XII Commissione - Resoconto di giovedý 17 maggio 2007


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SEDE CONSULTIVA

Giovedì 17 maggio 2007. - Presidenza del presidente Mimmo LUCÀ. - Interviene il sottosegretario di Stato per la salute Giampaolo Patta.

La seduta comincia alle 9.10.

Misure per il cittadino consumatore e per agevolare le attività produttive e commerciali, nonché interventi in settori di rilevanza nazionale.
C. 2272-bis Governo.
(Parere alla X Commissione).
(Seguito dell'esame e conclusione - Parere favorevole con condizioni)

La Commissione prosegue l'esame del provvedimento in oggetto, rinviato nella seduta dell'8 maggio 2007.

Giuseppe ASTORE (IdV), relatore, avverte che, a seguito degli emendamenti approvati dalla X Commissione, il provvedimento in esame è stato modificato in più punti. In particolare, per quanto attiene alle competenze della Commissione, è stato introdotto l'articolo 2-bis, il quale abroga alcune norme volte a disciplinare il trasferimento dell'attività di farmacia e lo svolgimento della pratica professionale. In particolare, l'articolo in esame abroga i commi secondo, ottavo, nono e decimo dell'articolo 12 della legge 2 aprile 1968, n. 475, e successive modificazioni, recante «Norme concernenti il servizio farmaceutico». Il secondo comma del predetto articolo 12 prevede che il trasferimento della titolarità della farmacia può aver luogo esclusivamente a favore di farmacista che abbia conseguito la titolarità o che


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sia risultato idoneo in un precedente concorso. L'ottavo comma dello stesso articolo stabilisce che il trasferimento di farmacia può aver luogo a favore di farmacista, iscritto all'albo professionale, che abbia conseguito l'idoneità o che abbia almeno due anni di pratica professionale, certificata dall'autorità sanitaria competente. Con riferimento alla pratica professionale, il nono comma sancisce l'obbligo per il titolare di farmacia di comunicare all'autorità sanitaria competente le generalità del farmacista praticante, la data di effettivo inizio e di effettiva cessazione del tirocinio. Ai sensi del decimo comma, le suddette comunicazioni devono essere trascritte in apposito registro tenuto dall'autorità competente, la quale è tenuta ad effettuare periodiche verifiche sull'effettivo svolgimento della pratica professionale. In proposito, dichiara di non condividere le disposizioni contenute nel citato articolo 2-bis, che, a suo avviso, liberalizzano eccessivamente l'accesso alla titolarità delle farmacie, a scapito della professionalità degli operatori in un settore particolarmente delicato. Rileva inoltre che la X Commissione ha ritenuto di non sopprimere, ma di modificare soltanto, l'articolo 19 del provvedimento in titolo. Ritiene invece che sarebbe stato opportuno procedere alla sua soppressione, come suggerito anche dal sottosegretario Patta nella seduta dello scorso 8 maggio. Formula pertanto una proposta di parere favorevole con condizioni (vedi allegato 1).

Dorina BIANCHI (Ulivo) dichiara di non condividere del tutto le preoccupazioni espresse dal relatore in riferimento all'articolo 2-bis, ritenendo che la laurea in farmacia possa costituire un titolo sufficiente per acquisire la titolarità di una farmacia. Esprime altresì perplessità sull'ipotesi di sopprimere l'intero articolo 19 e chiede al rappresentante del Governo di motivare più estesamente l'orientamento espresso nella precedente seduta.

Il sottosegretario Giampaolo PATTA ricorda che, come ha avuto modo di accennare nella seduta precedente, la tematica su cui verte l'articolo 19 è affrontata anche nel disegno di legge delega sulla sicurezza del lavoro, attualmente all'esame del Senato. Poiché tale disegno di legge affronta il problema in un'ottica più ampia ed organica e, in particolare, è volto a rendere più incisiva l'attività di controllo svolta dall'ISPES, ritiene che sarebbe più opportuno espungere le disposizioni di cui all'articolo 19 dal provvedimento in esame. Fa altresì presente che, come rilevato dal Ministero delle attività produttive, i macchinari di cui si tratta nell'articolo 19 sono soggetti, all'interno dell'Unione europea, ad omologazione da parte del produttore. Tuttavia, come ha opportunamente osservato l'ISPES, i controlli svolti da tale istituto sono volti a verificare il corretto funzionamento dei macchinari nell'ottica più ampia del loro concreto inserimento all'interno dei processi produttivi e di lavoro. Auspica pertanto che si addivenga almeno a una soluzione di compromesso, nel senso di prevedere che l'ISPES effettui controlli a campione sulle certificazioni fornite dai produttori. Si rimette invece alla Commissione per quanto concerne l'articolo 2-bis, pur segnalando che esso può porre problemi di coordinamento con altre norme.

Giuseppe ASTORE (IdV), relatore, dichiarando di condividere quanto affermato dal sottosegretario Patta con riferimento all'articolo 19, ribadisce di ritenere opportuna la soppressione delle disposizioni di cui all'articolo 2-bis. Conferma pertanto la proposta di parere favorevole con condizioni precedentemente formulata.

La Commissione approva la proposta di parere del relatore.

La seduta termina alle 9.30.

SEDE REFERENTE

Giovedì 17 maggio 2007. - Presidenza del presidente Mimmo LUCÀ, indi del vicepresidente


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Dorina BIANCHI. - Interviene il sottosegretario di Stato per la salute Antonio Gaglione.

La seduta comincia alle 9.30.

Interventi straordinari per la sanità nel Mezzogiorno.
C. 1232 Bianchi.
(Esame e rinvio).

La Commissione inizia l'esame del provvedimento in titolo.

Gero GRASSI (Ulivo), relatore, fa presente che la proposta di legge n. 1232 prevede una serie di interventi a favore della sanità del Mezzogiorno, notoriamente bisognosa di potenziamento strutturale e tecnologico. Segnala, per verità storica, che analoga proposta di legge fu presentata nella scorsa legislatura dai deputati Massimo D'Alema e Livia Turco. Oggi quella proposta, seppur parzialmente riveduta, è stata ripresentata perché sempre drammaticamente attuale. La proposta di legge in esame è stata presentata, oltre che dallo stesso relatore, dalle colleghe Dorina Bianchi e Katia Zanotti. Essa è stata firmata anche da deputati del settentrione d'Italia, a dimostrazione del fatto che la proposta non vuole minimamente contrapporre meridione a settentrione, ma dare risposte a una parte d'Italia, in un clima di unitarietà dello Stato e di solidarietà applicata e non solo conclamata. D'altra parte, una rivisitazione seria ed efficace del sistema sanità porterebbe benefici all'intera nazione, sempre nel rispetto del dettato costituzionale dell'Italia una ed indivisibile. Il tragico evento verificatosi in Puglia, a Castellaneta, che ha avuto precedenti meno drammatici anche in Sardegna, alcuni anni fa, lungi dal consentire sbagliate e contrapposte valutazioni di «sciacallaggio» politico, dovrebbe indurre tutti ad immaginare come dare risposte concrete al diritto alla salute. Questo non è un problema solo di chi governa. Ritiene sia un dovere per chi immagina una società nella quale alla persona sia garantito sostanzialmente il diritto alla salute. Il Sistema sanitario nazionale dovrebbe essere fruibile nella stessa maniera da tutti i cittadini italiani. Purtroppo assistiamo ad una eclatante disparità tra le Regioni del nord e quelle del sud Italia. Questa non è una rivendicazione localistica, è la richiesta di un diritto. All'attento ed imparziale osservatore non può e non deve sfuggire l'evidente disparità di risposta sanitaria alla analoga domanda dei cittadini. Riconosce che in alcune zone d'Italia la sanità è stata gestita meglio nel corso degli anni e che alcuni comportamenti amministrativi hanno anche accentuato certe differenze, ma si domanda se si possa perciò assistere passivamente a una divaricazione sempre più dannosa socialmente, economicamente, culturalmente. Ritiene che ciò non possa assolutamente essere. In linea con i principi e le dichiarazioni dell'attuale Governo e del Ministro della salute, il Parlamento ha il dovere di tentare una perequazione funzionale anche in materia di sanità. La classe politica ha questo dovere nella stessa misura in cui i cittadini del Mezzogiorno hanno il diritto di reclamare uguaglianza. Nessuno può assistere indifferente a questo gravissimo disagio sociale. Né tantomeno alcuno può giustificare la diversa offerta del Servizio sanitario nazionale facendo ricorso alla differente ricchezza delle zone d'Italia. Si può accettare che i cittadini abbiano redditi diversi, conseguenza di una diversità di impegno e scienza, ma non si può accettare che alcuni cittadini rispetto al dramma della malattia siano considerati diversi. Le motivazioni del gap possono essere riconducibili sia all'inadeguatezza delle risorse finanziarie destinate alle zone più indigenti sia al mancato rispetto degli standard qualitativi e quantitativi della sanità. L'Organizzazione Mondiale della Sanità definisce la salute come uno stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non semplice assenza di malattia. La salute viene considerata un diritto e come tale si pone alla base di tutti gli altri diritti fondamentali che spettano alle persone. Purtroppo si assiste spessissimo ad eventi


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in cui non si riesce a garantire nemmeno la cura della malattia, ben lungi dal garantire il benessere tout court. Il gap tra nord e sud diventa sempre più consistente, le regioni del sud hanno una connotazione geografica, ed alcune anche una viabilità, che non consente ai cittadini di fruire agevolmente dei servizi esistenti. Spesso i presidi ospedalieri sono molto distanti dai piccoli centri abitati, situati nell'entroterra, pertanto talvolta gli stati di bisogno si sposano con l'impossibilità di avere le cure necessarie nel più breve tempo possibile. Significa, dunque, che a parità di condizioni il cittadino del nord ha più possibilità di sopravvivere rispetto a quello del sud, perché può godere di un intervento «salvavita» più immediato. Il principio di equità del diritto alla salute sembra non poter essere esercitato da tutti i cittadini italiani e i dati statistici ne danno conferma. Risulta infatti che nel sud è maggiore la mortalità per malattie cardiovascolari rispetto alle altre regioni d'Italia, mentre è minore la prospettiva di vita alla nascita. In un'Italia che ha raggiunto livelli di anzianità altissimi, accettare passivamente questa prospettiva significa immaginare ancora una volta un'Italia a doppia velocità. Nel sud sta diventando rumoroso il silenzio di fronte alla crescente richiesta di assistenza e cura oncologica, sia per l'assenza di centri specialistici per questo tipo di patologie sia per l'obsolescenza delle strutture. Cita ad esempio la Campania, che ha un tasso di malati oncologici inferiore rispetto alle regioni settentrionali ma un tasso di mortalità conforme a quello del nord. Per chi ritiene che lo Stato debba tenere al centro la persona, questa semplice constatazione è la perfetta realizzazione di un'ingiustizia sociale. Un altro dato significativo da osservare è quello relativo alla mobilità sanitaria: i cittadini del sud affetti da una qualunque patologia, spesso si dirigono verso centri specialistici del Nord e se prima ciò avveniva solo per situazioni particolarmente complesse, tale fenomeno attualmente avviene anche per prestazioni ambulatoriali, per day hospital e per ricerche diagnostiche. Ritiene non si possa sottovalutare la dispersione finanziaria sia del privato cittadino, sia di chi lo assiste, sia dei fondi destinati alla sanità pubblica. Questa migrazione sanitaria, di per sé già grave, perché realizzata sulla pelle dei più deboli, crea scompensi anche agli stessi cittadini settentrionali per via del sovraffollamento delle strutture sanitarie. L'obsolescenza delle strutture meridionali rappresenta la naturale evoluzione della diminuzione della spesa per investimenti, si scontra con una domanda crescente di cura che non ha risposta in uno stato conclamato di malattia. La sanità meridionale è deficitaria in più ambiti e spesso resiste grazie alla grande professionalità e umanità di moltissimi operatori. Cita ad esempio l'assenza di servizi di prevenzione, elemento molto grave. È nota infatti l'importanza della prevenzione, essa rappresenta il primo step per garantire uno stato di benessere dei cittadini e per arginare eventuali conseguenze devastanti di malattie. Poco sviluppati sono i servizi di medicina di base, per la salute mentale, per la salute della donna, per l'assistenza domiciliare agli anziani e alle persone non autosufficienti, e laddove sono stati compiuti tentativi di attivazione di tali servizi, si incontra una notevole difficoltà a garantire la continuità degli stessi. Sono servizi erogati a singhiozzo e ci si rende conto dei danni arrecati ai cittadini, perché questa alternanza non corrisponde all'alternanza del bisogno. Lo sforzo che molte regioni meridionali stanno compiendo per operare una giusta e sacrosanta «deospedalizzazione», con conseguente trasferimento sul territorio di una parte dell'assistenza sanitaria, si scontra con la mancanza di risorse. Analogamente, nel meridione si assiste alla esistenza di tantissimi ospedali vecchi ed obsoleti che costano moltissimo in termini di manutenzione e che restano sempre luoghi dove è impossibile assicurare la salute. Riscontrabile, inoltre, è anche la tendenza all'illegalità nel Mezzogiorno che spesso devia le scelte ottimali in favore di interessi particolari. Così come va detto che spesso i provvedimenti nazionali e regionali in materia di sanità nel Mezzogiorno scontano


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tempi di attuazione molto lunghi. Lo strumento della Cabina di regia, che con la presente proposta di legge viene introdotto, istituisce un team costante che ha come obiettivo quello di garantire che tutte le scelte in ambito sanitario siano fatte nel rispetto dell'applicazione delle leggi del settore sanitario. La stagione dei diritti, anche in materia di sanità, non può essere scissa o contrapposta a quella dei doveri. Il meridione d'Italia, rispetto a provvedimenti che mirano a recuperare il ritardo atavico, deve rispondere con atteggiamenti e comportamenti europei che abbiano al centro la responsabilità e il dovere di tenere sempre presente che il danaro pubblico va utilizzato con rigore morale ed in modo eticamente irreprensibile. La proposta di legge in esame cerca di restituire a questa zona del Paese gli strumenti e le competenze professionali perché la domanda di salute possa trovare una risposta immediata, certa e concreta. In tal modo, ci si impegna a promuovere l'autosufficienza sanitaria del Mezzogiorno, ma nello stesso tempo ad accompagnare questo percorso. Risulta necessario un piano straordinario di azioni per sviluppare i servizi territoriali, per migliorare le strutture sanitarie e per dotarle di tecnologie più avanzate. Gli interventi devono essere, poi, volti a promuovere l'eccellenza e l'alta specializzazione nei vari settori sanitari, nonché la formazione e la qualificazione del personale sanitario ad ogni livello. L'attenzione alla competenza e formazione del personale sanitario è da considerarsi alla stesso livello dell'efficienza delle strutture ospedaliere. Affinché un sistema sanitario sia veramente moderno ed utile, i cittadini devono diventare il punto focale attorno a cui far ruotare ogni decisione. Purtroppo i cittadini del Mezzogiorno, con le loro esigenze e priorità, non si sentono affatto al centro dell'attenzione del sistema, non vivono come realtà il fatto che il «Sistema sanità» pubblico è veramente adeguato a soddisfare le necessità di tutti. Sono i cittadini a chiedere che le impostazioni puramente ideologiche cedano il passo alla necessità di soddisfare anzitutto le loro aspettative, che vogliono sentirsi accuditi e non «sballottati» nel bel mezzo di diatribe tra medici, personale ausiliario, politici, economisti, etc. I modelli prescelti devono quindi poter mutare per adattarsi nel tempo alle diverse necessità della comunità. Pertanto, oltre al mero stanziamento di risorse economiche, occorre una specifica capacità di analizzare i problemi esistenti, una puntuale opera di programmazione, quindi un monitoraggio costante e la verifica delle azioni avviate e dei risultati ottenuti. A tal fine, la Cabina di regia si occupa del monitoraggio continuo dei progetti attraverso il controllo costante del loro iter di approvazione e realizzazione, nonché attraverso la verifica dei risultati ottenuti. Di rilevante importanza è, inoltre, l'obbligo della relazione annuale, da parte del Ministro della salute, al Parlamento sullo stato di attuazione delle misure previste dalla legge. Passa quindi a illustrare i contenuti della proposta in esame. L'articolo 1 prevede che il finanziamento del piano straordinario di interventi in favore del Mezzogiorno avvenga tramite l'istituzione di un Fondo ad hoc, le cui risorse sono stanziate sia dalla legge finanziaria sia con la possibilità di accesso a mutui che le regioni interessate possono contrarre con la Banca Europea per gli investimenti. Inoltre, dall'Istituto Nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL) saranno disposte ulteriori risorse finanziarie, fino al 40 per cento dei fondi disponibili, da destinare all'acquisto o realizzazione di immobili finalizzati a strutture da locare al Servizio sanitario nazionale o a centri per la riabilitazione e la cura degli infortunati sul lavoro (articolo 2), anche questi assai numerosi nel Mezzogiorno. Inoltre l'INAIL, come tutti i gestori di forme di previdenza e di assistenza sociale e come previsto dalla legge 30 aprile 1969, n. 153, ha l'obbligo di destinare una percentuale dei fondi disponibili per investimenti immobiliari nei settori della sanità, della pubblica utilità e dell'edilizia universitaria, con una quota del 15 per cento destinata alla sanità, come previsto dalla Legge 28 dicembre 1995, n. 549. L'INAIL negli ultimi anni


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non ha effettuato gli investimenti immobiliari, ha un capitale in giacenza di circa 2.500 milioni di euro presso l'istituto. Tutte risorse inutilizzate che creano problemi di equilibrio di bilancio. Pertanto la quota destinata alla sanità verrebbe incrementata al 40 per cento e sarebbe destinata alla realizzazione o all'acquisizione di immobili già esistenti, dislocati nelle regioni meridionali e indicati dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano. Gli immobili andrebbero destinati a strutture del Servizio sanitario nazionale (anche alla luce dell'esigenza di dare piena attuazione all'attività libero professionale «intramuraria» e di esclusività del rapporto di lavoro dei dirigenti del ruolo del Servizio sanitario nazionale) o a centri riabilitativi. Si istituisce, con l'articolo 3, una Cabina di regia sugli interventi in materia di sanità nel Mezzogiorno con la funzione - come già accennato - di valutare le proposte, l'iter di approvazione e la realizzazione dei progetti e monitorare i risultati. I criteri di intervento individuati, definiti nell'articolo 4, tendono al superamento definitivo del gap crescente tra la sanità pubblica delle regioni del nord e quelle del sud. Pertanto, gli obiettivi della proposta di legge in esame si possono così sintetizzare: implementazione di un'idonea rete di servizi territoriali; qualificazione e specializzazione della rete ospedaliera per migliorare la qualità dei servizi e per ridurre la mobilità dei malati tra le regioni del nord e quelle del sud del Paese; sviluppo della ricerca biomedica; formazione continua del personale sanitario ad ogni livello; sviluppo di forme di «partenariato» con i centri di eccellenza anche esteri, e promozione di sinergie tra regioni, aziende sanitarie locali e università del centro-nord e del sud del Paese. Infine, l'articolo 5 dispone l'obbligo del Ministro della salute di presentare ogni anno al Parlamento e alla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano una relazione sullo stato di attuazione degli accordi e delle intese derivanti dall'attuazione della legge. Conclude affermando che l'approvazione, l'entrata in vigore e l'attuazione della presente proposta di legge, unitamente a una realizzazione seria, rigorosa ed efficiente di quanto previsto, realizzerebbe anzitutto il dettato costituzionale dell'uguaglianza tra cittadini e garantirebbe inoltre il diritto alla salute sancito dal Costituente. Auspica infine che, su temi come questi, la classe politica, e l'Italia intera, si ritrovi unita e non divisa.

Mimmo LUCÀ, presidente, nessuno chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.

La seduta, sospesa alle 9.45, è ripresa alle 9.55.

Nuove norme in materia di parto.
Testo unificato C. 589 Lucchese, C. 1237 Palumbo, C. 1447 Bianchi e Poretti, C. 1611 Poretti, C. 1923 Governo, C. 1632 Dioguardi, C. 1754 Zanotti e Nicchi e C. 2230 Consiglio regionale del Piemonte.
(Seguito dell'esame e rinvio).

La Commissione prosegue l'esame del provvedimento, rinviato, da ultimo, nella seduta del 16 maggio 2007, passando all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 11.

Emanuele SANNA (Ulivo), relatore, esprime parere contrario sugli emendamenti 11.5, 11.3, 11.2, 11.4, 11.9, 11.8 e 11.7. Esprime invece parere favorevole sugli emendamenti 11.1 e 11.6, a condizione che sia riformulato nel senso di aggiungere, dopo le parole «deve essere consentita», le seguenti: «compatibilmente con le attività di reparto e nel rispetto della privacy della donna».

Il sottosegretario Antonio GAGLIONE esprime parere conforme a quello del relatore.

Giuseppe PALUMBO (FI) illustra il suo emendamento 11.5, volto a sopprimere il secondo periodo del comma 1. Chiarisce


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infatti che, a suo avviso, le disposizioni contenute in questo periodo sono suscettibili di produrre un aumento del contenzioso medico-legale e, per giunta, appaiono superflue a fronte della generale accettazione del principio del consenso informato da parte del paziente.

Emanuele SANNA (Ulivo), relatore, fa osservare che il secondo periodo del comma 1 costituisce già un accettabile punto di equilibrio tra le competenze del medico e il rispetto della volontà della donna, la quale deve essere rispettata «compatibilmente con le indicazioni mediche».

La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Palumbo 11.5 e Dioguardi 11.3.

Daniela DIOGUARDI (RC-SE) ritira i suoi emendamenti 11.2 e 11.4.

La Commissione approva l'emendamento Dioguardi 11.1.

Giuseppe PALUMBO (FI) riformula il suo emendamento 11.6 nel senso indicato dal relatore (vedi allegato 2).

La Commissione approva l'emendamento Palumbo 11.6 (nuova formulazione).

Daniela DIOGUARDI (RC-SE) ritira i suoi emendamenti 11.9, 11.8 e 11.7.

La Commissione passa all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 12.

Emanuele SANNA (Ulivo), relatore, esprime parere contrario sugli emendamenti 12.3, 12.1 e 12.4. Esprime invece parere favorevole sull'emendamento 12.2.

Il sottosegretario Antonio GAGLIONE esprime parere conforme a quello del relatore.

Daniela DIOGUARDI (RC-SE) ritira il suo emendamento 12.3.

La Commissione approva l'emendamento Palumbo 12.2.

Daniela DIOGUARDI (RC-SE) ritira il suo emendamento 12.1.

Dorina BIANCHI, presidente, constata l'assenza del presentatore dell'emendamento 12.4: si intende vi abbia rinunciato.

Donatella PORETTI (RosanelPugno), come annunciato nella seduta di ieri, illustra la riformulazione del suo emendamento 10.2, precedentemente accantonato, il quale, dovendo intendersi riferito all'articolo 12, prende il numero 12.5 (vedi allegato 2).

Emanuele SANNA (Ulivo), relatore, esprime parere contrario sull'emendamento 12.5.

Il sottosegretario Antonio GAGLIONE esprime parere conforme a quello del relatore.

La Commissione respinge l'emendamento Poretti 12.5 (ex 10.2).

La Commissione passa all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 13.

Emanuele SANNA (Ulivo), relatore, esprime parere contrario sugli emendamenti 13.14, 13.12, 13.4, 13.5, 13.2, 13.6, 13.1, 13.11, 13.8, 13.10 e 13.3. Esprime invece parere favorevole sull'emendamento 13.7 e sugli analoghi emendamenti 13.13 e 13.9.

Il sottosegretario Antonio GAGLIONE esprime parere conforme a quello del relatore.

Dorina BIANCHI (Ulivo), presidente, constata l'assenza dei presentatori degli emendamenti 13.14, 13.12, 13.4 e 13.5: si intende vi abbiano rinunciato.

Daniela DIOGUARDI (RC-SE) illustra il suo emendamento 13.2, dichiarando la sua disponibilità a riformularlo nel senso di


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prevedere che la valutazione e la certificazione di cui al comma 2 possano essere effettuate «dal medico ginecologo e/o dall'ostetrica».

Emanuele SANNA (Ulivo), relatore, ritiene che l'attuale formulazione del comma 2 rappresenti una soluzione adeguata, essendo importante che medico ginecologo e ostetrica valutino e certifichino insieme la possibilità per la donna di partorire a domicilio.

Donatella PORETTI (RosanelPugno) condivide le osservazioni del relatore, anche alla luce del fatto che, normalmente, è il medico ginecologo a seguire la donna durante la gravidanza.

Giuseppe PALUMBO (FI) segnala che, a suo avviso, l'attuale formulazione del comma 2 è già fortemente riduttiva rispetto al ruolo del medico ginecologo.

La Commissione respinge l'emendamento Dioguardi 13.2. Approva quindi l'emendamento 13.7.

Dorina BIANCHI (Ulivo), presidente, constata l'assenza del presentatore dell'emendamento 13.6: si intende vi abbia rinunciato.

La Commissione respinge l'emendamento Dioguardi 13.1.

Donatella PORETTI (RosanelPugno) illustra il suo emendamento 13.11 volto a sopprimere l'intero comma 5, ritenuto invasivo della competenza regionale in materia sanitaria.

Giuseppe PALUMBO (FI) fa presente che anche il suo emendamento 13.8, il quale sopprime il comma 5 ad eccezione della prima parte del primo periodo, è espressione di preoccupazioni analoghe a quelle illustrate dalla collega Poretti, ma può forse rappresentare un intervento emendativo meno drastico di quello recato dall'emendamento 13.11.

Emanuele SANNA (Ulivo), relatore, pur rilevando come anche l'emendamento 13.8 sopprima gran parte delle disposizioni di cui al comma 5, ritiene che esso costituisca comunque una soluzione preferibile rispetto alla totale soppressione del comma. Invita pertanto il deputato Poretti a ritirare il suo emendamento 13.11 e, mutando il proprio avviso, esprime parere favorevole sull'emendamento 13.8.

Il sottosegretario Antonio GAGLIONE esprime parere conforme a quello del relatore.

Donatella PORETTI (RosanelPugno) ritira il suo emendamento 13.11.

La Commissione approva l'emendamento Palumbo 13.8.

Dorina BIANCHI (Ulivo), presidente, constata l'assenza del presentatore dell'emendamento 13.10: si intende vi abbia rinunciato.

Daniela DIOGUARDI (RC-SE) ritira il suo emendamento 13.3.

Dorina BIANCHI (Ulivo), presidente, constata l'assenza del presentatore dell'emendamento 13.13: si intende vi abbia rinunciato.

La Commissione approva l'emendamento Palumbo 13.9.
Passa quindi all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 15.

Emanuele SANNA (Ulivo), relatore, formula un invito al ritiro di tutti gli emendamenti riferiti all'articolo 15.

Il sottosegretario Antonio GAGLIONE si associa all'invito al ritiro formulato dal relatore.

Giuseppe PALUMBO (FI) ritira l'emendamento 15.6 di cui è cofirmatario.

Daniela DIOGUARDI (RC-SE) illustra il suo emendamento 15.2, domandandosi se


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abbia senso il riferimento, contenuto nel comma 2, alla «assoluta mancanza di ogni rischio per sé e per il neonato» con riferimento alla donazione del sangue del cordone ombelicale.

Giuseppe PALUMBO (FI) fa presente che eventuali fattori di rischio sono comunque trascurabili ove vengano rispettate le modalità prescritte per questo tipo di prelievo. Invita quindi la collega Dioguardi a valutare l'opportunità di riformulare l'emendamento 15.2, limitandolo alla soppressione della parola «assoluta».

Daniela DIOGUARDI (RC-SE) riformula il suo emendamento 15.2 nel senso indicato dal deputato Palumbo (vedi allegato 2).

Emanuele SANNA (Ulivo), relatore, esprime parere favorevole sulla nuova formulazione dell'emendamento 15.2.

Il sottosegretario Antonio GAGLIONE esprime parere conforme a quello del relatore.

La Commissione approva l'emendamento 15.2 (nuova formulazione).

Daniela DIOGUARDI (RC-SE) ritira il suo emendamento 15.1.

Dorina BIANCHI (Ulivo), presidente, constata l'assenza del presentatore dell'emendamento 15.7: si intende vi abbia rinunciato.

Giuseppe PALUMBO (FI) ritira gli emendamenti 15.3, 15.4 e 15.5, di cui è cofirmatario.

La Commissione passa all'esame dell'emendamento riferito all'articolo 16.

Emanuele SANNA (Ulivo), relatore, esprime parere favorevole sull'emendamento 16.1.

Il sottosegretario Antonio GAGLIONE esprime parere conforme a quello del relatore.

La Commissione approva l'emendamento Palumbo 16.1.
Passa quindi all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 18.

Emanuele SANNA (Ulivo), relatore, esprime parere contrario su tutti gli emendamenti riferiti all'articolo 18.

Il sottosegretario Antonio GAGLIONE esprime parere conforme a quello del relatore.

Daniela DIOGUARDI (RC-SE) ritira il suo emendamento 18.3.

Dorina BIANCHI, presidente, constata l'assenza dei presentatori degli identici emendamenti 18.2 e 18.4, nonché dell'emendamento 18.1: si intende vi abbiano rinunciato. Avverte quindi che il testo risultante dagli emendamenti approvati sarà trasmesso alle Commissioni competenti per l'espressione del prescritto parere. Nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.

La seduta termina alle 10.45.

AVVERTENZA

Il seguente punto all'ordine del giorno non è stato trattato:

SEDE REFERENTE

Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sugli errori in campo sanitario.
DOC. XXII, n. 8 Palumbo.

ERRATA CORRIGE

Nel Bollettino delle Giunte e delle Commissioni parlamentari n. 177 del 9 maggio 2007, a pagina 284, prima colonna, ultima riga, le parole: «15. 5.» sono sostituite dalle seguenti: «15. 2.».