COMMISSIONE XIII
AGRICOLTURA

Resoconto stenografico

AUDIZIONE


Seduta di mercoledý 24 ottobre 2007


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PRESIDENZA DEL PRESIDENTE MARCO LION

La seduta comincia alle 14,35.

Sulla pubblicità dei lavori.

PRESIDENTE. Avverto che la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata anche attraverso l'attivazione di impianti audiovisivi a circuito chiuso e la trasmissione televisiva sul canale satellitare della Camera dei deputati.

Audizione del Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, Paolo De Castro, sull'incremento dei prezzi dei prodotti agroalimentari e sulle politiche nei settori della pasta e del latte.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'audizione, ai sensi dell'articolo 143, comma 2, del Regolamento, del Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, Paolo De Castro, sull'incremento dei prezzi dei prodotti agroalimentari e sulle politiche nei settori della pasta e del latte.
Ringrazio il Ministro per essersi dimostrato ancora una volta disponibile alle nostre richieste. Al suo intervento faranno seguito le domande dei deputati, quindi ci sarà la replica del Ministro.
Do la parola al Ministro De Castro.

PAOLO DE CASTRO, Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. Grazie, presidente, e grazie a tutti gli onorevoli colleghi. Desidero esporre due considerazioni introduttive, per poi illustrarvi il piano di azione antispeculazione, che nei giorni scorsi è stato firmato dal collega Bersani e da chi vi parla. Come avrete appreso dagli organi di stampa, l'azione congiunta di Antitrust e Guardia di finanza sta già cominciando a produrre risultati.
Prima di entrare nel merito del piano antispeculazione, ho il piacere di svolgere due considerazioni di economia generale. La tensione dei prezzi internazionali che si sta verificando per alcuni prodotti alimentari, in particolare per grano, tenero e duro, mais, soia, prodotti per l'alimentazione zootecnica e latte - in polvere e fresco - è sicuramente dovuta a un insieme di cause, alcune delle quali di natura strutturale, altre di natura congiunturale.
Le cause di natura strutturale, che quindi inducono a un'attenzione particolare dell'intera filiera agroalimentare, sono da ascriversi a una forte pressione di domanda che sta generandosi a livello internazionale, dovuta soprattutto alla forte espansione di alcune economie, in particolare quella asiatica. Gli ultimi dati presentati sul consumo di latte in Cina portano da 9 a 25 chilogrammi pro capite il consumo del latte, con un'incidenza che rende difficile ipotizzare un'eventuale riduzione del fenomeno in futuro. Probabilmente, esso continuerà, anche per una crescita dell'economia asiatica molto forte, prevista anche per quest'anno oltre l'11 per cento.
La domanda internazionale cresce dunque a ritmi molto sostenuti, in particolare in Asia, ma anche in America latina.
La seconda causa, di natura congiunturale, è il fenomeno dei cambiamenti climatici, di cui più volte ci siamo occupati. In alcuni Paesi del mondo, in particolare produttori di cereali, si sono verificate


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condizioni climatiche avverse, che hanno sensibilmente ridotto l'offerta.
Questo fenomeno riguarda in modo particolare l'Australia e il Canada. In Australia, fenomeni di crisi idrica hanno comportato la riduzione delle produzioni; in Canada, fenomeni di natura patologica hanno avuto un impatto negativo sull'offerta.
Questo insieme di concause ha generato l'attuale situazione di tensione dei prezzi internazionali. Tranne che per alcune produzioni cerealicole, il cui incremento si è raffreddato da alcune settimane, relativamente al grano duro, la situazione è ancora di forte tensione. Analoga situazione ha riguardato il latte, motivo che ci induce ad agire sia a livello internazionale, per rimuovere le cause strutturali, sia a livello locale e nazionale, per evitare che queste tensioni internazionali si riflettano in un aumento dei prezzi al consumo delle derrate alimentari.
A livello internazionale, abbiamo immediatamente sottoposto alla Commissione europea un intervento urgente per la messa a coltura di superfici attualmente bloccate dal regolamento del set-aside, decisione assunta dal Consiglio dei ministri agricoli il 26 settembre scorso. Congiuntamente, per la prima volta, il Consiglio europeo e il Parlamento hanno espresso il loro parere positivo, per cui si è potuta applicare sin da subito, con decorrenza 27 settembre, la liberalizzazione di 3 milioni 800.000 ettari di set-aside, per un aumento della produzione europea di 12-13 milioni di tonnellate di grano. Per l'Italia, essi corrispondono a circa 200.000 ettari liberati, che già nelle semine autunnali potranno essere messi a nuova produzione, ci auguriamo soprattutto di grano duro, settore nel quale abbiamo le maggiori carenze.
Per quanto riguarda il latte, si è svolta un'analoga discussione in Consiglio europeo, che ha comportato l'impegno della Commissione, di fronte alle pressioni di molti Paesi - sono stati circa 20 i Paesi favorevoli all'iniziativa, promossa dalla Polonia, dall'Italia e da altre nazioni - per un incremento di quota europea.
La domanda, cui la Commissione europea ha risposto, non viene mossa per anticipare la riforma del settore lattiero-caseario, che è calendarizzata per i mesi di marzo e aprile del prossimo anno, ma rappresenta la volontà di rispondere immediatamente sul mercato attraverso un aumento della quota, perché l'Unione europea, di fronte a questi aumenti dei prezzi, non può tenere bloccata la produzione attraverso il sistema delle quote. Si tratta di una ratio del tutto macroeconomica, non di interventi specifici legati a modifiche del regolamento.
Di questo la Commissione ha preso atto esprimendosi positivamente, tanto che, probabilmente nel Consiglio previsto per il 26-27 novembre, comunque non più tardi del Consiglio di dicembre, essa presenterà questa analisi sulla situazione del mercato lattiero-caseario in Europa, che dovrebbe rappresentare la premessa per un aumento di quota, chiesto da vari Paesi, tra il 2,5 e il 3 per cento (a seconda delle varie ipotesi), che ci auguriamo possa avvenire contestualmente alla messa a coltura di nuova superficie per i cereali.
Queste sono le azioni di livello sovranazionale che agiscono sui livelli strutturali del calo di offerta, quindi sulla necessità di una maggiore crescita delle produzioni.
A livello nazionale, abbiamo messo in atto - vi fornirò copia della lettera ufficiale firmata dal Ministro Bersani e dal sottoscritto - il piano antispeculazione, le cui prime azioni sono evidenziate in questi giorni con l'Antitrust.
Il piano antispeculazione prevede di muoversi seguendo questa linea, innanzitutto contrastando i comportamenti speculativi, quali i casi di occultamento, accaparramento di grano, di farine, di latte, e in generale di tutti i prodotti oggetto di successiva trasformazione industriale all'interno della filiera lattiero-casearia e cerealicola, con particolare attenzione alle fasi finalizzate alla produzione di generi alimentari di largo consumo e di prima necessità (pane, pasta, burro, latte), verificando le ipotesi di rarefazione dell'offerta sul mercato di tali prodotti o la loro


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sottrazione all'utilizzo e al consumo. Nei casi in cui si possa acclarare la presenza di stoccatori e magazzini che non esitano a tenere il prodotto fermo in magazzino per guadagnare sul prezzo, si rileva un reato di aggiotaggio, punibile ai sensi dell'articolo 501-bis del codice penale. Non c'è quindi bisogno di nuove iniziative: si tratta di individuarli e di intervenire, come la Guardia di finanza sta già facendo.
Il secondo punto riguarda la verifica della qualità dei prodotti in esame messi in commercio, con il fine di contrastare, in questa particolare fase di tensione dei prezzi, eventuali pratiche tese a deteriorare o alterare la qualità delle produzioni. Di fronte a questa tensione di domanda, si genera infatti anche l'immissione sul mercato di prodotti che non rispondono alle caratteristiche di qualità che dobbiamo garantire al consumatore.
In terzo luogo, si raccomanda la verifica del livello assoluto dei prezzi al dettaglio (pane, pasta, burro, latte) e la contestuale verifica del prezzo di acquisto dei medesimi beni da parte dell'esercente. Ciò consente di individuare le percentuali di ricarico ed eventuali anomalie, strozzature di mercato, deficit di distribuzione, comportamenti speculativi, inefficienza delle filiere, per cui possono essere messe in atto le opportune azioni volte al contenimento dei prezzi.
Il quarto punto concerne la ricerca di intese o di decisioni e/o comportamenti di associazioni di categoria, come evidenziato qualche giorno fa sui giornali sia per quanto riguarda l'indagine Antitrust sia con riferimento alle associazioni dei pastai, nonché al mercato del pane, in particolare a Roma.
Occorre infine segnalare il carattere strutturale che si intende dare all'attività di controllo. Questo piano antispeculazione non è destinato ad esaurirsi, ma proseguirà nel tempo, per cui, al di là della situazione contingente di tensione dei prezzi dei beni della filiera lattiero-casearia e cerealicola, dovrà estendere il suo raggio di azione, in maniera progressiva, anche agli altri settori, con un auspicabile contenimento delle eventuali tensioni inflazionistiche.
Sotto l'aspetto operativo, verrà costituito un gruppo di lavoro interministeriale e interforze, che si avvarrà del contributo e della collaborazione di tutte le amministrazioni e le istituzioni coinvolte, con il compito di coordinare le operazioni e di valutare e selezionare le risultanze dell'attività di controllo. A tale riguardo, ove fossero registrate tensioni di prezzo il cui livello sia da imputare a pratiche anticoncorrenziali, le risultanze dell'attività di controllo saranno inviate all'Autorità garante della concorrenza e del mercato, che valuterà l'azione in piena autonomia.
Naturalmente, il piano antispeculazione deve essere accompagnato anche da tutte le iniziative di filiera lungo l'arco che va dalla produzione al consumo, per poter eliminare le sacche di inefficienza. In alcuni casi, molto è dovuto alla presenza di particolari intermediari lungo la filiera, che possono accaparrarsi un valore aggiunto, sottrarre alla libera concorrenza il prodotto e generare situazioni di prezzo anomalo sul mercato.
Ricordo, infine, l'accordo stipulato con tutte le catene distributive. La federazione italiana dei grandi distributori, come Carrefour, Auchan e tutte le catene presenti, oltre alle cooperative, NCC e Conad, hanno assunto l'impegno davanti ai ministri di mantenere l'incremento dei prezzi medi dei prodotti alimentari entro il tasso di inflazione. Tale situazione si è già realizzata, per cui dobbiamo cogliere l'occasione per rivolgere un ringraziamento a tutte le catene per la pubblicità sui nostri principali network televisivi; esse, attraverso una scontistica molto forte di questi prodotti, stanno dimostrando una reazione rispetto all'impegno assunto con il Governo.
Abbiamo potuto perseguire questo obiettivo non solo grazie alla collaborazione di varie istituzioni, ma anche con l'aiuto delle principali associazioni dei consumatori, che hanno sempre partecipato alle riunioni, svoltesi presso il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali e presso il Ministero dello sviluppo


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economico, per arrivare all'attuazione di questo piano, che in questi ultimi giorni sta dimostrando la sua efficacia.

PRESIDENTE. Do la parola ai colleghi che intendano porre quesiti o formulare osservazioni.

TERESIO DELFINO. Vorrei soffermarmi su due questioni.
Anche accogliendo come dato di fatto l'analisi preliminare effettuata dal Ministro circa le cause della crescita dei prezzi nel settore lattiero-caseario, se non erro, c'è stata un'iniziativa per quanto riguarda la proposta di aumento in sede comunitaria che verrà illustrata verso la fine dell'anno, per poi giungere all'aumento della quota del 2-3 per cento per tutti i Paesi comunitari. Dagli ultimi dati relativi allo sforamento delle quote, risultano 2 milioni 700.000 quote non utilizzate, laddove l'esubero è stato di circa 900.000 tonnellate, l'80 per cento per l'Italia.
Poiché, signor Ministro, è stata posta in modo forte la richiesta di superare le situazioni che impediscono dal punto di vista normativo la circolazione di quote a livello europeo, perché si tratta di quote nazionali, vorrei sapere se questa voce, diffusa da qualche organizzazione, troverà spazio da qui al 2013, finché sarà in vigore l'attuale assetto del settore. A me pare che una pronuncia chiara da parte del Ministro e dell'Europa sia necessaria.
La seconda domanda riguarda la produzione complessiva. Vorrei sapere se l'aumento del 2-3 per cento riguarda in maniera uniforme tutti i Paesi. Tale aspetto, infatti, porrebbe l'Italia in una situazione di svantaggio, giacché il nostro Paese registra un forte deficit nel settore. Di contro, è possibile, in relazione all'esubero di quote di altri Paesi, far sì che l'aumento complessivo a livello europeo garantisca anche un maggiore equilibrio? Partiamo infatti da una situazione ormai ultraventennale, per cui mi sembrerebbe opportuno cogliere l'occasione affinché questa situazione di mercato determini, almeno per i Paesi deficitari, una condizione più favorevole, al fine di recuperare il nostro deficit.
Vorrei sapere, inoltre, se il Governo, insieme alle regioni, stante il grave ritardo nell'applicazione della legge n. 119 del 2003, sia determinato ad accelerare la piena applicazione di tale normativa, o se invece l'orientamento del Ministro e del Governo sia diverso. Lo chiedo formalmente anche in relazione ad alcune vicende giudiziarie che stanno maturando sul territorio. Vorrei capire se in merito all'applicazione della citata legge n. 119 vi sia la ferma determinazione delle regioni.
In termini più generali, alla luce dell'analisi svolta, vorrei sapere se la crescita dei prodotti e dei trasformati agroalimentari sia avvenuta a vantaggio dei produttori. Il punto, infatti, è questo. Sappiamo che i produttori agricoli, anche per una carenza complessiva di organizzazione, non hanno una grande forza contrattuale nel nostro Paese. Poiché ritengo più che giustificato l'aumento del prodotto agricolo all'origine per il latte e per il grano, i due prodotti da lei specificamente citati, vorrei che si intervenisse sugli altri elementi distorsivi della filiera, e non sull'aumento del prezzo di base, che invece è un giusto riconoscimento alla qualità professionale dei nostri produttori agricoli.

PRESIDENTE. Colleghi, poiché l'onorevole Delfino ha posto un problema piuttosto rilevante, darei subito la parola al Ministro affinché possa rispondere sul punto in questione. Credo che ciò sia utile anche per il prosieguo dei nostri lavori.

PAOLO DE CASTRO, Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. Rispondo rapidamente alle tre domande dell'onorevole Delfino.
La riforma, con l'health-check nel marzo-aprile del 2008, prevederà senz'altro, nell'arco di tempo fino al 2013, delle novità dal punto di vista dell'applicazione delle regole, quindi non soltanto l'aumento parallelo delle quote, ma anche il dibattito su specifiche azioni dell'attuale regola del sistema lattiero-caseario per consentire la compravendita di quote tra Paesi. Sono state prese in considerazione anche altre fattispecie.


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Di tutto questo si parlerà in occasione della riforma del settore lattiero-caseario. Per il momento, ci aspettiamo entro poche settimane un incremento lineare per tutti. Certamente sarà dell'ordine del 2- 3 per cento, ma le nostre attese sono maggiori. L'ultimo incremento nella produzione di latte in Italia risale al 1999, con Agenda 2000 (per varie vicende storiche, all'epoca ero ministro);. se ci sarà un ulteriore aumento, ben venga. Ma è evidente che, in sede di riforma, come Paese dovremo lavorare sulle regole che ci consentono quella elasticità.
La legge n. 119 del 2003 non si tocca: ha segnato il confine dell'applicazione di questa difficile materia, e non credo esista una volontà in tal senso da parte del Governo e degli assessori. L'aumento di quote consentirà di trovare occasioni per abbassare le pressioni in alcuni territori. I vantaggi per i produttori stanno già arrivando. Produttori e consumatori sono i due anelli deboli della filiera che dobbiamo salvaguardare.
Per quanto riguarda il grano duro, gli agricoltori stanno perseguendo una crescita nelle superfici che dimostra come questo incremento di prezzo investa anche i loro interessi, così come è stato rivisto al rialzo l'accordo sul prezzo del latte in Lombardia. Tutto questo conduce a un aumento dei prezzi anche a livello agricolo, che deve essere valutato positivamente, se per la prima volta, dopo tanti anni, finalmente un riequilibrio di valore aggiunto riguarda anche gli agricoltori. Non dobbiamo criminalizzare gli agricoltori per questo aumento di prezzo, bensì evitare che esso generi degli aumenti dei prezzi al consumo. L'impatto è molto limitato, quindi, se c'è un aumento di prezzo (come recentemente rilevato dall'Antitrust), per esempio del pane e della pasta, superiore al 10 o al 15 per cento, per cui, anziché pagare il pane 1 o 1,15 euro, lo si paga 2 o 3 euro, sicuramente i fattori di tale aumento sono altri. Qui si sta intervenendo con il pacchetto antispeculativo.

LUCIANO D'ULIZIA. Condivido le cause strutturali e congiunturali citate, ma probabilmente quella che ci riguarda più da vicino è la terza concausa, relativa alle politiche comunitarie, il cosiddetto set-aside.
Riscopriamo una logica politica che in passato è andata smarrita, perché i terreni sono stati tenuti a riposo. Oggi assistiamo a una globalizzazione dell'agroalimentare, per cui quanto accade in Messico si ripercuote in Europa, così come quello che succede a Chicago, giacché la sua Borsa è determinante.
In questo periodo di emergenza, le nostre politiche comunitarie hanno dimostrato i loro limiti, aspetto su cui dovremmo puntare. Il Governo sta facendo la sua parte, però mi chiedo se questo impegno condurrà al risultato sperato. Questa è la domanda che tutti poniamo. Cerchiamo quindi di dare un contributo obiettivo, concreto, scevro da condizionamenti, perché ottenere 12 milioni di tonnellate di cereali è facile a parole, ma per chi conosce a fondo il settore agricolo è estremamente difficile.
Il Governo ha fatto quanto poteva con il piano antispeculazione, eppure credo che il risultato sarà parziale. Ad esempio, una delle questioni da affrontare riguarda il trattamento della produzione, con le dovute percentuali enunciate dal Ministro De Castro, che ringrazio per la dedizione con cui si occupa del settore cosiddetto primario. Oggi abbiamo impianti dimensionati in un certo modo, immettiamo sul mercato una massa notevolmente superiore di cereali, quindi dobbiamo porci anche il problema del trattamento degli stessi e degli impianti di stoccaggio. Ad esempio, nelle Marche, la mia regione, gli impianti di stoccaggio sono dimensionati per l'attuale produzione. Un tempo il contadino teneva il grano in soffitta, ma ormai quei prodotti non sarebbero più commercializzabili. Gli impianti di stoccaggio, di trasformazione e di conservazione rappresentano un problema vero, che dobbiamo affrontare, come quello dell'impatto immediato.


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Ritengo quindi che dovremmo, innanzitutto, chiedere una deroga alla normativa comunitaria (anche se mi rendo conto della difficoltà), per ripristinare, ad esempio, certi tipi di aiuto volti ad incentivare la produzione. In alcune zone, i prezzi, nonostante siano aumentati (e speriamo che non vengano trascinati al rialzo sui prezzi finali),non sono ancora sufficienti a garantire i risultati sperati, che, se non ricordo male, per la parte italiana sarebbero 200.000 ettari messi in coltivazione.
La deroga al regolamento comunitario dovrebbe permettere queste produzioni, ormai carenti sul mercato mondiale. Condivido l'analisi del Ministro, e quindi non mi dilungo sulle cause strutturali e congiunturali. Aggiungerei un terzo aspetto, relativo alle politiche comunitarie, che non hanno assolutamente previsto la situazione che sta soffrendo anche la nostra area occidentale, in particolare l'Europa, per l'aumento dei prezzi e il conseguente disagio arrecato alle categorie meno abbienti e più esposte all'aumento dei prezzi.
Chiederei, pertanto, una deroga alle norme comunitarie e, in questa emergenza, una particolare attenzione al mercato dei cereali e del latte. In seguito, valuterei la questione degli impianti. Ad esempio, nelle Marche, aumentando la produzione non avremmo la capacità di stoccaggio, laddove 200.000 ettari sembrano pochi ma, con le medie produttive che abbiamo raggiunto con le selezioni genetiche, riusciamo ad ottenere anche 80 quintali per ettaro.
La terza questione riguarda la necessità di un intervento volto ad individuare delle formule che garantiscano risposte immediate. Quando il prezzo al consumo è anomalo, si dovrebbe intervenire, in via emergenziale e provvisoria, con un provvedimento di legge che preveda sanzioni; altrimenti, ritengo che con gli osservatori e con l'intervento della polizia amministrativa locale non otterremo alcun risultato.
Per riassumere la mia proposta, propongo di chiedere a livello comunitario un intervento normativo che ripristini gli aiuti a questi due settori importantissimi per la vita alimentare del nostro Paese e dell'Europa. Inoltre, occorre verificare la capacità degli impianti di recepire la produzione che stiamo programmando e che - ne sono certo - in gran parte si otterrà. Infine, bisogna controllare che venga effettuato il monitoraggio dei prezzi e tutti gli adempimenti relativi inseriti nel piano antispeculazione, nonché varare una «leggina» che permetta (seppure per un tempo limitato, perché abbiamo un mercato libero, concorrenziale e globalizzato) di incidere sui prezzi in termini di speculazione.

GIANPAOLO DOZZO. Signor Ministro, le tensioni strutturali e congiunturali da lei citate erano facilmente prevedibili, perché, quando è stata applicata la riforma della PAC, l'abbandono - specialmente in Italia - di superficie coltivata a grano duro e tenero è stata molto elevato. Pertanto, si sapeva benissimo dove saremmo finiti, al di là delle condizioni congiunturali dovute alle avversità climatiche in alcuni Paesi produttori. Per quanto riguarda la situazione italiana, era prevedibile che la nuova riforma andasse in questo modo.
Quanto al problema delle quote latte, siamo al paradosso: si pagano multe perché siamo eccedentari rispetto a una quota, e da anni viviamo in questa situazione molto critica. Giustamente, lei ha citato il 1999 come ultimo anno di aumento della quota per l'Italia. Si sono chiuse migliaia di aziende, laddove, quando si chiude una stalla, è molto difficile rimetterla in piedi. Subiamo, quindi, la scarsità di prodotto per quanto riguarda il latte, con notevoli aumenti di prezzi ai consumatori. Non so se sia possibile (non nella prossima applicazione delle regole ma da subito, se i dati del collega Delfino sono veri per quanto riguarda la quota di produzione europea) porre il prossimo novembre la questione di una possibile compensazione europea tra Stati. So che attualmente il regolamento non lo consente (questa è una richiesta che avanziamo da decenni), ma in questa fase fortemente strutturale, in


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cui la carenza di latte è evidente, credo che una proposta del genere possa essere recepita, senza aspettare la prossima primavera, per avere una compensazione a livello nazionale e una possibile diminuzione o eliminazione delle multe esistenti.
A meno che lei, signor Ministro, non abbia la bacchetta magica, non ritengo sia possibile rivedere la politica agricola comunitaria per quanto riguarda i seminativi in genere, il mais e il frumento, fornendo aiuti. Sono convinto che dei 200.000 ettari a disposizione, molto probabilmente, nel prossimo anno, pochi verranno messi a dimora per il frumento.
I costi di produzione non sono attualmente convenienti per quanto riguarda tali produzioni.
D'altro lato, ritengo impossibile indurre l'Unione europea a rivedere il fulcro cardine relativamente alla PAC.
Ci troviamo, dunque, in questa situazione e forse converrebbe, anche se l'Unione europea su questo versante è fortemente critica, avere scorte nazionali di prodotto, perché ho la netta sensazione che, dato il forte aumento dei consumi di certi Paesi, questo trend proseguirà anche nei prossimi anni. Si dovrà purtroppo sopperire a tutto ciò attuando un piano di azione, per avere scorte nazionali che possano contemperare la produzione nazionale e le produzioni internazionali.
Per quanto riguarda il piano antispeculazione, signor Ministro, sono in corso indagini, che mi auguro possano portare a delle conclusioni. Ritengo però che, così come è stato costruito, tale piano sia più una soluzione contingente che una soluzione definitiva. Lei ci ha riferito che è necessario valutare se si sia verificato occultamento o accantonamento di prodotti. Per quanto mi riguarda, credo che sarebbe stato sufficiente, già a maggio o a giugno, parlare con chi lavorava la materia prima per apprendere che la materia prima non ci sarebbe stata. Ormai ritengo ci sia ben poco da fare.
Riguardo alla verifica della qualità dei prodotti, penso sia doveroso effettuarla sempre, non solamente in questi casi. Mi risulta che alcuni enti di vigilanza, incaricati dallo stesso Ministero, eseguano questi test e queste analisi di laboratorio.
Lei ha plaudito all'attuale pubblicità delle grandi catene di distribuzione internazionali. Mi sarei aspettato però che, come in ogni accordo, dall'altro lato, oltre a mantenere i prezzi entro la soglia del tasso di inflazione, si ponesse sul tavolo la richiesta di non usare più la tecnica, molto incivile, adottata di solito da queste grandi aziende, che consiste nel chiedere ai fornitori non solo particolari forme di pagamento, ma anche una tangente sullo spazio che essi devono occupare con i banchi di esposizione.
Il passo compiuto dalla grande distribuzione è ben poca cosa, anche perché, naturalmente, avrà proceduto ad aumentare altri prezzi; tra l'altro, mettere in evidenza il suo operato (anche se ritengo non si sia trattato di un intendimento del Ministro) significa colpevolizzare la piccola distribuzione.

GIUSEPPE RUVOLO. Signor Ministro, ho letto con attenzione la sua relazione. In premessa, vorrei rivolgerle una domanda molto specifica. Dai dati in mio possesso, risulta che i prezzi alla produzione dei generi alimentari sono diminuiti del 2,5 per cento; contestualmente, il prezzo al cittadino-consumatore ha un ricarico del 66 per cento.
Vorrei sapere, qualora tali dati fossero equivalenti ai suoi, se ritenga sufficiente il meccanismo che il Governo sta attivando, per certi aspetti condivisibile, al fine di dirimere la questione di fondo, per cui da una parte i produttori-agricoltori vedono ridotti i prezzi all'inizio e il consumatore finale si vede attribuire un ricarico del 66 per cento.
Per quanto riguarda l'impegno con la grande distribuzione di limitare l'aumento al tasso di inflazione, al riguardo si stanno registrando dei contrasti tra produttori e grande distribuzione. Mi domando se quello in oggetto non sia uno di quei meccanismi che causano un'alta impennata del prodotto rispetto al dato che lo caratterizza in partenza. Ho anche un dato: la grande distribuzione aumenta il


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prezzo all'origine mediamente del 37 per cento. Si tratta di dati che posso certificare e confermare.
Mi chiedo, dunque, se l'aumento della superficie cerealicola di 200.000 ettari rappresenti una garanzia per l'agricoltore oppure un ulteriore danno. Lei ha citato difficoltà strutturali e congiunturali, ma alla luce di questi dati, che ho tentato di illustrare molto sinteticamente, dobbiamo chiederci dove si annidi il problema e quale soluzione concreta, al di là del piano oggi presentato, possa rivelarsi efficace per i problemi in questione.

CLAUDIO FRANCI. Vorrei aggiungere solo due brevissime considerazioni e una osservazione critica.
Ho avuto modo di seguirla a Porta a porta, signor Ministro, affascinato anche dai temi trattati in quell'occasione, e ritengo che sarebbe stato opportuno qualche affondo più forte al rappresentante del settore dei panettieri, perché attorno alla questione dell'aumento del prezzo del grano e del pane si rileva qualcosa che non quadra. Infatti, alla diminuzione del prezzo del grano non è seguito un ritocco verso il basso del prezzo del pane. Agli occhi di tutti questo appare un problema di una certa rilevanza.
Devo dare atto al Governo di avere agito con tempestività per avviare quantomeno un controllo su tutta la catena che riguarda la formazione del prezzo dei prodotti di prima qualità. Se questo percorso fosse stato avviato all'epoca dell'introduzione dell'euro, forse il potere d'acquisto dei salari degli italiani oggi sarebbe migliore.
Chiudo qui con le due osservazioni iniziali e passo ad un suggerimento e a una preoccupazione, che voglio sottoporre al Ministro. Una scelta giusta, quella dello svincolo di 200.000 ettari di terreno set-aside per coltivazioni a frumento, oltre alla scelta dell'Unione europea di svincolare 2 milioni di ettari, mi risulta stia determinando sul mercato del seme del frumento una forte difficoltà nel recepimento e nell'acquisto del seme selezionato. Per i 200.000 ettari che verrebbero immessi sul mercato per la produzione di cereali, alla fine non troveremmo da impiantare cereale selezionato. Dalle informazioni in mio possesso non sono in grado di evincere se esista una sorta di ritrosia a metterlo in vendita per aumentare i prezzi, o se il prodotto non esista davvero.
Esiste un vincolo, del quale sono a conoscenza, però chiedo lumi al Governo sul fatto che, per accedere al contributo comunitario, occorre seminare 1,8 quintali ad ettaro, per poi attivare la procedura di finanziamento. Dalle rilevazioni e dal confronto con vari soggetti di questi segmenti del mercato, emerge che 1,3 quintali a ettaro garantirebbero ugualmente la produzione e renderebbero quindi più agevole affrontare questo aspetto. Per fare ciò, però, occorre che il Governo modifichi un parametro. Si tratta di una questione che a mio avviso meriterebbe di essere verificata.
L'altra questione è un consiglio che mi sento di dare. Proprio per il meccanismo che il Ministero dello sviluppo economico e quello delle politiche agricole, alimentari e forestali hanno messo in moto sul controllo dei prezzi, consiglierei il Ministro De Castro e il Ministro Bersani di inviare una lettera e di coinvolgere in questa partita anche le prefetture, che, quando vogliono, esercitano un ruolo nel territorio. Il faro non deve essere puntato esclusivamente sulle grandi città, dove pure si registrano momenti di criticità: la rilevante questione della rosetta a Roma è su tutti i giornali, quindi sotto gli occhi di tutti. Voglio dire che il nostro è un territorio diffuso dove, a volte, la gente paga il pane, il burro e il latte a prezzi più alti che a Roma o nelle grandi città, senza che questo faccia notizia. Questo è un suggerimento che mi sentivo di dare.

ANGELO ALESSANDRI. Signor Ministro, non torno a parlare della risoluzione già discussa in Commissione, che trattava anche delle quote latte e sulla quale non è mai stato espresso un voto, anche perché la questione è ancora molto aperta e complessa. Dovremmo interrogarci tutti, ogni tanto, sul ruolo di questo Paese con


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la Comunità europea, problema molto serio e complesso. Partendo dalla situazione di un anno fa, devo riconoscere che il Ministero ho fatto qualcosa in questo senso. I milioni di quote stanno arrivando e in qualche modo ci si è mossi. Certo, dal 1999 ad oggi è passato tanto tempo, e forse si doveva e si poteva intervenire anche prima. Questo può cominciare a far riflettere sull'esigenza di affrontare l'argomento.
Nel leggere le dichiarazioni della Fischer Boel e del Consiglio dei ministri europei dell'agricoltura, credo che la presa d'atto che il sistema delle quote è fallito a livello europeo e che si sta pensando di giungere ad una chiusura di questo regime giustifichi i ragionamenti e i dubbi susseguitisi in questi anni. Credo sia un punto fondamentale anche per il ragionamento che la Commissione dovrà fare su questo tema.
Come il collega Dozzo, anch'io nutro il timore che il piano antispeculazione sia molto contingentale ma poco funzionale. In questo periodo, Ministro, sto incontrando alcune associazioni di consumatori e ritengo che il Ministero debba compiere uno sforzo ulteriore per avere un dialogo quotidiano con tali associazioni, che arrivano ai cittadini.
È fondamentale che questi percepiscano l'esistenza di uno Stato che interviene per difenderli. Come parlamentari, in Commissione, in questo momento lo stiamo recependo, ma credo che la gente fuori sia molto preoccupata. Viviamo momenti piuttosto difficili a livello sociale per varie congiunture e ritengo fondamentale che lo Stato dia un segnale importante.
Questa unità di crisi mi sembra strutturata in maniera veramente contingentale. Nel piano antispeculazione sono infatti coinvolti la Guardia di finanza, l'ufficio delle dogane, il Ministero, per realizzare quasi un'operazione di polizia in modo da intervenire su un problema urgentissimo. Chiedo uno sforzo ulteriore per allargare la base di questo comitato di controllo attraverso le associazioni dei consumatori e la stessa opinione pubblica.
Se non compiamo questo sforzo, tra qualche mese rischiamo, da un lato, di dimenticarci di questo tavolo, non riuscendo a percepire le azioni realmente svolte, e, dall'altro, aspetto più importante, di non far comprendere la cosa ai cittadini.
Ritengo che sia uno sforzo doveroso, e questa è una sollecitazione che mi sento in dovere di esprimere oggi.

LUCA BELLOTTI. Vorrei fare una brevissima premessa. Per quanto riguarda il piano antispeculazione, se si considera quanto è accaduto in altri Paesi, si constata come esso non abbia funzionato da nessuna parte. Addirittura, in Russia il Governo è caduto quando si è cercato di bloccare il prezzo della vodka. Non vorrei fosse un presagio per un Governo un po' vacillante sulla questione. Nutro dunque profonde riserve sul piano antispeculazione.
Giacché questa è una Commissione agricoltura, avrei preferito sentir affermare dal Ministro che i prezzi pagati al settore primario, quindi agli agricoltori, sono quelli del 1985. Si sottolinea poco che gli agricoltori, in questi venti anni, sono andati in molti casi addirittura al di sotto della soglia di povertà. Mentre tutti gli altri settori economici e industriali del nostro Paese, anche nelle difficoltà, avevano notevoli trend di crescita, il settore agricolo è sempre stato in grande sofferenza e difficoltà, specialmente sotto il profilo economico.
Capisco le perplessità legate all'aumento dei prezzi dei prodotti collegati alle produzioni agricole, ma non è nel settore agricolo che si deve guardare, giacché ha avuto il grande merito di contenere per venti anni il prezzo delle proprie produzioni. Se ciò fosse avvenuto negli altri settori, non staremmo parlando di inflazione ma di altre opportunità.
Per fornire un piccolo contributo allo sviluppo di questo importante comparto del nostro Paese, ritengo che dovremmo definire una progettazione più efficace dell'agricoltura italiana in termini strutturali, partendo dal ruolo - concetto precedentemente


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espresso dai colleghi - che il nostro Paese deve vedersi riconosciuto all'interno della Comunità europea.
Spesso, quando voto o quando cerco di tutelare questioni che mi stanno a cuore in ambito nazionale, mi chiedo quale sia il limite entro il quale possiamo pensare di difendere l'agricoltura italiana. Troppo spesso, infatti, dobbiamo votare provvedimenti contro gli interessi di alcuni settori importanti. Mi riferisco, purtroppo, a tutte le grandi riforme che hanno visto il nostro Paese avere la peggio, anche sul versante dell'OCM vino. Si parla di siccità, o quantomeno di congiunture negative; quindi, ritengo che anche nel settore del vino, poiché a livello internazionale si sono verificate grandi siccità e non siamo in condizione di limitare le superfici ai fini di una difesa del prezzo, alcune questioni debbano essere assolutamente considerate.
Farei anche una valutazione sulle politiche dello stock, perché ritengo che, così come nelle politiche monetarie le banche centrali intervengono sulle questioni delle crisi, solamente intervenendo nel settore agricolo con una seria politica degli stock potremo avere compensazioni.
Sicuramente, deve essere aumentato il nostro livello di informazioni, specialmente per quanto riguarda il Governo e i livelli istituzionali. Dovrebbe essere una priorità di questo esecutivo, anche in questa legislatura, riconsiderare le rare filiere italiane.
Cambiano i Governi ma ancora non si definiscono le strutture operative dei consorzi agrari, i quali, assieme ai campanili e alle farmacie, rappresentano il marchio più conosciuto nel nostro Paese. Si tratta di un esempio di filiera corta, che potrebbe diventare il supermercato dal produttore al consumatore in Italia, ma non si fa niente. Nel frattempo, la nostra economia, i nostri supermercati si sono riempiti di prodotti stranieri, perché la presenza della grande distribuzione straniera è del 70-80 per cento.
Secondo i dossier presentati e le voci in circolazione uno dei motivi dell'aumento dei costi è rappresentato dalle bioenergie, che considero invece un grande settore, una grande opportunità per il mondo e per la qualità nell'agricoltura. Spesso, infatti, alcune produzioni alimentari non possono essere impiegate nel settore agroalimentare, per cui poter contare sulla filiera della bioenergia significa sicuramente migliorare la qualità. Ritengo che per le bioenergie, così come dimostrano studi recentemente pubblicati anche a livello internazionale, sia sufficiente un aumento delle superfici coltivate del 2, 3 o 4 per cento; ciò consentirebbe un abbattimento o quantomeno un non aumento del prezzo degli analoghi prodotti alimentari utilizzati.
Questi aumenti dei prezzi possono preoccupare le famiglie, ma ritengo che le cause non debbano essere ricercate nell'accrescimento di valore che caratterizza i prodotti agricoli. Si propone, quindi, una politica del Governo sugli stock e una politica molto più forte sull'informazione, sottolineando come la grande distribuzione sia in mano agli stranieri e intervenendo in modo incisivo almeno su quella condizionabile dal nostro Governo, rappresentata dai consorzi agrari.

CLAUDIO MADERLONI. Ringrazio il Ministro di essere qui in un momento particolare e difficile, anche a causa di alcuni articoli apparsi oggi sui giornali con titoli quali «Maccheroni al cartello».
Signor Ministro, vorrei precisare che personalmente credo molto nell'Europa, la difendo, ritengo che debba essere sempre più autonoma e ricoprire un ruolo sempre maggiore nel mondo. Ho però l'impressione che si percepisca la presenza dell'Italia in Europa più come difesa che come voglia di svolgere un ruolo incisivo.
Oggi ci stiamo occupando dell'aumento del prezzo del grano, della pasta, del pane, del burro, dell'olio, del latte, e sono molto preoccupato per l'articolo di giornale apparso oggi sulla questione del vino. Senza affrontare la questione dello zuccheraggio, mi dichiaro però preoccupato, perché al riguardo si percepisce una sensazione di forte difficoltà.
Desidero sottolineare che l'impegno suo e del Governo è senza dubbio importante,


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e credo che anche altri parlamentari lo abbiano riconosciuto; in ogni caso, si percepisce una forte difficoltà del nostro Paese di fronte ad alcune questioni.
Lei ci ha fornito notizie importanti, per quanto riguarda sia i 200.000 ettari sia l'aumento delle quote latte, che dovranno essere valutate e rafforzate.
L'aumento di pane e pasta era prevedibile? Potevamo intervenire prima? Condivido le sue considerazioni, ma ricordo che in questa Commissione abbiamo discusso la questione dell'aumento del mais. Concordo con l'onorevole Bellotti nel non legare l'aumento dei prodotti alimentari all'agroenergia che, tra l'altro, ho difeso più volte, pur esprimendo forte preoccupazione per la trasformazione di un prodotto alimentare per uso diverso.
Allora, affrontammo con preoccupazione anche la questione di un terzo del costo del mais, così come quando affrontammo la questione del clima. Quindi, c'erano già segnali in questa direzione. Ora l'aspetto preoccupante è rappresentato da un aumento giustificato e anche tardivo per quanto riguarda il prodotto agricolo e chi lo lavora. I controlli, però, potevano e dovevano essere effettuati prima.
La situazione economica italiana è difficile: tutti noi lo riconosciamo, senza distinzioni tra destra e sinistra. Anche gli esperti del settore ci dicono che oramai è complicato arrivare alla fine del mese, quindi viene spontaneo preoccuparsi di meno del costo dell'auto e del vestiario e di più del costo del latte e del pane. Insomma, in casi come questi si rileva l'esigenza di intervenire pesantemente, senza alcun favoritismo.
Chi accumula prodotti alimentari allo scopo di far aumentare il prezzo non compie un'azione contraria alla legge, ma compie un'azione ignobile! Questi soggetti vanno perseguiti e, al riguardo, concordo con quanti hanno affermato la necessità che in questa fase il Governo, il Parlamento, le istituzioni si avvalgano di un alleato specifico, rappresentato dai cittadini. Si tratta di un discorso inverso rispetto a quello del collega Bellotti sulla questione della vodka. Ritengo, infatti, che il Governo e le istituzioni debbano riuscire ad utilizzare i cittadini e a renderli parte attiva di questo processo. Tutto ciò, senza dichiarare guerra a chi lavora nei campi, a chi produce, ma vigilando con lo Stato e con il Governo su questi aumenti. Ritengo, pertanto, che il primo passo sia considerare molto l'aiuto dei cittadini.

MASSIMO FIORIO. Sarò brevissimo, giacché i commissari che mi hanno preceduto hanno ampiamente affrontato le questioni sul tappeto. Sulla scia degli interventi dei colleghi dell'opposizione, desidero rilevare come sia in atto una campagna di stampa che ritengo opportuno non contrastare, ma considerare con debita cautela.
Suscitare allarmismi con titoli catastrofici vuol dire provocare più problemi di quelli reali, perché in questo modo si può ingenerare anche un meccanismo di colpevolizzazione nei confronti di un settore che ha mantenuto un ruolo antinflattivo in questo Paese per moltissimi anni e che continua a mantenerlo. Si rischia di indurre i cittadini a ritenere che ora le imprese agricole adottano meccanismi di arricchimento non dovuto. L'impresa agricola è schiacciata, a monte e a valle, dalla grande distribuzione, volano dell'aumento dei prezzi, e da tutto ciò che costituisce la dotazione delle imprese, un costo aumentato in modo sempre più sostenuto in questi anni. Rischiamo, quindi, di ingenerare un pensiero perverso.
Concordo, dunque, sull'esigenza di realizzare una campagna di forte sensibilizzazione rispetto al ruolo dell'agricoltura in questo Paese, garantendo un'attenzione alle situazioni di legittimità che sono all'ordine del giorno e, allo stesso tempo, un ruolo di promozione al settore agricolo.
Come da lei rilevato in premessa, esistono elementi congiunturali ed elementi strutturali. Mi sembra che gli elementi congiunturali diventino ora strutturali; il cambiamento del clima, ad esempio, è un elemento ormai strutturale anche dei meccanismi di produzione agricola. Si è parlato dei biocarburanti e dell'aumento di


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richieste circa la disponibilità di risorse alimentari da parte di nuovi Paesi: sembra quasi che si rimanga meravigliati del fatto che a mangiare siano anche altre persone. Si tratta di problemi da affrontare in modo diverso, perché probabilmente non abbiamo più a che fare con elementi congiunturali.
Devono essere inoltre considerati il cambiamento dei nostri costumi alimentari e il bilancio delle spese familiari. Ci stupiamo dell'aumento del pane quando ormai sul bilancio delle famiglie pesano più le spese telefoniche che l'aumento del pane, il quale rappresenta sempre una quota minore dell'alimentazione delle famiglie. Da questo punto di vista, ritengo doverosa una seria riflessione, per non ingenerare meccanismi di colpevolizzazione nell'azienda agricola, ancora sottoposta a una stretta a monte e a valle. Dobbiamo affrontare con lucidità questi temi.
Ringrazio il Ministro per la disponibilità e per l'intervento di oggi, e soprattutto perché su questo fronte non ha mai mancato di informare la Commissione.

SANDRO BRANDOLINI. Anch'io ringrazio il Ministro per il lavoro svolto assieme al Ministro Bersani, che affronta in modo adeguato il tema della speculazione sia sul pane (tema già affrontato durante l'estate) sia sulla pasta.
Questa fase evidenzia sicuramente elementi congiunturali, ma anche problematiche di tipo strutturale: i produttori della materia prima, ad esempio, ricevono da anni un corrispettivo inadeguato, mentre i consumatori debbono far fronte ai rincari. Ad ogni modo, tutto ciò deve essere visto come un'opportunità per mettere mano ad alcuni prodotti di prima necessità e a produzioni di qualità, come la pasta, che maggiormente incontrano il favore del mercato internazionale.
Per fare questo, è necessario attuare le politiche già avviate con la legge finanziaria per il 2007, e che rafforzeremo con la legge finanziaria di quest'anno, cogliendo le problematiche per tradurle in opportunità.
Abbiamo iniziato a discutere la proposta di legge sulla pasta italiana di qualità, ma, se non aumenterà la produzione di grano duro nel nostro Paese, la pasta italiana non esisterà più.
Si rileva al riguardo uno dei limiti maggiori, una miopia del mondo dei pastai in questo Paese, che in questi anni, di fronte alla difficoltà di reperire la materia prima a buon prezzo, non si è posto il problema di stabilire un rapporto più stretto con la filiera, sia per quanto concerne la qualificazione del prodotto, sia per assicurare le quantità delle materie prime necessarie.
Dobbiamo quindi affrontare alcune problematiche di filiera che tendono a valorizzare la produzione, in particolare la materia prima, senza cercare scorciatoie, giacché ogni volta che emerge un problema si parla di filiera corta, come se il grano potesse arrivare sotto forma di pasta o pane al consumatore. Il problema vero è che alcune filiere devono essere accorciate, laddove si rilevano passaggi speculativi, e soprattutto si deve riuscire, attraverso politiche adeguate, a mettere insieme il ciclo produttivo dalla produzione al consumo, assicurando le garanzie di cui in questi anni gli agricoltori non hanno goduto.
Nel rivolgermi, in particolare, all'onorevole Bellotti, desidero rilevare che mi sembra quantomeno ingeneroso verso il Ministro, se non verso il Governo di centrosinistra, dubitare del ruolo che stiamo giocando in Europa. Mi pare che nell'ortofrutta abbiamo avuto un ruolo diverso di quello rivestito nell'OCM zucchero, e che anche rispetto al vino, pur non essendo alla fine del percorso, stiamo ancora giocando un ruolo importante. Mi auguro che riusciremo a «tenere» su alcune questioni fondamentali.
Probabilmente, c'è bisogno di un ripensamento. Sono solo gli aspetti congiunturali che oggi ci portano ad aumentare le quote del latte e a rimettere in produzione terreni per i cereali, oppure si debbono individuare altre politiche, nonostante un primo risultato abbia portato da 400.000 a 200.000 gli ettari di estirpazione, in relazione


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ai cambiamenti climatici e ad eventi che possono determinare una carenza di produzione?
Probabilmente, in questi giorni dovremo affrontare anche altre problematiche, come quella relativa alla soia. Sono un fermo assertore del «no» agli OGM, però gli allevatori mi hanno informato che rischiamo di rimanere privi di materia prima, perché ormai il mondo produce solo soia OGM. Le produzioni italiane necessitano di mangimi, che senza soia non si ottengono, per cui dovremo dare una risposta a questo problema, perché potremmo trovarci anche in tal caso di fronte a una carenza di materia prima, che potrebbe determinare una difficoltà estrema.
Per quanto riguarda l'aumento delle quote latte, all'interno del settore dei produttori ci si chiede a chi si debbano dare gli incrementi, se a chi è stato rispettoso delle leggi e dei regolamenti o a chi, invece, non li ha rispettati. Dovremo affrontare queste tematiche in una logica di rafforzamento del settore, premiando chi in questi anni ha rispettato le normative.

PRESIDENTE. Do la parola al Ministro De Castro per la replica.

PAOLO DE CASTRO, Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. Naturalmente, ringrazio tutti gli intervenuti.
Anzitutto, ringrazio l'onorevole Bellotti e l'onorevole Fiorio per le loro sottolineature, ma desidero chiarire, senza alcuna polemica, come gli incrementi dei prezzi siano stati rilevati in tutta Europa.
Come avete ricordato, la Borsa di Chicago determina l'aumento del prezzo del grano, così come il prezzo del latte; però, stranamente, soltanto in Italia tali incrementi hanno ingenerato questa attenzione sui media, al punto che si rilevano talvolta comportamenti speculativi indotti da un eccesso di sottolineature.
Ad oggi, il dato medio dell'incremento dei prezzi dei prodotti alimentari nel nostro Paese è ancora sotto il tasso di inflazione. Questo non toglie nulla alla gravità di quanto ho detto prima, in merito al piano di azione antispeculazione, alla sensibilità verso prodotti così importanti come pane, pasta e latte. Al riguardo, condivido pienamente le considerazioni dell'onorevole Maderloni, ritenendo necessario intraprendere un'azione forte.
Talvolta, però, noi stessi possiamo essere vittime di questo meccanismo, come avvenuto nel caso di altri fenomeni, quali l'influenza aviaria o la Bovine spongiform encephalopathy (BSE). L'Italia, sotto questo aspetto, è un Paese particolare. Nonostante la diversità dei problemi, questi sono stati posti con un'evidenza pubblica che ha avuto impatti consistenti, di fronte a fenomeni sicuramente meno rilevanti che in altri Paesi.
Desidero rassicurarvi, anche in questo caso, rispetto ad alcune notizie apparse sulla stampa per quanto riguarda il vino. La situazione assolutamente non va male, anzi, l'altro ieri, io e Michel Barnier, Elena Espinosa e Jaime Silva - i quattro Ministri che hanno incontrato le quattro organizzazioni dei vini di qualità, la Federdoc per l'Italia e le rispettive federazioni francesi, spagnole e portoghesi - abbiamo ribadito le nostre posizioni alla commissaria Fischer Boel in Lussemburgo e la situazione sta migliorando.
Desidero citare non solo la riduzione da 400.000 a 200.000 ettari, ma anche la facoltà dello Stato membro di intervenire sulle modalità, e quindi di gestire questo plafond, e la richiesta di ulteriori strumenti che ne limitino l'accesso, in modo da evitare, soprattutto nelle zone collinari difficili, la corsa all'estirpazione.
Anche in termini specifici, sulla qualità, il famoso provvedimento invocato da tutte le federazioni dei vini di qualità per limitare l'imbottigliamento in zona è stato già accolto dalla Commissione all'interno della proposta. Desidero sottolineare anche la forte volontà della commissaria Marianne Fischer Boel - come ribadito qui alla Camera - di insistere sul divieto dello zuccheraggio. Si è esposta, l'altro ieri, a Lussemburgo, affermando addirittura che, qualora si dovesse trovare un punto di negoziato finale, laddove oltre venti Paesi


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sono invece favorevoli all'uso dello zucchero, al di là del perfetto parallelismo con l'aiuto ai mosti che metterebbe al riparo i nostri produttori da una distorsione di concorrenza, comunque bisognerebbe farlo sapere ai consumatori.
È stata quindi valutata un'ipotesi di etichettatura, laddove il vino fosse realizzato con l'uso dello zucchero di saccarosio. Questo è molto importante per noi, non solo per il vino, ma per tutte le problematiche sulla qualità che stiamo portando avanti, perché va rafforzato il principio secondo cui il consumatore deve sapere che il prodotto che consuma è rispondente a ciò che immagina.
Desidero sottolineare all'onorevole Maderloni l'iniziativa «Farmers market» (la Commissione agricoltura della Camera ha lavorato molto l'anno scorso, con la legge finanziaria per il 2007), che finalmente stiamo realizzando, anche perché c'è stato un intenso dibattito sia in Conferenza Stato-regioni, dove è stato approvato il 1o agosto, sia in Conferenza Stato-città, dove con il presidente Dominici stiamo ancora lavorando per migliorare il testo. Si tratta di una risposta a questa situazione difficile, perché, senza voler essere la soluzione ai problemi, in alcune zone, avvicinando il produttore al consumatore si risponde alle difficoltà del produttore e all'esigenza del consumatore di trovare punti vendita con un prezzo più equo.
Per quanto riguarda la grande distribuzione, ricordo il lavoro che sta facendo il Senato. È in discussione la cosiddetta Bersani-ter, un provvedimento proposto dal Governo con i deputati della maggioranza, ma credo anche con quelli dell'opposizione. Si sta lavorando insieme per migliorare e rendere più trasparente il rapporto tra impresa e grande distribuzione proprio nella formazione del prezzo.
Esiste un dibattito molto acceso, perché la grande distribuzione tende a prevalere nel rapporto con le imprese, non fosse altro che per la dimensione organizzativa economica. L'intervento mira dunque a rendere più trasparente il contratto tra i due soggetti, perché talvolta la grande distribuzione fa pagare l'accesso allo scaffale. Questo fenomeno non si verifica solo da noi, ma vogliamo renderlo evidente, senza adottare però atteggiamenti punitivi.
In una recente intervista su un settimanale, il mondo della grande distribuzione ha espresso una serie di preoccupazioni, che sono state subito poste al Governo con grande evidenza. Parlamento e Governo intendono instaurare un equilibrato rapporto, come indicato specificamente nel Documento di programmazione economico-finanziaria di quest'anno e salutato positivamente da tutto il mondo delle imprese.
Giudicheremo se si poteva fare meglio e di più. Consentitemi però di sottolineare, specificatamente in materia di prezzi, che l'intervento della Commissione, prima, e del Consiglio poi, il 26 settembre, almeno in base alla mia limitata esperienza nei rapporti con la Commissione, è sicuramente un precedente, che si era mai verificato prima, di una decisione contestuale per garantire rapidità d'azione. Il Presidente portoghese Silva attendeva l'assenso del Parlamento prima di aprire il dibattito nel Consiglio dei ministri, proprio perché si voleva dare immediata esecuzione alla norma che rimette in circolazione i 3.800.000 ettari, che certamente sono una risposta importante, strutturale.
Mi dichiaro anche più ottimista, senza voler polemizzare con l'onorevole Dozzo, perché, per quanto riguarda il grano duro, all'avvio delle semine sta riducendosi significativamente il seme selezionato e sta aumentando il prezzo in maniera significativa. Lo valuteremo tra pochi mesi, quando potremo stimare l'entità della superficie messa a coltura a grano duro. Sarà sicuramente importante. Ricordo che il prezzo del grano duro, fino a pochissimi mesi fa, era di 12-13 euro al quintale, mentre oggi è di 55 euro.
Sicuramente, il prezzo è alterato da questa situazione, ma si può riequilibrare e garantire reddito agli agricoltori. Dobbiamo stare attenti, però, a non criminalizzare gli agricoltori e a vigilare su eventuali speculazioni nei prezzi al consumo.
Comunque, la grande distribuzione ha il merito di avere assunto l'impegno, pubblicizzato


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con grande evidenza, di mantenere il livello di aumento dei prezzi dei prodotti alimentari sotto il tasso di inflazione. Nel mese di settembre, il «carrello medio», cioè la spesa media degli italiani, è ancora sotto il tasso di inflazione, perché l'incremento medio è sotto al 2 per cento. Poi, è evidente che dovremo lavorare.
Rispondo all'onorevole Franci dicendo che mi occuperò subito dell' aspetto relativo all'1,3-1,8 quintali a ettaro della semina, perché non le so dare una risposta tecnicamente puntuale; se dipendesse solo da noi, sicuramente potremmo agire per rendere più facile la risposta degli agricoltori e per ridurre la quantità necessaria, in modo da rispondere a questo incremento dei prezzi, a questa ridotta disponibilità.
Ringrazio l'onorevole Alessandri, che ha ragione riguardo all'esigenza di lavorare di più sui cittadini consumatori per dare maggiori notizie su ciò che facciamo. Purtroppo, la nostra è una stampa quasi sempre in negativo e raramente riusciamo a inserire notizie positive, aspetto tutto italiano. L'azione dell'Antitrust, negli ultimi giorni, è frutto dei dati forniti dall'Osservatorio realizzato con il Ministro Bersani. Sono contento anche di questa perfetta sinergia istituzionale tra Governo e autorità indipendenti.
Credo di aver risposto a tutto tutte le domande. Ci sono, ovviamente, tanti altri punti interrogativi. Affronteremo nelle prossime settimane anche ciò che riguarda il latte e le prossime sfide europee. Non mi pare, però, di cogliere una preoccupazione di fondo.
Dobbiamo lavorare in sinergia; tra l'altro, onorevoli deputati, siamo 27 Paesi, quindi dobbiamo essere capaci di condividere con gli altri i nostri punti di vista e riuscire a far assumere alla Commissione, e quindi al Consiglio, le giuste decisioni per il futuro di questo settore. Grazie a tutti.

GIANPAOLO DOZZO. Ministro, vorrei brevemente porle un interrogativo. È vero che al Ministero della salute stanno insistendo riguardo al progetto di inserire sull'etichetta delle bottiglie del vino la scritta «Nuoce gravemente alla salute»? Mi risulta che la settimana scorsa si sia svolta una riunione in cui sono emerse indicazioni in questa direzione. Spero siano frottole!

PAOLO DE CASTRO, Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. Le posso rispondere, onorevole Dozzo, che questa notizia non risponde al vero. Ci sono ovviamente tanti pareri, tante voci, ma se ne è già ampiamente discusso sia a livello di Governo, al Ministero della salute, sia nell'ambito della commissione istituita dal Ministro Livia Turco. Possono esprimersi sensibilità diverse, ma non c'è una volontà del Governo di andare in quella direzione, come abbiamo dimostrato.

PRESIDENTE. Ringrazio il Ministro per essere venuto di nuovo in Commissione a discutere su argomenti così importanti e delicati.
Dichiaro conclusa l'audizione.

La seduta termina alle 16,10.