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COMMISSIONE XIII
AGRICOLTURA

Resoconto stenografico

AUDIZIONE


Seduta di mercoledý 18 luglio 2007


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PRESIDENZA DEL PRESIDENTE MARCO LION

La seduta comincia alle 14,35.

Sulla pubblicità dei lavori.

PRESIDENTE. Avverto che la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata, oltre che attraverso l'attivazione dell'impianto audiovisivo a circuito chiuso, anche mediante la trasmissione televisiva sul canale satellitare della Camera dei deputati.

Audizione del Presidente del Consiglio per la Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura (CRA), professor Romualdo Coviello, sull'organizzazione e sull'attività dell'ente.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'audizione, ai sensi dell'articolo 143, comma 2 del regolamento, del Presidente del Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura (CRA), senatore Romualdo Coviello, sull'organizzazione e sull'attività dell'ente.
Ringrazio il professor Coviello per aver accolto l'invito della nostra Commissione.
Sono presenti con lui anche la dottoressa Ida Marandola, direttore generale, e il dottor il Stefano Bisoffi, direttore dell'attività scientifica.
Ricordo che la presente audizione è stata sollecitata da diversi gruppi ed è stata auspicata dallo stesso senatore Coviello, in una precedente occasione di incontro, per permettere alla Commissione di conoscere a fondo le diverse problematiche che la gestione di un ente importante e di ampie dimensioni come il CRA attualmente deve affrontare.
Cedo quindi la parola al professor Coviello. Al suo intervento faranno seguito le domande dei deputati e, quindi, la replica del professor Coviello.

ROMUALDO COVIELLO, Presidente del CRA. Signor Presidente, nella precedente audizione, nel rispondere ai quesiti sul problema affrontato, avevo proposto un'ulteriore audizione sul tema, che avrebbe potuto risultare utile per fornire alcuni dettagli sull'attività del CRA. La proponevo anche per l'interesse di cui l'ente da me rappresentato è stato oggetto in questa sede, in questa Commissione. Un interesse dimostrato dal lungo dibattito svoltosi sulla ratifica delle nomine - da parte del Governo - per le quali è stata presa in considerazione anche la mia persona.
Ho proposto questa audizione, quindi, anche per un debito di informazioni nei confronti della Commissione, poiché, per quanto il relatore abbia ben rappresentato la questione, c'era bisogno, tuttavia, di un supplemento di conoscenza, anche considerato che, non essendo arrivati al voto finale, sarebbe stato utile istituire un rapporto di ossequio e di lavoro con una Commissione che ha dimostrato tanto interesse per il CRA.
La mia richiesta, Presidente, viene anche a seguito di una sua interrogazione, che faceva riferimento al CRA, alla quale c'era la necessità di poter dare risposta in via diretta.
L'onorevole Boco, ex senatore, ha affermato in modo - per quanto ci riguarda - chiaro, molto giusto e soddisfacente, la necessità di discutere ulteriormente alcuni aspetti, tra cui il piano di ristrutturazione


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dell'ente, che era parte integrante della sua interrogazione, la quale ha rappresentato un elemento di dialogo o dialettico.
Questa audizione mi dà modo, pertanto, di dettagliare lo «stato del CRA»: così ho intitolato la mia relazione, che non leggerò, preferendo fornirvi una sintesi a braccio, consegnandone però una copia scritta agli onorevoli deputati, in modo che possano avere un documento più preciso e specifico.

PRESIDENTE. Autorizzo la pubblicazione della relazione del Professor Coviello in allegato al resoconto stenografico.

ROMUALDO COVIELLO, Presidente del CRA. Ho chiesto aiuto ai miei collaboratori, il dottor Bisoffi, direttore dell'area della ricerca del CRA, e la dottoressa Marandola, dirigente del servizio amministrazione, nonché direttore generale facente funzione (a seguito di un bando, siamo ancora in attesa di poter indicare il nuovo direttore), i quali hanno portato con sé due cose: un cd-rom che fornisce il dettaglio del CRA, attraverso delle slide; e il piano di ricerca triennale che stiamo discutendo in questi giorni, con una lunga tournée attraverso il Paese, durante la quale stiamo incontrando, oltre alle istituzioni, tutte le categorie del mondo interessato alla ricerca in agricoltura, per avere un parere ulteriore rispetto a quello che devono esprimere le istituzioni, per norma statutaria. Mi riferisco, in particolare, agli assessori regionali, con i quali ci sono stati tre incontri specifici: uno al nord, a Bologna, l'altroieri; uno a Bari, con gli assessori all'agricoltura del Mezzogiorno; e un terzo proprio stamattina, a Roma, nella sede dell'Ufficio centrale di ecologia agraria (UCEA), con gli assessori dell'area centrale.
Come lei sa, signor Presidente, si tratta di un atto importante che - e con questo comincio ad entrare nel merito - è espressione della nuova fase del CRA. Come ho detto in un'intervista, il CRA si è messo in moto dopo una lunga attesa. Il decreto legislativo è del 1999 e, come ha detto bene il Presidente nella sua interrogazione, sono trascorsi troppi anni perché questa struttura venisse messa in moto, avendo dovuto attraversare una lunga procedura di costituzione. Pensate che il piano di riorganizzazione, frutto di una riflessione del CRA, è stato riconsegnato al CRA stesso solo dopo la lunga fase necessaria per l'approvazione da parte del Ministro e del Comitato delle regioni, avvenuta solo nel giugno 2006. Lei diceva, signor Presidente, che tale piano è vecchio, eppure la sua deliberazione è fresca, pur essendo stata frutto di una lunga procedura e di un equilibrio molto complesso. Tale pregevole piano, frutto di una ricerca scientifica, è stato elaborato anche con il parere di esperti nazionali ed internazionali del settore. La mediazione politica, tuttavia, soprattutto dopo la fase che ha portato le regioni e il Ministro a raggiungere un accordo, è stato restituito modificato, in qualche modo.
La mia opinione è che si tratti di un piano valido, Presidente, e per due motivi.
Anzitutto perché si passa da ottantadue strutture presenti sul territorio a quindici centri di ricerca e trentadue unità di ricerca. È avvenuto, cioè, un processo di aggregazione e di semplificazione che, in qualche modo, ci ha fatto trovare in difficoltà. Alcune interrogazioni, infatti, hanno chiesto in merito alla soppressione di alcune unità di ricerca o di qualche istituto di ricerca largamente interrelati col territorio che, per il problema della loro dimensione o della loro risposta in termini di attività di ricerca - probabilmente perché caratterizzati dalla presenza solamente di uno o due ricercatori - sono stati ritenuti inadatti a confermare il valore strumentale della struttura, che non è stata considerata valida.
Il secondo aspetto è che, finalmente, si selezionano una serie di strutture di ricerca per tipologia, il che fa identificare il CRA come ente nazionale e non più come ente locale o provinciale. La storia ci aveva dato un'istituzione di sperimentazione diffusa sul territorio con - pensate - 88 centri di ricerca, che erano, più che altro, istituti sperimentali, rispondenti alle tipologie


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agricole del tempo in cui sono nate, tra la fine dell'Ottocento e la prima e la seconda metà del Novecento.
Vorrei esprimere compiacimento per la presenza del Sottosegretario, che ringrazio.
Stavo facendo riferimento alla interrogazione ed alla risposta del Sottosegretario: dicevo che, più che di istituzioni di ricerca, si trattava di supporti di sperimentazione agli enti locali, così com'è stato fino a tutti gli anni '90. Nel 1999 - anche a seguito del dibattito sul trasferimento dei poteri alle regioni e dei cosiddetti decreti legislativi Bassanini - nella Commissione Cerulli Irelli, di cui io facevo parte, si addivenne ad un patto tra le regioni e lo Stato, per creare un ente unico con rilevanza nazionale, chiamato CRA, che doveva assorbire, ereditare, tutti gli 88 enti di ricerca, per poi iniziare la propria attività.
Dicevo del piano di ricerca che è stato approvato solo nel 2006, benché già consegnato, per la verità, agli amministratori di allora. Come sa il Presidente e come sanno gli onorevoli presenti, io mi sono insediato solo tra la fine di dicembre e l'inizio di gennaio, tra l'altro anche a causa della lunga procedura parlamentare di nomina.
Le medesime lungaggini hanno caratterizzato l'approvazione dello stesso statuto e dei regolamenti, conclusasi nel 2004. Pensino, Presidente e onorevoli colleghi, che tutta l'attività per la creazione dell'ente centrale in questione (regolamenti di contabilità e organizzazione dell'ufficio) si è svolta in una fase costituente, che è probabilmente stata molto lunga, ma che è stata revisionata più volte dal Ministero e dal Parlamento, il quale ha dovuto ritornare sui decreti legislativi approvati per emendarli.
Il lungo periodo dal 1999 al 2006 comprende, in qualche modo, una parte di forte elaborazione della strumentazione normativa. Io ho avuto la fortuna di essere nominato alla conclusione di questa fase propedeutica, che non possiamo, però, considerare completamente negativa. Solo il piano di ricerca è stato dibattuto e discusso per due anni. C'è qui un ex Sottosegretario del Governo - lo saluto - che ha seguito anche questa fase: quante discussioni si sono fatte, su questo piano?
Ecco perché, Presidente, la linea di questa presidenza è quella per cui, seppur riconoscendo che rimangono dei limiti (come la frammentazione e qualche forma di insoddisfazione, dovuta al permanere di unità di ricerca inadeguate e alla cancellazione di altre), il problema consisteva nel decidere se cominciare a rendere viva, vitale e operativa la struttura, oppure se tornare ad una dialettica tra lo Stato, le regioni e le diverse competenze, per rivedere il piano. Il mio giudizio è stato che, se avessimo reso nullo quel piano e fossimo ritornati a tutta la lunga procedura necessaria per una rimeditazione del piano, avremmo avuto bisogno di altri quattro anni.
Considerando che domani si insedierà il nuovo consiglio di amministrazione, per i nuovi membri sarebbe stata necessaria una nuova riflessione, qualora, ad esempio, i rappresentanti delle diverse regioni avessero richiesto la rivitalizzazione o l'istituzione di altri enti.
Ecco perché, signor Presidente, se mi consente, si è scelto di andare avanti, per poi, man mano che il CRA opererà, monitorarne l'attività, migliorarla e integrarla, ma attraverso singoli provvedimenti volti a perfezionare, incrementare, cancellare, raccordare, una struttura nazionale che sarà però già, finalmente, al servizio dei bisogni della ricerca nel Paese. Il CRA si è, dunque, messo in moto ed ha già compiuto, tra gli altri, due atti particolarmente interessanti.
Anzitutto, dal primo gennaio il CRA ha cominciato a lavorare per stendere il proprio piano di ricerca che, per come il Parlamento e gli amministratori hanno concepito questo ente, gli è necessario per operare. Sebbene in precedenza un piano di ricerca non fosse stato fatto, io ve l'ho ora consegnato: in questo momento viene discusso da tutte le componenti attive del mondo agricolo, interessate alla ricerca, cui lo abbiamo indirizzato.


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In secondo luogo, abbiamo finalmente istituito i nuovi centri di ricerca e le unità di ricerca. Stiamo - al Ministero ci hanno dato conforto su questo; vedo qui il Sottosegretario Boco che può confermarlo - per modificare leggermente una norma che consente di nominarne i dirigenti in via transitoria, per poi fare i concorsi. Senza tale fase transitoria diventerebbe difficile aspettare che si facciano i concorsi per poi insediare i centri. Occorrerebbero due anni per farlo, signor Presidente, perché, fra l'altro, siccome il CRA deve dimostrare di avere la copertura finanziaria - di cui in questo momento non dispone - per i centri di ricerca, il gatto si morde la coda: non possiamo bandire i concorsi e, quindi, non possiamo mettere in moto i centri di ricerca; di conseguenza il vecchio ente di ricerca stagna.
Vi è stata, inoltre, una certa attività - un aspetto, questo, che, in particolare, voglio segnalare a questa Commissione - per disegnare la nuova identità del CRA. Come ho già detto facendo riferimento alle deleghe del Ministro Bassanini, il decreto legislativo risale al 1999. Quella era, tuttavia, solamente la prima costituzione. Nel frattempo è maturata una modifica della Costituzione, con l'emendamento al Titolo V che, come lor signori sanno, ha riguardato anche il settore della ricerca, rispetto al quale è stato compiuto un passo in avanti: la ricerca non è più competenza dello Stato centrale, ma è competenza concorrente tra Stato e regioni. Se l'indirizzo generale è compito dello Stato, la potestà legislativa è ora delle regioni, che ne hanno tratto un impulso del tutto nuovo e, nel frattempo, hanno avviato tale attività. Vi fornisco un dato: la dottoressa Vagnozzi dell'Istituto nazionale di economia agraria (INEA), ha indicato che, ad esempio, le regioni spendono 130 milioni all'anno per attività di sperimentazione, divulgazione e ricerca; mentre il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali e il CRA, negli anni opulenti, gestivano 30 milioni di euro (non quest'anno, per il quale non abbiamo ricevuto una sola lira di risorse dal Ministero, a seguito del blocco operato sulla legge n. 499/1999).
Capite, dunque, che il peso delle regioni sta diventando importante e prorompente, tanto che esse stesse hanno formato agenzie e, in qualche modo, promuovono ricerca attraverso appalti e bandi con le università e con altri istituti di ricerca. Questa è, tuttavia, una contraddizione, perché questo ente avrebbe dovuto servire proprio come punto di mediazione tra l'attività propria delle regioni e l'attività dello Stato.
Ecco perché il CRA si apre a questa identità e, come riportato nello statuto, sottolinea, evidenzia ed enfatizza l'attività delle regioni insieme al proprio ruolo, proponendosi alle regioni ed agli istituti nazionali di ricerca come una struttura anche al loro servizio.
I consiglieri di amministrazione del CRA nominati dalla Conferenza Stato-regioni sono tre, ma, guarda caso, altrettanti sono quelli nominati dal Ministro dell'agricoltura, dal Ministro della ricerca scientifica e (il presidente) dal Governo: c'è un'equa ripartizione di responsabilità e, quindi, di ruolo.
Il piano della ricerca, inoltre, è approvato con il contributo sostanziale delle regioni. Faccio notare che se la Conferenza Stato-regioni blocca il piano, esso non va avanti, per cui anche le modificazioni sono atti vincolanti, proprio per la paternità congiunta. Lo stesso dicasi per il piano che, dopo questa fatica, andrà al vaglio della Conferenza Stato-regioni. Le regioni lo confronteranno con le proprie attività e quindi si innesterà un processo di attuazione. Tuttavia ciò è reso vincolante dalla vigilanza del ministro che, approvando di concerto con la Conferenza Stato-regioni, mette il timbro sull'approvazione del piano stesso.
Qual è per noi il problema? Il problema è quello di creare le condizioni per un rapporto nuovo. Un economista proverebbe a dire che c'è un mercato che dev'essere utilizzato, partendo dall'idea più generale che le regioni, avendo perso qualche colpo nel settore dell'attività di sperimentazione e di ricerca, hanno bisogno,


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rispetto alle nuove responsabilità, di avere strumenti più agili e forti, per redigere anche i cosiddetti «piani rurali di sviluppo». Lì è infatti fissata la conoscenza e l'innovazione come strumento fondamentale per l'evoluzione verso l'agricoltura multifunzionale.
Diventa allora interessante la prestazione di servizio del CRA, oltre al fatto che 130 milioni all'anno di spesa delle regioni sono una cifra importante, che potrebbe essere parte del consolidamento del bilancio del CRA e dell'attivazione a pieno della sua attività.
Questa attività di promozione di rapporti ha prodotto molto consenso: dodici regioni hanno deciso di fare una convenzione, un accordo-quadro (o istituzionale che dir si voglia). Come voi sapete bene, la legislazione sugli accordi programmatici nasce nel 1997, con la legge finanziaria, in cui anche i rapporti tra lo Stato e le regioni possono essere regolati da patti e intese istituzionali, che sono di ordine pubblico e mettono insieme programmi e responsabilità dei diversi enti per progetti comuni.
Ebbene, lavorando su questo, ne ho fatto qualche esperienza quando si è deliberata una norma di questo tipo al Senato della Repubblica, il consenso delle regioni verso questo obiettivo è stato consistente. Ho indicato qui l'elenco di tutte le regioni che chiedono un rapporto con l'ente, non solo per avere la prestazione dei servizi, ma anche per qualificare la struttura del CRA e le proprie strutture sul territorio. Di fatto, si propongono dei cluster.
Venivo sollecitato da un collega di questo ramo del Parlamento su quale destino avesse l'unità di Bergamo, del polo padano. Ebbene, essa è inserita nel cluster ...

ANGELO ALBERTO ZUCCHI. Di Lodi!

ROMUALDO COVIELLO, Presidente del CRA. Sì, scusi, di Lodi.
Una ricerca della regione Lombardia ha indicato la soluzione di un parco tecnologico, chiedendo a quattro dei propri istituti di farne parte. Abbiamo poi fatto una trattativa per unificare quelle strutture, volendo così concorrere ad una scelta delle regioni e degli enti locali che, nella programmazione urbanistica del territorio, indicano un'area dedicata alla ricerca. Ciò fa comodo al CRA, perché fare massa critica, in questo settore, è importante. In quella zona ci sono la facoltà di agraria dell'università di Milano, la facoltà di veterinaria, l'istituto Spallanzani: il CRA è come il cacio sui maccheroni, perché riempie la qualità e il contenuto di un cluster, valorizzando la propria funzione all'interno di una strategia complessiva, territoriale sì, ma anche internazionale. Il cluster di Lodi, infatti, in qualche modo risponde alle esigenze di internazionalizzazione della ricerca nel settore, ad esempio, della genomica.
La seconda cosa, che garberà molto ai colleghi parlamentari di questa regione, è che abbiamo ricevuto la stessa proposta dalla comunità regionale. In questa città, capoluogo di regione, abbiamo il numero più alto di istituti di ricerca (otto), i quali sono diffusi su tutto il territorio: una parte di essi è in centro, un'altra parte è ubicata altrove. Di fatto c'è un contrasto tra la ricerca, che dev'essere svolta nei luoghi opportuni, e la dispersione tradizionale (ministeriale) delle attività di ricerca.
Il nostro compito è, ad esempio, quello di utilizzare Tor Mancina, un'area di 2.500 ettari di terreno, sita al confine tra i comuni di Roma e di Monterotondo, dove ha sede un cluster molto importante del CNR. Tale area, di proprietà del CRA, accanto alla quale c'è una stazione della metropolitana, è un luogo utile per concentrare la ricerca e fare massa critica con le altre istituzioni lì presenti, in modo da realizzare uno strumento al servizio della ricerca nazionale, e non solo dell'attività regionale.
Vengo ora ad un altro esempio. Abbiamo ricevuto la stessa proposta da parte della regione Puglia, che aveva individuato nell'università di Foggia - noto la presenza di un parlamentare di quella zona - un distretto agro-alimentare della regione Puglia: lì ci sono l'università, la regione e alcune aziende del CRA che, guarda caso,


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nell'ambito delle ristrutturazioni, erano state soppresse. Noi abbiamo reso disponibile quella struttura, ma lì ci sono altre aziende di rilevanza nazionale. Il CRA è stato invitato, come ospite d'onore, a far parte del consorzio, che è diventato il centro di responsabilità di tutte le regioni dell'Obiettivo I del Mezzogiorno, vincendo un bando di concorso internazionale sul VI programma-quadro, di grande qualità. Siamo parte del consiglio di amministrazione e facciamo ricerca. Siamo nobilitati in questa attività, in quanto concorriamo a far crescere il valore della ricerca nel settore agricolo.
Le nostre relazioni istituzionali, quindi, sono forti: in primo luogo adempiamo ad un compito statutario; in secondo luogo, adempiamo all'indirizzo del ministero; in terzo luogo, facciamo salire il valore.
Rifletto con voi sul fatto che noi partecipiamo - per il 15 per cento - alla creazione del Fondo europeo per la ricerca; traiamo tra il 7 e l'8 per cento dal VI e dal VII programma-quadro; siamo, quindi, contribuenti netti della ricerca fatta in Italia, che spende così risorse che altri Paesi utilizzano per consolidare e rafforzare la propria agricoltura.
Questo ci dice che, se non ci fosse stato il CRA, dovremmo immaginare non un CRA «vecchia maniera», articolato in mille governatorati, bensì un CRA che assume la dimensione competitiva, a patto che si lasci questa struttura crescere e prosperare mediante le proprie risorse.
Noi non abbiamo la possibilità di emanare norme fiscali. Il nostro bilancio si nutre delle risorse finanziarie che riceve dal Ministero e se, com'è accaduto quest'anno, il Ministero, d'intesa con il CRA, stanzia 99 milioni nella legge finanziaria, per poi bloccarne il 15 per cento, si taglia la testa, oltre che le virilità, di questo CRA, impedendogli di poter proseguire o decollare.
Come si può predisporre un piano secondo cui - su indicazione vostra e, a suo tempo, mia - le unità di ricerca devono avere almeno dieci ricercatori e i centri di ricerca devono averne trenta (750 ricercatori) se, nel momento in cui dobbiamo attuare tale piano, abbiamo a che fare con un CRA vecchio e maschilista? Sapete che l'età media del ricercatore del CRA è cinquantatré anni? Sapete che l'età media del direttore di ricerca è sessantuno anni? Sapete meglio di me che la produttività maggiore, nella ricerca, si ha tra i venticinque ed i trentacinque anni, ragione per cui voi non potreste fare i ricercatori, essendo sulla via verso la grande saggezza e responsabilità. La mia è, naturalmente, una battuta. Non potrei fare ricerca nemmeno io, che tutt'al più posso gestire, tant'è che all'università faccio soprattutto docenza.
Se poi, signor Sottosegretario, esiste una vecchia legge dello Stato per cui un direttore di ricerca può lavorare fino all'età di settantacinque anni, si blocca il sistema. Come si fa a determinare quel tanto di turn-over che consenta di rendere un ente energico e capace di affrontare le nuove sfide?
Tratterò ora un'ultima questione, per poi non annoiarvi più.

PRESIDENTE. Si sta discutendo in questo periodo di allungare l'età pensionabile. (fuori microfono)

ROMUALDO COVIELLO, Presidente del CRA. Spero che questo valga per altre categorie. Probabilmente vanno messi al servizio del Paese per altre cose.
Una ricerca, che purtroppo non ho sottomano, indica che nei prossimi dieci anni, degli attuali 350 ricercatori, ne andranno via 120. Volete fare un ente di ricerca con 170-180 persone? Sapete quanti ricercatori ha l'Istituto Nazionale Francese di Ricerca Agronomica (INRA)? Ne ha oltre 1.500. Questi sono, dunque, i problemi del personale e dell'organizzazione.
Prima di fermarmi, Presidente, vorrei darvi un ultimo scorcio sul piano che abbiamo predisposto. Non l'abbiamo fatto guardando all'ombelico del CRA, ma guardando agli orizzonti. Abbiamo analizzato la domanda di ricerca presente nella società perché non abbiamo nostre risorse da impegnare. Abbiamo predisposto un


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piano che analizza la domanda di ricerca della società e delle istituzioni - le regioni, il Ministero dell'università e della ricerca, il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, l'Unione europea - considerando, da un versante, i nuovi scenari che si profilano a seguito della crisi energetica; dall'altro, le situazioni connesse ai cambiamenti climatici; e, infine, la politica agricola comunitaria, che punta sul disaccoppiamento, rendendo nulla la politica dell'assistenza e sensibilizzando in materia di politica di concorrenza. Come si può produrre un miglioramento della qualità della produzione, senza una ricerca adeguata? Occorrono nuovi prodotti che si adeguino al cambiamento dei gusti del consumatore che, oggi, non si accontenta più dei vecchi prodotti.
Il consumatore non è un romantico che sceglie la mela Limoncella: sceglie piuttosto la mela più rossa e più dura o la mela verde. Purtroppo, se non adeguiamo la qualità dei prodotti al cambiamento del mercato, non possiamo avere un'agricoltura competitiva. Durante una sua brillante conferenza, tenuta a Potenza, il Sottosegretario Boco ha sostenuto che il CRA è poco attento ad alcune tematiche, quale, ad esempio, il risparmio dell'acqua ed ha suggerito l'inopportunità che il CRA abbia un istituto per la risicoltura che impegna tantissima acqua, quando il Paese è assetato. Ha sostenuto la necessità che l'agricoltura diminuisca quel 50 per cento di acqua attualmente impiegato per gli usi agricoli, rendendolo disponibile per altre attività. Noi gli abbiamo ribadito, perché probabilmente non era aggiornato, che il nostro centro di ricerca di Vercelli sta producendo riso senza acqua o con molta meno acqua.
Se ritenete, posso condurre alcuni di voi a Vercelli, per mostrare gli esperimenti di questo tipo, che ci stanno portando all'attenzione del mondo. Non si tratta, però, solo di tecniche per risparmiare l'acqua, ma per migliorare metodologie e capacità produttive, sistemi produttivi. Un terzo tema è quello della multifunzionalità e dell'attenzione all'ambiente, che ci viene chiesta in modo crescente dall'Unione europea e dal Paese.
Dobbiamo poi cercare di rispondere anche alla domanda della società, che al prodotto agricolo chiede qualcosa in più del solo soddisfacimento della fame: chiede, ad esempio, le colture nutriceutiche per curare i suoi malesseri, attraverso produzioni agricole o orticole che, in qualche modo, li aiutino senza farmaci.
Questo è il programma che ha raccolto l'istanza del Ministero, l'istanza delle regioni e l'istanza delle istituzioni di ricerca, per poi individuare il punto di congiunzione tra esse. Noi non programmiamo per noi stessi, ma per le istituzioni e per la società che domanda e ricerca.
Mi fermo qui, per non essere ulteriormente noioso. Grazie.

PRESIDENTE. Ringrazio il presidente Coviello per la sua illustrazione e per il materiale fornitoci, che sarà sicuramente utile ad un approfondimento.
Mi riservo di fare un intervento, ma do anzitutto la parola ai colleghi deputati che intendano intervenire per porre quesiti o formulare osservazioni.
Do la parola ai colleghi deputati che intendano intervenire per porre quesiti o formulare osservazioni.

FILIPPO MISURACA. Vorrei intanto salutare, se il presidente mi permette, il senatore Coviello e i suoi collaboratori. Mi rivolgo al «senatore» Coviello, perché la sua introduzione mi è sembrata più politica, che non da presidente dell'ente, dal momento che ha fatto riferimento alla sua nomina.
Ebbene, voglio spiegare immediatamente, affinché resti agli atti, che se questa Commissione e il gruppo di Forza Italia, che io rappresento, non hanno mai posto ostacoli alla nomina del presidente Coviello al CRA, è indubbiamente perché, al momento di tale nomina, il problema non ha investito tanto la Commissione, quanto il Governo, ragion per cui avevamo già preannunciato che avremmo senz'altro


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espresso un parere. Poi, evidentemente, il professore Coviello è caduto nel dimenticatoio e le sue credenziali - che indubbiamente gli fanno onore e merito - sono state ratificate dal Governo senza bisogno del parere di questa Commissione.
Mi permetta di dire, a titolo personale - può poi darsi che i colleghi abbiano potuto interpretare meglio di me le sue considerazioni - che, francamente, quando lei dice, come presidente del CRA, che la macchina si è messa in moto, spiegandoci le modalità in cui ciò è avvenuto, ho la sensazione che il compito di questa Commissione e lo scopo di questa audizione siano ben altri.
Può anche darsi che nel documento che lei ci ha lasciato si ritrovino altri elementi, ma noi abbiamo bisogno di capire come avvengono questa ricerca e questa sperimentazione, com'è organizzato il suo istituto e che cosa deve fare il Parlamento.
Mi è sembrato che lei, nella sua relazione, rivolgesse dei messaggi più al Governo, che non al Parlamento, considerato che ha più volte denunciato - ed ha fatto bene a farlo - la mancanza di fondi e di aiuti.
Vedo qui la dottoressa Marandola, facente funzione di direttore generale, che lei, nella sua relazione, ha detto rimarrà in carica fino alla nomina del direttore effettivo. Non ho capito, però, se si tratterà di un ricercatore, di uno scienziato o di chi altri, perché dalla sua relazione non sono riuscito a capire - non lo dico per polemica e sarà senz'altro colpa mia - né quali siano le vere funzioni del CRA, né come sia meglio organizzarle, né cosa abbia materialmente prodotto il CRA finora.
Avrei preferito sapere - magari ce lo faccia sapere successivamente - cosa ha finora prodotto il CRA, di cui lei è presidente dal primo gennaio. Mi piacerebbe poter andare in giro per l'Italia a dire che grazie al CRA stiamo portando avanti qualche iniziativa.
È possibile che le mie domande trovino poi risposta nella sua relazione, professor Coviello, e in tal caso le anticipo le mie scuse. Ad ogni modo, eventualmente, un'integrazione non sarebbe male.
Lei parlava, inoltre, del consiglio di amministrazione. Le vorrei porre una domanda politica, ma lei è, del resto, il presidente. Mi è sembrato di capire che il consiglio di amministrazione si sia insediato in questi giorni, o sbaglio?

ROMUALDO COVIELLO, Presidente del CRA. Domani. (fuori microfono)

FILIPPO MISURACA. Domani.
Ebbene, vorrei sapere da chi è composto questo consiglio di amministrazione, per capire anche quali enti partecipano alla sua gestione e quale contributo possono dare i componenti del consiglio di amministrazione.
Onestamente, io sono estremamente contento di questo circuito, questa rete - a cui lei faceva riferimento - di altri enti che individuano il CRA come un ente nazionale, ma vorrei capire meglio quali risultati esso ottenga e se siano solo risultati in termini di coordinamento - come mi viene spontaneo pensare, maliziosamente, me lo lasci dire - in modo da poter attingere fondi dal Ministero, oppure se effettivamente ci sia un progetto che può dare dei risultati.
Questi sono gli interrogativi che volevo porle. Vorrei che fossero interpretati senza polemica, solo ed esclusivamente come un arricchimento che ho voluto dare a me stesso, e non credo ai colleghi, che sono sicuramente ricchi di proprio.

TERESIO DELFINO. Signor Presidente, è un piacere per me rivolgere un caro saluto al presidente Coviello, rivolgendo un augurio di buon lavoro a lui - essendo questa la prima occasione formale di collaborazione - così come alla dottoressa Ida Marandola e al dottor Stefano Bisoffi.
Ho letto rapidamente dello stato del CRA, delle sue scelte e prospettive, e ho ritrovato gran parte del percorso che abbiamo fatto con lo scorso Governo e con il Ministro Alemanno. Ho sentito anche le


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sottolineature che il presidente Coviello ha fatto rispetto alle diverse questioni, delle quali affronterò soltanto tre aspetti.
Anzitutto vorrei ribadire il ruolo fondamentale della ricerca per il nostro sistema agricolo ed agro-alimentare. Si è compiuta una scelta importante, unificando il sistema della ricerca che, prima, era certamente troppo dispersiva e frammentata, non permettendo di raggiungere gli obiettivi di una moderna agricoltura e, soprattutto, del sistema agricolo ed agro-alimentare italiano, che è sicuramente una potenza mondiale. Non posso che essere favorevole, dunque, all'azione di concentrazione e di coesione nata già due governi fa, due legislature fa, e che ora continua e va avanti. Ascoltandola e leggendo il suo documento, mi sembra di capire che essa abbia concluso un primo percorso di assetto.
Rimangono molti problemi e vorrei citarne due.
Il primo, che lei stesso ha richiamato, signor presidente, è quello della riqualificazione delle risorse umane nella nostra ricerca. Credo che siamo indubbiamente fuori mercato con quell'età media, sia dei direttori, sia del personale di ricerca. Con questo non voglio dire che dobbiamo - adopero un'espressione forte - «rottamare» il personale, ma, avendo avuto la ventura di visitare qualche centro di ricerca, credo che questo sia uno dei temi su cui si misura la capacità di cambiamento e di governo di una ricerca adeguata.
Una moltitudine di nostri bravi ricercatori si recano all'estero, mentre noi abbiamo un ente forte, le cui risorse disponibili - lo dico anche al Sottosegretario - dovrebbero sicuramente essere ulteriormente potenziate. Un primo elemento chiaro è costituito dal fatto che, anche attraverso il positivo raccordo con le università, di cui leggo nella sua relazione scritta e che ho sentito citare nella sua esposizione, dovremmo fare un'azione specifica, magari attraverso un bando, anche con risorse straordinarie, eventualmente messe a disposizione del CRA, per coinvolgere i migliori cervelli provenienti dalle università, che potrebbero contribuire a qualificare i progetti, per poter fare quell'indispensabile salto di qualità.
Altrimenti noi avremmo costituito un ente più per conservare ciò che già abbiamo che non, invece, per rispondere al grande e dinamico mondo produttivo agricolo ed agro-alimentare che, ricordo, è il secondo settore produttivo del nostro Paese e, quindi, merita un'attenzione più forte di quella avuta in passato, anche sul piano della ricerca.
Siccome natura non facit saltus bisognava prima svolgere un'azione di ricomposizione e di concentrazione, che ora è stata completata, ma adesso dobbiamo passare al fare, per governare e realizzare qualche capacità nuova nella ricerca.
Conseguentemente al tema della qualificazione delle risorse, vorrei porre quello della qualificazione dei progetti. Nella formazione professionale - cambio settore per fare un esempio che non tocchi questo mondo - noi abbiamo tante proposte di formazione che non c'entrano niente e servono solo a tenere vivo l'ente o la struttura relativi. Vorrei che in questo ambito si sviluppasse, invece, una capacità di ricerca innovativa e profonda, attraverso quel rapporto - che ho sentito evocare, mi pare, dalle parole del presidente - col mondo dell'impresa, col mondo produttivo e col mondo scientifico. Occorre capire che tipo di ricerca svolgere e quali progetti portare avanti, per poi investire prioritariamente su queste nuove frontiere. Inseguendo tutte le piccole, specifiche richieste di ricerca, altrimenti, non saremo in grado di fare quel salto di qualità che un grande Paese come l'Italia - che in questo settore, torno a dirlo, è una potenza mondiale - può compiere.
Per quanto concerne la realtà della ricerca, vorrei che alcuni processi di ricerca innovativi - fatti anche dall'università o da altri centri di ricerca - che sono in corso in certi settori (a livello regionale piemontese, ad esempio, che conosco più nello specifico) fossero maggiormente sinergici, come diceva il presidente.
Quanto ai dipartimenti e, in particolare, al comitato scientifico, che sono stati costituiti, essi dovrebbero individuare alcuni


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temi - su cui poi sollecitare la presentazione di bandi e di progetti innovativi - che vadano a collocare la nostra iniziativa di ricerca sulle fasce di qualità alta ed altissima, come di qualità è tutto il nostro sistema agricolo ed agro-alimentare.
Mi fermo qui perché non voglio rubare troppo tempo, ma auguro ancora una volta al presidente ed al CRA il migliore lavoro ed i migliori successi, perché il nostro Paese ed il nostro sistema agricolo ed agro-alimentare ne hanno bisogno. Grazie.

LUCA BELLOTTI. Signor Presidente, vorrei approfittare per svolgere alcune riflessioni di carattere generale.
La prima è che tutti ricordiamo come, nell'ultima legislatura, da parte dell'allora minoranza (la maggioranza di oggi), venisse sempre, costantemente, posto l'accento sul fatto che il Governo non finanziava in maniera adeguata la ricerca, all'interno del nostro Paese. Ebbene, oggi stiamo parlando del CRA, ossia di un centro di eccellenza della ricerca e della sperimentazione nel mondo dell'agricoltura, ma non mi sembra di aver visto, in termini economici complessivi, quel cambio di marcia che era predicato nel passato.
Credo sia assolutamente evidente che la ricerca è alla base dello sviluppo di ogni Paese che voglia fare sul serio. Non ho avuto modo, se non per pochi minuti, di ascoltare la relazione del presidente e posso, quindi, fare delle valutazioni solamente su quanto ho potuto leggere e su quanto ho potuto sentire nei pochi minuti in cui sono stato presente in Commissione. Tuttavia, mi sembra vi siano alcune questioni da mettere in evidenza.
Innanzitutto vorrei sottolineare un aspetto inerente, se vogliamo, l'eleganza e, credo, anche di rispetto. È stato detto che il CRA si è messo in moto. Questa affermazione presuppone il retropensiero secondo cui, nella passata legislatura, il CRA non era in moto.

ROMUALDO COVIELLO, Presidente del CRA. Ho detto che c'era la fase costituente! (fuori microfono)

LUCA BELLOTTI. Sì, va bene, comunque non mi sembra elegante nei confronti di chi, nel passato, ha gestito in maniera - credo - importante questo ente e si è veramente dato da fare per cercare di restituirgli dignità. Mi riferisco alla signora Marandola.
Allo stesso tempo, vorrei cercare di mettere in evidenza che, quando parliamo del CRA, bisognerebbe cercare di avere chiari gli indirizzi della politica italiana all'interno della politica comunitaria o, quantomeno, del sistema agricolo internazionale. Le dico questo perché, seppure io capisca la necessità di mantenere in piedi le strutture che si sono ereditate dal passato, avrei ritenuto opportuno anche puntare su una funzione di sviluppo, per quanto riguarda i temi dell'agricoltura e dell'agro-alimentare nel nostro Paese.
Le faccio alcuni esempi.
Penso che un istituto come il CRA debba orientarsi alla questione delle bio-energie - che viene sempre richiamata in causa quando parliamo di innovazione in agricoltura - com'è assolutamente d'obbligo per un Paese che voglia guardare avanti.
Vi è poi un'altra questione che credo sia assolutamente importante. Lei ha messo in evidenza il problema dei cambiamenti climatici. Ebbene, io dico che alla base dell'agricoltura, di ogni agricoltura, vi è l'acqua, che diventa un elemento portante di qualunque Paese voglia fare un'agricoltura intelligente. Siccome il nostro è un Paese assolutamente deficitario in questa direzione - se lo guardiamo dal nord al sud, troviamo aree che ne sono assolutamente carenti ed aree dove, invece, fortunatamente, questo elemento è sufficiente - credo che una ricerca dei mezzi tecnici per quanto riguarda l'impiego dell'acqua in agricoltura sia molto più importante che non altri istituti, dei quali sarebbe necessaria, quantomeno, una rivisitazione. Mi riferisco, per esempio, ad un settore assolutamente importante - ma


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non credo di primo livello - quale potrebbe essere quello della pioppicoltura. Oppure al tabacco perché, considerato cosa ha portato la riforma comunitaria, anche in tale settore bisognerebbe chiarirci bene se questo prodotto debba avere o potrà avere sviluppo all'interno dell'Europa o, altrimenti, cosa vogliamo fare nel nostro Paese.
Una questione che ritengo altrettanto basilare è che, nel nostro Paese, non si fa ricerca in maniera sufficiente. Credo sia assolutamente importante, quando ciò accade, mettere in rete tutto quello che può contribuire alla ricerca nel settore. Ad esempio, parlando di ricerca in agricoltura, oltre al CRA mi vengono in mente l'Ente per le nuove tecnologie, l'energia e l'ambiente (ENEA), il Consiglio nazionale delle ricerche (CNR) e molte facoltà universitarie italiane, che agiscono in modo indipendente e poco coordinato. Visto che le risorse sono tanto limitate, corriamo forse il rischio, per alcuni settori - magari anche importanti - di avere dei doppioni. Credo questo non sia assolutamente produttivo per l'agricoltura in generale.
Il CRA dovrebbe essere, quindi, a mio parere, il punto di riferimento strategico di tutto ciò che riguarda l'agricoltura e la ricerca agricola italiana, anche ubicata in altri istituti. Credo, quindi, che debba essere assolutamente avviata un'azione del Governo e del Ministro della ricerca, proprio per cercare di arrivare ad un riordino della materia, seguendo questa direzione.
Un'altra questione che riguarda la rete è quella delle regioni. Al di là del confuso federalismo vigente, credo si renda necessario, anche in questo caso, cercare di trovare dei punti di equilibrio, perché ci sono delle regioni che viaggiano in assoluta autonomia. Quando parlo di autonomia, utilizzo una parola - credo - di carattere politico, anche se credo siamo di fronte, in molti casi, più che all'autonomia, all'indifferenza rispetto ad un coordinamento nazionale, che sarebbe invece assolutamente indispensabile per non correre il rischio che nemmeno le poche risorse disponibili producano dei risultati.
Vorrei poi mettere in evidenza un ultimo elemento. Nel nostro Paese vi sono numerosi enti (mi riferisco all'ENEA, al CNR ed anche al CRA) che producono ricerche - ricerche importanti - ma manca chiarezza per quanto riguarda il capitolo della trasmissione tecnologica dei risultati di questa ricerca. Se noi non troviamo un punto di trasmissione tra gli operatori ed i soggetti attuatori presenti, corriamo il rischio che queste ricerche si facciano per i ricercatori e non per l'agricoltura. Questo è da sempre un anello debole, nella struttura del nostro Paese. Abbiamo ricerche assolutamente importanti ed i pochi ricercatori che abbiamo sono assolutamente di valore, però le ricerche rimangono all'interno degli enti.

ANGELO ALBERTO ZUCCHI. Ho ascoltato la relazione del presidente Coviello che, naturalmente, ringrazio per essere venuto qui ad illustrarci - penso - le linee strategiche del CRA per i prossimi anni, ossia il piano triennale, così come ci è stato descritto.
Faccio un po' fatica a capire come funzioni, quindi il presidente mi perdonerà - e mi perdoneranno anche i miei colleghi - se dico delle inesattezze, perché vorrei proprio cercare di capire.
Noi attribuiamo alla ricerca una valenza strategica fondamentale e ci rendiamo conto che il settore dell'agricoltura, soprattutto in questi anni e in questi mesi, dovrà affrontare, anzitutto attraverso la ricerca, le questioni e gli scenari che potrebbero portare la nostra produzione agricola ad essere all'avanguardia, oppure a finire «a rimorchio» di quella degli altri Paesi.
Faccio riferimento ad una questione che è diventata importante nell'agenda politica degli Stati e delle nazioni, ossia la questione dei mutamenti climatici. In qualche modo, tale problema ci mette nella condizione di rivedere i paradigmi e le certezze che fin qui abbiamo avuto e, quindi, di interrogarci su nuove varietà di prodotti e su come queste varietà possano meglio resistere, trovando i modi per produrre meglio e con un migliore consumo


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di acqua. Insomma, si aprono scenari e domande molto nuovi.
Abbiamo potuto ascoltare e leggere com'è organizzato il CRA, ma vorrei capire come viene coordinato il suo lavoro. Il presidente ci ha detto che il CRA lavora con le regioni e con le imprese ed è, quindi, impegnato, rispettivamente, su progetti di scala regionale, sollecitati dalle regioni stesse e su progetti sollecitati dalle diverse imprese. Ora, per come si può intravedere la diffusione di questa organizzazione sul territorio, è evidente che abbiamo la necessità di un'operazione di coordinamento, che diriga la ricerca verso finalità e obiettivi che riteniamo importanti e strategici.
Mi viene da dire che, probabilmente, ci sono anche molti progetti che si accavallano, che in qualche modo si sovrappongono. Vorrei capire come riusciamo a fare la ricerca richiesta dai territori senza che questo generi sovrapposizioni. Chi fa il coordinamento di questa ricerca? Chi fa la sintesi di queste richieste che vengono diffuse nel territorio? E in che modo? Se ciò non avvenisse, saremmo di fronte ad una frammentazione che rischia persino di essere controproducente rispetto agli obiettivi.
Questa è la domanda che ci impegna di più: occorre capire come, in Italia, nel campo agricolo, siamo messi in condizioni di fare ricerca, posto che riteniamo la ricerca uno strumento strategico per il futuro. Credo sia compito di questa Commissione acquisire queste informazioni.
Per rispondere all'onorevole Bellotti - anche se non sarebbe il caso - naturalmente noi continuiamo a ritenere che la ricerca sia importante e strategica. Penso che questo Governo la considererà debitamente nelle proprie linee di intervento e nelle proprie politiche, compatibilmente con gli impegni che, in questo anno, abbiamo dovuto assolvere per riparare una situazione di conti pubblici non esattamente florida. Grazie.

TERESIO DELFINO. Non dire così, che è un ritornello vecchio e sbagliato! (fuori microfono)

ANGELO ALBERTO ZUCCHI. Utile da ricordarci! (fuori microfono)

BRUNO MELLANO. Condivido in gran parte le cose già dette, in particolare, dai colleghi della maggioranza. Vorrei, però, focalizzare la mia attenzione su un altro aspetto.
Una grande parte della relazione del presidente è stata dedicata alla ristrutturazione del CRA, alla situazione di passaggio verso un nuovo sistema a fronte del quale è stato necessario intervenire con una ristrutturazione che ha comportato, come accade in tutti i sistemi, tempi e difficoltà non da poco.
Ho riletto velocemente, nel rapporto che ci ha consegnato, le pagine dedicate ai temi della ricerca. Mi interesserebbe avere qualche informazione in più sulle linee strategiche e sui contenuti di questa ricerca.
Lei ha fatto accenno alla ricerca in campo di risparmio idrico, di cui sicuramente la nostra Commissione si è ampiamente occupata, anche in collaborazione con la Commissione ambiente. È inutile negare che questa è una delle sfide più interessanti, ed anche più problematiche, che dobbiamo affrontare, sia rispetto all'agricoltura, sia rispetto alla tutela del suolo. Su questo è in arrivo una direttiva europea che ci spingerà a fare degli interventi, anche nei nostri Paesi, rispetto alla desertificazione, alla franabilità del terreno e alla perdita di quella ricchezza, difficilmente ricostituibile in tempi umani, che è rappresentata dal suolo. Mi riferisco a quella parte di crosta terrestre che, negli anni, ha sedimentato un patrimonio di fertilità e di ricchezza che noi stiamo disperdendo in modo, a mio giudizio, davvero scellerato, con tante iniziative quali la cementificazione e l'utilizzo smodato di infrastrutture, o quant'altro, non del tutto necessarie.
Il presidente ha prima fatto un accenno alla sperimentazione vercellese. Prima io mi sono presentato come radicale, ora preciso che sono un radicale piemontese e, quindi, conosco bene la situazione vercellese. La sperimentazione sul riso in


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asciutta è sicuramente interessante. È vero che si tratta di una cosa veramente innovativa, ma occorre dire che è tale per l'Italia. Su questa vorrei farle la mia domanda, nel senso che noi, alla fine, rischiamo di fare dei progetti di ricerca - che io ritengo importanti - ma senza occuparci, poi, della divulgazione dei risultati. Questo non riguarda la fase di ricerca, perché gran parte del riso nel mondo, già attualmente, in Cina ed in India, per esempio, viene coltivato in asciutta. Il problema è spiegarlo. Adesso non ricordo i dati a memoria, ma gran parte del riso cinese è coltivato in asciutta. Il problema consiste nel verificare come le nostre tipologie di prodotto reagiscono al mutamento climatico ed all'esigenza di utilizzare diversamente l'acqua, in termini sia di qualità, sia di quantità.
Ho seguito un'altra sperimentazione molto interessante, sull'irrigazione a goccia del mais, realizzata dall'università di Torino, in collaborazione con la Coltivatori diretti di Bergamo, a dimostrazione di come, a volte, le sinergie si creano in modo trasversale. L'esperimento è risultato assolutamente soddisfacente, innovativo e rivoluzionario. In qualche modo, però, esso è rimasto quasi relegato ad una nicchia di attenzione, nonostante il professore dell'università di Torino coinvolto fosse anche consulente dell'ex Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. Su quelle sperimentazioni, e su altre forse anche più ardite, è interessante proseguire ma - e questa è la mia conclusione - sarebbe utile anche trovare i modi per la divulgazione e la socializzazione dei risultati alla comunità agricola italiana, all'imprenditore agricolo, perché, altrimenti, la facile battuta secondo cui i risultati delle ricerche finiscono per rimanere in un cassetto, in qualche caso, risulta essere vera.
Con grande attesa e con grande fiducia nel ruolo della ricerca in campo agricolo, io le auguro buon lavoro, perché ne abbiamo davvero bisogno: ne ha bisogno l'agricoltura italiana e ne ha bisogno il sistema-ambiente Italia.

PRESIDENTE. Presidente Coviello, penso si sarà reso conto che, da parte della Commissione, vi è il massimo interesse per il ruolo del CRA e per quello che esso può fare per il nostro Paese e per l'agricoltura. Questo mi sembra un argomento che tocca tutte le parti politiche di questa Commissione e su cui, naturalmente, anch'io confermo il mio impegno ed interesse: in caso di bisogno, questa Commissione potrà aiutare questi centri di ricerca, così importanti per il nostro Paese.
Lei ha citato più volte l'interrogazione che, insieme al collega Mellano, ho presentato in questa Commissione e che, nell'aprile di quest'anno, ha avuto una prima risposta da parte del Governo. Naturalmente, essa non era legata a quanto accaduto in merito alla nomina del presidente, bensì, logicamente, alle problematiche che abbiamo poi qui sollevato. Mi riferisco al fatto che una realtà importante come quella del CRA ha impiegato otto anni per uscire dalla fase che lei, giustamente, ha definito «costituente». A giorni avremo, finalmente, il consiglio di amministrazione. Considerando che la situazione di bilancio deficitaria ha attraversato tre legislature, possiamo dire benissimo che questa esperienza, questo problema riguarda sia un governo che l'altro.
Questo è, quindi, un problema generale della ricerca in Italia, per quanto mi riguarda, che non ha sinora trovato, nemmeno da parte dei vari governi, una risposta sufficiente, ma che il nostro Paese deve affrontare, se vuole continuare ad essere uno dei primi Paesi a livello mondiale.
Nel momento in cui abbiamo presentato l'interrogazione, noi eravamo certamente preoccupati, nel senso che, ad aprile - non certo per colpa del CRA - il Ministero non aveva ancora approvato il bilancio e dovevate, quindi, ancora agire in esercizio provvisorio. Non so quando, l'approvazione di questo bilancio è, però, poi avvenuta.
Eravamo preoccupati anche dal fatto che, in una situazione generale di difficoltà della ricerca, la maggior parte dei


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ricercatori del CRA - oggi abbiamo saputo pure la loro età media, che non conoscevamo - sono precari. Di fronte a questo fatto, poiché non vogliamo una ricerca precaria, ma una ricerca che sia strutturale per questo Paese, chiedevamo al Governo cosa intendesse fare per risolvere questo problema, che riguarda anche l'organizzazione stessa di questa importante realtà.
Presentando quell'interrogazione, ritenevamo - e riteniamo ancora - che la mission principale del CRA fosse, appunto, la ricerca e non, magari, lo sviluppo, a livello centrale, delle burocrazie interne, cui venissero destinati più fondi e maggior personale che non alla mission dell'agenzia. Allo stesso modo, ritenevamo che il problema della sede di Roma, stando alle notizie che ci venivano riportate, stesse forse assorbendo troppe risorse del CRA.
Queste erano le ragioni della nostra interrogazione, che naturalmente legavamo alla funzionalità dell'ente, che vogliamo sia la più completa e tranquilla possibile. Vogliamo vi sia personale motivato, adeguatamente pagato e tranquillo rispetto alla propria situazione di vita. Mi piacerebbe sapere quanti di questi ricercatori cinquantatreenni - o più anziani - siano precari e quanti siano invece assunti a tempo indeterminato presso il CRA. Questo perché, logicamente, per chi affronta queste situazioni, non è indifferente come si lavori dentro un centro di ricerca, anche considerato che tende poi a succedere quello che molti colleghi hanno evidenziato, ossia che molti ricercatori preferiscono andare all'estero. Siccome noi tutti riteniamo importante, invece, che queste intelligenze non vengano sottratte al nostro Paese, logicamente chiediamo e vogliamo che il CRA possa risolvere i suoi problemi. Ripeto che, anche su questo, la Commissione è sicuramente sensibile a quanto lei ci vorrà dire e potrà proporre rispetto alla possibilità di migliorare la vostra condizione, sia economica, sia operativa, all'interno del mondo della ricerca del nostro Paese.
Mi sembra che nessun altro voglia intervenire.
Do la parola al professor Coviello per la replica.

ROMUALDO COVIELLO, Presidente del CRA. Anzitutto grazie a tutti per l'interesse mostrato, per gli interventi molto puntuali, per le curiosità ed anche per gli stimoli che sono emersi.
Inizierò col fornirvi due notizie organizzative.
Anzitutto, ribadisco che il CRA si insedia domani.
Ho poi già detto, in un passaggio della relazione, che il CRA è composto, anzitutto, da tre rappresentanti nominati dalla Conferenza Stato-regioni. Questa volta essa ha fatto una scelta equilibrata, individuando una persona in rappresentanza delle regioni del nord, una delle regioni del centro e una delle regioni del sud.
Il primo di essi è il dottor Giovanni Gius che, pensate, è presidente dell'Istituto agrario di San Michele all'Adige, in provincia di Trento, un'istituzione di ricerca molto importante in Trentino. Questo vi dice come il Trentino Alto Adige - una regione a statuto speciale - rivolga oggi la sua attenzione all'organizzazione dello Stato, mentre un tempo aveva formato un proprio centro di ricerca, di importanza europea. Ora il presidente Gius entrerà nel nostro consiglio di amministrazione, come gli è stato chiesto dalla regione Trentino Alto Adige e dalla provincia di Trento. Il secondo rappresentante è il presidente dell'Agenzia regionale per lo sviluppo e l'innovazione nel settore agricolo (ARSIA) della Toscana, la dottoressa Maria Grazia Mammuccini. Il terzo è un docente di Nematologia dell'università di Napoli.
A queste tre personalità, si aggiungono tre consiglieri nominati dal Ministro: il preside dell'università statale di Roma, il preside della facoltà di agraria di Milano e quello della facoltà di agraria di Palermo. Ci sono, poi, un tecnico agricolo del Lazio e un sindacalista di grande qualità e con grande esperienza, che ha operato per molti anni nel settore della ricerca ed è molto apprezzato.
Si tratta, quindi, di una rappresentanza molto complessa, varia e, come ho detto,


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anche qualificata, che comprende docenti, ma anche persone con esperienze manageriali ed imprenditoriali.
Quanto alla scelta del direttore, proprio per qualificare il CRA, si è ritenuto, d'intesa con il Ministro e le regioni, di fare un bando internazionale, in lingua italiana ed in lingua inglese, che ha avuto un riscontro elevatissimo, con la presentazione di cento domande, di cui trenta di grandissima qualità.
Che figura deve essere quella del direttore generale? Nell'avviso pubblico è stato riportato quello che c'è scritto nello statuto, dove si parla di una «persona di altissima esperienza manageriale e nel settore della ricerca», cioè del combinato disposto di cultura scientifica e manageriale.
Abbiamo fermato questa pratica per un po', perché abbiamo aspettato il nuovo consiglio di amministrazione, considerato che un atto di questa importanza richiede una struttura che ne abbia responsabilità per quattro anni.
Mi è stato chiesto cosa faccia il CRA e se esso abbia un potere di coordinamento o un potere proprio. Il CRA non ha solamente un potere di coordinamento: essendo un istituto nazionale, esso cerca anche di raccordarsi con le istituzioni locali di ricerca. Come ho già detto, le regioni - che hanno creato agenzie, centri di ricerca ed enti di sviluppo nel settore della ricerca - svolgono un ruolo importante nell'esercizio dell'attività della ricerca, onorevole Zucchi. E questo non perché gliel'ha consentito il presidente della Commissione bilancio, ma perché gli è garantito dalla Costituzione. Esse hanno autonomia e capacità legislativa, in questo settore, nel quale possono spendere ed impiegare una parte importante delle proprie risorse finanziarie. Sono poteri ineliminabili.
Il CRA sta scegliendo la via di operare una serie di incontri e di raccordi, come lei diceva, al fine di concordare come finalizzare le risorse e di realizzare segmenti comuni di progetti complessi di ricerca.
Mi dispiace non sia più presente l'onorevole Misuraca. Nel piano che vi ho presentato oggi, che sta per essere approvato, c'è un elenco di tutta l'attività progettuale del CRA, suddivisa per enti. Nel documento si riporta cosa fa il CRA per il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, cosa fa per il MUR, cosa fa per le regioni e cosa fa per l'Unione europea.
Volendo fare un brevissimo inventario di tipo quantitativo, onorevole Zucchi, vorrei dirvi che, ad esempio, il CRA ha realizzato progetti per 105 milioni di euro.
Per quanto riguarda le regioni, Presidente, ho fatto un elenco anche dei diversi settori. Parliamo di circa 15 milioni di euro per quattordici progetti, anche di una certa dimensione. Pensate che, per tre progetti per l'ambiente, sono stati previsti 5 milioni di euro, con una media è di 1,5 milioni a progetto, che non sono pochi. Nel settore del miglioramento delle produzioni animali, ad esempio, abbiamo quattro progetti per 4.9 milioni di euro.
Vedete qui tutta la statistica, anche suddivisa per settori. Per fare ricerca abbiamo dovuto fare l'inventario di come, nel Paese, si muove la ricerca, per la quale noi vogliamo essere il punto di osservazione ed il punto di riferimento.
Nel documento sono riportati anche i particolari. Per quanto riguarda il MUR, ad esempio, ci sono 15 milioni per la ricerca (trovate anche i titoli delle ricerche, uno per uno, e le entità dei finanziamenti). Non sto qui a leggervi l'elenco, ma di tutto questo abbiamo fatto l'inventario. Abbiamo fatto lo stesso anche per il quadro finanziario delle - poche - imprese: il CRA impegna 1.9 milioni di euro di ricerca direttamente per conto delle imprese agricole. Ecco, qui trovate tutto l'inventario.
In quali settori ci muoviamo? E come? Ha ragione chi ci chiede quale sia la strategia della ricerca? Nella relazione, a pagina 23, c'è scritto che le linee strategiche per la ricerca sono quattro.
Partiamo dalla prima. In questo momento in cui la politica agricola comunitaria chiede più competizione alle imprese,


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anche con la soppressione degli incentivi alla produzione, con il disaccoppiamento, noi stiamo svolgendo la ricerca - che ci viene chiesta - per la qualificazione della produzione e per il suo miglioramento genetico. Il primo capitolo riguarda, quindi, l'innovazione del prodotto. In Puglia, ad esempio, l'uva apirena è uno dei prodotti che ormai vanno di più, avendo sostituito, in qualche modo, una parte dell'uva da tavola tradizionale. Quella dell'uva apirena - l'uva senza semi - è una nuova produzione che, oggi, fa più mercato. È di eccellente qualità, è molto richiesta sul mercato e rappresenta un'innovazione di prodotto.
Lei ha ragione anche per quanto concerne gli impianti a goccia. Più del 60 per cento di tutta l'irrigazione nel Mezzogiorno - credo ci sia una vostra indagine conoscitiva su questo - avviene a scorrimento, buona parte avviene a aspersione, e solo una piccola parte è irrigazione a goccia. Il problema è che stiamo sperimentando la migliore erogazione della risorsa idrica, che va trovata per varietà colturali e per tipo di produzione, in modo da avere la migliore qualità del prodotto con il maggior risparmio d'acqua. Il primo settore è, quindi, quello del miglioramento del prodotto.
La seconda linea strategica riguarda l'ottimizzazione dei processi produttivi e, quindi, il ridimensionamento del problema della competizione eccessiva, che sta marginalizzando l'agricoltura del Paese, per via dei costi del lavoro. Si tratta di introdurre tecniche colturali che abbassino i costi di produzione e, quindi, consentano una maggiore competitività del prodotto. Non vi sto ad annoiare entrando nello specifico ma, se consultate il piano, trovate i progetti specifici che, nel dettaglio, vanno incontro a questo settore.
La terza linea strategica è quella dell'agricoltura al servizio della società. Ce lo dice il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, di cui abbiamo raccolto l'indicazione e di cui siamo strumento. Si tratta di ampliare l'attività del settore agricolo anche al settore extra-agricolo, sia sul versante no-food, sia sul versante della qualità ambientale. Si parla di sviluppo ed applicazione di metodologie innovative per gli interventi forestali, che godono di ampia attenzione, devo dire anche grazie ad un forte finanziamento del Ministero.
Attraverso un grosso progetto che si chiama «Riserva Italia», abbiamo svolto il monitoraggio di gran parte delle foreste delle regioni italiane, che ha consentito di fotografare lo stato delle foreste d'Italia. Anche perché, a causa dei cambiamenti climatici, nel giro di vent'anni, se non introduciamo, man mano, varietà boschive più resistenti ai cambiamenti climatici, potremmo avere la distruzione del sistema forestale. Qualcuno dice che, probabilmente, le colture, ma anche le varietà continentali, si sposteranno verso nord, ed arriveremo ad avere il cedro sulle montagne meridionali. Se non innestiamo, nei boschi mono-colturali, anche dei boschi poli-colturali - che, in qualche modo, col cambiamento climatico, possano garantire la copertura della cotica - c'è il rischio della scomparsa del sistema boschivo. Questa è l'attività che facciamo nel settore del miglioramento dell'ambiente. Lo dico, in particolare, alle persone sensibili a questo settore, sia per delega, sia per attività politica in senso più generale.
C'è poi la questione della salvaguardia e della conservazione delle bio-diversità. L'agricoltura italiana vincerà, nel futuro, se conserveremo le sue bio-diversità. Noi riteniamo - molti oltre me, soprattutto gli scienziati - che l'impoverimento delle bio-diversità nel settore viticolo della Francia costituirà la condanna della viticoltura francese, mentre noi stiamo lavorando alla conservazione delle bio-diversità del sistema viticolo italiano. Anzi, stiamo andando alla ricerca di vitigni locali perché, con l'introduzione del sistema genetico e del rapporto fra le diverse varietà, possiamo avere varietà di vini molto più interessanti. Lo potremo fare se conserveremo il patrimonio genomico, non solo per la viticoltura, ma in tutti i settori: la conservazione della bio-diversità ci consentirà


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di far fronte, di volta in volta, utilizzando la ricerca, anche ai cambiamenti dei gusti dei consumatori.
C'è, infine, il tema della protezione delle piante, della salute degli animali e della sicurezza alimentare, un altro settore nel quale siamo attivi. Ne cito solo il titolo perché nel testo trovate anche i progetti, che non vi espongo, perché potrei essere noioso. Tuttavia, se i signori deputati ritengono di voler avere maggiori dettagli, noi stiamo - grazie anche ad un finanziamento specifico - realizzando la banca dati della rete delle ricerche delle regioni, alla quale stiamo accoppiando la banca dati della ricerca del CRA, per dare al Paese una banca dati della ricerca in agricoltura, che servirà per il futuro. A meno che, come ha detto Zucchi, non ci sia poi chi voglia togliersi lo sfizio di andare a scopiazzare qualche progetto già realizzato, solo per recuperare - e quindi sprecare - risorse finanziarie.
Queste sono le linee innovative che stiamo portando avanti.
Rispondendo all'onorevole Delfino, che ringrazio, e all'onorevole Bellotti, vorrei sottolineare che non c'è assolutamente stata una sottovalorizzazione dell'amministrazione passata. Se mi consente di fare una battuta, onorevole Bellotti, questo consiglio di amministrazione ha dato all'ex direttore generale l'incarico di direttore generale facente funzione, il che significa che c'è piena attenzione ai valori che, nel frattempo, si sono creati all'interno dell'ente. Allo stesso modo, abbiamo anche una splendida direzione scientifica, che questo ente sta utilizzando e valorizzando appieno.
Ho già detto che cinque, sei anni sono stati necessari solo per redigere una serie di atti, regolamenti e normative, ossia per l'organizzazione; ho detto anche che, solo per predisporre il piano di riorganizzazione, ci sono voluti quattro anni di discussioni. Questo, di fatto, ha bloccato il CRA. Come si fa a dirigere un nuovo ente, se non entra in vigore il nuovo piano di ricerca? Quest'ultimo è stato approvato nel 2006; l'ho definito nuovo perché, in qualche modo, solo ora abbiamo fatto l'attivazione dei centri di ricerca e delle unità di ricerca e perché, per la prima volta, possiamo fare la programmazione, non attenendoci al gusto del presidente del consiglio di amministrazione su come individuare i progetti di ricerca. Essi vengono, invece, concordati con le regioni, con il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, con il MUR - a cui viene sottoposto il progetto di ricerca - con il CNR e con l'ENEA. Noi raccogliamo tutta la ricerca, insomma, e rappresentiamo un punto di osservazione comune. Cerchiamo il collegamento del CRA con tutta questa progettazione, in modo da evitare ripetizioni o contrasti con queste strutture. Questa è la linea.
Certo, sarebbe auspicabile, ad esempio, che le regioni si mettessero maggiormente d'accordo con il CRA, per fare massa critica a livello nazionale. Vorremmo fare questo soprattutto attraverso un'azione di cosiddetto fair play, di raccordi e di politica di apertura con le regioni, facendo diventare il CRA anche uno strumento delle regioni stesse. Se esse individuano nel CRA uno strumento noi di fatto diventeremo il raccordo.
Proprio questa mattina abbiamo avuto un incontro con i rappresentanti della rete della ricerca delle regioni e abbiamo stabilito che, dal prossimo anno in poi, le regioni realizzeranno progetti di ricerca multi-funzionali e multi-regionali. Il CRA si è reso disponibile a dare il necessario supporto tecnico e scientifico per la produzione di attività in questo settore.
Sono d'accordissimo con l'onorevole Bellotti sui problemi dell'acqua, su cui ho già detto alcune cose.
Per quanto riguarda il tabacco, si sta attuando una riconversione delle strutture. Già nella passata amministrazione, il Ministero delle politiche agricole e forestali ha utilizzato molto bene le proprie risorse finanziarie per sostituire la coltura del tabacco e alcune delle strutture in passato indirizzate al tabacco stanno per essere riconvertite. Proprio a Lecce, stiamo pensando ad una struttura che riutilizzi la vecchia unità di ricerca nel settore del tabacco, per dare vita ad una struttura per


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le energie alternative, le bio-energie. Là dove si produceva il tabacco, probabilmente nemmeno l'orticoltura può andare molto.
Infine, per quanto riguarda il coordinamento della ricerca, onorevole Mellano, sono d'accordo sulle cose da lei dette.
A Vercelli si tiene ogni anno, alla fine di giugno, una manifestazione - se lei è di quelle parti, lo saprà - dove, per fare il punto sulla ricerca in risicoltura, si riuniscono tutti i grandi commercianti e risicoltori del mondo, che prendono spunto dal nostro Paese.
Lo scorso mese c'è stata una pagina intera sulla risicoltura e sul centro di risicoltura di Vercelli, che è uno dei più apprezzati, tant'è che il suo direttore, se mi consente, ha vinto tre progetti dell'Unione europea, proprio nel settore delle tecniche avanzate per la scoperta di nuove varietà nel settore della cerealicoltura e, in particolare, nel settore del riso.
Siamo d'accordo sul fatto che dobbiamo andare ancora avanti in questo settore, per diminuire l'utilizzazione delle risorse, una parte delle quali deve poter essere destinata anche ad altri usi.
C'è poi l'ultima questione da lei posta, onorevole Mellano. Il problema è che la Costituzione ci impedisce di fare attività progettuali nel settore della divulgazione, perché questa è materia di competenza regionale. La divulgazione, la formazione e il trasferimento delle tecnologie è compito delle regioni. Anche in questo caso noi stiamo provando a bypassare il problema perché, a valle di ogni progetto di ricerca nei nostri istituti, vengono fatte....

TERESIO DELFINO. La riforma del Titolo V! (fuori microfono)

ROMUALDO COVIELLO, Presidente del CRA. Purtroppo è così! Né il ministero, né noi possiamo finanziare progetti di ricerca per la divulgazione. Tutt'al più, possiamo aprire i nostri centri di ricerca e svolgervi attività di aggiornamento per i tecnici che operano nel settore del l'agricoltura, presentando i risultati della ricerca e facendo così attività indiretta di divulgazione.
In qualche modo stiamo lavorando con le regioni su questo e il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali sta ormai finanziando progetti anche nel settore dell'energia, dove mette insieme imprenditoria agricola e centri di ricerca. Il nostro ente è impegnato a realizzare una serie di progetti per l'utilizzo delle energie alternative con piccoli impianti, per fare sperimentazioni comuni tra CRA e imprenditori. In questo caso noi facciamo innovazione e, nello stesso tempo, il prodotto va all'imprenditore che attua l'attività. È una forzatura, ma almeno proviamo a bypassare i settori. Sarebbe auspicabile riuscire a fare quel che si fece un tempo con il Ministro Marcora, quando gli allora assessori all'agricoltura immaginarono il regolamento C.E.E. n. 270 del 1979, che istituiva i centri di divulgazione agricola (di cui uno a Minoprio ed altri tre nel Mezzogiorno). Quei centri sono, purtroppo, scomparsi, perché l'attività di divulgazione è molto pesante. Bisogna allora recuperare quell'attività e, soprattutto, bisogna immaginare nuove tecniche per la divulgazione, probabilmente innestando direttamente sui progetti di ricerca i rapporti tra imprenditoria agricola e organizzazioni professionali e dei produttori.
Questo è un impegno che, come CRA, ci apprestiamo ad assumere, anche perché, da parte delle organizzazioni professionali, ci è stato richiesto di attivare con loro - e non con i singoli imprenditori - le convenzioni per il trasferimento della ricerca. Questo ci è dato di fare e questo cerchiamo di fare.
Tuttavia, signori, il potere sta nel Parlamento che, legiferando o rivedendo la normativa, può creare dei punti di forza e di congiunzione tra la responsabilità dei diversi enti che esercitano questa attività. Ci sono quattro enti nazionali nel settore della ricerca: il CRA, il CNR, l'ENEA e l'INEA. Ebbene, tutti questi enti


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hanno un consiglio di amministrazione. Non c'è nessuna norma che, ad esempio, impegni questi enti a mettere insieme i loro programmi e ad agire in modo coordinato per quanto concerne i rispettivi programmi.
Forse proprio di questo c'è bisogno, se vogliamo superare la competizione, anche a livello europeo, e presentarci a Bruxelles, non con un numero frastagliato di gruppi dirigenti nel settore della ricerca, ma con una rappresentanza più ristretta e più qualificata, anche per fare azione di lobbying a quel livello.

PRESIDENTE. Ringraziamo il presidente Coviello per l'ampia relazione e per quello che ci ha detto in sede di replica.
Dichiaro conclusa l'audizione.

La seduta termina alle 16,05.

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