VII Commissione - Resoconto di mercoledý 17 gennaio 2007


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COMITATO DEI NOVE

Mercoledì 17 gennaio 2007.

Delega al Governo per la revisione della disciplina relativa alla titolarità ed al mercato dei diritti televisivi dei campionati di calcio.
C. 1496-587-711-1195-1803-1840-A.

Il Comitato si è riunito dalle 10.10 alle 10.45.

SEDE CONSULTIVA

Mercoledì 17 gennaio 2007. - Presidenza del presidente Pietro FOLENA. - Interviene il sottosegretario di Stato per i


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beni e le attività culturali Danielle Mazzonis e il sottosegretario di Stato per l'università e la ricerca Luciano Modica.

La seduta comincia alle 14.15.

Sui lavori della Commissione.

Pietro FOLENA, presidente, propone di procedere dapprima all'esame del disegno di legge di ratifica ed esecuzione della Convenzione sulla protezione e la promozione delle diversità delle espressioni culturali, fatta a Parigi il 20 ottobre 2005.

La Commissione concorda.

Ratifica ed esecuzione della Convenzione sulla protezione e la promozione delle diversità delle espressioni culturali, fatta a Parigi il 20 ottobre 2005.
C. 2081 Governo, approvato dal Senato.
(Parere alla III Commissione).
(Esame e conclusione - Parere favorevole).

La Commissione inizia l'esame del provvedimento in oggetto.

Pietro FOLENA, presidente e relatore, osserva che la convenzione sulla diversità culturale all'esame della Commissione è un documento che segna una discontinuità positiva ed utile rispetto ad altri trattati e norme internazionali in materia di espressione culturale. Senza voler richiamare stanchi discorsi sul tema della globalizzazione che sta cancellando le diversità culturali, anche perché il fenomeno è ben più complesso, rileva che in questo campo è difficile dire con precisione quali siano i «confini» di una cultura rispetto ad un'altra. Si pensi all'artificiale contrapposizione tra Islam e cultura araba da una parte e cultura europea e cristianesimo dall'altra. In realtà l'Europa, sebbene in maggioranza cristiana - ma con importanti e significative enclaves islamiche - ha avuto importanti apporti dal vicino Oriente sin dai tempi di Francesco d'Assisi e di Federico II di Svevia. Oggi si parla di globalizzazione, ma già nel Medioevo lo scambio tra culture è stato imponente e diverso dall'attuale, forse solo per la velocità con la quale tali scambi avvenivano. Pertanto le culture sul pianeta non sono separate, mai, da confini netti e invalicabili; e questo aspetto nella Convenzione viene colto appieno, poiché nel parlare di protezione e promozione si fa riferimento sempre al contesto di una cultura mondiale diversificata.
Ricorda ad esempio all'imposizione della lingua inglese come lingua universale di comunicazione. I più recenti studi sul tema evidenziano che non la lingua di Oxford, e neppure quella di Yale, è diventata la «lingua globale», ma un suo particolare dialetto, un dialetto fatto con inserzioni linguistiche, modificazioni grammaticali, persino di stravolgimenti semantici che ha preso il nome di globish, cioè global english. Aggiunge che il sogno, bellissimo ma artificiale dell'Esperanto, è diventato realtà a partire da un ceppo linguistico nel quale quasi tutti i popoli della Terra hanno inserito le proprie peculiarità, creando una lingua nuova, al punto tale che l'International Herald Tribune ha scritto in proposito che accade tutte le volte che durante l'attesa in aeroporto un coreano da un lato ed un colombiano dall'altro parlano tra loro in «inglese», ma l'inglese madrelingua seduto nel mezzo non comprende una parola.
Ritiene che stando così le cose, quindi, appare del tutto opportuno adottare uno strumento in grado di preservare le culture specifiche, le peculiarità di ciascun popolo, di ciascun gruppo etnico ed al contempo di non intendere tale conservazione nel senso di una tenuta stagna o di una riserva protetta inaccessibile, ma al contrario nel senso della protezione di ogni particolare tassello di una cultura universale che verrebbe ad essere impoverita se sparissero tali peculiarità. Da qui, quindi, il principio di apertura e bilanciamento indicato dalla Convenzione. Rileva, in secondo luogo, che si vogliono sottolineare alcune misure sollecitate ai singoli Stati dalla Convenzione, che considera di particolare rilievo. Si tratta innanzitutto dell'accesso ai mezzi di produzione culturale


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a industrie indipendenti e al terzo settore; in secondo luogo della promozione della diversificazione dei media, anche attraverso il servizio pubblico radiotelevisivo; di incoraggiare, infine, il libero scambio di idee e pratiche culturali. Considera che i tre punti indicati, presi nel loro insieme, rappresentino quella discontinuità cui si riferiva all'inizio; uno degli effetti deleteri della globalizzazione, infatti, è quello di aver reso la cultura una merce tra le altre. Certo, dalla cultura è giusto e in determinati casi persino opportuno trarre profitto economico, ma questa è una sfera che va preservata dalla mercatizzazione selvaggia, che tende all'abbassamento del livello dell'offerta, alla sua omologazione e alla chiusura dell'accesso a quanti non possono permetterselo. Al contrario, ritiene che una cultura chiusa sia sterile, che una cultura omologata accontenti sempre meno fruitori; una cultura «cara», invece, impedisca a nuovi talenti di esprimersi.
Evidenzia che, allo stato, si è invece di fronte ad una regolazione mondiale dei commerci che investe anche il campo della cultura e dell'educazione, nonché ad un cattivo uso del concetto di copyright e di «proprietà intellettuale» che rischia di impoverire la cultura, da tutti i punti di vista, anche da quello economico. Pensa al tentativo di brevettare le idee contenute nel software per computer; alla possibilità avanzata da qualcuno di brevettare persino invenzioni letterarie, personaggi, tecniche cinematografiche, ricette culinarie; alla brevettazione del codice genetico. Si è cioè di fronte alla «proprietà» delle idee, piuttosto che a «concessioni d'uso» più o meno esclusive; tali, infatti, erano all'origine il copyright e i brevetti, contratti tra gli autori o gli inventori e la comunità, in cui ciascuno aveva dei diritti e delle tutele. Ritiene che oggi, invece, si faccia strada un modello differente, quello della proprietà intellettuale che si traduce nella maggioranza dei casi nell'estensione di esclusività, al punto tale che si corre il rischio di impedire lo stesso progresso tecnico, scientifico e culturale.
È convinto, al contrario, che occorra rilanciare quello che gli americani chiamano il «copyright dei Padri fondatori», che lascia ampie libertà di fair use, ovvero di utilizzo libero non commerciale o comunque non concorrenziale. Ribadisce che solo così sarà possibile contemperare interessi diversi, tenendo sempre a mente che l'interesse dei pochi non può calpestare quello dei molti e che, al contempo, l'interesse dei molti si realizza insieme a quello di ciascuno. Questa è infatti l'idea originaria del copyright nel diritto anglosassone ma anche del diritto d'autore nel diritto dei paesi latini. A questo proposito, esprime rammarico per alcune osservazioni fatte in Commissione di vigilanza Rai in merito ad un aspetto importante del recente contratto di servizio. La previsione del contratto di riversare tutti i contenuti prodotti dalla Rai in Internet, concedendoli al fair use da parte di tutti, rispondeva infatti esattamente all'obiettivo di un libero accesso, libertà di diffusione della cultura fuori del circuito commerciale. Auspica in tal senso che vi siano modi e tempi per difendere e affermare questo punto di vista.
In conclusione, ritiene che la Convenzione in esame centri l'obiettivo di una maggiore tutela della diversità culturale, del patrimonio materiale e immateriale depositato nei secoli dalle diverse espressioni culturali nel mondo. Una convenzione che interessa particolarmente l'Italia, che è il giacimento di gran lunga più importante del patrimonio artistico mondiale. Sottolinea che vi è infatti nel Paese il dovere di preservare tale patrimonio, anche se costa, anche se è «antieconomico»; il dovere verso le generazioni future e verso tutta la collettività mondiale. Evidenzia che il Governo ha per fortuna dedicato una certa attenzione a questo capitolo di spesa, per cui ritiene che la ratifica della Convenzione in esame sarà un'ulteriore sollecitazione ed impegno in tal senso.
Propone quindi di esprimere parere favorevole sul provvedimento in esame.

Nicola BONO (AN) esprime soddisfazione per la ratifica della convenzione


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dell'UNESCO che non rappresenta soltanto un atto formale. Sarebbe stato auspicabile che l'Italia facesse pervenire la propria adesione parlamentare alla convenzione entro il termine del 19 dicembre 2006, in modo da raggiungere così il numero delle trenta ratifiche approvate. Si perviene in ogni caso alla ratifica di una convenzione che l'UNESCO ha approvato nel 2005, ma la cui stesura è durata anni di faticose trattative tra i diversi paesi interessati. Rileva che l'Italia è il primo paese oggi per patrimonio culturale materiale a livello mondiale. Evidenzia peraltro che rimane ancora di procedere alla ratifica della convenzione sul patrimonio culturale immateriale, a cui auspica il Governo dia in tempi brevi rapida esecuzione. Riterrebbe opportuno in questo senso che il sottosegretario Mazzonis, delegato proprio in materia di UNESCO dal ministro Rutelli, intervenisse in Commissione indicando la posizione del Governo sul percorso di ratifica dell'indicata convenzione dell'UNESCO sul patrimonio culturale immateriale.
Preannuncia quindi, anche a nome dei deputati del gruppo cui appartiene, un voto convintamene favorevole sulla proposta di parere del relatore.

Il sottosegretario Danielle MAZZONIS concorda sull'importanza della ratifica della convenzione in esame, ringraziando in questo senso il deputato Bono per l'impegno profuso in occasione del suo incarico di sottosegretario per i beni e le attività culturali nel corso della passata legislatura per favorire la ratifica della indicata convenzione. Preannuncia l'impegno, anche a nome del ministro Rutelli, a procedere in tempi brevi alla ratifica anche della convenzione dell'UNESCO sul patrimonio dei beni immateriali. Precisa che pur non riuscendo il Governo a procedere alla ratifica tra i primi trenta paesi, il trentesimo essendo la Polonia che ha ratificato da ultimo, rappresenta fin da ora l'impegno dell'Italia a ratificare in tempi brevi proprio la convenzione sul patrimonio culturale immateriale.

La Commissione approva quindi la proposta di parere favorevole del relatore.

Istituzione della Commissione nazionale per la promozione e la tutela dei diritti umani e garante dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale.
Nuovo testo unificato C. 626 Mazzoni e abbinate.
(Parere alla I Commissione).
(Esame e conclusione - Parere favorevole).

La Commissione inizia l'esame del provvedimento in oggetto.

Wladimiro GUADAGNO detto Vladimir Luxuria (RC-SE), relatore, preannuncia innanzitutto, anche a nome dei deputati del gruppo cui appartiene, un giudizio convintamente favorevole sul provvedimento in esame. Ritiene infatti che una persona che paga per reati commessi non può subire pene aggiuntive per colpe da lui non commesse, vivendo in una situazione di degrado. Ricorda che il Parlamento ha già approvato con un'ampia maggioranza il provvedimento sull'indulto per porre un rimedio all'annoso problema del sovraffollamento delle carceri italiane, spesso causa di problemi di convivenza, sulla base anche del presupposto che la condivisione di spazi troppo angusti incide sull'aggressività e rende meno facile il lavoro degli stessi agenti carcerari. Aggiunge che un sistema carcerario che lede la dignità della persona va anche contro l'articolo 27 della nostra Costituzione, in base al quale le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.
Sottolinea quindi che è su questi principi che il provvedimento in esame si fonda. In particolare ricorda che l'articolo 9 istituisce nella Commissione nazionale la figura del Garante per la tutela delle persone detenute o private della libertà personale, compito finora svolto dal magistrato di sorveglianza, per salvaguardare e verificare il rispetto di quei diritti fondamentali e inviolabili dell'uomo, la loro pari dignità senza distinzioni sessuali, razziali,


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di religione, opinioni politiche e di condizioni personali e sociali; dove per condizioni personali si devono intendere anche quelle per orientamento sessuale e identità di genere. Ricorda di aver personalmente constatato la condizione di discriminazione, ad esempio, delle detenute transgender al carcere di Rebibbia, le quali hanno diritto a ore d'aria ridotte rispetto agli altri; così pure come quella di molti gay, sottoposti ad episodi di discriminazione e ingiurie. Ribadisce in questo senso che i diritti della persona sono sanciti nella loro sacralità dagli articoli 2 e 3 della Costituzione e dalle Convenzioni internazionali di cui l'Italia è parte.
Aggiunge che il Garante dispone di un organico di professionisti e competenti i cui requisiti di limpidezza e correttezza sono previsti dall'articolo 7 del provvedimento in esame. Rileva che spesso i parlamentari trovano nella casella postale lettere di detenuti letteralmente disperati che lamentano le condizioni di vita nelle carceri. In questo senso, si dichiara soddisfatta della visita effettuata la scorsa estate al carcere «Giuseppe Furci» di Pisa nel corso della quale ha incontrato il detenuto Aristide Angelillo, affetto da una grave forma di obesità che gli impediva qualsiasi movimento nella cella di sette metri. Ricorda che il suo caso è stato poi risolto, fortunatamente, tanto che ha potuto ottenere gli arresti domiciliari proprio a causa delle gravi condizioni di salute. Auspica peraltro che lo stesso possa avvenire anche per i troppi malati di Aids detenuti nelle carceri, dando così attuazione anche su questo aspetto al programma dell'Unione, come pure a quello preso con gli elettori di non consentire più la presenza in carcere di bambini figli di detenute.
Rileva quindi che la facoltà dei parlamentari di visitare le carceri verrà estesa, secondo l'articolo 11 del provvedimento in esame, al Garante che potrà fare recarsi, senza necessità di autorizzazione o di preavviso e in condizioni di sicurezza, presso istituti penitenziari, ospedali psichiatrici giudiziari, istituti penali, comunità per minori e altri enti convenzionati con il Ministero della Giustizia, garantendo la riservatezza del colloquio, al fine di ottenere il più possibile una indicazione direttamente dai detenuti sulle proprie condizioni di vita all'interno del carcere, senza il rischio di essere ascoltati con il timore di ripercussioni negative per quanto viene eventualmente denunciato. Evidenzia che per la prima volta esisteranno forme di ispezione presso le camere di sicurezza - laddove esistenti presso le caserme dell'Arma dei Carabinieri e del Corpo di Guardia di Finanza e presso i commissariati di pubblica sicurezza - quando si ritiene che un controllo possa verificare l'effettivo comportamento conforme alle norme vigenti. Il Garante lavorerà in stretta collaborazione con quelle figure di Garante per i detenuti istituite già in alcune Regioni, Comuni e Province; l'istituzione di una Commissione nazionale servirà poi non solo ad incoraggiare tale figura dove ancora non prevista, ma anche a superare l'attuale ingiustizia che vede solo alcuni detenuti in certe aree del Paese confortati dal sostegno di tali garanti locali. Ricorda infatti che solo sette Regioni in Italia prevedono forme di tutela delle detenute e dei detenuti e in due, specificatamente nel Lazio dal 2004 e in Sicilia dal 2006, sono effettivamente operativi tali uffici. In altre quattro, invece - Toscana, Umbria, Campania e Puglia - è stata istituita la figura del Garante ma non si è ancora provveduto alla sua nomina; in Lombardia invece la legge regionale del 2005 affida al Difensore civico regionale i compiti previsti dal Garante da esercitare con l'adozione di un apposito regolamento, attualmente all'esame del Consiglio regionale. Aggiunge che la Provincia di Milano ha attivato in tal senso un ufficio dal 2005, mentre per quello che riguarda i Comuni l'istituzione di uffici è a macchia di leopardo: il primo ad essersi attivato è stato il Comune di Roma nel 2003, a cui è seguito quello di Firenze dal 2004, quindi i Comuni di Torino, Bologna, Brescia, San Severo in provincia di Foggia dal 2005 e Nuoro e Reggio Calabria dal 2006.
Ricorda ancora, per quanto di competenza della Commissione cultura, che la Commissione nazionale dovrà perseguire i principi di umanità con l'obiettivo di comminare


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la pena e la sua finalità di recupero anche attraverso l'accesso alle emeroteche e biblioteche, il diritto allo studio, il diritto a poter professare la propria fede religiosa, l'accesso al lavoro, attività teatrali, attività sportive in spazi appositi. Rileva infatti che dove questi diritti vengono garantiti si assiste anche ad una convivenza senz'altro più pacifica tra i carcerati, e tra loro e gli agenti di custodia, oltre che ad un numero minore di episodi di autolesionismo.
Considera quindi meritorio l'articolo 2 del provvedimento in esame che vede nelle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado la promozione della cultura dei diritti umani in un percorso didattico che ponga il rispetto e non la vendetta come bene fondamentale. La Commissione è dotata anche di tutti quegli strumenti di monitoraggio, in connessione diretta con il Governo, per richiedere a soggetti pubblici e privati informazioni e documenti sull'effettivo rispetto dei diritti umani, con la previsione, nel caso in cui tali richieste non vengano soddisfatte senza giustificato motivo, dell'applicazione di sanzioni amministrative.
Si prevede inoltre la verifica che le strutture edilizie pubbliche adibite alla restrizione della libertà personale siano organizzate in modo tale da non ledere la dignità personale dei detenuti. Al punto d) dell'articolo 2 del provvedimento in esame, in particolare, la Commissione nazionale è investita della funzione di guidare il Governo a porre la questione dei diritti umani nel corso di negoziati multilaterali o bilaterali con altri Paesi. Precisa che sono infatti ancora troppe le nazioni che offendono la dignità della persona detenuta, e tra loro purtroppo ci sono anche nazioni alleate che si ritengono democratiche pur avendo introdotto il concetto di export di democrazia, anche con le bombe, decidendolo autonomamente, in via preventiva. Ricorda per esempio che la soldatessa Alyssa Peterson dell'esercito degli Stati Uniti d'America si è tolta la vita perché la cultura mormone cui apparteneva era in contrasto con i metodi inumani usati dai militari americani negli interrogatori dei prigionieri iracheni catturati dal reparto di appartenenza. Aggiunge che lo stesso Presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, dopo cinque anni di silenzio, ha ammesso l'esistenza di prigioni segrete della CIA, promettendo che anche i detenuti di Guantanamo sarebbero stati trattati in futuro con umanità, con il riconoscimento dunque che fino ad allora così non era stato. Sottolinea che la Convenzione di Ginevra stabilisce il rispetto della dignità dei prigionieri di guerra, quella condizione non assicurata in tante tecniche di interrogazione che se non sono state definite «torture» dall'amministrazione americana, se ne è almeno ammessa la severità. Ricorda infatti che dopo lo scandalo delle torture del carcere di Abu Ghraib a Baghdad, l'amministrazione americana si è impegnata ad evitare trattamenti inumani e degradanti, riferendosi ai cani aizzati contro i detenuti, all'obbligo di far indossare agli uomini biancheria intima femminile, all'utilizzo di cappucci, agli affogamenti simulati e alle scosse elettriche. Aggiunge d'altra parte che anche nell'ultima moratoria sulla pena di morte votata dal Parlamento italiano d'altra parte il Governo Prodi si riconferma in linea con gli orientamenti dell'Unione europea, ovvero di una Unione sopranazionale in cui nessuno Stato membro prevede la pena di morte, dove nessun leader definirebbe «atto di giustizia» o «pietra miliare» l'esecuzione capitale di Saddam Hussein, né quella dei suoi parenti e collaboratori.
Ribadisce quindi che l'istituzione della Commissione nazionale prevista dal provvedimento in esame è in armonia con la disciplina prevista da molte nazioni europee dove tale figura è già stata prevista come strumento di controllo e garanzia, come la Vollzugskommissione austriaca, la Board of Visitors danese, l'Ombudsman ungherese, finlandese e norvegese, o il Supervisory Board olandese.
Propone quindi di esprimere parere favorevole sul provvedimento in esame.

Fabio GARAGNANI (FI) manifesta innanzitutto ferma perplessità per il contenuto della relazione svolta dal deputato Guadagno che ha affrontato considerazioni


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politiche diverse e ulteriori rispetto al contenuto proprio del provvedimento in esame. Vi sono infatti riferimenti a profili di politica estera che non condivide, e che appaiono soprattutto ultronei rispetto alle competenze della Commissione. Preannuncia quindi, anche a nome dei deputati del gruppo cui appartiene, il voto contrario sulla proposta di parere favorevole del relatore, precisando nel merito che l'ordinamento italiano già prevede idonee garanzie per i soggetti che si trovino in situazioni di disagio sociale detenuti nelle carceri. Aggiunge che vi sono fin troppe sentenze che assicurano l'impunità o applicano pene ridotte a chi delinque, non assicurando così la certezza della pena e la soddisfazione dei diritti delle vittime dei reati.

Nicola BONO (AN) rileva che la relazione svolta dal collega Guadagno è stata eccessivamente caratterizzata dal punto di vista politico, affrontando questioni diverse da quelle oggetto dell'esame della Commissione. Ritiene che sia inaccettabile polemizzare su profili che nulla hanno a che vedere con aspetti di merito del provvedimento, attenendo più a posizioni politiche generali. Intende ribadire, d'altra parte, che la posizione del gruppo cui appartiene è in realtà favorevole agli aspetti di merito di competenza della Commissione, che non possono essere strumentalizzati in chiave politica.
Preannuncia quindi, anche a nome dei deputati del suo gruppo, il voto favorevole sulla proposta di parere del relatore, ribadendo peraltro la profonda contrarietà sulle motivazioni addotte dal relatore a suo fondamento.

Pietro FOLENA, presidente, intende precisare che la collega Luxuria ha inteso affrontare la relazione sul provvedimento in esame nel pieno rispetto delle sue prerogative parlamentari. Sono state infatti addotte motivazioni politiche del tutto legittime e coerenti con l'analisi oggettiva delle materie di competenza della Commissione. Aggiunge che nel corso dell'ufficio di presidenza integrato dai rappresentanti dei gruppi della Commissione, nella riunione del 21 dicembre 2006, si è inteso approfondire proprio il tema della diffusione della cultura negli istituti penitenziari italiani, aspetto questo anche oggetto del provvedimento in esame. Ribadisce quindi che, ferme le rispettive posizioni politiche, non possono essere sollevate obiezioni alla correttezza formale della relazione presentata dalla collega Luxuria.

Luciano CIOCCHETTI (UDC) precisa che la relazione sul provvedimento in esame, sul quale peraltro concorda nel merito, ha presentato in via strumentale un intervento normativo in realtà ampiamente condiviso. Ricorda infatti che nel 2004 la giunta di centro-destra della regione Lazio è stata la prima ad istituire un'analoga Commissione regionale a garanzia dei diritti dei detenuti. Ritiene quindi opportuno procedere anche in tal senso a livello nazionale, ribadendo, come ebbe modo di fare anche in quella occasione in qualità di capogruppo dell'UDC nel Consiglio regionale del Lazio, la necessità che la detenzione sia per chi delinque un'occasione di recupero e non un fattore criminogeno.

Alba SASSO (Ulivo) preannuncia, anche a nome dei deputati del gruppo cui appartiene, il voto favorevole sulla proposta di parere del relatore. Ribadisce la necessità di definire percorsi di recupero dei detenuti allo scopo di evitare che le pene inflitte siano degradanti e lesive della dignità delle persone soprattutto di quelle più deboli come le donne o gli omosessuali. In questo senso riterrebbe necessario procedere al potenziamento degli interventi di sostegno all'istruzione e all'educazione nelle carceri e al contempo alla diffusione di una cultura del rispetto dei diritti umani nelle scuole e nelle università. Si consentirebbe in questo modo infatti di superare le attuali contraddizioni di un sistema educativo che non conosce le problematiche del sistema carcerario, in cui paradossalmente tra le attività di recupero dei detenuti non assume un ruolo principale quello dell'istruzione scolastica.


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Vito LI CAUSI (Pop-Udeur) preannuncia il proprio voto favorevole sulla proposta di parere del relatore che va nel senso del provvedimento di indulto approvato nei mesi scorsi da tutto il Parlamento su proposta del ministro della giustizia Mastella.

Fabio GARAGNANI (FI) ribadisce la propria contrarietà ad atteggiamenti demagogici che vorrebbero far coincidere una certa sensibilità personale con la condivisione o meno sull'istituzione di una Commissione a tutela dei diritti dei detenuti. Ritiene infatti che non è istituendo un ulteriore soggetto, che si sovrappone tra l'altro nelle competenze all'attività dei tanti magistrati esistenti, che si risolve il problema del recupero sociale dei detenuti.
Ribadisce quindi, anche a nome dei deputati del gruppo cui appartiene, il voto contrario sulla proposta di parere del relatore.

Manuela GHIZZONI (Ulivo) prende atto del fatto che a distanza di poco più di un anno dall'avvio dell'esame del provvedimento, nel corso della XIV legislatura, il gruppo di Forza Italia attraverso i suoi rappresentati ha modificato il proprio orientamento politico sul punto, passando da uno di assoluto favore a quello attuale fermamente contrario al provvedimento in esame.

La Commissione approva quindi la proposta di parere favorevole del relatore.

DL 300/2006: Proroga di termini previsti da disposizioni legislative.
C. 2114 Governo.
(Parere alla I Commissione).
(Esame e conclusione - Parere favorevole).

La Commissione inizia l'esame del provvedimento in oggetto

Walter TOCCI (Ulivo), relatore, evidenzia innanzitutto lo scarso entusiasmo con cui è costretto ad affrontare da relatore il provvedimento in esame, che, come purtroppo spesso accaduto in passato, corregge la manovra finanziaria per il 2007 appena approvata dal Parlamento. Si tratta di una procedura patologica che auspica si possa rimettere in discussione con una valutazione approfondita fra tutte le forze politiche, insieme al Governo, già dalle prossime settimane.
Ricorda quindi che la VII Commissione è chiamata ad esprimere - per le parti di competenza - il parere alla I Commissione sul disegno di legge di conversione del decreto legge 28 dicembre 2006, n. 300 recante proroga di termini previsti da disposizioni legislative, adottato per la straordinaria necessità ed urgenza di provvedere alla proroga di termini previsti da disposizioni legislative, al fine di consentire una più concreta e puntuale attuazione dei correlati adempimenti, nonché di conseguire riduzioni di spesa per le pubbliche amministrazioni.
Circa le disposizioni di interesse della VII Commissione, segnala innanzitutto il comma 1 dell'articolo 1, che prevede, anche per l'anno 2007, analogamente a quanto disposto per l'anno 2005 e per l'anno 2006, che le spese per il personale universitario docente e non docente che presta attività in regime convenzionale con il Servizio sanitario nazionale siano ricomprese per i due terzi tra le spese fisse e obbligatorie per il personale di ruolo delle università statali. Ricorda che tali spese, a norma dell'articolo 51, comma 4, della legge n. 449 del 1997, non possono eccedere il 90 per cento dei trasferimenti statali disposti annualmente attraverso il fondo di finanziamento ordinario delle università. Pertanto, la disposizione del decreto-legge in esame stabilisce che un terzo dei costi del personale che svolge funzioni assistenziali in convenzione con il Servizio sanitario nazionale, non sia preso in considerazione in relazione al limite del 90 per cento, ridimensionando quindi gli effetti dell'articolo 51, comma 4, della legge n. 449 citata. Aggiunge che la disposizione del decreto legge rappresenta, peraltro, anche una deroga a quanto previsto


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dall'articolo 8, comma 12, della legge n. 370 del 1999, ai sensi del quale, per le università statali cui sono annessi i policlinici universitari, gli oneri relativi al personale di ruolo dell'area socio-sanitaria, non laureato, assegnato al policlinico, non sono compresi tra le spese fisse e obbligatorie per il personale in relazione al citato articolo 51, comma 4, della legge n. 449 del 1997.
Aggiunge quindi che il comma 5 dell'articolo 1 dispone poi che, in attesa del riordino del Consiglio nazionale delle ricerche (CNR), i direttori degli istituti dell'ente restino in carica fino al 30 giugno 2007, sospendendo, fino a tale data, le procedure concorsuali destinate al rinnovo di tali incarichi. Quanto al riordino del CNR, ricorda che il decreto-legge n. 262 del 2006 ha previsto la ricognizione e il riordino degli enti pubblici nazionali di ricerca a carattere non strumentale, attraverso lo strumento del regolamento di delegificazione; nel corso dell'esame del provvedimento al Senato, è stato però accolto, nella seduta del 23 novembre 2006, l'ordine del giorno n. 9/1132/20, che impegnava il Governo a procedere al riordino degli enti di ricerca a mezzo di legge delega e conseguenti decreti legislativi, in attuazione del quale è stato quindi presentato presso quel ramo del Parlamento un disegno di legge di iniziativa governativa, l'atto parlamentare Senato n. 1214.
Ricorda ancora che il comma 6 dell'articolo 1, modificando il comma 1-bis dell'articolo 3 del decreto-legge n. 105 del 2003, prevede che - come per l'anno 2006 - anche per il 2008 i possessori di laurea conseguita secondo gli ordinamenti didattici antecedenti la riforma del 1999 (di cui al decreto ministeriale n. 509 del 1999) che ha delineato una nuova architettura del sistema universitario - cosiddetto 3+2 - svolgeranno le prove degli esami di Stato per le professioni di dottore agronomo e dottore forestale, architetto, assistente sociale, biologo, chimico, geologo, ingegnere e psicologo secondo le modalità vigenti prima dell'emanazione del decreto del Presidente della Repubblica n. 328 del 2001. Ricorda che tale decreto, adeguando la struttura degli albi, e le relative prove di accesso, al riordino dell'istruzione universitaria, ha infatti disposto l'istituzione negli albi professionali di due distinte sezioni che individuano ambiti professionali diversi in relazione alla diversità di competenze connessa al livello del titolo di accesso: la sezione A, destinata ai possessori di una laurea magistrale; la sezione B, riservata ai possessori di una laurea triennale. Segnala che il testo originario del decreto legge prevedeva la proroga per l'anno 2007; a seguito degli emendamenti approvati dalla Commissione competente in sede referente, il suddetto termine è stato prorogato al 2008.
Ricorda, infine, che tra le modifiche apportate al testo in esame dalla Commissione di merito, di interesse della VII Commissione, vi è anche il comma 8-ter dell'articolo 5 che reca una deroga al divieto di istituire nuove facoltà e corsi di studio in comuni diversi da quello ove l'ateneo ha la sede legale e amministrativa disposto - per il periodo 2007-2009 - dalla legge n. 296 del 2006, legge finanziaria per il 2007, all'articolo 1, comma 653. In particolare, utilizzando la tecnica della novella, si consente l'istituzione di corsi di laurea magistrali che proseguano percorsi triennali già avviati, aggiungendo così un'ulteriore deroga a quelle già contemplate dal testo della legge finanziaria e relative alla possibilità di istituire nuove facoltà e corsi di studio in comuni diversi da quello ove l'ateneo ha la sede legale e amministrativa se si tratta di comuni confinanti con la sede legale dell'università, di razionalizzazione dell'offerta didattica nelle regioni Valle d'Aosta e nelle province autonome di Trento e Bolzano e di istituzione di centri di ricerca funzionali alle attività produttive della regione.
Esaminate le disposizioni di interesse della VII Commissione e rilevata l'opportunità delle stesse, seppure con le perplessità evidenziate in premessa, propone quindi di esprimere parere favorevole sul nuovo testo del disegno di legge trasmesso dalla I Commissione (vedi allegato 1).


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Luciano CIOCCHETTI (UDC) rileva le numerose contraddizioni di un provvedimento che interviene a distanza di pochi mesi a modificare disposizioni volute dallo stesso Governo Prodi con la manovra finanziaria per il 2007 e i provvedimenti ad essa collegati. In particolare evidenzia l'irragionevolezza della norma sul CNR che proroga la permanenza presso gli istituti di direttori già scaduti, sospendendo paradossalmente le procedure concorsuali già avviate per la loro sostituzione. Riterrebbe invece opportuno procedere ad una riforma del Consiglio nazionale delle ricerche che fosse il più possibile condivisa e sistematica.
Ribadisce quindi, anche a nome dei deputati del gruppo cui appartiene, la contrarietà sul provvedimento in esame così come presentato dal Governo per la conversione del Parlamento, auspicando che nella proposta di parere si richiami la Commissione di merito alla soppressione dell'articolo 1 comma 5, relativo al riordino del Consiglio nazionale delle ricerche.

Fulvio TESSITORE (Ulivo) esprime una convinta aspirazione a che, per il futuro, alcune materie siano disciplinate in modo sistematico dal punto di vista normativo e non con interventi normativi emergenziali. I settori dell'università e della ricerca devono infatti essere oggetto di provvedimenti strutturali e non occasionali, attraversando un decadimento che rischia di diventare irrecuperabile. Aggiunge, in collegamento con l'esame sugli schemi di decreto delle classi di laurea, che una recente circolare del 12 dicembre 2006 del direttore generale competente del Ministero dell'università ha richiamato i rettori dei diversi atenei a procedere alle modifiche dei corsi di laurea delle diverse università in base alla disciplina prevista dalle leggi preesistenti senza minimamente tenere conto delle nuove proposte di riforma del Governo in corso di esame da parte del Parlamento. Rileva quindi, in riferimento all'intervento normativo al CNR, che la proroga in realtà pare opportuna in considerazione del fatto che se si procedesse con le modalità attuali si rischierebbe di pervenire ad un forte squilibrio tra i diversi istituti interni al CNR. Ribadisce quindi la esigenza di pervenire ad interventi sistematici di riforma di tali settori.

Nicola BONO (AN) preannuncia, anche a nome dei deputati del gruppo cui appartiene, il voto contrario sulla proposta di parere presentata dal relatore su un provvedimento che corregge di fatto delle norme volute dal Governo neanche un mese fa. Con particolare riferimento alle disposizioni sul CNR ritiene che si potrebbe prorogare di sei mesi l'incarico di direttori il cui mandato è scaduto, senza per questo dover per forza fermare i concorsi in corso per l'assunzione di nuovi dirigenti. Aggiunge che il nuovo articolo 6 approvato dalla Commissione di merito ha di fatto dato il via ad interventi normativi già respinti dalla maggioranza nel corso dell'esame della manovra finanziaria.

Fabio GARAGNANI (FI) concorda con le considerazioni del collega Bono rilevando l'incongruenza di un intervento normativo che perviene alla proroga di termini senza un quadro sistematico e omogeneo di interventi normativi, come d'altra parte evidenziato dagli stessi componenti della maggioranza.
Preannuncia quindi anche a nome dei deputati del gruppo cui appartiene il voto contrario sulla proposta di parere del relatore.

Pietro FOLENA, presidente, rileva l'opportunità di considerare nella proposta di parere del relatore il disagio di molti laureati in corsi di laurea, come per esempio quelli di ingegneria interessati all'attuazione del provvedimento in esame. Ritiene infatti opportuno riconoscere un termine adeguato per il passaggio ad un diverso percorso per lo svolgimento dell'esame di abilitazione professionale, anche in considerazione del fatto che il disegno di legge del Governo sul riordino delle professioni nono è, allo stato, ancora in via di approvazione definitiva.


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Walter TOCCI (Ulivo), relatore, concorda con alcune delle osservazioni sollevate dai colleghi, presentando quindi una nuova formulazione di parere favorevole che illustra (vedi allegato 2).
In particolare sulla norma relativa al CNR ricorda che è stato rappresentato l'impegno del Governo a giungere all'approvazione di una legge delega, possibilmente condivisa tra maggioranza e opposizione, per la riforma della materia. Auspica, in questo senso, che l'approvazione definitiva di tale provvedimento possa giungere entro i sei mesi di proroga previsti dal decreto-legge in esame. Concorda sul fatto che vi siano delle incongruenze a cui porre rimedio sulla valorizzazione dell'attività svolta dai singoli istituti del CNR. Risultano infatti non oggettivi e poco attendibili i criteri attualmente seguiti dal presidente del Consiglio nazionale delle ricerche per la determinazione delle priorità da assegnare per l'attività scientifica da essi svolta. Concorda infine in particolare sull'esigenza di procedere in via sistematica ad interventi di riforma del settore.

Il sottosegretario Luciano MODICA è consapevole che il ricorso a provvedimenti di urgenza di proroga di termini, come quello in esame che da svariati anni il Parlamento si trova ad affrontare, rappresenta una sconfitta per il Governo, seppure necessaria. Precisa in particolare che la proroga al 30 giugno 2007 per i direttori del CNR prevista dall'articolo 1 comma 5, e la relativa sospensione delle procedure concorsuali destinate al rinnovo dei predetti incarichi, è stata inserita come ha ricordato il relatore con l'intendimento di pervenire entro il suddetto termine all'approvazione di una legge delega per il riordino della materia, che auspica sia il più possibile condivisa da tutte le forze politiche. Aggiunge che il Governo si rimette alle valutazioni del Parlamento circa il termine per la vigenza della disciplina dell'esame di Stato per l'accesso alle professioni secondo il vecchio ordinamento, in attesa dell'approvazione della riforma presentata dal Ministro Mastella, pur nella convinzione che è opportuno prevedere una prova di esame che sia coerente con il sistema professionale in cui il candidato si deve confrontare, seppure abbia conseguito la laurea in anni passati.
Ribadisce infine, come già ampiamente evidenziato nel corso dell'esame in Commissione di merito, che sul tema delicato relativo alla modifica alla legge finanziaria sulla norma cosiddetta antiproliferazione il Governo è fermamente contrario, avendo rilevato anche alcune inesattezze della norma sul piano prettamente formale.

Luciano CIOCCHETTI (UDC) ribadisce, anche a nome dei deputati del gruppo a cui appartiene, il voto contrario sulla proposta di parere del relatore come riformulata. Permangono profili di grave illegittimità costituzionale che si affiancano a previsioni inique e immotivate. Si consente per esempio il mantenimento in attività di persone con più di sessantasette anni di età, senza alcuna obiettiva giustificazione. Ribadisce in ogni caso piena disponibilità all'approvazione di una riforma del CNR che sia obiettiva e non di parte.

La Commissione approva quindi la proposta di parere favorevole del relatore come riformulato (vedi allegato 2).

Sportello unico per le imprese.
Nuovo testo C. 1428 Capezzone.
(Parere alla X Commissione).
(Esame e conclusione - Nulla osta).

La Commissione inizia l'esame del provvedimento in oggetto.

Carlo COSTANTINI (IdV), relatore, rileva che la Commissione ha già espresso parere favorevole sul provvedimento in esame. Le ulteriori modifiche approvate dalla Commissione di merito hanno recepito i pareri espressi dalle altre Commissioni competenti in sede consultiva. Precisa peraltro che non vi sono profili di


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competenza della Commissione, proponendo di esprimere quindi nulla osta sul provvedimento in esame.

La Commissione approva quindi la proposta di nulla osta del relatore.

La seduta termina alle 16.25.

ATTI DEL GOVERNO

Mercoledì 17 gennaio 2007. - Presidenza del presidente Pietro FOLENA. - Interviene il sottosegretario di Stato per l'università e la ricerca Luciano Modica.

La seduta comincia alle 16.25.

Schema di decreto ministeriale sulla disciplina delle classi dei corsi di laurea triennale.
Atto n. 48.
(Seguito dell'esame e rinvio).

La Commissione prosegue l'esame del provvedimento rinviato il 12 dicembre 2006.

Fulvio TESSITORE (Ulivo), relatore, illustra una proposta di parere favorevole con condizione ed osservazioni, che tiene conto anche delle indicazioni emerse nel corso delle audizioni informali svolte dalla Commissione (vedi allegato 3).

Nicola BONO (AN) riterrebbe opportuno verificare innanzitutto la congruità del nuovo termine previsto per l'avvio dei nuovi corsi di laurea, l'anno accademico 2008-2009, nonché quella dell'entrata a regime del nuovo sistema a partire dall'anno accademico 2010-2011, in considerazione del fatto che, come previsto nell'originaria formulazione dello schema di decreto in esame presentato sul finire della scorsa legislatura sarebbe più opportuno prevedere un'anticipazione di tali termini. Aggiunge che la lettera a) dell'osservazione n. 5 andrebbe chiarita ulteriormente, come pure la successiva lettera c); l'osservazione n. 9 non dovrebbe poi essere riferita in termini critici e problematici al Governo ma prevedere uno specifico indirizzo a cui l'Esecutivo dovrebbe attenersi.

Walter TOCCI (Ulivo) richiama le perplessità, che condivide pienamente, espresse dal relatore nel corso dell'esame del provvedimento cosiddetto mille proroghe sulla circolare di recente emanazione da parte del Ministero dell'università. Concorda con la proposta di parere del relatore ribadendo peraltro l'opportunità di una riforma complessiva dell'università italiana, anche attraverso una riflessione comune da svolgere con il Governo con la presentazione di un libro bianco che offrisse un quadro conoscitivo delle problematiche attualmente esistenti in ambito universitario.
Preannuncia quindi, anche a nome dei deputati del gruppo cui appartiene, il voto favorevole sulla proposta di parere del relatore.

Fabio GARAGNANI (FI) concorda con le osservazioni espresse dal collega Bono, riservandosi di intervenire nel corso del prosieguo dell'esame.

Pietro FOLENA, presidente, rinvia quindi il seguito dell'esame ad altra seduta.

Schema di decreto ministeriale recante la disciplina delle classi dei corsi di laurea magistrale.
Atto n. 49.

(Seguito dell'esame e rinvio).

La Commissione prosegue l'esame del provvedimento rinviato il 12 dicembre 2006.

Fulvio TESSITORE (Ulivo), relatore, illustra una proposta di parere favorevole con osservazioni, che anche in questo caso tiene conto delle indicazioni emerse nel


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corso delle audizioni informali svolte dalla Commissione (vedi allegato 4).

Nicola BONO (AN), richiamando le osservazioni generali già svolte in riferimento allo schema di decreto sulla disciplina delle classi di laurea triennali, richiama le stesse perplessità in quella sede evidenziate, in riferimento all'osservazione n. 4 lettere a) e c) e n. 8 della proposta di parere del relatore in esame. Aggiunge che l'osservazione n. 6 dovrebbe essere ulteriormente chiarita da parte del relatore allo scopo di indicare quale deve essere l'obiettivo da raggiungere in conseguenza dell'opzione della classe di appartenenza effettuata dallo studente all'inizio del secondo anno di corso.

Pietro FOLENA, presidente, avverte che stanno per avere luogo in Assemblea le comunicazioni del Governo sulla vertenza in atto tra editori e giornalisti, vertenti su materia di competenza della Commissione.
Rinvia quindi il seguito dell'esame ad altra seduta.

La seduta termina alle 16.40.

AVVERTENZA

I seguenti punti all'ordine del giorno non sono stati trattati:

RISOLUZIONI

7-00065: Garagnani ed altri: Adozione di iniziative nelle scuole di ogni ordine e grado atte a sensibilizzare gli studenti extracomunitari al rispetto delle tradizioni culturali e religiose italiane.

7-00090 Benzoni ed altri: Formazione al rispetto dei diritti umani e attività di educazione civica nelle scuole di ogni ordine e grado.