PARLAMENTO ITALIANO

Sportello Scuola e Universita Commissione Parlamentare Antimafia

Sei in: Documentazione tematica | Mafie italiane

Mafie italiane

Descrizione del fenomeno

Diverse sono le ipotesi etimologiche del termine mafia. La più accreditata ritiene che il termine sia di origine araba e derivi dai seguenti termini: mafi, che significa "non c'è"; mahias, inteso come spacconeria; màhfal, inteso come adunanza, riunione di persone; maha, inteso come cava di pietra, in riferimento alle cave di pietra di Marsala e Trapani dove trovarono rifugio i fuggiaschi sin dai tempi dei saraceni; mu inteso come salvezza e afah inteso come proteggere e tutelare.

Il termine mafia, nel linguaggio corrente, viene utilizzato per descrivere organizzazioni criminali segrete formate da uomini (e donne), dotate di eserciti privati, armi e capitali, il cui fine è quello di commettere reati per arricchirsi rapidamente ed impunemente controllando, attraverso l'esercizio della violenza e dell'intimidazione, il territorio nel quale agiscono. Maggiore è la ricchezza di cui le mafie dispongono maggiore è il loro potere. Il Presidente della Commissione parlamentare antimafia ha affermato che il fatturato criminale attuale delle mafie italiane ammonterebbe a cento mila milioni di euro1 . Una parte di questo denaro viene investita nelle attività illecite - narcotraffico, di armi, di rifiuti, di esseri umani, estorsioni e usura - un'altra parte viene riciclata e investita in attività lecite, come ad esempio acquisto di immobili, di quote di aziende, di titoli azionari e di Stato. Il riciclaggio del denaro sporco viene generalmente effettuato in aree a non tradizionale presenza mafiosa, come ad esempio l'Italia centrale e settentrionale nonché in alcuni paesi esteri, europei ed extraeuropei. La prova dell'esistenza di questi investimenti nonché del fatto che le mafie non sono soltanto un problema che riguarda alcune regioni meridionali italiane è dimostrato dai dati delle confische dei beni oltre che dalle inchieste giudiziarie avviate in diversi tribunali italiani.

Data la loro natura e considerate le loro finalità le mafie possono definirsi una particolare forma di crimine organizzato. Infatti, a differenza di altre forme delinquenziali, per raggiungere i loro obiettivi - arricchimento, potere e impunità - le mafie necessitano di avere rapporti con esponenti del mondo politico, imprenditoriale, economico-finanziario, investigativo-giudiziario, ossia con tutti quei soggetti rientranti nella categoria della cosiddetta "borghesia mafiosa", formata da soggetti insospettabili in grado di assicurare ai mafiosi specifici servizi e relazioni. Ai mafiosi, infatti, interessa fare affari, riciclare capitali illeciti, esercitare il potere e arricchirsi riducendo non solo i costi economici ma altresì quelli di carattere penale (carcere e confisca dei beni). Il massimo guadagno va ottenuto con il minor costo, compresa l'impunità.

I mafiosi agiscono secondo una logica utilitaristica: tutto quello che conviene all'organizzazione va fatto, tutto quello che nuoce o può nuocere alla stessa va evitato. Un esempio in tal senso è rappresentato dall'uso della violenza. Contrariamente a quello che si è portati a pensare, i mafiosi utilizzano con molta attenzione la violenza. Infatti, se usata in forme tali da creare un elevato allarme sociale, come accadde con le stragi in Sicilia del 1992 e con le bombe scoppiate a Firenze, Milano e Roma nel 1993, la violenza crea allarme sociale ed attira l'attenzione dei mass media, delle forze dell'ordine, della magistratura. In questo modo i rischi legati alla possibilità di essere arrestati e di vedersi confiscare le ricchezze accumulate aumentano sensibilmente. I mafiosi, dunque, utilizzano le armi soltanto quando con altri strumenti - la corruzione, l'intimidazione e la minaccia - non riescono a raggiungere i fini prestabiliti. Tenere conto di questa situazione permette di evitare di cadere nell'errore in base al quale si crede che le mafie esistano esclusivamente quando sparano. Al contrario, quando le armi tacciono, anche se ai più può apparire un paradosso, è segno che tra i mafiosi e le persone che con loro sono in rapporto, si è trovato un punto di equilibrio che soddisfa tutte le parti in gioco. Gli affari illeciti e "leciti" si possono svolgere senza ricorrere all'omicidio.

Il potere delle mafie si fonda principalmente sulla segretezza, sull'omertà, sul silenzio. È per questo motivo che in anni recenti coloro che hanno tradito le mafie collaborando con lo Stato - i collaboratori di giustizia - sono divenuti oggetto di vendette trasversali molto cruente che si sono risolte spesso con l'uccisione dei loro famigliari e dei loro parenti più stretti.

Le mafie non possono essere considerate come "piovre" o "cancri". L'utilizzo di queste metafore non può ritenersi corretto in quanto induce erroneamente a pensare che le mafie siano invisibili, imprendibili e, conseguentemente, invincibili. Così non è e a testimoniarlo è il fatto che in Italia nel corso del tempo sono state svolte inchieste giudiziarie, parlamentari e giornalistiche molto complesse ed importanti, sono stati arrestati capi e latitanti di prim'ordine (es. Bernardo Provengano, Totò Riina), sono state confiscate ricchezze illecitamente accumulate per più di 400 milioni di euro.

Un altro elemento importante da considerare è costituito dalla capacità delle organizzazioni mafiose di coniugare la tradizione alla modernità. In questo senso è bene tenere conto di due aspetti: il primo è che si entra in una organizzazione mafiosa sottoponendosi ad un rito di affiliazione2 , pronunciando un giuramento solenne nell'ambito di una cornice altamente simbolica e codificata, in cui si fa ricorso ad immagini e formule sacre; il secondo è che le mafie si comportano come delle vere e proprie imprese, anzi come holding economico-finanziarie che agiscono a livello nazionale e internazionale, unendo alle classiche attività illecite anche la capacità di inserirsi nel sistema economico e politico di un determinato territorio. Costituisce dunque un errore il considerare le mafie come fattori di arretratezza di un territorio. Al contrario esse rappresentano i soggetti più dinamici di una modernizzazione distorta che ha investito in particolare il Mezzogiorno.

Secondo la maggioranza degli storici le mafie sarebbero nate nel Mezzogiorno d'Italia nel periodo dell'unità nazionale (1860). Esse dunque non costituiscono un'emergenza dei nostri giorni, ma un elemento da allora sempre presente nella storia d'Italia. Per lungo tempo nel nostro Paese la presenza delle mafie è stata negata, anche a livello istituzionale. Si pensi che il primo utilizzo del termine "mafia" nell'accezione di "gruppo di delinquenti" fu compiuto non in un'aula di tribunale ma nella rappresentazione della commedia teatrale di Giuseppe Rizzotto, intitolata I mafiusi di la Vicaria, nel 1862. Storicamente siamo passati da una mafia di tipo agrario (1861- anni '50 del XX secolo), ad una di tipo urbano-imprenditoriale (anni '60 del XX secolo) ad una di tipo finanziario (dagli anni '70 del XX secolo in poi) che si è sempre più internazionalizzata sino a globalizzarsi tra la fine degli anni '80 e l'inizio degli anni novanta.

Diverse sono le cause che hanno permesso la globalizzazione delle mafie. In primo luogo i beni trattati: i sodalizi mafiosi commerciano in prodotti che vengono realizzati in un luogo e utilizzati in un altro. È questo il caso dei tabacchi lavorati esteri, delle sostanze stupefacenti e delle armi. Il passaggio di queste merci da uno Stato all'altro avviene eludendo controlli, corrompendo chi deve vigilare sui transiti e sui pagamenti. Tutto ciò rafforza i vincoli fra le organizzazioni criminali i cui vertici hanno stabilito dei veri e propri accordi. Un secondo fattore che ha favorito l'internazionalizzazione del mondo criminale è da rintracciarsi nella globalizzazione dell'economia. Quest'ultima ha comportato il progressivo abbattimento delle frontiere nazionali la sempre più libera e non controllata circolazione di beni e capitali, oltre che di persone. A fronte di questa situazione, procede lentamente l'elaborazione di regole comuni da parte degli Stati per contrastare il crimine organizzato e i suoi traffici sul piano internazionale, anche se dei passi significativi in questa direzione sono stati compiuti con la costituzione di organi come Europol e Eurojust e l'entrata in vigore della Convenzione contro la criminalità organizzata transnazionale delle Nazioni Unite. Il terzo ed il quarto fattore di internazionalizzane delle mafie sono rappresentati rispettivamente dall'inserimento dei gruppi mafiosi nella gestione dei flussi migratori e dalla loro necessità e capacità di investire e riciclare i proventi illecitamente accumulati nelle economie legali di paesi stranieri.

A livello giuridico le organizzazioni mafiose sono definite e sanzionate dall'articolo 416-bis del codice penale, introdotto con la legge 13 settembre 1982, n. 646, meglio conosciuta come "Legge Rognoni-La Torre", dal nome dei proponenti del provvedimento, l'onorevole Pio La Torre, segretario regionale del Partito Comunista Italiano, ucciso a Palermo il 30 aprile 1982, e il Ministro dell'Interno Virginio Rognoni. La legge fu rapidamente approvata dopo l'omicidio del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa (Prefetto di Palermo), della moglie Emanuela Setti Carraro e dell'agente di scorta Domenico Russo, avvenuto a Palermo il 3 settembre 1982.



Approfondimento

In Italia esistono diverse organizzazioni mafiose:

In Sicilia agisce tuttora anche un'organizzazione mafiosa minore denominata Stidda. In Italia, altre forme di criminalità organizzata di tipo mafioso che hanno agito negli anni passati sono state la Mafia o Mala del Brenta nel nord-est italiano e la Banda della Magliana nel centro del Paese.

Normativa di riferimento

Dati Statistici

N° reati di cui all'art. 416-bis c.p (Associazione di tipo mafioso) denunciati in Italia. Anni 1984 - 2007 (al 31 agosto)
Anno N° reati
1984 316
1985 212
1986 108
1987 155
1988 227
1989 184
1990 188
1991 201
1992 244
1993 253
1994 236
1995 200
1996 182
1997 144
1998 187
1999 229
2000 232
2001 195
2002 178
2003 206
2004 138
2005 153
2006 123
2007 82
Totale 4.573
Fonte: Ministero dell'Interno - Rapporto sulla criminalità in Italia, 2007
N° persone denunciate per il reato di cui all'art. 416-bis c.p, Associazione di tipo mafioso, in Italia. Anni 1984 - 2007 (al 31 agosto)
Anno N° reati
1984 4.484
1985 1.797
1986 1.424
1987 1.536
1988 1.833
1989 2.369
1990 2.206
1991 2.055
1992 2.956
1993 3.980
1994 4.457
1995 3.737
1996 2.731
1997 3.086
1998 2.810
1999 3.596
2000 3.147
2001 3.147
2002 3.003
2003 3.177
2004 2.260
2005 2.248
2006 2.365
2007 1.387
Totale 65.791
Fonte: Ministero dell'Interno, 2007
N° di omicidi di mafia e totale omicidi denunciati in Italia. Dati assoluti e percentuali. Anni 1984 - 1991
Anno N° omicidi
di mafia
N° omicidi
Totale
Rapporto % omicidi di mafia su totale omicidi
1984 184 1.047 18%
1985 166 924 16%
1986 197 871 19%
1987 198 1.069 19%
1988 363 1.255 35%
1989 547 1.563 52%
1990 557 1.773 53%
1991 718 1.916 69%
Totale 2.930 10.418 28%
Fonte: Elaborazione su dati del Ministero dell'Interno - Rapporto sulla criminalità in Italia, 2007

N° omicidi di mafia consumati e scoperti, distinti per organizzazione criminale Anni 1992-2006
Camorra Cosa Nostra 'Ndrangheta Criminalità org. pugliese Totale per anno
Anno Consumati Scoperti Consumati Scoperti Consumati Scoperti Consumati Scoperti Consumati Scoperti
1992 126 28 152 32 53 16 9 1 340 77
1993 59 24 53 18 41 19 5 3 158 64
1994 60 18 83 27 34 10 4 2 181 57
1995 131 30 95 44 38 8 17 10 281 92
1996 138 38 90 20 45 14 11 6 284 78
1997 135 26 48 11 43 15 21 7 247 59
1998 131 41 51 14 28 7 34 20 244 82
1999 80 24 39 24 33 9 29 17 181 74
2000 86 18 17 2 45 8 26 12 174 40
2001 68 12 31 8 39 8 25 8 163 36
2002 54 16 18 5 30 5 23 9 125 35
2003 77 8 13 3 33 5 37 8 160 24
2004 122 11 17 1 45 4 19 4 203 20
2005 72 6 18 5 42 6 7 0 139 17
2006 77 9 14 3 23 2 8 3 122 17
Totale 1.416 309 739 217 572 136 275 110 3.002 772
Fonte: Elaborazione su dati del Ministero dell'Interno - Direzione centrale polizia criminale
N° di omicidi di mafia suddiviso per organizzazione criminale. Anno 2007 (al 31 agosto)
Organizzazione criminale N° omicidi
Camorra 61
'Ndrangheta 17
Cosa nostra 9
Criminalità org. pugliese 6
Altre organizzazioni 1
Totale 94
Fonte: Ministero dell'Interno

Procedimenti penali per delitti di criminalità organizzata di tipo mafioso (art. 51 co. 3 bis c.p.p.). Dati assoluti e percentuali. Anno 2005
Procedimenti contro noti e ignoti iscritti presso le Procure Procedimenti pendenti c./noti presso le Procure e gli Uffici giudicanti Persone destinatarie di decreto di archiviazione, assoluzione o condanna
Tot. proc. iscritti c./noti e ignoti Proc. iscritti contro ignoti Proc. iscritti contro noti Persone nei proc. iscritti c./noti Tot. proc. pendenti c./noti Persone nei proc. pendenti c./noti Persone destinatarie di decr. arch., ass. o cond. Persone con decreto di archiviazione Persone assolte Persone condannate %
5437 1128 4309 21476 9800 93461 17826 47,7% 12,0% 40,3%
Fonte: Ministero della Giustizia

Rilevamento sui detenuti implicati nei reati di cui agli articoli del codice penale: 416-bis (Associazione di tipo mafioso), 630 (Sequestro di persona a scopo di estorsione) e art. 74 Testo Unico 309/90 (Associazione finalizzata al traffico di droga). Anni 1993 - 2007 (al 30 giugno)

Rilevamento sui detenuti implicati nei reati di cui agli articoli del codice penale: 416-bis (Associazione di tipo mafioso), 630 (Sequestro di persona a scopo di estorsione) e art. 74 Testo Unico 309/90 (Associazione finalizzata al traffico di droga). Anni 1993 - 2007 (al 30 giugno)

Rilevamento sui detenuti implicati nel reato di cui all'articolo 416-bis (Associazione di tipo mafioso) del codice penale. Anni 1995 - 2007 (al 30 giugno)

Rilevamento sui detenuti implicati nel reato di cui all'articolo 416-bis (Associazione di tipo mafioso) del codice penale. Anni 1995 - 2007 (al 30 giugno)

N° Soggetti detenuti per i reati di cui all'art. 416-bis c.p. (associazione di tipo mafioso). Dati assoluti e percentuali. Anni 1993 - 2007 (al 30 giugno)
Anno N° detenuti 416-bis N° totale detenuti % detenuti 416-bis su totale detenuti
1993 3.340 50.496 7%
1994 3.997 51.165 8%
1995 3.809 46.908 8%
1996 3.877 47.709 8%
1997 3.728 48.495 7%
1998 2.860 47.811 6%
1999 3.963 51.841 8%
2000 53.165 0%
2001 55.275 0%
2002 55.670 0%
2003 54.237 0%
2004 56.068 0%
2005 59.523 0%
2006 39.005 0%
2007
Fonte: Dipartimento amministrazione penitenziaria
Persone sottoposte al regime detentivo speciale di cui all'art. 41-bis Anni 1992 - 2007 (20 aprile)
Anno N° detenuti 41-bis
1992 498
1993 473
1994 445
1995 485
1996 476
1997 422
1998 461
1999 582
2000 564
2001 645
2002 659
2003 623
2004 604
2005 577
2006 538
2007 539
Fonte: Dipartimento amministrazione penitenziaria
Applicazione del regime detentivo speciale di cui all'art. 41-bis al 20 aprile 2007. Principali fattispecie di reato
Reato Numero
Art. 416-bis c.p 457
Legge 309/90 - senza imputazione di 416-bis 23
Art. 575 c.p. aggravato art. 7 d.l. 152/91 senza imputazione di 416-bis 18
Fonte: DAP - Direzione Generale dei detenuti e del trattamento
Persone sottoposte al regime detentivo speciale di cui all'art. 41-bis al 20 aprile 2007. Distinzione per organizzazione criminale
Organizzazione criminale Numero
Cosa Nostra 184
Camorra 161
Ndrangheta 92
Sacra Corona Unita 47
Altre mafie 28
Stidda 21
Criminalità comune 1
Terrorismo 5
Totale 539
Fonte: DAP - Direzione Generale dei detenuti e del trattamento
Persone sottoposte al regime detentivo speciale di cui all'art. 41-bis Distinzione per posizione giuridica al 20 aprile 2007
Posizione giuridica Numero
Condannati 133
Imputati 198
Mista 207
Internato 1
Totale 539
Fonte: DAP - Direzione Generale dei detenuti e del trattamento
N° decreti di sottoposizione al 41-bis annullati dalla Magistratura di sorveglianza e N° degli annullamenti impugnati da parte delle Procure Generali. Anni 1992 - 2006
Anno N° decreti annullati in sede giudiziaria N° impugnazioni del Procuratore generale
1992 0 0
1993 36 0
1994 62 0
1995 22 0
1996 24 0
1997 31 1
1998 8 0
1999 12 0
2000 25 1
2001 29 1
2002 53 0
2003 72 9
2004 34 3
2005 53 15
2006 89 15
Totale 550 45
Fonte: DAP - Direzione Generale dei detenuti e del trattamento

Documentazione della Commissione

Documentazione parlamentare

Altra documentazione

Bibliografia

Sitografia