XII Commissione - Resoconto di giovedý 13 luglio 2006


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SEDE CONSULTIVA

Giovedì 13 luglio 2006. - Presidenza del presidente Mimmo LUCÀ. - Interviene il sottosegretario di Stato per la salute Antonio Gaglione.

La seduta comincia alle 14.10.

Disposizioni per la partecipazione italiana alle missioni internazionali.
C. 1288 Governo.
(Parere alle Commissioni riunite III e IV).
(Seguito dell'esame e conclusione - Parere favorevole).

La Commissione prosegue l'esame del provvedimento in oggetto, rinviato nella seduta dell'11 luglio 2006.

Mimmo LUCÀ, presidente, avverte che nella scorsa seduta l'onorevole Sanna ha svolto la relazione.

Luigi CANCRINI (Com.It) sottolinea che il finanziamento per la prosecuzione degli studi relativi alla presenza di uranio impoverito e di altri elementi tossici risultava di entità esigua già per l'anno 2005 e che per il 2006 esso viene solo limitatamente aumentato. Riterrebbe, pertanto, opportuno aumentare il finanziamento a 600.000 euro.
Ritiene inoltre necessario evitare che il finanziamento degli studi in questione venga coperto attraverso la riduzione dei finanziamenti disposti a favore del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, esprimendo quindi una preferenza per


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una modifica del disegno di legge volta a spostare l'onere attualmente sostenuto dal Ministero del lavoro e delle politiche sociale sui fondi destinati al finanziamento della missione in Afghanistan «Enduring freedom».
Preannuncia infine che le osservazioni svolte saranno oggetto di appositi emendamenti che intende presentare in sede di discussione in Assemblea del provvedimento.

Giacomo BAIAMONTE (FI) preannuncia il voto favorevole del gruppo di Forza Italia sul provvedimento, in merito al quale tiene a svolgere alcune considerazioni.
Sottolinea al riguardo che il Governo Berlusconi si era già occupato del problema, che si era evidenziato per la prima volata durante le missioni militari in Bosnia e Kosovo e che era stato oggetto di uno studio apposito curato dall'OMS (Organizzazione mondiale per la sanità).
Ricorda in particolare che nel dicembre del 2000 il Ministero della difesa aveva creato una «commissione ad hoc» avente il compito di verificare l'eventuale nesso di causalità tra malattie tumorali riscontrate su militari e civili impegnati in missioni militari e l'attività svolta dagli stessi nelle missioni e che tale commissione aveva escluso l'esistenza di tale nesso di causalità.
Pone in evidenza altresì che al termine dei lavori della Commissione in questione, il Governo aveva comunque assunto l'obbligo di monitorare le condizioni dei militari sottoposti agli esami di laboratori attraverso l'elaborazione - con cadenza quadrimestrale - di un'apposita relazione.
Conclude, quindi, sottolineando la necessità di proseguire i controlli sistematici poc'anzi ricordati, che ritiene il presupposto al quale subordina l'espressione del parere favorevole da parte del suo gruppo al provvedimento in esame.

Emanuele SANNA (Ulivo), relatore, ricordando che gli sviluppi della vicenda relativa agli studi sull'uranio impoverito sono citati dalla relazione che accompagna il disegno di legge in questione, riferendosi alle osservazioni svolte dall'onorevole Cancrini relativamente ai finanziamenti per gli studi sull'uranio impoverito, osserva che i finanziamenti suddetti hanno effettivamente subito una riduzione progressiva, passando dai 2 milioni e 350 mila euro ai 490.000 euro complessivi del 2006 (inclusi i 190.000 euro previsti da un precedente provvedimento).
Condivide inoltre - con riferimento alle considerazioni svolte dall'onorevole Baiamonte - la necessità di continuare a svolgere gli accertamenti previsti, estendendoli anche ai militari «già congedati» e in generale a tutto il personale impegnato nelle missioni militari.
Precisa inoltre che il problema dell'uranio impoverito non riguarda solamente le missioni in Iraq e Afghanistan ma anche le missioni in Sudan, Bosnia e Serbia e riguarda inoltre le basi addestrative militari presenti in Italia, all'interno delle quali operano forze alleate, le quali - a differenza delle forze militari italiane - usano armi che potrebbero contenere uranio impoverito.
A tale ultimo proposito segnala che nelle basi di Capo Teulada e Capo Frasca in Sardegna viene usato l'80 per cento dei proiettili impiegati in esercitazioni militari e che tali proiettili potrebbero contener uranio impoverito.
Giudica infine fondamentale evidenziare che se da una parte è vero che la Commissione istituita ad hoc nel 2000 («Commissione Mandelli») non ha rilevato nessi di causalità diretti tra neoplasie di cui erano affetti militari impegnati in missioni militari e il contatto con l'uranio impoverito, dall'altra la stessa Commissione ha posto in risalto il fatto che si sono riscontrati casi di soggetti affetti da neoplasie in percentuale abbastanza elevata nei militari impegnati in missione militari rispetto a quelli che non hanno preso parte ad esse e che proprio in ragione di tale elemento di fatto è stato deciso che la commissione «Mandelli» proseguisse i suoi lavori per altri 5 anni e relazionasse ogni quattro mesi sugli esiti dei riscontri effettuati.


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Formula quindi una proposta di parere favorevole, specificando che nelle premesse del parere si tiene conto della necessità prospettata dall'onorevole Baiamonte relativamente alla prosecuzione degli accertamenti e dell'esigenza espressa dall'onorevole Cancrini relativamente alla necessità di evitare che il finanziamento delle missioni gravi sul Ministero del lavoro e delle politiche sociali (vedi allegato 1).

Giuseppe PALUMBO (FI) concorda con l'esigenza di evitare che il finanziamento delle missioni gravi sul Ministero del lavoro e delle politiche sociali, ma non ritiene opportuno che lo «sgravio» operato a favore di tale Ministero vada ad incidere sulla missione «enduring freedom».

Nessun altro chiedendo di intervenire, la Commissione approva la proposta di parere del relatore.

Documento di programmazione economico-finanziaria relativo alla manovra di finanza pubblica per gli anni 2007-2011.
Doc. LVII, n. 1.
(Parere alla V Commissione).
(Esame e rinvio).

La Commissione inizia l'esame del provvedimento in oggetto

Mimmo LUCÀ, presidente, avverte la Commissione deve concludere l'esame del documento in oggetto entro mercoledì 19 luglio, con l'espressione del parere alla V Commissione bilancio.

Donato Renato MOSELLA (Ulivo), relatore, ricorda, innanzitutto, che il documento di programmazione economico-finanziaria in esame scaturisce dall'attenta analisi della situazione italiana alla luce del quadro europeo e si pone come obiettivo generale quello di intervenire in una situazione che appare caratterizzata da ritardo nella crescita, instabilità macro-economica e disagio sociale.
Per ognuno di questi aspetti il documento precisa una serie di indicatori qualitativi e quantitativi che ne descrivono la complessità. Il ritardo nella crescita, ad esempio, viene letto attraverso l'insufficiente distribuzione fiscale, la scarsa efficacia delle politiche di bilancio e l'arretratezza della pubblica amministrazione. L'instabilità macro-economica è letta attraverso l'esaurimento dell'avanzo primario, il deficit elevato e la crescente risalita del debito.
Il documento afferma che la politica economica, in armonia con le linee guida previste dalla Strategia di Lisbona, deve agire simultaneamente sui tre fronti del risanamento, della promozione dello sviluppo e dell'equità, perché questi sono strettamente legati. Si tratta di obiettivi da raggiungere contestualmente attraverso la manovra finanziaria complessiva, in sede di legge finanziaria 2007 con un investimento di 35 miliardi, di cui 20 per il risanamento e 15 per sviluppo ed equità.
Riguardo ai nuovi valori macro-economici e di finanza pubblica - programmatici - del documento, va ricordato che per il 2007 il rapporto tra l'indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni ed il PIL è fissato a 2,8 punti percentuali; il tasso di disoccupazione è determinato in misura pari al 7,5 per cento, per scendere gradualmente, fino ad un valore di 6,7 punti, previsto per il 2011.
Per quanto riguarda il Sistema Sanitario Nazionale, il documento in esame ricostruisce le linee di tendenza della spesa sanitaria ed evidenzia che la spesa sanitaria delle Amministrazioni pubbliche è cresciuta in termini reali ad un tasso medio annuo di circa il 4 per cento nel periodo 2000-2005. L'incidenza di tale spesa sul PIL è aumentata dal 5,7 al 6,7 per cento. A tali andamenti, sottolinea il documento, hanno concorso «le spese per i dipendenti, gli acquisti di beni e di servizi e la spesa per prestazioni acquistate direttamente sul mercato».
A determinare la dinamica della spesa sanitaria sono due fattori di fondo: l'invecchiamento


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della popolazione e il progresso della medicina, che offre sempre maggiori opportunità sul piano diagnostico-terapeutico, consentendo cure migliori ma comportando anche un aumento dei costi.
Il documento, inoltre, ricorda che il SSN si colloca «in una posizione di assoluto rispetto nelle graduatorie internazionali circa la tutela della salute della popolazione e la qualità complessiva delle prestazioni». Tuttavia esso presenta «seri elementi di criticità», rappresentati dalla inappropriatezza di alcune prestazioni, tra le quali l'uso improprio dei ricoveri ospedalieri e dei pronto soccorso dovuto all'organizzazione ancora prevalentemente burocratica della medicina di base e alla carenza di servizi di assistenza domiciliare integrata, dalle lunghe liste di attesa, dall'eccessivo livello di spesa farmaceutica per abitante di alcune regioni, nonché dall'insufficiente qualità dei servizi sanitari in alcune regioni, che induce inevitabilmente i cittadini ad una migrazione interna alla ricerca di cure adeguate.
Proprio l'irregolarità nella distribuzione dei disavanzi fra le regioni mostra che «vi sono margini di miglioramento nell'efficienza e nell'appropriatezza dell'erogazione delle prestazioni sanitarie». Si può mantenere ed anche rafforzare - là dove necessario - i livelli di assistenza sanitaria e al tempo stesso «ricondurre la dinamica di tale voce di spesa nell'ambito dei vincoli di finanza pubblica».
Il documento propone quindi la «massimizzazione dell'efficienza nell'utilizzo delle risorse», con riferimento al triennio 2007-2009, nella convinzione che essa è «condizione essenziale affinché la sanità possa svolgere pienamente il suo ruolo sociale ed economico. La spesa sanitaria è una forma essenziale di investimento nel capitale umano».
È questo, a suo avviso, un passaggio di alto valore politico: la salute è intesa come investimento e come valore prioritario a difesa di quel capitale umano di cui ognuno è parte integrante.
Per quanto riguarda le regioni e il sistema sanitario, osserva come il DPEF informi che lo scorso giugno il governo ha dato il via, unitamente alle regioni, alla definizione di un «Nuovo Patto per il sistema sanitario», basato su alcuni elementi essenziali:
a) conoscenza certa delle risorse disponibili, destinate al settore sanitario per un arco pluriennale (inizialmente per il periodo 2007-2009), in modo da consentire alle regioni una programmazione di medio periodo delle politiche e delle misure necessarie «a correggere le inappropriatezze ed a riassorbire le inefficienze»;
b) autonomia responsabile nella loro gestione, compresa la conferma dei meccanismi di automatismo fiscale in caso di disavanzo;
c) piano di risanamento controllato e selettivo, per alcune regioni con posizioni di forte disavanzo, piano che prevede anche l'istituzione di un fondo straordinario di dotazione decrescente nel tempo, per il triennio 2007-2009.

I primi due punti definiscono i parametri indispensabili per uno sviluppo equo e solidale del SSN; il terzo punto riflette l'azione di sostegno con cui il governo intende venire incontro alle esigenze delle regioni che presentano forte disavanzo, integrando le risorse economiche che mette a loro disposizione con un supporto metodologico sul piano gestionale e procedurale.
Non si tratta di un controllo meramente fiscale, ma di un atto di fiducia che trasforma un dato negativo in una ipotesi di progetto di sviluppo, se affiancata da adeguata correzione delle criticità.
In quest'impegno congiunto che vede Regioni e Governo attenti soprattutto ai livelli essenziali di assistenza sanitaria (LEA), anche i cittadini sono chiamati a fare la loro parte, attraverso forme differenziate di compartecipazione alla spesa per una maggiore «responsabilizzazione individuale nei consumi sanitari».
È parte di questo patto con le Regioni anche il sistema di rendicontazione, che va unificato sul piano nazionale per consentire


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una valutazione comparativa chiara e tempestiva, che consenta di individuare con prontezza i punti chiave su cui intervenire con misure di supporto, che includono anche aspetti di formazione specifica.
Per il monitoraggio del sistema, il documento indica tre descrittori, che hanno punti d'innesto molto precisi: l'uso delle risorse disponibili, in ingresso; la capacità organizzativa lungo tutta la realizzazione del processo; la qualità dell'output, nel momento finale, quando il prodotto è valutato.
Le regioni potranno guardare con più ottimismo al raggiungimento degli obiettivi indicati se si riuscirà a potenziare gli investimenti in ricerca e sviluppo, sia sul piano delle nuove tecnologie, che - ove necessario - sul piano edilizio.
Nel new deal presentato dal Ministro Turco al Parlamento l'attività di ricerca sembra proiettarsi non tanto verso la sperimentazione clinico-assistenziale, quanto piuttosto verso nuovi modelli di gestione e di organizzazione. Appare ormai essenziale intraprendere nuove strade che permettano di sperimentare formule innovative di management sanitario.
Tra gli obiettivi delle politiche governative, il documento indica anche la tutela del benessere e della salute dell'infanzia e dell'adolescenza, «garantendo un organico e integrato intervento di protezione materno-infantile», nonché il miglioramento delle condizioni di salute e sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro.
Fa presente, quindi, che dalla manovra si attendono una serie di risultati, considerati irrinunciabili dal DPEF, tra cui in primo luogo una intensa e qualificata attività di prevenzione, quindi una valorizzazione e riqualificazione della medicina di base, che consenta di razionalizzare i processi che riguardano il malato e la sua famiglia, ed infine la ricostruzione di una rete di servizi sociosanitari, che permetta un'adeguata domiciliarizzazione delle cure, soprattutto per quanti non sono più autosufficienti.
Quanto alla domiciliarizzazione delle cure, essa richiede la massima capacità di personalizzazione dei profili di cura e questo si può ottenere con molta flessibilità e una spiccata creatività. L'esperienza di questi anni ha messo in evidenza una serie di esperienze molto positive di partenariato pubblico-privato. L'istituzione di un fondo nazionale per la non autosufficienza, potrebbe far confluire in questa direzione tutte le risorse già attualmente destinate al settore, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica.
Per ognuno di questi risultati attesi il documento tratteggia alcune linee preferenziali di attuazione che, senza essere esaustive, indicano comunque delle priorità su cui soffermarsi per una maggiore e migliore realizzazione di questa parte del DPEF.
In merito alla assistenza e servizi sociali, fa presente che l'analisi contenuta nel documento trae origine soprattutto dai dati sullo stato di povertà delle famiglie italiane negli ultimi anni, da cui emerge la crescita dello stato di bisogno nel Mezzogiorno del Paese e delle famiglie con più figli. Un giusto risalto viene dato alla «povertà soggettiva», ossia alla povertà «percepita» dai singoli individui nel mettere a confronto il proprio reddito familiare con quello considerato necessario per una vita dignitosa: i dati rivelano un significativo aumento del numero di persone che percepiscono il proprio reddito come assolutamente inadeguato. Tale situazione è resa ancora più drammatica dal fenomeno dell'instabilità temporale del reddito e al conseguente senso di vulnerabilità che esso provoca.
Anche per questo motivo il documento propone accanto a misure di rigore e di risanamento tese a riportare il Paese nei parametri Europei, una nuova e importante ricalibratura degli interventi a sostegno del welfare.
In proposito ritiene che nel parlare di servizi alla persona e alla famiglia non si possa prescindere da una visione d'insieme di più problematiche, prevedendo interventi sinergici. Solo un approccio complessivo alla questione può garantire la reale integrazione di provvedimenti normativi e la loro efficacia attuativa.


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Nel capitolo concernente le misure di legislatura nel segno dell'equità vengono, infatti, rilanciate le politiche familiari attraverso provvedimenti che guardano alla normalità e non solo alla problematicità.
Osserva poi che allo stato attuale vi è la consapevolezza che il rischio di esclusione sociale è molto più forte che in passato, che la sicurezza del presente non equivale alla sicurezza del futuro e che le famiglie hanno bisogno di un accompagnamento e di un sostegno costante, proprio per evitare di arrivare a quel limite estremo in cui l'intervento esterno diventa indispensabile e improrogabile.
Sempre in questa ottica, l'assegno ai minori viene previsto partendo dal riordino delle misure erogate a vario titolo come assegni familiari, assegni al nucleo. Si tratta di una misura strutturale che riorganizza gli aiuti economici e investe seriamente sul futuro delle nuove generazioni.
Il DPEF prevede inoltre il potenziamento dei servizi all'infanzia, a partire dagli asili-nido con forme di cofinanziamento governo-regioni e coinvolgendo enti locali e soggetti del privato e del privato sociale nel pieno rispetto del Titolo V della Costituzione.
In relazione alla problematica dei non autosufficienti, il DPEF, coerentemente con il lavoro, a tratti anche unitario, svolto nella scorsa legislatura, prevede l'istituzione di un fondo di solidarietà che si faccia carico di una vera e propria emergenza che vede in Italia ben 2 milioni di persone non autosufficienti, delle quali la gran parte è anziana.
Tutte le organizzazioni sindacali, non solo dei lavoratori dipendenti ma anche di quelli autonomi e degli artigiani, chiesero un impegno serio in questo senso.
Sul tema delle badanti, il DPEF prevede una qualificazione di questa figura puntando sulla formazione e su misure che consentano un migliore e più efficace incontro tra domanda ed offerta di lavoro, oggi affidato esclusivamente a meccanismi del tutto informali. Nessuno si reca al Centro per l'impiego per trovare una badante.
Una misura che mira a regolarizzare, senza scaricare i costi sulle famiglie, un'attività di cura fondamentale nella rete di servizi di welfare alla persona. Basti pensare che oggi ci sono 250 mila badanti regolarizzate e oltre 700 mila in nero.
Infine, la povertà nel nostro Paese è un problema che, in forme più o meno conclamate, riguarda una fascia sempre più ampia di popolazione. Oltre tre milioni di italiani, secondo i dati Istat, oltre 940 mila famiglie sono assolutamente povere.
Il documento prevede misure di contrasto alla povertà, con l'introduzione del reddito minimo di inserimento. Una misura di contrasto al disagio sociale che, in particolare nel Mezzogiorno, ha raggiunto livelli preoccupanti. Interventi che si accompagneranno alla concertazione con gli enti locali e ai progetti di reinserimento sociale e lavorativo.
In conclusione, osserva che le misure contenute del DPEF lo qualificano e lo rendono un documento di programmazione economica assolutamente serio e pregnante. Considerato che affronta nel segno della giustizia sociale problemi reali del nostro Paese, quali denatalità e invecchiamento, evidenziati dall'Istat appena due giorni fa nel suo annuario.
Il documento sottolinea con chiarezza che la salute è un bene investimento e quindi i suoi costi sono volti a garantire il migliore capitale umano possibile al Paese, coinvolgendo per questo tutte le componenti del SSN, compresi i pazienti.
Auspica, concludendo, che il confronto in Commissione possa svolgersi in maniera costruttiva, trovando traduzione politica in un consenso libero da pregiudizi sul merito delle proposte.

Luigi CANCRINI (Com.It) condivide la parte del documento di programmazione economica finanziaria relativa alla spesa sanitaria, mentre ritiene insufficienti gli interventi previsti per quanto riguarda la spesa sociale, auspicando che si pervenga alla redazione di un piano nazionale dei servizi sociali, che individui strutture e servizi.


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Indica infatti quale punto fondamentale di «carenza» della politica per la spesa sociale italiana la mancanza di un piano avente le caratteristiche evidenziate e ritiene che la redazione di tale piano sembra ancora più necessaria in un Paese nel quale si riscontrano gravi carenze per quel che riguarda la presenza di strutture, in particolare nelle aree metropolitane.
Giudica inoltre troppo esigua la «spesa per il sociale» in Italia, sottolineando inoltre che essa - come si evince dai dati del CNCA - è di 28,30 euro annui pro capite a fonte dei 150 euro spesi per la sanità e dei 18 euro per le missioni militari previsti dai due recenti decreti-legge in materia; che la «diaria» per ogni bambino ospite in case-alloggio di Roma è di 25-30 euro e che ogni assistente sociale a Roma si deve occupare all'incirca di 200 affidamenti di minorenni.
Ritiene quindi fondamentale erogare finanziamenti per le esigenze della famiglia, considerando peraltro essenziale per il soddisfacimento di tali esigenze la creazione di servizi e strutture e la fissazione di «standard minini» di servizi e strutture.

La seduta termina alle 15.

INTERROGAZIONI A RISPOSTA IMMEDIATA

Giovedì 13 luglio 2006. - Presidenza del presidente Mimmo LUCÀ. - Intervengono il ministro per la solidarietà sociale Paolo Ferrero e il sottosegretario di Stato per la solidarietà sociale Cristina De Luca.

La seduta comincia alle 15.

Mimmo LUCÀ, presidente, ricorda che, ai sensi dell'articolo 135-ter, comma 5, del regolamento, la pubblicità delle sedute per lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata è assicurata anche tramite la trasmissione attraverso l'impianto televisivo a circuito chiuso. Dispone, pertanto, l'attivazione del circuito.

5-00086 Di Virgilio e Bocciardo: Dichiarazioni del Ministro Ferrero in materia di tagli alla spesa sociale.

Mariella BOCCIARDO (FI) illustra l'interrogazione in titolo, chiedendo al Ministro di illustrare le ragioni per le quali non ha ritenuto di partecipare al voto sul documento di programmazione economica e finanziaria.

Il ministro Paolo FERRERO risponde all'interrogazione in titolo, specificando che la sua mancata partecipazione al voto è effettivamente dovuta alla preoccupazione che vi saranno nei prossimi anni tagli alla spesa sociale. Precisa, tuttavia, che la sua preoccupazione riguarda tagli «eventuali e futuri» e che in ogni caso la sua mancata partecipazione al voto non equivale all'espressione di un voto contrario.
Sottolinea peraltro che le spese indicate nell'atto ispettivo costituiscono obiettivi da perseguire e che altre dovranno essere inserite nella legge finanziaria.

Mariella BOCCIARDO (FI), replicando, si dichiara insoddisfatta della risposta fornita, sottolineando che il Ministro si è impegnato con cifre precise a sostegno del programma di governo riguardante la spesa sociale. Riferendosi a una lettera inviata dal Presidente del Consiglio dei Ministri Prodi e dal Ministro Padoa Schioppa, critica inoltre l'atteggiamento del Governo in carica che da una parte procede a liberalizzazioni, dall'altra cerca di dare uno stampo dirigistico alla politica economica italiana e che richiede un «sacrifico» agli italiani, che è legato non tanto all'emergenza dei conti pubblici, ma costituisce una «linea guida di legislatura».

5-00087 Zanotti e Trupia: Iniziative per l'attivazione del servizio civile volontario.

Katia ZANOTTI (Ulivo) illustra l'interrogazione in titolo, sottolineando che esiste una forte preoccupazione all'interno delle associazioni di volontariato relativamente


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alla possibilità che tagli ai finanziamenti del servizio civile comportino una «concentrazione» delle persone impiegate nel servizio civile solo negli enti aventi natura pubblicistica.
Evidenzia inoltre la valenza «sociale» del servizio civile, il quale diffonde una cultura improntata ad uno spirito pacifista presso i giovani.

Il sottosegretario Cristina DE LUCA risponde all'interrogazione in titolo nei termini riportati in allegato (vedi allegato 2), sottolineando, peraltro, che il Governo in carica non ha sospeso il bando in corso al momento dell'entrata in carica del Governo, bando che ha comportato l'assunzione di 45.000 volontari e che sono stati stanziati 30 milioni di euro al fine di assumere altri volontari. Ritiene, infine, fondamentale ridefinire i criteri per l'ammissione ai progetti da parte delle varie associazioni del settore e che venga svolta una penetrante attività ispettiva sull'esecuzione dei progetti stessi.

Katia ZANOTTI (Ulivo), replicando, si dichiara soddisfatta, in quanto il bando in corso è stato espletato e ritiene inoltre fondamentale procedere al più presto alla pubblicazione di un nuovo bando per l'impiego degli ulteriori 30 milioni stanziati. Giudica, infine, positiva l'impostazione tendente a fissare nuovi criteri per l'ammissione ai progetti e a incentivare un'attività ispettiva molto attenta sui progetti presentati.

5-00088 Lucchese: Dichiarazioni del Ministro Ferrero in materia di tagli alla spesa sociale.

Francesco Paolo LUCCHESE (UDC) illustra l'interrogazione in titolo, ricordando che il 5 luglio 2006 nell'ambito dell'audizione presso la Commissione affari sociali il Ministro esprimeva preoccupazione relativamente alla spesa sociale e questa preoccupazione veniva confermata con la mancata partecipazione al voto sul DPEF il 7 luglio 2006 da parte del Ministro.

Il ministro Paolo FERRERO risponde all'interrogazione in titolo, ricordando che le preoccupazioni relative alla spesa sociale sono collegate ai problemi di bilancio dello Stato italiano, causati dal Governo Berlusconi, e evidenziati anche di recente dalla Commissione europea.
Ritiene quindi che al fine di recuperare il disavanzo creato dal Governo precedente è necessario «spalmare» la prossima manovra finanziaria in due anni e che nel frattempo parte di tale disavanzo può essere recuperata con un'efficace lotta all'evasione fiscale.

Francesco Paolo LUCCHESE (UDC), replicando, si dichiara insoddisfatto, sottolineando inoltre che il Presidente del Consiglio, Romano Prodi, non sembra orientato a impostare una politica che ottenga il recupero del disavanzo attraverso lo «spalmamento» delle misure previste dalla finanziaria in due anni.

Mimmo LUCÀ, presidente, dichiara concluso lo svolgimento delle interrogazioni all'ordine del giorno.

La seduta termina alle 15.30.

SEDE REFERENTE

Giovedì 13 luglio 2006. - Presidenza del presidente Mimmo LUCÀ. - Intervengono i sottosegretari di Stato per la salute Antonio Gaglione e per la solidarietà sociale Franca Donaggio.

La seduta comincia alle 15.30

Istituzione di un Fondo nazionale per i non autosufficienti.
C. 11 Iniziativa popolare, C. 557 Volontè.
(Esame e rinvio).

La Commissione inizia l'esame delle proposte di legge abbinate.


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Katia ZANOTTI (Ulivo), relatore, ripercorrendo brevemente il lavoro svolto nel corso della passata legislatura in materia di non autosufficienza, ricorda che la mancata approvazione delle proposte di legge presentate e a lungo discusse sia in Commissione che in Assemblea fu dovuta alla mancata condivisione di una posizione comune tra maggioranza e opposizione relativamente alle modalità di finanziamento del Fondo per i non autosufficienti.
Evidenzia in particolare che l'allora opposizione aveva proposto quale fonte di finanziamento delle somme necessarie per la creazione di una rete di servizi (ammontante a 15 mila miliardi di vecchie lire) l'istituzione di un'addizionale IRPEF, soluzione che non era stata condivisa dal Governo allora in carica in ragione delle necessità di evitare che la creazione della rete in questione gravasse sulla fiscalità generale.
Nel ritenere necessario continuare la discussione sulla materia in esame anche nella legislatura in corso, auspica che si possa addivenire anche alla elaborazione di un testo unificato delle diverse proposte di legge pendenti. Poiché, tuttavia, diversi progetti di legge non risultano ancora assegnati alla Commissione, propone di rinviare l'esame a quando tali proposte saranno formalmente assegnate in modo da poterle illustrare compiutamente.

Domenico DI VIRGILIO (FI) giudica positiva l'apertura della discussione su un tema che coinvolge aspettative molto importanti da parte di molti settori. Ricorda che anche il gruppo di Forza Italia ha presentato un progetto di legge in materia, non ancora assegnato alla Commissione, e condivide l'auspicio che si possa addivenire alla redazione di un testo unificato.
Per quel che riguarda le fonti di finanziamento non ritiene praticabile la via di approvare misure che incidono sulla fiscalità generale, ma ritiene preferibile il ricorso a sistemi assicurativi, nella certezza che i cittadini italiani siano molto sensibili a questo tema e quindi disponibili ad una soluzione di questo tipo.

Francesco Paolo LUCCHESE (UDC) esprime la posizione favorevole del suo gruppo relativamente alla decisione di incardinare il provvedimento, sottolineando tuttavia che il provvedimento dovrebbe riguardare non solo gli anziani, anche in considerazione del fatto che l'allungamento delle aspettative di vita genera inevitabilmente un incremento degli eventi che causano disabilità. Considera punto essenziale per l'approvazione del provvedimento l'individuazione di adeguate fonti di finanziamento, invitando a tal fine il relatore a prendere sin d'ora contatti con il Governo al fine di individuare le risorse finanziarie cui attingere per la copertura del medesimo.

Roberto ULIVI (AN) esprime la posizione favorevole del suo gruppo relativamente al provvedimento, sottolineando peraltro la necessità di attendere gli altri progetti di legge compreso un eventuale disegno di legge del Governo, prima di proseguire nell'esame. Concorda, infine, sulla centralità del tema riguardante le modalità di finanziamento delle spese recate dal provvedimento.

Mimmo LUCÀ, presidente, sottolineando l'importanza delle proposte di legge in esame che prevedono interventi molto attesi da vari settori della società civile e non, concorda con la proposta di aspettare l'assegnazione degli altri progetti di legge preannunciati prima di riprendere il dibattito. Rinvia quindi il seguito dell'esame ad altra seduta.

La seduta termina alle 15.45.