Onorevoli Colleghi! La Giunta riferisce
su una domanda di deliberazione in materia d'insindacabilità avanzata da Franco Cardiello, deputato della XIII e XIV legislatura, in relazione a un procedimento penale originato da una querela sporta nei suoi confronti da Marco Ferrando, all'epoca dirigente del Partito della Rifondazione Comunista, e pendente presso il tribunale di Salerno.
Per come risulta dal capo d'imputazione, col proporre la querela, il Ferrando contesta all'ex deputato Cardiello alcune affermazioni riportate nell'articolo apparso sul quotidiano Cronache del Mezzogiorno il 22 febbraio 2006 dal titolo «Eboli, tutti prendono le distanze dall'appestato Mauro Ferrando». A quella data il Cardiello ancora rivestiva la carica di parlamentare pur essendo state sciolte le Camere della XIV legislatura.
In particolare, Franco Cardiello - per come risulta dal capo d'imputazione - avrebbe tra l'altro affermato: «Ora nella nostra città è arrivato Ferrando, che ha inneggiato a dieci, cento, mille Nassiriya offendendo i nostri giovani in Iraq, nonché i militari della compagnia Garibaldi di Persano. È una vergogna per il nostro Paese».
Più precisamente, le frasi ascritte al Cardiello erano state raccolte nel corso di un'intervista nella quale gli si chiedeva di esprimere un giudizio sulla candidatura di Marco Ferrando, in occasione del comizio di questi ad Eboli, dove il Cardiello è nato e ha costruito la sua esperienza politica nell'area del centrodestra.
La Giunta ha esaminato il caso nelle sedute del 7 e del 21 novembre 2007. L'interessato, invitato a comparire, aveva preannunciato l'invio di una memoria scritta che in effetti è stata fatta pervenire il 20 novembre 2007 ed è stata tempestivamente messa a disposizione del sottoscritto relatore e dei componenti.
Nel corso dell'esame è emerso che il titolo dell'articolo non è ascrivibile al Cardiello e dunque esso non può essere fonte di responsabilità per lui; ma non può neanche essere oggetto di deliberazione parlamentare.
È altresì emerso che all'epoca dei fatti Marco Ferrando era ancora candidato di Rifondazione comunista per le elezioni politiche del 2006. La sua candidatura sarebbe soltanto successivamente stata ritirata dal suo stesso partito. Egli aveva legato il suo nome alla polemica sul giudizio da dare sulla presenza militare italiana in Iraq (assai discussa tra gli schieramenti politici e poi terminata nel dicembre 2006), con particolare riferimento alla vicenda dell'uccisione dei carabinieri italiani a Nassiriya il 12 novembre 2003.
È importante sottolinearne al riguardo l'ancoraggio al dibattito politico-parlamentare della polemica al fine di evidenziare che il contrasto tra Marco Ferrando e gli altri partecipi del dibattito era squisitamente di carattere pubblico e politico. Appresa la notizia, il Presidente della Camera pro-tempore, Pier Ferdinando Casini, fissò una seduta per un'informativa urgente del governo nell'Assemblea della Camera dei deputati lo stesso 12 novembre.
In tal sede, dopo l'intervento del Presidente del Consiglio e del Ministro della difesa, fu data la parola a un deputato per gruppo in ordine decrescente di grandezza, come d'uso in questi casi.
Per il gruppo di Alleanza Nazionale (di cui Cardiello faceva parte) intervenne il capo gruppo Gianfranco Anedda che esordì come segue: «Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, onorevoli rappresentanti del Governo, oggi come non mai Alleanza nazionale e i parlamentari tutti di Alleanza nazionale, uniti nel lutto, nel dolore e nel cordoglio, esprimono piena solidarietà a tutti i soldati, ai carabinieri, ai caduti, alle loro famiglie, a tutti coloro che, come questi italiani, sono stati vittima del terrorismo».
Da questo passo, risulta evidente che il deputato Anedda parlava per tutti i parlamentari di Alleanza nazionale (lo dice esplicitamente) e quindi anche per Franco Cardiello. La polemica di questi contro Ferrando non è quindi che la prosecuzione di quel lutto e di quella solidarietà che egli pensava si dovesse ai militari caduti. In pratica, si tratta precisamente di quella proiezione esterna degli atti tipici intra moenia richiesta dalla Corte costituzionale per ravvisare l'insindacabilità.
Va poi osservato che le frasi attribuite al Cardiello hanno un carattere assai poco lesivo e offensivo, caratteristica più marcata invece nel titolo dell'articolo la cui responsabilità - come già sottolineato - appartiene al titolista e al direttore del giornale. Inoltre il Ferrando non ha smentito di aver pronunciato o condiviso le frasi che hanno suscitato la reazione critica del Cardiello (10, 100, 1000 Nassiriya).
Rileva poi ricordare il fatto che nella memoria l'interessato fa riferimento ad una recente sentenza della Corte di cassazione (la n. 12450 del 2005 - V sezione) relativa ad un caso d'insindacabilità concernente Vittorio Sgarbi: con questa sentenza la Suprema Corte si è orientata verso un'interpretazione del requisito del nesso funzionale piuttosto larga e involgente il dibattito politico in senso più ampio.
Per questi motivi la Giunta all'unanimità, ai sensi e per gli effetti dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione e dell'articolo 3, comma 1, della legge n. 140 del 2003, propone all'Assemblea di dichiarare che i fatti oggetto del procedimento penale in corso concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni.
Matteo BRIGANDÌ, relatore
Frontespizio |