IX Commissione - Resoconto di giovedý 6 luglio 2006


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SEDE CONSULTIVA

Giovedì 6 luglio 2006. - Presidenza del presidente Michele Pompeo META, indi del vicepresidente Marco BELTRANDI. - Interviene il viceministro delle infrastrutture Angelo Capodicasa.

La seduta comincia alle 14.20.

DL 181/06: Riordino delle attribuzioni dei Ministeri.
C. 1287 Governo, approvato dal Senato.
(Parere alla I Commissione).
(Esame e rinvio).

La Commissione inizia l'esame del provvedimento in oggetto.

Mario LOVELLI (Ulivo), relatore, ricorda che il disegno di legge all'esame della Commissione in sede consultiva, approvato dal Senato con modifiche, dispone la conversione del decreto-legge n. 181 del 18 maggio 2006. Si tratta di un provvedimento che rappresenta un passaggio importante per dare operatività all'azione di governo, riordinando le attribuzioni della Presidenza del Consiglio dei ministri e dei ministeri. Il disegno di legge di conversione reca in particolare talune disposizioni che rientrano nell'ambito competenziale della Commissione. Si fa riferimento alle norme volte a ripartire le competenze in materia di infrastrutture e trasporti, in precedenza spettanti ad un unico Ministero, a due distinti Ministeri, quello delle infrastrutture e quello dei trasporti. Sull'argomento la Commissione ha peraltro già avuto l'opportunità di confrontarsi in occasione delle audizioni dei Ministri Bianchi e Di Pietro, nel corso delle quali sono stati evidenziati i presupposti politici ed operativi sulla base dei quali è stato deciso di superare la precedente esperienza di un dicastero unificato alla luce dei deludenti risultati conseguiti nella scorsa legislatura. Quanto alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, il provvedimento è volto ad attribuire una nuova serie di competenze a tale struttura, con particolare riferimento a quelle in materia di sport, di vigilanza sull'albo dei segretari comunali e provinciali e di indirizzo e


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coordinamento in materia di politiche giovanili e di politiche per la famiglia. Alla Presidenza del Consiglio è altresì trasferita la segreteria del Comitato interministeriale per la programmazione economica (CIPE), nonché l'iniziativa legislativa in materia di allocazione delle funzioni fondamentali di comuni, province e città metropolitane di cui all'articolo 117, secondo comma, lettera p), della Costituzione. Il decreto procede quindi ad un complessivo riordino dei dicasteri mediante una serie di aggregazioni e disaggregazioni delle relative strutture amministrative, prevedendo, in particolare, l'aumento del numero dei ministeri da quattordici a diciotto. Ciò a seguito della ripartizione delle funzioni in materia di infrastrutture e trasporti tra un Ministero delle infrastrutture e un Ministero dei trasporti, di quelle in materia di istruzione, università e ricerca tra un Ministero della pubblica istruzione e un Ministero dell'università e della ricerca e della assegnazione al neoistituito Ministero per il commercio internazionale delle funzioni in materia di commercio con l'estero, precedentemente attribuite al Ministero delle attività produttive. Più in generale, l'attribuzione al nuovo Ministero del commercio internazionale anche della delega alle politiche comunitarie, dovrebbe consentire un miglior coordinamento delle politiche dirette a promuovere un maggior grado di internazionalizzazione delle imprese. Si dispone altresì l'istituzione del Ministero della solidarietà sociale, al quale sono attribuite funzioni in materia di lavoratori extracomunitari, di politiche antidroga e di servizio civile, unitamente alle competenze in materia di politiche sociali prima in capo al Ministero del lavoro e delle politiche sociali. Ulteriori trasferimenti di competenze interessano poi, il Ministero degli affari esteri, al quale sono trasferite le funzioni in materia di politiche per gli italiani nel mondo, nonché l'ex Ministero delle attività produttive che, oltre a mutare la sua denominazione in Ministero dello sviluppo economico, assume competenza in ordine alle funzioni in materia di politiche di coesione. Al Ministero per i beni e le attività culturali sono invece trasferite le funzioni in materia di turismo, proprio al fine di dare maggior slancio alle relative politiche attraverso la creazione di un legame stretto tra il settore turistico e la valorizzazione dei beni culturali. A fronte dell'incremento del numero dei dicasteri, si assiste - invece - alla contestuale riduzione del numero dei dipartimenti presso la Presidenza del Consiglio, da dieci a otto, grazie all'accorpamento di quattro dipartimenti in sole due unità: il dipartimento delle riforme istituzionali e dei rapporti con il Parlamento e il dipartimento per la riforma e le innovazioni della pubblica amministrazione. Va inoltre rilevato che nella relazione tecnica che accompagna il provvedimento viene precisato che dalla sua attuazione non devono derivare nuovi e maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Il rispetto dell'invarianza della spesa viene in particolare assicurato attraverso un organico processo di riallocazione delle risorse attualmente assegnate ai Ministeri e alla Presidenza del Consiglio, che presentano adeguati margini per poter adottare effettive misure compensative in caso di previsione di spese aggiuntive. Questo anche nella considerazione che la consistenza degli attuali organici e il numero delle strutture dirigenziali, specie di livello generale, rendono sostenibile l'attuazione delle misure previste dal presente provvedimento, mediante una adeguata e razionale revisione con conseguente redistribuzione delle risorse attualmente assegnate, nel rispetto dell'invarianza della spesa. Entrando maggiormente nel merito delle disposizioni il cui contenuto normativo interessa più direttamente questa Commissione, si rileva che i commi 4 e 5 dell'articolo 1 dispongono, rispettivamente, l'istituzione del Ministero delle infrastrutture e del Ministero dei trasporti, al fine di risolvere le difficoltà emerse dal precedente accorpamento delle due preesistenti strutture amministrative. Si sancisce così il superamento della struttura unitaria introdotta dal decreto legislativo n. 300 del 1999 mediante l'accorpamento del Ministero dei lavori pubblici e del Ministero dei trasporti e della navigazione. Più in


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particolare, ai sensi del comma 4 dell'articolo 1 del decreto in esame, le competenze del Ministero delle infrastrutture corrispondono a quelle di cui all'articolo 42, comma 1, lettere a), b), d-ter) e d-quater), del decreto legislativo n. 300 del 1999. Si tratta, in primo luogo, delle funzioni in materia di programmazione, finanziamento, realizzazione e gestione delle reti infrastrutturali di interesse nazionale, ivi comprese le reti elettriche, idrauliche e acquedottistiche, e delle altre opere pubbliche di competenza dello Stato, ad eccezione di quelle in materia di difesa. Il Ministero è poi competente anche in ordine alla qualificazione degli esecutori di lavori pubblici, alle costruzioni nelle zone sismiche, all'edilizia residenziale, alle aree urbane, alla pianificazione delle reti, della logistica e dei nodi infrastrutturali di interesse nazionale, alla realizzazione delle opere corrispondenti e alla valutazione dei relativi interventi, nonché in materia di politiche dell'edilizia concernenti anche il sistema delle città e delle aree metropolitane. Quanto, invece, alle competenze del Ministero dei trasporti, il successivo comma 5 fa rinvio all'articolo 42, comma 1, lettere c) e d), del decreto legislativo n. 300 del 1999, con riguardo alle materie della navigazione e trasporto marittimo, della vigilanza sui porti, del demanio marittimo, della sicurezza della navigazione e trasporto nelle acque interne, della programmazione, previa intesa con le regioni interessate, del sistema idroviario padano-veneto, dell'aviazione civile e trasporto aereo, del trasporto terrestre, della circolazione dei veicoli e, infine della sicurezza dei trasporti terrestri. Con riferimento ad entrambi i dicasteri, e per quanto di rispettiva competenza, si opera altresì un rinvio alle funzioni richiamate dall'articolo 42, comma 1, lettera d-bis) in materia di sicurezza e regolazione tecnica. Nell'ambito degli interventi correttivi apportati nel corso dell'iter presso l'altro ramo del Parlamento, si è inteso precisare che spetta al Ministero dei trasporti proporre, di concerto con il Ministero delle infrastrutture, il piano generale dei trasporti e della logistica nonché i piani di settore per i trasporti, compresi i piani urbani di mobilità, ed esprimere, per quanto di competenza, il concerto sugli atti di programmazione degli interventi di competenza del Ministero delle infrastrutture. Parallelamente al trasferimento, nei termini sopra menzionati, delle funzioni amministrative spettanti all'ex Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, viene disposta anche la ripartizione - tra i due nuovi dicasteri - delle inerenti risorse finanziarie, strumentali e di personale. A tale proposito, il comma 10 dell'articolo 1 del decreto rimette ad un apposito decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, da emanare d'intesa con il Ministro dell'economia e delle finanze e sentiti i Ministri interessati, la ricognizione in via amministrativa delle strutture trasferite, nonché l'individuazione, in via provvisoria, del contingente minimo degli uffici strumentali e di diretta collaborazione. A tale proposito, segnala che una modifica introdotta in occasione dell'esame presso il Senato ha previsto che, ai fini della determinazione dei criteri e delle modalità di individuazione delle risorse umane relative alle funzioni trasferite ai Ministeri, si procederà alla consultazione delle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative. Quanto invece alla struttura organizzativa dei due nuovi dicasteri, il nuovo comma 8-bis dispone che il Ministero delle infrastrutture e il Ministero dei trasporti si articolano in dipartimenti. Nel premettere la sua intenzione di presentare una proposta di parere favorevole, intende comunque evidenziare taluni limitati profili problematici inerenti la formulazione tecnica del testo, che potrebbero formare oggetto di apposite osservazioni da formulare alla Commissione competente in sede referente. In primo luogo, con riferimento al potere riconosciuto al Ministero dei trasporti di proporre, di concerto con il Ministero delle infrastrutture, i piani urbani di mobilità, apparirebbe opportuno che fosse precisata la relazione tra tale competenza statale e l'obbligo di adozione dei medesimi piani che, ai sensi dell'articolo 22, comma 1, della legge n. 340 del


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2000 grava in capo a determinati comuni, tenuto anche conto che, allo stato, il regolamento attuativo concernente, tra gli altri, il procedimento di formazione e di approvazione dei piani urbani di mobilità, previsto dal comma 4 del predetto articolo 22, non risulta essere stato ancora emanato. Andrebbe inoltre precisato espressamente se la titolarità della competenza in materia di «integrazione modale fra i sistemi di trasporto» spetti al Ministero dei trasporti, atteso che, a seguito delle modifiche introdotte dal Senato, tale locuzione è stata espunta dall'articolo 42, comma 1, lettera a), che, come si è detto, enumera le aree funzionali ora ricondotte in capo al Ministero delle infrastrutture. In ogni caso, va infine rilevata l'esigenza che vengano effettivamente attuate adeguate forme di coordinamento interministeriale e che vengano previste periodiche relazioni alle Camere, anche per sopperire ad ogni possibile inconveniente che possa eventualmente determinarsi nel concreto agire dei due dicasteri in ordine alle funzioni di programmazione e di gestione.

Davide CAPARINI (LNP) esprime a nome del proprio gruppo una valutazione fortemente negativa sul provvedimento in esame, ricordando peraltro come tale giudizio stato già espresso in occasione della discussione svoltasi nella giornata di ieri in Assemblea sulle mozioni 1-00003 e 1-00004 relative alle misure per ridurre i costi della politica. In particolare, con questo suo primo provvedimento il Governo smentisce se stesso e, soprattutto l'impegno alla realizzazione di risparmi nella spesa pubblica, atteso che il cosiddetto «spacchettamento» dei ministeri e delle competenze, disposto dal decreto-legge in esame, si traduce in un considerevole incremento degli incarichi, unicamente volto a dare soddisfazione e visibilità a tutte le componenti politiche della maggioranza, cui corrisponde un aggravio dei costi della politica. Pertanto, l'asserito rispetto, nell'ambito del provvedimento, del principio dell'invarianza della spesa costituisce solo un'affermazione ipocrita. Non si vedono peraltro le ragioni dell'utilizzazione dei riconosciuti margini di risparmio nell'ambito delle spese di taluni ministeri ai fini della moltiplicazione degli incarichi, laddove invece le medesime risorse potrebbero essere certamente impiegate per finalità più urgenti, ad esempio per il finanziamento di nuove tratte stradali. Quanto alla suddivisione delle competenze dell'ex Ministero delle infrastrutture e dei trasporti in due distinti dicasteri, non può essere in alcun modo ritenuta sufficiente la motivazione a tal fine addotta dal relatore, il quale, in modo alquanto generico, ha parlato di «difficoltà emerse dal precedente accorpamento delle due preesistenti strutture amministrative». Nei fatti, ritiene che la locuzione citata costituisca solo una formula giustificativa di un intervento mirante esclusivamente al raddoppio delle strutture e dei relativi incarichi, sulla base di considerazioni esclusivamente politiche, atteso che nel limitato intervallo di tempo trascorso tra l'insediamento del nuovo Governo e la predisposizione del provvedimento in esame sarebbe stato davvero arduo condurre un'analisi approfondita sulle difficoltà funzionali del dicastero delle infrastrutture e dei trasporti.

Mario TASSONE (UDC) rileva come il provvedimento in esame ribalti la logica della cosiddetta «riforma Bassanini», varata nel corso della tredicesima legislatura delle stesse forze politiche oggi al governo. Ricorda che tale riforma aveva condotto all'accorpamento dei ministeri secondo il criterio dell'omogeneità della materia, allo scopo di migliorare la funzionalità di tali strutture amministrative, nel rispetto del principio costituzionale di buona amministrazione. Sottolinea come, al contrario, il decreto in esame realizzi una moltiplicazione dei ministeri e la conseguente frammentazione delle rispettive competenze, peraltro tramite forzature che certamente determineranno gravi situazioni di incertezza e confusione nella distribuzione e riallocazione di risorse e competenze. La mancanza di un'attenta valutazione, da parte del Governo, delle conseguenze amministrative della redistribuzione delle


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competenze recata dal decreto in esame si tradurrà, a suo avviso, in un periodo di assestamento molto prolungato, tale da non consentire, ad esempio, al Ministero dei trasporti di divenire effettivamente operativo prima di due anni. Si pensi ad esempio alla questione connessa alla suddivisione delle strutture integrate infrastrutture e trasporti, i cosiddetti SIIT. Paventa inoltre che la creazione di due nuove strutture amministrative possa mettere a rischio anche quel coordinamento in materia di sicurezza che aveva rappresentato una delle finalità conseguite con l'accorpamento disposto ai sensi del decreto legislativo n. 300 del 1999. In termini più generali, l'intera operazione di riordino delle competenze tra i vari dicasteri appare confusa, laddove si pensi, ad esempio, alla ratio che presiederebbe al trasferimento delle attribuzioni in materia di turismo in capo al Ministero per i beni e le attività culturali e alla istituzione del nuovo dicastero per il commercio internazionale, in netta controtendenza rispetto alle ben più ragionevoli ipotesi che in passato erano state volte a ricondurne le competenze nell'ambito del ministero delle attività produttive o degli affari esteri. Quanto alla proposta di parere favorevole preannunciata dal relatore, dichiara sin d'ora che si esprimerà in senso contrario, anche perché le eventuali osservazioni cui lo stesso relatore ha fatto cenno appaiono ben poca cosa rispetto ai problemi di coordinamento e attuazione amministrativa connessi all'istituzione dei due nuovi dicasteri delle infrastrutture e dei trasporti, problemi che, a suo avviso, andrebbero segnalati nel parere da rendere alla Commissione competente in sede referente.

Emanuele FIANO (Ulivo) rileva come gli interventi dei rappresentanti dei gruppi di opposizione non siano omogenei e come gli stessi si svolgano su piani critici non sovrapponibili. Infatti, se per un verso il deputato Tassone ha formulato una critica costruttiva e funzionale, argomentata con dovizia di particolari e fondata sul merito del provvedimento, il deputato Caparini ha invece evitato di entrare nel merito del decreto, facendo ricorso ad argomentazioni di tipo demagogico, nel presupposto, peraltro, che la suddivisione delle competenze fra ministeri operata dal precedente Governo sia intoccabile e l'unica in grado di garantire una corretta allocazione della spesa. Occorre ribadire, invece, che il tema della spesa pubblica è di primaria importanza per il Governo in carica e che la nuova organizzazione e ripartizione di competenze ministeriali recata dal decreto in esame è tutt'altro che priva di una sua logica interna. A tale proposito, lo stesso Ministro dei trasporti, prof. Alessandro Bianchi, nel corso dell'audizione sulle linee programmatiche del suo dicastero recentemente tenutasi presso questa Commissione, ha avuto modo di delineare, con molta efficacia, come la suddivisione delle competenze tra i due nuovi dicasteri delle infrastrutture e dei trasporti sia coerentemente fondata sulla distinzione tra la fase della pianificazione e programmazione e quella inerente invece la realizzazione delle infrastrutture. Nel condividere i contenuti della relazione svolta dal deputato Lovelli, ritiene in particolare fondata la considerazione espressa dal relatore in ordine all'opportunità che sia precisata la relazione tra la competenza statale di proposta dei piani urbani di mobilità e l'obbligo di adozione dei medesimi piani gravante in capo a determinati comuni.

Marco BELTRANDI, presidente, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.

La seduta termina alle 15.05.

AUDIZIONI

Giovedì 6 luglio 2006. - Presidenza del vicepresidente Marco BELTRANDI, indi del presidente Michele Pompeo META. - Interviene il ministro delle infrastrutture, Antonio Di Pietro.

La seduta comincia alle 15.05.


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Audizione del Ministro delle infrastrutture, on. Antonio Di Pietro, sulle linee programmatiche del suo dicastero.
(Seguito dello svolgimento, ai sensi dell'articolo 143, comma 2, del regolamento e conclusione).

Marco BELTRANDI, presidente, avverte che la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata, oltre che mediante l'attivazione dell'impianto audiovisivo a circuito chiuso, anche attraverso la trasmissione televisiva sul canale satellitare della Camera dei deputati.
Introduce quindi il seguito dell'audizione.

Intervengono per porre quesiti e formulare osservazioni i deputati Silvano MOFFA (AN), Giampiero CATONE (DC-PS), Carlo CICCIOLI (AN), Mario LOVELLI (Ulivo), Valter ZANETTA (FI) e Cesare CAMPA (FI).

Il Ministro Antonio DI PIETRO fornisce, quindi, ulteriori precisazioni.

Michele Pompeo META, presidente, ringrazia il Ministro per la sua disponibilità ed auspica che vi siano presto nuove occasioni di confronto con la Commissione. Dichiara quindi conclusa l'audizione.

La seduta termina alle 16.10.

N.B.: Il resoconto stenografico della seduta è pubblicato in un fascicolo a parte.

UFFICIO DI PRESIDENZA INTEGRATO DAI RAPPRESENTANTI DEI GRUPPI

L'ufficio di presidenza si è riunito dalle 16.10 alle 16.20.