Onorevoli Colleghi! Premessa. La Giunta riferisce su una domanda di deliberazione in materia d'insindacabilità avanzata dai deputati Fabio Garagnani ed Enzo Raisi in relazione a un procedimento civile promosso nei loro confronti dall'Alma Mater Studiorum-Università di Bologna.
L'udienza di prima comparizione delle parti dinanzi al tribunale felsineo risulta fissata nel mese di dicembre 2007. La procedura seguita dalla Giunta è dunque basata sull'articolo 3, comma 7, della legge n. 140 del 2003. Ad ogni fine relativo alla controversia e al presente procedimento parlamentare, l'atto di citazione notificato ai deputati interessati si intende qui riportato per intero.
Fatti. Con l'azione civile intentata contro i deputati Garagnani e Raisi, l'università bolognese, assistita dall'Avvocatura dello Stato di Bologna, contesta ai predetti il contenuto delle affermazioni svolte in una conferenza stampa tenutasi il 21 aprile 2007 in Bologna. In tale conferenza stampa, di cui ampia è la resocontazione giornalistica (v. in particolare i quotidiani Il Bologna, La Repubblica-Bologna e Il Resto del Carlino-Bologna del 22 aprile 2007, i cui articoli si intendono anche qui integralmente riportati), i deputati avrebbero lanciato una serie di diffuse e articolate accuse alla gestione dell'ateneo da parte del rettore Pier Ugo Calzolari.
Da un punto di vista strettamente giuridico, si contesta ai deputati di aver mosso, dunque, all'ente e al suo vertice amministrativo una serie di rilievi di fatto su circostanze false o esagerate e quindi offensive e lesive dell'onore di enti e persone nominate. Tale serie è declinata su nove punti elencati nell'atto di citazione, il quale in modo dettagliato si prefigge di smentire gli assunti dei convenuti e conseguentemente di astringerli a responsabilità.
Il capo III-1 dell'atto di citazione si duole dell'accusa asseritamente infondata che l'impostazione della gestione dell'università, e in particolare dell'assegnazione delle cattedre, sia basata sul nepotismo. Da questo punto di vista, emblematiche sarebbero le vicende del figlio del rettore, Giacomo, e della di lui moglie, che secondo i deputati non avrebbero titoli per ricoprire il loro attuale incarico - fatto cui i giornali hanno dato ampio risalto, attribuendo ai deputati altresì l'opinione per cui Giacomo Calzolari avrebbe avuto una carriera addirittura scandalosa - mentre egli secondo l'università sarebbe perfettamente idoneo da un punto di vista scientifico a ricoprire l'insegnamento di cui è titolare. Sarebbero altresì false le notizie circa la copertura finanziaria offerta dall'università al posto ricoperto in organico da Giacomo Calzolari e dalla consorte.
Il capo III-2 dell'atto di citazione si riferisce invece alla cd. vicenda Unimatica. In tale episodio, il sistema di verbalizzazione elettronica degli esami, inizialmente predisposto all'interno dell'università ma da questa non adottato, sarebbe poi stato ripresentato al medesimo ateneo sotto forma di consulenza di una società esterna, l'Unimatica, alla quale sarebbero stati pagati ingenti compensi. Secondo l'ateneo la ricostruzione dei deputati sarebbe falsa e tendenziosa, essendo stata l'Unimatica costituita non per dirottare fondi inutili a persone amiche ma per consentire una più facile successiva commercializzazione del sistema di verbalizzazione.
Nel capo III-3, l'attrice si duole dei rilievi dei deputati relativi all'ipertrofia dei ruoli dirigenziali dell'università e contesta i dati forniti da costoro.
Nel capo III-4 l'atto di citazione prende in considerazione l'accusa relativa alla pretesa improprietà e scorrettezza dei rapporti anche finanziari tra l'università e la fondazione Alma Mater, in particolare rifiutando l'accusa che con i propri fondi ordinari l'università abbia ripianato i bilanci della fondazione.
Nel capo III-5 dell'atto di citazione si contestano ancora le affermazioni rese in conferenza stampa dai deputati in questione circa le indennità di carica riconosciute ai prorettori e ai professori ordinari.
Nel capo III-6 e nel capo III-7 si contesta ai parlamentari la falsità delle affermazioni relative all'edificio di via Belmeloro, edificio costruito per la nuova sede della facoltà di Giurisprudenza, e quelle relative al costo per sostenere il servizio del debito sui mutui.
Nel capo III-8 la citazione contesta ai parlamentari la falsità del rilievo per cui il Policlinico Sant'Orsola sarebbe stato ristrutturato a spese dell'università quando invece il relativo onere sarebbe dovuto ricadere sulla regione Emilia-Romagna.
Nel capo III-9 l'atto di citazione prende in considerazione l'accusa di aver elevato in modo eccessivo le tasse universitarie e adduce i parametri sulla base dei quali esse sono state determinate. A tale proposito, l'atto dell'Avvocatura di Stato di Bologna si diffonde anche sul tema dell'incidenza delle tasse universitarie sulla complessiva qualità del servizio prestato e della conseguente collocazione dell'ateneo bolognese nella classifica delle università italiane stilata da vari soggetti italiani e internazionali, tra cui il Sole 24 ore.
L'esame da parte della Giunta. Assegnata alla Giunta per le autorizzazioni in data 27 luglio 2007, la domanda dei deputati Garagnani e Raisi è stata messa all'ordine del giorno del collegio per il 3 ottobre 2007. L'effettivo esame tuttavia è iniziato nella successiva seduta del 10 ottobre, data in cui entrambi i deputati hanno inteso essere ascoltati per offrire i chiarimenti ritenuti opportuni, ai sensi dell'articolo 18, comma 1, ultimo periodo, del Regolamento della Camera.
La discussione è poi proseguita in modo complesso e a tratti vivace nelle sedute del 17 e del 24 ottobre 2007, per concludersi in quest'ultima data. Il sottoscritto relatore crede utile allegare alla presente relazione i resoconti del relativo dibattito (v. allegato 1).
Durante l'esame è emerso con una certa nettezza che i deputati Garagnani e Raisi hanno da tempo messo l'università di Bologna al centro della loro battaglia politico-parlamentare. È del tutto ovvio che in questa sede non si tratta di condividere i contenuti o di appoggiare o non le posizioni di merito espresse dai citati colleghi. Né è compito della Giunta in questa sede soffermarsi sul merito delle critiche generali mosse dai predetti alla gestione universitaria. Per larghi aspetti, infatti, la conferenza stampa che loro si addebita appare all'unanimità della Giunta l'espressione di un generale diritto di critica politico-amministrativa che non si ritiene possa essere fonte di responsabilità.
Ma venendo più specificamente al profilo invocato dell'insindacabilità parlamentare di cui all'articolo dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione e all'articolo 3, comma 1, della legge n. 140 del 2003, occorre stabilire se la conferenza stampa e i suoi peculiari contenuti siano stati la proiezione esterna di atti parlamentari tipici attraverso i quali la battaglia politica cui più sopra si è accennato si sia estrinsecata.
Segue: gli atti tipici. È risultato al proposito che i deputati Garagnani e Raisi abbiano presentato:
il 2 marzo 2007, un'interpellanza (la n. 394, allegato 2) relativa a un'inchiesta della procura della Repubblica di Bologna in ordine alla sperimentazione dei farmaci, ai rapporti tra i medici e l'industria farmaceutica e al filone dei concorsi presso la facoltà di medicina e chirurgia dell'università di Bologna e in particolare nel dipartimento di medicina interna e gastroenterologia. In tale ambito, secondo gli interpellanti, oggi citati in giudizio, vi sarebbero stati condizionamenti basati su logiche anomale volte a tutelare amici e collaboratori di questo o quel docente segnalati dai vertici delle istituzioni locali. Tale interpellanza è stata pubblicata negli atti parlamentari;
il 19 aprile 2007 una nuova interpellanza nella quale si fa riferimento specifico alla situazione di preteso dissesto finanziario dell'università; al citato tema della ristrutturazione del Policlinico Sant'Orsola; al ripianamento del deficit della Fondazione Alma Mater; all'indebitamento per i mutui; all'eccessivo numero di dirigenti in servizio e all'aumento delle tasse universitarie. Tale interpellanza tuttavia non fu pubblicata nei resoconti della Camera se non il 17 maggio 2007 (con il n. 544, allegato 3), dopo che i parlamentari avevano interloquito informalmente e ripetutamente con la Presidenza della Camera che sull'atto aveva svolto un penetrante vaglio di ammissibilità. Peraltro le differenze tra l'atto originariamente presentato e quello effettivamente pubblicato e dunque venuto a esistenza, non sono tali da cambiare il significato istituzionale dell'atto medesimo;
il 23 aprile 2007 (due giorni dopo la conferenza stampa) una nuova interpellanza nella quale si tratta dell'elemento su cui maggiormente hanno appuntato la loro attenzione gli organi di informazione, vale a dire il tema del preteso nepotisino di cui si sarebbe giovato il figlio del professor Calzolari, Giacomo. Anche in questo caso l'interpellanza fu comunque bloccata dalla Presidenza della Camera e pubblicata soltanto negli atti parlamentari del 4 giugno 2007, a firme La Russa, Raisi e Garagnani come interpellanza urgente ex articolo 138-bis del Regolamento (la n. 571, allegato 4). Nella versione originaria i deputati interessati hanno indicato il solo fatto oggettivo che nel 2006 Giacomo Calzolari è stato chiamato a collaborare come professore ordinario nell'Università di Bologna e che sua moglie ha ricevuto l'idoneità da professore associato nello stesso raggruppamento scientifico. Nella versione pubblicata dell'interpellanza, il nome di Giacomo Calzolari e della moglie Francesca Barigozzi non figurano. Si parla soltanto più genericamente dell'esistenza di vere e proprie dinastie di docenti, collegate da stretti vincoli di parentela. All'interpellanza - illustrata in Assemblea dal collega Raisi il 7 giugno 2007 - ha risposto il sottosegretario Luciano Modica, con replica ancora del deputato Raisi;
il 17 maggio 2007 il deputato Garagnani presentava una risoluzione in Commissione Cultura (n. 7-00181) relativa a «gravi illeciti accaduti recentemente o nei mesi passati nelle Università di Bologna e di Bari». La risoluzione fu discussa nella Commissione Cultura il 17 e il 27 luglio 2007 e infine approvata con ampie riformulazioni;
il 27 settembre 2007 il deputato Raisi svolgeva una nuova interrogazione in Commissione Cultura (la n. 5-01283) relativa all'emanazione dei bandi di concorso per il reclutamento del personale docente e ricercatore nelle università italiane e in particolare in quella di Bologna.
Si può aggiungere in questa sede che nella scorsa legislatura il deputato Fabio Garagnani aveva presentato numerose interrogazioni parlamentari in cui erano contenute rimostranze critiche rispetto al rettore Calzolari e alla gestione del Policlinico Sant'Orsola.
Riconducibilità dei fatti di causa alla funzione parlamentare. Da quanto esposto, risulta facilmente comprensibile come la quasi totalità dei fatti addebitati ai deputati Garagnani e Raisi possa ritenersi sostanzialmente riconducibile ai contenuti della loro attività parlamentare tipica, in particolare a quella del sindacato ispettivo.
Da questo punto di vista, la Giunta a larghissima maggioranza ha ritenuto del tutto irrilevanti gli atti parlamentari presentati in epoca di molto successiva alla conferenza stampa (la risoluzione in Commissione del deputato Garagnani e l'interrogazione in Commissione del deputato Raisi). Ugualmente irrilevanti appaiono gli atti di sindacato ispettivo presentati nella scorsa legislatura, non tanto per la distanza temporale quanto invece per l'eterogeneità di contenuto.
L'attenzione della Giunta si è invece fissata sull'arco di tempo che va dal 2 marzo al 23 aprile 2007. Si è ritenuto che si tratti di un arco cronologico sostanzialmente unitario, nel quale, dapprima con un atto di contenuto più specifico - quello relativo alle irregolarità (vere o presunte, qui non importa, giacché si tratta di atto pubblicato nei resoconti parlamentari) del Policlinico Sant'Orsola - e poi con due atti di spettro più largo, i deputati Garagnani e Raisi hanno fatto oggetto della loro critica parlamentare la gestione universitaria.
Si pone evidentemente a questo punto il problema del rapporto tra i tempi di presentazione degli atti alla Presidenza della Camera, della loro pubblicazione e dello svolgimento della conferenza stampa.
La Corte costituzionale, nella sentenza n. 375 del 1997 aveva ritenuto che fossero insindacabili gli atti presupposti e conseguenziali all'attività parlamentare tipica.
Nel 2000, invece, a partire dalle sentenze 10 e 11 e poi costantemente fino alle sentenze 347 e 348 del 2004 e anche alle più recenti, la Corte ha escluso la rilevanza immunizzante degli atti parlamentari presentati dopo i fatti contestati in giudizio. Ciò perché evidentemente se l'atto extra moenia deve essere riproduzione e divulgazione dell'attività tipica, non può che essere successivo a quest'ultima.
Questo indirizzo è stato condiviso in via di principio dalla grande maggioranza della Giunta ed è fondato sull'assunto che l'attività parlamentare tipica è soggetta ai controlli interni all'ordinamento delle Camere ed è dunque di regola priva di contenuti offensivi per terzi.
Da questo punto di vista, quindi, la parte dell'atto di citazione relativa al Policlinico Sant'Orsola può ritenersi sostanzialmente coperta dalla prima interpellanza.
Quanto alla seconda interpellanza, i cui contenuti si sono più sopra sintetizzati, essa è stata sì presentata prima della conferenza stampa ma pubblicata parecchio tempo dopo. Mentre taluni membri della Giunta hanno ritenuto tale ostacolo totalmente privo di senso e consistenza, altri più saggiamente - ad avviso di chi scrive - non ne hanno sottovalutato la portata. Tuttavia al proposito è stata sottolineata la similitudine di questo caso con il caso «Gramazio-Balassone».
Segue: la sentenza della Corte costituzionale n. 379 del 2003. Era accaduto nella XIII legislatura che il deputato Gramazio aveva depositato un atto ispettivo al Presidente della Camera relativo a pretesi favoritismi di cui aveva goduto la moglie di un consigliere d'amministrazione della RAI. Aveva poi diffuso il contenuto dell'interrogazione in una conferenza stampa, i cui contenuti erano stati conseguentemente ripresi da agenzie e da quotidiani. Successivamente, l'interrogazione fu dichiarata inammissibile dal Presidente della Camera sulla base dell'articolo 139-bis del Regolamento della Camera, sotto il profilo dell'incompetenza del Governo a dare risposta alla domanda posta dal deputato, giacché la gestione della RAI era sottratta all'indirizzo politico dell'esecutivo.
Citato in giudizio, il Gramazio invocò l'applicazione dell'insindacabilità, presentando domanda di deliberazione in tal senso alla Camera. Quest'ultima, sulla base dell'assunto che il deposito dell'atto era precedente alla conferenza stampa e che l'atto medesimo non era stato dichiarato inammissibile per ragioni di contenuto offensivo, ma solo per motivi di carattere istituzionale attinenti ai rapporti Parlamento-Governo, considerò l'interrogazione valida a fini di copertura. In pratica, pur inesistente sul piano dell'efficacia parlamentare, l'atto poteva servire come testimonianza dell'esercizio della funzione e dunque come elemento di prova dell'esercizio del mandato elettivo.
Investita dal tribunale di Roma, con ricorso per conflitto tra poteri, la Corte costituzionale sostanzialmente aderì agli argomenti della Giunta e della Camera, rigettando il ricorso dell'autorità giudiziaria. La Corte, infatti, ai punti 3 e 4 del Considerato in diritto, ha ritenuto che l'interrogazione, pur inammissibile per motivi diversi dall'intrinseca sconvenienza od offensività del suo tenore letterale, fosse valevole a individuare un momento di esercizio della funzione parlamentare rispetto a cui poteva aversi una divulgazione extra moenia insindacabile ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione.
La sentenza n. 379 del 2003 ha avuto una certa eco in dottrina, la quale non ha mancato di sottolinearne alcune incongruenze: essa tuttavia rimane un punto fermo nell'esame del presente caso e aiuta certamente a capire che i contenuti dell'interpellanza presentata il 19 aprile 2007 - due giorni prima della conferenza stampa - ma pubblicata successivamente giovano ai parlamentari perché quei contenuti sono analoghi a quelli della conferenza stampa. Tanto più che ai nostri fini le differenze di testo tra la versione presentata alla Camera e la versione pubblicata negli atti della stessa non sembrano rilevanti.
Più complesso è il ragionamento relativo all'atto presentato (e dunque non solo pubblicato) dopo la predetta conferenza stampa.
A rigore, i contenuti di tale atto, pur analoghi a quelli della conferenza stampa, non potrebbero giovare ai fini dell'insindacabilità parlamentare neanche sulla base della ratio decidendi della sentenza Gramazio.
Quest'ultima infatti ha cura di specificare che non «qualunque testo scritto, in ipotesi presentato da un parlamentare come interrogazione, ma non ammesso dalla Presidenza, quale che ne sia il contenuto, costituisca sempre di per sé opinione da ritenersi espressa nell'esercizio delle funzioni parlamentari, come tale automaticamente coperta dalla insindacabilità». Occorre dunque non solo verificare che il deposito dell'atto tipico sia precedente alla diffusione dei suoi contenuti ma anche che l'inammissibilità non sia dovuta a fattori attinenti alla tutela della reputazione di terzi.
Per questi motivi, chi è oggi chiamato a riferire all'Assemblea aveva inizialmente proposto la sindacabilità sul capo III-1 dell'atto di citazione, relativo alle accuse di nepotismo mosse a persone nominate.
Questa posizione tuttavia è stata ritenuta dalla maggioranza della Giunta non condivisibile per l'estrema vicinanza del deposito dell'atto (23 aprile 2007) alla precedente conferenza stampa, elemento che si è ritenuto dimostrativo di una contestualità cronologica non scindibile: unicamente sulla base di questa motivazione e per questo profilo il relatore ha dichiarato di rimettersi alla Giunta.
Tanto più che la pronuncia Gramazio in questa circostanza non sarebbe conclusiva, giacché in questo caso non vi è stata alcuna pronuncia d'inammissibilità ma solo un ritardo nella pubblicazione dell'atto, cui poi il Governo ha effettivamente risposto.
Il Presidente della Giunta, onorevole Giovanardi, ha poi osservato che in realtà nella conferenza stampa non vi è stata alcuna animosità personale dei deputati verso il rettore, suo figlio e sua nuora ma solo la denuncia di una più generica questione morale. Per questo, non sarebbe quindi calzante l'eccezione al favor per l'insindacabilità contenuto nel documento approvato dalla Giunta per le autorizzazioni il 18 aprile 2007.
Conclusioni. La Giunta ha svolto quattro votazioni, una per ciascun deputato richiedente sulle due proposte. All'unanimità è stata deliberata l'insindacabilità sui capi dell'atto di citazione da III-2 a III-9 per entrambi; a maggioranza è stata deliberata l'insindacabilità sul capo III-1 per entrambi.
Dato questo esito, in definitiva, la Giunta propone all'Assemblea due distinte deliberazioni, una per ciascun deputato nel senso dell'insindacabilità di tutti i fatti richiamati nell'atto di citazione ai sensi e per gli effetti dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione e dell'articolo 3, comma 1, della legge n. 140 del 2003.
Federico PALOMBA, relatore
ALLEGATO 1
10 ottobre 2007
(Esame e rinvio).
Carlo GIOVANARDI, presidente, comunica che in data di ieri il Rettore dell'Università di Bologna ha fatto pervenire una nota che ha prontamente fatto avere al relatore e messo oggi in distribuzione. Dà la parola al relatore.
Federico PALOMBA (IdV), relatore, riferisce che i deputati Garagnani e Raisi, sono stati citati per danni innanzi al tribunale di Bologna dall'Alma Mater Studiorum (l'università della stessa città) per avere affermato in una conferenza stampa del 21 aprile 2007 che l'università medesima era ed è gestita in modo clientelare, inefficiente e, in ultima analisi, fallimentare. Vari sarebbero gli episodi addotti dai deputati nella conferenza stampa per provare la loro accusa di favoritismo e nepotismo: a) il figlio del rettore avrebbe avuto una scandalosa carriera universitaria (secondo l'atto di citazione, i deputati avrebbero dato informazioni parziali ed errate sulla progressione accademica di Giacomo Calzolari, figlio di Pier Ugo); b) il sistema di verbalizzazione elettronica degli esami, inizialmente predisposto all'interno dell'università ma da questa non adottato, sarebbe poi stato ripresentato al medesimo ateneo sotto forma di consulenza di una società esterna (l'UNIMATICA) alla quale sarebbero stati pagati ingenti compensi; c) l'università avrebbe sprecato ingenti somme di denaro per corrispondere emolumenti a dirigenti e servizi di debito su mutui per tassi eccessivi; d) la Fondazione Alma Mater riceverebbe benefici economici eccessivi a carico del bilancio dell'università; e) l'università avrebbe speso 7 milioni di euro per l'edilizia del Sant'Orsola, spesa che invece avrebbe dovuto essere sostenuta dalla Regione; f) da ultimo, per sopperire a tale gestione «allegra», l'università avrebbe aumentato le rette universitarie del 3 per cento all'anno, contro un aumento dei prezzi su base ISTAT dell'1,7 per cento. Questi ed altri profili (tra cui anche riferimenti alla sede argentina dell'Università di Bologna) furono ampiamente riportati sulla stampa locale il giorno successivo (vedi Il Bologna, Il Resto del Carlino e Repubblica del 22 aprile 2007). Rimanda al dossier in distribuzione per una più puntuale ricostruzione dei fatti, dell'atto di citazione e del contesto in cui è maturata e si è sviluppata la polemica tra i deputati Garagnani e Raisi e l'università di Bologna.
Espone che circa un mese e mezzo prima della conferenza stampa i deputati interessati avevano presentato un'interpellanza parlamentare relativa alla facoltà di medicina sita nel policlinico Sant'Orsola di Bologna, inerente a un'inchiesta penale in corso su pretese anomalie nelle procedure concorsuali nella facoltà medesima. Nella stessa interpellanza si fa esplicito riferimento al fatto che il rettore non avrebbe attivato gli opportuni strumenti di controllo. Due giorni prima della conferenza stampa, inoltre, i due deputati hanno presentato alla Presidenza della Camera un'altra interpellanza nella quale ripercorrono quelle che, a loro avviso, sono le tappe salienti di una gestione finanziaria dell'università «allegra» e poco trasparente. Nell'atto si fa riferimento esplicito anche all'innalzamento delle tasse universitarie oltre l'andamento rilevato dall'ISTAT e agli indebiti benefici economici fatti conseguire alla Fondazione Alma Mater. Nell'interpellanza però non si fa alcun riferimento alla vicenda professionale del figlio del rettore né a quella del sistema di verbalizzazione elettronica degli esami. Peraltro, l'interpellanza non fu pubblicata nella sua originaria formulazione ma in una versione più strutturata e documentata a seguito della sollecitazione della Presidenza della Camera, che dà attuazione ai criteri regolamentari di ammissibilità delle interrogazioni in modo assai puntuale. L'interpellanza pertanto fu pubblicata solo in data 17 maggio 2007, ovviamente priva di ogni riferimento ai familiari del rettore. In data 23 aprile 2007 poi i medesimi deputati presentarono una nuova interpellanza nella quale fecero espresso riferimento alla vicenda dell'UNIMATICA e alla carriera del figlio e della nuora del rettore. Anche questa interpellanza però fu bloccata dalla Presidenza della Camera sulla base dell'articolo 139-bis del Regolamento e pubblicata soltanto il 4 giugno 2007 con significative riformulazioni. Il collega Raisi la svolse in Assemblea il 7 giugno 2007 in occasione della risposta del sottosegretario Modica.
Si riserva di avanzare alla Giunta una proposta in esito all'audizione degli interessati. Sin d'ora, tuttavia, invita i colleghi a prendere cognizione della sentenza della Corte costituzionale n. 379 del 2003 che gli pare calzante rispetto al fatto che i colleghi Raisi e Garagnani abbiano svolto una conferenza stampa dopo la presentazione dell'atto ispettivo ma prima che questo superasse il vaglio di ammissibilità del Presidente della Camera.
(Viene introdotto il deputato Fabio Garagnani).
Fabio GARAGNANI (FI) si diffonde sulla vicenda che ha portato al processo civile in titolo e sostiene che la lettera del rettore pervenuta in data di ieri alla Giunta è totalmente destituita di fondamento soprattutto perché trascura il presupposto degli atti parlamentari presentati da lui e dal collega Raisi. Ribadisce la situazione di precarietà finanziaria in cui versa l'università di Bologna da circa sei anni e che su tale situazione - il cui responsabile in ultima analisi è il rettore Calzolari - è aperta un'inchiesta penale. Il clima di vasto malaffare che caratterizza la gestione universitaria nuoce al buon nome dell'università e lo concerne non solo come parlamentare bolognese ma anche come capogruppo di Forza Italia nella Commissione cultura. Ricordato che l'ateneo bolognese ha adottato qualche anno fa un codice etico, sottolinea che questo viene disinvoltamente eluso e violato. Nell'interpellanza da lui presentata insieme al deputato Raisi il 19 aprile 2007 egli riporta testualmente elementi tratti da un volantino delle rappresentanze sindacali di base. Non capisce quindi per quale motivo l'università abbia citato per danni lui ma non le rappresentanze sindacali. Quanto poi al fatto che la dirigenza universitaria è rappresentata in questo giudizio dall'Avvocatura dello Stato, espone di aver inutilmente tentato di accedere ai documenti amministrativi relativi al rapporto tra la predetta Avvocatura e l'università. Ricordato di aver presentato anche una risoluzione in Commissione Cultura e che quest'ultima ha svolto un'indagine conoscitiva sugli arbitri gestionali e sulle irregolarità negli atenei italiani, ribadisce che l'università di Bologna costituisce una realtà di malaffare nella quale il rettore risulta pesantemente compromesso e nella quale sussistono situazioni scandalose di vita privata e di scambi di cattedre. A tal proposito cita il caso del professor Corinaldesi, della preside della facoltà di medicina e dello stesso rettore. Gli sembra quindi incredibile che proprio a lui si imputi di aver cagionato danni all'università dal momento che egli si è limitato a esercitare l'essenziale funzione parlamentare del sindacato ispettivo.
Marilena SAMPERI (Ulivo) osserva che ben si spiega il rifiuto dell'università e dell'Avvocatura dello Stato di Bologna di consentire l'accesso ai documenti inerenti al rapporto fiduciario relativo al processo civile intentato. La costante giurisprudenza amministrativa esclude infatti dall'ambito di applicazione della legge n. 241 del 1990 gli atti pertinenti ai rapporti difensivi degli enti pubblici.
Matteo BRIGANDÌ (LNP) domanda se il deputato Garagnani abbia interessi personali nell'università e se vi lavorino suoi familiari. Chiede altresì al deputo interessato di essere più preciso circa la carriera del figlio del rettore.
Fabio GARAGNANI (FI) risponde negativamente ai primi due quesiti e, circa il terzo sottolinea che il figlio del rettore manca di titoli accademici. Il deputato Raisi potrà essere più circostanziato sul punto.
Matteo BRIGANDÌ (LNP) domanda ancora se dunque l'invettiva dei deputati Garagnani e Raisi sia rivolta contro il rettore o contro l'università.
Fabio GARAGNANI (FI) risponde che egli non ha inteso attaccare alcuno ma solo proseguire la sua battaglia politica volta a disvelare fatti di malaffare ormai conclamati e confermati dalle intercettazioni telefoniche svolte durante l'inchiesta della procura della Repubblica il cui contenuto egli ha potuto conoscere.
Federico PALOMBA (IdV), relatore, chiede che siano acquisiti i documenti relativi all'indagine conoscitiva della Commissione Cultura, cui ha fatto riferimento il deputato Garagnani.
Maurizio PANIZ (FI) domanda se i deputati interessati abbiano presentato atti parlamentari tipici già dalla scorsa legislatura.
Fabio GARAGNANI (FI) risponde affermativamente. Ne produrrà la prova. Soggiunge che all'epoca polemizzò addirittura con il ministro Moratti, per essersi rifiutata ella di inviare a Bologna un'ispezione ministeriale, ciò che ha peraltro senza esito sollecitato anche al ministro Mussi.
Maurizio PANIZ (FI) domanda altresì se dalle notizie rese note dagli organi di informazione siano scaturite diverse indagini.
Marilena SAMPERI (Ulivo) domanda in quale stato esse eventualmente versino.
Fabio GARAGNANI (FI) risponde che è stato chiesto il rinvio a giudizio di circa quaranta persone. Invita comunque i colleghi a chiedere ulteriori precisazioni al collega Raisi.
(Il deputato Garagnani si allontana dall'aula. Viene introdotto il deputato Enzo Raisi).
Enzo RAISI (AN) espone che sui fatti di causa è aperta un'inchiesta penale che ha portato alla richiesta di rinvio a giudizio di quarantadue persone. Il pubblico ministero, dottor Ceri, dà un giudizio del rettore piuttosto severo: ne parla di una persona senza colpe ma dalle capacità appannate. Gli sembra sostanzialmente che questo giudizio sia un eufemismo se si guarda alla carriera incredibilmente rapida della cognata, del figlio e della nuora. In particolare questi ultimi due sono passati in breve tempo da non rivestire alcun incarico di docenza ad acquisire la qualifica di professore associato e poi quella di ordinario nello stesso ateneo del rettore. Quanto poi alla vicenda Unimatica, espone che il professor Neri aveva sollecitato tre studenti di ingegneria a formulare un progetto di verbalizzazione degli esami. Costoro avevano effettivamente confezionato un sistema elettronico che però il medesimo professore aveva rifiutato. Stranamente però lo stesso progetto è stato poi venduto a caro prezzo dall'Unimatica all'università di Bologna. Successivamente il professor Neri è stato costretto a dimettersi. Gli sembra assolutamente curioso che a lui vengono imputati atteggiamenti dannosi per l'università, giacchè quest'ultima ha perso iscrizioni già nell'anno accademico iniziato nell'autunno del 2006, quasi che le sue denunce abbiano avuto un effetto retroattivo. Quanto poi al mandato affidato all'Avvocatura dello Stato, sottolinea che in realtà, in un primo momento il senato accademico aveva dato al rettore un mandato esplorativo, volto a verificare con le professioni legali l'eventuale sussistenza di elementi per un'azione civile. Il rettore invece ha dato un mandato diretto all'Avvocatura dello Stato senza riconvocare il senato accademico.
Elias VACCA (Com.It) domanda se oltre all'azione civile egli abbia ricevuto querele.
Enzo RAISI (AN) risponde negativamente.
Matteo BRIGANDÌ (LNP) domanda se il deputato Raisi abbia interessi personali nell'università e se vi lavorino suoi familiari.
Enzo RAISI (AN) risponde negativamente.
(Il deputato Raisi si allontana dall'aula).
Carlo GIOVANARDI, presidente, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.
(Seguito dell'esame e rinvio).
Carlo GIOVANARDI, presidente, ricorda che nella scorsa seduta erano stati ascoltati entrambi gli interessati e che il fascicolo in distribuzione è stato aggiornato, anche con la documentazione parlamentare cui costoro hanno fatto riferimento nella loro audizione.
Federico PALOMBA (IdV), relatore, espone che, da quanto emerso nella seduta scorsa e dall'ulteriore istruttoria condotta sugli atti parlamentari indicati dai deputati interessati, ritiene di poter impostare il problema nel modo seguente. Anzitutto, nel marzo 2007, precedentemente alla conferenza stampa del 21 aprile 2007, venne pubblicata un'interpellanza parlamentare firmata da entrambi i deputati relativa a un'inchiesta della procura della Repubblica di Bologna in ordine alla sperimentazione dei farmaci, ai rapporti tra i medici e l'industria farmaceutica e al filone dei concorsi presso la facoltà di medicina e chirurgia dell'Università di Bologna e in particolare nel dipartimento di medicina interna e gastroenterologia. In tale ambito, secondo gli interpellanti, oggi citati in giudizio, vi sarebbero stati condizionamenti basati su logiche anomale volte a tutelare amici e collaboratori di questo o quel docente segnalati dai vertici delle istituzioni locali. Dagli articoli di giornale che riferiscono della conferenza stampa, non risulta che i due deputati abbiano fatto riferimento alle vicende narrate nell'interpellanza. Al punto 8 dell'atto di citazione si addebita loro invece di aver denunziato la spesa di 7 milioni di euro sostenuta dall'Università per l'edilizia della facoltà di medicina, onere che sarebbe spettato invece alla regione Emilia-Romagna. Ritiene quindi che l'interpellanza del 2 marzo 2007 non sia conferente con i fatti di causa. Tuttavia il punto 8 dell'atto di citazione potrebbe rientrare nella normale dialettica politica e nei criteri fissati dalla Giunta nel documento approvato il 18 aprile 2007. Per questa parte pertanto propone l'insindacabilità.
Venendo poi all'interpellanza presentata il 19 aprile 2007, non solo si torna sul tema del piano edilizio della facoltà di medicina ma ci si diffonde su una serie di carenze, vere o presunte, nella gestione universitaria. Sul punto rinvia alla sua esposizione della scorsa seduta. Quest'interpellanza non è stata pubblicata però immediatamente, ma solo circa un mese dopo, il 17 maggio 2007, con significative riformulazioni. Per questa parte, che viene ritenuta falsa e lesiva dell'onore dell'istituzione universitaria nell'atto di citazione ai punti 3, 4 e 9, potrebbe valere il ragionamento seguito dalla sentenza della Corte costituzionale n. 379 del 2003. In quel caso, nella cosiddetta vicenda "Gramazio-Balassone", il Gramazio aveva presentato un'interrogazione nella quale rivolgeva un'invettiva contro una persona determinata. L'interrogazione parlamentare fu poi dichiarata inammissibile per mancanza di competenza del Governo sulla gestione della RAI. La Corte costituzionale, pur constatando che l'atto di sindacato ispettivo, ai sensi dell'ordinamento parlamentare, doveva ritenersi inesistente, rilevò che l'inammissibilità era stata dichiarata dal Presidente Violante per motivi diversi dalle offese che esso recava a persone nominate. Per tale motivo la Corte rigettò il conflitto e considerò quindi legittima la delibera di insindacabilità della Camera, pur statuendo che se invece la ragione dell'inammissibilità fosse stata la sconvenienza delle espressioni o la loro portata offensiva verso persone nominate, la garanzia di cui all'articolo 68 della Costituzione non avrebbe potuto trovare applicazione. In questo caso non è dato sapere perché l'interpellanza del 19 aprile sia stata fermata, almeno temporaneamente. Propone l'insindacabilità perché in effetti nei punti 3, 4 e 9 dell'atto di citazione ci si duole di critiche di tipo gestionale già contenute nell'atto presentato e poi sostanzialmente riprodotte nella versione pubblicata.
Venendo infine al punto 1 dell'atto di citazione, relativo al supposto nepotismo ed ai favoritismi di cui si sarebbero giovati il figlio del rettore e la di lui moglie, si tratta dell'elemento su cui maggiormente hanno appuntato la loro attenzione gli organi di informazione. Il figlio del professor Calzolari, Giacomo, risulta dai ritagli di stampa depositati dal collega Raisi certamente di giovane età ma, secondo alcuni esponenti del mondo accademico, si tratterebbe di persona piuttosto affermata (vedi l'articolo del senatore Enriques su Repubblica-Bologna del 3 maggio 2007, depositato da Raisi). Su questo specifico punto tacciono gli atti ispettivi del 2 marzo e del 19 aprile 2007. La vicenda professionale di Giacomo Calzolari è invece trattata in un'interpellanza presentata il 23 aprile 2007, vale a dire due giorni dopo la conferenza stampa. Anche in questo caso l'interpellanza fu comunque bloccata dalla Presidenza e pubblicata soltanto negli atti parlamentari del 4 giugno 2007. Nella versione originaria i deputati interessati hanno indicato il solo fatto oggettivo che nel 2006 Giacomo Calzolari è stato chiamato a collaborare come professore ordinario nell'Università di Bologna e che sua moglie ha ricevuto l'idoneità da professore associato nello stesso raggruppamento scientifico. Nella versione pubblicata dell'interpellanza, il nome di Giacomo Calzolari e della moglie Francesca Barigozzi non figurano. Si parla soltanto più genericamente dell'esistenza di vere e proprie dinastie di docenti, collegate da stretti vincoli di parentela.
Negli atti ispettivi, sia nella versione originaria che in quella pubblicata, non v'è quindi alcuna esplicita accusa di illecito nepotismo o favoritismo per il figlio e la nuora del rettore Calzolari, che invece nella conferenza stampa viene pesantemente sottolineata. Dalla titolistica e dai contenuti dei resoconti giornalistici, infatti, traspare con evidenza il concetto per cui Giacomo Calzolari non meriterebbe di essere professore ordinario nell'Università di Bologna per manifesta inadeguatezza, concetto del resto ribadito dal deputato Garagnani nell'audizione presso la Giunta nella seduta del 10 ottobre 2007.
A questo riguardo ritiene doveroso rammentare che l'ipotesi di atto di sindacato ispettivo successivo non rientra in quello svolgimento di attività tipica del parlamentare che è stato preso in esame dalla giurisprudenza costituzionale come legittimante un giudizio di insindacabilità. In effetti, dalle fotocopie di alcuni organi di stampa in atti risulta che i due deputati avrebbero parlato di due interpellanze, e cioè evidentemente anche di quella effettivamente presentata il 23, contenente i nomi del figlio del rettore e della di lui moglie. Si tratterebbe, quindi, di valutare, ai fini dell'insindacabilità, se l'annuncio di un atto di sindacato ispettivo, poi in effetti presentato ma solo successivamente, possa considerarsi a sua volta e di per sé esercizio di attività parlamentare, in tal senso estendendosi l'ampiezza del concetto contenuto nella citata sentenza costituzionale nel caso "Gramazio-Balassone". Sull'ipotesi positiva non mi pare, allo stato della legislazione e della giurisprudenza costituzionale, di avere trovato elementi certi che la suffraghino.
Riferisce infine che la circostanza narrata dal deputato Garagnani, per cui egli avrebbe sostanzialmente affermato le medesime cose nel corso di un'indagine conoscitiva della Commissione Cultura, non si è rivelata esatta ad una attenta ricognizione operata sugli atti parlamentari. Sembra, dunque, che nello specifico caso in esame si versi nell'ipotesi di accusa a persona determinata non sostenuta da alcun rilevante atto ispettivo ed il cui accertamento esula, ovviamente, da questa sede. Gli sembra, dunque, per la parte dell'atto di citazione designata dal numero 1 (pagine 10-22) che non si possa non concludere per la sindacabilità. In definitiva, con riferimento a ciò di cui i deputati Garagnani e Raisi sono chiamati a rispondere in sede civile, l'insindacabilità prevista dall'articolo 68, primo comma, della Costituzione può trovare applicazione a tutti gli addebiti tranne a quello designato, nell'atto loro notificato, al n.1.
Carlo GIOVANARDI, presidente, con riferimento ai criteri adoperati nel vaglio di ammissibilità degli atti di sindacato ispettivo, osserva che la circolare del Presidente della Camera del febbraio 1996, il cui contenuto è stato poi recepito nell'articolo 139-bis del Regolamento della Camera, finisce per conseguire il paradossale risultato che si possa domandare al Governo se un fatto sia vero solo se l'interrogante già possa dimostrarne la verità. In buona sostanza l'interrogazione sarà ammissibile soltanto se conterrà elementi comprovati da estratti notarili.
Antonio PEPE (AN) crede che debba valere come copertura anche il solo preannunzio di un atto di sindacato ispettivo.
Maurizio PANIZ (FI) osserva che il criterio della sequenza cronologica per cui l'atto parlamentare presentato posteriormente alla dichiarazione extra moenia non è idoneo a fondare l'insindacabilità non lo trova concorde. Si tratta di un meccanismo troppo rigido che proprio il caso all'esame evidenzia come incongruo. È infatti incontestato che nella conferenza stampa di sabato 19 aprile 2007 furono illustrate due interrogazioni, una già presentata e una, appunto, in via di presentazione. Tra il deposito dell'una e dell'altra vi fu un fine-settimana. Non si può del resto pretendere che un parlamentare sia avvertito a tal punto delle finezze giuridiche della Corte costituzionale, tali per cui vale la presentazione di un atto anche se non la sua pubblicazione nei resoconti parlamentari purché la presentazione sia precedente all'esternazione sulla stampa. Del resto, i deputati Garagnani e Raisi hanno fatto il loro dovere, denunciando una situazione gestionale critica e non erano tenuti ad attendere l'esito dell'inchiesta giudiziaria per svolgere le loro considerazioni sull'Università di Bologna. Voterà quindi per l'insindacabilità anche sul punto relativo al figlio del rettore Calzolari.
Pierluigi MANTINI (Ulivo) concorda col relatore sulle prime due proposte. Quanto alla terza, si dice perplesso: se da un lato condivide che si tratti di un profilo diverso e attinente alla sfera personale di un soggetto nominato, dall'altro non può trascurare che la conferenza stampa e la presentazione delle due interpellanze siano avvenute in un periodo sostanzialmente contestuale che gli sembra possa far riconoscere lo svolgimento di una complessiva funzione parlamentare. Su quest'aspetto quindi si riserva di esprimere un giudizio all'esito della discussione in corso.
Nino MORMINO (FI) condivide l'impostazione del collega Mantini e aggiunge che l'accusa di nepotismo al rettore si pone in rapporto di continuità con gli atti di sindacato ispettivo già presentati. Da questo punto di vista tali accuse rispettano anche il criterio della continenza formale.
Nicola CRISCI (Ulivo) condivide in linea generale l'impianto del collega Palomba. Crede doveroso che i parlamentari denunzino le situazioni di nepotismo. Tuttavia, richiama l'attenzione sul fatto che in questo caso ci si trova innanzi alla menzione di un soggetto determinato e non dunque alla generica critica politica. Le forme espressive prescelte dai deputati interessati evidentemente non rispettano il principio di continenza formale richiamato dai criteri generali di applicazione dell'insindacabilità adottati dalla Giunta stessa lo scorso aprile e che in definitiva si rifanno agli indirizzi della Presidenza della Camera nel vaglio di ammissibilità. Tanto più che la versione pubblicata dell'interpellanza è attenuata rispetto alla versione originaria la quale a sua volta è meno pesante delle espressioni riportate sui giornali. Per questo condivide interamente le proposte del relatore.
Carlo GIOVANARDI, presidente, ritiene assodato che i figli dei rettori delle università italiane siano dei «geni» e che tali siano riconosciuti nel corso del mandato dei padri. Sicché nessuno presso la Giunta può dubitare delle doti del figlio del rettore Calzolari. Tuttavia, i colleghi Garagnani e Raisi hanno semplicemente posto la questione morale del nepotismo universitario e non già quello dell'illiceità penale della loro carriera. Non gli risulta infatti, per esempio, che ministri e politici di vario genere abbiano mai querelato alcuno per aver ricevuto l'accusa di aver collocato nei ministeri i loro figli quali consulenti. Voterà quindi per l'insindacabilità su tutte e tre le parti della citazione individuate dal relatore.
Enrico BUEMI (RosanelPugno), proposto di segnalare il figlio del rettore Calzolari per il prossimo premio Nobel, ritiene intollerabile che sia considerato un reato il solo porre la questione morale in relazione alla regione Emilia-Romagna e porre in dubbio l'alta moralità della casta dei docenti universitari italiani. È ora che la Giunta per le autorizzazioni stabilisca il principio che i parlamentari hanno campo libero per denunciare la corruzione e il malaffare dilaganti in ogni settore della società italiana. Non è possibile che la politica sia accusata di ogni nefandezza ma non possa rintuzzare adeguatamente gli attacchi che le vengono mossi. Voterà pertanto per l'insindacabilità su tutta la linea.
Carlo GIOVANARDI, presidente, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.
(Seguito dell'esame e conclusione).
Federico PALOMBA (IdV), relatore, ricorda che le sue proposte sono nel senso dell'insindacabilità per tutti i capi dell'atto di citazione tranne che per il primo, su cui propone la sindacabilità. Precisa tuttavia che tale ultima proposta involge la tematica dell'inidoneità dell'atto di sindacato ispettivo presentato successivamente alle dichiarazioni contestate a rendere queste ultime coperte dalla prerogativa parlamentare.
Antonio PEPE (AN), concordando con la prima proposta del relatore, lo invita a rivedere la seconda in virtù della circostanza che la conferenza stampa del 21 aprile 2007 ha avuto a oggetto i contenuti delle interrogazioni, sia quella già presentata sia quella che sarebbe stata presentata di lì alla successiva giornata parlamentare utile. La chiara contestualità dei vari momenti della vicenda considerata lo induce a ravvisare la sussistenza del nesso funzionale.
Federico PALOMBA (IdV), relatore, modificando la sua posizione, dichiara che si rimette alla Giunta sulla parte relativa al capo 1 dell'atto di citazione. Voterebbe però contro qualsiasi proposta che implicasse sul piano di principio che la presentazione di atti di sindacato ispettivo - per di più a prescindere dalla loro pubblicazione - possa valere a coprire fatti extra moenia precedenti.
Antonio PEPE (AN) concorda con il relatore che il principio dell'idoneità dell'atto successivo a fondare l'insindacabilità non possa essere accolto. Nel caso in questione, tuttavia, crede valevole la ratio della sentenza della Corte costituzionale n. 379 del 2003, che fa riferimento a una presentazione di atti precedente o comunque contestuale alla conferenza stampa, come in questo caso.
Matteo BRIGANDÌ (LNP) voterà per l'insindacabilità per tutte le contestazioni dell'atto di citazione e rimarca come sia inaccettabile il livore espresso dal rettore dell'Università di Bologna nell'impropria lettera rivolta ai membri della Giunta.
Maurizio PANIZ (FI), sottolineato che nella conferenza stampa veniva enunciato il contenuto di entrambe le interpellanze, sia quella già presentata sia quella ancora da depositare, crede quindi ingiustificato lo scorporo cronologico che deriverebbe da una votazione per parti separate. La Giunta deve invece valutare complessivamente la vicenda cogliendone la sostanziale identità temporale e contenutistica. Voterà per l'insindacabilità per tutti gli addebiti riportati nell'atto di citazione.
Nicola CRISCI (Ulivo) deve ribadire quanto sostenuto nella scorsa seduta. Nell'atto approvato dalla Giunta il 18 aprile 2007 si legge testualmente che non possono considerarsi collegabili alla funzione parlamentare le dichiarazioni con cui si attribuiscono a persone nominate fatti diffamatori e indimostrati. Tali fatti, del resto, non potrebbero essere neanche ricompresi in interrogazioni, interpellanze, mozioni o risoluzioni perché non supererebbero il vaglio di ammissibilità della Presidenza della Camera. Quel documento dunque - approvato all'unanimità - stabilisce che non possono essere usate forme espressive extra moenia tali che intra moenia non sarebbero consentite. Gli sembra pertanto che l'originaria proposta del relatore sia conforme a tale deliberato della Giunta e che invece vi contrastino le posizioni espresse da chi lo ha preceduto.
Elias VACCA (Com. It) intende tranquillizzare il relatore sul profilo per cui non può annettersi un'efficacia immunizzante all'atto di sindacato ispettivo presentato successivamente ai fatti contestati in giudizio. Nondimeno in questo caso specifico gli pare di poter ravvisare una complessiva unità temporale, soprattutto alla luce del fatto che poi le interpellanze sono state pubblicate e non dichiarate inammissibili.
Carlo GIOVANARDI, presidente, ribadito che a suo avviso i deputati interessati non hanno gratuitamente offeso alcuno ma solo posto una questione morale di carattere generale, mette ai voti la proposta di dichiarare i fatti di cui al capo 1 dell'atto di citazione insindacabili.
La Giunta, a maggioranza e con distinte votazioni, delibera di proporre all'Assemblea che tali fatti concernono opinioni espresse da membri del Parlamento nell'esercizio delle loro funzioni.
Carlo GIOVANARDI, presidente, mette ai voti la proposta di dichiarare i restanti fatti di cui all'atto di citazione insindacabili.
La Giunta, all'unanimità e con distinte votazioni, delibera di proporre all'Assemblea che tali fatti concernono opinioni espresse da membri del Parlamento nell'esercizio delle loro funzioni. Incarica il deputato Palomba di predisporre la relazione scritta.
ALLEGATO 2
ALLEGATO 3
ALLEGATO 4
la facoltà di medicina e chirurgia di Bologna da diversi mesi è al centro di un'inchiesta aperta dalla Procura che vede indagati tra gli altri il capo del dipartimento di medicina interna e gastroenterologia del Policlinico Sant'Orsola di Bologna, la preside di facoltà nonché il Rettore stesso sentito come persona informata dei fatti;
l'inchiesta ha per oggetto la sperimentazione di farmaci, i rapporti tra medici e industria farmaceutica, le donazioni fatte da quest'ultime ed associazioni di ricerca, la distrazione di danaro pubblico da parte di medici per esigenze personali, nonché il filone dei concorsi;
in merito a quest'ultimo aspetto, sono emerse sulla stampa dichiarazioni relative al fatto che i concorsi della facoltà di medicina di Bologna e di altre Università italiane sarebbero condizionati da logiche anomale senza tenere conto dei criteri stabiliti dalla legge, talché in una recente riunione del consiglio di facoltà è stato fatto esplicito riferimento alla normale «anomalia» dei concorsi irregolari per tutelare amici e collaboratori di questo o quel docente segnalati da alcuni vertici istituzionali locali; in particolare rilevano che due docenti bolognesi sono stati coinvolti in gravissimi fatti con risvolti penali per essere l'uno l'autore di minacce concernenti la vita dei familiari dei tre commissari di un concorso allo scopo di fare pressione su un posto di associato e che la querelle che li riguarda si trascina quotidianamente sui media con evidenti ripercussioni sul prestigio dell'Ateneo;
di fronte al precedente atteggiamento del Governo di inspiegabile silenzio, gli interpellanti ribadiscono la necessità dell'intervento da parte del Ministro competente per fare luce e chiarire una situazione che sta minando la serietà e la notorietà del nosocomio bolognese, fiore all'occhiello dell'Università italiana dove anomale pressioni politiche (in riferimento ai dipartimenti misti, Università - realtà ospedaliere previsti dalla Legge Bindi) si aggiungono a fatti malavitosi che disonorano il policlinico e determinano situazioni di estremo disagio per i molti onesti operatori medici e paramedici che prestano servizio all'interno dello stesso;
risulta peraltro incomprensibile l'atteggiamento dimostrato finora dagli organi preposti al controllo (Rettore compreso) che non hanno voluto attivare una serie di indagini interne al fine di verificare la reale situazione dell'Università di Bologna ed in particolare la facoltà di medicina e chirurgia; si fa presente che il responsabile di medicina interna e gastroenterologia nonostante precise responsabilità pregresse ammesse è ancora al suo posto ed è stato nominato dal Rettore responsabile della facoltà per i rapporti con l'Università e la Preside mantiene la propria responsabilità di coordinamento nonostante i gravi fatti che coinvolgono la sua facoltà e la palese sfiducia di gran parte del corpo docente (l'ultimo consiglio di facoltà è stato sospeso per mancanza del numero legale); risulta inoltre agli interpellanti che altri concorsi siano stati «pilotati» e che i relativi verbali siano in possesso dell'autorità giudiziaria;
rilevano infine i sottoscritti interpellanti che sulla base di quanto sopra ci sono gli estremi per la costituzione di parte civile nei confronti dell'Università di Bologna da parte del ministero competente, cosa già accaduta per l'Università di Bari e dichiarata possibile dal Ministro Mussi nell'audizione presso la commissione cultura il 4 luglio 2006 in risposta ad una esplicita richiesta dell'onorevole Garagnani -:
se in virtù dei poteri tuttora riconosciuti al Ministero dell'Università da ultimo in virtù del decreto legislativo n. 300 del 1999 non intenda procedere velocemente ad un'ispezione che faccia luce su quanto sopra descritto anche in previsione dell'eventuale applicazione dell'articolo 88 del regio decreto 31 agosto 1933 n. 1592 anziché valutare il «da farsi solo una volta noti i capi di imputazione» come è stato ribadito in aula dal rappresentante del Governo il 13 febbraio 2007 in risposta all'interpellanza n. 2/00076.
(2-00394) «Garagnani, Raisi».
nel recente incontro fra il Rettore dell'Università di Bologna e il ministro Mussi si è parlato della grave situazione finanziaria dell'Ateneo bolognese;
sono chiare le difficoltà, finanziarie dell'Università di Bologna, denunciate dallo stesso Rettore, il quale quotidianamente lamenta che il locale ateneo è sull'orlo del baratro dimenticandosi, peraltro, che è lui di fatto il garante del bilancio dal 2000, anno del suo insediamento, ad oggi;
in questo periodo si è assistito ad una pessima gestione delle risorse e ad una mancata razionalizzazione della spesa: sono aumentate le spese per il piano edilizio, per la ristrutturazione di edifici utilizzati solo dal Policlinico Sant'Orsola, sono aumentate le spese per le indennità di carica del rettore, prorettore e direttori di dipartimento, i gettoni di presenza per organici accademici e inoltre sono più che triplicati i dirigenti senza che a tutto questo abbia fatto riscontro una migliore efficacia ed efficienza dei servizi;
risulta altresì agli interpellanti che nel 2006, per tenere in equilibrio il fragile bilancio fu tagliato il salario dei dipendenti tecnico amministrativi e che ad ogni risparmio accertato corrispondono nuovi posti per docenti; sulla base di documentate denunce di studenti e docenti, emergerebbe un'«allegra» gestione dei conti dell'ateneo bolognese, che ha di fatto dato, nel corso degli anni, sempre meno servizi agli studenti, mentre ha provocato l'aumento notevole delle tasse universitarie determinando pertanto, un continuo calo di iscrizioni e una disaffezione verso l'Ateneo stesso;
da anni si moltiplicano i centri di spesa autonomi, senza nessun controllo diretto sul rendimento degli stessi; un esempio può essere la vicenda della Fondazione Alma Mater alla quale, nel 2005, l'Ateneo ha garantito il ripianamento del bilancio - in deficit - con la concessione in comodato della Villa Gandolfi Pallavicini mentre l'Ateneo paga all'INAIL più di 180.000 euro annui per la stessa. Sempre alla Fondazione Alma Mater l'Ateneo ha ripianato dal bilancio della stessa le perdite economiche relative al centro di Buenos Aires, assumendosene il passivo e riportandolo sul bilancio di ateneo. L'ultimo «omaggio» alla Fondazione Alma Mater data dal 2006 ed è lo «storno» dall'Ateneo del 15 per cento del ricavato del gettito del 5 per mille indirizzato all'Università;
ulteriori concessioni a favore della Fondazione riguardano il personale, i cui costi ovviamente sono a carico dell'Università; si ricorda in proposito che l'Ateneo ha nominato un dirigente e immediatamente lo ha distaccato alla Fondazione, mentre altro personale di ruolo dell'ateneo presta la sua attività per la stessa Fondazione. Infine, nel 2005 su circa 5 milioni di euro di entrate per iscrizioni ai master più di 4 milioni sono stati versati alla Fondazione Alma Mater;
il piano edilizio consiste in un continuo aggravio di spesa. La costruzione del complesso di Belmeloro è passato da una base di 10 milioni di euro a quasi 12,8 milioni a fine lavori. Risultano agli interpellanti notizie riguardo al fatto che a complesso terminato ci si è resi conto della mancanza del cablaggio: 12.000 metri di cavo ottico sono stati installati rompendo i muri finiti e richiudendoli, con un assurdo aggravio di spesa;
i progetti innovativi che dovevano portare agli accorpamenti di strutture al fine di razionalizzare la spesa hanno portato invece all'aumento delle strutture autonome;
sono stati accesi nel 2004 mutui faraonici, finanche trentennali, a tasso variabile senza dare ascolto ai lucidi avvertimenti dei consiglieri della Rappresentanza di base sui prevedibili immediati rialzi dei tassi di interesse allora al minimo storico;
le spese sostenute per la ristrutturazione di edifici utilizzati solo dal San Orsola, e non dall'Università, ammontano a circa 7 milioni di euro. Le indennità di carica per Rettore, prorettori, direttori di dipartimento e presidi sono state istituite nel 2005 dallo stesso Rettore, e ammontano circa 2,5 milioni di euro annui. I gettoni di presenza per gli organi accademici sono stati aumentati al suo insediamento;
sempre dal suo insediamento sono più che triplicati i dirigenti: erano cinque di ruolo nel 2000; oggi sono diciotto, di cui dieci a contratto. Risulta infatti che quando fu bandito un concorso per dirigente di ruolo, nessuno dei dirigenti a contratto si presentò al concorso, forse perchè conviene persino restar «precari» e strapagati (se la sola indennità di «risultato» vale quanto l'intero stipendio annuo di un impiegato di medio livello);
gli appalti di servizi, poco funzionali per le reali esigenze, sono sempre più costosi;
a ben vedere, la responsabilità dei tagli della Finanziaria sulla situazione del bilancio di ateneo, che pure esiste e sulla quale è stata svolta, a giudizio degli interpellanti, un'informazione distorta, è veramente poca cosa rispetto alla pessima gestione locale; la politica finanziaria ed economica di questo ateneo ha portato a dare sempre meno servizi agli studenti e ad aumentare ogni anno di più le tasse studentesche, determinando tra l'altro, come si è già segnalato, un continuo calo di iscrizioni. In particolare, già nel 2005 le tasse universitarie superavano il 20 per cento del tetto definito dalla normativa nazionale arrivando al 23 per cento, mentre nel 2006, a fronte di un aumento ISTAT del 1,7 per cento l'Ateneo ha deciso di aumentare le tasse del 2 per cento -:
di quali elementi disponga in ordine alla grave situazione descritta in premessa, in particolare sulla base delle relazioni del nucleo di valutazione interna di cui alla legge n. 370 del 1999, e se non ritenga opportuno avviare una ispezione ministeriale ai fini dell'adozione di tutte le iniziative di sua competenza.
(2-00544) «Garagnani, Raisi».
nell'ambito dell'università di Bologna - così come in diverse altre università statali - si riscontra l'esistenza di vere e proprie «dinastie» di docenti, collegate da stretti vincoli di parentela, che talvolta hanno il proprio vertice nei più alti responsabili degli organi di governo delle medesime;
in particolare, nella citata Università, nonostante la più volte affermata grave situazione di bilancio, proprio l'anno scorso è stato chiamato come Professore ordinario - sulla base di requisiti scientifici certamente inoppugnabili - uno strettissimo congiunto di una delle massime autorità di ateneo;
risulta all'interrogante che, sempre nella suddetta Università, fondi ministeriali destinati alla chiamata di professori ordinari per l'anno 2002-2003, anziché essere utilizzati per tale scopo, siano stati utilizzati per le chiamate relative alla annualità 2003-2004, favorendo così i professori interessati da tale chiamata e dando luogo ad un contenzioso amministrativo iniziato da alcuni di coloro che erano stati esclusi -:
se non ritenga di dover assumere iniziative, anche normative, per garantire la trasparenza dei meccanismi di reclutamento del personale docente che impediscano, anche in via preventiva, l'insorgere di potenziali conflitti di interesse, anche tenendo conto del fatto che i vertici di ateneo sono chiamati a distribuire le risorse nei confronti di tutte le iniziative didattiche e scientifiche, comprese quelle di coloro che sono chiamati ad effettuare le singole scelte di reclutamento.
(2-00571) «La Russa, Raisi, Garagnani».
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