VII Commissione - Resoconto di marted́ 10 luglio 2007


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COMITATO DEI NOVE

Martedì 10 luglio 2007.

Delega al Governo in materia di riordino degli enti di ricerca.
C. 2599 Governo.

Il Comitato dei nove si è riunito dalle 9.35 alle 10.15, dalle 12.35 alle 13.35 e dalle 14.50 alle 14.55.

COMITATO RISTRETTO

Martedì 10 luglio 2007.

Disposizioni concernenti la Società italiana degli autori ed editori.
C. 2221 Lusetti.

Audizione informale di rappresentanti di: Federazione industria musicale italiana (FIMI), Associazione supporti multimediali italiana (ASMI), Sindacato nazionale scrittori.

L'audizione informale è stata svolta dalle 10.15 alle 11.10.


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INDAGINE CONOSCITIVA

Martedì 10 luglio 2007. - Presidenza del presidente Pietro FOLENA.

La seduta comincia alle 11.50.

Indagine conoscitiva sulle recenti vicende relative al calcio professionistico, con particolare riferimento al sistema delle regole e dei controlli.
(Seguito dell'esame e approvazione del documento conclusivo).

Pietro FOLENA, presidente, avverte che la pubblicità dei lavori sarà assicurata anche mediante impianto audiovisivo a circuito chiuso.

Nicola BONO (AN) rileva che il documento conclusivo è in larga massima condivisibile, pur esprimendo alcune valutazioni critiche su taluni profili specifici, quali quelli relativi ai tetti di spesa fissati per singole società. Preannuncia in ogni caso il voto favorevole sulla proposta di documento conclusivo in esame.

Antonio RUSCONI (Ulivo) esprime un sincero ringraziamento al presidente per il lavoro svolto, preannunciando il voto favorevole sulla proposta di documento conclusivo in esame. Sottolinea l'opportunità di rendere operative le conclusioni previste, i cui spunti richiedono i necessari approfondimenti.

Emerenzio BARBIERI (UDC) preannuncia, anche a nome dei deputati del gruppo cui appartiene, il voto favorevole sulla proposta di documento conclusivo in esame, che recepisce le indicazioni già da lui rappresentate al presidente Folena.

Paola GOISIS (LNP) preannuncia il proprio voto favorevole sulla proposta di documento conclusivo in esame.

Mario PESCANTE (FI) riterrebbe opportuno che fosse indicato dal presidente Folena se intende dare seguito alle richieste di correzione formale da lui evidenziate nella scorsa seduta.

Pietro FOLENA, presidente, precisa che il documento conclusivo è il risultato di un lavoro concordato con tutti i componenti della Commissione, tra i quali il deputato Pescante. Aggiunge, in ogni caso, che esso rappresenta un punto di partenza per avviare alla ripresa dei lavori parlamentari, dopo al pausa estiva, un lavoro complessivo della Commissione sullo sport in generale.

Alba SASSO (SDpSE) preannuncia il proprio voto favorevole sulla proposta di documento conclusivo in esame.

Nicola BONO (AN), pur ribadendo il voto favorevole, anche a nome dei deputati del gruppo cui appartiene, riterrebbe opportuno non fare riferimento nel documento conclusivo alla posizione del calciatore Rino Gattuso, pur condivisibile nella sostanza, così come richiesto dal collega Pescante.

Pietro FOLENA, presidente, rivendica personalmente l'aver voluto richiamare la posizione di un calciatore simbolo come Gattuso. Si dichiara comunque disponibile a toglierne il riferimento dal documento conclusivo, riservandosi in ogni caso di inserirlo nella sua presentazione del volume recante gli atti dell'indagine conoscitiva.

Mario PESCANTE (FI) riterrebbe opportuno che nel documento conclusivo si escludesse il riferimento al salary cap quale tetto di spesa per singola società, precisando che l'Italia deve farsi promotrice delle misure indicate al punto 8.1 nelle sedi UEFA e non in quelle comunitarie.

Pietro FOLENA, presidente, concorda con le indicazioni espresse dai colleghi riformulando conseguentemente la proposta di documento conclusivo (vedi allegato 1).


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Mario PESCANTE (FI) ribadisce il voto favorevole sulla proposta di documento conclusivo, come riformulato.

La Commissione approva quindi la proposta di documento conclusivo, come modificata nel corso della seduta (vedi allegato 1).

La seduta termina alle 12.30.

N.B.: Il resoconto stenografico della seduta è pubblicato in un fascicolo a parte.

SEDE REFERENTE

Martedì 10 luglio 2007. - Presidenza del presidente Pietro FOLENA. - Interviene il sottosegretario di Stato per l'università e la ricerca Luciano Modica.

La seduta comincia alle 13.35.

Nuove norme in materia di reclutamento dei professori universitari.
C. 1969 Tessitore.
(Esame e rinvio).

La Commissione inizia l'esame del provvedimento.

Domenico VOLPINI (Ulivo), relatore, ricorda che il progetto di legge in esame reca una nuova disciplina del reclutamento dei docenti universitari, materia oggetto di numerosi interventi legislativi nell'ultimo decennio e da ultimo ridefinita nel corso della XIV legislatura mediante la legge n. 530 del 2005 e il successivo decreto legislativo n. 164/2006. Il modello di reclutamento delineato nel progetto di legge in esame propone - secondo quanto sostenuto nella relazione illustrativa - di mettere in discussione il principio del «concorso» come tradizionalmente inteso, prevedendo due fasi distinte e separate. Da un lato, l'espletamento su base nazionale di procedure di valutazione scientifica degli studiosi, volte a formare «liste aperte», ossia senza limiti di posti, di idonei dichiarati tali in sede nazionale per ciascun ambito disciplinare. Dall'altro, sono previste procedure di immissione nei ruoli della docenza, disciplinate dagli atenei mediante le fonti della propria autonomia, quali statuti e regolamenti. La scelta delle università sarà compiuta sulla base delle rispettive esigenze didattiche e di programmazione scientifica, indipendentemente dalle procedure valutative svolte in sede nazionale, anche sotto il profilo temporale. Il collegamento tra le due fasi consiste unicamente nel fatto che l'idoneità costituisce pre-requisito necessario per prendere parte alle procedure di ateneo ai fini dell'immissione in ruolo.
Sottolinea che il progetto di legge si compone di otto articoli, che possono essere sintetizzati in due gruppi omogenei di norme con riguardo alla materia trattata. Gli articoli da 1 a 3 e l'articolo 7 disciplinano i diversi aspetti delle procedure di valutazione comparativa svolte a livello nazionale e finalizzate a dichiarare gli idonei per ciascun settore scientifico-disciplinare. In particolare, il progetto di legge stabilisce al riguardo alcuni criteri che dovranno ricevere attuazione con decreto del Ministro dell'università e della ricerca. Gli articoli 4 e 5 recano norme sulle procedure di immissione in ruolo da svolgersi presso gli atenei, nonché sulla valutazione dei docenti chiamati. L'articolo 6 riguarda infine la questione della mobilità dei docenti e dei ricercatori universitari.
Precisa che l'articolo 1 rimette ad un decreto del Ministro dell'università e della ricerca la definizione delle procedure di valutazione comparativa necessarie per poter accedere ai ruoli della docenza universitaria. Il decreto deve essere adottato entro due mesi dall'entrata in vigore delle legge, previo parere delle competenti Commissioni parlamentari, da rendere entro e non oltre un mese dalla trasmissione del testo alle Camere. Il successivo articolo 2 fissa i criteri ai quali il decreto ministeriale deve attenersi. Tali criteri descrivono i tratti principali delle procedure di valutazione,


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come di seguito elencati. In particolare, ai sensi dell'articolo 2, comma 1, lettera a), le procedure sono espletate da commissioni nazionali di valutazione, una per ciascun settore scientifico-disciplinare così come definito dal Consiglio universitario nazionale (CUN), una volta acquisito il parere delle competenti Commissioni parlamentari e della Conferenza dei rettori delle università italiane (CRUI). Ciascuna commissione è composta di nove membri eletti su base nazionale secondo le seguenti modalità: ogni componente di ciascun settore scientifico-disciplinare dispone di due voti per l'elezione della relativa commissione. Nell'ipotesi in cui un settore non raggiunga il numero di sessanta componenti, si procede al suo apparentamento con uno o più settori di analoga competenza, per l'individuazione dei quali si fa riferimento ai criteri stabiliti dal CUN, sentita la CRUI. In ogni caso, gli apparentamenti devono essere definiti prima dell'indizione delle votazioni per l'elezione delle commissioni nazionali e non possono essere modificati per almeno due anni. Rileva che l'articolo in commento prevede che ciascuna commissione di valutazione formi una lista di idonei, individuati tra gli studiosi che hanno presentato domanda di partecipazione alle procedure. Per conseguire l'idoneità sono necessari i due terzi dei voti dei componenti della commissione, raggiunti in base a giudizi individuali e ad un giudizio comparativo. La lista degli idonei resta in vigore per i due anni solari successivi alla data di pubblicazione del decreto con cui il Ministro approva gli atti della commissione, ai sensi dell'articolo 2, comma 1, lettere b) e c). La successiva lettera d) prevede inoltre che le commissioni concludano i propri lavori entro sei mesi dalla data della loro costituzione, senza possibilità di proroghe; qualora il termine non venga rispettato, si procede alla sostituzione della commissione mediante nuove elezioni. È infine stabilito che i componenti delle commissioni di valutazione non possano far parte di altra commissione nei tre anni successivi alla scadenza della commissione di cui hanno fatto parte, sulla base della successiva lettera e) del medesimo comma in esame.
Aggiunge che l'articolo 3 ribadisce che la valutazione da parte delle commissioni si basa su giudizi individuali e su giudizi comparativi, che in entrambi i casi devono essere motivati. La commissione, previa richiesta della maggioranza dei componenti, può richiedere anche le opinioni di studiosi autorevoli, anche stranieri, non facenti parte della commissione stessa. I pareri eventualmente espressi dovranno in ogni caso essere motivati e resi pubblici negli atti delle procedure di valutazione. il successivo articolo 4 riguarda la chiamata degli idonei da parte degli atenei. A tal riguardo, precisa che il progetto di legge si limita a stabilire che le singole strutture universitarie provvedono a chiamare i soggetti dichiarati idonei ai sensi dell'articolo 3 a seconda delle proprie necessità didattiche e di ricerca e sulla base di provvedimenti motivati. Il comma 2 del medesimo articolo stabilisce che la disciplina delle procedure di chiamata è interamente rimessa all'autonomia delle università, che dispongono in materia mediante i propri statuti e regolamenti; ai sensi del comma 3, è invece prescritto che la nomina dell'idoneo chiamato a ricoprire un insegnamento sia disposta con decreto del rettore della sede interessata, previo parere del senato accademico. Rileva a tale proposito, secondo quanto evidenziato nella relazione illustrativa, che l'immissione in ruolo richiede una duplice deliberazione: una di merito, svolta dalle competenti strutture didattiche e scientifiche e l'altra, di tipo giuridico, che viene rimessa ai senati accademici. Sul punto, peraltro, segnala che il progetto di legge non definisce criteri o principi a cui le università dovrebbero ispirarsi nella gestione delle procedure di chiamata, che, dunque, pare rimangano nella piena autonomia delle stesse.
Evidenzia quindi che l'articolo 5 del progetto di legge in commento stabilisce alcune disposizioni relative alla valutazione dei soggetti immessi in ruolo ai sensi del precedente articolo 4. In primo luogo, si dispone che i docenti chiamati, dopo essere stati inquadrati nei relativi corsi di


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laurea, sono soggetti a procedure di valutazione interne. Queste sono definite dai nuclei di valutazione della sede in cui i docenti operano, sulla base dei principi enunciati dall'Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca. In ogni caso, ai sensi del comma 1 è fatto obbligo alle università di esprimere un primo giudizio, dopo tre anni dall'immissione in ruolo. Ricorda ancora che il comma 2 dell'articolo in esame prevede altresì un meccanismo di valutazione permanente dei docenti immessi in ruolo, in base al quale ogni docente deve sottoporsi al giudizio dei nuclei di valutazione ogni quattro anni accademici. Qualora il docente non ottenga un giudizio positivo, può richiedere un'ulteriore valutazione dopo due anni accademici. Se, anche in tal caso, non riesca a conseguire un giudizio positivo, si aprono due strade alternative: qualora il docente ha maturato il diritto al trattamento di quiescenza, è previsto il collocamento a riposo; in caso contrario, il docente può essere trasferito nei ruoli di altra pubblica amministrazione, statale o regionale. Il trasferimento ad altra amministrazione è però possibile su richiesta del docente stesso al posto del collocamento a riposo, solo qualora l'età lo consenta.
Sottolinea quindi che l'articolo 6 ribadisce la necessità di incentivare adeguatamente la mobilità nazionale e internazionale dei docenti e dei ricercatori universitari, ed in tale prospettiva individua qualche strumento nell'adozione di appositi provvedimenti volti a favorire le iniziative promosse in materia dalle competenti strutture universitarie. L'articolo 7 esplicita invece i criteri che devono essere seguiti nella formazione delle commissioni nazionali di valutazione. In particolare, ai sensi del comma 1, la composizione varia per ciascuna fascia di docenza. Per le procedure di idoneità a professore ordinario, fanno parte della commissione solo professori ordinari; viceversa, per le procedure di idoneità a professore associato; la commissione è composta di quattro professori ordinari e cinque professori associati; infine, per le procedure di idoneità a ricercatore, fanno parte della commissione tre professori ordinari, tre professori associati e tre ricercatori. Aggiunge che il comma 2 specifica che ciascuna categoria di docenti vota i propri rappresentanti nella commissione.
Ricorda quindi che l'articolo 8 dispone l'abrogazione del decreto legislativo 6 aprile 2006, n. 164, nonché di tutte le altre disposizioni incompatibili con le norme della legge, ove approvata.
Auspica infine un iter veloce del provvedimento in Assemblea, invitando i colleghi a trovare soluzioni condivise per un testo bipartisan e trasversale alle diverse componenti politiche. Ricorda altresì che il Governo ha annunciato la presentazione di un disegno di legge sulla terza fascia docente che ritiene opportuno abbinare al provvedimento in titolo.

Pietro FOLENA, presidente, nessuno chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.

La seduta termina alle 13.45.

SEDE CONSULTIVA

Martedì 10 luglio 2007. - Presidenza del presidente Pietro FOLENA. - Interviene il sottosegretario di Stato per l'università e la ricerca Luciano Modica.

La seduta comincia alle 13.45.

Documento di programmazione economico-finanziaria relativo alla manovra di finanza pubblica per gli anni 2008-2011.
Doc. LVII, n. 2.
(Parere alla V Commissione).
(Esame e rinvio).

La Commissione inizia l'esame del provvedimento.

Emilia Grazia DE BIASI (Ulivo), relatore, osserva che il Documento di programmazione economica finanziaria (DPEF, in


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seguito «documento») 2008-2011 si pone l'obiettivo di riportare l'economia italiana ai livelli dello sviluppo sostenibile.
Sottolinea che, in coerenza con le scelte dell'anno passato, volte a far uscire dall'emergenza i conti pubblici, si vuole trasformare la ripresa ciclica in crescita elevata e sostenibile: ciò comporta nel contempo una sostenibilità anche dal punto di vista ambientale, della coesione e dell'equità sociale. Ritiene che i progressi compiuti in quest'anno siano considerevoli in quanto, rispetto alle previsioni, il tasso di crescita medio del PIL è aumentato di oltre mezzo punto percentuale, passando dall'1,3 per cento all'1,84 per cento, mentre il debito pubblico tornerà a scendere, attestandosi al 105 per cento del PIL. Rilevato che la diminuzione del debito sotto il 200 per cento del PIL è anticipata al 2010, sottolinea che, se il debito pubblico fosse ridotto della metà, sarebbero disponibili 35 miliardi l'anno per lo sviluppo. Aggiunge altresì che l'anno scorso era previsto un deficit al 2,8 per cento del PIL, a fronte di quello attualmente stimato del 2,5 per cento, ricordando che il deficit 2008 era previsto al 2,9 per cento, mentre ora è stimato al 2,2 per cento, con l'obiettivo dell'azzeramento nel 2011: si conferma così il rispetto degli obiettivi di rientro del deficit concordati con Bruxelles.
Rileva con soddisfazione che, per la prima volta dopo molti anni non è stata necessaria una manovra correttiva di metà anno, fatto assai significativo in un quadro di miglioramento del deficit tendenziale di 0,3 punti di PIL nel 2008, anche se ritiene non si debba in alcun modo abbassare la guardia sul fronte della spesa, in particolare quella sanitaria, quella legata agli interessi, e la spesa corrente. Sottolinea che le risorse necessarie alle iniziative future non potranno venire da un'ulteriore pressione fiscale su chi paga le tasse in maniera regolare e che, tuttavia la riduzione potrà avvenire solo se l'andamento della spesa pubblica si svilupperà in linea con le previsioni.
Aggiunge che le risorse aggiuntive dovranno provenire da un aumento della qualità e dell'efficienza della spesa, osservando che il documento non fa perno sulla distribuzione delle risorse aggiuntive, ma sull'uso più efficace delle risorse esistenti.
Osserva che l'esigenza di risanamento procede di pari passo con lo sviluppo e la modernizzazione del Paese rispetto all'Europa, superando le situazioni di bassa capacità di innovazione e di adozione delle nuove tecnologie, di insufficiente pressione concorrenziale, particolarmente nei servizi, di partecipazione al lavoro molto inferiore alla media europea, in particolare per le donne, di basso grado di istruzione, di arretratezza di infrastrutture, di inefficienza degli apparati pubblici.
Ritiene che i principali interventi di politica economica da attivare e consolidare debbano essere orientati all'efficacia delle pubbliche amministrazioni, aumentandone la produttività, all'accrescimento della concorrenza nei prodotti e nei servizi, al disagio sociale, al sistema scolastico e universitario, nonché a promuovere maggiore uguaglianza, a migliorare la dotazione infrastrutturale, perseguendo gli obiettivi dell'efficienza energetica e dello sviluppo delle fonti rinnovabili. Osserva, quindi, che una crescita più alta richiede coesione, equità sociale e un welfare moderno, intergenerazionale, più rispondente alle nuove esigenze che i cambiamenti sociali esprimono, sia dal punto di vista delle famiglie che da quello, non meno importante, della persona.
Ritiene necessario attuare il Titolo V della Costituzione, di concerto con il sistema delle regioni e delle autonomie locali, per quel che riguarda il federalismo fiscale, attraverso la revisione del sistema di finanziamento degli enti territoriali, l'equilibrio fra funzioni pubbliche e responsabilità finanziaria, la perequazione fra territori, la sostituzione del criterio della spesa storica, il coordinamento fra livelli di governo, il rispetto del patto di stabilità e crescita.
Per quanto concerne i profili d'interesse della VII Commissione, il documento


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reca una serie di richiami specifici alle politiche nei settori della scuola, dell'università e ricerca, della cultura, delle politiche giovanili nella parte che interessa lo sport e le attività motorie, e delle reti di telecomunicazione e digitalizzazione.
Rileva che, per quanto riguarda la scuola, il documento opera innanzitutto una ricognizione delle problematiche riguardanti il comparto per poi delineare le strategie di intervento nel triennio di riferimento. Fa presente che, riguardo alla parte ricognitiva e di analisi dei dati, nonostante alcuni progressi, l'Italia registra ancora una situazione insoddisfacente rispetto alla media europea e agli obiettivi della strategia di Lisbona: la quota dei giovani fra i 18 e i 24 anni che hanno conseguito solo il titolo di istruzione secondaria inferiore è pari al 20,6 per cento, a fronte degli obiettivi di Lisbona che prevedono il 10 per cento; la percentuale degli studenti italiani che non supera il livello minimo di competenza è del 23,9 per cento, a fronte del 15,2 per cento; il tasso di abbandono degli studi è ancora elevato, il livello di apprendimento risulta con buoni risultati nel Nord, insoddisfacenti nel Centro, carenti nel Sud.
In merito agli interventi che il Governo ha iniziato a sviluppare e che intende portare a compimento nel triennio 2008-2011, il documento fa riferimento all'innalzamento dell'obbligo scolastico, all'attuazione dell'autonomia scolastica, alla riorganizzazione dell'Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione (INVALSI), al il rafforzamento dei sistemi di misurazione e di valutazione dei risultati, alla valorizzazione dell'istruzione tecnica e professionale, all'attuazione di misure per l'edilizia scolastica, all'intervento sugli ostacoli organizzativi che determinano una maggiore onerosità, per ora di insegnamento e per studente, del sistema scolastico italiano rispetto a quello europeo, all'avvio del programma nazionale di istruzione nel Sud, all'approvazione dell'intesa con le organizzazioni sindacali in merito alla riqualificazione dei lavoro docente (attraverso la riforma dei percorsi di entrata e di carriera e della disciplina della mobilità) e la presentazione di un Libro bianco.
Con riguardo agli altri interventi menzionati nel documento, segnala alcuni provvedimenti già adottati nel corso della legislatura. Ricorda che la legge finanziaria per il 2007 ha previsto per quanto attiene il settore della scuola: la ridefinizione dell'obbligo scolastico ed il contestuale innalzamento - da quindici a sedici anni dell'età minima per l'accesso al lavoro; la riaggregazione degli stanziamenti di alcune unità previsionali di base dello stato di previsione del Ministero della pubblica istruzione e la diretta assegnazione delle risorse ivi allocate alle istituzioni; le nuove misure di contrasto degli insuccessi scolastici; la revisione degli ordinamenti dell'istruzione professionale, anche attraverso la riduzione dei carichi orari settimanali delle lezioni; l'istituzione dell'Agenzia nazionale per lo sviluppo dell'autonomia scolastica destinata ad assumere i compiti svolti dagli istituti regionali di ricerca educativa (IRRE) e dall'Istituto nazionale di documentazione e ricerca educativa (INDIRE), contestualmente soppressi; il riordino degli organi di gestione dell'Istituto nazionale per la valutazione del sistema di istruzione e di formazione (INVALSI); un'autorizzazione di spesa (50 milioni di euro per il 2007 e 100 milioni per ciascuno degli anni 2008 e 2009) finalizzata all'attivazione dei piani di edilizia scolastica; la definizione di indirizzi programmatici per l'abbattimento delle barriere architettoniche e l'adeguamento delle strutture alle vigenti disposizioni in tema di sicurezza e igiene del lavoro; il riordino del sistema di istruzione e formazione tecnica superiore post-secondaria; la riorganizzazione delle strutture attualmente preposte all'educazione degli adulti, al fine di qualificare meglio l'offerta di formazione, anche attraverso l'insegnamento della lingua italiana agli stranieri: la disponibilità dei locali scolastici al di fuori dell'orario di lezione, per attività destinate agli studenti ed agli adulti del territorio, nonché l'incremento delle dotazioni tecnologiche delle istituzioni scolastiche; l'estensione al biennio delle scuole


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superiori delle agevolazioni per l'acquisto dei libri di testo già previste per le scuole medie inferiori e l'introduzione del comodato dei testi; l'istituzione di «classi primavera», destinate ai bambini fra i 2 e 3 anni, nell'ambito di un progetto educativo, cui il Ministero contribuisce con personale adeguatamente formato, d'intesa con gli enti locali, in via sperimentale.
In relazione alla qualità del sistema dell'istruzione ed alla misurazione e valutazione dei risultati ricorda che la legge n. 1 del 2007 ha apportato alcune modifiche alla disciplina degli esami di maturità e ha conferito al Governo una delega per l'adozione di decreti legislativi inerenti l'orientamento degli studenti in uscita dal percorso scolastico, nonché le misure di valorizzazione dei risultati di eccellenza.
Ricorda, inoltre, che l'articolo 13 del decreto-legge n. 7 del 2007 ha reintrodotto nell'articolazione dell'istruzione secondaria di secondo grado i percorsi degli istituti tecnici e professionali, che non figuravano nell'articolazione delineata dal decreto legislativo n. 226 del 2005 costituita dal sistema dei licei e dall'istruzione e formazione professionale. Nella prospettiva di promuovere la diffusione della cultura tecnico scientifica il medesimo articolo ha previsto la costituzione di poli tecnico-professionalicomprensivi di istituti statali di istruzione secondaria (tecnici e professionali), strutture regionali preposte alla realizzazione dei percorsi di istruzione e formazione professionale, istituti tecnici superiori, risultanti dalla trasformazione degli attuali istituti di istruzione e formazione tecnica superiore dei quali la legge finanziaria 2007 ha disposto il riordino.
Segnalata, quindi, tra le misure finalizzate al miglioramento dell'offerta formativa, la possibilità di detrarre dall'imposta o dedurre dal reddito (a seconda che si tratti di persone fisiche o imprese) le erogazioni liberali a favore delle scuole di ogni ordine e grado.
Per quanto riguarda l'università e la ricerca, osserva che, secondo i datiriportati nel documento, in Italia gli investimenti in ricerca e sviluppo rappresentano l'1,1 per cento del PIL, contro 1,81 dell'Europa a 25, il 2,7 degli Usa, il 3,15 del Giappone. Rileva che il Governo si prefigge l'obiettivo, a medio termine, di raggiungere la media dei paesi dell'OCSE, e cioè del 2,5 per cento, di cui due terzi provenienti dal settore privato dove si registrano le maggiori carenze.
Il documento ricorda che la quota finanziata dal Governo risulta più alta rispetto alla media europea, mentre il contrario avviene per quanto riguarda la quota finanziata dall'industria. Le imprese registrano, infatti, una scarsa propensione alla ricerca, investendo il 30 per cento in meno rispetto alla media europea. Il problema non sembra risolvile aumentando la quota di sostegno pubblico diretto, quanto intervenendo sulle infrastrutture per la ricerca e sulla valorizzazione dei ricercatori.
Aggiunge che il documento conferma la volontà di investire nella direzione indicata dall'intesa siglata tra le organizzazioni sindacali e il Governo e conferma la priorità che i settori dell'università, della ricerca e dell'alta formazione artistica e musicale hanno nelle politiche governative. Evidenzia quindi i seguenti obiettivi principali contenuti nel documento: la necessità di adeguare l'investimento in Ricerca alla media OCSE, incrementando la ricerca privata e finalizzando l'investimento pubblico alle infrastrutture per la ricerca e alla valorizzazione dei ricercatori; la necessità di passare dall'attuale 0,88 per cento per la formazione universitaria all'1,2 per cento, migliorando la qualità, promuovendo rigore e trasparenza, riducendo gli sprechi, e aprendo alla formazione permanente; l'alta formazione artistica e musicale (AFAM) come area strategica per la promozione di aspetti peculiari della tradizione e vocazione nazionale; la necessità di nuovi interventi pubblici e privati, da collocare nell'ambito del VII programma quadro dell'Unione, investendo in grandi programmi settoriali per le reti, le risorse umane, la ricerca industriale, il rapporto con le Regioni; la necessità di investire risorse sul diritto allo studio attraverso borse di studio, esenzioni


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da tasse e contributi, offerta di nuovi residence universitari; l'esigenza di favorire l'internazionalizzazione del sistema universitario, e di portare 1'AFAM a sistema universitario come accade in Europa; la necessità di investire sui settori industriali ad alto tasso di innovazione attraverso il sostegno alla ricerca, in particolare sull'aerospaziale, elettronica e cantieristica, e al potenziamento del supporto alla difesa. Sottolinea altresì che gli obiettivi fissati dal documento sono supportati dai finanziamenti previsti dal decreto-legge n. 81 del 2007.
Aggiunge che il documento richiama le iniziative già in corso dì attuazione ai fini del rilancio del settore. Si tratta, in particolare dell'istituzione dell'Agenzia di valutazione dell'università e della ricerca; della definizione del nuovo sistema di reclutamento dei ricercatori universitari e degli enti di ricerca; del riassetto del finanziamento della ricerca, anche attraverso il Piano nazionale 2008-2010; dell'istituzione del Fondo unificato (FIRST- Fondo per gli investimenti nella ricerca scientifica e tecnologica). Rileva quindi che nel documento si richiama anche un'azione concertata con i Ministeri per lo sviluppo economico e per l'innovazione ai fini dell'utilizzo del Fondo competitività industria 2015; la definizione di iniziative CIPE e di accordi quadro con le regioni; il riordino degli enti di ricerca; la revisione dei tre cicli di studio universitari.
Con riferimento alle attività culturali, osserva che il documento, ribadito l'impegno del Governo di valorizzare i beni e le attività culturali, afferma che le risorse disponibili per il settore dovrebbero passare, nel triennio di riferimento, dallo 0,26 per cento all'1 per cento del bilancio.
Per quanto riguarda i programmi che il Governo intende realizzare, essi riguarderanno prevalentemente il cinema, attraverso l'approvazione di misure di incentivazione fiscale finalizzate ad attrarre produzioni straniere sul territorio e rendere disponibile una rete distributiva attenta ai giovani autori e ai film d'essai; lo spettacolo dal vivo; l'individuazione di nuovi modelli organizzativi per i musei, attraverso il ripensamento della legge n. 4 del 1993; il riconoscimento di un'autonomia economico-finanziaria alle strutture dedicate alle attività promozione dei libri e della lettura; l'introduzione di meccanismi di incentivazione per la compravendita e la donazione di opere d'arte e per il completamento del Museo nazionale delle Arti del XXI secolo.
Fa presente, in proposito, che la legge finanziaria per il 2007 ha previsto alcuni interventi nel settore dei beni e delle attività culturali. In particolare, ricorda che i commi 1136 e 1137 hanno istituito un Fondo per l'attuazione di accordi di cofinanziamento tra lo Stato e le autonomie finanziato con 20 milioni di euro per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009, finalizzato al sostegno di interventi in materia di attività culturali; il comma 1138 ha assegnato al Ministero per i beni e le attività culturali un contributo di 31,5 milioni di euro, per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009, per interventi di tutela e valorizzazione dei beni culturali e del paesaggio, da individuarsi annualmente con decreto ministeriale, previo parere del Consiglio superiore per i beni culturali e paesaggistici; il comma 1140 ha attribuito al Fondo per la produzione, la distribuzione, l'esercizio e le industrie tecniche previsto dell'articolo 12 del decreto legislativo n. 28 del 2004 un contributo di 20 milioni di euro per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009 per interventi a sostegno di istituzioni, grandi eventi di carattere culturale e ulteriori esigenze del settore dello spettacolo; il comma 1142 ha autorizzato la spesa annua di 79 milioni di euro per il 2007 e di 87 milioni di euro a decorrere dal 2008 al fine di consentire interventi urgenti al verificarsi di emergenze che possano pregiudicare la salvaguardia dei beni culturali e paesaggistici e di procedere alla realizzazione di progetti di gestione di modelli museali, archivistici e librari, nonché di progetti ditutela paesaggistica e archeologico-monumentale e di progetti per la manutenzione, il restauro e la valorizzazione di beni culturali e paesaggistici. Le somme sono destinate


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annualmente con decreto del Ministro pei i beni e le attività culturali ai vari interventi e progetti; il comma 1150 ha introdotto nuove norme per contrastare la mancata restituzione da parte delle imprese cinematografiche delle somme deliberate dallo Stato fino al 31 dicembre 2006 a valere sul Fondo per le attività cinematografiche; il comma 1151 ha introdotto numerose modifiche al decreto legislativo n. 28 dei 2004 in materia di sostegno al cinema, prevedendo, tra l'altro, che lo Stato acquisisca la completa titolarità dei diritti dei film qualora entro cinque anni dall'erogazione non sia restituita almeno una quota parte delle risorse erogate, da definirsi mediante decreto ministeriale insieme con le modalità di erogazione del contributo stesso. Ricorda, inoltre, che la VII Commissione ha avviato un'indagine conoscitiva, tuttora in corso di svolgimento, sulle problematiche connesse al settore dell'arte figurativa italiana, con particolare riferimento alle condizioni della sua esistenza e sviluppo.
Rileva che nella sezione dedicata alle politiche giovanili, il Governo intende avviare una politica di potenziamento delle strutture dedicate alla pratica sportiva nelle scuole e nella società. A tal fine, il riferimento è costituito dal Programma per l'impiantistica sportiva previsto dall'articolo 11 del decreto-legge n. 8 del 2007. Fa presente che la legge finanziaria per il 2007 ha previsto alcune misure interessanti il settore dello sport.
Segnala, inoltre, che il decreto-legge n. 8 del 2007, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 41 del 2007, prevede, agli articoli 11 e 11-bis norme in materia di programmi per l'impiantistica sportiva.
In merito ai provvedimenti all'esame della Camera, si ricorda che la VII Commissione Cultura della Camera ha iniziato l'esame della proposta di legge C. 2217, recante disposizioni in materia di impianti sportivi. A tale provvedimento è stata abbinata la proposta di legge C. 2490-ter, approvata dal Senato, che, modificando la norma inserita nel decreto-legge n. 8/2007 (articolo10), prevede l'obbligo in luogo della facoltà per le società sportive di adeguare le strutture alle norme di sicurezza vigenti.
Si fa presente, infine, che la VII Commissione Cultura della Camera ha deliberato di svolgere un'indagine conoscitiva sul calcio, le cui conclusioni sono attualmente contenute nella proposta di documento conclusivo approvato dalla Commissione.
Da tale documento emerge come il sistema-calcio sia stato investito da una progressiva evoluzione, per effetto della quale l'aspetto economico e commerciale sia risultato prevalente rispetto a quello sportivo.
In particolare, il documento sottolinea come non sia stato positivo considerare le società calcistiche alla stregua di qualsiasi società di lucro; le stesse, infatti, a causa delle spese elevate per l'acquisizione dei calciatori, hanno registrato un aumento della loro situazione debitoria, alla quale si è cercato di far fronte con le plusvalenze derivate dalla presenza nei mercati azionari e, in misura molto maggiore, con gli introiti della vendita dei diritti televisivi.
Compito del legislatore è, quindi, come si legge nelle conclusioni del documento, quello di spezzare il legame tra i fenomeni degenerativi del calcio e la subordinazione dello sport alla sola logica economica, favorendo una sana, efficace e certa competizione, anche economica, tra le società, delle quali sarebbe, peraltro, auspicabile una riforma.
Sottolinea che nel paragrafo riservato alle reti di telecomunicazioni e alla loro modernizzazione il documento sottolinea il crescente incremento registrato in Italia negli accessi alla banda larga che - al mese di settembre 2006 - hanno superato gli otto milioni. Peraltro, mentre la crescita in valori assoluti risulta in linea con i principali paesi europei, persiste un ritardo nella percentuale di accessi calcolati su 100 abitanti: 14 in Italia, contro 19 nel Regno Unito e 24 in Olanda. Rileva che il divario digitale interessa circa sette milioni di cittadini, la maggior parte dei quali residenti in aree svantaggiate e in piccoli comuni. Al fine di


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sanare progressivamente questo ritardo, sono previsti interventi di infrastrutturazione che il Governo dovrebbe attuare d'intesa con regioni ed enti locali, utilizzando le risorse previste dalle delibere del CIPE per il 2008 a beneficio delle aree sottoutilizzate, nonché gli stanziamenti recati dalla legge finanziaria (la somma complessiva è pari a 125 milioni per il 2008 e 60 milioni per il 2009). Sottolinea altresì che intende giungere entro il termine dell'attuale legislatura a garantire l'universalità dell'accesso alla rete internet in tutto il Paese.
Osserva che si rende parallelamente necessaria un'accelerazione del processo di modernizzazione delle reti di telecomunicazione. In questo quadro, la fase di transizione alla tecnologia digitale dovrebbe essere adeguatamente supportata, anche con l'ausilio di investimenti che possano consentire, in tempi ragionevoli, la contemporanea ricezione di programmi in tecnica analogica e digitale, in attesa della definitiva conversione al sistema interamente digitale, prevista per il 2012, nel rispetto del principio della «neutralità tecnologica» sancito dalla Commissione europea.
Con riguardo alla concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo, rileva che il Governo intende sostenere le attività di investimento finalizzate alla realizzazione del progetto di digitalizzazione, anche con specifico riferimento alla definizione di nuove offerte editoriali.
Sottolinea che sono infine programmati interventi volti alla diffusione e promozione della tecnologia digitale, mediante agevolazione dell'offerta di servizi interattivi di pubblica utilità, la previsione di incentivi per i fornitori di contenuti in tecnica digitale, nonché la concessione di bonus alle famiglie economicamente disagiate per l'acquisto di apparati di ricezione in tecnica digitale terrestre, via cavo o satellitare.
Si riserva quindi di presentare una proposta di parere nel prosieguo dell'esame.

Pietro FOLENA, presidente, nessuno chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.

La seduta termina alle 14.

RISOLUZIONI

Martedì 10 luglio 2007. - Presidenza del presidente Pietro FOLENA. - Interviene il sottosegretario di Stato per l'università e la ricerca Luciano Modica.

La seduta comincia alle 14.

7-00157 De Simone: Istituzione dei corsi speciali universitari per il conseguimento dell'abilitazione all'insegnamento.
(Seguito della discussione e rinvio).

La Commissione prosegue la discussione della risoluzione in titolo, rinviata nella seduta del 31 maggio 2007.

Titti DE SIMONE (RC-SE) illustra una nuova formulazione della risoluzione da lei presentata, che tiene conto delle indicazioni emerse nel corso della discussione (vedi allegato 2).

Pietro FOLENA, presidente, nessuno chiedendo di intervenire, rinvia il seguito della discussione ad altra seduta.

La seduta termina alle 14.10.