COMMISSIONE VII
CULTURA, SCIENZA E ISTRUZIONE

Resoconto stenografico

AUDIZIONE


Seduta di mercoledý 17 ottobre 2007


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PRESIDENZA DEL PRESIDENTE PIETRO FOLENA

La seduta comincia alle ore 15,15.

Sulla pubblicità dei lavori.

PRESIDENTE. Avverto che la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata anche attraverso l'attivazione di impianti audiovisivi a circuito chiuso e la trasmissione televisiva sul canale satellitare della Camera dei deputati.

Audizione del Ministro per i beni e le attività culturali, Francesco Rutelli, sullo stato di attuazione del programma di Governo nelle materie di competenza del suo dicastero.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca, ai sensi dell'articolo 143, comma 2, del regolamento, il seguito dell'audizione del Ministro per i beni e le attività culturali, Francesco Rutelli, sullo stato di attuazione del programma di Governo nelle materie di competenza del suo dicastero.
Ai fini di organizzare al meglio i nostri lavori, potremmo pensare di non contare su una relazione compiuta del ministro ad inizio audizione, ma di seguire, se siete d'accordo, un metodo un po' più diretto: potremmo porre delle questioni e avere delle interlocuzioni con lui. So che il ministro ha una documentazione molto ampia che, qualora venisse letta interamente, probabilmente potrebbe occupare un tempo eccessivo.
Mi permetto di proporre al ministro un paio di temi, per poi lasciargli la parola. Non so se egli desideri fare un breve saluto o una considerazione iniziale
Do la parola al Ministro Rutelli.

FRANCESCO RUTELLI, Ministro per i beni e le attività culturali. Sono d'accordo a utilizzare una modalità di dialogo, di sottolineatura di quesiti, di argomenti e di risposte. Sia alla Camera che in Senato abbiamo avuto occasioni di dibattito più generali e forse ora siamo in grado di focalizzare meglio alcuni punti.
Come avevo preannunciato al presidente, i temi che vorrei affrontare più specificatamente riguardano un breve aggiornamento riguardante la Biennale e un'informazione che da tempo era opportuno che vi dessi, circa l'appuntamento del centocinquantenario dell'Unità d'Italia e delle iniziative che stiamo preparando per il 2011.

PRESIDENTE. Visto che questi temi sono stati anticipati, è bene che il ministro ci informi al riguardo. Dopodiché, apriremo la discussione, durante la quale verranno trattate anche altre questioni.

FRANCESCO RUTELLI, Ministro per i beni e le attività culturali. Se il presidente vuole intervenire per primo, io potrei poi rispondere e parlare anche dei due temi citati.

PRESIDENTE. Io mi sono fatto interprete di una volontà trasversale, espressa dai colleghi di tutti i gruppi parlamentari, circa un forte coinvolgimento della Commissione cultura per quel che riguarda il futuro della Biennale di Venezia. Ricorderete che vi erano state notizie di stampa e dichiarazioni che lasciavano immaginare come immediate - sto parlando dell'epoca relativa alla conclusione della mostra del cinema - le nomine che il ministro si accingeva a fare.
Ebbene, poiché queste nomine sono comunque sottoposte al parere della Commissione, raccogliendo una sollecitazione


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del collega Giulietti - cito lui perché si è espresso pubblicamente, altri colleghi dell'opposizione e della maggioranza hanno trattato l'argomento in Ufficio di presidenza e in Commissione -, mi sono fatto interprete della necessità di fare il punto per capire qual siano il bilancio, la valutazione del ministro sulla Biennale e le prospettive.
Non dimentichiamo che la prossima edizione è oramai abbastanza ravvicinata e che c'è una grande fibrillazione e attesa per l'avvenimento. Ci sono state dichiarazioni pubbliche note, da parte degli enti locali che hanno le loro rappresentanze nel consiglio di amministrazione della Biennale; mi riferisco alla regione Veneto, alla provincia e al comune di Venezia.
Questa è sicuramente la punta di diamante delle grandi manifestazioni culturali che caratterizzano il nostro Paese, a cui noi teniamo particolarmente. Fatta questa breve premessa do la parola al ministro su questo primo punto. Se nel corso del suo intervento egli ci vorrà dire qualcosa anche sul centocinquantennale dell'Unità italiana, ben venga. Dopodiché apriremo il dibattito.
Do la parola quindi al Ministro Rutelli.

FRANCESCO RUTELLI, Ministro per i beni e le attività culturali. Grazie, presidente. Vi ringrazio molto per l'occasione. La proposta del presidente è giusta: è preferibile da parte mia non fornire il quadro di una troppo rilevante quantità di argomenti, ma dare risposta ai temi che quest'oggi vi sembrano più bisognosi di una conoscenza immediata.
Vengo innanzitutto al tema della Biennale. Ho scelto di non intervenire sulla scelta delle persone poiché intendo preliminarmente svolgere in questa Commissione una riflessione generale riguardante gli indirizzi di politica culturale che deve compiere questa istituzione. Dopodiché, i tempi consentiranno di formulare - per la parte che compete al ministro, che deve designare in base alla legge il presidente ed un membro del consiglio di amministrazione - una proposta, in particolare sul presidente. Tale proposta verrà presentata poi alla Commissione.
Mi pareva più logico che io avessi, prima della formulazione della proposta, in questa sede, uno scambio di valutazioni strategiche sul funzionamento di questa grande istituzione.
La Biennale è la più importante istituzione culturale dello Stato. Per l'Italia essa rappresenta uno strumento di straordinaria visibilità, di straordinaria attrazione e di grande potenzialità culturale. Possiamo dire, credo non illegittimamente, che la Biennale di Venezia è l'asset culturale più prestigioso di cui l'Italia dispone a livello internazionale. È un marchio ambito, una denominazione che, come sapete, è stata «copiata» da decine di istituzioni culturali di tutto il mondo. Gli eventi ed iniziative culturali che hanno adottato questa denominazione in ogni parte del mondo sono decine e decine, non solo per la cadenza dell'avvenimento, ma anche per il richiamo alla casa madre della Biennale di Venezia.
Come voi sapete, la Biennale è finanziata prevalentemente dallo Stato. Non mi soffermo sugli elementi degli anni passati, mi preme fotografare l'anno in corso. Ebbene, per il 2007 il complesso delle istituzioni dello Stato - dalla direzione generale per i beni librari e le istituzioni culturali, dalla direzione generale per il cinema, alla direzione generale per lo spettacolo dal vivo, alla società Arcus (da sola ha contributo con 2 milioni di euro) - configurano un impegno complessivo di quasi 17 milioni di euro.
Il complesso dei finanziamenti che operano attraverso i contributi degli enti locali, se lo vediamo solo dal punto di vista del denaro, ammonta a 1 milione 330 mila euro così suddivisi: la regione ha avuto una crescita importante nel 2007 per progetti sul territorio (1 milione 50 mila euro), mentre i contributi ordinari sono 250.000 euro da parte della regione, 10.000 euro da parte della provincia, 20.000 euro da parte del comune. Gli ordini di grandezza per il funzionamento ordinario dicono che lo Stato rende disponibili


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16 milioni 806 mila euro; tutto il sistema territoriale fornisce 1 milione 330 mila euro.
Tuttavia, non dobbiamo assolutamente dimenticare lo sforzo e l'impegno che svolge soprattutto il comune nel rendere disponibili spazi e nell'assicurare servizi molto consistenti, anche dal punto di vista economico. La provincia ha incominciato a finanziare alcune iniziative, ma con importi modesti.
Che fare alla luce delle esperienze di questi anni? Voi sapete che si conclude a breve il quadriennio della responsabilità della Biennale affidato a Davide Croff. Parlare dinanzi alla Commissione cultura è per me occasione per riaffermare l'apprezzamento e la stima nei confronti di chi ha guidato la Biennale in questi quattro anni, giudicandone il bilancio positivamente anche sotto il profilo della capacità di sopperire alle riduzioni dei trasferimenti da parte dello Stato con una notevole crescita dell'autofinanziamento, del ricorso a sponsor ed a partecipazioni extraistituzionali.
Non posso tacere che l'armonia tra il presidente Croff e i rappresentanti nel consiglio di amministrazione e nel territorio non si è conseguita. A me dispiace: ho fatto tutto quello che potevo in questo anno e qualche mese di mia responsabilità per incoraggiare questa forma di collaborazione, ma non posso che constatare l'estrema difficoltà di determinare, anche se lo reputo ingiusto dal punto di vista della valutazione sui fatti e sull'operato di questi anni, un'armonia indispensabile per la natura stessa della Biennale di Venezia.
Mi rendo conto che ciò rende estremamente difficile, se non proibitivo, immaginare una conferma di questo assetto, alla luce delle valutazioni che ho doverosamente raccolto presso i titolari delle responsabilità istituzionali territoriali. Ripeto che non lo reputo un giudizio di valore o di merito nei confronti del Presidente Croff; il mio giudizio è complessivamente positivo. Sono tutte valutazioni confermate anche dai bilanci delle diverse rassegne e delle diverse aree nelle quali l'attività della Biennale si esplica.
Tuttavia, siccome la Biennale è una istituzione che non può che vivere del rapporto tra chi la guida,designato dallo Stato, e chi esercita nel territorio le competenze proprie, credo che non si possa che prendere atto di questa perdurante difficoltà.
Risultati positivi ci sono stati solo per attenermi alle ultime edizioni della mostra internazionale del cinema, essa è stata certamente, anche per merito del direttore Marco Müller, un notevole successo. È stata un successo anche la Biennale teatro, il cui direttore è Maurizio Scaparro, come una notevole riuscita ha avuto la Biennale d'arte, che ha riscontrato una notevole crescita di pubblico e un complessivo, lusinghiero apprezzamento da parte della critica, oltre che assicurare una panoramica ambiziosa in rappresentanza degli artisti contemporanei di ogni parte del mondo. Ovviamente mi riferisco ai padiglioni nazionali, ma anche alle diverse iniziative che sono state intraprese.
Sono lieto di misurare in un dialogo con la Commissione cultura come e sulla base di quali parametri e riferimenti dovrà muoversi, a mio avviso, la Biennale. Innanzitutto, è molto importante valorizzare il rapporto con il territorio. La Biennale non è una astronave che cala su Venezia, sulla terraferma e sulle parti del territorio veneto che si rapportano con essa. La Biennale vive in quanto è veneziana e in quanto combina il miracolo della città con l'essere fattore attrattivo dei talenti contemporanei più importanti del mondo. Di questo vive e su questo vivrà.
Questo ci indica che il primo punto, a mio avviso fondamentale, è proprio quello dell'integrazione della strategia culturale, della politica culturale della Biennale con le istanze che riguardano il territorio. Non sfugge a nessuno di voi - sono oggi presenti in Commissione autorevoli parlamentari veneziani e veneti - che stiamo parlando di realtà molto particolari L'isola di Venezia ha alcune decine di migliaia di abitanti, non è una metropoli; la terraferma ospita la maggior parte della popolazione. Un ciclo importante di manifestazioni negli ultimi anni si è trasferito sulla


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terraferma, proprio per valorizzare questa doppia realtà; molte iniziative, riguardanti il territorio regionale, vengono intraprese anche in uno spettro più largo.
Il messaggio fondamentale della Biennale per il mondo va connesso alla città di Venezia, alla parte storica e al suo fascino unico. È da sottolineare l'importanza del rapporto col territorio, con la popolazione, con i residenti, con questa peculiare situazione propria della realtà veneziana.
In secondo luogo, la Biennale deve attivare legami profondi e continuativi con i mondi creativi, con artisti, architetti, autori cinematografici, scenografi, musicisti, ma anche con le scuole, le università, per attrarre continuativamente queste personalità e costruire in modo meglio profilato la propria unicità culturale. Occorre dare spazio a produzioni creative, anche innovative che faticano ad esprimersi nel mercato prevalente, migliorando e costruendo, se necessario da zero, spazi in cui gli artisti possano formarsi, crescere e creare.
La terza considerazione è che forse è arrivato il tempo per la Biennale di abbandonare la predominanza della stagionalità delle esposizioni. È evidente che la Biennale si chiama così perché si iniziò, più di cento anni fa, a fare una grande mostra d'arte ogni due anni; è evidente che, nel tempo, essa è diventata qualcos'altro. Il fatto che si inauguri a cadenza biennale una manifestazione di arte contemporanea, così come è a cadenza annuale la mostra del cinema, così come altre iniziative, dovrà inevitabilmente, a mio avviso, lasciare spazio ad una impostazione che preveda sempre più attività permanenti, peraltro già in corso per alcuni dei filoni fondamentali di iniziativa della Biennale.
Più che sulla stagionalità delle esposizioni, incluse le arti figurative e l'arte contemporanea, si deve pensare a produrre un'offerta continua e differenziata nel corso dell'anno, mettendo in scena una linea anche aggressiva, individuando gli strumenti più adatti, costruendo comitati scientifici che siano in grado di proporre anche la revisione dei contenitori spaziali nella città di Venezia più adeguati per quello che si deve fare. Credo che anche questo vada messo all'ordine del giorno.
Quando ad Abu Dhabi hanno chiesto al Louvre ciò che voi sapete - è particolarmente interessante discutere dell'argomento in questa Commissione - hanno proposto anche ad una istituzione italiana la disponibilità del suo marchio per realizzare iniziative; naturalmente si tratta della Biennale. Questa richiesta non è rivolta all'evento che si tiene ogni due anni, ma alla percezione della continuità del messaggio straordinario e universale che la Biennale dà nel mondo. Io penso che questo debba essere profilato meglio e di più. Pur mantenendo la ricchezza, il pluralismo ed anche la capacità di dare spazio a voci minoritarie, perché di questo è fatta la promozione della cultura.
Vengo al quarto punto della mia riflessione; penso si debba immaginare che la cultura alla Biennale non sia soltanto quella dell'espressione nel momento finale della produzione artistica, ma che sia anche legata all'attività di formazione da parte di università, accademie e altri centri artistici italiani, e al mondo dell'impresa, offrendo spazi e servizi di aggiornamento nei settori della cultura, della comunicazione, dell'arte e del pensiero artistico in generale.
Aggiungo un ultimo punto, ossia quello della vocazione di battistrada culturale nel Mediterraneo, ruolo che la Biennale di Venezia può certamente svolgere, non solo perché la città è tradizionalmente un ponte tra l'Oriente e l'Occidente e le loro diverse culture, ma, indiscutibilmente, anche per il messaggio universale che essa trasmette. Questa capacità di proiezione mondiale, a partire dal bacino del Mediterraneo, della Biennale è un asset italiano, di cui dobbiamo essere tutti più consapevoli e che dobbiamo spendere meglio.
In definitiva, dobbiamo fare in modo che fra quattro anni, grazie alla necessaria stabilità e, mi auguro, alla più larga concordia possibile tra la politica del Governo, del Parlamento e dei governi del territorio, ci sia una convergenza sulla consapevolezza


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che la Biennale è l'asset numero uno di cui dispone la cultura italiana in una proiezione internazionale.
I titoli, che mi sono limitato a riassumere, meritano un investimento della Repubblica italiana commisurato a questa realtà. È auspicabile, quindi, che ad una certa idea di episodicità e spezzettamento delle iniziative possa subentrare un'idea molto più forte di un attore mondiale, quale è la Biennale. Partendo dal territorio e dalle sue speciali caratteristiche, l'Italia deve sentirla come uno dei suoi principali ambasciatori nel mondo.
Concludo sottolineando che tutto questo non può che tradursi in un nuovo linguaggio per la Biennale, fatto di una politica intelligibile anche al grande pubblico, attraverso un codice di comunicazione che, pur sofisticato, sia autenticamente popolare, partecipato dal grande pubblico. Penso che la Biennale possa rappresentare un terreno di avanguardia creativa anche attraverso una comunicazione più veloce, una capacità aggressiva di attirare l'attenzione internazionale.
Queste scelte potranno essere realizzate attraverso tutti i livelli di comunicazione verso l'esterno, dovranno comportare un rafforzamento delle politiche editoriali ed espositive, dei servizi di accoglienza, di formazione artistica, di informazione per i visitatori, ma anche scelte grafiche, quali segnaletiche, arredo, modalità di accesso alle sedi. Mi riprometto di darvi qualche altra valutazione dopo aver ascoltato le osservazioni della Commissione.
Mi auguro di essermi spiegato: vorremmo che la scelta della persona, si spera la più adeguata per presiedere la Biennale, sia legata ad alcuni indirizzi circa l'attività della Biennale. Partiamo dal territorio per rivolgerci al mondo. Penso che se noi condividiamo queste basi, la Biennale può meritare di avere ancora più risorse dallo Stato, e può diventare uno strumento veramente importante anche della diplomazia culturale italiana.
Un secondo tema, presidente, che - come preannunciato - vorrei affrontare è quello che riguarda il 2011. Nel 2011 cade il centocinquantenario dell'Unità d'Italia. Ne avevamo parlato brevemente in una precedente mia audizione; oggi non vi ruberò più tempo, però vi darò delle informazioni fondamentali.
Come voi sapete, il cinquantenario dell'Unità d'Italia si incardinò prevalentemente su Roma. Era il 1911, Roma capitale intendeva competere con le grandi capitali europee e, segnatamente, con Parigi. Il Governo e lo Stato unitario immaginavano l'occasione del giubileo della nazione e, cioè, il cinquantenario dell'unità, come un appuntamento in cui mostrare i segni della modernizzazione del Paese ed anche di una consapevolezza nazionale unitaria sul piano culturale.
Il 1911 vede realizzarsi a Roma l'altare della Patria (senza le sculture, per la verità), il palazzo delle esposizioni di via Nazionale, la galleria nazionale d'arte moderna, il palazzaccio (ovvero il palazzo di giustizia), due ponti sul Tevere e molte altre realizzazioni importanti.
Furono realizzate alcune grandi mostre; singolarmente si tenne a Roma, nel 1911 a Valle Giulia, la mostra delle regioni italiane che, ovviamente, aveva un carattere più culturale, etnografico e storico che non istituzionale. Le regioni, infatti, non avevano i poteri che hanno avuto nella Repubblica; tuttavia, certamente, fu una prova molto interessante. Tra l'altro, voglio ricordare che la gran parte di quello che fu contenuto nella mostra delle regioni è oggi al Museo delle arti e delle tradizioni popolari, sono i prodotti della cultura popolare del nostro Paese.
Il centenario dell'unità d'Italia, 1961, come tutti voi ricorderete per motivi d'età - forse non i giovanissimi - fu incentrato su Torino e fu, in un certo senso, un incontro tra l'orgoglio della città promotrice dell'unità nazionale e della vicenda nazionale imperniata sui Savoia e poi sul percorso risorgimentale, incrociato con la trasformazione e la modernizzazione del dopoguerra. Nel 1961 la celebrazione si svolse a Torino per porre in rilievo le radici sabaude ed unitarie, ma anche l'aspetto di capoluogo dell'industria italiana, per il boom economico che stava iniziando. Ricorderete che, quindi, a Torino


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furono realizzate molte strutture, alcune riuscite, altre, francamente, meno riuscite, ma ci fu un grande sforzo unitario del Paese.
La celebrazione del centocinquantenario è stata sollecitata più volte ai Governi italiani pro tempore ed al Parlamento repubblicano da molti, ma - se mi permettete di dirlo - da una persona prima degli altri, cioè da Carlo Azeglio Ciampi. Durante il suo mandato, Ciampi invitò più volte le istituzioni repubblicane a prepararsi all'appuntamento con il centocinquantenario della nazione.
Noi abbiamo iniziato ad occuparcene, come Governo, da circa sei mesi, grosso modo; abbiamo costituito un comitato interministeriale gli atti delle cui sedute - se ne sono tenute tre - sono a disposizione della Commissione. Il comitato interministeriale è presieduto da chi vi parla, anche nella qualità di Ministro dei beni culturali, oltre che di vicepresidente del Consiglio, ed è formato dal Ministro dell'economia, dal Ministro delle infrastrutture, dal Ministro degli affari regionali e dal Ministro per i rapporti con il Parlamento.
Abbiamo elaborato una proposta di programma così imperniata. Non seguiremo un programma statale, per così dire «centralizzato», anche in considerazione della estrema ristrettezza dei tempi; arriviamo tardi. Se noi oggi decidessimo di varare un programma di realizzazioni che scaturisse da un dibattito ex novo, non saremmo in grado di completarlo e, quindi, non saremmo neanche in grado di iniziarlo, se vogliamo essere seri.
La linea più giusta, sulla quale ci siamo confrontati con il sistema delle autonomie e con le regioni, è parsa quella di programmi cofinanziati con il territorio, individuando in ciascuna regione italiana un intervento esemplare concordato con i livelli territoriali e dando una particolare e doverosa priorità a Torino ed al Piemonte. In questa regione, come voi sapete, è stato istituito già da oltre un anno un comitato promotore per le celebrazioni del 2011, con un impegno molto forte della regione, della provincia di Torino, del comune, dei comuni interessati ed anche delle forze produttive del territorio che sono parte di questa iniziativa.
Per dirla in sintesi, dunque, mentre il cinquantenario fu romanocentrico, il centenario fu torinocentrico, il centocinquantenario dovrà essere pluriregionale, con una particolare enfasi - è stato quantificata nel 30 per cento delle risorse disponibili - da attribuire a Torino ed al Piemonte.
Non vi riassumo lo stato dell'arte, perché sto parlando già troppo, mi fermo. Il Dipartimento per lo sviluppo e la competitività del turismo ha definito una struttura di missione - si tratta dell'ufficio che risponde a Palazzo Chigi, al Vice Presidente del Consiglio - che sta facendo questo lavoro di collaborazione, debbo dire estremamente fattiva, con i sistemi territoriali.
Abbiamo sollecitato regioni, città capoluogo, le altre città interessate e le province territorialmente competenti ad avanzare proposte coerenti con l'impostazione che si è data. Cioè: il centocinquantenario deve richiamare il valore dell'identità nazionale attraverso i valori culturali e scientifici del territorio, puntando a concretizzare e a realizzare delle opere di taglia media - non parliamo di grandi opere - scongiurando assolutamente un meccanismo di diffusione a pioggia e portando ad una selezione resa ancora più nobile ed efficace dal cofinanziamento. In altre parole, ognuna delle opere sarà realizzata in parte con i soldi dello Stato, in parte con i soldi delle regioni e in parte con i soldi degli enti locali, con spirito di collaborazione.
Oltre a questo programma di opere e di interventi sono in elaborazione - ed anche questa è una materia sulla quale dobbiamo interagire certamente con la Commissione e con il Parlamento - delle iniziative di carattere culturale e scientifico, ovvero cicli di convegni, di conferenze, mostre ed altre iniziative. Non solo, presidente; vi trasmetterò i proceedings, ovvero i verbali del lavoro svolto finora, ma potremmo anche, se vorrete, organizzare un incontro con i capigruppo, più operativo e meno formale, nel quale dare


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un aggiornamento sui progetti più propriamente culturali che sono stati finora già esposti.
Vi segnalo che c'è un enorme stato di avanzamento del Piemonte per i motivi detti. Tale regione ha assunto il tema del centocinquantenario come un fatto fondamentale per le sue istituzioni, presentando al Governo un plico alto quindici centimetri di idee, di progetti e di propositi estremamente significativi.

PRESIDENTE. C'è stata un'audizione di un comitato proveniente dal Piemonte anche presso la nostra Commissione.

FRANCESCO RUTELLI, Ministro per i beni e le attività culturali. Ebbene, lo stato degli otto interventi più avanzati - poi vi dirò lo stato riguardante le altre dodici regioni - è il seguente. Molti interventi sono di carattere culturale, alcuni di carattere ambientale, altri di costruzione o di completamento di istituzioni a carattere scientifico, altri di infrastrutture funzionali e coerenti con lo spirito e gli obiettivi del centocinquantenario, su cui non spendo neanche una parola, perché mi richiamo interamente a quanto dissi nell'audizione iniziale in Commissione.
La Liguria ha presentato un progetto del parco costiero del Ponente ligure; è un itinerario ambientale e storico in provincia di Imperia.
Il Piemonte ha presentato quattro progetti molto importanti che sono gli interventi per il Polo reale-residenze sabaude nella città di Torino; il recupero urbano dei parchi Doria e Stura; l'intervento per potenziare il collegamento su ferro da Caselle a Torino città, passando per Venaria, che ha un'enorme importanza anche ai fini della valorizzazione del sistema delle residenze sabaude il quale, come sanno molto bene i colleghi, ha avuto un grande impulso dall'inaugurazione di Venaria reale ed ha conosciuto un grandissimo impegno da parte dello Stato, delle regioni, con fondi europei, delle fondazioni del territorio. Un'altra iniziativa riguarda l'asse viario Spina due.
Di questi quattro, quello più maturo, che rientrerà nel primo pacchetto di interventi da finanziarsi attraverso il primo appostamento di risorse previsto nel decreto in esame ora al Senato, di 150 milioni di euro, è il parco Stura nella città di Torino.
Il Veneto è più avanti di tutti; con un'intesa tra lo Stato, che si è impegnato a versare 20 milioni di euro, la regione Veneto, il comune di Venezia e la ASL competente per territorio, si realizzerà entro la fine del 2010 il nuovo palazzo del cinema e dei congressi di Venezia.
La Toscana ha presentato il primo stralcio funzionale per la realizzazione del parco della musica e della cultura di Firenze, ovvero l'auditorium del Maggio fiorentino, in Firenze.
A Roma si intende realizzare il centro delle scienze e delle tecnologie, che sarà la prima infrastruttura, di circa cinquemila metri quadrati - l'antico progetto, molti di voi forse lo ricorderanno, è del rettore Ruberti dell'università La Sapienza - che sarà collocata a ridosso del museo dell'arte contemporanea, il Maxxi, così da creare veramente un polo di assoluta eccellenza tra l'auditorium di Renzo Piano, il Maxxi progettato da Zaha Hadid e questa piccola struttura anticipatrice di una vera e propria città della scienza, che dovrebbe avere luogo nella parte dirimpetto, dove hanno sede alcune caserme in dismissione.
L'Umbria ha sollecitato un concorso al completamento del finanziamento dell'aeroporto internazionale Sant'Egidio, con un limitato ammontare; ai fini di una coerente politica di accessibilità al patrimonio culturale di Perugia e Assisi.
Qualcuno di questi progetti costerà allo Stato dodici, qualcuno otto - nelle regioni piccole -, qualcuno quindici, qualcuno venti, qualcuno trenta milioni. Sono progetti che attivano molte più risorse attraverso il cofinanziamento degli enti territoriali. D'intesa con questi ultimi, si stanno definendo gli ammontare caso per caso, con grande armonia.
Nel Molise è stata presentata la proposta del nuovo auditorium di Isernia, una struttura congressuale piuttosto ambiziosa e importante.


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Infine, in Calabria è stata proposta la ristrutturazione del museo archeologico di Reggio Calabria che, come sapete, è quello che ospita oggi con tante difficoltà logistiche e con assoluta carenza funzionale i bronzi di Riace e altre fondamentali parti del nostro patrimonio antico. Oggi ci sono circa ottomila metri espositivi, ma non vi è alcun servizio: non c'è ristorante, non c'è spazio di accoglienza. Il progetto, presentato d'intesa da regione, città di Reggio e Stato, permette di più che raddoppiare questi spazi.
Come potete cogliere già da questi otto interventi anticipatori, a valere sui 150 milioni di euro che abbiamo ottenuto nel decreto che è stato varato dal Governo quindici giorni fa, abbiamo a che fare con istituzioni e amministrazioni dei più diversi segni politici. Voglio sottolineare che in tutti i casi nei quali anche interventi localizzati in una determinata regione prevedano la collaborazione di amministrazioni di livello diverso e di diverso segno politico, stiamo riscontrando una reale piena collaborazione.
Concludo: l'Abruzzo ha avanzato l'ipotesi di un centro culturale polivalente D'Annunzio a Pescara; la Basilicata è in fase istruttoria; la Campania ha un progetto ambizioso che unisce a Caserta il restauro dei giardini del parco e il nuovo parco urbano nell'area cosiddetta ex-Macrico, un'area nel centro della città il cui recupero è fortemente sollecitato dalla cittadinanza; l'idea, quindi, è quella di far vivere due parchi paralleli, il restauro del parco storico e la creazione di un parco contemporaneo.
Per l'Emilia Romagna si è è in fase istruttoria; si segnalano due progetti, uno più importante, il museo della scienza contemporanea a Bologna, e un intervento, coerente con gli obiettivi del 2011, che in questo caso potrebbe consentire - unica eccezione oltre al Piemonte, dove ce ne sarà più di uno - di avere più di un intervento, che riguarda il Museo del tricolore a Reggio Emilia, che è obiettivamente, tra gli interventi, assai coerente.
Anche per il Friuli Venezia Giulia si è in istruttoria, in particolare, sulla base di un progetto di recupero del compendio di Castellano di Colloredo di Montalbano.
La Lombardia ha presentato, di intesa tra la regione, il comune di Milano e la provincia di Milano un progetto importante, che riguarda il Centro internazionale della fotografia.
Per le Marche si è fase istruttoria; ci sono due o tre proposte, ma ancora siamo in fase di confronto.
La Puglia ha presentato il progetto di trasformare, a Taranto, la nave Vittorio Veneto in museo del mare.
La Sardegna ha presentato la richiesta di concorrere al finanziamento del museo di arte contemporanea e di arte nuragica del Mediterraneo, in Cagliari.
La Sicilia ha proposto, attraverso la regione e la città di Palermo, il progetto di creare la sede dell'Erbarium mediterraneum, cioè di creare un museo sulle essenze del Mediterraneo.
Sono in istruttoria i progetti riguardanti il Trentino, l'Alto Adige e la Valle d'Aosta.
Questo è il pacchetto dei progetti che riguardano il centocinquantenario. Ho chiesto al Ministro dell'economia un miliardo di euro per il triennio. Vorrei ricordare alla Commissione che non possiamo paragonare il centocinquantenario al Giubileo del 2000; ricordo, tuttavia, che la preparazione del Giubileo del 2000 vide, da parte dello Stato, investimenti per 3.500 miliardi di lire per Roma e Lazio, e 3.000 per il resto d'Italia.
Ora, è evidente che noi abbiamo dei tempi terribilmente stretti e terribilmente contratti. Tuttavia siamo convinti che quella scelta sia una impostazione giusta, perché contiene un doppio messaggio. Vi sarà innanzitutto un programma unitario del Paese, costituito da grandi mostre, eventi, convegni e conferenze; una parte significativa riguarderà l'audiovisivo e una parte molto importante il rapporto con i giovani; di questo vi darò un resoconto scritto che sarà più completo, non vi voglio sottrarre altro tempo. Intendiamo realizzare un grande programma culturale nazionale, che sia, però, articolato nel territorio e riferito in molti casi anche alle


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città protagoniste del processo unitario nazionale, in quanto capitali di antichi Stati, oltre che oggi capoluoghi di regione. Anziché creare una sola grande opera a Roma o a Torino, in particolare, o a Firenze (la terza capitale), l'idea è di lasciare a questo Paese venti interventi tutti significativi, ancorché ovviamente di disomogenea entità, proprio perché si tratta di prodotti espressione di una elaborazione, di una riflessione che nasce nel territorio.
Noi diamo all'Italia, che ha raggiunto oggi una forte impostazione regionalista, l'occasione di fornire un contributo di riflessione sul centocinquantenario dell'unità nazionale sia in termini di identità culturale sia in termini di realizzazioni significative presenti sull'intero territorio nazionale. Non a pioggia, e tassativamente da concludersi in tempo utile per il centocinquantenario.

PRESIDENTE. Ringrazio il ministro, raccomando alle colleghe e ai colleghi a cui darò la parola il massimo di sintesi per favorire questo confronto.
Do la parola ai colleghi che intendono porre quesiti o formulare osservazioni.

GIUSEPPE GIULIETTI. Innanzitutto, ringrazio il ministro e il presidente della Commissione per aver dedicato particolare attenzione al tema della Biennale; mi soffermerò soprattutto su questo. Mi pare che il ministro abbia colto un elemento di fondo, se è possibile, a differenza di quello che accade in molte altre realtà - faccio un nome a caso, la RAI -, di fare un ragionamento sul progetto, sulle tipologie per poi passare ai nomi, perché questo mi sembra fondamentale. Condivido, quindi, e apprezzo il metodo e la sensibilità che è stata manifestata.
Tuttavia, le vorrei porre una domanda, ministro, sulla certezza dei tempi. Alcuni di noi, infatti, sono molto preoccupati, (non credo si tratti di una questione di parte) del fatto che la Biennale rappresenti davvero, come lei ha detto - io condivido il filo del ragionamento -, una grande istituzione internazionale e nazionale. Pertanto, c'è sicuramente un problema di profili, ma c'è anche un problema di tempi.
Signor ministro, esistono alcuni progetti, come lei sa, di grande interesse, che lei ha seguito: penso al laboratorio teatrale di Scaparro, ad alcuni progetti permanenti sul cinema e ad alcune iniziative sulla danza e la musica. Alcuni di essi, però, debbono essere in qualche modo deliberati e ci sono fondi comunitari europei che scadono entro il 31 dicembre. C'è, dunque, una necessità, ma non voglio fare nomi, non intendo cadere in questo errore, comunque penso vi siano delle regole da rispettare. La scelta del nome spetta al ministro, il quale sceglie; le Commissioni si esprimono liberamente pro o contro. Questo deve essere il gioco parlamentare.
Tuttavia, vorrei che lei ci dicesse, se fosse possibile, nella sua replica non il nome, ma il termine ultimo e i tempi che lei si dà, ponendo al centro dell'attenzione la stabilità, la serenità e la funzionalità della Biennale.

FRANCESCO RUTELLI, Ministro per i beni e le attività culturali. Le rispondo subito. Penso che noi potremmo darci come scadenza la metà di novembre, perché il mandato termina a gennaio e io penso che sia necessaria anche una fase di collaborazione tra presidente uscente e presidente entrante.

GIUSEPPE GIULIETTI. Già questa risposta mi conforta, proprio perché, siccome le preoccupazioni comuni sono quelle dei tempi e dei progetti aperti, è fondamentale impedire una fase di stallo, ripeto, qualunque sarà la scelta ministro. Io condivido l'analisi che lei ha fatto sia sul passato, sia sulle difficoltà territoriali; tutto ciò, ci fa capire che non si tratta solo di un problema politico, perché c'è anche un contenzioso fra regione, comune e provincia. Non è, dunque, uno scontro tra parti, ma è persino un qualcosa di più complicato.
Per questo, però, la certezza e la stabilità renderebbero impraticabile qualunque gioco sottobanco a danno della funzionalità dell'ente.


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Mi pare che lei ritenga importante, individuate le tipologie, un forte rafforzamento dei progetti decentrati, dei laboratori, che facciano di Venezia una grande città della cultura internazionale, ma anche un'attività permanente di formazione. Quando pronuncio il nome «Venezia», intendo la Venezia che collabora con l'Italia, non la Venezia che si chiude; mi riferisco, cioè, a laboratori permanenti sul teatro, la musica e le altre realtà come lei ha detto. Ebbene, vorrei sapere se una parte dei fondi della Biennale saranno vincolati in questa direzione.
Le chiedo, inoltre, se il vecchio progetto volto al recupero dell'Arsenale, già positivamente inaugurato, devo dire, dalla presidenza Baratta a suo tempo, vivrà nel futuro. poiché si tratta davvero di uno dei grandi spazi recuperabili. Tra l'altro, signor ministro, non ritiene che forse, nell'ambito di una riforma che deve nascere in primo luogo dalla Biennale, debbano essere ridefiniti i rapporti tra una presidenza sempre più capace di dialogare e di ragionare con le grandi punte della cultura internazionale e nazionale, e una direzione generale, che si assume anche i compiti di gestione dello staff, della macchina cioè, e di una idea anche diversificata della Biennale?
Lei ricorderà, infine, che negli anni Settanta, quando nacque la Biennale - ancora prima, se non ricordo male - nella sua ragione fondativa, c'era non solo il cinema ma un'integrazione tra il cinema e le nuove arti visive, compresa la televisione; tale progetto si è arrestato. Io, invece, penso che questo tema del rapporto tra cinema e televisione, e di una Biennale che si apre alle diverse forme di arte nel campo dell'audiovisivo possa essere ripreso, essendo già stato proposto, credo anche da lei in una serie di interviste.
Taglio su altre questioni perché sono state già poste e chiudo con altre due domande. In primo luogo, debbo dire che ho visto dei progetti positivi presentati anche da colleghi del centrodestra sul cinema italiano: penso al tema della defiscalizzazione, al tema del tax shelter, ma anche ad alcuni elementi che avete introdotto in finanziaria sulla produzione cinematografica italiana. C'è chi teme, signor ministro, che il solito partito delle televisioni - non mi riferisco a un singolo partito ma alla cultura della televisione, che è cosa un po' più complessa, e alle grandi aziende - possa alla fine prevalere su alcune scelte che sono state fatte.
Le chiederei, dunque, non solo di confermare le scelte fatte nella finanziaria, ma, in caso contrario, anche di predisporre un provvedimento rapido, snello, veloce, sul cinema italiano, perché autori e produttori non possono attendere oltre.
Questa è la Commissione che più volte se n'è occupata. Io temo un trasferimento in altra sede delle discussioni sul cinema, in Commissioni pur degnissime, ma tutte esperte di spese e di bilancio, e non invece con una vocazione specifica all'analisi del prodotto e della produzione; ecco perché mi permetto di dirlo.
Inoltre, le chiederei, ministro, una sua attenzione particolare - approfitto di questa audizione - su un tema che so che lei ha posto assieme a noi in questa Commissione e nella Commissione di vigilanza. Il contratto di servizio prevede una rinnovata attenzione da parte della RAI al cinema, all'animazione, al cartone, a nuove quote per la produzione italiana. Abbiamo la sensazione, con l'onorevole Colasio e con altri, che vi sia uno scarso rispetto di queste quote, ma anche una preoccupazione, che le grandi trasmissioni dedicate alla musica, al cinema e al teatro stiano scomparendo nella notte non stando a cuore a nessuno; è come se venissero ritenute residuali.
Penso che forse sarebbe il caso di chiedere una verifica, impegnando il Governo e questa Commissione nella sua interezza, e reclamare una maggiore attenzione del servizio pubblico nei confronti di questi grandi appuntamenti. Lo vedo troppo impegnato su alcuni casi di cronaca nera e scarsamente impegnato su grandi questioni che stanno a cuore a milioni di italiani e che riguardano la formazione collettiva.


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LORENA MILANATO. Mi esprimerò molto brevemente. Signor ministro, lei ci ha detto che la Biennale è una fondazione importante, di portata mondiale; condividiamo sicuramente questa valutazione, però vorrei soffermarmi un attimo sulla crisi che in questo momento la sta interessando.
Lei poco fa parlava di una crisi dei rapporti territoriali che è sotto gli occhi di tutti. C'è una disaffezione ed una lontananza manifestata anche dai cittadini veneziani. Al riguardo, cito un fatto che ha anche suscitato l'ironia di coloro che lo hanno appreso da alcuni giornali locali; ad una campagna di sensibilizzazione, rivolta in particolare nei confronti dei cittadini veneziani, concernente la possibilità di poter erogare il 5 per mille a favore della Biennale di Venezia, hanno aderito soltanto trentatré contribuenti, cosicché se ne è ricevuta un'erogazione evidentemente molto limitata. Il contribuente, infatti ha preferito devolvere il 5 per mille a Ca' Foscari piuttosto che al comune di Venezia. Questo la dice lunga anche sulla crisi del rapporto tra la Biennale e il cittadino veneziano.
Siamo di fronte ad una crisi di idee, che riguarda anche l'aspetto manageriale e finanziario. Faremmo fatica a capire, altrimenti, perché si sente così prepotente e concorrenziale la realtà di altre associazioni o istituzioni culturali presenti nel nostro Paese.
Non si capirebbe, per esempio, come mai - questa è una delle domande che volevo porre al ministro - ci troviamo di fronte ad una situazione che io definisco quasi da tragicommedia, ossia quella relativa alla gestione e all'impossibile collocazione definitiva del patrimonio conservato (o quanto meno così si ritiene) nell'archivio di Stato delle arti contemporanee. Sulla tutela e sulla salvaguardia di queste opere, infatti, si hanno delle notizie contrastanti che si susseguono.
Poiché, come auspico, si cercherà assieme di immaginare una progettualità per l'attività futura della Biennale di Venezia, vorrei chiedere al ministro quale sarà il futuro di questo archivio storico delle arti contemporanee della Biennale.
Sul Palazzo del cinema, ha detto poco fa che c'è stata questa importantissima operazione congiunta tra il Ministero dei beni culturali del comune di Venezia, dell'ULSS e della regione; senza questa operazione non si sarebbe mai arrivati a quella che sarà poi la realizzazione di un'opera così importante.
Vorrei ricordare che per questa opera c'è un impegno di 20 milioni di euro da parte del ministero e di 10 milioni di euro da parte della regione del Veneto, un impegno notevole a cui si somma il contributo ordinario della regione di un milione di euro e altri interventi, come i 700 mila euro che sono stati erogati per la realizzazione del Festival goldoniano e di altre mostre collaterali alla mostra d'arte moderna.
Anche altri enti locali, come ricordava, partecipano alla vita e alla gestione dell'istituzione della Biennale, perché il comune continua a mettere a disposizione gli spazi comunali per quella che dovrebbe rappresentarne la sede: non si è ancora riusciti ad arrivare alla definizione di un'unica sede per la Biennale.
A questo punto, come lei ha già detto, dovremmo, per questo nuovo incarico in cui verrà designato il presidente della Biennale, avviare una procedura diversa da quelle adottate in passato. La scorsa volta io, che ero un deputato dell'allora maggioranza, non ho partecipato ai lavori di questa Commissione, ma ricordo perfettamente come si è arrivati alla nomina del presidente Croff. Ora mi auguro che in questa occasione si voglia davvero procedere, stabilendo le condizioni indispensabili per poter arrivare poi alla definizione nei tempi che lei ha previsto.
C'è da tenere in considerazione il fatto che gli enti locali - la regione e il comune di Venezia - hanno dimostrato e dimostrano in continuazione di avere a cuore la situazione della Biennale di Venezia.
Come ha detto, lei stesso ha recentemente rivendicato la nomina futura del presidente; sicuramente è compito del ministro


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e, di conseguenza, del Governo. È una dichiarazione più che legittima e normale, ma non crede, signor ministro, che, proprio in un periodo come questo, in cui si parla ripetutamente di federalismo e di concertazione, si debba individuare un percorso per l'individuazione di programmi e di strategie assieme alla regione, al comune e alla provincia di Venezia?.
Proprio perché ci sono in ballo delle grosse manifestazioni e proprio perché non vogliamo correre il rischio che qualcosa vada perso per strada, credo che non si possa operare in assenza di una concertazione con gli enti locali, tenendo anche conto dei problemi territoriali che esistono e che sono palpabili.
Per quanto riguarda il Parlamento, esprimo la rivendicazione - sulla quale però lei ha già dato alcune garanzie - di una maggiore partecipazione anche da parte della Commissione, in particolar modo di Camera, Senato e Parlamento tutto, affinché si arrivi ad un'individuazione, quanto meno dei profili della persona, in un lavoro comune con le Commissioni.

WLADIMIRO GUADAGNO detto VLADIMIR LUXURIA. Ringrazio il ministro e anch'io mi collego a quello che ha detto il deputato Giulietti sull'enorme problema nel mondo del cinema che sta aspettando una legge ad hoc sulla questione della distribuzione dei film italiani che spesso non trovano sale che possano ospitarli, perché occupate da film provenienti da oltreoceano. Chiedo quale sia il punto da questo punto di vista, per quanto riguarda il Ministero.
Il problema della distribuzione riguarda anche l'editoria, perché solo i best seller e le grandi case editrici vengono tutelate, mentre ci sono tantissimi altri testi, libri e case editrici che purtroppo rischiano il fallimento.
Partendo dalla Biennale, per quello che riguarda l'attenzione nei confronti dell'arte contemporanea, vorrei porre un quesito specifico al suo Ministero - non sicuramente il Ministero degli interni - sul problema dell'arte dei writers. Nel pacchetto sicurezza si parla dei provvedimenti punitivi nei confronti, generalmente, dei writers. Per quello che è di sua competenza, vorrei sapere se sono previsti luoghi per i writers.
La legge proposta punisce in maniera uguale qualunque gesto di questo genere e non solo chi fa un vero e proprio sfregio. Infatti, fare un writer su un monumento o su un palazzo d'arte, soprattutto se appena restaurato, è un conto; altra cosa è farlo su un cavalcavia.
Alcune amministrazioni di centrodestra - cito il comune di Buguggiate guidato dalla Lega - hanno destinato spazi di cavalcavia a questi artisti, così come ha fatto un comune del centrosinistra, Terlizzi: ebbene, si tratta di posti interessanti da visitare. In ogni caso, i siti nell'ambito dei quali questi graffiti vengono realizzati non possono che essere compresi all'interno del tessuto urbano, perché la stessa essenza dei writers non nasce dagli ateliers, ma trova origine nella città.
Più in particolare, le vorrei chiedere se secondo lei, così come è previsto nel pacchetto sicurezza, debba essere un giudice a stabilire l'artisticità di un'opera d'arte. Nel pacchetto sicurezza, infatti, si dice che il writer è punito a meno che il giudice non stabilisca l'artisticità della sua opera. Su questo ho forti dubbi: deve essere un giudice a sostituirsi ad un critico d'arte? Non so se la questione possa essere ricompresa fra le sue competenze.
Ricordo che la tolleranza zero di Rudolph Giuliani nel 1989, la Clean train policy non ha assolutamente mai tenuto in considerazione la possibilità che un writer potesse essere un artista, al punto tale che un artista, Alain Ket, che ha tenuto lezioni all'università proprio sul mondo dei writers, rischia il carcere.
Mi chiedo se un giudice possa stabilire se Basquiat sia un artista o meno, o se le opere di Keith Haring, sul quale esiste anche un film importante di Christina Clausen nella sezione extra della festa del cinema di Roma, debbano essere rimosse, come è accaduto già a Roma per la visita di Gorbaciov. Fortunatamente a Pisa hanno mantenuto le sue opere che oggi


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rappresentano un'attrazione turistica in un palazzo del parcheggio degli autobus.

PRESIDENTE. Rappresentano anche uno degli eventi del Festival del cinema a Roma.

WLADIMIRO GUADAGNO detto VLADIMIR LUXURIA. Esatto, come ho detto, nella sezione extra c'è un film su questo.
Ovviamente, non le rivolgo domande che potrei porre al ministro Amato, ma in quanto persona sensibile all'arte contemporanea, le chiedo se su questi argomenti può dirci qualcosa.

NICOLA BONO. Signor presidente, io sono stato d'accordo e non ho protestato sulla scelta di limitare a due argomenti la relazione del ministro, perché ritengo che quelle questioni vadano apprezzate.
Tuttavia, credo che occorra stabilire un luogo e un tempo per fare il punto sulla problematica della gestione dei beni culturali nel nostro Paese, tenuto conto anche del fatto che era molto tempo che il ministro non si incontrava con la Commissione e non si confrontava su alcune questioni. Pertanto, mi permetterò velocissimamente, oltre a richiamare le due questioni che stiamo trattando oggi, di prendere anche in considerazione qualche altro elemento su cui approfitto della presenza del ministro per avere qualche approfondimento.
Innanzitutto, sulla Biennale, signor ministro, lei ha qualche pudore ideologico, poiché essa non risale a un centinaio di anni fa, ma a circa settant'anni fa. Forse perché cadeva in un periodo...

FRANCESCO RUTELLI, Ministro per i beni e le attività culturali. La Biennale no, la mostra del cinema sì! La Biennale nasce alla fine dell'Ottocento.

NICOLA BONO. Noi stiamo parlando soprattutto dell'aspetto legato al cinema. Sul fatto che ci troviamo di fronte ad una manifestazione di livello internazionale, sicuramente la più prestigiosa tra le manifestazioni culturali del nostro Paese, eravamo tutti perfettamente convinti. Il problema era di capire meglio - ed è il motivo per cui abbiamo chiesto l'audizione - gli aspetti che avevano determinato la ingovernabilità sostanziale dell'attuale gestione: su questo lei ha volutamente rappresentato con una certa vaghezza le ragioni dello scontro che, invece, è importante capire.
Non dico che doveva venire a dirci il nome della persona che ha in mente come nuovo presidente, ma almeno i criteri e le ragioni che hanno portato al passaggio delle consegne; questo finora non si è capito. Sarebbe utile e opportuno che su questo fosse più puntuale.
Sul centocinquantesimo anniversario, signor ministro - io sono un convinto sostenitore dell'unità - c'è una corrente di pensiero, non so se maggioritaria o meno, la quale sostiene che l'Unità d'Italia è stata fatta per espansione del Piemonte. Lei avvalora sostanzialmente questa impostazione. Credo che su questo programma ci sia da riflettere e forse, presidente, sarebbe il caso che su questo punto riprendessimo i temi in mano, innanzitutto per capire qual è l'obiettivo della celebrazione.
Il Risorgimento ha rappresentato un grande fatto storico che ha determinato l'unità del nostro Paese dopo secoli di divisioni, ma la sua gestione è stata anche caratterizzata da pesanti ombre.
C'è la volontà di capire come è nato e come si è svolto questo processo? C'è la volontà di capire che il Risorgimento è avvenuto contro importanti settori sociali del nostro Paese, contro la Chiesa, contro una serie di posizioni rappresentate dalla massa popolare che si è trovata a subire un processo storico che noi tutti difendiamo e valutiamo, ma che di fatto ha determinato la disgregazione sociale del nostro Paese e che ancora oggi fa pesare le conseguenze di un mancato coinvolgimento del popolo proprio nell'evoluzione della storia civile della nostra patria? Se non c'è la volontà, la capacità e il coraggio di mettere mano a questi argomenti, rischiamo di fare una celebrazione fine a se stessa.


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Per non parlare del fatto che abbiamo l'esigenza di capire quale sia il nesso logico che lega l'herbarium di Palermo alla ferrovia del Piemonte. In altre parole, vorrei capire: al di là dell'aspetto storico-culturale, degli approfondimenti e delle esigenze, lei ha fatto un elenco di opere che non hanno una loro armonia, una loro coerenza, non hanno una loro giustificazione.
C'era bisogno di aspettare il centocinquantenario per realizzare alcune opere pubbliche? E se c'era bisogno, perché? Ci vuole fare capire dov'è la logica che lega questi progetti? Oppure è la fiera delle occasioni dove, ad alcune opere pubbliche che non si erano potute realizzare si attribuisce l'etichetta del centocinquantenario come si attribuì quella del Giubileo qualche hanno fa? Non è così che si lavora.
Vorrei affrontare un altro punto, molto velocemente. Noi abbiamo esaminato qualche giorno fa la riforma del Ministero. A mio avviso è una riforma sbagliata, soprattutto perché non ha preso in considerazione alcuni aspetti importanti, come per esempio le soprintendenze uniche nelle varie province piuttosto che la proliferazione ulteriore di sovrintendenze sul territorio, ma anche la eliminazione dei dipartimenti, oltre a non essere stata capace di fare capire il modello a cui si ispirava la nuova gestione del Ministero.
La verità è, signor ministro, che lei era venuto qui all'indomani della sua nomina con bellicose idee di riforma; io le chiedo ora che fine abbiano fatto le idee riformiste che lei aveva annunciato. Soprattutto, vorrei sapere che fine ha fatto quella volontà di mettere mano al codice dei beni culturali - in realtà, mi rallegro che non l'abbia fatto, perché quello attuale è un buon lavoro - e che fine ha fatto quell'ansia di cambiamento che la pervadeva al tempo.
Qualcosa di nuovo c'è stato nella sua gestione, ma non è stato un buon cambiamento. Poco fa lei faceva riferimento al cinquantenario dell'unità d'Italia, che aveva visto realizzare il Vittoriano. Ebbene, allora era senza gli ascensori, per fortuna; ora abbiamo degli ascensori che ne hanno abbruttito l'aspetto estetico. Su questo io credo che lei ci debba dire una parola.
Abbiamo dei ritardi e delle lentezze esasperanti. Il ministero sembra gestito da una regia che predilige un solo strumento, ovvero la moviola, nelle scelte di Governo dei beni culturali e questa lentezza si ripercuote in tutti i settori.
Noi abbiamo esaminato ieri il parere sui contributi all'editoria e abbiamo scoperto che questi non erano ancora stati dati, cioè non c'era un elenco di soggetti beneficiari. Noi abbiamo dato il parere sullo stanziamento di bilancio. Non era mai accaduto che alla fine di ottobre il Ministero non avesse distribuito i contributi all'editoria. Ma anche gli altri contributi agli altri settori, dallo spettacolo agli interventi di vario tipo, non sono stati distribuiti.
Lo stesso si dica dell'Arcus che per tutto il 2006 non ha dato luogo al programma previsto per tale anno. Il programma 2006 è stato finalmente erogato a metà del 2007. E per il 2007 a che punto siamo? Emerge, quindi, un atteggiamento di ritardo complessivo che blocca, penalizza, crea delle remore.
Per quanto riguarda l'UNESCO, è fallito il tentativo di iscrivere due siti quest'anno. Il sito naturale, ossia le Dolomiti, è saltato. Ci sono le Eolie a rischio, è a rischio di iscrizione Napoli, senza contare i roghi che quest'estate hanno colpito il nostro Paese danneggiando fortemente la nostra immagine e mettendo a rischio alcuni siti UNESCO. È a rischio, le chiedo, la nostra supremazia UNESCO, che avevamo conquistato nel 2003 con la nostra azione politica di Governo e con grandi sacrifici?
La Spagna ha accorciato di una posizione la distanza, ora è a solo un sito di distanza da noi. Capisco che è quasi banalizzante voler fare la corsa a chi ha più siti, ma non vi è dubbio che avere il maggior numero di iscrizioni nella lista UNESCO significa confermarsi capitale della cultura mondiale. Io credo che il nostro Paese abbia diritto e titolo a detenere


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questo riconoscimento, ma notiamo che anche su questo settore ci sono delle difficoltà di gestione.
Abbiamo una totale assenza sul terreno delle riforme, il flusso è rimasto gestito come era prima. Le diamo atto di essere riuscito, nella finanziaria, a ottenere più risorse e a integrare di molto le disponibilità, ma che senso ha utilizzare quelle risorse nello stesso stantio metodo che ha segnato gli ultimi decenni di gestione di questo strumento? È un fatto che va assolutamente superato e su cui non abbiamo notizie di un atteggiamento di cambiamento.
Abbiamo la latitanza totale sul terreno dell'acquisizione di investimenti privati nella gestione dei beni culturali, soprattutto sotto l'aspetto delle strumentazioni nel campo del turismo culturale, su cui molto avevamo realizzato con il nostro Governo (i sistemi turistici locali, i piani di gestione); c'era una prospettiva per il coinvolgimento dei privati che è rimasta tale e quale l'avevamo lasciata noi, anzi si è arretrata, perché non c'è stato un ulteriore passaggio di merito in questo senso.
Non abbiamo registrato la riforma dell'editoria libraria, però il Governo di cui lei fa parte ha varato, nell'ultimo Consiglio dei ministri, la riforma dell'editoria giornalistica, il che significa che i giornali sono più importanti dei libri, mentre noi abbiamo un'esigenza di crescita del nocciolo duro dei lettori italiani.
Infine, abbiamo una difficoltà per quanto riguarda tutta la problematica del turismo. Che fine ha fatto il portale Italia.it? Chi ha deciso quel luogo improbabile di un'Italia senza Sicilia e Sardegna, che è assolutamente banale e di cui nessuno riconosce il collegamento con il nostro Paese?
Infine, vorrei intervenire sul cinema - e concludo, signor ministro -, collegandomi anche a quello che diceva il collega Giulietti. Noi ci troviamo, in questo preciso momento, con un provvedimento incardinato in Commissione finanze che parla del tax shelter per il cinema, con una norma in finanziaria che introduce temi di tax shelter per il cinema, con una serie di proposte di legge sul cinema che giacciono in questa Commissione e non riusciamo ad avere un quadro unitario di intervento. Questo è gravissimo, perché ci mette in una condizione insostenibile.
Molti colleghi hanno sollecitato il varo dei provvedimenti per il cinema. Colleghi, il problema del cinema non sono i soldi, ma sono soprattutto i modi in cui dovrebbero essere spesi. È la norma, prima ancora che la sostanza, che deve essere stabilita.
E allora perché, signor ministro, lasciamo nella finanziaria le risorse e non discipliniamo, invece, l'aspetto normativo? Perché non rinviamo a una legge di sistema l'aspetto normativo, così come si faceva nel passato, quando c'erano le leggi virtuose? Le leggi di bilancio servivano per appostare le risorse, servivano per finanziare i fondi globali, servivano per appostare le disponibilità economiche per poter poi varare le leggi durante il corso dell'anno.
Ormai noi facciamo un'unica legge l'anno, che è la finanziaria, pretendiamo di introdurre norme di sostanza economica e norme di disciplina giuridica, creando degli zibaldoni ingestibili che non risolvono i temi di merito per i quali vengono pensati.
Io credo, dunque, che la sfida vera sia quella di mantenere le risorse in finanziaria, ma di rinviare a dei disegni di legge, molti della maggioranza, molti dell'opposizione, che toccano nel merito il cinema.
Aggiungo che non si risolve il problema dello spettacolo dando la tax shelter al cinema, ma estendendola anche allo spettacolo dal vivo, perché è uno dei settori più bisognosi di intervento che finora è stato impunemente abbandonato a se stesso.

AMERICO PORFIDIA. Grazie presidente, cercherò di essere breve e di attenermi agli argomenti di cui ha trattato il ministro che ringrazio, perché ci ha dato delle informazioni a mio parere molto utili.
Riguardo alla Biennale, penso sia giusto, come diceva il ministro, che venga


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incentivata e mantenuta, poiché essa costituisce un'attrazione valida, nazionale e internazionale, e soprattutto perché rappresenta un serbatoio di artisti emergenti italiani.
Come diceva la collega, non è necessario che lo si dica, ma anche io ritengo che la nomina del presidente debba essere condivisa anche con le autorità locali, perché è così che si può trattare nel modo migliore con il territorio.
Per quanto riguarda il centocinquantenario, mi dichiaro invece soddisfatto dell'impostazione che il ministro ha dato, perché ritengo giusto che, al di là dell'esigenza che già, capisco, c'è in ogni territorio, si possa utilizzare questo momento particolare per fare degli interventi - ne ho ascoltati alcuni veramente molto interessanti, per esempio quello di Caserta, lo ritengo veramente un'opera interessantissima - che possano non solo dare visibilità al momento, ma anche essere utili per il futuro nel territorio interessato. Pertanto, la ringrazio per questa collaborazione.

EMERENZIO BARBIERI. Signor presidente, intendo centrare il mio intervento su tre questioni. Chiedo scusa al ministro se sarò, per rispetto dei colleghi che devono ancora parlare, sintetico e quindi abbastanza schematico.
Inizio dalla prima questione. Lei sa che questa Commissione una settimana fa ha varato un parere sulla riforma del suo Ministero con un largo consenso, ma io appartengo alla schiera di coloro che erano molto più soddisfatti della prima stesura del presidente relatore Folena, piuttosto che di quella che è uscita. Poi, la formidabile pressione, che escludo abbia messo in moto lei, del gruppo dell'Ulivo nei confronti del presidente Folena ha fatto sì che il parere si sia molto annacquato; in ogni caso, tengo a ribadirle che a mio giudizio, e a giudizio dell'UDC, la riforma del Ministero è una pessima riforma.
Sta a lei, poi, decidere se tenere conto anche del parere delle opposizioni o accontentarsi dei toni abbastanza trionfalistici che ogni tanto usa la maggioranza che la sostiene.
La seconda questione riguarda il centocinquantesimo anniversario. Io devo dirle, ministro, che ho un approccio a questa questione esattamente agli antipodi del progetto che lei ci ha illustrato. I colleghi della Commissione cultura e il presidente sanno che non c'è provvedimento sul quale io non tenti di esaltare il ruolo delle regioni, richiamando spesso anche il Titolo V della Costituzione, che pure non condivido. Tuttavia, se c'è una questione sulla quale trovo assolutamente contraddittorio lo schema che lei ci ha illustrato, è proprio il centocinquantesimo dell'unità d'Italia.
Io non riesco a capire come si possa pensare di diluire una celebrazione di questo genere - ne approfittiamo oggi che non c'è la nostra collega Goisis della Lega nord - in una serie di iniziative, per quanto alcune siano anche di un certo peso, come diceva il collega Bono, ma che io non so cosa c'entrino, per la verità, con il centocinquantesimo dell'unità d'Italia.
Ministro, lei ha detto, credo molto correttamente, che il cinquantesimo fu romanocentrico e il centesimo fu torinocentrico. Io immagino che se lei ci fosse stato non avrebbe condiviso, alla luce di quello che ci ha detto oggi, queste scelte che, però, sono le scelte che sono state fatte. Mi riferisco alla logica che poi si ha...

FRANCESCO RUTELLI, Ministro per i beni e le attività culturali. Era giusto. Roma era la nuova capitale nel 1911, quindi aveva un senso preciso. Venivamo da un periodo tormentato. Per Torino era il centenario dei fondatori e in Italia iniziava il boom industriale. Non era una scelta illogica. Oggi sarebbe impossibile determinare una centralità geografica e a mio avviso sarebbe sbagliato, anche se dobbiamo stabilire alcune priorità.
Scusi l'interruzione, ma sul merito io mi sono richiamato a quanto dissi la prima volta che sono intervenuto in Commissione - adesso lo dirò magari in replica, ovviamente dopo aver ascoltato tutti


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- perché c'è invece una logica unitaria che sta nel messaggio legato all'identità del Paese, in una serie di iniziative unitarie. Comunque lo preciserò in replica.

EMERENZIO BARBIERI. No, signor ministro, per l'amor di Dio, dialogare serve. Però, alla luce del fatto che comunque il cinquantesimo e il centesimo si sono svolti, come lei ha correttamente ricordato, a Roma e a Torino, io avrei fatto una scelta profondamente diversa: il centocinquantesimo a Palermo o a Napoli. Fino a prova contraria, questo Paese è formato da tre macroregioni, il nord, il centro e il sud. Quindi, io avrei compiuto una scelta di questo genere.
Affronto un'ultima questione, relativa alla Biennale di Venezia e alle nomine. Credo che lo Stato - do atto a lei e ai ministri che l'hanno preceduta - nei confronti della Biennale di Venezia faccia il suo dovere. Diciassette milioni di euro non sono noccioline, se diventano diciannove meglio ancora.
Devo dire, signor ministro, che considerando il tipo di ricaduta che le manifestazioni collegate alla Biennale hanno sul territorio veneziano trovo scandaloso il contributo degli enti locali. Il fatto che il comune e la provincia insieme diano 30.000 euro ha il sapore dell'elemosina, seppure di un certo stile.
Premesso che ovviamente considero le province enti inutili, tuttavia, poiché attualmente esistono, i rappresentanti del comune e della provincia di Venezia si sono chiesti quali vantaggi derivano al territorio dalla Mostra del cinema? Trovo davvero sbagliato un atteggiamento da pezzenti come quello del comune e della provincia di Venezia. Siccome credo che politicamente siano orientati più o meno nella stessa sua direzione, signor ministro, sarebbe utile un'opera di grande sollecitazione.
Voglio concludere con la questione delle nomine sulla quale vorrei essere molto chiaro. Mi interessa molto capire quali sono le sue opinioni al riguardo. Questo Paese ha attraversato, rispetto alle nomine, due fasi profondamente diverse. La prima fase era quella della cosiddetta prima Repubblica. Io appartengo alla schiera di coloro che ancora la rimpiangono, giudicandola migliore della seconda. Nella prima Repubblica c'era la lottizzazione tra i partiti di gran parte delle questioni signor ministro. Devo dire che, da questo punto di vista, la penso esattamente come la pensava il capogruppo del PCI nella Commissione di vigilanza RAI, che considerava la lottizzazione la più alta forma di democrazia esistente.
Tuttavia, si è deciso di abbandonare questa strada e di percorrere strade incredibili: commissione di concorso, fuori i politici (tutti corrotti), fuori gli amministratori, dentro i dirigenti (come se i dirigenti non avessero mogli, mariti, amanti, figli, zii!).
Poi si è passati alla seconda Repubblica. Non importa che questo discorso io lo faccia oggi, quando governate voi. È un discorso che valeva anche durante i cinque anni del Governo Berlusconi. Ebbene, in questa seconda Repubblica le nomine sono affidate alle amicizie personali dei ministri. Lo ripeto, alle amicizie personali! Si nomina chi si conosce, ovviamente. Mi pare una regola elementare. È difficile che si nomini un soggetto capace, magari di Sondrio, se il Ministro Rutelli non lo conosce. Questo discorso vale per il Ministro Rutelli, ma vale anche per il suo predecessore.
Devo dirle, signor ministro, che polemizzai duramente con il suo predecessore quando nominò nove persone della maggioranza per Cinecittà Holding. Il suo predecessore è il presidente del Consiglio nazionale del mio partito. Questa è una concezione delle nomine da Stato totalitario. Quando si amministrano aziende pubbliche si deve dare rappresentanza a tutti, perché le aziende pubbliche sono di tutti: di chi ha votato, sciaguratamente, voi e di chi ha votato noi.

FRANCESCO RUTELLI, Ministro per i beni e le attività culturali. Consapevolmente.

EMERENZIO BARBIERI. Signor ministro, se lei va in giro per i bar di Roma,


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non troverà una persona che dice di aver votato per Prodi.

FRANCESCO RUTELLI, Ministro per i beni e le attività culturali. Posso presentarglieli io!

EMERENZIO BARBIERI. Al di là di questo, sono dell'opinione che non si può affidare alla discrezionalità delle singole persone la procedura delle nomine.
Questo è un problema molto serio anche perché - e chiudo - va a finire che ai criteri lottizzatori tra i partiti si sostituiscano criteri familisti o di amicizie personali tra esponenti dei partiti che formalmente sono in contrapposizione.
Ogni tanto sfoglio qualche annuario con i consigli di amministrazione di aziende e società pubbliche e, semmai c'è qualcuno del mio partito, o di Forza Italia o di AN, mi chiedo come sia potuto accadere. Qualcuno mi risponde che «tizio» è amico del ministro.
Una democrazia matura non può consentire che le nomine avvengano in questo modo.

ANDREA COLASIO. Sarò molto breve e svolgerò solo alcune considerazioni di carattere generale.
Certamente oggi era importante focalizzare alcune questioni, ma credo che sia utile - qui sono d'accordo con l'onorevole Bono - una ricognizione a 360 gradi della situazione.
Ringrazio il Ministro Rutelli riguardo all'esaustività e alla puntualità delle sue informazioni sulle due questioni che oggi dovevano essere affrontate. Tuttavia, egli ha tenuto a precisare che ci sarà modo, tempo e luogo di un confronto, come è diritto e dovere di questa Commissione, sull'insieme delle politiche della cultura di questo ministero. Penso che tutti siamo d'accordo, signor ministro, che questo sia un passaggio utile.
Oggi scopro l'onorevole Bono improvvisamente gramsciano, perché improvvisamente si accorge che il Risorgimento ha creato fratture tra élite e masse. Parto subito dall'appuntamento del 2011. È vero che è difficile oggi immaginare, in un'Italia pluralistica, articolata, poliarchica e policentrica, un percorso diverso. Torino e Roma hanno definito una fase storica. Le celebrazioni erano collegate a una certa idea di Stato-nazione; oggi lo Stato-nazione si articola su un modello poliarchico, territoriale, federalista.
Credo che, da un punto di vista della metodologia politico-culturale, la filosofia dell'intervento che tende a premiare - mi dispiace che non sia presente l'onorevole Goisis - i territori sia importante. È pensabile che Venezia o Reggio Calabria o Palermo non siano della partita? No. È evidente che oggi questo è il percorso, ossia mettere in rete eccellenze culturali. Anche perché, onorevole Bono, celebriamo il fatto che abbiamo creato uno Stato-nazione che oggi è pluralistico e che fa delle dimensioni identitarie e culturali la sua forza.
Il fatto che sia il Ministro Rutelli a coordinare il comitato significa anche che l'asset strategico è quello dell'identità culturale. Cos'altro dimostriamo, a livello internazionale, se non la forte connotazione culturale del nostro Paese?
Penso che la metodologia sia buona. L'idea dell'approccio unitario nella costruzione dello Stato-nazione, focalizzando oggi la pluralità dell'offerta e delle identità culturali e territoriali - è questo il senso compiuto del programma ministeriale - mi sembra un percorso da tutti condivisibile. Non si può essere federalisti a intermittenza: o lo si è coerentemente, altrimenti ci raccontiamo storie.
Guarda caso, proprio le differenze culturali sono costitutive di un percorso federalistico che trova nelle pluralità culturali una sua legittimazione, che si riverbera poi sui sistemi politici istituzionali territoriali. Ben venga, dunque, questo approccio.
Signor ministro, le ricordo che abbiamo anche l'appuntamento del 2009. La dimensione globale è importante, ma le celebrazioni galileiane sono non meno strategiche. Tengo molto a questo passaggio.


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Credo che, in quell'occasione, avremo gli occhi del mondo puntati sul nostro Paese.
Ritengo che sarebbe importante, proprio perché Galileo è l'italiano più conosciuto a livello internazionale, non sottovalutare questo evento e reperire risorse in finanziaria. Ci sono alcune proposte di legge bipartisan (di Forza Italia, di colleghi di maggioranza e di minoranza) e credo che questa Commissione possa giocare un ruolo importante. Naturalmente, se vi è un coordinamento con le strategie ministeriali, ben venga.
Per quanto riguarda il cinema, collega Bono, credo che sarebbe ingeneroso non dirci qualcosa tra di noi. Non stiamo qui, come è avvenuto in tanti anni, a discutere di tagli alle risorse. Il lavoro prevalente di questa Commissione, nella passata legislatura, è stato proprio quello di fare da argine ai tagli del FUS.
Vorrei ricordarvi, cari colleghi, che quando il Ministro Rutelli ha preso in mano il dicastero - lo ricordo in particolare all'amico Bono, che stimo e apprezzo, perché è onesto politicamente - eravamo arrivati a 300 milioni di euro nella previsione 2007. Vorrei ricordare che uno dei primi atti di questo Governo è stato quello di restituire risorse al FUS e, in termini prospettici, alla fine della legislatura, saremo su livelli sicuramente significativi.
Oggi stiamo discutendo di ulteriori elementi innovativi. Il meccanismo di tax shelter in finanziaria è importante. Se n'è discusso per anni, è stato un cavallo di battaglia - va riconosciuto - non solo nostro, ma anche del centrodestra, e questo Governo (in particolare il Ministro Rutelli) è riuscito a unire tecnicalità e quadro politico. Pertanto, di fatto stiamo andando verso una soluzione che finalmente caratterizza in termini positivi il rapporto tra sistema cinema e sistema di impresa e risorse esogene al sistema di impresa e cinema. Questi sono fatti rilevanti.
Sono d'accordo su un punto con l'onorevole Bono: è importante tentare un approccio di una legge di sistema. I colleghi oggi sono allarmati perché in Commissione bilancio al Senato, e non certo da colleghi di maggioranza, c'è stato il tentativo di stralciare norme che erano importanti, appunto il tax shelter. Mi auguro che da parte vostra vi sia coerenza tra i fatti e le parole, dunque vi sia un riconoscimento della centralità strategica del tax shelter, assieme a una legge di sistema sulla quale mi aspetto convergenze al Senato.
Per quanto riguarda la legge dello spettacolo dal vivo e dell'industria culturale, questa Commissione ha calendarizzato - relatore il presidente Folena - una legge importante, non solo sull'industria culturale, ma sull'intero comparto dell'industria musicale.
Mi pare di poter dire che deve essere affinato tecnicamente l'arretrato normativo in finanziaria, perché le norme sull'industria musicale non hanno prodotto ancora gli effetti sperati. Quindi è opportuna - lo dico anche al presidente Folena - una ricognizione sull'implementazione di queste norme e sulla loro efficacia rispetto agli obiettivi.
Sullo spettacolo dal vivo, credo che avremo tempo, modo e luogo di parlarne. Penso che l'onorevole Rositani qualcosa vorrà dire, comunque noi stiamo aspettando la proposta di legge del Governo.
In questa Commissione vi sono diverse proposte dell'onorevole Rositani, dell'onorevole Luxuria, che fotografano l'esigenza strategica di una riforma di sistema dello spettacolo dal vivo. Sarebbe sbagliato politicamente e poco proficuo alla convergenza che abbiamo sottolineato reiteratamente in questa sede non decidere velocemente se predisporre uno schema di provvedimento normativo oppure rinunciare, da parte del Governo, a predisporre uno schema di DDL e lasciare al dibattito parlamentare il suo iter.
Su questo, signor ministro, le chiederei una risposta puntuale e precisa. Diversamente rischiamo di perdere ulteriori mesi che potrebbero essere molto proficui rispetto alla definizione di una legge di sistema che l'intero mondo del teatro e della musica si aspetta.


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Quanto alla Biennale, non le nascondo le mie perplessità rispetto alla sua dimensione territoriale. Francamente questa è più un'affabulazione, un'autonarrazione celebrativa. In realtà, non c'è un gran rapporto tra la Biennale e il territorio, dobbiamo dirci le cose come stanno. Questo rapporto è spesso evocato, ma chi sta fuori dai confini di Mestre potrà confermare che ancora questa vocazione territoriale non c'è.
Non vi nascondo anche - lo ricordavano molti colleghi - che la candidatura di Croff venne bocciata al Senato, dopodiché in questa Commissione alcuni di noi ritennero che comunque fosse centrale il suo alto profilo manageriale. Tanto è vero che vi furono divergenze e convergenze.
Credo che giustamente, signor ministro, lei abbia focalizzato l'improponibilità di un percorso che vada alla riconferma di Croff, per via dei conflitti che ci sono stati. Credo che sarebbe ingeneroso non riconoscere nulla al presidente della Biennale; diversamente non si capirebbe perché a Müller e Scaparro viene riconosciuto universalmente di aver operato positivamente: vivaddio, essi l'hanno fatto all'interno di una cornice che vedeva Croff presidente.
Credo che lei, signor ministro, con uno sforzo notevole abbia creato le condizioni di gioco politico perché con il comune e la regione si creasse l'intesa sul nuovo palazzo del cinema. Su questo, onorevole Bono, credo non si possa non riconoscere il ruolo del Ministero, che è stato strategico. Ringrazio l'onorevole Milanato che ha voluto sottolinearlo positivamente.
Indubbiamente si delinea la necessità di un profilo alto, anche perché, specie su queste nomine, è sempre auspicabile l'alto profilo e la convergenza da parte di tutti i gruppi parlamentari. Quando eravamo noi all'opposizione, se il profilo era alto ci si uniformava a questi criteri. Sono convinto anch'io che sia una scelta del ministro, e non può essere diversamente. Non è una scelta che deve essere concertata o negoziata. Sicuramente il ministro ha stabilito un termine a novembre (avrebbe dovuto essere a settembre, ma mi rendo conto che c'è l'esigenza di definire un percorso).
L'importante, lo ribadisco, è che si tratti di un alto profilo. Diversamente questa Commissione non ha avuto problemi, anche al Senato, a bocciare candidature che non corrispondevano a un alto profilo. Di quale profilo, poi, si tratta? Profilo manageriale, culturale, o si tratta di ridefinire il ruolo del direttore?
Sull'ASAC, onorevole Milanato, il problema si trascina da anni e anche su questo attendo le risposte del ministro.
Concludo ringraziando il Ministro Rutelli perché credo che dal suo intervento si possano cogliere molti segnali positivi.
Credo sarebbe ingeneroso non riconoscere che con questo Governo e con questo Ministero le politiche della cultura - pur, lo ripeto, con l'esigenza di registrare alcune politiche di settore - hanno raggiunto e acquisito un ruolo strategico e una centralità che non avevano mai avuto negli anni.
Grazie, dunque, signor ministro.

PRESIDENTE. Abbiamo concluso il tempo a nostra disposizione, poiché ricominciano i lavori dell'Assemblea. Sono iscritti a parlare i colleghi Garagnani, Tocci, Rositani, Sasso e chi vi parla. Il Ministro Rutelli ha dato ampia disponibilità a tornare in questa sede, per cui, consideriamo chiuse le iscrizioni a parlare e in una successiva occasione il ministro risponderà alle questioni sollevate oggi e a quelle che verranno sollevate negli ultimi interventi.
Rinvio il seguito dell'audizione ad altra seduta

La seduta termina alle ore 16,55.