Doc. IV-quater, n. 7



Onorevoli Colleghi! - La Giunta riferisce su una domanda di deliberazione in materia d'insindacabilità avanzata da Ugo Parolo, deputato nelle scorse due legislature, con riferimento a un procedimento penale condotto dalla procura della Repubblica di Lecco innanzi al giudice di pace di Bellano (Lecco) (n. 413/02 mod 21-bis)
Nel capo d'imputazione - rubricato come ingiuria aggravata - viene contestato al Parolo di aver rivolto le seguenti parole a Milo Crespi e Massimiliano Nutricati: «[Siete] a capo di una banda di disperati imbroglioni, controllerò ogni virgola da adesso in poi e per primo quel signore lì seduto che è qui a fare i propri interessi. Vado sotto a controllare tutti i conti dell'appalto Mimosa».
L'episodio sarebbe avvenuto nella sede del comune di Colico (Lecco) il 25 marzo 2002 e - per quanto la Giunta ha potuto appurare - è stato il frutto della reazione del Parolo a quella che egli ha ritenuto una manovra obliqua di attacco alla sua persona, consistita nell'aver fatto trapelare sui mezzi d'informazione locale la notizia che dal computer dell'ufficio del sindaco vi erano stati numerosi contatti a siti internet pornografici all'epoca in cui il medesimo Parolo era sindaco di Colico (incarico cessato nella primavera del 2001).
La domanda d'insindacabilità di Parolo è pervenuta il 1o settembre 2006. Dopo l'assegnazione alla Giunta, tale collegio l'ha esaminata e dibattuta ampiamente nelle sedute del 29 novembre e 6 dicembre 2006 e 24 e 31 gennaio 2007. L'interessato, pur regolarmente invitato a comparire innanzi alla Giunta, non si è avvalso di tali facoltà. Egli non ha però mancato di inviare numerosa documentazione a corredo di tre memorie scritte.
Nei primi giorni di gennaio 2007 è intervenuta la condanna del Parolo a una pena pecuniaria (contestualmente dichiarata estinta per indulto) e al risarcimento del danno in favore delle parti civili costituite.
Durante l'esame della domanda, la cui resocontazione è opportuno allegare integralmente alla presente relazione per rendere appieno l'idea dell'approfondimento svolto, si è reso palese che l'invettiva di Ugo Parolo nei confronti dei due amministratori del suo comune di residenza non è stato uno sfogo volgare ed estemporaneo.
Egli è stato querelato da Milo Crespi e da Massimiliano Nutricati, rispettivamente sindaco e assessore al turismo del comune di Colico, cittadina costiera del Lago di Como di cui lo stesso Parolo - come accennato - era stato sindaco fino al 2001 e di cui era ed è ancora consigliere comunale. Crespi era a capo di una giunta cui la Lega Nord si opponeva.
Parolo - in sostanza - intendeva accusare i due esponenti dell'amministrazione locale di aver fatto artatamente trapelare la notizia da lui dichiarata falsa (la frequentazione di siti internet pornografici dal computer dell'ufficio di sindaco) per screditarne la figura morale e politica. Ciò sarebbe tornato loro utile giacché egli ha condotto una serrata battaglia contro la costruzione di un porto turistico sul litorale lacustre di considerevole volumetria edilizia ed impatto ambientale.
È dunque emerso che la vicenda non pertiene a una disputa meramente locale o interna al consiglio comunale, bensì al più generale operato politico del Parolo e al suo ruolo di deputato, oggetto di un attacco indiretto e pretestuoso.
Tanto si evince essenzialmente da due elementi: in primo luogo, da una denuncia penale presentata dallo stesso Parolo per abusi edilizi, basata sul fatto che la realizzazione del porto turistico avvenne a parere del Parolo senza le prescritte autorizzazioni e sulla circostanza che i proprietari dell'area e il Nutricati sarebbero legati da rapporti professionali e d'interesse (la procura della Repubblica di Lecco ha poi comunicato che il procedimento seguito a tale denuncia è ancora in corso); in secondo luogo, nel febbraio 2005, Ugo Parolo presentò ai Ministri dell'ambiente e dei beni e le attività culturali un'interrogazione a risposta orale, nella quale si fa riferimento proprio alla questione del porto turistico e si chiedono accertamenti in proposito (v. allegato 2).
Ma che l'intera vicenda abbia un saldo legame con il ruolo parlamentare di Ugo Parolo risulta anche dalle cronache locali della controversia: infatti dalla copie delle pubblicazioni quotidiane della provincia di Lecco risulta che egli è sempre citato come deputato e mai come mero consigliere comunale. Tanto appare confermare che in realtà - specialmente in ambito provinciale e rurale - il deputato del collegio, eletto secondo il sistema elettorale uninominale vigente dal 1994 al 2001, è il punto terminale di una varietà ampia di domande sociali, lagnanze amministrative e iniziative politiche. Tutto ciò contribuisce a dare senso all'idea ampia d'insindacabilità parlamentare che in fondo è contenuta nell'articolo 3, comma 1, della legge n. 140 del 2003, secondo cui rientra nella prerogativa ogni critica e denuncia politica riferibile alla funzione.
Da ultimo - ma non per importanza - vale la pena sottolineare che nelle espressioni di Ugo Parolo rivolte ai due membri della giunta comunale di Colico, soltanto l'esordio è in astratto meritevole di approfondimento («banda di disperati e imbroglioni»), giacché invece la restante parte dei sintagmi usati è priva del benché minimo contenuto offensivo, essendo costituita da una semplice critica («quel signore lì seduto che è qui a fare i propri interessi») e da una dichiarazione d'intenti («controllerò ogni virgola da adesso in poi e per primo... vado sotto a controllare tutti i conti dell'appalto Mimosa»).
Per questi motivi, a maggioranza, la Giunta propone all'Assemblea di deliberare che i fatti del procedimento costituiscono manifestazione di opinioni espresse nell'esercizio delle funzioni parlamentari ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione.

Enrico BUEMI, relatore


ALLEGATO 1

Estratto dai resoconti delle sedute della Giunta per le autorizzazioni del 29 novembre e 6 dicembre 2006 e 24 e 31 gennaio 2007

29 novembre 2006

(Esame e rinvio).

Enrico BUEMI (RosanelPugno), relatore, espone che la vicenda in titolo trae origine da una disputa avvenuta presso il comune di Colico, in provincia di Lecco, tra l'ex deputato Parolo e il sindaco Milo Crespi. Secondo l'onorevole Parolo il Crespi sarebbe stato, in buona sostanza, se non promotore diretto, quanto meno il beneficiario politico della diffusione su un giornale locale della notizia secondo cui sul computer dell'ufficio del sindaco all'epoca in cui tale carica era stata ricoperta dal Parolo stesso erano state ritrovate tracce di collegamenti con siti internet pornografici. Per reagire a tale palese scorrettezza, Ugo Parolo, in data 25 marzo 2002, si recava presso gli uffici del Comune per contestare la veridicità dei fatti riportati sulla stampa e per stigmatizzare, sia pure con frasi dal contenuto marcatamente polemico, il comportamento del Crespi e dell'assessore Nutricati. Ritenuto che si tratti di un chiaro caso di dialettica politica e che il Parolo abbia in questo caso utilizzato anche il suo ruolo di parlamentare per esercitare un controllo di tipo ispettivo sull'amministrazione comunale, propone che la Giunta deliberi nel senso dell'insindacabilità.

Federico PALOMBA (IdV) osserva che nel caso all'esame l'ex deputato Parolo portava «due mantelli», quello del parlamentare e quello del consigliere comunale. Gli sembra che la vicenda in titolo pertenga più al secondo che al primo. Constatata la mancanza di un qualsiasi nesso con atti parlamentari, si dichiara contrario alla proposta del relatore.

Antonio LEONE (FI) si dichiara favorevole alla proposta del relatore.

Nicola CRISCI (Ulivo) non disconosce lo scarso rilievo della vicenda ma ritiene che la Giunta debba comportarsi con rigore ed evitare atteggiamenti indulgenti. Nella vicenda in questione non è presente alcun elemento di connessione con l'esercizio delle funzioni parlamentari. Nel rammentare la sua personale esperienza di consigliere comunale, assessore e sindaco, sottolinea l'assoluta specificità e diversità del ruolo di membro del Parlamento. Voterà contro la proposta del relatore.

Carlo GIOVANARDI, Presidente, constatata la spaccatura che si va delineando, ritiene opportuno un rinvio della discussione affinché si possa trovare un terreno comune. Considera infatti che occorre restituire al dibattito politico la sua naturale ampiezza, con la conseguente più decisa difesa delle prerogative parlamentari, ma che al contempo la Giunta deve saper distinguere le situazioni difendibili da quelle non difendibili.

Elias VACCA (Com. It.) condivide interamente l'impostazione del Presidente. Nel caso specifico gli pare chiaro che l'ex deputato Parolo abbia reagito in modo personale a un attacco che forse aveva delle ragioni politiche. Si sforzerà di rintracciare nella vicenda elementi che consentano di conferire fondamento all'ipotesi dell'insindacabilità, ma allo stato dubita che quelli a disposizione siano sufficienti. È peraltro convinto che in un eventuale giudizio di merito il giudice riconoscerebbe la scriminante della reciprocità delle offese.

Paola FRASSINETTI (AN) sottolinea che la vicenda in discussione ha una chiara connotazione politica, giacché il Parolo si sentiva vittima di un macchinazione. Con le frasi che gli vengono imputate intendeva difendere la sua figura di deputato. Voterà per l'insindacabilità.

Marilena SAMPERI (Ulivo), nel concordare con il deputato Vacca, sottolinea però che la vicenda è tutta centrata sulla successione alla carica di sindaco di Colico tra il Parolo e il Crespi, tanto è vero che gli eventuali collegamenti ai siti pornografici risalirebbero al periodo in cui il deputato interessato era sindaco. È ben vero che secondo il Parolo si è trattato di una manovra per screditare il suo operato di parlamentare ma questo non può connotare i termini della sua reazione. Voterà contro la proposta del relatore.

Maurizio PANIZ (FI) condivide la proposta del relatore in ragione dell'evidente ispirazione parlamentare della condotta del Parolo. Egli sentiva in gioco la sua reputazione e il suo carisma di deputato e quindi ha dovuto difendere le sue qualità di membro della Camera e di consigliere comunale al contempo, non potendovi essere modo di scindere le due.

Matteo BRIGANDÌ (LNP) trova di buon senso le considerazioni del collega Vacca ma non le ritiene decisive. Purtroppo la situazione in materia d'immunità parlamentare in Italia è oggi patologica, essendo in corso una vera e propria guerra tra le Camere e la Corte costituzionale. Nell'auspicare una riforma legislativa, cita un episodio capitatogli presso il tribunale di Brescia che, a suo avviso, è esemplificativo delle scorrettezze del potere giudiziario nei confronti di quello politico. Auspica certamente una pax istituzionale ma questa deve stabilirsi su un terreno più favorevole per la politica. Voterà a favore della proposta del relatore.

Enrico BUEMI (RosanelPugno), relatore, nel replicare, premette che è favorevole a una riespansione delle garanzie della politica. La funzione rappresentativa connota in via complessiva e globale l'operato della persona che ne è investita e non si può scindere nel medesimo individuo l'eventuale ruolo di consigliere comunale, provinciale o altro da quello di parlamentare. Ciò è tanto più vero nei casi in cui il deputato sia stato eletto col metodo uninominale che fonda un legame del deputato col territorio più forte che mai. In virtù di tale ruolo sarebbe, per esempio, paradossale non riconoscere l'insindacabilità al parlamentare che criticasse l'operato di un dirigente di una ASL, la cui attività è formalmente di competenza regionale e non quindi del Parlamento nazionale. Insiste pertanto nella sua proposta d'insindacabilità.

Pierluigi MANTINI (Ulivo) contesta con decisione il ragionamento del relatore, ritenendo che non possa reggere un concetto d'immunità basato sull'idea della funzione organicamente legata alla persona. Questa idea rende, agli occhi dell'opinione pubblica italiana e delle più qualificate sedi internazionali, l'esperienza delle immunità parlamentari del nostro Paese una barzelletta. Ritenuta grottesca la successione di deliberazioni delle Camere annullate dalla Corte costituzionale ancora di recente, afferma che ciclicamente nella Giunta si ripropone un'idea dell'insindacabilità come privilegio illiberale per cui i parlamentari, potendo farvi ricorso, sono tentati di sfuggire al coraggio della responsabilità. Ribadito che in nessun altro ordinamento al mondo l'immunità è praticata con l'ampiezza qui propugnata, si dichiara contrario alla proposta del relatore.

Antonio LEONE (FI), tornando a intervenire, ringrazia ironicamente il collega Mantini per la lezione appena ascoltata - anche su profili comparati - in materia di articolo 68 della Costituzione. Nel concordare con la replica del relatore, precisa che il sindaco di Colico Crespi è iscritto a Forza Italia, ciò che però non gli consente di cambiare il suo parere sui termini generali del tema dell'applicazione dell'insindacabilità che egli crede assiste sempre qualsiasi deputato a prescindere dall'appartenenza politica.

Daniele FARINA (RC-SE), nel riservarsi di intervenire nella prossima seduta, concorda con l'ipotesi del rinvio dell'esame.

Carlo GIOVANARDI, Presidente, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.

6 dicembre 2006

(Seguito dell'esame e rinvio).

Carlo GIOVANARDI, presidente, avverte che l'ex deputato Parolo ha inviato una nuova memoria, corredata di alcuni allegati, che è in distribuzione unitamente al materiale documentale già in possesso della Giunta.

Maurizio PANIZ (FI) ha consultato la nuova documentazione prodotta dall'interessato e ne ha tratto ulteriore convinzione che questi sia oggetto di una macchinazione politica. Il diverbio di cui al procedimento in titolo è semplicemente uno sfogo che denuncia l'esistenza di una controversia più profonda e concreta, di carattere squisitamente politico. Negli articoli di giornale che riferiscono della vicenda, Ugo Parolo non è mai menzionato come consigliere comunale ma solo come deputato. Ribadisce che voterà per l'insindacabilità.

Daniele FARINA (RC-SE) evidenzia che ci si trova dinnanzi a una vicenda davvero singolare. In apparenza si tratta di una banale lite da consiglio comunale, che non deve interessare la Giunta per le autorizzazioni. A consultare meglio gli atti, tuttavia, si capisce che essa si trova all'incrocio di altri procedimenti penali e in un contesto piuttosto complicato. Si capisce che il Parolo contesta la precisa gestione di fatti concreti e interessi materiali da parte dei querelanti, che sono pubblici amministratori. Si profila pertanto un evidente rilievo politico dell'intera questione che potrebbe non esulare dall'insindacabilità parlamentare. È in tal senso che egli si pronuncerebbe se la Giunta non volesse compiere un'istruttoria sullo stato dei procedimenti penali relativi alle denunce del Parolo.

Nicola CRISCI (Ulivo) ribadisce la sua posizione per la sindacabilità. Non nega che potrebbero esservi dei profili di tipo politico nell'intero contesto entro cui la vicenda è maturata ma crede che l'interrogazione allegata oggi dal Parolo sia di troppo successiva agli eventi oggetto del procedimento e comunque senza alcun nesso con gli improperi rivolti ai querelanti. La Giunta non può dilatare oltre il ragionevole l'ambito di applicazione dell'articolo 68 della Costituzione. Capisce lo scatto d'ira dell'ex deputato Parolo ma non può riconoscergli rilevanza immunitaria.

Matteo BRIGANDÌ (LNP) concorderebbe con il deputato Crisci se nella materia delle immunità parlamentari vi fosse certezza del diritto. Questa invece manca per gli ondivaghi orientamenti della Corte costituzionale. Finché il legislatore non interverrà nuovamente egli è costretto a votare sempre per una larga applicazione dell'insindacabilità parlamentare.

Rosa SUPPA (Ulivo) concorda con le considerazioni del deputato Farina. Dalla querela degli amministratori del comune di Colico emerge in realtà un intreccio di vicende che hanno un indubbio rilievo politico. Dubita che la visita a siti pornografici sarebbe stata pubblicamente contestata al Parolo se egli non fosse stato deputato. Di fatto, oggi si pone un problema diametralmente opposto a quello sinora affrontato: non ci si domanda infatti se il deputato avrebbe o meno fatto talune affermazioni nella qualità di parlamentare ma se avrebbe subito un'iniziativa giudiziaria se non lo fosse stato. Voterà per l'insindacabilità.

Carlo GIOVANARDI, presidente, crede di desumere dall'odierno dibattito un orientamento maggioritario favorevole all'applicazione della prerogativa nel caso concreto. Tuttavia ritiene conforme allo spirito dei lavori della Giunta la ricerca del consenso più largo possibile. In tal senso crede opportuno acquisire dall'ex deputato Parolo notizie circa lo stato dei procedimenti penali che si intrecciano con quello in titolo, vale a dire quello iniziato per la sua stessa denuncia e quello per l'accesso ai siti internet in questione mediante i computer del comune di Colico. Tali informazioni forse potrebbero rivelare l'effettiva consistenza politico-parlamentare della condotta del Parolo.

Elias VACCA (Com. It.) concorda con il Presidente: lo sviluppo del procedimento penale iniziato per la denuncia del Parolo potrebbe fungere da filo di congiunzione tra la vicenda oggi all'attenzione della Giunta e l'interrogazione parlamentare presentata nel 2005.

Carlo GIOVANARDI, presidente, concordando la Giunta, domanderà all'interessato di fornire le informazioni al riguardo.

24 gennaio 2007

(Seguito e rinvio).

Lanfranco TENAGLIA (Ulivo), Presidente, propone che il seguito dell'esame sia rinviato a motivo dell'assenza del relatore.

Maurizio PANIZ (FI) fa presente di aver appreso dalla stampa locale che nel frattempo il giudizio di primo grado si è concluso con la condanna del Parolo. La deliberazione della Giunta e dell'Assemblea è divenuta pertanto urgente.

Lanfranco TENAGLIA (Ulivo), Presidente, assicura che sarà acquisita copia del provvedimento e rinvia il seguito dell'esame.

31 gennaio 2007

(Seguito e conclusione).

Enrico BUEMI (RosanelPugno), relatore, ribadisce la sua proposta nel senso dell'insindacabilità. Ritiene che dalla documentazione pervenuta anche da ultimo da parte dell'ex deputato Parolo risulti chiaro come egli sia stato oggetto di un attacco squisitamente politico, frutto di una ritorsione dovuta al suo impegno sul territorio. Tale impegno è consistito in denunce penali cui sono seguite indagini che risulta siano ancora in corso.

Elias VACCA (Com. It.) concorda con il relatore, giacché ravvisa nella complessiva vicenda in titolo una battaglia politica del Parolo che poi è sfociata sia in una denuncia penale sia successivamente in un'interrogazione parlamentare. L'oggetto specifico dell'imputazione mossa al Parolo è la sua reazione certamente intemperante a quella che riteneva una manovra: quest'ultima però appare chiaramente presente e finalizzata a minare la sua credibilità di parlamentare.

Federico PALOMBA (IdV) non riesce a vedere un nesso tra il diverbio corso tra il Parolo e gli amministratori di Colico e la funzione parlamentare. Quest'ultima esige un grado di elevatezza e compunzione formale che non può essere pregiudicato da vicende localistiche e da toni inadeguati. Non nega che l'episodio della costruzione di un porto turistico possa nascondere risvolti politici ma tutto ciò non basta a fondare un giudizio di immunità ai sensi dell'articolo 68 della Costituzione. Voterà contro la proposta del relatore.

Nino MORMINO (FI) non si dilungherà sui dettagli del fatto oggetto del procedimento in titolo ma sottolinea che la formulazione dell'articolo 3 della legge n. 140 del 2003 fa riferimento alla funzione di parlamentare e non alla sola attività parlamentare in quanto tale. Per quanto disordinata ed estemporanea, l'ingiuria attribuita al Parolo rientra chiaramente in un ambito politico che deve essere tutelato. Voterà a favore della proposta del relatore.

Maurizio PANIZ (FI) ritiene che ci si trovi di fronte ad un caso limite che non può essere valutato alla stregua di soli criteri generali, su cui la Giunta sta discutendo in queste settimane. È invece il merito della vertenza che ne illumina il senso e rivela che sia i giornali locali sia gli stessi querelanti chiamano in causa il Parolo in quanto deputato. Conferma quindi il suo orientamento per l'insindacabilità.

Pierluigi MANTINI (Ulivo) si trova a disagio nell'affrontare un caso che riguarda un ex parlamentare che gode della sua simpatia. Tuttavia non può dimenticare che la garanzia costituzionale prevista nell'articolo 68 predispone una protezione della funzione e non della persona. L'istituto dell'insindacabilità si erge a presidio della libertà dei parlamentari da interferenze e condizionamenti indebiti che indirettamente possano finire per rendere meno libera l'intera assemblea. L'insindacabilità non è invece un attributo organico del soggetto, al quale quindi tutto possa considerarsi consentito.

Nino MORMINO (FI), interloquendo, osserva che nessuno sostiene una tesi così estesa.

Pierluigi MANTINI (Ulivo), puntualizza che in realtà una tesi organicista occhieggia in modo ricorrente dai ragionamenti di molti colleghi e quindi conferma la necessità di un richiamo alla rigorosa giurisprudenza costituzionale e alle reiterate pronunce della Corte europea dei diritti dell'uomo, la quale ha sottolineato come l'immunità politica assicurata dalla prassi delle Camere italiane viola il diritto al giusto processo. Nel caso all'esame non dubita che il Parolo abbia valide ragioni di doglianza ma il loro vaglio non può che spettare all'autorità giudiziaria ordinaria. Voterà contro la proposta del relatore.

Daniele FARINA (RC-SE) conferma la posizione assunta nella seduta del 6 dicembre 2006 per l'insindacabilità. Crede anche che, se si dovessero accogliere in toto le argomentazioni del collega Mantini, la Giunta perderebbe ogni ruolo.

Carlo GIOVANARDI, presidente, concorda con il deputato Mantini che le vicende private dei parlamentari restano fuori dall'ambito di applicabilità della prerogativa di cui all'articolo 68, primo comma della Costituzione. Non è però privato il contesto in cui la controversia oggi all'esame si è sviluppata. Gli pare anzi che essa sia un chiaro esempio di come il parlamentare - che ha legittimi e anzi doverosi rapporti con i soggetti del suo territorio su questioni anche locali - ne raccolga e amplifichi domande, problemi e lagnanze. Sottolineata la chiara strumentalità politica dell'azione giudiziaria intentata contro il Parolo, dichiara che voterà a favore della proposta del relatore.

Nicola CRISCI (Ulivo) teme che il dibattito si sia impropriamente esteso al merito della vicenda in questione per consentire più agevolmente un'interpretazione generosa dell'insindacabilità. Su questa china si perverrà inevitabilmente ad enucleare un privilegio di casta e uno svilimento del concetto di funzione parlamentare. Essendo stato amministratore locale, conosce bene la diversità tra l'attività politica nei comuni e quella parlamentare. Rispetta la posizione del relatore ma non la condivide, giacché è evidente che il Parolo aveva ben altri strumenti tipici del suo mandato parlamentare per sollevare i temi oggi all'attenzione della Giunta. Voterà contro la proposta del relatore.

Enrico BUEMI (RosanelPugno), relatore, nel replicare, ricorda di essere stato oggetto di attacchi strumentali e scomposti da parte di deputati della Lega Nord. Non per questo tuttavia oggi si farà guidare da partigianeria politica nell'avanzare le sue argomentazioni.

Nicola CRISCI (Ulivo), interrompendo, precisa che non gli risulta che mai nella Giunta in questa legislatura siano emerse tendenze partigiane.

Enrico BUEMI (RosanelPugno), relatore, sottolinea che dall'introduzione nel 1993 di un sistema elettorale fondato su collegi uninominali, il parlamentare è divenuto in misura sempre maggiore il riferimento politico generale del territorio tanto che è sostanzialmente impossibile definirne una precisa area di competenza. Il parlamentare è di fatto sottoposto a sollecitazioni in materia di amministrazione locale, di sanità, di viabilità e quant'altro che, in astratto sarebbero estranee alla competenza parlamentare, ma che certo non esulano dalla sua funzione. Nella convinzione collettiva questa è ormai una visione consolidata. Né si può sostenere che la vicenda in titolo sia meramente privata, essendo evidente l'impatto urbanistico di un porto turistico in un piccolo paese.

Pierluigi MANTINI (Ulivo), interrompendo, non contesta la rilevanza politica delle procedure che hanno portato alla costruzione del manufatto ma il potere del parlamentare di autoattribuirsi una facoltà di ingiuria senza controllo.

Enrico BUEMI (RosanelPugno), relatore, ribatte che la storia italiana recente è piena di episodi di linciaggio politico rimasto senza sanzioni. Campagne politiche diffamatorie e scandalistiche sono state, per esempio, condotte in modo sistematico contro Bettino Craxi che non aveva milioni di morti sulla coscienza, a differenza di Palmiro Togliatti, cui sono state invece intitolate strade. Se il ragionamento del collega Mantini dovesse valere per i parlamentari in carica, molti deputati del centro-sinistra dovrebbero essere sottoposti a processo.

Nicola CRISCI (Ulivo) invita il relatore ad attenersi al punto.

Enrico BUEMI (RosanelPugno), relatore, conferma la sua proposta d'insindacabilità poiché la condotta del Parolo concreta un chiaro caso di denuncia politica.

La Giunta, a maggioranza, approva la proposta del relatore dandogli mandato di predisporre la relazione scritta per l'Assemblea.


ALLEGATO 2

Testo dell'interrogazione n. 3-04171 - XIV Legislatura

PAROLO. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, al Ministro per i beni e le attività culturali. - Per sapere - premesso che:
all'inizio dell'anno 2002, sulle rive del Lago di Como, nel comune di Colico (Lecco), è stato realizzato dalla società Centro nautico Alto Lario un porto di circa 5000 mq;
le strutture portuali sarebbero state realizzate in assenza di concessione edilizia, prima ancora di ottenere i prescritti pareri del Ministero dei beni culturali e del Ministero dell'ambiente e prima di sottoscrivere la convenzione con il Comune di Colico, delegato ai sensi della legge regionale, ad introitare i canoni per l'occupazione di area demaniale;
solo successivamente alla realizzazione delle strutture portuali il comune di Colico ha provveduto a trasmettere la pratica alla Soprintendenza dei beni culturali di Milano per chiederne il prescritto parere;
per ben due volte la Soprintendenza di Milano ha respinto la pratica;
dopo diversi mesi, nel settembre 2002, il Comune di Colico ha assunto un provvedimento sanzionatorio;
provvedimento che non ha prodotto alcun effetto perché impugnato al TAR Lombardia dagli interessati per manifesta illegittimità nelle procedure;
ad oggi la struttura portuale non godrebbe ancora delle necessarie autorizzazioni e l'area demaniale del Lago di Como avente una superficie di oltre 5000 mq verrebbe occupata da oltre tre anni senza corrispondere alcun canone -:
se il Ministero dell'ambiente non ritenga necessario avviare una ispezione tramite le forze di polizia di cui dispone per accertare l'anomala situazione venutasi a determinare e conseguentemente assumere provvedimenti surrogatori e sanzionatori;
se il Ministero dei beni culturali non intenda sollecitare la Soprintendenza di Milano affinché la stessa verifichi l'effettivo adempimento dei provvedimenti dalla stessa determinati. (3-04171)


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