Doc. XXII, n. 5




RELAZIONE

Onorevoli Colleghi! -Circa cinque anni ci separano oramai dal luglio 2001, una data che ha segnato la storia recente dell'Italia. Cinque anni da quei tre giorni di luglio in cui a Genova si è svolto il vertice dei Paesi del G8 e durante i quali, secondo Amnesty International, il suolo italiano è stato «teatro della più grave sospensione dei diritti democratici in un Paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale».
Giorni che hanno gravemente macchiato la credibilità democratica del nostro Paese a livello internazionale, cosi come documentato da tutti gli organi di informazione italiani e stranieri. Sono ancora vive nel ricordo le immagini degli scontri per le vie della città e dei blitz alla scuola Diaz, dei maltrattamenti dei detenuti nella caserma di Bolzaneto e dei drammatici atti che portarono alla morte di Carlo Giuliani.
Nonostante le inchieste giudiziarie e l'indagine conoscitiva svolta dal Comitato parlamentare costituito nell'ambito delle Commissioni Affari costituzionali della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica nel corso della XIV legislatura all'indomani dei suddetti fatti, molte, troppe sono ancora le zone d'ombra relative alle responsabilità politiche, amministrative e penali di coloro che gestirono, ai vari livelli, l'ordine pubblico durante i giorni del G8 di Genova.
A richiamare l'attenzione internazionale su quelle vicende, con un documento adottato il 15 gennaio 2003, è stata la risoluzione sulla situazione dei diritti fondamentali nell'Unione europea (2001/2014(INI)), nella quale il Parlamento europeo ha ufficialmente mosso accuse nei confronti dell'Italia per i fatti di Genova. Oltre all'esplicita deplorazione «delle sospensioni dei diritti fondamentali avvenute durante le manifestazioni pubbliche, ed in particolare in occasione della riunione del G8 a Genova» (punto 44), la risoluzione (punto 45) «rileva in particolare che, per quanto riguarda i disordini di Genova del luglio 2001, il Parlamento continuerà ad accordare particolare attenzione al seguito delle indagini amministrative, giudiziarie e parlamentari avviate in Italia per accertare se in tale occasione si sia ricorsi a trattamenti o punizioni disumane o degradanti (articolo 4 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea)».
Risulta pertanto irrinunciabile e ancora del tutto attuale l'esigenza di una iniziativa volta a una serena ed esauriente ricostruzione dei fatti, anche al fine di addivenire a una puntuale individuazione delle responsabilità degli organi di Governo che hanno emanato le direttive e le disposizioni operative per la gestione dell'ordine pubblico, a fronte dell'oggettivo fallimento registrato e documentato
A tale proposito, anche per evitare che si producano o si amplino lacerazioni tra il sistema politico e le giovani generazioni, nonché per creare le condizioni affinché simili gravissime violazioni dei diritti civili e politici non possano più ripetersi, ridando così piena credibilità alle istituzioni italiane a livello nazionale e internazionale, appare opportuna e necessaria la tempestiva istituzione di una Commissione parlamentare monocamerale di inchiesta, volta all'accertamento della dinamica dei fatti e alla individuazione in primo luogo delle responsabilità politiche e amministrative.


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