Onorevoli Colleghi! La Giunta riferisce su una richiesta di deliberazione in materia d'insindacabilità parlamentare ex articolo 68, primo comma, della Costituzione, presentata alla Camera dei deputati dal tribunale di Modena, nell'ambito di un procedimento civile (atto di citazione degli avvocati Enrico Barilli e Giuseppina Borella) a carico del deputato Carlo GIOVANARDI.
Gli attori sono tra i firmatari della richiesta di referendum abrogativo della legge n. 40 del 2004 sulla procreazione assistita. Essi si dolgono dell'affissione di manifesti dell'Unione Democratici Italiani e Democratici di Centro (UDC) di Modena nelle città di Modena e Senigallia, in cui un'immagine di Hitler era accompagnata alla scritta: «Anche loro avrebbero firmato».
Di tali manifesti gli attori avrebbero avuto notizia dai quotidiani Il Giornale e Il Corriere della Sera del 6 settembre 2004.
Essi lamentano altresì che in un articolo apparso sul quotidiano Il Giornale del 9 settembre 2004 il deputato Carlo Giovanardi avrebbe fra l'altro affermato: «ho detto e lo ribadisco, alla luce della legislazione voluta dal III Reich e in particolare della legge del 1933 sulla prevenzione delle nascite di persone affette da malattie ereditarie, quella del 1935 per la salvaguardia della salute ereditaria del popolo tedesco e della direttiva di Hitler del 1o settembre 1939 che autorizzava a dare la morte per grazia ai malati incurabili per arrivare alla pura razza ariana, che certamente i nazisti sarebbero stati d'accordo nell'eliminare ogni norma di ordine giuridico e morale per perseguire i loro fini».
La Giunta ha esaminato la questione nelle sedute del 20 e 27 giugno 2007.
Per quanto riguarda i manifesti che, stando all'atto di citazione, accostavano i firmatari del referendum alla figura di Hitler, va osservato che il deputato Giovanardi non aveva all'epoca alcun incarico di partito tale da ritenerlo responsabile della scelta e dell'affissione dei manifesti ritenuti offensivi. La Giunta quindi non rinviene motivi di una propria pronuncia su tale profilo.
Si può inoltre rilevare che né i manifesti né l'articolo di giornale a firma di Giovanardi riportano il nome di alcuna persona determinata; ciò metterebbe addirittura in questione la stessa legittimazione degli attori ad agire. Pur essendo quest'ultima una questione attinente al processo, essa rivela il carattere pretestuoso dell'azione risarcitoria, dalla quale occorre quindi proteggere il deputato.
Anche non condividendo il sottoscritto relatore il contenuto delle affermazioni del Giovanardi, la Giunta ha preso atto che le sue posizioni in materia di procreazione assistita sono state ripetutamente espresse in sede parlamentare, sia nella XIII sia nella XIV legislatura, in occasione dell'esame delle proposte di legge 414 e abbinate e 47 e abbinate.
Nella XIII legislatura l'allora CCD-CDU aveva presentato una proposta di legge di contenuto sostanzialmente analogo a quello difeso dal deputato Giovanardi nell'articolo di giornale in questione (l'abbinata n. 958). Nella relazione a tale proposta, firmata anche da Carlo Giovanardi, si legge testualmente: «La presente proposta di legge si basa sull'affermazione del principio della assoluta inviolabilità della dignità della persona umana. Tale dignità, che si ritiene in essere sin dal momento del concepimento, da un lato assicura al nascituro la tutela giuridica sia nel periodo prenatale che nel periodo successivo alla nascita, dall'altro comporta la difesa attiva della salute garantita al soggetto già nato, escludendo ogni pratica di sperimentazione sull'embrione umano per finalità eugenetiche o selettive».
Lo stesso Giovanardi è personalmente intervenuto nella materia nelle sedute dell'Assemblea del 3 e 4 febbraio 1999, partecipando alle votazioni palesi e segrete sull'argomento in diverse sedute fra il 2 febbraio e il 26 maggio 1999. In particolare, nella seduta del 3 febbraio 1999, allorché la Camera approvò un emendamento soppressivo della fecondazione eterologa, egli affermò: «Signor Presidente, noi non abbiamo applaudito questo voto, così come con dubbi e perplessità abbiamo votato a favore, in questa settimana, dell'espianto di organi, pur rendendoci conto - basta leggere i giornali di questa mattina - di come pure su quell'argomento si sollevino questioni delicate, anche nel mondo cattolico, rispetto alla decisione assunta in merito al silenzio assenso. Tuttavia, eravamo pervenuti ad una riflessione che ci ha portato ad esprimere voto positivo, come oggi siamo pervenuti, sulla base delle argomentazioni che ho esposto ieri, ad un confronto che non ha coinvolto assolutamente la distinzione tra maggioranza ed opposizione. Tre gruppi della maggioranza hanno firmato gli emendamenti che sono stati votati ed altri gruppi, di opposizione, hanno sostenuto gli stessi emendamenti, mentre larga parte dell'opposizione - lo abbiamo sentito in questi giorni - era schierata su posizioni diverse, a sostegno delle tesi del relatore, che anch'io ringrazio per il tentativo di mediazione che ha compiuto. Siamo nella logica di una sofferta scelta di coscienza che vede uniti, al di là degli schieramenti, parlamentari laici e cattolici. Molte volte, infatti, ci siamo trovati a ragionare con i colleghi della sinistra democratica su tale questione ed è sempre prevalsa un'indicazione. Pertanto, mi rivolgo al relatore e alla Commissione dicendo che in realtà oggi possiamo dire che non è vero che non vi siano moltissime cose in quel provvedimento che uniscano l'intero Parlamento. Quando ieri ho usato il termine "mostruosità", non l'ho certamente riferito alla scelta sofferta di cui ci siamo occupati oggi; mi riferivo a quello che sentiamo tutti i giorni: agli uomini-topi in Giappone, alla nuova sperimentazione di questi giorni, all'idea di poter costruire la vita umana attraverso meccanismi di ingegneria che consentano di immaginare di mettere al mondo persone al solo scopo di fornire organi di ricambio per altre. All'onorevole Parenti, che ho sentito dire che intendiamo porre limiti alla scienza, vorrei chiarire che io voglio porre tali limiti in quanto sono perfettamente convinto che la scienza non debba superarli. Infatti, il progresso scientifico ha creato la bomba atomica per annientare milioni di persone e se il Parlamento pone limiti alla scienza lo ritengo giusto e doveroso. Non si può dire che la scienza deve andare avanti! Un domani si potrebbe arrivare a costruire gli uomini e le donne al di fuori dell'utero materno, magari dentro incubatrici, ed io devo avere la possibilità di fermare questo progresso, anche se il Parlamento dovesse pensarla in maniera diversa. Quindi, vi sono moltissime questioni che ci trovano d'accordo. Era però controversa quella della procreazione eterologa con tutte le preoccupazioni ad essa sottostanti. Abbiamo scelto una strada tutti insieme. Sono d'accordo sul fatto che serva una legge in questo settore. In seguito potranno costituirsi equilibri diversi, potrà esserci un'evoluzione del dibattito e un'ulteriore riflessione, ma fino ad ora ci siamo tutti confrontati con grande onestà intellettuale. Il discorso potrà essere ripreso ed approfondito, ma credo che oggi dobbiamo prendere questo voto per quello che è: l'espressione sofferta, cioè, di una maggioranza trasversale del Parlamento che ha visto divise sia la maggioranza sia l'opposizione e che ha dato indicazioni su una questione importante ma che, nel contempo, ha sottolineato la volontà di tutti di andare avanti. Auspico, quindi, che una volta sospesi i lavori il Comitato dei nove proceda, nel caso in cui il relatore continui a mantenere la sua decisione di rimettere il mandato, alla nomina di un nuovo relatore affinché si possa arrivare presto ad approvare il provvedimento».
Nella XIV legislatura l'onorevole Giovanardi ha più volte partecipato alle votazioni sulle proposte di legge 47 e abbinate, in particolare nella seduta del 18 giugno 2002. Tra le proposte di legge abbinate vi era anche la n. 639, a prima firma Lucchese, recante le sottoscrizioni del gruppo dell'UDC. Nella relazione a tale proposta si legge testualmente: «L'Italia si colloca, rispetto agli altri Paesi, all'ultimo posto nella formulazione di una legge sulla procreazione assistita. Tale vuoto legislativo ha determinato l'instaurarsi di una mentalità permissiva, aperta all'utilizzo selvaggio di tali metodiche».
In buona sostanza, si può sostenere che l'articolo in questione sia stato proprio la divulgazione esterna di opinioni più volte sostenute nella sede parlamentare: concetti come «mostruosità», «utilizzo selvaggio di metodiche» o l'esclusione di ogni pratica di «sperimentazione sull'embrione umano per finalità eugenetiche o selettive» sono sostanzialmente corrispondenti a quelli impliciti in un accostamento al regime tedesco dal 1933 al 1945. Si può pertanto rinvenire il nesso funzionale che la giurisprudenza della Corte costituzionale ritiene necessario per l'applicabilità dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione: vedi al riguardo le sentenze n. 10 e n. 11 del 2000, la n. 120 del 2004 e le n. 331 e n. 335 del 2006.
Per completezza, si aggiunga che, in data 20 dicembre 2006, il tribunale di Roma, decidendo su una causa intentata dai promotori del referendum (vedi sentenza nella causa n. 68195/04 della prima sezione civile), ne ha rigettato un'analoga domanda risarcitoria proprio per la ritenuta carenza di legittimazione attiva.
Per questi motivi, all'unanimità, la Giunta propone di deliberare che i fatti oggetto del procedimento concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni.
Pierluigi MANTINI, relatore.
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