Manovre di finanza pubblica: 2002-2005

Questa scheda ricostruisce sinteticamente le manovre di finanza pubblica per gli anni dal 2002 al 2005, riportando un confronto tra i risultati e le previsioni del Governo.

Si segnala peraltro che il confronto con le previsioni risulta complicato dal fatto che i dati relativi ai conti pubblici sono stati negli ultimi anni oggetto ripetutamente di riclassificazioni contabili (da ultimo il 1° marzo 2006) (v. scheda Le riclassificazioni contabili). Si riporta comunque sia il consuntivo ISTAT dell’anno di riferimento, sia l’ultimo consuntivo ISTAT rivisto in base ai nuovi criteri classificatori.

La manovra di finanza pubblica per il 2002

Indebitamento netto e saldo primario della Pubblica Amministrazione 2002

(dati SEC 95 - Valori in % del PIL e in milioni di euro)

 

Indebitamento netto

Saldo primario

 

tendenziale

programmatico

tendenziale

programmatico

DPEF 2002-2006 (16 luglio 2001)
(milioni di euro)

1,7
(21,8)

0,5
(7,1)

4,4
(56,4)

5,5
(70,8)

Nota aggiornamento DPEF (ottobre 2001)
(milioni di euro)

 

0,5
(6,6)

 

5,3
(68,1)

RTC 1/2002 (aprile 2002)
(milioni di euro)

0,5
(7,0)

5,1
(65,7)

DPEF 2003-2006 (9 luglio 2002)
(milioni di euro)

1,1
(14,5)

4,7
(60,0)

Consuntivo ISTAT (1° marzo 2003)
(milioni di euro)

2,3
(28,8)

3,4
(42,5)

ISTAT (marzo 2006) – dati revisionati*
(milioni di euro)

2,9
(37,1)

2,7
(34,4)

*     ISTAT, Conti economici nazionali (1° marzo 2006). Revisione generale effettuata in ottemperanza alle regole comunitarie.

 

Il DPEF 2002-2006, presentato dal Governo Berlusconi nel luglio 2001, poco dopo l’insediamento, confermava gli obiettivi programmatici di finanza pubblica del DPEF precedente, che indicavano per il 2002 il raggiungimento di un rapporto tra deficit e PIL (indebitamento netto) dello 0,5 per cento e di un saldo primario del 5,5 per cento (rivisto al ribasso dello 0,2 per cento dalla nota di aggiornamento).

Il DPEF, che abbracciava un periodo di cinque anni, coincidente con la durata della legislatura, si prospettava una serie ampia di interventi di riforma in una pluralità di settori, volti al rilancio dell’economia ed al conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica.

 

La manovra per il 2002, presentata dal Governo alla fine di settembre 2001, indicava un impatto correttivo netto rispetto agli andamenti tendenziali di oltre 9 miliardi di euro.

In particolare, il complesso degli interventi riferiti al 2002 consentiva di reperire risorse per un importo pari a circa 17 miliardi di euro, di cui 8 miliardi erano destinati ad interventi a sostegno dello sviluppo.

Al raggiungimento degli obiettivi della manovra per il 2002, hanno concorso anche i provvedimenti adottati dal Governo a partire dal luglio 2001, nell’ambito della cd. “manovra dei cento giorni”.

 

La manovra è stata dunque realizzata attraverso i seguenti strumenti normativi:

§      il decreto-legge 25 settembre 2001, n. 350 (convertito, con modificazioni, dalla legge 23 novembre 2001, n. 409), recante disposizioni urgenti in vista dell'introduzione dell'euro in materia di tassazione dei redditi di natura finanziaria, di emersione di attività detenute all'estero, di cartolarizzazione e di altre operazioni finanziarie;

§      il decreto-legge 25 settembre 2001, n. 351 (convertito, con modificazioni, dalla legge 23 novembre 2001, n. 410), recante disposizioni urgenti in materia di privatizzazione e valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico e di sviluppo dei fondi comuni di investimento immobiliare;

§      la legge 18 ottobre 2001, n. 383, recante primi interventi per il rilancio dell’economia (cd. legge Tremonti-bis);

§      la legge 28 dicembre 2001, n. 448 - legge finanziaria per il 2002;

§      la legge 28 dicembre 2001, n. 449 - legge di bilancio per il 2002;

 

La manovra prevede maggiori entrate per 14.740 milioni di euro a fronte di sgravi fiscali per 3.260 milioni.

 

Le maggiori entrate sono per la maggior parte connesse con la realizzazione del programma di dismissione del patrimonio immobiliare pubblico, con interventi relativi all’emersione del lavoro irregolare e al rientro dei capitali dall’estero in base ai provvedimenti approvati all’inizio della legislatura (nell’ambito della cd. “manovra dei cento giorni”) e con le disposizioni relative al trattamento fiscale dei cespiti aziendali.

In particolare si prevedono maggiori entrate:

a)      per oltre 7 miliardi di euro di euro in relazione alle dismissioni immobiliari;

b)      per circa un miliardo di euro di euro in relazione all’ emersione del lavoro irregolare,

c)      per circa un miliardo di euro dal rientro dei capitali dall’estero;

d)      per oltre 500 milioni di euro da giochi e lotterie;

e)      per 2 miliardi e mezzo di euro in relazione alla rivalutazione volontaria dei cespiti;

f)        per 830 milioni di euro in relazione alla modifica delle aliquote IRPEF;

g)      per 860 milioni di euro in relazione ad interventi concernenti le imprese, quali gli studi di settore;

h)      per 230 milioni di euro dalla realizzazione dell’anagrafe dei beni immobili.

 

Le minori entrate sono per lo più relative ad agevolazioni per le famiglie, con la concessione di sgravi in relazione alla composizione del nucleo familiare e la proroga delle agevolazioni per le ristrutturazioni edilizie.

Gli interventi più rilevanti comportano minori entrate:

a)      per 1.130 milioni di euro di euro, in relazione all’aumento delle detrazioni per i figli a carico;

b)      per 500 milioni di euro in relazione alla proroga delle disposizioni in materia edilizia;

c)      per 720 milioni di euro, in relazione a sgravi contributivi.

 

Sul versante delle spese, la manovra prevede maggiori spese per 6.250 milioni di euro e risparmi per 3.870 milioni di euro.

 

Le maggiori spese sono imputabili soprattutto ai rinnovi contrattuali e all’aumento delle pensioni minime. Sono inoltre costituiti fondi per la progettazione delle ,opere pubbliche a carattere regionale e per la realizzazione di infrastrutture locali, per la salvaguardia ambientale, per lo sviluppo socio-economico e per la riqualificazione urbana dei comuni.

Gli interventi più rilevanti comportano maggiori spese:

a)      per 1.850 milioni di euro in relazione ai rinnovi contrattuali;

b)      per 2.180 milioni di euro per l’aumento delle pensioni minime;

c)      per 1.290 milioni di euro in relazione ad interventi per l’occupazione, il Mezzogiorno, le infrastrutture e le imprese.

 

I risparmi sono principalmente conseguiti attraverso il cd. patto di stabilità interno e interventi nel settore del pubblico impiego ed in materia di consumi intermedi. Sono poi previste disposizioni volte ad aumentare la redditività delle fondazioni bancarie, diminuendo conseguentemente gli stanziamenti nei settori di intervento delle medesime (politiche sociali e spettacolo).

Gli interventi di maggior rilievo comportano minori spese:

a)      per 1.190 milioni di euro di euro in conseguenza del patto di stabilità interno;

b)      per 810 milioni di euro nell’ambito del pubblico impiego;

c)      per 590 milioni di euro attraverso interventi sui consumi intermedi e sugli enti pubblici;

d)      per 200 milioni di euro in conseguenza della riforma delle fondazioni bancarie.

 

Nel corso dell’anno si è tuttavia registrato un peggioramento dell’andamento dei conti pubblici, determinato dal sensibile rallentamento del tasso di crescita dell’economia e da una forte contrazione, rispetto alle stime, del gettito tributario, che ha indotto il Governo a rivedere al ribasso gli obiettivi di finanza pubblica nella relazione trimestrale di cassa .

La situazione determinatasi ha indotto il Governo ad adottare, nella seconda parte dell’anno, alcuni interventi correttivi, per lo più attraverso lo strumento del decreto-legge: si tratta, in particolare, del DL n. 138 del 2002, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 178, del DL n. 209 del 2002, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 265 e, infine, del DL n. 253 del 2002.

Le misure assunte hanno interessato, in particolare, il settore della spesa farmaceutica, l’introduzione di procedure di monitoraggio sull’utilizzo dei crediti di imposta, allo scopo di mantenere gli oneri derivanti dall’utilizzo di tali strumenti in linea con le previsioni di spesa, nonché la parziale revisione della disciplina della tassazione dei redditi di impresa, con specifico riferimento al regime cd DIT.

Infine, con il decreto-legge n. 194 del 2002, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 246, le finalità di controllo dei saldi sono state perseguite attraverso significative modificazioni della disciplina contabile, concernenti, in particolare, gli effetti derivanti dall’esaurimento delle risorse destinate a ciascun intervento mediante una espressa autorizzazione di spesa e la facoltà per il Ministro dell’economia e delle finanze, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, di limitare l’assunzione di impegni di spesa e l’emissione di titoli di pagamento sulla generalità degli stanziamenti di bilancio non obbliga tori, nonché di ridurre le spese di funzionamento degli enti e organismi pubblici non territoriali.

 

L’anno si è chiuso con un indebitamento netto del 2,3 per cento, divenuto 2,9 per cento a seguito delle revisioni dell’ISTAT, e con un avanzo primario del 3,4 per cento, divenuto 2,7 per cento a seguito delle revisioni.

 


La manovra di finanza pubblica per il 2003

Indebitamento netto e saldo primario della Pubblica Amministrazione 2003

(dati SEC 95 - Valori in % del PIL e in milioni di euro)

 

Indebitamento netto

Saldo primario

 

tendenziale

Programmatico

tendenziale

programmatico

DPEF 2003-2006 (9 luglio 2002)
(milioni di euro)

1,6
(21,7)

0,8
(10,8)

4,3
(57,3)

5,1
(67,6)

Nota aggiornamento DPEF (settembre 2002)
(milioni di euro)

 

1,5
(19,6)

 

4,5
(58,6)

RTC 1/2003 (aprile 2003)
(milioni di euro)

2,3
(30,1)

3,2
(41,3)

DPEF 2004-2007 (17 luglio 2003)
(milioni di euro)

2,3
(30,3)

3,0
(38,9)

Consuntivo ISTAT (1° marzo 2004)
(milioni di euro)

2,4
(31,8)

2,9
(37,5)

ISTAT (marzo 2006) – dati revisionati*
(milioni di euro)

3,4
(46,0)

1,7
(22,5)

*     ISTAT, Conti economici nazionali (1° marzo 2006). Revisione generale effettuata in ottemperanza alle regole comunitarie.

 

Il DPEF 2003-2006 indicava un obiettivo di indebitamento netto per il 2003 pari allo 0,8 per cento e di avanzo primario pari al 5,1 per cento. Tali obiettivo venivano abbassati, rispettivamente, all’1,5 per cento ed al 4,5 per cento nella nota di aggiornamento al DPEF - presentata nel settembre 2002 in concomitanza con la manovra di finanza pubblica - in conseguenza del ridimensionamento delle prospettive di crescita economica.

 

Per conseguire i suddetti obiettivi, il Governo presentava una manovra finanziaria il cui impatto correttivo netto (sottratta l’incidenza delle misure espansive di aumento delle entrate e di diminuzione delle spese) era valutato, sulla base dei dati contenuti nella Relazione previsionale e programmatica, in 12,4 miliardi di euro (circa l’1% del PIL).

 

La manovra è stata realizzata attraverso i seguenti strumenti normativi:

§      legge 27 dicembre 2002, n. 289 - legge finanziaria per il 2003;

§      legge 27 dicembre 2002, n. 290 - legge di bilancio per il 2003.

 

L’articolato della legge finanziaria per il 2003 (legge n. 289/2002) contiene interventi correttivi, i cui effetti finanziari, con riferimento all’indebitamento netto, sono stimati complessivamente in 17.190 milioni di euro.

In particolare gli interventi correttivi comprendono:

§      maggiori entrate per 9.110 milioni di euro. Le maggiori entrate sono connesse, in particolare:

a)      alle misure relative a concordati e condoni (articoli 7, 8, 9, 11, 12, 14, 15, 16 e 17) per un importo complessivo di 5.930 milioni di euro;

b)      alla riapertura dei termini per il rimpatrio e la regolarizzazione di attività detenute all’estero (c.d. scudo fiscale, articolo 20), il cui gettito è stato stimato in 2.000 milioni di euro;

c)      alla modifica del regime fiscale degli apparecchi di intrattenimento (articolo 22), per un importo di 650 milioni di euro;

§      minori spese correnti per 5.800 milioni di euro, riconducibili, in particolare:

a)      alla riduzione degli stanziamenti del bilancio dello Stato per consumi intermedi (articolo 23, comma 1) per 580 milioni di euro;

b)      alla riduzione delle spese di funzionamento degli enti previdenziali (articolo 23, comma 3), per un importo di 100 milioni di euro;

c)      al patto di stabilità interno per un importo di 2.200 milioni di euro;

d)      agli adempimenti cui sono tenute le regioni ai fini del controllo della spesa sanitaria (articolo 52, comma 4), per un importo di 1.080 milioni di euro;

e)      alla predisposizione del prontuario farmaceutico (articolo 52, comma 11), per un importo di 700 milioni di euro;

§      minori spese in conto capitale per 2.280 milioni di euro, relative, principalmente:

a)      all’istituzione dei fondi rotativi per le imprese e alla riprogrammazione dei bandi relativi alla legge n. 488/1992 (articolo 72), per un importo di 1.400 milioni di euro;

b)      alla riduzione del fondo per lo sviluppo degli investimenti degli enti locali (articolo 31, comma 11): 500 milioni di euro.

 

Al tempo stesso, l’articolato della legge finanziaria contiene misure espansive che comportano un peggioramento dell’indebitamento netto valutato in circa 8.290 milioni di euro.

Gli interventi espansivi sono individuabili in:

§      minori entrate per 4.860 milioni di euro, connesse, principalmente, alla revisione della disciplina dell’IRPEF (articolo 2), in relazione alla quale è stimata una diminuzione di gettito pari a circa 3.700 milioni di euro;

§      maggiori spese correnti per 2.400 milioni di euro, relative, principalmente, agli stanziamenti per il rinnovo dei contratti nel pubblico impiego (articolo 33, commi 1-4), pari a circa 700 milioni di euro;

§      maggiori spese in conto capitale per 1.030 milioni di euro, riconducibili, in particolare, al fondo per le aree sottoutilizzate (articolo 61), con riferimento al quale sono previste spese incidenti sull’indebitamento netto per 200 milioni di euro.

Complessivamente, tenendo conto anche degli interventi espansivi, le disposizioni contenute nell’articolato della legge finanziaria avrebbero produrre un effetto netto di miglioramento dei saldi di 8.900 milioni di euro.

 

Nella valutazione dell’impatto della legge finanziaria occorre, inoltre, tener conto che le tabelle comportavano, complessivamente, maggiori oneri, rispetto alla legislazione vigente, per circa 557 milioni di euro.

 

Rispetto alle disposizioni contenute nelle legge finanziaria, la manovra prospettata dal Governo comprende ulteriori risparmi di spesa (nell’ambito dei quali sono da computare gli effetti derivanti dall’esclusione dell’ANAS dal settore delle amministrazioni pubbliche), valutabili nella misura di circa 3,4 miliardi di euro.

 

Nonostante l’entità della manovra iniziale, in corso d’anno è emersa l’esigenza di effettuare ulteriori interventi correttivi, per lo più affidati a decreti-legge; parte di questi interventi ha esteso, anche sotto il profilo temporale, l’ambito di applicazione delle misure, volte al conseguimento di maggiori entrate, già presenti nella legge finanziaria. Più precisamente, gli interventi in corso d’anno hanno riguardato la proroga dei termini per l’adesione alle sanatorie fiscali e per la regolarizzazione delle attività detenute all’estero, l’effettuazione di dismissioni immobiliari e l’incremento dell’acconto dovuto dai concessionari della riscossione (decreto-legge n. 59/2003, non convertito, decreto-legge n. 102/2003, non convertito, e decreto-legge n. 143/2003, convertito dalla legge n. 212/2003).

 

L’anno si è chiuso con un indebitamento netto del 2,4 per cento, divenuto 3,4 per cento a seguito delle revisioni dell’ISTAT, e con un avanzo primario del 2,9 per cento, divenuto 1,7 per cento a seguito delle revisioni.


La manovra di finanza pubblica per il 2004

Indebitamento netto e saldo primario della Pubblica Amministrazione 2004

(dati SEC 95 - Valori in % del PIL e in milioni di euro)

 

Indebitamento netto

Saldo primario

 

tendenziale

programmatico

tendenziale

programmatico

DPEF 2004-2007 (17 luglio 2003)
(milioni di euro)

3,1
(41,6)

1,8
(24,4)

1,9
(25,7)

3,1
(42,0)

Nota aggiornamento DPEF (settembre 2003)
(milioni di euro)

 

2,2
(30,3)

 

2,9
(38,7)

RTC 1/2004 (aprile 2004)
(milioni di euro)

2,9
(39,7)

2,2
(29,5)

DPEF 2005-2008 (29 luglio 2004)
(milioni di euro)

2,9
(39,6)

2,4
(32,1)

Consuntivo ISTAT (1° marzo 2005)
(milioni di euro)

3,0
(40,9)

2,0
(27,0)

ISTAT (marzo 2006) – dati revisionati*
(milioni di euro)

3,4
(47,6)

1,3
(18,1)

 

*     ISTAT, Conti economici nazionali (1 marzo 2006). Revisione generale effettuata in ottemperanza alle regole comunitarie.

 

Il DPEF 2004-2007 prevedeva per il 2004 un obiettivo di indebitamento netto dell’1,8 per cento, rivisto al 2,2 per cento nella nota di aggiornamento di fine settembre 2003, in conseguenza dell’andamento non favorevole del tasso di crescita del PIL nel 2003 (lievemente negativo per due trimestri consecutivi) e dei relativi riflessi sul rapporto deficit/PIL del 2003 medesimo.

Per conseguire gli obiettivi di finanza pubblica fissati per il 2004, il Governo ha presentato, alla fine di settembre 2003, una manovra finanziaria, il cui valore complessivo era stimato in 16 miliardi di euro, e l’impatto correttivo netto rispetto agli andamenti tendenziali in 11 miliardi di euro (0,8% del PIL).

La quota restante della manovra, pari a 5 miliardi di euro, veniva destinata a finanziare interventi a sostegno dello sviluppo, mediante minori entrate o maggiori spese.

 

La manovra è stata effettuata affiancando all’ordinario strumento della legge finanziaria un provvedimento d’urgenza in materia di sviluppo e correzione dei conti pubblici.

In particolare, la manovra è stata realizzata attraverso i seguenti strumenti normativi[1]:

§      il decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, “Disposizioni urgenti per favorire lo sviluppo e per la correzione dell’andamento dei conti pubblici” (convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326);

§      la legge 24 dicembre 2003, n. 350 (legge finanziaria per il 2004):

§      la legge 24 dicembre 2003, n. 351 (legge di bilancio per il 2004).

 

Mentre le disposizioni contenute nel decreto-legge determinano, nel loro complesso, un rilevante effetto correttivo, l’insieme degli interventi recati dalla legge finanziaria per il 2004 ha carattere espansivo.

I maggiori oneri determinati dalla legge finanziaria hanno pertanto trovato copertura in una quota delle maggiori entrate derivanti dalle disposizioni del decreto-legge[2].

Sulla base delle valutazioni finanziarie fornite dal Governo in relazione agli effetti delle disposizioni contenute nei testi di legge definitivamente approvati, il decreto legge n. 269/2003 determina una correzione dell’indebitamento netto di circa 14 miliardi di euro, mentre dalla legge finanziaria per il 2004 deriva un peggioramento del saldo di circa 2 miliardi di euro.

L’impatto correttivo netto della manovra per il 2004 è pertanto valutabile in circa 12 miliardi di euro.

Il decreto-legge n. 269/2003

Sotto il profilo finanziario, il complesso delle disposizioni del decreto-legge n. 269/2003 dovrebbe determinare, secondo le stime fornite dal Governo, effetti finanziari positivi di miglioramento dell’indebitamento netto per il 2004 stimati in circa 14.140 milioni di euro.

In particolare, le disposizioni contenute nel decreto-legge determinano maggiori entrate per circa 13.560 milioni di euro e minori spese per circa 580 milioni di euro.

Tra gli interventi recati dal D.L. n. 269/2003 si indicano di seguito quelli che determinano gli effetti finanziari più significativi.

 

Le maggiori entrate, pari a circa 15.000 milioni di euro, sono connesse, in particolare:

a)      alla dismissione degli immobili pubblici (articoli 26-29), che determinano maggiori entrate stimate in 5.455 milioni di euro;

b)      alla disciplina relativa all’adesione al concordato preventivo per l’esercizio in corso al 1° gennaio 2003 e per quello successivo (articolo 33), da cui derivano maggiori entrate stimate in 3.584 milioni di euro;

c)      al condono edilizio (articolo 32), in relazione al quale si stimano maggiori entrate per 2.786 milioni di euro, cui si aggiungono ulteriori maggiori entrate valutate in 283,5 milioni di euro relative all’indennità per occupazione di aree demaniali;

d)      alla riapertura dei termini previsti relativamente alle sanatorie fiscali introdotte dalla legge n. 289/2002 (articolo 34, comma 1), da cui si attendono maggiori entrate per 872 milioni di euro;

e)      alla nuova disciplina relativa a videogiochi e scommesse (articolo 39, commi 6-15), dalla cui applicazione si stima derivino maggiori entrate per 666,3 milioni di euro;

f)        all’incremento dell’aliquota contributiva per lavoratori parasubordinati (articolo 45), da cui derivano maggiori entrate per 370 milioni di euro.

 

Le minori spese, stimate complessivamente in circa 1.550 milioni di euro, sono riconducibili, in massima parte, alla trasformazione della Cassa depositi e prestiti in società per azioni (articolo 5), che dovrebbe determinare risparmi per 800 milioni di euro.

 

Tra le disposizioni che comportano minori entrate (pari a circa 1.450 milioni di euro), si segnala l’anticipo al 2003 del versamento delle accise sugli oli minerali, che determina, nel 2004, minori entrate per 978 milioni di euro (articolo 39, comma 1).

 

Le maggiori spese, pari a 950 milioni di euro, sono connesse soprattutto:

a)      al rinnovo, per il periodo 1° gennaio 2003 - 31 dicembre 2003, delle agevolazioni sul gasolio per autotrazione (articolo 16, comma 1), che richiedono, a fini di copertura, uno stanziamento aggiuntivo di 308 milioni di euro;

b)      alla concessione del contributo di 1.000 euro una tantum per il secondo figlio, nato o adottato, (articolo 21, comma 1), con riferimento al quale sono previste maggiori spese pari a 284,3 milioni di euro per il 2004.

La legge finanziaria (legge n. 350/2003)

L’articolato della legge finanziaria (legge n. 350/2003) contiene misure che, complessivamente, comportano sull’indebitamento netto per il 2004 un effetto di peggioramento del saldo per circa 2.170 milioni di euro.

 

In particolare, tali misure determinano maggiori spese per circa 2.350 milioni di euro, solo in misura limitata compensate da maggiori entrate per circa 180 milioni di euro.

 

Tra gli interventi espansivi che determinano maggiori spese correnti per complessivi 2.890 milioni di euro, si segnalano:

a)      le risorse destinate ai rinnovi contrattuali (compresi gli oneri contrattuali per il biennio 2002-2003 relativi al personale del comparto Sanità) e ad altre misure in materia di pubblico impiego, relative anche al personale delle Forze armate, della polizia e dei vigili del fuoco (articolo 3, commi 46-71 e altre disposizioni): 1.397 milioni di euro;

b)      l’istituzione del Fondo per esigenze connesse con la proroga delle missioni internazionali di pace (articolo 3, commi 8-9): 200 milioni di euro;

c)      la proroga dei lavoratori socialmente utili nelle istituzioni scolastiche (articolo 3, comma 93): 350 milioni di euro;

d)      le risorse destinate alla copertura delle disposizioni che hanno determinato oneri maggiori rispetto agli stanziamenti autorizzati (le c.d. eccedenze di spesa) (articolo 4, comma 246): 310 milioni di euro;

e)      le risorse destinate al ripiano di debiti pregressi dell’ex Ministero delle finanze e del Ministero dell’interno, questi ultimi relativi alle strutture edilizie delle Forze di Pubblica sicurezza (articolo 3, commi 10-12) per complessivi 270 milioni di euro.

 

Ad interventi di conto capitale sono destinati, complessivamente, finanziamenti per 300 milioni di euro.

 

Tra gli interventi espansivi che determinano minori entrate per complessivi 1.119 milioni di euro, si segnalano, in particolare, i regimi fiscali agevolati nel settore agricolo (aliquota IRAP ridotta all’1,9% e regime speciale IVA) (articolo 2, comma 1), in relazione ai quali è stimata una diminuzione di gettito pari a circa 748 milioni di euro.

 

Contestualmente, la legge finanziaria reca interventi in relazione ai quali sono previste maggiori entrate complessive per 1.305 milioni di euro, di cui:

a)      650 milioni derivanti dall’aumento dell’accisa sui tabacchi (all’articolo 2, comma 62 ),

b)      236 milioni connessi all’estensione del condono al 2002 (all’articolo 2, commi 44-52);

c)      140 milioni relativi alla rivalutazione delle rendite dei terreni e dei fabbricati ai fini della determinazione dell’imposta di registro (all’articolo 2, comma 63);

d)      126 milioni relativi alla rideterminazione dell’accisa sulla birra, sui prodotti alcolici intermedi e sull’alcole etilico (all’articolo 2, comma 55).

 

Effetti restrittivi hanno, altresì, le misure che determinano minori spese correnti per 776 milioni di euro e minori spese di conto capitale per 63 milioni di euro. Tra le misure di riduzione della spesa corrente si ricordano, in particolare, le disposizioni relative alla restrizione delle assunzioni nel pubblico impiego (articolo 3, commi 53 e 65), dalle quali dovrebbero derivare risparmi di spesa per complessivi 504,2 milioni di euro.

 

Nella valutazione dell’impatto della legge finanziaria occorre, inoltre, tener conto che le tabelle comportano, complessivamente, minori stanziamenti di spesa, rispetto alla legislazione vigente, con riferimento all’anno 2004, per circa 616 milioni di euro.

 

Tuttavia, nel mese di aprile, la Commissione europea, in relazione alle proprie stime degli andamenti di finanza pubblica in Italia, che quantificavano l’indebitamento netto nel 3,2% del PIL[3], raccomandava al Consiglio l’adozione di una raccomandazione di allarme preventivo (cd. early-warning) per indurre l’Italia ad assumere le misure necessarie a garantire il mantenimento di un deficit inferiore al 3 per cento del PIL.

Il Governo italiano assumeva l’impegno di adottare una manovra di correzione dei conti pubblici, in conseguenza del quale il Consiglio ECOFIN dell’11 maggio 2004, stabiliva di rinviare le proprie decisioni al fine esaminare le misure annunciate dal Governo italiano.

 

In attuazione dell’impegno assunto in sede europea, il Governo adottava il decreto-legge 12 luglio 2004, n. 168, recante interventi urgenti per il contenimento della spesa pubblica (convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2004, n. 161).

 

L’effetto complessivo della manovra correttiva è stato stimato dal Governo pari, in termini di indebitamento netto, a circa lo 0,4 per cento del PIL (5,5 miliardi di euro).

Le misure correttive contenute nel decreto-legge possono essere ricondotte ai seguenti ambiti principali di intervento:

1)       riduzione di incentivi alle imprese e alle aree sottoutilizzate (articolo 1, commi 1-3);

2)       misure di contenimento della spesa pubblica (articolo 1, commi 6-11)

3)       disposizioni di carattere fiscale (articolo 2).

 

Altre disposizioni contenute nel decreto-legge, pur non esplicando un impatto correttivo, sono tuttavia rivolte a favorire il conseguimento dei risparmi di spesa previsti per le amministrazioni dello Stato e per le altre amministrazioni pubbliche. Si tratta dunque di norme di presidio: tali possono considerarsi la modifica della disciplina sull’acquisto di beni e servizi attraverso le convenzioni stipulate dalla CONSIP (articolo 1, comma 4) e l’introduzione dell’obbligo per gli enti locali di comunicare il referto anche alla Corte dei conti (articolo 1, comma 5).

 

Per ciò che attiene in particolare alle misure di contenimento della spesa pubblica, esse consistono in:

§      riduzioni di carattere trasversale di stanziamenti di spesa del bilancio dello Stato, per un importo complessivo stimato in 2.540 milioni di euro in termini di indebitamento netto, relativi a:

-       autorizzazioni di spesa determinate dalla tabella C della legge finanziaria (360 milioni di euro);

-       autorizzazioni di spesa di carattere pluriennale (1.034 milioni di euro);

-       fondi speciali di parte corrente e di conto capitale (239 milioni di euro);

-       stanziamenti discrezionali per consumi intermedi (1.598 milioni di euro), investimenti fissi lordi (882 milioni di euro) e trasferimenti correnti alle imprese (150 milioni di euro);

§      riduzione del 50 per cento dei residui di stanziamento relativi a spese in conto capitale accertati al 31 dicembre 2003 (692 milioni di euro);

§      riduzione del spese per consumi intermedi degli enti previdenziali pubblici in misura non inferiore al 30 per cento;

§      riduzione delle spese delle pubbliche amministrazioni per consulenze e missioni e delle spese di rappresentanza.

 

Il 5 luglio 2004, il Consiglio ECOFIN ha deciso all’unanimità di non procedere alla votazione della raccomandazione di early-warning nei confronti dell’Italia.

 

L’anno si è chiuso con un indebitamento netto del 3 per cento, divenuto 3,4 per cento a seguito delle revisioni dell’ISTAT, e con un avanzo primario del 2 per cento, divenuto 1,3 per cento a seguito delle revisioni.


La manovra di finanza pubblica per il 2005

Indebitamento netto e saldo primario della Pubblica Amministrazione 2005

(dati SEC 95 - Valori in % del PIL e in milioni di euro)

 

Indebitamento netto

Saldo primario

 

tendenziale

programmatico

tendenziale

programmatico

DPEF 2005-2008 (29 luglio 2004)
(milioni di euro)

4,4
(62,6)

2,7
(38,0)

0,8
(11,3)

2,6
(36,6)

Nota aggiornamento DPEF (settembre 2004)
(milioni di euro)

 

2,7
(38,0)

 

2,4
(33,8)

RTC 1/2005 (aprile 2005)
(milioni di euro)

2,9
(41,0)

2,1
(29,3)

DPEF 2006-2009 (16 luglio 2005)
(milioni di euro)

4,3
(59,6)

0,6
(8,7)

Consuntivo ISTAT (1° marzo 2006)
(milioni di euro)

4,1
(57,9)

0,5
(6,6)

 

Il DPEF 2005-2008, presentato nel luglio 2004, indica quale obiettivo programmatico di indebitamento netto un valore del 2,7 per cento del PIL, confermato nella nota di aggiornamento presentata contestualmente alla manovra di finanza pubblica per il 2005.

 

Per conseguire il predetto obiettivo, il Governo ha presentato, alla fine di settembre 2004, una manovra finanziaria il cui impatto correttivo netto rispetto agli andamenti tendenziali è stato indicato in 24 miliardi di euro.

In particolare, gli effetti delle disposizioni contenute nell’articolato della legge finanziaria per il 2005, nel testo definitivamente approvato (legge 30 dicembre 2004, n. 311), determinano, secondo le stime fornite dal Governo, una riduzione dell’indebitamento per 22,4 miliardi di euro, derivante da maggiori entrate per 10,3 miliardi di euro e minori spese per 12,1 miliardi di euro.

 

La manovra è stata realizzata attraverso i seguenti strumenti normativi:

§      la legge 30 dicembre 2004, n. 311 (legge finanziaria per il 2005);

§      la legge 30 dicembre 2004, n. 312 (legge di bilancio per il 2005).

 

Per quanto riguarda le entrate, 7 miliardi di euro dovrebbero derivare da dismissioni immobiliari previste per il 2005; pertanto sono connesse ad operazioni una tantum.

Per quanto concerne le disposizioni di carattere permanente, gli effetti dell’attuazione del secondo modulo della riforma fiscale (4,1 miliardi di euro per il 2005) e altre misure di riduzione del carico fiscale (complessivamente stimate in 1,6 miliardi di euro per il 2005) sono controbilanciate dalla revisione della disciplina degli studi di settore (circa 3 miliardi di euro di maggiori entrate per il 2005), dall’incremento dell’imposta di bollo e di varie imposte indirette (+1,1 miliardi di euro), dall’incremento dell’accisa sulle sigarette (+0,5 miliardi di euro), dalle previsioni relative al gioco del lotto (+0,5 miliardi di euro) e da altre misure che determinano per il 2004 maggiori entrate per circa 4 miliardi di euro.

 

Gli interventi relativi alle spese sono riconducibili in ampia misura agli effetti connessi alla previsione del vincolo del 2% all’incremento delle spese delle amministrazioni pubbliche (v. capitolo La “regola del 2 per cento”).

Occorre considerare che tra gli effetti computati nell’ambito delle minori spese è compreso anche l’utilizzo, per 2 miliardi di euro, del Fondo per gli interventi strutturali di politica economica, alimentato dai proventi relativi al differimento al 2005 della seconda e terza rata del condono edilizio. Le risorse in questione derivano pertanto, sostanzialmente, da maggiori entrate.

Le misure di limitazione all’incremento della spesa relative ai singoli comparti delle pubbliche amministrazioni determinano nel complesso una riduzione della spesa stimata in circa 9,7 miliardi di euro per il 2005.

Più precisamente:

§      riguardo alle amministrazioni statali, la riduzione degli stanziamenti del bilancio dello Stato e le limitazioni ai pagamenti a valere sui conti di tesoreria dovrebbero determinare, per il 2005, minori spese correnti per 1.899 milioni di euro e minori spese di conto capitale per 2.060 milioni di euro;

§      riguardo alle regioni e enti locali, l’attuazione delle regole del patto di stabilità interno, come ridisciplinato dalla legge finanziaria, dovrebbe determinare, per il 2005, risparmi di spesa stimati in 1.465 milioni di euro;

§      riguardo al comparto sanitario, agli interventi previsti nella legge finanziaria sono associati risparmi stimati, con riferimento al conto economico delle amministrazioni pubbliche, in 4.305 milioni di euro;

§      riguardo agli altri enti appartenenti al settore delle amministrazioni pubbliche, sono previsti risparmi di spesa valutati in 100 milioni di euro per quanto concerne le spese correnti e 20 milioni di euro per quanto concerne le spese di conto capitale.

 

La relazione trimestrale di cassa, presentata nell’aprile 2005, rivede l’obiettivo di indebitamento netto al 2,9 per cento, prefigurando al tempo stesso uno scenario più pessimistico, legato principalmente alle contestazioni di Eurostat su alcune classificazioni dei conti pubblici italiani e all’andamento delle dismissioni immobiliari, in cui l’indebitamento netto può raggiungere un valore del 3,5 per cento.

Il DPEF 2006-2009 rivede ancora al ribasso l’obiettivo, in conseguenza anche della nuova stima di crescita nulla del PIL, e fissa per l’indebitamento netto un valore del 4,3 per cento concordato a livello europeo dopo l’apertura della procedura di deficit eccessivo nei confronti dell’Italia (v. capitolo La procedura di disavanzo eccessivo).

 

Per conseguire il predetto obiettivo il Governo ha presentato nel mese di ottobre una manovra correttiva, contenuta nel decreto-legge 17 ottobre 2005, n. 211[4], poi confluita nel decreto-legge n. 203/2005, collegato alla manovra di finanza pubblica per il 2006.

 

Secondo la relazione illustrativa al decreto-legge n. 211 del 2005, scostamenti rispetto alle previsioni si sono verificati con riferimento al mancato rispetto da parte delle diverse Amministrazioni pubbliche dei vincoli di contenimento di crescita delle spese previsti dalla legge finanziaria per il 2005, soprattutto nel comparto sanitario, e all’attuazione del programma di dismissioni immobiliari

 

Il Governo ha ritenuto pertanto necessario un intervento volto contenere alcune spese delle pubbliche amministrazioni e ad agevolare il programma di dismissioni.

L’intervento correttivo della manovra dovrebbe risultare, secondo le stime del Governo, pari a circa 2,66 miliardi di euro, corrispondenti a quasi 0,2 punti percentuali di PIL.

Le principali misure correttive sull’indebitamento netto per il 2005 contenute nel decreto-legge n. 203/2005 sono dunque le seguenti:

4)       accelerazione delle procedure di dismissione di beni immobili dello Stato ad uso non abitativo (articolo 11-quinquies). Il Governo stima un miglioramento dell’indebitamento netto pari a 950 milioni di euro. La relazione tecnica allegata al decreto-legge n. 211/2005 specifica che si tratta di proventi non previsti nell’andamento tendenziale dei conti pubblici.

5)       modifica della disciplina fiscale degli ammortamenti relativa ai soggetti che esercitano attività di trasporto e distribuzione del gas, di gestione della rete elettrica nazionale, nonché di distribuzione di energia elettrica. (articolo 11-quater) per 911 milioni di euro.

6)       contenimento della spesa delle pubbliche amministrazioni per 800 milioni di euro, derivanti principalmente da:

-       riduzione delle spese per consumi intermedi dei Ministeri e degli enti pubblici non territoriali per 430 milioni di euro (art. 11-ter, commi 1 e 4-6);

-       riduzione delle spese per investimenti fissi lordi dei Ministeri per 170 milioni di euro (art. 11-ter, comma 1);

-       riduzione del Fondo di riserva per le autorizzazioni di spesa delle leggi permanenti di natura corrente per 100 milioni di euro (art. 11-ter, comma 3);

-       riduzione degli stanziamenti aggiuntivi per l’aiuto pubblico a favore dei Paesi in via di sviluppo per 70 milioni di euro (art. 11-ter, comma 3).

 

Per una ricostruzione dell’ultima manovra di finanza pubblica della legislatura, si rinvia al capitolo Manovra di finanza pubblica per il 2006.

 

Per una breve disamina delle misure “una tantum” contenute nelle manovre di finanza pubblica si rinvia alla scheda Le misure “una tantum” nelle manovre.

 



[1]     Si ricorda, inoltre, che al Senato, su richiesta del Governo, è stato dichiarato collegato fuori sessione il disegno di legge A.S. 2058 “Delega al Governo in materia previdenziale, misure di sostegno alla previdenza complementare e all'occupazione stabile e riordino degli enti di previdenza e assistenza obbligatoria”, approvato dal Senato nella seduta del 13 maggio 2004.

[2]     L’inserimento del decreto-legge n. 269/2003 nell’ambito della manovra di finanza pubblica discende dal fatto che le maggiori entrate derivanti dalle disposizioni in esso contenute sono destinate al raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica, come espressamente previsto dall’articolo 52 del medesimo decreto-legge.

Il prospetto di copertura della legge finanziaria evidenzia, infatti, tra i mezzi di copertura, entrate relative al D.L. n. 269/2003 per 9.126 milioni di euro nel 2004, 8.315 milioni euro nel 2005 e 8.649 milioni nel 2006.

[3]     Spring 2004 Economic Forecasts (aprile 2004).

[4]     Misure urgenti per il raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica e disposizioni in materia aeroportuale.