VI Commissione - Resoconto di giovedý 19 aprile 2007


Pag. 8


UFFICIO DI PRESIDENZA INTEGRATO DAI RAPPRESENTANTI DEI GRUPPI

Giovedì 19 aprile 2007.

L'ufficio di presidenza si è riunito dalle 13.40 alle 14.

SEDE REFERENTE

Giovedì 19 aprile 2007. - Presidenza del presidente Paolo DEL MESE. - Interviene il sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze Alfiero Grandi.

La seduta comincia alle 14.

Delega al Governo per il riordino della normativa sulla tassazione dei redditi di capitale, sulla riscossione e accertamento dei tributi erariali, sul sistema estimativo del catasto fabbricati, nonché per la redazione di testi unici delle disposizioni sui tributi statali.
C. 1762 Governo.
(Seguito esame e rinvio).

La Commissione prosegue l'esame del provvedimento, rinviato nella seduta del 12 dicembre 2006.

Paolo DEL MESE, presidente, ricorda come la Commissione abbia svolto un'ampia serie di audizioni sul provvedimento, che hanno consentito di acquisire una quantità di informazioni che risulterà particolarmente utile ai fini dell'esame del provvedimento.


Pag. 9

Il Sottosegretario Alfiero GRANDI informa che il Governo ha predisposto taluni emendamenti al provvedimento, che consegna alla Commissione (vedi allegato), al fine di favorire il dibattito sull'intervento legislativo e di chiarire gli orientamenti dell'Esecutivo in merito.

Paolo DEL MESE, presidente, anche alla luce degli orientamenti emersi nel corso dell'odierna riunione dell'Ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, avverte che il seguito dell'esame preliminare riprenderà nella seduta del 24 aprile prossimo, per proseguire nel corso della settimana successiva. Informa inoltre che la Conferenza dei Presidenti di gruppo, nella riunione prevista nella medesima giornata del 24 aprile, assumerà le decisioni relative all'inserimento del provvedimento all'ordine del giorno dell'Assemblea: pertanto, sulla base di tali determinazioni sarà possibile definire l'organizzazione dell'esame in sede referente da parte della Commissione.

Nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia quindi alla seduta del 24 aprile prossimo il seguito dell'esame.

La seduta termina alle 14.10.

AUDIZIONI INFORMALI

Giovedì 19 aprile 2007.

Audizione dei rappresentanti della SNAI S.p.A. sulle problematiche relative al settore dei giochi.

L'audizione informale è stata svolta dalle 14.15 alle 15.10.

Audizione dei rappresentanti dell'Associazione dei giudici tributari in merito alle problematiche relative all'operatività degli organismi della Giustizia tributaria.

L'audizione informale è stata svolta dalle 15.10 alle 15.45.

SEDE CONSULTIVA

Giovedì 19 aprile 2007. - Presidenza del presidente Paolo DEL MESE.

La seduta comincia alle 15.45.

Misure per il cittadino consumatore e per agevolare le attività produttive e commerciali, nonché interventi in settori di rilevanza nazionale.
C. 2272-bis Governo.
(Parere alla X Commissione).
(Esame, ai sensi dell'articolo 73, comma 1-bis del regolamento, per gli aspetti attinenti alla materia tributaria, e rinvio).

La Commissione inizia l'esame del provvedimento.

Francesco TOLOTTI (Ulivo), relatore, rileva come la Commissione sia chiamata ad esprimere il parere alla X Commissione Attività produttive, ai sensi dell'articolo 73, comma 1-bis del regolamento, per gli aspetti attinenti alla materia tributaria, sul disegno di legge C. 2272-bis, recante misure per il cittadino consumatore e per agevolare le attività produttive, nonché interventi in settori di rilevanza nazionale.
Il provvedimento risulta dallo stralcio, operato sul testo originario del disegno di legge C. 2272, degli articoli da 28 a 31, recanti disposizioni in materia di istruzione tecnico-professionale, di organi collegiali della scuola, di Fondo perequativo in favore delle istituzioni scolastiche, nonché proroghe, modifiche ed abrogazioni di disposizioni in materia di istruzione, i quali ora costituiscono il disegno di legge C. 2272-ter.
Il provvedimento si compone di 38 articoli, suddivisi in 5 Titoli.
Il Titolo I, denominato «Imprese e professioni più libere», si compone degli articoli da 1 a 8.
L'articolo 1, volto alla rimozione di ostacoli nell'ambito di attività commerciali, vieta qualsiasi limitazione ad un possibile abbinamento nello stesso locale o


Pag. 10

nella medesima area della vendita di prodotti o di servizi complementari e accessori rispetto a quelli principali (comma 1). Per quanto riguarda, in particolare, l'installazione e l'attività degli impianti di distribuzione dei carburanti, il comma 2 vietata la loro subordinazione a parametri numerici o a distanze minime. L'articolo prevede infine l'abrogazione delle disposizioni in contrasto con quelle riportate nell'articolo e l'adeguamento delle disposizioni di regioni ed enti locali ai principi riportati nei commi 1 e 2.
L'articolo 2 disciplina, unificandoli nella nuova categoria degli intermediari commerciali e di affari, i profili professionali di: agente di affari in mediazione; agente immobiliare; agente di affari; agente e rappresentante di commercio; mediatore marittimo; lo spedizioniere e raccomandatario marittimo. L'articolo provvede, inoltre, alla soppressione dei relativi ruoli ed elenchi, alla cui iscrizione è attualmente subordinato il loro esercizio.
Alle camere di commercio compete la verifica del possesso dei requisiti necessari per l'esercizio delle suindicate attività; l'iscrizione dei relativi dati nel registro delle imprese o nel Repertorio delle notizie economiche e amministrative nonché la contestuale attribuzione della qualifica di intermediario distinta per tipologia di attività.
L'articolo 3 reca una semplificazione delle procedure necessarie per modificare le caratteristiche funzionali e costruttive dei veicoli a motore. In particolare, il comma 1 prevede che tali modifiche possano essere consentite senza un preventivo nulla osta della casa costruttrice del veicolo e senza una visita e una prova presso i competenti uffici del Ministero dei trasporti, a condizione che ciascun componente risulti certificato da una relazione tecnica di un ente abilitato, redatta sulla base di collaudi e di prove effettuati in conformità alle disposizioni tecniche previste dai regolamenti internazionali ECE-ONU e dalle direttive comunitarie.
Il comma 2 stabilisce che l'entrata in vigore della nuova disciplina è subordinata alla data di entrata in vigore del decreto del Ministro dei trasporti, da emanare entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della legge; con medesimo decreto devono essere individuati i casi nei quali la sostituzione necessita anche di una verifica da effettuare a cura degli uffici provinciali dalla Direzione generale per la motorizzazione.
Il comma 3 prevede l'emanazione di un decreto del Presidente della Repubblica, al fine di apportare modifiche al regolamento di attuazione del codice della strada (decreto del Presidente della Repubblica n. 495 del 1992), per adeguarlo alle disposizioni recate dall'articolo.
Il comma 4 prevede le sanzioni amministrative applicabili a chi circola con un veicolo al quale sono state apportate modifiche alle caratteristiche indicate nel certificato di omologazione e nella carta di circolazione, oppure con il telaio modificato, senza rispettare le disposizioni recate dall'articolo in esame, mentre il comma 5 dispone l'abrogazione dell'articolo 78 del codice della strada, che disciplina le modifiche alle caratteristiche costruttive dei veicoli, nonché di ogni altra disposizione legislativa o regolamentare statale di disciplina del settore dei veicoli a motore e loro rimorchi incompatibile con l'articolo 3 in esame.
L'articolo 4 interviene in materia di contratti di locazione dei serbatoi di GPL installati presso gli utenti, ai quali il nuovo articolo 16-bis del decreto legislativo n. 128 del 2006 - introdotto dal medesimo articolo 4 - assicura la facoltà di acquistare il gas liberamente sul mercato senza dover sottostare all'obbligo di rifornirsi presso le aziende distributrici che sono tenute a concedere in locazione i serbatoi di GPL. La nuova norma fissa la durata del contratto di locazione - che è rinnovabile - in cinque anni, decorsi i quali su richiesta del locatario i serbatoi possono essere rimossi a cura e a spese dell'azienda proprietaria.
L'articolo 5 è volto a promuovere l'effettiva liberalizzazione dei servizi di assistenza a terra negli aeroporti civili situati nel territorio nazionale. A tal fine si prevede che il Ministero dei trasporti,


Pag. 11

entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge, verifichi il grado di liberalizzazione raggiunto da tali servizi e predisponga, nel caso di concorrenza insufficiente, misure e correttivi concreti che possano realizzare l'effettiva liberalizzazione nel settore.
L'articolo 6 reca una serie di principi e misure volti a favorire la prosecuzione del processo di apertura del mercato del trasporto ferroviario avviato in Italia, in attuazione di quanto disposto in sede comunitaria. In particolare, il comma 1 stabilisce che la disciplina del settore ferroviaria è informata dei principi di: separazione fra autorità regolatrice e gestore della rete; efficiente gestione della rete, anche attraverso l'allocazione non discriminatoria della capacità di rete e dei terminali delle merci e dei passeggeri; professionalità e capacità organizzativa degli operatori privati che intendono prestare il servizio;destinazione di una quota parte dei proventi dei contratti di servizio relativi all'utilizzo della rete ferroviaria per la manutenzione del materiale rotabile.
Il comma 2 prevede un'indagine conoscitiva del Ministero dei trasporti, volta a individuare misure idonee a incentivare l'efficienza del gestore della rete ferroviaria, a garantire l'allocazione non discriminatoria della capacità della rete e dei terminali delle merci e dei passeggeri, e ad acquisire elementi sul mercato del materiale rotabile.
Il comma 3 demanda a un regolamento, da emanarsi con decreto del Ministro dei trasporti, il compito di stabilire i requisiti dei titolari dei contratti di servizio e (nel caso in cui le imprese esercenti i servizi sono costituite in forma societaria) dei componenti degli organi di amministrazione e di gestione, nonché i requisiti organizzativi minimi che devono connotare le imprese di trasporto ferroviario.
L'articolo 7 interviene in materia di trasporto pubblico locale, prevedendo forme alternative di trasporto pubblico innovativo e promuovendo lo sviluppo di nuovi servizi di trasporto pubblico individuale e collettivo. A tal fine, si dispone che il rilascio di licenze e di autorizzazioni per la prestazione di servizi di trasporto pubblico locale innovativo non sia soggetto a limitazione numerica. Viene inoltre previsto che i comuni promuovano la diffusione del trasporto pubblico locale innovativo mediante l'incentivazione dei servizi che lo definiscono e predispongano una carta concernente le prestazioni dei servizi innovativi. L'adozione di tali misure costituisce per il comune titolo preferenziale ai fini dell'accesso ai finanziamenti previsti dalla legge finanziaria per il 2007 per fondo per l'acquisto di veicoli adibiti al trasporto pubblico locale.
L'articolo 8 prevede l'emanazione, entro quattro mesi, di un regolamento per il riordino della disciplina degli incentivi non fiscali in favore delle imprese operanti nel settore del gas naturale, finalizzato a favorire la crescita dimensionale delle imprese di distribuzione e la loro aggregazione, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
Il Titolo II, denominato «Impresa più facile» si compone di 2 Capi; il Capo I, denominato «Abolizione e semplificazione degli adempimenti amministrativi per gli impianti produttivi», si compone degli articoli da 9 a 18.
L'articolo 9 definisce i principi generali relativi al procedimento presso lo sportello unico per le attività produttive.
L'articolo 10 dispone che l'immediato avvio della realizzazione o della modifica di impianti produttivi è consentito sulla base della presentazione di una dichiarazione unica dell'imprenditore, attestante la sussistenza dei requisiti di legge, corredata degli elaborati progettuali e di una dichiarazione di conformità del progetto, resa dal progettista (per i profili edilizi e urbanistici, igienico-sanitari e di sicurezza) o da un ente tecnico accreditato indipendente dall'imprenditore (per gli altri profili autocertificabili), cui fa seguito il rilascio di una ricevuta da parte dello sportello unico. Qualora occorrano chiarimenti circa il rispetto delle normative tecniche e la localizzazione dell'impianto, lo sportello unico può convocare una riunione con


Pag. 12

tutti i soggetti interessati, al fine di conseguire un accordo vincolante in luogo del provvedimento finale.
L'articolo 11 elenca i casi in cui l'immediato avvio dell'intervento non è consentito. In particolare, rispetto alla normativa vigente la disposizione introduce quali nuove ipotesi di esclusione «le «medie e grandi strutture di vendita per i profili attinenti all'autorizzazione commerciale» e le «attività e gli impianti comportanti l'utilizzo di frequenze radio».
L'articolo 12 prevede che, ai fini della realizzazione o della modifica di impianti produttivi, lo sportello unico per le attività produttive sia tenuto a convocare una conferenza di servizi da svolgersi per via telematica, con una disciplina caratterizzata da termini più brevi rispetto a quelli previsti dalla disciplina generale vigente in materia. Sono altresì introdotte modificazioni a tale disciplina generale, volte principalmente a ribadire la possibilità di svolgimento in via telematica della conferenza di servizi e a consentire la partecipazione alla conferenza stessa, senza diritto di voto, anche di soggetti diversi dalle amministrazioni pubbliche coinvolte nel procedimento.
L'articolo 13 disciplina la comunicazione di fine lavori e il collaudo (ove necessario) che, resi a cura dell'imprenditore, consentono l'immediata messa in funzione dell'impianto, fermi restando i poteri di controllo delle amministrazioni competenti.
L'articolo 14 regola l'esercizio dei poteri di controllo e di vigilanza delle amministrazioni competenti, prevedendo che le eventuali misure interdittive, prescrittive e cautelari debbano essere riesaminate in sede di conferenza di servizi, su richiesta dell'interessato, ai fini della loro conferma e della individuazione dei tempi e delle modalità dell'adeguamento dell'impianto, fatta salva la riduzione in pristino (oltre alle altre conseguenze penali e disciplinari) in caso di accertata falsità delle autocertificazioni.
L'articolo 15 disciplina i controlli sulle attività produttive. La disposizione prevede, in particolare, che i controlli debbano svolgersi secondo modalità e tempi compatibili con lo svolgimento delle attività imprenditoriali, anche garantendone la contestualità e l'unitarietà, qualora ove siano competenti più uffici. A tal fine si prevedono intese tra i presidenti delle regioni, i capi delle prefetture-uffici territoriali del Governo e degli uffici finanziari, nonché i sindaci. Per quanto concerne la definizione delle modalità essenziali di svolgimento dei controlli, la norma rinvia ad accordi da assumere, tra Governo, regioni ed enti locali, in sede di Conferenza unificata. La violazione delle modalità essenziali di svolgimento dei controlli così definite determina, a prescindere dall'esito del controllo svolto, il diritto dell'imprenditore interessato a un indennizzo forfetario, con conseguente rivalsa della pubblica amministrazione nei confronti dei dipendenti responsabili delle violazioni.
L'articolo 16 delega il Governo ad adottare, entro quattro mesi dall'entrata in vigore del provvedimento, uno o più decreti legislativi destinati a disciplinare i requisiti tecnici, di affidabilità e di indipendenza necessari per accreditare gli enti di certificazione, attenendosi ai criteri e ai principi dettati dallo stesso articolo.
L'articolo 17 delega il Governo ad adottare, entro 4 mesi dalla data di entrata in vigore della legge, uno o più decreti legislativi volti al riassetto normativo delle prescrizioni e degli adempimenti procedurali applicabili alle imprese.
L'articolo 18 detta le misure abrogative, transitorie e di attuazione relative all'intero Capo I del Titolo II, concernente la semplificazione degli adempimenti amministrativi per le imprese.
Il Capo II, denominato «Ulteriori misure per le imprese», si compone degli articoli da 19 a 27.
L'articolo 19 è volto a semplificare l'attività di verifica degli impianti a pressione, di cui al decreto legislativo n. 93 del 2000, nonché delle gru e degli apparecchi di sollevamento di portata superiore a 200 chilogrammi, di cui all'articolo 194 del decreto del Presidente della Repubblica


Pag. 13

n. 547 del 1955, facendo ricorso all'autocertificazione dell'interessato, asseverata da un professionista indipendente.
L'articolo 20 delega il Governo ad adottare, entro tre mesi dall'entrata in vigore della legge, uno o più decreti legislativi per semplificare, nel rispetto del mantenimento dei livelli di sicurezza per la collettività, le procedure per il rilascio del certificato di prevenzione incendi (CPI).
L'articolo 21 delega il Governo ad adottare, nel termine di un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi recanti norme dirette a favorire l'intervento da parte di organismi di investimento collettivo in valori mobiliari (OICVM) nel capitale di rischio delle società, nonché a favorire l'ammissione dei titoli di partecipazione alla quotazione nei mercati regolamentati dell'Unione europea o dei Paesi aderenti allo Spazio economico europeo.
L'articolo 22 sospende per un biennio l'obbligo delle cooperative a mutualità prevalente, che perdono tale requisito, di redigere apposito bilancio per determinare il valore dall'attivo da imputare alle riserve indivisibili (comma 1); l'articolo sopprime inoltre l'obbligo, per le società cooperative edilizie di abitazione e loro consorzi, di presentare una comunicazione annuale relativa alla propria attività svolta nell'anno precedente (comma 2).
L'articolo 23 attribuisce alle imprese di spettacolo l'applicabilità la natura di piccola e media impresa secondo la disciplina comunitaria, consentendo pertanto a queste ultime di essere destinatarie di contributi e finanziamenti agevolati
L'articolo 24 prevede che il Governo, le regioni e gli enti locali promuovano intese o concludano accordi affinché la pubblicazione degli atti nell'albo pretorio sia eseguita anche in via informatica.
L'articolo 25 mira a semplificare gli adempimenti burocratici delle imprese prevedendo la possibilità di sostituire con autocertificazioni le certificazioni dovute per l'ottenimento di una autorizzazione o concessione da parte della pubblica amministrazione o dei concessionari di servizi pubblici e la partecipazione a procedure di evidenza pubblica.
L'articolo 26 reca disposizioni concernenti il conferimento di poteri di rappresentanza dell'imprenditore e il compimento di operazioni telematiche delle imprese nei confronti della pubblica amministrazione.
Le disposizioni contenute nell'articolo 27 eliminano l'obbligo di tenuta del libro dei soci delle società a responsabilità limitata (S.r.l.) e l'obbligo di deposito presso il registro delle imprese dell'elenco dei soci delle stesse società.
Il Titolo IV, denominato «Cittadino e consumatore», si compone degli articoli da 32 a 34.
L'articolo 32 stabilisce, al comma 1, la nullità delle cosiddette clausole di massimo scoperto, stabilite a favore del cliente titolare di conto corrente.
L'articolo 33 conferisce al Governo una delega legislativa, finalizzata a favorire la modernizzazione degli strumenti di pagamento, riducendo i costi finanziari e amministrativi derivanti dalla gestione del denaro contante e dei titoli di credito cartacei, prevedendo, fra l'altro, la progressiva introduzione, a carico delle pubbliche amministrazioni e senza ulteriori oneri, dell'obbligo di accettare pagamenti tramite moneta elettronica.
L'articolo 34 semplifica gli adempimenti concernenti la concessione dell'indennità mensile di frequenza di scuole, pubbliche o private, da parte di invalidi civili minori.
Il Titolo V, denominato «Semplificazione del regime della circolazione giuridica dei veicoli», si compone degli articoli da 35 a 41.
L'articolo 35 introduce per i veicoli il sistema della targa personale, che realizza un collegamento diretto fra la targa stessa ed il titolare, e sostituisce la vigente normativa che collega la targa all'autoveicolo e ne segue le vicende. La norma precisa che tale innovazione deve avvenire nel rispetto delle finalità di sicurezza, ordine pubblico e certezza delle situazioni giuridiche.


Pag. 14


L'articolo 36 reca modifiche alla normativa concernente gli autoveicoli e i motoveicoli, che sono attualmente assoggettati al regime giuridico dei beni mobili registrati, previsto dall'articolo 2683 del codice civile. In particolare, l'articolo in esame dispone che tali veicoli siano sottoposti alla disciplina ordinaria dettata dall'articolo 812 del codice per i beni mobili, e dispone l'abolizione del Pubblico Registro Automobilistico (PRA), con decorrenza dalla data di entrata in vigore dei regolamenti di attuazione previsti dall'articolo 39 del disegno di legge.
L'articolo 37 dispone che al personale dell'ACI, già adibito al funzionamento del Pubblico Registro Automobilistico, di cui si dispone l'abolizione ai sensi dell'articolo 36, ferma restando la conservazione del rapporto di pubblico impiego, si applicano le disposizioni previste per i lavoratori del settore pubblico in materia di eccedenze di personale, di mobilità collettiva e di collocamento in disponibilità di cui agli articoli 33, 34 e 34-bis del decreto legislativo n. 165 del 2001.
L'articolo 38, in conseguenza dell'abolizione del PRA, disposta dall'articolo 36, stabilisce che l'imposta provinciale di trascrizione (IPT), di cui all'articolo 56 del decreto legislativo n. 446 del 1997, si applica agli atti soggetti a registrazione nell'archivio nazionale dei veicoli.
L'articolo 39 prevede l'emanazione, entro tre mesi dall'entrata in vigore della legge, di regolamenti di delegificazione, finalizzati all'attuazione della nuova disciplina, introdotta dall'articolo 36, in materia di immatricolazione, di annotazione degli atti, di cessazione della circolazione degli autoveicoli, nonché in materia di procedure concernenti i casi di smarrimento o distruzione della carta di circolazione e per i cambi di residenza dell'intestatario della carta. Con tali regolamenti dovranno essere altresì dettate le eventuali norme transitorie e le ulteriori modalità di attuazione della nuova disciplina.
L'articolo 40 disciplina il quadro sanzionatorio applicabile alle violazioni delle norme concernenti gli adempimenti richiesti per la circolazione degli autoveicoli.
L'articolo 41 reca alcune modifiche e abrogazioni alla normativa vigente in materia di circolazione degli autoveicoli, e stabilisce che le disposizioni introdotte dal Titolo V, unitamente a quelle che verranno emanate con i regolamenti di attuazione di cui all'articolo 39, saranno applicate dalla data di entrata in vigore di tali regolamenti; in pari data avranno effetto le predette modifiche ed abrogazioni.
Il Titolo VI recante «Norme finali», si compone degli articoli 42 e 43.
L'articolo 42 dispone in merito alla collaborazione tra Stato e regioni mediante intese e accordi volti alla promozione della concorrenza e alla tutela dei consumatori, nonché a garantire l'applicazione del provvedimento in esame, mentre l'articolo 43 introduce la clausola dell'invarianza della spesa a carico della finanza pubblica.
Per quanto riguarda le disposizioni rientranti negli ambiti di competenza della Commissione, segnala in primo luogo l'articolo 21, il quale delega il Governo ad adottare, nel termine di un anno dalla data di entrata in vigore della legge, uno o più decreti legislativi recanti norme dirette a favorire l'intervento da parte di organismi di investimento collettivo in valori mobiliari nel capitale di rischio delle società, nonché a favorire l'ammissione dei titoli di partecipazione alla quotazione nei mercati regolamentati dell'Unione europea o dei Paesi aderenti allo Spazio economico europeo.
I principi e criteri direttivi che dovranno essere rispettati in sede di esercizio della delega sono definiti nelle lettere a) e b) del comma 1.
Nell'ambito della lettera a), il legislatore delegato può operare una scelta tra due possibili modi alternativi di concedere le agevolazioni.
La prima modalità prevede, per le società di capitali, la possibilità di fruire di un'agevolazione fiscale ai fini dell'IRES, consistente in una riduzione dell'aliquota d'imposta, qualora la società provveda ad un aumento di capitale o alla quotazione in mercati regolamentati, ma nella sola ipotesi che tale aumento di capitale ovvero


Pag. 15

l'acquisto delle azioni in occasione della quotazione sia finanziato da organismi di investimento collettivo in valori mobiliari (OICVM).
Dal punto di vista oggettivo l'agevolazione è concessa pertanto solo qualora il capitale venga sottoscritto, ovvero acquistato, da parte di organismi di investimento collettivo in valori mobiliari (OICVM), oppure da loro società partecipate costituite allo scopo.
La norma di delega pone, come ulteriore condizione da soddisfare per poter accedere all'agevolazione, che l'attivo di tali OICVM sia prevalentemente investito in partecipazioni in società di capitali.
Per quanto riguarda l'entità dell'agevolazione, la lettera a) del comma 1, consente l'applicazione di un'aliquota ridotta dell'imposta sul reddito delle società, rispetto a quella ordinaria, in misura comunque non inferiore al 20 per cento, e che si applicherà solo sulla parte di imponibile proporzionalmente corrispondente al capitale di nuova formazione. Si tratta sostanzialmente di un meccanismo di riduzione dell'imposta, da applicare sugli utili corrispondenti alla quota di capitale di nuova emissione. Tale capitale dovrà essere sottoscritto e versato, ovvero acquistato in occasione della quotazione in mercati regolamentati o in sistemi di scambio organizzati dell'Unione europea e dei Paesi aderenti allo Spazio economico europeo.
Il principio di delega della lettera a) prevede inoltre una seconda modalità, alternativa a quella sopra descritta, di concedere l'agevolazione, cioè quella di consentire, in alternativa alla riduzione dell'aliquota, la deduzione dal reddito imponibile della società partecipata di una quota degli utili formatisi successivamente all'ingresso degli organismi suddetti nel capitale e ad essi corrisposti.
È previsto comunque, come criterio direttivo generale per entrambe le suddette ipotesi - quindi sia per l'ipotesi dell'applicazione di un'aliquota ridotta che per l'ipotesi della deduzione di una quota degli utili - che sia fissato un limite massimo al risparmio d'imposta fruibile in ciascun periodo.
La già citata lettera a) prevede, come ulteriore criterio, la possibilità di condizionare l'applicazione della disciplina agevolata alla sottoscrizione, da parte di tali organismi di investimento, di una quota del capitale non superiore a un limite massimo, determinato sia in termini assoluti, sia in termini percentuali.
Nell'esercizio della delega dovrà prevedersi inoltre la cessazione dei benefici, sia dell'aliquota ridotta che della deduzione di una quota dei dividendi dall'imponibile, in caso di successiva alienazione delle partecipazioni acquisite da parte dell'originario organismo sottoscrittore, cioè dell'OICVM, a soggetti diversi da organismi di investimento con caratteristiche analoghe.
Il principio di delega contenuto nella lettera b) del comma 1 prevede inoltre un sostegno alle imprese (costituite evidentemente da società per azioni, anche se testualmente il principio di delega non lo esplicita), che provvedano a quotarsi sui mercati regolamentati, consentendo la deduzione, in aggiunta a quella già spettante in base alle ordinarie regole dell'imposizione sul reddito d'impresa, delle spese sostenute per l'ammissione alla quotazione in mercati regolamentati ovvero in sistemi di scambio organizzati dell'Unione europea e dei Paesi aderenti allo Spazio economico europeo; tale deducibilità dovrà peraltro essere limitata ai soli effetti dell'imposta sul reddito delle società.
Le spese sostenute dalle società per la quotazione sono normalmente deducibili dal reddito d'impresa ai fini dell'IRES in quanto componenti negativi di reddito. Per questi si applica infatti il criterio generale previsto dall'articolo 109 del TUIR, che consente la deducibilità delle spese in quanto componenti negativi inerenti all'attività di impresa, se imputate al conto economico nell'esercizio di competenza.
Il principio di delega della lettera b) prevede che sia fissato un limite massimo in valore assoluto dell'ammontare deducibile, nonché la possibilità di ripartirne l'imputazione, a prescindere dai criteri


Pag. 16

valevoli per la deduzione ordinaria, nell'arco massimo di tre periodi d'imposta.
Il comma 1 stabilisce anche, in generale, che i decreti legislativi in oggetto dovranno essere emanati in conformità alla disciplina comunitaria in materia di aiuti di Stato. Tutte le disposizioni sopra citate, sia l'agevolazione IRES che la possibilità di dedurre i costi di quotazione in mercati regolamentati dovranno essere pertanto notificate alla Commissione europea e da questa autorizzate, ai sensi dell'articolo 88, paragrafo 3, del Trattato che istituisce la Comunità europea.
Ricorda infatti che il Trattato CE, il quale prevede tra i suoi obiettivi il rafforzamento della competitività dell'industria comunitaria, vieta gli aiuti di Stato alle imprese, in quanto distorsivi del principio della libera concorrenza, tranne in casi esplicitamente indicati. In particolare, ai sensi dell'articolo 87, paragrafo 1, del Trattato, sono ritenuti «incompatibili con il mercato comune, nella misura in cui incidano sugli scambi tra Stati membri, gli aiuti concessi dagli Stati, ovvero mediante risorse statali, sotto qualsiasi forma che, favorendo talune imprese o talune produzioni, falsino o minaccino di falsare la concorrenza».
A tale ultimo proposito segnala come già in passato la Commissione europea si sia pronunciata negativamente su aiuti di stato simili a quelli in oggetto, in particolare su quelli previsti dal decreto-legge n. 269 del 2003. La Commissione europea infatti, con le decisioni C591 del 16 marzo 2005 e C3302 del 6 settembre 2005, ha affermato l'incompatibilità con il mercato comune del regime di aiuti di Stato concessi sotto forma di incentivi fiscali, di cui al predetto decreto-legge n. 269, e la necessità di procedere al loro recupero.
Nel decreto erano previste, tra l'altro, le seguenti disposizioni agevolative per le imprese relative alla quotazione in mercati regolamentati:
all'articolo 1, comma 1, lettera d), per i soggetti in attività alla data del 2 ottobre 2003, l'esclusione dal reddito imponibile dell'ammontare delle spese sostenute per la quotazione in un mercato regolamentato di uno Stato membro dell'Unione europea;
all'articolo 11, per le società le cui azioni fossero ammesse alla quotazione in un mercato regolamentato di uno Stato membro dell'Unione Europea, nel periodo compreso tra il 2 ottobre 2003 e il 31 dicembre 2004, una riduzione dell'aliquota dell'imposta sul reddito;
all'articolo 12 una riduzione di aliquota dell'imposta sostitutiva per gli OICVM che investissero il proprio patrimonio in azioni emesse da società a piccola e media capitalizzazione, quotate nei mercati regolamentati italiani o di altro Stato membro dell'Unione europea.

In base al comma 2 dell'articolo 21, gli schemi dei decreti legislativi dovranno essere trasmessi alle Camere per l'acquisizione dei pareri delle competenti Commissioni parlamentari, da esprimere entro trenta giorni dall'assegnazione.
Il comma 3 prevede inoltre che, decorso il termine di cui al comma 2 senza che le Commissioni abbiano espresso i pareri di rispettiva competenza, i decreti legislativi possono essere comunque adottati.
In base al comma 4 sarà possibile adottare, nei due anni successivi alla data di entrata in vigore dei decreti legislativi di cui al comma 1, sempre nel rispetto dei princìpi e criteri direttivi e delle procedure di cui all'articolo, ulteriori decreti legislativi recanti disposizioni integrative e correttive, nonché tutte le modificazioni necessarie per il migliore coordinamento normativo.
Il comma 5 contiene la clausola di neutralità finanziaria, disponendo che dall'attuazione delle deleghe di cui al presente articolo e di cui all'articolo 33 non debbano complessivamente derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
Osserva in proposito come l'articolo preveda l'introduzione di agevolazioni di natura fiscale in favore di società, le quali sembrerebbero comportare maggiori oneri a carico della finanza pubblica. La relazione


Pag. 17

tecnica non fornisce tuttavia alcuna indicazione al riguardo, limitandosi a richiamare la clausola di invarianza degli oneri.
L'articolo 27 elimina l'obbligo di tenuta del libro dei soci delle società a responsabilità limitata (S.r.l.) e l'obbligo di deposito presso il registro delle imprese dell'elenco dei soci delle stesse società, disegnando un nuovo sistema di pubblicità relativo alle quote sociali ed al loro trasferimento basato unicamente sulla loro iscrizione nel registro delle imprese.
Gli articoli del codice civile interessati dalle modifiche sono l'articolo 2470, l'articolo 2478 e l'articolo 2478-bis.
Ricorda che l'attuale disciplina di cui all'articolo 2478, n. 1) del codice civile, prevede l'obbligo per gli amministratori di tenere il libro dei soci, nel quale devono essere indicati: «il nome dei soci, la partecipazione di spettanza di ciascuno, i versamenti fatti sulle partecipazioni, nonché le variazioni nelle persone dei soci».
Si tratta peraltro di un libro non accessibile a terzi. L'assetto societario delle Srl è attualmente conoscibile e opponibile a terzi tramite il Registro delle imprese. In base all'articolo 2470, terzo comma, infatti, se la quota è alienata con successivi contratti a più persone, quella tra esse che per prima ha effettuato in buona fede l'iscrizione nel registro delle imprese è preferita alle altre, anche se il suo titolo è di data posteriore.
Nel registro delle imprese è invece obbligatoria l'iscrizione di alcuni momenti della vita societaria:
l'iscrizione dell'atto costitutivo, in base dall'articolo 2463, terzo comma del codice civile, che prevede che si applichi alle S.r.l. l'obbligo di deposito previsto per le società per azioni dall'articolo 2330 del codice civile;
l'obbligo del deposito dell'elenco soci annuale, previsto dall'articolo 2478-bis, da effettuarsi entro 30 giorni dall'approvazione del bilancio;
il successivo trasferimento delle quote, che avviene, in base all'articolo 2470 del codice civile, con l'intervento del notaio presso il quale viene depositato l'atto di trasferimento delle quote e con la successiva iscrizione del trasferimento, entro trenta giorni ed a cura del notaio stesso, nel registro delle imprese. Tale iscrizione nel registro delle imprese rende la modifica efficace nei confronti dei terzi. Per quanto riguarda invece l'efficacia della modifica nei confronti della società, questa si realizza, in base all'articolo 2470, primo comma, con l'iscrizione nel libro dei soci a cura degli amministratori della società stessa.

Ricorda che l'iscrizione nel libro dei soci, tenuto a cura degli amministratori, deve essere bollata e vidimata e gli oneri sono di circa 30 euro di diritti camerali e di 14,62 euro ogni 100 pagine per imposta di bollo.
Per quanto riguarda pertanto la pubblicità del trasferimento delle quote, il sistema vigente, prevedendo una duplice trascrizione - l'una costituita dall'iscrizione nel libro dei soci ed efficace solo all'interno della società e l'altra costituita dall'iscrizione nel registro delle imprese che opera come forma di pubblicità nei confronti dei terzi - può generare situazioni di disallineamento dei dati tra libro dei soci e registro delle imprese, anche in considerazione dell'informatizzazione del Registro imprese e della sua consultabilità via Internet.
L'articolo 27 semplifica gli adempimenti relativi al trasferimento delle quote delle S.r.l. ed all'elenco dei soci, abrogando sia l'obbligo di tenuta del libro soci che l'obbligo del deposito dell'elenco dei soci annuale presso l'ufficio del Registro imprese.
In tale ottica, il comma 1 provvede a riscrivere i primi due commi dell'articolo 2470 del codice civile, prevedendo unicamente l'iscrizione nel registro delle imprese, anziché nel libro dei soci, del trasferimento delle partecipazioni sociali e conferendo a tale iscrizione efficacia nei confronti della società.
Il notaio, pertanto, in base al novellato secondo comma dell'articolo 2470 del codice


Pag. 18

civile, dovrà dare pubblicità alla compagine sociale - oltre che nella fase di costituzione - anche in seguito all'atto di trasferimento della partecipazione, depositando entro 20 giorni (anziché entro 30 giorni come previsto attualmente) l'atto di trasferimento delle quote presso l'ufficio del registro delle imprese nella cui circoscrizione è stabilita la sede sociale.
Per effetto del nuovo sistema, pertanto, l'iscrizione delle quote sociali nel Registro delle imprese avrà effetto sia nei confronti dei terzi che della società e potrà essere consultata in tempo reale, anche informaticamente, da tutti i soggetti interessati, eliminandosi altresì l'attuale dualismo che «scinde» la partecipazione societaria tra titolarità del bene-partecipazione, risultante dall'iscrizione del trasferimento nel registro delle imprese, e titolarità dei diritti amministrativi e patrimoniali legati alla qualifica di socio risultanti dal libro dei soci e dall'elenco dei soci.
Sempre in base alla modifica proposta dal comma 1 al secondo comma dell'articolo 2470, in caso di trasferimento a causa di morte, il deposito e l'iscrizione sono effettuati a richiesta dell'erede o del legatario verso presentazione della documentazione di cui all'articolo 2022, anziché, come previsto nel testo vigente, «verso presentazione della documentazione richiesta per l'annotazione nel libro dei soci dei corrispondenti trasferimenti in materia di società per azioni».
Ricorda a tale riguardo che l'articolo 2022 del codice civile disciplina il trasferimento dei titoli di credito nominativi stabilendo che questo si opera mediante l'annotazione del nome dell'acquirente sul titolo e nel registro dell'emittente o col rilascio di un nuovo titolo intestato al nuovo titolare e che del rilascio deve essere fatta annotazione nel registro. Colui che chiede l'intestazione del titolo a favore di un'altra persona, o il rilascio di un nuovo titolo ad essa intestato, deve provare la propria identità e la propria capacità di disporre, mediante certificazione di un notaio o di un agente di cambio. Il rinvio alla documentazione prevista dall'articolo 2022 sembrerebbe doversi pertanto intendere alla certificazione del notaio o di un agente di cambio che provino l'identità dell'erede che chiede il trasferimento a proprio favore della quota societaria.
L'articolo 2022 stabilisce anche che se l'intestazione o il rilascio è richiesto dall'acquirente, questi deve esibire il titolo e dimostrare il suo diritto mediante atto autentico. L'esatto assolvimento di tali formalità vale ad esonerare da ogni responsabilità l'emittente, salvo il caso della colpa.
In base alla dottrina ed alla giurisprudenza, le norme di cui all'articolo 2022 trovano applicazione, in via analogica, anche in caso di acquisto mortis causa, pertanto probabilmente l'erede dovrà oltre a provare la propria identità, anche dimostrare il suo diritto, come deve fare l'acquirente del titolo.
Il comma 2 dell'articolo 27 provvede inoltre a modificare l'articolo 2478 del codice civile, recante l'elenco dei libri sociali obbligatori, eliminando innanzitutto il n. 1) del primo comma, cioè il libro dei soci (lettera a) del comma 2). In secondo luogo viene conseguentemente coordinato formalmente il secondo comma dell'articolo 2478 che citava il n. 1) ora abrogato (lettera b) del comma 2).
Il comma 3 modifica altresì l'articolo 2478-bis, secondo comma, relativo all'obbligo di deposito di copia del bilancio approvato, entro trenta giorni dall'approvazione, presso l'ufficio del registro delle imprese. La norma, coerentemente con le modifiche operata dai precedenti commi 1 e 2, sopprime l'inciso finale che prevede l'obbligo di deposito presso il registro delle imprese dell'elenco dei soci e degli altri titolari di diritti sulle partecipazioni sociali.
L'articolo 32 stabilisce la nullità delle cosiddette clausole di massimo scoperto, stabilite a favore del cliente titolare di conto corrente.
Ricorda che la cosiddetta «commissione di massimo scoperto», secondo la giurisprudenza, costituisce la remunerazione accordata alla banca per la messa a disposizione


Pag. 19

dei fondi a favore del correntista indipendentemente dall'effettivo prelevamento della somma.
In merito alla natura giuridica della commissione di massimo scoperto segnala come la giurisprudenza segua due diverse teorie, intendendola come interesse accessorio ovvero remunerazione della disponibilità delle somme concesse a titolo di apertura di credito, esigibile a prescindere dall'effettivo utilizzo delle stesse.
La dottrina tuttavia esprime taluni dubbi su tali ricostruzioni giurisprudenziali dell'istituto, osservando che alla costruzione della commissione di massimo scoperto come un interesse accessorio si oppone la circostanza che questa non si calcola in funzione del tempo, non cresce cioè in ragione del periodo di utilizzo delle somme affidate, al contrario, gli interessi aumentano in modo direttamente proporzionale al tempo. Nella medesima ottica vi è la constatazione secondo cui la commissione di massimo scoperto non è considerata nel calcolo del tasso annuo effettivo globale, nonché nel computo del tasso usurario. Parimenti rileva come la commissione di massimo scoperto sia indicata negli estratti conto, destinati alla clientela, come una voce di spesa autonoma dagli interessi, secondo quanto peraltro accade per le diverse competenze di servizio a vario titolo addebitate al beneficiario dell'affidamento.
Per quanto attiene alla seconda ipotesi interpretativa, anche il configurarsi della commissione di massimo scoperto come una commissione cosiddetta di affidamento, ovvero come un corrispettivo dovuto per la messa a disposizione di una somma di denaro, male si attaglia alla normativa del codice civile, che nulla prevede in tal senso, e, parimenti, non ha precedenti nella prassi contrattuale bancaria, la quale non registra casi di remunerazione dell'affidamento in sé.
Nel dettaglio, il comma 1 dell'articolo 32 prevede che siano nulle:
1) le clausole aventi ad oggetto la commissione di massimo scoperto;
2) le clausole che prevedono una remunerazione a favore della banca per la messa a disposizione di fondi a favore del cliente titolare di conto corrente indipendentemente dall'effettivo prelevamento della somma;
3) le clausole che prevedono una remunerazione accordata alla banca indipendentemente dall'effettiva durata dell'utilizzazione dei fondi da parte del cliente.

In merito alla formulazione tecnica della disposizione rileva come le norme in esame andrebbero più appropriatamente formulate come novella al codice civile, relativamente alla disciplina del contratto di apertura di credito.
Il comma 2 chiarisce che le somme dovute dal cliente alla banca in dipendenza della effettiva durata dell'utilizzazione dei fondi da parte del cliente sono comunque rilevanti ai fini dell'applicazione della normativa in materia di interessi usurari.
Nel dettaglio, la norma prevede espressamente che gli interessi, le commissioni e le provvigioni derivanti dalle clausole comunque denominate che prevedono una remunerazione, a favore della banca, dipendente dalla effettiva durata dell'utilizzazione dei fondi da parte del cliente debbano considerarsi rilevanti ai fini dell'applicazione:
1) dell'articolo 1815 del codice civile, il quale stabilisce che, salvo diversa volontà delle parti, il mutuatario deve corrispondere gli interessi al mutuante;
2) dell'articolo 644 del codice penale, che punisce il reato di usura;
3) degli articoli 2 e 3 della legge n. 108 del 1996, i quali hanno apportato rilevanti modifiche al regime penale del delitto di usura introducendo un parametro di riferimento per la valutazione dell'usurarietà degli interessi.

Il comma 3 dell'articolo 32 reca infine una disposizione transitoria, stabilendo che i contratti in corso alla data di entrata


Pag. 20

in vigore del provvedimento siano adeguati alle disposizioni del medesimo articolo 32 entro sessanta giorni dalla medesima data.
L'articolo 33 delega, al comma 1, il Governo ad adottare, entro un anno dalla data di entrata in vigore del provvedimento, apposite misure legislative per favorire la modernizzazione degli strumenti di pagamento, al fine di ridurre i costi finanziari e amministrativi derivanti dalla gestione del denaro contante e dei titoli di credito cartacei.
Secondo la relazione illustrativa al provvedimento, l'attuale sistema dei pagamenti appare caratterizzato da un uso eccessivo di strumenti materiali, quali il denaro contante e gli assegni. In tale contesto la norma consentirà di abbattere i costi connessi alla gestione materiale del denaro, nonché di colmare la distanza che esiste attualmente tra l'Italia e gli altri Paesi europei, nei quali l'utilizzo dei sistemi elettronici di pagamento ha quasi del tutto sostituito l'uso del contante.
A livello normativo, ricorda che nella legge finanziaria per il 2007 è stata inserita una misura diretta a unificare le procedure di pagamento degli stipendi del personale statale, facendole confluire in un unico canale telematico e in tal modo conseguire un notevole snellimento delle procedure.
In particolare, il comma 446 dell'articolo 1 della legge finanziaria per il 2007 dispone che allo scopo di razionalizzare, omogeneizzare ed eliminare duplicazioni e sovrapposizioni degli adempimenti e dei servizi della pubblica amministrazione per il personale e per favorire il monitoraggio della spesa del personale, tutte le amministrazioni dello Stato, ad eccezione delle Forze armate compresa l'Arma dei carabinieri, per il pagamento degli stipendi si avvalgono delle procedure informatiche e dei servizi del Ministero dell'economia e delle finanze - Dipartimento dell'amministrazione generale, del personale e dei servizi del tesoro.
Inoltre, il comma 451 dell'articolo 1 della citata legge finanziaria per il 2007 dispone che il Ministero dell'economia e delle finanze è autorizzato, anche in deroga alla normativa vigente, a sperimentare l'introduzione della carta di acquisto elettronica per i pagamenti di limitato importo relativi agli acquisti di beni e servizi. Successivamente, con regole tecniche da emanare ai sensi degli articoli 38 e 71 del codice dell'amministrazione digitale, di cui al decreto legislativo n. 82 del 2005, è disciplinata l'introduzione dei predetti sistemi di pagamento per la pubblica amministrazione.
Per quanto riguarda i principi e criteri direttivi che il Governo dovrà seguire nell'emanazione dei decreti legislativi concernenti il riordino della disciplina in materia di sistemi di pagamento, la lettera a) del comma 1 indica, quale primo criterio, la progressiva introduzione, a carico delle pubbliche amministrazioni e senza ulteriori oneri, dell'obbligo di accettare pagamenti tramite moneta elettronica, nonché attraverso servizi telematici e telefonici.
A tal fine, la pubblica amministrazione dovrà provvedere alla stipulazione di convenzioni con banche e loro associazioni, volte ad escludere che dall'applicazione delle disposizioni dei medesimi decreti legislativi derivino oneri o aggravi finanziari per i cittadini e per l'amministrazione. La stipulazione di convenzioni dovrà avvenire tramite procedura competitiva.
In merito alla formulazione della disposizione, rileva l'utilizzo atecnico della nozione di «moneta elettronica», che, ai sensi dell'articolo 1, comma 1, lettera h-ter), del testo unico bancario, indica un «valore monetario rappresentato da un credito nei confronti dell'emittente che sia memorizzato su un dispositivo elettronico, emesso previa ricezione di fondi di valore non inferiore al valore monetario emesso e accettato come mezzo di pagamento da soggetti diversi dall'emittente». L'utilizzo di tale nozione escluderebbe, ad esempio, dalla disciplina in esame le carte di credito.
La lettera b) del comma 1 prevede che l'obbligo di cui alla lettera a) sia gradualmente esteso:
a) ai soggetti incaricati di servizi pubblici;


Pag. 21


b) alle banche;
c) alle assicurazioni;
d) ad altri soggetti appartenenti a specifiche categorie economiche.

Sempre in merito alla formulazione della disposizione, rileva l'eccessiva genericità, ai fini dell'esercizio della delega, dell'espressione «specifiche categorie economiche».
La lettera c) del comma 1 stabilisce l'introduzione di una soglia massima oltre la quale non possono essere erogati in contanti o con assegni:
a) lo stipendio;
b) la pensione;
c) i compensi comunque corrisposti in via continuativa a prestatori d'opera.

In tale contesto ricorda che il comma 69 della legge finanziaria per il 2007 è intervenuto sui termini per l'applicazione graduale delle nuove disposizioni, le quali prescrivono che i compensi in denaro per l'esercizio di arti e professioni vengano riscossi esclusivamente attraverso assegni non trasferibili, bonifici, oppure altre modalità di pagamento bancario o postale, nonché mediante sistemi di pagamento elettronico.
Il comma 12 dell'articolo 35 del decreto-legge n. 223 del 2006, ha infatti introdotto l'obbligo, per gli esercenti arti o professioni, anche in forma associata, di tenere uno o più conti correnti bancari o postali, in cui debbono far affluire le somme riscosse nell'esercizio dell'attività ed effettuare i prelevamenti per il pagamento delle spese.
È altresì previsto che i compensi in denaro per l'esercizio di arti e professioni, di importo unitario superiore a 100 euro, vengano riscossi esclusivamente attraverso assegni non trasferibili, bonifici, oppure altre modalità di pagamento bancario o postale, nonché mediante sistemi di pagamento elettronico.
In particolare, il citato comma 69 della legge finanziaria ha stabilito che il predetto limite di 100 euro sia innalzato a 1.000 euro fino al 30 giugno 2008, per poi ridursi a 500 euro nel periodo compreso tra il 1o luglio 2008 e il 30 giugno 2009: pertanto, il limite a regime di 100 euro troverà applicazione soltanto a partire dal 1o luglio 2009. Inoltre, la norma del comma 69 stabilisce che il Ministro dell'economia e delle finanze sia autorizzato ad individuare, mediante proprio decreto, le condizioni che consentono di derogare ai predetti limiti, qualora il soggetto debitore del pagamento versi in condizioni d'impedimento determinate dal decreto medesimo.
La lettera d) dispone che debbano essere previste misure per agevolare i pagamenti delle pubbliche amministrazioni con strumenti diversi dal denaro contante e dagli assegni.
La lettera e) prevede l'introduzione di incentivi, anche di natura fiscale, per favorire l'acquisto, anche da parte dei soggetti privati, di strumenti idonei a consentire la ricezione di pagamenti tramite moneta elettronica; tali strumenti dovrebbero essere ad esempio i POS (Point of Sales) utilizzati dagli esercizi commerciali per ricevere i pagamenti con carta). L'introduzione di incentivi dovrà avvenire nell'invarianza del gettito.
Rileva anche in tal caso l'utilizzo atecnico della nozione «moneta elettronica»; inoltre, si evidenzia l'opportunità di chiarire il meccanismo che dovrà consentire l'introduzione di incentivi ad invarianza del gettito.
La lettera f) dispone la revisione della disciplina concernente l'imposta di bollo sui documenti relativi alle operazioni bancarie, prevedendo la revisione, in termini più favorevoli, del trattamento tributario delle operazioni effettuate in via telematica ed elettronica e della tenuta di conti correnti caratterizzati da ridotto rilievo finanziario e da limitato impatto amministrativo. La disposizione specifica comunque che la revisione dovrà avvenire ad invarianza di gettito.
In merito alla formulazione della disposizione rileva l'opportunità di chiarire il meccanismo che dovrà rendere più favorevole


Pag. 22

il trattamento tributario ed assicurare, al contempo, l'invarianza del gettito.
La lettera g) prevede il superamento progressivo dell'obbligo di trasmissione dell'elenco dei clienti e dei fornitori in ragione della graduale introduzione dell'emissione della fattura in forma elettronica.
Si ricorda a tale riguardo che l'articolo 37, comma 8, del decreto-legge n. 223 del 2006, aggiungendo il comma 4-bis all'articolo 8-bis del decreto del Presidente della Repubblica n. 322 del 1998, ha reintrodotto uno specifico obbligo dichiarativo a carico parte dei soggetti IVA, in precedenza soppresso, aggiornandolo secondo gli attuali strumenti informatici a disposizione. L'adempimento è rappresentato dall'invio dell'elenco dei soggetti verso i quali sono state emesse fatture (cessioni e prestazioni), nonché di quello relativo ai soggetti da cui sono stati effettuati acquisti rilevanti ai fini IVA.
La lettera h) prevede l'individuazione di strumenti idonei a ridurre i costi amministrativi a carico degli operatori ed i costi amministrativi e finanziari a carico degli utenti, connessi all'utilizzo di moderni sistemi di pagamento.
Ciò dovrà avvenire anche mediante la semplificazione delle procedure, da realizzare in via regolamentare o con l'adozione di provvedimenti amministrativi generali, in coordinamento con le autorità che regolano il settore.
La lettera i) prevede il necessario coordinamento della nuova disciplina con le disposizioni vigenti, mentre la lettera l) stabilisce che venga introdotta una adeguata normativa transitoria volta a regolamentare il passaggio alla nuova disciplina.
La lettera m) dispone che si debba prevedere l'autorizzazione in favore degli enti nazionali di previdenza e assistenza sociale a stipulare apposite convenzioni con la società Poste italiane Spa o con banche, alle condizioni di cui alla lettera a), per la distribuzione di carte di pagamento che consentano ai titolari delle prestazioni dei medesimi enti la riscossione delle somme loro spettanti presso gli sportelli automatici degli uffici postali e delle banche. La stipula delle convenzioni dovrà avvenire senza maggiori oneri per la finanza pubblica.
In merito alla formulazione della disposizione rileva come la norma preveda la stipula di convenzioni soltanto con la società Poste italiane Spa o con banche, non prevedendo invece che le stesse convenzioni possano essere stipulate, al fine di garantire parità di concorrenza, con intermediari emittenti carte di pagamento ovvero con istituti di moneta elettronica abilitati ai sensi del testo unico bancario.
Più in generale, evidenzia come le norme di delega, con particolare riguardo ai criteri indicati nella lettera h), non tengano conto delle competenze attribuite dall'ordinamento attuale alla Banca d'Italia, anche quale componente del Sistema Europeo delle Banche Centrali (SEBC), in materia di vigilanza sui sistemi di pagamento, di guisa che si potrebbe determinare un mancato coordinamento tra le varie autorità.
I commi da 2 a 6 dell'articolo 33 disciplinano le modalità di attuazione della delega legislativa.
Nel dettaglio, il comma 2 stabilisce che gli schemi dei decreti legislativi di cui al comma 1 dovranno essere trasmessi alle Camere per l'acquisizione dei pareri delle competenti Commissioni parlamentari, le quali si esprimono entro trenta giorni dall'assegnazione. Il comma 3 stabilisce che, decorso il termine di cui al comma 2 senza che le Commissioni parlamentari abbiano espresso i pareri di rispettiva competenza, i decreti legislativi possono essere comunque adottati.
Il comma 4 autorizza il Governo, nei due anni successivi alla data di entrata in vigore dei decreti legislativi, ad adottare, nel rispetto dei princìpi e criteri direttivi e delle procedure di cui al presente articolo, uno o più decreti legislativi recanti disposizioni integrative e correttive, nonché tutte le modificazioni necessarie per realizzare il migliore coordinamento normativo.


Pag. 23


Il comma 5 precisa che dall'attuazione delle deleghe non devono complessivamente derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
Il comma 6 dispone che le regole tecniche per l'attuazione dei decreti legislativi debbano essere adottate con le modalità e secondo le procedure previste dall'articolo 71, commi 1 e 1-ter, del codice dell'amministrazione digitale, di cui al decreto legislativo n. 82 del 2005.
Riguardo alla formulazione di tali disposizione rileva come esse non considerino, ai fini del necessario coordinamento dell'azione normativa e regolamentare, il ruolo attualmente svolto dalla Banca d'Italia e riconosciuto dalle stesse disposizioni del codice dell'amministrazione digitale, il quale prevede infatti, agli articoli 38 e 62 il coinvolgimento della Banca d'Italia in materia di pagamenti informatici, carta d'identità elettronica e carta nazionale dei servizi.
Rileva inoltre come la relazione tecnica allegata al disegno di legge non fornisca alcuna indicazione relativamente ad eventuali oneri o risparmi derivanti dall'attuazione dell'articolo.
L'articolo 38 disciplina la tassazione degli atti che costituiscono, trasferiscono, modificano o estinguono diritti su veicoli in conseguenza dell'abolizione del pubblico registro automobilistico, disposta dall'articolo 36 del disegno di legge, e dell'obbligo, previsto dallo stesso articolo, di registrare i suddetti atti nell'archivio nazionale dei veicoli.
L'articolo prevede infatti che agli atti, soggetti a registrazione nell'archivio nazionale dei veicoli, ai sensi del comma 2 del menzionato articolo 36, continua ad applicarsi l'imposta provinciale di trascrizione (IPT), disciplinata dall'articolo 56 del decreto legislativo n. 446 del 1997, con riferimento alle formalità richieste al pubblico registro automobilistico, il quale, come sopra indicato, è abolito dal comma 3 dell'articolo 36.
Gli atti ai quali si applica la disposizione sono quelli che, relativamente ai beni di cui all'articolo 36, comma 1, del disegno di legge, costituiscono, trasferiscono, modificano o estinguono:
il diritto di proprietà;
i diritti reali, anche di garanzia;
la locazione con facoltà di acquisto;
il sequestro conservativo;
il pignoramento.

Per quanto riguarda la formulazione della norma, rileva come sarebbe stato più corretto prevedere che il sopra illustrato articolo 56 del decreto legislativo n. 446 del 1997, in relazione alle sua natura di imposta di trascrizione, continui ad applicarsi «alla registrazione degli atti», piuttosto che agli atti stessi.
Per maggior precisione si potrebbe specificare che la norma si riferisce ai beni di cui al comma 1 dell'articolo 36 del disegno di legge.
Evidenzia inoltre l'opportunità di individuare con precisione, anche per relationem, il momento a decorrere dal quale l'imposta si applicherà in conseguenza della registrazione degli atti nell'archivio nazionale dei veicoli, anziché per le formalità eseguite nel pubblico registro automobilistico, anche in relazione all'entrata in vigore dei regolamenti di attuazione del Titolo V del disegno di legge, a decorrere dalla quale sarà abolito il pubblico registro automobilistico.
Si riserva quindi di formulare una proposta di parere all'esito del dibattito sul provvedimento.

Paolo DEL MESE, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.

La seduta termina alle 15.55.