COMMISSIONE XIV
POLITICHE DELL'UNIONE EUROPEA

Resoconto stenografico

AUDIZIONE


Seduta di mercoledý 5 luglio 2006


Pag. 2

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE
FRANCA BIMBI

La seduta comincia alle ore 14,10.

Sulla pubblicità dei lavori.

PRESIDENTE. Avverto che la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata, oltre che attraverso l'attivazione di impianti audiovisivi a circuito chiuso, anche mediante la trasmissione televisiva sul canale satellitare della Camera dei deputati.

Audizione del sottosegretario per gli affari esteri, Famiano Crucianelli, sugli esiti del Consiglio europeo del 15 e 16 giugno 2006.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca, ai sensi dell'articolo 143, comma 2, del regolamento, l'audizione del sottosegretario per gli affari esteri, Famiano Crucianelli, sugli esiti del Consiglio europeo del 15 e 16 giugno 2006.
Ringrazio l'onorevole Crucianelli per la disponibilità - che vale ancora di più, dal momento che egli è appena rientrato da una missione in Kosovo - a riferire a nome del Governo sugli esiti del Consiglio europeo del 15 e 16 giugno 2006 e gli cedo subito la parola.

FAMIANO CRUCIANELLI, Sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Signor presidente, onorevoli colleghi, il Consiglio europeo, tenutosi a Bruxelles il 15 e 16 giugno scorsi, ha avuto come tema centrale il «Futuro dell'Europa», con particolare riferimento alle prospettive del progetto costituzionale e al processo di allargamento.
Il vertice si è svolto ad un anno esatto dalla «pausa di riflessione» decisa a seguito dell'esito negativo delle consultazioni referendarie sul trattato costituzionale in Francia e nei Paesi Bassi. Rispetto ad allora, anche se non mancano incertezze ed ambiguità dovute alle persistenti diversità di vedute tra i vari Stati membri, l'atmosfera è sicuramente migliore e le prospettive per il futuro appaiono meno nebulose.
Il Consiglio europeo ha deciso di adottare un duplice approccio: da un lato, si vogliono sfruttare le possibilità offerte dai trattati esistenti per produrre i risultati attesi dai cittadini (Europa dei progetti o dei risultati); dall'altro, è stato delineato un percorso che, sia pure con alcune ambiguità di linguaggio, dovrebbe permettere di individuare i termini per definire la questione costituzionale.
In particolare, la futura presidenza tedesca è stata invitata a presentare nel primo semestre del 2007 una relazione al Consiglio europeo per esplorare possibili sviluppi futuri relativi al trattato costituzionale, che servirà da base per ulteriori decisioni sulle modalità di prosecuzione del processo di riforma; fermo restando che le iniziative necessarie a tal fine dovranno essere prese al più tardi nel secondo semestre del 2008 (con implicito riferimento alla scadenza del 2009, anno di insediamento del nuovo Parlamento europeo e della nuova Commissione).
In parallelo, il Consiglio ribadisce la validità della prosecuzione del processo di ratifica del testo costituzionale (come già concordato in occasione del vertice del giugno 2005).


Pag. 3


Infine, recependo una proposta del presidente della Commissione, Barroso, il Consiglio europeo ha deciso che il 25 marzo 2007 a Berlino - in occasione del 50o anniversario dei Trattati di Roma, che cadrà sotto la presidenza tedesca dell'Unione - venga adottata una dichiarazione politica dei leader dell'Unione Europea, che illustri i valori e le ambizioni dell'Europa e confermi l'impegno condiviso a produrre risultati.
Alla luce di queste conclusioni - che, pur rappresentando un compromesso, recepiscono sostanzialmente le posizioni delineate da parte italiana - il Governo si impegnerà, quindi, a rafforzare la solidarietà con quegli Stati che, come noi, hanno ratificato il trattato costituzionale e tengono alla visione complessiva ad esso sottesa. Allo stato attuale, sono già quindici i paesi membri e rappresentano oltre il 50 per cento della popolazione dell'Unione (peraltro è imminente la ratifica da parte della Finlandia, che, come voi sapete, avrà la prossima presidenza di turno). In tal senso, andranno rinsaldati ulteriormente i rapporti con la Germania, anche in vista del mandato conferitole, nonché con altri paesi con posizione simile alla nostra, quali Spagna e Belgio.
In materia di allargamento, il vertice ha rappresentato un'occasione per proseguire il dibattito sul futuro del processo avviato in occasione della riunione informale dei ministri degli affari esteri a Klosterneuburg, nei pressi di Vienna, alla fine del maggio scorso, e alla quale ha preso parte il ministro D'Alema.
La discussione si è incentrata, essenzialmente, sul concetto di capacità di assorbimento, che, benché già previsto nelle conclusioni del Consiglio europeo di Copenaghen del 1993, è assurto ad un ruolo centrale in questi ultimi mesi, soprattutto su insistenza del Governo francese, secondo cui il concetto sarebbe dovuto diventare un vero e proprio criterio aggiuntivo, da tenere in considerazione per i prossimi allargamenti.
La maggioranza delle delegazioni non ha, tuttavia, condiviso tale approccio, e il vertice ha deciso di rinviare al Consiglio europeo di dicembre la discussione di fondo sul tema, sulla base di uno specifico rapporto della Commissione. L'Italia è disponibile ad una seria riflessione sulla «capacità di assorbimento», ma ritiene che essa presupponga un chiarimento sui temi istituzionali e sulla riforma del bilancio dell'Unione. Senza costruire un consenso su tali questioni di fondo, il dibattito rischia, infatti, di rimanere sterile e dar luogo a facili strumentalizzazioni, suscettibili di arrestare il processo di allargamento medesimo.
Nel frattempo, dobbiamo tenere fede alla parola data ai paesi candidati e lanciare verso gli altri un messaggio di affidabilità e conferma degli impegni presi, innanzitutto nei confronti dei Balcani occidentali, il cui futuro non può che essere nell'Unione europea. Alla luce dell'animato dibattito sul futuro dell'allargamento, la mancata affermazione al Consiglio della «capacità di assorbimento» come criterio aggiuntivo a sé stante, costituisce un risultato indubbiamente positivo per l'Italia, che ha sempre sostenuto le ambizioni europee dei paesi di quell'area.
Il Consiglio europeo del 15 e 16 giugno non si è solo occupato della crisi del progetto europeista. Esso ha anche voluto dare un messaggio chiaro ai cittadini della capacità dell'Unione europea, nonostante la difficoltà attuale, di produrre risultati concreti e tangibili (Europa dei risultati). Nel corso del vertice sono state, quindi, messe in risalto varie iniziative nei settori dello spazio di libertà, sicurezza e giustizia, dell'integrazione economica e delle relazioni esterne dell'Unione, volte ad accrescere la percezione dei cittadini sul valore aggiunto del progetto di costruzione europea.
Per quanto riguarda lo spazio di libertà, di sicurezza e giustizia, particolare enfasi è stata attribuita alla dimensione esterna, in tutti i suoi aspetti: dalla politica dei visti - ivi compresa la recente proposta di istituire centri consolari comuni per la raccolta dei dati biometrici - agli accordi di riammissione anche nell'ambito del partenariato UE-ACP, alla cooperazione


Pag. 4

con i paesi terzi nella lotta alla criminalità organizzata e alla tratta di esseri umani.
Riguardo alla gestione dei flussi migratori che segue l'impostazione equilibrata e multidisciplinare, delineata nell'approccio globale adottato nel dicembre scorso, il testo di conclusione approvato riflette le posizioni italiane, facendo riferimento alle emergenze migratorie anche nel Mediterraneo e richiamando l'impegno a tenere una conferenza euromediterranea sui temi migratori, come proposto dall'Italia, nonché a sviluppare la discussione sull'immigrazione legale.
Si segnala, inoltre, l'invito ad esplorare l'ipotesi di miglioramento del processo decisionale «nel quadro dei trattati esistenti», trasferendo la cooperazione giudiziaria penale e di polizia nel pilastro comunitario e consentendo così al Consiglio di deliberare a maggioranza qualificata, anziché all'unanimità. Il Consiglio europeo esorta, infine, a proseguire l'azione europea in materia di lotta al terrorismo e i lavori per istituire l'agenzia dei diritti fondamentali.
Per quanto riguarda i temi economici, il Consiglio europeo ha dedicato una parte dei lavori al tema della tutela degli standard di vita europei a fronte della globalizzazione, evidenziando una serie di risultati e di obiettivi concreti, tra cui l'attuazione della strategia di Lisbona e i progressi conseguiti verso la realizzazione di un mercato interno nel settore dei servizi.
I temi menzionati nelle conclusioni del Consiglio europeo sono numerosissimi e toccano tutte le dimensioni correlate al processo di integrazione economica e sociale, alla politica industriale, agli investimenti in innovazione e ricerca, all'ammodernamento dei sistemi di istruzione superiore.
Vorrei soffermarmi, in particolare, sul settore dell'energia, che, a mio avviso, ha costituito l'elemento più politicamente rilevante del vertice per quanto attiene alle tematiche economiche. I Capi di Stato o di Governo hanno, sostanzialmente, avallato un importante documento - predisposto dall'alto rappresentante Solana e dalla Commissione - propositivo del rafforzamento della componente esterna della politica comune in materia di energia. Tra le priorità di azione previste, segnalo il rafforzamento del dialogo con la Russia, l'attribuzione di un'attenzione particolare al rapporto con l'Algeria nel quadro della politica di vicinato, lo sviluppo di nuove infrastrutture energetiche per diversificare le fonti di approvvigionamento energetico e l'inclusione dell'energia nei rapporti con tutti gli altri principali partner dell'Unione.
Infine, nell'ambito del processo di integrazione economica e monetaria dell'Unione, desidero sottolineare la rilevanza politica della decisione di ammettere la Slovenia nell'area dell'euro a partire dal 1o gennaio 2007, primo caso di allargamento dell'area dell'euro ad uno dei nuovi Stati membri, nonché il significativo sforzo di convergenza della Lituania che ha mancato di un soffio l'ammissione, differita solo a causa del tendenziale discostamento del parametro sull'andamento dei prezzi.
Tra le altre iniziative volte ad accrescere la percezione dei cittadini del valore aggiunto del progetto di costruzione europea, la Presidenza austriaca ha attribuito particolare importanza ai temi di politica estera e di sicurezza comune , in particolare, per quanto riguarda il rafforzamento delle capacità di risposta dell'Unione in caso di emergenza e di crisi e il miglioramento della coerenza, dell'efficacia e della visibilità dell'azione esterna dell'Unione, sul quale sono previsti dei seguiti operativi nei prossimi mesi. Le iniziative dovrebbero garantire un maggior coordinamento tra le istituzioni comunitarie e tra queste e gli Stati membri, garantendo così una maggiore incisività dell'azione dell'Unione in settori sempre più rilevanti per la vita quotidiana dei cittadini.
Sottolineo, inoltre, che il Consiglio europeo ha adottato una serie di dichiarazioni in materia di politica estera relativa a Balcani occidentali, Iran, Iraq, Africa, Libano, Timor Est e processo di pace in Medioriente. In particolare, desidero attirare


Pag. 5

l'attenzione sulle dichiarazioni su Iran, Iraq e processo di pace in Medioriente.
Per quanto riguarda l'Iran, il vertice ha dato il suo pieno sostegno al pacchetto presentato da Javier Solana a Teheran il 6 giugno ed ha incoraggiato l'Iran a fornire una risposta positiva in tempi brevi al fine di poter riprendere il negoziato nel cui contesto la questione nucleare potrà trovare una soluzione diplomatica.
Sull'Iraq, il Consiglio europeo ha soprattutto ribadito l'impegno dell'Unione a sostenere il nuovo Governo in una serie di settori identificati nella recente comunicazione della Commissione e nella lettera congiunta dell'alto rappresentante Solana e del commissario Ferrero-Waldner.
Con la dichiarazione sul processo di pace in Medioriente, infine, il Consiglio europeo ha avallato la proposta, elaborata dalla Commissione a seguito dell'iniziativa del Quartetto, per l'istituzione di un meccanismo temporaneo internazionale, destinato ad assicurare l'assistenza diretta necessaria a far fronte ai bisogni di base della popolazione palestinese, senza passare tramite il Governo di Hamas. In una prima fase, il meccanismo verrà alimentato soprattutto da contributi europei destinati al pagamento dei servizi sociali e sanitari, al finanziamento delle forniture pubbliche (soprattutto carburante ed energia) e all'erogazione di sussidi sociali. Il meccanismo rimane aperto ad altri donatori e potrebbe, eventualmente, essere esteso ad altri settori.
Signor presidente, onorevoli colleghi, migliorare la capacità dell'Europa di produrre risultati è anche questione di metodo. Nel concludere la mia informativa sugli esiti del Consiglio europeo, non posso non sottolineare alcune decisioni, che, in quanto deputati, vi riguardano più da vicino. Il Consiglio europeo ha, infatti, approvato l'impegno della Commissione a mettere direttamente a disposizione dei parlamenti nazionali tutte le nuove proposte legislative e i documenti di consultazione, al fine di favorire il rispetto dei principi di sussidiarietà e proporzionalità a livello comunitario. È inoltre previsto un rafforzamento della trasparenza dei lavori del Consiglio, in quanto tutte le deliberazioni da adottare nell'ambito della procedura di co-decisione saranno rese pubbliche.
Con il Consiglio europeo del 15 e 16 giugno scorsi, si è conclusa la Presidenza austriaca: spetterà ora alla prossima Presidenza finlandese e, successivamente, a quella tedesca il compito di tradurre gli impegni assunti al vertice in risultati concreti per i cittadini. Il Governo italiano intende fare tutto il possibile per sostenere entrambi i paesi in questo difficile compito e ha già dato piena disponibilità a svolgere un ruolo attivo, in particolare per quanto riguarda il dibattito sul futuro dell'Europa.

PRESIDENTE. Ringrazio l'onorevole Crucianelli, anche per questo richiamo finale agli strumenti aggiuntivi che, giustamente, i parlamenti nazionali potranno avere a disposizione sia con la pubblicità degli atti dei lavori del Consiglio europeo, sia con l'impegno della Commissione a trasmettere ai parlamenti i propri atti, anche quelli prodotti nel corso della formazione della decisione. Tutto ciò appare importante, e credo di poterlo affermare anche in qualità di presidente della Commissione per le politiche dell'Unione Europea.
Do ora la parola ai commissari che intendano formulare quesiti e osservazioni.

SANDRO GOZI. Voglio ringraziare il sottosegretario Crucianelli per l'esposizione molto esauriente. Concordo con lui sul fatto che le conclusioni di questo Consiglio - che per noi non rappresentano il massimo nel quale potevamo sperare - comunque riflettono i nuovi orientamenti del Governo e della maggioranza.
Vorrei partire dall'ultimo punto, che anche la presidente della Commissione ha sollevato: le nuove prerogative che vengono date ai parlamenti nazionali con riferimento alla loro attività di orientamento e controllo sulla fase ascendente dei processi comunitari, attraverso l'impegno che la Commissione Barroso ha preso di


Pag. 6

trasmettere direttamente i documenti relativi (punto 27 delle conclusioni).
Credo che, sia all'interno del Parlamento, sia nei nostri rapporti con il Governo, dovremmo inaugurare un nuovo modus operandi. L'occasione che ci viene data dalla Commissione europea richiede infatti per il Parlamento innanzitutto un'organizzazione interna, perché, per esperienza, ritengo che la mole di documenti inviati potrebbe essere rilevante. Dobbiamo disporre, quindi, di una struttura che ci faccia da filtro, identificando previamente cosa è politicamente rilevante e, quindi, su quali documenti - al di là di testi legislativi, si tratta anche di piani d'azione, piani pluriennali, piani strategici, e via dicendo - il Parlamento e, innanzitutto, questa Commissione dovrebbero concentrarsi.
Sarebbe anche auspicabile una cooperazione con il Governo, al fine di rafforzare i meccanismi di trasmissione di documenti tra lo stesso Governo e il Parlamento. Questa potrebbe essere l'occasione per inaugurare una nuova fase. Non credo che basti la semplice trasmissione dei documenti:, è necessario disporre di meccanismi in grado di identificare - si possono studiare diverse modalità - ciò che è politicamente rilevante. Mi riferisco ad una sorta di filtro, che, senza impedire a nessuno di verificare e di discutere su qualsiasi proposta della Commissione, sia in grado di dare alcuni orientamenti. Nel caso contrario, non servirebbe a molto ricevere una grande mole di materiale.
Per quanto riguarda il trattato costituzionale, vorrei sapere dal sottosegretario Crucianelli gli orientamenti del Governo per il periodo della Presidenza finlandese, che mi sembra, comunque, non particolarmente ambiziosa. Capisco che, in base al calendario, le riunioni del Consiglio europeo sono previste per il 25 marzo 2007, giugno 2007, dicembre 2008 e giugno 2009 (sono queste le tappe attorno alle quali dovrà svilupparsi il possibile rilancio del processo costituzionale), però, nel momento in cui la Presidenza finlandese si impegna a consultare gli Stati membri, potrebbe anche pensare di consultare i parlamenti degli Stati membri. In questo senso vorrei chiedere se il Governo ritenga di dover segnalare alla Presidenza finlandese tale opportunità, visto che si parla di rilanciare un trattato costituzionale che è stato predisposto con il contributo fondamentale dei parlamenti, che erano ben rappresentati nella Convenzione.
Il Governo potrebbe, quindi, verificare più in dettaglio quali sono le intenzioni della Presidenza finlandese, anche alla luce del fatto che in dicembre si svolgerà un forum parlamentare a Helsinki. Peraltro, potrebbe essere utile che la Presidenza finlandese considerasse tale questione, dal momento che stiamo passando da un periodo di «siesta» e di scarsa riflessione, ad uno di riflessione attiva tesa a rilanciare il processo.
Per quanto riguarda l'allargamento e la capacità di assorbimento - che in sintesi definirei «la questione francese» -, cui lei ha fatto riferimento, sono d'accordo sul fatto che la priorità dell'Italia sia rappresentata dai Balcani occidentali, ai quali da anni diamo prospettive di integrazione europea, rispetto alle quali non possiamo dare adesso segnali di arresto. Capisco le preoccupazioni italiane sulla capacità di assorbimento (relative al rischio che questa diventi una scusa per rallentare i processi), penso, però, che si possa utilizzare la questione in senso positivo: dovendo preparare la relazione per il Consiglio europeo di dicembre, si potrebbe chiedere alla Commissione - e inviterei il Governo a farlo - di integrarla con uno studio non solo sugli aspetti istituzionali dell'allargamento, ma anche sull'impatto dei futuri allargamenti sulle varie politiche settoriali, tenendo conto anche della revisione delle risorse proprie che dovremo effettuare nel 2008.
Questo sarebbe molto utile, specie se si tiene conto che l'impatto economico dell'allargamento ai Balcani occidentali è molto basso. Lo studio verrebbe quindi utilizzato per spiegare all'opinione pubblica le ragioni dell'allargamento e anche i relativi costi. Tenuto conto che i cittadini, dopo quello alla Croazia, dovranno approvare per referendum i prossimi allargamenti,


Pag. 7

le esigenze francesi potranno anche essere condivise. Per quanto riguarda i Balcani occidentali, dobbiamo infatti spiegare meglio se ci siano costi o meno, anche con riferimento al mancato allargamento. Secondo me, questo aspetto va verificato sia con la Commissione, sia con la Presidenza.
Per quanto riguarda il capitolo sicurezza, a cui il sottosegretario faceva riferimento, vorrei sapere se ci siano delle aperture da parte della Germania rispetto alla cosiddetta «clausola passerella» sul terzo pilastro: il passaggio dall'unanimità alla maggioranza qualificata in materia di cooperazione giudiziaria e di polizia. Visto il partenariato stretto che tutti auspicano ci sia con la Germania nel prossimo anno, potremmo pensare di utilizzarlo per convincere i tedeschi ad essere più aperti su queste materie.
Vorrei ora affrontare due aspetti specifici: l'allargamento della zona Schengen nel prossimo anno, come le conclusioni del Consiglio ricordano, e la questione dei visti. Sull'allargamento della zona Schengen sarà bene preparare anche un'attività di informazione, spiegando cosa succederà, per evitare effetti negativi ex post.
Per quanto riguarda i visti, proprio rispetto ai Balcani e al Mediterraneo, vorrei invitare il Governo a spingere molto di più per rendere più facile la loro concessione agli studenti ricercatori dei Balcani e dell'area del vicinato più in generale (comunque partendo dai Balcani), i quali spesso non possono partecipare a programmi di ricerca universitaria e a scambi europei, proprio perché hanno problemi di visti. Occorre, quindi, spingere, perché la Commissione faccia proposte per agevolare tale partecipazione.
Per quanto riguarda la dimensione esterna dell'immigrazione, vedo che le conclusioni danno grande rilievo, giustamente, alla parte sicurezza. Non credo, però, che si possa risolvere la questione unicamente spingendo su questa dimensione. Avrei voluto che la parte delle conclusioni relativa alla politica di vicinato fosse molto più ampia, perché credo che un vero partenariato con i paesi vicini, anche per quanto riguarda la gestione dell'immigrazione illegale, passi attraverso lo sfruttamento pieno del potenziale del vicinato, che è anche cooperazione economica, sviluppo del settore privato in loco, dialogo interculturale. Tutti aspetti che possono servire a convincere i nostri vicini a impegnarsi di più e meglio, anche nella lotta contro l'immigrazione clandestina e per la gestione delle frontiere.
Se rimaniamo solo sul lato sicurezza, diamo pochi incentivi. D'altro canto, per certi paesi potrebbe anche essere un investimento far uscire immigrati, regolari o irregolari, perché in questo modo avrebbero meno problemi di disoccupazione e più rimesse dagli immigrati stessi, una volta che questi riuscissero a inserirsi, legalmente o illegalmente, nel mercato del lavoro dell'Unione Europea.
Credo quindi che questo sia un aspetto da valutare, perché una politica di vicinato ha tanti riflessi (mercato interno, politiche comuni, eccetera) che riguardano direttamente questa Commissione. A mio parere, tale politica non è stata ancora ben sfruttata né dalle istituzioni comunitarie, né dai paesi membri.
Lei ha parlato di Iran e di coerenza dell'azione esterna. Vorrei rivolgere un invito al Governo affinché in futuro non si ripeta quanto accaduto in passato: essere esclusi, come grande paese membro dell'Unione Europea, da un dialogo così importante come quello in corso con l'Iran. A questo tavolo l'Europa è rappresentata da Francia, Germania e Regno Unito, accompagnati da Javier Solana; dobbiamo dire chiaramente ai nostri partner che non è possibile che il paese che ha il più alto numero di investimenti in Iran sia escluso da questo dialogo. È un errore che è stato commesso in passato, da non ripetere assolutamente in futuro.
Infine, la coerenza dell'azione esterna concerne una questione di natura tecnica. Si parla di avvicinare le diplomazie nazionali ed europee, di promuovere programmi congiunti, e via dicendo. Rivolgerei un invito al Ministero degli affari esteri italiano: favoriamo di più gli scambi tra i nostri diplomatici e quelli degli altri paesi


Pag. 8

e tra i nostri diplomatici e le istituzioni di Bruxelles. Il fatto di poter favorire la mobilità dei funzionari e dei diplomatici è una risorsa per il nostro Ministero, non un problema. Bisognerebbe, quindi, cambiare la mentalità rispetto alla questione della mobilità e degli scambi, perché questa, in embrione, è la via migliore per creare una diplomazia europea.

ARNOLD CASSOLA. Mi scuso, innanzitutto, se sono arrivato quasi alla fine di questa seduta, ma ero purtroppo impegnato in un'altra riunione. Posso pertanto basarmi solo sulla relazione del sottosegretario Crucianelli.
Mi vorrei inizialmente soffermare sulla questione del futuro dell'Europa. Qui non siamo in un periodo di riflessione, bensì di ibernazione: tutto è programmato a partire dalla fase successiva alle elezioni francesi e questo sta bloccando l'Europa.
Penso che l'Italia dovrebbe prendere qualche iniziativa, da adesso, perché almeno possa cominciare una riflessione senza necessariamente aspettare immobili una consultazione che sta tenendo bloccata tutta l'Europa. Già siamo rimasti fermi per due anni a seguito del «no» olandese e francese: cerchiamo di evitare questo ulteriore stallo.
Per quanto riguarda l'immigrazione, io sono un italiano all'estero, avendo la doppia cittadinanza maltese e italiana, e quindi parlo nella mia doppia veste. Secondo me, l'Italia dovrebbe premere molto per la modifica della linea adottata dall'Unione europea, che continua a considerare l'immigrazione una questione dei singoli Stati membri, lasciando soli paesi come Malta, Spagna o Italia ad affrontare i loro problemi di frontiera. Invece, bisognerebbe compiere un grande sforzo per far sì che questo problema diventi europeo.
C'è stato un primo piccolo passo, però nella direzione repressiva: mi riferisco alla piccola flottiglia di navi di cinque, sei paesi, che pattugliano le acque prospicienti la Libia (mi pare che l'operazione sia stata finanziata con venti milioni di euro). Ma come si comporteranno quando arriveranno i barconi con trecento, quattrocento o cinquecento persone? Spareranno contro? Le ributteranno indietro? Pattugliare la frontiera non può essere l'unica soluzione su cui basare la prevenzione.
Cosa si fa per cercare di creare lavoro in questi paesi? Come si pensa di contrastare la povertà? Qual è il contributo dell'Italia e degli altri paesi? Inoltre, dovremmo parlare della gestione dei vari centri di accoglienza da parte dell'Unione europea. Insomma, il problema è europeo e non è pensabile che l'Italia, la Spagna o Malta siano lasciate sole a risolvere le problematiche del proprio territorio. L'Italia dovrebbe promuovere un'iniziativa in questo senso.
Da ultimo, vorrei un'informazione. In politica estera si parla di tutto, ma non si menziona l'Afghanistan. Dal momento che mi sembra un tema attuale, almeno per adesso, c'è qualche considerazione da fare in proposito?

MASSIMO ROMAGNOLI. Voglio soltanto sottolineare due aspetti emersi dalla discussione odierna. Ho seguito attentamente il sottosegretario Crucianelli, ma egli non ha fatto cenno ad un problema molto forte - che io riscontro in quanto residente all'estero - che richiede una soluzione: i permessi di soggiorno di noi cittadini europei all'interno degli Stati europei (ad esempio, i nostri connazionali residenti in Belgio ancora oggi hanno bisogno del permesso di soggiorno).
Inoltre, vorrei sapere quali siano i vari parametri - e se è possibile averne un elenco - che uno Stato deve rispettare per essere ammesso nell'Unione europea. I confini di Bulgaria e Romania mi preoccupano, perché, mentre in Italia abbiamo una dogana che funziona, ritengo che in Bulgaria e in Romania , con tutti i problemi di corruzione che ci sono, la sicurezza sia attualmente un po' precaria.
Per quanto riguarda, invece, la Turchia vorrei sapere quali siano le condizioni richieste per il suo ingresso in Europa. Penso che questo paese sia ancora molto, ma molto lontano dall'ingresso nell'Unione europea, a causa di quattro problemi principali:


Pag. 9

il riconoscimento di Cipro; la diatriba sulle acque territoriali con la Grecia, il problema con i curdi; il problema con l'Armenia.

MARCO AIRAGHI. Ringrazio il sottosegretario Crucianelli per l'esposizione della sua relazione dettagliata, di cui purtroppo ho perso i primi minuti (mi sono però fatto riferire dalla collega). Ho molto apprezzato l'intervento del collega Cassola, perché ha richiamato un tema che è stato molto sentito dal Governo e dalla maggioranza precedente: mi riferisco alla necessità di spostare a livello europeo il problema dell'immigrazione clandestina e della fortissima pressione dei paesi del terzo mondo, soprattutto verso la nostra nazione, che, essendo una penisola protesa nel Mediterraneo, è la più facilmente «aggredibile» dal fenomeno immigrazione clandestina, che, tradizionalmente, in gran parte va a redistribuirsi nel resto dell'Europa. Condividiamo una politica volta a trasformare in problema europeo una questione che, se lasciata sulle spalle di una sola nazione, diventa di difficilissima e onerosissima soluzione. Perciò apprezzo molto l'intervento che sottolinea questa necessità e questa opportunità.
Voglio fare solo due brevi osservazioni riguardo alla fase ascendente del processo legislativo europeo. Credo che fosse un'esigenza già sentita nella scorsa legislatura, che abbiamo cercato di affrontare pienamente proprio in questa Commissione. Sull'argomento invito la presidente Bimbi a operare fortemente per chiarire bene quali sono le competenze della Commissione stessa, in contraddittorio con la Commissione affari esteri. Ricordo, infatti, che permane ancora l'annoso problema della Commissione XIV, che, purtroppo, è molto spesso svuotata di vere competenze, a fronte del permanere di competenze importanti riguardo al piano europeo in capo alla Commissione affari esteri.
Sarebbe opportuno, e rappresenterebbe una giusta ambizione di questa Commissione, riuscire a definirne con chiarezza gli ambiti di intervento, anche per darle una valenza a fronte della passione e dell'impegno per le problematiche europee che profonde chi è entrato a farne parte.
Riteniamo, quindi, sia giusto risconoscere a questa Commissione una competenza davvero pregnante, come quella di analizzare il processo legislativo europeo ascendente, che le dovrebbe essere riservata.
Da ultimo, sull'energia - questione che il gruppo di Alleanza nazionale pensa sia da affrontare in sede europea - vorrei chiedere se sia stato affrontato il tema, invero piuttosto scabroso, dell'asimmetria delle liberalizzazioni in questo mercato. Il riferimento specifico è alla situazione di assoluto monopolio e parziale statalismo che la Francia ha in questo settore e che, a nostro parere, contrasta clamorosamente con quelle che dovrebbero essere le condizioni richieste dalla Comunità europea.
Avrei voluto intervenire brevemente anche sul tema della Turchia, ma la questione è già stata affrontato dal collega Romagnoli. Vorrei solo sapere quale sia l'attuale posizione sull'ingresso possibile (o probabile) della Turchia nella nostra Comunità, visto che questa nazione ha una condizione un po' particolare e diversa dalle altre attualmente in predicato di entrarvi.

GIANNI FARINA. Anch'io intendo porre il problema delle competenze della Commissione affari esteri e comunitari e della Commissione per le politiche dell'Unione europea. È evidente che nell'ambito della politica estera, in generale, non si possono non trattare anche i problemi inerenti all'Unione europea in quanto tale, essendo questo uno dei nostri obblighi fondamentali, però, bisognerà trovare una collaborazione tra le due Commissioni su quell'insieme di problemi che le riguardano entrambe.
Ho molto apprezzato il fatto che il sottosegretario Crucianelli abbia trattato il problema legato all'agenzia dei diritti fondamentali e vorrei saperne qualcosa di più. Se ho ben compreso, si tratta di monitorare il rispetto della Carta dei diritti fondamentali, che è stata ed è uno dei pilastri del trattato costituzionale, già in


Pag. 10

precedenza approvata al Consiglio di Nizza.
Credo che sulla Carta dei diritti fondamentali si giochi, in realtà, il destino dell'Europa, perché lì è scritto il processo di costruzione del cittadino europeo. Se questo è vero, se il monitoraggio - io lo chiamo così e mi scuso con il sottosegretario Crucianelli - su una serie di problemi fondamentali deve essere quotidiano e permanente, allora la materia rientra nelle competenze di questa Commissione.
Credo anche che la collaborazione tra i parlamenti nazionali sia un tratto fondamentale per avviare un processo che io chiamo di armonizzazione dei diritti comunitari: oltre al problema degli immigrati - poi spiegherò brevemente il mio pensiero al riguardo -, esiste anche quello dei diritti dei cittadini comunitari (io che vengo dall'estero, purtroppo, molte volte tendo a chiamarli «diritti degli immigrati», ma, avendo personalmente superato questo problema, oramai parlo di «diritti dei cittadini comunitari»). Ebbene, i diritti dei cittadini comunitari, tutti confusi - tout confondu, come direbbero i francesi -, coinvolgono una serie di questioni che sono decisive. Cito, tra tutte, la libertà dell'esercizio delle professioni e il riconoscimento dei titoli di studio professionali in Europa.
Se vogliamo costruire il cittadino europeo non possiamo che partire da un corollario di diritti e di doveri che sono di cittadinanza europea: il fondamentale diritto all'esercizio e al riconoscimento dei titoli di studio e delle professioni europee, il diritto al multiculturalismo. Su quest'ultimo l'Italia vive un autentico dramma in Europa: se, infatti, la cultura italiana può anche essere insegnata nelle lingue europee, utilizzando mille modi, la lingua italiana in Europa vive un dramma, e, se andiamo a costruire un'Europa basata su una monocultura, non so dove arriveremo.
Un terzo problema è rappresentato dai diritti politici. La Carta dei diritti fondamentali stabilisce dei diritti politici fondamentali a livello amministrativo (le elezioni nei consigli comunali, eccetera), poi però le legislazioni nazionali applicano il diritto generalmente in forme molto limitative. Ad esempio, si può essere consiglieri del comune di Parigi, ma non assessori, perché l'assessore partecipa all'elezione del Senato della Repubblica, che viene eletto in forma indiretta.
Con riferimento a queste questioni di fondo, ai diritti politici generali a livello europeo, all'esercizio e al riconoscimento delle professioni, alla questione culturale e a quella della sicurezza - cui si è fatto anche cenno -, non è stato ancora applicato in pieno il diritto a soggiornare in ogni singolo paese europeo, senza dover subire controlli che appaiono in tutto simili a quelli polizieschi legati all'immigrazione.
L'ultimo tema riguarda proprio l'immigrazione. Sono convinto che l'accordo tra gli Stati e l'estensione del diritto dei cittadini comunitari implichi anche l'estensione del diritto degli immigrati. È chiaro che, poiché esiste il problema dei diritti e dei doveri, il controllo dell'immigrazione...

PRESIDENTE. Onorevole Farina, la prego di concludere.

GIANNI FARINA. Concludo, presidente. Controllo dell'immigrazione ed estensione del diritto degli immigrati vanno in parallelo, non c'è niente da fare. Allora, occorrerà riflettere molto attentamente sul fatto che l'immigrazione deve divenire una questione europea, nel senso che le frontiere devono essere quelle europee, non quelle dei singoli Stati membri.
Chiudo con un'osservazione negativa (magari, fra sei mesi, cambierò idea): ho l'impressione, guardando Parigi e osservando attentamente il dibattito per l'elezione presidenziale, che si stia sparando grosso. In realtà, ognuno dei candidati (per adesso sono una decina, poi vedremo come si sfoltirà il numero), quasi indifferentemente da destra a sinistra, Segolene Royal e Nicolas Sarkozy inclusi, parlano molto di Europa sociale, di Europa della sicurezza e così via, ma non si sa mai cosa vogliano dire esattamente, visto che ognuno dà una sua interpretazione.


Pag. 11


Ringrazio molto e chiederei qualche chiarimento sull'agenzia dei diritti fondamentali, che mi interessa molto.

PRESIDENTE. Mi scuso con l'onorevole Farina ed anche con i colleghi, ma vi invito ad essere più sintetici, perché siamo in prossimità dell'inizio dei lavori dell'aula.

RICCARDO MIGLIORI. Mi scuso per la domanda che intendo porre, dal momento che abbiamo solo pochi minuti, ma, da questa relazione, a me pare che il punto politico sul quale dovremmo riflettere approfonditamente riguardi l'evoluzione della fase costituente. Al di là degli auspici, dobbiamo prendere atto del fallimento di questo semestre sotto il profilo del rinvio al semestre tedesco per approdi più certi.
Ma il quesito di fondo che rivolgo al Governo e al sottosegretario Crucianelli è il seguente: qual è la posizione dell'Italia? Cosa vogliamo fare? Come accelerare e verso quali obiettivi?
Chiedo scusa per la domanda, perché è molto complessa e i tempi sono molto ristretti. Però, mi pare che questo sia l'elemento di fondo sul quale riflettere.

MAURO PILI. Ritengo che questo non possa considerarsi un argomento concluso oggi. Il sottosegretario Crucianelli ha posto alcune priorità in merito all'intervento italiano in Europa, ma credo che la Commissione debba farsi carico di calendarizzare un'apposita sessione, affinché si possa arrivare a definire una risoluzione finalizzata a comprendere - cosa indispensabile, come diceva il collega che mi ha preceduto - qual è la strategia italiana, che fino ad adesso non è emersa. Il Consiglio europeo, non avendo affrontato nessuno dei temi cruciali, ha sostanzialmente rappresentato una riflessione e un rinvio.
Rivolgendomi, quindi, alla presidente Bimbi, chiederei di calendarizzare delle sedute per garantire un momento di analisi e di proposizione della Commissione, accogliendo anche le indicazioni di chi sosteneva un ruolo importante della stessa (se non ce lo danno, dobbiamo sapercelo prendere).

PRESIDENTE. Ringrazio l'onorevole Pili, che ha anticipato una proposta che avrei rivolto al sottosegretario Crucianelli.

FAMIANO CRUCIANELLI, Sottosegretario di Stato per gli affari esteri. È stata sintetica la domanda, ma la risposta non può essere tale.

RICCARDO MIGLIORI. Mi sono anche scusato per questo.

PRESIDENTE. Ma ha anche sintetizzato una parte del nostro dibattito. Altri hanno sollevato il problema della gestione delle nostre facoltà e funzioni rispetto alla fase ascendente e, quindi, occorre avviare una riflessione metodologica nell'ufficio di presidenza allargato ai rappresentanti dei gruppi. Chiederei comunque al sottosegretario Crucianelli di ritornare per concludere la sua audizione.
La nostra Commissione non vuole debordare rispetto alle competenze della Commissione affari esteri, ma, come diceva l'onorevole Airaghi, vogliamo utilizzare le nostre competenze fino in fondo.

FAMIANO CRUCIANELLI, Sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Aderisco alla proposta avanzata dalla presidenza. Mi sono note, avendo fatto parte a lungo della Commissione esteri, le sue tendenze «imperiali» e sarà bene avere delle garanzie certe dalla stessa, perché la sua capacità pervasiva e invasiva è notevole.
Le questioni poste sono numerose e tutte meritano una riflessione ed una risposta seria, impossibile da svolgere in tre minuti (l'aula inizia alle 15). Potrete immaginare come - soprattutto in questa


Pag. 12

prima fase e a causa dei molteplici problemi che emergono in ogni luogo - l'attività a volte divenga difficilmente programmabile, ma sicuramente vi è la mia disponibilità a tornare in Commissione per dare una risposta ai problemi che oggi sono stati posti.

PRESIDENTE. Di concerto con il sottosegretario Crucianelli, che ringrazio per lo svolgimento della sua esauriente relazione, provvederemo, quindi, a calendarizzare un altro incontro.
Rinvio il seguito dell'audizione ad altra seduta.

La seduta termina alle ore 14,55.