Menu di navigazione principale
Vai al menu di sezioneInizio contenuto
Discussione della mozione Elio Vito ed altri n. 1-00003 concernente misure per ridurre i costi della politica, con particolare riferimento all'aumento del numero dei ministeri (ore 16,25).
(Discussione sulle linee generali)
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
È iscritto a parlare l'onorevole Leone, che illustrerà anche la mozione Elio Vito n. 1-00003, di cui è cofirmatario. Ne ha facoltà.
ANTONIO LEONE. Nella passata legislatura, il Governo Berlusconi ha inteso condurre un'azione politica, in difficili condizioni congiunturali, finalizzata al risanamento dei conti pubblici. Si è riusciti ad evitare il superamento dei limiti massimi di deficit fissati dall'Unione europea, a differenza di quanto accaduto in altri paesi, come la Francia e la Germania, che avevano superato largamente e ripetutamente tali limiti. A tale riguardo, va ricordato che la causa maggiore del perdurare degli squilibri dei conti pubblici è costituita dall'enorme stock di debito pubblico accumulato nel paese nel periodo della cosiddetta prima Repubblica.
Questo pesantissimo precedente storico-politico ci porta a considerare con preoccupazione il fatto che l'attuale maggioranza di centrosinistra, in netto contrasto con il rigoroso impegno del Governo Berlusconi nel ridurre le spese, abbia esordito con un decreto-legge che eleva il numero dei ministeri da 14 a 18, altresì conferendo numerosissimi incarichi di viceministri e sottosegretari, fino ad arrivare al livello record di 102 incarichi ministeriali, superando persino l'ultimo Governo Andreotti, tanto vituperato a suo tempo - anche per i numeri, che all'epoca esso aveva - dalla stessa sinistra, che allora, ma ritengo continui ad esserlo (almeno quando la convenienza ad essere dall'altra parte c'è ancora), era malata di giacobinismo.
Siamo di fronte ad una coalizione che risulta, almeno dai primi passi, rissosa e piena di contraddizioni sia politiche sia culturali, senza alcun coordinamento, tanto è vero che le uscite del Presidente Prodi con convocazioni di riunioni, nel tentativo di limitare le esternazioni dei vari ministri, viceministri e dei variopinti sottosegretari, hanno trovato poi uno sbocco, un esito, che è quello di essere egli stesso paradossalmente il primo a continuare ad esternare, e in maniera contraddittoria, così come avevano fatto i componenti del suo stesso Governo.
L'aumento indiscriminato dei posti di ministro, viceministro e sottosegretario è stato deciso (ed è sotto gli occhi di tutti) soltanto per ragioni di clientela e di potere, insomma di poltrone nel vero senso della parola.
Infatti, il Presidente del Consiglio ha dovuto accontentare le innumerevoli richieste dei tanti partiti e «partitini» che compongono la variegata coalizione che lo sostiene, dimenticando in tal modo completamente le esigenze di buon governo e della buona amministrazione e contraddicendo il proposito di contenere la spesa Pag. 64pubblica, così come era invece nelle intenzioni, rimaste tali, scritte nel programma di Governo.
E non ci si venga a raccontare che tale operazione è a costo zero o a costi limitati, come si afferma senza pudore nella relazione tecnica del decreto-legge cosiddetto di spacchettamento dei ministeri, perché dividere ministeri, aumentare il numero dei viceministri e dei sottosegretari comporta necessariamente maggiori spese per il personale addetto, per i locali, per i servizi telefonici ed informatici, per le consulenze e, dulcis in fundo, per le auto blu. Vi è stato solo un personaggio che è riuscito a compiere la moltiplicazione dei pani a costo zero, ma ritengo che il paragone sia irriguardoso.
Tutto ciò, tra l'altro, è in stridente contrasto con una riforma, varata due legislature fa, proprio da un Governo di centrosinistra, la cosiddetta legge (ei fu) Bassanini, che aveva accorpato alcuni ministeri per ridurre proprio i costi del sistema pubblico. Di conseguenza, i due Governi Berlusconi della passata legislatura avevano diligentemente e disciplinatamente proceduto ad un accorpamento di vari ministeri.
L'aumento dei ministeri contrasta anche con il programma di Governo - lo dicevo già prima - che la maggioranza di centrosinistra ha annunciato in campagna elettorale. Siamo di fronte ad un'azione del Governo Prodi spregiudicata, a cui assiste esterrefatta la maggioranza dei cittadini, anche di coloro tra quelli orientati a sinistra che vorrebbero vedere limitati i costi della politica. Vi è sicuramente un problema di moralità e di etica pubblica che il Governo di centrosinistra non si è posto, pensando al contrario solo ad accontentare le esigenze fameliche dei partiti e «partitini» della coalizione che lo sostiene, per sopravvivere in maniera stentata.
La mozione Elio Vito ed altri n. 1-00003, presentata dai deputati del gruppo di Forza Italia, ha un rilievo significativo e si pone in sintonia con la sensibilità dell'ampia maggioranza dei cittadini che assistono con preoccupazione e crescente distacco all'avvio stentato, molto, molto lento e difficoltoso dell'attività di questo Governo. Alla faccia dei primi cento giorni! Ridurre le spese, recuperare efficienza e moralità politica, evitare pratiche clientelari: questi sono gli obiettivi della mozione presentata. È necessario, a questo proposito, ricordare che la legge finanziaria per il 2006 del Governo Berlusconi ha ridotto gli emolumenti dei parlamentari. È stata una storica decisione per essere stata votata dagli stessi parlamentari che si sarebbero visti ridurre i propri emolumenti.
La mozione in discussione è in linea, quindi, con le proposte politiche che intendiamo realizzare: meno sprechi, meno clientele, meno spese inutili e più efficienza e trasparenza nella vita pubblica e politica.
La nostra azione di opposizione, a questo proposito, sarà dura ma seria e non consentiremo, sul fronte delle spese, alcuno sconto al Governo di centrosinistra, un centrosinistra che ha occupato a colpi di maggioranza tutte le istituzioni più rappresentative, non considerando che la metà degli elettori del nostro paese ha espresso il proprio consenso per la Casa delle libertà.
Vogliamo uno Stato più efficiente, più moderno e meno centralista. Vogliamo realizzare in pieno il principio di sussidiarietà ed evitare gli sprechi e la demagogia del centrosinistra, secondo cui, oggi, a differenza di qualche mese fa, quando era in carica il Governo Berlusconi, nel nostro paese, grazie alla bacchetta magica, tutto va bene. I problemi esistono ma il catastrofismo del centrosinistra durante il Governo Berlusconi è stato, a dir poco, becero e chiaramente strumentale.
Anche durante la campagna elettorale il dibattito politico è stato troppo duro, superando il limite del «politicamente corretto», con continui attacchi al Presidente del Consiglio Berlusconi, del tutto fuori misura.
Oggi, con la mozione in esame, intendiamo porre all'attenzione del paese ed alla prova il nostro impegno per moralizzare la vita pubblica e politica, proponendo Pag. 65di ridurre i costi vivi della politica, che sono in forte crescita a livello centrale, regionale e locale. Ciò è avvenuto sia in conseguenza del proliferare di cariche ed incarichi pubblici sia a seguito dell'aumento ingiustificato delle consulenze esterne per funzioni che potrebbero essere svolte agevolmente dai pubblici dipendenti.
Ricordo le parole del segretario Bonanni, il quale, invitando il Governo ad evitare che i sacrifici fossero sostenuti solo dai lavoratori e dai pensionati, indicava come una delle soluzioni da adottare quella, appunto, di intervenire sulle consulenze. Il 23 giugno scorso, lo stesso Bonanni parlava di 140 mila consulenze di cui si potrebbe fare a meno.
Chiediamo, inoltre, al Governo di adottare iniziative volte a ridurre progressivamente, fino alla completa eliminazione, tutte le consulenze esterne delle pubbliche amministrazioni, a tutti livelli, utilizzando in loro luogo le professionalità esistenti.
Infine, è opportuno che il Governo in carica riveda il patto di stabilità interno, affinché le regioni e gli enti locali riducano sensibilmente i costi diretti ed indiretti della politica, che sono crescenti e pesantissimi a livello regionale e locale ed assolutamente incompatibili con l'esigenza del risanamento delle finanze pubbliche. Il paese ha bisogno di trasparenza e di efficienza e solo attraverso una drastica riduzione delle spese superflue e degli sprechi si potrà risanare stabilmente la finanza pubblica.
In definitiva, con la mozione in esame chiediamo al Governo di rivedere il deleterio provvedimento dello «spacchettamento» dei Ministeri e di ridurre da subito il numero complessivo della sua pletorica compagine. Solo se il Governo cambierà immediatamente rotta, prendendo finalmente atto dello sconcerto che questo suo primo provvedimento ha suscitato anche presso i propri sostenitori, sarà possibile avviare una politica di risanamento. In caso contrario - che riteniamo sia il più probabile -, i propositi di risanamento della finanza pubblica espressi dagli esponenti di punta del Governo potranno considerarsi soltanto «grida» di manzoniana memoria, che finiranno per non essere attuate se non attraverso pesantissime stangate fiscali per i cittadini.
Del resto, appare assolutamente ridicolo e paradossale che anche sul decreto relativo allo «spacchettamento» dei Ministeri, che costituisce l'atto iniziale di questo Governo, sia stata posta la questione di fiducia. Siamo di fronte ad una situazione kafkiana se il primo atto del Governo, che rappresenta la sua stessa organizzazione, formerà oggetto del voto di fiducia. Chiedetevi cosa vuol dire tutto questo!
Attraverso la mozione in esame stiamo semplicemente chiedendo che la maggioranza si adegui ad una linea che aveva proposto agli elettori in sede di campagna elettorale e che aveva contemplato nel suo programma elettorale. Considerato che la nostra mozione è assolutamente in linea con quanto voluto dalla stessa maggioranza, non vedo perché quest'ultima non dovrebbe esprimere sulla stessa un voto favorevole. Quindi, sono certo che la mozione troverà consenso in quest'aula, anche attraverso il voto favorevole dell'attuale maggioranza.
Il Governo ha già assunto un impegno in questa direzione; dunque, è necessario che lo assuma anche in questa sede. Infatti, il Parlamento è sovrano e rimarrà sempre vigile sull'azione di Governo, per fare in modo che le chiacchiere siano sostituite da fatti.
Le ultime sono quelle pronunciate oggi pomeriggio dal Presidente Prodi a proposito delle vittorie, dei salti tripli e carpiati, dei «tre a zero», degli «otto a zero», dell' «otto a uno», del «sei a due»: tutte le chiacchiere riguardanti le vittorie di questo Governo devono essere poi tramutate in fatti concreti.
Vogliamo che questo Governo non vinca calcisticamente, ma vinca realmente anche rispetto alle tasche dei cittadini. È questo che vi chiediamo (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale)!
PRESIDENTE. È iscritta a parlare l'onorevole Dato. Ne ha facoltà.
Pag. 66
CINZIA DATO. Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, mi rivolgo in particolare agli onorevoli Leone ed Elio Vito, primo firmatario di questa mozione. Di cosa stiamo parlando esattamente, onorevole Leone? Vorrei davvero dividere concettualmente gli aspetti interessanti emersi nella vostra mozione.
Il Governo Berlusconi portò il totale dei ministeri e dicasteri da 22 a 24; il Governo Prodi lo porta da 24 a 26, peraltro con un aumento percentuale inferiore a quello del Governo Berlusconi. Ma è questo lo scandalo oppure state soltanto agitando uno spauracchio qualunquista? Il precedente Governo aveva modificato l'organizzazione dei ministeri - come voi diceste - per allinearla alla nuova Costituzione, che per voi si identificava con la devolution (termine, peraltro, così poco elaborato che non è stato neanche tradotto). Vista la saggezza del popolo sovrano, questa strana creatura si è trasformata in una chimera. Allora, permetteteci di riordinare le cose secondo i criteri vigenti, come voi faceste allora, ispirandovi al progetto di devolution.
Come il Governo Berlusconi, anche l'attuale Governo propone un'organizzazione della struttura ministeriale funzionale alla propria azione. Allora, ricordo che furono modificati decreti mai entrati in vigore; oggi, la riorganizzazione è fondata sull'esperienza. L'organizzazione prevista - come lei stesso ha detto, onorevole Leone - non comporta un aggravio finanziario per lo Stato. Il principio di invarianza delle spese è esplicitato nella relazione che accompagna il disegno di legge di conversione. Peraltro, onorevole Leone, il numero dei ministri non implica - come lei ha affermato or ora - l'aumento dei costi, perché le strutture ed il personale che si utilizzano sono gli stessi, diversamente organizzati. Nella vostra mozione vaticinate costi della politica ingigantiti. Tuttavia, i dati da voi citati, come vedremo, sono relativi ai vostri anni di Governo, così come l'allarme dei sindacati che lei ha evocato poc'anzi. Ma, forse, nel vaticinare questo aumento dei costi, eravate consapevoli dell'impatto economico che la sconsiderata riforma costituzionale, votata frettolosamente da una maggioranza sotto il ricatto di una propria minoranza, avrebbe comportato: un enorme aumento dei costi e, soprattutto, un ulteriore innalzamento degli stessi (già in aumento) sul piano regionale, un innalzamento progressivo che chissà quando si sarebbe arrestato.
Per fortuna, i cittadini italiani hanno bocciato con sicurezza questo mostro.
Tra le questioni che voi citate vorrei iniziare da una in particolare, onorevole Leone, proprio per separare analiticamente i vari temi.
Per quanto riguarda i parlamentari, richiamate il vostro tentativo di ridurne dal 2016 il numero. Ricordate inoltre che la legge finanziaria per il 2006 ha diminuito lo stipendio dei parlamentari del 10 per cento: si tratta non già di un risparmio bensì di un pericolosissimo precedente. Per la prima volta, infatti, i parlamentari hanno deciso con riferimento ai propri emolumenti, oggi impercettibilmente diminuiti ma che domani potrebbero essere vistosamente incrementati, così infrangendo, solo al fine di realizzare una manovra demagogica, il rilevantissimo principio in base al quale i parlamentari stessi non decidono sui propri emolumenti.
Premetto, onorevole Leone, che io vorrei che distinguessimo, a proposito dei costi, tra quelli di funzionamento di una democrazia basata sulla rappresentanza ed altri costosi orpelli che costituiscono un vizio o alimentano un sistema clientelare; vi è poi il problema del costo eccessivo di strutture amministrative da snellire e semplificare.
Non si risparmia, onorevole Leone, sulle fondamenta di un palazzo. La rappresentanza parlamentare costituisce il fondamento più importante, le fondamenta più storicamente significative della nostra democrazia. Noi siamo stati i primi, come centrosinistra, a proporre la diminuzione dei parlamentari, con disegni di legge e in sede di Bicamerale. Tutto questo fu votato insieme. Nel programma dell'Unione è prevista una diminuzione peraltro Pag. 67assai più significativa di quella proposta dalla vostra riforma costituzionale.
Onorevole Leone, ciò che è inaccettabile è che il tema della riduzione dei parlamentari si ponga in relazione alla diminuzione dei costi della politica o dei costi - peggio ancora! - della democrazia. Rispetto a questo, mi auguro che non cederemo: non lo faremo, e se proponiamo la riduzione dei parlamentari è in ragione della logica della rappresentanza del paese e della possibilità di migliorare il funzionamento delle istituzioni, non dei costi, onorevole Leone - lo ripeto -, non dei costi! Ciò per varie ragioni. La più banale è che i costi del Parlamento, che sono ben lungi dal rappresentare il grave appesantimento dei costi del nostro sistema, non subiscono l'impatto dello stipendio dei parlamentari se non per una quota bassissima. Al Senato sono al di sotto del 25 per cento, per esempio. Quindi, non è comunque lì che va cercata la ragione dell'aumento dei costi del nostro sistema. Su questo, la prego, onorevole Leone, non dobbiamo indulgere verso facili, demagogiche e populistiche esortazioni, che sviano gli italiani dalla percezione reale dei problemi.
Noi abbiamo bisogno di una società civile sana, forte e non bombardata da messaggi immaturi...
ANTONIO LEONE. La riduzione dei costi è prevista nel vostro programma!
CINZIA DATO. ...da conquistatori del potere a tutti i costi e che utilizzano i mezzi della comunicazione, sui quali la nostra democrazia dovrebbe riflettere con maggiore consapevolezza. Quindi, diminuire i costi del sistema è fondamentale ed è una priorità assoluta del nostro Governo, come vedremo. Ma, dopo l'aggressione che avete portato a tutte le istituzioni del nostro paese e della nostra democrazia e a tutti i più importanti organi di garanzia, dalla magistratura al Parlamento, al Presidente della Repubblica, giocare ancora la carta - mi perdoni, onorevole Leone -, davvero vile e incosciente, dell'attacco alla rappresentanza politica, che è alla base della nostra democrazia, svalutandola (Commenti dei deputati del gruppo di Forza Italia), a meno che non ci troviamo...
ANTONIO LEONE. Ma dove vivi...?
PRESIDENTE. Onorevole Leone, per cortesia...
Onorevole Dato, dovrebbe rivolgersi alla Presidenza, per cortesia. Grazie.
CINZIA DATO. Ha ragione, Presidente: lo faccio molto volentieri.
Vede, Presidente, la democrazia richiede che ci si trovi su due sponde diverse ma di una stessa democrazia. Alcune vostre scelte hanno fatto sì che esponenti del vostro schieramento non si siano più potuti identificare nella vostra sponda perché hanno temuto che fosse quella di un'altra democrazia.
Desidero adesso ripercorrere alcuni momenti della vostra mozione. Lei parla della posizione della questione di fiducia. Si è parlato di numerosi emendamenti; il nostro paese ha bisogno di funzionare rapidamente ed il Governo ha la responsabilità di farlo funzionare. Ha parlato anche di esigenze fameliche e condizionanti: non vorrei entrare in questa discussione, ma ricordo quanto peso ha avuto sulla situazione attuale l'adozione di un sistema elettorale che ha visto aumentare la presenza di forze politiche il cui consenso non si è incrementato, un sistema elettorale che lo stesso Calderoli, suo strenuo sostenitore, ha definito con un termine di indimenticabile eleganza.
Nella mozione affermate che il risanamento della finanza pubblica deve tener conto degli impegni assunti nei confronti dell'Unione europea che, nella scorsa legislatura, sarebbero stati sempre rispettati. A tale proposito vorrei ricordare che nel periodo 2001-2005 il valore medio dell'indebitamento netto rispetto al PIL è stato pari al 3,4 per cento del prodotto: un valore, dunque, ben superiore al parametro europeo del 3 per cento. Nel 2006 l'indebitamento netto potrebbe raggiungere un valore del 4 per cento, secondo alcune stime, e superare il 5 per cento, Pag. 68secondo altre. In breve, pare che anche quest'anno non sarà possibile rispettare gli impegni assunti nel luglio del 2005 dal Governo Berlusconi in sede europea, come non sono stati rispettati negli altri anni. L'avanzo primario, che rappresenta un indicatore importantissimo, è passato dal 3,2 per cento del PIL, allo 0,5 per cento nel 2005, e pare che questo sia stato ottenuto grazie a interventi una tantum senza i quali non avremmo avuto neanche lo 0,5 per cento.
Voi dite che la causa maggiore del perdurante squilibrio dei conti deriva dall'enorme debito pubblico accumulato negli ultimi anni dalla cosiddetta prima Repubblica che, grazie a Dio, c'è ancora. Vorrei ricordare che nel periodo del Governo di centrosinistra il rapporto debito-PIL, grazie ad un'incessante azione di risanamento della finanza pubblica, è stato ridotto di quasi 12 punti percentuali. Invece, la negligenza e l'inefficacia dell'azione del Governo del Polo, proprio in tema di risanamento della finanza pubblica, è chiaramente dimostrata dalla dinamica del debito pubblico negli ultimi anni di Governo. L'incidenza del debito sul PIL, dopo un decennio di costante riduzione, è tornata a crescere nel 2005. L'eredità che ci lascia in termini di debito il Governo Berlusconi è pesante: oggi molte stime di diversi autorevoli istituti prevedono un aumento del debito oltre il 108 per cento, dopo anni - ripeto - straordinariamente virtuosi.
Opportunamente nella mozione affermate che la politica di risanamento deve basarsi, tra l'altro, sull'eliminazione delle spese inutili e di tipo clientelare, e questa è una cosa molto seria. Scrivete anche della riduzione dei costi connessi al «proliferare di (...) incarichi pubblici» e all'«aumento ingiustificato delle consulenze esterne (...)». Ebbene, pur tralasciando di menzionare le assunzioni, le nomine, i bandi dell'ultima ora fatti dal vostro Governo malgrado la legge contro lo spoil system, vorrei però ricordarvi quante volte la Corte dei conti ha richiamato l'attenzione su costose e inutili consulenze e sugli incarichi esterni conferiti dallo Stato e dalla pubblica amministrazione. Secondo stime del marzo 2006, la pubblica amministrazione spende non meno di 750 milioni di euro per 200 mila esterni; tali sono i dati dopo gli anni del vostro Governo!
Secondo fonti sindacali, che anche lei ha citato e che si riferiscono ai dati degli anni del vostro Governo, la cifra delle consulenze addirittura avrebbe sfiorato quota 300 mila, e la metà di esse sarebbero state stabilite presso regioni ed enti locali: sapete quale è la regione in testa a tutte, che assorbe il 25 per cento del totale? Ohibò, la Lombardia...!
Ebbene, dopo tutto ciò, dopo lo scandalo delle consulenze d'oro al Ministero della giustizia e in molte altre amministrazioni dello Stato e periferiche, ancora oggi, dopo la «cura» proposta dalla finanziaria per il 2006, nei soli ministeri sono state contate oltre 43 mila automobili di Stato. Sto parlando degli anni del vostro Governo! Peraltro, secondo dati forniti da consulenti - ripeto: consulenti... - del Governo Berlusconi, il costo, durante gli anni del vostro Governo, delle auto blu in Italia è calcolato intorno ai 10 miliardi di euro l'anno!
È inoltre possibile dimostrare come anche un Governo con un alto numero di ministri e sottosegretari possa contribuire al risanamento finanziario ed alla riduzione degli sprechi. È stato già annunciato dall'esecutivo il piano per la riduzione delle consulenze: non saranno rinnovate quelle che vengono a scadenza. Si sono previsti il contenimento al minimo degli staff ed un deciso ed effettivo - e questa volta siamo certi che vi sarà - taglio delle scorte e delle auto blu. L'impegno del Governo - peraltro già reso pubblico - è di ridurre le spese per gli uffici di diretta collaborazione dei ministri in misura non inferiore al 10 per cento; ciò, anche per consentire la formazione a costo zero dei gabinetti dei nuovi ministri. Ma saranno attivate anche misure per contenere le spese di mostre, manifestazioni, rappresentanza e pubblicità.
Tutto ciò è contenuto nella circolare del ministro dell'economia e delle finanze appena emanata, dove si annunciano precisi interventi: riduzione del 50 per cento Pag. 69rispetto al livello del 2004 delle spese di rappresentanza, pubblicità e per compensi a consulenti esterni.
A tale proposito, non posso non ricordare la grande confusione che si fa tra comunicazione pubblica e propaganda a spese del pubblico; non posso non ricordare i libretti che tutti gli italiani hanno ricevuto a casa, per esempio, dal ministro Matteoli, che ci raccontava quante «cose belle» ha fatto - guarda caso, in coincidenza con le elezioni europee -; non posso non ricordare che il ministro Lunardi ci ha inviato un libretto di poesie sulla strada mentre il nostro paese è nelle condizioni che ben conosciamo.
Non posso non ricordare di quanti fondi per comunicazioni e pubbliche relazioni abbia disposto il ministro senza portafoglio Prestigiacomo e mi chiedo se, con quel denaro, non sarebbe stato meglio rifinanziare la legge per l'imprenditoria femminile, se questa non sarebbe stata una migliore pubblicità anche per il Governo.
L'attuale Governo ha annunciato anche la decurtazione del 10 per cento dei gettoni di presenza e delle indennità destinate a coloro che fanno parte di consigli di amministrazione, di organi di indirizzo e controllo e di commissioni di qualunque genere; ha annunciato l'abolizione dell'indennità di missione per chi viaggia sul territorio nazionale, per i viaggi all'estero di tutti i dirigenti pubblici (compresi dirigenti e capi dipartimento, i quali viaggeranno in classe economica); riduce del 30 per cento le diarie dei funzionari della Farnesina in missione all'estero, ed altro ancora. Allora, abbiamo un programma preciso, impegni già esplicitati, una linea d'azione volta con sicurezza al risanamento: dei conti e della morale pubblica del paese, a cui il Presidente Prodi ha prestato, con testardaggine, un'attenzione appassionata in ogni suo intervento...
Ultimo punto: nella mozione, impegnate il Governo ad attivarsi affinché sia rivisto il patto di stabilità interno, in modo che regioni ed enti locali riducano sensibilmente i costi. In tema di patto di stabilità, la vostra finanziaria per il 2006 ha fissato vincoli alle spese in conto corrente e in conto capitale degli enti locali e territoriali che dovrebbero portare un risparmio di 3,3 miliardi di euro.
Ora, colleghi, il tetto di spesa imposto dal Governo Berlusconi alle autonomie restringe in modo drastico le risorse per i servizi essenziali (si pensi ai trasporti, all'istruzione, alla formazione) e, anziché concorrere alla competitività del paese, produce effetti negativi: il taglio di questi servizi, infatti, è un taglio al reddito disponibile delle famiglie, che, non potendo più disporre di sufficienti servizi pubblici locali, dovranno acquistare servizi privati sostitutivi. Se un Governo costringe le amministrazioni locali a tagliare i servizi, sta facendo molto peggio di come farebbe aumentando le tasse, perché aumenta le tasse - in modo iniquo - ai cittadini che hanno bisogno di usufruire di quei servizi, impoverisce un paese, impedisce il rilancio e la crescita del paese.
CARLO CICCIOLI. È la soglia di sopportabilità!
CINZIA DATO. Mi dolgo delle labilità! Quello proposto da voi è un sistema rudimentale e poco efficiente. Disponete una diminuzione generale della spesa senza distinguere tra spese buone e spese cattive. Prendete a riferimento spese del passato, in un periodo arbitrariamente limitato che premia, di fatto, gli enti che hanno speso di più. Sospendete, solo temporaneamente, una spesa che riesploderà quando verranno tolti i tetti, perché quella spesa sostiene servizi necessari. Proponete, e di fatto imponete, un federalismo alla rovescia: se è vero che deve aumentare l'autonomia e, quindi, il trasferimento delle funzioni, aumenteranno gli oneri relativi e l'incremento relativo della spesa periferica dovrebbe essere maggiore di quella del centro.
Per gli enti locali passare dall'obiettivo di rispetto di un saldo in termini di disavanzo, ossia di differenza tra entrate e spese - ciò che sostanzialmente ci chiedono i vincoli di Maastricht -, ad un altro criterio soffoca, di fatto, i comuni più Pag. 70piccoli - quelli del Mezzogiorno, ve lo ricordo - e quelli più bisognosi ed impedisce ai comuni più forti e più ricchi di aumentare le proprie entrate.
Il risultato della situazione attuale, degli sprechi, delle inefficienze siamo convinti sia il risultato di un portato storico di decenni del nostro paese, ma è un risultato assolutamente ed evidentemente aggravato dagli anni di vostro Governo.
Ricordo le parole del ministro Frattini, che ci diceva: «Credo che l'esecutivo abbia il diritto politico di scegliere come organizzare la pubblica amministrazione». Io credo quindi che l'onorevole Frattini voterà contro questa mozione, in coerenza con il diritto da lui sostenuto per il suo Governo di darsi le regole migliori di organizzazione, coerenti con la propria azione di governo. Non continuo il discorso dell'onorevole Frattini - non vorrei citarlo tutto -, rammento solo che egli si rifiuta di prendere lezioni di democrazia, vantando una cultura di Governo di cui la vostra maggioranza, secondo l'opinione del nostro paese, non ha dato prova particolare. Noi, invece, siamo disponibili, e lo siamo sempre di più - considerato il bisogno del paese di realizzare importanti riforme -, ad un dialogo aperto, limpido e forte tra le nostre parti, appunto per il bene del paese e per il bene della democrazia, ma dobbiamo parlare davvero della stessa democrazia. Vi prego, smettiamola con le demagogie più populiste, pericolosissime per il nostro paese, anche se devo rilevare che il comportamento degli italiani al referendum di ieri ha dato a noi classe politica un esempio di grandissima maturità. Cogliamolo insieme, facciamo lavorare il Governo Prodi, lo giudicheremo in cammino ed a consuntivo (Applausi dei deputati del gruppo de L'Ulivo e dell'Italia dei Valori)!
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Barani. Ne ha facoltà.
LUCIO BARANI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevole Leone, onorevole Dato, abbiamo parlato di demagogia e di populismo; sembra che il problema attinente ai costi della politica si riduca ad una gara parlamentare suicida tra chi riduce di più il numero dei parlamentari. Le 170 unità proposte dalla Casa delle libertà vengono ora battute dal rilancio delle 200 unità da parte del Governo Prodi. Mi domando se già ora noi non ci sentiamo inutili, e verrebbe da proporre in quest'aula di far alzare la mano a tutti coloro che si sentono di costituire una spesa viva e superflua della politica, suggerendo magari ai medesimi di andarsene.
È vero: le cariche ministeriali, il costo delle consulenze, il numero delle auto di servizio ed i costi diretti ed indiretti di regioni ed enti locali sono un problema che riguarda il contenimento dei costi pubblici e la moralità politica. Il ministro dell'economia e delle finanze sa perfettamente che l'indebitamento sommerso degli enti locali e della sanità, se emergesse, porterebbe al totale fallimento anche dell'attuale Governo. Ma il problema non è solo morale e di spese vive; è anche di forte ritardo strutturale; è questo, onorevoli colleghi, il problema! I cittadini credono a ciò che vedono e toccano nel loro quotidiano. I medesimi vedono e toccano che i servizi, le politiche, le sicurezze fornite dal pubblico costano e non corrispondono agli standard di qualità richiesti, anzi spesso sono un intralcio alle loro necessità e ai loro desideri; sanno, inoltre, che non vi sono alternative perché la politica è invasiva e domina il libero mercato nazionale.
E dove la politica non controlla ecco subito affacciarsi i «furbetti del quartierino» che «pittano» la loro deregulation. Il ministro Livia Turco, due ore fa, in audizione alla XII Commissione, ha presentato quello che ha definito il patto per la salute. Ci ha detto che ha la delega a portare avanti il programma dell'Ulivo, ma non si è resa conto che, invece, è ministro della Repubblica e non un ministro dell'Ulivo, quindi non si può permettere di essere il ministro della felicità del Governo Prodi! A parte il fatto che ha concluso consegnando a tutti la sua relazione e terminando con la previsione dell'aumento del numero degli spinelli; personalmente Pag. 71mi sono spaventato, pensando: «Sta a vedere che porta uno spinello anche a noi membri della Commissione!».
Inoltre, in nome di un malinteso concetto di contenimento della spesa ecco che ex aziende pubbliche tagliano servizi essenziali allo stato sociale come, ad esempio, sta avvenendo per le Poste italiane Spa che stanno chiudendo uffici in aree disagiate come la montagna italiana, in questo modo rendendo precaria anche la sola sopravvivenza in quei territori; così ha già fatto Trenitalia e le aziende di erogazione del gas.
Una classe politica seria è chiamata ad affrontare questo problema strutturale della politica, a liberalizzare e mettere in concorrenza dove è utile che questo avvenga, togliendo le sue «manacce consociative» da un mercato che non è oggettivamente libero ma, allo stesso tempo, deve equilibrare il controllo strategico sullo stato sociale per fare in modo che non siano soprattutto le fasce deboli a pagare.
Non condivido completamente l'analisi semplicistica fatta dalla mozione Vito sulla causa maggiore dello squilibrio dei conti pubblici da attribuire alla prima Repubblica. Vi è in questa mozione una strana atmosfera di radicalismo, la quale mi fa sospettare che più che a Forza Italia l'onorevole Vito appartenga al partito radicale.
Nella prima Repubblica, pur con i tanti mali e limiti della partitocrazia, che non possiamo negare, la politica affrontò anche le grandi sfide, seppe dare una democrazia al nostro paese, guidò la ricostruzione ed il boom economico, inaugurò la stagione dei diritti e delle riforme, seppe resistere, a parte Prodi, alla minaccia eversiva interna e al totalitarismo internazionale, modernizzò il paese e con il Governo Craxi divenne la quinta potenza economica mondiale.
Gli anni Novanta hanno posto la necessità di un cambiamento strutturale anche in rapporto alle nuove condizioni geopolitiche e alla globalizzazione. La verità è che l'Italia non ha saputo darsi una svolta epocale come i tempi richiedevano, scendendo in tal modo, posizione su posizione, di prestigio internazionale e aumentando i ritardi al proprio interno. Questo non è imputabile alla prima Repubblica, questo è colpa della incapacità delle attuali classi dirigenti che non hanno saputo compiere atti di grande coraggio, dimostrando solo una forte aggressività nei rapporti.
L'attuale risultato è quello che vediamo: eccessiva proliferazione di enti inutili, eccessivo protezionismo e favoritismo politico, eccessiva burocrazia da parte dello Stato, scarsa modernizzazione. Questi sono i veri costi della politica sul paese, non il numero dei deputati, non il numero delle auto blu, che incidono dello 0,00000000 - all'infinito - 1 per cento! E se qualcuno se ne fosse dimenticato, pur avendo tutti applaudito, voglio qui ricordare alcuni passi della recente relazione del Governatore della Banca d'Italia, che cito testualmente: "L'intensificazione della concorrenza, l'ampliamento dello spazio per l'esplicarsi dei meccanismi di mercato sono necessari al rilancio produttivo e complementari a scelte di equità. La concorrenza costituisce il migliore agente di giustizia sociale in un'economia, in una società come quella italiana nella cui storia è ricorrente il privilegio di pochi fondato sulla protezione dello Stato. La produttività dei servizi è essenziale per la crescita dell'economia: essi rappresentano nei paesi dell'OCSE oltre il 70 per cento del valore aggiunto. Sono utilizzati nella produzione di tutti gli altri settori, sono più diffuse nel terziario rendite monopolistiche che mantengono alti i prezzi, ostacolano l'innovazione e la produttività, deprimono la competitività del sistema. Le imprese di produzione e distribuzione dei servizi di pubblica utilità erano in Italia interamente di proprietà pubblica ancora nella metà degli anni Novanta. L'ampia privatizzazione che le ha coinvolte ha contribuito a ridurre il debito pubblico in rapporto al prodotto interno lordo. La liberalizzazione di questi mercati non ha progredito in eguale misura. Nei servizi pubblici locali la stessa privatizzazione ha fatto pochi passi avanti; la liberalizzazione Pag. 72manca quasi del tutto tanto che la gestione può essere affidata senza gara a società pubbliche o miste. Infine, le amministrazioni locali detengono ancora il controllo di molte imprese operanti nella fornitura dei servizi pubblici e, in taluni casi, ambiscono ad ampliare la gamma dei servizi offerti innescando fenomeni di ripubblicizzazione. Ostacoli alla concorrenza derivano anche da normative restrittive che in più settori danneggiano la generalità dei consumatori e dei lavoratori. Nel commercio al dettaglio il numero medio di dipendenti delle imprese è circa la metà di quelli dell'area dell'euro».
In conclusione, onorevoli colleghi, è questo che dovremo urgentemente affrontare e non perdere tempo sulla questione del numero dei parlamentari, dei ministri e dei sottosegretari e sulla quantificazione in termini percentuali delle macchine blu che c'erano prima, dopo, ieri e ieri l'altro. È ciò che sapremo produrre che interessa il paese, non in quanti saremo a dimostrare quello che sapremo fare (Applausi dei deputati del gruppo della Democrazia Cristiana-Partito Socialista).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Cota. Ne ha facoltà.
ROBERTO COTA. Signor Presidente, la presentazione di questa mozione ci induce a riflettere su un provvedimento che rappresenta soprattutto la spia di come il Governo Prodi intenda operare sul fronte della gestione delle funzioni di Governo e dell'approccio che si dà alla pubblica amministrazione.
Il decreto Bassanini, come voi tutti ricordate, prevedeva dodici ministeri. Successivamente questi ministeri sono stati aumentati con il Governo Berlusconi, con la introduzione di due nuovi ministeri: quello delle comunicazioni e quello della salute. Il Governo Prodi, che avrebbe dovuto dare una decisa accelerazione per il rilancio di questa politica e avrebbe dovuto soprattutto incidere su quelli che sono i costi della politica e l'efficienza della pubblica amministrazione, ha creato invece quattro nuovi ministeri: quello del commercio internazionale, quello dei trasporti, quello dell'istruzione e quello dell'università e della ricerca, più tutte le deleghe che sono state «spacchettate» ai vari ministeri e attribuite ai ministri senza portafoglio.
Questo tipo di approccio noi non possiamo certo condividerlo. Riteniamo che esso sia l'espressione di un veterocentralismo, di un vecchio modo di concepire lo Stato e la politica. Lo sanno tutti, e lo capisce facilmente anche un bambino: questi ministeri ed anche i ministri senza portafoglio non sono stati istituiti per rispondere ad un criterio di efficienza ma semplicemente per risolvere dei problemi interni alla maggioranza, problemi di poltrone, di equilibrio, finendo così per costruire poltrone, poltroncine e strapuntini che potessero dare quell'assetto che ha consentito al Governo Prodi di ottenere stentatamente la fiducia dopo un risultato elettorale oltremodo stentato. E il fatto che la istituzione di questi ministeri non risponda assolutamente a criteri di efficienza, ma invece porti ad un'inefficienza lo dimostrano le scelte nel loro merito. Faccio riferimento, ad esempio, allo «spacchettamento» delle funzioni che prima erano raggruppate in seno al Ministero del lavoro e della previdenza sociale e che ora vedono l'attribuzione al ministro della solidarietà sociale di funzioni nuove in tema di immigrazione, di politiche sociali, delle politiche del lavoro e dell'occupazione, più il controllo degli enti di previdenza.
Tali scelte non rispondono, certo, a criteri di efficienza ma portano ad un accavallamento di competenze che è già sfociato, nei primi giorni di attività del Governo, nelle dichiarazioni di singoli ministri i quali, oltre a dire cose che non stavano né in cielo né in terra, si contraddicevano l'uno con l'altro. Come non ricordare le prime dichiarazioni del ministro Ferrero il quale, recandosi a visitare, insieme ad un sottosegretario di Stato, il centro di permanenza temporanea di Lampedusa, subito ha predicato l'immigrazione libera ed ha affermato che bisogna regolarizzare oltre 500 mila immigrati Pag. 73presenti nel nostro territorio, dimenticando che esisteva un «decreto flussi» e che esistono norme ben precise poste dalla legge Bossi-Fini!
In un'altra occasione, il sottosegretario Lucidi - c'è una serie di competenze che non si capisce bene come siano attribuite, con tutti questi «spacchettamenti» - ha dichiarato, davanti alle coste della Libia: prego, cittadini della Libia, accomodatevi sul nostro territorio perché concederemo a tutti il diritto di asilo. Bei messaggi per contenere il fenomeno dell'immigrazione clandestina! In quei paesi, le organizzazioni criminali si determinano a partire o a non partire, si organizzano in un modo piuttosto che in un altro a seconda del tipo di politica svolta nel paese in cui dovrebbero andare. Ovviamente, ove si attui una politica basata sul pugno di ferro - io direi, semplicemente, sul rispetto delle regole - sono scoraggiati; se, invece, l'immagine che si offre è quella di un paese in cui le regole sono, per così dire, un optional, evidentemente è difficile combattere l'immigrazione clandestina.
Inoltre, vi è stata l'attribuzione di alcune competenze al Ministero per le politiche giovanili e l'attribuzione di altre competenze del Ministero del lavoro, al Ministro senza portafoglio per le politiche per la famiglia, al ministro Bindi. Anche in questo caso, l'attribuzione di una serie di competenze ed un'azione che è stata svolta nel corso della precedente legislatura, e che ha raccolto decisi consensi al di fuori del mondo della politica, rischiano di essere completamente vanificate.
Anche qualcos'altro mi ha colpito in modo particolare e lo affermo perché, nell'ultimo periodo della scorsa legislatura, sono stato sottosegretario e, per qualche tempo, ho avuto la delega al turismo. In tutta questa operazione di poltrone, infatti, la delega al turismo è stata sottratta alle competenze del Ministero delle attività produttive per passare al Ministero dei beni e delle attività culturali. Guardate che questo tipo di operazione ci porta indietro, è uno schiaffo al nostro sistema turistico, che spera di poter competere avendo il tipo di qualificazione che merita e, cioè, la qualificazione di industria. Nell'ultimo decreto sulla competitività, noi siamo riusciti ad inserire il comparto turistico tra le industrie e questo è stato un segnale importante, suffragato, poi, da alcuni provvedimenti come la riforma dell'ENIT che il Governo, nella scorsa legislatura, è riuscito ad abbozzare. Se vogliamo che il paese tragga dal turismo il giusto profitto o, meglio, quelle giuste energie per far sviluppare alcuni territori - penso al sud ma anche ad alcune zone del nord e lo affermo in quanto piemontese, dato che il nostro sistema produttivo non ha più soltanto le industrie - noi dobbiamo considerare il turismo come una industria. Portare il turismo tra le competenze del Ministero per i beni e le attività culturali ha veramente il sapore di passato, di vecchio, di borbonico, di un paese che non vuole andare avanti ma vuole tornare indietro, schiacciato dallo statalismo e dall'assistenzialismo.
Oltre alle inefficienze, ci sono indubbiamente i costi. Si dice che questo tipo di provvedimenti è a costo zero, ma mi pare che anche la Commissione bilancio del Senato abbia detto che non è assolutamente così. A parte che è tutto da dimostrare che si riducono i gabinetti di alcuni ministri per assegnare il personale al gabinetto di altri ministri - io penso che, alla fine della fiera, ci sarà un'esplosione generale delle assunzioni e dei posti - lo stipendio dei ministri e dei sottosegretari, per esempio, è sicuramente un costo aggiuntivo che è anche attinente a quel famoso articolo 81 della Costituzione, dal momento che avrebbero dovuto essere indicati i fondi a copertura di questo provvedimento.
Noi abbiamo ministri e sottosegretari in più che prendono uno stipendio in più; abbiamo ministri e sottosegretari che, sempre per le stesse logiche di poltrone, si sono dimessi dalla carica di parlamentare; anzi, le dimissioni sono state loro richieste, da parte della maggioranza, per poter gestire i lavori parlamentari. A proposito, colgo anche l'occasione per ribadire che, come parlamentare, vorrei lavorare: sono due mesi che siamo in questo Parlamento Pag. 74e ancora non abbiamo iniziato a farlo, perché - evidentemente - il Governo non sa come gestire i lavori parlamentari (più che non vuole, non può gestirli). Dunque, ambiremmo a lavorare e a poter discutere i provvedimenti.
Per quanto riguarda l'ultima parte della mozione - e mi avvio alla conclusione - è giusto il richiamo con riferimento al contenimento delle spese per quanto riguarda gli enti locali. Vorrei soltanto far notare che il modo migliore per arrivare ad un contenimento di queste spese, non è tanto limitarle ad un certo livello quanto aumentare l'efficienza degli enti locali. Spesso, infatti, c'è il problema che i soldi si spendono, ma poi non arrivano ai cittadini dal punto di vista dell'efficienza dei servizi. L'unico strumento è il federalismo fiscale: esso consente di mantenere le risorse sul territorio e di attuare anche una responsabilizzazione della classe politica attraverso una chiarezza delle competenze. In questo modo, finalmente, quando ci saranno amministratori che non spenderanno in maniera non efficiente i soldi dei cittadini (e sarà più facile se riusciremo in qualche modo, nonostante l'esito dell'ultimo referendum, ad arrivare, un giorno, al federalismo fiscale, per il quale noi non smetteremo mai di continuare la battaglia), ci sarà la possibilità di controllare in maniera più diretta e trasparente anche le spese degli enti locali.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Borghesi. Ne ha facoltà.
ANTONIO BORGHESI. Signor Presidente, Italia dei Valori ha posto fin dal primo momento all'Unione il tema della riduzione del costo della politica e ha trovato nel Presidente del Consiglio Prodi un'attenta ed immediata risposta favorevole, affinché il programma contenesse già tutta una serie di indicazioni. Io penso che questa mozione dell'onorevole Vito - siamo in un periodo in cui si parla tanto di calcio - sia un clamoroso autogol: credo che molti di noi potrebbero sottoscriverne le conclusioni per intero tranne che per la prima parte; e tuttavia sono false le premesse con cui si arriva ad esse, in un modo così evidente ed eclatante che rappresenta - ripeto - un vero e proprio autogol.
Non ho capito bene l'intervento dell'onorevole Barani, ma mi pare che persino lui che non fa parte della maggioranza, tutto sommato, abbia fatto più che altro rilievi critici piuttosto che sposare le premesse contenute nella mozione. Essa - e non ripeterò alcune cose che sono state già dette da altri colleghi - parla del rispetto degli impegni assunti nei confronti dell'Unione europea, che sono sempre stati rispettati.
Mi pare che il commissario europeo Almunia, nell'ultima riunione, abbia pressappoco affermato di aver capito che il Governo Berlusconi avesse truccato i conti. Allora, questa asserzione, che rappresenta uno dei primi capoversi della parte motiva della mozione in esame, forse non è realistica, poiché l'Unione europea riconosce che, se qualcosa non quadra, ciò è stato compiuto nel passato.
Nella mozione in esame si afferma, inoltre, che la causa dello squilibrio dei conti pubblici deriva dal debito accumulato nel corso della cosiddetta prima Repubblica. Scusate, ma i dati contenuti nella relazione annuale del Governatore della Banca d'Italia, nonché in tutte le riviste di carattere economico, che ciascuno può analizzare, dimostrano che il Governo Berlusconi ha preso in mano questo paese quando si registrava un incremento annuo del prodotto interno lordo pari al 2 per cento e lo ha portato allo zero.
Quando tale Governo si è insediato, l'avanzo primario del bilancio dello Stato veleggiava intorno al 5 per cento del PIL, ma adesso ce lo restituisce con un livello pari a zero! Vorrei osservare che, quando si azzerra l'avanzo primario del bilancio dello Stato, ciò vuol dire che non vi sono più risorse finanziarie per pagare gli interessi sul debito pubblico, e che lo stesso debito aumenta.
Ricordo che la relazione presentata dal ministro dell'economia e delle finanze, il Pag. 7514 giugno, nel corso dell'audizione presso le Commissioni bilancio di Camera e Senato, che ho con me, dimostra in modo incontrovertibile che il rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo, che nel periodo 1996-97 - vale a dire, negli anni del primo Governo Prodi - aveva iniziato una lenta e costante diminuzione, oggi è risalito. La collega precedentemente intervenuta ha già illustrato tali dati, ed io non intendo citarli nuovamente.
Il Governo Berlusconi ha preso in mano le redini di questo paese quando si registrava un avanzo della bilancia commerciale pari a 10 miliardi di euro, ma oggi ci restituisce un disavanzo pari a 10 miliardi di euro! La causa del debito, allora, sono stati i Governi precedenti? È evidente, invece, che la responsabilità principale di questa situazione appartiene al Governo Berlusconi.
È vero che l'azione di risanamento del bilancio deve sicuramente basarsi non sull'inasprimento delle imposte, bensì sul contenimento delle uscite e sull'eliminazione delle spese inutili e di tipo clientelare; tuttavia, vorrei osservare che lo afferma il rappresentante di una coalizione che, nei cinque anni in cui ha governato, ha praticamente raddoppiato le spese a carico del bilancio dello Stato. Sono di formazione liberale, e credo che la concorrenza sia il metodo migliore per far procedere una economia e per farla sviluppare, ma vorrei evidenziare che chi crede nel liberalismo immagina che il bilancio dello Stato tenda a contrarsi nel tempo, non certo a raddoppiare!
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE PIERLUIGI CASTAGNETTI (ore 17,31)
ANTONIO BORGHESI. La verità è che siamo stati in presenza di un Governo che non ha sostenuto la vera imprenditoria, vale a dire quella che crea sviluppo. Penso, infatti, che un Presidente del Consiglio dei ministri che riconosce che un terzo dell'economia italiana è sommersa e che non intraprende una seria azione affinché il settore sommerso riemerga abbia già dichiarato che la propria maggioranza di Governo intende favorire, in realtà, gli imprenditori che preferiscono rifiutare la concorrenza e rimanere nell'area sommersa dell'economia.
Vorrei altresì rilevare come, nella mozione in esame, si affermi che le prime spese da ridurre, anche per evidenti ragioni di moralità politica, sono proprio i costi della politica. Nessuno più del gruppo dell'Italia dei Valori ritiene che i costi della politica debbano essere ridotti, tuttavia vorrei leggere all'Assemblea un brano di una relazione della Corte dei conti.
Prendo atto che i deputati dell'opposizione non sono più presenti in aula, ma non importa; resta il fatto che la Corte dei conti, con riguardo al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio (del precedente Governo, ovviamente), ha scritto che «(...) il 56,5 per cento delle risorse attribuite al Ministero dell'ambiente per la difesa del suolo e per la tutela ambientale è assegnato agli uffici del ministro (...)». Lo stesso discorso vale per i fondi destinati alle grandi opere assegnati al ministro delle infrastrutture dei trasporti e per quelli dell'amministrazione della difesa. Vorrei sottolineare che non lo sostengo io, ma lo scrive la Corte dei conti.
Il Presidente del Consiglio dei ministri ha moltiplicato i dipartimenti e, con essi, il personale: Protezione civile, Innovazione tecnologica e tecnologie, Ufficio nazionale per il servizio civile, Dipartimenti antidroga ed editoria, Alto commissariato anticorruzione, per i quali la Corte dei conti ha chiesto assolutamente notizie sull'attività svolta. Allora, anche questa risulta una premessa che non è vera.
Nelle premesse si afferma ancora che la riforma costituzionale - ieri il popolo italiano ha respinto, in modo chiaro, quella che era stata proposta, anche se sappiamo che dobbiamo trovare delle intese per alcune innovazioni - pone come elemento grandioso la riduzione del numero dei componenti del Parlamento. Quello che è più grave è che il Presidente del Consiglio ha preso in considerazione solo questo Pag. 76elemento per inviare una lettera a tutti gli italiani, non già il resto della riforma; l'unico elemento che è stato portato a conoscenza dei cittadini italiani è stata la riduzione del numero dei parlamentari, senza neppure avere l'onestà di dire che sarebbe avvenuta nel 2016. Quindi, siamo in presenza di premesse assolutamente inaccettabili, e ricordo che anche esponenti dell'opposizione, in particolare di Alleanza Nazionale, lo scorso anno, più volte, hanno invitato il Governo, il loro Governo, ad attuare forme di riduzione dei costi della politica (Alemanno, Buontempo). In questo caso, tra le premesse si cita ancora come esempio il fatto che la legge finanziaria 2006 ha ridotto gli emolumenti dei parlamentari, ma non si dice che a gennaio quella riduzione è stata immediatamente cancellata.
Il collega Barani ha citato in modo molto chiaro ed efficace tutto quello che ha scritto il Governatore della Banca d'Italia; ma chi è responsabile se non si è fatto nulla per favorire una più forte presenza di mercato e di concorrenza, ed invece si è agito in modo clientelare attraverso le consulenze? Mi si dice che, forse, un ministro chiederà una riunione di Commissione secretata, perché pare che, guardando quello che è avvenuto nel suo ministero, ci siano alcune cose poco chiare proprio nel campo delle consulenze: allora, fare la morale con una mozione come questa mi pare veramente che rappresenti un autogol! Comunque, faccio una proposta seria all'onorevole Vito: se mettessimo a posto le premesse, potrei anche sottoscrivere i tre passi finali dell'articolato. Tuttavia, so che il Governo è già impegnato su questa strada e le misure che ha già citato la collega intervenuta prima vanno davvero nel senso di una riduzione del costo della politica, che ovviamente deve assumere connotati molto più globali e deve riguardare non solo il Parlamento. Andate a leggere i bilanci delle istituzioni politiche, della Camera e del Senato, negli anni del Governo e della maggioranza che oggi propone questa mozione e guardate se si sono ridotti o se sono cresciuti, e come sono cresciuti. Allora, un po' di dignità, onorevole Vito, vorrebbe che lei ritirasse questa mozione. Ribadisco che, se accettasse di modificare le premesse, anch'io potrei firmare la parte finale, e forse lo farebbero anche altri miei colleghi di Italia dei Valori (Applausi dei deputati del gruppo dell'Italia dei Valori).
PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali della mozione.