I Commissione - Resoconto di giovedý 5 ottobre 2006

TESTO AGGIORNATO AL 10 OTTOBRE 2006


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SEDE REFERENTE

Giovedì 5 ottobre 2006. - Presidenza del presidente Luciano VIOLANTE. - Intervengono il Vice Ministro per l'interno Marco Minniti e il Sottosegretario di Stato per l'interno Marcella Lucidi.

La seduta comincia alle 9.35

Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulle vicende relative ai fatti accaduti a Genova nel luglio 2001 in occasione del vertice G8 e delle manifestazioni del Genoa Social Forum.
C. 1043 Mascia e C. 1098 Sgobio.
(Seguito dell'esame e rinvio).

La Commissione prosegue l'esame del provvedimento, rinviato, da ultimo, nella seduta del 4 ottobre 2006.

Italo BOCCHINO (AN), intervenendo sull'ordine dei lavori, alla luce della rilevanza politica delle proposte di legge in titolo e dell'assenza del relatore, propone di rinviare il relativo esame ad altra seduta.

Luciano VIOLANTE, presidente, avverte che, ai fini dell'esame delle proposte di legge in oggetto nel corso della seduta odierna, sostituisce il deputato Bressa nello svolgimento della funzione di relatore.


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Italo BOCCHINO (AN) insiste nella richiesta di rinviare l'esame dei provvedimenti ad altra seduta, stante la necessità di svolgere gli interventi nell'ambito dell'esame preliminare in presenza del relatore.

Carlo GIOVANARDI (UDC) e Giorgio HOLZMANN (AN), si associano alla richiesta dell'onorevole Bocchino.

Luciano VIOLANTE, presidente, preso atto delle richieste formulate, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.

Modifica all'articolo 12 della Costituzione sul riconoscimento della lingua italiana quale lingua ufficiale.
C. 648 cost. Angela Napoli e C. 1571 cost. La Russa.
(Seguito dell'esame e rinvio).

La Commissione prosegue l'esame del provvedimento, rinviato, da ultimo, nella seduta del 4 ottobre 2006.

Giorgio HOLZMANN (AN), ricorda che nel corso della precedente legislatura si era a lungo discusso in merito ad un provvedimento di contenuto analogo a quello iscritto all'ordine del giorno della Commissione, il cui esame tuttavia non si era concluso. Le proposte di legge in esame sono state pertanto ripresentate nell'attuale legislatura, da deputati appartenenti al gruppo di Alleanza Nazionale, soprattutto alla luce della situazione esistente nella provincia di Bolzano, dove si avverte la necessità di assicurare l'ufficialità della lingua italiana, pur nel rispetto del bilinguismo previsto dallo Statuto speciale della regione Trentino-Alto Adige. Osserva che una forma di riconoscimento dell'ufficialità della lingua italiana in tale regione è comunque presente in alcune leggi provinciali che stabiliscono come, in caso di contrasto sull'uso delle due lingue, prevalga sempre quello della lingua italiana. Nella realtà dei fatti, però, l'uso della lingua tedesca si è imposto con carattere pervasivo anche negli atti e nei documenti non ufficiali. Ritiene quindi necessario stabilire un criterio che assicuri comunque l'ufficialità della lingua italiana, in quanto su tale questione non è mai stato trovato un accordo a livello locale. Per le ragioni esposte dichiara di condividere il contenuto delle proposte di legge all'esame della Commissione.

Carlo GIOVANARDI (UDC), dopo aver sottolineato l'importanza della materia trattata dalle proposte di legge in esame, osserva che la problematica del riconoscimento della lingua italiana quale lingua ufficiale della Repubblica è correlata a quella della tutela delle minoranze linguistiche, la cui lingua ritiene debba essere utilizzata anche in atti e documenti ufficiali, comunque nel rispetto della lingua nazionale maggioritaria. Osserva tuttavia che questo diritto non è sempre riconosciuto a tutte le minoranze linguistiche. Cita al riguardo l'esempio della minoranza linguistica italiana a Fiume, sottolineando come l'ordinamento giuridico croato non preveda l'uso della lingua italiana. In proposito rileva come invece nella regione Trentino Alto Adige l'utilizzo della lingua tedesca sia predominante non solo all'interno di atti e documenti ufficiali, ma anche presso strutture private. In questa regione, ad esempio, l'uso della lingua italiana nella toponomastica è sempre secondario rispetto alle indicazioni in tedesco.
La questione del riconoscimento della ufficialità della lingua italiana non deve comunque essere affrontata con riferimento solo alle questioni specifiche sin qui ricordate, ma anche in considerazione della presenza sul territorio nazionale di una pluralità di nuove etnie alle quali, evidentemente, non può essere riconosciuto il diritto di utilizzare la propria lingua in atti e documenti ufficiali. Cita, ad esempio, il caso delle zone adiacenti la città di Prato, ove è presente una consistente comunità cinese, nelle quali la presenza della lingua italiana sta diventando recessiva rispetta a quella cinese. Evidenzia in proposito l'importanza di distinguere


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tra rispetto delle tradizioni ed uso della lingua ufficiale. Ritiene che la garanzia del processo di integrazione dei cittadini stranieri presenti in Italia debba essere assicurata nel rispetto dell'ufficialità della lingua italiana, che deve essere essa stessa strumento di tale integrazione. Dichiara quindi di condividere il senso e la portata delle proposte di legge in esame, sulle quali preannuncia un voto favorevole.

Jole SANTELLI (FI) ritiene che sarebbe opportuno conoscere l'elenco dei Paesi europei nelle cui Costituzioni è prevista il riconoscimento ufficiale della lingua nazionale.

Luciano VIOLANTE, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.

Benefici per le vittime del terrorismo.
C. 616 Mazzoni.
(Rinvio del seguito dell'esame).

La Commissione prosegue l'esame del provvedimento, rinviato il 4 ottobre 2006.

Luciano VIOLANTE, presidente, nessuno chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.

Modifica alla legge sulla cittadinanza.
C. 24 Realacci, C. 938 Mascia, C. 1462 Caparini, C. 1529 Boato, C. 1570 Bressa, C. 1607 Governo, C. 1661 Piscitello e C. 1686 Diliberto.
(Seguito dell'esame e rinvio).

La Commissione prosegue l'esame del provvedimento, rinviato, da ultimo, nella seduta del 4 ottobre 2006.

Carlo GIOVANARDI (UDC) rileva che quello della cittadinanza è un problema inscindibilmente collegato a quello della immigrazione, un fenomeno che l'Italia affronta solo da pochi anni rispetto a quanto accade invece in altri Paesi europei. Osserva come molte realtà locali italiane siano ormai densamente abitate da persone di origini straniere. Cita l'esempio di Modena in cui una larga percentuale dei bambini che frequentano la scuola dell'infanzia o la scuola primaria sono di origine extra-comunitaria. Ritiene che la portata di questo fenomeno necessiti una meditata riflessione in ordine al tipo di integrazione che il legislatore intende realizzare. In proposito ricorda quanto velocemente gli emigrati italiani negli Stati Uniti d'America nel secolo scorso si siano integrati nella realtà sociale, politica ed anche militare di quel paese, avendo voluto fare propri i valori, i costumi e la lingua di quella nazione. Per questa ragione ritiene che il riconoscimento del diritto di cittadinanza debba essere effettuato solo in presenza di determinati e rigorosi presupposti. A tale riguardo ritiene insufficiente il solo requisito della nascita sul territorio, che di per sé non garantisce una reale integrazione, se non in presenza di ulteriori presupposti, quali ad esempio una congrua ed costruttiva permanenza del richiedente sul territorio nazionale. In proposito ritiene che la previsione di cinque anni, quale periodo di permanenza sufficiente ai fini del riconoscimento della cittadinanza, sia un termine inadeguato, giudicando opportuno ampliarlo ad otto anni di permanenza effettiva.
Si sofferma quindi sul problema della doppia cittadinanza, ritenendo che la concessione della cittadinanza italiana debba comportare automaticamente la rinuncia a quella di origine, fatti salvi casi particolari, come quello degli oriundi, nei quali resta forte il legame con il paese di origine. In sostanza ritiene che la cittadinanza debba essere collegata al concetto di identità con lo Stato, in quanto il richiedente deve inserirsi in un tessuto normativo da lui riconosciuto e condiviso, essendo pertanto opportuno che giuri la fedeltà alla Costituzione e alle leggi dello Stato.
Rileva quindi la necessità di tenere presente la portata normativa dell'articolo 52 della Costituzione, che stabilisce che la


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difesa della Patria è sacro cittadino del cittadino. Il problema si pone con riferimento all'opzione ideologica che il richiedente la cittadinanza deve comunque fare, anche in assenza della obbligatorietà del servizio di leva. Al riguardo ricorda che nel corso della seconda guerra mondiale gli italo-americani combatterono in molti casi al servizio dell'esercito statunitense, evidenziando così la loro netta ed inequivoca volontà di integrazione con il nuovo ordinamento sociale e politico.

Gabriele BOSCETTO (FI) si richiama all'intervento svolto dal deputato Santelli nel corso della seduta dello scorso 27 settembre, che dichiara di condividere. Ritiene infatti che la cittadinanza non deve essere un mezzo per assicurare l'integrazione, quanto piuttosto il momento finale del processo stesso di integrazione. In proposito dichiara di condividere l'impianto della vigente legge in materia, che è stata elaborata contestualmente alla trasformazione dell'Italia in un Paese di immigrazione. A seguito dei significativi flussi migratori che iniziavano a dirigersi verso l'Italia, la legge 5 febbraio 1992, n. 91, ha portato il periodo minimo di soggiorno, ai fini della concessione del diritto di cittadinanza, da cinque a dieci anni. La relazione illustrativa del disegno di legge governativo in esame, nel prevedere il ripristino dell'originario periodo quinquennale di soggiorno minimo, pone, quale relativo presupposto, la necessità di adattare la disciplina in materia alle previsioni della direttiva 2003/109/CE del Consiglio del 25 novembre 2003, in corso di recepimento nel nostro ordinamento. Osserva però che tale direttiva non disciplina la materia della cittadinanza, ma si limita a prevedere i requisiti per l'ottenimento della carta di soggiorno per il cui rilascio è previsto un periodo minimo di soggiorno di cinque anni. Osserva che la complessiva politica del Governo in tema di asilo, di ricongiungimenti familiari e di flussi migratori è in realtà volta a scardinare in modo surrettizio la cosiddetta legge Bossi-Fini in tema di immigrazione, al solo fine di aumentare il numero degli stranieri che vivono in Italia per ottenere un maggiore consenso.
Con riferimento al contenuto del disegno di legge governativo in esame, ritiene che il periodo minimo di soggiorno, ai fini della concessione della cittadinanza, non debba essere inferiore a dieci anni, che potrebbero tuttavia essere lievemente diminuiti nei confronti di chi abbia dimostrato di aver raggiunto un sufficiente livello di integrazione. Sotto questo aspetto non ritiene che la posizione del proprio gruppo possa essere definita di tipo conservatrice.
Si sofferma inoltre sulla modifica recata al comma 2 dell'articolo 4 della vigente legge sulla cittadinanza, in materia di acquisizione della cittadinanza da parte dei minori, osservando che sarebbe necessaria una norma transitoria che eviti la possibile inapplicabilità della nuova disposizione. Conclude ribadendo il proprio orientamento contrario sul disegno di legge governativo in oggetto.

Alessandro NACCARATO (Ulivo) ricorda preliminarmente che dalla condizione di cittadino di uno Stato membro dell'Unione Europea deriva automaticamente lo status di cittadino della stessa Unione: si tratta di un aspetto che, correttamente, il provvedimento in esame prende in considerazione. Osserva quindi, rispondendo al deputato Boscetto, che il richiamo alla direttiva europea sullo status dei cittadini dei Paesi terzi che siano soggiornanti di lungo periodo non denota una confusione di piani, quanto piuttosto il tentativo di individuare un arco temporale omogeneo tra le varie disposizioni che incidono sulla posizione dei cittadini di Paesi terzi, anche tenendo nel debito conto alcune risoluzioni in tal senso, approvate dal Parlamento europeo. Ritiene inoltre che tutti possano convenire sull'opportunità di modificare la vigente legge sulla cittadinanza, risalente al 1992, alla luce dei mutamenti prodottisi nel frattempo con riferimento al fenomeno dell'immigrazione. Giudica altresì molto positiva l'introduzione, all'articolo 1 del disegno di legge governativo, del richiamo ai principi


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dello ius soli e dello ius domicili, osservando come, al riguardo, convenga sviluppare il confronto con gli altri Paesi che presentano una situazione più vicina a quella italiana e una legislazione in materia più avanzata. Al riguardo, cita l'esempio della Spagna, dove la disciplina della cittadinanza prevede che i figli di stranieri nati sul territorio nazionale acquistino la cittadinanza al compimento del primo anno di età. Riprendendo quindi il tema sollevato dal deputato Giovanardi, fa presente che nella sua regione, il Veneto, la percentuale di bambini stranieri negli asili nido e nelle scuole materne ed elementari oscilla ormai tra un quinto e un quarto del totale e che tali bambini sono molto più integrati nella realtà dei loro coetanei italiani di quanto lasciassero pensare le considerazioni del deputato Giovanardi. In proposito, desidera anche rilevare come il cosiddetto «muro di via Anelli» a Padova, di cui tanto si è parlato, non sia altro che una normalissima recinzione lunga ottanta metri, sebbene riconosca che questo tipo di soluzione, adottata per far fronte a una situazione di emergenza, non costituisca certo un modello generalizzabile. Richiama quindi l'attenzione dei colleghi su altri aspetti del provvedimento in esame che ritiene bisognosi di una ulteriore precisazione: in particolare, si riferisce all'articolo 2 del disegno di legge, il quale stabilisce come requisito per l'acquisto della cittadinanza da parte del figlio minore di cittadini stranieri l'aver frequentato un ciclo scolastico o un corso di formazione professionale ovvero l'aver svolto regolare attività lavorativa, rilevando in proposito l'esigenza dell'adozione di una normativa di attuazione. Auspica quindi che si possa registrare un ampio consenso sulle previsioni volte a contrastare il fenomeno dei cosiddetti «matrimoni di comodo». Ricorda infine, con riferimento alla trasformazione della carta di soggiorno in permesso di soggiorno per stranieri che siano soggiornanti di lungo periodo, prevista dallo schema di decreto legislativo recante recepimento della direttiva 2003/109/CE del Consiglio, che la logica cui si è ispirata l'Unione Europea è quella di connettere precisi effetti giuridici e l'acquisizione di un determinato status, al soggiorno continuativo e per lunghi periodi in uno Stato membro.

Jole SANTELLI (FI), intervenendo sull'ordine dei lavori, suggerisce l'opportunità di procedere all'audizione del Ministro Amato al fine di acquisire elementi di conoscenza sulle posizioni emerse in materia di norme sulla cittadinanza, in sede di Consiglio dei Ministri dell'Unione Europea, pur essendo ben consapevole che la legislazione in materia di cittadinanza è prerogativa degli Stati membri. Suggerisce altresì l'opportunità di ascoltare anche il Ministro Bonino, al fine di comprendere come stia evolvendo la legislazione in materia di cittadinanza negli altri Stati membri. Desidera quindi richiamare l'attenzione dei colleghi sul dibattito in corso in Europa in materia di politiche dell'immigrazione e, in particolare, sulla prossima Conferenza euro-africana, che si svolgerà a Tripoli. In proposito osserva come il fatto che, all'interno dell'Unione Europea, il contrasto all'immigrazione clandestina sia stato demandato ai singoli Stati membri, ha finito per indurre i Paesi non immediatamente interessati da massicci flussi immigratori a non farsi carico del problema. Aggiunge che ciò comporta conseguenze particolarmente negative per l'Italia che, come è noto, è interessata da un significativo fenomeno di immigrazione di transito, e che è dunque necessario sostenere l'azione del Governo, volta a richiamare tutti gli Stati membri a una comune assunzione di responsabilità.

Luciano VIOLANTE, presidente, osserva che si potrebbe procedere sulle ultime questioni prospettate dal deputato Santelli all'audizione del Commissario europeo Frattini.

Roberto ZACCARIA (Ulivo), pur ritenendo che sia sempre opportuno acquisire elementi di conoscenza sulle esperienze di altri Paesi, ritiene tuttavia che nel disciplinare materie così complesse come


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quella in esame non ci si possa limitare a riprodurre scelte legislative maturate in contesti diversi, perché si rischierebbe altrimenti di precludersi la possibilità di trovare soluzioni all'avanguardia. Essendosi inoltre già registrata, nel corso della discussione, una contrapposizione piuttosto netta tra maggioranza e opposizione, esprime la preoccupazione che la richiesta di audizioni miri essenzialmente ad allungare i tempi dell'esame.

Graziella MASCIA (RC-SE) osserva che la discussione in corso denota una certa confusione tra le questioni connesse a una nuova legge sulla cittadinanza e quelle relative all'immigrazione, che dovrebbero essere invece tenute rigorosamente distinte.

Jole SANTELLI (FI) ribadisce di essere ben consapevole che la normativa in materia di cittadinanza rientra tra le competenze degli Stati membri, ma rileva allo stesso tempo che, come ricordato dal deputato Naccarato, l'acquisto della cittadinanza di uno Stato membro comporta automaticamente l'acquisizione dello status di cittadino dell'Unione Europea. Riconosce quindi che esiste una distinzione tra il tema dell'immigrazione e quello della cittadinanza, ma ritiene allo stesso tempo che esistano innegabili punti di contatto tra i due aspetti, e ribadisce che sarebbe utile capire come si stanno orientando gli altri Paesi dell'Unione Europea in materia di legislazione sulla cittadinanza.

Graziella MASCIA (RC-SE) osserva che gli elementi di conoscenza cui fa riferimento il deputato Santelli non possono a suo avviso essere forniti né dai Ministri Amato e Bonino né dal Commissario Frattini.

Luciano VIOLANTE, presidente, ritiene che sia utile distinguere tra la prossima Conferenza euro-africana, sulla quale sarebbe senz'altro interessante procedere all'audizione del Commissario Frattini, e l'esigenza di approfondire il dibattito in materia di cittadinanza in sede di Unione Europea e all'interno degli Stati membri.

Italo BOCCHINO (AN), intervenendo sull'ordine dei lavori, constata l'assenza del rappresentante del Governo e del relatore e, considerata la rilevanza del tema in discussione, chiede un rinvio dell'esame del provvedimento. Quanto alle questioni sollevate dal deputato Santelli, ritiene che sia piuttosto la maggioranza a confondere la questione della cittadinanza con quella dell'immigrazione, come dimostra l'intervento del deputato Naccarato, che, parlando della cittadinanza, ha richiamato lo schema del decreto legislativo in materia di permesso di soggiorno per gli stranieri che siano soggiornanti di lungo periodo. Osserva inoltre che la maggioranza sembra non voler tener conto dell'inversione di tendenza che, in molti paesi dell'Unione Europea, si registra proprio in materia di leggi sulla cittadinanza, e fa presente che, in sede di Consiglio d'Europa è emersa la preoccupazione per le conseguenze che l'introduzione del mero principio dello ius soli all'interno di uno Stato dell'Unione Europea potrebbe avere sugli altri Stati membri. Dichiara quindi di condividere le proposte di audizione avanzate dal deputato Santelli e dal presidente e suggerisce inoltre l'opportunità che gli uffici approfondiscano gli aspetti dinamici della comparazione legislativa in materia di cittadinanza, mettendo in evidenza le tendenze evolutive della legislazione dei Paesi dell'Unione Europea.

Luciano VIOLANTE, presidente, fa presente, con riferimento alla richiesta di rinvio avanzata dal deputato Bocchino, che il sottosegretario Lucidi si trovava in Assemblea per rispondere ad alcuni atti di sindacato ispettivo e in questo momento sta raggiungendo la Commissione. Ritiene inoltre che la Commissione possa procedere all'audizione del Commissario Frattini sul tema della prossima Conferenza euro-africana e ricomprendere le audizioni dei Ministri Amato e Bonino all'interno del ciclo di audizioni da svolgere al termine dell'esame preliminare sul provvedimento


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in titolo. Ritiene infine che si possa da subito richiedere agli uffici di approfondire gli aspetti indicati dal deputato Bocchino.

Italo BOCCHINO (AN), intervenendo nel merito delle proposte di legge all'esame della Commissione dichiara innanzitutto di essere ben consapevole del fatto che l'immigrazione costituisce uno dei grandi problemi del nostro tempo e che non si può pensare di affrontare tale problema in modo semplicistico, mediante una chiusura incondizionata delle frontiere. Rileva tuttavia come l'obiettivo da perseguire in questa materia non sia tanto una semplificazione delle procedure per l'acquisizione della cittadinanza, quanto piuttosto la promozione di processi di integrazione. Ricorda quindi come nel 1992 il periodo minimo di permanenza in Italia necessario per l'acquisto della cittadinanza sia stato elevato da cinque a dieci anni, in quanto il fenomeno dell'immigrazione era andato assumendo dimensioni particolarmente significative. In proposito, osserva che, a suo avviso, la normativa vigente è adeguata e dovrebbe, semmai, essere modificata in senso più restrittivo, ad esempio valutando la possibilità di inserirvi la previsione di appositi test, al cui superamento subordinare l'acquisto della cittadinanza. Quanto al caso spagnolo, ricordato dal deputato Naccarato, fa presente che effettivamente la Spagna ha puntato a semplificare l'acquisto della cittadinanza per la seconda generazione di immigrati, ma al contempo ha reso particolarmente rigorosa la procedura per gli ingressi degli stranieri nel territorio nazionale, ai quali, in particolare, la rinuncia alla cittadinanza originaria viene posta come condizione per l'acquisto della cittadinanza spagnola. Ritiene poi che, all'interno della maggioranza, vi sia molta confusione su questo argomento: ricorda, ad esempio, che il quotidiano Europa ha sollevato molte perplessità sull'opportunità di rendere più facile l'acquisto della cittadinanza italiana; ricorda altresì che il Sole-24 Ore, che pure è molto vicino al mondo delle imprese, naturalmente interessate a favorire l'ingresso di lavoratori stranieri, ha a sua volta espresso dubbi al riguardo. Osserva poi come il disegno di legge del Governo opti per un modello di multiculturalismo che, già ampiamente sperimentato soprattutto in Gran Bretagna, ha mostrato di essere fallimentare e di alimentare i conflitti tra le diverse culture. Ricorda quindi la lettera scritta al ministro Amato da Souad Sbai, presidente dell'Associazione donne marocchine in Italia, nella quale si sollevava la questione del trattamento spesso riservato alle donne musulmane residenti nel nostro Paese. A suo avviso, il problema fondamentale consiste nel contrasto tra la ricerca di una separatezza dal resto della società, da parte di molti immigrati, e l'esigenza del nostro Paese di favorire fenomeni di integrazione. A tale riguardo, precisa che proprio questo aspetto distingueva gli emigranti italiani da molti degli attuali immigrati nel nostro Paese, in quanto i primi cercavano di integrarsi il più possibile nella società che li ospitava. Rileva quindi che il Governo dovrebbe preoccuparsi, sotto questo punto di vista, di dare risposte convincenti ai problemi connessi alla presenza di molti immigrati di cultura islamica. Dichiara inoltre che, a suo avviso, la scelta spagnola di facilitare l'acquisto della cittadinanza per la seconda generazione di immigrati e contemporaneamente renderlo più difficile per la prima generazione, può costituire la soluzione migliore anche nel caso italiano. Sottolinea altresì come la scuola, proprio per i figli di stranieri nati in Italia, debba diventare luogo e strumento di integrazione, laddove le scuole islamiche attualmente esistenti sul territorio nazionale costituiscono piuttosto un fattore di separatezza. Ricorda altresì come recenti studi condotti in Gran Bretagna, Germania, Francia e Spagna abbiano dimostrato che gli immigrati di religione musulmana si sentono prima di tutto membri di una comunità religiosa e solo secondariamente appartenenti alla comunità politica. Ritiene invece che il senso


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di appartenenza alla propria patria costituisca l'elemento fondamentale di un processo di integrazione. Ricorda quindi come altri Paesi si siano orientati nel senso di richiedere, ai cittadini stranieri che desiderino acquistarne la cittadinanza, lo svolgimento di una apposita attività formativa nel loro Paese di origine. Ricorda altresì che la Spagna, tanto spesso citata dai colleghi della maggioranza, sta procedendo all'espulsione di migliaia di immigrati clandestini. Fa quindi notare come il principio dello ius soli non valga in modo assoluto neanche negli Stati Uniti. Segnala poi i rischi connessi allo schema di decreto legislativo sul ricongiungimento familiare, di cui pure la Commissione sarà chiamata ad occuparsi, ritenendo che esso, per come è attualmente impostato, apra le porte ad un ingresso potenzialmente illimitato di cittadini stranieri. Cita quindi la legislazione di Gran Bretagna, Germania e Spagna come esempi di legislazioni opportunamente più restrittive in materia di cittadinanza e richiama la necessità di una riflessione più attenta sulla possibilità di subordinare l'acquisto della cittadinanza italiana alla rinuncia a quella di origine, e sui principi di reciprocità che dovrebbero valere in questa materia. Evidenzia quindi i problemi di ordine pubblico connessi al tema dell'immigrazione e ricorda come, tra quanti si rendono responsabili di reati, si registri un'alta percentuale di immigrati, dovuta a suo avviso al fallimento del processo di integrazione. Ritenendo che le proposte sostenute dall'attuale maggioranza possano produrre conseguenze particolarmente gravi, invita la stessa maggioranza a procedere con cautela e svolgere i necessari approfondimenti. Al riguardo, osserva infine che sarebbe particolarmente utile uno studio sulla condizione degli immigrati musulmani in Italia ed un'audizione di rappresentanti del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria.

Andrea GIBELLI (LNP) ritiene che sia necessario, prima di affrontare l'esame del contenuto della proposta di legge in esame, premettere alcune considerazioni di carattere generale afferenti alla tematica in oggetto. Ricorda che le problematiche in questione erano state già affrontate dalla I Commissione nel corso della XIV legislatura in occasione dell'esame sul provvedimento in materia di libertà religiosa, in particolare in riferimento alla proposta, dal suo gruppo fortemente avversata, di consentire il riconoscimento di effetti civili al matrimonio celebrato da autorità religiose in assenza della lettura delle norme del codice civile sull'eguaglianza dei coniugi. Anche con riferimento alle proposte in esame giudica sbagliato ritenere che un giuramento di fedeltà ai valori costituzionali possa rappresentare una efficace garanzia che assicuri l'integrazione dei richiedenti la cittadinanza. In proposito osserva che l'interpretazione delle norme costituzionali italiane nei paesi di religione islamica non è conforme ai valori che a tali norme sono attribuite dal comune sentire giuridico e sociale italiano. Cita l'esempio dell'articolo 29 della Costituzione, che stabilisce il riconoscimento, da parte della Repubblica, dei diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Ritiene necessario soffermarsi sul significato che il termine «famiglia» assume nella cultura islamica, che viene tradotto con un termine che richiama il concetto di «harem», evidentemente lontano da quello che assume nella società occidentale. Il giuramento di fedeltà alla Costituzione o alle leggi italiane, in questo contesto, non rappresenta alcuna garanzia in quanto tali norme saranno inevitabilmente interpretate secondo i valori caratterizzanti la cultura del richiedente la cittadinanza, contraddicendo così il concetto stesso di integrazione. Le discussioni in atto presso la Consulta islamica continuano a far emergere in modo evidente le resistenze di alcune organizzazioni rappresentative dei musulmani in Italia alla condivisione di valori dell'ordinamento democratico. Fa quindi presente che una politica di concessione indiscriminata della cittadinanza, piuttosto che realizzare una reale integrazione,


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rischia di mantenere vivo una sorta di diritto parallelo in grado di produrre conseguenze pericolose sull'assetto della società italiana. In proposito ritiene che sarebbe opportuno, anziché orientarsi verso un modello di società multiculturale, prevedere una cultura di riferimento, che stabilisca le regole generali del vivere comune. Al riguardo ritiene necessario chiarire che l'integrazione con i valori di uno Stato diverso non può basarsi solo su dati oggettivi quale è ad esempio un periodo minimo di residenza su quel territorio. Ribadisce al riguardo l'essenzialità del requisito della comune interpretazione dei valori fondanti la società, che non ritiene possibile da parte delle popolazioni di religione islamica. Cita al riguardo l'esempio della Costituzione egiziana, nella parte in cui disciplina il ruolo dell'Islam nelle fonti del diritto. Fa presente che una recente riforma della Costituzione, modificando la previsione per cui l'Islam era considerata una tra le fonti del diritto, stabilisce ora che è la fonte unica del diritto egiziano. Ritiene quindi che mentre la globalizzazione tende ad unire le varie zone del mondo, le resistenze di alcune culture tradizionali portano ad un allontanamento. Giudica quindi essenziale verificare dapprima l'avvicinamento culturale degli ordinamenti costituzionali dei diversi Paesi e, solo successivamente, discutere di concessione della cittadinanza sulla base dei requisiti previsti dal disegno di legge governativo in titolo, rispetto al quale, e soprattutto al termine di cinque anni quale periodo minimo di residenza, esprime un giudizio negativo. Sottolinea infatti come l'integrazione è un percorso culturale che si conclude con la perdita della identità di riferimento e la condivisione dei valori della società di cui si chiede la cittadinanza. Conclude invitando la Commissione ad una riflessione approfondita su questi temi.

Luciano VIOLANTE, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.

La seduta termina alle 11.55.

ATTI DEL GOVERNO

Giovedì 5 ottobre 2006. - Presidenza del presidente Luciano VIOLANTE. - Interviene il Sottosegretario di Stato per l'interno Marcella Lucidi.

La seduta comincia alle 11.55

Schema di decreto legislativo recante disposizioni di attuazione della direttiva 2003/86/CE del Consiglio, del 22 settembre 2003, relativa al diritto di ricongiungimento familiare.
Atto n. 18
(Esame e rinvio).

La Commissione inizia l'esame.

Sandro GOZI (Ulivo), relatore, si sofferma preliminarmente su alcuni aspetti della direttiva 2003/86/CE del Consiglio, del 22 settembre 2003, evidenziando che essa è volta essenzialmente ad assicurare il diritto al ricongiungimento familiare per i cittadini dei Paesi terzi legalmente residenti negli Stati membri dell'Unione europea. La direttiva stabilisce norme comuni in materia di ingresso e soggiorno dei familiari di un cittadino di uno Stato terzo legalmente soggiornante in uno Stato membro. Disposizioni particolari, sostanzialmente più favorevoli di quelle attualmente vigenti in Italia, sono stabilite per il ricongiungimento familiare dei rifugiati, in considerazione delle ragioni che hanno determinato la fuga di tali soggetti dal paese di origine e che impediscono loro di vivere una normale vita familiare. Gli Stati membri, comunque, oltre agli standard minimi comuni stabiliti dalla direttiva, possono adottare o mantenere in vigore, qualora risultino più favorevoli, altre norme oltre quelle comunitarie ed eventualmente legiferare su quanto non disciplinato dalla direttiva. Al fine di conservare l'unità familiare, si stabilisce, pertanto, che il cittadino di uno Stato terzo, che abbia ottenuto un permesso di soggiorno per un periodo di validità pari o superiore ad un anno e che abbia la prospettiva di poter soggiornare stabilmente


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in un Paese membro, ha il diritto di ricongiungersi ai membri del nucleo familiare, anch'essi cittadini di Paesi terzi.
Si sofferma poi sulla facoltà, concessa agli Stati membri, di prevedere l'autorizzazione alla riunificazione con i familiari. In particolare, dopo un periodo massimo di cinque anni di soggiorno nello Stato membro, il familiare ha diritto a un permesso di soggiorno autonomo, indipendente da quello del soggiornante riconosciuto. La direttiva prevede infine che gli Stati membri assicurino comunque che si prevedano rimedi giurisdizionali avverso ogni provvedimento negativo in relazione al soggiorno del soggiornante o dei suoi familiari.
Passa quindi all'esame dello schema di decreto legislativo in titolo, composto di quattro articoli, che apporta al testo unico sull'immigrazione, di cui al decreto legislativo n. 268 del 1998, le modifiche e le integrazioni necessarie per il recepimento della direttiva 2003/86/CE.
L'articolo 1 dello schema reca le finalità del provvedimento in esame. L'articolo 2 apporta le citate modifiche al testo unico sull'immigrazione. In particolare, è previsto che gli stranieri per i quali è richiesto il ricongiungimento familiare non sono ammessi nel nostro Paese quando rappresentino una minaccia concreta e attuale per l'ordine pubblico o la sicurezza dello Stato italiano o di uno dei Paesi dell'area Schengen, con i quali l'Italia ha sottoscritto accordi per la soppressione dei controlli alle frontiere interne e la libera circolazione delle persone. Si sofferma quindi su una novella recata al procedimento con il quale viene disposto il rifiuto del rilascio, la revoca o il diniego di rinnovo del permesso di soggiorno. In particolare si prevede che il rifiuto, la revoca o il diniego di rinnovo sono disposti in assenza dei requisiti per l'ingresso e il soggiorno nel territorio dello Stato, sempre che non siano sopraggiunti nuovi elementi che ne consentano il rilascio e che non si tratti di irregolarità amministrative sanabili. Per effetto della novella, nella decisione su un provvedimento di rifiuto, revoca o diniego del rinnovo del permesso di soggiorno dello straniero che ha esercitato il diritto al ricongiungimento familiare o del familiare ricongiunto, si dovrà effettuare una valutazione che tenga conto della natura ed effettività dei vincoli familiari dell'interessato, dell'esistenza di legami familiari e sociali con il Paese d'origine e della durata del soggiorno nel territorio nazionale. Ulteriori modifiche sono disposte in tema di espulsione amministrativa dello straniero, nonché in tema di ricongiungimento familiare. Viene altresì prevista l'estensione espressa anche ai rifugiati del diritto di ricongiungimento familiare, regolandone le modalità. Infine, l'articolo 3 reca una clausola di invarianza finanziaria, mentre l'articolo 4 demanda ad un successivo regolamento l'adozione delle norme di integrazione e attuazione del decreto legislativo.

Luciano VIOLANTE, presidente, nessuno chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.

Schema di decreto legislativo recante recepimento della direttiva 2003/109/CE del Consiglio, del 25 novembre 2003, relativo allo status dei cittadini dei Paesi terzi che siano soggiornanti di lungo periodo
Atto n. 19
(Esame e rinvio).

La Commissione inizia l'esame.

Alessandro NACCARATO (Ulivo), relatore, fa presente che lo schema di decreto legislativo in esame è volto a recepire la direttiva comunitaria 2003/109/CE del 25 novembre 2003, che disciplina lo status dei cittadini provenienti da paesi terzi che soggiornano da lungo periodo nell'Unione europea. Lo schema di decreto legislativo in esame trova origine nella legge comunitaria per il 2004, con cui il Parlamento ha delegato il Governo ad adottare il provvedimento di recepimento della direttiva comunitaria in questione. La direttiva stabilisce alcune norme relative alle condizioni e alle procedure per il riconoscimento giuridico di tale status, e ai diritti


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ad esso connessi. Le condizioni per l'ottenimento del riconoscimento dello status sono costituite da un soggiorno legale ed ininterrotto di cinque anni, dalla disponibilità di un reddito sufficiente e di una assicurazione contro le malattie e dal non rappresentare una minaccia per l'ordine pubblico e la sicurezza interna. In presenza di determinati requisiti, possono acquistare uno status giuridico particolare che comporta ulteriori diritti rispetto agli stranieri con regolare permesso di soggiorno.
Con riferimento allo schema in esame, osserva che esso è composto di quattro articoli. L'articolo 1, in particolare, riscrive integralmente l'articolo 9 del testo unico in materia di immigrazione, sostituendo la disciplina della carta di soggiorno ivi recata con quella del permesso di soggiorno per i soggiornanti di lungo periodo ed aggiunge il nuovo articolo 9-bis, che definisce lo status dello straniero in possesso di permesso di soggiorno di lungo periodo rilasciato da un altro Stato membro. L'articolo 9 del testo unico, nella riformulazione proposta, prevede, tra i requisiti per il rilascio del permesso di soggiorno per i soggiornanti di lungo periodo, il possesso da almeno cinque anni di un permesso di soggiorno in corso di validità ed un reddito minimo non inferiore all'assegno sociale annuo. Osserva inoltre che il permesso di soggiorno può essere richiesto dallo straniero, oltre che per sé, per i familiari dei quali lo straniero può chiedere il ricongiungimento ai sensi dell'articolo 29, comma 1, del citato testo unico. In caso di richiesta formulata per i familiari, tale disposizione prevede i più elevati requisiti di reddito fissati, ai fini del ricongiungimento, dal comma 3, lettera b), del citato articolo 29, nonché il requisito della disponibilità di un alloggio, le cui caratteristiche di idoneità sono riferite non solo ai parametri minimi previsti dalla legge regionale per gli alloggi di edilizia residenziale pubblica ma, in alternativa, ai requisiti di idoneità igienico-sanitaria accertati dall'ASL competente. Il permesso di soggiorno è rilasciato a tempo indeterminato, entro novanta giorni dalla data della richiesta; sono poi stabilite, al comma 3, le ipotesi nelle quali non può essere richiesto. Il comma 4 esclude il rilascio del permesso di soggiorno di lungo periodo agli stranieri pericolosi per l'ordine pubblico o la sicurezza dello Stato. I commi 7 e 8 disciplinano le ipotesi di revoca del permesso per i soggiornanti di lungo periodo; tale revoca non esclude, qualora sussistano i requisiti, il rilascio di un permesso di soggiorno ad altro titolo. I commi 9 e 10 precisano le ipotesi in cui è possibile disporre l'espulsione dello straniero titolare di permesso in questione, mentre il comma 11 elenca i diritti del soggiornante di lungo periodo. Infine, ai sensi del comma 12, lo straniero espulso da altro Stato membro e titolare di permesso di soggiorno per i soggiornanti di lungo periodo può essere riammesso sul territorio nazionale, se non costituisce un pericolo per l'ordine pubblico e la sicurezza dello Stato.
Si sofferma poi sugli articoli 2, 3 e 4, che recano rispettivamente norme transitorie e di coordinamento, la copertura finanziaria ed il rinvio ad un successivo regolamento l'adozione delle norme attuative ed integrative dell'emanando decreto legislativo.

Luciano VIOLANTE, presidente, nessuno chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.

La seduta termina alle 12.15

UFFICIO DI PRESIDENZA INTEGRATO DAI RAPPRESENTANTI DEI GRUPPI

Giovedì 5 ottobre 2006.

L'ufficio di presidenza si è riunito dalle 12.15 alle 12.30.