PARLAMENTO ITALIANO

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Le strutture di investigazione e del sistema penitenziario italiano

D.N.A.
Direzione Nazionale Antimafia

È stata istituita con D.L. 15 novembre 1991, n. 367, convertito in legge 20 gennaio 1992, n. 8.
La D.N.A. opera sul versante giudiziario e svolge il ruolo di centrale del coordinamento investigativo. Questo ruolo viene esercitato, su tutto il territorio nazionale, dal Procuratore Nazionale Antimafia 1 o, per sua delega, dai venti magistrati addetti alla Direzione Nazionale Antimafia. Il nuovo assetto organizzativo degli uffici del pubblico ministero, disegnato dalla riforma del 1991, ha previsto la costituzione, nell’ambito delle 164 Procure ordinarie presso i Tribunali, di 26 Procure distrettuali antimafia, ove operano magistrati in possesso di specifiche attitudini da almeno due anni, con competenza di indagare sui reati aventi attinenza con la criminalità organizzata (traffico di droga, armi, sequestro di persona, ecc.) Il Procuratore Nazionale Antimafia è un magistrato con qualifica non inferiore a quella di magistrato di Cassazione e viene scelto dal Ministro di Grazia e Giustizia, di concerto con il Consiglio Superiore della Magistratura, tra i magistrati che hanno svolto per almeno dieci anni le funzioni di pubblico ministero o di giudice istruttore.

D.I.A.
Direzione Investigativa Antimafia

È stata istituita con legge 30 dicembre 1991, n. 410, nell'ambito del Dipartimento della Pubblica Sicurezza.
Alla D.I.A. spetta il compito di assicurare, in forma coordinata, lo svolgimento delle attività di investigazione preventiva attinenti alla criminalità organizzata nonché di effettuare indagini di polizia giudiziaria relative a delitti di associazione di tipo mafioso o, comunque, a fattispecie di reato ricollegabili all'associazione medesima. La D.I.A. è un ufficio interforze, composto di investigatori provenienti, in pari misura, dalle tre principali Forze di Polizia: Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri e Corpo della Guardia di Finanza.
Attualmente la D.I.A. si articola in una struttura centrale composta di tre Reparti (il Reparto "Investigazioni Preventive", quello "Investigazioni Giudiziarie" e quello "Relazioni Internazionali ai fini investigativi"), una Divisione Gabinetto e sette Uffici (Ufficio Ispettivo, Informatica, Addestramento, Supporti Tecnico Investigativi, Amministrazione, Personale e Ragioneria). A livello periferico la struttura si articola in "Centri Operativi" e "Sezioni Operative".
Al vertice della struttura è posto un Direttore 2 scelto tra i funzionari della Polizia di Stato o tra gli ufficiali dell'Arma dei Carabinieri e del Corpo della Guardia di Finanza, con qualifica non inferiore a dirigente superiore o grado equiparato, che abbiano maturato una specifica esperienza nel settore della lotta alla criminalità organizzata.
Il Ministro dell'Interno riferisce ogni sei mesi al Parlamento sull'attività svolta e sui risultati conseguiti dalla D.I.A.

S.C.O.
Servizio Centrale Operativo

È stato istituito dal D.M. 22 novembre 1989 nell'ambito della Direzione Centrale della Polizia Criminale.
Lo S.C.O. è composto da personale della Polizia di Stato 3. In base alle previsioni del D.M.I. 5 giugno 1998, n. 604 lo S.C.O si articola in tre Divisioni - suddivise a loro volta in sezioni - i cui compiti sono così articolati:

  • Divisione I Attività di analisi, propulsione, indirizzo e raccordo informativo delle attività investigative svolte dalle Squadre Mobili in materia di criminalità organizzata. Inoltre, supporto tecnico alle attività investigative svolte dai servizi interprovinciali della Polizia di Stato in materia di contrasto della criminalità organizzata. Rapporti con la Direzione Nazionale Antimafia, la Direzione Investigativa Antimafia e con i servizi specializzati degli altri Corpi di Polizia.

  • Divisione II Attività di analisi, indirizzo, raccordo informativo e supporto delle attività investigative svolte, in ambiti diversi da quelli attinenti al crimine organizzato, dalle Squadre Mobili e dalla Squadre di Polizia giudiziaria istituite presso gli Uffici di Polizia Stradale, Ferroviaria, di Frontiera e Postale e dagli altri organismi investigativi della Polizia di Stato. La I e la II Divisione assicurano l'elaborazione e la diffusione di metodologie investigative mirate al contrasto dei fenomeni criminosi di maggiore rilievo.

  • Divisione III Affari generali del Servizio, ivi compresa l'organizzazione del settore informatico, delle tecnologie, della logistica e delle comunicazioni di emergenza, anche a supporto dell'attività investigativa svolta dai servizi di polizia giudiziaria della Polizia di Stato. Cura, in stretta intesa con i Questori, ogni iniziativa utile per l' ottimale impiego delle risorse, di personale e mezzi, necessarie per l'espletamento degli specifici compiti d'istituto, ivi compresa la promozione di interventi finalizzati alla qualificazione ed all'aggiornamento professionale degli operatori della Polizia di Stato addetti al settore investigativo.

R.O.S.
Raggruppamento Operativo Speciale

È stato costituito il 3 dicembre 1990 in attuazione del decreto legge 13 novembre 1990, n. 324, che ha previsto l'istituzione di Servizi Centrali ed Interprovinciali di Polizia Giudiziaria della Guardia di Finanza, della Polizia di Stato e dell'Arma dei Carabinieri, per assicurare il collegamento delle attività investigative relative ai delitti di criminalità organizzata.
Il R.O.S. è composto da personale dell'Arma dei Carabinieri 4. Il R.O.S. è inserito ordinativamente nella Divisione Unità Mobili e Speciali "Palidoro" e dipende funzionalmente dal Comando Generale sotto il profilo tecnico-operativo. A livello "centrale" è composto dal Reparto Anti Eversione, deputato al contrasto dell'attività terroristica ed eversiva interna ed internazionale, e dal "Servizio Centrale di Polizia Giudiziaria", articolato su tre Reparti: il primo si occupa di criminalità organizzata di tipo mafioso e della ricerca di grandi latitanti; il secondo tratta problematiche concernenti il traffico di armi e di sostanze stupefacenti ed i sequestri di persona; il terzo svolge l'analisi operativa.
Al R.O.S. è anche affidato il compito di supportare informativamente gli altri Reparti Speciali dell'Arma (Nucleo Operativo Ecologico, Comando Antisofisticazioni e Sanità, Comando Tutela Patrimonio Artistico e Nucleo Antifalsificazione Monetaria) nel concorso alla lotta contro la grande criminalità.

S.C.I.C.O.
Servizio Centrale di Investigazione sulla Criminalità Organizzata

È stato istituito in attuazione della circolare n. 216093/310, del 10 luglio 1993, emanata a seguito della legge 12 luglio 1991, n. 203 recante "Provvedimenti urgenti in tema di lotta alla criminalità organizzata e di trasparenza e buon andamento dell'attività amministrativa".
Lo S.C.I.C.O. è composto da personale della Guardia di Finanza 5. Esso svolge una serie di compiti, tra i quali: curare la raccolta dei dati e delle notizie concernenti l'attività investigativa svolta dai reparti del Corpo a contrasto della criminalità organizzata; effettuare l'analisi dei dati raccolti al fine di individuare ed elaborare metodologie investigative idonee ad orientare l'attività dei G.I.C.O.; intrattenere i rapporti, a livello centrale, con il Procuratore Nazionale Antimafia; procedere all'interscambio informativo con i paritetici Servizi Centrali delle Forze di Polizia, con la D.I.A., nonché con gli organi e i servizi di polizia giudiziaria nell'ambito del corpo e, per il tramite del Comando Generale - II Reparto, con gli organi di Polizia esteri eventualmente interessati; curare il collegamento informativo interforze per le attività dirette alla prevenzione e repressione dei delitti di sequestro di persona a scopo di estorsione; fornire supporto tecnico-logistico ai G.I.C.O., mediante l'impiego di attrezzature tecnologicamente avanzate; assicurare supporto operativo ai G.I.C.O., mediante l'impiego di personale dotato di specifiche professionalità per l'esecuzione di attività di polizia giudiziaria.


G.I.C.O.
Gruppo d'Investigazione sulla Criminalità Organizzata

È l'unità della Guardia di Finanza specializzata nel contrasto dei reati di criminalità organizzata, con particolare riferimento al contrasto al traffico di stupefacenti e al traffico di tabacchi e lavorati esteri nonché al finanziamento al terrorismo internazionale.
I GICO sono dislocati in quelle città ove hanno sede Corti di Appello dei Tribunali e inglobano nella propria struttura i G.O.A. (Gruppi Operativi Antidroga) e le sezioni anticontrabbando.

D.A.P.
Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria

È la struttura del Ministero della giustizia deputata allo svolgimento dei compiti relativi al sistema carcerario 6. In particolare il D.A.P. si occupa:

  • dello svolgimento dei compiti inerenti l'esecuzione della misura cautelare la custodia in carcere, le pene e le misure di sicurezza detentive, le misure alternative alla detenzione;
  • dell'attuazione della politica dell'ordine e della sicurezza degli istituti e servizi penitenziari e del trattamento dei detenuti e degli internati, nonché dei condannati ed internati ammessi a fruire delle misure alternative alla detenzione;
  • del coordinamento tecnico operativo e della direzione e amministrazione del personale penitenziario, nonché del coordinamento tecnico-operativo del predetto personale e dei collaboratori esterni dell'Amministrazione;
  • della direzione e gestione dei supporti tecnici, per le esigenze generali del Dipartimento medesimo.

Articolo 416-bis

L’articolo 416-bis è stato introdotto nel codice penale italiano con la legge 13 settembre 1982, n. 646, meglio nota come “Legge Rognoni – La Torre”, dal nome dei proponenti il provvedimento, l’Onorevole Pio La Torre, segretario regionale del Partito Comunista Italiano per la Sicilia e il Ministro degli Interni, Virginio Rognoni. Esso definisce il reato di Associazione per delinquere di tipo mafioso e ne stabilisce le relative pene, prevedendo inoltre la confisca dei beni ai mafiosi.

Articolo 416-ter. Scambio elettorale politico-mafioso

L’articolo 416-ter è stato introdotto nel codice penale italiano con il decreto legge 8 giugno 1992, n. 306, convertito in legge legge 7 agosto 1992, n. 356. Esso sanziona la fattispecie di reato denominata “Scambio elettorale politico – mafioso” che si manifesta quando un candidato ottiene la promessa di voti in cambio della erogazione di denaro.

Articolo 41-bis Ordinamento Penitenziario (O.p.)

L’articolo 41-bis dell’ordinamento penitenziario è la norma che impone l’isolamento o la detenzione differenziata per gli esponenti di maggiore pericolosità delle organizzazioni mafiose e per i responsabili di atti di terrorismo. La norma, in particolare, mira a prevenire e ad impedire i collegamenti fra detenuti appartenenti ad organizzazioni criminali, nonché fra questi e gli appartenenti a tali organizzazioni ancora in libertà.
Con legge 23 dicembre 2002, n. 279, l’articolo 41-bis O.p. è entrato definitivamente nell’ordinamento giuridico italiano.

Note

(1) L’incarico è attualmente ricoperto dal dottor Piero Grasso.
(2) L’incarico è attualmente ricoperto dal generale Cosimo Sasso.
(3) L’attuale direttore dello S.C.O. è il Dirigente Superiore della Polizia di Stato, Gilberto Caldarozzi.
(4) L’attuale direttore del R.O.S. è il generale Giampaolo Ganzer.
(5) L’attuale direttore dello S.C.I.C.O. è il colonnello Ignazio Gibilaro.
(6) L’attuale direttore del D.A.P. è il dottor Ettore Ferrara.