Commissioni Riunite III e IV - Resoconto di mercoledý 13 settembre 2006


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SEDE REFERENTE

Mercoledì 13 settembre 2006. - Presidenza del presidente della IV Commissione Roberta PINOTTI. - Interviene il sottosegretario di Stato per la difesa, Emidio Casula.

La seduta comincia alle 15.05.

DL 253/06: Partecipazione italiana alla missione in Libano.
C. 1608 Governo.
(Seguito dell'esame e rinvio).

Le Commissioni proseguono l'esame del provvedimento, rinviato, da ultimo, nella seduta del 12 settembre scorso.

Roberta PINOTTI (Ulivo), presidente e relatore per la IV Commissione, avverte che sono pervenuti i pareri favorevoli delle Commissioni I, II, V, VIII, e XI e il parere del Comitato per la legislazione. Precisa che la V Commissione, nell'esprimere il proprio parere favorevole, ha posto una condizione, ai sensi dell'articolo 81, quarto comma, della Costituzione, volto a puntualizzare che lo stanziamento relativo agli interventi di cooperazione allo sviluppo di cui all'articolo 1, pari a 30 milioni di euro, si riferisce all'anno 2006. La predetta condizione è recepita dall'emendamento 1.1 dei relatori (vedi allegato); avverte altresì che, oltre al citato emendamento, è stato presentato l'emendamento 5.1 Gamba (vedi allegato), volto ad applicare alla missione in Libano il codice penale militare di guerra. Sul citato emendamento anche a nome del relatore per la III Commissione, esprime parere contrario in quanto esso affronta una questione su cui il Parlamento si è già espresso.

Il sottosegretario Emidio CASULA esprime parere conforme a quello dei relatori in quanto il carattere dichiaratamente pacifico della missione in Libano rappresenta un atto di fiducia nei confronti del popolo libanese che ospiterà sul proprio territorio la missione delle Nazioni unite. Ritiene pertanto che il ripristino della norma sul codice penale militare di guerra, applicata alle missioni in Iraq e in Afghanistan fino all'approvazione della legge 4 agosto 2006, n. 247, recante disposizioni per la partecipazione italiana alle missioni internazionali, sia poco adeguato al contesto attuale e presenti profili


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problematici dal punto di vista del messaggio lanciato ai popoli dei paesi interessati dalla missione.

Pierfrancesco Emilio Romano GAMBA (AN), illustrando il proprio emendamento 5.1, di cui auspica l'approvazione, sottolinea che esso affronta una questione oggetto di precedenti dibattiti parlamentari che, fino alla fine della scorsa legislatura, si sono sempre conclusi con la puntale conferma della applicazione del codice penale militare di guerra alle missioni dei militari italiani all'estero. In occasione dell'esame dell'ultimo provvedimento per la proroga delle missioni internazionali, licenziato dall'attuale Governo, è stata disposta per la prima volta l'applicazione al contingente italiano del codice penale militare di pace: considerato che la missione in Libano interessa un numero assai elevato di militari e presenta specifici aspetti di pericolosità, è opportuno invece confermare anche in questa occasione la vigenza del codice penale militare di guerra, che garantisce condizioni di maggiori sicurezza per il contingente italiano.

Sergio D'ELIA (RosanelPugno) preannuncia, anche a nome del suo gruppo, il voto contrario sull'emendamento Gamba 5.1. Ritiene, infatti, che la richiesta avanzata sia contraddittoria sul piano politico e simbolico nei confronti dell'opinione pubblica, anche alla luce delle recenti dichiarazioni del Presidente della Repubblica sul carattere pacifico della stessa missione in Iraq, nonché del fatto che la missione in Libano si svolge sotto l'egida delle Nazioni Unite e in conformità con l'articolo 11 della Costituzione.

Giuseppe COSSIGA (FI) preannuncia il voto favorevole del gruppo di Forza Italia sull'emendamento Gamba 5.1 che ritiene condivisibile per ragioni di sostanza. Al tal proposito ricorda che nel corso della XIV legislatura fu addirittura valutata l'opportunità di provvedere alla individuazione di uno strumento giuridico ad hoc, considerato che le missioni dei militari italiani all'estero non possono essere considerate né di pace né di guerra. Rileva in proposito che la posizione di contrarietà dichiarata dal deputato D'Elia è motivata da ragioni di mero carattere formale e non da una consapevolezza in ordine all'impatto derivante dall'applicazione dell'uno o dell'altro strumento giuridico. Considera, altresì, grave che il Governo fondi la propria scelta su ragioni di tipo mediatico, dando così adito a dubbi in ordine alla sua consapevolezza circa gli aspetti di merito.

Pietro MARCENARO (Ulivo) osserva che il parere espresso dai relatori e dal Governo è sufficientemente motivato dal principio giuridico del ne bis in idem. Il Governo si è, infatti, già espresso sulla questione in occasione dell'esame del provvedimento sulla proroga delle missioni in Iraq e Afghanistan. Alla luce dei reiterati richiami da parte dell'opposizione alla presunta continuità che dovrebbe sussistere nella politica estera italiana, appare anacronistico che si proponga adesso l'introduzione di un elemento di forte discontinuità rispetto ad una decisione già maturata in Parlamento.

Pier Ferdinando CASINI (UDC), nel ribadire l'orientamento favorevole del suo gruppo sul provvedimento in esame, come già affermato in diverse occasioni, preannuncia l'astensione del gruppo sull'emendamento Gamba 5.1, pur comprendendo sul piano logico i rilievi mossi dal deputato Cossiga: sembra, infatti, che il rappresentante del Governo non abbia piena contezza della questione inerente l'applicazione del codice penale militare di guerra, che attiene alla sicurezza dei militari italiani e non a meri aspetti di immagine. Osserva che è forse questo il momento di valutare la definizione di una nuova fattispecie di garanzia giuridica, adeguata alla specificità di questo tipo di missioni. Sul punto è possibile che le forze politiche si confrontino nella consapevolezza delle reciproche differenze. Considerata poi la difficoltà di distinguere in modo netto la missione in Afghanistan da quella in Libano o la missione in Kosovo da quella in Libano, ritiene che sussista l'esigenza di


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superare gli strumenti giuridici attuali che non corrispondono alla realtà delle missioni militari all'estero. Nel ribadire il voto di astensione del suo gruppo sull'emendamento in questione, conferma la propria comprensione per le preoccupazione manifestate dai gruppi di Forza Italia e Alleanza Nazionale, che riguardano la sicurezza dei militari italiani.

Gerardo BIANCO (Ulivo), nell'esprimere apprezzamento per la posizione dichiarata dal deputato Casini per il suo gruppo, ritiene necessario chiarire la linea degli altri gruppi di opposizione. Ricordando che il deputato Fini in una precedente seduta ebbe occasione di prospettare la presentazione presso l'Assemblea di un atto di indirizzo volto a definire le missioni in Afghanistan, Iraq e Libano come missioni di pace, non ritiene comprensibile la necessità di procedere adesso a stabilire l'applicazione del codice penale militare di guerra ad una di tali missioni. In relazione a quanto osservato dal deputato Cossiga circa il carattere ibrido delle missioni militari all'estero, sottolinea che ai sensi della nostra Costituzione l'Italia non può che partecipare a missioni militari di pace.

Carmelo BRIGUGLIO (AN), nell'auspicare l'approvazione dell'emendamento Gamba 5.1, di cui è cofirmatario, ritiene apprezzabile l'osservazione del deputato Bianco, da lui considerato un collega di particolare esperienza parlamentare che non può non ricordare gli esiti di passati dibattiti parlamentari su analoghe questioni. Ritiene pertanto non comprensibile l'espunzione del riferimento al codice penale militare di guerra da un provvedimento che, compreso in ultimo il disegno di legge presentato dal governo Prodi prima della sua approvazione come legge n. 247 del 2006, ha sempre incluso tale norma. A suo avviso, la modifica apportata dal Parlamento in occasione dell'ultimo disegno di legge per la proroga delle missioni militari all'estero è avvenuta al solo scopo di assecondare le ragioni dei gruppi della cosiddetta «sinistra radicale», interni alla maggioranza.

Sergio MATTARELLA (Ulivo), nel ricordare che la modifica costituì il risultato della approvazione di un suo emendamento, precisa di non essere un componente dei gruppi parlamentari testé citati dal deputato Briguglio.

Carmelo BRIGUGLIO (AN) osserva che, se il riferimento formale al codice penale militare di pace ha per obiettivo l'impatto sull'opinione pubblica ed è mirato a contrassegnare in modo negativo le precedenti missioni in Afghanistan e Iraq, è da ritenere a maggior ragione condivisibile la posizione espressa dal deputato Fini nella seduta del 6 settembre scorso.
Intervenendo quindi sui lavori delle Commissioni, ritiene opportuno che si proceda domani alla deliberazione sul conferimento del mandato ai relatori.

Roberta PINOTTI, presidente, rileva che la questione posta sui lavori delle Commissioni sarà affrontata appena conclusa la discussione in corso degli emendamenti.

Iacopo VENIER (Com.It), nell'esprimere l'orientamento contrario del suo gruppo sull'emendamento Gamba 5.1, ricorda che la decisione di applicare il codice penale militare di pace anche alle missioni in Iraq e Afghanistan è sempre stata avanzata nella precedente legislatura ed è avvenuta con la legge 4 agosto 2006, n. 247 contestualmente alla approvazione di una mozione con la quale si è deciso di ridefinire la missione in Afghanistan. È evidente, a suo giudizio, che l'opposizione intende trasformare il provvedimento in esame in una sorta di «mandato al combattimento», secondo la stessa logica che ha governato le precedenti missioni. Le ragioni del Governo relative al mantenimento della norma sul codice penale militare di pace sono pertanto da considerare sostanziali.

Le Commissioni approvano quindi l'emendamento dei relatori 1.1 e respingono l'emendamento Gamba 5.1.

Giuseppe COSSIGA (FI), intervenendo sui lavori delle Commissioni, osserva che,


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anche in relazione a quanto affermato dal deputato Casini, sia opportuno proseguire domani al fine di consentire al più elevato numero di deputati possibile di prendere parte alla deliberazione relativa al conferimento del mandato ai relatori.

Pier Ferdinando CASINI (UDC) concorda con l'osservazione del deputato Cossiga se essa è mirata a promuovere una decisione il più possibile condivisa.

Andrea PAPINI (Ulivo), nell'esprimere condivisione su quanto precisato dal deputato Casini, osserva che il prolungamento dei lavori parlamentari alla giornata di domani in nessun modo può essere considerato il frutto del mancato rispetto da parte della maggioranza di tempi di lavoro concordati in precedenza.

Ramon MANTOVANI (RC-SE) ritiene che sia in ogni caso positivo andare incontro alle richieste di colleghi deputati relative a maggiori tempi di riflessione in quanto ciò è utile a mantenere un clima collaborativo nei lavori delle Commissioni.

Leoluca ORLANDO (IdV) aderisce al punto di vista espresso dal deputato Casini in quanto ritiene che il tema imponga il massimo coinvolgimento di tutti i deputati e rispetto per i militari impegnati nelle missioni.

Roberta PINOTTI (Ulivo), presidente, alla luce degli orientamenti emersi nel corso del dibattito, propone che le Commissioni tornino a riunirsi nella giornata di domani a partire dalle ore 10.

Ramon MANTOVANI (RC-SE) ricorda che secondo l'originaria articolazione dei lavori domani era prevista una seduta per le ore 14 e che pertanto, in considerazione di tale indicazione, il suo gruppo ha provveduto ad indire un'importante riunione della direzione per domani alle ore 10.

Lorenzo CESA (UDC) rappresenta la necessità che ai fini della convocazione della seduta di domani si tenga conto di una rilevante manifestazione organizzata dal suo gruppo nel corso del pomeriggio.

Andrea PAPINI (Ulivo), alla luce di quanto prospettato, propone che l'orario della seduta di domani sia definito ascoltando i componenti dell'Ufficio di presidenza integrato dai rappresentanti dei gruppi delle due Commissioni.

Maurizio GASPARRI (AN) rileva forti perplessità in ordine alla copertura finanziaria, recata all'articolo 9 del decreto-legge in esame, basata su fonti che appaiono future ed aleatorie, e prospetta la necessità che su tale aspetto sia fatta chiarezza.

Roberta PINOTTI, presidente, fa presente al deputato Gasparri che la questione è già stata affrontata dalla V Commissione, che non ha mosso rilievi al riguardo, e che essa comunque non attiene alla organizzazione dei lavori delle Commissioni.
Accogliendo quindi la proposta del deputato Papini, sospende la seduta per consultare i componenti dell'Ufficio di presidenza integrato dai rappresentanti dei gruppi delle due Commissioni, che invita a trattenersi in aula.

La seduta, sospesa alle 15.50, riprende alle 16,10.

Roberta PINOTTI, presidente, comunica che, sulla base delle indicazioni dei componenti dell'Ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, delle due Commissioni, il seguito dell'esame è rinviato a domani, giovedì 14 settembre, alle ore 13.

La seduta termina alle 16.15.