Le riclassificazioni contabili

I dati del conto economico delle Amministrazioni pubbliche del periodo 2000-2004 sono stati oggetto di varie revisioni statistiche che hanno portato a un generale innalzamento dei valori dell’indebitamento netto:

 

La prima revisione del conto economico delle Amministrazioni pubbliche è stata conseguente alla decisione EUROSTAT del 3 luglio 2002, relativa alle modalità di contabilizzazione delle operazioni di cartolarizzazione.

L’applicazione delle decisione ha determinato un peggioramento del valore dell’indebitamento netto relativo all’anno 2001, passato dall’1,6%, stimato nel mese di giugno[1] (era stato certificato all’1,4% a marzo 2002), al 2,2% del PIL, con un peggioramento dello 0,56%.

 

In particolare, nella decisione del 3 luglio 2002, l’Eurostat ha stabilito che le cartolarizzazioni sono considerate vendite effettive, e non prestiti, se:

a)      il rapporto tra il pagamento iniziale effettuato dall’acquirente e il valore di mercato delle attività cedute supera l’85 per cento;

b)      non ci sono garanzie governative a copertura del rischio dello stesso acquirente;

c)      l’operazione non riguarda flussi futuri di reddito che non sono riferibili a voci del conto del patrimonio.

Secondo l’EUROSTAT, le cartolarizzazioni effettuate nel 2001 non rispettavano questi requisiti; in particolare, quella relativa agli immobili era stata effettuata a un prezzo inferiore all’85 per cento del valore di mercato; quella relativa ai proventi del lotto e dell’enalotto non era riferibile a poste patrimoniali.

 

In sostanza, la decisione ha comportato che non potevano essere contabilizzate a riduzione dell’indebitamento netto per il 2001 le operazioni di cartolarizzazione effettuate nell’anno medesimo, il cui importo ammontava complessivamente a 6.800 milioni di euro (di cui 3.000 milioni di euro relativi all’operazione di cartolarizzazione dei proventi del gioco del Lotto e dell’Enalotto e 3.800 milioni di euro relativi alle cartolarizzazioni connesse con la vendita di immobili pubblici).

Gli introiti delle due operazioni, pari, rispettivamente, a 0,25 e 0,31 punti percentuali del prodotto, sono stati pertanto esclusi dal conto delle Amministrazioni pubbliche di tale anno, determinando una corrispondente revisione al rialzo della stima dell’indebitamento netto.

 

La revisione al rialzo dell’indebitamento del 2001 determinata dalla risoluzione dell’EUROSTAT, si rifletteva positivamente sul livello di indebitamento del 2002 e dell’anno successivo, in quanto, i proventi del Lotto e dell’Enalotto e della vendita di immobili effettuati nel 2001 sarebbero stati contabilizzati nel 2002 e nel 2003, a decorrere cioè dal perfezionamento delle operazioni di vendita influendo, quindi, positivamente sui valori dell’indebitamento.

 

In occasione della notifica alla Commissione europea dei dati di finanza pubblica effettuata il 1° marzo 2004, le serie relative al fabbisogno e al debito delle Amministrazioni pubbliche sono state oggetto di rilevanti revisioni.

Queste sono state determinate dalla disponibilità di nuove informazioni riguardanti l’ammontare dei conti correnti postali detenuti dal settore privato e, per importi inferiori, dalla verifica delle procedure utilizzate per la determinazione dei titoli pubblici di proprietà degli Enti di previdenza appartenenti alle Amministrazioni pubbliche.

L’impatto delle modifiche è stato significativo dal 1999. Includendo gli effetti delle revisioni statistiche di carattere ordinario, il debito è stato rivisto al rialzo di 6,3 miliardi nel 1999, 7,0 miliardi nel 2000, 12,2 miliardi nel 2001 e 17,8 miliardi nel 2002. In termini percentuali di PIL, il debito è passato dal 109,6% al 110,6% del PIL del 2001 e da 106,5 a 108,0% nel 2002. Il rapporto debito/PIL del 2003 è passato da 104,5 a 106,2%.

 

I dati dell’indebitamento netto relativi al triennio 2001-2003 sono stati successivamente revisionati nel marzo 2005.

In occasione della notifica dei conti alla Commissione europea del 1° marzo 2005[2], l’ISTAT ha infatti effettuato alcune revisioni statistiche e riclassificazioni contabili che hanno innalzato l’indebitamento netto del triennio 2001-2003.

In base alle nuove valutazioni, il disavanzo è stato aumentato al 3,0% del PIL nel 2001, al 2,6% nel 2002 e al 2,9% nel 2003, rispetto alle stime precedenti, che erano, rispettivamente, 2,6, 2,3 e 2,4 per cento.

 

Le revisioni effettuate dall’ISTAT, anche a seguito di alcuni rilievi delle autorità statistiche europee, erano connesse principalmente con l’inclusione tra i trasferimenti in conto capitale delle erogazioni in favore delle Ferrovie dello Stato, precedentemente contabilizzati tra le partite finanziarie e quindi ininfluenti ai fini del computo dell’indebitamento netto[3].

Tale riclassificazione aveva comportato un aumento del disavanzo di circa 0,3 punti percentuali del PIL in ciascuno degli anni considerati. Altre revisioni avevano innalzato il saldo del 2003 di ulteriori 0,2 punti percentuali del prodotto.

 

In seguito all’esame della Notifica, l’EUROSTAT non aveva ritenuto di poter certificare i dati forniti dall’Italia, richiedendo chiarimenti sul trattamento contabile di specifiche operazioni.

Gli approfondimenti sollecitati riguardavano: alcuni versamenti eseguiti dai concessionari della riscossione; il finanziamento degli investimenti per l’alta velocità ferroviaria da parte di Infrastrutture spa (Ispa); alcuni aspetti delle operazioni di cartolarizzazione di immobili; le transazioni con il bilancio della UE.

Il 23 maggio 2005 l’EUROSTAT ha reso note le proprie decisioni:

1)      i versamenti anticipati effettuati dai concessionari della riscossione nel 2003 e nel 2004 sono considerati irrilevanti ai fini dell’indebitamento netto (erano stati precedentemente contabilizzati in riduzione di tale saldo per 2,7 miliardi nel 2003 e per 1,1 nel 2004) e vanno in aumento del debito pubblico;

2)      i prestiti contratti nel 2004 da Ispa per il finanziamento degli investimenti relativi alla infrastruttura ferroviaria dell’alta velocità sono considerati come debito dello Stato, senza influenzare l’indebitamento netto;

3)      alcuni oneri connessi con le operazioni di cartolarizzazione di immobili devono essere inclusi nell’indebitamento netto del 2004.

 

Il 24 maggio 2005 l’ISTAT ha pertanto rivisto i conti pubblici, recependo le decisioni dell’EUROSTAT.

Nel complesso, rispetto alla Notifica del 1° marzo, la revisione ha comportato per il periodo 2000-2004 un innalzamento dell’indebitamento netto pari in media a quasi 0,2 punti percentuali del prodotto all’anno.

 

Analogamente, il debito è stato rivisto al rialzo di 0,2, 0,2, 0,5 e 0,8 punti percentuali del PIL nel 2001, 2002, 2003 e 2004 (pari, rispettivamente, a 2,6, 2,8, 6,5 e 10,9 miliardi).

In particolare, gli aumenti registrati ultimi due anni riflettono, oltre alle revisioni statistiche, le decisioni dell’EUROSTAT del maggio 2005 di:

a)      riclassificare come prestito i versamenti anticipati effettuati dai concessionari della riscossione nel 2003 e nel 2004 (rispettivamente, 2,7 e 5,2 miliardi);

b)      considerare come debito dello Stato i prestiti contratti nel 2004 da Ispa per il finanziamento degli investimenti relativi alla infrastruttura ferroviaria dell’alta velocità (con un impatto di 6,4 miliardi).

Inoltre, la riclassificazione del conto corrente in Tesoreria intestato alla Sace ha determinato un aumento del debito di 2,5, 2,7 e 3,7 miliardi, rispettivamente nel 2001, 2002 e 2003.

 

Da ultimo, in occasione della Notifica alla Commissione europea del 1° marzo 2006, l’ISTAT ha reso noti i risultati della revisione generale dei conti nazionali effettuata in ottemperanza alle regole comunitarie.

Innanzitutto, nella costruzione dei nuovi conti sono incorporati i risultati dei censimenti generali del 2000-2001.

Inoltre, le nuove stime implementano alcune importanti normative comunitarie: in particolare, il nuovo trattamento dei Servizi di Intermediazione Finanziaria Indirettamente Misurati (SIFIM)[4], che prevede l’attribuzione del consumo del servizio di intermediazione finanziaria ai diversi operatori economici, e l’adozione degli indici a catena per la misura delle dinamiche reali degli aggregati economici annuali[5].

Sono state, inoltre, adottate le raccomandazioni del Comitato che in ambito comunitario si occupa del processo di armonizzazione del reddito nazionale lordo (RNL)[6].

 

Le nuove stime del Prodotto interno lordo a prezzi correnti[7] presentano una generale rivalutazione rispetto a quelle precedenti, che oscilla fra il 2,5% del 2001 e il 2,8% del 2004.

La revisione delle stime del PIL in volume ha comportato invece una diminuzione dei tassi di crescita:

 

PIL

2001

2002

2003

2004

2005

Serie nuova

1,8

0,3

0,0

1,1

0,0

Serie precedente

1,8

0,4

0,3

1,2

 

 

Riguardo al rapporto indebitamento/PIL, separando l’effetto della revisione dell’indebitamento dall’effetto della revisione del PIL a prezzi correnti si evidenzia come nel 2001 è prevalso l’effetto di revisione del PIL e quindi il rapporto deficit/PIL è risultato più basso di 0,1 punti percentuali; mentre negli anni 2002-2004 è prevalso l’effetto revisione dell’indebitamento portando ad un peggioramento del rapporto pari allo 0,2 per cento.

 

Indebitamento Netto

2001

2002

2003

2004

2005

Serie nuova

3,1

2,9

3,4

3,4

4,1

Serie precedente

3,2

2,7

3,2

3,2

 

 

Nel marzo 2006, la Banca d’Italia ha provveduto inoltre ad apportare le revisioni alle statistiche sul debito per gli anni precedenti il 2005.

Una modifica è stata determinata dalla disponibilità di nuovi dati elaborati da Poste italiane riguardanti la consistenza dei conti correnti postali detenuti da soggetti privati. In particolare, nel 2002 la revisione ha comportato una riduzione del debito pari a 0,5 miliardi e, nel 2003 e nel 2004, un aumento, rispettivamente, di 1,6 e 2,1 miliardi.

Una seconda modifica è derivata dall’inclusione tra le passività delle Amministrazioni pubbliche del conto in Tesoreria intestato alla UE. Negli anni 2002 e 2003 essa ha determinato un aumento del debito pari, rispettivamente, a 2,5 e 1,3 miliardi; l’impatto nel 2004 è stato trascurabile.

Nel complesso, negli anni 2002, 2003 e 2004 le revisioni hanno determinato un aumento del debito pari, rispettivamente, a 2,0, a 2,9 e a 2,2 miliardi.

Le variazioni dell’incidenza del debito sul prodotto riflettono inoltre le revisioni apportate al PIL per effetto delle nuove metodologie di calcolo dei conti nazionali.

 

Debito/PIL

2001

2002

2003

2004

2005

Serie nuova

108,7

105,5

104,3

103,8

106,4

Serie precedente

110,9

108,3

106,8

106,6

 

 

 

In sintesi, le riclassificazioni e le revisioni contabili che si sono susseguite a partire dal 2002 hanno così influito sui valori dell’indebitamento netto e del debito relativi agli anni 2000-2004:

 

Indebitamento netto

2001

2002

2003

2004

2005

Notifica ISTAT (marzo 2002)

1,4

 

 

 

 

Revisione stime ISTAT (giugno 2002)

1,6

 

 

 

 

Decisione Eurostat 3 luglio 2002

2,2

 

 

 

 

Notifica ISTAT (marzo 2003)

2,6

2,3

 

 

 

Notifica ISTAT (marzo 2004)

2,6

2,3

2,4

 

 

Notifica e riclassificazioni contabili ISTAT marzo 2005

3,0

2,6

2,9

3,0

 

Decisione Eurostat 23 maggio 2005

3,2

2,7

3,2

3,2

 

Notifica e revisione ISTAT (marzo 2006)

3,1

2,9

3,4

3,4

4,1

 

Debito/PIL

2001

2002

2003

2004

2005

Notifica ISTAT(marzo 2002)

109,4

 

 

 

 

Notifica ISTAT(marzo 2003)

109,5

106,7

 

 

 

Notifica e revisione calcolo debito ISTAT (marzo 2004)

110,6

108,0

106,2

 

 

Notifica e riclassificazioni contabili ISTAT marzo 2005

 

 

106,3

105,8

 

Decisione Eurostat 23 maggio 2005

110,9

108,3

106,8

106,6

 

Notifica e revisione  ISTAT (marzo 2006)

108,7

105,5

104,3

103,8

106,4

 



[1]    La stima dell’indebitamento netto relativa dell’anno 2001 era stata revisionata a giugno 2002, rispetto ai dati comunicati alla Commissione europea a marzo, in particolare con riferimento al settore sanitario e alle entrate fiscali, con uno scarto dello 0,2%.

[2]    I dati che ciascuno Stato membro deve certificare alla Commissione europea vengono elaborati in conformità alle regole fissate dal regolamento UE n. 2223/96 (SEC95), sulla base del Manuale sul disavanzo e sul debito pubblico, nonché secondo il regolamento n. 3605/93 (come emendato dai regolamenti CE n. 351 del 25/2/2002 e CE n. 2103 del 12/12/2005).

In particolare, il regolamento CE n. 2103 del 12/12/2005 ha modificato le date delle due notifiche da effettuare in ciascun anno nell’ambito della procedura sui deficit eccessivi, di cui al protocollo annesso al Trattato di Maastricht: la prima deve avvenire entro il 1° aprile (anziché marzo), la seconda entro il 1° ottobre (anziché settembre).

Le stime diffuse riguardano gli aggregati del conto economico delle risorse e degli impieghi valutati a prezzi correnti e a prezzi di un anno di riferimento, delle unità di lavoro, dei redditi da lavoro dipendente e il conto consolidato delle Amministrazioni Pubbliche.

[3]    Altre modifiche hanno riguardato il conto economico del 2003: le prestazioni sociali in natura e i consumi intermedi degli enti del comparto sanitario e degli enti territoriali sono stati ridotti complessivamente di 0,1 punti percentuali; i contributi agli investimenti sono stati aumentati di 0,1 punti percentuali del PIL in seguito alla disponibilità di nuove informazioni riguardanti i contributi alle imprese erogati dallo Stato; i contributi sociali sono stati ridotti di 0,2 punti; le entrate tributarie sono state accresciute di 0,1 punti. Inoltre il versamento effettuato dai concessionari della riscossione (pari a circa 0,2 punti), in precedenza incluso fra le imposte indirette, è stato riclassificato fra quelle in conto capitale.

[4]    A tale riguardo, cfr. Regolamento 1998/448/CE del 16 febbraio 1998. In precedenza la produzione dei SIFIM era misurata per convenzione come la differenza tra il totale dei redditi da capitale ricevuti dagli intermediari finanziari (esclusi i redditi percepiti sugli investimenti di fondi propri) e il totale degli interessi pagati. Il nuovo trattamento prevede, invece, il calcolo dei SIFIM in maniera separata sui depositi e sui prestiti per singolo settore istituzionale. L’attribuzione dei SIFIM ai diversi operatori che effettivamente li utilizzano comporta un aumento dei consumi finali delle famiglie, dei consumi intermedi delle singole branche, dei costi intermedi e quindi della produzione dei servizi non-market, delle esportazioni e delle importazioni totali. L’impatto sul PIL è dato dalla parte di produzione allocata negli impieghi finali e quindi nei consumi finali delle famiglie, delle amministrazioni pubbliche e delle Istituzioni private senza scopo di lucro al servizio delle famiglie e nelle esportazioni nette.

[5]    A tale riguardo, cfr. Decisione della Commissione 2002/990/CE del 17 dicembre 2002, sulle misure di prezzo e volume. Tale nuovo metodo sostituisce il precedente in cui le valutazioni in termini reali erano invece ottenute ai prezzi di un anno base fisso (l’ultimo è stato il 1995). Le misure in volume ottenute con la tecnica del concatenamento presentano, grazie all’aggiornamento annuale del sistema di ponderazione, tassi di crescita più accurati che meglio rappresentano la realtà economica.

[6]    A tale riguardo, cfr. Regolamento (CE, Euratom) n. 1287/2003 del Consiglio, del 15 luglio 2003.

[7]    La ricostruzione delle serie dal 1992 al 2000 è stata diffusa con il Comunicato del 22 dicembre 2005 (Conti economici nazionali - anni 1992-2000); le nuove serie 2001-2004 sono contenute nel Comunicato del 1° marzo 2006 (Conti economici nazionali - anni 2001-2005).