COMMISSIONE XIV
POLITICHE DELL'UNIONE EUROPEA

Resoconto stenografico

AUDIZIONE


Seduta di mercoledý 14 marzo 2007


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PRESIDENZA DEL PRESIDENTE
FRANCA BIMBI

La seduta comincia alle 14,10.

Sulla pubblicità dei lavori.

PRESIDENTE. Avverto che la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata anche attraverso l'attivazione di impianti audiovisivi a circuito chiuso e la trasmissione televisiva sul canale satellitare della Camera dei deputati.

Audizione del sottosegretario di Stato per gli affari esteri, Famiano Crucianelli, in relazione all'esame del programma legislativo e di lavoro della Commissione europea per l'anno 2007 e del programma di 18 mesi del Consiglio dell'Unione europea, presentato dalle Presidenze tedesca, portoghese e slovena.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca, ai sensi dell'articolo 126-bis, comma 1, del regolamento, l'audizione del sottosegretario di Stato per gli affari esteri, Famiano Crucianelli, in relazione all'esame del programma legislativo e di lavoro della Commissione europea per l'anno 2007 e del programma di 18 mesi del Consiglio dell'Unione europea, presentato dalle Presidenze tedesca, portoghese e slovena, anche alla luce del recente Consiglio dell'8 e 9 marzo, che, in qualche modo, interagisce anche sul programma legislativo.
Do la parola al sottosegretario Crucianelli.

FAMIANO CRUCIANELLI, Sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Il programma legislativo e di lavoro della Commissione per l'anno 2007 e il programma della Presidenza tedesca, portoghese e slovena dell'Unione europea per il periodo dal 1o gennaio 2007 al 30 giugno 2008 sono stati presentati al Consiglio affari generali dell'Unione europea, rispettivamente, il 13 novembre e l'11 dicembre 2006.
Per la prima volta, i ministri delle tre Presidenze entranti hanno tracciato, nella prospettiva di un più incisivo raccordo strategico dei lavori del Consiglio, un programma congiunto.
Entrambi i documenti contengono numerose e importanti indicazioni, volte a produrre risultati tangibili per i cittadini europei. Sulla base di tali programmi, sarà possibile al Parlamento europeo, al Consiglio e alla Commissione adottare, in settori strategici per l'avvenire dell'Unione, iniziative concrete.
Prima di entrare nel dettaglio relativamente ai due documenti, si ricorda che, sulla scia di quanto stabilito dal Consiglio europeo nel giugno scorso, l'azione delle future Presidenze della Commissione sarà orientata ad un duplice approccio: da un lato, continuazione dei lavori per la definizione della prospettiva costituzionale; dall'altro, attenzione ai risultati concreti, la cosiddetta Europa dei progetti, sfruttando al meglio le possibilità offerte dai trattati esistenti.
Il programma della Commissione è incentrato sugli obiettivi fissati dall'esecutivo comunitario ad inizio mandato, ovvero prosperità, solidarietà, sicurezza e relazioni esterne, ed è stato integrato da nuove priorità dettate dalla situazione contingente.
Quanto al primo versante, noto che la questione costituzionale viene evocata solamente


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nella parte introduttiva, attraverso un linguaggio non particolarmente incisivo e scarsamente ambizioso, indicando che la Commissione intende cooperare con le altre istituzioni, al fine di contribuire ad una soluzione istituzionale e completa, nell'ambito della procedura definita dall'ultimo Consiglio europeo. Tale linguaggio appare riduttivo rispetto alla centralità che, nel corso del corrente anno, dovrà essere attribuita a tale tema.
Anche il programma delle tre Presidenze rimane prudente sul futuro dell'Unione, limitandosi a riprendere il testo contenuto nelle conclusioni del Consiglio europeo del giugno 2006, dopo la commemorazione del cinquantenario dei Trattati di Roma, in programma a Berlino il 25 marzo, basato su consultazioni approfondite con gli Stati membri. Tale rapporto, che conterrà una valutazione dello stato delle discussioni riguardanti il Trattato costituzionale ed esplorerà i possibili sviluppi futuri, costituirà la base delle future decisioni relative a come proseguire il processo, tenendo conto che una decisione in tal senso dovrà essere assunta, al più tardi, nel secondo semestre dell'anno prossimo, in vista delle elezioni del Parlamento europeo previste per il 2009.
Per parte italiana, è stato sottolineato, in più occasioni, che il rilancio del processo di riforma istituzionale e la sua definizione dovranno costituire la grande priorità nei prossimi mesi. L'Italia nutre grandi aspettative a tale riguardo. Occorre riprendere con decisione il cammino di integrazione europea. Intendiamo, quindi, partecipare in modo attivo al dibattito sul futuro dell'Europa e fare tutto il possibile per sostenere, in questo difficile compito, la Germania e le successive Presidenze.
Quanto al secondo versante, quello dell'Europa dei progetti, la Commissione sottolinea, nella parte del suo programma relativa alla prosperità, la priorità che rivestono l'ammodernamento dell'economia europea, tramite l'attuazione della strategia di Lisbona del 1990 e la definizione, a seguito di un'ampia consultazione, delle direttive lungo le quali sviluppare il mercato interno per il prossimo decennio. In questo contesto, il settore dell'energia avrà un ruolo centrale.
Il 10 gennaio, la Commissione ha presentato un pacchetto di proposte, discusso dai ministri dell'energia il 15 febbraio, per il primo riesame strategico della politica energetica dell'Unione europea. Tale pacchetto è stato accompagnato da un piano di azione, che sarà sottoposto all'attenzione del Consiglio europeo in primavera. La Commissione adotterà, inoltre, alcune proposte legislative per il completamento del mercato interno dell'elettricità e del gas.
Strettamente collegata alla politica energetica è la politica ambientale. La Commissione proseguirà la sua politica in materia di cambiamenti climatici, promuovendo la cooperazione internazionale per il periodo post 2012, mentre, sul piano interno, è previsto l'avvio della revisione del sistema di scambio dell'emissione delle quote di gas a effetto serra.
Il miglioramento della legislazione viene presentato, inoltre, come un elemento centrale per rafforzare la competitività dell'Unione e costituirà uno dei temi nell'agenda del Consiglio europeo dell'8-9 marzo. In particolare, la Commissione si impegna a proseguire gli sforzi già intrapresi per affinare le metodologie di valutazione di impatto e promuovere la semplificazione legislativa e amministrativa.
Per quanto riguarda il pilastro della solidarietà, l'esecutivo comunitario si concentrerà sulla promozione della salute e del benessere dei cittadini. La Commissione farà il punto sulla realtà sociale dell'Unione europea, con particolare attenzione alla situazione relativa alla flessi-sicurezza. Il 2007 sarà, inoltre, l'anno delle politiche delle pari opportunità.
Per quanto riguarda il programma di lavoro della Presidenza tedesca, portoghese e slovena, le priorità indicate dalle tre Presidenze nel loro programma non si discostano molto da quanto indicato dalla Commissione.
Il Governo italiano condivide le priorità appena menzionate, ritenendo che un'enfasi


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particolare vada accordata al rafforzamento della politica energetica dell'Unione, basata sui pilastri della sicurezza, dell'approvvigionamento, della competitività e della sostenibilità ambientale. È inoltre prioritario confermare gli impegni relativi agli investimenti nella ricerca, nello sviluppo e nell'innovazione, anche avvalendosi dei nuovi strumenti finanziari comunitari, entrati in vigore il 1o gennaio scorso, con le prospettive finanziarie 2007-2013.
È altresì condivisibile l'impulso che si intende dare al miglioramento della legislazione e alla promozione della competitività, nel quadro della rinnovata strategia di Lisbona, a favore della crescita e dell'occupazione.
Per quanto riguarda gli aspetti sociali, ricordiamo che è stata firmata, a Roma, il 14 febbraio scorso, dal ministro Damiano e dai ministri del lavoro di otto Stati membri una dichiarazione sull'Europa sociale, aperta all'adesione di altri Stati membri e volta a sostenere gli sforzi della Presidenza tedesca e di quelle future per rilanciare l'agenda sociale europea.
In materia di giustizia e affari interni, priorità verrà attribuita alla lotta contro la criminalità e il terrorismo, in particolare tramite il rafforzamento della cooperazione di polizia, il miglioramento del controllo delle frontiere esterne dell'Unione e lo sviluppo di una politica coerente in tema di asilo ed immigrazione.
Le tre Presidenze dichiarano, al fine di promuovere la comprensione reciproca fra i popoli, un'attenzione particolare al dialogo interculturale. Il 2008 sarà l'anno del dialogo interculturale. Da parte italiana, nel quadro di un generale rafforzamento dell'area libertà, sicurezza e giustizia, è condivisa l'enfasi posta sulle politiche dell'immigrazione. È importante in questa fase, prima di estendere tale iniziativa alle regioni orientali e sud-orientali dell'Europa, come proposto nel programma delle tre Presidenze, dare piena attuazione all'approccio globale sulle migrazioni nel Mediterraneo.
In materia di relazioni esterne, l'esecutivo comunitario attribuirà attenzione particolare alla politica commerciale, al proseguimento dell'allargamento, all'attuazione e al rafforzamento della politica di vicinato, ai negoziati e agli accordi di associazione con alcuni partner prioritari in Asia ed America latina, nonché a quelli con alcuni partner strategici, quali Russia, Cina e Ucraina. La Commissione proseguirà, inoltre, negli sforzi di stabilizzazione in Medio Oriente e in Asia meridionale.
Infine, alla luce della sempre più accresciuta rilevanza del problema concernente la protezione dei cittadini europei all'estero, la Commissione intende promuovere, nel corso del 2007, misure di collaborazione nel campo della professione diplomatica e consolare.
Il documento delle tre Presidenze pone un forte accento sulla promozione della pace e della stabilità a livello globale, in particolare tramite la cooperazione con le Nazioni Unite.
Gli assi prioritari di sviluppo dell'azione esterna dell'Unione saranno, nelle intenzioni di Germania, Portogallo e Slovenia, i Balcani, di cui si auspica un rafforzamento della stabilità e della sicurezza. Accanto ad una politica europea di vicinato, al rilancio dei rapporti con la Russia, sopratutto in chiave energetica, ed alla definizione di una strategia europea nei confronti dei paesi dell'Asia centrale, figurano, tra le altre priorità, il Medio Oriente e l'Africa, mentre è stato previsto il rafforzamento dei rapporti con partner strategici, quali Stati Uniti, Giappone, Cina e India.
Alla politica commerciale viene attribuito un ruolo minore, rispetto a quanto previsto nel documento programmatico della Commissione.
Infine, si attira l'attenzione su un aspetto che nei documenti citati viene soltanto menzionato, ma che è destinato ad acquisire rilievo crescente nei prossimi mesi, in particolare a partire dalla Presidenza portoghese. Come è noto, l'accordo interistituzionale sulle prospettive finanziarie 2007-2013, firmato il 17 maggio 2006, prevede una revisione globale del bilancio comunitario nel 2008-2009, sulla


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scorta di quanto deciso dai Capi di Stato e di Governo nell'ambito del Consiglio europeo del dicembre 2005. In questo contesto, la Commissione ha già avviato le riflessioni per la predisposizione di un «libro bianco», che rappresenterà la base della revisione, ma anche il Parlamento europeo, in cooperazione con i Parlamenti nazionali, ha iniziato i lavori.
Il tema della riforma del bilancio comunitario è fondamentale, poiché senza un adeguato finanziamento delle politiche, capace di riflettere le reali priorità dell'Unione, sarebbe difficile ottenere i risultati concreti che i cittadini si attendono. È pertanto opportuno sottolineare che, accanto alla riforma istituzionale e all'Europa dei progetti, anche la revisione del bilancio comunitario rappresenterà uno degli elementi fondamentali del dibattito sul futuro dell'Unione nei prossimi anni.

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole sottosegretario. Noto che si tratta di un'agenda e di un programma ricchissimi.
Do ora la parola ai colleghi che intendono intervenire per porre quesiti o formulare osservazioni.

ARNOLD CASSOLA. Ringrazio il sottosegretario per la sua relazione. Tocco solamente tre punti fra quelli menzionati.
In primo luogo, quanto alla politica comune sull'immigrazione, sono pienamente d'accordo sulla necessità di cercare di finalizzare una politica comune, con particolare riguardo al Mediterraneo, prima di passare anche ad altre zone di provenienza di immigrati.
In secondo luogo, relativamente alla questione dei cambiamenti climatici, l'Italia dovrebbe, a mio avviso, essere più forte, chiedendo l'attuazione di misure più ambiziose entro il 2020. Il target del 20 per cento, infatti, potrebbe non essere sufficiente a combattere il cambiamento climatico; pertanto, sarebbe utile che il nostro paese proponesse livelli più ambiziosi di tagli.
Infine, riguardo alla Costituzione, penso che, da quando è stato redatto il rapporto, la situazione sia già cambiata. La Merkel, infatti, ha annunciato, proprio ieri, una posizione parzialmente disfattista, nel senso che ha proposto di ridurre il contenuto attuale (più o meno il 70-80 per cento) del testo della Costituzione ed ha affermato di non essere d'accordo sul fatto che tale testo si chiami «Costituzione», proponendo, quindi, che venga eliminata questa dicitura. Su tale base, l'idea sarebbe che la Conferenza intergovernativa concludesse i propri lavori entro il 2008, in modo che, poi, tutti i paesi ratifichino senza referendum.
Questa posizione a me sembra abbastanza minimalista. Pertanto, secondo i Verdi, l'Italia dovrebbe assumere una posizione forte, chiedendo un referendum, anche europeo (in tal caso, chiaramente, si tratterebbe di un referendum non di ventisette nazioni, ma da svolgersi, magari, nello stesso giorno delle elezioni europee). Questa proposta, ovviamente, non passerà ma, visto il notevole scetticismo - specialmente in Inghilterra, Polonia, Repubblica Ceca, solo per citare alcuni paesi -, sarebbe preferibile che l'Italia presentasse una posizione forte, perché, per come stanno andando le cose, tutto si sta riducendo, di nuovo, a trattative tra i Governi dietro porte chiuse, per cui assisteremo di nuovo alle critiche di non trasparenza che ci sono già state per il caso Nizza.

PRESIDENTE. Do la parola al sottosegretario Crucianelli per la replica.

FAMIANO CRUCIANELLI, Sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Replico brevemente alle tre questioni sollevate.
Quanto alla politica comune di immigrazione, si tratta di uno dei temi su cui, da mesi, stiamo cercando di arrivare, in ambito europeo, ad una iniziativa comune, grazie anche al forte impulso - devo dirlo - del Governo spagnolo, che ne ha fatto un tema centrale. In tale direzione, si è compiuto, dunque, un passo avanti. Inoltre, sempre in questo ambito, sono stati realizzati numerosi incontri, e non solo in Europa, tra cui quello di Tripoli, uno dei più significativi, svoltosi fra Unione Europea ed Africa, e, prima ancora, quello in Marocco.


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Credo che, alla fine di questa serie di discussioni, il passo avanti che possiamo registrare è che l'immigrazione non è più solo un problema spagnolo, italiano, maltese o greco, ma comincia ad essere considerato, dall'Europa nel suo insieme, come una questione europea. Questa è la premessa - mi preme sottolinearlo - per affrontare le tre questioni fondamentali che sono in campo.
La prima riguarda il contrasto all'immigrazione clandestina, come classicamente viene agito, e prevede, perché esso abbia un senso, anche la seconda e la terza. La seconda questione, infatti, è relativa ad una politica comune con i paesi da cui provengono e in cui transitano gli immigrati, così da avere, sulla base di accordi, un sostegno dalle autorità e dai Governi di tali paesi per contrastare il transito di immigrati clandestini. La terza questione, quella strategicamente più rilevante, consiste, invece, nell'intervento nelle aree dove si produce l'immigrazione clandestina, nel tentativo di eliminare, o contribuire a ridurre, le grandi contraddizioni sociali ed economiche che producono la piaga dell'immigrazione clandestina.
Su tutto questo, avendo partecipato, anche direttamente, ad alcune discussioni in sede europea, devo dire che si sono fatti alcuni passi avanti, per quanto inferiori rispetto a quello che avremmo sperato. Ad esempio, nel Consiglio europeo di dicembre, in cui questo tema era all'ordine del giorno con particolare forza, si sono assunti alcuni impegni, anche se non ancora sufficientemente concreti da renderci soddisfatti. Mi preme sottolineare che la conquista più importante che oggi possiamo registrare è che l'immigrazione non è più un problema soltanto nazionale, ma è diventata un problema anche europeo, e questo nella consapevolezza di tutti.
Quanto alla seconda questione, condivido personalmente l'obiezione, o comunque l'auspicio espresso. Anch'io credo che la questione del cambiamento climatico, con tutto quello che esso significa, sia uno dei nodi centrali. L'obiettivo del 20 per cento può anche essere considerato non del tutto soddisfacente, ma è un primo passo significativo, io credo, soprattutto perché compiuto dall'Europa nel suo insieme.
Quello che registro, dunque, è che in questa materia, da parte dei grandi paesi europei - mi riferisco a quelli più rilevanti, come la Germania, la Gran Bretagna e la Francia -, il messaggio è molto chiaro. Nelle discussioni che vi sono state, infatti, questi paesi, che pure hanno opinioni diverse quando si dibatte del Trattato costituzionale o di altri problemi europei, sul punto relativo al cambiamento climatico, agli effetti che produce e alla necessità di intervenire hanno invece mostrato una completa convergenza. Purtroppo, in alcune di tali discussioni riscontro che, per alcuni paesi dell'ex Unione Sovietica, il tema in questione non è considerato prioritario. Questo è un problema.
A Madrid, nell'ambito di una discussione molto interessante sul Trattato costituzionale, a cui hanno partecipato i 18 paesi che lo avevano già ratificato, essendo stata avanzata l'ipotesi di un arricchimento del Trattato stesso, da parte spagnola e italiana si è insistito, qualora si arrivasse ad un cambiamento, soprattutto su due temi, ovvero sull'arricchimento della problematica sociale e su una sottolineatura della questione ambientale legata ai mutamenti del clima. In questa discussione, nella quale si è registrata una convergenza abbastanza consistente di quasi tutti i paesi, alcuni di essi, in particolare quelli dell'ex Unione Sovietica, hanno invece sottolineato come la questione sociale riguardi esclusivamente il modello di sviluppo proprio di ciascun paese e, pertanto, non possa investire più realtà, aggiungendo, altresì, che il cambiamento climatico non rappresenta una priorità.
In conclusione, relativamente a questo tema, devo riconoscere che sono fiducioso, poiché mi pare di riscontrare nei paesi «forti» dell'Europa una consapevolezza importante; ma devo anche dire che si incontra una certa difficoltà quando si discute con molti altri paesi.
Infine, quanto alla terza questione, ovvero il Trattato costituzionale, non so bene


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come interpretare le affermazioni della signora Merkel - su cui, tra l'altro, non sono neanche informato in modo preciso -, perché, se fossero quelle riportate poc'anzi, sarebbero in contraddizione con quanto ha affermato quando è iniziata la Presidenza tedesca e con tutti i messaggi, gli incontri e le discussioni che abbiamo avuto con le autorità tedesche, le quali hanno sempre sottolineato come sia importante la sostanza dell'attuale Trattato costituzionale.
Si può dibattere sulle parole «Costituzione», «Trattato costituzionale», «Lineamenti fondamentali», e c'è tutta una discussione aperta per attenuare alcuni eventuali e possibili problemi, ma non riesco ad immaginare che un Trattato sottoscritto da tutti i Governi, approvato e ratificato da 18 paesi e che ha avuto l'adesione sostanziale di altri quattro paesi (pertanto, i paesi che lo condividono sono, in totale, 22), possa essere «stracciato» senza che si produca un serio trauma. È indiscutibile che vi debbano essere dei cambiamenti - ad alcuni ho accennato prima - e che occorra fare i conti, dopo le elezioni in Francia, anche con ciò che i francesi ci diranno, ma ritengo molto improbabile che si debbano rimetterne in discussione le linee fondamentali, fino, addirittura, a farne carta straccia, a meno che non si verifichi una crisi che, a quel punto, investirebbe anche questo delicato terreno.
In sostanza, credo che la discussione su questo tema non sarà semplice. Nei prossimi giorni, proprio per discutere del Trattato costituzionale, mi recherò, prima, in Polonia, un paese, come noto, complicato, e poi a Berlino, per raccordarci con la Presidenza tedesca. Ho incontrato, due giorni fa, una delegazione del Parlamento ceco, la quale, pur essendo il loro uno dei paesi che pongono grandi problemi, mi ha detto esplicitamente (soprattutto perché hanno un presidente molto perplesso e che non accetta questo Trattato) che i cechi non faranno un'operazione di boicottaggio.
La stessa Polonia - vi faccio notare - ha una posizione contraddittoria, in quanto il 70 per cento dell'opinione pubblica polacca (mi è stato confermato questa mattina), non solo è genericamente a favore dell'Europa, ma sosterrebbe l'ipotesi del Trattato. Vi sarebbe, invece, un problema parlamentare e, quando si discute con i polacchi, il problema parlamentare diventa il diritto di veto e la riduzione del potere di voto registratasi a Nizza. Quindi, si apre una discussione che non riguarda il merito del Trattato costituzionale, ma che ha dietro di sé altri argomenti.
In questo senso, gli spagnoli, invece, hanno compiuto un grande passo avanti, perché (è quello che dico ai polacchi) essi hanno avuto la stessa penalizzazione sulla questione del voto a Nizza, ma sono tra quelli che sul Trattato costituzionale sono esposti e all'avanguardia. Cerco di far notare loro che l'argomento relativo al fatto di essere stati penalizzati nella trattativa finale non si può tradurre in elemento ostativo rispetto alla prosecuzione del Trattato costituzionale. Tutto questo dibattere, però, mi induce a pensare che con questi paesi, che sono i più difficili e duri, la discussione può non essere impossibile.
Questione del tutto diversa è, invece, la discussione che avremo con la Gran Bretagna, che rappresenta, secondo me, il vero punto di discussione in Europa.

ANTONELLO FALOMI. Vorrei svolgere solo qualche considerazione. Anche se, ovviamente, non è questa la sede per la discussione e le decisioni sul Trattato costituzionale, credo che la questione del programma legislativo e di lavoro della Commissione europea per il 2007 sia un passaggio molto importante, in rapporto anche alla questione relativa al Trattato costituzionale.
Ho l'impressione che, attraverso il programma legislativo e, in particolare, attraverso quelle che vengono chiamate le iniziative strategiche, quivi indicate, si possa in realtà creare in Europa, in presenza di decisioni significative e tempestive, un clima complessivo di fiducia, necessario anche alla ripresa del processo costituzionale europeo. Dobbiamo fare attenzione,


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infatti, al sentimento complessivo, almeno così come lo hanno espresso i cittadini attraverso il voto, o come è emerso dalle rilevazioni dell'Eurobarometro, perché questo, pur essendo ancora prevalente per il processo di integrazione, segnala tuttavia degli arretramenti.
Credo che tale sentimento complessivo, che sicuramente spiega, in parte, il voto contrario dei francesi e degli olandesi, sia dovuto al senso di insicurezza che è andato emergendo in Europa di fronte ai processi di globalizzazione e alle sfide che hanno portato, fondamentalmente, ai sistemi di tutela (tutela del lavoro, tutela sociale, sistemi previdenziali, e quant'altro).
Le misure indicate nel panorama legislativo possono essere, dunque, l'occasione per dimostrare che, in realtà, ci si occupa anche di questioni che hanno un immediato impatto sulla vita delle persone. Il processo costituzionale è ancora qualcosa di astratto che può riguardare, almeno nel dibattito e nell'attenzione suscitata, élite politiche, sociali, culturali; tuttavia, le persone, in concreto, sono più coinvolte da altri tipi di questioni e di sentimenti. Queste realizzazioni possono essere un contributo importante, a mio avviso, alla ripresa del processo costituzionale, purché si vada in quella direzione. Bisogna, pertanto, fare molta attenzione a dare una risposta alle paure e alle incertezze che stanno emergendo in Europa su tanti fronti, da quelle per i cambiamenti climatici a quelle per la sicurezza lavorativa e sociale.
Tra i temi indicati nel lunghissimo elenco (mi pare vi siano, in tutto, 21 priorità strategiche), figurano temi che, se trattati bene, possono contribuire alla ripresa di un clima di fiducia nei confronti dell'Europa, perché consentirebbero di dare una risposta a problemi e ad incertezze reali esistenti a livello europeo.
Da questo punto di vista, vi sono alcuni elementi su cui è necessario fare molta attenzione. Mi soffermo solo su un punto, ovvero la flessi-curezza, che è una delle questioni indicate nelle iniziative strategiche. Se la linea di indirizzo che intende seguire a livello europeo è quella del «libro verde», credo che siamo totalmente fuori strada.
Il «libro verde» per noi è un vantaggio, perché tutte le cose in esso scritte le abbiamo sperimentate nella legislazione italiana - mi riferisco alla legge n. 30 del 2003 - e gli effetti li abbiamo conosciuti tutti. La filosofia di fondo è liberare le imprese da ogni onere che riguardi la sicurezza e la tutela ponendolo a carico dello Stato, pur sapendo benissimo che i fondi per gli ammortizzatori sociali, in grado di reggere quel tipo di rapporto di lavoro, non ci sono e che, tra l'altro, i vincoli di Maastricht rendono problematico reperirli.
Questi temi, quindi (ho fatto riferimento ad uno di essi, ma ve ne sono altri su cui è necessaria un'attenzione da parte del Governo), sono molto rilevanti perché, attraverso di essi, ci possiamo giocare la fiducia, o meno, verso una ripresa del processo costituzionale. Le iniziative strategiche sono, certamente, una serie di intenzioni con un grado di maturazione già piuttosto elevato (vi sono, infatti, proposte di tipo legislativo, o comunque atti abbastanza avanzati), ma esse possono anche determinare la ripresa, o meno, di un clima di fiducia nei confronti dell'Europa e, quindi, dello stesso processo costituzionale europeo.
Quanto al Trattato costituzionale - e ho concluso -, sono d'accordo sul fatto che non possiamo pensare di prendere questo Trattato, metterlo in un cassetto e cominciare da zero. Credo, però, che nessuno possa pensare che ai francesi e agli olandesi, che lo hanno bocciato esplicitamente, o a coloro che, comunque, sono incerti, si possa semplicemente dire di continuare ad andare avanti nello stesso modo. Questo, infatti, mi sembrerebbe un atteggiamento altrettanto miope rispetto alla realtà. È evidente, quindi, che dovranno essere introdotte alcune modifiche, affinché il Trattato sia accettabile anche da parte di coloro che lo hanno respinto.
A questo proposito, il punto focale è se l'Italia vuole o meno giocare un ruolo in tale processo. Infatti, coloro che si limitano


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a dire che bisogna andare avanti nello stesso modo affermano, in sostanza, che l'Italia non deve fare nulla e che saranno altri che si incaricheranno di trovare la strada e le mediazioni necessarie. Parlo di questo in riferimento al ruolo che può svolgere il Governo nelle sedi europee, perché credo che l'Italia possa avere una funzione, un ruolo (adesso c'è la Presidenza tedesca, poi ci saranno le altre), e credo, altresì, che la nostra voce non possa essere semplicemente quella di chi dice che non si può mettere da parte tutto e ricominciare da zero, oppure quella di chi va avanti a testa bassa senza porsi il problema di cominciare a ragionare sui punti che necessitano di qualche modifica.
Sono convinto che dobbiamo rispondere alle paure che si sono manifestate nei referendum svoltisi in Europa, perché sono paure reali e molto più diffuse di quanto risulta dal numero abbastanza consistente di paesi che hanno già ratificato il Trattato. Pertanto, se vogliamo fare qualcosa che abbia un rapporto reale e che non sia, nuovamente, espressione di una separazione tra classe dirigente e società (come il voto francese, peraltro, ha ampiamente manifestato), credo che, su questo, dovremmo fare grandissima attenzione, cominciando a ragionare, nelle sedi opportune, nelle sedi europee, sulle eventuali modifiche.
In conclusione, bisogna cominciare a porsi su questo terreno, perché incitare semplicemente a proseguire non porta, a mio avviso, da nessuna parte.

FAMIANO CRUCIANELLI, Sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Le considerazioni dell'onorevole Falomi sono ampiamente condivisibili.
Credo sia giusto sottolineare che una diminuita passione per l'Europa da parte dell'opinione pubblica europea ha, come fondamento, un grande senso di insicurezza. È una questione che ha due facce, e dobbiamo parlare e mostrarle tutte e due. Una faccia è quella della precarietà sociale, della insicurezza dei posti di lavoro, della presenza di redditi non soddisfacenti; l'altra faccia è quella evocata precedentemente, ovvero il grande tema dell'immigrazione. Dobbiamo saperlo, perché altrimenti avremo una lettura distorta. Non è un caso, infatti, che proprio in Francia e in Olanda (ma non solo) vi sia una fortissima resistenza sul tema dell'allargamento, cioè sull'ingresso di nuovi paesi in Europa.
Si tratta di una insicurezza che, se vogliamo fare riferimento ai classici, ha al suo interno temi di sinistra e temi di destra, che si intrecciano in un groviglio molto complesso, sul quale le istituzioni europee devono sicuramente intervenire, sia sull'uno che sull'altro versante. Credo sia molto importante ciò che si è fatto sin qui per fare acquisire all'Europa un tema fondamentale, quello dell'intervento sui flussi di immigrazione clandestina (siamo ancora alla teoria perché ben poco si è fatto, trattandosi, come ho detto in precedenza, di un tema complesso); e credo che altrettanto si possa e si debba fare sul tema della insicurezza sociale. Da questo punto di vista, mi auguro che dalla Francia possano venire messaggi ed aiuti reali, poiché è lì che la questione sarà posta con più acutezza e con più forza.
Credo, dunque, che il problema non sia cambiare tutto o non cambiare niente, perché è del tutto evidente che entrambe le ipotesi non sono realistiche: non si può pensare di cambiare radicalmente e stravolgere una Costituzione che è stata sottoscritta da tutti e approvata da 18 paesi, sulla quale, inoltre, convergono 22 paesi su 27. Allo stesso tempo, sarebbe altrettanto miope, proprio sulla base della difficoltà presente nell'opinione pubblica europea e, soprattutto, del risultato del referendum francese e olandese, pensare che non si debbano introdurre modifiche, che abbiano anche un certo peso e non siano semplicemente una «operazione cosmetica».
In questo ambito, oggi siamo in un momento prenegoziale e, come accade sempre nei momenti che precedono il negoziato, ognuno ribadisce le proprie posizioni. Credo, però, che l'Italia, nel momento in cui si svolgerà effettivamente la


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discussione, avrà una funzione attiva, per due ragioni. In primo luogo, perché noi per primi siamo interessati ad avere un Trattato costituzionale e siamo consapevoli che una pura contrapposizione, ovvero uno scontro quasi ideologico fra due fronti, ci porterebbe, molto probabilmente, a non averlo e, magari, a tornare a Nizza; pertanto, essendo noi molto interessati ad ottenere questo risultato, lavoreremo per raggiungerlo. In secondo luogo, perché vi sono questioni, poste da diversi paesi, che possono essere recepite ed interpretate dal Governo italiano, nel momento in cui si andrà in quelle sedi, e su cui esso, a mio avviso, può dare un contributo.
Ho fatto riferimento, ad esempio, a due temi che sono stati sollevati nella riunione dei 18 paesi a Madrid, ovvero quelli più specificatamente sociali e ambientali. Ebbene, sono sicuro che questi temi non avranno alcuna difficoltà ad essere accolti, ed anche sostenuti, da parte del Governo italiano. Sono quindi convinto che, nella fase delicatissima che si aprirà, avremo un ruolo attivo, che peraltro già riscontro negli incontri e nel lavoro preparatorio in vista dell'apertura di questo negoziato.

PRESIDENTE. Ringrazio il sottosegretario Crucianelli e dichiaro conclusa l'audizione.

La seduta termina alle 14,50.