VIII Commissione - Resoconto di marted́ 13 novembre 2007


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SEDE REFERENTE

Martedì 13 novembre 2007. - Presidenza del presidente Ermete REALACCI. - Interviene il sottosegretario di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio e del mare, Gianni Piatti.

La seduta comincia alle 12.10.

Decreto legge 180/07: Differimento di termini in materia di autorizzazione integrata ambientale.
C. 3199 Governo.
(Esame e rinvio).

La Commissione inizia l'esame.

Ermete REALACCI, presidente, ricorda che il disegno di legge in titolo, di cui la Commissione avvia l'esame nella seduta odierna, non risulta ancora iscritto nel calendario dei lavori dell'Assemblea. Al riguardo, fa peraltro presente che - tenuto conto del termine di cui all'articolo 96-bis, comma 4, del Regolamento - l'ufficio di presidenza integrato dai rappresentanti dei gruppi, nella riunione dello scorso 7 novembre, ha convenuto di riservare la corrente seduta all'esame preliminare del provvedimento e di fissare il termine per la presentazione di eventuali emendamenti alle ore 11 di domani, mercoledì 14 novembre 2007; lo stesso ufficio di presidenza ha, quindi, concordato che l'esame degli emendamenti si svolga nella seduta già fissata per la giornata di domani, in modo da concludere l'esame in sede referente del provvedimento, una volta acquisiti anche i prescritti pareri, in tempi utili


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per il suo eventuale inserimento nel calendario dell'Assemblea.

Camillo PIAZZA (Verdi), relatore, fa presente che la Commissione inizia oggi l'esame del decreto-legge n. 180 del 2007, recentemente approvato dal Consiglio dei ministri per dare soluzione a una importante questione legata alle procedure di autorizzazione integrata ambientale (cosiddetta AIA). L'articolo 1 del decreto-legge, infatti, differisce al 31 marzo 2008 il termine già fissato al 30 ottobre 2007 dall'articolo 5, comma 18, del decreto legislativo n. 59 del 2005, che ha dato attuazione alla direttiva 96/61/CE, relativa alla prevenzione e riduzione integrate dell'inquinamento. Ricorda, in proposito, che la citata direttiva 96/61/CE richiede che l'autorizzazione all'esercizio per determinati impianti industriali venga attuata secondo un approccio integrato alla lotta contro le emissioni industriali, nell'aria, nelle acque e nel suolo. A tal fine, quindi, la direttiva ha sottoposto la gestione degli stabilimenti industriali che svolgono attività rientranti nell'allegato I (attività energetiche, produzione e trasformazione dei metalli, industria dei prodotti minerali, industria chimica, gestione dei rifiuti, allevamento di animali), siano essi esistenti, nuovi o sostanzialmente modificati, ad un'autorizzazione, che deve includere valori limite di emissione basati sulle migliori tecniche disponibili e che deve essere concessa previa consultazione del pubblico ed eventualmente di un esame coordinato da parte delle varie autorità competenti. Osserva pertanto che, come emerge chiaramente dalla relazione illustrativa del provvedimento, tale differimento è dovuto al fatto che «a tutt'oggi nessuna autorità competente ha concluso tutti i procedimenti pendenti» per il rilascio della prescritta autorizzazione, e ciò «nonostante le domande siano state presentate dalle imprese in ossequio alle scadenze previste e i fondi per le istruttorie siano stati versati dalle aziende»: la proroga in esame, dunque, consentirebbe di evitare la chiusura di numerosi impianti (poiché all'AIA sono soggetti migliaia di impianti in Italia) e, di conseguenza, le successive eventuali richieste di risarcimento dei danni alle autorità competenti. Si tratta, a suo giudizio, di una misura indispensabile, non soltanto per scongiurare il blocco di determinate attività produttive sul territorio nazionale, ma anche per consentire alle amministrazioni pubbliche di riparare ad un grave inadempimento, connesso al mancato completamento delle istruttorie previste dalla normativa vigente. Tale esigenza, peraltro, risulta strettamente collegata anche alla gravità della situazione che, in assenza del citato differimento, si verrebbe a creare anche sotto il profilo sanzionatorio, posto che, in base all'articolo 16, comma 1, del decreto legislativo n. 59 del 2005, chi esercita una delle attività soggette ad AIA senza autorizzazione è soggetto alla sanzione penale dell'arresto fino a un anno o dell'ammenda da 2.500 euro fino a 26.000 euro.
Segnala, inoltre, che l'articolo 2 del decreto-legge reca una norma transitoria, strettamente connessa alla proroga di cui all'articolo 1 e volta a consentire la prosecuzione dell'attività da parte degli impianti in esercizio nelle more del rilascio dell'AIA, a condizione che sia stata presentata nei termini la domanda e che tale attività venga svolta nel rispetto della normativa vigente o delle condizioni stabilite nelle autorizzazioni ambientali di settore già rilasciate, le quali, conseguentemente, si intendono prorogate fino alla scadenza del termine fissato dal provvedimento di AIA per l'attuazione delle relative condizioni.
Dopo avere illustrato le motivazioni e il contenuto del provvedimento, intende peraltro sottoporre alla Commissione alcune valutazioni di merito e di metodo. In particolare, con riferimento all'articolo 1, giudica opportuno rilevare che la proroga ivi prevista appare riferibile sia al termine contemplato dal secondo periodo sia a quello previsto dal terzo periodo del richiamato articolo 5, comma 18, del decreto legislativo n. 59, riguardanti rispettivamente: la data entro la quale gli impianti esistenti devono attuare le prescrizioni dell'autorizzazione integrata ambientale


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(AIA); la data entro la quale l'autorizzazione dev'essere comunque rilasciata, nel caso in cui le norme attuative di disposizioni comunitarie di settore dispongono date successive per l'attuazione delle prescrizioni. Per tali ragioni, nel giudicare opportuno specificare che il differimento è riferibile a entrambi i termini, sottolinea che lo stesso Comitato per la legislazione - che ha già espresso il parere di competenza sul provvedimento - ha rilevato che occorre conseguentemente chiarire la formulazione dell'articolo 1 e sostituire la rubrica «Differimento di termine» con la rubrica «Differimento di termini».
Quanto all'articolo 2, intende altresì segnalare che esso - nella attuale formulazione - potrebbe apparire di difficile lettura e, probabilmente, anche di incerta applicazione: in particolare, il testo potrebbe essere considerato poco chiaro in sede attuativa e, dunque, generare problemi ulteriori rispetto a quelli che si vogliono risolvere. Per tali motivi, si riserva di predisporre una apposita proposta emendativa, che favorisca una maggiore chiarezza, eventualmente anche recependo i rilievi formulati, anche su tale articolo, dal Comitato per la legislazione.
Infine, ritiene necessario porre all'attenzione della Commissione una questione più generale, legata alla compatibilità comunitaria del provvedimento: premesso, infatti, che questo specifico aspetto sarà anche oggetto dell'esame della XIV Commissione, competente in sede consultiva, osserva che la proroga disposta dall'articolo 1, oltre che la norma transitoria di cui all'articolo 2, potrebbero presentare profili problematici dal punto di vista della loro coerenza con la disciplina comunitaria vigente. Il termine del 30 ottobre 2007 corrisponde, infatti, al termine ultimo concesso agli Stati membri dalla direttiva 96/61/CE affinché gli impianti esistenti funzionino in maniera conforme alle prescrizioni della medesima direttiva; tale termine risulta dal combinato disposto degli articoli 5, 21 e 22 della direttiva. L'articolo 5, in particolare, fa riferimento ad un termine «massimo di otto anni successivi alla messa in applicazione della presente direttiva» in relazione al «funzionamento degli impianti esistenti secondo i requisiti di cui agli articoli 3, 7, 9, 10 e 13, all'articolo 14, primo e secondo trattino, nonché all'articolo 15, paragrafo 2»; l'articolo 21 prevede la messa in applicazione della direttiva entro tre anni dall'entrata in vigore della medesima (avvenuta, in base all'articolo 22, il 30 ottobre 1996), vale a dire entro il 30 ottobre 1999.
Al riguardo, ricorda che anche la comunicazione della Commissione europea - COM(2003)354 - del 19 giugno 2003 (Sulla via della produzione sostenibile - Progressi nell'attuazione della direttiva 96/61/CE sulla prevenzione e la riduzione integrate dell'inquinamento), indica il 30 ottobre 2007 quale termine affinché gli impianti esistenti funzionino in maniera conforme alle prescrizioni della direttiva; essa aggiunge che «si tratta di un obbligo formulato in modo chiaro. Non è quindi sufficiente limitarsi a rilasciare entro il 30 ottobre 2007 un'autorizzazione che conceda all'impianto una proroga per mettersi in regola. Tra gli obblighi essenziali dei gestori vi è anzitutto quello di adottare tutti i provvedimenti opportuni per prevenire l'inquinamento, in particolare mediante l'applicazione delle migliori tecniche disponibili». Per queste ragioni, auspica che il Governo possa fornire, sin dalla seduta odierna, gli opportuni chiarimenti in materia, per consentire alla Commissione di assumere una determinazione consapevole e corretta. Allo stesso tempo, rileva che una questione specifica riguarda la Regione Siciliana, che risulta abbia sollevato un problema di competenze nel rilascio delle autorizzazioni: si tratta, a suo avviso, di una materia che richiede la massima chiarezza, pur nella consapevolezza della difficoltà di predisporre eventuali proposte emendative del testo per una singola regione.
In conclusione, nel ribadire l'utilità del provvedimento in esame e restando, comunque, in attesa di chiarimenti sulle questioni testé prospettate, si riserva di presentare taluni specifici emendamenti,


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che possano favorire il miglioramento del testo nel senso in precedenza prospettato.

Ermete REALACCI, presidente, nel ringraziare il relatore per il lavoro svolto, evidenzia la delicatezza della proroga in questione sotto il profilo della compatibilità comunitaria. Chiede, pertanto, al Governo di fornire ogni possibile elemento di chiarezza al riguardo.

Il sottosegretario Gianni PIATTI ripercorre per grandi linee le considerazioni svolte dal relatore, ricordando come l'Italia rischi di «restare indietro» rispetto alle prescrizioni comunitarie in materia di autorizzazione integrata ambientale. Nel fare presente che la competenza al rilascio delle richiamate autorizzazioni è ripartita tra Ministero dell'ambiente e regioni, che possono eventualmente delegare tali funzioni alle province, osserva che - nonostante la presentazione delle richieste da parte delle imprese sia avvenuta entro i termini fissati dalla normativa vigente - le amministrazioni competenti al rilascio delle autorizzazioni sono ancora in forte ritardo. Allo stato, infatti, l'AIA non è stata concessa alle imprese richiedenti, in assenza del completamento delle procedure previste dalla legislazione vigente: tali ritardi, peraltro, risultano connessi anche alla mancata approvazione da parte delle regioni dei piani per la qualità dell'aria.
Segnala, peraltro, che gli impianti che necessitano dell'autorizzazione sono oltre 8.000, dei quali circa 7.800 interessano il livello di competenze regionali. Ritiene, quindi, che si possa senza dubbio sostenere che alcune regioni sono totalmente inadempienti rispetto alle previsioni del decreto legislativo n. 59 del 2005, tanto che numerose di queste regioni hanno addirittura chiesto il prolungamento della proroga disposta dal decreto-legge in esame.
In conclusione, auspica che la Commissione possa rapidamente completare l'esame del provvedimento e, quindi, individuare anche le conseguenti iniziative che consentano di non trovarsi, alla scadenza del 31 marzo 2008, di fronte ai medesimi problemi.

Ermete REALACCI, presidente, nel dichiarare che la Commissione è pienamente consapevole della necessità della proroga in questione, in assenza della quale si rischia di bloccare l'attività di migliaia di imprese sul territorio nazionale, osserva tuttavia che il rappresentante del Governo non ha fornito alcun chiarimento sugli orientamenti che la Commissione europea ha assunto rispetto al decreto-legge in esame.

Il sottosegretario Gianni PIATTI fa presente che nella seduta di domani il suo dicastero sarà nelle condizioni di rispondere con maggiore precisione alla questione della compatibilità comunitaria del provvedimento, ricordando peraltro che anche altri Paesi europei presentano situazioni analoghe a quella italiana in materia di autorizzazione integrata ambientale.

Salvatore MARGIOTTA (PD-U), nel ringraziare il relatore per il lavoro svolto, giudica opportuno che il Governo faccia chiarezza su tutti gli elementi di problematicità sollevati nella relazione introduttiva. In particolare, segnala l'esigenza di comprendere se il termine del 30 ottobre 2007 sia considerato tassativo da parte della Commissione europea.
Quanto alla necessità, richiamata dal rappresentante del Governo, di assumere iniziative urgenti dopo l'eventuale approvazione del decreto-legge in esame, ritiene che debba essere lo stesso Governo ad indicare tali iniziative al Parlamento, segnalando anche i problemi connessi all'inadempienza da parte di alcune regioni e le eventuali misure da adottare per farvi fronte. In proposito, nel ricordare come le autorizzazioni in questione assumano un carattere di assoluta serietà, anche per fronteggiare il potenziale inquinamento dell'aria, si domanda se sia ipotizzabile l'esercizio di poteri sostitutivi da parte dello Stato, eventualmente anche in relazione all'approvazione dei piani regionali per la qualità dell'aria.

Paolo CACCIARI (RC-SE) osserva che il suo gruppo, accanto ai timori circa gli


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orientamenti dell'Unione europea e il possibile blocco delle attività da parte delle imprese, nutre forti preoccupazioni per il destino dei cittadini e dei lavoratori, soprattutto nell'eventualità che un incidente, che si verifichi nel corso del periodo di proroga, possa procurare danni rilevanti alle persone.
Ritiene, inoltre, discutibile che il rilascio delle autorizzazioni sia vincolato all'approvazione dei piani regionali per la qualità dell'aria, considerato anche che eventuali, ulteriori, ritardi da parte delle regioni possono rendere perfettamente inutile la proroga disposta dal provvedimento in esame. A tal fine, riterrebbe opportuno adottare provvedimenti di commissariamento delle regioni sulle specifiche questioni richiamate, in modo da evitare che, a distanza di cinque mesi da oggi, possano riproporsi gli stessi problemi; al riguardo, dunque, osserva che potrebbe risultare utile svolgere un'audizione di rappresentanti delle regioni.

Camillo PIAZZA (Verdi), relatore, osserva che sulla questione del rilascio delle autorizzazioni si rischia che - come sta accadendo in altri settori ambientali, quali quello degli idrocarburi, delle discariche e della rottamazione dei veicoli, per il quale esiste il problema del cosiddetto fluff - siano le procure a fare la vera politica dei rifiuti in Italia. In tal senso, giudicando necessario evitare che all'inizio del 2008 si arrivi con un nuovo decreto di proroga, ritiene opportuno svolgere un'audizione di rappresentanti della Conferenza delle regioni e delle province autonome, nella quale fare la massima chiarezza sui problemi esistenti; a questo fine, la Commissione potrebbe valutare la possibilità di rinviare il termine per la presentazione di emendamenti, in attesa dei necessari chiarimenti.

Ermete REALACCI, presidente, considerata anche l'incertezza sui tempi di esame in Assemblea del decreto-legge in titolo, dichiara di nutrire forti dubbi sulla capacità delle regioni di fornire risposte concrete alle questioni sinora emerse. Giudica, pertanto, preferibile che il Governo si faccia carico di rendere alla Commissione gli elementi conoscitivi in suo possesso, anche con riferimento alle problematiche relative agli adempimenti di competenza regionale e all'eventuale possibilità di esercitare poteri sostitutivi. Ritiene, infatti, che - se il dicastero competente è in grado di fornire entro domani questi elementi - la Commissione potrà procedere speditamente nel seguito dell'esame del testo.

Raffaella MARIANI (PD-U) segnala l'opportunità di verificare il possibile conferimento di specifici compiti sostitutivi ad eventuali Commissari ad acta nominati dal Governo.

Ermete REALACCI, presidente, alla luce delle numerose questioni emerse, invita il rappresentante del Governo a fornire ogni opportuna risposta nella seduta di domani, nella quale occorre - a suo giudizio - acquisire elementi di conoscenza relativi agli orientamenti assunti in sede comunitaria, oltre che al percorso che le amministrazioni pubbliche dovranno seguire per adeguarsi alla direttiva europea entro il marzo 2008.
Con riguardo all'ipotesi di convocare i rappresentanti delle regioni, ritiene molto più utile per la Commissione prevedere lo svolgimento di un'audizione solo dopo la definitiva approvazione del provvedimento in esame, in modo da monitorare con efficacia le eventuali inadempienze delle autonomie territoriali.
Per le ragioni esposte e considerata l'esigenza di dedicare la seduta già prevista per domani all'acquisizione dei predetti chiarimenti, propone - modificando parzialmente gli orientamenti assunti in seno all'ufficio di presidenza integrato dai rappresentanti dei gruppi - di prorogare il termine per la presentazione di eventuali emendamenti al provvedimento in titolo alle ore 17 di domani, mercoledì 14 novembre 2007.

La Commissione concorda.

Il sottosegretario Gianni PIATTI, preso atto della decisione della Commissione di


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disporre un breve rinvio del termine per la presentazione degli emendamenti, si riserva di fornire i chiarimenti richiesti entro la giornata di domani. Ritiene, peraltro, opportuno precisare che i rallentamenti nel rilascio delle autorizzazioni sono dovuti soprattutto alle difficoltà che le regioni hanno incontrato nell'adeguarsi alla normativa vigente. A suo giudizio, quindi, esiste un problema generale di natura politica, che richiede un intervento deciso da parte delle istituzioni, soprattutto sul versante della normativa ambientale. Proprio per tali ragioni, rileva che il suo dicastero farà certamente la sua parte nei confronti del sistema delle autonomie territoriali, auspicando tuttavia che una «pressione» aggiuntiva da parte del Parlamento - anche mediante il possibile svolgimento di audizioni di rappresentanti delle regioni - possa contribuire alla soluzione delle questioni tuttora sul tappeto.
Assicura, infine, che il Governo fornirà ogni possibile elemento conoscitivo in ordine ai rapporti con la Commissione europea e alle procedure che esso intende porre in essere per uscire dall'attuale situazione di emergenza.

Ermete REALACCI, presidente, fa presente che la Commissione potrà concludere nella seduta di domani l'esame preliminare del provvedimento, auspicando che il Governo sia in grado di assicurare la completezza delle informazioni sinora richieste; al riguardo, peraltro, chiede al sottosegretario Piatti di fornire, sempre in occasione della seduta fissata per domani, anche la chiara indicazione del numero delle autorizzazioni integrate ambientali da rilasciare, che distingua quelle di competenza statale da quelle di competenza regionale.
Rinvia, quindi, il seguito dell'esame ad altra seduta.

La seduta termina alle 12.55.

INTERROGAZIONI

Martedì 13 novembre 2007. - Presidenza del presidente Ermete REALACCI. - Interviene il sottosegretario di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio e del mare, Gianni Piatti.

La seduta comincia alle 12.55.

5-01493 Velo: Accordo di programma nelle aree industriali di Piombino e di Bagnoli-Coroglio.

Il sottosegretario Gianni PIATTI risponde all'interrogazione in titolo nei termini riportati in allegato (vedi allegato 1).

Silvia VELO (PD-U) si dichiara soddisfatta della dettagliata e approfondita risposta fornita dal rappresentante del Governo, che consente di rendere pubblica una vicenda che sta fortemente preoccupando la cittadinanza nel territorio di Piombino. In proposito, intende peraltro ricordare che le istituzioni locali stanno lavorando per portare a termine un importante accordo di programma, anche attraverso talune modifiche rispetto ai progetti originari.
Dichiara, quindi, il proprio compiacimento per il fatto che la risposta del Governo abbia chiarito due specifiche questioni, che coloro che ad oggi si oppongono al progetto hanno sollevato, scatenando timori ingiustificati. Osserva, infatti, che il Governo ha messo in risalto l'esistenza di adeguate garanzie per la salute pubblica, con una risposta che chiarisce che ci si trova di fronte ad una operazione portuale e che, dunque, i cittadini possono essere assolutamente rassicurati sulla vicenda. Allo stesso tempo, ritiene che la risposta abbia fugato i dubbi sui costi potenzialmente eccessivi dell'intera operazione, dimostrando come si tratti, in realtà, di una grande iniziativa sinergica tra due siti che pongono in essere contemporanee attività di bonifica.
In conclusione, giudica opportuno che il Governo abbia dato un segnale chiaro su questi temi, con ciò evitando di amplificare critiche locali di «basso profilo», che rischiano di alimentare un clima di paura


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sul territorio e di vanificare gli enormi sforzi sinora compiuti per lo sviluppo di importanti sistemi portuali.

5-01696 Di Cagno Abbrescia: Sequestro di una discarica di rifiuti nel comune di Grottaglie.

Il sottosegretario Gianni PIATTI risponde all'interrogazione in titolo nei termini riportati in allegato (vedi allegato 2).

Simeone DI CAGNO ABBRESCIA (FI) si dichiara totalmente insoddisfatto della risposta del Governo, rilevando in particolare l'evidente contrasto tra una nota indirizzata dalla sezione di Taranto dell'ARPA Puglia alla stessa Guardia di finanza in merito alla certificazione delle analisi e la successiva acquisizione, in qualità di esperto, di un addetto della sezione di Bari della stessa ARPA, avvenuta in sede di redazione del verbale di sequestro della discarica in questione: tale contrasto, a suo avviso, dimostra come regni un'assoluta incertezza applicativa anche all'interno degli stessi organismi tecnici.
Più in generale, sottolinea che l'enorme divergenza nell'interpretazione delle norme vigenti che si verifica sul territorio nazionale conferma le preoccupazioni che aveva già espresso con un precedente atto di sindacato ispettivo, in cui aveva evidenziato, tra l'altro, l'esistenza di contraddizioni tra l'utilizzo di misure emergenziali e l'ordinaria gestione del ciclo dei rifiuti. In proposito, intende condannare con fermezza quello che definisce un «caos legislativo» posto in essere dalle diverse regioni, che rimette, di fatto, agli interventi di polizia giudiziaria il governo di interi settori ambientali, con inevitabili danni per il sistema delle imprese e per la stessa occupazione, come sta avvenendo, ad esempio, nella provincia di Taranto.
Si riserva, pertanto, di presentare una nuova interrogazione sull'argomento, con la quale intende sollecitare il Governo a farsi carico della grave realtà esistente.

La seduta termina alle 13.15.

INTERROGAZIONI A RISPOSTA IMMEDIATA

Martedì 13 novembre 2007. - Presidenza del presidente Ermete REALACCI. - Interviene il sottosegretario di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio e del mare, Gianni Piatti.

La seduta comincia alle 13.15.

Ermete REALACCI, presidente, comunica che, come concordato nell'ambito dell'ufficio di Presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, le interrogazioni a risposta immediata hanno ad oggetto questioni relative alla gestione e salvaguardia dell'ambiente e alla tutela dell'ecosistema.
Ricorda altresì che, ai sensi dell'articolo 135-ter, comma 5, del Regolamento, la pubblicità delle sedute per lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata è assicurata anche tramite la trasmissione attraverso l'impianto televisivo a circuito chiuso. Ne dispone, pertanto, l'attivazione.

5-01741 Mariani: Requisiti tecnici per i dispositivi a condensazione dei camini.

Raffaella MARIANI (PD-U) illustra l'interrogazione in titolo, segnalando l'opportunità di una interpretazione autentica del decreto legislativo n. 152 del 2006, che consenta di fare definitivamente chiarezza sui requisiti tecnici per la realizzazione degli impianti a condensazione dei camini.

Il sottosegretario Gianni PIATTI risponde all'interrogazione in titolo nei termini riportati in allegato (vedi allegato 3).

Erminio Angelo QUARTIANI (PD-U), cofirmatario dell'interrogazione in titolo, si dichiara soddisfatto della risposta del Governo, ricordando come una corretta interpretazione della normativa vigente sia decisiva per lo sviluppo e la possibile incentivazione degli impianti in questione. A suo giudizio, la risposta odierna del Governo consente di superare le contraddizioni


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esistenti, favorendo l'utilizzo delle risorse disponibili per le famiglie e le imprese: ritiene, in questo quadro, positivo anche l'impegno del Ministero a intervenire con una eventuale disposizione legislativa in materia.

5-01742 Adolfo: Fondi per l'impianto di depurazione del comune di Imperia.

Vittorio ADOLFO (UDC) illustra l'interrogazione in titolo, segnalando l'esigenza di comprendere i motivi per i quali non sono ancora disponibili i fondi del Ministero dell'ambiente, già previsti in base ad uno specifico accordo di programma, da destinare al completamento dell'impianto di depurazione del comune di Imperia, i cui lavori - eseguiti all'incirca per il 60 per cento dell'opera - sono fermi ormai da lungo tempo.

Il sottosegretario Gianni PIATTI risponde all'interrogazione in titolo nei termini riportati in allegato (vedi allegato 4).

Vittorio ADOLFO (UDC) prende atto con soddisfazione dell'impegno assunto dal Governo, nel presupposto che i fondi in questione possano essere resi disponibili già con la corrente manovra finanziaria. Dichiara, infatti, che è suo interesse sbloccare la grave situazione di emergenza che riguarda l'impianto di depurazione del comune di Imperia, a prescindere dalla valutazione dei meriti e delle responsabilità connesse ai diversi livelli istituzionali.

Ermete REALACCI, presidente, dichiara conclusa la seduta dedicata allo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata.

La seduta termina alle 13.25.