Onorevoli Colleghi! - Riferisco in questa sede - a nome dei componenti della Giunta risultati in minoranza nella seduta del 18 aprile scorso - su una richiesta di deliberazione pervenuta dal deputato Vincenzo Nespoli avente ad oggetto il procedimento penale n. 20639/02 RGNR - Napoli.
Tale procedimento penale prende le mosse da una querela presentata dal deputato Domenico Tuccillo, avente ad oggetto il contenuto asseritamente diffamatorio di alcune affermazioni riportate sul periodico locale Nuova città.
È opportuno inquadrare fin da subito il problema nei suoi giusti meandri. La vicenda oggetto di contestazione nasce da pesanti sospetti di infiltrazioni malavitose all'interno delle Istituzioni del comune di Afragola. Tali sospetti - assolutamente fondati - furono sollevati proprio dal Nespoli. E fu proprio anche e soprattutto grazie al Nespoli che si arrivò al commissariamento del comune di Afragola.
Ma dirò di più.
All'esito dell'ispezione ministeriale effettuata nel comune di Afragola è emerso il coinvolgimento dell'allora sindaco di Afragola in fatti penalmente illeciti, nei quali era altresì coinvolto uno dei massimi esponenti del clan camorristico della zona. È forse opportuno - al fine di chiarir meglio le idee - citare testualmente un passo della relazione ministeriale, datata 20 ottobre 2005, sui fatti di Afragola: «l'Ente (il comune di Afragola n. d. r.) si caratterizza per la praticata presenza, sul suo territorio, di agguerrite e persuasive organizzazioni criminose, tant'è che già nel 1999 aveva formato oggetto di accertamenti ispettivi da parte della Prefettura, sfociati nello scioglimento dei propri organi elettivi. L'annullamento in sede giurisdizionale del provvedimento non consentiva alla compagine elettiva coinvolta di proseguire nella gestione dell'ente, essendo ormai compromesso il rapporto con il corpo elettorale, cosicché lo scioglimento era, subito dopo il reinsediamento degli organi ordinari, provocato nuovamente con le dimissioni della maggioranza dei consiglieri. In particolare rilevano i pregiudizi emersi nei confronti del sindaco, destinatario di indagini per abuso di ufficio connessi agli atti relativi alla realizzazione del nuovo ospedale, tenuto conto che dalla conseguente rivalutazione delle aree limitrofe venivano a beneficiare un congiunto dell'amministratore e un esponente apicale del clan camorristico dominante. Inoltre emergono pregiudizi per altri amministratori attualmente in carica già facenti parte della precedente consiliatura, coinvolti nella vicenda di un atto transattivo tra l'ente e l'impresa all'epoca incaricata della gestione dei rifiuti».
Nell'ambito del clima di denuncia creato e sollevato dal Nespoli è stato coinvolto il Tuccillo.
Questi sono i fatti.
Ma forse è il caso di osservare veramente quella che è la sostanza della questione.
Onorevoli Colleghi, qui il problema non è solamente l'applicabilità o meno dell'articolo 68 della Costituzione, qui il vero problema è il ruolo che si vuol dare al parlamentare!
Il collega Nespoli ha sollevato il problema delle infiltrazioni malavitose nella vita istituzionale della sua comunità! Ed è stato anche grazie a tale sensibilizzazione che si è arrivati all'individuazione di precise responsabilità e al ristabilimento dell'ordine.
La verità è che il collega Nespoli ha interpretato fino in fondo il suo ruolo di parlamentare, probabilmente anche rischiando.
Ma il punto è proprio questo: cosa si vuole che sia o che faccia un parlamentare? Deve avere un potere di critica eguale a quello di qualsiasi altro soggetto oppure per le responsabilità che ha di fronte al paese può - o forse è meglio dire deve - avere un'incidenza sulla vita pubblica maggiore, laddove tale incidenza sia finalizzata al ripristino di una situazione di legalità?
Vogliamo un parlamentare che osservi e noti senza parlare per paura di offendere qualcuno oppure vogliamo un parlamentare che magari rischi in proprio in nome dei più alti principi di legalità - direi quasi pulizia - della cosa pubblica?
Vogliamo un parlamentare che parli solo di politiche di partito oppure vogliamo un parlamentare che - in nome della funzione che riveste - sia in grado anche di controllare quanto succede sotto il suo naso e, se è il caso, anche di denunciare situazioni estreme come quelle del comune di Afragola?
Questi sono i veri interrogativi a cui dobbiamo rispondere.
Onorevoli Colleghi, il deputato Nespoli ha sollevato un problema serio, e lo ha sollevato con forza, con veemenza, su questo non v'è dubbio.
Ma è stato anche grazie a questa forza e a questa veemenza che il problema è emerso ed è stato stigmatizzato.
Questa è la verità dei fatti.
Ma ci sono altri elementi, altre considerazioni, che voglio sottoporre alla vostra attenzione.
In sede di Giunta per le autorizzazioni è stato evidenziato come le invettive contro la malavita, che domina vastissime parti del Mezzogiorno, siano ormai un topos del dibattito politico-parlamentare italiano. Basta a dimostrarlo il precedente Lumia.
Non si può infatti dimenticare la deliberazione della Camera dei deputati della XIII legislatura su proposta della Giunta per le autorizzazioni avente ad oggetto il deputato Giuseppe Lumia.
In quel caso si trattava di accuse del Lumia nei confronti di un'impresa privata siciliana, rispetto alla quale la stragrande maggioranza del Parlamento riconobbe all'interessato la facoltà di lanciare invettive volte a porre il problema dell'infiltrazione mafiosa sul territorio.
Coerenza parlamentare imporrebbe di giungere quindi ad un'analoga soluzione. Ma qui un dubbio sorge quasi spontaneo.
La decisione della maggioranza della Giunta - che oggi contesto fermamente - lascia sospettare che alla base di tutto non ci sia il problema della sindacabilità o meno delle affermazioni del collega Nespoli.
In verità sorge il dubbio - probabilmente fondato - di trovarsi di fronte ad una decisione della Giunta motivata esclusivamente sulla base dello schieramento politico di appartenenza del deputato!
Io non posso pensare, onorevoli colleghi, che la pubblica denuncia di infiltrazioni mafiose e camorristiche nelle amministrazioni locali possa essere appannaggio di una sola parte politica!
Io non posso pensare, onorevoli colleghi, che una pubblica e veemente doglianza su tali fenomeni sia insindacabile per alcuni soggetti e sindacabile per altri!
O tale esercizio viene ricompreso nelle funzioni e nel ruolo del parlamentare e di tutti i parlamentari, oppure non lo si consideri elemento del nostro ministero, ma lo si faccia per tutti!
Per tali motivi invito l'Assemblea a respingere la proposta della Giunta e a deliberare l'insindacabilità dei fatti oggetto del procedimento.
Mariastella GELMINI,
relatore per la minoranza.
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