COMMISSIONE XIV
POLITICHE DELL'UNIONE EUROPEA

Resoconto stenografico

AUDIZIONE


Seduta di marted́ 11 luglio 2006


Pag. 2

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE
FRANCA BIMBI

La seduta comincia alle 13,15.

Sulla pubblicità dei lavori.

PRESIDENTE. Avverto che la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata, oltre che attraverso l'attivazione di impianti audiovisivi a circuito chiuso, anche mediante la trasmissione televisiva sul canale satellitare della Camera dei deputati.

Audizione del ministro del commercio internazionale e per le politiche europee, Emma Bonino, sulle linee programmatiche del suo dicastero.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca, ai sensi dell'articolo 143, comma 2, del regolamento, l'audizione del ministro del commercio internazionale e per le politiche europee, Emma Bonino, sulle linee programmatiche del suo dicastero.
Do quindi la parola al ministro Bonino, ringraziandola per la sua partecipazione alla seduta odierna.

EMMA BONINO, Ministro delle politiche europee e del commercio internazionale. Grazie, signor presidente, colleghe e colleghi. Nella presentazione delle linee-guida e delle linee programmatiche di questo dicastero, mi atterrò a cinque punti, cercando di chiarire anche quelli della delega che a me paiono molto importanti, anche se normalmente meno discussi, come per esempio quelli concernenti la presenza del personale italiano nelle varie sedi internazionali o europee (anche su questo esiste un dato di coordinamento).
In ogni caso, l'intera azione del nuovo Governo, a forte vocazione europeista, è la linea guida su cui si impronta anche questo ministero. Tra gli obiettivi prioritari che come ministro intendo perseguire, vi è la necessaria messa a punto di procedure più efficaci per la definizione della posizione nazionale in ordine alle principali questioni a carattere trasversale dell'agenda europea, quella che in gergo viene chiamata la fase ascendente. Ciò al fine di individuare, nei limiti del possibile, la posizione italiana sulle grandi tematiche, prima che i singoli ministri la propongano a Bruxelles e in tempo utile per consentire la formazione di una certa volontà politica sia della Commissione sia del Consiglio.
Non vi nascondo che probabilmente le cose oggi sono cambiate, ma quando ero commissario il fatto di prendere coscienza troppo tardi o, addirittura, a tempo scaduto della posizione italiana sui vari temi era uno dei maggiori problemi che avvertivo nell'esercizio delle mie funzioni.
Fatta salva l'indipendenza del commissario, che risponde ai trattati e non al suo Governo, è chiaro che disporre di informazioni o avere la cognizione della posizione del Governo di origine su questo o quel settore avrebbe rappresentato un elemento molto importante. Forse, le cose sono cambiate, in ogni caso una delle priorità che mi propongo è quella di rendere più efficienti le procedure affinché venga definita la posizione italiana, qualunque sia il tema in discussione a Bruxelles in Commissione o in Consiglio,


Pag. 3

al fine di rappresentare alle istituzioni europee una posizione governativa consolidata.
Un primo test in questo senso, per una responsabilità di coordinamento che invece mi compete in base alla legge Buttiglione, riguarda l'agenda di Lisbona, sulla quale interverrò tra poco.
Un altro punto consiste nel migliorare o assicurare coerenza e maggiore speditezza nel recepimento delle direttive comunitarie perché, insieme ad altre iniziative che citerò, ciò potrà consentire una sensibile riduzione delle procedure di infrazione e in generale del contenzioso nei confronti delle istituzioni europee.
Infine, intendiamo attuare altri punti della delega, come per esempio quello del coordinamento relativo al personale italiano nei vari organismi internazionali. Per quanto attiene alla fase ascendente, in attesa di coordinare le posizioni politiche sui vari settori, l'iniziativa di mia più stretta competenza, in base alla legge Buttiglione, è l'agenda di Lisbona.
In questo senso era stato istituito per legge il Comitato interministeriale per gli affari comunitari europei, il CIACE, che tenne la sua prima riunione nella passata legislatura e che ho riconvocato il 4 luglio. Come sapete, per legge, tale comitato è presieduto dal ministro delle politiche europee e ne sono membri permanenti anche il ministro degli affari esteri e degli affari regionali.
Ho ritenuto utile, almeno nella prima riunione, la partecipazione del ministro dell'economia e delle finanze, ma ritengo altrettanto fondamentale che, di volta in volta, a seconda dei temi trattati, siano convocati anche altri ministri competenti per materia.
In seguito a questa riunione ministeriale, è stato istituto il segretariato tecnico; ogni amministrazione è stata invitata a designare un funzionario che fosse il punto di raccordo del tema politico dell'agenda di Lisbona. Quindi effettivamente sarà questo comitato tecnico a lavorare ed a preparare le riunioni. Si riunirà per la prima volta il 13 luglio, anche perché siamo in presenza di scadenze ravvicinate.
Il 17 luglio è previsto a Roma l'arrivo dei rappresentanti della Commissione europea, presieduta dal commissario Reding, per un esame di quanto è stato realizzato in rapporto al PICO e all'agenda di Lisbona ed entro il 15 ottobre il ministro e il Governo devono presentare la relazione per quanto riguarda il piano per l'innovazione e l'occupazione.
Il comitato tecnico si riunirà - lo ripeto - per la prima volta il 13 luglio per compiere i lavori del comitato interministeriale, così com'era previsto dalla legge, creando una serie di tavoli di coordinamento con vari formati ad hoc, a seconda dei dossier più rilevanti.
Secondariamente è prevista un'attività di coordinamento a cui devono essere associate le regioni, che per legge sono destinatarie di alcune competenze specifiche, importanti per questa attività. Pertanto il segretariato del CIACE, incardinato nel dipartimento per le politiche comunitarie, rivestirà un ruolo sicuramente importante.
Altrettanto importante è il coinvolgimento del Parlamento per quanto riguarda in particolare questa Commissione, perché, ai sensi dell'articolo 3 della legge 11 del 2005, il ministero è anche preposto a trasmettere e diramare al Parlamento, nonché agli altri attori istituzionali gli atti comunitari dell'Unione europea, sebbene il vostro regolamento preveda che si possano trasmettere, perché ne possiate discutere, solo quando ne sia stata ricevuta la traduzione italiana. Da ciò consegue una sfasatura di due o tre giorni tra gli atti che ci vengono trasmessi in inglese (e che, se volete, possiamo trasmettervi in via informale) e la traduzione italiana.
Su questo tema stiamo valutando le modalità per trasmettervi al meglio questi atti in modo che siano leggibili, perché, spesso, si tratta di tonnellate di carta molto interessanti, ma di difficile consultazione. Quindi, dovremmo cercare di trasmetterli in modo facilmente consultabile, leggibile, da approfondire a seconda delle materie.
Per quanto riguarda la strategia di Lisbona, vi ho parlato delle scadenze di


Pag. 4

ottobre, quindi dovremo presentare un rapporto sullo stato di attuazione del piano nazionale di riforma, il PICO, previsto appunto da questa strategia. Anche in questo caso riveste un ruolo importante il Parlamento nella divulgazione della situazione all'opinione pubblica, quindi il Governo vi informerà puntualmente dei passi compiuti.
Potrei anche soffermarmi su tale rapporto, in particolare sulle modalità della sua compilazione; esiste, comunque, una griglia standard imposta dalla Commissione europea a tutti gli Stati membri che devono redigerlo relativamente sia al settore macroeconomico sia a quello microeconomico. Sulla parte macroeconomica vi è un riferimento al DPEF e al consiglio Ecofin, mentre sulla parte microeconomica - competitività, energia e ricerca - ricorderete l'obiettivo del 2,5 per cento del PIL stabilito precedentemente (vi è anche una parte relativa all'occupazione, alle donne, ai giovani e al Mezzogiorno).
Comunque Lisbona è a metà percorso, ma non lo è per quanto riguarda i risultati: la scadenza è fissata per il 2010 e trovo che l'Italia sia indietro (insieme ad altri paesi). Se escludiamo qualche paese nordico, come in particolare la Finlandia e la Svezia, dobbiamo rilevare come agli investimenti e all'impegno richiesti per l'effettiva realizzazione dell'agenda di Lisbona non abbiano fatto seguito atti concreti. Siamo, quindi, a metà percorso per quanto riguarda il tempo ma non per i risultati che dovremmo raggiungere.
Il secondo punto riguarda le procedure di infrazione. All'inizio dell'attività di questo ministero, le infrazioni erano 279. Al riguardo, è stato realizzato uno studio (lo lascerò alla vostra attenzione), articolato per ministeri e direzioni generali, in cui vengono individuati i tempi e soprattutto lo stadio della procedura in cui ci si trova. Senza dubbio comunque le infrazioni erano 279.
Nel frattempo, grazie al lavoro messo in atto precedentemente dal ministro La Malfa e da noi continuato, nella sessione della Commissione del 28 giugno sono state archiviate 64 infrazioni, alcune delle quali sono allo stato di semplice reclamo, altre sono infrazioni vere e proprie, per cui pochi giorni fa, quando mi ero preparata per l'audizione, erano puntualmente 239.
È, tuttavia, una macchina in continuo movimento; infatti, nei giorni scorsi ne sono arrivate altre, quasi tutte in materia ambientale, in particolare nel campo dei rifiuti e dell'acqua, ma anche di altro genere. In ogni caso, molte sono dovute al mancato recepimento di direttive, mentre altre sono vere infrazioni e, pertanto, si trovano ad uno stadio più avanzato.
Il ministero intende affrontare la questione da tre punti di vista. Il primo - credo sia utile anche per il Parlamento - è quello conoscitivo, nel senso che spesso non coincidono neppure i numeri delle infrazioni. La quantità è quella, ma puntualmente non c'è coincidenza, quindi è necessario cercare di capire esattamente quante sono e soprattutto a quali amministrazione si riferiscono.
Comunque, posso ribadirvi che la maggioranza delle stesse è nel campo ambientale (sono circa 80), 62 sono ascrivibili al mercato interno, ma nessuna amministrazione e nessun ministero ne è esente. Molte sono di competenza delle regioni e, pertanto, occorre predisporre misure di raccordo.
Il secondo aspetto, che si ricollega alla legge comunitaria di cui parleremo successivamente, riguarda la necessità di accelerare il recepimento delle direttive, perché molte delle infrazioni sono legate a direttive non recepite o scadute nei tempi. A questo proposito tratteremo di una proposta che la relatrice aveva già in qualche modo anticipato nella relazione alla legge comunitaria, per evitare che la delega, che oggi è data al Governo per recepire le direttive entro diciotto mesi, ci porti sempre ad una infrazione. Quindi proporrò di ridurre la delega a dodici mesi e quando le direttive sono già scadute o quando sarà possibile persino a sei mesi.
Si potrebbe anche pensare ad una sessione comunitaria, per esempio del Parlamento, che sarebbe utile in termini di


Pag. 5

discussione politica e non solo di discussione tecnica di questa o quella direttiva da recepire.
C'è un altro elemento di cui vorrei parlare. Al ministero è stata costituita una struttura di missione, in grado non solo di sollecitare le varie amministrazioni, ma anche di far fronte alle infrazioni nella prima fase, quando sono ancora allo stadio del reclamo.
In effetti, molte delle infrazioni passano al secondo o al terzo stadio solo perché non vi è attenzione nella precedente fase del reclamo; di conseguenza, scattano automaticamente i termini e si finisce in un'altra fase della procedura di infrazione.
Questo è molto importante perché - e qui aggiungo un nuovo elemento - da gennaio è entrato in vigore un nuovo regolamento per quanto riguarda le infrazioni. Non vi sono pertanto precedenti a cui fare riferimento per svolgere le opportune valutazioni; comunque, nella nuova normativa, appena entrata in vigore, si è passati ad una doppia penalità, in caso di condanna. Alla multa forfettaria di 10 milioni di euro si può aggiungere - in realtà anche la Corte di giustizia è diventata molto più stringente in questo senso - una penalità di mora giornaliera con una forchetta di applicazione che oscilla tra i 10 mila e i 700 mila euro giornalieri.
Come appena rilevato, non abbiamo al riguardo grandi precedenti, ma da un calcolo medio è possibile immaginare che a noi applicherebbero una mora di media entità, intorno ai 300 mila euro, anche perché è la stessa Corte a decidere da quando far decorrere i termini di questa penalità quotidiana.
Evidentemente, quindi, si possono raggiungere cifre anche notevoli. In ogni caso, già la sola pena forfettaria di 10 milioni di euro non fa certo piacere, ma, qualora le si aggiungesse la pena di mora giornaliera, le cifre toccherebbero un livello considerevole.
L'unica infrazione per la quale siamo in attesa di responso (previsto per il prossimo 18 luglio), perché non c'era più nulla da tentare, è quella che riguarda i lettori universitari.
È chiaro che, nel caso di una condanna, sarà il primo test di applicazione dei criteri delle multe, sia di quella forfettaria sia di quella giornaliera. Quindi lo aspettiamo tutti con una certa ansia. Sappiamo che la questione è stata molto discussa e controversa, ma è chiaro che il 18 luglio sarà il primo test di applicazione del nuovo regolamento.
Infine, ho già citato a grandi linee i rapporti con le regioni, che per i motivi elencati, sono evidentemente partner importanti in questa materia, perché - come ho detto - molte delle infrazioni sono di competenza regionale, ma di fatto è lo Stato nazionale a risponderne. Di fronte alle istituzioni europee non appare la regione, ma lo Stato membro, unitariamente considerato.
Pertanto, se la violazione viene «commessa» dalle regioni, di fatto, chi paga, per intenderci, resta lo Stato nazionale. Questo è uno dei motivi della necessità di coinvolgere largamente tutti.
Infine, proprio per dipanare tutta questa matassa, ho chiesto ai miei colleghi ministri di indicarmi un responsabile degli affari europei, in modo che si sapesse sempre puntualmente con chi parlare, anche perché spesso si tratta di materie molto tecniche, sulle quali sarebbe complesso cambiare interlocutore.
Intendo poi giungere all'approvazione di un protocollo di intesa Stato-regioni, per capire chi è il responsabile e per comprendere le procedure che vogliamo seguire in tutta questa materia.
Inoltre, ho effettuato una visita a Strasburgo ai vostri colleghi del Parlamento europeo, visita che intendo ripetere ogni mese. Al riguardo non ho obiettivamente proposte concrete da farvi, ma di certo tutti i vostri colleghi al Parlamento europeo sentono la necessità di avere con voi maggiori rapporti e di godere di un maggior coinvolgimento non per quanto concerne specificamente le vostre attività - si tratta di competenze completamente diverse -, ma con l'auspicio che si possa


Pag. 6

studiare una formula - su cui non avanzo evidentemente proposte - in grado di stabilire un contatto più stretto. Al di là della battuta, per me la delegazione italiana del Parlamento europeo è la terza camera e dovremmo abituarci a pensare in questo modo, ovvero che ci sono la Camera, il Senato e il Parlamento europeo.
É ovvio che non siamo ancora a questo livello: infatti molti pensano - e anch'io ho spesso sostenuto - che la terza Camera sia Porta a Porta. Ma meglio sarebbe considerare terza Camera il Parlamento europeo: sta a voi capire se esista una formula in questo senso.
Nelle loro reciproche competenze, il Parlamento europeo e i vostri colleghi si augurano che, il ministro, oltre a partecipare al Consiglio, incontri anche la delegazione, magari su temi molto spinosi o comunque di attualità politica.
Per quanto riguarda il personale italiano, in particolare gli esperti nazionali distaccati, abbiamo un compito da proseguire con molta attenzione. La storica presenza del personale italiano nelle amministrazioni non mi sembra adeguata, neppure al livello contributivo del nostro paese: non ne faccio tanto una questione di mercato, quanto evidentemente di punti di riferimento.
Non posso immaginare che ci sia meno professionalità con un passaporto italiano piuttosto che con qualche altro: manca forse un dato di coordinamento, a livello di sistema Italia, per cui spesso si hanno troppi candidati, l'uno contro l'altro, proposti da troppe amministrazioni, per cui di fatto si rischia che passi sempre qualcun altro; sembrerà banale, ma è la verità!
Ultima attività, ma non per importanza: occorrerà organizzare con il Parlamento la celebrazione del cinquantesimo anniversario del trattato di Roma, il 25 marzo. Come si sa, si terrà a Berlino un vertice dei Capi di Stato e di Governo, sotto la presidenza tedesca. Vi è però l'intenzione, a partire dal Presidente della Repubblica e dai Presidenti di Camera e Senato, di organizzare anche a Roma, la settimana precedente, una riunione dei parlamentari e dei parlamenti non solo dei paesi fondatori ma anche dei paesi attualmente costituenti l'Unione Europea. Sono disponibile a fornire tutto il supporto possibile, perché immagino che, sia la presidenza di questa Commissione che quella del Senato, in accordo con i Presidenti di Camera e Senato, vorranno elaborare una proposta di iniziativa in questo senso. Grazie.

PRESIDENTE. Do la parola agli onorevoli che intendano porre quesiti o formulare osservazioni.
Raccomando ai colleghi di contenere i propri interventi nei cinque minuti. Mi sembra che questo possa essere un tempo ragionevole, riservandoci di verificare successivamente, in relazione all'andamento dei lavori dell'aula, come proseguire.

ARNOLD CASSOLA. Ringrazio il signor ministro dell'audizione. Mi ritengo molto soddisfatto del fatto che abbia sottolineato come priorità il tentativo di definire procedure efficaci, perché - ne abbiamo parlato anche tante altre volte - questa Commissione è un po' troppo ricettiva a posteriori, mentre invece la maggior parte delle Commissioni per le politiche europee, come i parlamenti nazionali degli altri paesi dell'Unione europea, riesce ad influire proprio sull'agenda dell'Unione europea.
Normalmente, mi sembra che la Commissione rilasci i documenti circa un mese prima in ordine a ciò che si deve discutere, quindi ben venga ciò che lei propone, quella fase ascendente che coinvolga anche noi in questo dibattito per influire sulle questioni, e ben venga anche il testo in inglese, perché alcuni di noi vengono dall'estero. Possiamo quindi cominciare a visionare questi testi in modo informale.
È anche molto interessante la questione delle sedute parlamentari in cui si possa discutere di politica comunitaria, piuttosto che solo di questioni tecniche.
Considerato poi che la maggior parte delle infrazioni verte sulle questioni ambientali, ritengo che questo Governo debba collocare l'ambiente al centro della sua attività, perché il degrado ambientale ci


Pag. 7

costa non solo in termini di salute e di deturpamento paesaggistico, ma proprio anche in termini economici; inoltre le cifre che lei sta menzionando vanno ad aggravare la situazione.
Segnalo un ultimo elemento, che non attiene tanto alla materia di questa audizione, ma alla politica estera dell'Unione europea, in particolare alla sua missione in Congo. In particolare, vorrei rilevare come la decisione sulla missione in Congo non sia stata presa nel modo migliore.
Nel Consiglio di sicurezza dell'ONU per ben due volte ci sono stati voti contrari all'aumento delle truppe in Congo, voti contrari degli Stati Uniti, ma anche di paesi dell'Unione europea. Dopo si è però verificato che Francia e Germania, praticamente da soli, abbiano deciso di inviare le truppe in quel paese: questo significa delegittimare l'ONU. Il fatto di agire dapprima rifiutando di mandare aiuti in Congo e comportandosi poi in questo modo, non aiuta certo a dare credibilità e a rafforzare l'ONU.
Al posto del concetto europeo di garantire la solidarietà, la democrazia e lo sviluppo in Africa e in altri paesi, ha prevalso il principio per cui, laddove si fallisca politicamente, viene impiegata la forza militare. Questo è, forse, un piccolo rilievo che il Governo doveva fare.

PRESIDENTE. Vi pregherei di rimanere sulle tematiche dell'audizione, anche perché giustamente il ministro replica su tutte le altre.

VINCENZO NESPOLI. Anche noi ringraziamo il ministro per la sua presenza in Commissione. Credo che con il suo intervento abbia confermato il dato incontestabile che la politica del Governo, rispetto al rapporto con l'Unione europea, è in continuità con quelli precedenti. Infatti, il rapporto con l'Europa è dettato da scelte che si fanno in sede comunitaria piuttosto che a livello locale.
In questa sede, il ministro ha illustrato il modo in cui intende organizzare il rapporto con il Governo di cui fa parte, al fine di ovviare a superficialità forse verificatesi in passato.
Il primo dei quattro obiettivi o delle quattro direttrici indicate nell'intervento del ministro è rendere più efficace la presenza della politica del Governo nel confronto con la Commissione e con il Parlamento. Quindi, ovviamente - il ministro me lo consenta -, nel momento in cui il Governo italiano si confronta in sede comunitaria, dovrebbe avere ben chiara la posizione che sceglie di assumere. È giusto che si operi preventivamente a tal fine perché, evidentemente, in passato, si sono verificate circostanze per cui questo non è accaduto.
Mi è parso di non cogliere un aspetto nell'intervento del ministro. Eppure, si tratta di una questione sulla quale - credo - la politica italiana dovrà meditare molto: che fine farà il processo costituente europeo? Che tipo di atteggiamento si dovrà adottare in sede di Parlamento, di politica in generale e di Governo?
È giusto che si cerchi di limitare il più possibile le procedure di infrazione, di contrastarle, di avere una legislazione di recepimento che sia quanto più rapida possibile o che almeno non comporti gli oneri finanziari che già in passato siamo stati costretti a pagare o a rimodulare (basti ricordare le grandi battaglie fatte sulle quote latte e quant'altro).
Visto che il collega intervenuto precedentemente ha ricordato le infrazioni in campo ambientale, vorrei chiedere al ministro delucidazioni sul blocco nell'attuazione dei decreti collegati alla delega ambientale, che pur recepivano molte indicazioni comunitarie e che si sono dimostrati utili a contrastare una serie di procedure. Rispetto a questo dato, vorremmo capire un aspetto che non abbiamo ancora inteso, nemmeno nelle giustificazioni rese al Senato (alla Camera lo vedremo oggi in sede di dichiarazione di voto sul decreto «milleproroghe») quando, da parte del Governo, vi è stata la conferma, che abbiamo contrastato, delle norme contenute nel decreto che di fatto bloccano i decreti attuativi della delega ambientale.
In questo senso, vorremmo capire, dal momento che tali norme, che rispondevano


Pag. 8

anche all'esigenza di contrastare le procedure di infrazione dell'Unione europea, sono state bloccate attraverso questo provvedimento che oggi sarà probabilmente convertito in modo definitivo, in che modo il Governo possa comunque rispondere a queste necessità.

GIUSEPPE GALATI. Il ministro ha parlato in maniera efficace di un obiettivo di fondo da raggiungere: intraprendere le attività necessarie affinché il Governo italiano definisca una posizione specifica e chiara sui vari problemi da affrontare, in maniera che la Commissione ne abbia contezza prima delle eventuali misure.
Credo che abbia anche accennato ad un'attività di concerto con gli altri ministeri e ad un'impostazione più specifica sulle tematiche europee. Su questo punto, inoltre, risulta evidente l'obiettivo di individuare le procedure più efficaci - ricordava il ministro - per un'azione trasversale nei confronti delle varie questione inserite nell'agenda europea. In questo senso, ritengo che, probabilmente, l'idea esposta dal ministro sulla sessione comunitaria debba essere rafforzata, perché credo possa permettere di coniugare i due obiettivi in maniera più efficace; altrimenti rischiamo sempre di arrivare in ritardo o con dei desiderata che poi non trovano applicazione.
Il ministro, inoltre, ricordava una questione relativa alle infrazioni, delle quali menzionava anche l'ampio numero e il negativo effetto economico che potrebbero avere: spesso, infatti, vengono comminate per via delle regioni e non del Governo. A tal proposito, vorrei, qualora avesse già le idee chiare rispetto a come procedere e considerata anche la polemica in sede di Conferenza Stato-regioni che, al di là delle convinzioni politiche, non avrà una facile risoluzione, che ci esponesse l'azione che intende più specificatamente attuare per quanto riguarda il protocollo d'intesa.
Credo che un'altra iniziativa utile sarà quella della delegazione italiana al Parlamento europeo, perché ritengo che questo debba essere un circuito virtuoso.
Rispetto al protocollo d'intesa Stato-regioni, tenuto conto dell'obiettivo che è quello del maggiore inserimento, anche ai vertici, del personale italiano, non si è citato - ne avevamo fatto cenno in una seduta iniziale e cogliamo l'occasione per ricordarglielo - il fatto che lei, signor ministro, ha anche la delega al commercio internazionale.
Rispetto a ciò, con riferimento anche al ruolo che credo questa Commissione debba avere - lo si vedrà anche per quanto riguarda gli sportelli per l'internazionalizzazione, efficaci a livello internazionale, anche dal punto di vista della garanzia di una certa presenza di personale (anche questo aspetto ha nuociuto a livello europeo ed internazionale e le due cose sono strettamente collegate) - ci chiediamo: come si può intervenire? Cerchiamo di capirlo anche in questa sede rispetto sia alla sua visione, sia, soprattutto, agli obiettivi concreti che la Commissione deve cercare di raggiungere, sia in relazione a quegli aspetti su cui dovrà confrontarsi anche con le regioni.

MASSIMO ROMAGNOLI. Anche io volevo ringraziare il ministro per la sua presenza nella nostra Commissione.
Ho ascoltato con tanta attenzione i quattro punti essenziali che lei, ministro, ha esposto. Tuttavia, non so se nel suo programma vi siano suggerimenti o si prevedano interventi sulle problematiche degli italiani che vivono, e quindi risiedono, nei paesi dell'Unione europea.

MAURO PILI. Vorrei affrontare, rapidamente, solo due punti che vorrei porre all'attenzione del ministro. Concordo molto sull'affermazione secondo la quale il maggior numero di infrazioni riguarderebbe l'entità regionale.
Vorrei sapere se, nell'ambito dell'azione del ministero, proprio in chiave preventiva, non sia ipotizzabile - anche in termini sperimentali, limitandosi ad alcune regioni, come quelle a statuto speciale e la Sardegna è una di queste - quel patto trilaterale di governance, iscritto nell'ultimo libro bianco, che in Sardegna, così


Pag. 9

come nel resto d'Italia, è stato preannunciato, ma non concretizzato.
Questa potrebbe essere una prima occasione affinché su alcune questioni specifiche delle singole regioni si possano prevenire possibilità di infrazioni (cito fra tutte l'energia, la continuità territoriale).
Le specificità di ogni singola regione possono trovare posto nel patto trilaterale, mettendo l'Unione europea in condizioni di condividere questioni relative al rapporto tra le regioni e la stessa.
In questa direzione, vorrei richiamare anche l'aspetto relativo agli statuti regionali, sia delle regioni a statuto ordinario sia di quelle speciali, sui quali fondamentalmente non c'è nemmeno un preliminare controllo e una certa condivisione con l'Unione europea. Credo che questo sarebbe uno degli elementi cardine non solo per affrontare la politica delle infrazioni, ma anche per prevenirle a monte.
Nell'affrontare il secondo tema del mio intervento mi rivolgo al ministro, ma anche alla Commissione e al presidente, in particolar modo.
Come sappiamo, in queste ultime giornate è stato definito il nuovo quadro comunitario di sostegno - così come è a noi più noto - all'interno del quale vi è una articolazione di nuovi obiettivi che l'Unione europea ha posto in essere.
Ritengo che nella politica italiana si debba porre la questione di una «emergenza» di alcune regioni che escono fuori dall'obiettivo 1. Tali regioni ne escono per ragioni statistiche. Si tratta, infatti, di regioni per le quali niente è stato fatto a livello europeo, nonostante vi fosse, nell'ultimo memorandum del Governo italiano, una specifica richiesta riguardante sia il parametro dell'occupazione sia l'inserimento - per così dire - del parametro mediterraneo insulare, che credo sia uno degli elementi sui quali bisogna lavorare.
Vorrei chiedere al ministro se in questa Commissione - che credo sia la più competente, concedetemi la precisazione - vi sia la disponibilità ad affrontare anche le nuove politiche di coesione dell'Unione Europea.

PRESIDENTE. Volevo ricordare ai colleghi che in una riunione dell'ufficio di presidenza è stato chiesto di valutare la possibilità di svolgere un'indagine conoscitiva sulle politiche di coesione con la Commissione bilancio, che si sta già attivando.

EMMA BONINO, Ministro del commercio internazionale e per le politiche europee. Ho preso nota dei punti più importanti che mi sono stati richiesti, quindi cercherò di seguire questo filo.
Brevemente, senza entrare nel dettaglio, per quanto riguarda la questione del Congo, vi informo che si tratta di un dossier che ho seguito - e per altre ragioni continuo a seguire - molto da vicino, come voi sapete.
Peraltro, sarebbe davvero utile - in questa Commissione o in altra, se voi lo ritenete opportuno - tenere un'audizione con l'inviato speciale dell'Unione europea in Congo. Si tratta di un italiano molto capace, che segue questa vicenda con grande determinazione e anche in grande solitudine. Infatti, come sapete, la situazione dei Grandi laghi è uscita dai radar delle priorità politiche da tanto tempo. Come dicevo, questo collega, che si chiama Aldo Ajello, ormai da parecchi anni segue questa vicenda con grande determinazione.
Il contributo di un aereo o di altro materiale offerto dal Governo italiano va di pari passo ad un rafforzamento del contingente militare delle Nazioni Unite, peraltro lì previsto, alla vigilia della scadenza elettorale.
Come sapete, il Congo versa in una situazione che è evidente a chiunque abbia messo piede nella regione. La prima scadenza elettorale è il 30 luglio e, dopo il massacro e il genocidio del 1994 e 1995, in molti dovremmo salutarlo come sforzo fondamentale. È anche chiaro che il Congo non è circondato da vicini benevolenti - diciamo così - e, a causa delle sue ricchezze e di altre mille ragioni, finisce per essere oggetto non solo di scontri interni,


Pag. 10

ma anche di sguardi «lunghi» da parte di vicini non sempre benevolenti, onde la necessità di solidificare intere zone.
Ci troviamo oggi quindi in un contesto politico che è completamente diverso dal primo invio di forze militari, in qualunque modo ci si fosse schierati all'epoca. Oggi, di fatto, se, specialmente in particolari zone, si riesce ad avere una partecipazione elettorale calma e decente, credo che ciò rappresenti un grande contributo alla svolta di questo paese.
Non in questa sede, ma eventualmente in altra Commissione, se volete, credo sarebbe molto utile un'audizione con l'inviato Ajello. Inoltre, l'Unione europea sta dispiegando una delle più grosse missioni di osservazione elettorale, guidata dal generale Morillon e l'aereo - che, peraltro, come sapete non staziona in Congo ma in un paese vicino - è stato chiesto come supporto logistico.
Ciò per quanto attiene alle mie conoscenze, ma per il resto credo sarebbe utile saperne di più.
Per quanto riguarda l'intervento del collega Nespoli, intendo precisare alcune questioni. Sulla costituente mi sono soffermata effettivamente poco. In base alla legge Buttiglione e alle mie competenze, la parte relativa al Trattato è di competenza della Farnesina. Quindi ho voluto svolgere una relazione sulle linee guida di ciò che è più strettamente di mia competenza. Ciò non toglie che, nei limiti del possibile, ho il compito di esercitare anche una funzione di coordinamento. Dopo tale premessa, il succo del discorso è che non esiste di fatto ad oggi una posizione consolidata sul futuro del Trattato costituente.
I 16 che hanno ratificato (sta per ratificare la Finlandia, per esempio) evidentemente non gradiscono la proposta alternativa degli altri che hanno respinto il referendum. In fondo ci sono 17 paesi membri che, in un modo o in un altro (alcuni addirittura con referendum), hanno ratificato l'attuale trattato, quindi la situazione è un po' difficile. Ci sono altri che, avendolo respinto tramite referendum - si tratta di paesi importanti, alla vigilia di scadenze elettorali dirimenti -, esprimono la difficoltà di riproporre al voto popolare lo stesso trattato anche dopo le elezioni.
Vi è poi il gruppo dei paesi che non ha ancora ratificato e non intende per il momento precipitarsi a ratificare, perché non capisce bene l'esito di quella Carta.
Questi mi sembrano i tre schieramenti che si muovono in Europa, con i quali ho avuto contatti, anche perché i ministri europei degli altri paesi hanno queste competenze, quindi, di conseguenza, ritengono di doverne parlare con me, mentre devono parlarne con la Farnesina. La preparazione del vertice di Berlino è l'unico meccanismo che si è messo in moto, certo per ragioni dovute, ma che si spera produca finalmente un riavvicinamento di questi tre settori così diversi. I capi di Stato, volendo produrre una dichiarazione il 25 marzo, evidentemente devono fare in modo che sia un testo in grado di riavviare il meccanismo e di essere gradito a tutti i 25.
Non mi addentro nei contenuti perché ad oggi le posizioni rimangono profondamente distinte. Come lei sa, sul tappeto ci sono mille proposte, tra cui quella di chi suggerisce di abbandonare la parte terza, mantenendo solo le prime due. Anche al vertice europeo del 15 giugno non mi pare sia emerso niente di rilevante, tranne l'idea della creazione di questa task force che dovrebbe preparare l'evento di marzo.
Teniamo anche conto per realismo politico di ciò che già tutti sappiamo, sebbene non ci piaccia, ossia che anche la presidenza tedesca non potrà andare molto oltre questa dichiarazione di Messina 2 - così viene chiamata -, dal momento che la Francia vota per le presidenziali a maggio e per le politiche a giugno.
Quindi non credo che anche il secondo vertice, sotto presidenza tedesca, possa andare molto avanti. L'ironia della sorte - se così si può chiamare - è che, nel timing che si sono dati i capi di Stato e di Governo, questo processo deve in qualche modo chiudersi per la fine del 2008.
L'ironia vuole che il secondo semestre del 2008 sia a presidenza francese, cosicché


Pag. 11

i francesi, padri fondatori, si troveranno nell'impossibilità di ricoprire il ruolo di affossatori del progetto europeo per ben due volte, una per il referendum, l'altra sotto la loro presidenza. Insomma, mi sono limitata a fornirvi la fotografia di questa intricata matassa.
Sulla delega ambientale, come sapete, per decreto è stata rinviata la parte seconda, che doveva entrare in attuazione il 12 agosto (è stata rinviata al 31 gennaio). A parte i 17 decreti legislativi sospesi per mancanza di parere della Corte dei conti, il decreto ambientale è quindi sospeso, per quanto riguarda la seconda parte, fino al 31 gennaio e per quanto riguarda i decreti amministrativi. Il resto del decreto ambientale è in vigore. Non nascondo che sono state espresse posizioni diverse anche all'interno del Governo - come del resto è noto -, ma l'obiettivo dello stesso è quello di giungere per il 31 gennaio alla riforma complessiva - quella che il Governo riterrà utile - per quanto riguarda il codice ambientale.
Quindi esiste una data in cui collocare un codice ambientale rivisto su parecchie parti, anche con l'aiuto - mi rivolgo al deputato Nespoli - della Commissione europea. Quest'ultima eseguirà i primi rilievi sul codice ambientale così come presentato per quanto riguarda violazioni di direttive comunitarie non sanate o solo parzialmente sanate e ci invierà i primi commenti il 18 luglio per quanto concerne l'analisi del codice ambientale attuale.
Pertanto, in base a questi rilievi della Commissione e ai nuovi contatti con gli enti locali e le regioni, entro il 30 novembre nel decreto legislativo dovrebbe già comparire qualche modifica sostanziale, ma, entro il 31 gennaio, il Governo è impegnato a ripresentare il quadro complessivo della delega ambientale.
Mi sembra un modo di procedere accettabile, perché, al di là del merito della questione - ognuno ha ovviamente la sua opinione e, personalmente, ritengo che alcune parti del codice ambientale siano profondamente da cambiare -, al di là quindi della valutazione politica, quello che non è pensabile per gli operatori, i cittadini, gli imprenditori è che ci siano tre legislazioni diverse, una ogni due mesi; perciò si è scelta la data a partire dalla quale si potrà disporre di un dato più coerente.
Infine, volevo ringraziare l'onorevole Galati per il sostegno alla sessione comunitaria e in qualche modo fare un rinvio all'audizione del 25 luglio sul commercio internazionale, in particolare per quanto riguarda gli sportelli regionali, gli SPRINT, ai quali immagino facesse riferimento. C'è però anche lo sportello Italia a livello internazionale che dobbiamo riavviare e mettere in rete, perché non è possibile che nelle regioni si assista ad un certo tipo di promozione, mentre nella fase finale ve ne è un altro. Quindi, come lei sa, si avverte il problema di entrare in rete; per quello internazionale, ancora aspettiamo il parere Stato-regioni per il regolamento, però in questa materia credo di poterle esporre una posizione più coerente il 25 luglio in sede di audizione sul commercio internazionale.
Infine, per quanto riguarda la domanda posta dall'onorevole Romagnoli, assicuro che mi coordinerò, ma non è mia la competenza relativamente alla questione degli italiani in Europa, che, continuando a essere considerati italiani all'estero - mi si faccia grazia di questa contraddizione -, rispondono quindi al viceministro. Tuttavia, mi farò carico di portare in questa sede dati di coordinamento e anche di conoscenza dell'attuale situazione.
Infine, per quanto attiene ai fondi di coesione, sono molto grata per il fatto che venga avviata una indagine conoscitiva su tutta questa parte, in particolare di concerto con il ministro del tesoro e anche dello sviluppo economico. Sono molto grata perché mi auguro che da questa indagine conoscitiva con la Commissione bilancio emerga un panorama più credibile - uso questa parola - sull'attuazione delle politiche di coesione e l'utilizzo dei fondi strutturali.
Penso sia un'iniziativa molto ragionevole, i cui risultati ci consentiranno probabilmente di inoltrare a Bruxelles richieste meno schizofreniche e politicamente più coerenti. Spesso infatti presentiamo


Pag. 12

richieste confliggenti e non basta essere insulari o isolani: è di tutta evidenza la necessità di aggiungere altro in base a precisi criteri.
Le segnalo però il profondo collegamento esistente tra i fondi di coesione e la strategia di Lisbona. Questo è un dato importante da tenere presente perché, se parte dei fondi fosse utilizzata per il raggiungimento degli obiettivi relativi ai giovani, alle donne e al Mezzogiorno (obiettivi di Lisbona), sarebbe un utilizzo molto utile e meno dispersivo rispetto a quanto avvenuto in passato. Credo di aver risposto alle domande.

PRESIDENTE. Ringrazio il ministro per la sua relazione e dichiaro conclusa l'audizione.

La seduta termina alle 14,20.