COMMISSIONE I
AFFARI COSTITUZIONALI, DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO E INTERNI

Resoconto stenografico

AUDIZIONE


Seduta di mercoledý 26 luglio 2006


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PRESIDENZA DEL PRESIDENTE
LUCIANO VIOLANTE

La seduta comincia alle 14,05.

Sulla pubblicità dei lavori.

PRESIDENTE. Avverto che la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata, oltre che attraverso l'attivazione di impianti audiovisivi a circuito chiuso, anche mediante la trasmissione televisiva sul canale satellitare della Camera dei deputati.

Seguito dell'audizione del ministro per i rapporti con il Parlamento e le riforme istituzionali, Vannino Chiti, sulle linee programmatiche del suo dicastero.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca, ai sensi dell'articolo 143, comma 2, del regolamento, il seguito dell'audizione del ministro per i rapporti con il Parlamento e le riforme istituzionali, Vannino Chiti, sulle linee programmatiche del suo dicastero.
Do la parola ai deputati che intendano formulare domande o chiedere ulteriori chiarimenti.

FRANCO RUSSO. Presidente, sarò abbastanza breve, in quanto il ministro Chiti, che ringrazio per la sua presenza e per la sua audizione, ha letto ed elaborato attraverso le sue proposte la discussione che abbiamo fatto sulla base della comunicazione interna del presidente Violante.
Avendo, quindi, già espresso il mio pensiero, insieme alla collega Mascia del gruppo Rifondazione comunista-Sinistra europea, sulle questioni relative alla revisione della seconda parte della Costituzione, mi posso limitare a toccare pochi temi e pochi problemi.
Il primo riguarda l'interpretazione del referendum. Io sono convinto, come tutti del resto, che è difficile interpretare l'opinione pubblica e un voto referendario. Questa volta, con la buona compagnia del presidente Violante, mi sento di dire che sicuramente l'opinione pubblica, attraverso il voto referendario, ha voluto esprimere un no alla grande riforma. Intendo per grande riforma la revisione degli articoli della Carta costituzionale che riguardano sia la forma di Governo sia la forma di Stato. Questo no alla grande riforma deve guidare i lavori del Parlamento nel momento in cui si rimetterà a discutere se e come intervenire sugli istituti della seconda parte della nostra Costituzione.
Questo è un punto importante perché la grande riforma significava rivedere i meccanismi della democrazia rappresentativa, il ruolo del Governo e, al contempo, la forma di organizzazione dello Stato. Dire questo non significa sottrarsi al dibattito necessario su come intervenire intorno ad alcuni singoli istituti della nostra Carta costituzionale. Soprattutto concordo sulla scelta di rivedere il funzionamento della revisione del Titolo V attuata con la novella del 2001 e di fare in modo che questa parte rivista della nostra Carta costituzionale venga messa a regime, perché finora anche il Governo di centrodestra non ha operato in questo senso.
Ricordo che sulla revisione del Titolo V Rifondazione comunista non fu d'accordo, fece un'opposizione abbastanza serrata. Al ministro Chiti dico che su alcuni punti in special modo manifestiamo ancora oggi non delle riserve ma delle contrarietà. Mi dispiace che non sia presente il collega Boato. Noi richiamiamo l'attenzione sull'articolo 116, terzo comma, che riguarda quello che io definisco il «regionalismo asimmetrico». Abbiamo visto che un tentativo di ripresa di utilizzazione dell'articolo 116, terzo comma, proviene da alcune regioni del nord, la Lombardia e il Veneto, e recentemente, a livello politico, se non


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ancora a livello di proposta, c'è l'idea di utilizzare questo «regionalismo asimmetrico» per portare avanti un disegno di rafforzamento di alcuni poteri delle regioni cosiddette più forti. Proprio quello che si è voluto evitare bocciando la devolution rischiamo di averlo in casa attraverso il meccanismo dell'articolo 116, terzo comma.
Allo stesso modo richiamo l'attenzione sul fatto che noi siamo sempre stati contrari all'articolo 117 così com'è stato complessivamente definito dal legislatore nel 2001. A nostro avviso, l'articolo 117 introduce un «federalismo delle competenze» - così mi piace chiamarlo, e non è una mia invenzione questa espressione - che semplicemente divide le competenze fra livelli senza prevedere i raccordi necessari; non avrebbe potuto funzionare e, infatti, non ha funzionato.
Ora, al di là della scelta del Governo Berlusconi di adire permanentemente la Corte costituzionale contro una serie di decisioni legislative delle regioni, anche le regioni hanno adito spesso la Corte costituzionale per il conflitto di attribuzione. Tutto questo in nome della distribuzione non rispettata, o dal Governo o dalle regioni, a seconda dei ricorrenti, prevista dall'articolo 117.
Penso, quindi, che questo meccanismo debba essere assolutamente rivisto alla luce anche dell'esperienza, degli insegnamenti che ci provengono dalla revisione della Grundgesetz tedesca che, recentemente, come tutti noi sappiamo, ha definito di nuovo i vari livelli di competenza e i raccordi tra i Länder e il ruolo e la funzione del Bund, cioè dell'entità federale.
Soprattutto, richiamo l'attenzione sui «livelli essenziali», una definizione che secondo noi è inadeguata, in quanto l'espressione in questione tende ad essere intesa come livelli minimi mentre, a nostro avviso, deve essere intesa come livelli uniformi delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali. Per quanto riguarda il contenuto, faccio riferimento alle opzioni compiute dal programma dell'Unione, in cui abbiamo convenuto che di livelli bisognasse parlare in termini di sostanza.
Manteniamo la nostra contrarietà alla sussidiarietà orizzontale, che per noi è la via attraverso cui può passare, e in verità è passata, anche l'utilizzazione delle strutture private nella produzione di beni e servizi pubblici.
Ricordo queste cose perché su questi temi Rifondazione comunista si è più volte espressa nella passata legislatura. Se dovessimo ritornare sull'articolo 117, inviterei a tener conto di queste nostre obiezioni, in maniera tale da trovare delle formulazioni costituzionali rispondenti alle nostre preoccupazioni.
Come abbiamo sostenuto nel corso delle discussioni informali in Commissione, siamo disponibili a rivedere l'articolo 117, così come, ovviamente, siamo disponibili a discutere, com'è scritto nel programma dell'Unione, del ruolo della seconda Camera. Dobbiamo essere, però, molto consapevoli che il ruolo della seconda Camera comporta una riflessione sul procedimento legislativo perché, naturalmente, se si vuole superare il bicameralismo perfetto bisogna anche prevedere le funzioni che la seconda Camera deve avere.
Voglio ripetere alla presenza del ministro Chiti che come gruppo di Rifondazione comunista siamo assolutamente d'accordo sul discorso della messa in sicurezza e della supremazia della Costituzione e, dunque, siamo per rivedere i quorum del 138, lasciando ferma la possibilità del ricorso al referendum. Sono già state formulate, da parte di alcuni costituzionalisti, delle proposte in merito.
Ho rivolto all'onorevole Donato Bruno la domanda precisa su cosa pensa Forza Italia, in quanto componente più significativa dello schieramento di centrodestra, della revisione dell'articolo 138 della Costituzione: non abbiamo ancora ricevuto risposta. Credo che sarebbe abbastanza paradossale che la maggioranza del Parlamento, dell'Unione, si facesse carico della revisione del 138 nel momento in cui l'altra parte non fosse d'accordo. Risulterebbe concettualmente e intellettualmente contraddittorio introdurre a maggioranza la revisione dei quorum.
Qui sorge un problema eminentemente politico ed istituzionale. Occorre verificare


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se, effettivamente, su questo discorso della sicurezza e della supremazia della Costituzione siamo tutti d'accordo, e se maggioranza e opposizione sono in grado di compiere l'atto di elevare il quorum dell'articolo 138, a prescindere dal meccanismo, dal sistema elettorale. Insomma, dobbiamo sapere se vogliamo superare la stagione delle revisioni costituzionali a maggioranza.
Questi sono i temi su cui volevo richiamare l'attenzione. Abbiamo dato il nostro assenso all'indagine conoscitiva in Commissione per ribadire che non siamo dei conservatori. Non abbiamo gli occhi chiusi di fronte alle esigenze di mettere a punto le istituzioni. Riteniamo, però, che si debbano rispettare dei parametri ben precisi ed importanti come, ad esempio, quelli della partecipazione, dello sviluppo della democrazia, dello sviluppo dei diritti.
È stato proposto di rivedere l'articolo 27 e anche l'articolo 9 della Costituzione, quindi anche la prima parte relativa ai diritti. Siamo disponibili ad un confronto, sempre, però, a condizione che si discuta di singoli istituti della Carta costituzionale e che, dunque, non si preveda di dover ritoccare tutto l'impianto della Costituzione, che per noi è assolutamente adatta anche ai tempi odierni. La nostra Carta fondamentale è incardinata sulla concezione del costituzionalismo democratico: si deve intervenire salvaguardando sempre l'elemento di rigidità e gli elementi essenziali, così come sono stati enucleati dalla Corte costituzionale nel lontano 1988.
Grazie, signor presidente e signor ministro.

PRESIDENTE. Do la parola al ministro Vannino Chiti per la replica.

VANNINO CHITI, Ministro per i rapporti con il Parlamento e le riforme istituzionali. Rispetto al dibattito che si è sviluppato - e di cui ringrazio gli onorevoli deputati della Commissione - io intendo, a questo punto, limitarmi a tre considerazioni, a tre sottolineature. Naturalmente non riprenderò tutti gli aspetti che negli interventi della seduta scorsa sono emersi.
La prima questione mi pare sia stata sollevata dall'onorevole Bocchino e in parte è stata ripresa anche dall'onorevole Bruno. Circa l'intenzione di dar vita a un processo riformatore che riguardi soltanto il Titolo V della seconda parte della Costituzione e circa una presunta timidezza nel procedere verso le riforme, mi pare di aver detto nella mia relazione che il Governo non crede vi siano margini di convinzione e di opportunità, dopo il referendum, per quella che si definisce una «grande riforma». Per questo, onorevole Bocchino, se dicessi che convengo con lei sull'auspicio dell'Assemblea costituente, sarebbe una cosa che non penso e che non avrebbe senso affermare.
In effetti, se si vuol mettere mano a una riforma complessiva che affronti gli aspetti portanti della Costituzione, l'Assemblea costituente è la via maestra. Noi, invece, siamo convinti che la Costituzione non abbia necessità di questo; certamente ha bisogno di innovazioni, di aggiornamenti, di punti di riforma. Siccome pensiamo che il referendum ha inteso proporre una via intermedia tra il non toccare niente e il cambiare tutto l'asse della Costituzione, riteniamo che oggi sia giusto lavorare e dare dei riferimenti importanti al Parlamento, alle Commissioni affari costituzionali della Camera e del Senato in questa direzione. Intanto, occorre vedere il percorso che si può svolgere.
Seconda considerazione. Io ritengo che si debba delineare un percorso complessivo degli interventi sui quali intendiamo ragionare e che si debba concentrare l'attenzione su quei provvedimenti che, trovando convergenze ampie, è possibile adottare. Poi, occorre conoscere e stabilire quali siano le priorità che si vuole portare avanti e determinare le fasi attraverso cui, effettivamente, si può operare.
Penso che sarebbe auspicabile in questa legislatura operare una rivisitazione - che vuol dire verificare cosa funziona e cosa, invece, si intende riformare per darvi giusta attuazione - del Titolo V della seconda parte della Costituzione. Quando noi avessimo trovato un'intesa su aspetti rilevanti di modifica del Titolo V della seconda parte della Costituzione si potrebbe


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dare avvio all'iter di riforma costituzionale, che darebbe luogo per sua natura ad un lavoro in progress.
Sarebbe importante anche procedere alla riforma del sistema parlamentare. La questione del superamento del bicameralismo perfetto esisteva già nel dibattito politico italiano prima che venisse operata una trasformazione più profonda del ruolo delle regioni e delle autonomie locali. Oggi si tratta di vedere se riusciamo a legare l'esigenza di riformare e di superare il bicameralismo perfetto, la trasformazione della seconda Camera, alla creazione di un'istituzione che incardini il rapporto dello Stato con le regioni e le autonomie locali. Questo è un problema serio che già esiste. Se noi diamo il riferimento istituzionale di un'assemblea parlamentare nazionale al sistema delle regioni e delle autonomie locali che è stato rafforzato nelle competenze e nelle funzioni, abbiamo un paese coeso, anche se in modo diverso rispetto al passato; altrimenti rischiamo di avere un moltiplicarsi di localismi e di frammentazioni.
Penso che questo nodo si debba affrontare e vorrei che la questione del numero dei parlamentari fosse discussa in questo contesto. Ci siamo tutti impegnati per la riduzione ma l'impegno, che confermiamo, non avrebbe la stessa portata se fosse separato dal contesto istituzionale più ampio.
Personalmente ritengo che se lavoreremo e ci confronteremo prima sulle competenze, sulle funzioni della seconda Camera, quella delle autonomie, e sul procedimento legislativo che ne consegue, e poi su modi di elezione e sul numero dei componenti forse sarà più semplice.
Terza questione. Nella seconda parte della legislatura - questo è un impegno che il Governo vuole mantenere - vogliamo affrontare il tema della legge elettorale, non pensiamo che si debba tornare a votare con questo sistema elettorale.
Condivido l'osservazione in termini di diritto, di legislazione, che ha fatto l'onorevole Zaccaria. Se il Parlamento vara una nuova legge elettorale, se non è il referendum che la determina, ciò non significa delegittimazione e necessità di tornare alle elezioni. È vero, però, che, se questo ha un fondamento reale, poi c'è anche la comunicazione politica e quello che la politica trasmette. Io so benissimo che se oggi noi affrontassimo questo problema in termini operativi, non in termini di dibattito, che è giusto, l'impressione che si determinerebbe sarebbe un'altra.
Comunque, quale che sia il momento, che io configuro nella seconda parte della legislatura, è corretto dire che noi non intendiamo votare con la legge elettorale oggi in vigore, non solo per una questione di principio, perché questa legge è stata costruita senza il coinvolgimento di una parte, con una lacerazione rispetto a chi allora svolgeva il ruolo di opposizione - noi pensiamo che la legge elettorale sia tra quelle regole che devono essere condivise -, ma anche perché nella legge elettorale in vigore vi sono disfunzioni che a noi sembrano grandi, macroscopiche. Mi riferisco in particolare ai vari livelli di sbarramento per l'accesso all'attribuzione dei seggi, ai collegi molto ampi rispetto al rapporto con i cittadini e con il territorio.
Dico la verità: a me quest'ultimo difetto pare più rilevante del problema dell'assenza delle preferenze. In molti paesi europei non esiste il sistema delle preferenze, quindi su questo si può anche ragionare in termini diversi: quali sono i vincoli di democrazia per i processi con cui si formano le candidature. Sarà, comunque, un tema che dovremo esaminare con attenzione. Ho detto anche come rispetto a tale questione si andavano a definire già alcuni orientamenti tra i gruppi politici del Parlamento e quali erano le posizioni.
Voglio fare una considerazione rispetto ad una sollecitazione dell'onorevole Russo che è stata presente anche negli interventi della volta scorsa. Nella rivisitazione del Titolo V, certamente uno dei temi fondamentali è quello della correzione e dell'attuazione dell'equilibrio tra le competenze delle regioni e il ruolo dello Stato centrale. Ho parlato la volta scorsa della necessità, secondo me, di una norma di chiusura dell'articolo 117, che preveda, come avviene nei paesi federali, la clausola di supremazia.
Esiste anche la questione della conflittualità che si è sviluppata tra il sistema


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delle regioni e lo Stato centrale. Vi è la necessità, su questo tema, di fare degli approfondimenti e di capire bene il ruolo che la Corte costituzionale ha dovuto svolgere rispetto anche al problema dei numerosi conflitti.
Intendiamo anche, come Governo, mentre si procede nella rivisitazione, affrontare queste tematiche e vedere come - nella stessa azione dell'Esecutivo, nell'azione che può esserci in Parlamento, con un ruolo anche delle rappresentanze delle regioni e delle autonomie locali, nella stessa ridefinizione e riflessione sulle conferenze in cui ci sono rapporti tra Governo e sistema delle regioni e delle autonomie - si possa contribuire per far vivere davvero quello che dovrebbe essere un ordinamento che funziona. Mi riferisco ad un sistema che, al di là delle coalizioni che governano, che sono e saranno diverse a livello nazionale, regionale e locale, privilegi e stimoli la cooperazione istituzionale e non i conflitti, liberando così la Corte costituzionale in modo che essa possa svolgere la sua funzione di garante in maniera normale ed efficace.
Siamo d'accordo come Governo - al riguardo c'è stato il richiamo la volta scorsa dell'onorevole Boato - che ci sia un'iniziativa parlamentare che riprenda la questione relativa all'articolo 27, che riguarda la pena di morte ...

MARCO BOATO. Nel frattempo l'abbiamo già avviata.

VANNINO CHITI, Ministro per i rapporti con il Parlamento e le riforme istituzionali. Siamo ancora più soddisfatti. Me lo aveva detto il presidente.

PRESIDENTE. Perfetta sintonia!

VANNINO CHITI, Ministro per i rapporti con il Parlamento e le riforme istituzionali. Perfetta sintonia.
Voglio concludere ribadendo due considerazioni. In primo luogo, siamo molto interessati e parteciperemo all'indagine conoscitiva che le Commissioni affari costituzionali di Camera e Senato svolgeranno. Confido davvero che su questo argomento acquisiremo degli elementi che aiuteranno questa rivisitazione di taglio positivo, che serve non a snaturare ma a correggere, per dare coesione, il federalismo che è in Costituzione.
Il secondo aspetto che intendo segnalare riguarda il fatto che il Governo intende agire come un soggetto che si relaziona in modo corretto, trasparente e leale con gli altri soggetti, che sono prima di tutto la maggioranza e l'opposizione presenti nel Parlamento. L'Esecutivo avvierà, dunque, un'azione di forte collaborazione e non sarà uno spettatore disinteressato o un operatore che interviene a sproposito.
Con questa azione di forte collaborazione, nei prossimi mesi, mentre si sviluppa l'indagine conoscitiva da parte delle Commissioni, intendiamo impegnarci intorno ad alcuni temi, in particolare intorno a quello dell'attuazione dell'articolo 119, relativo al federalismo fiscale. Si tratta di un argomento fondamentale, anche per aiutare in modo complementare la riflessione sulle correzioni complessive da apportare al Titolo V.
Apriremo un confronto serio, anche attraverso incontri con le associazioni e i soggetti interessati sul tema delle città metropolitane. Rimango convinto che se Roma, Milano e Napoli riuscissero ad avviare la sperimentazione - ne parlo perché ci sono esperienze in campo, non perché ci sia una sovrapposizione - dell'impianto relativo alla città metropolitana, questo avrebbe un effetto molto positivo sulla riflessione generale, sia per quanto riguarda il rapporto politica e territori, sia per quanto concerne la messa a punto della legislazione in questo campo a livello nazionale.
Bisogna procedere, in collaborazione con il sistema delle regioni, delle province e delle autonomie locali - con un ruolo molto forte, che io vedo, delle province - verso un sistema che incentivi...

SESA AMICI. Ministro, se posso permettermi di intervenire, la definizione delle città metropolitane comporterebbe una diversa collocazione dell'articolo 114 per quanto riguarda il ruolo di Roma capitale?


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VANNINO CHITI, Ministro per i rapporti con il Parlamento e le riforme istituzionali. No. Il riferimento mi serviva per dire che io vedo tre fondamentali città metropolitane. Roma in qualche modo questo problema lo risolve per suo conto, con la legislazione che si dovrà fare su Roma capitale. Penso che si dovrà costruire un'armonia intorno al progetto complessivo. Non intendo affatto dire che dobbiamo rinunciare, dobbiamo realizzare l'impianto relativo a Roma capitale. Naturalmente questo non deve essere in divergenza con ciò che attiene alle città metropolitane e, soprattutto, con la rivisitazione del Titolo V. Occorre trovare questo unico punto di equilibrio.
Per qualche verso, l'impianto su Roma capitale risolve il problema, nella sua specificità, della città capitale e della città metropolitana. Ci sono altre due città, oltre alle 12 indicate, che non sono capitali ma che sono città metropolitane: Milano e Napoli. In questo caso una sperimentazione che aiuti a mettere a punto la legislazione nazionale è essenziale.
L'altro punto secondo me importante è quello di sollecitare l'incentivazione di servizi da parte dei comuni medio-piccoli. Su questo vedo un ruolo molto forte del sistema regioni, ma soprattutto delle province. Andando verso l'attuazione dell'articolo 119, è importante che un cittadino, anche se risiede in comuni medio-piccoli, riceva un servizio di qualità rispettoso degli standard osservati altrove e che non costi di più, perché se riceve un servizio peggiore e, in aggiunta, a un costo maggiore, penso che potremmo avere delle situazioni più serie.
Allora, il rinnovamento del modo di essere attraverso forme associative di servizi è un grande tema, che poniamo probabilmente anche in ritardo, ma come una necessità grande per rinnovare il sistema locale.

ITALO BOCCHINO. Tra i problemi che avevamo posto ve n'era uno che riteniamo delicato, un altro che consideriamo importante. Quello delicato riguarda il parere del Governo rispetto alle difficoltà di attuare pienamente il bicameralismo, almeno secondo quello che sta accadendo all'inizio di legislatura. È un problema che il presidente Violante ha posto in Commissione e in Aula; mi riferisco al rischio che questo ramo del Parlamento si trovi nelle condizioni di ratificare dei provvedimenti «blindati» per difficoltà della maggioranza al Senato. Il secondo problema riguarda la riforma del Testo unico sugli enti locali: un problema centrale, spero, per il suo dicastero.

VANNINO CHITI, Ministro per i rapporti con il Parlamento e le riforme istituzionali. Sul primo punto, devo dirle che pensavo di approfondire l'argomento a settembre; in tal senso avevo chiesto al presidente di prevedere, su questo tema dei rapporti con il Parlamento, un'audizione specifica.
Devo dire che nei cinque anni in cui ho fatto il deputato di opposizione non c'era una situazione di numeri esigui da parte della maggioranza di centrodestra, che allora era al Governo e tuttavia non mi è stato mai consentito - credo neanche ai miei colleghi - su provvedimenti di grande rilievo - le parlo per esempio dell'ordinamento giudiziario o delle leggi finanziarie - di avere un qualche ruolo, che fosse anche semplicemente redazionale.

ITALO BOCCHINO. La questione adesso riguarda anche la maggioranza! La differenza è questa!

VANNINO CHITI, Ministro per i rapporti con il Parlamento e le riforme istituzionali. Personalmente penso che tutti - parlo almeno per la maggioranza - dobbiamo liberarci dal mito del Governo presidenzialista, che condiziona le menti sia di chi è convinto, sia di chi non lo è. Penso che il Governo debba essere parlamentare e, per questo, un siffatto Governo ha bisogno, su alcuni punti della sua impostazione - certamente la programmazione economica e finanziaria, la legge finanziaria e la politica estera -, della conferma della tenuta della sua maggioranza. Su tutto il resto, il Governo presenta i suoi progetti, che sono il frutto del confronto tra maggioranza e opposizione e non si strappa i capelli se quei progetti vengono modificati o determinati in modo diverso.


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Anche se costretti, per ragioni di tempo, a porre la questione di fiducia, al cosiddetto decreto Bersani - così viene ormai definito - sono state apportate rispetto al testo proposto dal Governo 98 modifiche, di cui 16 o 18 su proposta dell'opposizione.
Detto questo, è chiaro che l'iter legislativo delle proposte rilevanti non può partire sempre dal Senato, ma in alcuni casi partirà anche dalla Camera, com'è giusto che sia. In questa ultima circostanza, ci siamo trovati su due provvedimenti - missioni militari e decreto Bersani -, rispetto ai tempi, a procedere in modo alternativo. Capisco che possa aver dato questa impressione, ma non è questa la procedura che sarà seguita dal Governo.
Rispetto al Testo unico sugli enti locali, il Governo sta lavorando - il ministro Lanzillotta, il ministro Amato e chi vi parla - per determinarne le modalità. Il Testo unico sugli enti locali è uno dei punti su cui il Governo intende portare avanti una riforma.

PRESIDENTE. Grazie, signor ministro. In riferimento alle osservazioni dell'onorevole Bocchino, noi dobbiamo cercare il modo migliore per attuare un bicameralismo paritario, nelle attuali condizioni politiche. Questo, a mio avviso, è il problema: non tanto che i provvedimenti vengano presentati anche alla Camera, ma che le condizioni politiche siano tali per cui, quando il provvedimento viene dal Senato, è difficile che venga corretto dalla Camera; se un provvedimento, invece, viene dalla Camera, è facile che venga corretto dal Senato. So che lei è sensibile su questo punto.

VANNINO CHITI, Ministro per i rapporti con il Parlamento e le riforme istituzionali. Ho intenzione di sdrammatizzare il percorso legislativo. Supponiamo che affrontassimo un tema rilevante, ad esempio le modifiche all'ordinamento scolastico rispetto alla legge Moratti. Ebbene, se su un punto venisse modificata la posizione del Governo, si farebbero titoli a quattro colonne sui giornali.
Io, invece, vorrei uscire da questa logica presidenzialista. Un Governo parlamentare non ha un'impostazione rigida, per cui si contano le volte in cui quell'impostazione cambia, questa vale, come ho detto, per alcuni filoni che possono riguardare la legge finanziaria o la politica estera. Per il resto, essendo un Governo parlamentare, la sua proposta è soggetta al percorso e alle modifiche legislative che si concordano o si determinano nella libera dialettica parlamentare.

PRESIDENTE. Ringrazio il ministro, anche per la sua disponibilità al dialogo estemporaneo.
Dichiaro conclusa l'audizione.

La seduta termina alle 14,45.