Doc. XXII, n. 12




RELAZIONE

Onorevoli Colleghi! - Le funzioni dello Stato e degli altri enti pubblici si sono ampliate, nel corso del tempo, comprendendo ambiti e oggetti molteplici, a provvedere ai quali sono stati via via costituiti organi, amministrazioni ed enti, regolati nelle forme giuridiche del diritto pubblico e sovente anche del diritto privato, destinati a esercitare poteri e a erogare servizi ritenuti necessari per la collettività.
Poiché il funzionamento di questi apparati è finanziato per la massima parte dalle contribuzioni dei cittadini, raccolte mediante il prelievo tributario, è dovere morale e politico far sì che ogni somma a ciò destinata sia spesa nel modo più utile ed efficace per il conseguimento del fine pubblico la cui cura è ad essi affidata. Il divario tra il costo degli apparati e il servizio da questi prestato costituisce infatti una delle maggiori e più fondate ragioni d'insoddisfazione dei cittadini, e diviene sovente motivo di avversione e scontento, quando l'esercizio delle funzioni pubbliche è considerato più come ostacolo e gravame improduttivo o, peggio, come occasione di vantaggi indebiti e talora illeciti per coloro che di tali funzioni sono investiti.
Occorre che questi princìpi ispirino l'organizzazione dello Stato e degli altri enti pubblici secondo criteri di maggiore rispondenza agli interessi dei cittadini, come singoli e come collettività, così da assicurare risparmi duraturi e prestazioni superiori che possono essere garantiti solo da una profonda ristrutturazione della pubblica amministrazione. Le stesse tensioni esistenti tra diverse parti geografiche e settori sociali del Paese possono essere risolte con efficacia solo in questo contesto. Molte inchieste giudiziarie, anche recenti, hanno poi rivelato come non sia pensabile un risanamento duraturo delle finanze senza il risanamento della vita politica e amministrativa. Infatti, il fenomeno della corruzione costituisce una delle cause e delle conseguenze, di entità e d'importanza non trascurabili, del dissesto dei conti pubblici. Non è sufficiente la pur necessaria repressione per sconfiggere una corruzione che invade le strutture statali, regionali e locali, contribuisce a occultare la responsabilità delle decisioni anche al di fuori della responsabilità politica, sfrutta - quando non determina - una cultura giuridica che inflaziona la normativa, moltiplica controlli puramente formali, oscura i processi decisionali.
Tale sistema si fonda in larga parte su una sorta di fisiologia distorta costituita da una selva selvaggia di retribuzioni di fatto, privilegi anche normativamente fondati, prassi al limite della legalità che, per ampi settori della dirigenza statale e parastatale, rende la busta paga una componente trascurabile degli introiti reali, come già faceva notare Luigi Einaudi in una delle sue «Prediche inutili». Nello stesso tempo vi è chi non gode di simili integrazioni dovendo fare fronte a grandi responsabilità, anche di spesa, con una retribuzione proporzionalmente ridicola. Esplorare questa giungla significa ricercare sperequazioni, privilegi e il terreno di coltura di una corruzione che si sviluppa sia laddove a responsabilità rilevanti non corrisponde una congrua retribuzione, sia laddove prestazioni extra-istituzionali determinano stridenti conflitti d'interessi.
Da queste considerazioni emerge la necessità di un'inchiesta parlamentare che, riprendendo e sviluppando quella già compiuta nella VII legislatura, chiarisca la situazione complessiva delle retribuzioni e degli altri emolumenti che gravano, direttamente o indirettamente, sul bilancio dello Stato. È quindi essenziale che oggetto dell'inchiesta sia non soltanto il pubblico impiego in senso stretto, nelle sue articolazioni statale, regionale e locale, ma l'intero settore pubblico, compresi gli enti pubblici economici e le società partecipate dallo Stato e dagli enti pubblici, che - valendosi del rapporto d'impiego di diritto privato - hanno erogato enormi somme di denaro in stipendi talora difficilmente giustificabili, cui possono aggiungersi ingenti benefìci collaterali (fringe benefits).
Inoltre l'inchiesta, pur nel rispetto dell'autonomia contabile ad essi costituzionalmente garantita, dovrà considerare anche gli apparati amministrativi degli organi costituzionali, i cui oneri ricadono comunque sul bilancio dello Stato: infatti, il Parlamento non potrebbe indagare sulle altre amministrazioni se non avvertisse il dovere di assicurare eguale chiarezza sulle proprie gestioni, tanto più che non vi sono altri organi legittimati a farlo, stante il richiamato principio generale dell'autonomia delle Assemblee legislative.
In definitiva, lo scopo dell'inchiesta proposta è di porre le condizioni per una riforma della pubblica amministrazione, che accresca la trasparenza e la funzionalità delle procedure e il rispetto dei diritti dei cittadini, in vista di una modernizzazione che, in piena aderenza con l'interesse generale, può condurre a significativi miglioramenti nella gestione e nella funzionalità delle amministrazioni, all'accrescimento della responsabilità di quanti vi operano e della considerazione di cui devono godere i pubblici impiegati presso i cittadini, al cui esclusivo servizio è posta la loro attività, e a consistenti risparmi di spesa, con sicuro vantaggio per i pubblici bilanci.


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