XIV Commissione - Resoconto di mercoledì 6 giugno 2007


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ATTI COMUNITARI

Mercoledì 6 giugno 2007 - Presidenza del presidente Franca BIMBI.

La seduta comincia alle 14.05.

Variazione nella composizione della Commissione.

Franca BIMBI, presidente, comunica che, per il gruppo Sinistra democratica per il socialismo europeo (SDpSE), entra a far parte della Commissione il deputato Marco Fumagalli.

Sui lavori della Commissione.

Franca BIMBI, presidente, comunica che il Ministro per le politiche europee, con lettera del 4 giugno 2007, ha inviato la documentazione relativa alla procedura di infrazione 2005/5086 concernente la presunta incompatibilità con il diritto comunitario di alcuni aspetti della legge n. 112/04.
Il Ministro informa nella sua lettera di avere previamente provveduto, anche su sollecitazione del Ministro delle Comunicazioni, a verificare presso la Commissione europea che non vi fossero obiezioni alla trasmissione della predetta documentazione in sede parlamentare.
Il Ministro ha altresì espresso l'auspicio che, essendo le procedure ancora in fase precontenziosa, la Commissione possa fare un uso riservato della documentazione.
Informa quindi che, con queste precisazioni, la documentazione in oggetto è a disposizione dei commissari per la consultazione.

Gianluca PINI (LNP) non condivide la richiesta del Ministro per le politiche europee affinché la Commissione faccia un uso riservato della documentazione relativa


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alla procedura di infrazione 2005/5086, richiesta che considera limitativa del ruolo del Parlamento.

Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale e al Comitato delle regioni: Inventario della realtà sociale - Relazione intermedia al Consiglio europeo di primavera del 2007.
COM(2007)63 def.
(Esame, ai sensi dell'articolo 127, comma 1, del regolamento, e rinvio).

La Commissione inizia l'esame del provvedimento in oggetto.

Giovanni CUPERLO (Ulivo), relatore, osserva preliminarmente che la relazione intermedia sull'inventario della realtà sociale, presentata dalla Commissione europea il 26 febbraio 2007, costituisce un documento di estrema importanza, sia per i contenuti che per il quadro politico e normativo in cui si inserisce.
La relazione, infatti, si inserisce nel processo di elaborazione di un inventario della realtà sociale europea, richiesto dal Consiglio europeo, del 15-16 giugno del 2006, su proposta della Commissione europea. L'obiettivo è quello di predisporre un bilancio dei cambiamenti e delle tendenze sociali in atto in Europa che permetta di fissare un'agenda di interventi intesi ad assicurare pace, prosperità e solidarietà nel contesto della globalizzazione.
Rileva come la dimensione sociale dell'Unione europea sia stata sinora lasciata in secondo piano rispetto a quella della crescita e dello sviluppo economico. Pur essendo la dimensione sociale espressamente contemplata nel trattato e nella strategia di Lisbona, è mancato sinora un quadro strategico di riferimento per l'azione dell'Unione europea e degli stati membri al riguardo.
Ne è scaturita un'azione debole o comunque insufficiente a livello europeo in relazione ad aspetti fondamentali della vita dei cittadini, proprio in una fase in cui i grandi mutamenti economici e sociali connessi alla globalizzazione
È indubbio che proprio l'assenza di un ruolo forte e chiaro dell'Unione europea in questo campo abbia contribuito all'attuale fase critica del processo di integrazione europea, espresso in particolare dal voto contrario alla ratifica del Trattato costituzionale nei referendum tenuti in Francia e Paesi Bassi. Ed è quindi altrettanto evidente che il rafforzamento dell'azione europea in questi campi, attraverso la definizione di un quadro strategico in cui si coordinino gli interventi sopranazionali e statali, è condizione imprescindibile per il rilancio della fiducia dei cittadini nella costruzione europea.
La predisposizione dell'Inventario della realtà sociale, se operata adeguatamente, sembra andare senz'altro in questa direzione, contribuendo, come evidenziato dalla Commissione europea, a costruire un consenso sulle comuni sfide sociali che gli europei si trovano ad affrontare.
In vista della predisposizione di questo inventario, con la relazione e con il documento di consultazione che la accompagna, predisposto dai consiglieri per le politiche europee della Commissione europea, è stata lanciata una vasta consultazione sui temi e le sfide sociali dell'Europa, che si concluderà entro la fine del 2007, nell'intento di intavolare il dialogo con i vari interlocutori per discutere cosa caratterizzi la «realtà sociale» europea.
In tal modo si intende avviare un importante dibattito su alcune questioni centrali connesse al benessere dei cittadini europei: opportunità economiche, natura del lavoro, nuovi modelli di vita familiare, povertà e disuguaglianza, ostacoli alla salute e alla mobilità sociale, qualità della vita, diversità culturale e impedimenti all'integrazione, criminalità e comportamenti antisociali.
I risultati delle consultazione saranno tenuti in considerazione dalla Commissione in vista dell'elaborazione di iniziative politiche future, quali la revisione intermedia dell'agenda della Commissione per la politica sociale.


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L'esame della relazione e del documento di consultazione da parte della Camera costituisce, quindi, una significativa opportunità per intervenire in un fase precoce nella formazione di un complesso di politiche, orientamenti strategici e di interventi normativi dell'Unione europea su una molteplicità di aspetti connessi alla «realtà sociale».
Si tratta, in altri termini, di acquisire elementi di conoscenza e valutazione su una realtà caratterizzata da un'estrema complessità e di poter contribuire, in modo efficace, alla formazione delle politiche europee e nazionali in materia.
In questo modo viene, a suo avviso valorizzato il ruolo della Camera e, più in generale dei parlamenti nazionali, nel processo di integrazione europea. Si associano, infatti, le massime istanze rappresentative nazionali a scelte politiche di fondo di massima importanza.
L'esame della relazione sull'inventario della realtà sociale può, inoltre, proprio per l'ampiezza e la molteplicità dei settori e delle politiche contemplate, costituire l'occasione per individuare specifiche proposte legislative o altri documenti di strategia e indirizzo, già presentati dalle istituzioni dell'UE o in fase di preparazione, su cui la Camera potrebbe concentrare la propria attività in fase ascendente.
Fa presente che l'esplorazione della realtà sociale europea si inserisce anzitutto nel contesto dell'attuazione della strategia di Lisbona per la crescita e l'occupazione, che dovrebbe mirare non solo alla competitività economia ma anche al rafforzamento della coesione sociale e alla dimensione sociale della sostenibilità.
Il Consiglio europeo di Bruxelles del 22 e 23 marzo 2005, nel procedere alla revisione intermedia dell'Agenda di Lisbona, ha individuato nella coesione sociale uno dei tre assi fondamentali del rilancio della strategia.
Al riguardo, il Consiglio europeo ha ribadito l'obiettivo di attrarre un maggior numero di persone sul mercato del lavoro, investendo in una politica attiva dell'occupazione e in misure volte a conciliare vita professionale e vita familiare; di: dare priorità alle pari opportunità, alle strategie di invecchiamento attivo, alla promozione dell'integrazione sociale e alla trasformazione del lavoro non dichiarato in lavoro regolare; di sviluppare nuove fonti occupazionali, nei servizi alle persone e alle imprese, nell'economia sociale, nella pianificazione territoriale e nella protezione dell'ambiente; sviluppare nuove forme di organizzazione del lavoro e una maggiore diversità dei contratti, che combinino meglio flessibilità e sicurezza; intensificare gli sforzi per elevare il livello generale d'istruzione e ridurre il numero di giovani che lasciano la scuola precocemente; assicurare l'apprendimento permanente, in particolare per i lavoratori meno qualificati e per il personale delle piccole e medie imprese.
Anche il programma comunitario di Lisbona 2005-2008, presentato a luglio 2005 dalla Commissione europea ha ribadito questi obiettivi, prospettando possibili linee di intervento al riguardo.
Infine, il Consiglio europeo di primavera dell'8 e 9 marzo 2007 ha rilevato l'importanza della dimensione sociale dell'UE, e rammentato, al riguardo, le disposizioni sociali del trattato relative alla promozione dell'occupazione e al miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro che consenta la loro parificazione nel progresso; ha rilevato che l'Agenda di Lisbona dovrebbe tenere maggiormente conto degli obiettivi sociali comuni degli Stati membri per assicurare che i cittadini dell'Unione continuino a sostenere l'integrazione europea. In tale contesto, il Consiglio europeo accoglie con favore la relazione comune sull'occupazione e la relazione congiunta sulla protezione sociale e l'inclusione sociale. Lo stesso Consiglio ha sottolineato la necessità, al fine di rafforzare la coesione sociale, di combattere la povertà e l'esclusione sociale, in particolare la povertà infantile, e di offrire a tutti i bambini pari opportunità. Il Consiglio ha affermato che si dovrebbe prestare maggiore attenzione all'inclusione attiva, ossia alla garanzia di risorse minime di livello adeguato per tutti, rispettando nel contempo il principio di accrescere l'attrattività del lavoro.


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Ricorda poi che l'Agenda sociale europea per il periodo 2006-2010 è stata presentata dalla Commissione nel febbraio 2005 al fine di affrontare l'ammodernamento del modello sociale europeo. L'Agenda prospetta una serie di azioni chiave relativamente all'occupazione, alle pari opportunità e all'inclusione. Essa si concentra su due aspetti prioritari.
Sul versante della piena occupazione, l'Agenda si prefigge di rendere l'occupazione una possibilità concreta per tutti, intensificare la qualità e la produttività del lavoro, anticipare e gestire i cambiamenti. L'Agenda sottolinea che l'Europa deve inoltre riflettere sulle modalità con cui affrontare la questione della migrazione per motivi economici. Pone l'accento sulla necessità di eliminare gli ostacoli alla mobilità della manodopera, in particolare quelli derivanti da sistemi pensionistici; intende continuare a promuovere il dialogo sociale europeo interprofessionale e settoriale nonché la responsabilità sociale delle imprese.
Sul versante della creazione di una società più solidale, basata su pari opportunità per tutti, l'Agenda evidenzia i seguenti obiettivi: ammodernare la protezione sociale; combattere la povertà e promuovere l'inclusione sociale, proponendo, altresì, per il 2010, un anno europeo della lotta all'esclusione e alla povertà; promozione della diversità e non discriminazione.
Per quanto riguarda specificamente l'occupazione, l'Agenda propone i seguenti obiettivi: creare un mercato europeo del lavoro, permettendo ai lavoratori di conservare i loro diritti in materia di pensione e di sicurezza sociale quando si recano a lavorare in altri Stati membri; consentire a un numero maggiore di lavoratori di ottenere un lavoro di migliore qualità, in particolare con l'iniziativa europea per la gioventù, e aiutare le donne a entrare nel mercato del lavoro.
Per quanto riguarda la lotta alla povertà e la promozione delle pari opportunità, l'agenda propone di: analizzare l'impatto dell'invecchiamento della popolazione e l'avvenire delle relazioni intergenerazionali; aiutare gli Stati membri a riformare i sistemi pensionistici e di cura e a lottare contro la povertà; combattere le forme di discriminazione e disuguaglianza; favorire le pari opportunità; chiarire il ruolo e le caratteristiche dei servizi sociali d'interesse generale.
In merito ai contenuti della relazione intermedia, segnala anzitutto che essa si avvale in ampia misura di un sondaggio Eurobarometro incentrato su questioni connesse al benessere, realizzato su richiesta della Commissione europea nel periodo novembre-dicembre 2006. Nella Relazione intermedia la Commissione europea svolge un'analisi generale della realtà sociale europea che viene poi tratta con maggior dettaglio, nei suoi specifici aspetti, nel documento di consultazione.
La relazione sottolinea anzitutto che lo sviluppo delle società europee è guidato da due forze principali, la globalizzazione e l'evoluzione demografica - che implicano opportunità e sfide Nel ribadire che l'UE ha sempre avuto una «dimensione sociale», la relazione ricorda che la strategia di Lisbona ha avviato una riflessione collettiva su una serie di temi sociali in senso lato, dalle tradizionali questioni legate alla flessibilità del mercato del lavoro e al riassetto dello Stato assistenziale fino ad aspetti connessi ai sistemi di istruzione e formazione.
La Commissione sottolinea che, a differenza della società industriale del passato - caratterizzata da un'economia incentrata sulla produzione di massa, da grandi imprese e da elevati livelli sindacalizzazione che ne determinavano la natura del lavoro - la società europea odierna è sempre più basata sulla conoscenza e orientata ai servizi.
Al riguardo, la Relazione rileva che, mentre si è prestata molta attenzione alle dinamiche economiche che hanno determinato l'emergere della «nuova economia» in un mondo globalizzato, si è tuttavia trascurato di analizzare la situazione e le sfide sociali nonché i modi di affrontarle.
L'inventario della realtà sociale intende pertanto consentire tale diagnosi e lanciare


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il dibattito sulla situazione sociale dell'Europa, in vista della revisione intermedia dell'agenda per la politica sociale.
La relazione intermedia è stata presentata al Consiglio europeo dell'8 e 9 marzo 2007, che nel ribadire la necessità di rafforzare la coesione economica e sociale in tutta l'Unione, ha sottolineato che la relazione della Commissione sulla valutazione della realtà sociale dovrebbe apportare un ulteriore contributo al dibattito sulle questioni sociali.
Per quanto riguarda il documento di consultazione elaborato dall'Ufficio dei consiglieri per le politiche europee, esso analizza, anche sulla base del sondaggio Eurobarometro richiamato in precedenza, schemi comuni e modi per valutare i cambiamenti sociali.
Il documento pone, ai fini della consultazione, una serie di domande intese ad acquisire posizioni e proposte sui seguenti temi: i cambiamenti della società europea; la misurazione del benessere in Europa nell'era post-industriale; le questioni connesse all'innalzamento della qualità della vita sociale.
Sotto il profilo delle opportunità di impiego, il documento sottolinea che, ai fini della percezione individuale della soddisfazione di vita e della felicità, il fatto di avere un lavoro riveste un'importanza indiscussa, consentendo di mobilitare risorse economiche e di benessere inutilizzate.
Al riguardo, il documento rileva che il tasso di occupazione è aumentato di circa il 4%, specie tra le fasce più anziane, anche se, attestandosi al 64,7%, è ancora molto lontano dall'obiettivo della strategia di Lisbona, fissato al 70% per il 2010. La concentrazione di un alto tasso di disoccupazione e di una bassa attività in determinate regioni e ai due estremi del range di età indica che, in molti Stati membri, esistono forti barriere istituzionali a un accesso paritario alle opportunità di impiego.
Il documento tenta, inoltre, di individuare i fattori alla base del persistere di una percezione negativa del lavoro, evidenziata dal sondaggio Eurobarometro, malgrado la diminuzione dell'orario di lavoro, la maggiore sicurezza e la riduzione delle attività manuali; in tal senso sottolinea che, a fronte dei mutamenti economici e strutturali e del passaggio ad un'economia basata sulla conoscenza, va aumentando la domanda di forza lavoro più competente e qualificata, il che può determinare una sensazione di insicurezza. Il documento rileva, infine, l'esistenza di un problema di «considerazione» sociale per chi svolge lavori di scarsa qualità.
Il documento di consultazione sottolinea che, nell'economia basata sulla conoscenza e sui servizi, le prospettive occupazionali dipendono dall'istruzione; a differenza di quanto accadeva nel vecchio sistema economico, l'abbandono precoce degli studi costituisce quasi sicuramente una garanzia di fallimento.
Il documento rileva altresì che l'istruzione è la via d'accesso alla mobilità sociale: in relazione alle prospettive della prossima generazione, nell'economia basata sulla conoscenza, in assenza di correttivi, c'è la possibilità che la società diventi più inegualitaria e polarizzata. I risultati scolastici, infatti, risulterebbero influenzati fortemente dal contesto familiare soprattutto in considerazione del capitale culturale della famiglia più che del suo livello di reddito.
Il documento sottolinea che gli iscritti all'università e il numero di laureati sono in aumento in gran parte degli Stati membri; a fronte di tale aumento, in alcuni Stati membri le risorse stanziate per l'istruzione potrebbero risultare insufficienti; d'altra parte, la natalità in diminuzione potrebbe consentire a medio termine un aumento della spesa pro capite per l'istruzione, anche se l'Europa corre il rischio che la pressione dell'invecchiamento demografico sulla spesa pubblica precluda gli investimenti necessari per garantire l'accesso all'istruzione. Infine, il documento rileva che i sistemi scolastici, concepiti in funzione dell'omogeneità e dell'ordine sociale della società industriale del dopoguerra, si confrontano, in molte città, con la diversità etnica e linguistica.


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Sul problema dell'invecchiamento della popolazione, il documento richiama l'attenzione sulla triplice sfida cui è confrontata l'Europa: la generazione del «baby boom» che si avvicina alla pensione, una maggiore aspettativa di vita e il calo delle nascite, l'aumento conseguente dell'indice di dipendenza tra persone attive e pensionati. Il documento pone quindi l'accento sulle questioni di politica generale connesse alla sostenibilità del sistema pensionistico, che emergono con l'invecchiare della popolazione.
Secondo il documento, nella presente realtà sociale gli anziani, almeno nell'UE-15, nutrono aspettative di una pensione lunga e relativamente confortevole, mentre una minoranza, principalmente donne, è confrontata a problemi di povertà; inoltre, un gruppo esteso di anziani è affetto da solitudine e necessita assistenza.
Il documento ricorda che la famiglia allargata è ancora forte nell'Europa meridionale, ma sottolinea anche che essa è sottoposta alle pressioni esercitate da una vita lavorativa più lunga, dalla mobilità, dalle rivendicazioni di parità tra i sessi e dai nuovi valori dell'individualismo. Ritiene pertanto necessario un dibattito articolato per quanto riguarda l'assistenza agli anziani, circa la responsabilità e i ruoli rispettivi della famiglia, della comunità locale e dello Stato.
Sotto il profilo della valutazione della vita familiare e del benessere, il documento di consultazione osserva che nell'UE-15 la partecipazione delle donne al mercato del lavoro risulta più elevata in quei paesi in cui i servizi per l'infanzia sono più disponibili, e nei quali la combinazione variabile di assegni familiari, servizi per l'infanzia e flessicurezza rendono più disponibili i posti di lavoro a tempo parziale.
In tema di povertà e ineguaglianza, il documento di consultazione rileva che le statistiche mostrano un serio problema in Europa: nel complesso, 72 milioni di cittadini dell'UE-25, ossia il 15%, sono a rischio di povertà e altri 36 milioni sono in area a rischio.
Il documento osserva, inoltre, che il problema della povertà si interseca con quello dell'ineguaglianza intesa come livello di disparità dei redditi: il più alto livello di ineguaglianza si registra in Portogallo, seguito da Grecia, Spagna, Irlanda, Italia e Regno Unito. Ad elevati livelli di ineguaglianza corrispondono elevati livelli di povertà.
Sul fronte dell'accesso alla salute, il documento di consultazione rileva che la spesa per la sanità è aumentata costantemente in tutta l'Unione europea negli ultimi decenni, nonostante un temporaneo rallentamento del tasso di crescita nel corso degli anni '80; tuttavia si prevede, da qui al 2050, un incremento ulteriore della spesa molto inferiore a quello registrato complessivamente nel cinquantennio precedente, proprio in forza del miglioramento delle condizioni generali di salute della popolazione europea, dovuto agli investimenti precedenti.
Particolare attenzione va prestata, inoltre, alle connessioni tra ambiente e salute, sia in termini di qualità dell'aria e dell'acqua che in termini di conseguenze dell'accumulo di sostanze chimiche. Sulla base dell'analisi dei dati europei, il documento di consultazione avanza infine l'ipotesi che le malattie del benessere, (problemi psicologici o emotivi, tabagismo, obesità), in aumento nei paesi UE, siano in realtà una conseguenza dell'ineguaglianza.
Con riferimento alla qualità della vita, il documento evidenzia come il problema dell'alloggio - elemento essenziale della «qualità della vita» - non sia più, come in passato, al centro della preoccupazione dei cittadini europei. Tuttavia, in alcuni Stati membri o alcune regioni a forte indice di crescita e a forte immigrazione, si riscontrano seri problemi connessi all'abitazione, dovuti al sensibile aumento dei prezzi delle case.
Elemento essenziale della «qualità della vita» è, secondo il documento, la «qualità dell'ambiente», il cui perseguimento è tuttavia reso particolarmente difficile dalla contraddizione esistente tra la legittima aspirazione a migliori condizioni di vita quotidiana e il conseguente incremento


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del ritmo di crescita urbana e del degrado ambientale delle coste europee.
Una delle principali sfide economiche e sociali dell'Europa per i prossimi decenni sarà la lotta al riscaldamento del pianeta e alle conseguenze che esso provoca direttamente nella vita quotidiana dei cittadini. L'impegno dell'Europa in tal senso potrebbe richiedere una ristrutturazione profonda della propria economia, con ripercussioni sociali di notevoli entità.
Sul fronte della lotta ai reati violenti, pur osservando che il tasso di violenza delle società europee risulta inferiore agli standard mondiali, il documento individua nella criminalità uno dei principali problemi dei paesi dell' UE e sottolinea come la maggior parte dei cittadini esprima l'esigenza di un maggiore ruolo dell'Unione europea nella soluzione dei problemi connessi a criminalità, terrorismo e traffico di stupefacenti.
Lo studio rileva, inoltre, che la percezione di una maggiore diffusione di reati violenti, spesso connessi con la droga, è andata di pari passo con l'aumento di comportamenti anti-sociali (ad esempio atti vandalici, espressioni estreme di maleducazione, mancanza di rispetto per gli altri) ed individua nella elaborazione di strategie innovative in materia di giustizia penale, lo strumento per combattere con successo le cause e le manifestazioni della criminalità.
In materia di immigrazione e dei connessi problemi di diversità etnica e integrazione, il documento sottolinea che, nonostante i progressi compiuti nella lotta contro il razzismo e l'intolleranza, permangono per gli immigrati gravi problemi di discriminazione, disoccupazione e accesso a servizi pubblici dignitosi, quali alloggio, sanità e scuole di qualità.
Esistono inoltre ancora gravi problemi di integrazione nella comunità ospite. La preoccupazione pubblica è spesso in rapporto con la portata e la rapidità del fenomeno migratorio e con il livello individuale di contatto personale.
Il documento osserva quindi che l'inasprimento delle tensioni irrisolte e gli alti livelli di negatività verso coloro con cui gli europei vivono fianco a fianco mettono in difficoltà gli ideali di coesione sociale e forte comunità, tradizionalmente parte dei valori e del discorso politico dell'UE.
Ricorda poi che il 18 gennaio 2007 il Comitato economico e sociale (CESE) ha approvato, su richiesta della Commissione europea, il parere sul tema «Bilancio della realtà della società europea». Si tratta di un parere esplorativo per riflettere su come si possa elaborare «un bilancio complessivo della realtà della società europea» e varare «un'agenda per l'accesso e la solidarietà, dimensione sociale parallela al riesame del mercato unico e in stretto coordinamento con esso.
Il CESE sottolinea che per tracciare un bilancio delle realtà sociali finalizzato a costruire un nuovo consenso bisogna avviare un processo che coinvolga la società civile organizzata; per promuovere tale approccio la Commissione europea dovrebbe fornire assistenza finanziaria per la realizzazione del bilancio a livello nazionale e regionale, e assistenza logistica per l'avvio del processo. Secondo il parere, i governi nazionali devono partecipare al processo con grande serietà e far sì che il bilancio e le relative conclusioni alimentino i programmi nazionali di riforma della strategia di Lisbona e altre politiche. Il CESE pone l'accento sull'esigenza di trovare il giusto equilibrio tra la separazione e la complementarità delle competenze tra l'UE e gli Stati membri, come pure tra l'azione legislativa europea e il metodo aperto di coordinamento.
Il CESE propone, inoltre, che, al momento di riassumere i risultati del bilancio, la Commissione europea organizzi un vertice dei cittadini sulle realtà sociali con la partecipazione dei rappresentanti di tutte le parti interessate. Ritiene che, per gettare le basi del nuovo consenso sulle sfide sociali che l'Europa deve affrontare, si potrebbe delineare un nuovo «programma sociale», che tenga conto delle realtà economiche e delle aspettative sociali.
Per quanto riguarda la dimensione sociale nella programmazione politica e legislativa dell'Unione europea, ricorda che


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la strategia politica annuale della Commissione per il 2008 ribadisce che l'agenda di Lisbona rinnovata resta lo strumento essenziale per promuovere un'Unione europea più prospera, ecologicamente più responsabile e più attenta a favorire l'integrazione sociale, sulla base di un partenariato con gli Stati membri.
L'attuazione della strategia di Lisbona per la crescita e l'occupazione e la sfida demografica costituiscono due obiettivi a lungo termine del programma delle Presidenze tedesca, portoghese e slovena, obiettivi che dovranno essere conseguiti anche nell'ambito delle successive tre Presidenze (francese, ceca e svedese). Il programma delle tre Presidenze dell'UE (1o gennaio 2007-30 giugno 2008) pone l'accento sull'attuazione della strategia di Lisbona riveduta, elemento essenziale per rafforzare la competitività dell'UE, favorire la creazione di posti di lavoro e la crescita.
La Presidenza tedesca, in particolare, sottolinea l'importanza di definire, nel contesto della strategia, un giusto equilibrio fra le misure a favore della competitività, della crescita e dell'occupazione e quelle a favore della coesione sociale e di un ambiente sano. La Presidenza tedesca considera inoltre prioritaria la sostenibilità del modello sociale europeo, e chiede impegno a favore di un'Europa sociale, considera centrale la gestione del cambiamento demografico e intende proseguire la discussione a livello europeo sul potenziale economico delle persone anziane, nonché proporre la creazione di un'»alleanza europea per le famiglie», piattaforma per lo scambio di opinioni e la conoscenza di politiche filofamiliari. Obiettivo generale delle tre Presidenze è il rafforzamento del modello sociale europeo quale parte integrante della strategia di Lisbona e la sostenibilità dei sistemi di previdenza sociale. In tale ambito saranno affrontate le questioni seguenti: prosieguo dei lavori sulla flessicurezza; migliore conciliazione fra lavoro, famiglia e vita privata; adeguata infrastruttura per l'assistenza e la custodia dei bambini; assistenza agli anziani e ai disabili; promozione dell'inclusione sociale e lotta contro la povertà; sfide derivanti da tendenze e cambiamenti demografici, in particolare i bassi tassi di natalità e l'invecchiamento, con particolare attenzione al potenziale che il cambiamento demografico può comportare per quanto riguarda gli anziani, e preannunciano la presentazione di una strategia europea in materia. La Presidenza portoghese intende evidenziare l'importanza di un invecchiamento attivo e di qualità, mentre la Presidenza slovena si concentrerà sulle conseguenze dell'invecchiamento della società sulle persone e sull'insieme della società, stimolando la discussione sulla promozione della solidarietà intergenerazionale e l'integrazione degli anziani nella vita domestica e sociale.
In conclusione, tenuto conto dell'ampiezza e della complessità delle materie oggetto della relazione intermedia e del documento di consultazione, propone che la XIV Commissione svolga un'adeguata attività conoscitiva. L'esito della fase di consultazione avviata potrà infatti avere un effetto positivo sulle politiche sociali dell'Unione e necessita per questo di punti di vista diversi e qualificati.
Crede perciò sia opportuno che la Commissione acquisisca elementi di conoscenza e di valutazione approfonditi attraverso le audizioni di rappresentanti istituzionali, nazionali ed europei.
In particolare propone che la Commissione svolga audizioni del Commissario europeo responsabile per l'occupazione e gli affari sociali, dei membri italiani della Commissione occupazione e affari sociali del Parlamento europeo, dei Ministri competenti, dei membri italiani del Comitato economico e sociale, di alcuni esperti delle discipline oggetto di studio.

Franca BIMBI, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.

La seduta termina alle 14.45.


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ATTI DEL GOVERNO

Mercoledì 6 giugno 2007. - Presidenza del presidente Franca BIMBI.

La seduta comincia alle 14.45.

Schema di decreto legislativo concernente l'attuazione della direttiva 2004/50/CE in materia di interoperabilità del sistema ferroviario transeuropeo convenzionale e ad alta velocità.
Atto n. 94.
(Esame, ai sensi dell'articolo 143, comma 4, del regolamento, e rinvio).

La Commissione inizia l'esame dello schema di decreto legislativo all'ordine del giorno.

Gabriele FRIGATO (Ulivo), relatore, rileva anzitutto che lo schema di decreto legislativo in esame attua la previsione di cui all'articolo 1, comma 1 dalla legge comunitaria 2005 (legge 25 gennaio 2006, n. 29) che reca una delega al Governo per il recepimento - tra le altre - della direttiva 2004/50/CE, recante modifiche sia alla direttiva 96/48/CE (relativa all'interoperabilità del sistema ferroviario transeuropeo ad alta velocità), sia alla direttiva 2001/16/CE (relativa all'interoperabilità del sistema ferroviario transeuropeo convenzionale).
Ricorda preliminarmente che il processo di apertura al mercato dei servizi di trasporto ferroviario è stato avviato in sede europea dalla direttiva 91/440/CE, ed è proseguito con l'emanazione del primo «pacchetto ferroviario» - costituito da tre direttive 2001/12/CE, 2001/13/CE e 2001/14/CE - sostanzialmente diretto a sviluppare la concorrenza nel mercato, a garantire l'accesso equo e non discriminatorio alle infrastrutture e l'utilizzo ottimale delle stesse, nonché a promuovere la sicurezza secondo standard e criteri di controllo comuni in ambito europeo. Le direttive comunitarie che costituiscono il primo pacchetto ferroviario sono state recepite nell'ordinamento nazionale con il decreto legislativo 8 luglio 2003, n. 188 - emanato sulla base della delega contenuta nella legge comunitaria 2001 (legge n. 39/2002).
Il decreto legislativo ha ridefinito aspetti assai rilevanti della disciplina del trasporto ferroviario, con riguardo alle licenze delle imprese ferroviarie, ai diritti per l'utilizzo dell'infrastruttura, all'ampliamento dell'accesso all'infrastruttura ferroviaria, in particolare definendo in maniera più articolata e dettagliata le caratteristiche e i compiti del gestore dell'infrastruttura, anche relativamente al certificato di sicurezza degli operatori del trasporto ferroviario, ed individuando il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti come autorità nazionale di regolazione del settore.
Un ulteriore passo verso la liberalizzazione del settore è stato fatto in sede comunitaria attraverso l'emanazione del secondo pacchetto ferroviario, costituito - oltre che dal regolamento n. 881/2004 volto all'istituzione di un'Agenzia ferroviaria europea - dalle Direttive 2004/49/CE, 2004/50/CE, 2004/51/CE, relative alla sicurezza ed allo sviluppo delle ferrovie comunitarie, nonché all'interoperabilità del sistema transeuropeo. Con questo termine si intende la capacità del sistema ferroviario di consentire la circolazione del treni in sicurezza e senza soluzione di continuità sul territorio comunitario, garantendo il necessario livello delle prestazioni. Tale capacità si fonda sull'insieme delle prescrizioni regolamentari, tecniche e operative che devono essere soddisfatte per ottemperare ai requisiti essenziali. Si fa inoltre presente che ai fini dell'interoperabilità la normativa comunitaria distingue la rete ferroviaria transeuropea nel sistema ferroviario ad alta velocità e nel sistema ferroviario convenzionale. Lo schema in esame provvede a racchiudere in un unico testo le normative nazionali esistenti che stabiliscono le condizioni necessarie a realizzare l'interoperabilità ferroviaria sia delle reti convenzionali che delle linee appartenenti al sistema AV.
Nell'ambito del pacchetto, quindi, sono previste specifiche modifiche alle direttive


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sull'interoperabilità, 96/48/CE e 2001/16/CE, al fine di renderle coerenti con le altre misure del pacchetto, in particolare quelle sulla sicurezza e sulla costituzione dell'Agenzia ferroviaria europea, nonché al fine di rispondere all'esigenza di realizzare l'interoperabilità sull'intera rete in coincidenza con l'ulteriore apertura del mercato alla concorrenza.
Ai fini dell'interoperabilità ciascun componente deve essere sottoposto ad una procedura di valutazione di conformità e di idoneità all'impiego da parte di specifici organismi notificati; munito della dichiarazione CE di conformità redatta dal fabbricante prima dell'immissione sul mercato.
Sempre ai fini dell'interoperabilità, ciascun sottosistema deve essere sottoposto ad una procedura di verifica dell'interoperabilità da parte di un organismo notificato; munito della dichiarazione CE di verifica redatta dall'ente appaltante prima che il sottosistema sia immesso in servizio; autorizzato ad essere messo in servizio da parte dell'Agenzia nazionale per la sicurezza ferroviaria; aperto al pubblico esercizio dopo l'acquisizione di tutte le certificazioni, le autorizzazioni ed i permessi necessari.
Gli utilizzatori, i gestori della rete e le imprese ferroviarie devono inoltre provvedere a gestire, verificare e mantenere nel tempo i componenti e i sottosistemi in maniera conforme ai relativi requisiti essenziali.
Venendo alla struttura dello schema di decreto legislativo in esame, precisa che l'articolo 1 definisce le finalità del decreto e ne delimita l'ambito di applicazione, mentre l'articolo 2 reca le definizioni.
L'articolo 3, nel precisare che ad ogni sottosistema del sistema ferroviario si applica la relativa STI (Specifica Tecnica di Interoperabilità), ne definisce la procedura di elaborazione e di modifica.
L'articolo 4 definisce i casi di deroga dall'applicazione delle STI e la procedura attraverso la quale avvalersi della facoltà di deroga.
L'articolo 5 reca la disciplina dei componenti di interoperabilità.
L'articolo 6 reca le disposizioni concernenti i sottosistemi.
L'articolo 7 regolamenta la procedura di autorizzazione degli organismi notificati e dispone in merito ai requisiti che essi devono soddisfare per essere autorizzati ad adempiere ai compiti di valutazione richiesti dal provvedimento.
L'articolo 8 dispone circa il rinnovo del riconoscimento degli organismi notificati da parte del Ministero dei trasporti.
L'articolo 9 attribuisce al Ministero dei trasporti un potere di vigilanza sugli organismi notificati.
L'articolo 10 disciplina la sospensione e la revoca del riconoscimento, qualora si rilevi che siano venuti meno i requisiti prescritti ovvero siano accertate gravi e ripetute irregolarità da parte dell'organismo notificato nell'attività di valutazione o di verifica.
L'articolo 11 precisa che le spese relative alle procedure finalizzate al riconoscimento degli organismi notificati, al rinnovo ed ai successivi controlli, sono a carico degli organismi stessi e prevede uno o più decreti ministeriali per la determinazione e l'aggiornamento delle tariffe.
L'articolo 12 reca le disposizioni relativi ai registri dell'infrastruttura e del materiale rotabile.
L'articolo 13 disciplina il registro di immatricolazione del materiale rotabile, da istituirsi presso l'Agenzia nazionale, nel quale sono elencati i codici di identificazione alfanumerici attribuiti a ciascun veicolo al momento dell'autorizzazione della loro messa in servizio.
L'articolo 14 provvede a costituire una nuova Direzione generale all'interno del Ministero delle infrastrutture, con il compito di garantire l'interoperabilità nella realizzazione dì infrastrutture ferroviarie transeuropee nazionali ad alta velocità e convenzionali con i corrispondenti sistemi ferroviari transeuropei.
Ricorda che, per quanto attiene alle procedure di contenzioso nelle sedi comunitarie, il 21 marzo scorso la Commissione ha deciso di presentare un ricorso alla Corte di giustizia contro il nostro Paese per non aver comunicato le misure di


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recepimento della direttiva in oggetto, il cui termine per la trasposizione nell'ordinamento nazionale era fissato al 30 aprile 2006.
In pari data la Commissione ha presentato un ricorso contro l'Italia alla Corte di giustizia per non avere comunicato le misure di recepimento della direttiva 2004/49/CE relativa alla sicurezza delle ferrovie comunitarie e recante modifica della direttiva 95/18/CE relativa alle licenze delle imprese ferroviarie e della direttiva 2001/14/CE relativa alla ripartizione della capacità di infrastruttura ferroviaria, all'imposizione dei diritti per l'utilizzo dell'infrastruttura ferroviaria e alla certificazione di sicurezza. Anche in questo caso il termine per il recepimento della direttiva era il 30 aprile dell'anno scorso.
Preannuncia in conclusione la presentazione di una proposta di parere favorevole sullo schema di decreto in esame per i profili di competenza della XIV Commissione, con un'osservazione riferita all'articolo 2, comma 1, lettera e) che, definendo il «sistema ferroviario transeuropeo nazionale convenzionale» dovrebbe correttamente far riferimento all'allegato I, sezione 3, punto 3.10 della decisione n. 1692/96/CE e non al punto 3.8 che definisce la rete ferroviaria francese. Inoltre, fa presente l'opportunità - sempre in relazione al medesimo comma, lettera k), recante la definizione di «specifica tecnica europea» - di aggiornare i riferimenti alla direttiva 93/38/CE sulla scorta della tabella di concordanza allegata alla direttiva 2004/17/CE.

Gianluca PINI (LNP) propone di rinviare alla seduta di domani il seguito dell'esame dello schema di decreto legislativo in titolo, allo scopo di consentire ai commissari di svolgere gli opportuni approfondimenti e formulare eventuali rilievi.

Franca Bimbi, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.

La seduta termina alle 15.

AVVERTENZA

Il seguente punto all'ordine del giorno non è stato trattato:

Schema di decreto legislativo recante recepimento della direttiva 2006/7/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 febbraio 2006, relativa alla gestione della qualità delle acque di balneazione e che abroga la direttiva 76/160/CE.
Atto n. 93.