Doc. IV-ter, n. 1-A




Onorevoli Colleghi! La Giunta riferisce su una richiesta di deliberazione in materia d'insindacabilità parlamentare ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, presentata alla Camera dei deputati dalla sezione GIP del tribunale di Milano, nell'ambito di un procedimento penale (il n. 9774/02 RG NRT-n. 1217/05 RG GIP) a carico di Vittorio Sgarbi, deputato nelle legislature dall'XI alla XIV, non ricandidato nel 2006, imputato di diffamazione continuata a mezzo stampa nei confronti del dottor Gian Carlo Caselli.
I fatti ed i comportamenti oggetto del procedimento in discussione consistono in dichiarazioni rese dallo Sgarbi nel corso di un'intervista - una parte della quale aveva affrontato il tema della magistratura italiana - rilasciata a Daniele Vimercati e andata in onda il 17 dicembre 2001 sull'emittente Telelombardia nel corso della trasmissione televisiva Iceberg.
Nel capo d'imputazione si legge che l'ex deputato Sgarbi avrebbe affermato, tra l'altro: «Caselli deve ridare allo Stato i soldi, i duecento miliardi spesi per l'inchiesta Andreotti, questa cosa è gravissima e loro si sono sconfitti da soli, dimostrando che le loro inchieste erano senza fondamento»; «i magistrati hanno fatto atti criminali contro cittadini innocenti spendendo soldi nostri»; «il processo Andreotti è un processo politico»; «sperperano i soldi dello Stato e i soldi nostri per fare inchieste senza fondamento, inchieste sbagliate, politiche e sbagliate»; «Hanno agito per il Partito Comunista, Violante [...], Caselli, arrivato a Palermo su indicazione di Violante ha messo in atto il progetto politico Violante»; «hanno eseguito un mandato politico e hanno arrestato Calogero Mannino innocente, Contrada innocente, Musotto innocente, Andreotti processato innocente, spendendo cinquecento miliardi ... li restituiscano»; «hanno liberato mafiosi e arrestato gli innocenti»; «partendo dalla sinistra che gli ha dato il potere i vari Borrelli e Caselli hanno perseguito la loro politica giudiziaria di assoluta autonomia rispetto al potere politico, l'autonomia politica per fare politica loro per essere loro gli uomini di Governo [...] questo volevano, questo era il progetto»; «Andreotti era innocente e Caselli non era innocente, perché Caselli in quel momento stava facendo un grave errore»; «tutti gli innocenti in galera e i colpevoli liberi e i mafiosi e gli assassini liberi, liberi, liberi, liberi di uccidere, questa è stata la magistratura», arrivando persino a paragonare i processi promossi da Caselli, in particolare quello contro Andreotti, a quelli delle «Brigate Rosse», con specifico riferimento al caso Moro, con la sola differenza che il magistrato Caselli non disponeva della pena di morte.
La Giunta ha iniziato l'esame della questione nella seduta del 28 giugno 2006, proseguendolo in quelle del 5, 12 e 27 luglio, 2 agosto e concludendolo in quella del 27 settembre 2006. L'interessato, pur come di consueto informato della possibilità di intervenire presso la Giunta per essere ascoltato, non si è avvalso di tale facoltà. Il dibattito è stato affrontato in parte in parallelo con un'altra vicenda riguardante lo Sgarbi (sedute del 12 luglio, 2 agosto e 27 settembre 2006 - doc. IV-ter n. 2/A, che illustrava una proposta di sindacabilità, approvata dall'Assemblea il 7 febbraio 2007). L'incarico di riferire alla Giunta era stato affidato inizialmente all'on. Lello Di Gioia, poi sostituito dal sottoscritto a seguito delle dimissioni del collega da componente della Giunta.
L'on. Di Gioia aveva formulato una proposta nel senso della sindacabilità, sostenendo che le parole dello Sgarbi contenessero accuse gravi, offensive e per di più non supportate da alcun atto parlamentare tipico. Nella maggior parte dei deputati intervenuti nel dibattito è prevalsa invece la considerazione, pure non del tutto conforme ai dettami della giurisprudenza costituzionale, che si tratta, in effetti, di dichiarazioni di carattere eminentemente politico, riferibile al rapporto esistente tra una personalità parlamentare (l'ex Presidente della Camera) e un alto magistrato in merito alla posizione processuale di un senatore a vita, a sua volta già deputato e capo del Governo. Considerare tale fattispecie non insindacabile potrebbe significare reprimere entro schemi troppo formalistici una critica che trova nell'ambito parlamentare il suo naturale punto di scaturigine.
L'ex deputato Sgarbi è più volte intervenuto sull'operato di taluni magistrati, spesso con toni fin troppo aspri. Il relatore, pur non condividendo i contenuti di tale linea polemica né nei toni tanto meno nelle espressioni, ritiene però che, se uno dei criteri cui conformarsi ai fini dell'applicabilità del primo comma dell'articolo 68 della Costituzione è stato ed è quello dell'aver il parlamentare svolto considerazioni analoghe a quelle oggetto di giudizio non solo in atti tipici ma anche in sedi proprie, allora anche in questa circostanza tale percorso debba essere seguito prescindendo - lo ribadisce - dal merito delle affermazioni.
Si ritiene comunque utile - al fine di una miglior comprensione delle valutazioni dei componenti sopra descritte - allegare alla presente relazione copia dei resoconti che riportano il dibattito svoltosi presso la Giunta nonché copia della relazione predisposta nella scorsa legislatura a seguito dell'esame allora svoltosi presso la Giunta stessa ma mai presa in esame dall'Assemblea (doc. IV-ter, n. 15/A - XIV legislatura).
Per questi motivi, a maggioranza, la Giunta propone di deliberare che i fatti ascritti all'ex deputato Sgarbi nel procedimento pendente a Milano concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni.

Elias VACCA, relatore


ALLEGATO 1

Resoconti parlamentari delle sedute di trattazione del Doc. IV-ter n. 1/XV legislatura

28 giugno 2006

Lello DI GIOIA (RosanelPugno), relatore, chiede che l'esame della richiesta in titolo sia rinviato per consentirgli l'esame più approfondito di alcune pronunce della Corte costituzionale che hanno risolto in senso sfavorevole alla Camera dei deputati alcuni conflitti d'attribuzione insorti a seguito di deliberazioni d'insindacabilità aventi a oggetto dichiarazioni critiche nei confronti del dottor Caselli analoghe a quelle oggi sottoposte alla considerazione della Giunta.

La Giunta concorda.

5 luglio 2006

Lello DI GIOIA (RosanelPugno), relatore, chiede che l'esame della richiesta in titolo sia rinviato per consentire un esame congiunto con l'altra richiesta di deliberazione in materia d'insindacabilità all'ordine del giorno di oggi, la quale presenta evidenti profili comuni.

Lanfranco TENAGLIA (Ulivo) concorda.

Carlo GIOVANARDI, presidente, rinvia il seguito dell'esame alla prossima seduta.

12 luglio 2006

Lello DI GIOIA (RosanelPugno), relatore sul doc. IV-ter n. 1, dà lettura del capo di imputazione contestato all'ex deputato Sgarbi. Si tratta all'evidenza di accuse nei confronti del dottor Caselli assai gravi e offensive, che non sono supportate da alcun atto parlamentare tipico e che quindi non possono essere ritenute coperte dall'insindacabilità parlamentare. Le indicazioni della Corte costituzionale in tal senso sono del resto ormai univoche. Propone pertanto che la Giunta deliberi nel senso che l'articolo 68, primo comma, della Costituzione non possa trovare applicazione.

Lanfranco TENAGLIA (Ulivo), relatore sul doc.IV-ter n. 2, rammenta che nell'ultima seduta dedicata all'argomento era stato invitato ad approfondire il tema delle immunità dei sottosegretari. Ha espletato ulteriori verifiche e non può che confermare la proposta avanzata nella seduta del 14 giugno 2006.

Nicola CRISCI (Ulivo) mancando nei casi all'esame ogni nesso funzionale delle dichiarazioni contestate con il mandato parlamentare, voterà a favore delle proposte dei relatori.

Nino MORMINO (FI) si domanda se davvero il deputato Sgarbi non abbia presentato atti parlamentari sull'argomento delle dichiarazioni inerenti al dottor Caselli, le quali sono certamente connotate da forme estreme ma ineriscono chiaramente al tema della politica giudiziaria.

Maurizio PANIZ (FI) pur comprendendo le ragioni dei relatori, non le condivide. Considera che chi è eletto parlamentare ne esercita le funzioni in tutti i momenti della giornata, rimanendo impossibile distinguere quali condotte pertengano al mandato elettivo e quali non. Tale mandato è caratterizzato da un contesto totalizzante che lo rende immanente rispetto a qualsiasi forma di comunicazione si adotti. Se la Giunta deliberasse per la sindacabilità si aprirebbe una deriva che necessariamente poterebbe alla rinuncia alle prerogative parlamentari.

Lello DI GIOIA (RosanelPugno) relatore sul doc.IV-ter n. 1, gli domanda se egli si senta parlamentare anche quando perora le cause dei suoi assistiti in sede giudiziaria, quale che sia la materia trattata nel processo e quali che siano i contenuti delle sue arringhe.

Maurizio PANIZ (FI) risponde affermativamente.

Jole SANTELLI (FI) osserva che all'estremismo verbale dell'ex deputato Sgarbi si contrappone l'estremismo dell'esposizione mediatica del dottor Caselli il quale ha presentato innumerevoli querele nei confronti di parlamentari, esasperando egli per primo lo scontro con il corpo politico. Le sue ripetute iniziative giudiziarie, anche di carattere risarcitorio civile, hanno assunto oggettivamente un carattere intimidatorio dei parlamentari. Crede che deliberare la sindacabilità significherebbe arrendersi al ruolo censore del dottor Caselli. Quanto alla richiamata giurisprudenza costituzionale, espone di essersi ormai ridotta a presentare interrogazioni e interpellanze parlamentari a tappeto in modo da essere sicura di poter fare dichiarazioni alla stampa. Circa infine la querela dell'architetto Zagari, il nesso funzionale tra le considerazioni dell'interessato e il suo mandato parlamentare e governativo le sembra perfino evidente. Voterà contro le proposte dei relatori.

Federico PALOMBA (IdV) obbietta che qui non si è in procinto di abrogare l'articolo 21 della Costituzione. Tutti hanno il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. L'odierno tema è invece che cosa ciascuno ha diritto di dire e come. In tutti i paesi civili questa è materia rimessa alla giurisdizione. Quest'ultima non può essere sistematicamente spogliata delle sue attribuzioni in nome di prerogative parlamentari che egli intende difendere ma delle quali non si può abusare, come ormai costantemente ricordano sia la Corte costituzionale sia la Corte europea dei diritti dell'uomo.

Marilena SAMPERI (Ulivo) non concorda con le apocalittiche considerazioni dei colleghi Paniz e Santelli. La Giunta e la Camera valuteranno caso per caso la sussistenza dei requisiti dell'insindacabilità parlamentare, badando a che gli istituti dell'immunità non si trasformino in impunità. Il giudizio sulle varie fattispecie non può essere il frutto di un illimitato arbitrio, come ha sottolineato la sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo trasmessa alla Giunta dal Presidente della Camera.

Daniele FARINA (RC-SE) afferma che se fosse vero l'assunto del deputato Paniz, per cui il deputato esercita le funzioni sempre e comunque, il compito della Giunta e della Camera sarebbe del tutto inutile: per il giudice si tratterebbe semplicemente di dichiarare il non luogo a procedere. La Costituzione e la legge tuttavia non dispongono in tal senso e dunque concorda con il deputato Samperi circa la necessità di decidere caso per caso sulle condizioni di contesto e sui contenuti delle dichiarazioni giudizialmente contestate. Venendo ai casi in titolo, mentre concorda con la proposta del relatore Tenaglia sul caso inerente all'architetto Zagari, che configura un'ipotesi - gli si passi l'espressione - di 'delinquenza estetica', nutre dubbi sul caso del dottor Caselli. Al riguardo, non gli pare del tutto infondato quanto sostenuto dall'ex deputato Cola, relatore sul documento che la Giunta produsse nella scorsa legislatura e che l'Aula mai esaminò. Nel documento si legge che «le affermazioni del deputato Sgarbi sono parse inserirsi nel contesto della perdurante polemica politica nel nostro paese inerente al modo di procedere della magistratura e in particolare nella forte critica politica manifestata dal deputato Sgarbi nei confronti dell'operato di taluni magistrati». Egli non condivide in nulla i contenuti di quella polemica, che anzi considera molto gravi. Tuttavia essa difficilmente può essere estrapolata dal contesto politico-parlamentare in cui è nata e per cui ben altri che l'on. Sgarbi portano la responsabilità. Voterà quindi a favore della proposta dell'on. Tenaglia e contro quella del collega Di Gioia.

Carlo GIOVANARDI, presidente, afferma che la democrazia italiana si è irrobustita anche attraverso gli istituti dell'immunità parlamentare. Nelle prime legislature, nel dare applicazione alla garanzia dell'autorizzazione a procedere penalmente, il Parlamento è stato il luogo in cui gli esponenti dell'opposizione di sinistra si sono sentiti garantiti da procedure giudiziarie avanzate nei loro confronti per reati legati essenzialmente a contesti di dissenso politico da parte di una magistratura all'epoca orientata in senso conservatore e reazionario. Questo era il senso del diniego dell'autorizzazione. Del resto la stessa Corte costituzionale ha svolto compiti e assunto orientamenti diversi a seconda dei periodi storici. Ritiene che ormai ai parlamentari sia rimasta l'unica arma della parola e che quindi questa debba essere usata nel modo più libero e pieno. Né lo convince il meccanismo dettato proprio dalla Corte costituzionale per cui un'affermazione è insindacabile o meno a seconda se sia preceduta o seguita da un'interrogazione parlamentare. Non disconosce che proprio l'on. Sgarbi si sia reso protagonista di eccessi che meritavano correzioni, ma pensa che un parlamentare debba essere tutelato dinnanzi alle iniziative giudiziarie di poteri forti quali banche, imprese e la magistratura stessa. Si sente di condividere il ragionamento dell'on. Farina ma paradossalmente perverrebbe alla conclusione inversa: insindacabilità per il caso dell'architetto Zagari e sindacabilità per il caso del dottor Caselli. Propone comunque che la Giunta sospenda l'esame e rifletta sui criteri generali di applicazione dell'insindacabilità.

Sesa AMICI (Ulivo) condivide la proposta di rinvio sottolineando tuttavia che sarebbe stato agevole per l'attuale maggioranza far valere la legge dei numeri secondo un pregiudizio politico. Si augura che dalla riflessione emergano orientamenti ampiamente condivisi.

Elias VACCA (Com.It) concorda con quanto sostenuto dal deputato Farina. L'insindacabilità parlamentare è un istituto che dovrebbe garantire i singoli parlamentari dai poteri forti e questo a prescindere dalla previa presentazione di atti parlamentari tipici. Quanto alla giurisprudenza costituzionale, non la ritiene un dato immutabile: nell'esercizio della professione di avvocato gli è spesso capitato di tentare di indurre cambiamenti nell'indirizzo della giurisprudenza. Certo è che il caso relativo all'architetto Zagari poco si presta a una simile battaglia di cambiamento, giacché lo stesso Sgarbi sfida il querelante a citarlo in giudizio per poi correre a ripararsi dietro la prerogativa parlamentare.

Paola FRASSINETTI (AN) ritiene che la Giunta debba astrarre dai casi specifici e tracciare un indirizzo coerente sul piano generale.

Matteo BRIGANDÌ (LNP) si compiace dell'onestà intellettuale che gli sembra caratterizzi l'odierno dibattito. Considera essenziale che la Giunta esprima l'orientamento per cui il Parlamento è l'organo fulcro della sovranità popolare rispetto al quale la Corte costituzionale non può operare limitazioni di sorta. Da questo punto di vista non trova persuasiva la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo.

Lello DI GIOIA (RosanelPugno), relatore sul doc. IV-ter n. 1, non ha difficoltà a consentire un rinvio. Tuttavia rimarca che la Giunta dovrebbe attenersi ai criteri normativi generali dettati dalla Costituzione e dalla legge approvata nella scorsa legislatura. Le dichiarazioni oggetto del processo relative alla pretesa preferenza del dottor Caselli di incarcerare gli innocenti e mettere in libertà i mafiosi gli pare non consentire difformità di vedute. Del resto mancano atti ispettivi che possano coprire tali affermazioni e concedere l'insindacabilità costituirebbe un attacco alla dignità stessa della funzione parlamentare, la quale richiede modi e toni consoni.

Lanfranco TENAGLIA (Ulivo), relatore sul doc. IV-ter n. 2, non è contrario a un rinvio ma sottolinea che l'orientamento della Corte costituzionale ormai si erge a vincolo, salvo trovare un diverso e condiviso percorso di ragionevolezza nell'applicazione della guarentigia in esame. Peraltro, se si condivide l'argomentare del deputato Farina, non si può reclamare l'insindacabilità per entrambi i casi all'esame.

Carlo GIOVANARDI, presidente, rinvia il seguito dell'esame congiunto alla prossima seduta.

27 luglio 2006

Carlo GIOVANARDI, presidente, ricorda che nella seduta di ieri è stata rinviata la deliberazione sulla richiesta in titolo. Domanda al relatore oggi presente se conferma la sua proposta di sindacabilità.

Lello DI GIOIA (RosanelPugno), relatore, è disponibile ad ascoltare un nuovo giro di interventi se questo consentirà di pervenire a una soluzione condivisa tra tutti i gruppi. Non disconosce che le frasi pronunciate dall'ex deputato Sgarbi si collocavano nel contesto di un dibattito politico particolarmente acceso, ma ciò di per sé non può costituire la giustificazione per licenze linguistiche illimitate. Comprende la differenza tra il caso di oggi e quello definito dalla Giunta ieri ma raccomanda a quest'ultima di tener presente anche il vincolo costituito dalla giurisprudenza della Corte costituzionale.

Nino MORMINO (FI) non difende Vittorio Sgarbi con alcun entusiasmo ma sottolinea che le frasi in questione hanno un intrinseco rapporto di relazione con il dibattito parlamentare sui temi della politica giudiziaria. Basta al proposito ricordare gli interventi del deputato interessato del 13 aprile 1999, allorquando la Camera esaminò e respinse la domanda di arresto di Marcello Dell'Utri e toccò i temi dei collaboratori di giustizia. Rifacendosi alla relazione stesa con riferimento al caso in titolo dall'ex deputato Cola (mai approdata in Assemblea nella scorsa legislatura) cita anche la circostanza che il dottor Caselli aveva mostrato rancore verso il Parlamento in relazione alla modifica dell'articolo 513 del codice di procedura penale. Occorre pertanto che la Giunta affermi il principio che rispetto a questi temi i parlamentari sono garantiti nella loro libertà di pensiero.

Lello DI GIOIA (RosanelPugno), relatore, tiene a precisare di non aver avuto ripensamenti sulla sua originaria proposta ma solo di non essere contrario ad un supplemento di dibattito.

Oriano GIOVANELLI (Ulivo) considera corretta la decisione assunta ieri dal Presidente di rinviare la votazione e altrettanto corretta la disponibilità a un ulteriore approfondimento mostrata dal relatore oggi. E tuttavia non riesce a liberarsi della preoccupazione che un'eventuale decisione di insindacabilità riaprirebbe fatalmente un circuito conflittuale con la Corte costituzionale. Non dubita che la materia oggetto delle frasi contestate a Vittorio Sgarbi sia stata trattata anche in sedi parlamentari ma si sente di poter escludere che in tali occasioni Sgarbi abbia adoperato gli stessi concetti, la stessa virulenza e la stessa volontà di offendere. Voterà pertanto a favore della proposta del relatore.

Maurizio PANIZ (FI) trova difficile difendere Sgarbi ma l'interpretazione estensiva dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione è una garanzia per tutti. Certamente la Giunta deve trovare una linea di demarcazione tra i fatti insindacabili e quelli che tali non sono ma non può accettare supinamente l'indirizzo restrittivo della Corte costituzionale. Riconosce l'esattezza della decisione di ieri sull'architetto Zagari ma rimarca la diversità del caso odierno. Voterà contro la proposta del relatore.

Matteo BRIGANDÌ (LNP) citato Teodoro Mommsen, secondo cui i giuristi sono sempre nel giusto quanto riportano neutralmente le opinioni altrui ma errano sempre nel proporre le proprie, si associa alle considerazioni del collega Paniz. Sottolinea che la sovranità appartiene al popolo e che la Giunta deve rintuzzare la volontà prevaricatrice della Corte costituzionale.

Pierluigi MANTINI (Ulivo), interrompendo, chiede al deputato Brigandì di moderare le sue espressioni e gli ricorda che storicamente la sovranità popolare si è evoluta nella necessità del costituzionalismo. La sovranità del popolo, fonte della democrazia, si esprime nei modi fissati dalla Costituzione.

Matteo BRIGANDÌ (LNP) riprendendo il suo dire, afferma la necessità di una visita della Giunta al Presidente della Corte costituzionale alla cui giurisprudenza la Giunta non si deve piegare. Giancarlo Caselli ha fatto politica con la toga e questa è una verità incontestabile. Voterà contro la proposta del relatore.

Federico PALOMBA (IdV) espone che la Costituzione repubblicana è la massima legge vigente. Vari sono stati e saranno i tentativi di cambiarla ma sinora ha resistito al tempo ed è ancora in vigore. Essa deve essere rispettata anche laddove prevede che sia la Corte costituzionale a dirimere i conflitti tra poteri. A questo dato è bene che la Giunta si attenga. Quanto al caso specifico in titolo, ricorda che nella giurisprudenza ordinaria che quotidianamente giudica sulle diffamazioni vige il criterio della continenza formale del linguaggio, in mancanza del quale non si può ravvisare il diritto di cronaca e critica. Tale criterio vige del resto anche all'interno delle Camere, i cui regolamenti prevedono che il Presidente dell'Assemblea faccia rispettare il divieto di espressioni sconvenienti e lesive dell'altrui reputazione.

Marilena SAMPERI (Ulivo) ricordato che la finalità dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione è la protezione della libertà e della pienezza dell'esercizio del mandato parlamentare, sottolinea che quest'ultimo richiede modi e toni adeguati. Non è ammissibile che i parlamentari si facciano scudo dell'immunità per diffamazioni gratuite. Tra l'altro nel caso in questione mancava ogni contraddittorio con la controparte. Voterà a favore della proposta del relatore.

Daniele FARINA (RC-SE), rifacendosi anche all'intervento del collega Vacca di una scorsa seduta, ritiene che possa giovare al deputato Sgarbi la complessiva battaglia del suo gruppo sui temi della giustizia e dei singoli processi trattati dal dottor Caselli. Voterà contro la proposta del relatore.

Antonio LEONE (FI), sottolineato il suo dissenso con il deputato Giovanelli - a seguire il ragionamento del quale la Giunta dovrebbe rinunciare al suo compito - invita i componenti a non essere timorosi dell'esito di eventuali conflitti di attribuzione. Voterà contro la proposta del relatore.

Pierluigi MANTINI (Ulivo) considera importante che la discussione si sia sviluppata oggi in piena libertà e senza vincoli di schieramento. Tuttavia rammenta che la Giunta si appresta a deliberare che i parlamentari sono liberi di accusare di connivenza con la mafia e di sperpero del denaro pubblico magistrati valentissimi che sono tutti i giorni esposti al pericolo della lotta alla criminalità organizzata. Una simile responsabilità gli incute più di un timore.

Lello DI GIOIA (RosanelPugno) chiede un ulteriore rinvio della deliberazione per consentirgli una nuova verifica degli atti parlamentari.

Carlo Amedeo GIOVANARDI, presidente, rinvia il seguito dell'esame, come anche la trattazione degli altri punti all'ordine del giorno, alla seduta della prossima settimana.

2 agosto 2006

Carlo GIOVANARDI, presidente, considererebbe utile che la Giunta e l'Assemblea inviassero un segnale di mutamento di indirizzo rispetto alla passata legislatura: non più la quasi automatica concessione dell'insindacabilità ma un più avveduto discernimento tra caso e caso. Ritiene che un simile segnale possa concretizzarsi nella differenziazione tra il caso odierno (Sgarbi-Caselli) per il quale propende per l'insindacabilità e il caso deciso in una precedente seduta (Sgarbi-Zagari) nel quale si è registrata una quasi unanimità per la sindacabilità.

Lello DI GIOIA (RosanelPugno), relatore, chiede un rinvio per verificare i termini di praticabilità della proposta del Presidente.

La Giunta concorda.

27 settembre 2006

Carlo GIOVANARDI, presidente, nel rammentare che nella scorsa seduta il deputato Di Gioia aveva preannunciato le sue dimissioni da membro della Giunta, non senza ribadire la sua posizione contraria all'insindacabilità, per parte sua invece preannuncia che voterà per l'applicazione dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione. Invita il deputato Vacca ad assumere l'incarico di relatore, ricordando che anch'egli si era espresso per l'insindacabilità in una passata seduta.

Elias VACCA (Com. It.) accetta l'incarico di relatore e osserva che la sentenza della Corte di cassazione n. 29453 del 2006, posta in distribuzione già dalla scorsa seduta, non modifica il suo pensiero giacché si trattava di un caso in cui la Camera si era espressa per la sindacabilità. Ribadisce che a suo avviso - per quanto non condivisibili nel merito - le considerazioni imputate allo Sgarbi rientrano in un'opinione politica sostenuta dal suo gruppo in sede parlamentare.

Nicola CRISCI (Ulivo) dissente da chi lo ha preceduto, ritenendo improponibile ricondurre mere invettive di carattere offensivo e personalistico all'esercizio delle funzioni parlamentari.

La Giunta, a maggioranza, delibera nel senso che le affermazioni di cui al procedimento in titolo concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni.


ALLEGATO 2

TESTO DEL DOC. IV-TER, N. 15/A XIV LEGISLATURA

Onorevoli Colleghi! - La Giunta riferisce su una richiesta di deliberazione pervenuta in data 12 maggio 2005 dalla sezione GIP del tribunale di Milano relativamente a un processo penale pendente nei confronti del deputato Vittorio Sgarbi a seguito di querela sporta dal dottor Gian Carlo Caselli.
La querela trae origine da dichiarazioni rese dall'onorevole Sgarbi nel corso della trasmissione televisiva «Iceberg» messa in onda il 17 dicembre 2001 dall'emittente locale Telelombardia, nel corso della quale il conduttore Daniele Vimercati condusse un'intervista allo Sgarbi che nella parte conclusiva verteva sulla magistratura italiana.
Per come risulta dal capo d'imputazione, lo Sgarbi, addebitando al Caselli mancanza di autonomia e professionalità nello svolgimento delle proprie funzioni di magistrato presso la procura della Repubblica di Palermo, avrebbe affermato tra l'altro: «Caselli deve ridare allo stato i soldi, i duecento miliardi spesi per l'inchiesta Andreotti, questa cosa è gravissima e loro si sono sconfitti da soli, dimostrando che le loro inchieste erano senza fondamento»; «i magistrati hanno fatto atti criminali contro cittadini innocenti spendendo soldi nostri», «il processo Andreotti è un processo politico» «sperperano i soldi dello Stato e i soldi nostri per fare inchieste senza fondamento, inchieste sbagliate, politiche e sbagliate»; «Hanno agito per il Partito Comunista, Violante (...), Caselli, arrivato a Palermo su indicazione di Violante ha messo in atto il progetto politico Violante», «hanno eseguito un mandato politico e hanno arrestato Calogero Mannino innocente, Contrada innocente, Musotto innocente, Andreotti processato innocente, spendendo cinquecento miliardi ... li restituiscano»; «hanno liberato mafiosi e arrestato gli innocenti»; «partendo dalla sinistra che gli ha dato il potere i vari Borrelli e Caselli hanno perseguito la loro politica giudiziaria di assoluta autonomia rispetto al potere politico, l'autonomia politica per fare politica loro per essere loro gli uomini di Governo (...) questo volevano, questo era il progetto»; «Andreotti era innocente e Caselli non era innocente, perché Caselli in quel momento stava facendo un grave errore», «tutti gli innocenti in galera e i colpevoli liberi e i mafiosi e gli assassini liberi, liberi, liberi, liberi di uccidere, questa è stata la Magistratura». Sempre per come risulta dal capo d'imputazione, sarebbe arrivato a paragonare i processi promossi da Caselli, con particolare riferimento a quello contro Andreotti, a quelli delle Brigate Rosse, con riferimento specifico al caso Moro, con l'unica differenza che Caselli non disponeva della pena di morte.
La Giunta ha esaminato il caso nella seduta del 12 luglio 2005.
Le affermazioni del deputato Sgarbi sono parse inserirsi nel contesto della perdurante polemica politica nel nostro paese inerente al modo di procedere della magistratura e in particolare nella forte critica politica manifestata dal deputato Sgarbi nei confronti dell'operato di taluni magistrati, critica che ha avuto alcune precise espressioni parlamentari tipiche (si veda a esempio l'intervento dell'on. Sgarbi nella seduta del 13 aprile 1999) e che in molte precedenti occasioni l'Assemblea ha ritenuto insindacabile ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione (si vedano per esempio tra i più recenti - i doc. IV-quater nn. 155, 157, 161, 162, 168 e 170 della XIII legislatura e n. 4 della XIV).
Del resto, la garanzia di cui all'articolo 68, primo comma, della Costituzione copre anche attività di critica e di denuncia del parlamentare relativamente a questioni all'ordine del giorno dell'attività parlamentare. Tale sicuramente era la questione della conclusione dei processi avviati con significativo clamore mediatico dalla procura diretta dal dottor Caselli e poi spesso esauritisi con altrettanto rinomate assoluzioni. In tale contesto non secondaria importanza riveste implicitamente il tema del valore delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia nel quadro della formazione della prova. Anche tale specifico profilo è stato oggetto di esame parlamentare nell'ambito delle proposte di legge avanzate nella XIII legislatura, volte a modificare l'articolo 192 del codice di procedura penale.
Per questi motivi la Giunta, a maggioranza, propone all'Assemblea di deliberare nel senso che i fatti oggetto del procedimento concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni.

Sergio COLA, relatore.


Frontespizio