V Commissione - Resoconto di marted́ 29 maggio 2007


Pag. 101

SEDE CONSULTIVA

Martedì 29 maggio 2007. - Presidenza del presidente Lino DUILIO. - Intervengono i sottosegretari di Stato per l'economia e le finanze Nicola Sartor e per lo sviluppo economico Filippo Bubbico.

La seduta comincia alle 14.40.

Misure per il cittadino consumatore e per agevolare le attività produttive e commerciali, nonché interventi in settori di rilevanza nazionale.
C 2272-bis-A Governo.
(Parere all'Assemblea).
(Esame e conclusione - Parere favorevole con condizioni ai sensi dell'articolo 81, quarto comma, della Costituzione - Parere su emendamenti).

La Commissione inizia l'esame del provvedimento.

Michele BORDO (Ulivo), relatore, con riferimento ai profili finanziari del provvedimento, segnala, per quanto concerne l'articolo 3, ritiene opportuno che sia chiarito se la semplificazione procedurale prevista dalla norma (soppressione di ruoli ed elenchi ufficiali relativi ad attività di intermediazione) possa interferire con la procedura antielusiva prevista dall'articolo 35, comma 22 del dl n. 223/2006 come modificato dai commi 46-48 della legge finanziaria 2007. Con riferimento all'articolo 5, osserva che l'articolo 78 del decreto legislativo n. 285 del 1992 - che la disposizione in esame intende sostituire - prevede i casi nei quali la sostituzione dei componenti avrebbe comunque implicato una verifica a cura del Dipartimento per i trasporti terrestri finalizzata ad eventuali conseguenti adempimenti fiscali. Analoga previsione era contenuta nella formulazione originaria del testo in esame, poi modificata dalla Commissione di merito. Andrebbe pertanto chiarito se il venir meno delle comunicazioni previste dalla normativa vigente possa determinare effetti negativi in termini di controllo della correttezza dei relativi adempimenti fiscali. Inoltre, con riferimento ai controlli a cura del Ministero dei trasporti sugli enti certificatori, posto che per questi le disposizioni in esame non prevedono il rilascio di autorizzazioni a titolo oneroso, ritiene opportuno chiarire se i controlli medesimi siano riconducibili nell'ambito delle attività già svolte in materia dal


Pag. 102

Ministero, ovvero se essi rechino nuove competenze, con possibili maggiori oneri a carico del Ministero medesimo. Con riferimento all'articolo 10, rileva che andrebbe chiarito se dalla previsione dell'obbligo di effettuare accantonamenti di proventi da destinare alla manutenzione del materiale rotabile possano derivare eventuali effetti di minor gettito per l'aumento degli oneri deducibili. Ritiene inoltre opportuno che sia confermato che l'avvio dell'indagine conoscitiva possa avvenire ad invarianza di oneri. Con riferimento all'articolo 11, segnala che, pur tenendo conto della natura presumibilmente programmatica delle norme in esame, con riferimento all'incentivazione dei servizi di cui ai commi 1 e 2, risulta necessario un chiarimento da parte del Governo in merito ai possibili effetti onerosi per le amministrazioni interessate (e segnatamente per i comuni), tenuto conto che la norma non configura l'incentivazione come meramente facoltativa. In relazione all'articolo 12, rileva che la formulazione alquanto generica della norma non consente di individuare le modalità e i termini effettivi del riordino che si intende realizzare. Andrebbero pertanto forniti elementi informativi al fine di verificare l'effettiva praticabilità del riordino in assenza di maggiori oneri per la finanza pubblica. In ordine ai profili di copertura finanziaria, osserva che il comma 2 dispone che dal regolamento di cui al comma 1, recante il riordino della disciplina degli incentivi non fiscali in favore delle imprese operanti nel settore del gas naturale, non debbano derivare maggiori spese o diminuzioni di entrate a carico del bilancio dello Stato. Al riguardo, ritiene opportuno acquisire l'avviso del Governo in ordine all'idoneità della clausola di invarianza prevista ad assicurare che dall'attuazione della presente disposizione non derivino maggiori oneri o minori entrate, nonché in ordine all'opportunità di riferire la suddetta clausola all'aggregato più ampio della finanza pubblica. Rileva, inoltre, la necessità di acquisire l'avviso del Governo in ordine all'eventualità che, al fine di garantire l'effettività della clausola di invarianza di cui al comma 2, gli schemi di regolamento di cui al comma 1, corredati di relazione tecnica, vengano trasmessi per l'espressione del parere anche alle Commissioni parlamentari competenti per i profili finanziari. Con riferimento all'articolo 14, chiede di acquisire un chiarimento da parte del Governo in ordine alla compatibilità della clausola di neutralità finanziaria di cui al comma 7 rispetto ai possibili effetti onerosi derivanti dall'istituzione del comitato consultivo di cui al comma 4. Infatti tale disposizione normativa non esclude espressamente l'erogazione di qualunque forma di compenso o di rimborso ai componenti del Comitato medesimo. Chiede inoltre di fornire elementi informativi in ordine alle modalità attuative del comma 2, lettera d), al fine di escludere che dall'esercizio della delega in materia di riordino degli uffici tecnici di livello dirigenziale del Ministero dello sviluppo economico possano derivare effetti onerosi. In ordine ai profili di copertura finanziaria, osserva che il comma 7 dispone che dai decreti legislativi di cui al comma 1, in materia di norme ed enti tecnici, certificazioni e dichiarazioni di conformità da parte di enti tecnici accreditati indipendenti, e dall'istituzione del Comitato consultivo di cui al comma 4 non debbano derivare maggiori spese o diminuzioni di entrate a carico del bilancio dello Stato. Al riguardo, ritiene opportuno acquisire l'avviso del Governo in ordine all'idoneità della clausola di invarianza ad escludere l'effettiva emersione di nuovi o maggiori oneri ovvero di minori entrate a carico del bilancio dello Stato. Il chiarimento appare necessario, in considerazione del fatto che, tra i criteri e principi direttivi vi è anche la previsione del riordino degli uffici tecnici di livello dirigenziale del Ministero dello sviluppo economico; non è esplicitamente esclusa la corresponsione ai membri del Comitato di cui al comma 4 di un'indennità, emolumenti o rimborsi spese, come previsto in casi analoghi; il comma 4 fa riferimento solo all'istituzione del Comitato e non anche agli eventuali oneri connessi al suo funzionamento;


Pag. 103

non è stabilita, come avvenuto in casi analoghi, la trasmissione degli schemi di decreti legislativi anche alle Commissioni competenti per i profili finanziari e l'obbligo di corredare gli stessi di relazione tecnica, in modo da consentire un'accurata verifica della loro sostenibilità finanziaria. Rileva che alla luce di tali chiarimenti potrebbe essere opportuno riformulare la clausola di invarianza in modo da renderla, sotto il profilo formale, più conforme a quelle previste in base ai precedenti. Infine, segnala l'opportunità di inserire all'articolo 61, comma 2, che prevede che l'attività e gli adempimenti previsti da alcune specifiche disposizioni del provvedimento vengano svolte dalle amministrazioni competenti nell'ambito degli ordinari stanziamenti di bilancio nonché delle risorse umane e strumentali previste e disponibili a legislazione vigente, anche un riferimento alla disposizione dell'articolo 14, comma 2, lettera d) che prevede tra le altre cose un riordino degli uffici tecnici di livello dirigenziale del Ministero dello sviluppo economico. Per quanto concerne l'articolo 17, osserva che i contenuti del regime agevolato in favore dei prodotti del commercio equo e solidale sono del tutto indeterminati. Pertanto, non è chiaro se l'onere previsto nella clausola di copertura rappresenti il risultato di una valutazione corrispondente ad una possibile configurazione attuativa del nuovo regime, ovvero rappresenti un limite massimo di spesa. Nel primo caso, andrebbero normativamente specificati i criteri applicativi che si intende adottare e le modalità di stima dell'onere, ai fini di una corretta verifica della quantificazione. Nel secondo caso, in considerazione degli automatismi che caratterizzano l'applicazione delle disposizioni di natura fiscale, occorrerebbe comunque prevedere l'adozione di criteri che consentano di modulare i benefici nonché di introdurre modalità di controllo e di monitoraggio, ai fini del rispetto del limite di spesa e della salvaguardia delle altre finalizzazioni che incidono sugli stanziamenti utilizzati a copertura. Non è inoltre chiaro se il particolare regime fiscale di agevolazione abbia carattere temporaneo o permanente e se l'onere normativamente determinato si debba considerare come un costo complessivo relativo ad una agevolazione temporanea, ovvero come un onere annuo a regime. In quest'ultimo caso va segnalato che gli stanziamenti utilizzati a copertura del relativo onere sono destinati ad esaurirsi nell'esercizio 2008 e che, pertanto, l'onere relativo agli anni successivi risulterebbe privo di copertura. Segnala, poi che le disposizioni di natura tributaria sono assoggettate al principio di riserva di legge e che, ove si intendesse intervenire in materia di IVA, le relative disposizioni dovrebbero comunque essere adottate nel rispetto dei principi di armonizzazione previsti in sede comunitaria. In ordine ai profili di copertura finanziaria, osserva che il comma 3 stima l'onere derivante dall'attuazione del comma 1, recante agevolazioni fiscali per i prodotti del commercio equo e solidale, in 10 milioni di euro. Al relativo onere si provvede mediante riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 1, comma 50, della legge n. 266 del 2005, recante il Fondo per l'estinzione dei debiti pregressi, come rideterminata dalla tabella C allegata alla legge n. 296 del 2006. Al riguardo, sottolinea che la presente disposizione presenta alcuni profili problematici, in quanto non prevede esplicitamente la durata temporale dell'onere la quale, dal tenore letterale del comma 1, sembrerebbe avere natura permanente. Al riguardo, ritiene opportuno acquisire l'avviso del Governo. Segnala, inoltre, che nel caso in cui la disposizione abbia tale durata, si verificherebbe un disallineamento temporale tra la spesa e la relativa copertura finanziaria, dal momento che l'autorizzazione di spesa della quale è prevista la riduzione termina nell'anno 2008. Non risulta inoltre chiaro, dalla lettura coordinata del comma 2 e del comma 3, se l'autorizzazione di spesa debba intendersi quale limite di spesa ovvero mera previsione. Infatti, mentre il comma 3 reca una mera stima degli oneri, il comma 2 fa esplicito riferimento al limite delle risorse di cui al comma 3. Si segnala che, ove si confermi


Pag. 104

la natura previsionale della spesa, all'autorizzazione di spesa e alla relativa copertura di cui al comma 3 dovrebbe accompagnarsi anche una specifica clausola di salvaguardia, in conformità a quanto disposto dalla legislazione contabile vigente. Con riferimento alle risorse di cui si prevede l'utilizzo a copertura, ferme rimanendo le osservazioni formulate in merito alla durata dell'onere e all'eventuale disallineamento temporale tra l'autorizzazione di spesa e la relativa copertura finanziaria, si rileva queste sono iscritte nel capitolo 3084, del Ministero dell'economia delle finanze, recante un Fondo per i debiti pregressi delle pubbliche amministrazioni. Da una interrogazione effettuata alla banca dati della RGS in data 22 maggio 2007, il suddetto capitolo reca una disponibilità di competenza pari a 31.144.041 euro. Ritiene, quindi, opportuno che il Governo confermi che l'utilizzo delle disponibilità residue non pregiudichi l'adempimento di interventi già previsti a legislazione vigente, anche alla luce della consistente riduzione, pari a 100 milioni di euro per l'anno 2007, prevista dall'articolo 1-bis, comma 2, lettera a), della legge n. 64 del 2007, di conversione del decreto legge n. 23 del 2007, in materia di ripiano selettivo dei disavanzi pregressi nel settore sanitario. Da ultimo si segnala che non appare corretto il richiamo alla tabella C della legge finanziaria per l'anno in corso, non essendo, l'autorizzazione di spesa richiamata, oggetto di rifinanziamento in tale sede. Con riferimento all'articolo 18, ritiene opportuno che il Governo chiarisca se l'esclusione, per le strutture considerate dal testo, della qualificazione di nuova costruzione possa avere effetti - seppure limitati - sul bilancio degli enti locali, in relazione ad eventuali mancati introiti legati al rilascio del permesso di costruire. Per quanto concerne l'articolo 19, ritiene opportuno acquisire chiarimenti da parte del Governo al fine di accertare se la previsione di un abbattimento dei costi a carico delle imprese per il rilascio della documentazione anti-incendi possa determinare una riduzione delle entrate spettanti agli enti attualmente titolari delle relative funzioni di certificazione. In ordine ai profili di copertura finanziaria, ritiene opportuno acquisire l'avviso del Governo sull'ipotesi di inserire nel testo, ferma rimanendo la previsione generale di cui all'articolo 61, comma 1, una clausola di invarianza finanziaria al fine di evitare che dalla definizione della disciplina di attuazione della delega possano derivare maggiori oneri ovvero diminuzioni di entrate per le pubbliche amministrazioni. Ciò vale in particolare in relazione alla previsione della riduzione dei costi a carico delle imprese. Alla medesima finalità di accurata verifica degli effetti della disposizione potrebbe concorrere anche la previsione dell'obbligo di corredare gli schemi di decreti legislativi di relazione tecnica. Con riferimento agli articoli 20 e 41, osserva che le norme di delega contenute nell'articolo 20 appaiono suscettibili di determinare, rispetto alla normativa vigente, un effetto di minore entrata a titolo di IRES che potrebbe essere anche non trascurabile e la cui entità potrebbe risultare incrementata dalla modifica apportata dalla Commissione di merito, che ha previsto l'applicazione dell'aliquota agevolata del 20 per cento quale aliquota massima. In merito alla possibile entità degli effetti di gettito segnala che, ad esempio, il numero delle società che si quotano per la prima volta sulla piazza finanziaria italiana presenta un trend crescente, favorito dalla crescita dei valori azionari. Le società neoquotate sono state in numero di 2 nel 2004, di 15 nel 2005 e di 21 nel 2006. In base a quanto prescritto dal comma 5, la delega in esame e quella di cui all'articolo 41 non dovrebbero comportare, complessivamente considerate, maggiori oneri. Tuttavia non vengono precisate né dal testo né dalla relazione tecnica le ipotesi a sostegno di tale presunta invarianza degli effetti finanziari ascrivibili complessivamente alle due norme. Non appare inoltre chiaro se e in quale misura tali ipotesi di invarianza siano fondate su effetti compensativi derivanti da risparmi netti attesi dall'attuazione dell'articolo 41 (per la riduzione dei costi finanziari ed amministrativi connessi


Pag. 105

alla gestione del denaro contante e dei titoli di credito cartacei). In ogni caso, ai fini della verifica dell'effettiva invarianza finanziaria dell'articolo 20 ritiene necessario che il Governo fornisca dati, volti a quantificare distintamente l'impatto delle due norme di delega sui saldi di finanza pubblica; suffragare sulla base di idonei elementi quantitativi la supposta invarianza complessiva degli effetti derivanti dall'attuazione delle due deleghe. In particolare, andrebbe definito l'ordine di grandezza delle minori entrate derivanti dalle agevolazioni fiscali recate dall'articolo 20, anche alla luce della modifica introdotta in Commissione. Allo stesso modo, andrebbe chiarito se, e in quale misura, siano previsti risparmi - con riferimento all'articolo 41 (diffusione dei nuovi strumenti di pagamento nell'ambito dei rapporti finanziari intrattenuti da soggetti pubblici) - di entità superiore agli oneri derivanti dal medesimo articolo. Va considerato, infatti, che anche le norme di delega di cui all'articolo 41, al fine di promuovere ed incentivare l'utilizzo di strumenti di pagamento elettronico, prevedono interventi di natura onerosa, quali la concessione di agevolazioni fiscali e la stipula di convenzioni con istituti bancari e con Poste italiane SpA. I predetti risparmi, per poter essere portati a compensazione degli oneri di cui all'articolo 20 dovrebbero quindi essere stimati al netto degli eventuali oneri amministrativi e gestionali derivanti, per i soggetti pubblici, dalla diffusione dei suddetti strumenti di pagamento. A tale proposito andrebbero forniti elementi volti a confermare la possibilità, per le amministrazioni competenti, di far fronte effettivamente alle attività previste nell'ambito degli ordinari stanziamenti di bilancio, nonché delle risorse umane e strumentali previste e disponibili a legislazione vigente, secondo quanto disposto dall'articolo 61. Infine, la previsione di neutralità finanziaria complessiva andrebbe giustificata anche in termini di compatibilità temporale, posto che le agevolazioni fiscali di cui all'articolo 20 avrebbero effetto, per cassa, sia ai fini del saldo che dell'acconto, a decorrere dal periodo d'imposta successivo a quello della loro applicazione, mentre i risparmi amministrativi e finanziari attesi dalle disposizioni di cui all'articolo 41 potrebbero plausibilmente determinarsi in un arco di tempo più ampio e con una certa gradualità, come il tenore delle stesse norme di delega lascia presupporre. Con specifico riferimento alle disposizioni dell'articolo 41, inoltre, ritiene necessario acquisire chiarimenti in merito ai meccanismi applicativi che potranno garantire la neutralità fiscale prevista per l'attuazione di singoli principi di delega, per i quali le norme stesse non recano l'indicazione di misure compensative. Si tratta, in particolare dell'introduzione di incentivi, anche di natura fiscale, in favore di privati per favorire l'acquisto di strumenti idonei a consentire la ricezione di pagamenti elettronici in una situazione di invarianza di gettito; della revisione, sempre in condizioni di invarianza di gettito, della disciplina concernente l'imposta di bollo sui documenti relativi alle operazioni bancarie, finalizzata ad incentivare le operazioni effettuate in via telematica ed elettronica e la tenuta di conti a limitato impatto amministrativo. In questo caso, infatti, il trattamento tributario più penalizzante che potrebbe essere riservato, a fini compensativi, alle operazioni diverse da quelle effettuate in via elettronica e telematica, potrebbe rivelarsi nel tempo insufficiente, proprio a causa dell'effetto incentivante del diverso trattamento fiscale. In merito ai profili di copertura finanziaria, fa presente che le norme (articolo 20, comma 5 e articolo 41, comma 5) prevedono una clausola di invarianza complessiva per l'attuazione delle deleghe di cui all'articolo 20, in materia di disposizioni fiscali per favorire la capitalizzazione delle imprese, e all'articolo 41, in materia di modernizzazione degli strumenti di pagamento. Al riguardo, segnala che, in assenza di elementi di dettaglio nella relazione tecnica, non appare chiaro come dovrebbe operare la clausola di invarianza la quale si riferisce contestualmente agli articoli 20 e 41. La previsione di una clausola di invarianza riferita contemporaneamente a due articoli,


Pag. 106

aventi ad oggetto materie differenti, rappresenta una novità che non sembra pienamente riconducibile al dettato della disciplina contabile vigente, la quale stabilisce che si debba provvedere alla individuazione delle eventuali spese derivanti da ciascuna disposizione onerosa e alla relativa copertura. Nel caso di specie va segnalata l'assenza di elementi di quantificazione degli effetti derivanti da ciascuna delle deleghe conferite al Governo rispettivamente agli articoli 20 e 41. Ciò vale sia per quanto concerne il dettato normativo che per quanto riguarda gli elementi di informazione che avrebbe dovuto fornire la relazione tecnica. In assenza di tali elementi, non appare quindi possibile verificare come si ritenga di poter garantire l'effettività della clausola di invarianza, vale a dire se essa debba intendersi nel senso che l'attuazione di ciascuna delle due deleghe dovrebbe avvenire in termini tali da assicurare la neutralità degli effetti finanziari ovvero se, come sembra di potersi evincere dal tenore letterale del testo, la neutralità discenderebbe dall'effetto combinato del complesso delle disposizioni recate da ciascuno dei due articoli. È peraltro evidente che mentre nel primo caso risulterebbe più opportuno e conforme alla disciplina contabile apporre una specifica clausola all'articolo 20 e all'articolo 41, nel secondo caso andrebbe chiarito quale delle due deleghe potrebbe produrre effetti onerosi e quale dovrebbe assicurare la copertura degli stessi. Può peraltro osservarsi che in tale seconda ipotesi dovrebbero essere forniti elementi utili a consentire di valutare, oltre che la congruità, dal punto di vista quantitativo, anche la coerenza temporale tra l'emersione degli eventuali oneri e la effettiva acquisizione delle risorse da destinare a copertura. Infine, osserva che proprio in ragione della necessità di verificare l'invarianza finanziaria derivante dall'adozione congiunta dei decreti legislativi di cui agli articoli 20 e 41, sembrerebbe opportuno prevedere che gli schemi dei suddetti decreti siano corredati dalla relazione tecnica e trasmessi anche alle Commissioni competenti per i profili finanziari, come previsto in casi analoghi. Con riferimento all'articolo 21, ritiene necessario acquisire in primo luogo la quantificazione degli effetti finanziari derivanti dalle agevolazioni fiscali previste dalla norma in esame. È altresì necessario disporre di elementi di valutazione volti a verificare se le agevolazioni in questione possano essere effettivamente ricondotte ad un limite di spesa e, quindi, all'autorizzazione prevista dall'articolo 1, comma 1228, della legge finanziaria 2007. Le agevolazioni previste dalla norma in esame non sembrerebbero infatti modulabili - per la loro tipologia - sulla base delle risorse finanziarie disponibili. Inoltre - come ricordato - l'autorizzazione di spesa di cui al comma 1228 è destinata a finanziare diverse finalizzazioni, per cui gli oneri derivanti dalla norma in esame non possono eccedere annualmente la quota disponibile dello stanziamento autorizzato. Andrebbe inoltre acquisito un chiarimento circa la natura temporanea o permanente della disposizione in esame: infatti, qualora si trattasse di interventi di carattere permanente, sarebbe necessario predisporre idonea copertura degli oneri per gli anni successivi al 2009 (ultimo esercizio nel quale è previsto lo stanziamento di 48 milioni di euro). Osserva infine che le agevolazioni previste dal presente articolo rilevano ai fini delle imposte dirette, i cui versamenti sono effettuati in base al criterio del saldo ed acconto. Pertanto l'effetto negativo di minor gettito sarebbe più consistente nel secondo anno di applicazione (2008), a fronte di uno stanziamento di ammontare costante nel triennio. In ordine ai profili di copertura finanziaria, osserva che il comma 2 dispone che le eventuali minori entrate derivanti dall'attuazione del comma 1, recante una delega al Governo per l'adozione di un decreto legislativo volto a favorire l'acquisto di immobili alberghieri da parte dei soggetti gestori, siano a carico dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 1, comma 1228, della legge n. 296 del 2006. Al riguardo, osserva che la presente disposizione non prevede la durata temporale dell'eventuale onere, la quale sembrerebbe avere natura


Pag. 107

permanente. Al riguardo appare opportuno acquisire l'avviso del Governo. Segnala, inoltre, che nel caso in cui si confermasse l'emersione di oneri permanenti, si verificherebbe un disallineamento temporale tra le minori entrate e la relativa copertura finanziaria, dal momento che l'autorizzazione di spesa della quale è prevista la riduzione termina nell'anno 2009; non è inoltre prevista una quantificazione delle eventuali minori entrate derivanti dall'attuazione del comma 1. Al riguardo, rammenta che le risorse utilizzate a copertura ammontano complessivamente a 48 milioni di euro e che le stesse erano finalizzate all'attuazione di diversi interventi, per cui il Governo dovrebbe chiarire se l'eventuale loro parziale utilizzo non pregiudichi il conseguimento degli obiettivi indicati nel citato comma 1228 della legge finanziaria per l'anno in corso. Non è inoltre previsto l'obbligo di corredare lo schema di decreto legislativo di relazione tecnica né di trasmetterlo al Parlamento per il parere delle competenti Commissioni anche ai fini di una accurata verifica della sostenibilità finanziaria. Tale conferma del Governo appare opportuna anche alla luce del fatto che la disposizione contenuta nella legge n. 296 del 2006 demandava ad un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, da adottare entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore della legge finanziaria per il 2007, l'individuazione dei criteri, delle procedure e delle modalità di attuazione della ripartizione delle risorse stanziate. Alla data del 22 maggio 2007, il suddetto decreto non sembra ancora essere stato adottato. In relazione all'articolo 22, osserva in primo luogo che la disposizione appare suscettibile di determinare un'accelerazione per cassa dell'erogazione delle somme spettanti alle imprese, con conseguenti possibili effetti negativi sia sul fabbisogno di cassa della pubblica amministrazione che sulla spesa per interessi. Andrebbero inoltre chiariti gli effetti dell'eventuale mancato rispetto, da parte dell'amministrazione, del termine di 90 giorni - elevabile a 180 giorni - per l'erogazione dei benefici. In particolare, al fine di valutare le possibili implicazioni finanziarie della disposizione, andrebbe chiarito se essa possa comportare l'obbligo di erogazione delle somme anche in assenza delle procedure di verifica dell'effettiva spettanza del beneficio, nonché in assenza dei requisiti prescritti dalla normativa di settore. Infine, dato il carattere generico della formulazione, andrebbe accertato se la norma possa essere interpretata nel senso di configurare la possibilità, per i soggetti interessati, di pretendere l'erogazione del beneficio anche a prescindere da una valutazione delle amministrazioni circa la compatibilità dell'erogazione stessa con i limiti di spesa previsti per la concessione dei benefici e, quindi, riguardo all'effettiva disponibilità delle relative risorse. Con riferimento all'articolo 23, ritiene opportuno che il Governo confermi che dalla nuove modalità semplificate di comunicazione dei dati di bilancio, cui sono tenute le cooperative che abbiano perduto o riacquistato la qualifica della mutualità prevalente, non possano derivare effetti di natura elusiva con riguardo alla corretta applicazione del vigente regime fiscale in materia. Con riferimento all'articolo 24, sottolinea che le norme prevedono che le camere di commercio, industria, artigianato ed agricoltura, che appartengono al settore della P.A., effettuino gratuitamente nuovi servizi nei confronti delle cooperative, appare necessario che il Governo chiarisca se dall'assolvimento delle nuove funzioni possano derivare squilibri nei bilanci dei suddetti enti, suscettibili di riflettersi sui saldi di finanza pubblica. Per quanto concerne l'articolo 30, ritiene opportuno che il Governo chiarisca i possibili effetti finanziari connessi all'introduzione del sistema di certificazione di posta elettronica nelle pubbliche amministrazioni (comma 3) ciò anche in relazione ai riflessi che tale introduzione produrrà sui sistemi di protocollazione documentale, che saranno investiti da una necessaria riorganizzazione operativa e che, a tal fine, necessiteranno di nuove dotazioni informatiche applicative. Con riferimento all'articolo 32, osserva che dalla norma sembrano derivare effetti di minore entrata


Pag. 108

per il venir meno dei versamenti dei diritti camerali e delle imposte di bollo attualmente dovuti per alcuni degli adempimenti soppressi dalla norma. In relazione all'articolo 33, in ordine ai profili di copertura finanziaria, osserva che il comma 1 prevede l'istituzione di un Fondo per l'incentivazione di servizi associati per lo sviluppo delle piccole imprese che operano nel campo delle biotecnologie, pari a 5,5 milioni di euro per l'anno 2007. Il relativo onere è posto, dal comma 2, a carico del Fondo speciale di parte corrente di competenza del Ministero dell'economia e delle finanze. Al riguardo, osserva che, dal punto di vista formale, la copertura finanziaria non appare formulata in maniera conforme alla vigente disciplina contabile in quanto, per un verso, non esplicita che il Fondo è istituito per il solo anno in corso e non «a regime» e, per altro verso, non indica espressamente il triennio di riferimento dei Fondi speciali dei quali è prevista la riduzione. Ferme rimanendo tale osservazioni, si rileva che l'accantonamento del quale si prevede l'utilizzo non reca le necessarie disponibilità, né una specifica voce programmatica. Con riferimento all'articolo 35, ritiene opportuno acquisire informazioni in merito ad eventuali riflessi sulla finanza pubblica delle disposizioni in esame: si segnala infatti che, pur non facendo parte del comparto della PA, alcune aziende erogatrici di pubblici servizi sono in varia misura partecipate da enti ricompresi in tale perimetro. Appare pertanto opportuno che sia assicurato che le limitazioni poste dalle norme in esame non comportino variazioni significative negli equilibri di bilancio delle aziende di proprietà pubblica e non si riflettano quindi sui rapporti finanziari fra gli enti pubblici proprietari e le società erogatrici di servizi. Per quanto concerne l'articolo 36, premessa la necessità di un chiarimento in ordine all'effettiva portata della norma, nonché in ordine alla possibilità di riferire la prevista estensione temporale anche all'ipotesi di detrazione, osserva che la norma appare suscettibile di determinare minori entrate non quantificate e non coperte. Infatti, in caso di incapienza nel reddito complessivo o nell'imposta del periodo in cui gli oneri sono stati sostenuti, essa sembrerebbe consentire l'utilizzo della quota eccedente nei due periodi d'imposta successivi, in riduzione del reddito (in caso di oneri deducibili) e dell'imposta dovuta (in caso di oneri detraibili). In relazione all'articolo 37, ritiene opportuno acquisire una conferma da parte del Governo in ordine alla possibilità che le autorità competenti siano in grado di fronteggiare gli oneri connessi all'attuazione delle nuove funzioni, a valere sulle risorse umane, strumentali e finanziarie già disponibili, e quindi senza nuovi oneri, tenuto conto che il testo non prevede un'espressa clausola di invarianza a tale proposito. L'obbligo di invarianza contenuto nel testo è, infatti, riferito alla sola collaborazione della Guardia di finanza. Andrebbe inoltre chiarito se l'utilizzazione della Guardia di Finanza possa effettivamente avvenire senza oneri aggiuntivi. Rileva infine che la norma affida ai comuni un ruolo non ben precisato, e di carattere non facoltativo, di collaborazione col Ministero, da cui potrebbero derivare aggravi funzionali e organizzativi. Sul punto ritiene necessario acquisire chiarimenti da parte del Governo. In ordine ai profili di copertura finanziaria, osserva che i commi 5 e 6 modificano l'articolo 144-bis del decreto legislativo n. 206 del 2005, prevedendo rispetto al testo vigente, tra le altre cose, che il Ministero dello sviluppo economico e l'Autorità garante della concorrenza e del mercato possano avvalersi, nell'esercizio dei compiti previsti dal presente articolo in materia di tutela dei consumatori, della Guardia di finanza, utilizzando strutture e personale esistenti in modo da non determinare oneri aggiuntivi. Al riguardo, ferma rimanendo la previsione in termini di mera possibilità, ritiene opportuno acquisire l'avviso del Governo in ordine all'idoneità delle clausole di invarianza previste dai commi 5 e 6 ad assicurare che dall'attuazione delle presenti disposizioni non derivino nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Segnala, inoltre, che dal punto di vista formale, queste non appaiono redatte


Pag. 109

in maniera conforme alla vigente prassi contabile e andrebbero riformulate nel senso di prevedere che allo svolgimento dei suddetti compiti il Ministero dello sviluppo economico e l'Autorità garante della concorrenza e del mercato provvedano nell'ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Per quanto concerne gli articoli 38 e 39, segnala che la modifica introdotta all'articolo 15 del Dpr n. 601 del 1973 potrebbe incentivare comportamenti elusivi da parte dei contribuenti. Ciò in quanto, al momento della richiesta del finanziamento, i soggetti potrebbero optare, in luogo del credito a breve termine, in favore del credito a medio e lungo termine, con facoltà di recesso in qualunque momento, al fine di fruire delle agevolazioni fiscali. In proposito ritiene opportuno acquisire l'avviso del Governo. Con riferimento all'articolo 40, ritiene necessario che il Governo chiarisca se le agevolazioni fiscali previste, sia con riguardo all'applicazione del regime sostitutivo ove ricorrano particolari destinazioni del finanziamento, sia con riguardo alla numerosità degli atti e delle formalità ipotecarie ove si applichi il regime ordinario di versamento delle imposte ipotecarie, possano determinare effetti di gettito, dal momento che i prestiti vitalizi ipotecari rappresentano una tipologia di finanziamento già presente nell'ordinamento, anche se con una diffusione ancora limitata. Con riferimento all'articolo 42, commi da 1 a 4, ritiene opportuno che il Governo fornisca, con riferimento alle modifiche proposte in materia di imposte ipotecarie e catastali e a quelle che si intende attuare con successivo provvedimento del direttore dell'Agenzia del territorio, una quantificazione delle variazioni di gettito atteso al fine di poter verificare l'invarianza degli effetti finanziari indicata nella norma. Andrebbero inoltre chiarite le conseguenze della previsione di cui al comma 2 (che dispone l'erogazione gratuita di determinati servizi) sia dal punto di vista organizzativo e gestionale sia dal punto di vista finanziario. Per quanto concerne i commi 5 e 6 del medesimo articolo, osserva che il comma 5, prevedendo la possibilità di un rinvio dei versamenti all'esercizio successivo a quello di riferimento, appare suscettibile di determinare effetti negativi di cassa di cui andrebbe valutata la consistenza ai fini dell'eventuale copertura. Andrebbero inoltre chiariti gli effetti finanziari derivanti dal comma 6, tenuto conto che ad una norma di contenuto analogo (ma avente ad oggetto redditi imponibili di ammontare presumibilmente più consistente) sono stati a suo tempo ascritti effetti di minore entrata di rilevante entità. Per quanto concerne gli articoli 46 e 47, ritiene necessario chiarire se la modifica introdotta dall'articolo 47 ai requisiti di accesso alle agevolazioni fiscali considerate dalla disciplina in esame possa alterare gli effetti finanziari già ascritti alle relative disposizioni della legge finanziaria 2007 e quindi scontati nei saldi di finanza pubblica. Con riferimento all'articolo 49, osserva in primo luogo che la norma determina oneri, dovuti all'esclusione delle stazioni sperimentali da alcune misure di contenimento delle spese. Tali effetti andrebbero quindi quantificati e debitamente coperti. Inoltre la norma dispone, presumibilmente per finalità compensative, l'esclusione delle stazioni sperimentali per l'industria - definite enti pubblici economici dal decreto legislativo di riordino 540/1999 - dall'elenco delle amministrazioni pubbliche predisposto dall'Istat e pubblicato annualmente nella Gazzetta Ufficiale, ai sensi dell'articolo 1, comma 5, della legge finanziaria 2005. Va peraltro evidenziato che tale elenco è predisposto dall'istituto statistico sulla base di attività essenzialmente ricognitive, in quanto volte ad accertare, tenuto conto delle caratteristiche strutturali e gestionali degli enti, l'effettiva rispondenza degli stessi ai requisiti prescritti dal sistema di contabilità europea (SEC 95) per l'appartenenza al settore delle pubbliche amministrazioni. Tali requisiti, in base ai regolamenti comunitari, vanno acclarati in base a criteri metodologici e a convenzioni consolidati a livello


Pag. 110

europeo. L'elenco non sembra quindi suscettibile di modifiche sulla base di determinazioni assunte in via legislativa e pertanto la disposizione, contenuta nell'articolo in esame, che esclude dall'elenco delle pubbliche amministrazioni le stazioni sperimentali per l'industria - oltre ad apparire in contrasto con le normative ed il sistema contabile europeo - non sembra poter offrire valida compensazione ad oneri derivanti dalla sottrazione degli enti stessi ad alcune misure di contenimento previste dalla vigente legislazione. Con riferimento all'articolo 50, osserva che l'istituzione del regime personale della targa dei veicoli sembra suscettibile di ridurre sensibilmente il numero di rilasci annui di nuove targhe con conseguente diminuzione del relativo gettito tariffario di spettanza dell'Istituto poligrafico dello Stato. Appare pertanto necessario che sia chiarito se la norma possa influire negativamente sul risultato economico di tale Istituto e se da ciò possano derivare, anche in via indiretta, riflessi negativi per la finanza pubblica. Per quanto concerne gli articoli da 51 a 56, osserva che la soppressione del PRA e il trasferimento ad altro ufficio pubblico del relativo personale appaiono suscettibili di determinare molteplici effetti finanziari la cui compensatività andrebbe dimostrata sulla base di specifici elementi di quantificazione. In particolare andrebbe fornita quantificazione dei flussi di entrata e di spesa relativi alla gestione del PRA, attualmente di competenza dell'ACI, ente pubblico non economico esterno al comparto della pubblica amministrazione, che verrebbero trasferiti - per effetto della normativa in esame - ad un ente interno alla pubblica amministrazione. Andrebbe fornita inoltre una quantificazione degli oneri relativi al personale e degli altri oneri di gestione che verrebbero assorbiti dalla Pubblica amministrazione. A tale proposito andrebbe fra l'altro chiarito se le remunerazioni attualmente corrisposte dall'Aci potrebbero subire aumenti in relazione all'eventuale necessità di allineamento con quelle dei dipendenti degli uffici in cui verrebbe assorbito il personale in questione. Andrebbe fornita una quantificazione dei flussi di entrata, attualmente di spettanza dell'Aci, e della quota di essi da destinare ad uffici della Pubblica amministrazione, tenuto conto che la formulazione dell'articolo 54 non appare del tutto chiara in proposito; dei possibili oneri, sia di carattere economico che organizzativo, connessi alla fase di transizione. In particolare andrebbe chiarito se, non potendosi più utilizzare la struttura organizzativa dell'Aci, possa rendersi necessaria l'apertura di nuove sedi periferiche degli uffici di gestione dell'ufficio nazionale dei veicoli; possano emergere oneri in relazione ad eventuali necessità di addestramento o riqualificazione del personale attualmente dipendente dall'Aci trasferito ai diversi uffici della PA; possano evidenziarsi oneri relativi al trasferimento ed all'eventuale accorpamento di banche dati o altri oneri di funzionamento. Con riferimento agli aspetti fiscali segnala che, mentre si prevede espressamente che le formalità disposte dalla norma in esame - relative al regime della circolazione giuridica dei veicoli in sostituzione delle iscrizioni al PRA - restano soggette all'imposta provinciale di trascrizione, analoga affermazione non viene riportata con riferimento all'imposta di bollo. Sul punto appaiono necessari chiarimenti. Ritiene infine necessario acquisire elementi di valutazione da parte del Governo al fine di escludere che dai complessivi interventi di coordinamento normativo previsti dall'articolo 56 possano derivare effetti finanziari in termini di aumento degli oneri o di riduzione di entrate per la pubblica amministrazione.

Gaspare GIUDICE (FI) rileva che la relazione tecnica risulta riferita unicamente al testo del provvedimento del Governo e quindi non tiene conto delle numerose disposizioni inserite nel testo del provvedimento dalla Commissione. Ritiene quindi che la Commissione non debba procedere ad un esame affrettato.

Lino DUILIO, presidente, rileva che i tempi dell'esame, effettivamente non molto congrui, da parte della Commissione discendono


Pag. 111

dai tempi di calendarizzazione del provvedimento da parte dell'Assemblea.

Il sottosegretario Nicola SARTOR, con riferimento all'articolo 3, segnala che la clausola di invarianza garantisce l'assenza di minori entrate complessive. Con riferimento all'articolo 5, ritiene che il venir meno delle comunicazioni previste dalla normativa vigente relative alla verifica a cura del Dipartimento per i trasporti terrestri, non ha riflessi sulla programmazione degli adempimenti fiscali da parte dei competenti uffici finanziari. Per quanto concerne l'articolo 10, rileva che dalla norma non derivano effetti diretti in termini di minor gettito, atteso che continuano ad applicarsi i limiti previsti dalla normativa tributaria in materia di deducibilità degli oneri per accantonamenti. Per quanto concerne l'articolo 11, segnala l'opportunità di riformulare in termini che risultino più esplicitamente di facoltà . Per quanto concerne l'articolo 14, segnala che il comma 4 prevede l'istituzione presso il Ministero dello sviluppo economico di un Comitato consultivo. Al riguardo ritiene che la clausola di invarianza di oneri di cui al comma 7 non risulta esaustiva al fine dell'effettivo rispetto della neutralità finanziaria della disposizione. Infatti dalla stessa potrebbero discendere oneri derivanti dal funzionamento del Comitato, ivi compresi eventuali compensi o gettoni, indennità o rimborsi spesa da corrispondere ai componenti, nonché dal trattamento di missione spettante agli stessi. Fa presente inoltre che l'iniziativa appare incoerente sul piano del merito con la ratio di cui all'articolo 29 del decreto legge n. 223 del 2006 rivolta ad evitare, fra l'altro, la proliferazione di nuovi organismi. Per le altre disposizioni recate dal presente articolo non vi sono osservazioni da formulare a condizione che venga previsto espressamente che il riordino degli uffici tecnici di livello dirigenziale del Ministero dello sviluppo economico non comporti nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica e che, in ogni caso, non riduca i risparmi di spesa previsti dallo schema di decreto del Presidente della Repubblica di riorganizzazione del dicastero in parola, attuativo dell'articolo 1, commi 404-416 della Legge finanziaria 2007. Pertanto si ritiene necessario integrare il comma 2 dell'articolo 61 prevedendo un riferimento alla disposizione di cui all'articolo 14. Segnala infine che le materie di cui sopra risultano già interamente disciplinate in sede di recepimento delle direttive comunitarie vigenti in materia e il prospettato esercizio normativo risulterebbe ultroneo e potrebbe altresì determinare oneri aggiuntivi per la finanza pubblica. Per quanto concerne l'articolo 15, osserva che la delega non comporta nuovi o maggiori oneri, ritiene comunque opportuno l'inserimento di una clausola di invarianza. Per quanto concerne l'articolo 17, ricorda che la disposizione è formulata sotto il profilo tecnico in termini eccessivamente generici, in quanto non reca alcuna indicazione in grado di delimitare sia dal punto di vista oggettivo che soggettivo il regime agevolativi che la stessa inette introdurre. Infatti la norma non specifica a quale tributo si riferisce i beneficio, e non fornisce indicazioni in merito alla tipologia, ai criteri, ai limiti di riconoscimento dell'agevolazione e ai soggetti beneficiari, limitandosi a rinviare all'emanazione di un decreto ministeriale per l'individuazione delle tipologie e delle modalità di attuazione del beneficio. Per quanto concerne i profili di copertura della disposizione, premesso che in carenza di relazione tecnica non si è in grado di valutare la congruità della quantificazione dell'onere, stimato in 10 milioni di euro, circa il proposto criterio di copertura, fa presente che, pur sussistendo sull'indicata autorizzazione di spesa sufficienti risorse per gli anni 2007 e 2008, lo stesso non è idoneo allo scopo in quanto il regime fiscale di agevolazione si deve considerare a carattere permanente e pertanto si rende necessaria una specifica copertura con un onere annuo a regime. Infine si segnala che risulta errato il riferimento alla tabella C.


Pag. 112

Gaspare GIUDICE (FI) ricorda che nel corso dell'esame della commissione del disegno di legge di conversione del decreto-legge sul ripiano dei debiti sanitari il rappresentante del Governo aveva espresso un parere contrario sull'utilizzo a fini di copertura del fondo per i debiti pregressi che risulta utilizzato ora dall'articolo 17.

Il sottosegretario Nicola SARTOR rileva che, per quanto concerne l'articolo 17, la clausola di copertura non può essere, nella sua attuale formulazione condivisa, in coerenza quindi con il parere espresso nel corso dell'esame parlamentare del disegno di legge di conversione del decreto-legge sul ripiano dei debiti sanitari. Per quanto concerne gli articoli 20 e 41, osserva che sono da valutare attentamente gli effetti negativi in termini di gettito derivanti dalla modifica che ha previsto l'applicazione dell'aliquota agevolata del 20 per cento quale aliquota massima, in quanto, in costanza del testo ora approvato, il Governo sarebbe delegato ad adottare un decreto legislativo volto a stabilire l'applicazione alle società di capitali di un'aliquota IRES «ridotta», rispetto a quella ordinaria (33 per cento), compresa fra lo 0 per cento e il 20 per cento, contrariamente a quanto avveniva nella formulatone emendata, laddove l'aliquota agevolata poteva essere ricompresa tra il 20 per cento e il 33 per cento. Rileva che gli oneri stimati risultano in misura massima pari a 83 milioni di euro annui in termini di competenza, come da relazione tecnica allegata. Esprime pertanto parere contrario sulla modifica introdotta al comma 1 lettera a) laddove si prevede, per le società di capitali, l'applicazione di una aliquota dell'imposta sul reddito delle società ridotta rispetto a quella ordinaria, e comunque in misura «non superiore al 20 per cento», sulla parte imponibile proporzionalmente corrispondente al capitale di nuova formazione, sottoscritto e versato ovvero acquistato in occasione della quotazione in mercati regolamentati da organismi di investimento collettivo in valori mobiliari o da loro partecipate. La disposizione proposta infatti appare suscettibile di determinare minori entrate rispetto all'originaria formulazione.

Lino DUILIO, presidente, osserva che peraltro risulta assai singolare la clausola di invarianza presente agli articoli 20 e 41, che fa riferimento agli effetti complessivi delle due disposizioni.

Il sottosegretario Nicola SARTOR, con riferimento all'articolo 21, osserva che la norma oltre a non apparire coerente con la finalità di agevolare l'acquisto da parte dei soggetti gestori dell'immobile in cui esercitano l'attività (di cui al comma 1228 della legge finanziaria 2007) è congegnata per agevolare i soggetti proprietari degli immobili alberghieri che cedono i medesimi. Ed infatti, a loro è riservala la tassazione ridotta al 5 per cento, sulle plusvalenze realizzate a seguito della vendita del complesso alberghiero e, ai loro soci, è concessa ulteriore agevolazione di vedere assoggettati a tassazione gli utili percepiti, riferibili alle suddette plusvalenze, in misura ridotta al 5 per cento. Vi sono pertanto oneri certi in fase di quantificazione. Osserva poi che si tratta di una previsione che mira ad agevolare l'acquisto degli immobili alberghieri da parte dei soggetti gestori in regime di locazione o di affitto d'azienda, introducendo benefici fiscali (plusvalenze generate dalla cessione dei predetti immobili o dalla cessione di aziende comprendenti i predetti immobili sottoposte ad imposta sostitutiva pari al 10 per cento delle imposte dirette e dell'Irap; assoggettamento a tassazione in misura fissa ai fini dell'imposta di registro, dell'imposta ipotecaria e catastale; dividendi distribuiti ai soci da parte della società cedente imponibili per i percipienti nella misura del 5 per cento; applicazione dell'imposta sostitutiva, ex articoli 1 e 2 decreto legislativo n. 358/1997, sulle plusvalenze realizzate mediante la cessione di aziende). Stante il tenore della disposizione esaminata, si ritiene che la stessa debba essere corredata di una apposita relazione tecnica che quantifichi la portata della norma e la durata temporale. Circa infine l'utilizzo delle risorse di cui al


Pag. 113

comma 1228 della Legge n. 296 del 2006, indicate come criterio di copertura, pur facendo presente che sull'autorizzazione di spesa relativa all'U.P.B. 3.1.5.2 sussistono attualmente disponibilità pari a 48 milioni di euro limitatamente al triennio 2007-2009, si rinvia comunque alle valutazioni della Presidenza del Consiglio, sul cui bilancio risultano allocate le suddette somme. Per quanto concerne l'articolo 22, osserva che la norma, introdotta dal Parlamento, appare avere una natura istituzionale-programmatica con funzioni di indirizzo per il buon funzionamento della Pubblica Amministrazione, e pertanto potrebbe anche non comportare maggiori oneri, bensì risparmi di spesa. Con riferimento all'articolo 23, osserva che la disposizione introduce criteri di semplificazione alla cooperazione. In particolare, l'obbligo della redazione del bilancio «straordinario», il cui scopo è l'individuazione del patrimonio da destinare a riserve indivisibili (articolo 1, comma 464 della legge 311 del 2004), non si applicherebbe come regola generale ma solo per quei soggetti che modificano gli statuti eliminando le clausole «ex Basevi». Al riguardo, osserva che la disposizione, in sostanza, eliminando l'obbligo del bilancio alla perdita del requisito di prevalenza, fa venir meno un elemento indispensabile per comprendere quale sia il patrimonio nato in mutualità e quello nato fuori della mutualità, con possibili di natura elusiva. Con riferimento all'articolo 25, sottolinea che la dotazione del Fondo delle piccole e medie imprese viene stabilito annualmente con decreto del Ministro per lo Sviluppo economico, stante il riparto del Fondo unico degli incentivi alle imprese. A ciò si aggiunga che l'ammontare delle risorse in dotazione al Fondo in questione è determinato esclusivamente da fattori legislativi, (apposite autorizzazioni di legge), circostanza questa che porta ad escludere che dall'ampliamento della platea dei beneficiari possa conseguire un impatto negativo sui saldi di finanza pubblica. Per quanto riguarda la seconda osservazione della Commissione bilancio della Camera dei deputati relativa al trasferimento al Ministero dello sviluppo economico di competenze in materia di attività circensi e di spettacoli viaggianti, fa presente che la formulazione contenuta alla fine del comma 3 è eccessivamente generica e non consente quindi una valutazione dell'impatto del trasferimento previsto. Esprime pertanto contrarietà a tale disposizione, che prevede genericamente il trasferimento di competenze in materia di attività circensi e di spettacoli viaggianti - competenze che complessivamente devono continuare a far capo al Ministero per i beni e le attività culturali. Corre peraltro l'obbligo di precisare che il quadro di riferimento sarebbe ben diverso qualora l'attuale formulazione venisse modificata e venisse disposto in modo chiaro il trasferimento al Ministero dello sviluppo economico solo di competenze in materia di tenuta ed aggiornamento dell'elenco delle attività spettacolari, dei trattenimenti e delle attrazioni, di cui all'articolo 4 della legge 18 marzo 1968, n. 337. In tal caso, infatti, la disposizione non solo risponderebbe all'esigenza di tener conto dell'evoluzione che si è avuta nel campo delle attrazioni dello spettacolo, in cui ormai sempre più spesso la connotazione di prodotto industriale prevale rispetto al suo collegamento alle attività culturali, ma non comporterebbe particolari oneri finanziari o di risorse umane, in quanto in media ogni anno le domande di nuovi inserimenti, o di modifica di denominazione o delle caratteristiche di quelle esistenti nel suddetto elenco delle attività spettacolari non superano complessivamente la decina. Per quanto concerne l'articolo 32, rileva che si tratta di una norma di razionalizzazione che comporta una diminuzione di spesa. Con riferimento all'articolo 33, osserva che si tratta dell'istituzione di un Fondo per l'incentivazione dei servizi associati per lo sviluppo delle piccole e medie imprese che operano nel campo delle biotecnologie. Premesso che in carenza di relazione tecnica non si è in grado di valutare la congruità dell'onere recato dalla disposizione in esame, valutato in 5,5 milioni di euro, si fa presente che sull'accantonamento indicato come copertura


Pag. 114

dello stesso, non sussistono sufficienti risorse, pertanto si esprime parere contrario all'ulteriore corso nei suoi attuali termini. Per quanto concerne l'articolo 36, osserva che l'articolo intende presumibilmente risolvere i problemi dell'incapienza degli oneri deducibili dal reddito complessivo, elencati nell'articolo 10 del TUIR e degli oneri e spese che danno diritto alla detrazione dall'imposta lorda delle persone fisiche nella misura del 19 per cento, indicati all'articolo 15 del medesimo TUIR. Ciò in quanto i predetti oneri deducibili e quelli che danno diritto ad una detrazione dall'imposta lorda possono essere fatti valere, in applicazione del «principio dì cassa», nell'anno in cui sono effettivamente sostenuti, e comunque, fino a capienza, rispettivamente, del reddito complessivo e dell'imposta lorda senza mai generare il diritto ad un rimborso. La disposizione consentirebbe, invece, la rateizzazione degli stessi nell'anno in cui sono sostenuti e nei due anni successivi, a tutto vantaggio dei contribuenti con redditi di ammontare meno elevato. L'introduzione della norma in parola necessita di attenta valutazione, anche alla luce delle evidenti ricadute sul gettito erariale, nonché della circostanza che l'incapienza dell'imposta lorda può generarsi anche per effetto delle detrazioni per carichi di famiglia di cui agli articolo 12 del TUIR nonché delle altre detrazioni di cui all'articolo 13 del medesimo TUIR. Inoltre, non si produrrebbe l'effetto di «ridurre le dichiarazioni IRPEF» atteso che, in attuazione dei principi generali che regolano gli oneri deducibili e quelli che danno diritti alla detrazione ai fini dell'IRPEF, gli stessi - per essere utilizzati in diminuzione, rispettivamente del reddito complessivo e dell'imposta lorda - devono essere indicati proprio nella dichiarazione dei redditi. Ritiene, pertanto, che la disposizione in commento, per come formulata, potrebbe produrre effetti più ampi rispetto a quelli presumibilmente attesi. In particolare, consentire che «le detrazioni per oneri di cui all'articola 15 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986 n. 917, possono essere dedotti dal reddito complessivo nell'anno in cui sono stati sostenuti e nei due anni successivi» avrebbe come conseguenza che il 19 per cento delle spese sostenute e rimaste a carico, tassativamente elencate nel citato articolo 15 dei TUIR, piuttosto che essere portato in diminuzione dell'imposta lorda (in quanto «detrazione») andrebbe a ridurre il reddito complessivo, trasformandosi, in sostanza, in «deduzione». Sì renderebbe, in tal modo, inutile la distinzione tra «oneri deducibili» e «oneri per i quali spetta la detrazione dall'imposta lorda» operata dal legislatore fiscale con il decreto legge 31 maggio 1994, n. 330, convertito dalla legge 27 luglio 1994, n. 473 mediante l'introduzione nel citato TUIR dell'articolo 13-bis, rimunerato, dal 1o gennaio 2005, in articolo 15. Conclusivamente rileva che si stimano pertanto minori entrate IRPEF e addizionali pari complessivamente a: 422 milioni di euro per l'anno 2008; 665 milioni di euro per l'anno 2009; 487 milioni di euro per l'anno 2010. Osserva inoltre che la norma potrebbe prestarsi ad essere interpretata in modo tale da consentire deduzioni e detrazioni negli anni successivi, anche quando le stesse siano riferibili ad oneri superiori agli eventuali limiti fissati per ciascun anno d'imposta dalla normativa fiscale. Rileva poi che l'articolo 37, nella sua attuale formulazione, appare suscettibile di determinare maggiori oneri per la Guardia di Finanza. Ricorda poi che gli articoli 38 e 39 intendono sanare dubbi interpretativi in materia di applicazione dell'imposta sostitutiva sui finanziamenti sorti in seguito alla pronuncia della Corte di Cassazione del 2005 la quale, modificando la prassi costante dell'Amministrazione, ha stabilito la debenza delle normali imposte nel caso di previsione, in un contratto di finanziamento, di clausole contrattuali che prevedano la facoltà del debitore di recedere dal rapporto in un momento anteriore al termine di 18 mesi. Osserva, tuttavia, che le due norme in commento mostrano elementi di sovrapposizione. Inoltre, ritiene che la coesistenza di entrambe le norme potrebbe comportare problemi di retroattività.


Pag. 115

Difatti, l'articolo 38, comma 1, riconosce implicitamente la possibilità di errori pregressi che verrebbero sanati con la previsione dell'ultimo periodo della disposizione stessa; mentre l'articolo 39, comma 1, nulla prevede in tal senso, aprendo così alla possibilità di richiedere rimborsi per i comportamenti dell'amministrazione diversi da quanto viene ad asserire la norma intepretativa. Ricorda poi che l'articolo 39 introduce un comma 4-bis all'articolo 8 del decreto-legge n. 7 del 2007, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 40 del 2007. La norma introdotta fornisce una interpretazione autentica all'articolo 15, ultimo comma, del decreto del Presidente della Repubblica n. 601 del 1973 il quale dispone che per le agevolazioni previste dal medesimo articolo vadano considerate a medio e lungo termine le operazioni di finanziamento la cui durata contrattuale sia stabilita in più di diciotto mesi. Nella modifica proposta si prevede che vengano considerate tali anche le operazioni di finanziamento, di durata contrattuale comunque superiore ai diciotto mesi, nella quali sia concessa al debitore la facoltà di recedere dal rapporto contrattuale in qualsiasi momento. In proposito, si osserva l'inopportunità di concedere agevolazioni relativamente a rapporti che possano concludersi anche prima dei diciotto mesi, stante l'intenzione del legislatore di legare le agevolazioni previste a finanziamenti concessi comunque per lunghi periodi di tempo. Peraltro, si ritiene che la previsione possa dar luogo a fenomeni elusivi. Ciò premesso esprime parere contrario alla modifica proposta che appare in ogni caso suscettibile di generare minori entrate. Per quanto concerne l'articolo 40, ricorda che il comma 1 sancisce l'equiparazione del trattamento tributario ai fini dell'imposta sostitutiva di cui all'articolo 15 e seguenti del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 601, per i prestiti vitalizi ipotecari, prevedendo, in pratica l'apposizione di una condizione per l'applicazione dell'imposta sostitutiva ai prestiti vitalizi. La disposizione altererebbe, pertanto le finalità inizialmente previste per tale tipologia di finanziamento (provvista di liquidità). Difatti, la disposizione prevede che l'imposta sostitutiva possa trovare applicazione solo laddove il «netto ricavato» del finanziamento (o meglio l'importo del finanziamento) venga destinato a particolari fini, limitando, cosi anche l'autonomia del mutuatario circa la destinazione della somma ottenuta con il contratto in questione. La norma, inoltre, non indica quale delle due aliquote in vigore (0,25 per cento o 2 per cento del capitale erogato) trovi applicazione nei singoli casi considerati né prevede controlli sulla effettiva destinazione del finanziamento erogato. Il comma 2 prevede specifiche modalità tecniche per la concessione del finanziamento in questione nonché facilitazioni di ordine tributario e civilistico, che appaiono finalizzate a garantire all'Istituto mutuante la minore onerosità possibile ai fini del recupero del credito. Riguardo alle agevolazioni tributarie previste dall'ultimo periodo della norma in esame, si osserva che i termini diritti di scritturato ed emolumenti ipotecari, dovrebbero intendersi riferiti anche alle tasse ipotecarie previste nella Tabula allegata al decreto legislativo 31 ottobre 1990, n. 347. Pertanto, l'agevolazione su tali tributi dovrebbe essere riferita alla Tabella medesima. Rileva pertanto che gli oneri stimati risultano pari a 0,5 milioni di euro annui. Con riferimento ai commi da 1 a 4 dell'articolo 42, rileva che l'invarianza di gettito è garantita dal comma 4, ai sensi del quale con provvedimento direttoriale l'Agenzia del territorio provvederà a rideterminare la tabella delle tasse ipotecarie allegata al decreto legislativo n. 347 del 1990. Per quanto concerne i commi 5 e 6 dell'articolo 42, segnala che gli stessi comportano invece effetti positivi in termini di semplificazione degli adempimenti dei contribuenti. Con riferimento agli articoli 46 e 47, rileva che la modifica mira a correggere un errore materiale, al fine anche di garantire quanto ascritto in termini di quantificazione nella legge finanziaria 2007. Per quanto concerne l'articolo 49, premesso che l'esclusione dell'applicazione dell'articolo 22, comma 2, del decreto-legge 4


Pag. 116

luglio 2006, n. 223, convertito dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, richiamato dall'articolo 1, comma 506, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (legge finanziaria 2007), determina minori versamenti all'entrata del bilancio dello Stato, fa presente che l'equiparazione delle Stazioni sperimentali per l'industria agli enti di ricerca non sembra giustificata dal vigente quadro normativo. Infatti, gli enti e le istituzioni pubbliche di ricerca a carattere non strumentale sono stati disciplinati con le disposizioni di cui agli articoli 8 e 9 della legge n. 168/89, che prevedono finalità del tutto differenti da quelle proprie delle Stazioni sperimentali per l'industria. Il decreto legislativo n. 540/99 (Riordino delle Stazioni sperimentali per l'industria, a norma dell'articolo 11 della legge 15 marzo 1997, n. 59) ha stabilito non soltanto che i rapporti di lavoro dei dipendenti fossero disciplinati con regime privatistico (articolo 5), ma ha dettato, altresì, i principi in materia di finanziamento (articolo 8). Una entrata rilevante riguarda l'attività delle Stazioni sperimentali. Questi enti, infatti, si rivolgono essenzialmente al settore industriale, per cui al loro mantenimento, provvedono i produttori, i commercianti e gli importatori dei settori industriali di pertinenza attraverso un contributo ripartito annualmente tra le imprese determinate dal Consiglio di amministrazione delle Stazioni in proporzione alla capacità di produzione delle imprese stesse. Una seconda parte di finanziamento deriva dall'attività propria della Stazione, come quella di ricerca industriale o di sviluppo precompetitiva, di certificazione dei prodotti o di processi produttivi, di analisi o controlli, di promozioni o indagini, studi e ricerche Inoltre, lo scrivente non ritiene che la classificazione delle Stazioni sperimentali, nell'ambito dell'elenco ISTAT, sotto la categoria «enti ed istituzioni di ricerca» sia elemento sufficiente a giustificare la qualificazione degli enti medesimi quali enti di ricerca. Al riguardo, fa presente che le Stazioni sperimentali sono state riordinate con decreto legislativo n. 540/1999, il quale, pur riconoscendo che l'attività di ricerca dei predetti enti rientra fra i fini istituzionali (articolo 1, comma 2), attribuisce, quanto alla natura giuridica, la qualifica di enti pubblici economici. Infine, riguardo alla previsione dell'esclusione degli stessi enti dall'elenco delle amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 5, della legge n. 311/2004, si esprimono perplessità in ordine allo strumento scelto (norma interna), in quanto l'atto interno - ancorché di rango legislativo - non è idoneo ad intervenire sui risultati di una valutazione di carattere meramente tecnico, che deve essere effettuata in conformità al dettato del regolamento 2223/96/CE e relativi strumenti applicativi. Per quanto concerne gli articoli da 51 a 56 conferma che la disciplina della copertura finanziaria, studiata d'intesa con la Ragioneria Generale, nella preventiva concertazione interministeriale, garantisce che l'attuazione avvenga sena oneri mediante la rimodulazione dei diritti connessi alla compravendita di veicoli.

Lino DUILIO, presidente, sospende la seduta, al fine di consentire al relatore la predisposizione di una proposta di parere, che tenga conto degli elementi di chiarimento forniti dal rappresentante del Governo.

La seduta, sospesa alle 15.50 è ripresa alle 16.10.

Michele BORDO (Ulivo), prima di sottoporre ai colleghi la proposta di parere sul testo da lui predisposta, rileva con riferimento agli emendamenti trasmessi dall'Assemblea e riferiti agli articoli da 1 a 10 che alcune proposte emendative presentano evidenti profili problematici per quanto attiene alla quantificazione, ovvero alla copertura dell'onere. Ricorda, in particolare, l'emendamento 3.209, che abroga il comma 1-bis dell'articolo 57 del Dpr n. 131 del 1986 in base al quale gli agenti immobiliari sono solidalmente tenuti al pagamento dell'imposta di registro per le scritture private non autenticate; l'articolo aggiuntivo 7.0201, che prevede l'applicazione di un'unica aliquota agevolata del 10


Pag. 117

per cento per l'imposta sul valore aggiunto sulle cessioni di gas metano o GPL e la riduzione al 4 per cento della suddetta per i conduttori di abitazioni con particolari situazioni di reddito, prevedendo che al relativo onere, per altro non quantificato, si provvede mediante riduzione dell'accantonamento del Fondo speciale di parte corrente di competenza del ministero dell'economia e delle finanze; l'articolo aggiuntivo 7.0202, che assegna al Governo il compito di formulare un piano energetico nazionale nel quale inserire la previsione della realizzazione di impianti nucleari, prevedendo anche che con decreto del Ministro dello sviluppo economico siano determinati speciali misure di incentivazione da assegnare ai nuclei familiari, agli individui e alle imprese residenti in comuni ospitanti impianti di produzione dell'energia nucleare ad uso civile; l'emendamento 10.203, che trasferisce, a decorrere dal 1o gennaio 2008, alla competenza delle regioni speciali e delle province autonome i servizi ferroviari di interesse locale, prevedendo che a tal fine siano anche trasferite le risorse finanziarie, nei limiti degli stanziamenti di bilancio, utilizzando le risorse di cui al Fondo per i trasferimenti correnti alle imprese, previsto dall'articolo 1, comma 15, della legge finanziaria per il 2006; l'articolo aggiuntivo 10.03, che prevede, tra le altre cose, la possibilità che il Ministro dei trasporti disponga soppressione della tassa automobilistica dovuta per i trattori e per la loro parte rimorchiabile.
Chiede poi al rappresentante del Governo di precisare gli eventuali effetti finanziari derivanti da ulteriori proposte emendative, sempre riferite agli articoli da 1 a 10. Ricorda gli emendamenti 1.204 e 1.221 che, tra le altre cose, sopprimono la previsione in base alla quale sono comunque fatte salve le norme tributarie in materia di accisa ai fini dell'eliminazione degli ostacoli per lo svolgimento di attività commerciali; l'emendamento 1.2, che prevede un obbligo per i comuni di aggiornare i piani urbani del traffico, dei trasporti e dei parcheggi; l'emendamento 1.222, che prevede che le regioni debbano anche promuovere la diffusione di carburanti eco-compatibili e l'efficienza energetica; gli emendamenti 1.5 e 1.6, che pongono alcuni adempimenti a carico delle regioni e dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas; l'emendamento 1.26, che consente ai gestori di impianti di distribuzione dei carburanti di approvvigionarsi sul libero mercato, imponendo agli stessi di corrispondere un indennizzo in caso di mancata vendita. Con riferimento all'emendamento 1.26, ritiene opportuno acquisire l'avviso del Governo in ordine ai possibili effetti indiretti in termini di minori entrate con specifico riferimento alla riduzione della base imponibile dei gestori. Ricorda poi l'emendamento 1.56, che esenta dal pagamento dell'accisa sui carburanti per autotrazione e per riscaldamento le maggiorazioni di costo registrate, contestualmente elevando l'imposta di bollo da 1,81 a 2,50 euro. In proposito, ritiene opportuno acquisire l'avviso del Governo in ordine alla idoneità della compensazione prevista a far fronte agli oneri, per altro non quantificati, derivanti dalla proposta emendativa. Ricorda poi l'emendamento 1.224 che, tra le altre cose, affida alle regioni il compito di favorire, anche mediante incentivi, una maggiore diffusione di prodotti ecocompatibili; l'articolo aggiuntivo 1.0205, che delega il Governo per l'adozione di decreti legislativi volti a compensare con la diminuzione delle accise dei carburanti le maggiori entrate IVA derivanti dall'aumento del prezzo del greggio; l'emendamento 3.208, che modifica parzialmente la disciplina in materia di compravendita immobiliare recata dall'articolo 35, comma 22, del decreto-legge n. 223 del 2006, in particolare facendo venire meno l'obbligo di indicare anche le modalità di pagamento dei mediatori; l'articolo aggiuntivo 4.0201, che obbliga i soggetti che intendono iscriversi nell'albo degli spedizionieri a dimostrare di aver stipulato una polizza per l'assicurazione della responsabilità dell'impresa di spedizione. Con riferimento a tale articolo aggiuntivo ritiene opportuno acquisire l'avviso del Governo in ordine alle eventuali conseguenze finanziarie, con particolare riferimento all'eventualità


Pag. 118

che si determinino per gli spedizionieri maggiori oneri derivanti dalla stipula della polizza che risultino deducibili a fini fiscali. Ricorda ancora l'emendamento 5.2, che affida al Ministero dei trasporti la previsione di forme di tutela per i brevetti depositati da aziende italiane; l'emendamento 5.206, che prevede, tra le altre cose, che i veicoli trasformati in veicoli elettrici secondo le disposizioni dallo stesso previste siano equiparati a tutti gli effetti, ivi comprese le agevolazioni e gli incentivi previsti a legislazione vigente, ai veicoli elettrici; l'articolo aggiuntivo 6.02, che affida al Ministro dello sviluppo economico, su proposta dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas, l'istituzione di un parametro unico di riferimento del prezzo del gas; l'articolo aggiuntivo 6.03, che affida al Ministro dello sviluppo economico, su proposta dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas, i criteri per l'esecuzione dei controlli metrologici legali sui sistemi di misura dei punti di riconsegna dei gas naturali; l'articolo aggiuntivo 6.04, che affida al Ministro dello sviluppo economico, su proposta dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas, lo sviluppo di progetti dimostrativi da realizzare in distretti energetici pilota per favorire l'uso di fonti rinnovabili o da biomasse; l'articolo aggiuntivo 6.05, che affida ad un gestore del mercato, società per azioni, che la SNAM sarebbe chiamata a costituire, il compito di assicurare una gestione economica del mercato del gas; l'articolo aggiuntivo 6.06, che dispone la separazione dei soggetti titolari della distribuzione dell'energia elettrica da quelli responsabili delle attività di misura e di vendita; l'articolo aggiuntivo 6.07, che dispone il trasferimento delle funzioni della società acquirente unico SpA e della Cassa conguaglio per il settore elettrico, ente pubblico economico, alla società Gestore della rete di trasmissione nazionale SpA; l'articolo aggiuntivo 6.08, che dispone l'assegnazione a titolo gratuito al Ministero dell'economia e delle finanze delle azioni del Gestore del mercato elettrico; l'articolo aggiuntivo 6.01, che riforma la materia del servizio idrico, prevedendo la soppressione degli ambiti territoriali ottimali, a decorrere dal 1o gennaio 2008, affidando la gestione alle province ed ai comuni superiori ai 100.000 abitanti che provvederanno all'aggiudicazione del servizio mediante gara ad evidenza pubblica, ovvero sulla base di una valutazione ponderata, a società a partecipazione mista pubblica o privata. Si prevede inoltre la costituzione di un fondo rotativo presso la Cassa depositi e prestiti per la realizzazione di infrastrutture idriche, nonché la predisposizione di un piano di rete che provveda, tra le altre cose, alla ricognizione delle infrastrutture e al programma degli interventi relativi al servizio idrico; gli articoli aggiuntivi 6.0200 e 6.09, che prevedono la nomina di un Commissario straordinario, incaricato di verificare, entro 120 o entro 60 giorni dalla nomina, la correttezza delle procedure di affidamento della gestione degli AAto. Si prevede che, per l'espletamento delle sue attività, il Commissario si avvalga delle risorse umane, strumentali della Presidenza del Consiglio o del Ministero dell'ambiente. Al relativo onere, pari a 300.000 euro per l'anno 2007, si provvede mediante riduzione dell'articolo 1, comma 20, della legge finanziaria per il 2006. In proposito, ritiene opportuno acquisire l'avviso del Governo in ordine alla quantificazione dell'onere e all'idoneità della copertura. Ricorda ancora l'articolo aggiuntivo 7.0200, che anticipa al 31 dicembre 2007 il termine a decorrere dal quale ciascuna società operante nel settore della produzione, importazione, distribuzione e vendita dell'energia elettrica e del gas naturale non può detenere quote superiori al 20 per cento del capitale. In proposito ritiene opportuno acquisire l'avviso del Governo in ordine ai possibili effetti indiretti derivanti dalla proposta emendativa in quanto trattasi di società direttamente o indirettamente partecipata dallo Stato. Ricorda poi l'articolo aggiuntivo 7.0203, che delega il Governo ad adottare uno o più decreti legislativi per la disciplina della produzione di energia e per la realizzazione di impianti nucleari; l'emendamento 8.200, che assegna all'Autorità garante per la concorrenza e per il


Pag. 119

mercato anziché al Ministro dei trasporti l'invio al Parlamento semestralmente di una relazione di verifica della liberalizzazione dei servizi a terra negli aeroporti civili; l'emendamento 8.50, che dispone che, in particolari casi, gli enti gestori degli aeroporti liberino infrastrutture aereoportuali per metterle a disposizione degli operatori e destinino una parte dei loro ricavi al finanziamento delle strutture di accesso all'aeroporto. In proposito, ritiene opportuno acquisire l'avviso del Governo in ordine ai possibili effetti indiretti derivanti dalla proposta emendativa qualora gli enti gestori degli aeroporti siano partecipate enti pubblici. Ricorda l'articolo aggiuntivo 8.0200, che prevede l'introduzione di un sistema sanzionatorio, mediante riduzione dei trasferimenti statali, per gli enti territoriali che ostacolino opere dichiarate di pubblica utilità. La proposta consente, inoltre, ai suddetti enti di incrementare le tariffe per la raccolta degli RSU nonché le addizionali sull'energia elettrica e sui carburanti sino a concorrenza della riduzione dei trasferimenti. Ricorda poi gli emendamenti 10.204 e 10.205, che stabiliscono che i finanziamenti pubblici, non meglio specificati, vengano assegnati alle regioni che, direttamente o tramite soggetto concessionario, acquistano il materiale rotabile garantendo che lo stesso sia disponibile alle imprese ferroviarie che stipulano contratti di servizio con le regioni stesse. Ricorda poi l'articolo aggiuntivo 10.01, che delega il Governo ad adottare norme volte alla costituzione della zona franca del porto di Taranto. In proposito, ritiene opportuno acquisire l'avviso del Governo in ordine alle eventuali implicazioni di carattere fiscale che dal riconoscimento della zona franca potrebbero determinare effetti sul gettito.

Il sottosegretario Nicola SARTOR concorda con le osservazioni del relatore per quanto concerne le proposte emendative che presentano evidenti profili problematici per quanto attiene la quantificazione ovvero la copertura. Con riferimento invece alle proposte emendative per le quali sono stati richiesti chiarimenti, rileva che tutte appaiono suscettibili di determinare nuovi o maggiori oneri privi di adeguata quantificazione e di copertura, fatta eccezione per gli emendamenti 1.2 ed 1.222.

Michele BORDO (Ulivo), relatore, nell'integrare la proposta di parere alla luce delle dichiarazioni del rappresentante del Governo per quanto concerne gli emendamenti riferiti agli articoli da 1 a 10, rileva che la proposta di parere reca anche, come condizione espressa ai sensi dell'articolo 81, quarto comma, della Costituzione, la soppressione dell'articolo 22, in quanto le dichiarazioni del rappresentante del Governo non escludono il rischio, in ragione della perentorietà del termine contenuto all'articolo 22 di un'accelerazione per cassa dell'erogazione delle somme spettanti alle imprese, con conseguenti possibili effetti negativi sia sul fabbisogno di cassa della pubblica amministrazione che sulla spesa per interessi. Andrebbero inoltre chiariti gli effetti dell'eventuale mancato rispetto, da parte dell'amministrazione, del termine di 90 giorni - elevabile a 180 giorni - per l'erogazione dei benefici. Osserva peraltro, che la materia potrebbe essere più opportunamente affrontata nell'attuazione della delega di cui all'articolo 15, comma 1, lettera b), articolo con riferimento al quale la proposta di parere contiene condizioni ai sensi dell'articolo 81, quarto comma, della Costituzione, volte all'introduzione in esso di una clausola di invarianza e alla trasmissione degli schemi dei decreti legislativi anche alle Commissioni parlamentari competenti per i profili finanziari. Formula quindi la seguente proposta di parere:

«La V Commissione Bilancio, tesoro e programmazione,
sul testo del provvedimento elaborato dalla Commissione di merito:
rilevata l'esigenza di precisare che:
l'adozione di misure di incentivazione per la diffusione del trasporto innovativo,


Pag. 120

di cui all'articolo 11, deve essere rimessa alla discrezionalità degli enti territoriali e non prevista in termini di obbligatorietà al fine di evitare di imporre agli stessi enti adempimenti suscettibili di determinare nuovi o maggiori oneri;
gli schemi del regolamento e dei decreti legislativi di cui agli articoli 12 e 14, 15, 19, 20 e 41, eventualmente corredati di relazione tecnica, siano trasmessi, per l'espressione del parere, anche alle Commissioni parlamentari competenti per i profili finanziari, al fine di consentire una puntuale verifica dell'effettività delle clausole di invarianza;
ai componenti del Comitato consultivo, di cui all'articolo 14, comma 4, non vengano corrisposti indennità, emolumenti o rimborsi spese;
l'aliquota applicabile alle società di capitali, ai sensi della lettera a) del comma 1 dell'articolo 20, non deve essere inferiore al 20 per cento, come previsto nel testo originario del provvedimento;
rilevata altresì l'esigenza di inserire, ferma rimanendo la previsione di carattere generale di cui all'articolo 61, una specifica clausola di invarianza per l'attuazione delle disposizioni di cui all'articolo 15 che pongono a carico delle regioni l'obbligo di adeguare ai principi del suddetto articolo la disciplina dei procedimenti amministrativi di propria competenza e di cui all'articolo 19 che prevede una delega al Governo per la semplificazione delle procedure per il rilascio dei certificati di prevenzione incendi;

considerato che:
l'articolo 17 prefigura l'introduzione di agevolazioni fiscali, ancorché non determinate nell'entità e nella natura, che appaiono avere carattere permanente a fronte delle quali l'autorizzazione di spesa della quale è disposta la riduzione, per finalità di copertura, termina nell'anno 2008;
l'articolo 21 prefigura l'introduzione di agevolazioni fiscali, presumibilmente di carattere permanente, suscettibili di determinare oneri, in termini di minori entrate, non quantificati e la cui copertura appare inidonea in quanto riferita ad una autorizzazione di spesa che termina nell'anno 2009;
l'articolo 22 è suscettibile di determinare effetti finanziari negativi in termini di cassa, non quantificati né coperti;
l'articolo 23, nella formulazione risultante dalle modifiche apportate, appare suscettibile di ingenerare comportamenti elusivi;
è opportuno chiarire, all'articolo 25, che la fruizione, da parte degli organismi dello spettacolo, delle agevolazioni previste a favore delle piccole e medie imprese si riferisce esclusivamente alle agevolazioni il cui utilizzo sia predeterminato entro limiti di spesa complessivi;
l'accantonamento del fondo speciale di parte corrente di competenza del Ministero dell'economia e delle finanze di cui si prevede l'utilizzo, all'articolo 33, non reca, per l'anno 2007, le necessarie disponibilità;
le disposizioni di cui all'articolo 36, la cui formulazione appare suscettibile di determinare equivoci in sede interpretativa, determinano minori entrate non quantificate né coperte;
risulta opportuno, al fine di evitare l'emersione di nuovi o maggiori oneri, che la disposizione di cui all'articolo 37, comma 7, per quanto concerne l'utilizzo dei comuni da parte del Ministero dello sviluppo economico, sia riformulata in termini di mera possibilità;
l'articolo 39 è suscettibile di determinare minori entrate;
l'articolo 40 determina minori entrate per le quali non è prevista quantificazione né adeguata copertura;
le disposizioni di cui all'articolo 49, escludendo le stazioni sperimentali da alcune misure di contenimento della spesa pubblica previste dalla legge finanziaria


Pag. 121

per l'anno 2007, appaiono suscettibili di determinare conseguenze finanziarie negative;

esprime

PARERE FAVOREVOLE

con le seguenti condizioni, volte a garantire il rispetto dell'articolo 81, quarto comma, della Costituzione:
all'articolo 11, comma 1, terzo periodo, sostituire le parole: «I comuni devono favorire» con le seguenti: «I comuni possono favorire»;
all'articolo 11, comma 2, sostituire le parole: « I comuni favoriscono» con le seguenti: «I comuni possono favorire»;
all'articolo 12, comma 2, sostituire le parole: «maggiori spese» sino alla fine del comma, con le seguenti: «nuove o maggiori spese ovvero minori entrate a carico della finanza pubblica»;
all'articolo 12, dopo il comma 2, aggiungere il seguente: «3. Lo schema di regolamento è trasmesso al Parlamento, corredato di relazione tecnica sugli effetti finanziari delle disposizioni in essi contenute, ai sensi dell'articolo 11-ter, comma 2, della legge 5 agosto 1978, n. 468, e successive modificazioni, per l'espressione del parere da parte delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per le conseguenze di carattere finanziario.»;
all'articolo 14, comma 3, sostituire il primo periodo con il seguente: «I decreti legislativi di cui al comma 1 sono adottati su proposta del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con i Ministri per le riforme e le innovazioni nella pubblica amministrazione e dell'università e della ricerca, previo parere della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni, e le province autonome di Trento e di Bolzano e delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per le conseguenze di carattere finanziario.»;
all'articolo 14, comma 5, aggiungere, in fine, il seguente periodo: «Ai componenti del Comitato non è corrisposto alcun emolumento, indennità, o rimborso spese.»;
all'articolo 14, sostituire il comma 7 con il seguente: «7. Dai decreti legislativi di cui al comma 1 e dall'istituzione e dal funzionamento del Comitato di cui al comma 4 non devono derivare nuove o maggiori spese ovvero minori entrate a carico del bilancio dello Stato.»
all'articolo 15, comma 3 aggiungere, in fine, il seguente periodo: «Gli schemi dei decreti legislativi di cui al comma 1, corredati di relazione tecnica sugli effetti finanziari delle disposizioni in essi contenute, ai sensi dell'articolo 11-ter, comma 2, della legge 5 agosto 1978, n. 468, e successive modificazioni, sono trasmessi al Parlamento per l'espressione del parere da parte delle Commissioni competenti per materia e per le conseguenze di carattere finanziario»;
all'articolo 15, aggiungere, in fine, il seguente comma: «5. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuove o maggiori spese ovvero minori entrate a carico della finanza pubblica»;
sopprimere l'articolo 17;
all'articolo 19, comma 2, primo periodo, sopprimere le parole: «previo parere delle competenti Commissioni parlamentari.»;
conseguentemente, al medesimo comma, dopo il primo periodo, inserire il seguente: «Gli schemi dei decreti legislativi di cui al comma 1, corredati di relazione tecnica sugli effetti finanziari delle disposizioni in essi contenute, ai sensi dell'articolo 11-ter, comma 2, della legge 5 agosto 1978, n. 468, e successive modificazioni, sono trasmessi al Parlamento per l'espressione del parere da parte delle Commissioni competenti per materia e per le conseguenze di carattere finanziario»;
all'articolo 19, aggiungere, in fine, il seguente comma: «3. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare


Pag. 122

nuove o maggiori spese ovvero minori entrate a carico della finanza pubblica»;
all'articolo 20, comma 1, lettera a), sostituire le parole: «comunque non superiore al 20 per cento», con le seguenti: «comunque non inferiore al 20 per cento»;
all'articolo 20, sostituire il comma 2 con il seguente: «2. Gli schemi dei decreti legislativi di cui al comma 1, corredati di relazione tecnica sugli effetti finanziari delle disposizioni in essi contenute, ai sensi dell'articolo 11-ter, comma 2, della legge 5 agosto 1978, n. 468, e successive modificazioni, sono trasmessi al Parlamento per l'acquisizione del parere da parte delle Commissioni competenti per materia e per le conseguenze di carattere finanziario, da esprimere entro trenta giorni dall'assegnazione.»;
all'articolo 20, sostituire il comma 5 con il seguente: «5. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.»;
Sopprimere l'articolo 21;
Sopprimere l'articolo 22;
All'articolo 23 sostituire il comma 1 con i seguenti: «1. All'articolo 2545-octies del codice civile è aggiunto, in fine, il seguente comma: «In caso di perdita della qualifica di cooperativa a mutualità prevalente per il mancato rispetto della condizione di cui all'articolo 2513, l'obbligo previsto dal secondo comma del presente articolo è sospeso per il primo biennio successivo a tale perdita».
2. La lettera c) del comma 10 dell'articolo 13 della legge 31 gennaio 1992, n. 59, è abrogata»;
All'articolo 25, comma 1, premettere le seguenti parole: «Ai soli fini di cui al presente articolo»,
conseguentemente, al comma 2, dopo le parole: «per le piccole e medie imprese,» inserire le seguenti «per le quali sia previsto un limite di spesa»;
Sopprimere l'articolo 33;
Sopprimere l'articolo 36;
all'articolo 37, commi 5 e 6, sopprimere le parole: « utilizzando strutture e personale esistenti in modo da non determinare oneri aggiuntivi»;
conseguentemente dopo il comma 10, aggiungere il seguente: «10-bis. Alle attività e agli adempimenti di cui ai commi 5, 6 e 7 si provvede nell'ambito delle risorse umane strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.»;
all'articolo 37, comma 7, sostituire le parole: «il Ministero dello sviluppo economico svolge le funzioni di cui al comma 1, avvalendosi, in particolare, dei comuni.», con le seguenti: «il Ministero dello sviluppo economico, per lo svolgimento delle funzioni di cui al comma 1, può avvalersi, in particolare, dei comuni.»;
Sopprimere l'articolo 39;
Sopprimere l'articolo 40;
all'articolo 41, sostituire il comma 2 con il seguente: «2.Gli schemi dei decreti legislativi di cui al comma 1, corredati di relazione tecnica sugli effetti finanziari delle disposizioni in essi contenute, ai sensi dell'articolo 11-ter, comma 2, della legge 5 agosto 1978, n. 468, e successive modificazioni, sono trasmessi al Parlamento per l'acquisizione del parere da parte delle Commissioni competenti per materia e per le conseguenze di carattere finanziario, da esprimere entro trenta giorni dall'assegnazione.»;
all'articolo 41, sostituire il comma 5 con il seguente: «Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.»;
Sopprimere l'articolo 49;
All'articolo 61 sostituire i commi 1 e 2, con il seguente: «1. Alle attività e agli adempimenti previsti dalla presente legge si fa fronte nell'ambito degli ordinari stanziamenti


Pag. 123

di bilancio con le risorse umane e strumentali previste e disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi e maggiori oneri ovvero minori entrate a carico della finanza pubblica».
sugli emendamenti trasmessi dall'Assemblea:

PARERE CONTRARIO

sugli emendamenti 1.204, 1.221, 1.5, 1.6, 1.26, 1.56, 1.224, 3.208, 3.209, 5.2, 5.206, 8.200, 8.50, 10.203, 10.204, 10.205 e sugli articoli aggiuntivi 1.0205, 4.0201, 6.01, 6.02, 6.03, 6.04, 6.05, 6.06, 6.07, 6.08, 6.09, 6.0200, 7.0200, 7.0201, 7.0202, 7.0203, 8.0200, 10.01, 10.03, in quanto suscettibili di determinare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica privi di idonea quantificazione e copertura»

Il sottosegretario Filippo BUBBICO rileva di non comprendere le ragioni della soppressione dell'articolo 22.

Massimo VANNUCCI (Ulivo) rileva che effettivamente le dichiarazioni del rappresentante del Governo apparivano escludere l'emersione di nuovi o maggiori oneri dall'articolo 22.

Francesco NAPOLETANO (Com. It.) rileva la propria difficoltà nel votare a favore di una proposta di parere che si esprime contrariamente anche su alcune proposte emendative presentate dal suo gruppo.

Lino DUILIO, presidente, nel richiamare con riferimento alla condizione relativa alla soppressione dell'articolo 22 le considerazioni dell'articolo 22, rileva che risulta problematica la fissazione automatica di un termine perentorio generale in assenza di termini precisi e perentori specifici. Con riferimento poi alle osservazioni dell'onorevole Napoletano, ricorda che la contrarietà della Commissione bilancio sulle proposte emendative non attiene al loro merito, ma alla loro sostenibilità finanziaria. Pone quindi in votazione la proposta di parere.

La Commissione approva la proposta di parere.

La seduta termina alle 16.50.

AVVERTENZA

I seguenti punti all'ordine del giorno non sono stati trattati:

ATTI DEL GOVERNO

Schema di decreto ministeriale concernente le variazioni degli accantonamenti operanti sulle dotazioni delle unità previsionali di base iscritte nel bilancio dello Stato per l'anno 2007.
Atto n. 91.

UFFICIO DI PRESIDENZA INTEGRATO DAI RAPPRESENTANTI DEI GRUPPI