione. Il codice degli appalti vale fino al marzo 2008, mentre per la quasi totalità delle normative in campo ambientale il termine è aprile 2008.
Per questa ragione, l'attività legislativa che siamo chiamati ad esercitare vede un ruolo fortissimo da parte del Governo e un ruolo da parte nostra di indirizzo e controllo che, peraltro, nel caso del codice degli appalti è ancora più debole che per il codice ambientale (legge n. 152).
Nella legge n. 152 è previsto che la Commissione esprima un doppio parere: il primo entro quaranta giorni e il secondo dopo la modifica del decreto. Ovviamente il Governo può non tener conto dei pareri, ma esiste comunque un doppio passaggio. In questo caso, invece, abbiamo un solo parere con il quale formulare il nostro punto di vista; quindi, siamo chiamati ad espletare l'attività legislativa del Parlamento nell'ambito di questi «picchetti», che sono nuovi - non giudico il merito - rispetto al passato.
La questione che oggi siamo chiamati ad affrontare, dunque, ha una sua oggettiva rilevanza e anche, per certi aspetti, delicatezza. Sul finire dell'anno scorso, ci siamo trovati di fronte - con il ministro abbiamo avuto più occasioni di confronto, e lo ringraziamo della disponibilità che ha sempre mostrato verso il Parlamento in generale e la nostra Commissione in particolare -, ad un decreto abbastanza ridotto nei contenuti. Tant'è vero che, nella discussione che si era svolta in questa sede, il ministro si era dichiarato disponibile


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ad una espansione dei contenuti del decreto, rispetto ad una serie di materie che sapevamo essere sensibili, sulle quali erano state avanzate domande provenienti da varie parti, che avevamo in parte enucleato come materie da affrontare nel parere espresso, dando atto al ministro della volontà positiva dimostrata in tal senso.
In questa direzione, abbiamo avviato una serie di audizioni, che sono iniziate alla ripresa dei lavori parlamentari. Già ieri abbiamo svolto alcune audizioni (da cui peraltro sono emersi pareri, favorevoli o contrari, ancora non istruiti, rispetto alla bozza di testo che è circolata), finalizzate ad accompagnare un percorso di revisione.
Il ministro ci ha inviato un testo che è molto più esteso per quanto riguarda i termini della questione, anche per tener conto di un problema reale che noi avevamo segnalato nel parere, ossia che la scadenza al 31 gennaio di una serie di istituti, in assenza di un intervento legislativo, avrebbe prodotto dei vuoti che potevano pregiudicare l'attività del settore o creare delle incomprensioni.
Adesso ascolteremo al riguardo il punto di vista del ministro, poi quello dei colleghi della Commissione. A mio parere, la decisione più utile e per certi aspetti ragionevole - tenendo conto di questa anomala procedura legislativa, con cui però dovremo convivere per almeno un anno - è che si rimanga, grosso modo, al senso del testo sul quale noi avevamo espresso un parere, considerando le questioni aperte non dal punto di vista contenutistico, ma da quello delle scadenze delle proroghe, vale a dire prolungando il termine di tali scadenze e individuando eventuali aspetti di particolare delicatezza. Ad esempio, è chiaro che, se non ci sono altre sedi legislative in cui agire ed esiste un punto di vista condiviso - anche dal ministro del lavoro e dal ministro dell'interno - sulla sicurezza sul lavoro, quell'azione può essere effettivamente motivata dal provvedimento di urgenza particolare, demandando tuttavia ad un secondo provvedimento su cui la Commissione possa utilizzare il lavoro svolto nelle audizioni, ma è possibile anche esprimere il proprio punto di vista compiuto sull'insieme delle questioni per affrontare le altre partite aperte, tenendo conto che, anche rispetto ad alcune questioni in seguito demandate al regolamento attuativo, ci troviamo di fronte a materie che non saranno più all'esame di questa Commissione. Infatti, in base alla legge, il regolamento attuativo non è di competenza di questa Commissione.
Pertanto, nello spirito di massima collaborazione e con una grande attenzione, leggendo il corposo provvedimento che ci viene presentato è facile rintracciare momenti di convergenza su molti punti, mentre altri appaiono certamente più problematici. La richiesta che credo ne consegua è quella di consentirci di svolgere il nostro lavoro.
Do quindi la parola al ministro Di Pietro, che ci illustrerà le problematiche riguardanti il codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture.

ANTONIO DI PIETRO, Ministro delle infrastrutture. Ho chiesto personalmente di potermi confrontare con la Commissione alla Camera e al Senato perché, cammin facendo, rispetto all'originario decreto correttivo da noi formulato abbiamo preso atto di alcune questioni importanti che ci impongono di intervenire con una serie di decreti correttivi.
La questione, in questo momento, deve essere considerata sotto due aspetti: uno di merito e uno di procedura. A questo proposito, voglio fare una prima dichiarazione di impegno del Governo: non intendiamo assumere decisioni definitive se non dopo che sia stato analizzato il merito dei provvedimenti e siano state sentite le Commissioni. È vero che la procedura prevede un solo passaggio, ma è altrettanto vero che di fatto, in questo momento, nella proposta che mi accingo ad avanzare è come se ve ne fossero due: ve ne spiego le ragioni.
Nel mese di giugno, abbiamo prodotto un intervento tampone in cui sono stati assunti dei provvedimenti: alcuni inerenti alle correzioni formali e altri di rinvio alla


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fine del mese di gennaio 2007. Per altre questioni sono stati chiesti i pareri nel loro complesso: per quanto riguarda il codice è stata richiesta una prima cernita di pareri alle Commissioni, precisamente alle due Commissioni parlamentari, al Consiglio di Stato e alla Conferenza Stato-regioni. Pertanto, il primo provvedimento (la bozza) da noi realizzato, di fatto, è stato glossato da questa Commissione, dalla Commissione del Senato, dal Consiglio di Stato e dalla Conferenza Stato-regioni. È, quindi, nostra intenzione portare al Consiglio dei ministri un testo che includa il nostro originario provvedimento, corretto e modificato secondo le vostre indicazioni. Altrimenti, non avrebbe avuto senso essere stati ascoltati da questa Commissione. Se avessimo voluto riportare pedissequamente il testo elaborato nel mese di giugno, l'avremmo potuto presentare allora.
Ebbene, vedrete in questo provvedimento che la maggior parte degli interventi attiene all'esecuzione, corretta secondo le vostre indicazioni. Mi riferisco ad esempio - poi scenderò nei particolari affrontando caso per caso - al suggerimento della Commissione di fare attenzione, nella fase di realizzazione del provvedimento, a procedere ad una valutazione della compatibilità della disciplina di cui al n. 1, lettera b), con il vigente quadro normativo, in particolare in relazione al ruolo dell'Autorità di vigilanza sui lavori pubblici nell'ambito del sistema di vigilanza sulle attività delle SOA. Mi è stato chiesto di stabilire nel provvedimento, con riferimento a quanto previsto, un più netto rapporto di dipendenza, di controllo e di verifica dell'Autorità nei confronti delle SOA: voi troverete in questo provvedimento l'applicazione, ossia esattamente il n. 1 della lettera b. Avete richiesto, inoltre, di estendere il regime di pubblicità previsto per i contratti sovra-soglia a quelli sotto-soglia, introdotto dal numero 3 dell'articolo 2, e così abbiamo fatto.
Ho voluto fare questa premessa perché non vorrei, per colpa evidentemente nostra, che ci fosse un'eccessiva preoccupazione in ordine a chissà quale modifica apportata. Ciò non toglie che siano state prodotte delle modifiche sostanziali. Sotto questo aspetto, abbiamo pensato di comportarci in questo modo: il provvedimento che voi vedete non può che avere una valenza informale perché non è ancora un provvedimento vero e proprio, ma una bozza che non viene per il momento diramata; infatti, per diffonderla e portarla alla vostra attenzione, è necessario che sia approvata dal Consiglio dei ministri. Di conseguenza, io sono consapevole del fatto che non posso chiedervi un parere informale; quindi, so che dovrò presentare al Consiglio dei ministri un testo che contenga sia riferimenti al primo provvedimento sia le valutazioni che avete prodotto. Tuttavia, non ho intenzione di recarmi al Consiglio dei ministri (forse legittimamente potrei andarci, ma non è giusto che io lo faccia), discutendo di questioni su cui non avete avuto la possibilità di fornirci indicazioni.
Io ho qui racchiuso una serie di interventi, per la maggior parte di esecuzione delle vostre indicazioni, di quelle del Senato, della Conferenza Stato-regioni o del Consiglio di Stato. Ho inserito, inoltre, nuove questioni su cui credo che noi, in quanto Governo, dovremmo intervenire in modo particolare, non introducendole in un solo provvedimento - cosa che ritengo sbagliata.
Ritengo, quindi, di dover presentare al Consiglio dei ministri, per rispettare al massimo le vostre prerogative, due decreti: il primo - che risale a prima dell'estate - con le glosse, le aggiunte, le specificazioni, i miglioramenti, le prescrizioni, le condizioni e le osservazioni che voi ci avete indicato nei due capitoli: condizioni e osservazioni. L'altro decreto, invece, farà parte di una serie progressiva di provvedimenti correttivi che vi riproporremo per la disamina formale.
Non vorrei essere frainteso riguardo al provvedimento che presenteremo al Consiglio dei ministri. Modificheremo il decreto, creandone due: uno definitivo, alla luce delle indicazioni che ci avete dato, e uno di prima stesura che trasmetteremo alla Commissione per le valutazioni. In questo senso, gli istituti per cui abbiamo


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rimandato l'applicazione a fine gennaio 2007 saranno ulteriormente rinviati per venire incontro a richieste analoghe avanzate dal Senato - e che penso potrebbero essere condivise anche da voi - al fine di dare alla Commissione la possibilità di valutare l'insieme degli interventi ulteriori da noi previsti. Ne abbiamo previsti altri perché a maggio siamo subentrati in corso d'opera e abbiamo dovuto realizzare un provvedimento immediato a cavallo delle elezioni; da allora ad oggi il codice, entrando in vigore, si è confrontato e a volte scontrato con le esigenze dirette di tutti gli interessati.
In questa ottica, non possiamo non farci carico - sentendo le parti interessate, il territorio - delle altre questioni. Non potevamo farlo prima perché il parere del Consiglio di Stato ci è arrivato a fine ottobre, successivamente si è proceduto all'esame della legge finanziaria e già adesso siamo a ridosso della scadenza: la tempistica è quella che è. Ci facciamo immediatamente carico di tali questioni riproponendo un secondo decreto correttivo ed eventualmente un terzo e un quarto, qualora ce ne fosse bisogno; infatti, è necessario prendere onestamente atto del fatto che il codice dei contratti è importantissimo, perché l'Italia si è mostrata all'avanguardia rispetto ad altri paesi.
Si può condividere o non condividere il merito, ma che tutto sia racchiuso in un codice è un fatto oggettivo di enorme importanza. Che ci sia necessità, cammin facendo, di coordinarlo, non significa che il codice è sbagliato, ma che era ed è molto difficile mettere in piedi una serie di questioni di questo tipo: basti pensare che il decreto Bersani, prima, e la finanziaria, poi, prevedono interventi sul codice stesso e che quindi non era possibile prevederli nel decreto correttivo iniziale, realizzato prima dei suddetti provvedimenti. Si tratta di interventi che, a mio parere, è importante che siano inseriti nel codice; se creiamo un testo unico e poi, subito dopo, lo glossiamo prima ancora che entri in vigore nella sua completezza, non si tratta più di un testo unico. Noi dovremmo fornire agli operatori qualcosa che consenta loro di avere in mano tutte le conoscenze in proposito. È quindi necessario riportare all'interno del codice anche le innovazioni nel frattempo effettuate con un decreto correttivo, che dovranno essere individuate in un nuovo provvedimento, dove ci sarà soltanto un richiamo, che però è necessario.
Sotto questo aspetto, la proposta che noi facciamo non è di intervenire in via governativa su argomenti che le Commissioni non hanno trattato, ma di limitare gli interventi che depositeremo entro fine mese - questa è la scadenza, non per questo Consiglio dei ministri, ma per il prossimo -, o meglio di predisporre due decreti correttivi: uno in via definitiva in cui si recepiscono, o non si recepiscono, le vostre indicazioni (con le spiegazioni riguardo a cosa ci siamo permessi di non recepire - in realtà quasi niente -; più che altro ci siamo permessi di spostare le indicazioni, ma non più di tanto di contestare le vostre valutazioni) e un nuovo decreto correttivo in cui le rimettiamo in circolo, passando attraverso voi, la Conferenza Stato-regioni, il Consiglio di Stato, e così via.
Ho voluto fare questa premessa perché mi sono reso conto che saremmo andati fuori dal seminato, anche in termini di ritualità della richiesta di audizione. Infatti, voi potete esprimere un parere solo se c'è un documento ufficiale del Governo. Più che avere un parere, era mio interesse confrontarmi con voi; ci potrebbero essere delle indicazioni di correzione e di intervento per il modo in cui è stato messo in atto rispetto a quanto ci avete indicato, per cui preferirei che mi diceste che non ho capito bene le indicazioni fornite, piuttosto che sentirmi obiettare che non le ho rispettate.
Con riferimento in concreto ai vostri pareri e alle vostre osservazioni - anche se vi prego di considerare pure gli altri tre pareri fornitici dalla Commissione del Senato, dal Consiglio di Stato e dalla Conferenza Stato-regioni, di cui noi abbiamo dovuto tener conto -, potrete vedere (sicuramente l'avrete già fatto) che le vostre


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indicazioni sono state recepite nella quasi totalità, ad eccezione delle seguenti. Innanzitutto, la riorganizzazione dell'Autorità: non è che non sia stata recepita, piuttosto si è preferito differirla ad ulteriore intervento per un migliore approfondimento, vale a dire non siamo ancora riusciti a scrivere, insieme all'Autorità, una regolamentazione da portare in esecuzione della vostra indicazione, per cui cercheremo di inserirla nel prossimo decreto.
Ci avete inoltre chiesto di inserire nel codice una nuova composizione di Autorità di vigilanza e una norma transitoria sulla durata della carica dei sette componenti; anche in questo caso, abbiamo preferito attendere perché stiamo vagliando l'ipotesi di ristrutturare l'intera Autorità e, in tale ottica, saremo più precisi sotto questo aspetto.
L'innalzamento della soglia richiesta per pubblicità della Gazzetta Ufficiale: questa indicazione non è stata recepita perché è l'esatto opposto di quanto chiesto dalla Commissione del Senato, quindi su questo punto il Senato e la Camera hanno dato due pareri discordi. Desideriamo, dunque, sottoporre questo aspetto ad una valutazione successiva, in modo che sia possibile un confronto, visto che il Senato ha richiesto un ampliamento delle forme di pubblicità e la Camera ha affermato il contrario.
Per quanto riguarda le altre questioni, mi pare che non siano in discussione.
La soppressione della previsione relativa alla sostituzione delle forme di pubblicità oggi previste per le procedure sotto-soglia: sotto questo aspetto noi l'abbiamo individuata - così come ci avete indicato -, ma nel modo che troverete, vale a dire un giornale nazionale e un giornale locale; ma non mi dilungo su tale aspetto perché siete tutti informati.
Per il resto, è vero che nella bozza informale che abbiamo inviato abbiamo differito da noi stessi i sistemi dinamici di acquisizione delle aste elettroniche. Mi correggo, quelle non erano previste già dall'inizio. Mi riferivo al dialogo competitivo e all'appalto integrato. Di contro, con riferimento ad altre questioni, a cominciare dall'avvalimento, abbiamo preferito inserire un solo comma - di cui anche voi ci avete dato indicazione - al momento (ciò non toglie che si possa intervenire successivamente): l'eliminazione del divieto per l'impresa ausiliaria di assumere il ruolo di subappaltatore nei limiti dei requisiti prestati. Vale a dire, se un'impresa dà l'avvalimento ad un'altra impresa per operare con i suoi requisiti, come mai non ne può fare l'appaltatore? Abbiamo previsto che possa fare anche il subappaltatore. Mi pare corretto, ma se abbiamo sbagliato, vi invito a comunicarcelo.
Mi fermerei su questa prima indicazione, ma tenevo a precisare un aspetto (andremo a vedere i casi concreti, che potrei elencarvi uno ad uno, ma credo che non ne verremmo più fuori): non guardate a questo provvedimento come quello che porteremo al Consiglio dei ministri, perché sarebbe una forzatura per la parte non prevista in esecuzione di quello che avete già discusso. Invece, il provvedimento sarà necessariamente diverso rispetto a giugno, altrimenti non potrei tenere conto delle indicazioni che ci avete fornito.

PRESIDENTE. Ringrazio il ministro di Pietro e do la parola ai deputati che intendano porre quesiti o formulare osservazioni.

TINO IANNUZZI. La ringrazio, ministro. La sua precisazione di fondo credo che offra un quadro di rassicurazione e di maggiore tranquillità alla Commissione. Effettivamente, di fronte alla bozza di decreto legislativo che ci era stata trasmessa nella scorsa settimana, non si può non affermare una netta differenza tra i contenuti del primo testo, su cui abbiamo reso il parere nei termini delle procedure parlamentari, e quelli di questo schema, chiamiamolo informale, che sarà diverso - come lei afferma - da quello che verrà sottoposto al Consiglio dei ministri. In caso contrario, avremmo dovuto rilevare oggettivamente una netta differenza, nonché una serie di disposizioni che riguardano istituti, argomenti e oggetti non compresi nel primo decreto su cui abbiamo reso il nostro parere.


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Devo aggiungere che su questo decreto, a differenza della Commissione del Senato, quella della Camera ha compiuto, nel rendere il parere, un passo in avanti. Noi abbiamo sollevato e posto una serie di questioni ulteriori, ma ciononostante - anche alla luce della sua precedente audizione in Commissione - avevamo stabilito, credo all'unanimità in Commissione ma anche d'intesa con il Governo e con il Ministero, un calendario di lavoro preciso, cui abbiamo dato inizio positivamente ieri con cinque audizioni. Avevamo deciso infatti, con il decreto che deve essere reso nella prossima seduta del Consiglio dei ministri, di limitarci alle modifiche di carattere formale, di integrazione e di coordinamento, alle segnalazioni che abbiamo posto in essere, di cui alcune, io rilevo, sono state recepite, come quella del responsabile del procedimento per lo status giuridico negli enti locali per venire incontro ai piccoli comuni e la parte sul ruolo dell'impresa ausiliare come subappaltatore.
Prendiamo atto che ci sono alcuni aspetti, come quello dell'aggiornamento della composizione della norma transitoria sulla formazione e sul funzionamento dell'authority, che invece lei preannuncia in un successivo decreto.
In questo dialogo voglio sottolineare due punti. Noi avevamo evidenziato anche alcuni pericoli derivanti da procedure di infrazione comunitaria in corso. Il Governo dovrebbe, a nostro parere, approfondire maggiormente, perché ci sembra che, alla luce degli atti che finora sono stati prodotti nelle sedi degli organismi giurisdizionali dell'Unione europea, i pericoli di sanzioni verso l'Italia siano più forti di quelli che emergono dalle risposte forniteci oggi dall'Esecutivo.
Devo anche rilevare che per il problema delle SOA, come Commissione, avevamo sottolineato la necessità, ricollegandoci al parere del Consiglio di Stato - tenuto in debita considerazione anche da noi, come del resto le risultanze della Conferenza Stato-regioni -, di coordinare le competenze dei diversi soggetti pubblici (Ministero delle infrastrutture, altri Ministeri, authority) che operano in materia di controllo e di vigilanza sulle attività delle SOA attualmente. Non c'era, tuttavia, l'indicazione della Commissione a intervenire, modificare e disciplinare diversamente il regime giuridico e le attività delle SOA. Questo tengo a precisarlo, perché noi avevamo comunicato l'esistenza di un problema, sollevato anche dal Consiglio di Stato: dato che più soggetti pubblici debbono verificare, controllare, vigilare e monitorare l'attività delle SOA, proponevamo di fare chiarezza sul coordinamento delle attività di vigilanza a normativa invariata per quanto riguarda il regime delle SOA.
Questo è uno dei punti ed è l'altro aspetto su cui abbiamo iniziato un'attività conoscitiva particolarmente rilevante. Quando lei, signor ministro, ci rassicura, perché afferma che ci sarà con questo decreto - che sarà reso entro il 31 gennaio - una proroga del termine del 1o febbraio per l'entrata in vigore di alcuni istituti, sono portato a pensare che questo valga per il dialogo competitivo, per l'accordo quadro, per le centrali di competenza, per l'appalto integrato. Deve valere anche per gli aspetti che ho indicato.
Ieri, sentendo i diversi punti di vista, abbiamo affrontato problemi di grande rilevanza e delicatezza. Ad esempio, riguardo a quello che saranno la figura, la dimensione e il ruolo del progettista professionista, libero o associato in questo paese, il ruolo della progettazione del leader dell'opera pubblica, sono emerse questioni di enorme rilevanza.
Sempre ieri sono stati messi in luce - i colleghi lo sanno - problemi delicatissimi, come, ad esempio, quello dell'offerta economicamente più vantaggiosa: questo aspetto si lega naturalmente, signor ministro, all'appalto integrato, all'accordo quadro e al dialogo competitivo, perché significa da un lato accrescere la discrezionalità di scelta della pubblica amministrazione e dall'altro scalfire, indebolire e allontanarsi dal principio che alla base della scelta di chi deve realizzare l'opera ci sia un progetto compiuto, definitivo, finale, ultimato. Insomma, tutte questioni - come la verifica profonda di come


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debbano essere modificate le attività e il regime delle SOA - che, a nostro avviso, sono per eccellenza materia dell'attività parlamentare, che abbiamo già avviato e che potremmo anche, nell'arco di qualche settimana, fruttuosamente, come Commissione, definire e concludere.
Ecco perché la invito a fare una netta e attenta distinzione di quello che va espunto da questo schema di decreto, rimesso all'iter che, giustamente, il Governo vuole avviare e di cui dobbiamo anche dare atto, in un rapporto, come già detto nella scorsa audizione, di grande apertura e dialogo con la Commissione. Noi seguiamo il nostro percorso, approfondiamo e riflettiamo, entro il 31 gennaio; la soluzione tecnica è la proroga della sospensione dell'entrata in vigore di alcune disposizioni, accuratamente ed estesamente identificata, e limitarsi a riportare il decreto su cui abbiamo reso il parere agli ambiti originari.
Peraltro, anche le norme sui concessionari - come abbiamo visto ieri - necessitano di approfondimento. Ad esempio, dal mondo delle imprese è scaturita una riflessione - e mi accingo a concludere: purtroppo il tempo è tiranno, ma è doveroso per consentire ai colleghi di intervenire - per quanto riguarda la questione degli appalti sotto-soglia del concessionario di costruzione e di gestione dell'opera pubblica, che viene scelto con gara pubblica: si evidenzia che costringere il concessionario scelto con gara pubblica, sotto-soglia, a scegliere l'esecutore sotto-soglia con una nuova gara, rischia di mettere in crisi l'intero meccanismo del project financing.
Ribadisco anche che, riguardo alla posizione di prelazione riconosciuta al promotore nelle procedure di project, il sistema di infrazione comunitaria è un grado pericoloso e avanzato per il nostro paese.
Dal momento che non pretendiamo di possedere la verità che deve derivare da un dialogo molto attento e proficuo, questi aspetti debbono formare oggetto del secondo decreto che lei oggi con molta chiarezza ha indicato, alla luce del lavoro che autonomamente svolgerà nella propria responsabilità istituzionale il Governo, ma anche alla luce dell'attività che abbiamo avviato in un clima realmente bipartisan, serio e positivo. Nel caso di norme di grande rilevanza sociale come quelle per la sicurezza dei lavoratori, a cui alludeva il presidente Realacci - al cui schema mi riferisco perché mi pare da condividere totalmente -, è giusto imprimere un'accelerazione. Ci troviamo, tuttavia, di fronte ad ambiti completamente diversi.
Mi pare che questo sia un punto fondamentale per far sì che in questa materia si proceda per riforme complessive a trecentosessanta gradi, senza interventi troppo particolareggiati o settoriali che possono far perdere di vista il quadro complessivo di fondo dell'unità del sistema dei lavori pubblici. Su questo penso che la via tracciata, distinguendo e riportando il decreto allo schema originario e dando ampiezza di contenuti al secondo, rispetti anche la dialettica tra Parlamento e Governo.

MAURIZIO ENZO LUPI. Alcune osservazioni di merito saranno formulate dal capogruppo Stradella, anche perché ricordo a tutti che egli è stato il relatore, nella precedente legislatura, del parere espresso dalla Commissione per quanto riguarda il primo decreto.
Signor presidente e signor ministro, devo dire che siamo tutti un po' sorpresi. Se fosse accaduto nella precedente legislatura quanto si è verificato in questi dieci giorni, credo che l'opposizione avrebbe iniziato a chiedere le dimissioni del ministro, avrebbe detto che il Governo, con un intervento autoritario, aveva espropriato il Parlamento. Lo ricordo per riportare alla vostra memoria quanto discutemmo riguardo al primo decreto...

PRESIDENTE. E la presidenza della Commissione avrebbe taciuto...

MAURIZIO ENZO LUPI. No, la presidenza della Commissione avrebbe parlato con la voce che la caratterizzava. Il clima di questa Commissione è sempre


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molto positivo (Commenti del deputato Stradella) ... Esatto, avete la memoria corta. Per cui, caro ministro, potremmo a questo punto dire - grazie anche al presidente della Commissione, il quale ci ha fatto avere il documento da lei inviato in data 10 gennaio - che ha fatto un tentativo, che non è andato a buon fine e che adesso si ricomincia da capo. È in discussione non la questione di merito, ma il fatto che, come ha ricordato Iannuzzi, la Commissione all'unanimità - anche con il suo accordo - aveva fissato una procedura per i propri lavori, cosa che aveva portato anche ad una accelerazione nell'espressione del parere della Commissione - ve lo ricordate tutti. Avevamo raggiunto la conclusione che il primo provvedimento, anche perché immediatamente successivo all'insediamento del Governo, sarebbe stato quasi necessario, consequenziale. Da questo punto di vista lo limitiamo (lo condividiamo tutti) alle cose più urgenti e necessarie.
Iniziamo un percorso, da una parte con il Governo - che, a quanto mi risulta, ha iniziato - di confronto con i protagonisti, gli attori istituzionali e la società civile, e dall'altra con il Parlamento - che ha iniziato e programmato, tant'è che ieri si è svolta una serie di audizioni -, che ci possa permettere, anche in tempi brevi, rispettando le competenze di ognuno, di individuare e aggiornare le questioni problematiche che sono emerse nell'attuazione del codice e intervenire assumendosi ognuno la propria responsabilità (di governare per chi governa, di avere la maggioranza per chi ha la maggioranza e di fare opposizione per chi fa opposizione). La necessità di adeguare questo codice e di aggiornarlo - lo ha affermato prima - va nell'interesse di tutti.
La lettera del 10 gennaio 2007, che lei ha inviato al presidente della nostra Commissione, l'amico Realacci, è stata un colpo di mano - si tratta di questo e non di altro - perché quello che lei scrive va esattamente nella direzione opposta rispetto a quanto concordato da questa Commissione. Parlo di direzione opposta perché non vi siete adeguati semplicemente al parere, ma avete lavorato, giustamente, legittimamente - non voglio entrare nel merito - passando attraverso una delega, che - lo ricordo - è stata conferita nella passata legislatura.
Il problema è che viene completamente espropriata questa Commissione. Nella passata legislatura sono state concesse due deleghe - lo dico al Governo, con molta chiarezza, anche perché adesso noi siamo l'opposizione -: una relativa al tema degli appalti dei lavori pubblici e l'altra riguardante tutta la materia ambientale. In questo modo la Commissione può andare a casa e non fare più niente: lo dico con forza anche all'opposizione. Noi avevamo dato una delega a fronte di un lavoro svolto completamente e complessivamente dal Parlamento per cinque anni, mentre oggi iniziamo una nuova legislatura. Si presuppone che questo Governo abbia delle impostazioni diverse dal precedente; quindi si usa la precedente delega con principi diversi da quelli ovviamente attuati.
Dico questo con rispetto per lei, riferendomi al suo collega - così parlo male di un altro e non di lei -, Pecoraro Scanio, il quale usa la delega che si basava su principi nostri e modifica, per esempio, tutta la concezione di rifiuti esattamente nella maniera opposta rispetto a quanto stabilito dal Parlamento. Essendoci una nuova legislatura, essendo cambiato il Parlamento, è necessario tornare in Parlamento, fare una nuova legge di principi, dicendo che il concetto di rifiuti (Commenti) è un altro e discuterne; in questo modo accontentiamo tutti. Lo dico per il rispetto delle procedure parlamentari; è evidente che voi condividete il concetto di rifiuti, non sto affermando il contrario. Nella passata legislatura la delega è andata avanti e indietro sei volte, perché non condivisa dall'opposizione, e via dicendo.
Mi avvio alla conclusione dicendo - con soddisfazione e ringraziando per l'intervento della Commissione, del suo presidente e di tutti noi - che ci ha provato. Se ho ben capito - mi auguro che non sia così, perché i rapporti in questo modo non vanno bene - il 31 gennaio si arriverà


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all'attuazione di quel parere, c'è un nuovo decreto che lei propone, c'è la possibilità per la Commissione di esprimere un altro parere.
Riguardo alle SOA, ritengo che qualcosa non funzioni se la risoluzione della funzione delle SOA è quella della pubblicizzazione, pensando che il problema della garanzia si risolva così. Si tratta, tuttavia, di temi di cui discutere; potremmo aver capito male noi leggendo la proposta.
Se questo è il percorso, siamo tutti d'accordo; se invece non lo è, anche il clima in questa Commissione, al di là del profondo rispetto che nutriamo per i colleghi della maggioranza e che loro hanno per l'opposizione, cambia, perché c'è un lavoro comune nei confronti del Governo, abbiamo concordato un percorso anche nei tempi: ricordate, infatti, che non abbiamo fatto minimamente opposizione perché non era giusto. Se invece dobbiamo aspettarci dei colpi di mano, significa che non si rispetta il Parlamento e il rapporto tra maggioranza e opposizione e Governo.

PRESIDENTE. Devo dare atto alla presidenza della Commissione di aver seguito esattamente il percorso e di aver illustrato la problematica delle deleghe con cui ci troviamo ad avere a che fare, ripeto, per almeno un anno, fino a marzo-aprile dell'anno prossimo.

TOMMASO FOTI. Presidente, mi scuso per non aver potuto ascoltare la parte finale dell'intervento del signor ministro. Tuttavia, era stato sufficiente ascoltare la parte iniziale perché conteneva un'affermazione importante, quella relativa ad una serie di decreti. Questo aveva sgombrato il campo da un'impostazione che, secondo me, sarebbe stata profondamente sbagliata e ne spiegherò il motivo. La delega ambientale promana da due anni e mezzo di discussione parlamentare sulla legge delega e da un anno di attività da parte del Consiglio dei ministri, con un documento portato in questa sede - lo ricorderanno i deputati superstiti di allora e di oggi - che ha mantenuto, però, esclusivamente fede alle osservazioni del Parlamento, senza introdurre elemento alcuno di novità, perché le modifiche che sono state apportate al testo unico ambientale erano dettate dal Parlamento oppure meramente formali, ma non vi erano stati i tentativi - che pure ci sono stati, perché nasconderlo - di introdurre altri elementi.
Nel nostro caso, addirittura, il tutto nasce da una legge comunitaria e da un articolo inserito in essa, in cui si affermava che per recepire certe osservazioni della Comunità europea e per superare alcune procedure di infrazione fosse necessaria la legge delega. Si trattava di una strada, signor ministro, obiettivamente molto stretta allora, quindi evitiamo di allargarla molto oggi, anche perché forse noi stessi abbiamo contribuito ad allargare il tema: in una delle prime discussioni che facemmo sul provvedimento, lei ricorderà, signor presidente, che l'onorevole De Corato svolse in questa sede un intervento molto ampio riguardante tutta la tematica del codice degli appalti, e ricorderà il relatore di allora per il parere che esprimemmo, ossia che avremmo preso il discorso a futura memoria, perché all'epoca non era materia attuale.
Circoscriviamo le materie! Se, come io ritengo sia doveroso per una maggioranza, si interviene nell'ambito della riforma degli appalti - e non mi scandalizza, perché tutto è perfettibile e migliorabile -, si fanno i provvedimenti di sostegno, se volete una nuova legge delega su principi chiari penso che si possa ottenere in tempi rapidi, ma sono da evitare colpi di mano o l'aberrazione di qualche ministro - non lei, perché dobbiamo riconoscere che ha un rapporto costante col Parlamento - che prende una legge che ha un'ispirazione e si inventa un codice che ha un'altra ispirazione. Si può giocare e divertirsi come si vuole, ma quando si viene in Parlamento si lascia qualche «musata» - tanto per essere chiari, a futura memoria, con il ministro Pecoraro Scanio. Penso che un rapporto chiaro con questa Commissione sia nell'interesse di tutti e, in particolare, degli operatori.


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Come voi saprete, questa è la Commissione che fa meno notizia sui giornali, ma che è maggiormente monitorata come atti parlamentari (è passata come il riso). Per questo motivo, ogni piccola fuga in avanti produce poi grosse ripercussioni, anche su un mercato diffuso che genera un prodotto interno lordo. Mi raccomanderei, pertanto, in questo senso al ministro, invitandolo a giocare a carte scoperte, legittimamente in un confronto politico, evitando di utilizzare dei sentieri che poi magari sono soltanto viottoli molto accidentati, per andare su una strada che poi troverebbe fatalmente una risposta dura in questa sede.

RAFFAELLA MARIANI. Penso che le rassicurazioni iniziali del ministro possano essere da noi condivise, nel senso che ritengo ci sia stato un fraintendimento rispetto ad alcune delle indicazioni e delle osservazioni, ma soprattutto rispetto all'accordo - che il ministro ha ricordato - stipulato in questa Commissione circa i successivi decreti di modifica e la collaborazione della Commissione stessa con il Ministero per l'approfondimento e la riflessione su alcuni dei temi che anche ieri, come diceva l'onorevole Iannuzzi, ci sono stati sottoposti nelle nostre audizioni. A quel fine, infatti, avevamo individuato un calendario molto stretto di argomenti che riguardavano le ipotetiche modifiche successive. In tal senso, vorrei ricordare che è nostro impegno e nostro preciso interesse dare tempi certi e brevi al Ministero per eventuali modifiche sulle successive bozze di decreto. Noi tutti vogliamo che questo regolamento entri in funzione con velocità, evitando proroghe successive. Vi sono, tuttavia, argomenti che ci eravamo impegnati ad approfondire con serietà e, rispetto a tale impegno, vorremmo mantenere una correttezza con il mondo esterno che ci ha chiesto di essere audito.
Le ricordo, signor ministro, che, in merito alle questioni da lei sollevate, per esempio in riferimento ai termini della non urgenza riguardo all'intervento sul consiglio dell'Autorità per i lavori pubblici, che proprio ieri abbiamo audito, non nascondiamo - perché è opinione comune - che sono emersi dei dubbi circa le funzioni e l'utilità di quell'organismo di vigilanza o di controllo (non saprei come definirlo). Le vorrei inoltre far presente che era stata rinviato al 1o febbraio, ai sensi dell'articolo 8, comma 6 del decreto, il raddoppio della pianta organica dell'Autorità. Rinviare la discussione per capire la missione dell'Autorità è utile; evitiamo, per le discussioni che avvengono sempre al nostro interno e all'interno del Governo circa i costi della politica e l'ampliamento di sistemi di cui non conosciamo ancora fino in fondo l'utilità, che si proceda ad un raddoppio della pianta organica senza che si sia definita a monte quella che sarà la sua missione.
Un altro riferimento, che faceva l'onorevole Iannuzzi e che intendo ribadire, riguarda la questione delle SOA. È possibile che non ci si sia intesi: nel parere avevamo richiesto un coordinamento proprio perché, nel rispetto delle varie competenze, si potesse organizzare una più efficace vigilanza e, in quel senso, intendevamo correggere insieme al Ministero alcuni aspetti.
Non credo che ci sia molto altro da dire, se non rassicurarla sul fatto che intendiamo portare avanti questo lavoro coordinandoci con il Ministero nel rispetto dei ruoli e delle competenze, certi che questo non sia un modo per «allungare il brodo». Non vorremmo che i messaggi fossero stati dati oggi «a suocera perché intenda nuora», per cui questo meccanismo, se dovesse passare per lei, dovrebbe essere lo stesso meccanismo che può essere utilizzato da un altro ministro per l'attuazione di una delega, e ci escluda completamente da una discussione che vogliamo fare seriamente e in tempi brevi.

FRANCO STRADELLA. Interverrò rapidamente perché la relazione del ministro ha rimosso quello che c'era di incerto e di preoccupante su questo, che il collega Lupi ha definito un tentativo di forzatura. Credo che abbiano fatto bene sia il presidente della Commissione a disporre questa audizione sia il ministro a chiarire le


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sue intenzioni reali rispetto ad un problema complesso come l'applicazione di una delega, che - va ricordato - era stata approvata e faceva parte di un ragionamento basato su un'impostazione di lavoro che aveva determinati capisaldi che oggi non sono più validi, perché chiaramente il mutamento di Governo può cambiare alcuni punti di riferimento, le strategie, le intenzioni, gli approdi a cui il Governo vuole arrivare.
Su questo aspetto è necessario avere la massima prudenza e valutare attentamente, perché l'applicazione di una legge, emanata da un Governo ed attuata da un altro che ha opinioni talvolta molto diverse, deve essere commisurata con la realtà. Quindi, sul merito e sulle dichiarazioni del ministro Di Pietro voglio segnalare un apprezzamento per aver indicato, giustamente, un percorso che prevede il coinvolgimento delle Commissioni, la discussione su tutti gli argomenti che non fanno parte del primo decreto correttivo e un approfondimento della tematica.
Tuttavia un ministro di questo Governo, precisamente il ministro dello sviluppo economico, in una trasmissione televisiva, parlando dell'evasione contributiva, ad esempio - e non è fuori tema -, ha dichiarato che c'è stata una grossa ripresa di evasione contributiva nel settore edilizio. Ritengo che sia ora di smettere di ritenere che questo sia l'unico settore in cui si verifica l'evasione fiscale. Se si volesse andare a controllare cosa succede nel manifatturiero - se non ne siete a conoscenza -, sono in grado di darvi alcune indicazioni sulle quali sarebbe il caso di meditare. Questo è un settore che si è dato delle regole; soprattutto, ciò che va tenuto sempre presente è che spesso noi ci cimentiamo in discussioni e valutazioni sui massimi sistemi, parliamo di appalti integrati, di general contractor, di grandi opere, di infrastrutturazione del paese - che è importante e determinante per la crescita del paese, per lo sviluppo e per la competitività -, ma il 50 per cento del mercato delle opere pubbliche è composto da piccole opere, da piccoli centri di spesa che sono sottoposti alle stesse normative, vincoli e procedure della costruzione di un tratto di alta velocità.
Su questi aspetti bisognerà discutere, una volta per tutte, perché quando parlavamo di delega al Governo intendevamo una riscrittura, non più una riforma o delle aggiunte alla Merloni, ma una nuova legge sui lavori pubblici, qualcosa di diverso che tenesse conto della realtà e che valutasse le due facce della medaglia, quella delle grandi opere e quella delle opere che rappresentano il 50 per cento del fatturato dell'edilizia e delle opere pubbliche nel nostro paese.
Il ravvedimento operoso del ministro potrebbe essere stato da noi frainteso - magari non era un ravvedimento, ma era un'intenzione e gli domando scusa per aver pensato male di lui -; tuttavia, se ritiene che si possa governare un sistema così complesso, articolato, difficile da gestire, con dei colpi di mano e con delle pur buone intenzioni, ma che si ritorcono contro una parte consistente del mercato, noi non ci stiamo. Vogliamo esprimere la nostra opinione e chiediamo che le nostre idee vengano confrontate con quelle della maggioranza.
Sulla questione delle SOA, signor ministro, siamo nelle stesse condizioni della famigerata - per noi - legge Merloni, che nelle varie versioni (prima, seconda, terza, quarta) è sempre peggiorata. Le SOA sono un errore, commesso al momento della loro istituzione, perché funzionano male e non garantiscono la certificazione e la qualificazione dell'impresa.
Facciamo in modo, una volta per tutte, di creare un sistema di certificazione delle imprese che sia veramente lo specchio della capacità operativa delle imprese stesse e che rappresenti la realtà del paese, perché altrimenti è in mano a pochi speculatori, quelli che lei, quando faceva un mestiere diverso, ha cercato di mettere alla gogna - riuscendoci in parte e forse in parte no - ma che determinano condizioni distorsive del mercato e che non rappresentano alcuna garanzia per nessuno, né per la stazione appaltante né per le imprese serie.


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Noi vogliamo che in questo paese sia creato uno spazio di manovra per le imprese serie, che hanno le qualificazioni e che sottostanno alle regole. Le imprese che non rispettano le regole devono essere espulse dal mercato.

SALVATORE MARGIOTTA. Condividendo quanto detto dal ministro Di Pietro, soprattutto a livello di metodo, e molte delle affermazioni fatte dai colleghi, in particolar modo dal capogruppo Mariani e dal deputato Iannuzzi, vorrei sottolineare al ministro l'importanza del coinvolgimento della Conferenza unificata Stato-regioni sul piano del metodo. Ricordo al ministro che il 27 luglio 2006 le regioni hanno dato parere favorevole sul primo decreto, a condizione che fosse istituito un tavolo tecnico per discutere le ulteriori modifiche da apportare al codice degli appalti - leggo testualmente - «con la richiesta di aprire un tavolo tecnico volto alla modifica ...». Considerato che il ministro delle infrastrutture ha ritenuto di poter aderire alla richiesta delle regioni di apertura di un tavolo tecnico, per la revisione del decreto legislativo recante il codice dei contratti pubblici, e che il citato tavolo avrà sede presso la Conferenza, sottolineo - anche per l'importanza che, dal punto di vista politico, la maggioranza attribuisce al rapporto con le regioni - l'assoluta necessità che tale tavolo si attivi. Da parte delle regioni si riscontra, ad oggi, una mancata apertura del tavolo. Sulla bozza del decreto bisognerebbe procedere immediatamente in tale direzione.

PRESIDENTE. Desidero precisare, per correttezza, che la richiesta di audizione è avvenuta per iniziativa del ministro stesso, il quale - per essere trasparenti -, quando ci siamo sentiti perché erano uscite sui giornali alcune notizie che, ovviamente, avevano creato in me un certo sconcerto, ha detto subito (credo fosse prima dell'Epifania, ma non ricordo bene quando) che nella prima occasione utile sarebbe intervenuto in Commissione, a conferma di un metodo positivo sempre perseguito.
Do nuovamente la parola al ministro per la replica.

ANTONIO DI PIETRO, Ministro delle infrastrutture. Innanzitutto alcune precisazioni di merito. Mi riferisco al capogruppo di Forza Italia, il quale non ha pensato male: non è stato un colpo di mano, ma un errore vero. Che non sia stato un colpo di mano lo evidenzia un dato di fatto obiettivo, una prova provata, si direbbe in altra sede. Se avessimo voluto fare un colpo di mano, non avremmo chiesto di venire in Commissione prima e di portare a voi l'esame del provvedimento. Preso atto di tutti i pareri, avremmo potuto far approvare il provvedimento in Consiglio dei ministri. Dimostrazione del fatto che non avessimo intenzione di fare questo è che siamo venuti a discuterne prima, per cui l'idea che volessimo varare un documento senza confrontarci con voi è fuori da ogni norma.
Ciò stabilito, dopo aver sentito le Commissioni, il Consiglio di Stato, la Conferenza Stato-regioni, tutte le parti interessate, ci siamo resi conto che questo codice, che è così importante, ha bisogno di alcuni interventi tanto rilevanti e urgenti che ce ne siamo fatti carico.
Ci facciamo carico di rivedere la nostra posizione, realizzando non un solo decreto correttivo, ma due: uno definitivo, facendo tesoro delle indicazioni che ci avete dato, e un altro come prima bozza da portare alla vostra discussione per le questioni ulteriori che abbiamo potuto acquisire in questi mesi.
Proprio il dibattito preventivo ci ha permesso da una parte di fare l'errore, ma dall'altra di dare contezza che non si trattava di un colpo di mano. Per cui l'onorevole non ha pensato male, ma correttamente: abbiamo sbagliato e di questo gli do atto.

FRANCO STRADELLA. Non c'era dolo!

ANTONIO DI PIETRO, Ministro delle infrastrutture. Stabilito questo ed entrando nel merito, che cosa conterrà il provvedimento? Quello definitivo non sarà identico - e non può esserlo - a quello di giugno,


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ma terrà conto di diverse questioni, a cominciare, per esempio, dalle SOA. L'onorevole Iannuzzi ha ragione, a me non è neanche venuto in mente, a dire la verità, di fare una cosa del genere. Nel vostro parere c'era l'indicazione di risolvere l'ampio problema delle competenze tra le autorità, problematica che non abbiamo affrontato in questa sede, ma addirittura - questo aspetto mi conforta - noi abbiamo scritto che, con riferimento a questa indicazione, non abbiamo risolto subito, ma abbiamo preferito rinviare ad un momento successivo il dibattito su come inquadrare i compiti dell'Autorità, e nell'ambito di questo si inquadrano anche le problematiche delle SOA.
Vorrei spiegare il motivo per il quale non siamo riusciti a costruire finora una proposta condivisa, anche se, dovendola presentare in Commissione e dovendone discutere, non avremmo potuto comunque inserirlo; quindi, sotto questo aspetto il fatto di non averlo inserito è positivo. In realtà, però, il problema dell'Autorità per i lavori pubblici si innesta come il più generale di tutte le autorità, cioè un problema di rivisitazione complessiva.
Io potrei anche fare un passo avanti e proporre qualcosa sull'Autorità per i lavori pubblici, ma è necessario farlo all'interno di un contesto, di un quadro normativo di riferimento di tutte le autorità e, in questo senso, non sono solo io a poter essere organo promotore, perché ci sono tutte le autorità preposte.
Sto aspettando, quindi, indicazioni più precise da parte dell'intero Governo e, soprattutto, del Parlamento, perché credo che anche quest'ultimo si debba fare carico, dopo tutte le audizioni, di fornire un'indicazione più complessa dell'insieme delle autorità, che ha una sua validità importante.
Sotto questo aspetto, potrete vedere che quando ho inserito una serie di norme sulle SOA c'è una parte che esorbita dalle indicazioni del Senato. Laddove il Senato ci chiede di intervenire perché è necessario stabilire la compatibilità del n. 1 della lettera b) in relazione al ruolo tra autorità nell'ambito del sistema di vigilanza delle SOA, ritengo che abbiamo fatto bene ad introdurre una serie di norme - che elencherò fra breve -, ma andiamo oltre se inseriamo l'affermazione secondo cui le SOA nell'esercizio dell'attività di attestazione per gli esecutori di lavori pubblici svolgono funzioni di natura pubblicistica. Delle SOA possiamo discutere successivamente, anche se - sono il primo a dirlo - in effetti le dobbiamo affrontare.
Sotto questo aspetto, però, credo che sia una novità emanare un decreto correttivo dopo aver ascoltato tutti e poterlo portare al Consiglio dei ministri. Avere la possibilità prima di discuterne con il Parlamento, credo che sia un'innovazione positiva di non poco conto. Venire in Commissione a discutere prima del decreto credo che rappresenti un maggiore rispetto per il Parlamento.
Se mi consentite, io vorrei inserire le parti successive, che non hanno attinenza con la problematica, ma che riguardano un problema tecnico: in questo momento la mancanza di norme secondarie, quindi attuative, e primarie, fa sì che le SOA possano fare quello che vogliono.
Per esempio, non è previsto dalla normativa che debbano tenere la documentazione. Appena espletano una pratica buttano via tutto, per cui, quando si va a verificare, il falso non si trova perché non c'è più la carta. Inoltre, non hanno tutta una serie di indicazioni di parametri valutativi e non è previsto come comportarsi quando scoprono che sulle attestazioni ci sono cose che non vanno e cosa l'Autorità debba fare su di esse.
Se andate a verificare, vedrete che sono normative di applicazione e di risposta a quanto chiede il Senato, ma che non incidono sul concetto principale che, obiettivamente, reggeva e, sotto certi aspetti, rendeva poca cosa il successivo provvedimento.
Per esempio, «dopo l'articolo 40, al comma 9, aggiungere il seguente comma 9-bis: le SOA sono responsabili della conservazione della documentazione e degli atti utilizzati per il rilascio dell'attestazione». Io credo che sia importante inserirlo, perché è una risposta puntuale alle osservazioni


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del Senato, non modifica l'aspetto importante di cui parlava il collega. «Le SOA sono altresì tenute a rendere disponibile la documentazione e gli atti soggetti indicati nel regolamento anche in casi di sospensione o revoca dell'autorizzazione all'esercizio dell'attività di attestazione. In casi di inadempienza o di negligenza si applicano le sanzioni amministrative previste dal comma 6». Come vedete, si specifica quale pena è prevista.

FRANCO STRADELLA. E quello che faceva l'altro...

ANTONIO DI PIETRO, Ministro delle infrastrutture. Se mi chiede cosa penso delle SOA, lascio a verbale che per me le SOA sono delle «sola».
Stabilito questo, consentitemi l'inserimento di norme; così come sulla tutela del lavoro abbiamo detto come debba essere fatto il modello DURC. Questo è necessario perché deve permettere che il giorno prima che si verifichi un incidente si sappia che l'interessato ha incominciato a lavorare, in quanto se manca il timbro che attesti che in tale data ha iniziato a lavorare può essere fatto il solito giochino. Credo che su questi temi sia importante essere d'accordo.

FRANCO STRADELLA. Non può metterlo sul DURC.

ANTONIO DI PIETRO, Ministro delle infrastrutture. Non è sul DURC, ho sbagliato io a parlare (Commenti). È applicazione delle indicazioni che mi avete dato. Se ci siamo intesi sul contenuto, siamo tutti d'accordo.
Voglio concludere con gli istituti per cui abbiamo fatto il rinvio, su cui non possiamo discutere perché le proposte avanzate sono nuove e, di conseguenza, verranno inserite nel secondo provvedimento. Questa mattina mi sono reso conto di una cosa, di cui non ho ancora parlato con i miei uffici. Abbiamo previsto che per due istituti il dialogo competitivo e l'appalto integrato entrino in vigore con l'attuazione del regolamento.
In effetti, dobbiamo fare attenzione, in primo luogo perché come fare il dialogo competitivo e l'appalto integrato dovrebbe essere stabilito con norma primaria rispetto alla norma secondaria; in secondo luogo perché, se si accettasse il principio per cui gli istituti previsti dal codice fossero rinviati all'approvazione del regolamento, ma anziché solo questi due fossero rinviati tutti e sei, siccome il regolamento non passa per il Parlamento, sarebbe uno stratagemma da furbi, che non va bene.
Questo dimostra che abbiamo pensato ad ogni cosa e che con il regolamento si inquadra tutto in un contesto più completo e più complesso. Forse andrebbe aggiunto che, anziché rinviarli al regolamento, dobbiamo rinviarli al successivo decreto correttivo. Questa mattina mi sono reso conto che nel caso specifico potrebbe avere un senso, ma se si innesta un principio si finirebbe per bypassare le procedure; mi farò carico di modificare anche questo aspetto.

PRESIDENTE. Grazie, ministro. Penso che sarà pienamente soddisfacente l'audizione svolta. Se ci fossero dubbi, lo dico anche agli uffici e al capo di gabinetto, potremmo contattarci in tempo reale. Mi pare però che gli impegni, le considerazioni e le affermazioni del ministro siano stati assolutamente soddisfacenti rispetto all'oggetto dell'audizione.
La ringrazio nuovamente, signor ministro, e le auguro buon lavoro.
Dichiaro conclusa l'audizione.

La seduta termina alle 15,25.