COMMISSIONE XIII
AGRICOLTURA

Resoconto stenografico

AUDIZIONE


Seduta di mercoledý 13 giugno 2007


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PRESIDENZA DEL PRESIDENTE MARCO LION

La seduta comincia alle 14,10.

Sulla pubblicità dei lavori.

PRESIDENTE. Avverto che la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata anche attraverso l'attivazione di impianti audiovisivi a circuito chiuso.
(Così rimane stabilito).

Audizione del commissario straordinario dell'Unione nazionale per l'incremento delle razze equine (UNIRE), dottor Guido Melzi d'Eril, sulla situazione e l'attività dell'ente e sull'attuale condizione del settore ippico in Italia.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca, ai sensi dell'articolo 143, comma 2, del Regolamento, l'audizione del commissario straordinario dell'Unione nazionale per l'incremento delle razze equine (UNIRE), dottor Guido Melzi d'Eril, sulla situazione e l'attività dell'ente e sull'attuale condizione del settore ippico in Italia.
Ringrazio il dottor Melzi d'Eril per aver accolto l'invito della Commissione. Sono presenti anche Roberto Brischetto, presidente dell'Associazione nazionale allevatori cavallo trottatore (ANACT), la dottoressa Isabella Asti Bezzera, presidente dell'Associazione nazionale allevatori cavalli purosangue (ANAC), e Giorgio Guglielmi di Vulci, vicepresidente della medesima associazione.
Do la parola al dottor Melzi d'Eril.

GUIDO MELZI d'ERIL, Commissario straordinario dell'Unione nazionale per l'incremento delle razze equine (UNIRE). Buongiorno a tutti. Sono commissario governativo dell'UNIRE dall'ottobre del 2006. Premetto che l'UNIRE ha un suo presidente da circa un anno e mezzo e due rappresentanti nella Conferenza Stato-regioni, che fanno parte del Consiglio, composto da sette persone. Cionondimeno, il Ministro De Castro ha ritenuto opportuno nominare un commissario, inizialmente, per un periodo di sei mesi e, successivamente, per un altro di eguale durata.
Purtroppo, sono nel settore ippico da circa quarant'anni - dico «purtroppo» non tanto per il settore ippico, quanto per gli anni - ed ho già ricoperto il ruolo di commissario dell'UNIRE nel 1999 e quello di presidente nel 2000.
La situazione dell'UNIRE è quella di un ente che, nel tempo, ha forse esteso troppo la propria attività. Esso gestisce gran parte di quello che riguarda i cavalli in Italia (trotto, galoppo, sella, recupero delle razze autoctone e altro ancora), nonché le diverse sezioni del libro genealogico del cavallo italiano.
L'attività del settore occupa circa 30.000-40.000 persone, anche se si tratta di numeri «ballerini», nel senso che è difficile fare dei conti precisi. Infatti, mentre nei grandi ippodromi esistono concentrazioni operative e si possono quindi fare calcoli precisi sull'occupazione, ciò è meno facile per quanto riguarda i centri di allenamento, gli allevamenti, e quant'altro.
Abbiamo ottenuto dei risultati tecnici. Avrei voluto che fossero presenti con me i rappresentanti degli allevatori di trotto e galoppo, a testimonianza dell'attenzione e del livello raggiunti dai cavalli italiani nel mondo in mercati difficilissimi. Voglio ricordare


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che si tratta di mercati mondiali, ai quali sono destinate risorse enormi, specialmente quello del cavallo da corsa. Benché noi stentiamo a reggere il passo di realtà economiche grandissime, facciamo tuttavia del nostro meglio, tanto che l'esportazione dei nostri cavalli da corsa è abbastanza cospicua.
Per quanto riguarda il settore della sella, il discorso è un po' differente. Attualmente, i percorsi dell'allevamento in questo ambito non sono completamente registrati e quindi, per specialità quali il concorso ippico, il dressage, il completo e così via, si compra tantissimo all'estero, in un mercato che funziona - per così dire - alla rovescia. Si compra da allevamenti olandesi, tedeschi, belgi, che negli anni hanno forse saputo sfruttare meglio di noi le risorse comunitarie, creando allevamenti molto consistenti.
Il settore ippico paga due «moltiplicazioni», e non mi riferisco a quelle dei pani e dei pesci.
La prima è costituita degli eventi di spettacolo. Quando ero piccolo, ricordo che, a Milano, l'alternativa per il pomeriggio della domenica era tra i cavalli e la partita. Tale alternativa è ormai solo un ricordo: le partite di calcio ci sono sempre, ma ormai la gente ha la seconda casa, la televisione e tantissime proposte di vario tipo. In una domenica qualunque, si trasmettono le corse di Valentino Rossi o di Formula uno, il calcio, e quindi l'«effetto poltrona» è molto forte. Nel tempo, questo ha portato a svuotare in parte gli ippodromi. Peraltro, è vero anche che gli ippodromi si sono moltiplicati a dismisura: in Italia, sono attualmente 44, forse troppi.
Negli ultimi vent'anni si è verificato un certo calo di pubblico, mentre le risorse disponibili sono rimaste più o meno stabili, il che ha comportato un passo all'indietro, perché non è stato recuperato il gap dovuto alla svalutazione.
Il settore ippico deteneva fino a dieci anni fa il monopolio delle scommesse; chi, in Italia, voleva scommettere poteva farlo in tre o quattro casinò oppure nell'ippica. Per il resto, esistevano giochi come il Totocalcio, mentre gli unici posti deputati alle scommesse erano gli ippodromi e la rete di agenzie ippiche.
Nel frattempo, come sapete, in Italia la possibilità di scommettere è molto aumentata. Mi riferisco, ad esempio, alle slot machines, che hanno un fatturato enorme, ma altrettanto vale per i «gratta e vinci» e per il Superenalotto. Oggi, i prodotti sul mercato sono tantissimi, tanto che il nostro fatturato si aggira intorno all'8 per cento di quello complessivo. Vi è stato quindi un calo notevolissimo, e questa percentuale fa sì che non siamo più tanto «interessanti» per i Monopoli di Stato.
Ciò si ricollega, ovviamente, al discorso del finanziamento di tali attività, che negli ultimi 4-5 anni ha sempre registrato una differenza negativa tra costi e ricavi, pari a circa 50 milioni all'anno.
Il Ministero delle politiche agricole, tenendo conto dei valori del nostro allevamento, dell'occupazione e di altri aspetti, è sempre stato vicino all'ente, sostenendolo nei suoi percorsi. Tuttavia, bisogna trovare al più presto un equilibrio, perché non è pensabile arrivare ogni anno con il «fiato grosso» e chiedere aiuti a destra e sinistra.
Questa volta esiste una certa prospettiva. Come sicuramente saprete, infatti, dal 1o luglio partirà un nuovo sistema di punti vendita delle scommesse, sia ippiche sia sportive. Si tratta di un sistema «polverizzato», costituito da 12.000 piccoli locali, dei quali circa 8.000 ippici e 4.000 misti (ippici e altri eventi sportivi), che formano dunque una cospicua rete di vendita.
I problemi di una rete di vendita riguardano, ovviamente, il prodotto e la promozione. Secondo il mio parere e quello dell'ente, il prodotto era forse troppo esiguo nella varietà di occasioni offerte. Inizialmente, il progetto prevedeva la vendita presso questi punti solamente di Tris, Quartet e Quintet, scommesse che hanno peraltro bisogno di un restyling. Grazie ad una positiva collaborazione con i Monopoli di Stato, abbiamo ideato in questi mesi una serie di proposte innovative, per cui riteniamo che, dal 1o luglio, in questi nuovi punti vendita sarà disponibile una serie di proposte abbastanza interessanti.


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Riteniamo inoltre che, una volta a regime, dai suddetti punti vendita dovrebbero scaturire le risorse necessarie per colmare il gap negativo di cui parlavo; a regime, dal 2008, quindi, l'ippica dovrebbe essere autosufficiente. Naturalmente, occorrerà sempre prestare grande attenzione ai conti, cercando come linea di tendenza e come realizzazione pratica di diminuire il numero degli eventi e delle corse - ossia di correre meno - e di aumentare gli importi monetari, senza polverizzare o spezzettare eccessivamente l'attività; in caso contrario, il vantaggio sarebbe marginale.
Per quanto riguarda invece il settore della sella - e quindi del cavallo da equitazione e da diporto -, c'è stato un enorme allargamento dell'attività. Il cavallo è notoriamente inteso, nella tradizione, come compagno dell'uomo, ma oggi anche come mezzo di trasporto nella natura. Tutti coloro che vogliono vivere il verde e gli spazi aperti si rivolgono ai cavalli, disponibili anche a prezzi bassissimi, e alle strutture dove questi animali sono ospitati e curati come si conviene; negli ultimi anni vi è stata un'esplosione di quest'attività.
Da tale fenomeno deriva anche l'attenzione per le ippovie, per il recupero della via Francigena e per altre attività di questo tipo. Il cavallo non è dunque per nulla uscito dalla realtà e dal vissuto quotidiano, anche se certamente la fase evolutiva in corso è piuttosto difficile.
In questo periodo dell'anno si approvano i bilanci. Per cinque mesi, l'UNIRE è rimasta senza collegio dei sindaci, che è stato nominato nei giorni scorsi e ha soltanto ora iniziato la sua attività. Penso che, nel giro di tre o quattro mesi, sia possibile approvare i bilanci e guardare con più serenità al futuro.
In questi ultimi anni, l'allarme delle categorie ippiche e degli operatori ippici è certamente stato notevole, ma bisogna anche tenere conto di quanto sono cambiati il tempo libero e la realtà economica con cui ci misuriamo oggi.
Dobbiamo quindi adeguarci a questi cambiamenti, considerandoli come opportunità da sfruttare al meglio. Credo che questo percorso abbia un senso e che si possa concludere positivamente.

PRESIDENTE. La ringrazio.
Do ora la parola ai colleghi che intendano intervenire per porre quesiti e formulare osservazioni.

GIUSEPPE FRANCESCO MARIA MARINELLO. Ringrazio il dottor Melzi d'Eril, per aver accolto il nostro invito, e gli altri autorevoli rappresentanti del mondo dell'ippica.
Ho ascoltato con attenzione la relazione del dottor Melzi d'Eril, che definirei quasi sociologica, in quanto nella descrizione pur sintetica del mondo dell'ippica in Italia è partita piuttosto da lontano. Tuttavia, i compiti istituzionali di questa Commissione consistono nel capire e conoscere la realtà delle problematiche, compresa quella relativa allo stato di un ente posto sotto l'egida del Ministero delle politiche agricole. In tale ottica, ho l'impressione che la relazione esposta non sia stata abbastanza completa. Proprio per aiutare il commissario ad integrarla, sottoporrò al commissario una serie di argomenti e di domande a cui potrà rispondere.
Voglio subito accantonare un tema su cui mi trovo in disaccordo con lui e che non rientra tra quelli di competenza di questa Commissione. Mi riferisco alle sue previsioni circa le possibili entrate dovute agli effetti delle nuove gare previste dalla legge Bersani. Questi aspetti - che tra l'altro ho già affrontato con il sottosegretario Grandi - sono di competenza della Commissione finanze.
Per conoscenza dei colleghi, si ha la netta sensazione che dal 1o luglio, in Italia, la raccolta delle scommesse ippiche, anziché aumentare, diminuirà, tant'è vero che, a quanto ci risulta, il Governo sta anche valutando la possibilità di adottare un provvedimento di proroga (anche a seguito delle nostre pressioni e della nostra azione politica), per evitare il blocco al 30 giugno. Si tratta, comunque, di una questione che non ci compete.
Per restare all'UNIRE, vorrei porre una serie di domande specifiche.


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Vorrei sapere, innanzitutto, se esistono ancora i 54 milioni di euro stanziati a favore dell'ente nel 2001 (relativi al Fondo d'investimento dello stesso anno) e quali sono - ammesso che esistano ancora (come sono convinto) queste somme - i criteri di utilizzo di questo «tesoretto», per usare un termine oggi usato e abusato. Potrebbe tale stanziamento essere in parte utilizzato per i montepremi? In caso contrario, vorrei sapere quale sia il possibile utilizzo di questi fondi, visto che parecchi ippodromi non possiedono assolutamente le caratteristiche per potervi accedere.
Voglio inoltre porre una domanda riguardante i sistemi di controllo e la trasparenza, che oggi si impongono nel mondo delle corse, relativamente agli accertamenti che riguardano l'utilizzo delle sostanze dopanti. Vorrei sapere se non si renda opportuna una notevole riduzione delle spese, anche attraverso l'eventuale liquidazione di UNIRELAB, affidando i controlli agli istituti e laboratori riconosciuti dal Ministero della salute (ve ne sono parecchi in Italia) e differenziando i laboratori di prima e seconda analisi. Tra l'altro, lamentiamo che il settore del doping è diretto da un decennio dalle stesse persone (lo ricordo nel massimo rispetto per le persone che hanno svolto questa funzione). A nostro avviso, ciò non risponde ad una logica di buona amministrazione, posto che gli avvicendamenti servono proprio a smuovere le acque ed evitare possibili ed ipotetiche «incrostazioni». Vorremmo inoltre conoscere gli esiti riscontrati dalla commissione guidata dal dottor Autorino circa l'efficacia dei controlli anti-doping effettuati l'estate scorsa.
Vengo ad un'ulteriore domanda. Come sa bene il dottor Melzi d'Eril, l'articolo 9 dello statuto dell'UNIRE prevede la possibilità di istituire consulte tecniche, che debbono evidentemente tenere conto e rappresentare le esigenze di tutte le categorie. Vorremmo conoscere i criteri con cui lei ha nominato i consulenti, con delibera del 2 marzo 2007. Tale delibera ha dato adito ad una serie di polemiche, riprese anche dalla stampa, da parte di autorevoli associazioni di categoria. Senza entrare nel merito di queste polemiche, tutto ciò non ha sicuramente contribuito a trasmettere un'immagine del settore particolarmente positiva.
Ancora una breve domanda. Nel 2004, i sindacati e il Ministero della funzione pubblica avevano ipotizzato la pianta organica dell'ente, evidenziando tra l'altro il sottodimensionamento dell'organico amministrativo. In seguito a questo, è stata effettuata una procedura di concorso per la copertura di dieci posti. Vorremmo sapere se l'attuale commissario dell'UNIRE intende dare seguito agli esiti di quel concorso mediante l'inserimento in organico degli aventi diritto, oppure, qualora non lo ritenesse più opportuno, se intende porre in essere gli atti conseguenti per dichiarare decaduta la graduatoria e gli effetti del concorso stesso. Vorrei avere inoltre qualche ulteriore notizia, perché ci risulta che, oltre alle tre nomine effettuate, sia stato nominato consulente anche il signor Maurizio Mattii, che appartiene al mondo dell'ippica ed ha notevoli e legittimi interessi - stiamo attenti - nel settore degli ippodromi.
Proprio per le caratteristiche di questa Commissione, il cui compito è quello di capire e di approfondire, vorremmo anche sapere quali sono le caratteristiche di questa nomina e se all'interno dell'ente non esistevano professionalità idonee a ricoprire i medesimi incarichi; se è stato stabilito un compenso e, nel caso, se esso è congruo, se è basso, a guisa di rimborso spese, oppure più alto, anche considerando che il Paese si sta interrogando sui costi della politica e della pubblica amministrazione. Infine, chiedo se tale delibera è stata sottoposta al vaglio e al parere della Corte dei conti.
A proposito dei compiti del commissario Melzi d'Eril e del signor Maurizio Mattii, nominato da poco, vorremmo anche capire la motivazione in base alla quale si è proceduto ad una ristrutturazione, o meglio ad una destrutturazione dell'esistente, e, in particolare, secondo quale logica è stata decisa la chiusura di quella che gli appassionati chiamano la «Tris del caffé», scommessa che si svolge ad un orario particolare, per due o tre giorni alla settimana. Tale chiusura ha già prodotto per l'ente un deficit di circa un milione e mezzo di euro


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in due settimane, tanto che - a quanto ci risulta - pare si voglia reintrodurla nel sistema.
Capisco che si possano commettere degli errori e creare dei danni. Tuttavia, un errore così oneroso e costoso pone evidentemente qualche problema, soprattutto se commesso su consiglio dei consulenti di cui sopra, qualcuno dei quali anche largamente retribuito. Cosa si intende fare, a tale proposito, per riparare il danno prodotto ed evitare atteggiamenti evidentemente schizofrenici?
Vorremmo sapere qualcosa di più anche sulla cosiddetta Supertris, che è una nuova metodica di gioco. In particolare, siamo curiosi di capire secondo quale logica, per sperimentare questo nuovo gioco, sia stato scelto l'ippodromo di Torino, ossia se l'ente sia stato spinto in questa scelta da particolari motivi «affettivi».
Ci rendiamo conto del ritardo verificatosi nella nomina dei revisori dei conti, tuttavia vorrei informare i colleghi che tutto ciò sta avvenendo in assenza di un bilancio di previsione relativo all'esercizio 2007. Visto che siamo già al mese di giugno inoltrato, vorremmo capire quali possano e debbano essere, in mancanza di un bilancio di previsione, gli indirizzi da assumere, e quindi quale possibilità abbia l'ente di non subire gravi danni economici. Si tratta di un ente chiaramente difficile da gestire, caratterizzato da una serie di problematiche; pertanto, vogliamo renderci conto se in tutto questo esiste una strategia oppure se si sta commettendo una serie di errori, che creerebbero ulteriori problemi.
A proposito di errori e di gestione delle corse in rapporto agli ippodromi, vorremo sapere se nella suddivisione delle corse tra i vari impianti si tiene conto anche dell'esatta relazione tra costi e benefici. Vorremmo cioè sapere se la gestione delle corse in alcuni ippodromi è giustificata da un'adeguata raccolta. È infatti chiaro che, se si attribuisce un certo numero di corse - che comportano determinati costi - a un determinato ippodromo, ciò avverrà a beneficio dello stesso ippodromo; tuttavia, senza una conseguente ed adeguata raccolta, si creerebbero dei problemi, non soltanto per la tipologia dell'ippodromo, ma spesso anche per la scelta delle fasce orarie. Se infatti la gran parte delle agenzie di corsa finisce di lavorare alle 21,30 o, al massimo, alle 22, mentre la gestione delle corse prosegue fino alle 24 o anche oltre, specialmente nei periodi estivi, è chiaro che non si segue una ratio di tipo economico, ma di natura diversa.
Voglio porre un'ultima domanda - ne avrei molte altre da fare, ma devo lasciare spazio alle legittime curiosità dei colleghi presenti - per sapere se lo status di incompatibilità, a causa del quale l'attuale commissario fu rimosso dal suo precedente incarico (mi riferisco al primo incarico di governo dell'allora Ministro dell'agricoltura Pecoraro Scanio), sia oggi stato effettivamente superato, come previsto dall'articolo 15 dello statuto dell'ente, e se la nota sentenza del TAR del Lazio, tra l'altro pubblicata su tutti i giornali nel periodo compreso tra gennaio e febbraio del 2007, non limiti di fatto l'azione del commissario. Da un'attenta lettura della sentenza - di cui ho una copia, che metto a disposizione dei colleghi che volessero acquisire ulteriori informazioni -, emergono infatti problemi che, a mio avviso, comportano il rischio di dimezzare l'azione propositiva del commissario.
Queste sono le domande che volevo porre, al solo scopo - per chi, come me, ha a cuore le ragioni dell'ippica, il suo sviluppo e, conseguentemente, quello dell'UNIRE, che rappresenta in un certo senso il centro e il motore di questo sport in Italia - di capire cosa possiamo fare, in qualità di membri di questa Commissione, per aiutare l'UNIRE, in particolare, e il mondo dell'ippica, più in generale.

PRESIDENTE. Ricordo ai colleghi che l'orientamento è quello di concludere l'audizione entro le 15.

LUCA BELLOTTI. Non mettiamo limiti alla libertà!

PRESIDENTE. Lei sa che non ne metto e che, anzi, vengo criticato per questo.

LUCA BELLOTTI. Signor presidente, la prima questione che voglio porre non riguarda


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il tema di cui stiamo discutendo, bensì un fatto grave accaduto ieri, in sede di Unione europea, dove la quota di tolleranza per eventuali contaminazioni di OGM, in ambito di prodotti biologici, è stata innalzata allo 0,9 per cento. Credo si tratti di una questione molto seria, di cui questa Commissione deve farsi urgentemente carico e che denota - ahimé - l'impotenza di questo Governo nel difendere i legittimi interessi dell'agricoltura biologica in Italia.
Per quanto riguarda l'UNIRE, credo sia doveroso sottolineare alcune questioni in presenza del commissario, che pure ha svolto una relazione sicuramente rispettabile.
Innanzitutto, l'UNIRE registra già da alcuni anni una situazione economica gravemente negativa, aggravata negli ultimi mesi da una confusione di indirizzi e, quindi, di gestione. Attualmente, essa opera senza un bilancio di previsione per il 2007 e l'esercizio provvisorio è scaduto lo scorso 30 aprile. A quanto ci risulta, non ha un segretario generale, attualmente sostituito da un facente funzioni, il quale - a quanto pare - si firma impropriamente come titolare della funzione e svolge tale incarico nonostante sia un dirigente di seconda fascia, mentre l'UNIRE dispone di due direttori generali in servizio.
Dai dati dei primi mesi dell'anno 2007, pubblicati dall'amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato (AAMS), risulta che le scommesse ippiche sono in calo, con particolare riferimento alla scommessa Tris e ai suoi assimilati. È noto che nel nostro Paese si svolgono troppe corse e che la crisi economica dell'UNIRE è dovuta principalmente a tale fattore, nonché alle eccessive forme assistenziali di cui gode il settore, con conseguenti danni alle casse dello Stato per favorire il passatempo di pochi interessati.
Chiediamo pertanto quanto segue: per quale motivo l'UNIRE operi in assenza di bilancio di previsione relativo all'esercizio 2007, esponendo l'ente a gravi danni economici e giuridici, aggravati dal fatto che, come è ben noto, si sta operando in perdita, elargendo montepremi sproporzionati in rapporto alle entrate; per quale motivo non siano ancora stati ridimensionati il programma ippico ed il calendario delle corse per l'anno in corso, in ragione di un più equilibrato rapporto fra entrate e uscite; se sia vero che quasi tutti gli ippodromi italiani producono il loro business riversando tutte le passività delle corse sulle casse dell'UNIRE, con un danno per l'ente misurabile in oltre 100 milioni di euro annui e con un rapporto negativo tra i costi per la gestione delle corse e i ricavi relativi agli incassi dell'aggio sulle scommesse; se sia altresì vero che alcuni ippodromi, specialmente nel periodo estivo, effettuano le corse senza la copertura della rete per la raccolta delle scommesse, effettuando cioè le gare anche in notturna (fino ad oltre le ore 24), mentre gran parte delle agenzie ippiche chiudono i loro locali dopo le 22 o le 22,30 per mancanza di clienti scommettitori.
Chiediamo, inoltre, per quale motivo sia stato nominato un facente funzioni di segretario generale, pur in presenza di due direttori generali già operativi; per quale motivo sia stato scelto un dirigente di seconda fascia, già funzionante e rispondente a uno dei due direttori generali, ma privo della necessaria esperienza già maturata in analoghe funzioni; per quale motivo, giuridicamente sostenibile per un'amministrazione pubblica, si sia affidata una materia così delicata come quella inerente a corse, doping e scommesse, ad un consulente esterno, esautorando di fatto l'intera struttura pubblica interna dell'ente.
Vorrei sapere, infine, se, in assenza di bilancio di previsione e in presenza di capaci funzionari e dirigenti dell'ente, sia ammissibile elargire a un consulente esterno diverse migliaia di euro in funzione di una sola e ben identificabile professionalità nelle vastissime materie oggetto dell'incarico.
Per quanto riguarda poi alcune questioni di incompatibilità tra incarichi dei soggetti che svolgono funzioni apicali in UNIRE, credo che questa domanda si debba rivolgere direttamente al Ministro, unitamente ai motivi per cui, ad oggi, non sia ancora stato nominato un consiglio di amministrazione. In un periodo nel quale si


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parla di risparmio negli enti pubblici, di lotta agli sprechi e di trasparenza amministrativa, ci attendiamo una risposta chiara e precisa in questa direzione.

FLAVIO PERTOLDI. Saluto innanzitutto il commissario straordinario e i presidenti delle associazioni degli allevatori.
Vorrei impostare le mie domande sulla natura e sulla finalità del settore in generale, e quindi soprattutto sulle sue prospettive, piuttosto che su atti di indagine inerenti alla conduzione di questi ultimi anni, che ha comunque più ombre che luci.
Vorrei chiedere al presidente Melzi d'Eril qualche informazione circa l'ammontare del montepremi, che rappresenta la fonte principale e sostanziale di finanziamento, di aiuto e di sostentamento del settore in generale. Secondo quello che ha potuto constatare in questo anno scarso di governo dell'UNIRE, tale ammontare è congruo rispetto alle politiche di sostegno e sviluppo del settore, alla luce della riforma avviata nel 1999? Mi risulta che negli ultimi due anni, in merito alla ripartizione dei fondi tra il settore dell'allevamento e quello degli ippodromi, ci sia stata una riduzione di circa il 30 per cento negli stanziamenti all'allevamento, a fronte di un incremento di circa il 18-20 per cento nel settore degli ippodromi. Vorrei sapere se ciò corrisponda a verità ed avere eventualmente una conferma anche in merito alle ragioni di questa scelta.
Sempre riguardo alla riforma del 1999 - cui ho fatto prima un accenno -, vorremmo capire, anche attraverso un suo giudizio, se stia corrispondendo alle attese o se invece si ravvisi già da ora l'esigenza di ulteriori modifiche.
Mi è sembrato prima di capire che il fabbisogno di una raccolta più congrua troverebbe risposta, a partire dal 1o luglio, in un'estensione della rete dei punti di raccolta, che diventerebbero 12.000 a vocazione esclusivamente ippica e 4.000 misti. Questo corrisponde ad un quadro soddisfacente? E inoltre, quanti sono i punti di raccolta attualmente esistenti?
Infine, per ritornare alla natura non solo delle nostre curiosità, ma anche delle nostre competenze, in qualità di Commissione agricoltura, vorrei sapere, al di là degli aspetti innovativi cui lei accennava, compresi gli utilizzi nuovi, diversi, moderni e ambientali del cavallo, quali prospettive abbia oggi l'allevamento. Credo che a noi interessi l'allevamento in quanto settore di sviluppo dell'agricoltura e della zootecnia (in questo caso della zootecnia di pregio). Quali possibilità ha in prospettiva l'allevamento?

CLAUDIO FRANCI. Signor presidente, sarò telegrafico. Vorrei solamente fare una sottolineatura, perché molte della questioni sono già state affrontate da chi mi ha preceduto. Condivido molte delle domande formulate, mentre credo che altre - come l'ultima formulata dall'onorevole Marinello - vadano poste al Ministro e non al commissario qui presente.
La sottolineatura che vorrei fare è la seguente. Ascoltando l'introduzione fatta dal commissario, personalmente ho percepito che siamo di fronte a una situazione che potremmo quasi definire di amministrazione ordinaria, nella quale tutte le cose vanno sostanzialmente mettendosi per il meglio: l'allevamento del cavallo da corsa va bene - anche se esistono problemi riguardo al cavallo da sella - e, per quanto riguarda il debito, si punta ad un pareggio di bilancio con l'apertura in luglio di 12.000 nuovi punti vendita. Riassumo così le informazioni tratte dalla relazione.
A me pare, però, che questi elementi, che per noi possono anche essere rassicuranti, si scontrino con quanto è a conoscenza del Parlamento, dal punto di vista del funzionamento dell'ente e dei suoi bisogni, e che vi sia la necessità di una verifica della riforma introdotta nel 1999, riforma che ha comunque messo in atto una riorganizzazione, come diceva prima di me l'onorevole Pertoldi. Il commissario straordinario fa parte, di per sé, di una gestione straordinaria e non di quella normale, pur avendo un inizio e una fine.
Ho presente anche il fatto che, ogni volta in cui, nella precedente legislatura, questa Commissione - ma anche l'Assemblea - ha discusso dell'UNIRE, ci sono stati «scontri


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all'arma bianca»; a volte, taluni provvedimenti sono stati addirittura rinviati e da essi è stata stralciata la parte relativa all'UNIRE, perché questa non andava a fondo.
Rispetto al funzionamento e al futuro dell'UNIRE, nonché al futuro dell'allevamento del cavallo e del sistema ippico nel nostro Paese, credo che la Commissione vada messa nella condizione di conoscere al meglio le questioni oggi aperte e dove sia possibile intervenire, non tanto per analizzare il passato, ma per costruire il futuro. Ho l'impressione che altrimenti non faremo passi in avanti.

ANTONIO BUONFIGLIO. Signor presidente, anch'io condivido le osservazioni del collega Franci. Alcune domande andrebbero forse più utilmente poste direttamente al Ministro, nella prossima occasione di incontro.
Stante la situazione di commissariamento, cui si accompagna una procedura di riorganizzazione, perlomeno interna, mi interessa capire se il commissario intraveda possibilità di finanziamento ordinario. Indipendentemente dalle posizioni politiche, sappiamo che la questione intorno alla quale l'UNIRE gira da sempre, da molto tempo, è quella della titolarità delle scommesse. Molto spesso, alcuni - in maniera assolutamente bipartisan - considerano le scommesse ippiche come scommesse «normali», assolutamente sostituibili con altre. Non condividiamo questa posizione, anche perché l'UNIRE ha tra le sue finalità quella di contribuire allo sviluppo dell'allevamento italiano.
Per questo, sarebbe quindi utile capire quali possibilità di sviluppo veda il commissario Melzi d'Eril in questa gestione commissariale, visto che peraltro non apprende la materia da 48 ore o dal settembre 2006, momento in cui ha assunto il suo ruolo attuale, ma la conosce bene e da tempo. In questo senso, vorrei capire quale aiuto possa fornire la presente Commissione, sia nell'ottica di riportare finalmente l'UNIRE a una situazione di ordinarietà, sia in quella di fare in modo, tutti insieme, che essa abbia nuovamente una sua titolarità e una sua legittimità.
Vorrei formulare ora due domande brevissime e molto semplici, che possono - queste sì - essere rivolte direttamente al commissario.
Innanzitutto, visto che l'UNIRE finisce talvolta sui giornali per le scommesse e molto spesso per la lotta al doping, vorrei sapere quale sia la situazione attuale in quest'ultimo ambito, posto che esistono alcune voci - non so quanto vere - secondo cui l'attuale gestione avrebbe limitato la presenza di funzionari anti-doping per alcune corse particolari.
La seconda domanda è di natura meramente amministrativa e la pongo proprio perché la Commissione venga a conoscenza della risposta. Negli ultimi tempi, non si fa che parlare di costi, di incompatibilità e di ineleggibilità; ad esempio, la scorsa settimana il Parlamento è stato messo in qualche modo sotto accusa, dopo aver respinto la dichiarazione di ineleggibilità di due suoi componenti. Tuttavia, le situazioni di incompatibilità e di ineleggibilità, in genere, non sussistono solo per i parlamentari, ma anche per un'altra serie di incarichi. Infatti, mi risulta che l'11 maggio scorso sia stato nominato il collegio sindacale dell'UNIRE, che vede al suo interno, come membro effettivo, una persona che mi sembra sia - ma solo il commissario potrà confermarlo - amministratore unico di una società detenuta al 100 per cento dall'UNIRE. In considerazione di tutto questo, vorrei sapere se questa persona abbia sciolto la sua situazione di incompatibilità entro i 30 giorni dalla nomina, così come prevede l'articolo 4 del decreto legislativo n. 449 del 1999.

PRESIDENTE. Do la parola al commissario Melzi d'Eril per la replica.

GUIDO MELZI d'ERIL, Commissario straordinario dell'Unione nazionale per l'incremento delle razze equine (UNIRE). Per quanto concerne il «tesoretto», posso dire di conoscerlo molto bene anche dal punto di vista del suo funzionamento, avendolo deliberato nel 2000: è lì, anche se si tratta di


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un «tesoretto» ridotto. Avevo ragione allora, quando sostenevo che sarebbe dovuto essere molto più consistente. In realtà, venne ridotto e, di fatto, non ha mai corrisposto alle attese; ricordo che stiamo parlando di 52 milioni di euro stanziati per il rinnovamento degli ippodromi e che per il rinnovamento degli stadi italiani si parla invece di miliardi di euro. Era quindi sicuramente una cifra inadeguata per gli ippodromi, che accusano in maniera molto marcata i segni del tempo. Si trattava di un provvedimento veramente insufficiente già nel 2000, immaginiamoci adesso!
La realtà è che tutti i progetti di allora sono stati in seguito approvati, ma di fatto solo qualcuno di essi è stato realizzato, perché gli altri non sono stati finanziati. Molti nutrono legittime attese su questo «tesoretto», ma credo che, essendo nel frattempo aumentato il costo dei lavori ed essendosi piuttosto ridotta la sua consistenza, alla fine ci sarà un avanzo.
Esprimo con estrema franchezza - come sono abituato a fare - il mio parere e dico che si dovrebbe tenere fede agli impegni presi dall'ente (che è pubblico), pagando, com'è giusto, chi ha effettuato regolarmente i lavori ed ha tutte le carte in regola per essere pagato. Tuttavia, l'avanzo dovrebbe restare all'ente, che valuterà gli scopi cui destinarlo. Penso che ne avanzerà una cifra abbastanza consistente, ma affinché tale cifra possa essere allocata altrove e per evitare che rimanga bloccata sine die, occorre fare il primo passo e chiudere la partita di cui parlavo. Gli avanzi verranno poi destinanti agli scopi dell'ente. I soldi non sono quindi andati da nessuna parte, anche se sicuramente si è corso questo rischio.
Per quanto riguarda il doping, dico semplicemente che una commissione ha lavorato su questo problema, delicatissimo per tutti gli sport, non solamente nell'ippica. È un discorso di «guardie e ladri»: si continua a rincorrere disperatamente nuovi prodotti e per ognuno di essi occorre fare grossi investimenti, che non sempre l'ente è in grado di effettuare. Si tratta quindi di un grosso problema perché, benché in Italia vi siano altri punti di analisi, l'unico laboratorio tossicologico per animali è UNIRELAB. Esso ha intrapreso un certo percorso per ottenere la certificazione, nonostante tale requisito non fosse vincolante, ma solo suggerito. Le analisi di UNIRELAB sono già assolutamente probanti, ma tra giugno ed ottobre arriverà comunque questo riconoscimento.
Per quanto riguarda il fatto che da dieci anni ci siano sempre le stesse persone, non credo sia così semplice, per un ente pubblico, accantonare talune figure senza motivi plausibili o far fare ai tossicologi un altro mestiere. La sua considerazione può essere condivisibile, ma di fatto non credo si possa dire «arrivederci e grazie» a qualcuno, solo perché è presente da dieci anni.
Riguardo al doping, è chiaro che tutti i vincitori di corse designati dalla giuria vengono sottoposti ai controlli. Il fenomeno esiste, come in tutti gli sport, e forse anche in misura minore, ma indubbiamente si tratta di una pratica che si autoalimenta. Lo sconfitto, in una corsa di cavalli, come in altre discipline sportive, accusa sempre il vincitore di essere «dopato». I controlli previsti sono comunque efficaci: esistono recinti di isolamento per i cavalli che fanno un certo tipo di corse importanti, e in qualunque momento e in ogni allevamento esiste la possibilità di fare analisi tossicologiche. Sono state fatte addirittura analisi ai cavalli portati alle aste, quindi non ancora in corsa, per verificare che non fossero stati trattati con anabolizzanti. La ricerca avviene quindi in profondità, ma la materia resta comunque difficile perché, come dicevo prima, si gioca sempre a «guardie e ladri».
Venendo al tema delle consulte tecniche, si è tentato di farle, perché previste dallo statuto, ma senza successo. Dopo mesi di lavoro, di traffici e di polemiche, le stesse categorie vi hanno rinunciato nella primavera del 2006 (vi sono documenti che lo attestano). Molto prima di arrivare all'UNIRE, avevo affermato che ritenevo importante la creazione di un board di 4 o 5 esperti, di supporto al commissario nelle specifiche materie di trotto, galoppo, sella, e così via. Così come avevo preannunciato, l'ho effettivamente costituito, avvalendomi


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di persone esperte del settore, con un curriculum sicuramente molto valido. Tra di essi, figura chi si è occupato dell'associazione allevatori per trent'anni, chi ne è stato vicepresidente, chi è stato commissario e presidente del Jockey Club (l'ente tecnico del galoppo), chi è stato allenatore e presidente degli allenatori per vent'anni. Insomma, si tratta di persone qualificatissime e ciò, naturalmente, non comporta alcun costo per l'ente. Queste persone, ad esempio, si pagano anche le trasferte, compreso chi viene da Milano. Ho fatto quindi una scelta intuitus personae, ritenendo che fossero tutti soggetti adatti a dare una mano in questa vicenda.
Per quanto concerne la pianta organica, essa è stata fatta nel 2004, ma mai approvata dal Ministero. Personalmente, ho poca possibilità di intervenire in questa vicenda. Il concorso è stato fatto l'anno scorso, ma è «annegato» in un mare di ricorsi, tuttora in piedi. È chiaro che l'organico dell'UNIRE è carente, anzi carentissimo. L'UNIRE dovrebbe essere un ente tecnico, perché tale è la sua qualifica, eppure è carente di tecnici, il che spiega la nomina di Maurizio Mattii, che valuto un tecnico molto valido nel suo settore.
All'interno dell'UNIRE, indubbiamente, i tecnici non ci sono. Al responsabile del settore del trotto, ad esempio, non è stato possibile rinnovare il contratto a causa della legge Bersani; una signora è andata in ferie, un'altra soffre di tumore e un'altra ancora aspetta un figlio. Il trotto italiano - parliamo di 15.000 corse - è «decapitato», ma non posso assumere nessuno. Quando sono arrivato all'UNIRE, ho trovato un certo numero di persone, alle quali non ho certamente potuto rinnovare i contratti. È vero che la mia attuale gestione è straordinaria, ma il Ministero ha i bilanci preventivi del 2007, che noi abbiamo predisposto. Tuttavia, non essendo intervenuta, dal gennaio scorso sino ad una settimana fa, la nomina del collegio sindacale, tali bilanci sono rimasti chiaramente monchi. Non è vero che non ci fossero: ci sono, eccome!
Insomma, stiamo parlando di una situazione di assenza totale di tecnici qualificati all'interno dell'ente, che non si sono potuti assumere nel tempo. Inoltre, non è stato possibile costruire questa struttura. Se qualcuno mi chiedesse oggi se l'UNIRE è un ente tecnico, francamente balbetterei, non sapendo cosa rispondere. Forse, nel settore della sella ci sono 4 o 5 persone qualificate; nel galoppo ce ne sono altrettante, ma se due di esse dovessero essere fuori causa per una gamba rotta, saremmo sempre daccapo. Non sono stati fatti concorsi per i ricambi e non è possibile assumere consulenti, il che è ovvio, perché un ente non può ricorrere a consulenti, se non in rarissime occasioni.
Tornando nuovamente a Maurizio Mattii, va detto che la Tris stava andando in picchiata, in quanto ha avuto grosse carenze fin dalla nascita. Secondo me, tale prodotto andava strutturato diversamente, come ho descritto nel volume da me presentato all'AAMS. Benché non avessi titolo per presentare il mio volume all'AAMS, esso mi ha risposto con una lettera, nella quale lo approva incondizionatamente e per intero. Il volume contiene il progetto del commissario UNIRE per l'inserimento di nuove scommesse, la modifica di quelle esistenti, la ristrutturazione delle scommesse Tris, Quartet e Quintet.
Ho fatto dunque un lavoro non da poco, estremamente tecnico, interamente approvato dall'AAMS. Credo di aver agito ultra petitum, perché in realtà dovrei occuparmi solo di corse di cavalli, considerato che l'UNIRE, essendo un ente tecnico, non ha il compito di proporre scommesse. Avendo però un'esperienza pluriennale, ho dato ben volentieri una mano, da loro accettata, che ha permesso di fare insieme un certo percorso. Se poi il sottosegretario Grandi dice che dal 1o luglio torneremo indietro, cosa posso farci? È stato svolto un concorso, il Governo ha già incassato i soldi e sono stati assegnati 12.000 punti di vendita, per mezzo dei quali mi auguro - prendiamo carta e penna! - si possano ottenere cifre interessanti, sicuramente i 50 milioni che mancano al bilancio dell'UNIRE. Se però tutto questo percorso è stato mal ideato o verrà mal realizzato, non posso farci niente, perché non compete a me, bensì all'AAMS.


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Poiché le fonti di finanziamento dell'ente sono costituite solamente dalle scommesse, è chiaro che, ove il settore delle scommesse non si rivitalizzasse (come invece ritengo possibile), a quel punto dovremmo vedere il da farsi. Anch'io sono convinto che il nuovo sistema non partirà dal 1o luglio, perché sono in gioco questioni legate ai diritti acquisiti e ad altri problemi, e perché non vedo molta voglia di muoversi in questa direzione.
Anch'io nutro delle preoccupazioni: non vorrei, ad esempio, che in ciascuno dei 12.000 punti vi fossero cinque slot machines, di cui l'ippica dovrebbe affrontare la concorrenza. Pensate che nelle agenzie ippiche, dove si creano le risorse per il settore ippico, è stato consentito di aggiungere le slot machines, il cui numero, inizialmente contingentato, è stato successivamente allargato. È chiaro che i soldi di chi entra in un'agenzia ippica non sono infiniti: se li spende in un gioco, non li ha più per un altro. Non possiamo inventare le risorse per l'ippica o metterci a chiedere i soldi agli angoli delle strade. L'AAMS ha compiuto le proprie scelte, che forse sono scelte di quantità - sulle quali io non posso interferire -, e non di difesa di questo settore che - lo ammetto - porta poco all'erario, ma dà lavoro a 30.000 persone o più. Si tratta di fare delle scelte. Il «gratta e vinci» - e lo stesso vale per le slot machines e per l'Enalotto - porta sicuramente soldi allo Stato, ma dietro di essi non vi è l'allevamento, né l'agricoltura, né la difesa del territorio (centinaia di migliaia di ettari difesi e tenuti bene).
Questa realtà è importante non solo in Italia, ma anche nel mondo, e va in qualche modo difesa. Non chiediamo una difesa particolare e non siamo così lontani da un possibile pareggio di bilancio. Si tratta di vedere il bicchiere mezzo pieno, piuttosto che mezzo vuoto.
Questo periodo di gestione straordinaria ha in un certo senso aiutato a «tagliare il tagliabile» nella gestione dell'ente. In questi mesi, si è sicuramente tagliato l'impossibile e in futuro si cercherà quindi di ridimensionarsi più in basso. Riguardo alla possibilità di tagliare il montepremi, dico con convinzione assoluta - insieme ad autorevoli rappresentanti che possono confermarlo - che, se il montepremi fosse sceso alla cifra proposta nel bilancio di previsione redatto dal precedente segretario generale, si sarebbe arrivati immediatamente al collasso del settore. Sono pronto a firmare e a sottoscrivere quanto da me affermato.
Ho vinto la mia prima corsa nel 1960 - 47 anni fa - e credo di conoscere il settore, di averlo girato in tutto il mondo, al punto che mi sento di poter dire, a ragion veduta e in piena coscienza, che con il 30 per cento in meno di risorse, come era stato proposto, il settore sarebbe immediatamente collassato, insieme a tutti gli investimenti effettuati in questi anni e a tutti i relativi posti di lavoro. Non potevo assolutamente accettare tale esito, e dunque ho fatto il possibile e l'impossibile affinché il montepremi del 2007 si attestasse sui 220 milioni di euro, che ritengo la cifra minima di sopravvivenza, peraltro difficilissima da sostenere. Tuttavia, ritengo anche che i numeri di bilancio lo consentano, naturalmente a condizione che siano approvati. Può darsi che il collegio dei sindaci o il Ministero non li approvino, ma io non sono un navigatore solitario, che gira in barca per i mari, e sono sottoposto ad una serie di controlli. Anche riguardo al «tesoretto», non sono io a decidere, bensì un collegio sindacale, un segretario generale ed il Ministero vigilante. Al massimo, posso avanzare delle proposte, ma se commetto degli errori c'è chi può «tirarmi le orecchie».
Per venire ad un'altra domanda, il compenso di Mattii è pari a 9.300 euro. Vive a Roma a proprie spese (è di Montegiorgio) e quindi non prende soldi di trasferta; non percepisce alcun rimborso per le spese telefoniche, lavora venti ore al giorno e muove un quantità ingente di soldi. Con lui abbiamo immaginato un percorso nuovo, che condivido e che ho sottoscritto. Esso prevede di diminuire il numero degli eventi e al contempo di migliorarli. Secondo me, le corse, così come erano organizzate, stavano andando a picco. I primi giorni abbiamo fatto fatica, ma ciò era immaginabile perché non abbiamo una lira per fare comunicazione e dobbiamo quindi puntare


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sul passaparola; inoltre, non facciamo promozioni e non possiamo fare grandi cose. Quest'anno l'AAMS non ha ancora aggiudicato la gara per la pubblicità.
Noi dobbiamo purtroppo competere in un mercato dinamico - al pari di quelli dello spettacolo, del tempo libero e dello sport -, e un ente pubblico (ma soprattutto l'UNIRE, cioè un elefante) fa fatica a restare in questo tipo di mercato. Noi dovremmo essere rapidi negli interventi, nelle decisioni e nelle scelte.
Quando ho scelto di togliere due Tris, per esempio, è successo l'inferno, ma dopo tre settimane c'è stata un'esplosione. Non è vero che ho ritenuto di aver sbagliato e che per questo ho reintrodotto due Tris: l'ho fatto semplicemente perché sono ricominciate le notturne. Avevo tra l'altro avvisato l'AAMS che per venti giorni avrei fatto questo esperimento, il quale - chiedo scusa - mi ha dato ragione. In tutta umiltà, si valuterà poi insieme a loro se sarà il caso o meno di ripeterlo a settembre o ad ottobre. Secondo me, se non si interviene, non si va da nessuna parte e noi, in quel momento, stavamo andando a picco. Tra l'altro, in questo Paese le scommesse andavano a picco da 30 mesi ed hanno dato segni di risveglio per la prima volta nello scorso mese di maggio. Dico oggi che - e ne sono convinto - nel mese di giugno, dopo tanti mesi, registreremo per la prima volta un segno positivo. Credo quindi che la mia esperienza, nella fattispecie, sia servita.
Vorrei aggiungere qualcosa sulla questione della Corte dei conti e di Maurizio Mattii. Abbiamo un rappresentante della Corte dei conti nel collegio dei sindaci che dirà la sua; poi lo farà anche il dottor Patti (che forse conoscerete di nome, perché a Roma non fa passare niente a nessuno), ma sono tranquillo perché ritengo di aver incaricato una persona di grandissimo valore tecnico.
Sono convinto che il metodo del «sorteggino», con cui precedentemente erano stabilite le corse, fosse assurdo. Alla fine vedremo i risultati.
Sono lì per «fare il cireneo», ma non mi va di farlo: l'ho fatto perché mi andava, ma chiaramente la situazione non è facile. Sei anni fa, sono stato mandato via. Premetto che sono stato il primo in questo Paese a fare un blind trust, allora presieduto dal presidente dell'ordine nazionale dei commercialisti; a presiedere quello attuale ci sono un avvocato e un commercialista di chiara fama.
Quando il Ministro mi disse di disfare il blind trust e di vendere le partecipazioni, l'ho fatto, anche se non aveva molto senso. Non le ho mai più ricomprate e non sono mai più ritornato a lavorare in quelle società.
Si discusse, allora, se una partecipazione fosse stata venduta o meno. I fatti dicono che avevo ragione: quella partecipazione era stata venduta, tant'è vero che vi si allena la Juventus (a Vinovo, nei pressi di Torino). Sono stato mandato via, e dignitosamente me ne sono andato. Anche adesso ho fatto tranquillamente il mio blind trust; se poi un giorno mi diranno che ho conflitti di interesse, vedremo.
Mi è stato chiesto perché per la prima tappa di Supertris sia stato scelto l'ippodromo di Torino. Quello di Torino è l'ippodromo «martire» perché, essendomene occupato sempre io, ha avuto meno di tutti gli altri. Tuttavia, è considerato un ippodromo di particolare affidabilità e la tendenza ad assegnarvi talune corse nasce probabilmente da questo.
Mi si chiede se il montepremi attuale sia congruo: a mio avviso, non lo è. I 220 milioni di cui parlavo prima non possono costituire un montepremi congruo al livello di sviluppo della nostra ippica. Cito un esempio banalissimo: a Parigi, nell'ambito della riunione d'inverno di trotto, la media per corsa ammontava a 48.000 euro; nella riunione di Milano, la cifra si aggirava intorno ai 4.000-5000 euro. I cavalli costano là come qua, noi corriamo a Parigi così come loro vengono a correre da noi. Facciamo insomma la stessa cosa, ma la differenza è di uno a dieci. Le loro attività sono evidentemente molto più fiorenti delle nostre e le regole per la raccolta delle scommesse sono a loro volta del tutto diverse.
Il nostro settore è chiaramente in grande difficoltà, ma insisto nel dire che ciò dipende dal fatto che, mentre in precedenza


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avevamo il monopolio, si poi è scelto di allargare moltissimo le proposte di scommessa; è giusto così, perché lo Stato ha portato a casa molti soldi, anche se il nostro settore è rimasto indietro.
Vorrei anche dire che la rete delle agenzie ippiche è stata costruita con i soldi dell'ippica perché tutte queste attività sono state realizzate con i soldi dell'ente. Una volta costruita la rete, al suo interno sono state successivamente inserite dapprima le scommesse sportive, e poi anche le slot machines, dando vita quindi a punti-gioco. Sono imprenditori ed hanno fatto il loro mestiere, questo è chiaro. Di fatto, tuttavia, l'ippica ha costruito una rete ed una propensione alla scommessa che, alla fine, però non le hanno portato frutti; si è trattato di un investimento che ha portato frutti, gratuitamente, ad altri.
È stato chiesto se la sentenza del TAR limiti la mia azione. Il giorno in cui dovesse limitarla me ne andrò da solo, e sarò io il primo ad andarmene. Può darsi che ad un certo punto questo accada. Del resto, come si dice, le sentenze non si criticano ma vanno accettate; devo dire che personalmente non l'ho accettata molto, tuttavia esiste. Non ho quindi altro da dire.
In merito al discorso inerente al direttore generale, all'UNIRE vi era una situazione tale per cui volevo che quel ruolo fosse ricoperto pro tempore. Mi sono pertanto munito di un parere legale, che mi ha confortato; ho scelto una persona che conosco da trent'anni ed alla quale sono legato da un rapporto fiduciario. Anche se solo per un incarico pro tempore, il mio rapporto con il segretario generale deve infatti essere di tale natura. Non conoscevo gli altri, mentre conoscevo questa persona da 30 anni. Tale scelta non ha comportato alcun onere aggiuntivo all'ente; egli era disponibile ad una soluzione pro tempore ed ha consapevolmente firmato una dichiarazione in merito, in attesa che l'UNIRE ricercasse una persona adeguata. Credo di aver seguito un percorso chiaro e che sotto questo profilo non vi sia una grande conflittualità, ma anzi, tutto sommato, una certa intesa.
Venendo alla questione degli orari, ci sono certamente delle valutazioni differenti. Per un verso, se d'estate si corre la sera, più facilmente si porta pubblico nuovo - gente che accorre per svago - negli ippodromi. Per altro verso, a quell'ora, nei punti-vendita e nelle agenzie dislocate nelle zone periferiche della città, c'è meno gente che esce di casa, magari per paura o per altri motivi. Gli stessi operatori di agenzia non lavorano tanto volentieri la sera, magari perché hanno già lavorato il pomeriggio e perché dover fare due turni diventa pesante. Si tratta, insomma, di un male necessario. È chiaro che le corse notturne forse non rendono come quelle diurne, ma è anche il momento dell'anno in cui si porta più gente e si hanno più feste. Altrimenti, tanto varrebbe fare le corse virtuali senza pubblico.
L'estate è il momento in cui c'è il pubblico, c'è gente, ci sono dinamismo ed allegria. È vero invece che non è il momento in cui si fanno più scommesse, ma del resto abbiamo già massicciamente occupato tutto il tempo possibile e immaginabile, per raccogliere scommesse ippiche e sportive. Come noto, i punti vendita rimangono aperti dalle 10 alle 20. Forse, potrebbero rimanere aperti, qualche volta, fino a mezzanotte. Capisco che non sia il massimo, ma, d'altro canto, si tratta solo di due mesi e mezzo.
Rispetto alla riforma dell'ente avvenuta nel 1999, ritengo necessarie alcune modifiche. L'UNIRE sarebbe dovuto diventare un ente tecnico, il che, di fatto, non è accaduto. Innanzitutto, metà delle agenzie ippiche fa capo a noi, mentre l'altra metà fa capo all'AAMS, il che costituisce di per sé un'incongruenza. Noi siamo, tra l'altro, dei pessimi controllori delle agenzie ippiche; francamente, sarebbe meglio se l'intera gestione fosse assegnata ad un solo soggetto, rendendo l'UNIRE effettivamente un ente tecnico.
Anche da questo punto di vista, esistono certamente delle anomalie perché, in fondo, l'UNIRE fa la produzione, mette in pista 30.000 persone, cavalli, corse, organizzazione, giudici - insomma una grossa organizzazione -, ma non ha alcuna voce in


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capitolo sulla rete di vendita. È come se la FIAT costruisse le automobili e le appoggiasse alla porta, sperando che qualcuno le venda. È singolare che l'azienda ippica, che produce questo spettacolo e questo sport, non abbia di fatto alcun ruolo ben codificato nella vendita del suo prodotto. Questa è effettivamente una distorsione, piccola o grande che sia, nonché un problema. Forse, il riordino del 1999 avrebbe bisogno di un restyling; oppure si dovrebbe cercare di capire se si siano effettivamente raggiunti gli scopi perseguiti. Qualche aggiornamento va forse fatto, perché la continua alternanza tra consigli d'amministrazione e commissari non giova. Evidentemente, c'è qualcosa che non quadra da questo punto di vista, anche perché l'ente avrebbe bisogno di continuità e di un progetto da portare avanti; invece, c'è estrema volatilità sotto questo profilo.
Credo di aver detto più o meno tutto.

ANTONIO BUONFIGLIO. Era stata posta una domanda sul collegio sindacale.

GUIDO MELZI d'ERIL, Commissario straordinario dell'Unione nazionale per l'incremento delle razze equine (UNIRE). Credo che questo non dipenda da me. Il collegio dei sindaci ha tenuto una riunione il 6 giugno e ne terrà un'altra domani, 14 giugno. Il presidente viene dalla Ragioneria dello Stato e mi sembra persona di alto livello. Saranno loro, e non io, a fare una valutazione in merito. Ho chiesto a lui personalmente se vi fosse incompatibilità, ricevendo una risposta negativa. Credo tuttavia che tale valutazione debba essere fatta all'interno del collegio dei sindaci o a livello di Ministero.

ANTONIO BUONFIGLIO. Vorrei fare solo una puntualizzazione. Come credo si affermi anche nel decreto di nomina, l'ente deve comunque rispondere entro i trenta giorni successivi, per rendere noto se siano state rimosse le cause di incompatibilità. Poiché il decreto mi risulta essere stato approvato in data 11 maggio, penso che l'ente, allo stato attuale, avrebbe dovuto rispondere sulle eventuali cause di incompatibilità almeno entro l'11 giugno. La questione non può essere rimessa alla singola iniziativa. Vorrei sapere solamente se sia stato fatto o meno.

GUIDO MELZI d'ERIL, Commissario straordinario dell'Unione nazionale per l'incremento delle razze equine (UNIRE). No, entro l'11 giugno non abbiamo risposto in merito all'incompatibilità di Varini.

PRESIDENTE. Ringrazio il dottor Melzi d'Eril e gli altri ospiti che lo hanno accompagnato.
Dichiaro conclusa l'audizione.

La seduta termina alle 15,20.