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Seduta del 13/2/2008


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Audizione del presidente dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, Corrado Calabrò, in materia di comunicazione politica, messaggi autogestiti ed informazione, nonché tribune elettorali, per le elezioni politiche del 2008.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'audizione del presidente dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, Corrado Calabrò, in materia di comunicazione politica, messaggi autogestiti ed informazione, nonché tribune elettorali, per le elezioni politiche del 2008.
Innanzitutto do il benvenuto al dottor Calabrò.

EGIDIO ENRICO PEDRINI. Desidero intervenire sull'ordine dei lavori, perché non è che non sia appropriata la presenza del dottor Calabrò.

PRESIDENTE. Quindi è appropriata.

EGIDIO ENRICO PEDRINI. È appropriatissima! Ieri la RAI ha deciso, sulla base di due leggi dello Stato italiano, la cui applicazione però non andava in quel senso, quali sue rubriche possano ospitare esponenti politici. Lo spirito di quelle leggi, fatte per un sistema elettorale diverso ma anche oggi valide, mirava ad assicurare la par condicio e il pluralismo, che si ottengono cercando di garantire più voci e quindi diversi punti di vista.
La decisione, presa ieri, di escludere alcune rubriche porta ad una limitazione, ad una censura forse non voluta. Per quanto riguarda la par condicio in campagna elettorale, si rispettano le regole quando viene garantita l'espressione delle diverse posizioni.
Potrebbero dunque addirittura emergere problemi di sicurezza per il Paese, di tutela dell'interesse pubblico, laddove ad esempio una trasmissione che si occupa di persone scomparse non possa intervistare un sindaco in quanto esponente politico, che invece potrebbe fare appello alla popolazione per ritrovare uno scomparso. Si assiste quindi alla misinterpretazione di una legge dello Stato, mentre si potrebbe invece ascoltare il sindaco e magari anche il leader dell'opposizione del sindaco, garantendo quindi l'interesse generale.
Vorrei portare subito all'attenzione della Commissione di vigilanza questo aspetto di grande urgenza non per limitare, ma per aprire le porte, affinché anche le rubriche escluse possano ospitare persone di diverso orientamento. Al di là della par condicio, in campagna elettorale è necessario evitare di cadere nella limitazione dell'espressione della libertà dei livelli istituzionali, che devono essere rappresentati da esponenti politici per non


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mettere a rischio l'interesse dei minori, l'interesse nazionale e la sicurezza del cittadino.
Approfitto della presenza del rappresentante dell'Autorità per chiedere di prendere in considerazione un caso come questo.

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Pedrini, per aver posto con grande equilibrio una questione seria. Credo però che rientri nella discrezionalità della RAI decidere se accogliere la richiesta seria e fondata che ha formulato.
Sarebbe anche auspicabile trasmettere alla RAI una richiesta di questo genere, affinché riconsideri la discrezionalità della sua scelta.

EGIDIO ENRICO PEDRINI. Non rientra nella discrezionalità perché l'interesse pubblico è messo in forse; comunque credo, presidente, che sarebbe opportuno fare una segnalazione alla RAI...

PRESIDENTE. Diamo ora inizio all'audizione del dottor Calabrò, che è accompagnato dal senatore Gianluigi Magri e dall'avvocato Sebastiano Sortino, componenti la Commissione per i servizi ed i prodotti dell'Autorità, dall'ingegner Roberto Viola, segretario generale, e dai dottori Guido Stazi, Laura Aria, Nicola Gaviano, Franco Angrisani e Maria Caterina Catanzariti, nonché dall'onorevole Savarese.
L'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni interviene in questa audizione allo scopo di realizzare la consultazione tra l'Autorità e la Commissione parlamentare, che la legge n. 28 del 2000 prevede debba precedere l'emanazione dei provvedimenti di disciplina della prossima campagna elettorale che i due organi assumeranno nell'ambito delle rispettive competenze, ovvero l'Autorità in riferimento all'emittenza privata e la Commissione in riferimento all'emittenza pubblica.
Ricordo ai colleghi che dopo l'audizione la Commissione tornerà a riunirsi alle ore 17 per avviare l'esame della proposta di delibera che sarà presentata dal relatore, onorevole Marco Beltrandi.
Do quindi la parola al dottor Calabrò.

CORRADO CALABRÒ, Presidente dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Il 6 febbraio è stato emanato il decreto del Presidente della Repubblica sullo scioglimento anticipato del Parlamento e di convocazione dei comizi per le elezioni della Camera e del Senato. Da quel giorno siamo quindi in par condicio. Il dubbio che era insorto per una sorta di incompletezza formale del decreto, in base al quale ci si chiedeva se il decreto stesso fosse operante immediatamente o dopo quindici giorni, non aveva motivo di essere, come ho subito chiarito all'interno dell'Autorità. Il giorno seguente comunque è stata pubblicata l'integrazione del decreto stesso, che chiarisce come dal 6 febbraio ci si trovi in periodo elettorale.
Da quel giorno voi e noi siamo chiamati ad emanare entro cinque giorni le disposizioni di attuazione. Sono passati forse più di cinque giorni, se non si sottraggono il sabato e la domenica, ma si tratta di un termine sollecitatorio. Nella precedente circostanza eravamo stati più solleciti, perché per le elezioni del 9 e 10 aprile avevamo emanato queste disposizioni il 1o febbraio. La repentinità degli eventi e il dubbio fino alla vigilia sulla possibilità di giungere allo scioglimento spiegano questo lieve ritardo, che non riteniamo pregiudichi il regolare svolgimento della competizione elettorale.
Desidero fare un piccolo résumé di quanto probabilmente tutti conosciamo ma che è giocoforza ribadire nel momento in cui voi dovete adottare le regole, noi le disposizioni. Le regole base della par condicio riguardano la comunicazione politica e l'informazione. Nei programmi di comunicazione politica - tribune, tavole rotonde, interviste, dibattiti e raffronti in condizioni di parità, di equal time - gli spazi sono ripartiti tra i soggetti politici nei due diversi periodi della campagna elettorale. Questi programmi rappresentano una programmazione obbligata per le emittenti nazionali in chiaro, RAI e private, anche se queste trasmissioni con il tempo hanno perso audience. Le trasmissioni


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puntigliosamente disciplinate e cronometrate infatti attirano meno e hanno meno audience. Da qui lo spostamento dell'impegno delle emittenti televisive e dell'attenzione dei telespettatori sulle trasmissioni di informazione.
Le regole stabiliscono comunque che per il tempo intercorrente tra la data di convocazione di comizi elettorali e la data di presentazione delle candidature gli spazi siano ripartiti tra i soggetti politici presenti nell'Assemblea da rinnovare, nonché tra quelli in essa non rappresentati purché presenti nel Parlamento europeo o in uno dei due rami del Parlamento. Per il tempo che intercorre tra la data di presentazione delle candidature e la data di chiusura della campagna elettorale gli spazi sono ripartiti secondo il principio delle pari opportunità tra le coalizioni o tra le liste in competizione, che abbiano presentato candidature in collegi o circoscrizioni che interessino almeno un quarto degli elettori chiamati alla consultazione, salvo la riserva per le minoranze linguistiche.
Nelle passate elezioni, nel primo periodo di campagna elettorale i soggetti politici sono stati individuati nelle forze politiche che costituiscono gruppo in almeno un ramo del Parlamento, quelle che hanno eletto con il proprio simbolo almeno un rappresentante dell'Italia al Parlamento europeo e quelle che hanno eletto con proprio simbolo almeno un rappresentante al Parlamento nazionale o che sono oggettivamente riferibili a minoranze linguistiche nonché, secondo le vostre disposizioni, quelle presenti nel gruppo misto della Camera e del Senato. Non abbiamo riprodotto quest'ultima particolare precisazione.
Gli spazi sono stati ripartiti per l'80 per cento in modo paritario tra i soggetti che costituiscono gruppi in almeno un ramo del Parlamento e per il rimanente 20 per cento tra i restanti soggetti, in proporzione alla consistenza di ciascuna forza politica nelle Assemblee di riferimento.
Nel secondo periodo di campagna elettorale i soggetti politici sono stati individuati nelle liste presentate con il medesimo simbolo in tanti ambiti territoriali interessanti almeno un quarto del totale degli elettori e nelle relative coalizioni. Sorvolo sulle disposizioni particolari per le coalizioni, anche se forse qualche coalizione si profila all'orizzonte.
Il tempo riservato alle liste è stato a sua volta ripartito a metà tra quelle che concorrono per l'elezione al Senato e quelle che concorrono per l'elezione alla Camera. Sia il tempo riservato alle liste che quello riservato alle coalizioni è stato ripartito con criteri paritari fra tutti i soggetti concorrenti. I tempi assegnati a ciascuna coalizione sono stati ripartiti tra le liste e i componenti in modo che nessuna forza politica potesse essere presente in più della metà delle trasmissioni.
Le odierne elezioni si terranno con lo stesso sistema elettorale delle elezioni politiche del 2006: voto di lista, premio di maggioranza in favore della coalizione di liste collegate o della lista isolata che ottenga sul piano nazionale per la Camera o sul piano regionale per il Senato il più alto numero di voti.
Emergono però alcune novità, perché mentre la volta scorsa si sono subito profilate le coalizioni, attualmente, stando agli annunci, dovrebbero presentarsi due liste che in passato avrebbero costituito delle coalizioni, nonché altre liste, di cui ad oggi non conosciamo il numero, perché non siamo ancora al momento della presentazione delle candidature.
Abbiamo dunque due fasi: l'attuale, che giunge sino al momento della presentazione delle candidature, e quella successiva.
Da qui emerge l'opportunità - deciderete voi e ci conformeremo noi - di dettare due distinte regolamentazioni per il primo e il secondo periodo, perché nel primo periodo l'informazione politica è più diffusa, meno coagulata su singole esponenzialità, mentre nel secondo ormai si conoscono le liste. Un'ipotesi consiste dunque nel disciplinare con due distinti regolamenti la prima e la seconda fase.
La prima fase forse può essere regolata come per le passate elezioni, in cui la questione, che questa volta si ripresenterà


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ulteriormente aggravata, concerneva la disciplina dell'informazione, non le tribune elettorali in cui tutto è scandito.
È necessario garantire la parità di trattamento, l'obiettività, la completezza e l'imparzialità dell'informazione, principi indiscutibili. Il problema consiste nell'individuare come tali principi si traducano in disposizioni applicative. La legge prevede che durante la campagna elettorale i soggetti politici possano partecipare solo alle trasmissioni ricondotte alla responsabilità di una testata giornalistica e la loro presenza sia limitata all'esigenza di assicurare la completezza e l'imparzialità dell'informazione. La loro presenza è vietata nelle altre trasmissioni, per cui RAI e Mediaset hanno opportunamente rinunciato alla presenza rispettivamente dell'onorevole Berlusconi e dell'onorevole Veltroni in Domenica In e in Buona Domenica, trasmissioni di intrattenimento per cui la legge dispone direttamente, senza bisogno delle nostre e vostre disposizioni di attuazione.
Per quanto riguarda i programmi di informazione e di approfondimento informativo, secondo il precedente regolamento vostro e la precedente delibera nostra deve essere garantita la presenza equilibrata dei soggetti politici che partecipano alle elezioni, assicurando sempre un equilibrato contraddittorio.
Se questi sono i criteri che seguiremo anche questa volta, alcune conseguenze appaiono chiare. Nell'ambito del ciclo occorre equilibrio, nell'ambito della singola trasmissione è necessario un equilibrato contraddittorio. Nella prima fase si può realizzare un contraddittorio con altri soggetti politici, ma forse non è l'unica forma. Ieri sera abbiamo assistito ad una trasmissione in cui il contraddittorio era tra soggetti politici e ad un'altra in cui il contraddittore era rappresentato dai giornalisti.
Per la prima fase è necessario valutare se questo risponda a tali principi. Per la seconda fase c'è tempo di riflettere, però è opportuno esprimere alcune considerazioni. Nella seconda fase, infatti, tutti i soggetti hanno titolo a pari presenza nella trasmissione. Ormai l'agorà, la piazza è rappresentata dalla televisione e soprattutto in presenza di una preannunciata pluralità di liste - nove o dieci -, con una soglia di sbarramento alla Camera e al Senato, l'apparizione in televisione può essere determinante perché una lista eviti di ricadere nel cono d'ombra della scarsa conoscenza collettiva. Nella seconda fase, quindi, questo si porrà in maniera estremamente critica. Forse si pone anche per la prima fase e attendiamo di apprendere come vi orienterete, laddove in primis spetta a voi scegliere il criterio guida.
Un altro criterio da sviscerare riguarda la parità di trattamento, che per quanto concerne le trasmissioni di informazione è necessario coniugare con l'esigenza di informazione sull'attualità della cronaca, ragione per cui si è dato risalto alla formazione di recente nascita, forse però non sufficiente a motivarne la notevole presenza garantita.
È fondamentale stabilire regole chiare e condivise sui concetti di presenza equilibrata dei soggetti politici e di equilibrato contraddittorio, anche perché già da alcuni anni i programmi di approfondimento informativo rappresentano un genere di grande attrattiva per la politica e riscuotono maggiore audience delle tribune politiche. Si potrebbe essere tentati di applicare ai programmi informativi le stesse regole delle tribune politiche, però le grandi emittenti rilevano come in tal modo le uccideremmo, come già avvenuto per le tribune politiche. Ingessandole e regolamentandole minuziosamente le renderemmo infatti poco attraenti, condannandole alla fine delle tribune politiche. Spetta a voi la prima valutazione in merito a questa risposta e al suo valore.
Mentre sull'equilibrio del ciclo delle trasmissioni siamo già decisamente orientati, sul contraddittorio dobbiamo definire come debba avvenire all'interno della singola trasmissione anche in trasmissioni in cui manchino contraddittori politici o giornalisti. Ad esempio, per domani a Unomattina è annunciata la presenza di un esponente politico e dopodomani di un altro. Tale annuncio preventivo e la presenza


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nella successiva trasmissione di un altro soggetto sono estremamente opportuni ed è auspicabile che ciò sia recepito nelle vostre e nostre regole, perché l'annuncio richiama l'audience e permette di intravedere il percorso.
Nella trasmissione In mezz'ora abbiamo richiamato Lucia Annunziata per aver svolto il ruolo del contraddittore, laddove invece il conduttore, come l'arbitro, non può fungere da contraddittore. La nostra delibera ha retto al vaglio del TAR, perlomeno in sede di sospensiva che non è stata concessa. La pronuncia di merito non c'è stata, ma rappresenta un precedente. Ci chiediamo se sia un criterio da estendere in modo generale o si giustificasse per quella trasmissione, in cui indubbiamente la conduttrice ha assunto un atteggiamento fortemente contestatore, e non in altre in cui il conduttore funga solo da introduttore, da dialogante.
La questione dell'atteggiamento dei giornalisti e della platea dei telespettatori, che può costituire una claque, è fondamentale. In una precedente istruzione abbiamo rilevato come la platea non debba essere di parte e soprattutto sottolineare con gli applausi un passaggio o accalorare l'esposizione di un esponente politico.
Se le elezioni amministrative saranno indette per lo stesso giorno delle elezioni politiche, dovremo rivederci presto. Intanto abbiamo davanti questi problemi di non poco conto e certamente regole condivise dalla Commissione di vigilanza e dall'Autorità agevoleranno la nostra funzione di vigilanza sul corretto svolgimento della campagna elettorale e la maggiore omogeneità di comportamento delle emittenti pubbliche e private.

PRESIDENTE. Ringrazio il dottor Calabrò.

CORRADO CALABRÒ, Presidente dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Se mi consente, presidente, vorrei aggiungere che nello scorso anno abbiamo dettato istruzioni per i sondaggi, ma in un momento successivo al regolamento; questa volta vorremmo introdurle già nel regolamento, per chiarire sin dall'inizio le regole da osservare. Dei sondaggi si deve citare la fonte e, se non viene citata direttamente dall'esponente che parla, entro ventiquattro ore la fonte giornalistica o l'emittente deve fornire la precisazione, poi pubblicata sul sito della Presidenza del Consiglio.

PRESIDENTE. Prima di iniziare il dibattito, ritengo opportuno dare lettura di una lettera inviata dal direttore generale Cappon al presidente, onorevole Landolfi, e al dottor Calabrò e concernente le elezioni politiche del 13 e 14 aprile: «In relazione alle elezioni in oggetto, si comunica che la RAI, concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo, ha inteso ricondurre temporaneamente le trasmissioni televisive e radiofoniche, di cui le accludo elenco, alla responsabilità delle testate correlativamente individuate. Si precisano inoltre, anche a fini motivazionali, natura e caratteristiche editoriali delle trasmissioni predette tanto ai sensi e per gli effetti dell'articolo 1, comma 5, della legge 10 dicembre 1993, n. 515, così come modificato dall'articolo 5, comma 4, della legge 22 febbraio 2000, n. 28».
Le trasmissioni televisive e radiofoniche temporaneamente ricondotte alla responsabilità delle testate giornalistiche sono - e mi pare che la questione posta dall'onorevole Pedrini sia indirettamente riconducibile a questo - le seguenti: da Rai Uno a Tg1, Porta a porta e Unomattina; da Rai Due a Tg2, Che fare?, programma settimanale su argomenti di politica, economia, cultura, arte, spettacolo, televisione e attualità; da Rai Tre a Tg3, Anno zero, Ballarò, Mi manda Raitre, In mezz'ora, Report, Rotocalco televisivo, Enigma, settimanale che ripropone reportages, interviste e materiale d'archivio sull'attualità italiana e internazionale, Telecamere; da RAI Educational a Tg2, La storia siamo noi e Economics; da Radio Due a Radio Uno-giornale radio, 28 minuti; da Radio Tre a Radio Uno-giornale radio, Radio 3 mondo e Prima pagina.
Do la parola ai colleghi che intendano porre domande o formulare osservazioni.


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MARCO BELTRANDI. Ringrazio il presidente dell'Autorità per la sua relazione sintetica ma concretamente utile al nostro lavoro, anche perché in gran parte dedicata al punto critico della campagna elettorale che, come condivido, è rappresentato dalle trasmissioni di informazione e soprattutto di approfondimento.
Nell'approvare il regolamento ci divideremo molto sulle tribune, sul tempo, però poi si può assistere ad episodi come quello di ieri sera, quando su Rai Uno si è svolta una conferenza stampa in piena regola. Quando infatti un solo leader politico viene intervistato da giornalisti si tratta di una conferenza stampa, genere espressamente ricondotto alla comunicazione politica dall'articolo 2 della legge n. 28 del 2000. Non contesto che Vespa abbia realizzato questa trasmissione, ma evidenzio l'esigenza di vigilare da parte nostra e dell'Autorità affinché a tutti gli altri candidati leader sia garantita una puntata di questo tipo entro la fine della campagna elettorale, per evitare che si ponga un problema molto serio. Annuncio che su questo, assieme alla senatrice Franca Rame, ho presentato poco fa un'interrogazione parlamentare qui in Commissione.
Desidero chiedere al dottor Calabrò come si possa rendere più efficace la regolamentazione delle trasmissioni di approfondimento, considerando la difficoltà, che voi dell'Autorità avete verificato e accertato. Nel corso di tutte le precedenti campagne elettorali siete sempre intervenuti richiamando varie trasmissioni al rispetto della parità di condizioni e di trattamento. Nel testo che presenterò questa sera come relatore, ho intenzione di rendere leggermente più rigida questa regolamentazione per garantire un maggior pluralismo nelle trasmissioni, senza bisogno dell'intervento dell'Autorità.
La seconda domanda riguarda gli accertamenti d'ufficio. Vorrei chiedere all'Autorità se quest'anno finalmente i soggetti politici non saranno costretti a denunciare cercando i dati, ma, come previsto dalla legge n. 249 del 1997, l'Autorità effettuerà un monitoraggio costante della campagna elettorale intervenendo quindi non solo su denuncia, ma anche d'ufficio. Questo è previsto dalla legge e auspicato da tutti, in quanto attendere le denunce causa problemi anche perché i dati non sempre sono tempestivamente forniti. Desidero quindi sapere se quest'anno riusciremo ad avere accertamenti d'ufficio.
La terza questione riguarda sempre le trasmissioni di approfondimento, i telegiornali e la vicenda della Rosa Bianca. Mi limito a segnalare come dal 28 gennaio all'8 febbraio nelle trasmissioni di approfondimento RAI Bruno Tabacci, a nome di un partito presentato solo ieri, risulti il personaggio politico più presente. Nella sola serata di ieri abbiamo avuto Savino Pezzotta a Ballarò e Bruno Tabacci a Primo piano; ricordo che il 29 gennaio era stato presente a Ballarò, il 31 gennaio a Primo piano, il 6 febbraio a Porta a porta, il 7 febbraio ad Anno Zero, ieri sera ha avuto una presenza a Primo piano, a Ballarò e anche a Matrix: un en plein notevole.
Non credo che un'operazione di questo tipo abbia precedenti. Chiedo quindi all'Autorità di avviare un'indagine perché, anche se sinora non sono state fissate le regole applicative della par condicio, già la legge n. 28 del 2000 non consente questo senza un riequilibrio a favore degli altri soggetti. Non è possibile continuare in questo modo.

PRESIDENTE. Ritengo opportuno procedere nei nostri lavori come in una sorta di question time, in cui ad ogni domanda segua la risposta.

CORRADO CALABRÒ, Presidente dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Sì, forse è il metodo più efficace. Innanzitutto vorrei sottolineare all'onorevole Beltrandi come effettuiamo questo monitoraggio anche fuori dal periodo elettorale. Avete presentato un esposto, ma oggi abbiamo inviato un richiamo a Matrix e a Ballarò perché, pur essendo fuori dal periodo elettorale, nell'arco complessivo dei programmi è necessario garantire l'equilibrio delle presenze. Altre trasmissioni


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avevano invece riparato e Sky ha dimostrato di aver invitato gli ospiti che poi non si erano presentati.
Certamente svolgiamo un monitoraggio continuo e interveniamo anche d'ufficio. Nella scorsa campagna elettorale abbiamo adottato ventitre provvedimenti sanzionatori e quattro diffide, di cui non pochi d'ufficio, come ad esempio per Liberi tutti e i confronti virtuali con cui Emilio Fede voleva realizzare quella trasmissione apologetica, che poi sarebbe stata seguita dalla trasmissione dedicata all'altro esponente antagonista, come anche per i telegiornali. Talvolta, onorevole Beltrandi, siamo intervenuti nell'arco di ventiquattro ore. Nonostante le difficoltà che talvolta incontro nel convocare la commissione, più di una volta abbiamo sanzionato il lunedì quanto avvenuto la domenica. Spero che questa volta non ci dimostreremo meno efficienti. Tutti i componenti della struttura dediti a questa costante vigilanza hanno il fiato corto, perché il compito è impegnativo e questa volta si moltiplica a causa del numero delle liste.
Per quanto riguarda gli interventi per rendere più efficace il contraddittorio, come in giurisprudenza i principi sono generali ma i casi concreti sono sempre più illuminanti, perché evidenziano le carenze e le necessità di integrazione. Nei singoli casi in cui siamo intervenuti abbiamo ulteriormente focalizzato i criteri applicativi.
In sede sanzionatoria, quindi, interverremo con pari puntualità ed eguale forza chiarificatrice. Speriamo che anche i precedenti svolgano una funzione di moral suasion, come ci assicurano le maggiori emittenti, che già si preoccupano di comunicarci che, anche prima dell'emanazione delle nostre nuove regole, si atterranno a quelle emanate la volta scorsa, in cui in alcuni casi abbiamo pesantemente sanzionato, specialmente nei confronti di Emilio Fede!

EGIDIO ENRICO PEDRINI. Quanto, per esempio?

CORRADO CALABRÒ, Presidente dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Una sanzione di 250 mila euro, cui se ne aggiunge un'altra, arrivando così complessivamente a 500 mila euro, il massimo previsto dalla legge, a meno che non si voglia arrivare alla sospensione della concessione televisiva (Commenti del deputato Egidio Enrico Pedrini).

PRESIDENTE. Onorevole Pedrini, consentiamo al dottor Calabrò di terminare il suo intervento.

CORRADO CALABRÒ, Presidente dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Hanno pagato, diversamente da quanto diffuso da note di agenzia.
Per la RAI il procedimento è diverso, perché prima della sanzione economica c'è il procedimento disciplinare nei confronti dei responsabili. La trasmissione deve quindi essere ricondotta a responsabili di testate giornalistiche, perché deve essere individuato il soggetto che ne risponde con la propria posizione all'interno dell'azienda. Niente è dunque consentito fuori da trasmissioni ricondotte alla responsabilità di un direttore di testata.
Nelle regole possiamo anticipare qualcosa, in modo da svolgere una funzione preventiva oltre che repressiva, precisando meglio le regole del contraddittorio. Se almeno nella prima fase si accetta la presenza dei giornalisti, è opportuno dettare regole più precise su come effettuare questa scelta, perché altrimenti spetta all'emittente comporre il ventaglio dei contraddittori. Un contraddittorio apparente solo apparentemente rispetta la legge, laddove dovrebbe invece essere efficace.
Pertanto, si possono forse individuare criteri, rivolgendo anche attenzione alla platea, perché la claque ha svolto un ruolo importante, nonché alla posizione del conduttore, perché un conduttore partigiano influenza l'uditorio più dei contraddittori, in quanto viene visto in una funzione super partes, di arbitro, in un ruolo quasi sacerdotale nell'ambito di questa religione mediatica, per cui il conduttore deve essere veramente imparziale.
Per quanto riguarda la presenza della Rosa per l'Italia (mi pare questo l'ultimo


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nome emerso dopo Rosa Bianca), non abbiamo elementi, ma certamente si è rilevata una presenza notevole. Possiamo supporre che l'attualità della cronaca abbia fatto premio sull'informazione complessiva, ma dobbiamo chiarire meglio i motivi di questa apparizione e, se ricorrono presupposti comuni agli altri, valutare l'eventuale presenza di elementi per chiedere un riequilibrio. Dopo l'emanazione delle regole che andate e andiamo ad adottare, avremo linee guida più chiare.

GIORGIO LAINATI. Nel formulare le domande al presidente Calabrò, desidero collegarmi alle osservazioni del mio collega Beltrandi.
Ieri il programma citato dal collega Beltrandi, Porta a porta, ha visto protagonista il Presidente Berlusconi e alcuni direttori di testata, compreso il direttore del quotidiano del Partito di Rifondazione Comunista, Liberazione.

GENNARO MIGLIORE. Perché «compreso»?

GIORGIO LAINATI. Nel senso che erano presenti i due estremi. Oggettivamente, presidente Calabrò, sul piano della presenza dell'opinione giornalistica si rilevava una molteplicità di voci, aspetto assolutamente innegabile.
Debbo altresì far notare al collega Beltrandi, al presidente Calabrò e a tutti i colleghi che, proprio in linea con quanto da lei espresso poco fa in merito alla scelta dell'annuncio preventivo, se non erro il responsabile del programma, Bruno Vespa, ha ricordato che questa sera sarà ospite in analoga forma di contraddittorio con i direttori dei quotidiani l'onorevole Veltroni, segretario del Partito Democratico. Sempre nella forma dell'annuncio preventivo, cui faceva riferimento il presidente Calabrò, è stato annunciato che prossimamente sarà ospite anche il Presidente della Camera Bertinotti, candidato premier della Sinistra Arcobaleno. Mi sembra quindi che quanto aveva detto il presidente Calabrò rientri nelle forme di comunicazione scelte. Non mi concentrerei dunque in una sottolineatura dell'agire del programma Porta a porta, che mi sembra perfettamente in linea con quanto indicato dal presidente dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni.
Ringrazio il collega Beltrandi per aver fornito questo stupefacente elenco di presenze di esponenti di una forza politica nata poco più di 72 ore fa, che in quattro o cinque giorni hanno partecipato a tutti quei programmi, elenco sorprendente di cui chiederei al collega Beltrandi di darci contezza, perché questa forza politica, la Rosa Bianca, ha un'esposizione mediatica straordinaria.
Proprio perché a dare questa comunicazione è stato il collega Beltrandi, desidero evidenziare un parallelismo con la nascita della forza politica della quale il collega Beltrandi è capogruppo in questa Commissione, la Rosa nel Pugno, nata due anni fa dall'unione del Partito radicale e dei socialisti di Boselli. Lei, presidente Calabrò, ci può aiutare nel ricordare come l'importante evento di due anni fa alla vigilia delle elezioni politiche, la nascita della Rosa nel Pugno, non sia stato salutato da un coro di presenze mediatiche paragonabile a quello stupefacente che ha visto protagonisti questi tre leader della Rosa Bianca.
Mi permetto inoltre di sottolineare come ieri sera Ballarò abbia presentato l'ex segretario della CISL, il dottor Pezzotta, come presidente non della Rosa Bianca ma di un'altra associazione cattolica, che ha dato vita al memorabile - in senso positivo per me - Family day del maggio scorso. Pertanto, caro collega Beltrandi, ieri il dottor Pezzotta era a Ballarò come presidente non di un soggetto politico che si candiderà a queste elezioni, ma di un'associazione culturale e politica.
Citando questi episodi, colleghi, ci rendiamo conto di quanto sia difficile fare chiarezza sulla questione dell'informazione politica e dei programmi di approfondimento in periodo elettorale. Il presidente Calabrò ha avuto la cortesia di ricordare anche il programma della dottoressa Annunziata, che due anni fa si rese protagonista di quello sgradevole episodio


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con il candidato premier della Casa delle Libertà, costretto ad abbandonare la trasmissione proprio perché, presidente Calabrò, come lei ha evidenziato in termini più che opportuni, alcuni conduttori invece di attenersi alla lettera a quanto scrivemmo chiaramente nel regolamento del 1o febbraio 2006, che lei ha avuto la cortesia di ricordare, diventano soggetti politici come se rappresentassero il contraltare politico del candidato intervistato.
Richiamo dunque l'attenzione del presidente Merlo, dei colleghi e del presidente Calabrò su queste sue considerazioni, chiedendo se esistano margini per evitare che in questa campagna elettorale si ripetano simili episodi.
Vorrei altresì chiederle, presidente, di esprimere una valutazione rispetto ad un altro problema da lei ricordato in apertura, ovvero sull'esigenza di non contribuire ad abbassare la qualità del prodotto e soprattutto il livello di audience della concessionaria del servizio pubblico, ovvero sulla messa in onda di questi famosi contenitori che rientrano nella prima fase del regolamento, i cosiddetti contenitori della comunicazione politica, le tribune elettorali. Queste vengono collocate in una fascia oraria pomeridiana perché altrimenti si correrebbe il rischio di chiudere anticipatamente il servizio pubblico per assenza di telespettatori, come nessuno di noi vuole, giacché fortunatamente negli ultimi cinque anni in altre fasce orarie è sempre stata battuta la concorrenza. Qualora fossero dunque proposte all'esame di questa Commissione delle collocazioni orarie tra le 22 e le 23, per il servizio pubblico si creerebbe il problema di spezzare l'importantissima fascia oraria del prime time, della prima serata, che va dalle 21,15 alle 23-23,15. Dobbiamo quindi avere un'importante indicazione dalla sua autorevole parola, presidente, perché altrimenti la RAI si troverà a dover rifare completamente i palinsesti e, poiché non credo che gli operatori del mercato pubblicitario saranno entusiasti di questa scelta, forse anche a dover rimborsare molti investitori pubblicitari.

FABRIZIO MORRI. Chiederanno i danni a noi!

GIORGIO LAINATI. In effetti, come sostiene il capogruppo del Partito Democratico, potrebbero chiederli direttamente a noi, quali responsabili come realizzatori del regolamento stesso.
Dobbiamo avere le idee chiare al riguardo, perché o si realizzano in prima o seconda serata o non si possono tenere dalle 22 alle 23, perché non si può scegliere una collocazione oraria che spezzi un programma, un film, una fiction con un arco temporale di un'ora e mezza. Mi aspetto dunque che si faccia chiarezza anche su questo aspetto.

CORRADO CALABRÒ, Presidente dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Prendiamo nota delle segnalazioni e delle sottolineature dell'onorevole Lainati; ci informeremo sulla Rosa Bianca, mentre per il resto abbiamo preso nota per ulteriori approfondimenti.
L'ultima domanda posta è rilevante. Sono stati scompaginati due palinsesti per escludere la presenza dell'onorevole Berlusconi e dell'onorevole Veltroni in Domenica In e in Buona Domenica. In quel caso però la legge dettava una regola chiara e con discreta tranquillità si è potuto affermare che in trasmissioni di intrattenimento non possono essere presenti, salvo esigenze legate ad informazione politica istituzionale immediata oppure a fatti di cronaca che ci auguriamo non si verifichino.
Questa spezzatura della prima serata con le tribune politiche da un lato garantirebbe pari opportunità a tutti, ma dall'altro sconvolgerebbe e scompaginerebbe non solo un palinsesto, ma anche i criteri che presiedono alla programmazione televisiva. Attendiamo la vostra decisione, perché la RAI è sotto il vostro indirizzo. Gli interessi aziendali sono anche gli interessi dei telespettatori, perché grande ascolto significa interesse del pubblico, che risponde ad una esigenza democratica. Un'altra esigenza democratica consiste però nel garantire pari opportunità a tutti


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i soggetti, non tanto per la prima parte, in cui forse s'incontra difficoltà nell'individuare i soggetti politici protagonisti, i capilista, quanto per la seconda fase. Le tribune politiche sono state relegate a notte fonda per gli insonni o nel pomeriggio; la loro trasmissione in prima serata sconvolge meno i programmi aziendali.
Per quanto riguarda i capilista, forse questa volta ci sarà una coalizione composta da due liste, mentre l'altra volta c'erano gruppi di liste confluenti nella coalizione; forse, perché si tratta di una notizia diffusa da poco. Questo aspetto non è privo di importanza, in quanto la legge e le vostre e nostre istruzioni danno rilievo anche alle liste all'interno della coalizione. Un capolista nella coalizione ha dunque titolo per apparire, mentre non so se lo abbia un esponente politico, sebbene di grande rilievo, assorbito in una lista, qualora il capolista non scelga di inviarlo al suo posto. Suppongo che né Veltroni né Berlusconi vorranno andare sempre in prima persona, però è rimesso tutto al loro senso politico e di opportunità.
Mi chiedo se sia elegante estraniarci da questo problema. A rigore, comunque, il diritto spetta solo al capolista, che poi delega. Avremo tempo di rifletterci perché riguarda la seconda fase, però rappresenta un'ulteriore questione che si aggiunge alle altre.

GENNARO MIGLIORE. Solo per le tribune politiche?

CORRADO CALABRÒ, Presidente dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. No, per quanto riguarda la presenza in genere, perché naturalmente l'equilibrio si realizza perfettamente se interviene Rutelli anziché Veltroni o Franceschini o Fini, però è diverso valutare a posteriori se questo sia stato realizzato dall'imporre a priori la presenza plurima o unitaria. Tale problema riguarda comunque la seconda fase e quindi possiamo rimandarlo.

GENNARO MIGLIORE. Se può illuminarci su questo punto...

PRESIDENTE. Mi scusi, presidente Calabrò, l'onorevole Migliore ha chiesto un'integrazione su questo aspetto.

GENNARO MIGLIORE. Poiché lei ha giustamente distinto tra infotainment e tribune politiche, vorrei chiederle, in relazione a quest'ultima sua osservazione, se la discrezionalità sia anche nei confronti degli anchorman, che generalmente contattano direttamente i politici, oppure se in regime di campagna elettorale passi attraverso l'individuazione del canale del candidato a premier della coalizione.

PRESIDENTE. Dottor Calabrò, vorrei sapere perché lei si riferisse al capolista e non al candidato premier.

CORRADO CALABRÒ, Presidente dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Le due cose si vengono ad identificare quando c'è solo una coalizione. Scusate, forse è meglio fornire subito un chiarimento in proposito.
Per un aspetto la questione si pone in termini simili per le trasmissioni di approfondimento informativo e per le tribune politiche. Nelle tribune politiche si è assicurata pari opportunità di tutti i soggetti politici che, in caso di liste, sono i candidati premier, che possono delegare un altro ma devono essere contattati in primis dall'emittente.
Nelle trasmissioni di approfondimento informativo più o meno avviene lo stesso, perché non si può scavalcare Veltroni o Berlusconi e scegliere un altro componente dello schieramento. Il problema si complica perché la volta scorsa il momento clou è stato rappresentato dal confronto tra i due leader delle due coalizioni, Berlusconi e Prodi. Questa volta, invece, se ci sono tante liste e magari una sola coalizione, dobbiamo chiederci quante conferenze finali si debbano fare, se tutte o nessuna, se, come la disfida di Barletta, uno contro nove o uno contro uno ogni volta incrociati, e quanti ne potrà tollerare l'audience. L'altra volta se ne è svolto solo uno clou come negli Stati Uniti, ma negli Stati Uniti alla fine i candidati sono due,


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un democratico e un repubblicano, mentre da noi saranno probabilmente nove o dieci.
Ci chiediamo come sarà quel confronto finale e, sebbene sia un interrogativo che riguarda la seconda fase, forse non è inopportuno cominciare a rifletterci sin da ora.

EGIDIO ENRICO PEDRINI. Permettetemi di iniziare con una battuta: forse siamo già condizionati dall'informazione, perché tra i candidati premier ci siamo dimenticati di citare un certo Fausto Bertinotti; inoltre, è in arrivo la Bonino.
Nel ringraziarla per la sua esposizione, vorrei soffermarmi su un importante concetto da lei esposto, ovvero sul problema della prevenzione, intesa come esigenza di stabilire regole che garantiscano apertura, non esclusione, laddove poi non c'è rimedio e le sanzioni rispetto agli interessi politici del Paese appaiono riduttive e non proporzionali. Questo però è un problema de iure condendo.
Finora ci siamo occupati di televisione e di comunicazione televisiva, ma esiste anche il problema della comunicazione tramite carta stampata e quello del sistema di comunicazione dei sondaggi, che spesso rischiano di indurre ad un convincimento subconscio delle espressioni di voto. A seconda delle modalità con cui si realizzano i sondaggi, può essere trasmesso un messaggio di comunicazione su cui si potrebbero esprimere riserve.
Ci chiediamo dunque quali siano le regole della comunicazione dei messaggi, se sia possibile diffondere sondaggi parziali o debba essere garantita una completezza di sondaggi che non siano misleading rispetto ad una completezza delle informazioni.
Il suo richiamo ai messaggi istituzionali riconduce all'argomento appena citato. Permettetemi di tornare su una questione che mi preoccupa maggiormente dopo la comunicazione del dottor Cappon a questa Commissione. Intanto non sapevo dell'esistenza di alcune rubriche, quindi lo ringrazio per il résumé di quello che fanno e sarà mia premura capire di cosa trattino, che importanza e audience abbiano e quali siano state le preferenze rispetto ad altri che invece potrebbero fare comunicazione, perché sono di gran lunga più importanti per audience, per spazio e per tempo.
Vorrei sapere, rispetto ad una comunicazione come questa, cosa faccia l'Agcom, se chieda alla RAI chi abbia deciso questo elenco, se si tratti di un sistema monocratico o di un organo collegiale, con quali criteri si sia arrivati a questo. Non avendo ormai più diciotto anni, chiunque lo leggesse attentamente potrebbe individuarvi discrasie che inducono a meditare. Se infatti si è in rapporto con una forte testata, si ha la possibilità dell'inserimento di una rubrica nella responsabilità della testata giornalistica.
C'è sempre qualcuno che riporta lo svolgimento dei fatti. Durante la riunione della RAI sembra ci sia stata una contrattazione con rifiuti di assumere la responsabilità di talune rubriche. Si rischia dunque di demandare ad una contrattazione la libertà di informazione e non è accettabile che alcune rubriche vengano escluse perché non avevano - stava per scapparmi il termine «padrino», ma lo ritiro - la tutela della copertura di qualcuno che le accettasse per inserirle in una responsabilità giornalistica.
La campagna elettorale mi ha già stancato, nonostante sia un addetto ai lavori e viva nella città. Oggi ho assistito ad allucinanti sistemi di dibattito. Non voglio esserne censore quindi esorto a lasciarli, dando però l'opportunità di intervenire ad altre voci, in modo che il fruitore finale, il cittadino italiano, non abbia un'offerta limitata e possa cercare altre possibilità soprattutto nelle trasmissioni di maggior richiamo.
Dobbiamo stare attenti a non sovrapporre, perché la legge stabilisce questo, ma la sua interpretazione può portare alla negazione del suo spirito, per cui soprattutto laddove risulti necessario che esponenti politici siano esponenti istituzionali occorre evitare di ridurre la tutela dell'interesse generale del Paese limitando per un fatto contingente la libertà perché siamo in campagna elettorale. Loro sono


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obbligati da responsabilità politiche, istituzionali e morali a portare avanti il loro lavoro.
Credo che con questo sistema ciò venga fortemente limitato, per cui sarà mia premura portarlo avanti in Commissione di vigilanza; faccio appello alla sua sensibilità, alla sensibilità dell'Agcom e dei commissari qui presenti per una riflessione su questa richiesta.

CORRADO CALABRÒ, Presidente dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Innanzitutto, i sondaggi sono vietati negli ultimi quindici giorni precedenti le elezioni. Nel periodo precedente è consentito citarli, però occorre precisare il soggetto che ha realizzato il sondaggio, il committente e l'acquirente, i criteri seguiti per la formazione del campione, il metodo di raccolta dell'informazione e di elaborazione dei dati, il numero delle persone interpellate, l'universo di riferimento, le domande rivolte, la percentuale delle persone che hanno risposto a ciascuna domanda e la data in cui è stato realizzato. Ognuno cita, dunque, il sondaggio che preferisce, ma il pluralismo informativo garantisce che gli altri contrappongano altri sondaggi.
Per quanto riguarda la carta stampata, la disciplina è blanda perché vige il principio della libertà. Vale anche per la carta stampata il divieto di pubblicare sondaggi durante i quindici giorni precedenti le elezioni, c'è il divieto di pubblicità elettorale per gli enti pubblici che non possono far propaganda. Sono regolati solo per messaggi autogestiti.
In merito ai responsabili di testata, la legge stessa stabilisce che sono «consentite solo le trasmissioni informative riconducibili a responsabilità di una specifica testata giornalistica registrata nei modi previsti dal comma 1, articolo 10, della legge 6 agosto 1990, n. 223». I responsabili di testata sono nominati dal consiglio di amministrazione RAI, per cui il discorso ritorna alla governance della RAI, discorso de iure condendo.
Come già affermato in audizioni sulla legge di riforma della RAI, per un verso la RAI è paralizzata da regole minuziose che impediscono al management l'agilità decisionale che un'impresa deve possedere soprattutto in competizione con altre imprese dotate di questa agilità, scioltezza e prontezza di decisione. Tali regole minuziose si attaglierebbero solo ad un'amministrazione tradizionale vecchia maniera, non ad un'azienda che gestisce un'impresa da avanguardia come la comunicazione. Per altro verso, la RAI risente della politica, perché si avvertono innegabilmente spinte contrastanti non solo nella scelta dei responsabili di testata, ma anche in numerose altre decisioni che riguardano la sua organizzazione e il suo funzionamento.

FABRIZIO MORRI. Colgo l'occasione per ringraziare pubblicamente l'Autorità, che nell'ultima campagna elettorale per le elezioni politiche del 2006 ha esercitato la sua funzione con equilibrio e con efficacia. Lo riconosco perché mi trovavo in una postazione più avanzata di quella odierna e a ridosso della campagna elettorale ho potuto constatare come, a differenza di un remoto passato, l'Autorità abbia svolto con tempestività il ruolo assegnatole dalla legge.
Per non correre il rischio di dare i numeri all'apertura di questa campagna elettorale e di perderci in un esercizio di difficilissima regolazione, colgo l'occasione per ricordare ai colleghi che siamo qui per concertare un primo provvedimento stralcio che riguarda un periodo di tre settimane-un mese, fino allo scadere della presentazione delle candidature. Dobbiamo quindi concertarlo con l'Autorità, chiedendole se abbia predisposto quanto in suo potere per monitorare il grande universo comunicativo ed informativo dell'emittenza privata. Già oggi, infatti, essa svolge un ruolo significativo nell'informazione e nel rapporto con la pubblica opinione, perché Mediaset, La 7, Sky, le radio sono soggetti che parlano quotidianamente a milioni di italiani; nondimeno della RAI, che, in quanto servizio pubblico, sarà più strettamente vincolata dal regolamento che predisporremo e discuteremo


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oggi in Commissione parlamentare di vigilanza.
La mia prima considerazione è che esiste già la par condicio perché vige la legge n. 28; è già decorsa da alcuni giorni e ho già sentito sulle emittenze, sia pubblica che private, alcuni conduttori ricordare come non gradiscano la normativa della par condicio, ma siano consapevoli di essere già in questo regime, come affermato da Mentana ma anche sulla RAI. È noto come i conduttori soprattutto di trasmissioni di approfondimento non amino la regolazione, già ritenuta rigida, dell'attuale par condicio.
Ci troviamo dunque all'interno di due mesi non di presumibile giungla, ma in cui è già partita la par condicio, in cui si stanno predisponendo interventi ulteriori di regolamentazione distinti per necessità e per legge in due provvedimenti, giacché ancora oggi non potremmo disciplinare l'ultimo mese, perché non sappiamo nemmeno quante e quali saranno le liste e non possiamo procedere ad atti regolativi presumendo da notizie di giornale chi si presenti. Si tratta quindi di una materia che non possiamo affrontare oggi.
Vengo ai punti più spinosi, presidente. L'ho già ascoltata numerose volte in questa sede e apprezzo molto l'equilibrio, la sensibilità e la difesa dei principi costituzionali e di principi, come il pluralismo, cui si ispirano la stessa legge n. 28 sulla par condicio e in generale le leggi che disciplinano la televisione, quindi non ritorno su questo. Pongo a lei come ai colleghi alcune domande cui non so trovare una risposta se non usando il buonsenso e la logica.
Non credo che in questa stagione alla politica convenga lanciare un messaggio che replichi se stesso, tendendo a non vedere come in un Paese libero e moderno le leggi non debbano aspirare alla disciplina minuziosa di tutto e del suo contrario. Non sono contrario in linea di principio, ma non saprei come si possa fare.
Ad esempio, il collega Beltrandi con dovizia di argomenti ci ha spiegato come ritenga inconcepibile che l'annunciato progetto politico della Rosa Bianca abbia avuto, attraverso la partecipazione dei propri esponenti, una rilevantissima esposizione mediatica, al contrario di altri soggetti già costituiti e tuttora in discussione sulle eventuali alleanze per le elezioni. Si può considerare questo da due punti di vista. Innanzitutto emerge una novità politica, perché alcune persone abbandonano un partito costituito e annunciano un altro progetto e l'effetto novità mediaticamente incontra una predisposizione di alcune emittenti.
In un recente passato, il presidente di un partito presente anche qui in Commissione di vigilanza, l'Udeur, il collega Mastella, ha avuto un'esposizione mediatica di gran lunga superiore al suo peso elettorale. Ricordando le discussioni in questa sede, non so se sia sempre stato contento di questo, ma non vi è dubbio che di Mastella si sia parlato molto di più rispetto al peso politico elettorale di quel partito per numerose puntate di determinate trasmissioni. I principi non sempre ci aiutano ad affrontare i problemi, perché dedicare sei puntate ad un politico per massacrarlo non rende contenti, eppure lancia un segnale di attenzione democratica ad una forza politica piccola, ad un suo esponente nonostante il suo peso politico.
Per quanto riguarda Bruno Vespa, non si tratta di un problema di simpatie o antipatie, ma mi chiedo come una trasmissione di quel genere possa essere normata con la stessa minuziosa attenzione con cui chiediamo le tribune elettorali dovute per legge. Nutro dei dubbi, presidente, perché non saprei come muovermi, in quanto non si può negare che nelle tre o quattro puntate di Bruno Vespa dedicate alla politica si riveli un appetito commerciale e culturale nell'avere Berlusconi ieri sera, nell'avere Veltroni stasera, nell'avere domani sera forse Bertinotti. Non credo, onorevole Beltrandi, che si debba imporre per legge, per regolamento, che invitando Berlusconi il conduttore debba poi invitare tutti gli altri che si candideranno premier.
Se la politica pensa questo, ritengo più onesto stabilire la chiusura fino al voto di


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trasmissioni quali Porta a porta, Ballarò e Anno Zero. Non firmerò per nessuna di queste trasmissioni qualcosa che somigli ad una disciplina che le induca a diventare trasmissioni non più di approfondimento giornalistico, in cui contano anche il conduttore, la priorità di rapporto con il pubblico, un effetto mediatico della notizia e la gerarchia delle notizie, senza la quale non si fa informazione, non si fa giornalismo.
Purtroppo, nel nostro Paese non è lo stesso se alla trasmissione di Vespa è invitato Berlusconi o Rotondi. Non è colpa mia o della legge: è così perché quel personaggio prende milioni di voti e l'altro no, infatti si candida con Berlusconi sperando che, quando riceverà l'invito, Berlusconi si dichiari stanco e lo invii al suo posto.
Purtroppo non ho risposte per tutto. Ritengo però più onesto in campagna elettorale chiudere queste trasmissioni, perché non si può chiedere a Bruno Vespa, poiché ha chiamato Berlusconi o Bertinotti, di invitare tutti gli altri entro tre settimane, laddove oggi dovrei dirgli "tutti gli altri oggi costituiti" perché non si sa chi si candidi premier. Posso solo dirgli di invitare quelli di oggi alla stessa ora.

CORRADO CALABRÒ, Presidente dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Innanzitutto desidero assicurare all'onorevole Morri che per l'emittenza privata le disposizioni che detteremo non saranno meno stringenti di quelle dettate per la concessionaria pubblica. Lo abbiamo fatto in passato, verificando come in definitiva siano state accettate, salvo trasmissioni singole puntualmente sanzionate, e credo che ormai la mentalità sia predisposta ad accettare questa sorta di par condicio tra le emittenti.
La contrapposizione evocata dall'onorevole Morri è di fondo e induce ad individuare quanto spazio si debba lasciare alla libertà e quanto la legge debba normare preventivamente. La legge può fare tutto, tranne questo. Per altro verso, però, lo fa: per un verso non è così puntuale, mentre per un altro è puntuale muovendo da presupposti ormai cambiati nella realtà di oggi.
La legge n. 28 non ha prefigurato una situazione quale l'attuale, con una pluralità di liste tutte concorrenti al premierato, che ha generato un grosso problema per voi e per noi che non ci troviamo in sede di normazione primaria. In sede di normazione secondaria, ci chiediamo quanto sia possibile limitare. Nelle comunicazioni politiche tutti i soggetti hanno pari opportunità, nel resto è riservato alla vostra valutazione politica di buonsenso, di ponderazione di contrapposti interessi lo stabilire le linee direttive.

FRANCA RAME. A proposito della trasmissione di Vespa, speravo che con il cambio di legislatura i politici rifiutassero di parteciparvi, cosicché Vespa avrebbe avuto difficoltà nel riempire le trasmissioni di madri assassine, di donne obese, di come ci si bacia, di come si fa l'amore. I politici di fatto sostengono questa trasmissione.
Volevo chiedere al dottor Calabrò se sia al corrente dei dati dell'audience di ieri sera a Porta a Porta con Berlusconi.
Personalmente, ho ripreso a svolgere la mia professione e con Dario o da sola recito nei palazzetti dello sport con 10-15 mila persone. Mi sono prefissa di svolgere un'indagine con varie domande, chiedendo alla gente anche quale sia il loro personaggio politico preferito. La risposta che emerge più evidente, gridata e urlata è: tutti a casa. Tra le altre domande, chiedo anche quale politico in televisione li aggradi maggiormente, ma la risposta è che nel vedere un politico in televisione cambiano canale.
Dovrebbe essere considerato e sottolineato come ieri sera a Ballarò sia stato presentato un sondaggio dove c'erano il PD, la Casa delle Libertà, la Rosa Bianca e qualche altro partito di minore importanza. Ritengo che questo non sia assolutamente corretto.

CORRADO CALABRÒ, Presidente dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Per quanto riguarda l'audience di


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Porta a Porta di ieri sera, non abbiamo ancora i dati Auditel; fonti RAI accreditano un 28-30 per cento. Ballarò ha riportato i dati di questo sondaggio citando le fonti e gli altri criteri che la legge impone. Valuteremo se vi siano anche altri aspetti da considerare.

GENNARO MIGLIORE. Anch'io vorrei ringraziare l'Autorità per il lavoro che in modo così impegnativo si appresta a compiere.
Desidero esprimere alcune considerazioni sulla base delle nostre possibilità. Lei ha giustamente osservato come in sede di normazione secondaria esista una discrezionalità dovuta alla particolare condizione in cui oggi ci troviamo, condizione peraltro prevedibile perché dovuta all'attuale frammentazione del quadro politico, in particolare ad esigenze politiche di abbandono del bipolarismo tout court.
La prima questione che vorrei sottoporle riguarda l'esigenza di dar conto di questa rottura del bipolarismo nell'ambito di questa diversa disponibilità. Si tratta di un dato non solamente quantitativo, ma qualitativo. Ritengo che la prima illustrazione di pluralismo rispetto a quanto sta accadendo nel Paese sia determinata dal fatto di non aderire ad uno schema precedente, che evidentemente non esiste più.
Desidero riportare lo stesso esempio della senatrice Rame, perché l'indicazione parziale di sondaggi è un dato non semplicemente omissivo, ma distorsivo dell'attività informativa per quanto riguarda la presenza dei vari soggetti e delle varie proposte politiche nel nostro Paese. In questo caso, inviterei l'Autorità a prendere in seria considerazione, prima ancora della quantità, la qualità della comunicazione. Mi rendo conto che è opinabile, però è un dato sul quale ci si può soffermare con una certa attenzione.
La seconda questione riguarda i contenitori. In tempi non sospetti sono stato tra coloro che hanno difeso integralmente la libertà di palinsesto dei conduttori, anche contro l'interesse di una parte dell'attuale Partito Democratico, che attaccava alcune trasmissioni, con divergenze molto profonde in particolare con l'Udeur. Vorrei però focalizzare l'attenzione sulla qualità dell'intervento.
Sulla presenza di ieri del Presidente Berlusconi non sollevo alcuna obiezione, perché è chiaro che la sua partecipazione in televisione differisce dalla partecipazione di un rappresentante di una forza politica minore, in quanto è il principale leader italiano da quindici anni e attrae l'attenzione del pubblico talvolta non obbligatoriamente schierato. In una condizione di par condicio preelettorale, però, ritengo che il monologo o il semi-monologo difficilmente possa essere considerato un esercizio di pluralismo, che è garantito dalla presenza non solo delle differenti voci, ma anche di differenti domande che possono intervenire nel discorso (Commenti del deputato Lainati). Ritengo che, se i giornalisti svolgono bene il loro lavoro, siano sempre autonomi.

PRESIDENTE. La prego, onorevole Migliore, di non raccogliere le provocazioni!

GENNARO MIGLIORE. Nella strutturazione della trasmissione gli intervistatori fungevano da pendant. Se si organizza un confronto con varie opinioni, i giornalisti, se fanno bene il loro mestiere, sono sempre autonomi per deontologia, quale che sia il proprietario della loro testata.
Spero che con Veltroni, con Bertinotti e con la Bonino le domande siano effettivamente incalzanti e non consentano un'espressione senza contraddittorio, se non puntualmente con qualche osservazione. I direttori dei giornali erano ospiti, non formulavano le domande, ma esprimevano solo qualche considerazione.
Ritengo che questo con la moral suasion da lei citata possa essere segnalato, cosicché nella piena libertà del conduttore si possa realizzare il pluralismo informativo in maniera più efficace e incalzante.
Le segnalo che, poiché non esiste più un sistema perfettamente bipolare, forse i modelli da indagare sono quelli di Paesi senza bipolarismo. Perfino in Francia, nel primo turno delle presidenziali, gli spazi informativi dei vari candidati alla Presidenza


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della Repubblica in un sistema a doppio turno, semipresidenziale sono a disposizione di tutte le forze politiche, anche di quelle non più presenti in Parlamento, perché con il sistema maggioritario non conseguono un'adeguata rappresentanza. Questo funziona perfettamente sul piano dell'offerta del pluralismo informativo. Ritengo che quello sia il modello a cui ispirarsi e non certamente quello degli Stati Uniti, in cui il bipolarismo è di fatto.

CORRADO CALABRÒ, Presidente dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Le osservazioni dell'onorevole Migliore investono in definitiva la legge vigente. Si rileva una sfasatura tra il mutamento della realtà e la disciplina legislativa ancorata ad un sistema che oggi appare diverso. Da qui emerge probabilmente l'esigenza di una nuova legge elettorale e l'opportunità che questa fosse emanata prima di queste elezioni, per non arrivare all'appuntamento elettorale in una realtà nuova con una legge vecchia. Così non è e non possiamo fare nulla.
Per quanto riguarda l'adozione di modelli stranieri più o meno suggestivi, come quello francese o americano, la situazione appare diversa. Si parte da una situazione plurima e poi ci si concentra su candidature contrapposte. La nostra legge è diversa, perché stabilisce abbastanza univocamente che, per il tempo intercorrente tra la data di convocazione del comizio elettorale e la data di presentazione della candidatura (questa prima fase), gli spazi siano ripartiti tra soggetti politici presenti nell'Assemblea da rinnovare, nonché da quelli presenti nel Parlamento europeo nei due rami del Parlamento, ma non indica come. Anche in questa fase nelle tribune politiche questi soggetti hanno diritto di essere presenti. Nella seconda fase saranno presenti quelli che hanno presentato le candidature.
Il discorso ritorna però sulle trasmissioni di approfondimento informativo, sull'efficacia del contraddittorio e sulla professionalità del conduttore, che comporta la deontologia professionale, l'imparzialità e anche l'acutezza del confronto. Forse possiamo inserirle nelle vostre direttive, affinché il contraddittorio sia veramente efficace, laddove invece un contraddittorio non compiacente ma blando fino all'attenuazione funge da cassa di risonanza, anziché da contrapposizione.
Nella seconda fase, se il contraddittorio avviene tra soggetti politici, è la stessa presenza dell'antagonista a garantire la reazione. Nella prima fase in cui sono presenti i giornalisti non è sufficiente la presenza di due o quattro giornalisti a garantirla, ma è fondamentale il modo in cui essi affrontano il loro compito.

RODOLFO DE LAURENTIIS. Vorrei ringraziare il presidente Calabrò per l'approfondimento dei temi oggi sollevati. Desidero anche recuperare il tempo che molti colleghi hanno utilizzato non tanto ponendo domande, quanto svolgendo veri e propri interventi che non aggiungono molto a quanto dobbiamo decidere in questi giorni.
Considero opportuna una brevissima riflessione, partendo anche dalle considerazioni dell'onorevole Migliore, che condivido. Ci troviamo di fronte ad un bipolarismo che non c'è più, ad uno scenario in cui è nata la legge n. 28 che non c'è più. Questo in fase di campagna elettorale ci impone di affrontare con grande accortezza e lungimiranza i temi inseriti all'interno della legge stessa.
Rispetto ad una legge probabilmente per molti aspetti superata, ancorata ad uno schema e ad un modello ormai polverizzato, la Commissione di vigilanza e l'Autorità devono compiere un lavoro di adattamento e di interpretazione della legge in uno scenario cambiato, nuovo, per fare in modo che le regole dell'accesso alla comunicazione siano in sintonia con questo nuovo scenario. Lo sforzo convergente da parte dell'Autorità e della Commissione di vigilanza potrà giovare alle forze politiche che intendono comunicare elementi concreti alla gente.
Per quanto riguarda la Rosa Bianca, riporto un esempio, ma se ne potrebbero citare altri. Condivido le considerazioni


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dell'onorevole Beltrandi in merito all'esistenza di un meccanismo perverso che sfugge al controllo. Nel momento in cui la comunicazione dovrebbe essere gestita in termini di grande accortezza, i dati di presenza in questa fase ci portano a considerare la mancanza di governance in questo momento. Questo non può essere giustificato solo dal fatto che altre forze politiche in precedenza abbiano avuto un'esposizione altrettanto rilevante. Si tratta di forze politiche strutturate, che hanno gruppi parlamentari, ruoli istituzionali, per cui inevitabilmente avevano una presenza istituzionale più forte per ovvi motivi. Deve essere adottata una particolare cautela per evitare, almeno nella prima fase del periodo della par condicio, uno sforamento di tutte le regole del gioco.
Il terzo elemento che vorrei sottolineare è come in questi anni si sia assistito ad un aggiramento di fatto delle delibere di questa Commissione da parte dell'azienda. È innanzitutto interesse del Parlamento fare in modo che le sue scelte siano rispettate dall'azienda, compiendo uno sforzo comune anche con la Commissione. Potrebbe essere di ulteriore aiuto una stretta correlazione con l'Autorità per definire un quadro regolamentare che consenta di rendere efficaci le delibere di questa Commissione, per evitare l'indeterminatezza in cui sia possibile scegliere arbitrariamente le strade più redditizie.
Mi auguro che lei possa fornirci indicazioni anche su questo e suggerire alla Commissione una strada da perseguire, perché sulle sanzioni e sul quadro regolamentare delle delibere si gioca molto dell'efficacia delle norme, delle regole e dei principi che andremo a stabilire d'ora in avanti.

CORRADO CALABRÒ, Presidente dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Considero opportuno, ma difficile da tradurre concretamente, il suggerimento dell'onorevole De Laurentiis di svolgere un lavoro di adattamento della legge per adeguarla al nuovo scenario, come è compito nostro. L'interprete deve essere sempre sincronizzato con l'attualità, come fa la giurisprudenza. Anche in sede di normazione, la legge deve essere portata alla sua applicazione più adeguata ad uno scenario in mutamento.
Per quanto riguarda l'aggiramento da parte della concessionaria di indicazioni date nel vostro atto di indirizzo, siamo intervenuti. Il sistema sanzionatorio, che nei confronti della RAI non porta mediamente alla sanzione perché in genere consente il ripristino prima di sanzionare, come ho affermato in altra sede con segnalazione al Parlamento, è un po' dilatorio. Forse la presa sulle emittenti private è paradossalmente più diretta.
Innanzitutto, consideriamo come voi vedete la situazione, però abbiamo anche agito come la legge prevede, e la mancata osservanza di indirizzi è stata considerata non solo nella singola trasmissione, ma anche in un comportamento ripetuto. Quindi, senza soffocare la libertà di iniziativa aziendale e quella professionale dei giornalisti, i vostri precisi indirizzi garantiranno il nostro puntuale intervento, fermo restando che talvolta siamo intervenuti interpretando i vostri indirizzi.
Voi fate le interpretazioni della legge e noi, in sede di sanzione, non potevamo chiedere delucidazioni, per cui abbiamo interpretato e applicato i vostri indirizzi e, tranne in un caso, il TAR ha sempre avallato queste nostre interpretazioni, per cui siamo particolarmente sensibili e attenti alle vostre indicazioni.

ANTONIO SATTA. L'onorevole De Laurentiis ha annunciato che avrebbe ridotto al minimo il suo intervento, poi ha superato anche i tempi dei colleghi Morri e Migliore; poiché mi è simpatico, va bene...!
Nel salutarla e nell'apprezzarla, presidente, sottolineo come tutta la Commissione abbia espresso grande apprezzamento per l'Autorità anche quando ha dovuto annotare qualche sanzione, come recentemente accaduto nella trasmissione Anno Zero, sebbene il conduttore si sia subito precipitato a dire che la Commissione si era mossa in quella direzione per la presenza al suo interno di un ex parlamentare


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dei Popolari-Udeur. L'apprezzamento deve comunque essere generalizzato: si apprezza anche quando le cose non piacciono.
Personalmente, sono abbastanza scettico sul ruolo di questa Commissione, perché spesso gli indirizzi dati non sono stati rispettati dall'azienda non solo nel settore molto delicato dell'informazione, ma anche in altri. Basti pensare che, nonostante le innumerevoli richieste di tutta la Commissione alla RAI di avere il quadro delle competenze nei confronti delle trasmissioni e dei conduttori, non si è riusciti ad ottenere niente, nonostante la legge finanziaria preveda che tutti i dati siano consegnati alla Commissione di vigilanza. Questo oggi si può anche tralasciare.
Quanto oggi è emerso nel nostro dibattito pone ancora una volta in grande evidenza la delicatezza dell'informazione in un momento particolare.
Ritengo quindi che il relatore della risoluzione, che dovrà essere esaminata e poi approvata dalla Commissione, intenda muoversi nell'ambito di questo indirizzo di garanzia verso tutte le forze politiche in campo e preveda questa garanzia di equilibrio e di obiettività da parte di tutte le trasmissioni del servizio pubblico. Lei ha infatti rilevato come stranamente le emittenti private chiamate in causa obbediscano immediatamente e le distorsioni più gravi avvengano proprio nel servizio pubblico.
Nel servizio pubblico quando si tocca l'informazione sembra di toccare la soglia del paradiso, posto inarrivabile per noi mortali. Pur avendo svolto la professione di giornalista, riconosco che sembra trattarsi di intoccabili che in nome dell'autonomia e della rispondenza alla propria coscienza possano sottrarsi all'obbligo di informare tutti attraverso il servizio pubblico.
Il richiamo che la Commissione farà attraverso questa risoluzione porrà dei paletti di garanzia per tutti, nel rispetto dei ruoli delle forze politiche e di quello che rappresentano. È necessario sottolineare ulteriormente come il conduttore non debba pensare di fare quello che vuole, perché nessuno contesta e vuole censurare niente, però anche chi rappresenta una parte di consenso popolare pretende che il conduttore sia espressione di garanzia nell'informazione verso tutti e non strumento di affermazione di propri principi non condivisi dall'opinione pubblica. Si tratta di un servizio pubblico che il cittadino paga, per cui questi ha diritto ad avere un'informazione equilibrata, compiuta, che sia di garanzia verso le voci più autorevoli e le meno autorevoli, verso coloro che hanno più consenso e coloro che ne hanno meno.
Conoscendo il relatore Marco Beltrandi, sono certo che la proposta di risoluzione non potrà che andare in una direzione di garanzia perché ci troviamo di fronte al presidente dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. La ringrazio ancora per la sua partecipazione.

CORRADO CALABRÒ, Presidente dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Sì, in effetti abbiamo il termine «garanzia» nella nostra denominazione, ma anche nella missione che siamo chiamati a svolgere.
Colgo l'opportunità del richiamo ad Anno Zero per fornire in questa autorevole sede qualche informazione al riguardo, perché sono state diffuse notizie non rispondenti alla verità. L'atto adottato dall'Autorità non è una sanzione e neanche una diffida, ma un richiamo riferito a tre specifici episodi e a comportamenti puntualmente individuati in questi episodi. Ne cito solo uno, in cui un magistrato è stato rappresentato da una figurante in una sorta di fiction, per cui buona parte del pubblico ha ritenuto che fosse una ripresa in diretta del magistrato.
Di questo passo, anche in relazione a quanto avvenuto in altre trasmissioni, abbiamo un giornalista che si sostituisce al giudice, un figurante che fa il testimone, uno che fa da pubblico ministero, un altro che fa l'avvocato senza conoscere né le leggi né gli incartamenti processuali, ovvero la mimesi nel processo in televisione. Per Anno Zero è stato fatto il giorno


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precedente, quando la trasmissione su Cuffaro non c'era stata, quindi senza alcun riferimento a quella trasmissione ipotizzato da un esponente politico.
Questo richiamo è stato adottato dal consiglio all'unanimità, come sottolineo, perché quello stesso esponente politico ha affermato che questa Autorità sarebbe lottizzata. Questa Autorità è nominata in base a quanto previsto dalla legge vigente, cioè a maggioranza di otto componenti e il presidente, con il parere favorevole dei due terzi dei componenti delle due competenti Commissioni di Camera e Senato. Vi ringrazio ancora per la fiducia che mi avete accordato, dandomi la maggioranza dei due terzi dei componenti così difficile da raggiungere, giacché perfino per il giudice costituzionale si abbassa in votazioni successive.
L'atto è puntuale e, se lo desidera, l'azienda potrà controdedurre. Era inevitabile perché, a parte il dovere di intervenire anche d'ufficio, avevamo precisi esposti cui siamo tenuti per legge a rispondere.
Distintamente e con riferimento più vasto che non si focalizza su un singolo aspetto, abbiamo adottato un atto di indirizzo che vieta la mimesi dei processi in televisione, i processi di piazza, la gogna mediatica per un avviso di garanzia che resta indelebile anche qualora il seguito del processo cancelli quella prima imputazione. Abbiamo convocato un confronto con le emittenti televisive, con la Federazione nazionale della stampa, con l'Ordine dei giornalisti. Realizzeremo anche un tavolo tecnico cui inviteremo a fornire il loro contributo illustri personaggi.
Non tendiamo a soffocare con norme minuziose la libertà di espressione del pensiero garantita dalla Costituzione. Nella professionalità dei giornalisti tendiamo a coadiuvare le parti affinché adottino un atto di autogestione valutando i problemi che sottoponiamo loro, evidenziando le criticità che abbiamo rilevato.
Ringraziamo tutti gli intervenuti che hanno dato atto all'Autorità dell'efficacia, imparzialità e indipendenza con cui ha svolto la propria azione durante le scorse elezioni, riconosciuteci anche in sede internazionale dal Consiglio d'Europa. All'estero questo è stato apprezzato affermando che l'Autorità avrebbe contribuito a correggere una situazione inizialmente squilibrata con provvedimenti efficaci e tempestivi, migliori rispetto a quelli adottati in passato.

CLAUDIO MICHELONI. Avrei voluto evitare di esprimere due considerazioni, ma sarò brevissimo. Per la prima volta arrivo in campagna elettorale in questa sede e il nostro dibattito di oggi mi induce ad ipotizzare che forse non siamo le persone giuste per dibattere questi argomenti. Quando infatti utilizziamo il termine «informazione» in questa fase di campagna elettorale forse immaginiamo anche legittimamente la propaganda. È un rimprovero che ci dovremmo muovere tutti. Confido quindi molto sugli apprezzamenti rivolti alla sua Autorità.
Come rappresentante della Circoscrizione Estero, mi sembra che in questo momento in Italia non ci si renda conto del forte rigetto dell'opinione pubblica nei riguardi della classe politica in generale. Non so se ne avremo le capacità o la possibilità, ma dovremo riflettere affinché l'informazione in questa fase non sia una fotocopia di quanto avvenuto nelle altre campagne elettorali, cercando di renderla più appetibile anche mettendoci in gioco. Seguendo le nostre trasmissioni politiche, infatti, abbiamo l'impressione che i giornalisti si autocensurino.
In Francia, quando il Presidente della Repubblica andava in onda a reti unificate davanti a due giornalisti, questi lo spingevano all'angolo e tutta la popolazione aspettava quel momento perché i giornalisti erano lì per costringerlo a rispondere. Questo è ciò che manca, che dovremmo avere il coraggio di dichiarare come politici o potenziali candidati alle prossime elezioni, che serve per rendere appetibile e riavvicinare la gente alla politica, altrimenti si utilizzeranno semplicemente i


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bilancini accentuando questa frattura molto grave e preoccupante per il Paese.

CORRADO CALABRÒ, Presidente dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Ritengo che non risulterà vulnerata la professionalità dei giornalisti se voi nel vostro atto di indirizzo e noi nella nostra pedissequa deliberazione sottolineeremo l'esigenza che il contraddittorio sia veramente efficace e non solamente apparente. Poiché non tutti lo fanno, forse dobbiamo richiederlo. Vi ringrazio.

PRESIDENTE. Ringrazio il presidente Calabrò e tutti i suoi collaboratori.
Dichiaro conclusa l'audizione.

La seduta termina alle 16,55.

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