I Commissione - Resoconto di mercoledý 19 settembre 2007


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COMITATO DEI NOVE

Mercoledì 19 settembre 2007.

Modernizzazione delle amministrazioni pubbliche.
Emendamenti C. 2161-1505-1588-1688-A.

Il Comitato si è riunito dalle 8.35 alle 8.55, dalle 13.45 alle 13.50 e dalle 19.35 alle 19.40.

SEDE REFERENTE

Mercoledì 19 settembre 2007. - Presidenza del presidente Luciano VIOLANTE. - Interviene il sottosegretario di Stato per l'interno Marcella Lucidi.

La seduta comincia alle 14.

Rinnovo dei consigli comunali e provinciali sciolti per fenomeni di infiltrazione di tipo mafioso.
C. 1134 Nespoli, C. 1664 Marone, C. 1679 Gioacchino Alfano, C. 1777 Romano, C. 2014 Lumia, C. 2072 D'Alia, C. 2129 Forgione, C. 2175 D'Ippolito Vitale e C. 2223 Tuccillo.

(Seguito dell'esame e rinvio).

La Commissione prosegue l'esame del provvedimento, rinviato, da ultimo, nella seduta del 1o agosto 2007.

Luciano VIOLANTE, presidente, avverte che i relatori del provvedimento, i deputati D'Alia e Marone, hanno predisposto due distinte ipotesi di lavoro nella prospettiva della elaborazione di una proposta comune di testo unificato da adottare quale testo base. Al riguardo fa presente l'opportunità che i componenti della Commissione espongano le proprie posizioni sui principali aspetti problematici recati dalla materia in esame.
Si tratta, in primo luogo, dei casi in cui si riscontrino collegamenti tra la criminalità organizzata e singoli consiglieri comunali o provinciali. Al riguardo osserva che sovente i provvedimenti di scioglimento dei Consigli sono emanati anche in presenza del solo accertato collegamento tra il consigliere ed una organizzazione criminale, senza che sia stata condizionata l'attività dell'organo rappresentativo. In proposito fa presente che si potrebbe riflettere in ordine ad un'ipotesi di sospensione del consigliere che però, per evitare dubbi di legittimità costituzionale, potrebbe essere disposta dall'autorità giudiziaria piuttosto che dal prefetto.
La seconda questione riguarda l'eleggibilità dei consiglieri facenti parte del Consiglio sciolto per infiltrazioni mafiose. Si tratta in sostanza di stabilire se si possa prevedere o meno l'ineleggibilità di costoro sulla base di un mero atto amministrativo, quale è il decreto di scioglimento del Consiglio.
Il terzo aspetto concerne la cosiddetta informazione indiretta, vale a dire il caso in cui l'informazione sul sospetto collegamento tra il soggetto e l'organizzazione criminale è fornita al sindaco dal prefetto, senza che quest'ultimo adotti le necessarie misure, ponendo, pertanto, il sindaco in una difficile posizione.
Infine, l'ultima questione concerne i casi in cui il collegamento con l'organizzazione criminale riguarda un funzionario dell'amministrazione locale. In questo caso si pone l'esigenza di calibrare il ruolo di «accompagnamento» della figura commissariale, per garantire che essa possa avere un ruolo incisivo e non di mera supplenza.
Su tali questioni invita i componenti della Commissione a pronunciarsi, ricordando che la proposta di legge in esame Forgione C. 2129 è stata sottoscritta da tutti i componenti della Commissione antimafia.

Giampiero D'ALIA (UDC), relatore, fa presente che i relatori hanno ritenuto di differenziare il proprio lavoro, soffermandosi ciascuno in particolare su alcuni aspetti della materia e che per questa ragione hanno ritenuto di presentare informalmente alla Commissione due distinte ipotesi di lavoro, sulle quali auspica un proficuo confronto.


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In particolare, osserva che la propria ipotesi di riforma dell'articolo 143 del testo unico di cui al decreto legislativo n. 267 del 2007 si è limitata a specificare meglio i presupposti dell'emanazione del provvedimento di scioglimento dei Consigli che, in molti casi, è attualmente disposto sulla base di circostanze, quali il contesto ambientale, i rapporti di parentela o la debolezza della struttura amministrativa, che hanno solo natura indiziaria. Ritiene pertanto che lo scioglimento possa essere disposto solo in presenza di elementi concreti, univoci e rilevanti circa il collegamento con la criminalità organizzata.
Si sofferma poi sui termini del procedimento di scioglimento, ritenendo necessario che esso si concluda comunque con un provvedimento espresso entro termini definiti, invertendo la situazione attuale.
Ritiene opportuno prevedere che l'accertamento relativo alla sussistenza di collegamenti diretti o indiretti con la criminalità organizzata di tipo mafioso o di forme di condizionamento, relativi al segretario comunale o provinciale, al direttore generale, ai dirigenti, funzionari o altri dipendenti a qualunque titolo, costituisca giusta causa di licenziamento.
Ritiene inoltre opportuno ampliare la gestione commissariale dell'ente sciolto, ricorrendo all'apporto di soggetti qualificati e motivati.
Condivide infine l'opportunità di disciplinare compiutamente la cosiddetta informazione indiretta del prefetto al sindaco su soggetti di cui sia sospetto il collegamento con le organizzazioni criminali, ritenendo opportuno che sia lo stesso prefetto ad assumere i provvedimenti necessari.
Più in generale, reputa opportuno estendere la disciplina in esame anche alle società miste, ancorché a prevalente capitale privato.
Conclude sottoponendo al presidente Violante l'opportunità di invitare anche i componenti della Commissione antimafia a partecipare alle prossime sedute.

Riccardo MARONE (Ulivo), relatore, dopo avere espresso le proprie perplessità sulla proposta di legge Forgione C. 2129, sottoscritta dai componenti della Commissione «antimafia», osserva che la complessità del tema in esame è dovuta in primo luogo al fatto che la disciplina vigente in materia aveva, al momento della sua elaborazione, una natura emergenziale che tale è rimasta anche dopo oltre quindici anni. Per questa stessa ragione occorre su tale disciplina una seria riflessione. In particolare ritiene opportuno tenere in considerazione il fatto che, rispetto a quel periodo, si è sensibilmente modificato il quadro normativo di riferimento relativamente agli enti locali, in particolar modo per quanto concerne le modalità di elezione del sindaco, che oggi avviene in virtù di una elezione diretta, e l'attribuzione alla dirigenza del potere gestionale.
Osserva inoltre che, su un tessuto normativo di riferimento alquanto incerto, la giurisprudenza non ha potuto elaborare una linea univoca di giudizio, mostrando evidenti oscillazioni interpretative. In un simile contesto, inoltre, registra un tentativo, da parte dei prefetti, di recuperare potere di controllo sulla legittimità dell'azione amministrativa degli enti locali. Si sofferma in particolare su quelle relazioni prefettizie che mettono in evidenza l'attribuzione del permesso di costruire rilasciato dagli enti locali a soggetti di cui è nota l'appartenenza ad organizzazioni criminali, senza ricordare che il permesso di costruire è in ogni caso un atto dovuto, in presenza dei requisiti prescritti.
Dichiara quindi di condividere l'opportunità di estendere la disciplina in esame anche alle società miste, come pure la necessità di disciplinare compiutamente i casi in cui siano responsabili soggetti appartenenti all'amministrazione, che in molti casi vanno a far parte successivamente, in modo paradossale, della Commissione prefettizia.
Per quanto concerne la questione dei singoli consiglieri di cui sia accertato il collegamento con le organizzazioni criminali,


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ritiene che si debba comprovare l'eventuale condizionamento svolto dal consigliere stesso all'interno del Consiglio, cosa che spesso non è considerata nelle relazioni prefettizie. In particolare non ritiene condivisibile che sia sciolto un intero Consiglio solo per il collegamento tra un suo consigliere ed un'organizzazione criminale, gettando discredito anche sul sindaco, che potrebbe invece non avere alcuna responsabilità e subire al contempo un pesante discredito.
Si dichiara inoltre perplesso sul cosiddetto accompagnamento, che rischia di consentire a soggetti deboli ed inidonei di guidare l'amministrazione dell'ente, come pure relativamente alla ipotesi di prevedere l'ineleggibilità dei soggetti che sono solo chiamati in causa dalla relazione prefettizia, spesso anche a loro insaputa. Al riguardo osserva che tale ultima ipotesi presenti forti perplessità di ordine costituzionale, in rapporto all'articolo 51 della Costituzione.
Conclude dichiarandosi favorevole ad invitare il presidente della Commissione «antimafia» a partecipare alle prossime sedute della Commissione.

Luciano VIOLANTE, presidente, ritiene opportuno avviare il dibattito relativamente alla questione del singolo consigliere di cui siano accertati collegamenti con le organizzazioni criminali senza che però questi condizionino l'attività del Consiglio, nonché sulla natura del provvedimento successivo di scioglimento.

Riccardo MARONE (Ulivo), relatore, fa presente che la Corte costituzionale nel 1993 ha chiarito che la sanzione dello scioglimento ha natura preventiva, essendo volta a salvaguardare i soggetti interessati da ingerenze e pressioni da parte di organizzazioni criminali. Osserva inoltre che il provvedimento di scioglimento non prevede, tra i presupposti, la commissione di reati.

Luciano VIOLANTE, presidente, avendo la sanzione dello scioglimento natura preventiva, ritiene opportuno soffermarsi sui necessari presupposti. Al riguardo evidenzia l'opportunità che una sanzione nei confronti di un singolo soggetto sia comunque disposta dall'autorità giudiziaria e non già dall'autorità amministrativa.

Maria Fortuna INCOSTANTE (Ulivo) dichiara di condividere l'osservazione del presidente Violante sull'opportunità che le sanzioni nei confronti dei singoli siano disposte dall'autorità giudiziaria, ferma restando la possibilità che sia il prefetto a sollecitarne l'adozione al magistrato. Si dichiara comunque favorevole a distinguere le ipotesi in cui il singolo consigliere sia collegato ad organizzazioni criminali da quelle in cui condizioni poi l'attività del Consiglio.

Jole SANTELLI (FI) manifesta le proprie perplessità in ordine all'ipotesi di rimozione di un singolo consigliere, che rischierebbe di portare fuori asse l'intera normativa, se non in presenza di un effettivo condizionamento del Consiglio.

Giampiero D'ALIA (UDC), relatore, ritiene che lo scioglimento di un Consiglio non possa avvenire semplicemente sulla base di un collegamento tra un singolo consigliere ed una organizzazione criminale, ritenendo necessaria la presenza di elementi certi ed oggettivi circa l'alterazione del procedimento di formazione della volontà dell'organo consiliare. Ritiene invece che potrebbe valutarsi l'eventualità di prevedere la sospensione del consigliere da parte del prefetto in presenza di una misura di prevenzione disposta da parte dell'autorità giudiziaria nei confronti del consigliere stesso, anche al fine di evitare altrimenti una interferenza con l'attività investigativa.

Riccardo MARONE (Ulivo), relatore, ritiene che gli uffici territoriali del Governo non dovrebbero poter disporre ulteriori aggravi procedurali rispetto a quelli già previsti dalla legge, come invece accade in diversi comuni. Cita al riguardo il protocollo di intesa predisposto dal prefetto di Napoli, che prevede tempi lunghissimi per


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l'espletamento delle procedure di appalto, senza offrire garanzie adeguate. Ritiene necessario che la disciplina dei procedimenti amministrativi rimanga unica a livello nazionale.
Ribadisce quindi di non ritenere condivisibile che sia sciolto un intero Consiglio solo per il collegamento tra un suo consigliere ed un'organizzazione criminale, gettando discredito anche sul sindaco, che potrebbe invece non avere alcuna responsabilità e subire al contempo un pesante discredito.

Gabriele BOSCETTO (FI) dichiara di condividere le ultime riflessioni svolte dal relatore Marone. Si sofferma quindi sui tempi del rinnovo del Consiglio di cui sia stato disposto lo scioglimento, chiedendo un chiarimento ai relatori.

Riccardo MARONE (Ulivo), relatore, osserva che le modifiche proposte dai relatori sono volte ad evitare che il Consiglio resti sciolto per più di un anno e mezzo, essendo previsto che le elezioni si svolgano entro la seconda tornata utile.

Giampiero D'ALIA (UDC), relatore, osserva che, essendo prevista una sola tornata annuale per le elezioni amministrative, viene sensibilmente ridotto il periodo di scioglimento del Consiglio, potendosi saltare non più di una tornata elettorale. Al riguardo osserva che la previsione di un periodo di scioglimento più breve rappresenta uno stimolo per l'attività dei commissari prefettizi, che risulteranno valutati per l'attività svolta in quel limitato periodo.

Gabriele BOSCETTO (FI) chiede un chiarimento in ordine alle ipotesi di ineleggibilità dei consiglieri di cui sia accertata la compromissione con le organizzazioni criminali.

Riccardo MARONE (Ulivo), relatore, fa presente che, nell'ipotesi di lavoro predisposta dal relatore D'Alia, i consiglieri citati nella relazione prefettizia non possano ricandidarsi. Ribadisce al riguardo le proprie perplessità di ordine costituzionale.

Gabriele BOSCETTO (FI) dichiara di condividere le perplessità manifestate dal relatore Marone.

Jole SANTELLI (FI) esprime perplessità sulla ipotesi di prevedere protocolli di intesa di carattere nazionale.

Riccardo MARONE (Ulivo), relatore, ritiene opportuno che le amministrazioni locali utilizzino esclusivamente i procedimenti previsti dalla legge.
Fa presente che sovente le competenze dei prefetti, con riferimento alle attività delle amministrazioni locali, nel privilegiare l'attività solo di alcune di esse, potrebbero rischiare di condizionare anche i risultati delle consultazioni elettorali.

Giampiero D'ALIA (UDC), relatore, ritiene che la problematica evidenziata dal relatore Marone dovrebbe essere oggetto di un autonomo provvedimento.

Jole SANTELLI (FI) ritiene che si dovrebbe comunque lasciare all'organo periferico del Governo una possibilità di interazione concreta con gli enti locali.

Maria Fortuna INCOSTANTE (Ulivo) osserva che la questione dei protocolli andrebbe affrontata separatamente e con estrema cautela, potendo essere pericoloso incidere con protocolli sui procedimenti disciplinati con legge. Reputa tuttavia meritoria l'azione delle prefetture in collaborazione con gli enti locali nell'ottica di prevenzione.

Gabriele BOSCETTO (FI) chiede chiarimenti in ordine al seguito dell'esame dei provvedimenti in oggetto.

Luciano VIOLANTE, presidente, fa presente che la finalità del dibattito in corso è quella di chiarire le posizioni dei componenti della Commissione su alcuni punti del provvedimento al fine di agevolare la


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predisposizione della proposta di testo unificato da parte dei relatori.
In proposito rileva come siano emersi alcuni principi da tenere in considerazione, quale la previsione per cui il prefetto può chiedere all'autorità giudiziaria di disporre la sospensione di un consigliere, come pure la previsione della ineleggibilità che dovrebbe valere solo per i soggetti realmente collusi con le organizzazioni criminali.
Per quanto concerne la cosiddetta informazione indiretta, ritiene che sia condivisibile l'ipotesi per cui sia il prefetto ad adottare gli eventuali ulteriori provvedimenti, osservando invece che non è stata approfondita la questione del cosiddetto accompagnamento, vale a dire l'ipotesi in cui le funzioni amministrative siano svolte da un commissario.

Gabriele BOSCETTO (FI) si dichiara perplesso in ordine alla ipotesi relative alla ineleggibilità dei consiglieri, facendo presente, al riguardo, che la giurisprudenza della Corte costituzionale ha stabilito la necessità del requisito di una sentenza definitiva nei confronti del soggetto interessato.

Luciano VIOLANTE, presidente, ritiene che il punto fondamentale sia evitare che possano ricandidarsi soggetti realmente collusi con le organizzazioni criminali. Fa quindi presente che, in base a quanto emerso nel dibattito testè svoltosi, scriverà al presidente della Commissione «antimafia» per invitarlo a partecipare alla prossima seduta riservata all'esame dei provvedimenti in oggetto, che sarà convocata per martedì 25 settembre 2007.

Giampiero D'ALIA (UDC), relatore, fa presente l'opportunità che alla seduta preannunciata dal presidente Violante partecipi anche un rappresentante del Governo.

Luciano VIOLANTE, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.

Modifiche alla legge 24 gennaio 1979, n. 18, concernente l'elezione dei membri del Parlamento europeo spettanti all'Italia.
C. 199 Zeller, C. 768 Marras e C. 2170 Palomba.

(Seguito dell'esame e rinvio).

La Commissione prosegue l'esame del provvedimento, rinviato, da ultimo, nella seduta del 18 settembre 2007.

Michaela BIANCOFIORE (FI) rileva che il problema della mancata rappresentanza della Sardegna nel Parlamento europeo potrebbe essere facilmente risolto, tenuto conto che i sardi sono stati dichiarati minoranza linguistica, negli stessi termini individuati dalla vigente legge elettorale europea per le altre minoranze linguistiche, ossia attraverso il collegamento con una lista partecipante alle consultazioni elettorali. Per quanto riguarda invece la questione sollevata dal deputato Zeller in relazione alla minoranza linguistica tedesca in Trentino-Alto Adige, ritiene che, come si è previsto che i cittadini di altro Paese comunitario residenti in Italia possano partecipare alle elezioni per i rappresentanti italiani nel Parlamento europeo, così si potrebbe consentire agli italiani di lingua tedesca dell'Alto Adige, che si sentono e si considerano austriaci, di votare per le elezioni dei rappresentanti austriaci del Parlamento europeo.

Luciano VIOLANTE, presidente, fa presente che il problema della mancata rappresentanza in sede di Parlamento europeo riguarda anche numerose altre regioni italiane, oltre la Sardegna.

Graziella MASCIA (RC-SE), richiamato l'intervento svolto in una precedente seduta dal collega Franco Russo, che condivide, si dichiara disponibile a valutare una qualche soluzione normativa che consenta di superare i problemi di rappresentanza territoriale evidenziati nel corso del dibattito. Ritiene che, con l'occasione, si potrebbe riflettere su una nuova legge


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che, da un lato, vada incontro alle esigenze territoriali e, dall'altro, adegui l'Italia al resto dell'Europa abolendo il voto di preferenza, che costituisce un'anomalia italiana nel panorama delle legislazioni europee per l'elezione del Parlamento europeo. Dopo aver poi ricordato che il numero di seggi spettanti all'Italia nel Parlamento europeo è destinato a diminuire, per effetto dell'allargamento dell'Unione europea, dagli attuali settantasei a settantadue, fa presente che, mentre fino ad oggi e negli stessi accordi di Nizza, l'Italia ha sempre avuto lo stesso numero di seggi di Francia e Regno Unito, si sta ora discutendo in sede europea della possibilità di rivedere questo principio e di attribuire alla Francia settantatre seggi, al Regno Unito settantaquattro e solo settantadue all'Italia. Ritiene quindi indispensabile sollecitare il Governo a fornire un chiarimento al riguardo nella prossima seduta.

Jole SANTELLI (FI) dichiara di condividere la preoccupazione espressa dalla deputata Mascia sul futuro numero dei rappresentanti italiani nel Parlamento europeo. Per quanto attiene al merito delle questioni emerse nel dibattito, ritiene che si dovrebbe addivenire preliminarmente ad un chiarimento circa la natura della rappresentanza politica europea. Dopo aver osservato, infatti, che l'attuale legge elettorale si basa sul presupposto che gli eletti al Parlamento europeo rappresentano l'Italia nella sua unità, al di là delle specificità territoriali e linguistiche, rileva che tale presupposto verrebbe radicalmente sovvertito ove si stabilisse un sistema a base regionale: la natura della rappresentanza parlamentare europea ne risulterebbe infatti radicalmente alterata. Invita pertanto a riflettere sulla differenza tra rappresentanza politica e rappresentanza territoriale, esprimendo, per quanto la riguarda, la convinzione che i deputati italiani al Parlamento europeo debbano rappresentare la Nazione al di là dei particolarismi territoriali e culturali.

Luciano VIOLANTE, presidente, ritiene non del tutto convincente la contrapposizione tra rappresentanza politica e rappresentanza territoriale, anche perché le regioni hanno oggi un proprio peso specifico nel sistema istituzionale europeo, che non è affatto indifferente alla dimensione territoriale. In tale contesto, ritiene si debba riflettere sul superamento di un sistema elettorale che, a meno di accordi politici tra le diverse forze politiche, non assicura a tutte le regioni una rappresentanza al Parlamento europeo. Invita pertanto a riflettere su una definizione di rappresentanza che sia insieme politica e territoriale.

Jole SANTELLI (FI) chiarisce il proprio pensiero precisando che non intendeva affermare che rappresentanza politica e rappresentanza territoriale siano incompatibili bensì solo che sono diverse, per cui occorre decidere quale delle due debba essere prevalente.

Domenico BENEDETTI VALENTINI (AN) ritiene che la componente politica e quella territoriale siano ugualmente rilevanti e debbano necessariamente coesistere. Esprime inoltre la propria preferenza per il mantenimento dell'attuale sistema proporzionale. Per quanto concerne la tutela delle minoranze linguistiche, ritiene che questa non abbia ragion d'essere nel contesto europeo, che, per la sua natura sovranazionale, trascende l'orizzonte particolaristico. Per quanto concerne invece le regioni, premesso di ritenere l'attuale assetto regionalistico italiano inadeguato anche sotto il profilo geografico, in quanto non tiene conto delle tradizioni e della storia delle comunità, si dichiara a favore di un sistema elettorale che garantisca ad ogni regione almeno un rappresentante nel Parlamento europeo.

Marco BOATO (Verdi) si associa alla richiesta del deputato Mascia che il Governo intervenga in Commissione per chiarire la questione del numero dei seggi spettanti all'Italia nel futuro Parlamento europeo dell'Unione allargata a ventisette Stati. Nel merito del provvedimento in


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esame, propone una pausa di riflessione per dare tempo ai due schieramenti politici di confrontarsi, al proprio interno e tra di loro, onde verificare su quali punti vi sia quell'ampia e trasversale convergenza che è necessaria quando si dibatte di materia elettorale, trattandosi delle «regole del gioco». Con riferimento poi alla questione sollevata dalla proposta di legge C. 199 Zeller, ribadisce le proprie fortissime riserve, già espresse in altra seduta. Contesta inoltre l'affermazione del deputato Zeller secondo cui la minoranza linguistica tedesca altoatesina sarebbe oggi rappresentata nel Parlamento europeo da un solo deputato, quello eletto nella Südtiroler Volkspartei. Nel ricordare infatti che sono stati eletti tre deputati italiani di madrelingua tedesca, sottolinea che altro è la rappresentanza di una minoranza etnico-linguistica, altro la rappresentanza di una formazione politica, quale la Südtiroler Volkspartei. Ricorda inoltre che l'attuale legge per l'elezione dei rappresentanti italiani al Parlamento europeo ha sempre garantito l'elezione di almeno un deputato di madrelingua tedesca, e spesso di più di uno, mediante il collegamento ad una lista elettorale. Dissente peraltro anche dalle deputate Biancofiore e Santelli: dalla prima, perché la proposta di consentire agli italiani di etnia tedesca di eleggere i deputati austriaci può considerarsi tutt'al più provocatoria; dalla seconda, perché la rappresentanza della minoranza linguistica in sede parlamentare europea non è una novità, ma, come ha già ricordato, è prevista dalla legge italiana fin dal 1979, ossia dalla prima elezione diretta del Parlamento europeo.

Cinzia DATO (RosanelPugno), nel richiamare il proprio intervento del 1o agosto scorso, dichiara di condividere le riflessioni svolte dal relatore nella sua ottima relazione introduttiva e sottolinea l'importanza di assicurare ad ogni regione una propria rappresentanza, ricordando che oggi la metà delle regioni italiane non elegge deputati al Parlamento europeo. Richiamando la relazione introduttiva del deputato Gozi, si sofferma poi sulla trasformazione del Parlamento europeo e sulla conseguente necessità di adeguare la legge elettorale agli sviluppi della rappresentanza europea. In tale contesto, ritiene si debba affrontare altresì la questione della rappresentanza in termini di pari opportunità tra i due sessi, nonché la questione del voto di preferenza, riguardo al quale ribadisce il proprio convincimento, espresso nel precedente intervento, che si tratti di un istituto del quale l'opinione pubblica dibatte senza alcuna cognizione di causa, ritenendolo ingiustificatamente uno strumento di rafforzamento della democrazia.

Sandro GOZI (Ulivo), relatore, dopo aver ringraziato i deputati intervenuti, riepiloga le principali questioni sollevate dalle proposte di legge in esame e dal dibattito svolto. Ricorda che l'attuale legge elettorale è stata concepita quasi trent'anni fa, per un Parlamento europeo che non aveva potere legislativo. Sottolinea che oggi il Parlamento europeo partecipa invece alla formazione della gran parte della legislazione europea, la quale incide su materie della massima rilevanza per la vita interna dei Paesi membri. È pertanto evidente che, essendo mutate le funzioni del Parlamento europeo, occorra rivederne anche la composizione. Ciò premesso, rileva che il problema da affrontare è che l'attuale sistema elettorale italiano non garantisce una buona rappresentanza, né politica né territoriale. Al riguardo, osserva che, se si opta per la rappresentanza politica, si può istituire un collegio unico nazionale, come fatto da alcuni Paesi europei; personalmente ritiene però preferibile aumentare, piuttosto che ridurre, le circoscrizioni elettorali, e legarle ai territori regionali. Ritiene infatti che il problema fondamentale è che il sistema delle macrocircoscrizioni impedisce una reale vicinanza tra gli eletti e gli elettori ed inoltre fa sì che vengano elette le personalità più in vista della politica nazionale, le quali però spesso non hanno un reale interesse ad operare nel Parlamento europeo. Ne consegue che la rappresentanza


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italiana è meno influente di quella di altri Paesi: un esempio lampante è dato dalla questione richiamata dalla deputata Mascia relativa al numero dei seggi spettanti ad Italia, Francia e Regno Unito nel futuro Parlamento europeo. Fa presente che, sebbene il trattato di Nizza abbia fissato per i tre Paesi lo stesso numero di seggi, pari a settantadue, il Parlamento europeo, nel quale francesi ed inglesi hanno rappresentanze più presenti e attente di quella italiana, sta proponendo alla Commissione questa diversa attribuzione di seggi, la quale penalizza l'Italia. Al riguardo concorda che occorre quanto prima investire del problema il Governo italiano.

Luciano VIOLANTE, presidente, preso atto che non vi sono altri interventi, ritiene che la discussione di carattere generale possa concludersi nella prossima seduta.

Marco BOATO (Verdi) ribadisce che, a suo avviso, è opportuna una pausa di riflessione che consenta alle forze politiche di chiarirsi al proprio interno.

Gianclaudio BRESSA (Ulivo) condivide la posizione del deputato Boato.

Luciano VIOLANTE, presidente, ritiene che la conclusione della discussione di carattere generale, ai fini dell'adozione di un testo base, non impedisca alle forze politiche di approfondire le questioni e presenta anzi il vantaggio di concretizzare le ipotesi di lavoro mediante un testo scritto. Quindi, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.

Modificazioni all'articolo 132, secondo comma, della Costituzione, in tema di distacco ed aggregazione di comuni e province.
C. 2523 cost. Governo.

(Seguito dell'esame e rinvio).

La Commissione prosegue l'esame del provvedimento, rinviato, da ultimo, nella seduta del 18 settembre 2007.

Luciano VIOLANTE, presidente, nessuno chiedendo di intervenire, chiede al relatore se ritenga di presentare un nuovo testo del provvedimento.

Marco BOATO (Verdi), relatore, dichiara che sta lavorando ad un nuovo testo, il quale chiarisca alcuni aspetti dell'articolato proposto dal Governo che potrebbero dar adito ad incertezze interpretative. Aggiunge che il testo dovrebbe essere pronto per la prossima settimana.

Luciano VIOLANTE, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia quindi il seguito dell'esame ad altra seduta.

Interpretazione autentica dell'articolo 56, comma 2, del codice di cui al decreto legislativo 11 aprile 2006, n. 198, in materia di pari opportunità nell'accesso alla carica di membro del Parlamento europeo.
C. 2946 D'Alia.

(Seguito dell'esame e rinvio).

La Commissione prosegue l'esame del provvedimento, rinviato, da ultimo, nella seduta del 18 settembre 2007.

Luciano VIOLANTE, presidente, nessuno chiedendo di intervenire, invita i gruppi a riflettere sulla possibilità di esaminare il provvedimento in titolo in sede legislativa. Rinvia quindi il seguito dell'esame ad altra seduta.

Istituzione della Giornata della memoria e dell'impegno per le vittime delle mafie.
C. 1970 Licandro, C. 2716 Bondi, C. 2738 Belisario e C. 2743 D'Antona.

(Seguito dell'esame e rinvio).

La Commissione prosegue l'esame del provvedimento, rinviato, da ultimo, nella seduta del 12 luglio 2007.

Luciano VIOLANTE, presidente, chiede ai relatori se abbiano raggiunto un'intesa circa la data del giorno della memoria.


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Carlo COSTANTINI (IdV), relatore, anche a nome della relatrice Santelli, risponde che i relatori sono d'accordo per fissare il giorno della memoria nella data dell'attentato in cui perse la vita il giudice Falcone, insieme agli agenti della sua scorta, e preannuncia che presenteranno un testo in tal senso.

Luciano VIOLANTE, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.

Sui lavori della Commissione.

Luciano VIOLANTE, presidente, ricorda che, prima della pausa estiva, nell'ambito dell'esame del testo unificato delle proposte di legge C. 1593 e abbinate, il quale estende alle vittime del dovere e della criminalità organizzata i benefici già previsti per le vittime del terrorismo, del disastro aereo di Ustica e della «banda della Uno bianca», era stata da lui e da altri colleghi segnalata la necessità di porre rimedio ad una lacuna normativa per effetto della quale, essendo qualificati i giudici Falcone e Borsellino come vittime del terrorismo, i loro familiari hanno ottenuto l'indennità prevista dalla legge, mentre i familiari degli agenti di scorta periti nei due attentati non possono ottenerla, in quanto considerati vittime del dovere. Fa presente di aver interessato il Governo al fine di individuare una adeguata copertura finanziaria del provvedimento e di essere in attesa di una risposta.

Modifiche alla legge sulla cittadinanza.
Testo unificato C. 24 Realacci, C. 908 Ferrigno, C. 909 Ferrigno, C. 938 Mascia, C. 1297 Ricardo Antonio Merlo, C. 1462 Caparini, C. 1529 Boato, C. 1570 Bressa, C. 1607 Governo, C. 1653 Santelli, C. 1661 Piscitello, C. 1686 Diliberto, C. 1693 Angeli, C. 1727 Adenti, C. 1744 De Corato, C. 1821 Angeli, C. 1836 Fedi, C. 1839 D'Alia, C. 2143 La Loggia e C. 2253 Zanella.

(Seguito dell'esame e rinvio).

La Commissione prosegue l'esame del provvedimento, rinviato, da ultimo, nella seduta del 17 maggio 2007.

Luciano VIOLANTE, presidente, comunica che sono state assegnate alla Commissione le proposte di legge C. 2143 La Loggia, recante «Modifica all'articolo 12 della legge 5 febbraio 1992, n. 91, in materia di revoca della cittadinanza», e C. 2253 Zanella, recante «Modifica all'articolo 12 della legge 5 febbraio 1992, n. 91, e disposizioni per il conferimento della cittadinanza a stranieri che si siano particolarmente distinti per meriti scientifici, artistici e culturali». Vertendo le suddette proposte di legge sulla stessa materia di quelle già all'ordine del giorno, comunica che ne è stato disposto l'abbinamento, ai sensi dell'articolo 77, comma 1, del regolamento.

Gianclaudio BRESSA (Ulivo), relatore, ricorda che sul testo del provvedimento, come risultante dall'esame degli emendamenti, sono già stati espressi i pareri di tutte le competenti Commissioni, ad eccezione della Commissione bilancio, la quale tuttavia, con una lettera del suo presidente, del 16 maggio scorso, aveva segnalato alcuni profili problematici di natura finanziaria. Presenta quindi gli emendamenti 1.700, 2.700, 3.700, 4.700, 5.700 e 5.701, 6.700, 8.700, 10.700, 15.700, 16.700, 16.701, 18.700 e 19.700, nonché l'articolo aggiuntivo 19.0700 (vedi allegato), per un verso volti a superare le difficoltà relative alla copertura finanziaria del provvedimento e per un altro verso aventi finalità di coordinamento del testo.

Luciano VIOLANTE, presidente, avverte che l'esame degli emendamenti testè presentati dal relatore avrà luogo nella seduta di domani, giovedì 20 settembre 2007. Quindi, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.

La seduta termina alle 16.25.


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ATTI DEL GOVERNO

Mercoledì 19 settembre 2007. - Presidenza del presidente Luciano VIOLANTE. - Interviene il sottosegretario di Stato per l'interno Marcella Lucidi.

La seduta comincia alle 16.25.

Schema di decreto legislativo concernente attuazione della direttiva 2004/83/CE del Consiglio, del 29 aprile 2004, recante norme minime sull'attribuzione, a cittadini di paesi terzi o apolidi, della qualifica di rifugiato o di persona altrimenti bisognosa di protezione internazionale, nonché norme minime sul contenuto della protezione riconosciuta.
Atto n. 131.

Schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva 2005/85/CE del Consiglio, del 1o dicembre 2005, recante norme minime per le procedure applicate negli stati membri ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di rifugiato.
Atto n. 154.

(Rinvio del seguito dell'esame congiunto).

La Commissione prosegue l'esame congiunto, rinviato nella seduta del 18 settembre 2007.

Luciano VIOLANTE, presidente, su richiesta della relatrice, che intende approfondire con il deputato Ferrari, relatore sulle proposte di legge in materia di asilo (C. 191 e abbinate), alcune questioni di coordinamento tra la disciplina recata dagli schemi in esame e quella contenuta nei progetti di legge in materia di asilo, all'esame della Commissione in sede referente, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.

La seduta termina alle 16.30.