Doc. IV-quater, n. 11





Onorevoli Colleghi! - 1. Premessa. La Giunta riferisce su una richiesta di deliberazione pervenuta in data 22 febbraio 2005 dal deputato Vincenzo Nespoli, relativa al procedimento penale n. 20639/02 RGNR pendente innanzi al tribunale di Napoli in seguito a querela del deputato Domenico Tuccillo.
Per come risulta dal capo d'imputazione, si contesta al deputato Nespoli il connotato diffamatorio delle seguenti affermazioni riportate in un articolo pubblicato sul periodico locale Nuova città: Il Tuccillo ha molti impegni da rispettare, assunti in campagna elettorale, con ambienti particolari che gli hanno consentito la rielezione... dato che gli impegni insistono su questioni legate ad interessi locali... non sono facili da mantenere se la maggioranza non risponde a pieno a quanto dispone il Tuccillo»; ed ancora l'on. Tuccillo ha costruito la sua rielezione sulla falsa guerra all'abusivismo edilizio ed alla legalità»; e sempre nel medesimo articolo «il sindaco Salzano appare troppo legato e vincolato ai vertici di talune forze politiche di maggioranza, ai parlamentari ulivisti del territorio... al patto del giovedì sottoscritto da Tuccillo ai suoi danni... troppi vincoli che lo incamminano per una strada irta di pericoli... fatti di accordi subdoli, che sarebbe chiamato a rispettare e che denotano una regia malavitosa della gestione del territorio».

2. Antecedente. Essendo pervenuta la domanda d'insindacabilità del deputato Nespoli nella XIV legislatura, la Giunta se la vide assegnata dal Presidente pro tempore Casini e la esaminò nelle sedute del 6 e 27 aprile, del 4 maggio e del 12 luglio 2005. Il deputato Nespoli fu ascoltato nella seduta del 4 maggio 2005. In esito a tale esame la Giunta, a maggioranza, venne a deliberare di proporre all'Assemblea di dichiarare l'insindacabilità dei fatti (doc. IV-quater, n. 116). Il relatore di allora, on. Giuseppe Lezza, motivò tale decisione inquadrando la controversia nella normale dialettica politica tra due esponenti parlamentari. L'oggetto della controversia, secondo l'on. Lezza, era la presenza camorristica all'interno delle istituzioni locali perfettamente nota ai lavori parlamentari della Commissione d'inchiesta sulla mafia e alle autorità prefettizie locali. In sostanza, il fatto atteneva a materia oggetto di dibattito parlamentare e quindi poteva ricondursi all'insindacabilità; i deputati dell'allora opposizione (in particolare Giuseppe Fanfani, Pierluigi Mantini e Lello Di Gioia) espressero marcate osservazioni in senso contrario. La Camera della XIV legislatura, tuttavia, non esaminò la proposta della Giunta, lasciando scadere infruttuosamente il suo mandato. La domanda del deputato Nespoli è stata pertanto mantenuta all'ordine del giorno della XV legislatura e riassegnata alla Giunta.

3. Lo sviluppo del dibattito. La Giunta ha esaminato il caso nelle sedute del 24 e 31 gennaio e 4 e del 18 aprile 2007. Il deputato Nespoli è stato nuovamente ascoltato nella seduta del 24 gennaio 2007. Egli ha affermato, come già aveva fatto nella scorsa legislatura, che le affermazioni per cui è imputato sono state pubblicate su un periodico di cui egli era direttore politico. Tale periodico era un foglio a distribuzione gratuita, aperto al dibattito politico locale e largamente consultato.
La deputata Gelmini, incaricata di riferire alla Giunta, nella seduta del 31 gennaio 2007, ha proposto di deliberare per l'insindacabilità, recependo sostanzialmente le linee argomentative della precedente relazione del collega Lezza. Peraltro, nella seduta del 4 aprile 2007, la medesima collega Gelmini ha offerto all'attenzione dei componenti copia del decreto presidenziale di commissariamento del comune di Afragola, con l'allegata copia della relazione del ministro dell'interno pro tempore Pisanu, nella quale sono elencati gli esiti dell'ispezione ministeriale svolta ai sensi dell'articolo 141, comma 1, lettera b), numero 2, del testo unico sugli enti locali (decreto legislativo n. 267 del 2000).
Da tale ultimo documento, risulta il coinvolgimento del sindaco pro tempore di Afragola in fatti penalmente illeciti, nei quali a sua volta era coinvolto un esponente apicale del clan camorristico dominante nella città campana.
Secondo molti degli intervenuti tale integrazione istruttoria sarebbe decisiva non solo per considerate l'argomento trattato dal Nespoli di chiaro rilievo politico ma anche per conferirgli quella sostanziale attendibilità che priverebbe le sue affermazioni del carattere falso e offensivo nei confronti del collega Tuccillo. In tal senso, si vedano in particolare gli interventi della collega Gelmini del 4 aprile e del collega Paniz del 18 aprile 2007.
Inoltre, da altri deputati (in particolare il Presidente Giovanardi e il Vicepresidente Mormino) si è messo in evidenza come le intemerate contro le cosche mafiose, che dominano vaste parti del territorio del Mezzogiorno d'Italia, sarebbero ormai un topos del dibattito politico-parlamentare italiano. Di tanto sarebbe chiara evidenza documentale la deliberazione della Camera dei deputati della XIII legislatura su una proposta della Giunta concernente il deputato Giuseppe Lumia (doc. IV-ter, n. 77-A). In tale circostanza si trattava di generiche accuse del Lumia nei confronti di un'impresa privata siciliana, rispetto alla quale la stragrande maggioranza del Parlamento riconobbe all'interessato la facoltà di lanciare invettive volte a porre il problema dell'infiltrazione mafiosa sul territorio. Ad analoga conclusione si dovrebbe pertanto pervenire nel caso odierno.

4. Conclusioni. L'impianto argomentativo appena descritto non appare in nulla persuasivo. Il Nespoli - guardandosi bene dall'assumere una formale iniziativa parlamentare, vuoi con il sindacato ispettivo, vuoi nell'ambito della Commissione d'inchiesta sulla mafia, che era costituita anche nella XIV legislatura - ha scritto un disinvolto pezzo giornalistico accusando il Tuccillo, a sua volta parlamentare, di essere un soggetto condizionato dalla malavita organizzata di Afragola. Si parla al riguardo di «impegni da rispettare», di «falsa guerra all'abusivismo», di «patto del giovedì», di «accordi subdoli» da rispettare in omaggio a una «regìa malavitosa del territorio».
All'evidenza, qui non v'è alcuna generica denuncia della presenza mafiosa, alla quale i deputati che hanno votato in maggioranza per la sindacabilità non sono affatto insensibili. Anzi, essi ritengono che la lotta e la denuncia contro ogni forma dì criminalità organizzata debba sempre essere condotta con determinazione e con coraggio civico, tanto più da un parlamentare. Perciò in nessun caso la relazione di minoranza potrebbe fondarsi su una sia pur velata contestazione alla relazione di maggioranza di difendere il voto di sindacabilità delle dichiarazioni del Nespoli per una presunta, ma assolutamente inesistente, rilassatezza nel contrasto del fenomeno camorristico o malavitoso. Nel caso in esame, invece, siamo al cospetto di una precisa ascrizione di fatti determinati a una persona nominata, a sua volta parlamentare. È dunque in discussione non già il generico diritto di critica e denuncia politica del parlamentare nei confronti dei fenomeni del territorio di provenienza, ma il contesto di condotta e di responsabilità di una persona precisa.
Nelle sue due audizioni parlamentari, nelle quali certamente il Nespoli avrebbe goduto dell'insindacabilità, egli non ha fornito riscontro probatorio alcuno sul coinvolgimento specifico di Domenico Tuccillo in accordi illeciti che avrebbero interessato la gestione amministrativa della città di Afragola. Quanto poi alla relazione ministeriale allegata al decreto presidenziale di commissariamento del comune, successivo allo scioglimento del consiglio comunale, si deve evidenziare che in nessun passo di tale documento è presente il riferimento al Tuccillo, ai consiglieri comunali a lui vicini o al suo partito. La relazione ministeriale è certamente degna della massima considerazione per lo stato di degrado politico-amministrativo che descrive e costituisce un duro atto d'accusa verso la classe dirigente di Afragola. Di tale elité, per vero, fanno parte - se si vuole - sia il Tuccillo sia il Nespoli, sicché è singolare che si reclami per l'uno ciò che non si è pronti a riconoscere per l'altro. Il Nespoli, secondo alcuni deputati della Giunta, sarebbe il «coraggioso oppositore del sistema» mentre il Tuccillo agirebbe quale «burattinaio nell'ombra» oppure come «braccio manovrato dalla camorra».
Tale caricaturale rappresentazione dei fatti, pur appartenendo all'esercizio della libera manifestazione del pensiero da parte del Nespoli e con i limiti e le conseguenze che l'ordinamento prevede, non può trovare albergo nella guarentigia parlamentare. Questa, trova la sua ratio nella protezione dei membri delle Camere dalle iniziative giudiziarie pretestuose e persecutorie, quando i fatti da cui promanano ne indichino chiaramente il carattere gratuito e infondato. Non è evidentemente questo il caso.
Il deputato Tuccillo si è trovato pubblicamente, gratuitamente e gravemente accusato di gravi compromissioni con la camorra senza poter reagire, giacché l'autorità giudiziaria sinora si è limitata ad attendere l'esito del presente procedimento parlamentare.
Occorre ora esaminare l'obiezione del Presidente Giovanardi per cui l'odierno caso sarebbe analogo a quello che ha interessato il collega Lumia nella XIII legislatura.
Allora il Lumia fu citato per danni da tale Giovanna Morello, accomandataria di una società in accomandita semplice della provincia di Palermo. Tale società non è mai stata nominata espressamente dal Lumia nelle dichiarazioni per cui veniva citato in giudizio. Egli infatti aveva usato espressioni forti ma ben calibrate sul fatto che l'elaborazione degli strumenti urbanistici nel comune di Trabia (Palermo) era stata funestata dalle pressioni mafiose. Tanto aveva portato il Lumia stesso a presentare denunce alla magistratura contro soggetti determinati tra i quali non figurava la signora Morello. Egli - nel denunciare le vicissitudini burocratiche che avevano caratterizzato l'approvazione del piano regolatore della cittadina siciliana - aveva invece coraggiosamente citato gli ex sindaci nominati nella relazione prefettizia che aveva poi portato allo scioglimento del consiglio comunale di Trabia. Senza contare che al momento delle dichiarazioni Giuseppe Lumia era componente della Commissione d'inchiesta sulla mafia, della quale sarebbe poi diventato presidente nel 2000.
Balza quindi agli occhi la diversità tra i due casi: qui l'accusa determinata al Tuccillo, che si risolse a sporgere querela per tutelare il suo nome espressamente chiamato in causa dal Nespoli, li l'accusa alla mafia senza la menzione della persona che poi intenterà l'azione civile; qui l'estemporanea polemica localistica, condita di fatti indimostrati, lì la costante iniziativa parlamentare di un membro della Commissione d'inchiesta sulla mafia sfociata anche in una denuncia giudiziaria.
La deliberazione della Camera della XIII legislatura fu dunque totalmente corretta, tant'è vero che l'autorità giudiziaria si è ben guardata dall'impugnarla con conflitto d'attribuzioni.
Assimilare a quel caso quello odierno non avrebbe senso. Il deputato Nespoli non si è peritato di circoscrivere le sue accuse a quanti erano menzionati nella relazione ministeriale a sostegno del commissariamento del comune, né ha curato una battaglia contro la camorra nell'amministrazione locale di Afragola nelle sedi parlamentari proprie.
Per questi motivi la Giunta, a maggioranza, propone all'Assemblea di deliberare nel senso che i fatti oggetto del procedimento non concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni.

Federico PALOMBA,
relatore per la maggioranza.


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