COMMISSIONE XIII
AGRICOLTURA

Resoconto stenografico

INDAGINE CONOSCITIVA


Seduta di mercoledì 16 gennaio 2008


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PRESIDENZA DEL PRESIDENTE
MARCO LION

La seduta comincia alle 15,45.

(La Commissione approva il processo verbale della seduta precedente).

Sulla pubblicità dei lavori.

PRESIDENTE. Avverto che la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata anche attraverso l'attivazione di impianti audiovisivi a circuito chiuso e la trasmissione televisiva sul canale satellitare della Camera dei deputati.

Audizione di rappresentanti della regione autonoma della Sardegna.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca, nell'ambito dell'indagine conoscitiva sulla crisi finanziaria del comparto agricolo, con particolare riferimento alla situazione della regione Sardegna, l'audizione di rappresentanti della regione autonoma della Sardegna. Sono presenti il dottor Francesco Foddis, assessore regionale dell'agricoltura e riforma agro-pastorale; il professor Giancarlo Rossi, direttore generale dell'Agenzia regionale per l'attuazione dei programmi in campo agricolo e per lo sviluppo rurale (LAORE Sardegna); il professor Giuseppe Pulina, direttore generale dell'Agenzia regionale per la ricerca scientifica in agricoltura (AGRIS Sardegna); il dottor Gianni Ibba, direttore generale dell'Agenzia regionale per la gestione e l'erogazione degli aiuti in agricoltura (ARGEA Sardegna).
Do la parola all'assessore Foddis.

FRANCESCO FODDIS, Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale della regione autonoma della Sardegna. Signor presidente e onorevoli deputati, è per noi particolarmente importante questa occasione che ci è stata oggi offerta per cercare non soltanto di rappresentare puntualmente le criticità del comparto agricolo regionale, ma anche di riportare a una più esatta dimensione il problema dell'indebitamento in agricoltura in Sardegna, soprattutto con riferimento all'indebitamento causato dalla legge 4 giugno 1988, n. 44.
Raccogliendo l'invito della Commissione, mi sono permesso di partecipare a questa audizione assieme ai direttori generali delle tre agenzie che hanno il compito strumentale di assistere le politiche agricole isolane.
Le difficoltà strutturali della nostra agricoltura rientrano certamente, a nostro parere, tra le cause che hanno generato il problema dell'indebitamento. Quest'ultimo, peraltro, se non per quanto attiene specificamente alla legge n. 44, non è un problema esclusivamente isolano.
Noi riteniamo che da criticità di questo tipo si possa uscire tramite progetti e programmi strutturali e che il Programma di sviluppo rurale, recentemente approvato dalla Commissione europea, sia - in questo contesto - un documento estremamente importante da attivare rapidamente e con puntualità se si vuole intervenire sulle situazioni più difficili prima che sia troppo tardi.
La regione Sardegna - con una riforma degli enti agricoli - ha recentemente istituito tre agenzie, ciascuna delle quali ha una missione ben definita e svolge precise attività strumentali alla politica agricola.


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Si tratta di agenzie che non creano nuove politiche agricole, bensì danno attuazione alle politiche agricole esistenti.
Il professor Giancarlo Rossi è il direttore generale dell'agenzia LAORE, la quale è stata istituita con il compito specifico di fornire assistenza tecnica (nell'accezione più moderna del termine), accompagnare i processi verso la nuova politica agricola e cogliere le opportunità che la multifunzionalità dell'agricoltura garantisce (di cui una regione così particolare come la Sardegna è oltremodo bisognosa). Non dimentichiamo la capacità che potrà avere la nostra isola di cogliere le opportunità dell'asse 3-4 del Programma di sviluppo rurale, laddove viene in qualche modo prevista una governance partecipativa all'autogoverno che lo sviluppo locale prevede.
Il dottor Gianni Ibba è il direttore generale dell'ARGEA, agenzia i cui compiti specifici sono quelli di accompagnare le fasi istruttorie e i collaudi, di seguire in genere tutto ciò che attiene all'attività amministrativa, nonché - cito per ultimo questo compito proprio per la sua specificità - di fungere da organismo pagatore. In tale modo si è voluto evitare che si continuasse a verificare il fenomeno per cui diversi funzionari venivano impegnati sia per fornire l'assistenza tecnica sia per svolgere attività istruttoria, perdendo così di vista l'obiettivo della propria specifica missione (così accadeva nel vecchio Ente regionale di sviluppo e assistenza tecnica in agricoltura, oramai sciolto).
Poiché, infine, non potevamo ipotizzare un programma di sviluppo rurale senza che esso fosse accompagnato, in maniera efficace, dalla ricerca (e in Sardegna già esistevano svariati enti di ricerca) abbiamo ritenuto opportuna l'istituzione di un'agenzia, l'AGRIS, finalizzata a raccogliere in maniera organica e funzionale tutti i momenti di ricerca, assicurandosi soprattutto che quest'ultima sia finalizzata all'attuazione e concretizzazione delle aspettative del mondo agricolo. Il professor Giuseppe Pulina, anche lui qui accanto a me, ne è il direttore generale. È importante sottolineare che nel comitato scientifico di quest'agenzia abbiamo istituzionalizzato la presenza delle università isolane in maniera che la ricerca universitaria sia anch'essa funzionale alle aspettative del mondo agricolo isolano.
Ho preferito accennare subito a questi aspetti perché non possiamo pensare di risolvere i problemi dell'indebitamento senza provvedere a rilanciare la capacità di produzione di reddito da parte dell'agricoltore e dell'impresa agricola.
Quanto all'indebitamento, le imprese che hanno fatto richiesta di mutui, a valere sulla citata legge n. 44, sono 4.947 per un importo complessivo pari a 118 milioni 314 mila euro. Tale importo è riferito ai mutui originali richiesti dagli agricoltori a valere alle opportunità previste dall'articolo 5 della legge (ricordo che tale articolo dava la possibilità all'agricoltore che contraeva il mutuo di godere di un contributo sugli interessi).
Nel 1997 l'Unione europea intervenne dichiarando illegittima questa legge, in quanto priva dell'atto di notificazione. L'Unione - in un passaggio delle sue note - precisava che, se la legge fosse stata notificata e motivata, probabilmente si sarebbe trovata anche la possibilità di renderla compatibile. Comunque tale intervento comportò che, a fronte di 4.947 domande di mutuo per oltre 118 milioni di euro, fossero erogati soltanto poco più di 31 milioni 216 mila euro.
Delle 4.947 pratiche, ben 4.784 risultavano in capo al Banco di Sardegna - che diventa, quindi, la banca di riferimento rispetto alle attività che in seguito sono state sviluppate - mentre le quasi 200 pratiche residuali risultavano distribuite come segue: 34 a BNL; 37 a Sanpaolo IMI; 14 all'allora Cariplo; 58 a Meliorbanca; 1 a Monte dei Paschi di Siena e 19 a Banco di Napoli.
Questo spiega perché la regione Sardegna si sia attivata, come tra breve dirò, in maniera prioritaria col Banco di Sardegna, stante la rilevanza che tale istituto bancario ha avuto nella fattispecie che stiamo trattando.
Contemporaneamente al giudizio di illegittimità, l'Unione europea ha anche invitato


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la regione Sardegna a procedere alla restituzione dei contributi che le erano stati erogati e a recuperare i 31 milioni 216 mila euro. La regione Sardegna ha proceduto al recupero in diversi momenti. Alcuni dei beneficiari hanno restituito spontaneamente i contributi incassati, dietro semplice richiesta, per un totale di 1.408.082 euro.
Con una prima delibera della giunta, la numero 5/22 del 7 febbraio 2003, sono stati trattenuti a titolo di compensazione - previa intesa con le organizzazioni agricole regionali - 11 milioni 269 mila 509 euro di contributi ai quali gli agricoltori avevano diritto, sulla base di altri provvedimenti di indirizzo. Con un'ulteriore delibera, la n. 36/18 del 2005, si è poi operata ancora una piccola trattenuta.
In definitiva, su poco più di 31 milioni di contributi pagati, sono stati recuperati - fino ad oggi - 13 milioni 388 mila 638 euro. In valore capitale, il credito residuo da recuperare dietro ordine dell'Unione europea è pari a 17 milioni 828 mila 126 euro, ai quali vanno aggiunti gli interessi legali decorrenti dalla data in cui i contributi sono stati illegalmente percepiti, così come recita il parere dell'Unione europea.
Dal 2005, su proposta di chi vi parla, abbiamo ritenuto opportuno non procedere a ulteriori recuperi. Ho sospeso cautelativamente il recupero imposto dall'Unione europea per assicurare la tutela dell'amministrazione regionale, essendo venuto a conoscenza delle iniziative legali promosse dalle organizzazioni agricole nei confronti della nostra azione. Ad oggi, quindi, nessun ulteriore recupero è stato attivato.
Nel frattempo, sono stati accolti dal Presidente della Repubblica i ricorsi di alcuni agricoltori assistiti dalle organizzazioni di categoria. A tali ricorsi, tuttavia, non abbiamo ottemperato perché, immediatamente dopo, l'Unione europea ha ribadito il proprio giudizio di illegalità della legge e ci ha invitato nuovamente a proseguire nell'azione di recupero che - lo ricordo ancora - non abbiamo finora intrapreso, alla luce della situazione che si è venuta a determinare.
Attualmente lo stato del contenzioso relativo a questa legge ha subito un'ulteriore specificazione da un tentativo - che ci ha visto impegnati recentemente in un confronto con il Banco di Sardegna e con la Banca Popolare dell'Emilia-Romagna, che lo controlla - fatto per trovare un'intesa che consentisse una ristrutturazione del debito per gli agricoltori interessati e che tenesse conto degli interessi legali effettivamente decorrenti.
L'incontro, svoltosi grazie alla collaborazione del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Paolo De Castro, ha permesso la stipula di un'intesa (la cui fase operativa inizierà domani) che prevede quanto sto per illustrarvi.
Le sofferenze dichiarate dal Banco di Sardegna (che, lo ripeto, rappresenta 4.784 delle 4.947 pratiche di mutuo inoltrate) ammontano a 9 milioni 639 mila 435 euro come quota capitale, a cui vanno aggiunti interessi per 9 milioni 746 mila 805 euro. L'esatta dimensione del contenzioso, a valere sull'articolo 5 della legge n. 44, risulta pertanto pari a 19 milioni 880 mila 824 euro.
Ciò sta a significare, quindi, che la maggior parte dei 118 milioni di mutui inizialmente contratti è stata restituita.
Vorrei sottolineare ancora alla Commissione che fu l'articolo 5 ad essere impugnato dall'Unione europea, in quanto prevedeva contributi sugli interessi.
Tuttavia il Banco di Sardegna espone anche ulteriori aspettative rispetto ad altre sofferenze riferibili all'articolo 1 della legge n. 44. Tale articolo, pur non prevedendo contributi, stabiliva che, a fronte di mutui contratti al fine di ripianare le passività, la regione potesse rilasciare - con determinazione del direttore generale - una garanzia fideiussoria.
Poiché l'articolo 1 non è mai stato citato nelle osservazioni dell'Unione europea, si ritiene che la garanzia rilasciata a fronte di questo non abbia incontrato riserve in sede europea.


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Ad oggi le pretese del Banco di Sardegna sulle garanzie prestate dalla regione sono pari a 11 milioni 961 mila 720 euro come quota capitale, a fronte dei quali si evidenziano interessi per 7 milioni 176 mila 132 euro, nonché spese per 280.575 euro. La legge prevedeva che la garanzia dovesse coprire tutti gli interessi e le spese fino a chiusura delle procedure esecutive che preventivamente dovevano essere attivate.
La richiesta di questi ulteriori 19 milioni 418 mila 527 euro è, pertanto, relativa a posizioni debitorie per le quali sono state attivate tutte le procedure prioritariamente dovute. Stiamo parlando di realtà quali Marsilva, Quadriflor, Barbagia Flores che gli onorevoli consiglieri della Sardegna conoscono molto bene.
Il Banco di Sardegna, inoltre, sollecita l'intervento anche relativamente ad altre esposizioni sugli stessi nominativi debitori in quanto non erano impegnati soltanto sulle linee di finanziamento relative alla legge n. 44, ma anche su altre linee: miglioramenti fondiari, scoperti di conto corrente e altri rapporti che dovranno essere oggetto di verifica e puntualizzazione nel corso delle attività che, da domani, una specifica commissione inizierà a svolgere unitamente alla finanziaria regionale - la SFIRS (Società finanziaria industriale rinascita Sardegna) - e allo stesso Banco di Sardegna.
In definitiva, con queste tre specificità, la somma delle sofferenze esposte e pretese dal Banco di Sardegna, è di poco superiore a 85 milioni di euro.
Da tutto ciò si evince che, a fronte dei 118 milioni inizialmente concessi come mutui, la sofferenza residuale per 4.784 pratiche è pari a 85 milioni, dei quali ben 45 dovuti ad altre esposizioni che non hanno origine dalla legge n. 44.
Se dovessimo limitarci alle sofferenze riconducibili specificamente alla legge n. 44, totalizzeremmo 19 milioni sull'articolo 5, più 19 milioni sull'articolo 1.
Quindi la legge n. 44, al momento, ha procurato un contenzioso per i 31 milioni di contributi illegalmente incassati - che, in qualche maniera, devono essere restituiti - più 40 milioni di euro.
A conclusione degli incontri avuti, alla presenza del signor ministro, il Banco di Sardegna si è impegnato a riconsiderare i tassi degli interessi addebitati applicando il tasso legale vigente tempo per tempo, con il calcolo dell'interesse semplice invece che dell'interesse composto. Il Banco di Sardegna, con un intervento sul proprio bilancio, si è impegnato inoltre ad abbattere del 20 per cento la quota capitale del credito.
Dobbiamo tenere presente, inoltre, che dai bilanci del Banco di Sardegna si evince che lo stesso, al 31 dicembre 2006, ha già svalutato i crediti nei confronti del sistema agricolo per circa il 67 per cento. Ritengo quindi che, al 31 dicembre 2007, la svalutazione superi il 70 per cento. Non credo che il sacrificio fatto farà piangere gli azionisti dal momento in cui, avendo già svalutato il credito di oltre il 70 per cento, anche concedendo un'ulteriore valutazione del 20 per cento al proprio credito, rimane certamente un 50 per cento (sul quale, poi, dovranno essere pagate le tasse a causa delle sopravvenienze attive che tutto ciò comporta).
Proprio domani la regione Sardegna, l'assessorato all'agricoltura e il sottoscritto si incontreranno con i dirigenti del Banco di Sardegna e della SFIRS per poter analizzare la correttezza di tali dati. Ciò soddisfa l'esigenza della SFIRS, che dovrebbe subentrare acquistando questa partita di debiti per poi poterla ridefinire addebitandola agli agricoltori interessati alla restituzione, sulla base di un programma che, chiaramente, prevederà un lungo periodo di preammortamento.
Di fatto, l'interesse della regione Sardegna non è soltanto quello di chi e come deve subentrare nel problema dei debiti, ma è anche quello di fare in modo che gli agricoltori oggi non in grado di produrre vengano rimessi all'interno di un circolo virtuoso. Per basso che sia il mutuo da restituire in 10, 15 o 20 anni, la rata si ottiene comunque dal cash flow che l'attività produttiva consente, pertanto - se


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non consentiamo la ripresa produttiva dell'agricoltore - tutta l'operazione risulterà inutile.
Abbiamo dunque bisogno di conoscere in maniera più puntuale le singole posizioni, sia per verificare la correttezza delle pretese della Banca, sia per capire la condizione reale del debitore interessato rispetto a una possibile ripresa produttiva.
Come ho già detto, domani inizieremo queste attività che ci consentiranno in breve tempo di verificare i dati e di rilanciare i produttori verso un obiettivo che, necessariamente, deve essere accompagnato dalle linee di intervento che il programma di sviluppo rurale ci consente.
Per questo motivo ho preferito che oggi fossero presenti anche i direttori generali delle agenzie, in modo da potere testimoniare la propria missione, il proprio ruolo e la strategia che la regione Sardegna si pone, rispetto a questo problema.
Vorrei concludere ricordando che quella di cui ho trattato è una piccola partita, seppure significativa - da un punto di vista politico - per la responsabilità che la regione Sardegna ha avuto nella mancata notifica di una legge. I termini quantitativi sono tali per cui la vicenda, pur rappresentando certamente un dramma per coloro che ne sono coinvolti, risulta tuttavia alquanto modesta rispetto alla situazione generale di indebitamento dell'agricoltura sulla quale, come evidenziano i dati della Banca d'Italia al 31 dicembre del 2006, il contenzioso e le sofferenze gravano per circa 190 milioni di euro. Ciò nonostante sussiste l'esigenza di capire in che maniera noi, la collettività, la regione, e il Governo possiamo intervenire concretamente sul debito, nel rispetto dei vincoli che l'Unione europea ci pone.

PRESIDENTE. Grazie, assessore.
Do ora la parola ai colleghi che intendano porre quesiti o formulare osservazioni.

ELIAS VACCA. Ringrazio l'assessore e i direttori delle agenzie per la loro disponibilità ad essere qui presenti per fornirci queste notizie.
Vorrei rivolgere alcune domande di carattere tecnico, la prima delle quali è relativa alla quantificazione degli interessi. Dai miei appunti sui dati riferiti dall'assessore - correggetemi se sbaglio - risulterebbe che la Banca popolare dell'Emilia Romagna (quindi, Banco di Sardegna) vanta sull'articolo 5 un debito residuo, pressappoco ripartito in ugual misura fra capitale e interessi: 9 milioni 639 mila euro per il capitale e 9 milioni 746 mila euro per gli interessi. Tale sarebbe la situazione, ovviamente con gli interessi calcolati su base contrattuale (quindi, corrispettivi e moratori) e non al tasso legale.
Vorrei sapere dall'assessore se - in sede di trattativa con gli istituti di credito - oltre al tema della quantificazione, sia stato posto anche quello del diritto del sistema creditizio alla percezione di questi interessi. In altre parole, se sia stato affrontato il problema relativo alla conoscenza in capo al sistema bancario (o, quantomeno, della conoscibilità a partire dal 1997) della cassazione della norma in sede comunitaria e se questo tema sia stato affrontato anche sotto il profilo tecnico, oltre che contrattuale.
La seconda domanda che vorrei rivolgere è relativa all'acquisizione, da parte della SFIRS, della partita debitoria. La Banca popolare dell'Emilia Romagna porta a bilancio al 31 dicembre 2007 - facendo una previsione ragionevole sulla base di quanto già iscritto al 31 dicembre 2006 - crediti svalutati almeno al 70 per cento. Tali crediti, considerando che la trattativa ha portato all'abbattimento del 20 per cento del capitale e alla ricontabilizzazione degli interessi in termini di interesse legale invece che di interesse composto, sono stati sostanzialmente - mi scusi se uso un termine non appropriato - scontati di una percentuale, secondo un mio calcolo approssimativo, compresa fra il 30 e il 40 per cento della partita complessiva.
Vorrei conoscere la ragione per la quale si è ritenuto opportuno chiudere la trattativa a una percentuale di abbattimento


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del credito che è circa la metà di quanto il Banco di Sardegna rapporta nel proprio bilancio.
Mi chiedo inoltre se, nel confronto che è avvenuto fra la regione e il Banco di Sardegna, si siano affrontati, alla luce del primo quesito che ho posto (cioè dell'esistenza o meno del diritto stesso della Banca ad esigere interessi, in qualsiasi misura, sulle somme erogate), anche i problemi relativi alla sorte cui sono andati incontro coloro che, per aver pagato puntualmente le rate di mutuo, non hanno dovuto subire atti esecutivi o decreti ingiuntivi; oppure di coloro che, addirittura, sono stati doppiamente danneggiati per aver visto messi all'asta i beni aziendali e personali a causa del pagamento di interessi calcolati nel modo che abbiamo sentito.
Naturalmente la mia è una valutazione a caldo dei dati forniti, anche se le reminiscenze che ho di diritto civile mi inducono a ritenere che - nella possibilità per il mutuante di richiedere somme a titolo di interesse - l'essere in buona o in mala fede nella stipulazione del contratto e ancor più nella sua esecuzione, non sia un fatto del tutto ininfluente.
Nel momento in cui la legge 4 giugno 1988, n. 44 fu approvata era evidente che le banche iniziassero a trattare queste pratiche erogando somme in perfetta buona fede. Ad un certo momento, tuttavia, si assiste a un intervento in sede comunitaria (ringrazio l'assessore per la sua volontà di rappresentare l'ente a prescindere dalle responsabilità tecniche e politiche di chi, nel 1990, 1991 o 1992, omise la notificazione).
Si tratta di responsabilità ancora più gravi per il fatto che - da quello che ho capito - l'Unione europea avrebbe asserito che, se la legge fosse stata notificata, forse non si sarebbe arrivati alla cancellazione, così come è accaduto, del resto, per altre norme che derogavano al principio di concorrenza. Voglio solo ricordare il contenzioso che, in sede comunitaria, ci ha impegnato sulla continuità territoriale, dove il principio di coesione, a seguito di deduzioni puntuali, è stato ritenuto prevalente su quello di concorrenza.
Ebbene, le banche, a partire dal 1997, furono poste a conoscenza del fatto che la norma era stata ritenuta illegittima in quanto costituiva un aiuto pubblico in un settore cosiddetto sensibile. Ciò nonostante, la contabilizzazione degli interessi è continuata (alcuni hanno visto i propri beni aziendali e personali venduti, altri avranno mangiato pane e cipolla pur di pagare le rate del mutuo).
Rispetto a tutte queste situazioni credo che vi sia la necessità di dispiegare qualche intervento o, comunque, che almeno la trattativa debba occuparsene. Diversamente, introduciamo un meccanismo secondo il quale gli unici che hanno un intervento salvifico sono coloro che attualmente si trovano in una condizione quasi estrema, ma che ancora non abbiamo perduto completamente.
Una volta sanata la situazione, paradossalmente i più danneggiati sarebbero coloro che hanno dovuto subire i decreti ingiuntivi o chi ha pagato gli interessi: realizzeremmo una sperequazione che non so immaginare come potrebbe essere in futuro valutata.
Sono infine perplesso sul diritto sia del sistema creditizio, sia dell'ente regione, a percepire gli interessi, sia pure al tasso legale.
La ragione per la quale gli agricoltori sono stati tenuti alla restituzione delle somme ricevute, sulla base di una legge che gravava la regione di una quota di interessi, non è dipeso dagli agricoltori stessi, ma da un difetto di notifica che si è tradotto nella cassazione di una norma. Mi chiedo, quindi, perché costoro dovrebbero pagare gli interessi al tasso legale, sia pure non composto.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE
GIUSEPPINA SERVODIO

PRESIDENTE. Proseguiamo con i quesiti e gli interventi dei colleghi onorevoli e poi daremo la parola agli auditi per le risposte.


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LUIGI COGODI. Signor presidente, mi limito a porre due quesiti. Il primo è relativo all'entità e alla modalità attraverso cui si sono svolte le procedure esecutive nei confronti dei produttori agricoli, ancorché produttori debitori.
Vorrei sapere, cioè, se la regione - nell'ambito dei propri uffici, agenzie e servizi - abbia mai curato un inventario o qualche altra forma conoscitiva puntuale degli atti esecutivi che sono stati prodotti da parte delle banche. È stato detto che oltre il 90 per cento dei crediti erano in capo al Banco di Sardegna. Questa non eccessiva dispersione rendeva poco difficile attingere informazioni, che, in pratica, provenivano da una sola fonte. In ogni caso, presso il tribunale - che in questo caso è unico - si possono attingere informazioni puntuali su quante procedure esecutive siano state attivate, per quale entità e su quanto credito, in realtà, sia stato recuperato attraverso le procedure esecutive.
Vorrei inoltre sapere se - a fronte del valore di credito finanziario recuperato dalle banche e principalmente dal Banco di Sardegna, perché qualche euro sarà stato pure recuperato - sia noto quale fosse il valore del capitale delle aziende qualora queste fossero rimaste le aziende produttive che originariamente erano.
Chiedo pertanto se la regione abbia tali notizie e se abbia curato o intenda curare d'ora in avanti qualche forma di inventario, perché mi sembra estremamente utile ai fini delle conoscenze che vogliamo raggiungere per intervenire bene e per trattare col sistema bancario, o con la banca principalmente coinvolta, in ragione anche di eventuali responsabilità di quest'ultima.
Peraltro, la regione ha il dovere di interessarsi alla puntuale conoscenza di queste procedure, in quanto essa è ben consapevole che, essendo l'ente erogatore degli interessi successivamente sottoposti in parte a revoca o a declaratoria di illegittimità (ex articolo 5, mi è parso di capire) ed essendo, inoltre, il soggetto che presta le garanzie fideiussorie, deve sussidiariamente corrispondere, in quanto soggetto che ha prestato la garanzia, tutto quello che il creditore non recupera.
Quindi la regione ha l'interesse e il dovere di acquisire questa conoscenza puntuale.
In effetti di questa vicenda alla Commissione interessano tutti i risvolti finanziari: le modalità attraverso cui è stata calcolata l'entità degli interessi; come può essere trattata la vicenda con il sistema che richiede il rientro dei debiti e via dicendo. Esiste un contenzioso, è stato aperto un tavolo di trattativa ed è importante avere il quadro chiaro delle responsabilità delle parti. Sul piano formale, qualche responsabilità si deduce in capo alla regione, che non avrebbe notificato in tempo. Però, in capo al sistema bancario, o al soggetto principale creditore, sussiste la responsabilità di aver distrutto, o comunque gravemente danneggiato la fonte produttiva attraverso cui anche i debiti possono essere pagati.
Facciamo il caso che qualcuno possieda una fonte e che debba dare a qualcun altro dell'acqua. Se il creditore sigilla la sorgente, poi non può pretendere il pagamento del debito perché lui stesso lo impedisce! Rinnovo dunque la richiesta di sapere se si conosce il numero delle esecuzioni forzate, dei pignoramenti e delle vendite - il più delle volte fasulle - all'ennesima asta di beni che valevano 1000 e che sono stati venduti per un niente, come in alcuni casi di cui sono stato diretto testimone. Quale è stato il danno cagionato al produttore che solo continuando a lavorare poteva pagare, o, quantomeno, poteva conservare il valore del capitale per poi trovare un diverso modo di modulare il credito?
Ritengo che essere informati su ciò sia fondamentale ai fini dei lavori di questa Commissione, per addivenire alla soluzione del problema specifico e mettere mano all'intervento strutturale (è stata chiaramente accertata l'esistenza di criticità strutturali senza affrontare le quali non si verrebbe a capo della questione).
Il secondo quesito è molto più semplice. Vorrei chiedere all'assessore - seppure


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si tratta di un problema fondamentale che riguarda, più in generale, anche la parte pubblica statale e comunitaria - come la parte pubblica regionale, che è parte attiva in questa fase positiva dell'intervento, intenda garantire la par condicio fra tutti i fruitori della legge n. 44 o di altre leggi che abbiano consentito di attivare forme di credito.
Non è detto che chi ha restituito e chi ha pagato sia necessariamente quello che aveva più disponibilità. Può anche essere che fosse chi non aveva null'altro e ha pensato di uscire dalla situazione e, magari, emigrare. Forse, chi non ha pagato aveva comunque di che vivere nel frattempo, pur avendo l'azienda bloccata per via della procedura esecutiva in corso.
Non sarebbe ammissibile, moralmente, politicamente e anche giuridicamente, che un esborso di denaro pubblico (compreso il fondo nel bilancio dello Stato di cinque milioni di euro, i quali saranno diventati tre per l'abbattimento degli interessi) andasse a favore solo di chi non ha dato. Infatti, all'interno della stessa situazione, chi ha dato può averlo fatto contraendo altri debiti, magari vendendo la casa della mamma, della zia, o la propria.
È chiaro che va pensato un sistema di intervento. I parlamentari della Sardegna, in completo accordo, hanno già sollevato questo tema in sede parlamentare. Quindi io lo sottolineo non solo a titolo personale, bensì richiamando uno dei punti che sono stati posti nell'ambito sia dell'indagine conoscitiva della Commissione, in questa fase, sia degli interventi che dovranno essere elaborati per venire a capo di questa vicenda.
In definitiva, dobbiamo far sì che la vicenda stessa non sembri ridursi a una mera questione di contabilizzazione o alla ricerca del modo più facile e leggero di uscirne. Non è questo il punto. Il sistema bancario deve rispondere del perché, per recuperare 10, ha distrutto 1000. Ecco perché ci serve il dato. Se ha distrutto 1000, se ne dovrà tenere conto nell'accomodamento complessivo, se mai avverrà.
Si deve accertare perché il sistema bancario ha voluto infierire sul debitore produttore, ben sapendo che, se impediva al debitore di produrre, gli avrebbe impedito anche di rimborsare. Mi pare di poter insinuare il dubbio che l'abbia fatto nella consapevolezza che, siccome c'era la fideiussione della regione, i soldi alla fine li avrebbe avuti comunque. Nel frattempo, però, ha distrutto beni e produzioni! Mi chiedo se tutto ciò sia esente da censura, o non implichi invece la responsabilità, anche giuridica, del Banco di Sardegna e soprattutto della Banca popolare dell'Emilia Romagna.
Pongo tali quesiti perché credo che ci possano aiutare sia a stabilire quanto ha fatto e quanto può ancora fare la regione mettendo in campo la propria autorità e i suoi uffici, sia per ricostruire questa vicenda nella sua vera dinamica, sia per venirne a capo in modo utile. Diversamente, scriveremo forse un romanzo simpatico; certamente non una pagina risolutiva.

PAOLO FADDA. Credo che sia doveroso ringraziare l'assessore e i direttori generali delle agenzie, per aver capito appieno quale è la finalità di questa indagine conoscitiva. Infatti non vi state comportando come la nostra controparte. Stiamo cercando, insieme alla regione e al Governo, di capire in che modo possiamo uscire da uno tra i periodi più bui della storia dell'agricoltura in Sardegna che io ricordi. Il settore agricolo in Sardegna sta rischiando veramente il collasso definitivo. Lei, assessore, ha descritto con molta precisione la situazione derivante dalle leggi di agevolazione, soprattutto quella della legge n. 44, evidenziando come agli indebitamenti si siano aggiunti quelli legati ad altre leggi regionali e come gli agricoltori non abbiano potuto pagare i debiti contratti con le banche.
La prima considerazione che vorrei svolgere è dovuta alla consapevolezza che l'indebitamento nell'agricoltura non ammonta soltanto alle cifre che ci sono state adesso riferite. Questa indagine conoscitiva sulla regione si riferisce, in effetti, a una situazione drammatica attualmente vissuta da alcuni settori particolari. Basta pensare


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al settore serricolo, per concludere che esistono punte di malessere che rischiano effettivamente di sfociare in situazioni addirittura di disordine pubblico.
Il presidente della Commissione si è già recato due volte in Sardegna, proprio perché ha capito quale è la drammaticità della situazione. Al di là delle informazioni, sicuramente preziosissime, che ci sono state adesso fornite, ritengo che sia importante dialogare con la giunta regionale per capire che cosa possiamo fare assieme: io personalmente tento di farlo e di cogliere i suggerimenti dati alla Commissione affinché il Parlamento possa agire in sinergia con il Governo e con la regione. I dati ci vengono forniti da un po' tutte le categorie; dalla giunta regionale ci aspettiamo qualcosa di più, che magari ci farete pervenire nelle prossime settimane. Comunque, desideriamo capire - al di là del lavoro importantissimo con gli istituti di credito - quali sono le iniziative che la giunta regionale, a livello normativo (riferibili, naturalmente, alle nostre competenze primarie), sta cercando di portare avanti; quali sono le iniziative che la regione desidera che il Parlamento intraprenda; quali sono le iniziative che il Governo ancora può adottare per cercare di affrontare, se non la realizzazione definitiva, almeno l'avviamento del risanamento del sistema produttivo isolano.
Grazie alle precedenti audizioni sappiamo bene che, se dovesse arrivare al collasso anche il sistema agricolo, in Sardegna rimarrebbe ben poco del sistema produttivo.
Occorre una condivisione delle difficoltà. Occorre capire in che modo interagire con le associazioni, con gli agricoltori, con le persone che stanno facendo lo sciopero della fame. Credo che le aste siano ancora bloccate e, allora, mi chiedo quanto tempo ancora ci resta; che cosa può succedere quando, fra qualche mese, scadrà anche l'impegno di sei mesi, se non ricordo male, che il Parlamento ha preso. Cosa succederà dopo?
Questo periodo di tempo che siamo riusciti ad ottenere e le risorse che abbiamo cercato di stanziare sono sufficienti o è possibile fare di più?
Infine, le chiedo, assessore di farci avere una valutazione, a distanza di qualche mese, sulla situazione attuale dell'impegno che la Commissione, il Governo e la giunta regionale stanno mettendo nell'affrontare questo problema, sulle iniziative che la giunta regionale sta portando avanti, nonché su quelle che ritiene che, il Governo e anche il Parlamento, possano adottare per aiutarvi in una situazione a dir poco drammatica.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE
MARCO LION

AMALIA SCHIRRU. Signor presidente, anch'io mi associo alle domande formulate dai colleghi per le quali mi attendo delle risposte esaurienti. Vorrei inoltre capire meglio il significato della proposta del Banco di Sardegna in merito al fatto di ricalcolare la modulazione del debito a tasso semplice.
Voglio ringraziare comunque l'assessore per la precisa ricognizione della situazione che, in effetti, non mi era del tutto chiara. Mi sembra inoltre che la strategia della regione, oltre a prevedere la verifica dei dati messi a disposizione del Banco di Sardegna e l'affiancamento della proposta di rimodulazione su cui si sono impegnati anche il Governo e il ministro, si incammini verso una politica più complessiva di ripresa del settore.
L'unica mia raccomandazione è che si trovi al più presto una soluzione - bruciando anche un po' i tempi, se necessario - poiché questa situazione va avanti da troppo tempo e le persone stanno rischiando di perdere quell'entusiasmo che costituisce la spinta necessaria sia per trattare, sia per riprendere in mano l'azienda e l'attività produttiva. Quindi si deve chiudere al più presto la partita attraverso il raccordo tra Stato e regione e attraverso un tavolo tecnico che può rappresentare il momento e la sede adatta


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per dare un'accelerata alla soluzione di questo problema specifico e per riprendere, poi, lo sviluppo del settore dell'agricoltura, di cui la regione ha bisogno.

PRESIDENTE. Se non ci sono altri interventi vorrei porre anch'io una questione. La Camera dei Deputati e il Senato, nella finanziaria, hanno individuato nell'indicazione dei tempi di applicazione lo strumento per lenire questa situazione, almeno per quanto riguarda quello che stava accadendo, sempre più frequentemente, con le vendite all'asta.
Purtroppo, conosciamo anche la condizione e i tempi della politica e dell'amministrazione dello Stato, per cui ritengo opportuno che la regione Sardegna si attivi per richiedere al Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, nonché al Ministero dell'economia e delle finanze, di nominare i rispettivi membri del comitato che dovrebbe analizzare la situazione e proporre anche delle soluzioni. Proporrei, cioè, alla regione Sardegna di individuare già il proprio membro e di chiedere a queste altre due importanti istituzioni, che devono operare per la risoluzione del problema, di attivarsi. Non vorrei che si arrivasse a luglio senza che il comitato si sia mai riunito. Credo che la regione Sardegna, avendo un interesse forte e diretto, possa sicuramente farsi parte diligente.
Inoltre - e, qui, potrebbe aiutarmi il collega Delfino che è stato sottosegretario all'agricoltura nella passata legislatura - essendo state bloccate le aste con una legge, credo che bisognerà compiere un atto conseguente, magari con un decreto ministeriale, perchè, nei fatti, la legge possa avere conseguente attuazione (non so se ciò sia di competenza del Ministero dell'economia e delle finanze, oppure del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, o direttamente del Consiglio dei ministri).
Considerato che il Banco di Sardegna ha autonomamente attuato un blocco, e considerato che l'assessore ci ha riferito di ulteriori 200 pratiche in capo ad altre banche, credo che sia necessario quest'ulteriore atto amministrativo, per rendere efficace il lavoro parlamentare che abbiamo svolto.

FRANCESCO FODDIS, Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale della regione autonoma della Sardegna. Signor presidente, partirei da quest'ultima sua considerazione per esprimere una grandissima preoccupazione.
Oggi siamo formalmente impegnati attorno al contenzioso originato dalla legge n. 44. Dai dati che ci ha trasmesso il Banco di Sardegna, che da domani diventeranno oggetto di analisi da parte del gruppo di lavoro, abbiamo notato che parliamo di 85 milioni di euro complessivi.
In base alle proiezioni fornite dal Banco di Sardegna, con la rimodulazione degli interessi a tasso legale anno per anno e con l'abbattimento del 20 per cento, il credito che vanterebbe il Banco di Sardegna ammonterebbe a circa 50 milioni di euro. Si tratta di un abbattimento del 40 per cento.
Tuttavia, l'articolo 2 della finanziaria nazionale, comma 126, fa riferimento ai mutui relativi alla legge n. 44. La mia preoccupazione è che il blocco delle aste sia esclusivamente finalizzato ai debiti relativi alla legge 44 che, rispetto all'indebitamento più complessivo in contenzioso, è abbastanza residuale.
Manifesto pertanto l'esigenza che sia meglio interpretato questo passaggio della finanziaria, atteso che il mondo agricolo in generale è convinto che il blocco delle aste riguardi tutte le procedure esecutive in corso, a qualsiasi titolo.
Pertanto qualora dovesse essere necessario emanare un provvedimento di attuazione di tale norma, credo che sia opportuna una precisazione affinché il blocco delle aste non sia esclusivamente riferito ai mutui originati dalla legge n. 44, ma copra tutto l'indebitamento in agricoltura, quantomeno per consentire che la Commissione di indagine possa portare avanti la propria attività e interpretare anche i correttivi che devono essere assunti.
Diversamente, mentre da un lato cerchiamo di salvaguardare le aste per la


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legge n. 44, dall'altro per le restanti procedure ciò non accade, non avendo noi titolo per bloccarle.

LUIGI COGODI. Un vero amico il Banco di Sardegna!

FRANCESCO FODDIS, Assessore dell'Agricoltura e riforma agro-pastorale della regione autonoma della Sardegna. Ad oggi, il Banco di Sardegna, su nostra formale richiesta per capire quali sono le aste realmente eseguite, ha risposto che una sola è stata eseguita (quella alla quale faceva riferimento l'onorevole Cogodi che, in quella circostanza, intervenne personalmente per quella famosa azienda).

LUIGI COGODI. L'abbiamo riscattata seduta stante.

FRANCESCO FODDIS, Assessore dell'Agricoltura e riforma agro-pastorale della regione autonoma della Sardegna. Il Banco di Sardegna ha affermato di non aver attuato altre vendite; certamente esistono tante procedure esecutive in corso, però altre cessioni e vendite, oltre a quella alla quale si è fatto riferimento, non ne esistono. Credo, quindi, che sia estremamente importante fornire una corretta interpretazione ed eventualmente, se fosse necessario, trovare il correttivo, affinché il blocco venga esteso a tutte le procedure.
Ad oggi la trattativa con il Banco di Sardegna - la stessa risoluzione di questa Commissione lo mette in evidenza - è stata condotta, seppure in presenza di un ruolo politico svolto dalla regione, certamente nell'ambito di un rapporto tra privati. Non dobbiamo, infatti, dimenticare che quello che stiamo trattando, come ha riconosciuto questa Commissione, è un rapporto tra privati.
Ebbene, questi rapporti, talvolta difficili e a momenti anche spigolosi, hanno portato a ottenere, onorevole Vacca, il risultato della svalutazione. Può non essere un risultato molto significativo, ma siamo riusciti comunque a portare a casa qualcosa: la svalutazione che il Banco di Sardegna evidenzia nei propri bilanci, che l'amministratore delegato di BPER (Banca popolare dell'Emilia Romagna) interpreta come una valutazione non reale del credito. Infatti, secondo BPER, quel credito vale comunque molto di più (la svalutazione, oggi arrivata ad oltre il 70 per cento, è da ascrivere a una politica di bilancio che il Banco di Sardegna attua e che è di grande cautela). Dunque, non si può pensare che quello sia il valore che ritengono di poter incassare da una trattativa o da una procedura.
Evidentemente è importante - lo ha evidenziato il Banco di Sardegna - rimarcare che questi mutui sono accompagnati da una garanzia della regione Sardegna. Una garanzia che, relativamente all'articolo 1, è accompagnata da una formale determinazione del direttore generale dell'assessorato. Tuttavia, anche per i mutui contratti a valere sull'articolo 5, per i quali ci fu il richiamo dell'Unione europea, in un momento successivo, con una delibera della giunta regionale, fu stabilito che andavano d'ufficio accompagnati da una garanzia della regione Sardegna, senza alcuna formale emissione di documento.
Da quel momento, dunque, anche i mutui contratti a valere sull'articolo 5 sono stati accompagnati da garanzia della regione, ancorché rilasciata ope legis e non con un documento puntuale.
Tengo a precisare che le garanzie rilasciate sull'articolo 1, per 281 pratiche, sono pari a 107 milioni di euro, ai quali devono sommarsi gli importi di cui parlavamo relativamente all'articolo 5.
Per quanto riguarda la questione degli inventari, noi non abbiamo l'inventario degli atti esecutivi, anche perché abbiamo incontrato grandi difficoltà a reperire le informazioni direttamente dal Banco di Sardegna. Proprio per questo motivo, mi compiaccio dell'iniziativa, da voi decisa, dell'indagine conoscitiva, perché ciò consente anche a noi di conoscere meglio lo stato delle singole cause, nonché la loro origine.
Proprio perché si tratta di rapporti tra privati, oggi non disponiamo di strumenti «coercitivi» che ci consentano di ottenere queste informazioni. L'indagine conoscitiva


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ci permetterà, al contrario, di averle. Nelle more dell'attività dell'indagine conoscitiva, già da domani, nelle interlocuzioni con il Banco di Sardegna, cercheremo di acquisire tutte le informazioni necessarie.
Abbiamo interesse ad ottenere queste specifiche informazioni per poter sostenere un ruolo politico che non può essere esercitato esclusivamente dalla regione Sardegna, ma deve esserlo anche dal Parlamento e dal Governo, poiché - la risoluzione di questa Commissione lo dice in maniera puntuale - bisogna trovare entro luglio ipotesi di intervento che siano compatibili con quanto affermato dall'Unione europea.
Dobbiamo essere, quindi, molto pratici e individuare un percorso che sia effettivamente fattibile. Certo, l'attenzione politica è straordinaria, importante, giusta e corretta; tuttavia io mi chiedo quale sia lo strumento concreto che ci consenta di intervenire sulla legge n. 44, per la quale abbiamo una responsabilità politica, e non solo. Certo, la responsabilità risale a un periodo passato, ma siamo noi oggi a rappresentare la regione e siamo noi a doverci assumere le responsabilità politiche.
Abbiamo detto che il contenzioso è di circa 200 milioni di euro. È lì che noi dobbiamo intervenire. Credo che la situazione, oltre la legge n. 44, sia caratterizzata da una sofferenza dovuta al fatto che la produzione agricola non è in grado di generare ricavi e un cash-flow tale da pagare i mutui.
Ebbene, dobbiamo cercare di ristrutturare l'indebitamento esistente. Dobbiamo, cioè, farci carico di un intervento che possa lenire i tassi di interesse, sia quelli precedenti, sia quelli nuovi (il che significa entrare in una dimensione per la quale l'Unione europea dev'essere coinvolta preventivamente).
In un percorso di questo genere, auspichiamo che l'indagine conoscitiva possa aiutarci a formalizzare una proposta all'Unione europea che, considerando la grande difficoltà strutturale dell'agricoltura in Sardegna (e con essa l'indebitamento), consenta di superarla. Oltre a lenire l'indebitamento, dobbiamo mettere le imprese in condizione di ripartire.
Il Programma di sviluppo rurale prevede risorse per 1 miliardo 252 milioni di euro, ma allo stesso tempo mette in evidenza che dobbiamo intervenire sulle imprese agricole in grado di stare sul mercato, che hanno un equilibrio sia di carattere economico, che finanziario.
Ci troviamo, quindi, a disporre di uno strumento che dovrebbe dare risposte per il futuro al quale tuttavia l'imprenditore agricolo non è in grado di accedere in quanto non è in grado di avere i conti finanziari a posto e di avere quella solvibilità finanziaria che gli consenta di accedere alle misure contenute all'interno dei parametri che l'Unione europea ha previsto.
Chiaramente, se il 50 per cento arriva come contributo a fondo perduto, l'altro 50 per cento più l'IVA lo deve anticipare l'agricoltore, che pertanto non risulta in grado di cogliere questa opportunità.
Ben venga, dunque, quest'intervento congiunto tra la Commissione, il Parlamento e la regione Sardegna, per individuare dapprima le vere criticità e le realtà che ancora non conosciamo perché le banche non ci danno la possibilità di vedere in profondità; dopodiché, si intraprenda pure un percorso che non sia tra privati. Tuttavia deve essere un percorso che l'Unione europea deve approvare preventivamente, altrimenti rischieremo di creare ancora delle legittime aspettative che poi non porteremo a soluzione.

PRESIDENTE. Grazie per le informazioni che ci avete fornito. Credo che l'assessore abbia colto lo spirito di questa indagine conoscitiva, con la quale la Commissione vuole dare risposte non solo alla Sardegna, ma anche ad altre regioni del nostro Paese che vivono situazioni analoghe, sebbene non radicali come quella creatasi in quell'isola.

LUIGI COGODI. Signor presidente, se mi è consentito sostituisco la collega Angela Lombardi. C'è un punto fondamentale che i rappresentanti della regione Sardegna


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dovrebbero tenere conto nella trattativa con il sistema bancario e con la banca principale. Se l'assunto fosse che la banca può comunque «mungere» - tanto per rimanere in tema agricolo e pastorale - il denaro pubblico, sia che si sospenda l'asta, sia che si abbattano gli interessi, poiché se non paga il debitore, lo fa comunque la regione, allora non mi sembra che si possa parlare di una trattativa.
La norma statale prende di fatto in considerazione solo la situazione che deriva dalla legge n. 44. Così è scritto e non credo che esista un'altra interpretazione possibile per un'indicazione di per sé chiara. L'interpretazione si ha quando la norma è equivoca, o comunque diversamente valutabile. Qui, invece, si cita una legge che non ha subito modifiche: non può esistere un decreto che, interpretando e attuando, cambia la norma che è stata approvata dal Parlamento così come è.
Tuttavia, essendo in corso una trattativa ed essendo evidente che deve esserci buona fede nel trattare, la banca non può decidere di transigere la partita che la legge nazionale prende in considerazione solo perché ci sono dei soldi che comunque riceve, mentre gli altri crediti non li prende in considerazione. La regione, secondo me, deve dire alla banca che, se vuole trattare, lo deve fare lealmente. Un contraente leale, anche a norma del codice civile, tratta su tutta la partita. Non è pensabile che da una parte si arrivi a un contratto per la transazione, mentre dall'altra parte si mantiene la minaccia di procedere comunque e ad ogni costo.
Volevo suggerire questa riflessione perché, considerato che domani si svolgerà l'incontro cui faceva riferimento l'assessore, sarebbe opportuno aprire una discussione su questo scenario.
Avremo altre occasioni, in sede locale e regionale, per approfondire questo e altri aspetti.

PRESIDENTE. Grazie a tutti.
Dichiaro conclusa l'audizione.

La seduta termina alle 17.