XIII Commissione - Resoconto di giovedý 25 gennaio 2007


Pag. 117

INTERROGAZIONI A RISPOSTA IMMEDIATA

Giovedì 25 gennaio 2007. - Presidenza del vicepresidente Giuseppina SERVODIO. - Interviene il sottosegretario di Stato per le politiche agricole alimentari e forestali, Stefano Boco.

La seduta comincia alle 13.45.

5-00597 Marinello: Assegnazione dei diritti ippici e assenza di una politica per il settore.

Giuseppina SERVODIO, presidente, ricorda che, ai sensi dell'articolo 135-ter, comma 5, del regolamento, la pubblicità delle sedute per lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata è assicurata anche tramite la trasmissione attraverso l'impianto televisivo a circuito chiuso. Dispone, pertanto, l'attivazione del circuito.

Giuseppe Francesco Maria MARINELLO (FI) illustra l'interrogazione in titolo, evidenziando i gravi danni causati al settore ippico dalle disposizioni contenute nel decreto-legge n. 223 del 2006 (cosiddetto decreto-legge Visco-Bersani).

Il sottosegretario Stefano BOCO risponde all'interrogazione in titolo nei termini riportati in allegato (vedi allegato 1).

Giuseppe Francesco Maria MARINELLO (FI), replicando, si dichiara assolutamente insoddisfatto. Segnala che,


Pag. 118

prima dell'adozione del decreto-legge n. 223, sussisteva una rete di circa 750 agenzie ippiche e di 23 mila punti vendita. Si trattava quindi di una rete ampiamente diffusa e rilevante anche sotto il profilo occupazionale. Il decreto-legge n. 223 ha determinato una contrazione notevole di tale rete. Le disposizioni in esso contenute, inoltre, hanno creato una situazione in cui non è stato possibile pervenire all'aggiudicazione dell'intero numero di agenzie e di punti vendita per i quali sono state bandite le procedure ad evidenza pubblica. Questo dato, di per se stesso, dimostra a suo avviso che è stata seguita una strategia sbagliata e gravemente deleteria per il settore. Al tempo stesso si è verificato un grave indebolimento delle competenze dell'UNIRE e dello stesso Ministero delle politiche agricole. Ciò rende evidente che il ministro delle politiche agricole, anche su questa vicenda, si è trovato nell'ambito del Governo in una condizione di debolezza e ha assunto un atteggiamento di colpevole rinuncia all'esercizio delle proprie prerogative. Ritiene che per effetto della normativa introdotta con il decreto-legge n. 223 siano state poste le premesse per il dissesto dell'UNIRE. In proposito giudica fortemente discutibile la nomina come commissario di una persona che già aveva rivestito la carica di commissario e di presidente dell'UNIRE e che era stata sostituita nel 2001 per inadeguatezza della sua gestione e per un manifesto conflitto di interessi. Reputa che anche la nomina del commissario dimostri che il Governo e, in particolare, il ministro delle politiche agricole si limitano ad una gestione miope di posizioni di potere, senza essere capaci di definire una strategia politica adeguata rispetto alle difficoltà e alle esigenze che il settore ippico deve affrontare. Preannuncia ulteriori atti di indirizzo e controllo da parte del proprio gruppo e la richiesta di sentire in Commissione i soggetti operanti nel settore. In conclusione ribadisce che il Governo ha perduto l'occasione per realizzare una politica coerente ed efficace per l'ippica italiana.

5-00598 Maderloni: Finanziamenti a carico del bilancio dello Stato per gli operai forestali alle dipendenze delle singole regioni.

Claudio MADERLONI (Ulivo) illustra l'interrogazione in titolo, sottolineando il valore del patrimonio forestale e l'importanza che assume, per la difesa di tale patrimonio, la politica del personale. Osserva che sotto questo profilo emerge una situazione fortemente differenziata tra le diverse regioni. L'interrogazione è pertanto rivolta ad acquisire chiarimenti sulle modalità e sull'entità dei finanziamenti dello Stato alle singole regioni relativi all'occupazione nel settore forestale e, in modo specifico, agli operai dipendenti direttamente dalle regioni stesse.

Il sottosegretario Stefano BOCO risponde all'interrogazione in titolo nei termini riportati in allegato (vedi allegato 2). In particolare si sofferma sugli interventi contenuti nell'ultima legge finanziaria con riferimento alla previsione che garantisce la continuità operativa del personale a tempo determinato del corpo forestale dello Stato e che ne permette la regolarizzazione anche in deroga ai vincoli previsti dalla legge n. 124 del 1985.

Claudio MADERLONI (Ulivo), replicando, si dichiara soddisfatto per la risposta. Evidenzia che l'intervento realizzato con la legge finanziaria assume grande rilevanza in vista delle attività di tutela del patrimonio forestale. Al tempo stesso ritiene che sussista l'esigenza di una ulteriore riflessione per individuare idonee modalità di sostegno a vantaggio delle regioni che con risorse proprie si fanno carico degli interventi per la forestazione.

5-00599 Ruvolo: Ristrutturazione dei debiti contributivi agricoli e procedure esecutive.

Giuseppe RUVOLO (UDC) illustra l'interrogazione in titolo, osservando che essa interviene su una questione più volte affrontata dalla Commissione agricoltura.


Pag. 119

Sottolinea di aver avuto fin dall'inizio forti perplessità sulla linea di intervento prescelta dal Ministero, che si è affidato ad un accordo tra la società di cartolarizzazione e un gruppo di banche. In ogni caso questa linea di intervento non ha impedito che un numero rilevante di agricoltori sia stato ridotto in una condizione disperata. Vengono infatti portate avanti le procedure esecutive avviate dalle società di riscossione, mediante pignoramenti, fermo di beni e vendite all'asta degli immobili delle aziende agricole. Ritiene dunque che sia necessario un intervento urgente per sospendere le minacce e i danni arrecati alle imprese agricole. Ricorda che, quando fu adottato il decreto-legge n. 173 del 2006, si dichiarò fortemente contrario ad una proroga limitata al 15 ottobre 2006 dei lavori della commissione appositamente istituita e del contestuale blocco delle procedure di recupero, in quanto riteneva che o i lavori della commissione avrebbero dovuto concludersi nei tempi previsti e conseguentemente il Governo avrebbe dovuto adottare le misure individuate, oppure sarebbe stata necessaria una proroga molto più ampia. Osserva che i suoi timori si sono dimostrati fondati. Per questo ribadisce la domanda posta al Governo se intenda intervenire in tempi rapidi sulla questione, bloccando le procedure esecutive.

Il sottosegretario Stefano BOCO risponde all'interrogazione in titolo nei termini riportati in allegato (vedi allegato 3), evidenziando che il Governo e, in particolare, il ministro delle politiche agricole hanno seguito con grande attenzione e impegno la questione, consapevoli del numero delle imprese agricole coinvolte, soprattutto nelle regioni meridionali, e delle gravi difficoltà in cui si trovano. Giudica, a differenza del deputato Ruvolo, che la strada intrapresa, se giunge a buon fine, potrà recare tranquillità agli agricoltori e risolvere effettivamente una situazione molto complessa e delicata, anche in considerazione dell'entità finanziaria complessiva dei debiti previdenziali in questione. Dà quindi lettura della deliberazione adottata nella giornata odierna dal consiglio di amministrazione dell'INPS, che allega alla risposta scritta. In particolare osserva che l'INPS ha deliberato di esprimere parere favorevole sull'operazione per ciò che concerne gli aspetti economico-finanziari, che, anche sulla base delle valutazioni dell'advisor, si configurano congrui e convenienti per il bilancio patrimoniale dell'istituto. Ritiene che questa decisione dell'INPS sia un passaggio di grande importanza in vista della riuscita dell'operazione avviata.

Giuseppe RUVOLO (UDC), replicando, esprime soddisfazione per la decisione adottata dall'INPS. Ritiene tuttavia che permanga l'esigenza di uno specifico intervento da parte del Ministero per bloccare le procedure esecutive in atto. Tale intervento potrà assumere le forme di un'apposita disposizione normativa ovvero di un'azione su tutte le parti interessate che conduca al medesimo risultato. Tale azione tra l'altro risulta tanto più giustificata alla luce della decisione dell'istituto di previdenza di approvare l'operazione. In un modo o nell'altro è comunque necessario tutelare le imprese agricole dalle aggressioni che stanno subendo.

5-00600 Mellano: Posizione del Ministero delle politiche agricole sulla proposta di direttiva relativa al suolo e iniziative per garantire il contributo dell'agricoltura alla difesa del suolo.

Bruno MELLANO (RosanelPugno) illustra l'interrogazione in titolo, che è rivolta a chiarire la posizione del Governo e, in modo specifico, del Ministero delle politiche agricole, sulla proposta di direttiva quadro sul suolo e sulla strategia delineata dalla Commissione europea sul medesimo tema. Osserva che, per un verso, il suolo si trova esposta a gravissime minacce, fino alla desertificazione e che per l'altro, l'agricoltura rappresenta la principale attività che incide sulla condizione del suolo stesso. Ritiene pertanto di grande rilievo conoscere quale posizione il Ministero delle politiche agricole abbia assunto sulla


Pag. 120

proposta di direttiva e quali ulteriori interventi a livello nazionale intenda assumere per assicurare che l'agricoltura contribuisca alla tutela del suolo, piuttosto che essere una causa della sua degradazione.

Il sottosegretario Stefano BOCO risponde all'interrogazione in titolo nei termini riportati in allegato (vedi allegato 4), osservando in particolare che sono in corso le procedure di concertazione con il Ministero dell'ambiente, che sulla materia ha il ruolo di Ministero capofila, per pervenire alla definizione della posizione del Governo italiano, anche alla luce del fatto che la Presidenza tedesca dell'Unione europea ha manifestato la propria intenzione di pervenire entro la fine del semestre alla definitiva approvazione sia della direttiva sia della strategia tematica. Ritiene in ogni caso che assuma una importanza fondamentale l'attivazione di un circuito di cooperazione e di stimolo tra il Parlamento e il Governo. Giudica infatti che il tema della difesa del suolo, come anche il tema delle risorse idriche, abbiano una valenza fondamentale e debbano indurre a una riflessione complessiva sulle politiche agricole del paese. L'agricoltura infatti deve diventare uno strumento irrinunciabile di difesa del territorio e una componente essenziale di un sistema produttivo sostenibile. Tale riflessione a suo avviso costituisce un servizio non soltanto nei confronti della generalità dei cittadini, ma anche, in modo specifico, dei soggetti produttori. Al riguardo richiama, a titolo di esempio, l'esigenza di potenziare le strutture e i servizi di meteorologia per quanto concerne la capacità di elaborare previsioni su un arco di tempo stagionale o annuale. Ritiene infatti che caratteristica specifica della riflessione generale sul modello di produzione, a cui invita il Parlamento, sia quella di individuare interventi capaci di agire sulle condizioni strutturali che determinano i problemi, piuttosto che di tentare di porre rimedio ai danni quando già si sono verificati. In conclusione ribadisce l'interesse e l'impegno del Ministero per promuovere un'agricoltura capace di fare da presidio e tutela del territorio.

Bruno MELLANO (RosanelPugno), replicando, ringrazia il sottosegretario, onorevole Boco, per la posizione da lui assunta e per l'invito ad una proficua collaborazione tra Parlamento e Governo che affronti le questioni fondamentali di una ridefinizione del modello di agricoltura del paese. In proposito ricorda di aver presentato una propria proposta di legge sulla protezione del suolo (A.C. 1926), che riprende in ampia misura le indicazioni contenute nella proposta di direttiva e nella strategia tematica. Osserva che l'agricoltura in molte situazioni si configura ancora come uno strumento di aggressione del suolo, mentre dovrebbe trasformarsi in un fattore fondamentale di tutela del medesimo.

Giuseppina SERVODIO, presidente, dichiara concluso lo svolgimento delle interrogazioni all'ordine del giorno.

La seduta termina alle 14.30.

ATTI COMUNITARI

Giovedì 25 gennaio 2007. - Presidenza del vicepresidente Giuseppina SERVODIO. - Interviene il sottosegretario di Stato per le politiche agricole alimentari e forestali, Stefano Boco.

La seduta comincia alle 14.30.

Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo - Verso un settore vitivinicolo europeo sostenibile.
COM(2006)319 def.
(Esame e rinvio).

La Commissione inizia l'esame dell'atto comunitario.

Giuseppina SERVODIO, presidente, evidenzia che la Commissione è chiamata ad esaminare, ai sensi dell'articolo 127 del


Pag. 121

regolamento, la Comunicazione della Commissione europea al Consiglio e al Parlamento europeo «Verso un settore vitivinicolo europeo sostenibile», che individua le linee per una riforma complessiva dell'organizzazione comune di mercato del settore vitivinicolo. Ricorda che la Commissione ha tenuto sul tema un ampio ciclo di audizioni informali con tutti i soggetti operanti nel settore, alle quali ha fatto seguito, nella seduta del 6 dicembre scorso, l'audizione, da parte delle Commissioni riunite XIII e XIV, del ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. Avverte che la Commissione politiche dell'Unione europea ha approvato, nella seduta del 19 dicembre scorso, il parere di cui al citato articolo 127 del regolamento e che l'esame della Commissione agricoltura si concluderà con la votazione di un documento finale in cui saranno definite le iniziative e gli indirizzi per il Governo che la Commissione riterrà opportuni, in primo luogo in relazione al negoziato che si svolgerà a livello comunitario.

Massimo FIORIO (Ulivo), relatore, ricorda che il 22 giugno 2006 la Commissione europea ha presentato una Comunicazione relativa ad un progetto di profonda riforma nel settore vitivinicolo. La Comunicazione ha un impianto condivisibile, in quanto muove dalla constatazione dello stato di crisi commerciale del vino europeo e delle ingenti risorse investite dall'Unione europea per il settore (1,5 miliardi di euro circa nel 2005). Le proposte avanzate si pongono l'obiettivo di ridare competitività al vino europeo, riformando radicalmente il settore vitivinicolo.
Dall'analisi dei documenti a disposizione e dai dati emersi dalle audizioni informali svolte dalla Commissione agricoltura con i protagonisti del settore vitivinicolo italiano, emergono situazioni estremamente eterogenee, che, a suo avviso, richiedono un'attenta riflessione. L'Unione europea produce mediamente 178 milioni di ettolitri di vino (tra 166 e 196 ettolitri negli ultimi 5 anni), confermandosi il più importante produttore del mondo. Tuttavia l'elaborazione di proposte di riforma deve a suo giudizio tener presente non soltanto la situazione complessiva dell'Unione, ma anche la dinamica della produzione e del commercio interna ai singoli Stati. La Francia, in particolare, produce il 30,6 per cento del vino europeo e acquisisce il 48 per cento del ricavato commerciale; l'Italia produce il 28,5 per cento ed incassa il 25,8 per cento, la Spagna produce il 24,2 per cento ed incassa il 7,6 per cento. Alla luce di questi dati emerge la difficoltà di pervenire a posizioni condivise da parte dei produttori francesi, che vendono il loro vino mediamente ad 1,41 euro al litro, dei produttori italiani, che lo vendono a 0,82 euro al litro, e dei produttori spagnoli, che lo vendono addirittura a 0,28 al litro.
La Commissione europea si ripropone di restituire competitività al settore, attuando una serie di misure tendenti ad avvicinare il sistema europeo a quello dei cosiddetti «paesi del nuovo mondo». In questa prospettiva la definizione della riforma rappresenta un momento determinante sull'orientamento che l'Europa vorrà tenere nei prossimi anni. Occorre infatti tener conto che l'Unione sarà sempre meno in grado di intervenire economicamente a sostegno del settore, anche alla luce dell'ingresso di nuovi paesi produttori, come Bulgaria e Romania. Del resto occorre considerare anche gli ostacoli che provengono dai paesi membri non produttori, come dimostra la posizione inglese.
Gli obiettivi che, a partire dalla ricognizione di questo contesto, vengono individuati nelle proposte della Commissione, appaiono fondamentalmente condivisibili. Si tratta, infatti, in primo luogo, di accrescere la competitività dei produttori vinicoli dell'Unione europea, consolidare la reputazione dei vini di qualità di alcuni paesi membri e aumentare la quota di mercato nel mondo. In secondo luogo si mira a istituire un regime comunitario di regole semplici ed efficaci, atto ad aumentare l'equilibrio tra domanda ed offerta. In


Pag. 122

terzo luogo si intende porre in atto un regime che rafforzi il tessuto socio-ambientale di molte zone rurali.
All'enunciazione degli obiettivi si accompagna nella Comunicazione della Commissione europea una serie di proposte operative che devono essere considerate con grande interesse e valutate in modo sereno, nella consapevolezza dei diversi e, talora, contrastanti interessi in gioco, sia nazionali che interni a molti paesi.
Dalla lettura del documento della Commissione europea appare evidente che la strategia di fondo consiste in un riequilibrio tra domanda ed offerta; in particolare viene evidenziata la necessità di una riduzione della produzione di vino in Europa, a fronte di un calo dei consumi che si è ormai consolidato.
In questa prospettiva devono essere considerate le proposte di riduzione del potenziale produttivo e, in particolare, la proposta della Commissione di incentivare, attraverso l'istituzione di un premio ad ettaro, l'estirpo volontario di 400 mila ettari di vigneti nel territorio dell'Unione europea, di cui circa 150 mila italiani. Si tratta a suo giudizio di una proposta problematica, che risulta particolarmente rischiosa per il patrimonio vitivinicolo italiano caratterizzato da spiccate tipicità. In questa fase ritiene utile pervenire a comprendere meglio le intenzioni della Commissione, che dichiara genericamente di voler favorire l'estirpo dei vigneti posseduti dai «produttori meno efficienti». A fronte di questa genericità di intenti, ritiene necessario tutelare alcune importanti produzioni di alta collina, di montagna ed insulari, che, per le condizioni stesse in cui vengono praticate, sono indicate come «produzioni eroiche». Tali produzioni, pur non avendo dal punto di vista quantitativo, significativi risultati, assumono un rilievo particolare per la viticoltura italiana. Evidenzia il rischio che gli espianti si concentrino in aree difficili, le quali tuttavia trovano nella vite la sola cultura in grado di sostenere le attività agricole e l'occupazione del settore. La misura proposta dalla Commissione europea rischia di causare gravi danni sotto il profilo sociale e produttivo in specifiche aree, senza rivelarsi efficace rispetto all'obiettivo principale di ridurre la produzione, in quanto è facile prevedere che gli espianti non saranno praticati nei territori di intensa produzione, come le aree di pianura. In proposito ritiene fondamentale il ruolo di regioni ed enti locali, al fine di individuare aree alle quali non si applichi una misura del genere. Il criterio che deve essere seguito risiede nel considerare il vigneto come elemento fondamentale del paesaggio e come presidio del territorio; misure di espianto e di nuova introduzione pertanto non possono essere dettate esclusivamente da valutazioni di mercato, ma devono essere espressione di una volontà condivisa, che tenga conto delle specificità del sistema vitivinicolo dei singoli paesi.
Osserva quindi che nella proposta di riforma del settore viene prospettato il superamento di una serie di meccanismi di regolazione del mercato. Giudica in linea di massima condivisibile la soppressione degli aiuti alle diverse tipologie di distillazione, in quanto tali aiuti hanno finito per configurarsi come politiche assistenziali, che hanno determinato l'effetto di favorire l'insorgere di produzioni destinate direttamente alla distillazione. I costi finanziari delle misure di regolazione del mercato sono effettivamente enormi e l'utilizzo sempre più intenso della distillazione, in particolare per i vini V.Q.P.R.D., ne rende insostenibile il mantenimento.
Ritiene invece che un diverso giudizio debba essere espresso nei confronti della soppressione degli aiuti alla distillazione dei sottoprodotti. Occorre infatti considerare, in primo luogo, che l'obbligo di consegna, accompagnato da adeguata documentazione, dei sottoprodotti (fecce e vinacce) elimina o riduce drasticamente il rischio del loro riutilizzo per pratiche fraudolente. L'aiuto allo smaltimento dei sottoprodotti, inoltre, induce il vinificatore alla spremitura soffice delle vinacce, aumentando la qualità del vino prodotto e riducendo il rischio di introdurvi componenti indesiderati. L'abolizione della distillazione


Pag. 123

dei sottoprodotti, infine, rischia di favorire forme di smaltimento non autorizzate, con conseguenti, rilevanti, danni ambientali.
Per quanto riguarda la distillazione di crisi ritiene che si debba valutare attentamente, piuttosto che l'ipotesi di soppressione, una rigorosa applicazione, che limiti il ricorso a tale misura a situazioni effettive di grave crisi e ponga come condizione la definizione di programmi puntuali ed efficaci per il superamento di tali situazioni.
Ritiene che debba essere considerata con attenzione la proposta di eliminare o limitare l'aiuto all'utilizzo di mosto concentrato e di zucchero. Senza dubbio l'ipotesi, che sarà fortemente contrastata da altri paesi, in particolare i paesi settentrionali, di vietare l'uso di zucchero per arricchire il vino appare positiva per l'Italia, innanzitutto perché aprirebbe un importante sbocco per l'uso di mosti.
Per quanto riguarda l'uso di mosti concentrati, invita, prima di esprimere un giudizio definitivo, a valutare l'impatto economico di tale decisione sulla viticoltura delle regioni meridionali. In ogni caso ritiene difficile da comprendere l'intenzione espressa nel documento della Commissione europea di ridurre il livello di arricchimento (nelle zone C ovvero nell'Europa meridionale da 2 gradi a 1 grado), dato che tale previsione non ha effetti finanziari per il bilancio dell'Unione europea.
Per dar modo di affrontare adeguatamente i profondi cambiamenti, la Commissione europea propone di affidare agli Stati membri una parte del budget (il cosiddetto enveloppe nazionale) che dovrebbe aggirarsi intorno a 1,2 miliardi di euro annui, per consentire di affrontare le crisi di mercato o di ristrutturazione del comparto. Anche per le regioni si prospetta la possibilità di recuperare dallo stanziamento complessivo parte delle risorse da destinare allo sviluppo rurale e più in particolare al prepensionamento ed alle misure agro-ambientali per la tutela del paesaggio e la conservazione del patrimonio. Osserva che sarà necessario valutare più precisamente l'entità delle risorse ed i criteri di ripartizione, che nel documento vengono indicati con un riferimento generico a «criteri obiettivi».
Condivide l'accento posto dalla Commissione europea su iniziative promozionali a vantaggio del settore. In particolare ritiene che il vino italiano debba essere oggetto di un'ampia e incisiva campagna di promozione, a fianco della quale dovrebbero essere incentivate forme di educazione al bere consapevole. Rileva l'importanza di mostrare al consumatore che cos'è il vino, cosa lo contraddistingue dalle bevande superalcoliche, qual è l'atteggiamento corretto di consumo, che tipo di benefici può dare alla salute. Sottolinea che al riguardo un ruolo determinante può essere svolto dai soggetti pubblici, a partire dalla scuola. Evidenzia l'importanza che queste attività di educazione, che a un giudizio superficiale possono sembrare banali od inutili, assumono per quel tipo di consumatore globalizzato, che appartiene a culture prive di tradizioni consolidate di consumo vinicolo, nelle quali il vino viene considerato una bevanda tra molte altre.
Sottolinea che uno dei grandi temi destinati ad animare il dibattito sulla riforma sarà l'ipotesi di una revisione radicale delle regole relative all'etichettatura e alla classificazione dei vini. Ritiene condivisibile l'obiettivo di fondo di semplificare le modalità di presentazione dei vini, al fine di facilitare la comprensione da parte di un gran numero di consumatori che provengono da tradizioni diverse e che per la prima volta si affacciano sui mercati internazionali con tradizioni di consumo diverse. Osserva tuttavia che per i vini di qualità, e in particolare per i vini D.O.C. e D.O.C.G. italiani, il nuovo sistema, estremamente semplificato e orientato interamente a certificare la provenienza geografica piuttosto che a certificare la qualità, potrebbe provocare gravi scompensi commerciali. Ritiene che occorra evidenziare la specificità dei vini D.O.C. e D.O.C.G. rispetto alla semplice differenziazione tra vini ad indicazione geografica e non, proposta dalla Commissione europea. Sottolinea il rischio che un eccesso di semplificazione


Pag. 124

può cancellare gli elementi di riconoscibilità della qualità del prodotto, che sono indispensabili per una valutazione consapevole da parte del consumatore, e che, nel caso delle produzioni italiane, contraddistinguono una fascia specifica, di eccellenza, della produzione.
Anche la proposta di indicare vitigno ed annata per i vini che non siano ad indicazione geografica, vale a dire per i vini da tavola, appare a suo giudizio fortemente discutibile nella misura in cui crea grave confusione per il consumatore, che non è più in grado di riconoscere la qualità del prodotto.
Più in generale ritiene che potrebbe avere un impatto fortemente negativo per la produzione italiana un sostanziale arretramento rispetto alla difesa della «linea della qualità», con la possibile conseguenza di incentivare pratiche di immissione di vino non controllato. Tuttavia, anche su questo tema, sicuramente tra i più importanti della riforma, ritiene che si debba evitare ogni rigido rifiuto, anche in base alla consapevolezza che il sistema delle denominazioni di origine comporta ormai un costo economico ed un peso burocratico difficili da sopportare, e che da più parti viene comunque avanzata una richiesta di semplificazione.
Osserva che la riforma dell'Organizzazione comune di mercato potrebbe essere l'occasione per riequilibrare i rapporti di potere con riferimento alle denominazioni. Rileva che in troppi casi ormai, almeno in Italia, l'industria guida il sistema a scapito dei produttori agricoli. Sotto questo profilo ritiene che potrebbe essere interessante prendere in considerazione la possibilità di inserire, nell'ambito delle regole relative all'etichettatura, una chiara distinzione tra i produttori che trasformano le uve prodotte in azienda, i trasformatori di uve acquistate e gli imbottigliatori senza vigneti. Questa misura potrebbe spingere la cooperazione vitivinicola a completare al proprio interno la filiera, abbandonando il poco redditizio ruolo di serbatoio dell'industria e di ammortizzatore delle crisi di mercato.
Per quanto concerne le pratiche enologiche, ritiene che le proposte della Commissione appaiano mosse dalla volontà di considerare il vino come bevanda alcolica omologata, con un gusto più o meno indistinto, a discapito di una concezione del vino come prodotto alimentare portatore di caratteristiche assolutamente peculiari. Osserva che, al di là della definizione delle singole misure, è questa la battaglia fondamentale che l'Italia deve prepararsi ad affrontare. Occorre infatti difendere la concezione del vino non come bevanda tra le altre, ma come condensato di storie e di identità sedimentate nel corso dei secoli, intorno al quale si è costruita l'identità di territori e di comunità. Un approccio omologante penalizzerebbe gravemente il settore vitivinicolo italiano, che ha investito molto sulle particolarità regionali e sul legame tra vino e territorio.
In conclusione osserva, tuttavia, che la genericità con cui sono state formulate le proposte di riforma della Commissione europea lascia ampio spazio per interventi correttivi e migliorativi.

Il sottosegretario Stefano BOCO si riserva di intervenire in sede di replica.

Giuseppina SERVODIO, presidente, nessuno chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.

La seduta termina alle 14.55.

AVVERTENZA

Il seguente punto all'ordine del giorno non è stato trattato:

RISOLUZIONI

7-00095 Lion: etichettatura dei prodotti agroalimentari e, in particolare, dell'olio di oliva.