Onorevoli Colleghi! - La Giunta riferisce su una domanda di deliberazione in materia d'insindacabilità avanzata da Ugo Parolo, deputato nelle scorse due legislature, con riferimento a un procedimento penale condotto dalla procura della Repubblica di Lecco innanzi al giudice di pace di Bellano (Lecco) (n. 413/02 mod 21-bis)
Nel capo d'imputazione - rubricato come ingiuria aggravata - viene contestato al Parolo di aver rivolto le seguenti parole a Milo Crespi e Massimiliano Nutricati: «[Siete] a capo di una banda di disperati imbroglioni, controllerò ogni virgola da adesso in poi e per primo quel signore lì seduto che è qui a fare i propri interessi. Vado sotto a controllare tutti i conti dell'appalto Mimosa».
L'episodio sarebbe avvenuto nella sede del comune di Colico (Lecco) il 25 marzo 2002 e - per quanto la Giunta ha potuto appurare - è stato il frutto della reazione del Parolo a quella che egli ha ritenuto una manovra obliqua di attacco alla sua persona, consistita nell'aver fatto trapelare sui mezzi d'informazione locale la notizia che dal computer dell'ufficio del sindaco vi erano stati numerosi contatti a siti internet pornografici all'epoca in cui il medesimo Parolo era sindaco di Colico (incarico cessato nella primavera del 2001).
La domanda d'insindacabilità di Parolo è pervenuta il 1o settembre 2006. Dopo l'assegnazione alla Giunta, tale collegio l'ha esaminata e dibattuta ampiamente nelle sedute del 29 novembre e 6 dicembre 2006 e 24 e 31 gennaio 2007. L'interessato, pur regolarmente invitato a comparire innanzi alla Giunta, non si è avvalso di tali facoltà. Egli non ha però mancato di inviare numerosa documentazione a corredo di tre memorie scritte.
Nei primi giorni di gennaio 2007 è intervenuta la condanna del Parolo a una pena pecuniaria (contestualmente dichiarata estinta per indulto) e al risarcimento del danno in favore delle parti civili costituite.
Durante l'esame della domanda, la cui resocontazione è opportuno allegare integralmente alla presente relazione per rendere appieno l'idea dell'approfondimento svolto, si è reso palese che l'invettiva di Ugo Parolo nei confronti dei due amministratori del suo comune di residenza non è stato uno sfogo volgare ed estemporaneo.
Egli è stato querelato da Milo Crespi e da Massimiliano Nutricati, rispettivamente sindaco e assessore al turismo del comune di Colico, cittadina costiera del Lago di Como di cui lo stesso Parolo - come accennato - era stato sindaco fino al 2001 e di cui era ed è ancora consigliere comunale. Crespi era a capo di una giunta cui la Lega Nord si opponeva.
Parolo - in sostanza - intendeva accusare i due esponenti dell'amministrazione locale di aver fatto artatamente trapelare la notizia da lui dichiarata falsa (la frequentazione di siti internet pornografici dal computer dell'ufficio di sindaco) per screditarne la figura morale e politica. Ciò sarebbe tornato loro utile giacché egli ha condotto una serrata battaglia contro la costruzione di un porto turistico sul litorale lacustre di considerevole volumetria edilizia ed impatto ambientale.
È dunque emerso che la vicenda non pertiene a una disputa meramente locale o interna al consiglio comunale, bensì al più generale operato politico del Parolo e al suo ruolo di deputato, oggetto di un attacco indiretto e pretestuoso.
Tanto si evince essenzialmente da due elementi: in primo luogo, da una denuncia penale presentata dallo stesso Parolo per abusi edilizi, basata sul fatto che la realizzazione del porto turistico avvenne a parere del Parolo senza le prescritte autorizzazioni e sulla circostanza che i proprietari dell'area e il Nutricati sarebbero legati da rapporti professionali e d'interesse (la procura della Repubblica di Lecco ha poi comunicato che il procedimento seguito a tale denuncia è ancora in corso); in secondo luogo, nel febbraio 2005, Ugo Parolo presentò ai Ministri dell'ambiente e dei beni e le attività culturali un'interrogazione a risposta orale, nella quale si fa riferimento proprio alla questione del porto turistico e si chiedono accertamenti in proposito (v. allegato 2).
Ma che l'intera vicenda abbia un saldo legame con il ruolo parlamentare di Ugo Parolo risulta anche dalle cronache locali della controversia: infatti dalla copie delle pubblicazioni quotidiane della provincia di Lecco risulta che egli è sempre citato come deputato e mai come mero consigliere comunale. Tanto appare confermare che in realtà - specialmente in ambito provinciale e rurale - il deputato del collegio, eletto secondo il sistema elettorale uninominale vigente dal 1994 al 2001, è il punto terminale di una varietà ampia di domande sociali, lagnanze amministrative e iniziative politiche. Tutto ciò contribuisce a dare senso all'idea ampia d'insindacabilità parlamentare che in fondo è contenuta nell'articolo 3, comma 1, della legge n. 140 del 2003, secondo cui rientra nella prerogativa ogni critica e denuncia politica riferibile alla funzione.
Da ultimo - ma non per importanza - vale la pena sottolineare che nelle espressioni di Ugo Parolo rivolte ai due membri della giunta comunale di Colico, soltanto l'esordio è in astratto meritevole di approfondimento («banda di disperati e imbroglioni»), giacché invece la restante parte dei sintagmi usati è priva del benché minimo contenuto offensivo, essendo costituita da una semplice critica («quel signore lì seduto che è qui a fare i propri interessi») e da una dichiarazione d'intenti («controllerò ogni virgola da adesso in poi e per primo... vado sotto a controllare tutti i conti dell'appalto Mimosa»).
Per questi motivi, a maggioranza, la Giunta propone all'Assemblea di deliberare che i fatti del procedimento costituiscono manifestazione di opinioni espresse nell'esercizio delle funzioni parlamentari ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione.
Enrico BUEMI, relatore
ALLEGATO 1
29 novembre 2006
(Esame e rinvio).
(Seguito dell'esame e rinvio).
(Seguito e rinvio).
(Seguito e conclusione).
Enrico BUEMI (RosanelPugno), relatore, ribadisce la sua proposta nel senso dell'insindacabilità. Ritiene che dalla documentazione pervenuta anche da ultimo da parte dell'ex deputato Parolo risulti chiaro come egli sia stato oggetto di un attacco squisitamente politico, frutto di una ritorsione dovuta al suo impegno sul territorio. Tale impegno è consistito in denunce penali cui sono seguite indagini che risulta siano ancora in corso.
Elias VACCA (Com. It.) concorda con il relatore, giacché ravvisa nella complessiva vicenda in titolo una battaglia politica del Parolo che poi è sfociata sia in una denuncia penale sia successivamente in un'interrogazione parlamentare. L'oggetto specifico dell'imputazione mossa al Parolo è la sua reazione certamente intemperante a quella che riteneva una manovra: quest'ultima però appare chiaramente presente e finalizzata a minare la sua credibilità di parlamentare.
Federico PALOMBA (IdV) non riesce a vedere un nesso tra il diverbio corso tra il Parolo e gli amministratori di Colico e la funzione parlamentare. Quest'ultima esige un grado di elevatezza e compunzione formale che non può essere pregiudicato da vicende localistiche e da toni inadeguati. Non nega che l'episodio della costruzione di un porto turistico possa nascondere risvolti politici ma tutto ciò non basta a fondare un giudizio di immunità ai sensi dell'articolo 68 della Costituzione. Voterà contro la proposta del relatore.
Nino MORMINO (FI) non si dilungherà sui dettagli del fatto oggetto del procedimento in titolo ma sottolinea che la formulazione dell'articolo 3 della legge n. 140 del 2003 fa riferimento alla funzione di parlamentare e non alla sola attività parlamentare in quanto tale. Per quanto disordinata ed estemporanea, l'ingiuria attribuita al Parolo rientra chiaramente in un ambito politico che deve essere tutelato. Voterà a favore della proposta del relatore.
Maurizio PANIZ (FI) ritiene che ci si trovi di fronte ad un caso limite che non può essere valutato alla stregua di soli criteri generali, su cui la Giunta sta discutendo in queste settimane. È invece il merito della vertenza che ne illumina il senso e rivela che sia i giornali locali sia gli stessi querelanti chiamano in causa il Parolo in quanto deputato. Conferma quindi il suo orientamento per l'insindacabilità.
Pierluigi MANTINI (Ulivo) si trova a disagio nell'affrontare un caso che riguarda un ex parlamentare che gode della sua simpatia. Tuttavia non può dimenticare che la garanzia costituzionale prevista nell'articolo 68 predispone una protezione della funzione e non della persona. L'istituto dell'insindacabilità si erge a presidio della libertà dei parlamentari da interferenze e condizionamenti indebiti che indirettamente possano finire per rendere meno libera l'intera assemblea. L'insindacabilità non è invece un attributo organico del soggetto, al quale quindi tutto possa considerarsi consentito.
Nino MORMINO (FI), interloquendo, osserva che nessuno sostiene una tesi così estesa.
Pierluigi MANTINI (Ulivo), puntualizza che in realtà una tesi organicista occhieggia in modo ricorrente dai ragionamenti di molti colleghi e quindi conferma la necessità di un richiamo alla rigorosa giurisprudenza costituzionale e alle reiterate pronunce della Corte europea dei diritti dell'uomo, la quale ha sottolineato come l'immunità politica assicurata dalla prassi delle Camere italiane viola il diritto al giusto processo. Nel caso all'esame non dubita che il Parolo abbia valide ragioni di doglianza ma il loro vaglio non può che spettare all'autorità giudiziaria ordinaria. Voterà contro la proposta del relatore.
Daniele FARINA (RC-SE) conferma la posizione assunta nella seduta del 6 dicembre 2006 per l'insindacabilità. Crede anche che, se si dovessero accogliere in toto le argomentazioni del collega Mantini, la Giunta perderebbe ogni ruolo.
Carlo GIOVANARDI, presidente, concorda con il deputato Mantini che le vicende private dei parlamentari restano fuori dall'ambito di applicabilità della prerogativa di cui all'articolo 68, primo comma della Costituzione. Non è però privato il contesto in cui la controversia oggi all'esame si è sviluppata. Gli pare anzi che essa sia un chiaro esempio di come il parlamentare - che ha legittimi e anzi doverosi rapporti con i soggetti del suo territorio su questioni anche locali - ne raccolga e amplifichi domande, problemi e lagnanze. Sottolineata la chiara strumentalità politica dell'azione giudiziaria intentata contro il Parolo, dichiara che voterà a favore della proposta del relatore.
Nicola CRISCI (Ulivo) teme che il dibattito si sia impropriamente esteso al merito della vicenda in questione per consentire più agevolmente un'interpretazione generosa dell'insindacabilità. Su questa china si perverrà inevitabilmente ad enucleare un privilegio di casta e uno svilimento del concetto di funzione parlamentare. Essendo stato amministratore locale, conosce bene la diversità tra l'attività politica nei comuni e quella parlamentare. Rispetta la posizione del relatore ma non la condivide, giacché è evidente che il Parolo aveva ben altri strumenti tipici del suo mandato parlamentare per sollevare i temi oggi all'attenzione della Giunta. Voterà contro la proposta del relatore.
Enrico BUEMI (RosanelPugno), relatore, nel replicare, ricorda di essere stato oggetto di attacchi strumentali e scomposti da parte di deputati della Lega Nord. Non per questo tuttavia oggi si farà guidare da partigianeria politica nell'avanzare le sue argomentazioni.
Nicola CRISCI (Ulivo), interrompendo, precisa che non gli risulta che mai nella Giunta in questa legislatura siano emerse tendenze partigiane.
Enrico BUEMI (RosanelPugno), relatore, sottolinea che dall'introduzione nel 1993 di un sistema elettorale fondato su collegi uninominali, il parlamentare è divenuto in misura sempre maggiore il riferimento politico generale del territorio tanto che è sostanzialmente impossibile definirne una precisa area di competenza. Il parlamentare è di fatto sottoposto a sollecitazioni in materia di amministrazione locale, di sanità, di viabilità e quant'altro che, in astratto sarebbero estranee alla competenza parlamentare, ma che certo non esulano dalla sua funzione. Nella convinzione collettiva questa è ormai una visione consolidata. Né si può sostenere che la vicenda in titolo sia meramente privata, essendo evidente l'impatto urbanistico di un porto turistico in un piccolo paese.
Pierluigi MANTINI (Ulivo), interrompendo, non contesta la rilevanza politica delle procedure che hanno portato alla costruzione del manufatto ma il potere del parlamentare di autoattribuirsi una facoltà di ingiuria senza controllo.
Enrico BUEMI (RosanelPugno), relatore, ribatte che la storia italiana recente è piena di episodi di linciaggio politico rimasto senza sanzioni. Campagne politiche diffamatorie e scandalistiche sono state, per esempio, condotte in modo sistematico contro Bettino Craxi che non aveva milioni di morti sulla coscienza, a differenza di Palmiro Togliatti, cui sono state invece intitolate strade. Se il ragionamento del collega Mantini dovesse valere per i parlamentari in carica, molti deputati del centro-sinistra dovrebbero essere sottoposti a processo.
Nicola CRISCI (Ulivo) invita il relatore ad attenersi al punto.
Enrico BUEMI (RosanelPugno), relatore, conferma la sua proposta d'insindacabilità poiché la condotta del Parolo concreta un chiaro caso di denuncia politica.
La Giunta, a maggioranza, approva la proposta del relatore dandogli mandato di predisporre la relazione scritta per l'Assemblea.
ALLEGATO 2
PAROLO. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, al Ministro per i beni e le attività culturali. - Per sapere - premesso che:
all'inizio dell'anno 2002, sulle rive del Lago di Como, nel comune di Colico (Lecco), è stato realizzato dalla società Centro nautico Alto Lario un porto di circa 5000 mq;
le strutture portuali sarebbero state realizzate in assenza di concessione edilizia, prima ancora di ottenere i prescritti pareri del Ministero dei beni culturali e del Ministero dell'ambiente e prima di sottoscrivere la convenzione con il Comune di Colico, delegato ai sensi della legge regionale, ad introitare i canoni per l'occupazione di area demaniale;
solo successivamente alla realizzazione delle strutture portuali il comune di Colico ha provveduto a trasmettere la pratica alla Soprintendenza dei beni culturali di Milano per chiederne il prescritto parere;
per ben due volte la Soprintendenza di Milano ha respinto la pratica;
dopo diversi mesi, nel settembre 2002, il Comune di Colico ha assunto un provvedimento sanzionatorio;
provvedimento che non ha prodotto alcun effetto perché impugnato al TAR Lombardia dagli interessati per manifesta illegittimità nelle procedure;
ad oggi la struttura portuale non godrebbe ancora delle necessarie autorizzazioni e l'area demaniale del Lago di Como avente una superficie di oltre 5000 mq verrebbe occupata da oltre tre anni senza corrispondere alcun canone -:
se il Ministero dell'ambiente non ritenga necessario avviare una ispezione tramite le forze di polizia di cui dispone per accertare l'anomala situazione venutasi a determinare e conseguentemente assumere provvedimenti surrogatori e sanzionatori;
se il Ministero dei beni culturali non intenda sollecitare la Soprintendenza di Milano affinché la stessa verifichi l'effettivo adempimento dei provvedimenti dalla stessa determinati. (3-04171)
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