XI Commissione - Resoconto di mercoledý 9 maggio 2007


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SEDE CONSULTIVA

Mercoledì 9 maggio 2007. - Presidenza del presidente Gianni PAGLIARINI.

La seduta comincia alle 9.

Norme in materia di conflitti di interessi dei titolari di cariche di Governo. Delega al Governo per l'integrazione del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, in materia di conflitti di interessi degli amministratori locali. Principi in materia di conflitti di interessi dei Presidenti di regione e dei membri delle Giunte regionali.
Nuovo testo C. 1318 Franceschini
(Parere alla I Commissione).
(Seguito dell'esame e rinvio).

La Commissione prosegue l'esame del provvedimento in oggetto, rinviato nella seduta dell'8 maggio 2007.

Paola PELINO (FI) osserva preliminarmente che la tematica affrontata dal provvedimento in esame è molto complessa poiché investe il rapporto tra la politica e l'economia e gli strumenti attraverso cui quest'ultima può influenzare la formazione del consenso democratico.
Condivide pertanto quanto rilevato dalla I Commissione circa l'opportunità che il Parlamento affronti tale materia, senza tuttavia orientare il dibattito verso la sola finalità di compattare la maggioranza sull'obiettivo di colpire gli interessi del leader dell'opposizione.
È stato da più parti rilevato che la materia del conflitto di interessi è al


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centro del dibattito politico italiano e dell'attenzione dell'opinione pubblica, degli organi di informazione e della comunità internazionale. Non è un mistero che l'argomento in questione abbia generato, sin dalla scorsa legislatura, numerosi scontri nati da avversioni personali, instaurando un dannoso clima di caccia alle streghe, in cui si sono susseguite accuse di utilizzazioni improprie di funzioni pubbliche, discriminanti politiche, pregiudizi ideologici, che rendono difficile a tutt'oggi il confronto fra le parti politiche. Poiché inoltre illustri giuristi hanno rilevato profili di incostituzionalità in alcuni aspetti del provvedimento, auspica che tali profili vengano sollevati quanto prima nelle competenti sedi.
Entrando nel merito della proposta di legge in titolo, si sofferma sui contenuti degli articoli 3, 4 e 5, relativi all'istituzione dell'Autorità indipendente, al regime del personale, alle sue funzioni e poteri.
In particolare rileva come il comma 4 dell'articolo 5 preveda che per l'espletamento delle funzioni proprie l'Autorità possa chiedere «a qualsiasi organo della pubblica amministrazione, ad ogni ente pubblico, ad ogni società pubblica o privata, le notizie e i dati necessari per l'esercizio delle funzioni e dei poteri attribuiti dalla presente legge»: a tale riguardo, osserva che dal tenore dell'inciso non risulta precisato se i soggetti cui la richiesta è rivolta siano tenuti a fornire le informazioni o possano adempiervi discrezionalmente e conseguentemente, se e quali limiti siano posti all'Autorità nell'acquisizione di tale documentazione.
Ricorda quindi che la relatrice nella seduta di ieri ha auspicato che il provvedimento in esame possa aprire un dibattito parlamentare che consenta di giungere all'approvazione di una legge equa ed efficace: personalmente ritiene che i contenuti normativi della proposta di legge in esame non siano ispirati né ai principi dell'equità né all'obiettivo dell'efficacia. Riguardo poi alle affermazioni della relatrice, secondo la quale l'Autorità svolgerà il proprio ruolo in assoluta indipendenza, nonché le sue rassicurazioni in merito al fatto che la proposta di legge non è rivolta contro una singola persona ma risponde all'interesse del Paese, esprime tutto il suo scetticismo.
Ritiene infine che non ci sia bisogno di istituire pletoriche autorità, con sensibili ricadute istituzionali ed economiche, per intervenire in una materia così complessa e delicata come quella del conflitto di interessi.

Lorenzo BODEGA (LNP) osserva preliminarmente che il provvedimento in esame, carico di notevoli implicazioni politiche per il Paese, sembra rispondere ad una esigenza di adeguamento a normative già vigenti sulla materia del conflitto di interessi anche in altri ordinamenti.
Nonostante ciò, a suo avviso l'argomento del conflitto di interessi non appassiona particolarmente l'opinione pubblica italiana: ritiene invece che, anche se si afferma che la proposta di legge in esame non è volta a colpire una particolare persona dello scenario politico italiano, tuttavia nell'opinione comune si tratta di fatto di un referendum a favore o contro Berlusconi.
Siccome non ritiene che la soluzione del conflitto di interessi così come prospettata nel testo in esame sia risolutiva per quanto riguarda il fenomeno Berlusconi, mediatico e politico, né che concorra a risolvere alla radice la miriade di potenziali conflitti di interessi che si manifestano in forma più o meno evidente, è dell'avviso che il dibattito parlamentare debba essere quanto più possibile approfondito e non caratterizzato da intenti punitivi e liquidatori, e che sia necessario perciò procedere con cautela, pervenendo ad un voto più ampio e rappresentativo possibile.
Rilevando altresì che nessuno dei Governi che si è succeduto alla guida del Paese negli ultimi anni ha mai provveduto a colmare questa pur rilevante lacuna legislativa sulla materia del conflitto di interessi, si domanda se l'urgenza manifestata dalla presente maggioranza corrisponda ad un reale impegno collegato al programma di governo o se sia piuttosto il


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frutto della volontà di intervenire e di influire in un quadro politico nazionale estremamente fluido, nel quale alla maggioranza di Governo non corrisponde la maggioranza del Paese.

Roberto ROSSO (FI) dichiara preliminarmente di non credere alle rassicurazioni fornite dalla relatrice riguardo al fatto che la proposta di legge in esame non sia volta a colpire una particolare persona e ritiene anzi che i contenuti di tale provvedimento si risolvano a danno di un unico soggetto senza consistenti vantaggi per la generalità dei cittadini.
A tale riguardo infatti è evidente, a suo giudizio, che l'attuale maggioranza intende usare nei confronti di Berlusconi un atteggiamento ambivalente, a volte sanzionatorio a volte benevolo, tentando di piegarlo alternativamente alle necessità politiche del momento, come ha fatto in passato minacciando di approvare una legge sul conflitto di interessi, per poi bloccarne l'iter quando sembrava più opportuno.
Riassume l'iter che ha condotto all'approvazione della legge n. 215 del 2004, in materia di conflitto di interessi, che considera un testo efficace e privo di intenti discriminatori.
Ricorda che anche in occasione delle elezioni politiche del 1994 si tentò di impedire con ogni mezzo l'entrata di Berlusconi nella competizione politica; ora addirittura, con questa nuova proposta di legge si vorrebbe porre sostanzialmente l'alternativa per Berlusconi di vendere il proprio patrimonio o di abbandonare la politica.
In particolare poi, a proposito del contenuto tecnico del testo in esame, rileva alcune specifiche contraddizioni interne, soprattutto per quanto riguarda la disciplina del trust cieco, riguardo alla quale ritiene inefficaci le norme volte a garantire che la gestione delle holdings da parte di un soggetto imparziale non sia minimamente influenzata dal titolare.
È dell'opinione che, a differenza di quanto dispone la presente proposta di legge, il campo di intervento di una normativa efficace per la risoluzione dei conflitti di interesse dovrebbe essere ben più ampio, considerato che i veri conflitti di interessi oggigiorno si giocano in ambiti e fra soggetti politici ben diversi da quelli che la proposta di legge in titolo intende colpire.
Denunciando ancora una volta gli intenti ricattatori per l'opposizione insiti nel testo in esame, censura il fatto che sin dalla XIII Legislatura l'iter dei progetti di legge sul conflitto di interessi è stato accelerato o decelerato in funzione delle esigenze contingenti dell'attuale maggioranza.
Si dichiara conclusivamente contrario ai contenuti della proposta di legge in esame, volta a suo giudizio esclusivamente a drenare quote di consenso a favore della maggioranza.

Angelo COMPAGNON (UDC) osserva anzitutto come la materia oggetto del testo in esame, fortemente connessa al problema della moralità politica, sia da molti anni al centro dell'attenzione dell'opinione pubblica nel nostro Paese, che è in attesa da tempo di comprendere meglio i termini di una questione delicata e complessa.
Con il proprio intervento non intende entrare nel merito specifico della proposta di legge, ma intende invece soffermarsi su alcune considerazioni politiche generali.
Concordando infatti con le perplessità del deputato Bodega riguardo alle motivazioni per le quali sinora il centro sinistra non ha opportunamente risolto il problema del conflitto di interessi, auspica tuttavia che questa proposta di legge conduca all'approvazione di un testo efficace e non si risolva invece in un'iniziativa velleitaria su cui manca una reale convergenza politica, come peraltro è accaduto per molti progetti di riforma negli ultimi anni.
Rileva la mancanza di una seria volontà politica di affrontare il problema del conflitto di interessi nella sua complessità e, pur apprezzando il fatto che la relatrice abbia assicurato che la proposta di legge in titolo non è rivolta a colpire una


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particolare persona, dubita che tale atteggiamento sia realmente condiviso da tutta la maggioranza.
Ritiene necessario che il Parlamento dia un preciso segnale politico sulla necessità di pervenire all'approvazione di una buona legge su questa materia, che possa colpire a trecentosessanta gradi i veri conflitti di interessi nella vita politica del Paese: ciononostante, teme che non vi siano ora le condizioni politiche per raggiungere questo obiettivo.
Invita pertanto la maggioranza a lasciare spazio ad una opportuna riflessione e ai necessari approfondimenti di un tema così delicato, allo scopo di giungere ad un testo su cui maggioranza e opposizione possano trovare un accordo e migliorare il loro rapporto.
Ribadisce infine la propria posizione estremamente critica anche sui contenuti tecnici della proposta di legge in titolo, di cui sottolinea ancora una volta la rilevante valenza politica.

Luigi FABBRI (FI) preannuncia di non voler intervenire per svolgere un puerile ostruzionismo, ma piuttosto per esprimere alcune considerazioni di carattere generale su una materia così delicata come quella oggetto del testo in esame.
Riallacciandosi all'iter che ha condotto all'approvazione della legge n. 215 del 2004, come rievocato anche dal deputato Rosso, ricorda che il nodo del conflitto di interessi è sempre esistito nella storia dei governi del nostro Paese: si tratta pertanto di un problema annoso e di difficile soluzione, connesso al problema della moralità pubblica, motivo per cui si dichiara tanto più colpito dall'approccio inadeguato proposto con il presente testo.
Ricordando che già all'epoca della presentazione del primo progetto di legge sul conflitto di interessi, nel corso della XIII legislatura, era personalmente contrario ai contenuti dello stesso, spiega che la sua contrarietà dipende, ora come allora, dal fatto che ritiene sbagliato attribuire la responsabilità di risolvere i conflitti di interessi per i titolari di cariche di Governo ad una autorità esterna alla politica stessa, come già avviene nella legge n. 215 del 2004.
Ritiene infatti che la politica non possa e non debba abdicare ai suoi doveri fondamentali, fra cui rientra la necessità di garantire la propria autonomia, decidendo le questioni che la riguardano direttamente.
Criticando l'abitudine dei politici di chiamare in causa i tecnici solo per svolgere compiti indesiderati, si dichiara favorevole all'istituzione di una commissione parlamentare volta a vigilare sulla materia del conflitto di interessi, invece che attribuire tale funzione ad una istanza tecnica esterna. I conflitti di interessi connessi all'esercizio di attività politica, infatti, devono essere risolti in base a ragioni di opportunità che difficilmente possono essere rigidamente regolate da una legge, anche considerando che in ogni caso la presenza di una autorità esterna, come quella prevista dal testo in esame, non può in alcun modo garantire una assoluta imparzialità.
Esprime inoltre notevoli perplessità sul fatto che l'incompatibilità fra la titolarità di cariche di Governo e una determinata posizione economica sia valutata esclusivamente in termini quantitativi, con riferimento all'entità del patrimonio.
Affidare la funzione di controllo ad una autorità esterna è conclusivamente, a suo giudizio, un atto di debolezza e di impotenza da parte del Parlamento, che abdicherebbe in questo modo ad una sua essenziale funzione a favore di un organo esterno: ciò non gioverebbe oltretutto in alcun modo a restituire dignità all'istituzione parlamentare, che mai come ora appare investita da una preoccupante ondata di delegittimazione.

Alberto BURGIO (RC-SE), esprimendo perplessità sul fatto che il richiamo al tema della moralità pubblica provenga proprio dalla parte politica del deputato Fabbri, concorda tuttavia con l'analisi dello stesso circa la crisi di delegittimazione in cui versa attualmente la politica di fronte all'opinione pubblica, crisi che


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non si sarebbe verificata se i politici svolgessero opportunamente i propri doveri.
Osserva tuttavia come il nucleo del problema che la presente proposta di legge è volta a risolvere sia essenzialmente quello relativo all'esistenza di un eccessivo cumulo di potere, politico ed economico, in capo ad una singola persona o a pochi soggetti. Tale cumulo di potere politico interagisce infatti in un circuito minaccioso con il potere economico e sociale, creando una situazione patologica, che inspiegabilmente l'opposizione non intende riconoscere.
La normativa attualmente vigente in materia di conflitto di interessi, la legge n. 215 del 2004, non ha infatti a suo giudizio risolto il problema di questo circuito negativo, risultando molto poco efficace. Era pertanto necessario intervenire con una nuova legge, considerato che le ragioni di opportunità evocate dal deputato Fabbri, pur condivisibili, non potevano evidentemente essere accolte con una spontanea iniziativa da parte dei titolari di cariche pubbliche interessati dal conflitto.
Considera peraltro curioso il fatto che l'opposizione, che normalmente ritiene l'ordinamento degli Stati Uniti d'America un modello anche per il nostro Paese, in questo caso critichi i contenuti di una proposta di legge che si ispirano ad alcune delle norme vigenti in quell'ordinamento.
Censura quindi il fatto che nel nostro Paese siano nati partiti politici a misura di singole persone e del loro potere personale, cosa che ritiene violativa anche del dettato costituzionale; considererebbe pertanto necessaria anche l'approvazione di una legge che intervenisse nello specifico campo della formazione dei soggetti partitici.
In conclusione, auspica che il dibattito parlamentare sul testo in esame sia ispirato ad un'azione costruttiva da parte di tutte le forze politiche, volta al raggiungimento di un interesse comune.

Gianni PAGLIARINI, presidente, rinvia il seguito dell'esame alla seduta già convocata per il pomeriggio.

La seduta termina alle 9.45.

INTERROGAZIONI

Mercoledì 9 maggio 2007 - Presidenza del presidente Gianni PAGLIARINI. - Interviene il sottosegretario di Stato al lavoro e alla previdenza sociale Rosa Rinaldi.

La seduta comincia alle 14.10.

5-00028 Tuccillo: Vigilanza sul Consiglio nazionale dell'Ordine dei consulenti del lavoro.

Gianni PAGLIARINI, presidente, constatata l'assenza dell'interrogante, intende che vi abbia rinunciato.

5-00777 Pelino: Mancata assunzione di ispettori tecnici del lavoro.

Il sottosegretario di Stato Rosa RINALDI risponde all'interrogazione in titolo nei termini riportati in allegato (vedi allegato 1).

Paola PELINO (FI) si dichiara solo parzialmente soddisfatta della risposta fornita dal sottosegretario, riservandosi di verificare alla scadenza di luglio 2007, indicata dal rappresentante del Governo, la congruità dell'immissione in servizio delle unità ispettive previste, rispetto alle esigenze evidenziate nella sua interrogazione. Ribadisce infatti la necessità di innalzare quanto prima il numero delle assunzioni di ispettori, considerato l'alto numero di morti bianche che affligge il mondo del lavoro.

La seduta termina alle 14.20.

SEDE CONSULTIVA

Mercoledì 9 maggio 2007. - Presidenza del presidente Gianni PAGLIARINI.

La seduta comincia alle 14.20.


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Norme in materia di conflitti di interessi dei titolari di cariche di Governo. Delega al Governo per l'integrazione del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, in materia di conflitti di interessi degli amministratori locali. Principi in materia di conflitti di interessi dei Presidenti di regione e dei membri delle Giunte regionali.
Nuovo testo C. 1318 Franceschini.
(Parere alla I Commissione).
(Seguito dell'esame e conclusione - Parere favorevole).

La Commissione prosegue l'esame del provvedimento in oggetto, rinviato nella seduta dell'8 maggio 2007.

Simone BALDELLI (FI), intervenendo sull'ordine dei lavori, chiede al Presidente quando prevede di concludere l'esame del provvedimento in titolo. Ove l'intenzione del Presidente fosse quella di concluderne l'esame nella seduta odierna, ciò sarebbe a suo avviso in contrasto con il calendario dei lavori deliberato dall'Ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, il quale aveva previsto di concludere l'esame del provvedimento nella giornata di giovedì. Ritiene infatti che la maggioranza stia tentando di limitare in tal modo i tempi della discussione su un testo molto rilevante e chiede pertanto di proseguire l'esame anche nella seduta di domani.

Emilio DELBONO (Ulivo) sottolinea l'atteggiamento di estrema correttezza assunto dal Presidente e dalla maggioranza che hanno dedicato all'esame del provvedimento un congruo numero di sedute e ritiene che, ove fossero esauriti gli interventi nella seduta odierna, non vi sarebbe motivo di procedere alla votazione della proposta di parere nella giornata di domani.

Gianni PAGLIARINI, presidente, ribadisce con forza che l'anticipo dell'inizio dell'esame della proposta di legge in titolo era esclusivamente volto a garantire tempi adeguati allo svolgimento del dibattito, consentendo un maggior numero di sedute. Ritiene perciò che, ove si esaurissero gli interventi nella seduta odierna, porrà senz'altro in votazione la proposta di parere del relatore.

Daniele GALLI (FI), intervenendo sul merito del provvedimento, esprime la propria contrarietà rispetto ai contenuti della proposta di legge in titolo. Ritiene infatti che si tratti di un testo creato ad personam per colpire politicamente il leader dell'opposizione, come è già stato rilevato da molte parti e come appare evidente dallo spirito e dai contenuti della proposta di legge.

Simone BALDELLI (FI), nel preannunciare la presentazione di una proposta di parere alternativo, interviene sul merito del provvedimento per dichiarare la sua assoluta contrarietà ai contenuti dello stesso. Si tratta, a suo giudizio, di un testo palesemente strumentale, che presenta persino profili di incostituzionalità, oltre che essere caratterizzato da intenti punitivi e da una irrazionalità di base, visibile in certe sue incoerenze interne.
È evidente, a suo avviso, che il testo risponde all'esigenza di allargare il campo del consenso dell'attuale maggioranza, intervenendo direttamente nell'agone elettorale e colpendo la figura di maggior spicco dell'opposizione. Esso introduce addirittura norme che violano il principio costituzionale di uguaglianza nell'accesso alle cariche pubbliche: si tratta infatti di un'impostazione di tipo pauperistico che finisce con il discriminare certi cittadini rispetto ad altri, come si evince chiaramente dalle norme che prevedono un tetto di 15 milioni di euro sull'entità del patrimonio del soggetto titolare di cariche pubbliche, al di sopra del quale si applica la disciplina prevista dalla proposta di legge.
Dal momento che è già vigente una specifica legge sul conflitto di interessi, peraltro, non vede quale sia la ragione di approvarne una nuova, se non per le motivazioni già illustrate, vale a dire l'opposizione a uno specifico avversario politico. È infatti del tutto evidente che la proposta di legge risponde a precise esigenze


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politiche ed elettorali della maggioranza, che in tal modo tenta di escludere dalla prossima competizione politica il leader dell'opposizione.
Esprime alcune perplessità in particolare sul complesso sistema di controllo previsto dalla proposta di legge, che a suo giudizio risulta inefficace, ma soprattutto non incide sui reali conflitti di interesse presenti nel nostro ordinamento, né serve a risolvere il problema più generale del controllo, anche finanziario, sugli organismi pubblici.
Critica contestualmente anche il percorso seguito dalla Commissione nell'esame della proposta di legge in titolo, come ha già avuto modo di chiarire nel proprio precedente intervento sull'ordine dei lavori. Si rammarica in ogni caso per quella che considera un'oggettiva forzatura dei tempi del dibattito, tanto più deplorevole in quanto verificatasi in una Commissione come la XI, caratterizzata da un clima particolarmente sereno e collaborativo. Teme peraltro che tale clima possa in futuro deteriorarsi, soprattutto in occasione di diversi provvedimenti, di natura più concreta e maggiormente utili con riguardo alle competenze della Commissione, sulle quali si poteva pervenire ad un risultato condiviso da opposizione e maggioranza.
Conclusivamente, ribadisce ancora una volta la propria ferma contrarietà al provvedimento in esame. A tale scopo, presenta una proposta alternativa di parere (vedi allegato 2), che illustra brevemente.

Carmen MOTTA (Ulivo), relatore, a conclusione degli interventi svolti, presenta una proposta di parere favorevole.

Angelo COMPAGNON (UDC), intervenendo per dichiarazione di voto, preannuncia il proprio voto contrario alla proposta di parere del relatore. Dichiara poi di sottoscrivere la proposta alternativa di parere del deputato Baldelli non per ragioni ostruzionistiche ma per i suoi contenuti.
Ritiene infatti importante che si giunga ad approvare una legge in una materia così delicata, come quella del conflitto di interessi, di cui il Paese ha realmente bisogno e che aspetta da tempo, per separare nettamente la politica da ogni forma di immoralità. Ricorda infatti che la mancata risoluzione di conflitto di interessi in capo a titolari di cariche di governo in passato ha fatto sì che si esercitasse un'influenza politica negativa ad esempio sul mercato di prodotti di largo consumo, con conseguente aumento dei prezzi e con danno dell'intera comunità. Anche per queste ragioni è necessario che l'approvazione di questa proposta di legge non si traduca in una forzatura politica da parte della maggioranza, ma rappresenti uno sforzo, quanto più condiviso possibile, per giungere ad un risultato utile per il Paese.

Stefano PEDICA (IdV), a nome del suo gruppo, dichiara di astenersi sulla proposta di parere del relatore.

Gianni PAGLIARINI, presidente, avverte che la proposta alternativa di parere sarà posta in votazione solo se non approvata la proposta di parere del relatore.

La Commissione approva la proposta di parere del relatore, risultando così preclusa la proposta alternativa di parere.

La seduta termina alle 15.15.

AVVERTENZA

Il seguente punto all'ordine del giorno non è stato trattato:

SEDE CONSULTIVA

Misure per il cittadino consumatore e per agevolare le attività produttive e commerciali, nonché interventi in settori di rilevanza nazionale.
C. 2272-bis Governo.