VII Commissione - Resoconto di mercoledý 28 marzo 2007


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SEDE CONSULTIVA

Mercoledì 28 marzo 2007. - Presidenza del presidente Pietro FOLENA. - Intervengono il sottosegretario di Stato per la pubblica istruzione Letizia De Torre e il sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali Danielle Mazzonis.

La seduta comincia alle 14.

Sull'ordine dei lavori.

Pietro FOLENA, presidente, propone di procedere preliminarmente all'esame del disegno di legge C. 2374 e successivamente all'esame del testo unificato delle proposte di legge C. 15 Realacci e abbinate.

La Commissione concorda.

DL 10/2007: Disposizioni volte a dare attuazione ad obblighi comunitari ed internazionali.
C. 2374 Governo, approvato dal Senato.
(Parere alle Commissioni riunite VI e XIII).
(Esame e conclusione - Nulla osta).

La Commissione inizia l'esame del provvedimento in oggetto.

Antonio RAZZI (IdV), relatore, fa presente che la Commissione si accinge ad esprimere il parere di competenza su un provvedimento di conversione in legge, giunto in Commissione dal Senato, sul quale sono state apportate modifiche. Il disegno di legge riguarda, appunto, la conversione in legge e le modifiche al decreto-legge n. 10 del 2007, recante disposizioni volte a dare attuazione ad obblighi comunitari ed internazionali. Rileva, in primo luogo, che le modificazioni approvate al Senato hanno riguardato adeguamenti


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alle nuove norme relative al recupero di aiuti di Stato in forma di esenzioni fiscali e prestiti agevolati. Si tratta di specificazioni terminologiche che rendono il testo con i relativi provvedimenti adeguato alla normativa comunitaria, così come nell'articolo 2-bis relativo all'attuazione del trattato internazionale sulle risorse fitogenetiche per l'alimentazione e l'agricoltura. Osserva, pertanto, che si tratta di adeguamenti necessari per garantire il massimo controllo e l'adeguamento alle regole internazionali che riguardano il settore.
Rileva, altresì, che nel testo modificato sono stati introdotti principi per l'adeguamento a pronunce della Corte di Giustizia, in riferimento alle quali era urgente intervenire al fine di evitare l'apertura di procedure di infrazione. Altri interventi riguardano obblighi inerenti l'accesso alle reti elettroniche, così come i servizi post-contatore e la protezione dei diritti d'autore.
Osserva quindi che particolare urgenza riguarda le norme di attuazione della compensazione dei contributi previdenziali e le disposizioni aggiornate riguardanti la disciplina comunitaria in materia agricola. Aggiunge, inoltre, che nel provvedimento, così come aggiornato e modificato in osservanza delle norme comunitarie e della giurisprudenza, vi sono elementi di modifica riguardanti la disciplina dell'immigrazione, che rappresentano atti dovuti nel rispetto degli obblighi comunitari. Vi sono, poi, inserimenti riguardanti l'attuazione del regolamento comunitario concernente la registrazione, la valutazione, l'autorizzazione e la restrizione delle sostanze chimiche. Si ritrovano, infine, altri adeguamenti a decisioni comunitarie riguardanti la professione di consulente del lavoro.
Sottolinea, in conclusione, la straordinaria necessità ed urgenza di emanare le disposizioni indicate che non vertono su aspetti di competenza della Commissione, al fine di adempiere ad obblighi comunitari derivanti da sentenze della Corte di giustizia delle Comunità europee e a procedure di infrazione pendenti nei confronti dello Stato italiano, nonché di ottemperare agli impegni assunti in ambito internazionale in merito alla candidatura della città di Milano per l'Esposizione universale 2015 contenuta nelle modifiche riguardanti l'articolo 2.
In considerazione del fatto che non vi sono profili di rilievo per la Commissione, propone di esprimere nulla osta all'ulteriore corso del provvedimento.

La Commissione approva quindi la proposta di nulla osta.

Sostegno e valorizzazione dei piccoli comuni.
Testo unificato C. 15 Realacci e abb.
(Parere alle Commissioni riunite V e VIII).
(Esame e rinvio).

La Commissione inizia l'esame del provvedimento in oggetto.

Riccardo VILLARI (Ulivo), relatore, illustrando il provvedimento, ricorda che il testo unificato in esame, sul quale la Commissione è chiamata ad esprimere il parere di competenza alle Commissioni bilancio e ambiente, ha la finalità, ai sensi dell'articolo 1, di promuovere e sostenere le attività economiche, sociali, ambientali e culturali esercitate nei piccoli comuni e di tutelare e valorizzare il patrimonio naturale, rurale e storico-culturale custodito in tali comuni, favorendo altresì l'adozione di misure in favore dei cittadini residenti e delle attività produttive, con particolare riferimento al sistema di servizi territoriali, in modo da incentivare e favorire anche l'afflusso turistico. Sono fatte salve le competenze delle regioni che, nell'ambito delle funzioni ad esse riconosciute dal titolo V della parte seconda della Costituzione, possono definire ulteriori interventi per il raggiungimento delle finalità di cui al comma 1.
Ricorda, altresì, che l'articolo 2 reca la definizione di piccoli comuni, mentre il successivo articolo 3 prevede che le regioni, nel rispetto del principio di sussidiarietà, in attuazione degli articoli 117 e


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118 della Costituzione, sentite anche le associazioni rappresentative degli enti locali, possono promuovere iniziative per l'unione di comuni con popolazione pari o inferiore a 5.000 abitanti, nelle forme previste dal testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267.
Evidenzia, in particolare, che, ai sensi del comma 6 del medesimo articolo 3, i medesimi comuni, anche in associazione o partecipazione tra di loro, possono stipulare con le diocesi cattoliche convenzioni per la salvaguardia e il recupero dei beni culturali, storici, artistici e librari degli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti. Analoghe convenzioni possono essere stipulate con le rappresentanze delle altre confessioni religiose che abbiano stipulato intese con lo Stato italiano, ai sensi dell'articolo 8 della Costituzione, per la salvaguardia e il recupero dei beni di cui al primo periodo nella disponibilità delle rappresentanze medesime. Si stabilisce che le convenzioni sono finanziate dal Ministero per i beni e le attività culturali con le risorse di cui all'articolo 3, comma 83, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, e successive modificazioni, in una quota non superiore al 20 per cento delle medesime risorse. A tale fine, con decreto del Ministro per i beni e le attività culturali, previo parere della Conferenza Stato-città e autonomie locali, sono stabiliti i criteri di accesso ai finanziamenti nonché la quota delle predette risorse destinata agli stessi.
Segnala che il medesimo articolo 3 stabilisce che all'articolo 135 del codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, e successive modificazioni, alla lettera d) sono aggiunte infine le parole: «, con particolare riferimento al territorio dei comuni con popolazione pari o inferiore a 5.000 abitanti». Rileva, in questo senso, che il riferimento normativo non appare individuabile, per cui sarebbe opportuna una sua soppressione, visto che non è chiaro se si riferisce al comma 3 e in questo, perché solo alla lettera d) e non anche alle altre.
Aggiunge che all'articolo 4, per garantire finalità di sviluppo sostenibile e un equilibrato governo del territorio, si prevede che lo Stato, le regioni, le province, le unioni di comuni, le comunità montane e gli enti parco, per quanto di rispettiva competenza, assicurano, nei piccoli comuni, l'efficienza e la qualità dei servizi essenziali, con particolare riferimento all'ambiente, alla protezione civile, all'istruzione, alla sanità, ai servizi socio-assistenziali, ai trasporti e ai servizi postali. Si prevede in particolare al comma 2 che ai suddetti fini presso i piccoli comuni possono essere istituiti centri multifunzionali nei quali concentrare una pluralità di servizi tra i quali, per quanto rileva, i servizi di associazionismo culturale. Il successivo comma 4 dello stesso articolo stabilisce inoltre che per le medesime finalità, le regioni e le province possono privilegiare, nella definizione degli stanziamenti finanziari di propria competenza, le iniziative finalizzate all'insediamento nei piccoli comuni di centri di eccellenza per la prestazione dei servizi di cui al comma 2, quali istituti di ricerca, laboratori, centri culturali e sportivi. Si tratta di disposizioni che appaiono, da un lato, ledere l'autonomia degli stessi enti locali per i profili evidenziati; dall'altro, trattandosi di materie di competenze concorrente, non prevedono le adeguiate norme finanziarie a sostegno di tali misure.
L'articolo 5 prevede, quindi, la valorizzazione dei prodotti agroalimentari tradizionali. Rileva che il comma 3 dell'articolo indicato stabilisce che per la valorizzazione dei prodotti agroalimentari tradizionali, per la promozione delle vocazioni produttive del territorio e la tutela delle produzioni di qualità e delle tradizioni alimentari e culturali locali. Ritiene che andrebbe chiarito in che modo, in riferimento alle indicate tradizioni culturali locali i piccoli comuni, singoli o associati, possono stipulare contratti di collaborazione con gli imprenditori agricoli ai sensi dell'articolo 14 del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228. Sarebbe necessario piuttosto in questo senso sopprimere il


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riferimento alle tradizioni culturali locali che non appare coerente con il resto della normativa.
Ricorda, altresì, che, ai sensi dell'articolo 6, i progetti informatici riguardanti i piccoli comuni, in forma singola o associata, conformi ai requisiti prescritti dalla legislazione vigente nazionale e comunitaria, hanno la precedenza nell'accesso ai finanziamenti pubblici per la realizzazione dei programmi di e-Government. Ai sensi del successivo articolo 7, invece, il Ministero delle comunicazioni può provvedere ad assicurare, mediante un'apposita previsione da inserire nel contratto di programma con il concessionario del servizio postale universale, che gli sportelli postali siano attivi nei piccoli comuni. Si stabilisce, in particolare, al comma 3 che il Ministero delle comunicazioni possa provvedere, in particolare, ad assicurare che nel contratto di servizio con il concessionario del servizio pubblico radiotelevisivo sia previsto l'obbligo di prestare particolare attenzione, nella programmazione televisiva pubblica nazionale e regionale, alle realtà storiche, artistiche, sociali, economiche ed enogastronomiche dei piccoli comuni e di garantire nei medesimi comuni un'adeguata copertura del servizio.
Evidenzia, quindi, che l'articolo 8 appare di particolare rilevanza, in quanto stabilisce che le regioni e gli enti locali possono stipulare convenzioni con gli uffici scolastici regionali del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca per finanziare il mantenimento in attività degli istituti scolastici statali aventi sede nei piccoli comuni che dovrebbero essere chiusi o accorpati ai sensi delle disposizioni vigenti in materia. Si stabilisce che, nel caso di chiusura o accorpamento di uffici scolastici aventi sede nei piccoli comuni, lo Stato e gli enti territoriali possono prevedere specifiche misure finalizzate alla riduzione del disagio degli utenti. In deroga a quanto disposto dall'articolo 17, commi 20 e 21, della legge 15 maggio 1997, n. 127, le amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, possono cedere a titolo gratuito ad istituzioni scolastiche insistenti nei piccoli comuni personal computer o altre apparecchiature informatiche, quando siano trascorsi almeno due anni dal loro acquisto e l'amministrazione abbia provveduto alla loro sostituzione. È previsto, inoltre, che le cessioni sono effettuate prioritariamente alle istituzioni scolastiche insistenti in aree montane e non costituiscono presupposto ai fini dell'applicazione dell'imposta sulle donazioni. Si tratta di una norma la cui ammissibilità nel provvedimento in esame rimette alla valutazione del rappresentante del dicastero competente.
Osserva che norme a favore dello sviluppo e l'incentivazione di attività commerciali sono dettate dall'articolo 9, mentre il successivo articolo 10 prevede specifiche disposizioni in materia di distribuzione dei carburanti; l'articolo 11 stabilisce, quindi, agevolazioni in materia di servizio idrico. Sottolinea, quindi, che l'articolo 12 istituisce un Fondo per gli incentivi fiscali in favore dei piccoli comuni, ai fini della concessione di incentivi fiscali in favore dei soggetti residenti nei piccoli comuni, istituito nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze, a decorrere dall'anno 2009. Il successivo articolo 13 istituisce, invece, il Fondo per lo sviluppo strutturale, economico e sociale dei piccoli comuni, sempre nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze, finalizzato alla concessione di contributi statali al finanziamento di interventi diretti a tutelare l'ambiente e i beni culturali, alla messa in sicurezza delle infrastrutture stradali e degli istituti scolastici, a promuovere lo sviluppo economico e sociale dei piccoli comuni come definiti ai sensi della presente legge e a favorire l'insediamento di nuove attività produttive e la realizzazione di investimenti nei medesimi comuni. Si stabilisce, in particolare, che il Ministro dell'economia e delle finanze, con decreto adottato di concerto con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e il Ministro per i beni e le attività culturali, provvedono


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a individuare gli interventi destinatari dei contributi, stabilendo che lo schema di decreto è trasmesso alle Camere per il parere delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili finanziari. Si prevede, in tal caso, un onere pari a 40 milioni di euro per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009, mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2007-2009, nell'ambito dell'unità previsionale di base di conto capitale «Fondo speciale» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2007, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al medesimo Ministero. Anche in questo caso ritiene che si tratti di una norma da verificare.
Evidenzia, infine, che a parte le previsioni di cui agli articoli 12 e 13, il successivo articolo 14 prevede una clausola di invarianza della spesa, prevedendo che all'attuazione della legge si provvede nei limiti delle risorse umane, finanziarie e strumentali già disponibili a legislazione vigente e senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
Si riserva di presentare una proposta di parere nel prosieguo dell'esame che evidenzi tutte le perplessità rappresentate. Anticipa subito, peraltro, che ritiene necessario che nel progetto di legge in esame sia inserita una previsione volta ad agevolare la diffusione delle manifestazioni culturali, dell'arte e dello spettacolo, in base alla quale prevedere che il Ministro dei beni e delle attività culturali, entro novanta giorni dall'entrata in vigore della legge, promuova, d'intesa con la SIAE, un sistema di agevolazioni tariffarie a favore delle manifestazioni e degli eventi artistici, culturali e dello spettacolo, promossi o patrocinati dai comuni con meno di 5000 abitanti, con particolare riguardo alle iniziative rivolte alle fasce deboli delle popolazioni locali.

Pietro FOLENA, presidente, osserva che i problemi prospettati dal relatore sono assolutamente rilevanti e, pertanto, meritano adeguata attenzione.

Il sottosegretario di Stato Danielle MAZZONIS ritiene di dover formulare alcune osservazioni sulla proposta di legge in esame, attualmente in discussione in sede referente presso le Commissioni V e VIII, per quanto riguarda gli aspetti di competenza del Ministero che rappresenta. In ordine al comma 6 dell'articolo 3, esprime innanzitutto il parere contrario del Governo sulla previsione di accordi tra i Comuni e le Diocesi cattoliche per la salvaguardia e il recupero dei beni degli enti ecclesiastici. Precisa infatti che le attività di conservazione e protezione del patrimonio culturale sono a norma dell'articolo 3 del Codice dei beni culturali ascrivibili alle funzioni di tutela; ai sensi dell'articolo 1, comma 3, ciascun ente territoriale - Stato, Regioni, Province, Comuni e Città metropolitane - ha poi l'obbligo di provvedere ad assicurare e sostenere la conservazione del patrimonio culturale ad essi pertinente; a norma dell'articolo 4, inoltre, solo lo Stato, per il tramite del Ministero per i beni e le attività culturali, ha funzioni generali in materia di tutela che vanno dalla vigilanza all'espletamento di attività di conservazione su tutto il patrimonio culturale sia pubblico che provato. Aggiunge che il patrimonio culturale ecclesiastico deve essere considerato alla stregua di patrimonio culturale privato ai sensi dell'articolo 1 della legge n. 20 maggio 1985, n. 222, in quanto patrimonio di pertinenza di enti o istituti ecclesiastici civilmente riconosciuti. La relazione fra lo Stato italiano e la Santa Sede ha d'altra parte natura internazionale. In proposito, ricorda che l'articolo 12 della legge 25 marzo 1985, n. 121, che ha ratificato e dato esecuzione all'Accordo con protocollo addizionale firmato a Roma il 18 febbraio 1984 e ha apportato modificazione al Concordato lateranense dell'11 febbraio 1929, prevedendo all'articolo 12 che le due Parti contraenti potessero concordare «opportune disposizioni per la salvaguardia, la valorizzazione e il godimento dei beni culturali di interesse religioso appartenenti ad enti ed istituzioni ecclesiastiche».


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In attuazione del citato articolo 12, lo Stato italiano e la Santa Sede hanno quindi firmato un'Intesa il 26 gennaio 2005 che è stata ratificata con decreto del Presidente della Repubblica del 4 febbraio 2005. Sottolinea che in base all'articolo 1, comma 2, lettera c) dell'indicato provvedimento gli organi competenti per dare attuazione alla collaborazione in materia di tutela - mediate lo svolgimento di interventi conservativi - sul patrimonio culturale di interesse religioso di proprietà di enti ecclesiastici, sono a livello locale «i soprintendenti competenti per territorio e materia e i Vescovi diocesani o le persone delegate dai Vescovi stessi». Gli altri soggetti ecclesiastici che siano legalmente riconosciuti ma non inquadrati nelle diocesi si rapportano ai soprintendenti competenti «a livello non inferiore alla provincia religiosa», secondo quanto stabilito dall'articolo 1, comma 3 del medesimo.
Evidenzia quindi che tanto esposto, e tenuto conto della valenza internazionale dell'indicato accordo, non può esprimere parere favorevole sulla disposizione di cui al progetto di legge citato dato il suo contrasto con principi istituzionali in materia di beni culturali - articolo 117, Cost., comma 2, lettera s) -, come attuato dal decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42; nonché con i principi costituzionali in materia di rapporti tra Stato e chiesa cattolica, ai sensi dell'articolo 7, Cost., come attuati attraverso i patti lateranensi del 1929, la successiva modifica del 1984 e le relative intese attuative tra cui quella recepita con decreto del Presidente della Repubblica del 4 febbraio 2005.
Aggiunge che in applicazione del principio di parità di trattamento di cui all'articolo 3 Cost. e di uguaglianza tra confessioni religiose di cui all'articolo 8 Cost. è evidente che ai Comuni di cui alla proposta di legge in oggetto non può essere nemmeno attribuita la facoltà di stilare analoghe convenzioni con le rappresentanze delle altre confessioni religiose, come invece stabilito dal citato comma 6, dell'articolo 3, secondo periodo. È appena il caso di segnalare, quanto all'ipotizzata copertura finanziaria delle predette convenzioni, che essa non è in alcun modo realizzabile con fondi assegnati al Ministero dei beni e le attività culturali, sulla base delle risorse provenienti dal gioco del lotto perché in relazione ad essi vi è già una programmazione in atto che, per gran parte, va a beneficio di beni culturali di interesse religioso.
Invita quindi la Commissione cultura e le Commissioni competenti in sede referente a farsi carico delle indicazioni rappresentate.

Fabio GARAGNANI (FI) prende innanzitutto atto con sorpresa delle dichiarazioni del relatore e del rappresentante del Governo che esprimono forti critiche sul provvedimento in esame, tanto da indurre a pensare che non vi sia stato il necessario coordinamento tra il governo e le Commissioni interessate. Dichiara di essere senz'altro favorevole alla tutela dei piccoli comuni, ma precisa che il metodo non è certo quello previsto dal progetto di legge in discussione, che lede significativamente le competenze delle regioni. Rileva, inoltre, che il patrimonio ecclesiastico nei piccoli comuni è di grande importanza per le comunità locali e merita adeguata attenzione nel rispetto della normativa vigente. Ritiene opportuno, quindi, si preveda che la relativa tutela sia oggetto di coordinamento tra il Ministro per i beni e le attività culturali, le Diocesi di riferimento, la Cei e gli enti locali. Sotto questo profilo, concorda con quanto osservato dal sottosegretario Mazzonis. Osserva inoltre che l'associazionismo culturale non è materia di competenza dello Stato, bensì delle Regioni, che sono chiamate a provvedere autonomamente, per cui non appare condivisibile il progetto di legge in esame laddove interviene a limitare la competenza delle regioni. La nascita dell'associazionismo deve essere spontanea e non è possibile creare per legge centri culturali, come giustamente rilevato dal relatore. Analoghe considerazioni critiche ritiene si debbano


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svolgere d'altra parte con riferimento all'articolo 5.
Invita quindi il relatore a formulare una proposta di parere che tenga conto delle perplessità che ha illustrato, richiamando le Commissioni di merito, tra l'altro, al necessario rispetto del riparto di competenze tra Stato, regioni e enti locali, nelle materie della cultura e della pubblica istruzione.

Pietro FOLENA, presidente, concorda con le considerazioni espresse dal collega Garagnani, invitando il relatore a confrontarsi con tutti i rappresentanti dei gruppi e con il Governo, affinché la proposta di parere sia il più possibile concordata e condivisa da tutte le forze politiche. Ritiene apprezzabile l'obiettivo di tutelare i piccoli comuni, ma ciò deve avvenire attraverso la formulazione di norme che non diano adito a confusione e siano condivise da tutti i dicasteri responsabili per i diversi settori. Osserva che il provvedimento in esame non soddisfa allo stato a tali requisiti.
Rinvia quindi il seguito dell'esame ad altra seduta.

La seduta termina alle 14.30.

INDAGINE CONOSCITIVA

Mercoledì 28 marzo 2007. - Presidenza del presidente Pietro FOLENA. - Interviene il sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali Danielle Mazzonis.

La seduta comincia alle 14.30.

Indagine conoscitiva sulle problematiche connesse al settore delle arti figurative.

Audizione di rappresentanti del Ministero dei beni e delle attività culturali.
(Svolgimento e conclusione).

Pietro FOLENA, presidente, avverte che la pubblicità dei lavori sarà assicurata, oltre che mediante impianto audiovisivo a circuito chiuso, anche attraverso la trasmissione televisiva sul canale satellitare della Camera dei deputati.
Introduce, quindi, i temi oggetto dell'audizione.

Intervengono Pio BALDI, direttore generale per l'architettura e l'arte contemporanea, Anna MATTIROLO, responsabile servizio arte contemporanea del Ministero per i beni e le attività culturali e il sottosegretario di Stato Danielle MAZZONIS.

Intervengono, per formulare domande e osservazioni, i deputati Wladimiro GUADAGNO detto Vladimir Luxuria (RC-SE), Alba SASSO (Ulivo), Paola GOISIS (LNP), Manuela GHIZZONI (Ulivo) e Pietro FOLENA, presidente.

Rispondono, fornendo ulteriori elementi di valutazione, Pio BALDI e Anna MATTIROLO.

Pietro FOLENA, presidente, ringrazia gli intervenuti e dichiara conclusa l'audizione.

La seduta termina alle 15.55.

N.B.: Il resoconto stenografico della seduta è pubblicato in un fascicolo a parte.