Le misure con effetti temporanei previste dalle manovre di finanza pubblica hanno comportato una riduzione dell’indebitamento netto per circa 0,5 punti percentuali del PIL nel 2001, 1,5 punti nel 2002, 2 punti percentuali nel 2003, mantenendosi al di sopra di 1,5 punti nel 2004[1].
Nel 2005, gli effetti di contenimento del saldo delle misure di natura temporanea si sono ridotti a circa 0,5 punti percentuali del PIL.
Sull’indebitamento netto del 2001 avevano influito soprattutto le
vendite di immobili pubblici (0,2 per cento del PIL) e
le entrate dell’imposta sulle rivalutazioni di cespiti aziendali (0,4%).
Nel 2001 i proventi delle
cessioni di immobili sono stati pari a 2,0
miliardi, realizzati quasi interamente attraverso vendite dirette.
Nel
2002 le principali misure temporanee sono state: le dismissioni immobiliari
(0,9 per cento del PIL), le operazioni di swap di interessi
(0,2%), la menzionata imposta sostitutiva sulle rivalutazioni di cespiti
aziendali (0,1%), il condono relativo al rientro dei capitali dall’estero
(0,1%) e il pagamento aggiuntivo richiesto alla fine del 2002 ai concessionari
della riscossione dei tributi (0,1%).
Nel 2002 i proventi delle cessioni di
immobili sono stati pari a circa 11,0 miliardi, realizzati sia
attraverso un’operazione di cartolarizzazione (6,6 miliardi) sia con vendite
dirette (4,4 miliardi, di cui poco più della metà relativi alla
cartolarizzazione effettuata nel 2001)[2].
Le principali misure temporanee che hanno
influito sull’indebitamento netto del 2003 includono: i condoni fiscali (1,5 per cento del PIL),
le vendite di immobili pubblici (0,2% del PIL), il versamento richiesto nel
dicembre del 2003 alle banche concessionarie della riscossione dei tributi
(0,2%), i prelievi sostitutivi straordinari introdotti con la legge finanziaria
per il 2002 (0,1%), i versamenti relativi all’imposta sostitutiva sulle
rivalutazioni di cespiti aziendali, introdotta nel 2000 e più volte prorogata,
da ultimo con la legge finanziaria per il 2004 (0,1%).
Nel 2003 i proventi delle cessioni di
immobili sono stati pari a 2,8 miliardi, realizzati quasi
interamente attraverso vendite dirette (di cui 1 miliardo riguardante gli
immobili oggetto dell’operazione di cartolarizzazione effettuata nel 2001 e non
considerata ai fini del calcolo dell’indebitamento netto di quell’anno).
Gli introiti di
competenza relativi ai condoni fiscali introdotti con la legge finanziaria per il 2003
sono stati pari a 19,3 miliardi e la
riapertura dei termini del condono per
il rientro dei capitali dall’estero pari a 0,6 miliardi.
Gli effetti di contenimento temporaneo dell’indebitamento netto nel 2004, superiori a 1,5 punti percentuali di PIL, sono riconducibili: alla proroga dei condoni fiscali introdotti nel 2003; al gettito dell’imposta sostitutiva sulla rivalutazione dei cespiti aziendali e di quella sulle plusvalenze da cessioni di aziende; al condono edilizio; alle dismissioni immobiliari.
Relativamente ai condoni fiscali, le entrate di competenza del 2004 sono state pari
a oltre 7 miliardi di euro. Gli introiti della prima rata del condono edilizio sono stati pari nel
2004 a oltre 2 miliardi. Il grosso degli introiti
derivanti dal condono edilizio (stimato dalla Corte dei Conti in complessivi
5,5 miliardi di euro) verrà contabilizzato nel 2005, a
seguito del differimento stabilito per legge della seconda e della terza rata,
nonché della contabilizzazione.
Le dismissioni
immobiliari, effettuate oltre che con procedura
ordinaria con operazioni di cartolarizzazione o con la costituzione di fondi
immobiliari, sono state pari a 4,5 miliardi nel 2004.
Nel 2005 la correzione del saldo derivante dalle misure di natura temporanea è derivata principalmente da dismissioni immobiliari (0,5 punti percentuali del PIL, di cui 3,0 miliardi deriverebbero dal trasferimento di parte della rete stradale a società controllate dallo Stato), dal differimento delle rate del condono edilizio introdotto nel 2004 (0,1 punti) e da maggiori entrate derivanti da un potenziamento degli studi di settore (0,3 punti).
Il contenimento del fabbisogno dovuto a
misure con effetti transitori ha assunto nell’ultimo
triennio dimensioni rilevanti, mantenendosi sempre intorno a 2 punti percentuali del prodotto.
I provvedimenti
con effetti transitori che nel 2003
hanno interessato il fabbisogno
senza incidere sull’indebitamento netto includono le
operazioni di cartolarizzazione relative ai contributi dell’INPS e ai crediti
dell’INPDAP (che hanno determinato introiti, rispettivamente, pari a 0,2 e 0,3
punti percentuali del PIL). Viceversa, sul fabbisogno non hanno influito le
entrate attese dalle rate non ancora incassate dei condoni fiscali (pari allo
0,5 per cento del prodotto), che invece hanno ridotto l’indebitamento netto.
I provvedimenti con effetti transitori che nel 2004 hanno interessato il fabbisogno senza incidere
sull’indebitamento netto includono: la cessione alla
Sace di crediti dello Stato nei confronti della Federazione russa (0,1 punti
percentuali del PIL); le operazioni di cartolarizzazione di contributi dell’INPS
e di crediti dello Stato a fronte di finanziamenti agevolati per la ricerca
scientifica (rispettivamente, 0,2 e 0,1 punti). Inoltre gli incassi dei condoni
sono stati superiori a quelli contabilizzati ai fini dell’indebitamento netto
(per 0,1 punti).
Nel 2005, il fabbisogno è
stato contenuto per 0,3 punti percentuali del PIL dalle operazioni di
dismissioni mobiliari e per quasi 0,4 punti percentuali del PIL dagli introiti relativi a una operazione di cartolarizzazione di crediti
contributivi dell’INPS.
Si può stimare che nel periodo 2001-04 gli effetti delle misure di natura temporanea sulla
variazione del debito siano stati
dell’ordine di 3 punti percentuali del
prodotto in media all’anno. Le misure includono,
oltre a quelle che hanno influito sul fabbisogno netto, le dismissioni
mobiliari e l’operazione straordinaria di concambio di titoli in possesso della Banca d’Italia effettuata nel 2002.
Nel 2005, il rialzo del debito è stato contenuto da misure con effetti temporanei e
da dismissioni mobiliari, complessivamente per oltre un punto percentuale del PIL.
[1]
Il ricorso a misure con effetti
transitori era stato rilevante nel 1997 (circa l’1 per
cento del prodotto), anno di forte abbattimento del disavanzo per garantire il
rispetto dei parametri di Maastricht. L’utilizzo di questi provvedimenti era
stato gradualmente ridimensionato negli anni immediatamente successivi, fino ad
annullarsi sostanzialmente nel 2000; anno in cui, tuttavia, i conti pubblici beneficiarono del gettito eccezionalmente elevato
dell’imposta sostitutiva sui rendimenti delle attività finanziarie,
attribuibile alla componente dei guadagni in conto capitale (circa lo 0,7 per
cento del prodotto) e dovuto alla crescita dei corsi azionari nel 1999.
A partire dal 2001, anche in connessione con il rallentamento dell’economia, il ricorso alle misure temporanee ha assunto di nuovo dimensioni rilevanti.
[2]
Il 3 luglio del 2002 l’Eurostat ha stabilito
che le cartolarizzazioni sono considerate vendite effettive, e non prestiti,
se: a) il rapporto tra il pagamento iniziale effettuato dall’acquirente e il
valore di mercato delle attività cedute supera l’85%; b) non ci sono garanzie
governative a copertura del rischio dello stesso acquirente; c) l’operazione
non riguarda flussi futuri di reddito che non sono riferibili a voci del conto
del patrimonio.
Le cartolarizzazioni effettuate nel 2001 non rispettavano questi
requisiti; in particolare, quella relativa agli
immobili era stata effettuata a un prezzo inferiore all’85% del valore di
mercato; quella relativa ai proventi del lotto e dell’enalotto non era
riferibile a poste patrimoniali. Gli introiti delle due operazioni, pari
rispettivamente a 0,25 e 0,31 punti percentuali del prodotto, sono stati
esclusi dal conto delle Amministrazioni pubbliche di tale anno, determinando
una corrispondente revisione al rialzo della stima
dell’indebitamento netto.