Commissioni Riunite VIII e XIII - Resoconto di giovedý 27 luglio 2006


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RISOLUZIONI

Giovedì 27 luglio 2006. - Presidenza del presidente della VIII Commissione Ermete REALACCI. - Intervengono i sottosegretari di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio e del mare, Gianni Piatti, e per le politiche agricole, alimentari e forestali, Guido Tampieri.

La seduta comincia alle 9.

7-00026 Giuseppe Fini: Crisi idrica del Po e ingenti danni all'agricoltura.
(Discussione e rinvio).

Le Commissioni iniziano la discussione.

Giuseppe FINI (FI), illustrando la risoluzione in titolo, evidenzia che essa è stata presentata circa a metà luglio, quando la crisi idrica interessava soltanto una parte dei territori lungo il Po. Successivamente la crisi si è estesa e si è verificata una ulteriore perdita di flusso d'acqua del fiume. La situazione attuale è particolarmente grave, come dimostra il dato che, a fronte di una portata minima di salvaguardia del fiume, pari a 330 metri cubi al secondo, si registra adesso, nella sezione di Pontelagoscuro, una portata di 190 metri cubi. Il problema della risalita del cuneo salino, che risale agli inizi degli anni ottanta, ha effetti gravissimi sulle colture agricole, quali il mais, le colture ortofrutticole, il riso. A quest'ultimo riguardo, segnala che è in fase di avanzamento la procedura per il riconoscimento della indicazione geografica protetta (IGP) di una importante e pregiata varietà di riso. Il livello di salinità dell'acqua ha raggiunto valori tali da superare notevolmente quelli che il riso è in grado di sopportare, per cui si sta determinando la perdita di tutta la produzione di riso, nelle diverse varietà. L'infiltrazione di sale nella falda freatica, inoltre, sta determinando un processo di desertificazione. La situazione appare tanto più grave, in quanto nell'anno in corso non si è verificata una carenza di precipitazioni piovose; ciò significa che sussistono impedimenti all'afflusso dell'acqua nell'alveo del fiume. In proposito, fa specifico riferimento agli invasi che utilizzano acqua per finalità turistiche e agli invasi alpini in cui l'acqua viene trattenuta per essere poi utilizzata per la produzione di energia nei momenti in cui la domanda energetica è più alta. Per esigenze di sintesi, rinuncia ad esporre


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molti altri dati che potrebbero essere richiamati per illustrare la situazione che si è creata; conclude evidenziando, in ogni caso, che si tratta di una situazione di estrema gravità. La risoluzione di cui è primo firmatario intende pertanto sollecitare un intervento indispensabile e urgente del Governo per dichiarare lo stato di calamità e porre in atto le azioni necessarie per permettere che il flusso di acqua del fiume Po riprenda a scorrere.

Ermete REALACCI, presidente, nel condividere i contenuti della risoluzione in titolo, ricorda che una delegazione della VIII Commissione ha recentemente svolto una missione presso il fiume Po, nel corso della quale ha avuto modo di constatare la gravità della crisi idrica del fiume, che è risultata superiore alle aspettative.
Nel rilevare che le Commissioni Ambiente e Agricoltura hanno ambiti di azione, quali ad esempio le acque e la biodiversità, sui quali è possibile impostare un programma di lavoro comune, ritiene che occorra monitorare la situazione di crisi idrica del Po, considerato che si tratta di una questione di rilevanza nazionale, e avviare una serie di iniziative nel medio-lungo periodo, coinvolgendo i soggetti interessati e tenuto conto di taluni fattori, quali i cambiamenti climatici o le modifiche del sistema produttivo e agricolo, che incrociano necessariamente altre politiche. Osservato che la situazione del Po richiede la dichiarazione dello stato di calamità naturale nell'area del delta del fiume, segnala che, per un verso, la quantità di acqua negli invasi alpini non è adeguata a far fronte alla crisi idrica, anche perché ci sono pure problematiche che afferiscono alle esigenze turistiche delle aree interessate. C'è, poi, la questione dei danni all'agricoltura, considerato che è necessario mutare i sistemi di irrigazione e le colture. A suo avviso, su tale questione occorre avviare un ragionamento strategico, anche nella prospettiva della riforma della PAC.
Per le ragioni sopra esposte, reputa opportuno percorrere due strade: la prima, di breve periodo, concerne l'impegno al Governo per la dichiarazione dello stato di emergenza sull'area del delta del Po, che consentirebbe di avvalersi del supporto degli opportuni strumenti di azione e giuridici, anche nel settore della protezione civile; la seconda si traduce in una riflessione strategica sulle misure da adottare e gli interventi da attivare, che deve necessariamente articolarsi in un orizzonte temporale più lungo.

Marco LION, presidente della XIII Commissione, fa presente che è intendimento condiviso della Commissione Agricoltura pervenire, congiuntamente con la Commissione Ambiente, all'approvazione tempestiva di un atto di indirizzo che evidenzi la gravità della situazione che si è determinata e solleciti il Governo ad assumere le iniziative che appaiono indispensabili, con particolare riferimento alla dichiarazione dello stato di calamità naturale. Ciò non preclude una successiva e più ampia attività di approfondimento, che le due Commissioni potranno svolgere congiuntamente.

Ermete REALACCI, presidente, nel segnalare che anche il suo precedente intervento ha prospettato la discussione di una risoluzione urgente che impegni il Governo a dichiarare lo stato di calamità naturale, fa presente che un ragionamento sulle linee di azione strategiche richiede una riflessione approfondita, che non può esaurirsi nel breve periodo.

Aurelio Salvatore MISITI (IdV), nel condividere gli elementi emersi nella discussione, rileva l'opportunità di valutare le modalità per affrontare le emergenze. Nel ricordare che già nel 2003 si è verificata una crisi idrica simile nell'area del Po, a fronte della quale fu dichiarato lo stato di emergenza, osserva che occorre interrogarsi su quello che è stato fatto da allora e acquisire la capacità di interventi di ampio respiro di carattere ordinario, slegati da una logica


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di emergenza, considerato che la situazione di siccità intensifica i prelevamenti alle falde, provocando danni irreparabili alle falde medesime. Nel richiamare l'esigenza di affrontare la questione in termini diversi rispetto a quanto si è fatto finora, segnala che si potrebbe sfruttare l'esperienza positiva del Tevere, nell'ambito della quale sono stati programmati interventi volti a ridurre il cuneo salino. Tale esperienza potrebbe applicarsi alla situazione in atto sul fiume Po, anche se certamente più complessa. Rileva, altresì, che le autorità di bacino dovrebbero operare in maniera più coordinata sulla realizzazione degli interventi. Fa presente, infine, l'esigenza di avviare una azione di ampio respiro, che coinvolga tutti i soggetti interessati, dalle autorità di bacino alle regioni, al fine di individuare le misure necessarie a far fronte alle eventuali emergenze idriche.

Paolo CACCIARI (RC-SE), nel ricordare che il suo gruppo ha presentato nei mesi scorsi interrogazioni sulle questioni oggetto della risoluzione in titolo e auspicando che il Governo possa rispondere al più presto a tali atti di sindacato ispettivo, ritiene che la questione della crisi idrica debba essere affrontata in due momenti diversi. C'è, in primo luogo, un'emergenza legata alla crisi idrica e ai relativi danni provocati in agricoltura, che va affrontata nel breve periodo, affinché le regioni interessate chiedano al Governo interventi urgenti. Al riguardo, segnala che la risoluzione in discussione dovrebbe limitarsi a chiedere al Governo di dichiarare lo stato di emergenza, considerato che sulla realizzazione delle opere necessarie a garantire la salvaguardia dal punto di vista idrogeologico delle zone agricole occorre svolgere gli opportuni approfondimenti. Su tale questione, gli esiti della missione che la VIII Commissione ha recentemente svolto sul fiume Po dovrebbero essere completati da audizioni dei soggetti gestori dei bacini, al fine di acquisire gli elementi conoscitivi necessari. Nell'osservare che la relazione presentata ieri dall'Autorità di vigilanza sulla gestione delle risorse idriche ha fornito interessanti dati sui consumi di acque e che si registra una notevole incertezza sui dati metereologici di base, rileva la necessità di assicurare l'approvvigionamento delle reti potabili al fine di risolvere in modo responsabile e solidale i problemi contingenti legati all'utilizzo delle acque. È paradossale, infatti, che la regione Veneto, che può definirsi la regione più ricca d'acqua in Europa, si approvvigioni con autobotti.

Filippo MISURACA (FI) esprime il proprio apprezzamento per l'intervento del presidente Realacci, che dimostra grande sensibilità ambientale e solida conoscenza del problema. Rileva altresì di essere pienamente consapevole che la questione dell'utilizzo delle risorse idriche ha una portata assai più generale rispetto al problema evidenziato nella risoluzione del deputato Giuseppe Fini. Ritiene tuttavia che si debba pervenire in tempi rapidi all'approvazione di un atto di indirizzo concernente la grave situazione in cui si trovano i territori e le coltivazioni agricole lungo il corso del Po, che solleciti il Governo ad assumere la responsabilità di intervenire in modo tempestivo ed efficace. Ricorda in proposito che da più parti, tra cui l'Autorità di vigilanza sulle risorse idriche, è stato lanciato proprio in questi giorni un forte grido di allarme. È necessario quindi che si sappia cosa intende fare il Governo e, in particolare, se intende dichiarare lo stato di calamità naturale nei territori interessati dalla siccità del Po.

Ermete REALACCI, presidente, con riferimento agli elementi introdotti dal deputato Misuraca, ribadisce nuovamente che le Commissioni riunite possono, per un verso, votare un atto di indirizzo urgente, al fine di affrontare le emergenze, e avviare, nel contempo, una riflessione sulle misure strategiche necessarie a farvi fronte.

Giuliano PEDULLI (Ulivo) giudica urgente che le Commissioni riunite discutano


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una risoluzione, che abbia ad oggetto la gravità della situazione idrica nel fiume Po nel suo complesso, e ritiene che ci siano i presupposti per procedere alla votazione di tale atto. Questa discussione dovrà essere, infatti, collocata in un contesto più generale, affinché siano individuate le misure idonee, anche di carattere permanente, a far fronte alle problematiche relative alla crisi idrica.

Bruno MELLANO (RosanelPugno) evidenzia l'esigenza che le Commissioni riunite affrontino il problema generale dell'utilizzo dell'acqua in agricoltura, considerata l'enorme incidenza quantitativa che tale utilizzo riveste rispetto alla gestione delle acque nel suo complesso. Si tratta di un problema che riguarda i processi di produzione adottati in agricoltura, ma che al tempo stesso ha conseguenze molto pesanti sull'ambiente, per cui ritiene opportuno che venga esaminato congiuntamente da entrambe le Commissioni. Preannuncia di aver presentato su questo tema una propria risoluzione, pur evidenziando che essa ha un oggetto diverso rispetto a quello della risoluzione in discussione. La risoluzione del deputato Giuseppe Fini, infatti, si focalizza su una situazione di crisi che, per quanto molto grave, risulta determinata, anche sotto il profilo territoriale; la propria risoluzione, al contrario, prende in considerazione la questione nei suoi termini generali, sollecitando interventi che possano efficacemente agire sulle cause che sono alla radice delle condizioni di siccità. Ritiene che a tal fine occorre avviare politiche di carattere strutturale, come ha riconosciuto anche il sottosegretario Boco, intervenendo in una seduta della Commissione Agricoltura, e auspica pertanto una approfondita riflessione da parte delle Commissioni riunite, che possa essere di stimolo e sollecitazione anche nei confronti del Governo.

Luca BELLOTTI (AN) dichiara di condividere i contenuti della risoluzione del deputato Giuseppe Fini e richiede pertanto di aggiungervi la propria firma e quella dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale presenti all'odierna seduta delle Commissioni riunite. Evidenzia che sul territorio delle regioni interessate si è determinata una situazione di gravità eccezionale che richiede interventi di emergenza, tra cui, in primo luogo, la dichiarazione dello stato di calamità naturale. A tal fine, ritiene essenziale che le Commissioni riunite pervengano rapidamente all'approvazione di un atto di indirizzo che impegni il Governo a intervenire in questo senso. Osserva altresì che la siccità è provocata non soltanto da una situazione meteorologica contingente, ma, ancor prima, da cause strutturali, in quanto sono stati rilevati ben 270 sbarramenti che ostacolano l'afflusso dell'acqua al fiume. Sono dunque necessari anche interventi di carattere strutturale, quali il controllo degli invasi elettrici, la riduzione dei prelievi a valle, la verifica dei rilasci, il controllo degli attingimenti precari. Occorre altresì introdurre tutte le misure che possano promuovere e favorire un uso intelligente delle acque. In merito, osserva peraltro che una politica di gestione delle acque deve in generale ispirarsi alla consapevolezza che vi è una gerarchia di priorità nell'utilizzo e che, nell'ambito di tale gerarchia, se il primo posto spetta all'uso idropotabile, il secondo posto va senza dubbio attribuito all'uso agricolo.

Ermete REALACCI, presidente, fa presente che la situazione attuale di crisi idrica nel Po richiede la dichiarazione dello stato di calamità naturale, come nel 2003. Oggi come allora il ruolo della protezione civile, attraverso tavoli concertati con i soggetti locali e lo strumento delle ordinanze, permetterebbe di contribuire a risolvere la criticità della situazione.

Giuseppe RUVOLO (UDC) condivide la risoluzione del deputato Giuseppe Fini e richiede di sottoscriverla. Osserva che la siccità rappresenta una grave emergenza che si verifica ormai da anni e che senza dubbio merita un esame approfondito


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delle due Commissioni relativamente alle cause e agli interventi da porre in atto; tale esame potrà peraltro avvalersi dei risultati acquisiti in numerosi studi e ricerche e anche, a livello parlamentare, in indagini conoscitive che sono state svolte in passato sul medesimo tema. Osserva inoltre che la realizzazione di interventi efficaci dovrebbe essere agevolata anche da un'ampia disponibilità di risorse finanziarie già destinate a questi fini. La situazione di emergenza evidenziata dalla risoluzione in discussione richiede, tuttavia, un intervento immediato, per cui auspica che le Commissioni riunite giungano rapidamente ad approvare un atto di indirizzo che vincoli il Governo ad assumere i necessari provvedimenti.

Fabio BARATELLA (Ulivo) richiede di aggiungere anche la propria firma alla risoluzione del deputato Giuseppe Fini. Osserva che dalla conoscenza diretta del territorio emerge che esso è costantemente sottoposto a rischio di siccità o di alluvioni. In un simile contesto sarebbe necessario destinare adeguati finanziamenti ai necessari interventi di sicurezza idraulica. Osserva, invece, che gli enti e gli organi incaricati di garantire la sicurezza idraulica si trovano in gravi difficoltà operative perché non hanno la certezza di vedersi attribuire i finanziamenti necessari per svolgere i propri compiti o, anche quando tali finanziamenti siano stati stanziati nel bilancio dello Stato, si registrano gravi ritardi nell'effettiva erogazione. Ritiene quindi che sia importante che le Commissioni riunite approvino un atto di indirizzo che possa tradursi tempestivamente in interventi concreti.

Vittorio ADOLFO (UDC) osserva che la risoluzione in discussione impegna il Governo e le autorità di bacino ad assumere iniziative nella direzione di fornire una risposta al territorio. Ritiene, quindi, che ci siano le condizioni affinché le Commissioni riunite possano convergere su un testo condiviso da tutti gli schieramenti politici.

Il sottosegretario Guido TAMPIERI osserva che la risoluzione del deputato Giuseppe Fini porta all'attenzione delle Commissioni e del Governo un problema che coinvolge, in modo interconnesso, numerosi e complessi profili, quali la gestione delle risorse idriche, l'assetto del territorio, le condizioni climatiche, le caratteristiche dei processi produttivi in agricoltura. Per affrontare in modo adeguato tali questioni occorre saper elaborare politiche strutturali coerenti, capaci di intervenire sulle cause di fondo che determinano le situazioni di emergenza. Occorre pertanto, a suo avviso, distinguere tra una riflessione volta ad elaborare linee di azione di carattere strategico e di lungo periodo da interventi di emergenza relativi alla grave situazione di crisi determinata dalla siccità lungo il corso del Po. Osserva tra l'altro che il fenomeno del cuneo salino non si associa soltanto ad uno stato di siccità, ma anche compromette in modo permanente la possibilità di utilizzare le risorse idriche. Per quanto concerne in modo specifico i contenuti della risoluzione del deputato Giuseppe Fini, pur rilevando che la dichiarazione dello stato di calamità naturale è competenza del Consiglio dei ministri, osserva che più di una regione già ne ha fatto richiesta e ritiene che sussistano le condizioni per accogliere tali richieste. Per quanto concerne l'attivazione del Fondo di solidarietà nazionale a vantaggio delle imprese agricole, rileva che esso è condizionato ad una perdita della produzione non inferiore al 30 per cento. Giudica altresì che debbano essere posti in atto interventi di carattere strutturale e permanente, volti in particolare a ridurre i prelievi irrigui a monte e a garantire il rilascio degli invasi alpini. Conclude condividendo l'esigenza di un intervento tempestivo, in considerazione della particolare gravità della situazione che si è determinata, come attestano i dati in merito alla portata del Po, che si è ulteriormente ridotta fino a 168 metri cubi al secondo.


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Ermete REALACCI, presidente, rileva che dalla discussione odierna emerge la possibilità di addivenire alla definizione di un testo che impegni il Governo, da un lato, a dichiarare lo stato di emergenza e, dall'altro, a coinvolgere i soggetti istituzionali competenti a definire un percorso per affrontare le questioni. A tale proposito, ritiene che le disposizioni correttive del decreto legislativo n. 152 del 2006 possano costituire una occasione importante per una revisione della disciplina in materia di acque.
Atteso, peraltro, che l'Assemblea si accinge a procedere a votazioni, rinvia il seguito della discussione ad altra seduta.

La seduta termina alle 10.05.