Doc. IV-quater, n. 12





Onorevoli Colleghi! - La Giunta riferisce su una domanda di deliberazione in materia d'insindacabilità, avanzata da Gianfranco Miccichè, deputato nelle legislature XII, XIII e XIV, rieletto nella XV e dimessosi il 27 settembre 2006, con riferimento a un procedimento civile pendente presso la corte d'appello di Catania.
Gianfranco Miccichè viene chiamato in giudizio - con atto del 20 novembre 1998 - per il risarcimento del danno da Giorgio Chessari, ex deputato dell'Assemblea Regionale Siciliana e sindaco di Ragusa dal 1994 al 1998, e dall'avvocato Gaetano Barone, assessore all'urbanistica nel medesimo arco di tempo, per alcune dichiarazioni rilasciate relativamente ad un procedimento penale a carico di Giovanni Mauro, all'epoca presidente della provincia di Ragusa, nel corso di una conferenza stampa tenutasi il 10 ottobre 1998, quando si era appena conclusa la campagna elettorale per il rinnovo delle cariche provinciali.
Per come risulta dall'atto di citazione, il Miccichè (allora coordinatore di Forza Italia in Sicilia) e il Mauro avrebbero espresso il pensiero secondo cui il «ciclone giudiziario» riguardante il Mauro «sarebbe stato il frutto di un teorema messo a punto dagli avversari politici, di un complotto studiato nei minimi particolari, di una strategia definita per trovare un pronto riscatto dopo la cocente sconfitta elettorale».
Più precisamente, il Miccichè avrebbe affermato: «È un metodo sbagliato quello della sinistra di far dichiarare il falso a un pentito. Gli mettono in bocca quattro parole e fanno arrestare il presidente della Provincia. È chiaro che si tratta di un complotto architettato astutamente»; «Il nostro sistema giudiziario è malato. Mancano regole e norme a tutela del cittadino. Quello che è successo a Mauro può succedere a chiunque perché l'accusa dispone di molti mezzi. Nel 1996 c'erano ben 44 mila telefoni sotto controllo e questo lo ha detto il ministro della giustizia Flick. Questo non succedeva nemmeno ai tempi del fascismo e in Cile».
In primo grado il tribunale di Ragusa ha condannato sia il Mauro sia il Miccichè al risarcimento del danno, riconoscendo agli attori un risarcimento cui i convenuti sono tenuti in solido. Il Miccichè si è appellato alla corte territoriale di Catania chiedendo la sospensione dell'efficacia esecutiva della condanna. La corte d'appello di Catania ha rigettato l'istanza di sospensione e ha inviato gli atti alla Camera dei deputati ex articolo 3, comma 4, della legge n. 140 del 2003.
La Giunta ha esaminato il caso nelle sedute del 18 e del 24 aprile 2007. Gianfranco Miccichè non si è avvalso della facoltà di intervenire. Il sottoscritto relatore, tuttavia, ha ritenuto che potesse fungere da memoria difensiva l'atto stesso di richiesta dell'insindacabilità presentata al Presidente della Camera.
La Giunta ha constatato che in realtà la grande parte delle dichiarazioni per cui è intervenuta condanna sono ascrivibili al Mauro e non al Miccichè, il quale, in realtà, a parte le considerazioni di ordine generale più sopra riportate sembra essersi limitato a presenziare alla conferenza stampa. Tale condotta è apparsa alla maggioranza degli intervenuti come una sorta di «testimonianza di solidarietà» di per sé non offensiva e comunque rientrante nell'esercizio delle funzioni di un parlamentare eletto nel territorio siciliano. Da questo punto di vista sembrano giovevoli per il Miccichè le considerazioni da ultimo svolte dalla Giunta nel documento approvato il 18 aprile 2007 sui criteri generali di applicabilità dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione. Secondo tale documento esulano dalla prerogativa parlamentare solo le espressioni intrinsecamente sconvenienti, le accuse a persone nominate false o indimostrate e le invettive riconducibili alla sfera privata o professionale. Essendo il Miccichè stato protagonista di un'occasione di evidente critica politica, è stato deliberato senza voti contrari di riconoscergli l'insindacabilità.
Per questi motivi la Giunta, a maggioranza, propone all'Assemblea di deliberare nel senso che i fatti oggetto del procedimento concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni.

Antonio PEPE, relatore.


Frontespizio