COMMISSIONI RIUNITE
VIII (AMBIENTE, TERRITORIO E LAVORI PUBBLICI) E XIII (AGRICOLTURA)

Resoconto stenografico

AUDIZIONE


Seduta di giovedý 15 marzo 2007


Pag. 3


PRESIDENZA DEL PRESIDENTE DELLA VIII COMMISSIONE ERMETE REALACCI

La seduta comincia alle 14.

Sulla pubblicità dei lavori.

PRESIDENTE. Avverto che la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata anche attraverso l'attivazione di impianti audiovisivi a circuito chiuso e la trasmissione televisiva sul canale satellitare della Camera dei deputati.

Audizione del ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, Paolo De Castro, sugli orientamenti del suo dicastero in merito alle politiche agricole e forestali concernenti i cambiamenti climatici.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca, ai sensi dell'articolo 143, comma 2, del regolamento, l'audizione del ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, Paolo De Castro, sugli orientamenti del suo dicastero in merito alle politiche agricole e forestali concernenti i cambiamenti climatici.
Questo lavoro si collega alla decisione della Camera dei deputati di dedicare una seduta straordinaria ai mutamenti climatici, istruita dalla VIII Commissione con le altre Commissioni competenti in materia, segnatamente con la Commissione agricoltura, con cui è in atto un lavoro comune sulla questione dell'acqua, che incrocia questo tema, e sulla quale sono state presentate alcune risoluzioni. Premetto che possiamo considerare incardinate le risoluzioni presentate oggi. La prossima settimana valuteremo la possibilità di giungere ad una risoluzione congiunta, convocando una riunione per discutere il tema e procedere poi all'esame ed all'approvazione delle risoluzioni; ciò quando avremo tempo anche per il dibattito, oggi precluso perché alle ore 15 è nuovamente convocata l'aula.
Questo lavoro è quindi istruito con tutti i ministeri e con le istituzioni competenti. Questa mattina l'VIII Commissione ha audito l'amministratore delegato dell'ENI, Scaroni. Lei è il terzo ministro invitato, dopo il ministro dello sviluppo economico e il ministro della pubblica istruzione, e sarà seguito dagli altri.
La riflessione comune con la Commissione agricoltura verte sui due fronti che queste politiche chiamano in causa, ovvero il fronte della mitigazione (la riduzione degli effetti dei mutamenti climatici) e quello dell'adattamento. Lei, ministro, possiede una grande sensibilità europea in questa direzione e sa come sia convocato un G8 sui temi ambientali, tanto che l'Europa spinge molto in questa direzione.
L'agricoltura può fornire un contributo consistente dal punto di vista dell'assorbimento di CO2, delle energie di origine vegetale, anche se è molto importante calcolare il bilancio energetico e idrico di queste energie, perché alcune esperienze estere non sono risultate positive da questo punto di vista. Cito, ad esempio, il caso dell'etanolo statunitense, che richiede più energia per la sua produzione di quanto ne restituisca. L'agricoltura è inoltre essenziale anche per le necessarie politiche di adattamento, ovvero nel considerare le mutate condizioni in cui si opera.
Tali diverse condizioni, oltre ai processi di desertificazione e di mutazione delle


Pag. 4

colture in relazione al cambiamento di clima, hanno soprattutto un nome: acqua. È necessario individuare interventi anche in tempi relativamente ravvicinati, visto il susseguirsi di crisi idriche, la mutazione delle precipitazioni e delle disponibilità dell'acqua, che coinvolgono tutti i settori, tra cui anche l'agricoltura, sia per quanto riguarda una modifica dei sistemi di irrigazione e di approvvigionamento, sia anche per una programmazione dell'agricoltura verso colture di qualità, più legate al territorio e, possibilmente, al minor consumo d'acqua.
I temi sono vari, per cui le chiederei, signor ministro, se lei potesse contenere la sua esposizione nell'ambito dei 20 minuti, in modo tale da dare ai colleghi la possibilità di formulare quesiti e brevi interventi e a lei quella di una replica in tempo utile per la seduta dell'Assemblea, prevista per le ore 15.
So che i colleghi della Commissione agricoltura avrebbero anche altre questioni da sottoporle, ma temo che non ne avremo il tempo.

FILIPPO MISURACA. So che è irrituale, e le chiedo scusa, ma vorrei intervenire sull'ordine dei lavori. Siamo in sede di Commissioni riunite, parlo a nome dei colleghi dell'opposizione, ma non vorrei apparire presuntuoso se presumo che in questo si assoceranno anche i colleghi della maggioranza. Desidero segnalare la gravità della situazione relativa ai contributi previdenziali pregressi a carico delle imprese agricole. Oltre al cambiamento climatico e alla crisi dell'agricoltura, c'è, infatti, il tema molto importante del cosiddetto condono previdenziale. Abbiamo avuto oggi l'opportunità di incontrare il ministro e non pretendiamo che risponda oggi. Vorremmo, però, sottolineare l'estrema importanza del tema, pari a quella dell'argomento di cui tratteremo, ed invitare il ministro a confrontarsi sul tema con la Commissione agricoltura in una apposita sede, giacché riteniamo che tutto il Parlamento condivida questa necessità.

PRESIDENTE. Va bene. Del resto, questo è un tema specifico della Commissione agricoltura. Sono certo che il ministro avrà la sensibilità di calendarizzare la questione. Noi saremmo francamente di scarso aiuto in questa direzione.
Do la parola al ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, Paolo De Castro.

PAOLO DE CASTRO, Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. Innanzitutto rivolgo un ringraziamento al presidente della Commissione ambiente, Ermete Realacci, e al presidente della Commissione agricoltura, Marco Lion, per avermi dato l'opportunità di illustrare in Commissioni riunite l'azione del Governo in una materia così delicata e importante concernente clima, acqua, energia, nuovi scenari e ruolo dell'agricoltura.
Per riuscire a stare nei 20 minuti, ho predisposto un testo che ho già consegnato ai presidenti.
Clima, acqua ed energia sono fattori che più di ogni altro guidano la definizione degli assetti di sviluppo economico, sociale e ambientale a livello mondiale. In questo contesto, l'agricoltura è un settore destinato più di altri a subire profonde evoluzioni per effetto dei cambiamenti climatici già in atto e dei nuovi scenari energetici, con riflessi importantissimi sulle condizioni di competitività economica e di sostenibilità delle attività stesse.
In realtà, il ruolo dell'agricoltura non può essere circoscritto a quello di settore produttivo basato sull'utilizzo del fattore terra e del territorio, ma deve essere inquadrato prioritariamente per la sua specifica funzione di soggetto che gestisce il territorio, laddove l'agricoltura opera sul 65 per cento della superficie nazionale.
L'agricoltura è quindi il settore che più di ogni altro può esercitare il ruolo attivo nelle politiche di sviluppo sostenibile, ovvero sviluppo in grado di rispondere alle esigenze di migliore qualità ed equità sociale senza compromettere ambiente, clima e risorse naturali, e, allo stesso tempo, valorizzando la qualità ambientale come fattore virtuoso per l'incremento del benessere economico e sociale.


Pag. 5


In particolare, nel vasto panorama delle tematiche che coinvolgono il settore agricolo, si sottolinea l'importanza delle interrelazioni legate alle potenzialità offerte dalle fonti rinnovabili di origine agricola e gli effetti positivi sulla riduzione delle emissioni di CO2, alle potenzialità del settore di aumentare l'accumulo di CO2 nei terreni agricoli e nel patrimonio forestale, alla riduzione dell'inquinamento nei processi produttivi agricoli e alimentari, alla gestione efficiente delle risorse idriche attraverso tecnologie, selezioni varietali e tecniche di irrigazione, al minor consumo idrico attraverso l'aumento delle capacità di efficienza del sistema di infrastrutture irriguo nazionale.
L'assoluta priorità delle sfide imposte dai cambiamenti climatici è stata confermata anche in occasione del recente Consiglio europeo ricordato dal presidente Realacci (Bruxelles, 8-9 marzo scorso), in cui è stata evidenziata l'esigenza di un'azione decisa ed immediata per ridurre in ambito comunitario le emissioni di gas ad effetto serra nell'ordine del 20 per cento rispetto al 1990 entro il 2020.
Di fronte a queste priorità di carattere generale e settoriale, l'azione del Governo ha dato corpo in questi mesi ad una accelerazione delle politiche capace di riportare il nostro paese in una posizione di avanguardia nella gestione delle nuove interazioni tra clima, energia, ambiente e agricoltura.
L'emergenza idrica rappresenta una grave minaccia per l'agricoltura italiana. Tale circostanza si iscrive in un quadro di cambiamenti climatici che richiedono politiche di intervento su scala globale e azioni tendenti alla conservazione della risorsa acqua attraverso politiche di risparmio e di ottimizzazione dei consumi.
Le politiche settoriali legate alle interazioni dell'agricoltura con i processi di cambiamento climatico devono tenere in considerazione un aspetto legato alla possibilità di promuovere un'azione di prevenzione, che possa contrastare il fenomeno di accumulo di CO2 nell'atmosfera, e quindi l'effetto serra, e un aspetto legato alle possibili ricadute sulla filiera agricola. La riduzione della disponibilità di risorse idriche, infatti, ovvero la riduzione delle temperature con le conseguenti modifiche del regime delle piogge implicano per l'agricoltura l'esigenza di adeguarsi. In questo senso, risulta fondamentale il ruolo della ricerca, ma anche quello del risparmio idrico.
La prospettiva dei cambiamenti climatici e l'emergenza idrica collegata impongono alle politiche agricole un forte cambiamento negli orientamenti produttivi, accentuando la tendenza - già largamente manifesta nel nostro paese - ad investire in produzioni di qualità, che richiedano un'ottimizzazione dei consumi idrici ed energetici. Si tratta di continuare una sfida già iniziata, migliorando l'efficienza e la tempistica, e soprattutto di aggregare intorno all'agricoltura un grande progetto di rinnovamento che esige politiche territoriali ed ambientali appropriate e centrate sulle reali priorità del paese.
La nota sulla situazione idrogeologica in Italia ai fini della prevenzione delle crisi idriche, aggiornata al 28 febbraio scorso dalla Protezione civile nazionale, ci offre un quadro della crisi che dovremo fronteggiare a seguito delle scarse precipitazioni tra settembre 2006 e febbraio 2007. Il documento delinea un quadro di riferimento che richiede la predisposizione di strumenti appropriati per i rischi di emergenze che potrebbero manifestarsi a breve termine, ma anche una lettura politica e di governo dei grandi problemi del paese. Impone, inoltre, l'assunzione di misure di medio e lungo termine, che potrebbero essere l'occasione per garantire opportunità competitive alle nostre imprese e ai nostri territori, anche a fronte di un'evidente crescita di condizioni avverse.
In questo quadro, si inseriscono alcuni importanti interventi varati dal Governo, primo fra tutti quello definito con la finanziaria 2007-2009 per l'avvio del Piano irriguo nazionale. Vengono resi esecutivi i progetti e gli investimenti in infrastrutture della rete irrigua nazionale per 1 miliardo e 30 milioni di euro, progetti già cantierabili


Pag. 6

che non avevano ottenuto finora l'attenzione adeguata, soprattutto dal punto di vista finanziario.
Tali investimenti ora verranno attuati e si avrà la possibilità di realizzare le opere considerando anche i nuovi bisogni generati dai cambiamenti climatici in atto. Ne deriverà un significativo contributo al miglioramento dell'efficienza della rete irrigua, riducendo le dispersioni idriche, garantendo maggiori certezze a numerosi distretti agroalimentari nazionali, dalla Pianura padana al bacino del Po, e riducendo i rischi di tensioni e conflittualità tra usi agricoli e altri usi industriali e civili.
Questo importante risultato, tuttavia, non può essere considerato un punto d'arrivo, e occorre già da ora lavorare a ulteriori interventi non inclusi nei progetti finanziati dal Piano irriguo nazionale, anche per sopperire all'ulteriore diminuzione delle fonti idriche derivanti dai ghiacciai permanenti e dalle nevi perenni. Per tale motivo, occorre riportare all'attenzione nazionale anche il tema dei bacini collinari, per i quali si possono riconsiderare politiche attive, anche fiscali, capaci di stimolare nuove realizzazioni e soprattutto di recuperare l'efficienza di quelli abbandonati o ormai interrati.
Mi permetto dunque di sottolineare che bisognerà mettere mano alla tassazione dei laghetti collinari. Vige ancora una regola per cui alcuni operatori preferiscono interrare per non pagare le tasse, su cui ritengo necessario intervenire.
Questi temi portano al centro dell'attenzione anche il ruolo delle regioni e una ulteriore opportunità viene offerta da una sapiente valorizzazione delle risorse e degli interventi attivabili nel quadro della Programmazione dello sviluppo rurale 2007-2013. Già nel Piano strategico nazionale del Governo, che ha ottenuto il parere positivo dell'Unione europea nel febbraio scorso, il tema delle risorse idriche è stato individuato come obiettivo prioritario, e le singole regioni dovranno tradurre tali indirizzi nei singoli programmi di sviluppo rurale regionale.
Partendo da tali basi, il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali si fa portatore di una proposta condivisa con il mondo agricolo, i consumatori, la società civile, il mondo della ricerca e dell'industria con la responsabilità e l'impegno richiesto al maggior consumatore della risorsa idrica, che, oltre alle funzioni produttive attese, svolge una vera manutenzione del territorio e compiti irrinunciabili per garantire un paesaggio, un ambiente vivibile e una sana alimentazione.
Per predisporre il programma da portare alla Conferenza sull'acqua, sarà molto utile la Conferenza nazionale sul ruolo dell'agricoltura nella società, a cui parteciperanno le più alte cariche dello Stato e dalla quale emergeranno sicuramente utili indicazioni per la Conferenza sull'acqua e per la Conferenza sull'acqua e sull'energia, come più volte richiesto dagli onorevoli colleghi.
Per quanto concerne il ruolo del Governo nelle agroenergie, nonostante gli sforzi compiuti per definire anche in Italia una politica capace di sostenere la filiera delle agroenergie, che hanno trovato perno centrale nella finanziaria del 2006 e nella successiva legge n. 81 del 2006, l'impianto normativo posto in essere risulta inapplicato, e disattesi gli obiettivi di fondo. Non sono stati raggiunti gli obiettivi ambientali di Kyoto, sostenuti dalla direttiva comunitaria in materia e ribaditi dalla citata legge n. 81, salvo esperienze marginali, e non sono stati avviati percorsi di filiera, in grado di coinvolgere in misura sostanziale la componente agricola nazionale, con i benefici effetti indotti per il sistema economico.
Nel 2004 le fonti rinnovabili di energia hanno contribuito al cosiddetto consumo interno lordo italiano - che è il consumo energetico complessivo - per appena il 7 per cento, con una crescita molto contenuta rispetto al passato. I prodotti petroliferi continuano ad essere la principale fonte energetica, anche se negli ultimi due anni il loro peso è diminuito a fronte di un maggiore utilizzo di gas naturale.
La produzione di energia da biomasse è attualmente pari a circa 5 milioni di


Pag. 7

tonnellate di petrolio equivalente. Il potenziale italiano di produzione di energia da biomasse, nell'anno 2030, è stato stimato in circa 25 milioni di tonnellate di petrolio equivalente, grazie al consistente incremento del quantitativo di energia ricavato dal settore agricolo.
Il Governo ha inteso dare nuovo slancio al tema delle agroenergie, in particolare alla filiera dei biocarburanti, tanto che tale obiettivo è stato inserito come prioritario nel documento di programmazione economico-finanziaria 2007-2011 e ha trovato corpo nella legge finanziaria.
Lo sviluppo rapido e sostenibile del sistema delle agroenergie nelle sue differenti articolazioni settoriali dovrà essere supportato da una strategia di insieme che sia capace di applicare, in una visione unitaria, le molteplici competenze interministeriali e le misure di intervento, dagli strumenti a sostegno delle imprese agli incentivi, agli obiettivi ambientali, certificati verdi e bianchi, aspetti tecnologici e aspetti fiscali. Per raggiungere questi importanti obiettivi, è necessario coniugare aspetti di convenienza e sostenibilità economica agli obiettivi di natura ambientale e dello sviluppo sostenibile. Ritengo che l'agricoltura possa fornire un contributo importante agli obiettivi ambientali sulle energie rinnovabili, ed occorre intervenire, come in tutti i paesi che stanno definendo concrete politiche di sviluppo per le fonti rinnovabili, con politiche che creino condizioni economiche competitive e condizioni di sviluppo di medio e lungo periodo.
Per il Governo non solo è importante puntare alle fonti rinnovabili di origine agricola, per sostenere il raggiungimento degli obiettivi ambientali comunitari e di Kyoto, ma è altrettanto importante farlo garantendo la massima priorità alle possibilità di sviluppo della filiera nazionale del settore. Da qui deriva l'importanza di mettere in campo non provvedimenti singoli, bensì un quadro organico di interventi, che sulla base delle condizioni competitive attuali possa garantire uno sviluppo importante con la possibilità - non ottimistica - di raggiungere nel 2010 l'obiettivo di 1 milione di ettari dedicati a colture energetiche. Occorre tuttavia tener presente come questo settore sia in continua evoluzione, dal punto di vista sia tecnologico che agronomico, oltre che comprendere un'ampia gamma di tipologie di produzione e di trasformazione. È quindi necessario valutare costantemente le variazioni delle condizioni economiche relative a tutte le possibili tipologie di utilizzo delle coltivazioni energetiche.
Allo stato attuale, abbiamo a disposizione sia interventi di carattere industriale, sia la possibilità di operare attraverso sistemi di generazione diffusa di energia, che possono operare a livello aziendale, o a livello di aggregazione di aziende agricole locali. La priorità viene oggi dedicata alle possibilità offerte dagli impianti di produzione diffusa che, seppur in scala minore, possono contribuire non solo agli obiettivi di natura ambientale, ma anche a migliorare sensibilmente la competitività aziendale, integrando e sviluppando potenziali fonti di reddito per l'imprenditore agricolo.
Si va quindi dal possibile utilizzo delle deiezioni animali o degli scarti della prima trasformazione dei prodotti aziendali per la produzione di biogas, all'utilizzo diretto di biomasse legnose ed all'ipotesi di utilizzare gli oli vegetali direttamente per autoconsumo, sia esso finalizzato alla produzione di calore o di energia, sia come carburante per trazione.
Dal punto di vista degli impianti industriali, la filiera della produzione di biodiesel è già stata avviata, con l'immissione in commercio di alcuni quantitativi di carburante di origine vegetale da miscelare con il diesel di origine fossile.
Ritengo necessario lo sforzo di coinvolgere le produzioni nazionali di colza, di girasole e ora anche di soia energetica, prevista dall'Unione europea, per attuare una filiera interna, che sostituisca la produzione derivante da materie prime di importazione, quali olio di palma e olio di cocco.
Per quanto riguarda la produzione di bioetanolo, che interessa la produzioni cerealicola, occorre ancora contribuire all'avvio di una filiera produttiva nazionale,


Pag. 8

che negli anni passati ha stentato ad avviarsi. Dal punto di vista industriale, rivestono un interesse anche gli utilizzi delle biomasse di origine legnosa, compresi da scarti di lavorazione dell'industria del legno e da altre filiere utilizzati in impianti di co-combustione, per lo sviluppo di produzioni dedicate legnose o per gli oli vegetali.
In tutti questi ambiti lo sviluppo è possibile, e dovrà avvenire avendo la massima attenzione alla coerenza del quadro dei piani agroenergetici regionali, soprattutto valutando, per i singoli investimenti, un risultato positivo in termini di bilancio energetico e di bilancio idrico complessivo.
È evidente che non può esistere un bilancio energetico positivo, qualora si debba importare olio di palma o olio di cocco, magari disboscando intere aree in paesi in via di sviluppo, per poi trasportarle con le navi, spendendo altra energia fossile, con un ritorno insufficiente. Una tabella sintetizza come concretamente, tra biomasse, bioetanolo e biodiesel, si possa arrivare a 800 mila-1 milione di ettari come obiettivo del 2010.
Se si raggiungeranno questi obiettivi, si avranno effetti positivi di natura ambientale, ma anche un rilevante impatto dal punto di vista dello sviluppo economico del comparto primario. Questo aspetto riveste un'importanza fondamentale, qualora si consideri la necessità di trovare risposte al problema dell'abbandono delle aree marginali del territorio rurale italiano, ma anche alle problematiche recenti introdotte dalle riforme della politica agricola comune, quali il disaccoppiamento del grano duro, o singole OCM, come la riforma bieticolo-saccarifera, che ha liberato molte centinaia di migliaia di ettari, che potrebbero essere utilmente impiegati dalle agroenergie.
Un ulteriore impatto positivo derivante dallo sviluppo di filiere agroenergetiche è costituito dalle possibili minori emissioni, attuabili con impianti di produzione di biogas, ai fini del rispetto degli standard imposti dalla Direttiva nitrati. È evidente che le deiezioni utilizzate per la produzione di biogas sono una minore offerta che distribuiamo sul terreno.
È inoltre necessario sottolineare il possibile rischio di conflittualità tra produzioni agroenergetiche e produzioni per le filiere alimentari. In questo senso bisogna operare, garantendo un sostegno al settore agroenergetico, ma evitando qualsiasi possibilità di sovracompensazione.
Per dare corpo alla nascita delle filiere agroenergetiche, alla fine del 2006 è stato sottoscritto il primo contratto quadro nazionale sui biocarburanti, che prevede, già nel corso di questa annata agricola - quindi entro il 31 dicembre di quest'anno -, la messa a coltura di 70 mila ettari per raggiungere i 240 mila ettari nel 2010.
Si sottolinea infine l'importanza finanziaria del raggiungimento degli obiettivi di Kyoto per i conti pubblici nazionali. Qualora non venissero infatti raggiunti questi obiettivi, all'Italia sarebbero imposte sanzioni molto onerose, soprattutto per i settori ad elevata produzione di CO2.
In questo senso, il raggiungimento del citato obiettivo di 1 milione di ettari per scopi agroenergetici potrebbe evitare un'eventuale sanzione pari a circa 250 milioni di euro da parte dell'Unione europea. Sin dal suo insediamento, il Governo Prodi sta compiendo il massimo sforzo per mettere a sistema le attività regionali e nazionali, nonché per adottare provvedimenti di attuazione della normativa precedente e di quella comunitaria, allo scopo di consentire il reale sviluppo della filiera legata all'utilizzo di biomasse e biocarburanti di origine agricola.
Con la finanziaria del 2007 - colgo l'occasione anche per ringraziare i colleghi della Camera e del Senato, che hanno contribuito al raggiungimento di questo importante risultato -, solo per quanto riguarda l'intervento sui carburanti, è stato siglato l'impegno di circa 200 milioni di euro, tra la defiscalizzazione delle 250 mila tonnellate di biodiesel e la defiscalizzazione delle 100 mila tonnellate di bioetanolo.
Alla luce del quadro fornito, si comprende come il Governo ed in particolare


Pag. 9

il ministero abbia inteso promuovere un'azione di politica attenta ai molteplici aspetti di criticità legati ai cambiamenti climatici e ai nuovi scenari energetici, senza però sottovalutare le opportunità che comunque si legano al nostro settore agroalimentare.
Oggi si avverte l'urgenza di saldare realmente il sistema delle imprese agricole alle politiche per la conservazione delle biodiversità, dalle risorse energetiche agli ecosistemi. Il nostro paesaggio verde è in gran parte risultato delle attività agricole e forestali, e se la prospettiva a lungo termine e la frequenza delle emergenze idriche dovesse metterlo a rischio, il danno complessivo sarebbe incalcolabile. Pertanto, senza assumere atteggiamenti allarmistici, la nuova missione dell'agricoltura è centrale e richiede politiche ricche di strumenti sensibili alle esigenze di conservazione ambientale, che dovranno contrastare le probabili tendenze e i maggiori rischi e che, per essere efficaci, devono essere collegati ad imprese competitive.
Una nuova politica per gli invasi, per i sistemi irrigui, per la prevenzione degli incendi, un'attenzione a non incentivare politiche produttive ad elevato consumo idrico sono principi che dovranno caratterizzare la nostra agricoltura. Si tratta ora di imprimere un'ulteriore accelerazione alle politiche avviate, che passa prima di tutto da una rapida attuazione di tutti gli elementi innovativi contenuti nella legge finanziaria 2007-2009, dai decreti attuativi per il meccanismo dell'obbligo di miscelazione dei biocarburanti nei carburanti di origine fossile per la revisione di certificati verdi, all'avvio concreto dei cantieri relativi alle opere del Piano irriguo.
Al tempo stesso, occorre un'accelerazione nella definizione di un'omogenea e condivisa piattaforma di indirizzo degli interventi futuri, un bisogno ormai irrinunciabile in relazione alla quantità di enti, istituzioni e parti sociali coinvolti direttamente o indirettamente nella definizione delle politiche e nella loro attuazione. In questo senso, la definizione di un alto momento di confronto nazionale, attraverso la Conferenza nazionale su clima ed energia, potrà costituire la base per definire una visione nazionale di tali politiche di sviluppo, in grado di interpretare le peculiarità del nostro territorio, delle nostre imprese, ma anche di valorizzare un approccio integrato tra le numerose competenze e le politiche coinvolte.
Il supporto del mio ministero in questa Conferenza non potrà mancare.

PRESIDENTE. Grazie, signor ministro, per la ricca e sintetica esposizione. Do quindi la parola ai colleghi che intendano intervenire per porre quesiti o formulare osservazioni.

ROMOLO BENVENUTO. Ringrazio il ministro. In sede europea, abbiamo sottoscritto impegni assai importanti per il nostro paese, e, poiché rispetto al 1990 la nostra produzione di CO2 invece di diminuire è aumentata, per il 2020 abbiamo un impegno assai stringente, su cui consideriamo significativo il ruolo dell'agricoltura, comparto che deve impegnarsi insieme al resto del paese.
La sua relazione è molto completa e ben impostata sul piano qualitativo. Forse avrei gradito un approfondimento sul piano quantitativo, per valutare il possibile contributo di questo comparto all'interno degli obiettivi del paese. Spero che questo possa avvenire nella Conferenza nazionale su clima ed energia, che auspico riguardi l'intero Governo e faccia emergere una politica integrata dell'intero paese su questo comparto.
Desidero porle due domande, la prima delle quali riguarda il bilancio energetico. Lei parla di un milione di ettari a coltura di agroenergie, ma è necessario essere certi di non promuovere colture che, come nel caso del Brasile, producano un effetto contrario. Si tratta quindi di impostare un bilancio energetico, con le cifre.
In secondo luogo, chiedo se si registrino fenomeni di competizione tra questi tipi di colture innovative e l'agricoltura tradizionale, oppure tra le energie rinnovabili - solare e eolico - che hanno necessità di territorio e il comparto tradizionale dell'energia. Vorrei conoscere quindi i fenomeni


Pag. 10

di eventuale competizione e contrasto fra queste diverse esigenze.

TERESIO DELFINO. Chiedo scusa, signor presidente, intervengo sull'ordine dei lavori, per chiedere se sia prevedibile il prosieguo dell'audizione del ministro.

PRESIDENTE. Ritengo di no.

TERESIO DELFINO. Come facciamo quindi a intervenire tutti?

PRESIDENTE. Ritengo che sarà complicato combinare i lavori delle due Commissioni con le disponibilità del ministro, in tempi brevi.
Purtroppo l'andamento dei lavori parlamentari ci ha messo in queste condizioni; pensavamo di avere tempi più lunghi.

GIUSEPPE RUVOLO. Signor presidente, chiedo scusa. Vorrei intervenire anch'io per confermare quanto sosteneva già il collega Delfino in merito all'ordine dei lavori. Il ministro ha presentato una dettagliatissima relazione, che ritengo abbia necessità di essere approfondita ed elaborata per dare un contributo.
In considerazione della grande drammaticità del tema nel paese, riterrei opportuno prevedere fin da ora...

PRESIDENTE. Ovviamente, c'è la disponibilità a trovare un'altra data, ma dubito si tratti di tempi brevi. Conoscete tutti l'andamento dei lavori parlamentari, però faremo il possibile. Intanto sfruttiamo al meglio il tempo a disposizione.

GIUSEPPE RUVOLO. Presidente, lei ha eliminato di fatto il mio intervento, ma io sostengo ancora fortemente la necessità di confrontarci con il Governo sul tema in maniera aperta, libera, franca...

PRESIDENTE. Mi sembra di non avere assolutamente eliminato...

GIUSEPPE RUVOLO. ... e la necessità di indicare una precisa data per proseguire...

PRESIDENTE. Lei è esperto di lavori parlamentari e sa bene come la possibilità di indicare una precisa data dipende dall'incrocio di tre disponibilità, quella della nostra Commissione, quella della vostra Commissione e quella del calendario parlamentare.

GIUSEPPE RUVOLO. Il tema che stiamo trattando non è di ordinaria amministrazione, ma di straordinaria...

PRESIDENTE. Mi è chiaro, ed è il motivo per cui abbiamo chiesto al ministro di intervenire e a voi di essere presenti a questo incontro, ma difficilmente ciò potrà accadere nell'ambito della prossima settimana. Ci convocheremo quanto prima, intanto sfruttiamo il tempo a nostra disposizione.

BRUNO MELLANO. Ringrazio i presidenti e il ministro. Da molto tempo si pone l'attenzione su questo tema che ha portato anche a interrogazioni, interpellanze e ad un ordine del giorno collegato alla seconda lettura della legge finanziaria, che impegnava il Governo - nella fase di attuazione del piano degli investimenti sul settore irriguo - a prevedere una parte di quei finanziamenti per la ricerca e l'innovazione, dando uno strumento operativo cui sono particolarmente legato e che ha sempre goduto di apprezzamento, ovvero il Manuale di buona pratica irrigua. In seguito alla sua apprezzabile relazione, che ha però un taglio volto ad esigenze di infrastrutture e di invasi, chiederei al Governo maggiore attenzione al mutamento climatico e alle conseguenti, urgenti mutazioni delle colture.
Fra poche settimane si seminerà il mais nella Pianura padana sapendo già che non potrà essere irrigato; in questi giorni si stanno per allagare molti ettari di campi per il riso nella Pianura padana e già si sa che non potranno essere alimentati.


Pag. 11


Ho chiesto in tempo utile - laddove adesso siamo già in una situazione di emergenza - di valutare interventi straordinari. Non escludo infatti un intervento da parte della Protezione civile per eliminare l'allagamento dei campi di riso in questa fase, perché il riso in asciutta si può fare, come in Cina, e non possiamo illudere i nostri coltivatori che sia possibile garantire, in una guerra fra interessi contrapposti, una normale ed adeguata alimentazione delle risorse idriche alle loro culture.
Occorre quindi il Manuale di buona pratica irrigua, un immediato approccio al problema riso, estremamente grave perché riguarda l'80 per cento del consumo d'acqua in agricoltura rispetto al mais, e in seguito occuparsi del quadro complessivo.
Sono un po' allarmato del nuovo ordine, in cui la nuova politica è legata agli invasi e ai sistemi irrigui. Come lei ha rilevato in altre sedi, e anche qui tra le righe, auspicherei invece un approccio di più lungo periodo sulle colture e sulle impostazioni generali.

LUCA BELLOTTI. Sono un po' perplesso su una questione relativa a questa audizione, per la quale è stato indicato un titolo ed un oggetto assolutamente importante; anche il fatto di riunirsi nella Sala del Mappamondo ed a Commissioni riunite sottolinea una sorta di straordinarietà e segnala un momento di confronto su temi più alti rispetto alla quotidianità.
Nel dibattere di clima, di acqua e di energia, nuovi scenari, presumevo che il contesto della relazione del ministro, che pure ho apprezzato, si inserisse in un ambito più progettuale, riferito al sistema italiano e, in rapporto all'agricoltura, a quali potevano essere le interferenze e gli scenari di miglioramento per quanto riguarda l'aria, l'acqua e il terreno.
Abbiamo parlato della Conferenza sul clima e delle questioni che riguardano l'agricoltura. Al riguardo posso mettere in evidenza i desiderata, sottolineando di ritenere che in questo incontro fosse necessario porre la questione del rapporto tra l'agricoltura e l'inquinamento, non per affermare che l'agricoltura inquina, ma per valutare quanto in uno scenario futuro si intenda diminuire l'impatto dei prodotti impiegati in agricoltura verso una forma di agricoltura più eco-compatibile. Ritengo che questo possa essere uno scenario importante.
L'altra questione riguarda le agroenergie, con le quali sicuramente si dà una risposta importante all'ambiente, alla forte necessità del settore energetico nel nostro paese ed anche alla riduzione dell'impatto dell'inquinamento. Anche in questo caso, non possiamo tacere come siano stati bocciati nell'ultima finanziaria emendamenti tendenti a far sì che l'utilizzo delle biomasse fosse collegato al territorio di produzione. Lei, ministro, sosteneva che l'effetto benefico dell'olio di palma sia assolutamente annullato dal fatto che venga prodotto in aree lontane e sia necessario spendere in termini energetici e consumare CO2 per portarlo nelle nostre distillerie. Concordo, ma esistono anche norme europee sulla libera circolazione delle merci e, se si ritiene che le agro-energie siano un tema strategico dei territori, dobbiamo affermare con forza che la CO2 impiegata per il trasporto delle biomasse non può essere superiore rispetto alla CO2 risparmiata; quindi aggiriamo per certi aspetti la norma di libera circolazione imposta dall'Unione europea, creiamo un beneficio territoriale importante e diamo un effettivo sviluppo a queste energie.

PRESIDENTE. Collega Bellotti, le devo chiedere di stringere per lasciare spazio agli altri interventi.

LUCA BELLOTTI. Concludo con un accenno veloce alla questione dell'acqua, che costituisce un'assoluta priorità.
Riporto solamente un dato: agli inizi del 1900 la superficie irrigata italiana era pari all'11-12 per cento - dati tratti dall'ultimo libro di Della Loggia -, oggi siamo a 1-1,5 per cento in più rispetto al periodo tra le due guerre. Non è mai stata fatta una seria politica che coinvolgesse acqua, agricoltura, risparmio e ottimizzazione.


Pag. 12


Ritengo che per avere un'agricoltura del futuro - l'agricoltura non si fa senz'acqua, l'acqua possiede una valenza fondamentale nei confronti dell'ambiente - occorre una politica seria e articolata a 360 gradi su questo tema.

FILIPPO MISURACA. Signor presidente, desidero ringraziare lei e il presidente della Commissione agricoltura per aver organizzato questo incontro, auspicato non solo dai parlamentari di queste due Commissioni, ma anche da tutto il Parlamento.
Signor ministro, lei conosce la stima che nutro nei suoi confronti, ma ritengo che questa relazione piena di ottimismo - come tra l'altro è proprio del suo carattere - non abbia fotografato l'attuale emergenza.
Lei ha delineato il quadro dei programmi del Ministero, in collaborazione con le altre amministrazioni dello Stato, ma ritengo sia stato trascurato il vero tema delle interrogazioni, delle interpellanze e delle risoluzioni presentate in Commissione ambiente e in Commissione agricoltura. La Commissione agricoltura, già nel lontano 20 ottobre 2006, aveva lanciato un grido di allarme per i cambiamenti climatici e richiamato gli interventi necessari. In quelle interrogazioni, avevamo chiesto a che punto fosse il Piano irriguo nazionale. Oggi lei ha diviso la sua relazione in due parti importanti, l'acqua e le energie, ma io mi soffermo sulla prima parte perché ritengo rappresenti la vera emergenza.
Per quanto concerne il Piano irriguo nazionale, lei ha affermato, con enfasi, che a breve saranno spesi 1.030 milioni di euro. Si rileva però una contraddizione dell'amministrazione che lei rappresenta, perché non più tardi di una settimana fa, in occasione della trattazione di un'interrogazione, la stessa amministrazione, rappresentata dal sottosegretario Boco, aveva parlato di 920 milioni di euro. Non si tratta dei 100 milioni di differenza, perché lei ci spiegherà di cosa si tratti, ma anche in quell'occasione abbiamo contestato ciò che lei oggi ripropone con enfasi nella sua relazione. Il sottosegretario Boco aveva detto che i decreti erano pronti per essere registrati alla Corte dei conti, riguardando quindi opere già progettate. Lei oggi ci fa intuire nella sua relazione che sarà invece migliorata l'efficienza della rete idrica, riducendo le dispersioni, alla luce dei bisogni generati dai cambiamenti climatici in atto. Qualcosa non va, perché se si tratta di vecchi progetti, allora non siete stati bravi voi, ma i consorzi e gli enti che andranno a gestirli. Sottolineo questo, ministro, perché è finito il momento dell'enfasi; abbiamo l'esigenza di fermarci un attimo. Occorre presentarsi alla Conferenza sull'acqua considerando se l'Italia sia stata divisa tra il Mezzogiorno, che soffre per l'acqua a causa della mancanza di strutture di canalizzazione, e il nord, dove si riscontra il dissesto idrogeologico, rispetto al quale più volte le due Commissioni hanno dibattuto su come intervenire, e su cui presumevo che il suo Ministero avrebbe aggiunto alcune considerazioni. Forse ha il ragione il Presidente Prodi che, qualche settimana fa, ha capito l'emergenza ed ha dichiarato di avocare a sé il coordinamento sull'emergenza idrica.
Se le cose stanno così, ho la sensazione, che non vuole essere polemica, che esista disorganizzazione all'interno del Governo.
Per quanto concerne le bioenergie, vi sono proposte in finanziaria e vi sono decreti, però in Commissione agricoltura stiamo lavorando ormai da tre mesi a discutere di progetti, di bioenergia e di biomasse e vorremmo capire se stiamo svolgendo un lavoro inutile.
Credo di essere nei tempi, però, presidente Realacci, senza polemica proporrei di chiedere un ritorno del ministro De Castro perché l'argomento non può esaurirsi in così breve tempo.

PRESIDENTE. Sono d'accordo sull'opportunità, valuteremo poi le possibilità concrete. Se i colleghi saranno molto concisi nell'intervento, anche i colleghi Misiti e Ruvolo potranno formulare le loro osservazioni. Mi fermo per concedere 5 minuti al ministro per la replica, rinviando coloro che si sono iscritti a parlare alla


Pag. 13

prossima occasione. Ho seguito il criterio assolutamente obiettivo di far parlare gli appartenenti di gruppi che, finora, non hanno ancora parlato. Dell'Ulivo, infatti, ci sono altri quattro colleghi iscritti, ma nessuno avrà la parola.

AURELIO SALVATORE MISITI. Vorrei porre soltanto una domanda, nonostante abbia molte cose da dire. Innanzitutto ringrazio il ministro De Castro. A pagina 8 della sua relazione, si parla di una nuova politica per gli invasi, per i sistemi irrigui e per la prevenzione degli incendi. Tralasciando quest'ultimo aspetto, vorrei capire in cosa consista una nuova politica per gli invasi e per i sistemi irrigui, che riguarda i fiumi, il minimo vitale, la questione della politica energetica e quant'altro.

GIUSEPPE RUVOLO. Ribadisco che sarebbe opportuno ritornare in tempi immediati sulla questione che stiamo trattando, che provo disagio ad affrontare ritenendo che un tema così straordinariamente eccezionale non possa essere liquidato in poche battute. Colgo tuttavia l'occasione per affrontare la questione dell'acqua, in particolare per quanto attiene al programma annunciato circa la realizzazione di circa 1 miliardo di euro di opere.
Signor ministro, le fornisco un dato concreto per evitare di parlare teoricamente: un decreto emesso dal suo Ministero, in data 23 dicembre 2002, autorizzava la realizzazione di un adduttore di acqua - non cito il luogo perché non ha importanza -, ma ad oggi, dopo quasi 5 anni, l'opera non è ancora avviata e, nonostante le particolari attenzioni di chi le parla e degli organismi competenti, ancora non c'è certezza sulla sua realizzazione.
Chiedo pertanto se abbiate previsto un percorso straordinario, considerata la straordinarietà del momento, o se lei ritenga possibile che questo miliardo di opere - che certamente forniranno un ampio contributo alla razionalizzazione delle risorse idriche esistenti, anche considerando come l'esempio citato non sia certamente isolato - possa essere utilizzato senza procedure straordinarie. Mi fermo qui, manifestando ancora una volta il disagio per non poter approfondire una situazione così delicata.

PRESIDENTE. Volevo ricordare ai colleghi, prima di dare la parola al ministro, come presumessimo di avere davanti un ampio tempo di lavoro, avendo convocato questa audizione in una giornata in cui solitamente nel pomeriggio non si svolgono lavori parlamentari. La situazione odierna, però, si è rivelata diversa.
Considerando incardinate le risoluzioni presentate, dovendo discutere delle risoluzioni sul tema dell'acqua, cercando di capire se sia possibile produrre una risoluzione comune, possiamo chiedere al ministro di tornare a discutere le risoluzioni sull'acqua, che sicuramente sono parte delle politiche concernenti i mutamenti climatici. Quella potrebbe essere una prima occasione di approfondimento.
Siamo tutti lieti di individuare nuovi momenti di confronto, ma è necessario organizzarli. Quindi, se siete d'accordo, propongo di incardinare le risoluzioni e di chiedere al ministro di concordare la data in cui discutere queste risoluzioni con le Commissioni riunite. Intanto diamo al ministro qualche minuto per le risposte, considerato che l'Aula sta per iniziare.
Do quindi la parola al ministro De Castro per la replica.

PAOLO DE CASTRO, Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. Grazie, presidente. Ruberò solo qualche minuto. Rinnovo subito la mia disponibilità a tornare anche la prossima settimana. Lunedì e martedì ho il Consiglio europeo, ma dopo sono disponibile.
Ringrazio l'onorevole Benvenuto per la domanda. Certamente, il problema va valutato con molta attenzione e, come rilevato nella relazione, il bilancio energetico


Pag. 14

si effettua con i numeri. Esistono alcune tipologie di sviluppo delle agroenergie che vanno misurate con molta attenzione. È evidente che, se ci riferiamo a piccoli impianti di microgenerazione, il bilancio è più facilmente realizzabile e più facilmente positivo, mentre invece, quando si tratta di grandi impianti sia di olio vegetale, che di bioetanolo, il conto va fatto con maggiore attenzione.
Rispondendo anche ad altri colleghi, aggiungo che questa situazione è in continua evoluzione. Con l'accordo firmato sulle biomasse, abbiamo cominciato già a realizzare alcuni impianti. Le tecnologie consentono oggi agli stessi agricoltori di diventare produttori di energia elettrica e alcune organizzazioni agricole hanno addirittura presentato alla recente Fiera «Vegetalia» alcuni progetti già avviati in diverse aree del paese. Siamo quindi in una situazione non statica, bensì in evoluzione, in cui, proprio per favorire la produzione nazionale - rispondo anche all'onorevole Bellotti, le cui argomentazioni sono condivisibili da me e da molti colleghi della maggioranza -, è necessario individuare le modalità corrette dal punto di vista giuridico, sia per le norme europee, sia per quelle nazionali. In questi giorni con il sottosegretario Boco ci stiamo impegnando in questo con assoluta consapevolezza e positività.
Per quanto concerne il problema sollevato dall'onorevole Mellano, ho già detto, rispondendo ad una sua interrogazione in Aula, che concordo pienamente sull'uso dell'innovazione.
Sottolineo all'onorevole Misuraca come sia possibile intervenire nel corso dei progetti, che non sono un fatto statico. I progetti sono quelli già presentati, ma nella fase di attuazione si può intervenire soprattutto dal punto di vista dell'innovazione. Non si può sostenere infatti che un progetto non consenta di applicare una nuova tecnologia nel frattempo subentrata per il medesimo obiettivo, laddove è anzi doveroso utilizzarla.
Per quanto riguarda il tema dell'ottimismo, a parte il mio carattere, il problema è realizzare le cose. La legge n. 81 del 2006, della precedente legislatura, di cui ho sottolineato i meriti, ha indubbiamente rappresentato un passo in avanti, ma ad oggi, purtroppo, c'è la necessità di intervenire, proprio per rendere quei principi concreti e applicabili.
D'altra parte, dal punto di vista dei biocarburanti era necessario che questi circa 200 milioni di euro del defiscalizzato fossero inseriti in finanziaria, per avviare i progetti. Erano anche nella finanziaria del 2006, ma avevano durata biennale. Non c'è un progetto cantierabile di bioetanolo, che richiederebbe decine di milioni di euro di investimento, se non diventa bancabile, se non diamo la garanzia almeno quinquennale del finanziamento di defiscalizzazione.
Ringrazio anche l'onorevole Misiti per la domanda. Non esiste una nuova politica - interpretazione frutto dell'enfasi della scrittura - se non di una nuova politica nel senso più complessivo, ovvero della necessità di considerare in maniera molto più articolata gli aspetti dell'acqua. La nuova politica per gli invasi deve tener conto delle innovazioni che già oggi abbiamo su come realizzarli, con quali tecnologie attuabili, ma anche delle problematiche di carattere ambientale, più volte sollevate nella relazione. Nuova politica, dunque, non perché possieda segreti tecnologici per gli invasi, ma sotto il profilo ambientale.
Certamente, onorevole Ruvolo, concordo con lei sulla straordinarietà degli interventi e sulla necessità di essere veloci. Sotto questo profilo, ricordo che il Piano irriguo è stato approvato nel 2002, ma che solo con la finanziaria del 2007 sono state investite le risorse necessarie. Oggi questo tema è esploso a livello internazionale e mondiale, ed è necessario intervenire e realizzare questi progetti in tempi rapidi.
Qui confermo le cifre a suo tempo elencate dal sottosegretario Boco, perché a 1 miliardo e 30 milioni di euro si giunge sommando i 920 milioni di euro con un


Pag. 15

pezzo riguardante due dighe, progetto a sé, ma che fa parte del Piano irriguo nazionale.
Vi chiedo scusa e rinnovo la mia completa disponibilità. Sul tema dei contributi INPS ho già detto a voce, ma mi riprometto di fornirvi ulteriori elementi.

PRESIDENTE. La ringraziamo, signor ministro. Concorderemo le modalità di prosecuzione della discussione.
Dichiaro conclusa l'audizione.

La seduta termina alle 14,55.