VII Commissione - Resoconto di mercoledý 17 ottobre 2007


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SEDE CONSULTIVA

Mercoledì 17 ottobre 2007. - Presidenza del presidente Pietro FOLENA. - Intervengono il sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali Andrea Marcucci, il sottosegretario di Stato per la pubblica istruzione Letizia De Torre e il sottosegretario di Stato per l'università e la ricerca Nando Dalla Chiesa.

La seduta comincia alle 9.

Sull'ordine dei lavori.

Pietro FOLENA, presidente, propone di passare dapprima all'esame del disegno di legge n. 3116, recante ratifica dell'Accordo che modifica l'Accordo di partenariato a Cotonou ACP-CE.
La Commissione concorda.

Ratifica Accordo che modifica l'Accordo di partenariato a Cotonou ACP-CE; Accordo interno che modifica l'Accordo interno del 18 settembre 2000 per l'applicazione dell'Accordo ACP-CE; Accordo interno riguardante il finanziamento degli aiuti comunitari in applicazione dell'Accordo ACP-CE.
C. 3116 Governo, approvato dal Senato.
(Parere alla III Commissione).
(Esame e conclusione - Nulla osta).

La Commissione inizia l'esame del provvedimento.


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Pietro FOLENA, presidente, intervenendo in sostituzione del relatore, ricorda che il disegno di legge in esame, già approvato dal Senato, reca la ratifica di un Accordo che modifica l'Accordo di Cotonou, firmato il 23 giugno 2000, che regola il rapporto tra l'Unione europea e il gruppo dei Paesi ACP (Africa, Caraibi e Pacifico), e di due Accordi interni all'Unione - firmati, rispettivamente, a Lussemburgo il 10 aprile 2006 e a Bruxelles il 17 luglio 2006 -, concernenti il primo la modifica dell'Accordo sui provvedimenti e le procedure applicative dell'Accordo di Cotonou e il secondo il finanziamento e la gestione degli aiuti ai Paesi ACP per il periodo 2008-2013, nonché la concessione di assistenza finanziaria ai PTOM. Con la legge 3 ottobre 2002, n. 235, è stata autorizzata la ratifica dell'Accordo di partenariato CE-ACP, cosiddetto Accordo di Cotonou, con allegati, protocolli, dichiarazioni e atto finale, fatto a Cotonou il 23 giugno 2000; dell'Accordo interno tra i rappresentanti dei Governi degli Stati membri relativo al finanziamento e alla gestione degli aiuti, nonché alla concessione di un'assistenza finanziaria ai Paesi e territori d'oltremare, con allegato, fatto a Bruxelles il 18 settembre 2000 e dell'Accordo interno tra i rappresentanti dei Governi degli Stati membri relativo ai provvedimenti ed alle procedure di applicazione dell'Accordo ACP-CE, con allegato, fatto a Bruxelles il 18 settembre 2000.
Il disegno di legge in esame reca quindi la ratifica di 3 Accordi: un Accordo che modifica l'Accordo di partenariato ACP-CE (Accordo di Cotonou), firmato il 23 giugno 2000, fatto a Lussemburgo il 25 giugno 2005; un Accordo interno agli Stati dell'Unione che modifica l'Accordo interno del 18 settembre 2000 relativo ai provvedimenti da prendere e alle procedure da seguire per l'applicazione dell'Accordo di Cotonou, fatto a Lussemburgo il 10 aprile 2006; un Accordo interno agli Stati dell'Unione riguardante il finanziamento degli aiuti comunitari forniti nell'ambito del quadro finanziario pluriennale per il periodo 2008-2013 in applicazione dell'Accordo di Cotonou nonché lo stanziamento di aiuti finanziari ai PTOM ai quali si applica la parte quarta del Trattato CE, fatto a Bruxelles il 17 luglio 2006. L'Accordo che modifica l'Accordo di Cotonou è stato siglato il 25 giugno 2005 al termine dei negoziati che la Commissione europea, con decisione del Consiglio del 27 aprile 2004, era stata autorizzata ad avviare, conformemente all'articolo 95 dell'Accordo medesimo. Precisa che l'Accordo in esame non modifica la struttura dell'Accordo originario, fondato su cinque pilastri interdipendenti, ma ne integra e ne amplia il contenuto. I cinque pilastri sono costituiti dal potenziamento della dimensione politica delle relazioni tra gli Stati ACP e l'UE che, con le modifiche del 2005, è stata estesa alle questioni relative alla sicurezza; la promozione degli approcci partecipativi, con l'apertura alla società civile, al settore privato e agli altri organismi non statali; dalle strategie di sviluppo mirate alla riduzione della povertà e alla realizzazione degli obiettivi di sviluppo del millennio; l'introduzione di un nuovo quadro per la cooperazione economica e commerciale, nonché dal riordino della cooperazione finanziaria attraverso, tra l'altro, una razionalizzazione degli strumenti finanziari e l'introduzione di un sistema di programmazione evolutiva. Aggiunge che l'Accordo è costituito da un articolo unico che modifica sia il Preambolo che alcuni degli articoli e degli allegati dell'Accordo di Cotonou, e da venti Dichiarazioni accluse all'atto finale. Di seguito si dà conto delle principali modifiche e innovazioni.
Rileva quindi che la modifica dell'articolo 4 è volta ad inserire una disposizione che prevede di coinvolgere anche gli enti locali nel processo di consultazione e nell'attuazione dei programmi. Il dialogo politico fra le Parti, previsto dall'articolo 8, viene rafforzato e reso sistematico e istituzionalizzato sugli elementi essenziali, anche per prevenire le situazioni nelle quali una Parte possa ritenere necessario ricorrere alle procedure di consultazione ex articolo 96. La prevenzione e soluzione dei conflitti oggetto dell'articolo 11 viene estesa al contrasto delle attività mercenarie e alla lotta alla criminalità organizzata


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internazionale, in applicazione dello Statuto della Corte penale internazionale. Sono poi aggiunti l'articolo 11-bis e l'articolo 11-ter che impegnano le Parti alla cooperazione, rispettivamente, in materia di lotta contro il terrorismo e contro la proliferazione delle armi di distruzione di massa: questa ultima, in particolare, sarà finanziata mediante strumenti specifici diversi da quelli destinati a finanziare la cooperazione ACP-CE. Sottolinea che la cooperazione nel settore dello sviluppo sociale viene estesa aggiungendo, laddove si tratta della lotta all'AIDS, ai sensi dell'articolo 25, un riferimento alla tutela dell'igiene riproduttiva e sessuale delle donne e i diritti connessi e alla promozione della lotta contro le malattie legate alla povertà, in particolare malaria e tbc.
Segnala in particolare l'articolo 26 dove è aggiunta una lettera perché la cooperazione, in materia di giovani, preveda la loro partecipazione attiva alla vita pubblica, promuovendo gli scambi e l'interazione fra le organizzazioni giovanili degli Stati ACP e dell'UE, mentre con una modifica all'articolo 28 si è inteso estendere il numero dei possibili destinatari dei progetti di cooperazione regionale anche ai paesi in via di sviluppo non ACP.
Aggiunge che l'articolo 96 dell'Accordo prevede che le Parti possano prendere le misure necessarie in caso di violazione degli obblighi relativi agli elementi essenziali dell'Accordo, vale a dire il rispetto dei diritti umani, dei principi democratici e dello Stato di diritto. L'accordo contempla una procedura di consultazione al fine di porre rimedio alla situazione adottando le misure necessarie. Tuttavia, in assenza di una soluzione accettabile, possono essere adottati provvedimenti appropriati, compresa la sospensione dell'accordo, per quanto vi si ricorra in ultima istanza. La modifica apportata all'articolo 96 dall'Accordo in esame è volta, attraverso l'introduzione del comma 1-bis, a limitare i casi nei quali le Parti possono avviare le consultazioni di cui al paragrafo 2, lettera a) del medesimo articolo 96 - anch'essa modificata per dare coerenza al testo, in considerazione dell'introduzione del comma 1-bis citate delle modifiche all'articolo 8 - stabilendo che esse debbono prima esaurire tutte le possibilità di dialogo ai sensi dell'articolo 8. L'articolo 97, che stabilisce la procedura di consultazione e le misure appropriate riguardanti la corruzione, viene modificato al fine di concedere un periodo più lungo per la conduzione del dialogo nell'ambito della procedura di consultazione, da 60 a 120 giorni.
Ricorda ancora che è modificato l'Allegato I per consentire il trasferimento di un importo pari a 90 milioni di euro all'assegnazione intra-ACP del IX FES che potrà finanziare la deconcentrazione nel periodo 2006-2007 e sarà gestito direttamente dalla Commissione europea. Viene introdotto l'Allegato I BIS che stabilisce il nuovo quadro finanziario pluriennale di cooperazione. Nel periodo da esso coperto - cinque o sei anni, a partire dal 1o gennaio 2008 - l'UE si impegna a mantenere il suo aiuto ad un livello non inferiore a quello del IX FES a cui si vanno a sommare altri aiuti calcolati sulla base dell'incidenza dell'inflazione, della crescita economica dell'Unione e dell'ingresso di dieci nuovi membri. L'Allegato II viene riformulato per rideterminare le condizioni dei prestiti, che sono fatte ricadere sulle risorse del Fondo investimenti gestito dalla Banca europea degli investimenti. Anche l'Allegato IV, in materia di procedure di attuazione e di gestione - che comprendono la programmazione e l'attuazione dei progetti - viene modificato in molti dei suoi articoli. Evidenzia, in particolare, come prevede la relazione illustrativa al provvedimento, che vi sono modifiche rilevanti che riguardano lo svolgimento delle gare - per tenere conto degli impegni assunti dall'UE nel campo dello «slegamento» dell'aiuto comunitario, ai sensi degli articoli 19 e 20 dell'Allegato IV - e quelle relative alla ripartizione della responsabilità fra il capo delegazione della Commissione europea, in base al disposto dell'articolo 36, e i beneficiari del sostegno finanziario, per tenere in debita considerazione


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gli effetti della gestione decentrata della Commissione europea rispetto alle delegazioni in loco.
Rileva che l'Allegato VII, aggiunto dal nuovo Accordo, disciplina il dialogo politico fra le Parti sui diritti umani, princìpi democratici e stato di diritto e introduce, all'articolo 2, il concetto di dialogo politico intensificato che precede le consultazioni di cui all'articolo 96 dell'Accordo. Con la decisione n. 5/2005 del 25 giugno 2005, il Consiglio dei Ministri ACP-CE ha stabilito l'applicazione provvisoria - dalla data della firma a quella dell'entrata in vigore - dell'Accordo di Cotonou rivisto, fatte salve alcune disposizioni, una volta che saranno stati espletati i procedimenti di ratifica da parte dei firmatari. Precisa quindi che il disegno di legge in esame reca la ratifica dei due Accordi interni all'Unione riguardanti, il primo, la modifica dell'Accordo del 2000 sui provvedimenti e le procedure applicative dell'Accordo di Cotonou e, il secondo, il finanziamento degli aiuti ai Paesi ACP per il periodo 2008-2013, nonché la concessione di as,sistenza finanziaria ai PTOM.
Ricorda poi che il disegno di legge di ratifica all'esame della Commissione consta di quattro articoli. L'articolo 1 autorizza la ratifica dell'Accordo che modifica l'Accordo di Cotonou, dell'Accordo interno tra gli Stati membri dell'Unione che modifica l'Accordo interno del 18 settembre 2000 e l'Accordo interno riguardante il finanziamento degli aiuti comunitari forniti nell'ambito del X FES. L'articolo 2 autorizza l'esecuzione degli atti di cui sopra a decorrere dall'entrata in vigore di essi, mentre il successivo articolo 3, come modificato dal Senato, reca la norma di copertura finanziaria degli oneri derivanti dal finanziamento degli aiuti del decimo Fondo europeo di sviluppo, quantificati in 100 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2008. In particolare osserva che l'articolo 3 è stato modificato nel corso dell'esame del provvedimento presso la Commissione esteri del Senato, ottemperando al parere favorevole subordinato ad emendamenti espresso dalla Commissione bilancio di quel ramo del Parlamento. L'emendamento approvato dal Senato ha quantificato gli oneri, che nel testo originale erano genericamente indicati facendo rinvio all'articolo 1, comma 2, lettera a), dell'Accordo interno sul finanziamento e ha fissato la decorrenza degli stessi all'anno 2008. Inoltre, il rinvio alla tabella C della legge finanziaria per la dotazione dei contributi è stato posposto dal 2008 al 2010. Oltre che dalla Relazione tecnica, il provvedimento in esame è accompagnato poi da un'Analisi tecnico-normativa (ATN) e da un'Analisi dell'impatto della regolamentazione (AIR). L'ATN - cui rinvia - analizza dettagliatamente le norme che determinano l'entrata in vigore dell'Accordo che modifica l'Accordo di Cotonou e dell'Accordo interno che modifica l'Accordo del 2000 riguardante i provvedimenti e le procedure relative all'Accordo di Cotonou. In sintesi, entrambi questi accordi entreranno in vigore il primo giorno del secondo mese successivo alla data di deposito degli strumenti di ratifica da parte della Comunità, dei suoi Stati membri e di almeno due terzi degli Stati ACP.
Alla luce delle indicazioni emerse, non sussistendo profili di rilievo per gli aspetti di competenza della Commissione, propone di esprimere nulla osta all'ulteriore corso dell'esame del provvedimento.

Manuela GHIZZONI (Ulivo) preannuncia, anche a nome dei deputati del gruppo cui appartiene, il voto favorevole sulla proposta di parere del relatore.

Emerenzio BARBIERI (UDC) preannuncia, anche a nome dei deputati del gruppo cui appartiene, il voto favorevole sulla proposta di parere del relatore.

Fabio GARAGNANI (FI) preannuncia, anche a nome dei deputati del gruppo cui appartiene, il voto favorevole sulla proposta di parere del relatore.

Guglielmo ROSITANI (AN) preannuncia, anche a nome dei deputati del gruppo cui appartiene, il voto favorevole sulla proposta di parere del relatore.


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La Commissione approva quindi la proposta di nulla osta del relatore.

La seduta termina alle 9.10.

SEDE REFERENTE

Mercoledì 17 ottobre 2007. - Presidenza del presidente Pietro FOLENA. - Intervengono il sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali Andrea Marcucci, il sottosegretario di Stato per la pubblica istruzione Letizia De Torre e il sottosegretario di Stato per l'università e la ricerca Nando Dalla Chiesa.

La seduta comincia alle 9.10.

Norme a tutela dei minori nella visione di film e di videogiochi.
C. 3014 Governo.
(Seguito dell'esame e rinvio).

La Commissione prosegue l'esame del provvedimento, rinviato il 16 ottobre 2007.

Fulvio TESSITORE (Ulivo), relatore, intende aggiungere alcune precisazioni alla relazione illustrata nella seduta di ieri dal presidente Folena, che ringrazia per averlo sostituito. Ritiene innanzitutto indispensabile partire da due premesse, che offre alla valutazione dei colleghi, al di là delle sue pur radicate convinzioni in materia. La prima premessa è la constatazione, tanto banale quanto poco frequentemente avanzata, secondo la quale si è al centro - e non solo in Italia - di una straordinaria trasformazione, o crisi, di categorie epistemologiche, di valori etici, di regole comportamentali. A ciò, certamente, il legislatore non deve presumere di poter apportare soluzioni. E, però, egli deve esserne almeno consapevole, ossia deve avere coscienza della situazione in cui si trova ad operare e deve operare, spesso con l'urgenza imposta dalle esigenze, e in materia del presente provvedimento è una di queste urgenze. Sottolinea che senza siffatta coscienza, che, detta altrimenti, è la consapevolezza del presente, non è dato concepire seri e rigorosi progetti di riforme e neppure provvedimenti parziali di modificazione o regolamentazione delle esigenze presenti. Ritiene, infatti, sia appena il caso di dire, che la materia in discussione è dei «bisogni», delle «esigenze» dell'individuo contemporaneo.
Osserva poi che la seconda premessa del suo discorso è che si è - non da oggi, e, forse, neppure da ieri - immersi in un regime di propaganda, con il tentativo di trasformare l'individuo secondo questa o quella idea non sua. Ossia, quali che siano i caratteri del regime, esso di certo rappresenta una perequazione tra l'essere e l'apparire, con vantaggio dell'apparire sull'essere. Non è certo questa la sede per descrivere il fenomeno, che può annoverare una già voluminosa e talvolta autorevole letteratura critica. Ritiene però indispensabile - proprio in riferimento al provvedimento in discussione - citarne almeno una: la più rilevante, la più incidente, la più preoccupante conseguenza della situazione cui accennava, considerato che si tratta di una materia concernente la tv e il potere mediatico. Per dirla semplicemente, si tratta di una radicale trasformazione del modo d'essere, dell'idea, della percezione dell'individuo e della sua condizione umana. Utilizza, per essere breve, la formula individuo senza individualità. Intende dire cioè che, dinanzi al potere della comunicazione di massa e dell'interesse che ha assorbito ogni altro fine dell'individuo, il soggetto rischia di essere, sempre più, espropriato della propria specificità ed intimità, divenendo sempre più un individuo anonimo, statistico, concentrazionario, ciò nel senso di essere chiuso in un ideale - ma non perciò meno reale - campo di concentramento, ossia in una condizione di isolamento indotta dalla espropriazione del proprio essere rispetto a quello che gli viene proposto; indotto altresì dall'omologazione in una massificazione indifferenziata. Ritiene in questo senso che si sia, non a caso, dinnanzi al problema del divertimento, che è uno dei profili del disegno di legge in esame.


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Aggiunge che l'assorbimento di ogni fine nell'interesse, spesso neppure dissimulato ma provocato, spinge l'individuo a distrarsi, a divertere da sè, per non avvertire il peso della perdita della propria individualità. L'accesso ai mezzi e alle offerte mediatiche sono all'origine, ma sono anche una conseguenza, della situazione fin qui riassunta. Ritiene quindi che questi siano o dovrebbero essere i criteri in base ai quali leggere le motivazioni del disegno di legge in esame, per poterne valutare compiutamente le previsioni normative, affinché siano efficaci e non propagandistici.
Enuncia quindi di seguito gli ambiti, direttamente o indirettamente coinvolti dal provvedimento: la famiglia, meglio si dovrebbe dire le famiglie, per il ruolo nella formazione dei minori e non minori soltanto; l'intreccio tra le esigenze della produzione e del mercato mediatico, si pensi soltanto ai videogiochi e così via, con le esigenze della formazione e, dunque, la garanzia delle dimensioni della libertà personale e collettiva, del pluralismo della informazione, potendosi proseguire. In via di prima approssimazione, in attesa di ascoltare le osservazioni dei colleghi, rileva quindi una dimensione un po' barocca del provvedimento, la necessità di una chiarificazione dell'ambito di intervento, cioè della definizione precisa di ciò che si intende regolare, la opportunità di valutare effettivamente la percorribilità dell'attuazione delle norme, sia in fase di valutazione del materiale, sia in fase di valutazione delle sue conseguenze, ma si tratta di prime impressioni che intende approfondire e confrontare con quelle dei colleghi della Commissione.

Guglielmo ROSITANI (AN) esprime il proprio apprezzamento per la relazione del collega Tessitore, che ha toccato problematiche di estrema delicatezza. Riterrebbe peraltro opportuno destinare all'esame preliminare del provvedimento un numero congruo di sedute, in modo da poter avere il tempo necessario per approfondire meglio le complesse tematiche in esso affrontate.

Fabio GARAGNANI (FI), associandosi alle considerazioni del collega Rositani, ritiene necessario approfondire adeguatamente l'esame del provvedimento. Sottolinea inoltre che su una materia come quella in discussione la politica deve avere un ruolo attivo, dovendosi da una parte evitare interventi di censura troppo pesanti, dall'altra garantire il rispetto di fondamentali valori religiosi che stanno alla base della cultura del Paese. Considera inoltre fondamentale evitare che la Commissione che viene istituita con il provvedimento sia nominata in base a criteri politici. Ritiene, poi, che in alcuni casi escludere la visione di film di certo interesse culturale per i giovani, come il Mercante di pietre, di Renzo Martinelli, costituirebbe non solo un danno, ma un vero e proprio sopruso, come di fatto è accaduto nella sua regione in cui alcuni dirigenti scolastici ne hanno vietato la programmazione nelle scuole. Auspica, quindi, che si pervenga ad una formulazione chiara del provvedimento in esame, preannunciando altrimenti ferma contrarietà sul testo predisposto dal Governo.

Emerenzio BARBIERI (UDC) ritiene fondamentale approfondire meglio le questioni poste dal provvedimento in esame, anche attraverso lo svolgimento di specifiche audizioni dei soggetti interessati e la costituzione di un Comitato ristretto, allo scopo di giungere alla definizione di un testo il più possibile condiviso da tutte le forze politiche.

Manuela GHIZZONI (Ulivo) ritiene che il provvedimento in esame rechi aspetti molto delicati e che sia quindi necessario procedere ad approfondimenti specifici in sede di Comitato ristretto, anche attraverso lo svolgimento di audizioni. Giudica peraltro fondamentale un intervento del legislatore in materia, in considerazione anche del fatto che i meccanismi che regolano la censura sono allo stato attuale troppo obsoleti. Giudica peraltro meritevole di approfondimento il nuovo meccanismo che si vuole introdurre attraverso il disegno di legge in questione, meccanismo


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che peraltro è stato adottato da molti Stati europei. Ritiene, in conclusione, fondamentale che il Governo fornisca i chiarimenti opportuni in merito alle modalità di funzionamento del meccanismo che si intende adottare.

Laura FRONER (Ulivo) ricorda che nella Commissione bicamerale di infanzia si sono svolte importanti audizioni riguardanti proprio l'uso di videogiochi violenti da parte dei bambini. Riterrebbe pertanto opportuno acquisire tale documentazione che può costituire un utile elemento conoscitivo nella discussione del disegno di legge in esame.

Pietro FOLENA, presidente, condivide le opinioni espresse dai colleghi in merito alla delicatezza delle questioni affrontate con il disegno di legge in esame, ritenendo necessario assegnare il tempo necessario al suo esame. Precisa, anzi, che proprio per questo motivo ne è stato previsto il seguito dell'esame anche nella seduta già prevista per domani, giovedì 18 ottobre 2007. Concorda anche con la necessità di svolgere delle audizioni, ritenendo peraltro opportuno valutare se procedere a meno alla costituzione di un Comitato ristretto. Sottolinea a tale ultimo riguardo, che nel caso in cui si esamini una sola proposta di legge su un determinato argomento, non è infatti sempre necessaria la costituzione di un Comitato ristretto che comporta comunque un allungamento dei tempi dell'esame del provvedimento.

Fulvio TESSITORE (Ulivo), relatore, concorda con la necessità di svolgere un ciclo di audizioni, rilevando peraltro la necessità che i soggetti auditi siano soggetti in grado di fornire effettivamente notizie utili all'istruttoria legislativa della Commissione. Condivide inoltre la proposta della collega Froner relativamente all'acquisizione del materiale delle audizioni svolte nell'ambito della Commissione bicamerale per l'infanzia. Concorda infine con le considerazioni del presidente Folena in merito alla non necessarietà della costituzione di un Comitato ristretto, anche in considerazione del fatto che il provvedimento in discussione proviene dal Governo. Si dichiara comunque disponibile a valutare insieme ai colleghi il percorso procedurale più adatto ad assicurare un adeguato e approfondito esame del disegno di legge in discussione.

Emerenzio BARBIERI (UDC), intervenendo per una precisazione, concorda con l'esigenza di svolgere un ciclo di audizioni, anche eventualmente prima della costituzione del Comitato ristretto, la cui costituzione potrà essere valutata in un secondo momento. Evidenzia peraltro che il provvedimento in esame pone una serie di questioni importanti, soprattutto riguardo ad alcuni specifici aspetti di interesse del mondo cattolico, rilevando l'opportunità di audire soggetti che siano espressione di quel mondo.

Pietro FOLENA, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.

Norme in materia di soppressione dell'accesso programmato ai corsi universitari.
C. 1619 Giuditta, C. 1637 Mazzoni, C. 1674 De Simone e C. 1737 Tessitore.
(Seguito dell'esame e rinvio).

La Commissione prosegue l'esame dei provvedimenti, rinviato l'11 ottobre 2007.

Fulvio TESSITORE (Ulivo) ritiene che l'impostazione da dare ai provvedimenti in esame sia quella di non limitarsi a prevedere la semplice abrogazione delle norme in materia di accesso limitato alle università, ma di prevedere anche nuove norme specifiche. Sottolinea peraltro che la disciplina del «numero chiuso» ha creato una serie di distorsioni nel sistema, citando ad esempio il caso degli aspiranti studenti in medicina, che, vistisi respinti al test di ammissione alla facoltà di medicina, si sono iscritti alla facoltà di biologia nella speranza di essere successivamente ammessi a medicina e vedersi poi convalidati


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gli esami svolti presso la facoltà di biologia. Sottolinea poi, per quel che riguarda proprio tale ultimo esempio, che la indicata modalità di iscrizione a medicina comporta di fatto delle discrepanze nella preparazione dei singoli studenti, in quanto un determinato esame sostenuto a medicina non può avere la stessa valenza di un esame sostenuto presso la facoltà di biologia. Un'altra delle distorsioni create dal sistema dell'accesso alle università con il sistema del «numero chiuso» riguarda il fatto che vi è una sproporzione troppo evidente in certe facoltà - ad esempio biologia - tra numero degli studenti e numero di docenti. Evidenzia, peraltro, che il superamento del sistema dei quiz sembra sollecitato da una lettura attenta delle disposizioni costituzionali in materia. Ritiene peraltro che occorrerebbe in ogni caso prevedere un sistema che selezioni gli studenti, ma che tale sistema non può essere basato su specifici quiz ma su una valutazione più sistematica delle capacità di ogni singolo studente.

Angela FILIPPONIO TATARELLA (AN) sottolinea che se da una parte la Costituzione garantisce a tutti il diritto allo studio, dall'altro è anche normale prevedere dei filtri all'accesso alle università, in quanto deve esserci una corrispondenza tra la preparazione maturata nel corso della scuola superiore e le materie affrontate durante il corso universitario. Riconosce peraltro che è impossibili che gli studenti siano sempre in grado di capire a diciotto anni quale tipo di studio vogliono seguire, ma ritiene peraltro fondamentale in qualche modo orientare le scelte degli studenti universitari, anche al fine di evitare che gli stessi sprechino energie in studi che poi si rivelano inadeguati rispetto alle loro attitudini. Considera peraltro importante cambiare il sistema di valutazione per l'accesso ai corsi universitari eliminando il ricorso ai test preselettivi. Ritiene infine che le disposizioni costituzionali possono efficacemente garantire, se supportate da adeguate disposizioni di legge, la possibilità che studenti «svantaggiati» siano comunque in grado di raggiungere risultati importanti dal punto di vista accademico, come dimostrano vari illustri esempi di studiosi esistenti in Italia.

Fabio GARAGNANI (FI) condivide le considerazioni del collega Tatarella, auspicando quindi che l'accesso ai corsi universitari avvenga attraverso una selezione che non si basi su test preselettivi. Non vorrebbe infatti che il rimedio previsto in alcune di queste proposte di legge, cioè la soppressione dei test selettivi, sia peggiore del male di valutare adeguatamente la preparazione di alcuni studenti.

Valentina APREA (FI) ritiene innanzitutto necessario intervenire sulla materia in questione, anche al fine di evitare che le questioni sorte in merito all'applicazione della normativa vigente siano risolte in sede giudiziaria o attraverso «antipatici» provvedimenti legislativi retroattivi, che mettono peraltro in difficoltà le università stesse. Esprime un giudizio complessivamente negativo sulle proposte di legge presentate, in quanto le stesse si limitano semplicemente ad abrogare la normativa vigente senza prevedere in alternativa soluzioni concrete ed efficaci. Sottolinea, peraltro, che il sistema dei quiz non può essere giustificato nemmeno dall'esigenza di evitare che le università siano troppo affollate di studenti. Sarebbe piuttosto opportuno favorire un percorso formativo coerente fin dalla scuola secondaria superiore, come si era inteso fare nella precedente legislatura con la riforma Moratti. Evidenzia, inoltre, che le regole europee ci obbligano a prevedere criteri selettivi, in quanto le stesse prevedono che per accedere a determinate professioni sia necessario avere preparazioni adeguate. Auspica, quindi, che il Governo fornisca chiarimenti sulla materia, anche con riferimento alla normativa europea, dichiarandosi favorevole allo svolgimento in Commissione di un ciclo di audizioni di soggetti, in primo luogo rappresentativi del mondo delle università, che possano chiarire taluni aspetti utili all'esame del provvedimento.


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Nicola BONO (AN), premettendo di non avere ancora maturato un orientamento definitivo sulla materia, ritiene peraltro opportuno porre da subito all'attenzione della Commissione alcune riflessioni. Sottolinea, innanzitutto, che occorre non confondere le esigenze di giustizia derivanti dal cattivo funzionamento del sistema dei quiz in alcuni specifici atenei, con quella effettiva di svolgere comunque delle selezioni. Sottolinea che l'accesso selezionato alle università risponde all'esigenza fondamentale di evitare che vi sia un numero eccessivo di laureati in settori nei quali non ve n'è bisogno e quindi all'esigenza di avere mercati del lavoro equilibrati e in cui vi sia corrispondenza tra la domanda e l'offerta. Evidenzia a questo proposito l'opportunità di studiare e approfondire i sistemi di selezione vigenti negli altri Stati europei, anche per esempio un'indagine specifica in tal senso. Ritiene inoltre che non si possa procedere all'abrogazione delle norme vigenti senza prevedere norme nuove che disciplinino la materia; l'accesso «regolato» alle università costituisce infatti uno strumento utile non solo per le università, ma anche per gli studenti. Sul problema della mobilità sociale conseguente al processo educativo e formativo, ricorda che tale obiettivo pur essendo un obiettivo della Costituzione, non risulta ancora del tutto attuato.
Sottolinea inoltre che l'accesso «regolato» è fondamentale al fine di evitare che in specifiche facoltà, quali fisica e matematica, vi siano troppi pochi studenti. Ritiene, d'altra parte, che l'esigenza dell'accesso «regolato» alle università è in qualche modo confermato anche dall'approvazione da parte della maggioranza del recente provvedimento che prevede la non equipollenza tra scienze motorie e fisioterapia, in cui si è inteso fissare un numero limitato di accessi dall'una all'altra facoltà. In conclusione, evidenziando l'importanza di una preparazione universitaria qualificata, anche nell'ottica dell'economia globalizzata, ritiene che non si possa votare e approvare il provvedimento, senza prima aver svolto i necessari approfondimenti da lui evidenziati.

Pietro FOLENA, presidente, rileva che dalla discussione svolta in Commissione è emerso un punto comune di condivisione relativamente alla necessità di eliminare il sistema di accesso attraverso i quiz, che peraltro hanno creato vari problemi anche dal punto di vista penale. Ricorda inoltre che un secondo punto di condivisione riguarda la necessità di definire percorsi formativi universitari adeguati. Ritiene peraltro opportuno non farne una questione ideologica. Segnala, per esempio, che se il sistema attuale del numero chiuso da una parte ha portato benefici, dall'altro ha creato anche aspetti negativi - ai quali ora si sta cercando di porre rimedio - moltiplicando il numero delle università e definendo una competizione tra gli atenei per ricercare nuovi iscritti.
Concorda con l'esigenza di un confronto nella materia in questione con la normativa europea, ricordando che una direttiva del 2005 ha previsto, ad esempio, per quel che riguarda la professione medica, che gli studenti debbano avere una preparazione adeguata, senza peraltro che sia stato chiarito il rapporto con le precedenti direttive in materia. Sottolinea d'altra parte che il dato fondamentale da cui partire è che l'Italia negli ultimi dieci anni ha cercato di raggiungere gli obiettivi posti dalla Strategia di Lisbona, ma non vi è riuscita, nonostante l'alternanza di governi di vario «colore».
Ritiene quindi fondamentale aumentare il numero degli iscritti in certe facoltà, evidenziando che la scuola, e le università in particolare, possono proprio contribuire a garantire una certa mobilità sociale all'interno del Paese. Non ritiene peraltro giusto essere troppo limitativi per quel che riguarda la possibilità di accedere a un determinato corso di laurea. Evidenzia, infatti, che in certe circostanze, al di là delle attitudini personali degli studenti, condizioni obiettive di difficoltà - ad esempio la presenza di scuole secondarie di un certo tipo in alcune aree del Paese poco popolate - potrebbero vanificare aspirazioni importanti. Condivide quindi le preoccupazioni dei colleghi in merito alla necessità di prevedere una normativa


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alternativa a quella vigente, evitando peraltro di abrogare semplicemente questa ultima.
Sottolinea d'altro canto che non tutte le proposte di legge in discussione si limitano ad abrogare la normativa vigente, segnalando che ad esempio la proposta di legge a prima firma De Simone prevede anche una normativa di dettaglio alternativa a quella vigente. Per quel che riguarda l'approfondimento di sistemi di selezione vigenti in altri Stati europei, poi, ricorda che la Commissione si accinge a deliberare, in congiunta con la XIV Commissione, un'indagine conoscitiva relativa alla Strategia di Lisbona; potrebbe essere quindi utile in quella sede procedere agli approfondimenti in questione. Non si dichiara peraltro contrario all'eventualità che l'approfondimento richiesto sia svolto nell'ambito di un'apposita indagine conoscitiva da svolgere nel corso dell'esame del provvedimento, ai sensi dell'articolo 79, comma 5, del regolamento.
Aggiunge, infine, che il problema dell'accesso «regolato» alle università, e in ogni caso dell'adeguatezza della preparazione dei soggetti che vogliono intraprendere una determinata professione, deve tenere conto delle specificità del cosiddetto sistema italiano, senza per forza prendere a parametro di riferimento il modello europeo, come avviene anche per altre materie. Ricorda per esempio che in Unione europea non si prevede la regolamentazione dell'accesso alle professioni attraverso gli Ordini professionali, disciplina che è invece prevista nell'ordinamento italiano. Si tratta di un orientamento confermato anche dalla proposta di legge n. 1360 sull'istituzione dell'Ordine professionale dei traduttori ed interpreti, presentata dalla collega Angela Napoli, del gruppo di alleanza nazionale, del quale la Commissione avvierà l'esame nella seduta già convocata per domani, giovedì 18 ottobre 2007.

Emerenzio BARBIERI (UDC) ricorda, per quel che riguarda gli approfondimenti richiesti relativamente ai sistemi adottati negli altri Stati europei, che un'utile sede di confronto può essere rappresentata anche dall'indagine conoscitiva che è stata proposta dal collega Garagnani sul sistema universitario italiano. Evidenzia inoltre che tutte le proposte di legge all'esame risalgono allo scorso anno e che vi è quindi un notevole ritardo da parte della Commissione nell'avvio del loro esame. Rileva, poi, che le proposte di legge in materia affrontano un tema fondamentale in quanto i recenti problemi verificatisi nello svolgimento delle selezioni per le singole facoltà universitarie investono questioni fondamentali, quali ad esempio quella relativa alle scelte di vita che i singoli studenti vogliono compiere. Ritiene pertanto fondamentale cambiare il sistema, garantendo peraltro un accesso selezionato sulla base di criteri obiettivi, stabilendo, per esempio, come criterio di selezione, l'aver superato tutti gli esami del primo anno. Il mantenimento del sistema dei quiz non può essere infatti giustificato dal fatto che occorre garantire una proporzione tra docenti e studenti.

Pietro FOLENA, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.

La seduta termina alle 10.40.

RISOLUZIONI

Mercoledì 17 ottobre 2007. - Presidenza del presidente Pietro FOLENA. - Interviene il sottosegretario di Stato per la pubblica istruzione Letizia De Torre.

La seduta comincia alle 10.40.

7-00251 Sasso: Promozione nelle scuola di progetti cultruali e formativi volti a contrastare fenomeni di omofobia.
(Seguito della discussione e rinvio).

La Commissione prosegue la discussione della risoluzione, rinviata nella seduta del 16 ottobre 2007.


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Emerenzio BARBIERI (UDC) rileva alcune incongruità della risoluzione in esame, tra le quali in particolare il richiamo all'articolo 3 della Costituzione. Ricorda in questo senso che l'Assemblea costituente non intese infatti minimamente attribuire a questo principio fondamentale della Carta costituzionale il significato che i presentatori della interrogazione vogliono dargli. Vi è il tentativo di considerare l'omosessualità tra i ragazzi un fatto del tutto normale quando invece si tratta di un fenomeno legato ad una strettissima minoranza. Preannuncia quindi, anche a nome dei deputati del gruppo cui appartiene, il voto contrario sulla risoluzione in discussione, rilevando in particolare l'opportunità di escludere in premessa il riferimento all'episodio relativo al suicidio del giovane dell'istituto Sommelier, non essendo l'unico più significativo e rappresentativo.

Nicola BONO (AN) rappresenta innanzitutto, anche a nome dei deputati del gruppo cui appartiene, la ferma contrarietà ad ogni forma di discriminazione. Rileva, peraltro, che con la risoluzione in discussione si mira surrettiziamente a creare un rapporto privilegiato dell'Associazione di genitori di giovani omosessuali con il Governo, quasi istituzionalizzandolo. Non concorda poi con gli impegni al Governo, poiché compito della scuola è quello di educare al rispetto di tutti, evitando ogni forma di discriminazione, non solo quella in oggetto. Auspica, quindi, che si possa procedere ad un rinvio della discussione della risoluzione per definire un testo sul quale possano convergere tutte le forze politiche. Preannuncia, altrimenti, il voto contrario sulla risoluzione in discussione.

Valentina APREA (FI) preannuncia il voto contrario sulla risoluzione in discussione, rilevando che un conto è insegnare a scuola il principio, in generale, della non discriminazione, un altro prevedere che vi sia un'educazione scolastica alla omosessualità. Ritiene, infatti, che in questo ultimo caso vi sarebbe una vera e propria forzatura, non condivisibile. Ribadisce, quindi, la disponibilità a favorire in generale la diffusione nelle scuole dell'insegnamento della tolleranza e della non discriminazione, come già affermato anche in altre occasioni dalla Commissione, ma non concorda in alcun modo con l'impostazione della risoluzione in discussione.

Manuela GHIZZONI (Ulivo) ritiene che l'insegnamento al rispetto delle diverse identità di genere e alla accettazione della propria identità sia elemento di accrescimento e di educazione degli allievi, in ogni ordine e grado scolastico. Rileva, per esempio, che incontri su questi temi, già nelle scuole dell'infanzia e nelle scuole materne tra esperti, docenti e genitori, hanno rappresentato opportunità di confronto significative, utili anche alla crescita dei bambini. Concorda, quindi, con l'esigenza di impegnare il Governo ad adottare programmi educativi del tipo indicato, assegnando la giusta attenzione e lettura di questi temi, al di fuori di ogni schematismo ideologico.

Pietro FOLENA, presidente, avverte che sono imminenti votazioni in Assemblea. Rinvia quindi il seguito della discussione ad altra seduta.

La seduta termina alle 11.

AUDIZIONI

Mercoledì 17 ottobre 2007. - Presidenza del presidente Pietro FOLENA. - Interviene il ministro per i beni e le attività culturali Francesco Rutelli.

La seduta comincia alle 15.15.

Audizione del Ministro per i beni e le attività culturali Francesco Rutelli, sullo stato di attuazione del programma di Governo nelle materia di competenza del suo dicastero.
(Svolgimento, ai sensi dell'articolo 143, comma 2, del regolamento, e rinvio).

Pietro FOLENA, presidente, avverte che la pubblicità dei lavori sarà assicurata,


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oltre che mediante impianto audiovisivo a circuito chiuso, anche attraverso la trasmissione televisiva sul canale satellitare della Camera dei deputati. Introduce quindi l'audizione.

Il ministro Francesco RUTELLI svolge una relazione sui temi oggetto dell'audizione.

Intervengono per formulare quesiti ed osservazioni i deputati Giuseppe GIULIETTI (Ulivo), Lorena MILANATO (FI), Wladimiro GUADAGNO detto Vladimir Luxuria (RC-SE), Nicola BONO (AN), Americo PORFIDIA (IdV), Emerenzio BARBIERI (UDC) e Andrea COLASIO (Ulivo).

Il ministro Francesco RUTELLI interviene per alcune precisazioni.

Pietro FOLENA, presidente, ringrazia il ministro Rutelli per l'esauriente relazione svolta e rinvia il seguito dell'audizione ad altra seduta.

La seduta termina alle 16.55.

N.B.: Il resoconto stenografico della seduta è pubblicato in un fascicolo a parte.