IV Commissione - Resoconto di mercoledý 12 settembre 2007


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SEDE REFERENTE

Mercoledì 12 settembre 2007. - Presidenza del presidente Roberta PINOTTI. - Interviene il sottosegretario di Stato per la difesa, Emidio Casula.

La seduta comincia alle 11.

Sull'ordine dei lavori.

Roberta PINOTTI, presidente, propone un'inversione dell'ordine dei lavori, nel senso di passare immediatamente all'esame, in sede referente, del nuovo testo della proposta di legge C. 2459 Sanna, recante disposizioni per l'ammissione di soggetti fabici nelle Forze armate e di proseguire con l'esame, in sede consultiva, del disegno di legge C. 2597, recante la ratifica dell'Accordo Italia-USA sulla conduzione di «ispezioni su sfida» da parte dell'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche, ai sensi della Convenzione sulla proibizione dello sviluppo, produzione, immagazzinaggio ed uso di armi chimiche e sulla loro distruzione, e quindi con gli altri punti all'ordine del giorno.

La Commissione consente.

Disposizioni per l'ammissione di soggetti fabici nelle Forze armate.
C. 2459 Sanna.
(Esame nuovo testo e rinvio).

La Commissione inizia l'esame del nuovo testo del provvedimento in esame.


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Roberta PINOTTI, presidente, avverte che sono pervenuti i pareri favorevoli delle Commissioni I e XII relativi al nuovo testo del provvedimento in titolo.

Il sottosegretario Emidio CASULA fa presente che, sulla base delle conclusioni approvate all'unanimità dalla Commissione scientifica per lo studio delle compatibilità dell'enzimopatia da deficit G6PD con lo svolgimento del servizio militare, istituita con decreto del Ministro della difesa in data 8 marzo 2007, è stata emanato il decreto 30 agosto 2007 del Direttore generale della Sanità militare, con il quale viene modificata la direttiva tecnica riguardante l'accertamento delle imperfezioni e delle inidoneità. Tale modifica prevede che il deficit G6PD non rappresenti causa di inidoneità nel caso in cui non abbia dato luogo a comprovate manifestazioni emolitiche. Sono state avviate quindi le conseguenti attività amministrative per la modifica della Direttiva tecnica che delinea il profilo sanitario dei soggetti giudicati idonei al servizio militare.

Roberta PINOTTI, presidente, sottolinea come la Commissione Difesa, pur essendo consapevole dell'attività di studio in corso presso la citata Commissione scientifica, ha comunque ritenuto opportuno avviare l'iter legislativo della proposta di legge in esame considerata l'urgenza di disciplinare la materia. Ciò premesso, alla luce degli elementi di novità comunicati dal Governo, chiede al relatore di formulare una proposta per il prosieguo dell'esame del provvedimento.

Giuseppe COSSIGA (FI), relatore, constatato con soddisfazione che la Commissione scientifica è giunta a conclusioni sostanzialmente coerenti con il lavoro svolto dalla Commissione Difesa, ritiene comunque necessaria la prosecuzione dell'iter legislativo poiché, a suo avviso, il principio della idoneità dei soggetti fabici che non abbiano avuto manifestazioni emolitiche, dovrebbe essere affermato in una disposizione di rango legislativo, sia per impedire eventuali successivi interventi amministrativi che risultino in contrasto con tale principio, sia per assicurare una disciplina omogenea tra le diverse amministrazioni interessate.

Roberta PINOTTI, presidente, nel concordare con il percorso proposto dal relatore, ritiene opportuno che il Governo depositi agli atti della Commissione Difesa le conclusioni approvate dalla Commissione scientifica, anche al fine di coordinare opportunamente il testo del provvedimento con tali conclusioni.

Il sottosegretario Emidio CASULA, accogliendo l'invito del presidente, deposita una sintesi delle attività svolte dalla Commissione scientifica (vedi allegato 1) e il documento finale approvato all'unanimità dalla Commissione stessa (vedi allegato 2).

Roberta PINOTTI, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia quindi il seguito dell'esame ad altra seduta.

La seduta termina alle 11.15.

SEDE CONSULTIVA

Mercoledì 12 settembre 2007. - Presidenza del presidente Roberta PINOTTI. - Interviene il sottosegretario di Stato per la difesa, Marco Verzaschi.

La seduta comincia alle 11.15.

Ratifica Accordo Italia-USA sulla conduzione di «ispezioni su sfida» da parte dell'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche, ai sensi della Convenzione sulla proibizione dello sviluppo, produzione, immagazzinaggio ed uso di armi chimiche e sulla loro distruzione.
C. 2597 Governo.
(Parere alla III Commissione).
(Esame e rinvio).

La Commissione inizia l'esame del provvedimento in titolo.


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Giovanni CREMA (RosanelPugno), relatore, ricorda che la Convenzione per la messa al bando delle armi chimiche, firmata a Parigi il 13 gennaio 1993, completa la disciplina internazionale previgente relativa alle armi chimiche, che si limitava a proibirne l'uso in guerra, senza tuttavia inibirne la produzione, lo sviluppo e la detenzione.
In particolare, la Convenzione stabilisce la totale messa al bando delle armi chimiche, da un lato, prevedendo una serie di obblighi per gli Stati aderenti, quale quello di non utilizzare, sviluppare, produrre ed immagazzinare armi chimiche, dall'altro, provvedendo alla creazione dell'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPAC) dotata di poteri per l'attuazione di un regime di verifiche relative all'effettivo assolvimento di tali obblighi.
Sotto quest'ultimo profilo, la Convenzione stabilisce un duplice sistema di verifiche denominate di routine e «su sfida». Le prime sono attivate ordinariamente a prescindere dall'iniziativa degli Stati Parte della Convenzione e riguardano impianti di produzione di determinati precursori chimici ovvero con capacità potenziali di produzione. Le seconde sono attivate su iniziativa di uno Stato Parte della Convenzione, nel caso vi siano fondati sospetti in merito alle attività condotte in un altro Stato Parte, e possono riguardare qualsiasi installazione dello Stato membro anche al di fuori del settore chimico.
L'Accordo in esame, invece, è applicabile alle «ispezioni su sfida» condotte nel territorio italiano o in qualunque altro luogo sotto la giurisdizione o il controllo dell'Italia in cui impianti utilizzati dagli Stati Uniti si trovino all'interno dell'area ispezionabile e, viceversa, alle ispezioni condotte nel territorio statunitense o sotto la giurisdizione e il controllo degli Stati Uniti in cui impianti utilizzati dall'Italia si trovino all'interno della citata area.
La relazione illustrativa al disegno di legge di ratifica dell'Accordo elenca come potenzialmente sottoposte alla disciplina dettata dall'Accordo stesso le basi militari di Aviano, Sigonella, Camp Derby (presso Livorno), Bagnoli, La Maddalena nonché le navi militari statunitensi, quando si trovino nelle acque territoriali italiane.
L'Accordo consta di un preambolo e di 11 articoli.
Nel preambolo l'Italia e gli USA riconoscono la coerenza tra gli obblighi derivanti dall'attuazione della Convenzione di Parigi del 1993 per quanto riguarda le «ispezioni su sfida» sul territorio italiano e il Memorandum d'intesa del 1995 sull'uso di installazioni o infrastrutture in territorio italiano da parte delle Forze armate statunitensi.
L'articolo I stabilisce che una serie di termini usati nel prosieguo del testo dell'Accordo hanno lo stesso significato che nella Convenzione di Parigi del 1993, con alcuni ampliamenti o integrazioni concernenti le nozioni di «Parte», di «navi o aeromobili di bandiera», di «impianto» e di «area ispezionabile».
L'articolo II definisce l'ambito di applicazione dell'Accordo.
L'articolo III è dedicato alle procedure di notifica concernenti lo svolgimento di «ispezioni su sfida» nel territorio di una delle due Parti.
L'articolo IV contiene le direttive generali relative anzitutto alle attività pre-ispettive.
L'articolo V riguarda la disciplina delle ispezioni nelle quali l'Italia è designata dall'OPAC quale Stato Parte ispezionato.
L'articolo VI, che riguarda la disciplina delle ispezioni nelle quali gli Stati Uniti sono designati dall'OPAC quale Stato Parte ispezionato, riporta sostanzialmente a parti invertite quanto previsto dal precedente articolo V.
L'articolo VII prevede che le Parti subordineranno a previa reciproca consultazione ogni dichiarazione da rilasciare alla stampa, allo Stato Parte che ha richiesto l'ispezione o ad altri Stati Parte della Convenzione o ad Organi dell'OPAC.
L'articolo VIII dispone che le informazioni scambiate tra le Parti in base all'Accordo non potranno essere rese pubbliche se non con il consenso della Parte che le ha fornite.


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L'articolo IX prevede consultazioni tra le Parti per la messa a punto di procedure attuative dell'Accordo nonché per la composizione di ogni eventuale controversia al riguardo.
L'articolo X stabilisce che le Parti potranno altresì concordare in forma scritta emendamenti all'Accordo.
L'articolo XI infine prevede l'entrata in vigore dell'Accordo subordinatamente alla notifica di ciascuna delle Parti sull'avvenuto espletamento delle procedure interne.
A conclusione della relazione, sottolinea come dall'Accordo in esame si evinca che la riconducibilità ad uno Stato Parte del territorio su cui viene condotta l'ispezione su sfida non comporti necessariamente la designazione di tale Stato come «Stato ispezionato». Ciò significa che, nel caso di «ispezioni su sfida» condotte sul territorio italiano, l'Italia non necessariamente sarà designata come «Stato ispezionato». L'articolo IV, comma 3, dell'Accordo, ad esempio, prevede espressamente che, nel caso di navi e di aeromobili di bandiera che rappresentino l'unico oggetto dell'ispezione, la Parte che possiede o gestisce tali navi o aeromobili dovrebbe essere designata quale Stato Parte ispezionato. Non viene tuttavia precisato se oltre a tale fattispecie ve ne siano delle ulteriori in cui lo Stato ispezionato non coincida con lo Stato sul cui territorio avviene l'ispezione e sulla base di quali criteri tali fattispecie possano essere concretamente individuate.
Per altro, la designazione dello Stato ispezionato non sembra essere affidata integralmente all'OPAC, posto che, ai sensi dell'articolo IV, comma 1, dell'Accordo, qualora entrambe le Parti concordino che sia l'altra parte a rispondere correttamente alla definizione di Stato ispezionato, le Parti stesse informeranno il Direttore Generale e il Consiglio Esecutivo dell'OPAC in merito alla loro richiesta che venga designata quale Stato Parte ispezionato la Parte più appropriata, senza che tuttavia sia disciplinata l'ipotesi in cui permanga una diversità di orientamento tra l'OPAC, da un lato, e l'Italia e gli Stati Uniti, dall'altro.
Sul punto ritiene pertanto necessario un chiarimento da parte del Governo, in quanto la designazione di uno Stato Parte come Stato ispezionato risulta ricca di implicazioni sotto il profilo dei poteri e delle responsabilità attribuibili a ciascuno Stato nel corso dell'ispezione. Basti pensare, ad esempio, che lo Stato Parte ispezionato ha la facoltà di limitare l'accesso dell'osservatore ai propri impianti indipendentemente dall'accesso accordato dall'altra Parte agli impianti di sua proprietà (articolo IV, comma 5) e che l'Italia si riserva di rifiutare l'accesso alla squadra ispettiva fintantoché non sia designata come Stato Parte ispezionato, fermo restando che, nei casi in cui non eserciterà tale diritto, si adopererà per favorire l'ispezione (articolo IV, comma 2).
In conclusione, si riserva di formulare una proposta di parere sulla base dei chiarimenti forniti dal Governo e degli ulteriori elementi di valutazione che dovessero emergere nel corso del dibattito.

Il sottosegretario Marco VERZASCHI osserva che le questioni poste dal relatore risultano fondate e non appaiono di semplice soluzione, anche perché, in mancanza di una prassi internazionale relativa alle «ispezioni su sfida» alla quale fare riferimento, le ipotesi citate dal relatore possono considerarsi dei casi teorici. La soluzione alle questioni poste, per altro, potrebbe essere individuata in un appropriato utilizzo degli strumenti multilaterali previsti dall'Accordo in titolo.

Elettra DEIANA (RC-SE) ritiene che l'Accordo in esame ponga due questioni di notevole rilievo. La prima riguarda l'affermazione contenuta nel preambolo dell'Accordo stesso secondo cui l'Italia e gli Stati Uniti riconoscono la coerenza tra gli obblighi derivanti dall'attuazione della Convenzione di Parigi del 1993 per quanto riguarda le «ispezioni su sfida» sul territorio italiano e il Memorandum d'intesa del 1995 sull'uso di installazioni o infrastrutture in territorio italiano da parte delle Forze armate statunitensi. A suo avviso, la fondatezza di tale affermazione


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non può essere in alcun modo verificata in sede parlamentare, dal momento che tale Memorandum non è stato mai reso noto al Parlamento. In proposito, ricorda come alcuni aspetti della concessione della base di Dal Molin agli Stati Uniti non sono stati mai divulgati proprio a causa del citato Memorandum. La seconda questione, invece, che è già stata sollevata dal relatore, riguarda la possibile designazione degli Stati Uniti quale Stato ispezionato in relazione ad ispezioni che, in quanto relative al territorio italiano, dovrebbero invece rientrare pienamente nella responsabilità dello Stato italiano. Infine, da un punto di vista più generale, ritiene ormai ineludibile il tema di una rinegoziazione degli accordi con gli Stati Uniti che disciplinano l'uso delle basi militari statunitensi dislocate sul territorio italiano, al fine di fare chiarezza sull'intera materia.

Severino GALANTE (Com.It), nel condividere pienamente le osservazioni del deputato Deiana in merito alla coerenza tra la Convenzione di Parigi del 1993 e il suddetto Memorandum, rileva altresì l'incoerenza tra il comma 3 dell'articolo 4 dell'Accordo in esame, che identifica lo Stato ispezionato con gli Stati Uniti, nei casi in cui navi o aeromobili di bandiera posseduti o gestiti dagli Stati Uniti siano l'unico oggetto dell'ispezione, e il comma 2 del medesimo articolo ai sensi del quale l'Italia si riserva il diritto di rifiutare l'accesso ad una squadra ispettiva dell'OPAC fintantoché non sia designata l'Italia come Stato parte ispezionato.

Giovanni CREMA (RosanelPugno), relatore, pur ringraziando il Governo per gli elementi di chiarimento forniti, ritiene tuttavia che questi ultimi non siano sufficienti per consentire alla Commissione di esprimere il proprio parere sull'Accordo in esame. Ritiene peraltro che ulteriori elementi di valutazione sui profili problematici rilevati nel corso del dibattito possano essere più efficacemente acquisiti dalla III Commissione che potrebbe utilizzare gli strumenti conoscitivi previsti dal regolamento per la sede referente, comprese eventuali audizioni di esperti nel campo del diritto internazionale e di rappresentanti dell'Organizzazione internazionale responsabile delle ispezioni.

Roberta PINOTTI, presidente, nel concordare con le valutazioni del relatore, si riserva di comunicare al presidente della III Commissione gli esiti del dibattito odierno. Nessun altro chiedendo di intervenire, quindi, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.

La seduta termina alle 11.35.

COMUNICAZIONI DEL PRESIDENTE

Mercoledì 12 settembre 2007. - Presidenza del presidente Roberta PINOTTI.

La seduta comincia alle 11.35.

Sulla missione al Corpo d'Armata di Reazione Rapida della NATO di Solbiate Olona del 3 luglio 2007.
(Svolgimento e conclusione)

Roberta PINOTTI, presidente, rende comunicazioni sulla missione in titolo (vedi allegato 3).

La seduta termina alle 11.40.

UFFICIO DI PRESIDENZA INTEGRATO DAI RAPPRESENTANTI DEI GRUPPI

L'ufficio di presidenza si è riunito dalle 11.40 alle 11.45.