COMMISSIONE VIII
AMBIENTE, TERRITORIO E LAVORI PUBBLICI

Resoconto stenografico

AUDIZIONE


Seduta di mercoledý 16 maggio 2007


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PRESIDENZA DEL PRESIDENTE ERMETE REALACCI

La seduta comincia alle 14,05.

Sulla pubblicità dei lavori.

PRESIDENTE. Avverto che, se non vi sono obiezioni, la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata anche attraverso l'attivazione di impianti audiovisivi a circuito chiuso.
(Così rimane stabilito).

Audizione del viceministro delle infrastrutture, Angelo Capodicasa, sulla programmazione delle politiche di competenza del suo dicastero concernenti i cambiamenti climatici.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca, ai sensi dell'articolo 143, comma 2, del regolamento, l'audizione del viceministro delle infrastrutture, Angelo Capodicasa, sulla programmazione delle politiche di competenza del suo dicastero concernenti i cambiamenti climatici.
Il viceministro Capodicasa viene qui oggi effettivamente nella sua qualificata piena, poiché questa audizione fa parte di un ciclo di audizioni che la Commissione ha da tempo avviato per predisporre, su richiesta della Conferenza dei presidenti di gruppo e del Presidente della Camera, un rapporto speciale per il Parlamento che orienterà una seduta straordinaria completamente dedicata ai mutamenti climatici. Non sto a sottolineare al viceministro - i colleghi della Commissione conoscono benissimo la vicenda - quanto questa tematica sia rilevante e soprattutto trasversale. Per questo motivo abbiamo istruito tale lavoro preparatorio con un ampio confronto con forze economiche, sociali, culturali e scientifiche, ma anche con l'interlocutore istituzionale, sia territoriale, province e comuni, sia a livello dei vari ministeri che hanno voce in capitolo. Tra questi ministeri, abbiamo ascoltato il Ministero dello sviluppo, il Ministero dei trasporti, ascolteremo il Ministero dell'ambiente, il Ministero dell'agricoltura, il Ministero della ricerca scientifica, il Ministero dell'economia ed altri. Tra i suddetti ministeri, non marginale, per usare un eufemismo, è il ruolo del Ministero delle infrastrutture, in quanto la politica dei trasporti è determinante per orientare il futuro dei trasporti, i quali fanno parte di uno dei settori in cui più forte è l'emissione di gas serra e, al tempo stesso, è più difficile una rapida mutazione di rotta. Per cui, gli investimenti che oggi vengono fatti, le regole di cui ci dotiamo per quanto riguarda la programmazione infrastrutturale del paese - ovviamente il Ministero delle infrastrutture ha competenza anche su una serie di altre regolazioni, si pensi, ad esempio, alla questione legata alla qualità dell'edilizia, a quanto di questo lavoro inerisce anche il codice degli appalti con riguardo al risparmio energetico, agli standard, alle coibentazioni, ed altro -, orienteranno in un senso o nell'altro la politica futura del Governo e diventerà più o meno difficile intervenire per incidere sulla riduzione delle emissioni di gas serra. Del resto, i grandi Paesi europei che stanno lavorando su ambiziosissimi piani di riduzione dei gas serra - si pensi alla Germania, all'Inghilterra, ai paesi scandinavi, (interessanti da questo punto di vista anche se non possono essere considerati


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grandi paesi) - prevedono tutti un intervento molto significativo nella rimodulazione del sistema di trasporto.
Per questo motivo siamo lieti che il viceministro Capodicasa sia qui a portare il contributo del suo ministero. Approfitto dell'occasione, viceministro, per dire che, a nostro avviso, questa lettura non può non interessare anche l'allegato sulle infrastrutture al DPEF. Se mi è consentito, sarebbe cosa gradita se il ministro Di Pietro, anziché sbandierare questo allegato in giro, lo portasse al Parlamento, che deve votarlo. Forse è il caso che lo faccia vedere prima a noi, poiché altrimenti potrebbe trovarsi sovraesposto su un terreno che potrebbe trovare in seguito anche punti di vista diversi. Lo dico per ragioni di deontologia istituzionale...

ANGELO MARIA ROSARIO LOMAGLIO. Di bon ton istituzionale!

PRESIDENTE. ...ma anche per ragioni di efficacia del lavoro comune, perché mi risulta che in qualche sede lui abbia già annunciato i proprie orientamenti che forse avrebbe dovuto comunicare prima in questa.
Prego viceministro.

ANGELO CAPODICASA, Viceministro delle infrastrutture. Presento al presidente una bozza che il ministro ha lasciato «intravedere» in qualche occasione. Si tratta di quella bozza, già concordata con la regione, che costituisce base fondamentale per l'elaborazione del documento allegato al DPEF. Naturalmente bisognerà ulteriormente perfezionarla.

PRESIDENTE. Quindi è solo una base.

ANGELO CAPODICASA, Viceministro delle infrastrutture. Una base abbastanza avanzata. A discrezione della Commissione, posso lasciare il testo scritto oppure leggerlo, se si vuole risparmiare tempo. Decida la Commissione come intende procedere.

PRESIDENTE. Poiché viene redatto il resoconto stenografico, sarebbe utile che si rendessero noti gli elementi di sintesi. Poi potremo distribuire la bozza ai colleghi.

ANGELO CAPODICASA, Viceministro delle infrastrutture. Premetto che il perseguimento di efficaci strategie idonee a far fronte ai cambiamenti climatici, da tempo è materia di interesse non più, o non soltanto, dei singoli Stati ma dell'intera Comunità internazionale. Gli obiettivi introdotti dal protocollo di Kyoto, infatti, e la conseguente necessità di un puntuale rispetto delle quote di emissione di agenti inquinanti, richiedono oggi linee di intervento di ampio spettro che hanno bisogno, per la loro applicazione, di un radicale ripensamento delle politiche di sviluppo economico ed infrastrutturale, con assunzione di decisioni congiunte a livello europeo.
In questo contesto l'Unione europea, nell'attuazione del programma europeo per il cambiamento climatico, lavora e dovrà lavorare con costanza insieme ai rappresentanti istituzionali nazionali, a quelli dell'industria, delle organizzazioni ambientali e delle altre parti interessate, per identificare interventi sempre più efficaci per la riduzione dell'emissione di gas serra, elaborando misure di contrasto che vengano successivamente attuate dagli Stati membri nella trasposizione interna delle direttive europee.
Formulo altresì l'auspicio e l'impegno del dicastero che rappresento che la politica di tutela ambientale non venga più svolta con strumenti di contrasto monodirezionale, generalmente contenenti interventi articolati e complessi che agiscono però solo su particolari tematiche ambientali; al contrario, è interesse di tutti i Governi fare in modo che la nuova sensibilità che si sta sviluppando a livello sopranazionale renda compatibile ogni atto di normazione, disciplinante qualsivoglia materia, con i principi di tutela ambientale, come già avvenuto dell'adozione di direttive comunitarie di rilievo in materia di reti infrastrutturali, di norme di costruzione nell'edilizia, di prevenzione


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dell'inquinamento marino ed atmosferico.
Entrando più specificamente nell'analisi del tema oggetto dell'audizione, e proprio con riferimento alla riduzione delle emissioni di gas serra - che l'Unione europea intende abbattere, entro l'anno 2020, nella misura minima del 20 per cento - un ruolo essenziale sarà giocato nei prossimi anni dalle politiche infrastrutturali di carattere strategico condotte dalle singole nazioni, che oggi debbono muoversi segnatamente nel solco delle seguenti linee di azione: riduzione della dipendenza energetica da fonti energetiche maggiormente inquinanti; contestuale maggiore uso delle fonti di energia rinnovabili; rimodulazione delle scelte relative all'utilizzo di sistemi di trasporto, con predisposizione delle opere infrastrutturali necessarie al potenziamento di sistemi alternativi al trasporto su gomma; attuazione di una più efficace politica dell'edilizia che utilizzi nuovi strumenti tecnologici per la riduzione delle dispersioni energetiche e per lo sfruttamento delle fonti di energia rinnovabile.
Per quanto attiene alla riduzione delle dipendenze da fonti inquinanti, premetto che il nostro Paese, rispetto ad una media europea molto più bassa, dipende per quasi il 90 per cento da energia proveniente dall'estero. Inoltre, la parte principale di questa energia estera è costituita dal petrolio e dal gas, il quale ultimo è vincolato ad un sistema di approvvigionamento che può essere giudicato non in linea con aspettative di consumo in rapido aumento. Sono note a tutti, al riguardo, le recenti conseguenze a livello europeo derivanti dall'interruzione o riduzione delle forniture a seguito di interruzione sul gasdotto che attraversa l'Europa orientale.
Gli obiettivi infrastrutturali di carattere strategico dovranno quindi essere diretti, da un lato a sviluppare le già esistenti capacità nazionali con l'utilizzo maggiore di fonti di energia rinnovabile previa predisposizione delle necessarie opere di adduzione (si fa riferimento, ad esempio, all'energia idroelettrica e all'energia eolica, in relazione alle quali l'Italia può vantare rilevanti potenzialità); dall'altro, a perfezionare l'acquisizione del gas quale alternativa al più inquinante petrolio, con la predisposizione delle più idonee strutture ricettive.
In quest'ultimo senso, va vista con attenzione la possibilità di far giungere parte del gas diretto al territorio nazionale non più tramite oleodotto ma tramite trasporto marittimo; la diversificazione dell'approvvigionamento, oltre a ridurre i sempre presenti rischi di shock energetico, consentirebbero infatti di aumentare le possibilità ricettive nazionali garantendo, nel contempo, la riduzione del consumo di fonti di energia maggiormente inquinanti quali il petrolio. Sarà valutata, dunque, l'opportunità di giungere in tempi brevi ad una definitiva pianificazione di livello nazionale che individui i siti idonei per il posizionamento delle strutture di rigassificazione necessarie, sulla base di valutazioni che contemperino l'impatto ambientale della struttura con le ricadute indubbiamente positive per l'area interessata.
Nell'immediato, l'obiettivo del Governo dovrà comunque essere quello di favorire la pronta realizzazione, senza ulteriori ritardi, di quelle strutture per le quali i progetti siano già stati approvati o la cui approvazione sia in avanzata fase procedimentale. Quanto sopra tenendo pur sempre conto che, in prospettiva, affinché l'Italia possa sfruttare la sua posizione centrale nel Mediterraneo e in Europa e quindi proporsi come hub energetico, sembrano necessari, a regime, almeno dieci rigassificatori in esercizio.
Stesse considerazioni valgono per lo sviluppo di fonti di energia alternative come quelle idroelettrica, eolica, solare ed altre, che negli ultimi anni non hanno subito uno sviluppo sul territorio nazionale paragonabile a quello avuto a livello europeo, pure a fronte di potenzialità indubbiamente di rilievo.
Anche allo scopo di canalizzare in maniera più proficua le diverse istanze volte a realizzare nuovi impianti, sembra dunque ormai necessario giungere ad una attività di programmazione a livello nazionale per l'individuazione dei siti più idonei - a seguito di una esaustiva valutazione


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di costi (anche ambientali) e benefici - alla realizzazione delle strutture di produzione energetica. Ciò consentirà, peraltro, di valutare in maniera del tutto organica le differenti problematiche sul tappeto, favorendo delle scelte di politica energetica che contemperino, da un lato, le esigenze di sviluppo di fonti di energia alternative e, dall'altro, quelle di tutela paesaggistica ed ambientale.
Con riguardo alle scelte di utilizzo dei sistemi di trasporto, è stato accertato che la causa scatenante dei mutamenti climatici risiede, per larga parte, nell'aumento dei gas serra presenti nell'atmosfera, generati dall'uso di combustibili fossili. Nel premettere che, in tale contesto, una delle chiavi di volta della politica europea è rappresentata dal programma di scambio delle quote di emissione imposte agli impianti industriali dagli stabilimenti ad elevato consumo, è altrettanto evidente che un ruolo fondamentale nella riduzione dell'emissione di gas serra spetta anche alla capacità che dimostreremo nella ulteriore limitazione del trasporto su strada a vantaggio di sistemi alternativi di trasporto, potenzialmente meno inquinanti, quali il trasporto su ferro e per via marittima.
Con riferimento a quest'ultimo aspetto, l'interesse del dicastero che rappresento è stato sin dall'inizio rivolto al potenziamento delle strutture portuali, nonché delle adiacenti reti di trasporto, al fine di consentire un più rapido sviluppo dei trasporti marittimi. Tale impegno è stato concretamente dimostrato nella recente legge finanziaria, nella quale si è predisposto un insieme di interventi, che non ha precedenti recenti, impostato sulle seguenti direttrici: destinazione di fondi per la realizzazione di grandi infrastrutture portuali a valere sulle risorse della legge obiettivo, a testimonianza del giudizio del Governo sulla rilevanza strategica di livello nazionale assunta dai porti nel contesto dei sistemi di trasporto; snellimento delle procedure di approvazione dei progetti di dragaggio dei porti, al fine di aumentare le capacità ricettive degli stessi in termini di approdi complessivi e di merci transitate; raggiungimento dell'autonomia finanziaria delle autorità portuali, al fine di rendere più competitivo il «sistema porto» nazionale rispetto ai concorrenti sistemi europei; previsione di fondi diretti alla liberalizzazione del cabotaggio marittimo, con contestuale privatizzazione delle società esercenti servizi di collegamento di interesse nazionale, nell'ottica di potenziare il livello competitivo dei servizi offerti e di accrescerne, conseguentemente, le potenzialità concorrenziali rispetto ad altri servizi di trasporto.
Analoghe considerazioni valgono per lo sviluppo del trasporto ferroviario. La recente legge finanziaria ha infatti stanziato specifiche risorse per il potenziamento delle infrastrutture ferroviarie di rilevante interesse nazionale, con riferimento sia alle «dorsali» strategiche quali il sistema «Alta velocità/Alta capacità», sia alle linee di collegamento trasversali, funzionali al rafforzamento dei corridoi plurimodali di impostazioni europea. Si ritiene, pertanto, che in tale contesto siano stati fatti passi di rilievo che saranno - si auspica - seguiti da ulteriori investimenti nella prossima legge finanziaria.
Sull'attuazione di politiche per l'edilizia eco-compatibili, come visto, il tema dell'efficienza energetica è direttamente funzionale all'abbattimento dei gas serra, che sono alla base dei mutamenti climatici. Lo sviluppo di una politica edilizia eco-compatibile è, di conseguenza, una delle chiavi di volta su cui si è lavorato e si dovrà lavorare per il futuro, con particolare riferimento ai settori del recupero delle acque piovane, dello sfruttamento dell'energia solare, della posa in opera di sistemi passivi di riscaldamento applicati all'edilizia.
Per quanto riguarda, in generale, la politica del Governo, sono state applicate e sono allo studio misure che prevedono detrazioni fiscali per tutti gli interventi edilizi di riqualificazione energetica; tali misure, in prospettiva futura, sono da considerarsi idonee all'espansione e diffusione di tecnologie che consentano, a regime, il miglioramento dell'efficienza energetica.


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Con riferimento alle politiche di più diretta competenza del Ministero delle infrastrutture, si evidenzia come già da tempo sia stato messo a punto un programma di sperimentazione diretto a definire parametri costruttivi - nel campo dell'edilizia - che tengano conto delle esigenze di eco sostenibilità sopra rappresentate; ci si riferisce, nel dettaglio, alla predisposizione di specifiche tecniche relative all'adozione di sistemi di recupero delle acque piovane (la crisi idrica è una delle conseguenze prodotte dal riscaldamento del blocco), di sistemi alternativi di approvvigionamento dell'energia con l'applicazione di pannelli solari, di sistemi passivi di riscaldamento.
È del resto provato, ad esempio, che un efficace sistema di coibentazione degli edifici è in grado di ridurre i costi di riscaldamento fino a quasi il 90 per cento, ove per costi sono da intendersi anche i tributi pagati all'ambiente dal punto di vista delle emissioni di gas serra.
Sul piano pratico, nell'erogazione dei fondi destinati agli enti locali per il recupero urbano di quartieri (contratti di quartiere), è stata richiesta da ciascun bando di gara l'attuazione dei parametri di ecosostenibilità richiamati nel citato programma di sperimentazione, risultando così l'erogazione di contributi statali direttamente finalizzata ad opere pienamente compatibili con i summenzionati indirizzi di politica ambientale.
Ritengo dunque che le linee di azione sopra individuate, per quanto di competenza, nonché il perseguimento degli interventi parallelamente predisposti da altri dicasteri nei rispettivi ambiti di intervento, possano considerarsi, allo stato, come un ideale viatico su cui costruire e programmare i successivi specifici interventi, anche e soprattutto sulla base degli stanziamenti che saranno resi disponibili dalla legge finanziaria 2008 per gli anni a venire.

PRESIDENTE. La ringrazio, viceministro. Do la parola ai colleghi che intendono porre quesiti.

GRAZIA FRANCESCATO. La ringrazio, viceministro, per questo resoconto, nonché per l'approccio con il quale il suo ministero si appresta ad affrontare il problema del cambiamento climatico. Devo dire però che vorremmo vedere passi avanti in quella che ritengo una rivoluzione culturale assolutamente necessaria: la rivisitazione del concetto di infrastrutture e di grande opera. Se fino adesso abbiamo sempre pensato che la grande opera fosse il ponte sullo stretto o un'autostrada, è necessario capire che proprio il cambiamento climatico ci obbliga a mutare l'approccio culturale e a vedere, per esempio, la grande opera come la messa in posa di sistemi per il solare oppure l'adeguamento degli acquedotti - che non sono citati -, un'opera magna se si considera che i nostri acquedotti perdono il 40-70 per cento dell'acqua.
Detto questo, ci piacerebbe vedere una scala di priorità più chiara, più precisa. Faccio un esempio. Se non ho capito male, sul tema dei rigassificatori c'è una richiesta di via libera; vi sono quelli già autorizzati e quelli autorizzandi ma, all'infuori di questo - lei sa benissimo che stiamo andando verso una conferenza sull'energia e sul clima a cui farà seguito una pianificazione energetica nazionale e piani energetici regionali -, non credo che si possa procedere alla scelta dei siti. Lei sa che anche sul piano delle innovazioni tecnologiche, la questione è controversa.
Un altro problema è quello che riguarda la mobilità sostenibile. È evidente che noi siamo per il passaggio dal trasporto su gomma a quello su ferro - il nostro Paese da questo punto di vista è in controtendenza in Europa -, però quale ferro? Anche in questo caso il discorso dell'alta velocità va rivisitato con molta attenzione. Ricordo che la maggior parte dei passeggeri ferroviari in Italia sono pendolari, quindi si muovono su tratte molto brevi, venti, cinquanta, ottanta chilometri, e sono quelli che soffrono maggiormente per tutta una serie di problematiche connesse alla manutenzione, alla sicurezza, ai disservizi e così via.
Dal punto di vista dell'ecosostenibilità, andrebbe rivista la questione delle priorità: ciò richiede un approfondimento


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maggiore anche da parte dello stesso ministro. Ci piacerebbe inoltre che fosse avviata la discussione - che stiamo chiedendo da molto tempo - sulla priorità degli obiettivi.

FRANCO STRADELLA. Anch'io ringrazio il viceministro Capodicasa, e gli pongo due questioni: la necessità di entrare nel merito di quanto egli ci ha illustrato e sapere come avrebbe reagito l'opposizione nella passata legislatura se il viceministro Martinat fosse venuto a esporci le stesse cose che ci ha riferito il viceministro Capodicasa. È stato correttissimo nell'indicare quali sono le strade a conclusione del suo intervento...

PRESIDENTE. È una domanda legittima.

FRANCO STRADELLA. ...e tuttavia avrei voluto chiedere: e quindi? Questa non vuole essere una critica al viceministro, che è una persona correttissima e assai disponibile e non può essere né maltrattato né bistrattato per il contenuto della sua esposizione, ma io ho ascoltato - già la collega Francescato nel suo intervento lo ha sottolineato - alcune questioni che nella relazione vengono enunciate, ma che poi alla fine non trovano conclusione, non trovano soluzioni reali. Sui rigassificatori evidentemente ho un'opinione diversa da quella della collega Francescato, ma su tutte le cose che ha detto il viceministro siamo assolutamente d'accordo. Il problema è individuare gli strumenti per ottenere un risultato. Quindi credo che possa essere attribuito un significato a quanto è stato detto se ci sarà un comportamento conseguente da qui in avanti.
La seconda questione, riferita questa volta al merito della relazione, riguarda il problema dell'edilizia ecocompatibile, che è certamente importante, ma che deve essere comparato alla situazione del patrimonio edilizio esistente che nel nostro paese. Si tratta di un patrimonio diffuso praticamente in tutte le famiglie - chi dice nell'ottanta, chi nell'ottantacinque per cento di esse -, che non ha caratteristiche di ecocompatibilità riferite al risparmio energetico o all'uso di energie alternative, che vanno incentivati con delle forme, che il viceministro Capodicasa ha già enunciato, di agevolazioni fiscali e di incentivazioni. Ciò può essere fatto agendo soprattutto sul patrimonio già esistente, poiché è evidente che il nuovo patrimonio avrà caratteristiche che andranno incontro a queste esigenze. Queste caratteristiche di pregio e qualità saranno apprezzate dal mercato, ma non risolvono il problema del consistentissimo patrimonio già esistente.
Comunque, per non lasciare una brutta impressione al viceministro, ribadisco che giudico la relazione interessante dal punto di vista dei propositi; vediamo ora come realizzare quelle che per adesso sono aspirazioni e programmi, che peraltro all'interno dello stesso Governo sono oggetto di contrasti, che devono innanzitutto essere risolti.

PAOLO CACCIARI. Signor viceministro, le porrò alcune domande secche. Come ha detto il presidente Realacci, stiamo organizzando una giornata parlamentare, che speriamo non sia solamente una conferenza, una benemerita opera di sensibilizzazione culturale e politica di noi parlamentari e di tutto il mondo politico e amministrativo italiano. Dico questo perché occorre anche mettere in cantiere delle politiche molto concrete e reali per attuare obiettivi, che ormai, dopo le decisioni della Comunità europea per quanto riguarda il perseguimento degli obiettivi di Kyoto, sono prescrizioni.
La prima domanda che vorrei porre al viceministro è se il vostro ministero sia disponibile a realizzare quello che, la Commissione ha più volte sostenuto (in risoluzioni ed in Parlamento), cioè una conferenza sul clima e sull'energia trasversale che metta intorno ad un tavolo, sia nella preparazione, sia nella realizzazione, tutte le competenze che concorrono alla realizzazione dei ricordati obiettivi, poiché fino adesso abbiamo avuto delle risposte, almeno dal mio punto di vista, non soddisfacenti.


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Il Ministero dell'ambiente farà una conferenza sul clima; il Ministero dello sviluppo economico è disponibile a farne un'altra sull'energia e via dicendo; però sappiamo che, sia per l'attuazione del protocollo di Kyoto, sia per le riduzioni dei consumi, c'è bisogno di uno sforzo sinergico di tutte le amministrazioni e di tutti i ministeri. Perché il Governo non decide di dare vita ad un percorso unitario che metta assieme tutte le varie competenze e responsabilità?
Passo ora alla seconda questione che vorrei sottoporre al viceministro. Lei ha giustamente detto che le politiche energetiche, le politiche di riduzione dei gas clima alteranti devono essere globali, non solo nazionali ma sovranazionali, innanzitutto a livello di Comunità europea. Allora chiedo molto seccamente: qual è la politica che il Governo italiano sta sostenendo in sede di Commissione europea su questi aspetti?
Ci sono delle questioni aperte. È in corso un grande dibattito riguardo alla riduzione delle immissioni delle automobili ed è in atto uno scontro molto forte tra le lobbies automobilistiche e alcune nazioni che invece vorrebbero essere attestate - come il presidente Realacci ci ricorda - sul modello della California piuttosto che su quello della Grecia, riguardo proprio alle emissioni delle automobili. Ritengo che questo problema riguardi molto direttamente il suo ministero e quello dei trasporti.
Un altro dibattito aperto riguarda l'introduzione o meno della cosiddetta «carbon tax». Vi è poi il problema di grande attualità inerente agli aerei. Sappiamo bene che il trasporto via aerea è il più inquinante tra tutti parametrato ai chilometri percorsi. Anche qui c'è un dibattito aperto: noi vorremmo sapere quali siano le posizioni del nostro Governo su questi grandi dibattiti europei.
La terza questione che sottopongo al viceministro è la seguente: lei ha detto giustamente che, per quanto riguarda la stesura delle priorità negli investimenti pubblici, occorre tener conto anche degli effetti dei gas serra emessi. A questo riguardo però, dopo l'ufficializzazione delle acquisizioni scientifiche in materia, anche a livello di Unione europea e di Nazioni Unite, bisogna inserire degli indici nella valutazione degli interventi: occorre verificare se convenga, ad esempio, realizzare un treno e che tipo di treno piuttosto che una autostrada e che tipo di autostrada, un tram invece che un metrò, un autobus invece che un taxi collettivo e via dicendo. Ci aspettiamo che, già nella prossima finanziaria, queste valutazioni siano contenute nell'elenco delle opere da finanziare.
Ho sentito parole confortanti per quanto riguarda la bioedilizia, ma non ho sentito nulla con riguardo ai sistemi urbani e metropolitani di traffico, che, invece, sappiamo, essere una fonte inquinante non solo per i gas serra, ma anche per quanto riguarda le polveri sottili inalabili. Sicuramente il traffico urbano - basti pensare alle famose riprese via satellite della Pianura padana -, è fortemente responsabile dell'inquinamento atmosferico.
Tra gli obiettivi che la Comunità europea ci ha dato c'è quello, da realizzare entro il 2020, della produzione interna del 10 per cento del fabbisogno di biodiesel nazionale. Abbiamo ascoltato in precedenti audizioni rappresentanti dell'ENI ed altri, che hanno posto grossi interrogativi sulla possibilità di raggiungere il livello indicato di produzioni in Italia senza distruggere l'agricoltura e senza spostare l'inquinamento su altre matrici. Se, infatti, introduciamo semi geneticamente modificati per realizzare il suddetto obiettivo, è chiaro che facciamo forse più danni che benefici, ma senza importare il biodiesel e l'etanolo, perché rischieremmo così di spostare i danni in altri paesi. Vorrei quindi capire come il Governo si atteggi su questo obiettivo.
Infine, ho sentito delle considerazioni «improprie» sui rigassificatori. Non capisco cosa abbia a che fare il Ministero delle infrastrutture con questo «spot pubblicitario» a favore dei rigassificatori, essendo questo il classico oggetto di una programmazione razionale energetica. Non si può


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prevedere di quanti metri cubi di gas avremo bisogno nel nostro paese se non abbiamo un quadro, una conoscenza, almeno un prospetto realistico dei fabbisogni, che ancora non c'è stato presentato.
Allo stesso modo, servirebbe capire quale sia la situazione dei metanodotti. Ho letto che l'ENI e il Governo hanno steso un protocollo per un nuovo metanodotto proveniente dalla Turchia; quindi anche il problema della diversificazione delle fonti, per non dipendere troppo dalla Russia o dall'Algeria, mi pare in questo modo risolto. Non voglio comunque parlare dell'AB energetica italiana perché non è questa la sede e credo che abbia bisogno di altre istruttorie.

AURELIO SALVATORE MISITI. Sono d'accordo sull'impostazione del viceministro Capodicasa, in quanto è la relazione di un ministero che si riferisce all'oggetto della propria attività, cioè alle infrastrutture ed al conseguente contributo delle stesse nel tenere pulito il nostro ambiente con minore inquinamento possibile nell'aria, sulla terra e nell'acqua. Di conseguenza non voglio entrare nel merito della relazione, né fare prediche. Voglio soltanto fare delle osservazioni sul dibattito inerente al ferro, sul quale dovremmo concentrarci.
Il Ministero delle infrastrutture dovrebbe concentrarsi sulla costruzione delle ferrovie piccole, medie e grandi, dovrebbe rinnovare, dopo centocinquant'anni, l'asse portante ferroviario che viene dalle Alpi e arriva fino in Sicilia, non fermandosi a Napoli come purtroppo sta avvenendo. È chiaro che, se ciò non viene fatto, si privilegia la gomma: infatti, da quindici anni in questa zona d'Italia si investe solo nella gomma. Si fa, quindi, la Salerno-Reggio Calabria e mai dopo Salerno si rinnova l'alta velocità ferroviaria. Non lo vogliono coloro che sono contro l'ambiente, quelli che lavorano per inquinare. Quindi ritengo che vada sollecitato questo ministero ed il Governo a costruire le infrastrutture ferroviarie principali del paese omogeneamente su tutto il territorio. Questa è la verità: siamo prigionieri di uno schema e di un programma vecchi, che ci hanno tramandato Governi precedenti e che si fermano a Napoli, a Salerno e più a sud non vanno o ci vanno solo quando occorre adeguare ferrovie vecchie di un secolo che non possono più fungere da ferrovie di grande comunicazione.
Ritengo che si debba scegliere la politica del ferro, una politica per i pendolari, per le medie distanze, per costruire le infrastrutture sul territorio nazionale e soprattutto l'asse portante. Abbiamo fatto l'alta velocità fino a Salerno: ci dobbiamo fermare perché ora riguarda il Mezzogiorno d'Italia? Questo non ha senso! Ritengo, dunque, di dover sollecitare il Governo perché, se c'è un limite non è quello di fare, bensì quello di non fare. Il nuovo concetto di infrastrutture in realtà è un vecchio concetto, nel senso che bisogna prima di tutto realizzarle.
Giustamente sono citati nella relazione del viceministro i porti, che devono essere costruiti se vogliamo una alternativa alla strada. Per questo motivo ritengo che sia necessario affrontare contestualmente una politica di intermodalità. Il Ministero delle infrastrutture deve estendere tutti questi programmi, compresi quelli relativi ai porti, al Mezzogiorno e quindi portare avanti la linea che già nella finanziaria è stata avviata. La finanziaria 2008 deve cominciare a prevedere investimenti sulle ferrovie, sulle grandi ferrovie.
Per quanto riguarda invece la questione dei rigassificatori, a mio avviso, essa interessa il Ministero delle infrastrutture. I rigassificatori sono indispensabili per il nostro paese (ce ne sono dieci): considerate che gli oleodotti e i gasdotti sono fissi, quindi sono attaccabili dal terrorismo; in più, siamo condannati ad essere clienti di un solo paese oppure di quei tre o quattro paesi fornitori. I rigassificatori, al contrario, ci permettono di avere quaranta, cinquanta paesi da cui comprare. Noi pensiamo che dobbiamo farli, gli altri li fanno e noi siamo sempre succubi di politiche altrui. Quindi se c'è uno dei ministeri che spinge in questa direzione, non c'è alcun bisogno di aspettare.


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Per quanto concerne la conferenza sull'energia, a mio avviso non si fa una nuova politica energetica con una conferenza. La politica energetica deve essere oggetto di decisioni politiche del Governo e del Parlamento. La politica energetica è richiede anche un «acculturamento» delle varie parti che costituiscono la maggioranza e l'opposizione, ma il vero problema è stabilire, con un programma pluriennale, quello che sarà il destino futuro dell'energia in Italia, senza rimanere prigionieri degli errori del passato.
L'ENEL sta entrando nel nucleare a pieno titolo perché compra al di là della frontiera: non è una questione propagandistica, ma è una realtà. Perciò è evidente che dobbiamo lavorare con i partiti di maggioranza e avere la capacità di fare. Le conferenze sono importanti, ma lasciano il tempo che trovano.

PRESIDENTE. Onorevole Misiti, la prego di concludere il suo intervento.

AURELIO SALVATORE MISITI. Un'ultima nota sull'edilizia, riguardo alla quale preferirei che fosse sollevata, oltre ad una questione di risparmio energetico - che è importantissima perché l'edilizia produrre ingenti risparmi - anche una questione che questa Commissione non ha ancora considerato. Mi riferisco al fatto che il nostro paese ha un territorio sismico, aspetto questo che passa in seconda linea, indebolendo la prevenzione, soprattutto a danno dei cittadini.

ROMOLO BENVENUTO. Si potrebbe dire che bisogna fare di più, come ha detto l'Unione europea ieri. Poniamo all'attivo di questo Governo, in un anno di lavoro, l'avvio della questione dei porti, che sicuramente rappresenta una svolta ed un segnale importante; poniamo all'attivo le detrazioni per l'edilizia sostenibile con lo sgravio di ben il 55 per cento delle spese. Mi pare che siano due obiettivi importanti e significativi. Tuttavia bisogna fare di più, come diceva l'onorevole Misiti, per quanto concerne le scelte strategiche del ferro e del mare, rispetto alla gomma. Ci aspettiamo un allegato al DPEF che dia un segnale molto chiaro in questa direzione, col tendenziale azzeramento delle nuove strade e un tendenziale investimento completo sulle infrastrutture su ferro (si fa così la politica se si vuole cambiare davvero!). Mi riferisco a tutte le ferrovie: quelle veloci, quelle lente, quelle urbane, tutte le ferrovie che servono al Paese con una direzione di marcia molto chiara. Su questo bisogna che vi mettiate al lavoro.
Per quanto riguarda l'edilizia, se posso permettermi un suggerimento, organizzerei, anche tecnicamente, il ministero su questo versante sul quale si possono realizzare molti risparmi, con una serie di azioni complesse che vanno dalle regolamentazioni sull'edilizia privata ad un grande piano di messa a norma di tutto il comparto dell'edilizia pubblica del paese: caserme, scuole, carceri, stadi. Questo è un campo in cui c'è moltissimo da fare, un lavoro molto intenso e molto impegnativo.
Riguardo ai rigassificatori, il fatto che abbiate scritto che ce ne sono dieci mi riempie di sgomento. Avrei preferito che aveste scritto che ne esiste uno con indicato a fianco dove. Qui la svolta - potremmo usare come metafora l'emergenza rifiuti a Napoli dove la svolta vi è stata quando si è deciso dove fare la prima discarica -, ci sarà quando si deciderà dove fare il primo rigassificatore, così come la svolta avverrà quando decideremo se fare o meno la TAV in Val di Susa.
Siamo con il fiato sospeso e tra un po' andremo in debito di ossigeno. Queste sono le scelte che il Governo deve fare e su questo siamo chiamati a decidere. Quindi nella relazione che faremo al Parlamento e - presumo e auspico - nella risoluzione che sarà presentata alla Camera, il Governo sarà chiamato a scelte molto impegnative. Che il Governo si prepari a dare una marcia in più alla sua azione, come da impegni assunti con l'Unione europea.

VITTORIO ADOLFO. Ho ascoltato con attenzione la relazione del viceministro che ha messo in evidenza, per conto del ministero, le attualità da affrontare. Riteniamo


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che sia indispensabile un programma di interventi atti a favorire il passaggio dal trasporto su strada a quelli su rotaia e via mare. Trasporto via mare significa autorità portuali, significa interventi necessari per far sì che ci sia efficienza nei nostri porti e nel sistema delle AB portuali in Italia. Per quanto riguarda la rotaia, bisognerà attuare una serie di programmi relativi sia all'alta velocità che all'alta capacità, che sono integrative. Quindi, ribadisco che è necessario il trasferimento dalla strada alla rotaia e al mare.
L'altro aspetto da esaminare riguarda la casa, ma su di esso occorre fare un programma non per le nuove case ma per ciò che è stato, per l'80 per cento delle case già costruite. Bisogna dunque stabilire quale tipo di intervento adottare e con quali contributi, per avviare un cambiamento e individuare gli interventi strutturali necessari per fare in modo che ci siano dei risultati apprezzabili.
Certamente i parametri di Kyoto vanno rispettati, le immissioni nell'atmosfera vanno contenute, occorre avviare il piano dei trasporti metropolitani e nazionali, sul quale siamo tutti d'accordo ma, al di là di ciò, dobbiamo arrivare all'utilizzo delle energie alternative (sistema eolico ed altri). Tutto questo purtroppo non ci renderà autosufficienti, poiché, dal punto di vista energetico, siamo dipendenti per l'85 per cento da altri Stati. Comunque, quanto faremo ci verrà in un aiuto e allora avvieremo il piano energetico nazionale e i piani regionali. Dove e quanti saranno i rigassificatori? Non tutti la pensano come noi, ma riteniamo che essi debbano essere installati e questo verrà stabilito nel piano nazionale e nei piani regionali. Ma, alla fine del percorso, il processo sarà ancora incompleto, non definito. Allora, piaccia o non piaccia (so che non tutti la pensano come noi) si dovrà nuovamente porre mano al nucleare per usi civili.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Adolfo, anche se il nucleare non è competenza del Ministero delle infrastrutture.
Viceministro, capisco che lei nella replica non avrà modo di approfondire tutti i temi sollevati, però vorrei riprendere rapidamente alcune delle questioni affrontate dai colleghi. A parte la questione dei dieci rigassificatori che considero uno «scivolone» privo di senso - io, che sono assolutamente favorevole a dotare l'Italia di rigassificatori, trovo che «sparare» il numero dieci non sia una cosa utilissima -, vorrei sottoporre al ministero alcuni quesiti, anche se so che non avrò una risposta immediata. In questo senso si ripropone la domanda del collega Stradella: cosa avremmo fatto noi se il viceministro Martinat avesse fatto la stessa relazione? Essa ha molti spunti ed è - a parte la battuta da «talk show» dei dieci rigassificatori, non degna del Governo - condivisibile in quanto contiene indicazioni molto interessanti che ripercorrono le scelte fatte dal Governo: parlo della portualità, del 55 per cento sull'edilizia e via dicendo.
Quello che chiediamo al ministero è di prendere un po' più sul serio lo scenario per entrare nel merito delle problematiche. Faccio due esempi concreti rapidissimi. Anzitutto il 55 per cento sull'edilizia è una grande misura che va incontro ad un problema che vari colleghi hanno sollevato e che concerne non tanto l'edilizia d'eccellenza, il nuovo costruito che è adeguato a standard europei, quanto le vecchie costruzioni. Peraltro sottolineo che ho sentito più volte il ministro Bersani annunciare una «lenzuolata» sulla questione dell'edilizia e mi piacerebbe capire - anche per egoismo di Commissione - chi intervenga sugli standard edilizi, perché se lo fa il Ministero delle infrastrutture, noi «ci mettiamo becco», altrimenti corriamo il rischio che, trascinata dal ministero di origine, la questione venga affrontata in altra sede. Quindi sarebbe utile se il Ministero delle infrastrutture cercasse di capire se debba lavorare assieme al Ministero per lo sviluppo economico su questo terreno...

AURELIO SALVATORE MISITI. Non possono farlo.


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PRESIDENTE. Però ne ho sentito parlare più volte in televisione, quindi vorrei capire se esista una piattaforma di intesa comune.
Con riguardo alla stessa questione dello sgravio del 55 per cento sull'edilizia, mi interesserebbe capire se il ministero ne stia monitorando l'applicazione o meno. Mi risulta, infatti - qualche giorno fa il collega Iannuzzi mi preannunciava anche un'ipotesi di risoluzione -, che la maniera in cui è stato attivato il 55 per cento abbia delle farraginosità tali da rendere complicato l'utilizzo di questo strumento. Sappiamo che gli sgravi per l'edilizia sono stati un grande strumento, utilizzato da un milione e mezzo ed oltre di famiglie italiane (non utilizzato da più famiglie soltanto perché in qualche parte d'Italia c'è l'evasione fiscale e agli evasori non conveniva recuperare il 36 per cento bensì direttamente evadere il fisco). Torno a chiedere: quel 55 per cento viene monitorato? Si capisce come sta funzionando? Qualcuno si preoccupa di renderlo effettivamente operativo, di istruire anche il sistema delle piccole e medie imprese italiane in quella direzione? Tale problematica entra nel codice degli appalti? La revisione del codice degli appalti metabolizza elementi avanzati dal punto di vista del risparmio energetico e delle fonti rinnovabili? Riteniamo che nella strumentazione che il ministero ha a disposizione debbano essere previsti tali monitoraggi.
Chiediamo, poi, quali siano le infrastrutture che il ministero inserisce tra le priorità. Noi chiediamo che, quando sarà presentato, l'allegato al DPEF ci venga spiegato anche alla luce delle politiche strategiche del Paese, e non ci sia, come è accaduto nella passata legislatura, una trattativa a la cart con le regioni, che ogni volta propongono le priorità che a loro convengono. Lo chiediamo al viceministro, pur sapendo che non può dare una risposta immediata.
Quando verrete a consegnarci l'allegato alle infrastrutture, ci spiegherete anche che paese avete in mente, perché il trasporto italiano dipenderà in parte dalle infrastrutture che costruiremo, non soltanto dai mezzi che ci faremo camminare sopra.
Per questo, prendendo la parte positiva della relazione e il taglio generale condivisibile, l'invito è a calare di più queste linee strategiche negli strumenti operativi del ministero e a sottoporci, nelle varie politiche di competenza (il 55 per cento, il codice degli appalti, l'allegato al DPEF), priorità che siano coerenti con la prima parte della relazione che ci è stata illustrata. Questa è una sfida veramente difficile in particolare per l'Italia, perché gli altri Stati si sono attrezzati per tempo. D'altro canto, il settore dei trasporti è un settore veramente strategico e delicatissimo. Se anche facessimo il collega Cacciari dittatore dell'Italia, dubito che potrebbe modificare le modalità di trasporto nel giro di due o tre anni in maniera significativa. Per questo motivo, le scelte che mettiamo in cantiere adesso sono determinanti per il futuro.

ANGELO CAPODICASA, Viceministro delle infrastrutture. La ringrazio, presidente, e ringrazio i membri della Commissione che hanno espresso alcune considerazioni su una relazione che comunque vi prego di considerare come una traccia sulla quale ulteriormente possiamo intervenire, anche attraverso integrazioni. Per esempio nella relazione manca tutta la parte relativa all'approvvigionamento idrico, alle acque, alle dighe e soprattutto manca la parte relativa alle condotte interne alle città che, in buona parte del paese, sono vetuste e comportano perdite superiori perfino al 40 per cento del liquido immesso nelle condotte. Ciò, nella situazione attuale, diventa decisivo, in quanto i cambiamenti climatici inducono fenomeni di siccità.
Pertanto, prego di prendere la presente relazione come una traccia; sul resto successivamente, se lo si vuole, potremo intervenire con delle più puntuali precisazioni.
Per quanto riguarda le questioni poc'anzi sollevate, il tema, come del resto anche il presidente ha accennato nella sua


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breve introduzione, ha carattere interdisciplinare, interministeriale, direi perfino di più, ha un carattere talmente integrato da richiedere scelte unitarie da parte del Governo nel suo insieme. Quali debbano essere le strade da percorrere per pervenire ad un punto di vista comune di carattere organico, non saprei dire. Non so se la conferenza che stiamo organizzando potrà dare una traccia mettendo a confronto i vari punti di vista per poi, in altre sedi, arrivare ad una forma di sintesi generale oppure se le strade debbano essere altre. Mi sembra in ogni caso del tutto evidente che non siamo noi a dover dare un punto di vista che sarebbe inevitabilmente del tutto parziale. Ovviamente, ove si potesse rendere realizzabile la conferenza, essa ci vedrà partecipi alla stregua degli altri ministeri con il nostro apporto e il nostro parere. Non ci sottraiamo all'idea di arrivare ad una conferenza, anche se non so se sarà effettivamente la sede risolutiva.
Mi astengo dall'intervenire su alcune delle questioni che sono state sollevate in quanto non sono competenza del Ministero delle infrastrutture. L'onorevole Cacciari ha elencato alcune questioni in materia di trasporto aereo e di riduzione delle emissioni auto. Questa è materia di competenza del Ministero dei trasporti, anche in sede europea, e noi non possiamo interferire. È stato ascoltato in audizione il ministro Bianco e suppongo che in quella sede siano state date delle risposte. Ove non siano state già date, sarà comunque competenza di quel ministero darle.
Per quanto riguarda le altre questioni, sintetizzo le principali, a cominciare da quella relativa alle direttrici di sviluppo degli investimenti nel settore delle infrastrutture che poi troverà nell'allegato al DPEF una prima condensazione. L'allegato al DPEF dell'anno passato, come del resto il ministro venne a riferire in questa Commissione, era più una fotografia di ciò che si era ereditato, piuttosto che una scelta selettiva degli interventi da effettuare, in quanto non c'era stato il tempo né l'occasione per poterla fare. Quest'anno invece l'allegato avrà un carattere più meditato. A me sembra, ad oggi, per quanto attiene al lavoro del nostro ministero, che la parte più cospicua di esso, non sottovalutando gli altri aspetti, sia stabilire su quale direttrice il paese debba investire: se spostare il traffico dal gommato al ferroviario e al marittimo, in che misura e se ciò abbia un carattere talmente significativo da farci dire che c'è una svolta, un mutamento di indirizzo. Posso affermare che l'indirizzo del ministero è questo e su questo abbiamo già lavorato. Va detto però che abbiamo ereditato, attraverso la legge obiettivo trattata con le regioni attraverso gli accordi di programma quadro, un complesso di scelte, anche se non tutte aventi carattere di priorità, che in qualche misura hanno condizionato a valle la discussione avutasi nel corso degli ultimi mesi con le regioni. Di conseguenza, il documento finale che sarà già stato concertato con le regioni, risente di tali scelte precedenti. Inevitabilmente arriveremo a forme di mediazione tra ciò che c'era e ciò che noi vorremmo ci fosse, facendo però uno sforzo serio per spostare sulle due modalità di trasporto meno inquinanti, quella ferroviaria e quella marittima, l'azione e la politica del Governo su questa materia. Ciò significa ulteriormente discutere con le Ferrovie dello Stato, valutare, per esempio, quali scelte, anche di carattere aziendale, vengano fatte da parte delle FS (ad esempio sul trasporto combinato), se si dia o meno determinate priorità. Riteniamo che tutto questo debba far parte della discussione che si svilupperà intorno al documento allegato al DPEF.
Per quanto riguarda le questioni relative alla bioedilizia, sono state introdotte in finanziaria delle novità e si spingerà in questa direzione: siamo nella fase di elaborazione del «piano nazionale della casa». Oggi si è riunito per la seconda volta il tavolo previsto dalla legge 8 febbraio n. 9 e si è cominciato a chiudere su alcune linee quadro del programma con soddisfazione generale da parte dei soggetti istituzionali e non che partecipano al suddetto tavolo. Da quella sede dovrà scaturire un'idea che poi impegnerà scelte


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di Governo anche con riguardo agli investimenti, scelte che non potranno non tenere conto delle esigenze di investimento nel settore della bioedilizia in particolare per quanto riguarda il risparmio energetico. Su questo versante noi possiamo maggiormente incidere, non essendo il resto della materia (incentivi fiscali, sgravi e quant'altro) di competenza del nostro ministero.
Per quanto attiene all'approvvigionamento energetico e alla questione dei rigassificatori, il numero indicato (dieci) è stato riportato dagli uffici i quali hanno fatto previsioni sulla base di calcoli e di proiezioni prive di carattere scientifico. La scelta finale dipenderà dalla valutazione che sarà fatta in sede di piano nazionale e da lì poi si deciderà. Il nostro ministero ha competenza dal punto di vista tecnico per la realizzazione delle infrastrutture dei gasdotti e il Consiglio superiore dei lavori pubblici si esprime, naturalmente in chiave strettamente tecnica, non sulla fattibilità per quanto concerne l'approvvigionamento, ma dal punto di vista della fattibilità tecnico-strutturale. La nostra idea è che si vada avanti intanto con i rigassificatori già approvati, benché comunque si tratti di un numero inferiore a quello che era stato stabilito. Bersani ha parlato della necessità di sette rigassificatori. I tre di cui fate menzione sono già in fase di installazione a Livorno, in Sicilia e a Brindisi. Ad ogni modo il problema è non nel numero, ma nel fatto che i rigassificatori, il cui iter procedurale si trova in fase di perfezionamento, sono tanti e tali da non compromettere la prospettiva futura, quella che il piano nazionale dovrebbe poi definire. Quindi la posizione del ministero, considerato che in materia di rigassificatori la decisione è stata presa - si tratta di stabilirne il sito e il numero -, è quella di andare avanti per questa strada.
Per quanto riguarda le altre questioni, presidente, se dovessimo fare un supplemento di relazione, ci sarà una integrazione della stessa e saremo molto più precisi.

PRESIDENTE. Grazie, viceministro, anche per le risposte che ci ha voluto dare. Quello che chiediamo è che nell'allegato al DPEF sia confermata la lettura odierna.
Dichiaro conclusa l'audizione.

La seduta termina alle 15,15.