I richiami da parte dell’Unione europea, sfociati nel luglio del 2005 nella formale apertura della procedura di disavanzo eccessivo, hanno fortemente condizionato la politica economica dell’Italia.
La situazione dei conti pubblici italiani desta particolare preoccupazione in quanto il nostro Paese si segnala per l’abnorme livello del debito pubblico, che nel 2005 si è attestato al 106,4 per cento del PIL, a fronte di una media dei paesi dell’area dell’euro che dovrebbe attestarsi ad un livello di poco superiore al 70 per cento.
Nonostante la riforma del Patto di stabilità e crescita, sono attualmente sottoposti alla procedura di disavanzo eccessivo, ben 5 dei 12 paesi dell’area dell’euro - Italia, Francia, Germania, Grecia e Portogallo - oltre al Regno Unito ed a 6 dei nuovi paesi.
Si ricorda che l’apertura della procedura di disavanzo eccessivo è stata preceduta da alcune decisioni di Eurostat in ordine alle classificazioni contabili di determinate voci di entrata e di spesa (apporti di capitale alle Ferrovie dello Stato Spa; finanziamento dell’alta velocità da parte di Infrastrutture Spa; operazione di cartolarizzazione di immobili SCIP2; anticipazioni corrisposte dai concessionari della riscossione). A seguito di questa riclassificazioni, l’ISTAT ha proceduto ad una revisione in negativo dai dati sull’indebitamento netto per gli anni 2000-2004 (-0,1 per il 2000; -0,2 per il 2001; -0,1 per il 2002; -0,3 per il 2003 e -0,2 per il 2004[1]), che hanno portato ad un superamento del parametro del 3 per cento negli anni 2001, 2003 e 2004 (v. scheda Le riclassificazioni contabili).
La decisione del Consiglio ECOFIN sull’esistenza del disavanzo eccessivo in Italia, adottata nel luglio 2005, è stata basata sui seguenti elementi:
§ il rapporto disavanzo/PIL è stato superiore al valore di riferimento del 3 per cento del PIL nel 2003 e 2004. Tale superamento non è stato determinato da un evento inconsueto, non soggetto al controllo delle autorità italiane, né è derivato da una grave recessione economica, ai sensi del patto di stabilità e crescita. Il tasso di crescita economica negli ultimi tre anni è stato positivo sebbene modesto: non si tratta quindi di una situazione eccezionale ai sensi del trattato e del patto di stabilità e crescita. Il superamento del valore di riferimento non può essere considerato temporaneo in quanto il disavanzo, dopo aver superato (seppure non di molto) il valore di riferimento nel 2003 e nel 2004, è destinato a superarlo di ampia misura, anche nel 2005 e nel 2006;
§ il rapporto debito/PIL, pari al 106-107% nel 2003 e nel 2004, è nettamente superiore al valore di riferimento (del 60%) e non è sceso ad un ritmo soddisfacente negli ultimi anni, né è destinato a farlo nel prossimo futuro, tenuto conto del livello dell'avanzo primario (inferiore al 2% nel 2004).
Nella connessa raccomandazione del 20 settembre 2005, il Consiglio - considerato il progressivo deterioramento delle finanze pubbliche italiane e, in particolare, il ridimensionamento dell’avanzo primario, nonché l’elevato indebitamento e preso atto del fatto che uno sforzo troppo ampio in un periodo troppo breve avrebbe potuto rivelarsi economicamente costoso, a causa della debolezza del ciclo - ha raccomandato all’Italia di:
§ attuare con rigore il bilancio 2005, in particolare mediante la riduzione delle misure una tantum dall’1,4% allo 0,4% del PIL, al fine di arrivare ad un deficit del 2005 pari al massimo al 4,3 per cento del PIL;
§ prendere le misure necessarie per riportare il deficit al di sotto del 3%, in modo durevole, entro il 2007. Ipotizzando una crescita del PIL dell’1,5% nel 2006 e nel 2007, il Consiglio raccomanda una riduzione cumulativa del disavanzo strutturale di almeno l'1,6% del PIL nel periodo 2006-2007, di cui la metà da conseguire nel 2006; in tal modo deficit scenderebbe al di sotto del 4 per cento nel 2006 e del 3 per cento nel 2007;
§ assicurare che il rapporto debito/PIL si riduca ad un ritmo soddisfacente, conseguendo un avanzo primario di livello adeguato e prestando particolare attenzione anche ai fattori diversi dal disavanzo netto, come le operazioni registrate “sotto la linea” (vale a dire operazioni che non incidono sull’indebitamento netto ma soltanto sul debito);
Il Consiglio ha rilevato altresì la necessità di aumentare la trasparenza nella raccolta e nel trattamento dei dati relativi alle finanze delle amministrazioni pubbliche nei conti nazionali italiani.
Il 14 marzo 2006, il Consiglio UE ha espresso il parere sul programma di stabilità presentato dall’Italia nel dicembre 2005. Il programma è stato ritenuto compatibile con una correzione del disavanzo eccessivo entro il 2007, a condizione di un’attuazione completa ed effettiva del bilancio 2006 e dall'individuazione e dall'attuazione di ulteriori e sostanziali misure correttive nel 2007.
Il Consiglio peraltro rilevato come vi siano incertezze significative circa l’attuazione del bilancio 2006, in particolare per ciò che attiene alle consistenti riduzioni di spesa e ha chiesto chiarimenti in ordine alle misure previste per gli anni successivi al 2006, con riferimento ai quali l’entità dell’aggiustamento di bilancio necessario potrebbe essere sottostimata.
Il Consiglio, oltre a ribadire la necessità che il rapporto
debito/PIL scenda verso il parametro del 60 per cento ad un ritmo più
sostenuto, ha invitato ad un miglioramento della trasparenza del processo di
bilancio e ad un’applicazione efficace degli strumenti per il monitoraggio, il
controllo ed il rendiconto della spesa.
Secondo le più recenti stime della Commissione europea[2], il deficit nel dovrebbe peraltro attestarsi al 4,1 per cento; al netto dei fattori ciclici ed escludendo le misure una tantum, il deficit dovrebbe migliorare di poco meno di un quarto di punto percentuale di PIL, ben al di sotto dei tre quarti di punto percentuale richiesti dalla raccomandazione del Consiglio.
La Commissione ritiene inoltre che debbano essere valutati con estrema prudenza i risparmi per il 2006, previsti nella ultima manovra di finanza pubblica, derivanti da riduzioni della spesa sanitaria e di altre spese pubbliche, in particolare degli enti territoriali (v. capitolo Manovra di finanza pubblica per il 2006.
Per un ricostruzione della normativa comunitaria sulla procedura di disavanzo eccessivo v. schede L’Unione economica e monetaria e Il Patto di stabilità e crescita.