Commissioni Riunite II e VII - Resoconto di mercoledý 14 marzo 2007


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SEDE REFERENTE

Mercoledì 14 marzo 2007. - Presidenza del presidente della VII Commissione Pietro FOLENA. - Interviene il sottosegretario di Stato per le politiche giovanili e le attività sportive Giovanni Lolli.

La seduta comincia alle 8.45.

Decreto-legge n. 8/2007: Misure urgenti per la prevenzione e la repressione di fenomeni di violenza connessi a competizioni calcistiche.
C. 2340 Governo, approvato dal Senato.
(Seguito esame e rinvio).

Le Commissioni proseguono l'esame del provvedimento, rinviato nella seduta di ieri.

Pietro FOLENA, presidente e relatore per la VII Commissione, avverte che è stata presentata dal gruppo di Alleanza nazionale una richiesta di chiarimenti, dati e informazioni ai sensi dell'articolo 79, comma 6, del Regolamento, che verrà esaminata nella riunione dell'Ufficio di presidenza integrato dai rappresentanti dei gruppi, convocata al termine della seduta odierna.

Daniele FARINA (RC-SE) dopo avere precisato di non avere intenzione di analizzare la filosofia alla base del decreto-legge in esame, sottolinea la necessità di affrontare preliminarmente la questione relativa alla sussistenza dei margini, sia politici che temporali, perché la Camera possa apportare delle modifiche al testo trasmesso dal Senato. A tale proposito, auspica che i predetti margini sussistano, poiché il provvedimento contiene delle vere e proprie anomalie per le quali vi è una vera e propria esigenza di modifica. Tale esigenza è maggiormente sentita per le disposizioni repressive che appaiono idonee ad espandere ingiustificatamente la


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propria portata oltre i confini delle competizioni sportive.
Sottolinea, in particolare, come il Senato abbia apportato modifiche talvolta peggiorative al decreto-legge. Ciò è accaduto, ad esempio, per l'articolo 7, comma 1, che introduce nel codice penale un articolo 583-quater che risulta applicabile a tutte le manifestazioni pubbliche, senza distinzioni. Ritiene quindi che tale disposizione debba essere soppressa o, in subordine, essere limitata nella portata applicativa.
L'articolo 4 risulta incostituzionale, in quanto estende e stabilizza l'istituto della cosiddetta flagranza differita, il quale costituiva un vulnus costituzionale già prima dell'entrata in vigore del decreto-legge in esame, quando ancora si trattava di un istituto eccezionale e temporaneo che trovava applicazione fino al 31 dicembre 2007.
L'articolo 2-bis, inoltre, richiede una riflessione estremamente approfondita, poiché detta una disciplina che coinvolge, con formulazioni peraltro generiche ed indeterminate, l'ambito dei reati di opinione.

Luciano CIOCCHETTI (UDC) sottolinea che il decreto in esame, come modificato dal Senato, presenta aspetti perfettibili, ma è il risultato di un lavoro trasversale congiunto tra i gruppi di maggioranza e quelli di opposizione. Preannuncia quindi la presentazione di emendamenti, pur dichiarandosi disponibile ad una approvazione del testo indicato senza modifiche, laddove questo si rendesse necessario ai fini di una rapida conversione del decreto.
Evidenzia quindi che si interviene sia sul versante della repressione, attraverso un inasprimento delle pene, come previsto all'articolo 7, sia nel senso di una prevenzione nella commissione di atti violenti, anche allo scopo di valorizzare l'attività di tifosi non facinorosi che organizzano la propria attività di sostegno alle squadre nel pieno rispetto dei valori della Carta olimpica. Vi è infine una prospettiva di attività di promozione e di educazione nelle scuole e in altre istituzioni con lo svolgimento di iniziative volte a favorire la partecipazione delle famiglie, e in particolare dei bambini, alle iniziative sportive.
Ribadisce quindi la disponibilità a valutare eventuale proposte modificative migliorative, seppure, laddove ve ne fosse l'esigenza, con la disponibilità a favorire una rapida conversione del provvedimento in esame, anche senza modifiche.

Pietro FOLENA, presidente e relatore per la VII Commissione, avverte che è stato richiesto che la pubblicità dei lavori sia assicurata anche mediante impianto audiovisivo a circuito chiuso.
Non essendovi obiezioni così rimane stabilito.

Mario PESCANTE (FI) ricorda che la posizione del gruppo cui appartiene non è quella di ostacolare l'approvazione del provvedimento in esame, come emerso su alcune notizie di stampa nella giornata di ieri. Vi è piuttosto l'intendimento di giungere ad una sua approvazione anche senza modifiche - pur essendovi profili da migliorare - in considerazione dell'attesa del provvedimento da parte degli operatori del settore. Condivide in questo senso alcune delle perplessità evidenziate dal presidente Pisicchio nella relazione illustrata nella seduta di ieri, ribadendo la necessità di affrontare la questione della cultura sportiva in tutte le sue espressioni. Non condivide invece la critica rivolta dal presidente Folena al decreto Pisanu, considerato quale solo atto reiterato di repressione di comportamenti violenti da parte dei tifosi.
Riterrebbe opportuno certo che nel mondo del calcio si diffondesse il modello del rugby, in cui sia i giocatori sia gli spettatori hanno culturalmente un comportamento ontologicamente sportivo. Non considera però il provvedimento in esame lo strumento idoneo ad affrontare questo tipo di intervento normativo. Ribadisce infatti la necessità di intervenire in tempi rapidi all'approvazione del decreto in esame, dichiarandosi disponibile comunque a contribuire all'eventuale suo miglioramento. Preannuncia quindi la presentazione


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di alcuni emendamenti in questo senso, tra in particolare cui uno finalizzato ad introdurre una disciplina specifica dell'attività svolta dagli steward.

Gaetano PECORELLA (FI) osserva che il provvedimento trasmesso dal Senato contiene più di una disposizione da considerare irragionevole ai sensi dell'articolo 3 della Costituzione. Tra tali disposizioni, si sofferma sul comma 1 dell'articolo 7, volto ad introdurre nel codice penale il delitto di lesioni personali gravi o gravissime procurate ad un pubblico ufficiale in servizio di ordine pubblico. Rileva che, in maniera del tutto irragionevole, tale delitto, nel caso in cui determini delle lesioni gravissime, è punito alla stregua dell'omicidio preterintenzionale. Qualora non venisse modificata la disposizione in esame sarà sicuramente la Corte costituzionale a dichiararne l'illegittimità, non essendo ammissibile che fatti di gravità diversa siano puniti alla stessa maniera. Sottolinea poi l'incostituzionalità del comma 1 dell'articolo 2-bis diretto a punire con l'arresto da tre mesi ad un anno delle condotte riconducibili a forme di manifestazione del pensiero e, quindi, come tali, riconducibili all'articolo 21 della Costituzione. La disposizione in questione, infatti, non si riferisce alle ipotesi in cui le cosiddette manifestazioni esteriori abbiano un contenuto offensivo, quanto piuttosto ad ogni tipo di manifestazione esteriore che sia relativa ad organizzazioni di sostenitori i cui partecipi siano stati condannati per reati commessi in occasione di manifestazioni sportive, configurando pertanto una sorta di responsabilità penale per fatto altrui. Tale norma, inoltre, rischia di produrre anche degli effetti criminogeni, in quanto sono facili prefigurare gli scontri con le Forze dell'ordine in tutte quelle ipotesi in cui queste cercheranno di eliminare gli striscioni, i cartelli o i simboli. Altra disposizione ritenuta non conforme ai principi costituzionali è l'articolo 4 nella parte in cui porta da trentasei ore a quarantotto ore il periodo di flagranza differita e porta a regime tale istituto. In questo caso verrebbe violato l'articolo 13 della Costituzione, secondo cui l'arresto è consentito solamente in casi eccezionali di necessità ed urgenza. È evidente che aumentando il periodo di durata della flagranza di reato si riduce sempre di più la necessità ed urgenza che giustifica l'arresto. Inoltre, il venir meno della natura di temporaneità dell'istituto, che fino all'entrata in vigore del decreto-legge in esame sarebbe stato operativo al 31 dicembre 2007, fa venir meno tutte quelle giustificazioni basate sulla natura eccezionale dell'istituto sulla base delle quali questo era stato introdotto nell'ordinamento dal decreto-legge n. 28 del 2003.
Dopo aver apprezzato l'impegno profuso in tutta la vita dall'onorevole Pescante a favore dello sport, sottolinea l'esigenza di modificare il testo trasmesso dal Senato al fine di evitare di introdurre nell'ordinamento delle norme incostituzionali giustificate solo sulla base di una situazione emergenziale. A tale proposito ricorda che più di una volta nel passato è accaduto che norme emergenziali si siano poi tradotte in norme a regime di carattere generale.

Antonio RUSCONI (Ulivo) ribadisce le perplessità già evidenziate nel corso dell'esame di provvedimenti analoghi nelle passate legislature, legate soprattutto all'adozione di interventi emergenziali che, come quello in esame, richiederebbero invece norme strutturali e di sistema. Evidenzia in particolare che il problema principale è stato quello della non applicazione delle norme già a suo tempo approvate dal Parlamento che ha determinato il perpetrarsi dei fenomeni di violenza negli stadi degli ultimi mesi, purtroppo tipici non solo delle competizioni delle massime Serie ma anche di quelle minori.
Si dichiara quindi disponibile ad un confronto nel merito del provvedimento che, certo, non può semplicemente realizzarsi in una mera ratifica del lavoro svolto al Senato, preannunciando peraltro l'intendimento di non presentare emendamenti in considerazione della necessità di pervenire ad una sua rapida approvazione. Con particolare riferimento all'articolo 2,


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riterrebbe peraltro opportuno che, in sede di interpretazione autentica, si indicasse la possibilità di ammettere le bandiere all'interno degli stadi, senza che le stesse siano considerate quali manifestazioni escluse dal decreto.
Sottolinea infine che compito del Parlamento è in questa fase di emergenza anche quello di dare il senso della fermezza e della tempestività nell'adozione di iniziative che intervengono necessariamente in risposta ai drammi verificatesi suoi campi di gioco, negli ultimi mesi.

Nicola BONO (AN) sottolinea come la morte dell'ispettore Raciti abbia posto il problema di affrontare per l'ennesima volta in maniera emergenziale gli spinosi nodi che riguardano la violenza negli stadi. Sottolinea che le perplessità manifestate sia dal presidente Folena, sia dal presidente Pisicchio nelle relazioni introduttive da loro presentate, richiedono necessariamente norme correttive imprescindibili. Si dichiara quindi contrario a qualunque forma di blindatura del testo approvato dal Senato.
Evidenzia infatti che vi è una continuità con i provvedimenti adottati nel passato che si completa in questa occasione con alcune norme di carattere sociale e culturale. Ritiene peraltro che non si può certo pensare di risolvere l'atteggiamento negativo di taluni giovani nei confronti delle forze dell'ordine solo con una duplicazione delle pene. Fermo che da parte del gruppo cui appartiene vi è la ferma convinzione della necessità di adottare forme di repressione e di misure deterrenti, ribadisce che vi è peraltro l'esigenza di completare gli interventi indicati con misure strutturali che affrontino il problema alla radice; preannuncia quindi la presentazione di emendamenti volti a intervenire nel senso strutturale indicato.
Pensa per esempio all'esigenza di intervenire con misure di messa in sicurezza degli stadi che non penalizzino le piccole società ma favoriscano, in realtà, il recupero di modelli anglosassoni di proprietà degli stadi. In questo caso, riterrebbe opportuno individuare forme di sinergie tra società di calcio ed enti locali per risolvere il problema. Ritiene inoltre che l'articolo 11-bis sia soltanto una norma manifesto, poiché senza la previsione di risorse finanziarie non si consente alcun reale tipo di intervento effettivo.
Ribadisce in ogni caso la disponibilità dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale a favorire una rapida approvazione del provvedimento in esame, con le modifiche indicate, in modo tale che si possa giungere nei tempi previsti ad una sua rapida conversione da parte del Senato.

Il sottosegretario Giovanni LOLLI, dopo aver ricordato che da parlamentare ha più volte partecipato all'esame di provvedimenti che avevano con la stessa natura e finalità di quello in esame e che in tali occasioni sono sempre emerse questioni relative alla opportunità di misure emergenziali, si sofferma principalmente su due questioni. La prima riguarda il rischio di non poter convertire il decreto-legge nel caso in cui venga modificato il testo trasmesso dal Senato. Ricorda, infatti, che il decreto-legge deve essere convertito entro il 9 aprile, e che nel frattempo il Senato dovrà esaminare due ulteriori disegni di legge di conversione di decreti-legge estremamente delicati, quali quello sulle missioni internazionali e quello sulle liberalizzazioni. Tutto ciò significa che, per quanto sia convinto che nessun gruppo parlamentare voglia non convertire il decreto-legge, vi è un rischio altamente probabile di una mancata conversione. Per tali ragioni, pur rispettando le osservazioni tecniche emerse nel corso dell'esame in relazione ad alcune disposizioni del decreto-legge, rappresenta l'esigenza che questo sia approvato senza modifiche.
La seconda questione riguarda la reale gravità del fenomeno della violenza in relazione ad accadimenti di natura calcistica. Le morti dell'ispettore di polizia Filippo Raciti, in occasione alla partita di calcio Catania-Palermo, e del signor Ermanno Licursi, in occasione di una partita di calcio dilettantistica, sono solo due drammatici episodi di un fenomeno di


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vaste proporzioni. A tale proposito rileva di aver ricevuto dei dati estremamente allarmanti circa gli episodi di violenza dei quali gli arbitri calcistici di categorie minori o giovanili sono vittime ogni domenica. Da una statistica in merito risulterebbe che negli ultimi tre anni più di tremila arbitri siano stati oggetto di una prognosi di guarigione da lesioni, subite nel corso di partite di calcio, superiore a dieci giorni. Non condivide la parificazione che spesso viene effettuata tra la violenza perpetrata nel corso di manifestazioni calcistiche e le condizioni generali della società civile, in quanto tali violenze non si verificano anche in occasione di manifestazioni riguardanti sport diversi dal calcio. Con ciò non significa assolutamente che i tifosi calcistici debbano essere tutti parificati agli ultras, quanto piuttosto che sia necessaria un'approfondita analisi del fenomeno calcistico.
Un ulteriore problema da affrontare è poi quello della mancata applicazione delle leggi che sono state approvate proprio con la finalità di arginare il fenomeno della violenza nelle manifestazioni sportive. Anzi in alcuni casi si è addirittura arrivati, anche attraverso interventi legislativi, a modificare le regole nel corso dei campionati stessi.
Sul merito del decreto-legge, osserva che all'estensione del periodo di durata della flagranza differita corrisponde una riduzione degli elementi dei quali può essere desunta la colpevolezza del soggetto da arrestare, essendo stato eliminato il riferimento agli elementi oggettivi. Ciò significa che d'ora in avanti si potrà procedere esclusivamente sulla base di filmati e fotografie.
Conclude ribadendo l'esigenza che il Parlamento, attraverso un voto unanime, dia un segnale al Paese dal quale risulti inequivocabilmente l'intenzione delle istituzioni di affrontare e risolvere la questione della violenza in occasione di manifestazioni sportive e, in particolare, di quelle calcistiche.

Edmondo CIRIELLI (AN) rileva, da un lato, come la discussione sinora svolta dimostri l'estrema complessità del provvedimento in esame e, dall'altro, come i giudizi sia politici che morali dei componenti l'attuale maggioranza siano, sui medesimi temi, profondamente mutati rispetto al passato.
Sottolinea quindi come l'impostazione, ad anche la formulazione, del decreto-legge in esame denotino una scarsa sensibilità giuridica e, in particolare, penalistica. La disciplina da esso prevista, inoltre, appare anche culturalmente inadeguata, anche perché appare esclusivamente tesa alla repressione indiscriminata di fenomeni certamente delinquenziali, senza una adeguata analisi delle ragioni per le quali i predetti fenomeni riguardano prevalentemente soggetti di giovane età. Si trascura, segnatamente, come l'eccessiva enfasi mediatica attribuita al calcio nel nostro Paese condizioni pesantemente i comportamenti dei giovani e finisca per produrre effetti criminogeni. L'approccio al fenomeno della violenza nel calcio avrebbe dovuto fondarsi su basi diverse.
Per quanto concerne la repressione della violenza, comunque, considera adeguata la tutela apprestata dall'articolo 7 nei confronti delle forze di pubblica sicurezza, sottolineando come tale norma non costituisca un vulnus alla al principio di ragionevolezza, riproducendo uno schema già utilizzato in passato di fronte a fattispecie particolarmente rilevanti sotto il profilo della politica criminale. Ricorda, infatti, come nel corso di manifestazioni sportive - ma anche di manifestazioni di altro genere - che degenerano in episodi di violenza, le forze dell'ordine costituiscano il principale obiettivo di alcune bande di teppisti, per nulla interessati all'evento, sportivo o di altra natura, che si sta svolgendo.
L'aspetto del provvedimento sul quale esprime un giudizio particolarmente critico è rappresentato dalle norme di natura preventiva, le quali, come nel caso dell'articolo 2-bis, possono produrre, direttamente o indirettamente, effetti criminogeni. Ritiene, inoltre, che i cosiddetti DASPO, in quanto provvedimenti sostanzialmente


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limitativi della libertà personale, debbano essere sottratti alla competenza dei questori e giurisdizionalizzati.
Conclusivamente, data la delicatezza del provvedimento e l'irragionevolezza di molte delle disposizioni in esso contenute, ritiene indispensabile che la Camera lavori libera dall'affanno determinato da tempi eccessivamente ristretti.

Emerenzio BARBIERI (UDC) rileva innanzitutto come non sia plausibile che ancora una volta si acceda alla scelta di non modificare un testo approvato dal Senato in prima lettura, che presenta tra l'altro numerosi profili di criticità. Ritiene infatti che se il Governo ha perso dieci giorni di tempo per risolvere la crisi che lo ha coinvolto, non si può certo scaricare sull'opposizione e tanto meno sul Paese la responsabilità di approvare senza modifiche un testo sbagliato.
Ritiene per esempio necessario che nel provvedimento in esame si corregga il riferimento al termine «a porte chiuse» con quello «assenza di pubblico»; come pure che all'articolo 2-bis la norma che vieta l'esposizione di striscioni e di altre rappresentazioni esteriori anche verbali sia corretta perché equivoca. Aggiunge inoltre che all'articolo 1, comma 3, andrebbe corretto il riferimento ai titoli venduti o ceduti prima dell'entrata in vigore del provvedimento, poiché si tratta di titoli di accesso nulli. L'articolo 11-quater, capoverso 6-bis, dovrebbe infine essere corretto in modo coerente con quanto previsto dall'articolo 34, comma 4, del testo unico della radio televisione.

Alessandro MARAN (Ulivo), esprimendo la posizione del proprio gruppo, dichiara di condividere il contenuto e le finalità del decreto-legge in esame, nonché la disponibilità a sostenerlo, così come modificato al Senato. Sottolinea, d'altra parte, come il testo in esame sia stato approvato al Senato da una maggioranza ben più ampia di quella di governo.
Ciò premesso, evidenzia come talune norme sanzionatorie sollevino dei dubbi,soffermandosi in particolare sull'articolo 2-bis, la cui fattispecie potrebbe apparire carente di lesività e di determinatezza, mentre la sanzione penale non sembra il più indicato per conseguire una finalità comunque condivisibile.
Preannuncia comunque che il gruppo dell'Ulivo non presenterà emendamenti, riservandosi peraltro di concorrere alle modifiche necessarie, con particolare attenzione agli emendamenti eventualmente presentati dai relatori.

Antonio RAZZI (IdV) riterrebbe opportuno non favorire interventi che penalizzino le società sportive, invitando altresì tutti gli operatori del settore, dai giornalisti ai calciatori, a comportarsi in modo tale da non fomentare la violenza nei tifosi.

Pietro FOLENA, presidente, avverte che sono imminenti votazioni in Assemblea. Rinvia quindi il seguito dell'esame ad altra seduta.

La seduta termina alle 10.25.

UFFICIO DI PRESIDENZA INTEGRATO DAI RAPPRESENTANTI DEI GRUPPI

L'ufficio di presidenza si è riunito dalle 10.25 alle 10.45.

SEDE REFERENTE

Mercoledì 14 marzo 2007. - Presidenza del presidente della II Commissione Pino PISICCHIO, indi del vicepresidente della II Commissione Daniele FARINA. - Intervengono i sottosegretari di Stato per la giustizia Luigi Li Gotti e Luigi Scotti e il sottosegretario di Stato per le politiche giovanili e le attività sportive Giovanni Lolli.

La seduta comincia alle 15.35.


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Decreto-legge n. 8/2007: Misure urgenti per la prevenzione e la repressione di fenomeni di violenza connessi a competizioni calcistiche.
C. 2340 Governo, approvato dal Senato.
(Seguito esame e rinvio).

Le Commissioni proseguono l'esame del provvedimento, rinviato nella seduta antimeridiana.

Pino PISICCHIO, presidente e relatore della II Commissione, comunica che nella seduta congiunta degli Uffici di presidenza dei rappresentanti dei gruppi delle Commissioni II e VII, svoltasi questa mattina al termine della seduta in sede referente delle Commissioni riunite, è stato giudicato non essenziale per il compimento dell'istruttoria legislativa l'oggetto della richiesta, presentata ai sensi dell'articolo 79, comma 6, dai deputati di Alleanza Nazionale. Naturalmente il Governo potrà di propria iniziativa fornire tali dati. Anzi, auspico che ciò avvenga, prima dell'esame dell'Assemblea.

Mauro DEL BUE (DC-PS) concorda con le valutazioni espresse dal sottosegretario Lolli, con particolare riferimento alla necessità di ricordare che il fenomeno della violenza è tipico del calcio, ma non di altri sport quali il rugby e la pallacanestro. Ricorda quindi che gli episodi di violenza sono antichissimi e purtroppo hanno sempre caratterizzato questo sport, a partire dalla strage dell'Heysel. Proprio in considerazione di quegli eventi, infatti, fu adottato il primo decreto di urgenza del 1989 con cui si trasformarono gli stadi prevedendo che vi fossero in essi solo posti a sedere. Le successive deroghe a tali disposizioni ne hanno reso l'attuazione problematica, tanto che con l'ennesimo decreto legge in esame si interviene con misure emergenziali, ispirate ad un modello anglosassone.
Riterrebbe peraltro opportuno che del cosiddetto modello inglese si considerassero non solo le misure repressive, ma anche il meccanismo relativo all'attribuzione della proprietà degli stadi alle società e alla abolizione della barriere all'interno degli impianti. Si dichiara infatti contrario a forme repressive che invece di costituire un deterrente alla violenza, incentivano alla commissione di reati.
Preannuncia quindi la presentazione di emendamenti volti ad applicare la disciplina per gli stadi con meno di 10 mila spettatori anche agli stadi fuori norma con una capienza maggiore di spettatori; nonché una correzione del meccanismo di vendita di biglietti che consenta alla società ospitata almeno di prenotare un numero di tagliandi che verranno poi acquistati dai singoli tifosi. Concorda quindi con la proposta relativa alla disciplina degli steward, preannunciata dal deputato Pescante.

Luigi COGODI (RC-SE) si associa alle considerazioni svolte nell'odierna seduta antimeridiana dall'onorevole Farina.
Esprime, inoltre, forti perplessità sulla formulazione dell'articolo 11-bis, il quale, prevedendo iniziative per la promozione dei valori dello sport, e quindi volte a prevenire la violenza legata ad eventi sportivi, dovrebbe compensare le numerose disposizioni di carattere punitivo che fanno parte del contenuto del provvedimento in esame, creando in tal modo un ragionevole equilibrio tra prevenzione e repressione. Al contrario, le predette iniziative appaiono private della loro potenziale efficacia dal momento che il medesimo articolo 11-bis dispone, in modo illogico e inopportuno, esse non devono comportare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Il che fornisce ulteriore conferma del fatto che l'impianto e delle finalità del provvedimento sono prevalentemente repressive.
Contrariamente a quanto osservato da taluno, ritiene particolarmente adeguato l'utilizzo nell'articolo 1 dell'espressione «a porte chiuse», poiché rappresenta un'importante elemento rivelatore della complessiva e reale finalità del provvedimento in esame, che, a suo giudizio, è quella di far cessare di esistere lo stadio come luogo aperto di pacifico incontro tra cittadini,


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per farlo divenire, appunto, un luogo chiuso, probabilmente destinato alla vendita ed al consumo.
Conclusivamente, ritiene che il decreto-legge sia in grado solo di arginare, ma non certo di risolvere, il problema dei fenomeni di violenza connessi a competizioni calcistiche, ed esprime la propria ferma contrarietà alle disposizioni che ne inaspriscono il carattere punitivo.

Paolo GAMBESCIA (Ulivo) ricorda che il decreto-legge in esame nasce da una situazione di necessità ed urgenza condivisa da tutti i gruppi politici, come confermato anche dall'approvazione avvenuta al Senato. Tuttavia, il provvedimento appare incompleto, perché non affronta sempre in modo concreto il problema che intende risolvere e non tiene conto di alcune componenti fondamentali del cosiddetto «mondo del calcio», le quali possono invece risultare determinanti per l'innesco di un clima di tensione che può sfociare in episodi di violenza. In particolare, il provvedimento non tiene adeguatamente conto: del fatto che i tifosi possono darsi appuntamento ovunque, e non necessariamente nei luoghi che il decreto-legge considera più a rischio, ovvero lo stadio, il percorso per raggiungerlo e le zone circostanti; dei rapporti che sussistono tra certe tifoserie e le società di calcio, che talvolta possono assumere la forma del ricatto delle prime nei confronti delle seconde; del ruolo svolto dalle radio private, anche sotto il profilo dell'incitamento alla violenza.
Osserva, inoltre, come la previsione o l'inasprimento delle pene detentive non appaia sempre lo strumento più idoneo a reprimere i fenomeni in questione. Occorre tenere conto, infatti, che la violenza connessa alle competizioni calcistiche è una forma di violenza prevalentemente giovanile, che, in quanto tale, ha delle precise radici psicologiche, legate alla particolare immagine di forza che il giovane ha di sé nel momento in cui commette l'atto di violenza. Pertanto risulterebbe molto più efficace studiare ed applicare delle sanzioni ad hoc, che tengano conto del predetto fattore psicologico ed agiscano, ad esempio, sminuendo e svilendo l'immagine del tifoso violento.
Esprime, inoltre, forti perplessità sull'indeterminatezza della fattispecie di cui all'articolo 2-bis. Perplessità che si tramutano in veri e propri timori se tale previsione viene posta in relazione all'istituto, discutibile e di dubbia costituzionalità, della cosiddetta «flagranza differita» di cui all'articolo 4. Conclusivamente, auspica che, nonostante la ristrettezza dei tempi a disposizione, i gruppi politici riescano a trovare un accordo unanime sui punti critici del decreto-legge, al fine di apportare allo stesso quelle modifiche che appaiono assolutamente indispensabili.

Enrico BUEMI (RosanelPugno) sottolinea come il procedimento di conversione dei decreti-legge si accompagni spesso ad un clima fortemente emotivo, nel quale si è maggiormente propensi ad accettare deroghe ai principi costituzionali. Occorre quindi una particolare cautela, poiché non è infrequente che le soluzioni normative emergenziali determinino problemi più gravi di quelli che intendevano risolvere.
Nel caso di specie, ritiene fortemente criticabile la disposizione di cui all'articolo 2-bis, che sanziona comportamenti che manifestano opinioni, nonché l'intervento di cui all'articolo 4, volto a rafforzare un istituto, già di per sé aberrante, quale la cosiddetta «flagranza differita». Si dichiara, inoltre, contrario a qualunque provvedimento limitativo della libertà personale sottratto alla garanzia della giurisdizione.
Sottolinea, infine, come il provvedimento in esame lasci irrisolto il problema dei rapporti tra il mondo del calcio e l'economia, dei quali fanno parte anche i rapporti, spesso non del tutto chiari, tra le tifoserie e le società sportive.

Paola BALDUCCI (Verdi) condivide le osservazioni dell'onorevole Buemi, sottolineando come l'uso dello strumento della decretazione d'urgenza possa impedire in concreto l'approfondimento degli aspetti controversi e la presentazione di emendamenti.


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Fa quindi presente che il gruppo del Verdi ha stabilito di non presentare emendamenti, dimostrando il proprio senso di responsabilità nell'ambito di una maggioranza che sta dimostrando si essere in difficoltà.

Pino PISICCHIO, presidente e relatore per la II Commissione, sottolinea come dal dibattito sia emersa un'ampia convergenza dei gruppi politici sul valore politico dell'intesa raggiunta al Senato sul testo del decreto-legge, sui problemi derivanti dalla situazione di asimmetria che si è venuta a creare nel nostro sistema parlamentare bicamerale e sull'individuazione dei punti di criticità del provvedimento in esame, i quali riguardano principalmente gli articolo 2-bis, 4 e 7.
Ritiene quindi, anche a nome del presidente Folena, che occorra tracciare il percorso dei lavori delle Commissioni riunite nel breve tempo a dispostone. Fa presente, pertanto come alle commissioni si prospetti la seguente alternativa: trovare l'accordo unanime sui punti critici del decreto-legge concertire il provvedimento con talune fondamentali modifiche, compiendo in tal modo un gesto politico uguale e corrispondente a quello del Senato; oppure accettare il provvedimento così come è pervenuto dal Senato.

Pietro FOLENA (RC-SE), relatore per la VII Commissione, evidenzia, anche in riferimento a quanto rilevato dal collega Gambescia, l'opportunità di introdurre nel decreto una norma che consenta al soggetto condannato per fatti violenti all'interno degli stadi, di poter scegliere tra l'applicazione di una pena ordinaria detentiva ed eventualmente pecuniaria, ed una invece «alternativa sociale-sportiva» che lo tenga fuori dal carcere, ma lo impegni in servizi utili al mondo dello sport. Si realizzerebbe così il doppio effetto della certezza della pena e del risarcimento per la violazione perpetrata.
Intende precisare al collega Pescante, poi, che il riferimento da lui fatto nella relazione introduttiva non era esclusivamente rivolto al decreto-legge Pisanu, ma ad un generale orientamento del legislatore degli ultimi 15-20 anni ad intervenire esclusivamente con misure repressive per risolvere il problema della violenza negli stadi. Ricorda infatti di aver riconosciuto nella propria relazione che proprio il decreto-legge Pisanu abbia in qualche modo affrontato il tema della modernizzazione degli stadi, collegato a quello della incentivazione alle società a svolgere lavori con la prospettiva di recuperare le risorse stanziate attraverso forme di defiscalizzazione.
In riferimento, infine, a quanto evidenziato dal collega Cogodi preannuncia che sta predisponendo una proposta emendativa che introduca una copertura finanziaria all'articolo 11-bis idonea a consentire che gli interventi di sensibilizzazione e di educazione nelle scuole possano essere effettivamente realizzati e non rimanere una sterile dichiarazione di intenti. A questa norma si accompagnerà anche la previsione di una disposizione volta a consentire l'ingresso gratuito negli stadi ai minori di 14 anni, se accompagnati da un adulto e a determinate condizioni, proprio al fine di ridimensionare l'attuale composizione degli spettatori delle partite, a vantaggio di una presenza più eterogenea che comprenda famiglie e giovani generazioni.

Pino PISICCHIO, presidente e relatore per la II Commissione, nessun altro chiedendo di intervenire, dichiara chiuso l'esame preliminare e fissa il termine per la presentazione di emendamenti alle ore 17 di oggi. Rinvia, quindi, il seguito dell'esame ad altra seduta.

La seduta termina alle 16.30.